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mercoledì 15 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Trovare la strada o perdersi?



C'è un dibattito frivolo e fantasioso che ho spesso avuto con un amico, sul fatto se sia meglio trovare la propria strada o perdersi, ricordare la strada o dimenticarla. Sono fatto in modo tale da essere capace di perdermi nel mio stesso paese e quasi nella mia stessa casa. E sono pronto a difendere il privilegio di essere un tipo poetico. In verità sono pronto a sostenere che entrambi gli atteggiamenti sono preziosi e dovrebbero coesistere. E così io e il mio amico camminiamo fianco a fianco lungo le vie del mondo: lui pieno di un sentimento ricco e umano, perché ricorda di aver percorso quella strada centinaia di volte fin dall’infanzia; mentre per me l’esistenza è una favola perpetua, perché ne ho dimenticato tutto. Il lampione che lo commuove fino alle lacrime di nostalgia mi strappa un grido di stupore; e il muro che per lui è storico come una piramide, per me è affascinante e rivoluzionario come una barricata.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

Un fumetto disegnato da
Chesterton: "Visione a Bedford
Park. Gli abitanti di Bedford Park
assistono a una spaventosa
visione del futuro: una vecchia
conoscenza che va in chiesa.


martedì 18 novembre 2025

Un aforisma al giorno - Nuova erba, nuove città, nuovo mare...



Le scuole e i saggi più imperscrutabili non hanno mai raggiunto la gravità che dimora negli occhi di un bambino di tre mesi. È la gravità dello stupore davanti all'universo, e lo stupore davanti all'universo non è misticismo, ma un trascendente senso comune. Il fascino dei bambini sta proprio in questo: che con ognuno di loro tutte le cose vengono rifatte e l'universo viene messo nuovamente alla prova. Mentre camminiamo per le strade e vediamo sotto di noi quelle deliziose teste bulbose, tre volte troppo grandi per il corpo, che contraddistinguono questi funghi umani, dovremmo sempre ricordare innanzitutto che dentro ognuna di queste teste c'è un nuovo universo, nuovo come lo era il settimo giorno della creazione. In ciascuno di quei globi c'è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.

"... un nuovo sistema di stelle,
nuova erba, nuove città, nuovo
mare".


venerdì 1 agosto 2025

Un aforisma al giorno - Nuove stelle, nuova erba, nuove città, nuovo mare...


Le scuole e i saggi più insondabili non hanno mai raggiunto la gravità che abita negli occhi di un bambino di tre mesi. È la gravità dello stupore davanti all'universo, e lo stupore davanti all'universo non è misticismo, ma un senso comune trascendente. Il fascino dei bambini sta proprio in questo: che con ciascuno di loro tutte le cose vengono rifatte e l'universo viene nuovamente messo alla prova. Mentre camminiamo per le strade e vediamo sotto di noi quelle deliziose teste bulbose, tre volte più grandi del corpo, che contraddistinguono questi funghi umani, dovremmo sempre ricordare innanzitutto che dentro ognuna di queste teste c'è un nuovo universo, nuovo come lo era il settimo giorno della creazione. In ciascuno di quei globi c'è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.



martedì 20 maggio 2025

Un aforisma al giorno - La meraviglia ai primordi di Chesterton.


Di una cosa sono certo: che il mondo ha bisogno, prima di tutto, di essere stupito; di essere educato alla natura della meraviglia.

Gilbert Keith Chesterton, Black and White, 14 febbraio 1903.



domenica 29 dicembre 2024

Un aforisma al giorno - Beatitudine a sorpresa.

Beato chi non si aspetta nulla, perché sarà gloriosamente sorpreso.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



martedì 10 settembre 2024

Un aforisma al giorno - Abnegazione ed eccitazione (guardate, è un grande...).


Credo che una divisione molto irregolare, una vita molto altalenante, una vita vissuta agli estremi della ricchezza e della povertà sia di gran lunga la più morale e migliorativa....Perciò consideriamo i due aspetti della questione: il primo è la necessità dello spirito umano di un certo grado di abnegazione, il secondo la necessità di un certo grado di eccitazione. L'uomo della vita regolare impara l'abnegazione? Per niente. Non ha mai assaporato la stravaganza e quindi non ne sente la mancanza. Non ne sente la mancanza e quindi non vi rinuncia affatto. Se una cosa è molto lontana dall'intero modo di vivere di un uomo, lontana come un secolo o un continente diverso, è assurdo dire che vi rinuncia. È assurdo dire che sono così semplice nel mio modo di vivere da aver vissuto un anno a Battersea senza gondola. È assurdo dire che penso a mia moglie e al mio piccolo reddito, e che resisto all'acquisto di un elefante indiano... E ora contrapponi a questa vita facile e autoindulgente della rispettabile classe media, l'eroismo oscuro, l'abnegazione ferrea, l'austerità religiosa dell'uomo stravagante che è in difficoltà. Passa accanto alle tentazioni, ma come il santo nella Chiesa trionfante, sa quali sono, e quali sono la loro bellezza e il loro pathos. Abbandona il sigaro, ma non con ignoranza, bensì con una triste e sacra consapevolezza. È davvero un asceta.... E per effetto della sua precedente stravaganza sulle sue risorse attuali, guadagna davvero un controllo su se stesso, una conoscenza della vita umana dura e sana, come è stata per tutti gli uomini fin dall'inizio del mondo... Credo che un carattere morale più severo e più fine sia prodotto dall'essere stravaganti un giorno e parsimoniosi il giorno dopo. Perché così sviluppiamo sia le virtù pagane che quelle puritane. E conserviamo l'unico elemento essenziale della vita, la meraviglia; sappiamo quando la vediamo nella notte più buia; la siepe bassa e trascurata che si trova tra la terra e il Paese delle Fate.

Gilbert Keith Chesterton, Bianco e nero, 14 marzo 1903, 

oggi in Gilbert Keith Chesterton, Chesterton in Bianco e nero.




lunedì 23 ottobre 2023

Ecco dove affondano le radici della fantasia di Chesterton e Tolkien...

 

George MacDonald.jpg
George MacDonald

Ecco George MacDonald.

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog e nel collegamento ne trovate varia traccia:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/10/la-chiave-doro-di-george-macdonald-il.html

L'influsso su Chesterton fu notevole ed evidente, ed il piccolo Gilbert, che ad otto anni cercava di imitare in una prima prova le arti scrittorie di MacDonald, lo considerò sempre una delle sue maggiori ispirazioni.

È pure significativo che Chesterton abbia firmato l'introduzione della biografia di McDonald scritta dal figlio Greville:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/02/chesterton-introduce-george-macdonald.html

Se volete è quasi un autorevole passaggio del testimone.

Disse Chesterton nel necrologio che gli dedicò dalle colonne del Daily News nei giorni successivi alla sua morte: "Se dobbiamo giudicare quanto a originalità di atteggiamento, George MacDonald fu uno dei tre o quattro uomini più grandi dell'Ottocento", e definì "arguzia celestiale" la sua facoltà immaginifica.

Tolkien, in On Fairy-Stories che abbiamo richiamato più volte negli scorsi giorni, lo menziona tra coloro che più esercitarono questo sforzo di leggere la realtà grazie alla fantasia.

Non so voi, ma tutto ciò mi sorprende e mi dà nuove e potenti chiavi di lettura dell'opera di Chesterton, e pure di quella di Tolkien, motivi non trascurabili, nuove finestre sull'idea di fantasia, stupore, tenersi desti, non permettere mai alla propria anima di addormentarsi, e su molto altro.

Le strade convergono.

Marco Sermarini

venerdì 2 dicembre 2022

Padre Serafino Tognetti legge Chesterton.

Riceviamo da un caro amico questa bella riflessione di padre Serafino Tognetti, che non abbiamo il piacere di conoscere personalmente ma che dice molte belle cose su Chesterton e non solo; cita espressamente la nostra Summa Chestertheologica e fa a sua volta una bella Summa di tante idee del nostro per cui volentieri condividiamo questo brano, ringraziandolo perché ci offre l'occasione di fare una riflessione esistenziale su mille cose:

La messa di Divo Barsotti era questo riassunto di tutto. E come lo sentiva! Questo era il bello! Quello che importa è percepire questo durante la Messa. Non ci sono realtà separate. Il culto non è separato dal lavoro dell'uomo. Quindi c’è un carattere sacramentale di tutto in tutto l’universo. E qui salta fuori Chesterton che avevo trovato sempre ostico in passato, poi ultimamente una persona mi ha regalato la “Summa Chestertologica”. Tra l’altro c'è una copertina bellissima! L'avete vista? C’è Chesterton che è su un ring, un pugile con dei muscoli. E c'è San Tommaso dietro che gli fa d'allenatore. Dall’altra parte invece ci sono tre pugili: Marx, Darwin e Lutero. Sono un pochino più smilzi. Sono tre contro uno. C’è una copertina stupenda! Quasi una vignetta! Lui era un omone grosso. Il curatore dice: “Chesterton sosteneva che la funzione, una delle funzioni della Santa Chiesa Cattolica nel mondo è di mantenere vivo e intatto il senso dello stupore”. Cioè il fatto che la creazione sia e sia così, che io abbia due gambe anziché tre a me non mi crea nessun una meraviglia. Chesterton diceva: “No no no! Invece il fatto che tu ti guardi le gambe e ne vedi due anziché una o anziché tre deve creare in te un senso di meraviglia. E diceva: “Quando morirà la regina verrà il titolo sul giornale: Oggi è morta la Regina d'Inghilterra. Invece il giornale dovrebbe essere tutti i giorni “Oggi la Regina non è morta!” con titolo grande così.
Tutto questo insieme di aforismi sul senso di mantenere vivo lo stupore mi ha aiutato moltissimo perché a forza di vedere le cose poi dopo uno non ci fa più caso. Allora vogliamo leggere un po'. Sono dei pensieri paradossali un po' com’è lo stile di Chesterton. “Le sole parole che mi sono sembrate sempre soddisfacenti per descrivere la natura sono quelle usate nei libri delle fate: malia, sortilegio, incantesimo. Queste esprimono il fatto del mistero. Un albero produce frutti perché è un albero magico. L'acqua scorre verso il piano perché fatata. Il sole splende per un incantesimo”. Ripeto, è un linguaggio poetico ma la scienza mi piace più descritta così. Bella questa che l’ho citata una volta a Padre Agostino che verrà domani. Una volta gli dissi: “P. Agostino tu sei un po' troppo serio!”. M’ha guardato come per dire. Allora gli ho citato Chesterton: “La serietà non è una virtù. E’ in realtà una tendenza o debolezza naturale a prendersi sul serio perché è la cosa più facile da fare. E’ molto più facile scrivere un buon articolo di fondo per il Times che una buona barzelletta per il Punch” - Che sarà un giornale satirico. Ma in effetti è vero! E’ molto più facile scrivere un articolo serio che scrivere una vera barzelletta - “Perché la solennità fluisce dagli uomini naturalmente mentre il riso è uno slancio. E’ facile essere pesante. Difficile essere leggeri. Satana cadde per la forza di gravità”. Ma io leggo ste robe e dico: ma è così è così è così è così!
Andiamo avanti. “Ogni vita umana comincia nella tragedia perché comincia con il travaglio. Ma ogni vita umana può finire in commedia. Addirittura in una Divina Commedia". Qui lui fa un elogio a Dante Alighieri che amava moltissimo cioè la Divina Commedia è la storia dell’uomo. La vita finisce in una commedia che non è una farsa ma è Divina perché mi sembra che voglia esprimere la leggerezza della vita. Ecco di quello che non prende tutto troppo sul serio ma che sa vedere, sa meravigliarsi che ho due gambe anziché tre o quattro.
“Una delle funzioni principali della religione è che ci fa ricordare la nostra provenienza dalle tenebre. Ci fa ricordare il semplice fatto che siamo creati”. Anche questo per me è elementare, ma io non ci penso mai! Io sono creato, cioè prima non c'ero poi ci sono. Dio non mi ha fatto per sbaglio prendendo o mischiando dei prodotti. La mia creazione, quindi la creazione delle cose che è anche la mia creazione. “Le cose che gli uomini vedono ogni giorno sono quelle che non vedono per niente. L'umanità non ha sfruttato gran parte delle sue invenzioni e continuando a inventare nuove cose non fa che lasciarsi sempre più indietro la capacità di essere felice”. Questo andrebbe bene per chi punta troppo o tutto o solo sulla scienza o sulla tecnologia. Oggi è tutto tecnologia. L’uomo non tecnologico è un dinosauro. Io sono un uomo di Neanderthal perché a volte mi parlano anche in questi termini tecnici moderni e dico: Scusate ma non riesco a entrare nel discorso.
“Se un uomo si concentra e si mette a guardare qualcosa con adorazione appassionata ad un tratto quella cosa gli parla. La divinità fa capolino in ogni cosa”. Un'altra citazione che è ancora più bellina. “Se tu guardi per mezz'ora una pietra dopo mezz'ora la pietra comincia a parlare”. Vogliamo provare domani? Ci mettiamo davanti a una pietra mezz'ora. Perché dopo mezz'ora? Perché sei tu che devi entrare nel concetto della pietra creata, un essere inanimato ma fatto da Dio. Allora la pietra inanimata ti parla del Creatore. Ma io ci passo davanti alle pietre, mille volte, ma non mi sono mai fermato a guardarle, mai. Questo è il guaio che Chesterton mi indica. Questa è la serietà della vita. La vita è una cosa seria, intendiamoci. Gesù, l’atto del Cristo, la morte e la Risurrezione. Ma l'invito che ci fa Chesterton è di non prendere sul serio tutto il resto. Tutto il resto torna lì. Ma pensate la pietra che parla di Dio. L’albero ancora di più perché è un essere vegetale e ha una linfa vitale. L'animale ancora di più. L’uomo ancora di più. L’uomo è un mistero straordinario. Ma non siamo più abituati! Siamo chiusi a questo tipo di colloquio. Per cui il Santo che parla con la Creazione non è una novità. Serafino di Sarov, Francesco d'Assisi, Sant'Antonio, San Martino de Porres che parlava coi topi. Alle donne piace poco. Quando cito Martino de Porres dicono: “Preferiamo S. Francesco!”. L'episodio della predica ai topolini peraltro era in casa, in sacrestia. Era nell'armadio della sacrestia. C’erano dei topolini e lo sorpresero. Lo sorpresero, lui che faceva i servizi più umili, lo sorpresero che parlava piegato all'interno di questo armadio e c’erano tutti i topolini che ascoltavano. E quando lui fu colto in flagrante allora disse: “Dobbiamo interrompere. Potete andare!” E loro se ne andarono tutti quanti tanti cosi. E vabè questi sono i Santi.
Leggiamo il penultimo. “Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quell'Essere che lo ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello per così dire v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all’improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice”. La percezione dell'essere reale, di essere creato mi basta. Sono seduto su una sedia e ho la percezione che dietro di me c'è qualcuno che ha creato tutto questo. Allora la liturgia si vive meglio, non c’è dubbio! Entra nella liturgia già con un carico di meraviglia, di stupore. Perché ho parlato con la pietra, perché ho parlato col topolino, perché ho visto p. Stefano. Quindi sono entrato nella liturgia con tutta questa meraviglia. Ma i Santi erano così! Forse erano considerati un po' ingenui. Ma gli altri erano troppo seri! Bisognava citare questo aforisma: “La serietà non è una virtù. Satana cade per gravità”. Dunque l’universo visibile e invisibile sono sempre in contatto. L’invisibile è la liturgia, gli angeli e i santi, Pietro, Paolo, Giacomo, Giovanni. Il Cristo stesso vive nell’invisibilità del sacrificio. E il visibile è collegato.

Qui di seguito l'audio di quanto trascritto qui sopra:

https://www.youtube.com/watch?v=E0NdIFZM-1A&t=744s


mercoledì 21 settembre 2022

Un aforisma al giorno (grande ritorno!).

C’è una legge scritta nel più oscuro dei Libri della Vita, ed è questa: se guardi una cosa novecentonovantanove volte, sei perfettamente al sicuro. Se tu la guardi la millesima volta, sei nello spaventoso pericolo di vederla per la prima volta.

G.K. Chesterton, The Napoleon of Notting Hill.

venerdì 24 settembre 2021

Aforismi in lingua originale - Autobiografia.


I
n truth, the story of what was called my Optimism was rather odd. When I had been for some time in these, the darkest depths of the contemporary pessimism, I had a strong inward impulse to revolt; to dislodge this incubus or throw off this nightmare. But as I was still thinking the thing out by myself, with little help from philosophy and no real help from religion, I invented a rudimentary and makeshift mystical theory of my own. It was substantially this; that even mere existence, reduced to its most primary limits, was extraordinary enough to be exciting. Anything was magnificent as compared with nothing. Even if the very daylight were a dream, it was a day-dream; it was not a nightmare. The mere fact that one could wave one's arms and legs about (or those dubious external objects in the landscape which were called one's arms and legs) showed that it had not the mere paralysis of a nightmare. Or if it was a nightmare, it was an enjoyable nightmare. In fact, I had wandered to a position not very far from the phrase of my Puritan grandfather, when he said that he would thank God for his creation if he were a lost soul. I hung on to the remains of religion by one thin thread of thanks. I thanked whatever gods might be, not like Swinburne, because no life lived for ever, but because any life lived at all; not, like Henley for my unconquerable soul (for I have never been so optimistic about my own soul as all that) but for my own soul and my own body, even if they could be conquered. This way of looking at things, with a sort of mystical minimum of gratitude, was of course, to some extent assisted by those few of the fashionable writers who were not pessimists; especially by Walt Whitman, by Browning and by Stevenson; Browning's "God must be glad one loves his world so much", or Stevenson's "belief in the ultimate decency of things". But I do not think it is too much to say that I took it in a way of my own; even if it was a way I could not see clearly or make very clear. What I meant, whether or no I managed to say it, was this; that no man knows how much he is an optimist, even when he calls himself a pessimist, because he has not really measured the depths of his debt to whatever created him and enabled him to call himself anything. At the back of our brains, so to speak, there was a forgotten blaze or burst of astonishment at our own existence. The object of the artistic and spiritual life was to dig for this submerged sunrise of wonder; so that a man sitting in a chair might suddenly understand that he was actually alive, and be happy.


Gilbert Keith Chesterton, Autobiography.

lunedì 8 febbraio 2021

Un aforisma al giorno.

Se la nostra vita è davvero così bella come nelle favole, dovremmo ricordarci che tutta la bellezza delle favole sta in questo: che il principe prova uno stupore che di poco si allontana dalla paura.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.




domenica 31 maggio 2020

Buon compleanno Gilbert Chesterton e grazie dello stupore che rinnovi in noi! | Annalisa Teggi e GKC su Aleteia.

Nel 146esimo anniversario della sua nascita ricordiamo lo scrittore inglese con alcune sue fulminanti intuizioni sulla meraviglia di esserci: “La vita è la cosa di gran lunga più stupefacente di qualsiasi gioia o sofferenza che può capitarci durante la vita!”

G. K. Chesterton nacque il 29 maggio 1874 e si può dire che passò il resto della sua vita di scrittore a dimostrare in mille forme serie, frizzanti e paradossali quanto fosse importante celebrare il proprio compleanno. Non è una cosa da poco. Ci vuole una grande semplicità e onestà nell’accostarsi a quella meraviglia originaria per cui ciascuno di noi è stato sottratto al nulla: ci sei. Per alcuni uomini conquistare questo stupore radicale richiede l’impegno di una vita intera, scrollandosi di dosso il peso dello scetticismo cupo che ci circonda. Gli fu chiaro che l’unica cosa che permette all’uomo di essere davvero se stesso è riconoscersi figlio di Dio, un legame filiale che non toglie alla vita le fatiche e il dolore, ma la riempie di quell’energia grazie a cui tutto può essere affrontato con fiducia e coraggio: la gratitudine.

Il resto qui sotto:

https://it.aleteia.org/2020/05/29/buon-compleanno-gilbert-chesterton-e-grazie-dello-stupore-che-rinnovi-in-noi/?fbclid=IwAR0uI2y_fLDEb7tAp8FEAWj-wI7UhiyEQ-LWAIWaOvYw_uou6GsQ5xLFDro

sabato 30 maggio 2020

Un Chesterton al giorno - 29 - Aforismi 1

A scuola di meravigliaGli aforismi sembrano il modo in cui Chesterton abitualmente si esprime, invece sono come fiori che nascono spontanei in un giardino, o come un raggio di sole che spunta quando meno te l'aspetti.

Eccone uno, poco noto forse, ma su temi centrali del suo pensiero, letto da me.

Marco Sermarini

https://soundcloud.com/societa-chestertoniana-italiana/un-chesterton-al-giorno-29

mercoledì 29 aprile 2020

Un aforisma impareggiabile ed inimitabile al giorno.


L'importante nella vita non è mantenere un sistema costante di piacere e di compostezza (cosa che può essere ottenuta abbastanza bene indurendo il cuore o ispessendo la testa), ma mantenere vivo in se stessi l'immortale potere dello stupore e della risata, e una sorta di giovane riverenza.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 11 Gennaio 1908.

venerdì 27 marzo 2020

Chesterton è attuale - Lo stupore di Aldo Maria Valli.

Il giornalista Aldo Maria Valli ama Chesterton, non avevamo dubbi (nel breve volgere di un paio di mesi è la seconda volta che lo chiama in causa, l'ultima volta ha dato voce alla mobilitazione mondiale per salvare la sua casetta chiamata Overroads, dove sono stati scritti molti dei suoi capolavori e dove ricevette la visita del nostro Emilio Cecchi), oggi lo mette al fondo di una riflessione sullo stupore (e chi altri poteva stare lì?), e scatta sulla fascia anche Borges. 

L'articolo è tratto dal suo blog personale:

https://www.aldomariavalli.it/2020/03/27/una-parola-al-giorno-stupore/


giovedì 20 ottobre 2016

Un aforisma al giorno - Teste bulbose, nuovi cieli.


Le scuole e i saggi più ermetici non hanno mai avuto la gravità che alberga negli occhi di un neonato di tre mesi. La sua è la gravità dello stupore di fronte all’universo, e questo stupore non è misticismo, bensì buonsenso trascendente. Il fascino dei bambini sta nel fatto che con ognuno di loro tutte le cose vengono rifatte, e l’universo rimesso alla prova. Quando camminiamo per strada e sotto di noi vediamo le deliziose teste bulbose di questi funghi umani, il triplo delle dimensioni che dovrebbero avere in proporzione al loro corpo, dovremmo sempre ricordarci innanzitutto che ognuna di quelle sfere contiene un universo nuovo fiammante, nuovo quanto era nuovo il mondo il settimo giorno della creazione. In ognuna c’è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.


G.K. Chesterton, L’imputato