venerdì 13 febbraio 2026
mercoledì 2 ottobre 2024
Il paradosso definitivo o quello che ho scoperto a Beaconsfield | di Giovanni D’Andrea.
Tornar potremo a casa con passo infin giocondo
(Frodo Baggins, Il signore degli anelli)
Beaconsfield è una piccola cittadina sita più o meno a metà della strada tra Londra e Oxford, nel Buckinghamshire. Tanto verde tutt'intorno, una stazione ferroviaria, strade del tutto simili tra loro, edifici in mattone abbastanza anonimi e qualche negozio non ne fanno di certo una meta allettante per il turista medio, ma forse nemmeno per il viaggiatore più esigente. Eppure è proprio lì che il mio silenziosissimo treno partito dalla stazione di London Marylebone è diretto.
Già, perché oltre ad avere fatto parte della circoscrizione elettorale del primo ministro Benjamin Disraeli, essere stato il primo villaggio modello inglese ed essere gemellato con Abbiategrasso (tutte cose che ho scoperto in seguito, con Wikipedia), a Beaconsfield ha abitato, dal 1909 al 1936, G.K. Chesterton, insieme a sua moglie Frances Blogg e alla sua segretaria Dorothy Collins. È per ripercorrere le sue tracce che mi sono messo in viaggio.
Ho resistito alla tentazione di anticiparmi troppe informazioni spulciando su internet e dunque so soltanto che nel paese ci sono la casa, la parrocchia e la tomba della scrittore. Parto dalla casa: 'Top Meadow', giungendo dalla stazione, è situata al termine di Grove Road, una via residenziale e alberata, più tranquilla della più stereotipica via tranquilla. La giornata è insolitamente bella per i climi inglesi e il sole fa risaltare il bianco deciso della piccola villetta, ora una casa privata. Completano il quadro un giardino perfettamente tenuto e una targa blu sopra la porta di ingresso che ricorda il vecchio proprietario. Nessuna traccia degli inquilini. Scatto qualche foto, sperando di non passare per weirdo e proseguo.
La chiesa cattolica di Santa Teresa si trova in Warwick Road, lontano dal centro, e infatti ci metto un po' a trovarla. Quando i Chesterton si traferirono nel paese di chiese cattoliche non ce n'erano, tanto che lo stesso scrittore venne battezzato, nel 1922, in un albergo vicino alla stazione (oggi un supermercato). In seguito è stato tra i principali benefattori che hanno contribuito alla costruzione dell'edifico e alla nascita della parrocchia. Il parroco non c'è ma almeno c'è una signora responsabile della parrocchia, molto gentile che mi fa fare un rapido tour, fin quando, richiamata dai suoi impegni, mi lascia sotto una statua della Madonna col bambino alla sinistra dell'altare, un dono di Chesterton per la chiesa.
È a questo punto che avviene il mio incontro con V., una donna di circa quarant'anni, che viene dal Cile e che parla un inglese perfetto. Anche lei è a Beaconsfield (nel suo caso, non è la prima volta) per il mio stesso motivo e si offre di mostrarmi gli altri punti interessanti dell'edificio, tra i quali una finestra vetrata raffigurante San Francesco che riceve le stimmate (e ai cui piedi è incisa una richiesta di intercessione in latino per i coniugi Chesterton) e una cappella laterale dedicata ai martiri inglesi, aggiunta per esplicito desiderio del benefattore.
Anche V. vuole far visita alla tomba e decidiamo dunque di andarci insieme. Il cimitero cattolico di Beaconsfield dista una ventina di minuti a piedi dalla chiesa e nel tragitto abbiamo modo di conoscerci un po' meglio: V. mi inonda da subito di parole e scopro che è una donna dalle mille passioni, che viaggia in continuazione in ogni parte del mondo e conosce tantissime cose; è energica, vulcanica, inquieta. Confessa, non senza un accenno di commozione, che l'incontro con Chesterton attraverso la lettura dei suoi scritti (non tutti perché sarebbe pressoché impossibile ma quasi, penso io, a giudicare dalla conoscenza appassionata che dimostra) le ha cambiato la vita a tal punto che una tappa a Beaconsfield è come un dolce e atipico ritorno a casa, a circa diecimila chilometri dalla sua dimora a Lima, un'oasi di pace dal tran-tran quotidiano.
Arriviamo al cimitero. La tomba è stretta, grigia, decisamente umile. Nella lapide (una copia, l'originale è sul retro della chiesa di Santa Teresa) sono scolpiti un Gesù crocifisso, le cui braccia spalancate sono un abbraccio, e una Madonna addolorata ai piedi della croce. Due mazzi di fiori ormai appassiti come ornamento (V. si dispera di non essersi ricordata di portarne di nuovi). Il tempo di una veloce preghiera ed è ora di andare.
A questo punto le nostre strade si dividono e io ho giusto il tempo di mangiare al volo un pane con l'uvetta prima di fiondarmi in stazione. Seduto in treno mi metto a rimuginare intorno a tre faccende. Innanzitutto sul fatto che il mio inglese ha decisamente sfigurato davanti a quello di V. Poi che il pane con l'uvetta è abbastanza sottovalutato, come più in generale il cibo inglese. E poi che io, a differenza di V., a Beaconsfield non mi sono sentito a casa. Per me la visita è stata più che altro un'avventura elettrizzante, con tutti gli ingredienti annessi: il dolceamaro straniamento della quotidianità sospesa, il viaggio in un territorio sconosciuto, l'incontro con persone interessanti e decisamente diverse da me. Ci può stare, penso tra me e me, non c'è da scandalizzarsi più di tanto di un così diverso giudizio su una medesima esperienza; d'altronde per me è la prima volta, è tutto nuovo.
Eppure mi convinco che la questione necessita di un supplemento di indagine e finisco allora col pensare a Chesterton che di case e avventure se ne intendeva abbastanza. Cosa aveva spinto quell'uomo instancabile, che stava anche iniziando a diventare parecchio famoso, a lasciare Londra per venire ad abitare in un paesello semisconosciuto, tra l'altro, se si sta a quanto egli stesso dice nella sua Autobiografia, scelto abbastanza per caso e in modo rocambolesco? Forse l'esigenza di maggiore spazio, di verde, come diremmo oggi, di un luogo riparato dal trambusto della City, lontano dalle questioni, dalle polemiche e dagli affanni del mondo; forse cercava una casa, un luogo dove tornare. Ma che ne era dell'avventura? Londra oltre ad essere il luogo dove era nato offriva anche tutto quello che un uomo come Chesterton poteva amare: temibili nemici intellettuali imbevuti delle idee più moderne e distruttive e fedeli sodali con i quali affrontarli. Era il set perfetto di un romanzo di avventure.
Quell'uomo non ha fatto che questo: uscire di casa, incontrare persone diverse da lui, discuterci appassionatamente, per amore della verità. Come poteva rinunciare? Infatti non ci ha rinunciato. Chesterton era un uomo dagli appetiti grandiosi, non si accontentava facilmente, a tavola come nella vita: Beaconsfield non poteva semplicemente limitarsi a rappresentare una cosa, doveva rappresentarle entrambe e al loro massimo grado. Doveva essere accogliente e senza pretese come lo è una casa dopo una lunga giornata di lavoro e doveva essere attraente e inquietante come il bosco delle fiabe. Top Meadow doveva essere accessibilecome una porta senza serratura e inespugnabile come la più inerpicata delle fortezze. La taverna del paese doveva essere il luogo semplice e virile dove farsi una tranquilla bevuta in compagnia degli amici ma anche il portale magico verso un universo popolato dalle creature più improbabili con le quali fare le ore piccole a dibattere di qualsiasi argomento. Il vicino di casa doveva essere un nichilista ancora più leale e tenace di George Bernard Shaw, l'opinione della cameriera sull'economia inglese doveva essere di gran lunga più intelligente di quella di qualsiasi lord di Londra. Beaconsfield doveva essere talvolta casa, talvolta avventura, casa e avventura insieme, illogicamente splendenti l'una accanto all'altra. Doveva essere il centro del mondo nascosto dal mondo e Londra doveva diventare, come disse una volta con il suo sorriso buono, un sobborgo di Beaconsfield. È questa radicata certezza che gli permetteva di amare il suo paese, forse anche quando ne scorgeva i limiti provinciali, anche quando non era come voleva lui, anzi forse proprio per questo. Perché era una casa, ma di certo non era noioso; era una casa, ma non sempre era sicuro; era una casa, ma non smetteva di stupire.
È questa radicata certezza che permetteva a Chesterton di andarsene in visita tra Europa e America con la strana intuizione di lasciarsi il meglio alle spalle. È questa radicata certezza che lanciava Innocent Smith in giro per il mondo solo perché si ricordasse che il posto più bello e più strano aspettava pazientemente il suo ritorno.
È questa radicata certezza, infine, che muoveva anche i marinai e gli avventurieri di ogni tempo, come il navigatore nella splendida metafora di Ortodossia: per usare le parole di Chesterton, "che cosa potrebbe essere più piacevole del provare, nel giro di pochi minuti, tutte le inebrianti inquietudini di un viaggio in luoghi lontani e contemporaneamente il senso di tranquillità del ritorno a casa?". Già perché se tutto ciò valeva per la mura domestiche, doveva valere per il mondo, che d'altronde sempre di una casa si tratta, seppur un po' più grande. Il navigatore si è avventurato per mare e dopo mille e grandiosi pericoli ha scoperto che il paese sconosciuto che inseguiva era l'Inghilterra. È ciò che, senza averlo mai saputo, ha sempre desiderato.
Poco male, allora, che io a Beaconsfield non abbia avuto la sensazione di essere a casa. Ho solo rinviato l'incontro con il più incredibile dei paradossi. Il più grande e buono dei paradossi. Perché in ogni nostra azione e conquista, in ogni tentativo o errore vi è una promessa. Stiamo tornando a casa.
martedì 13 agosto 2024
Un aforisma al giorno - La città è più poetica della campagna.
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| La famosa copertina della prima edizione de Il Napoleone di Notting Hill. |
mercoledì 30 novembre 2022
English Heritage e la "blue plaque" di Chesterton...
Delle blue plaque abbiamo parlato più di una volta, di quelle che riguardano Chesterton. Questo è il sito che le annovera tutte, con tutte le spiegazioni del caso. Naturalmente ci fermiamo a 11 Warwick Gardens, Kensington, Londra...
Qui, come sapete, soggiornò Chesterton dall'infanzia (ma non dalla nascita, che avvenne a 32, Sheffield Terrace, sempre a Kensington, sulla piccola collina di Campden Hill) fino a matrimonio. I due sposini andarono poi ad abitare a poche centinaia di metri da lì, in 1, Edwardes Square. Sul blog c'è traccia di questi luoghi, anche fotografica.
Ci vorrebbe una blue plaque in più anche a Beaconsfield (perché una già c'è, a Top Meadows), così sistemeremmo definitivamente la faccenda di Overroads, la prima casa dove abitò Chesterton da quelle parti, che quasi tre anni fa è stata oggetto di una nostra piccola ma efficace campagna (basta cercare Overroads qui nel blog col motore di ricerca interno; siamo finiti sui giornali di mezzo mondo).
https://www.english-heritage.org.uk/visit/blue-plaques/gilbert-keith-chesterton/
È interessante che il sito suggerisca in calce alla pagina dedicata a questa blue plaque l'esistenza di blue plaque dedicate a personaggi che hanno avuto a che fare (come Gilbert) con l'eugenetica, quali oppositori o sostenitori:
https://www.english-heritage.org.uk/visit/blue-plaques/blue-plaque-stories/eugenics/
Buona lettura!
Marco Sermarini
sabato 24 luglio 2021
sabato 5 ottobre 2019
Walter Pater visse e lavorò... a pochi metri da GKC
Pater visse a Kensington, a poche centinaia di metri dalla casa d'infanzia di Gilbert a Warwick Gardens, e a pochi metri da Edwardes Square, prima casa degli sposi GIlbert e Frances.
martedì 13 novembre 2018
Un'interessante conversazione su Chesterton con Melanie McDonagh a Londra
14 Novembre 2018
'G.K. Chesterton: Polemicist...and Theologian'
with a talk from journalist Melanie McDonagh
McDonagh will talk about the theology of G.K. Chesterton in the sense
that he was a theologian in everything he wrote, the novels and the
journalism and the criticism, not just the purely polemical books like
Orthodoxy and Heretics. Everything he wrote tended towards God.
McDonagh will look at the novels as well as the journalism,
to say that they expressed the same world view as the
apologetics in relation to his view of creation.
a lead writer for the Evening Standard for many years and writes
columns for other papers, including The Tablet and, most recently,
the Mail on Sunday. She also contributes to The Spectator.
McDonagh has a doctorate in medieval history from Cambridge.
giovedì 23 novembre 2017
venerdì 25 ottobre 2013
Un articolo sulla "blue plaque" che Kensington dedicò a Chesterton nel 1952
Se volete un saggio, andate su Google e mettete nell'occhiello le parole "blue plaque". Avrete una galleria di nomi illustri: Charles Dickens, C. S. Lewis, J.R.R. Tolkien, Jimi Hendrix, Elton John, James Cook, Oscar Wilde, Tony Blair, George Frederick Haendel...
Su alcuni si può discutere, ma su uno no di certo: il nostro Gilbert!
La targa che riguarda Kensington è quella della sua casa a 11 Warwick Gardens.
L'articolo si diffonde anche su note biografiche del Nostro Eroe. Bene.
Altre targhe riguardanti Chesterton sono pure altrove, come ad esempio a Beaconsfield, oppure al Mont Blanc Restaurant, dove spesso andava a mangiare, a Westminster.
Chesterton nacque a Kensington, da sposato ci abitò per un po' per trasferirsi a Battersea in un condominio di diversi piani, per poi andare definitivamente a vivere a Beaconsfield. Di tutti questi luoghi Chesterton parla in maniera spassosa e commovente al tempo stesso nella sua Autobiografia, presto disponibile su www.pumpstreet.it .
http://www.kensingtonandchelseatoday.co.uk/arts-and-culture/profile/96firardhe.html
Qui sotto invece c'è un singolare collegamento ad un sito che riguarda sempre queste targhe:
http://www.waymarking.com/waymarks/WMEMQ3_Gilbert_Keith_Chesterton_Warwick_Gardens_London_UK








