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martedì 21 gennaio 2014

"Chesterton mi ha scombinato le carte..." - Intervista a Marco Consorti, direttore di Pump Street

Abbiamo intervistato Marco Consorti, il direttore di Pump Street, il negozio online che si proclama distributista, e gli abbiamo rivolto alcune domande che voi fedeli lettori del blog ci avete posto, per capire un po' com'è nata l'idea di Pump Street, da qualche mese è presente in rete. Marco Consorti abita dalle parti di San Benedetto del Tronto e questa impresa di Pump Street è una delle tante cose che fa con i suoi amici. Qualcosa di sveglio e differente in un panorama decisamente omologato e borghese. E' giovane, sulla trentina, sposato e una bambina, fa anche il grafico, oltre che il distributista (o forse è meglio dire che è un grafico distributista).

Come vi è venuto in mente di fare un "negozio distributista"? Non credi che sia un'idea piuttosto... originale?

Mah... originale sicuramente lo è. Non ce n'è uno simile in giro in Italia, e la gente inizialmente non capisce molto. Pensi che internet sia comunicare? Spesso è un balbettio molto sofisticato ma la gente fa fatica a soffermarsi di fronte a qualcosa che non sia urlato, sparato, non abbia un formato strettamente commerciale: se guardi in giro, anche il cinema ormai è così, la radio, la televisione. Qualcosa che richieda più di trenta secondi di concentrazione è molto difficile che superi la soglia della nostra bistrattata attenzione. Quante email ricevi al giorno? Quanto tempo dedichi seriamente al loro contenuto? Beh, ci sarebbe molto da dire... In ogni caso, siccome alcuni miei amici ed io ci siamo soffermati... diciamo un po' più di trenta secondi... ad ascoltare le parole di alcuni grandi che ci ha presentato Marco Sermarini, il presidente della Società Chestertoniana Italiana, e li abbiamo presi sul serio (Stratford Caldecott, Aidan Mackey, Dale Ahlquist e poi il grande John Kanu, a cui abbiamo anche dedicato una delle nostre bellissime felpe...), allora ci è venuto in mente che per prima cosa il distributismo è vero, giusto ed adatto all'uomo di qualunque latitudine (va bene per i sierraleonesi ma stiamo scoprendo un po' per volta che è così anche per noi), poi che, se è vero, si può anche fare sul serio, ed in ultimo che è un bel segnale per una società in cui si ondeggia tra ambizione sfrenata e stagnazione da posto fisso. Persone che si mettono insieme per fare quello che facciamo non si incontrano tutti i giorni, e questa è indubbiamente una risorsa. Non solo dal punto di vista organizzativo, ma proprio ideale. Cambia proprio la prospettiva di tutto.

Perché "Pump Street"?

Pump Street è la via di Notting Hill per cui Adam Wayne, il protagonista del romanzo di G. K. Chesterton "Il Napoleone di Notting Hill", scatena la sua guerra contro gli speculatori che volevano portargli via la sua Notting Hill, di cui Pump Street era il cuore, il luogo dove lui era nato, era cresciuto, si era innamorato, e amava quel luogo più di ogni altro. E' molto controcorrente parlare di questo quando tutti ti guardano male se parli della "patria" e tantissimi invece adorano lo Stato.  Ecco come la descrive Chesterton: "Se Notting Hill era il cuore dell'universo, e Pump Street era il cuore di Notting Hill, questo era il cuore di Pump Street". In fondo erano solo cinque bottegucce che il Big Business di una speculazione senza senso voleva togliere di mezzo, ma Adam Wayne amava proprio quelle cinque bottegucce che erano casa sua.  E' un po' come adesso: i piccoli negozi chiudono perché aprono i centri commerciali. Pensa a dove è arrivata la follia: la gente la domenica ci va a passeggiare anziché andare ai giardini, al mare o in montagna... Aprono i centri commerciali, immense colate di cemento su terre che una volta erano piene di vita, chiudono le piccole botteghe e ci vogliono anche far credere che erano anacronistiche e che così risparmiamo anche! Oggi sono il simbolo dell'economia capitalistica, spesso coniugati con chi era dall'altra parte del capitalismo (pensa ai centri commerciali delle coop... è un vero paradosso! Quelli che una volta erano per l'economia collettiva oggi sono i portabandiera del simbolo più "pop" del capitalismo). Noi vorremmo rimettere al centro di tutto il vero senso del lavoro, che è quello di completare ciò che Nostro Signore ha cominciato, e non "portare a casa la pagnotta" costi quel che costi. Nelle nostre case abbiamo strani libri: quelli di Chesterton e Belloc, di Tolkien che ci ha fatto innamorare della "contea", il mondo degli hobbit, le storie delle reducciones gesuitiche del Paraguay, di San Giacomo della Marca, la Regola di San Benedetto da Norcia, cose che a leggerle mettono dentro delle domande: perché si viveva così? Si può tornare a vivere secondo queste ragioni, questo senso? Per cui siamo solo all'inizio...

Quali sono i vostri programmi?

Come potete vedere, vendiamo le maglie e le felpe che stampiamo noi. Portano in giro le frasi di Gilbert Keith Chesterton e Pier Giorgio Frassati, le parole e i loro ideali divenuti concreti. Ne abbiamo fatta una apposta per John Kanu, il nostro amico sierraleonese che ha messo su quarantacinque cooperative di coltivatori nel distretto di Kono. Lo abbiamo fatto soprattutto per farlo conoscere e per mostrare a tutti la grandezza del suo tentativo di riportare la sua gente alla bellezza della vita tradizionale, e ci sta riuscendo: prima il suo piccolo popolo, la sua "contea" (noi amiamo il linguaggio di Tolkien e il suo mondo...), dipendeva dalle organizzazioni non governative che portava il cibo, ora sono autonomi, commerciano e mandano i figli a scuola... E' molto bella, questa felpa, c'è la sagoma della Sierra Leone colorata con i colori della bandiera nazionale e una splendida frase di Chesterton: "Il vero sviluppo non è lasciarsi dietro le cose come in una strada, ma tirare fuori la vita da esse come da una radice". Vedi che abbiamo da imparare molto da John? Poi vendiamo alcuni di questi libri "strani": i libri di Chesterton per primi, ma presto molto altro. Vorremmo anche iniziare a pubblicare cose dimenticate, cose che risvegliano la mente e il cuore e fanno camminare gli uomini come insegna Chesterton. Per esempio, vorremmo pubblicare qualcosa che faccia conoscere San Giacomo della Marca e i suoi Monti di Pietà, mezzi per dare credito al popolo nati nel XV secolo per contrastare l'usura del nascente mondo mercantile. Siamo certi che se queste cose verranno rese note, se la gente potrà leggerle, troverà la forza di allontanarsi dai sistemi economici e da mondi disumani, così come cercò di fare Chesterton insieme ai suoi amici. Poi non vorremmo fermarci: vorremmo dare spazio a chi produce cose fatte con le proprie mani. Facciamo tutto quando possiamo, abbiamo una strana mentalità per cui teniamo ai legami, alle nostre famiglie e alle nostre amicizie, ci aiutiamo in tutto, dalla famiglia al lavoro. Pensa che qui, per aiutarci e aiutare il nostro popolo, abbiamo fondato anche una scuola libera, media e liceo delle scienze umane.

Allora questo Chesterton cambia la vita...

Decisamente. Posso dire che mi ha scombinato abbastanza le carte, e non solo a me; e credo che chiunque lo legga seriamente non potrà non condividere questa mia affermazione...

Vuoi approfittare per fare uno spot pubblicitario?

Sì, comprate da noi e non dai colossi di internet o dai grandi gruppi. Sosterrete i piccoli regni del senso comune, come dice una bella mostra che noleggiamo a chi vuole, sosterrete questo mondo buono e lo costruirete anche voi. Le nostre felpe sono bellissime e i nostri libri possono cambiare il mondo... Più di così...

(a cura di Gilberto Castrovilla)

martedì 14 gennaio 2014

E' lui, il teatrino delle marionette di Gilbert!


Davanti a questo teatrino, gli uomini veri si commuovono, gli algidi intellettuali, gli uomini senza cuore e quelli che senza loro colpa non conoscono la vita di Gilbert (basta leggere l'Autobiografia e già si capisce molto, soprattutto il capitolo "L'uomo dalla chiave d'oro") rimangono inerti.

Noi veri chestertoniani ci innalziamo orgogliosi sulla punta dei piedi e diciamo che siamo suoi veri amici!

Chi vuole scoprire di più, vaghi in questo blog, legga l'Autobiografia (acquistandola sul glorioso e coraggioso sito distributista www.pumpstreet.it) e sarà molto più uomo, più contento, più lucido, più virile (questo vale anche per le signore).

lunedì 12 agosto 2013

giovedì 8 agosto 2013

Un aforisma al giorno - Pump Street

"Se Notting Hill era il cuore dell'universo, e Pump Street era il cuore di Notting Hill, questo era il cuore di Pump Street".

Gilbert Keith Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill

giovedì 1 agosto 2013

Chesterton: viaggio intorno alla mia casa - Lorenzo Fazzini su Avvenire parla di Chesterton al Meeting di Rimini (e anche di noi, quindi...)

Un assaggio:

«Sette stanze per accedere ai segreti di una delle menti più eccelse del cattolicesimo novecentesco, colui che il grande sociologo Marshall McLuhan definì «un mistico pratico». Si inizia dallo studio (non mancano incursioni perfino in bagno, in cantina, in giardino). Più precisamente, dal luogo sorgivo dei libri di Chesterton: il suo scrittoio, sul quale erano appoggiati tre oggetti pregni di simbolismo: un cannocchiale, per scrutare la via per il cielo; un mappamondo, per affrontare la terra; un microscopio: il mezzo per il dentro, l’interiorità, il Mistero, che GKC indagò per l’intera vita. E cosa leggeva l’uomo che inventò l’indimenticabile saga di padre Brown, protagonista in controluce di quel padre O’Connor che condusse Chesterton ad abbracciare la fede cattolica? Ecco le sue letture preferite: il Vangelo, Giobbe, Stevenson, Whitman, Chaucer, Dickens, Browning, Samuel Johnson, Defoe, san Tommaso, i fioretti di san Francesco, e ovviamente gli "eretici": Shaw, Wells, Kipling… Ma, ricorda Andrea Monda – curatore della mostra insieme ad un piccolo agguerrito club di chestertoniani doc (Ubaldo Casotto, Edoardo Rialti, Annalisa Teggi) – «a far bella mostra di sé era soprattutto il mitico "Bradshaw", ovvero l’orario dei treni inglesi». «Tenete per voi il vostro Byron che commemora le disfatte degli uomini. Io verserò lacrime d’orgoglio leggendo l’orario delle ferrovie» scriveva GKC in L’uomo che fu giovedì»

Il resto lo trovate qui:

http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/chesterton-viaggio-intorno-alla-mia-casa.aspx

Ecco Quoodle, il cane dell'Osteria Volante!


Grazie ai cari amici della American Chesterton Society.

sabato 27 luglio 2013

lunedì 15 dicembre 2008

Guardate che cosa fa la Chesterton Real Estate...

E' una piccola banale curiosità, ma merita di essere segnalata.

Forse non tutti sanno (ma noi l'abbiamo mesi e mesi fa in qualche altro post, trovare per credere...) che a Londra esiste ancora l'agenzia immobiliare di Ed e Sydney Chesterton, rispettivamente babbo e zio di Gilbert e Cecil, a noi ben noti. Il babbo di Chesterton ad un certo punto cedette le sue quote per avere più tempo possibile da dedicare ai suoi amati passatempi (letteratura, arte, giochi e in particolare teatro delle marionette, ne abbiamo pure parlato, cercare nel blog per credere). Ora l'agenzia vive di vita propria ed è una delle più in vista di Londra.

Ebbene, cliccate il nostro titolo e verrete riportati alla pagina de Il Giornale in cui si dice che alla Chesterton Real Estate vendono e affittano case rendendo noti i principali precedenti occupanti di rango storico...

Volete andare a vivere nella casa di Lloyd George (gli irlandesi no di certo), o de ben più prosaico David Beckham? Pronta la casa...

lunedì 1 dicembre 2008

...e questi pupazzetti?


Eccoli, finalmente! Sono i personaggi del teatrino delle marionette di Chesterton!
Gilbert era un uomo buono ed innocente, e conservò fino alla fine un animo di bambino.
Egli racconta in molte sue pagine (in particolare quelle memorabili di Ortodossia e di Autobiografia) della passione di suo padre per il teatro delle marionette, che costruiva per lui e suo fratello Cecil, passione fatta propria da entrambi i due fratelli, in particolare da Gilbert che continuò a costruirne.
Sempre grazie al sito www.secondspring.co.uk, abbiamo alcune immagini di questa cosa bellissima. Bellissima perché se anche ciascuno di noi riuscisse a conservare uno spirito come questo, il mondo sarebbe molto molto migliore.
Gli originali di questi pupazzetti di cartoncino sono ad Oxford nel centro diretto da Stratford Caldecott, come il cappello del post precedente.
Evviva Gilbert! Evviva le marionette!

sabato 29 novembre 2008

Di chi sarò questo cappello?

... ma è di Gilbert!

Sta nel Centro Studi del professor Caldecott (di cui Lindau pubblicherà presto un saggio) ad Oxford. E lì ci sono altre "memorabilia" (come amano dire da quelle parti per indicare le cose appartenute a qualcuno particolarmente importante...) del nostro caro Gilbert.

Chissà a quanti voli, a quante folate di vento, a quante dimenticanze sarà sopravvissuto...