domenica 12 aprile 2026

Ancora sullo spiccato interesse di Chesterton per il nonsense.

Nelle ultime settimane abbiamo deciso di gettare una luce più luminosa ul tema del nonsense, giacché ci è stato fatto notare da Dale Ahlquist che tra le prime due produzioni di Chesterton spiccano espressioni di interesse e stima per il genere nonsense.

La prima fu Greybeards at Play, tradotta in italiano in maniera appropriata dalla nostra Annalisa Teggi con Burloni Barbagrigia. Teggi, a proposito di questo interesse, con altrettanta appropriatezza ci dice:

«Questa raccolta di versi giovanili fu per Chesterton una cosa seria, il che – come lui stesso ci insegna – è tutt'uno con divertente. Sono versi che non vogliono suonare comici o satirici o semplicemente scanzonati; hanno la pretesa di giocare con le cose, dopo aver imparato a mettere in disordine il mondo interno nel modo in cui un bambino riduce in un campo di battaglia la sua cameretta. Nella fattispecie Gilbert compone questi versi per una bimba, una giovane cugina di Frances che si chiamava Rhoda. Anche attraverso la leggerezza di questi versi è capace di suggerirci che il disegno del mondo non è un meccanismo astruso, ma è qualcosa che attende ogni bimbo curioso che voglia mettersi a giocare».

La seconda è The Defendant (ampiamente citato sul nostro blog, tradotto in italiano prima come Il bello del brutto, edito da Sellerio, e successivamente da Lindau con il titolo L'Imputato), raccolta di articoli usciti su The Speaker, che presenta tra i vari titoli il seguente: "In difesa del nonsense".

Ho allora tradotto e pubblicato un saggio (suddividendolo in due post per facilitarne la lettura) apparso nel 1911 su l'Illustrated London News proprio sull'argomento:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html

https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html

In esso Chesterton si diffonde sull'importanza del genere e su quella dei contributi di Lewis Carroll e Edward Lear alla questione. 

Ora scavando ci siamo resi conto di quanto il tema investa il pensiero di Chesterton, perché su Radio Chesterton (la raccolta di conversazioni radiofoniche effettuate da Chesterton alla fine degli anni Trenta sul programma radiofonico della BBC) c'è la trascrizione di una conversazione dal titolo Both Sides the Looking Glass tradotto da Annalisa Teggi in Davanti e dietro allo specchio (la conversazione è raccolta in italiano in Radio Chesterton ed in inglese in The Spice of Life, visto che le trasmissioni nel loro complesso sono uscite in lingua originale solo nelle trascrizioni effettuate su The Listener, la rivista della BBC); si tratta della recensione di Miscellanea delle lettere di Lewis Carroll ai suoi piccoli amici e de La vita di Hans Christian Andersen di Signe Toksvig. È l'occasione per toccare nuovamente il tema parlando di queste opere, l'una contenente le lettere dell'autore di Alice nel paese delle meraviglie e l'altro una ben scritta biografia dello scrittore danese, ed anche per riportare luce sulla questione per come è trattata dal maestro del nonsense Edward Lear, di cui appunto parla anche nel saggio del 1911.

Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:

ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.

Uno dei mezzi per ottenere il risultato di

vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)

è l'uso dell'immaginazione per 

rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).

Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.

Marco Sermarini



sabato 11 aprile 2026

Iscrivetevi o rinnovate l'iscrizione alla Società Chestertoniana Italiana!!!



Ricordo a tutti, grandi e piccini, che si può rinnovare l'iscrizione annuale alla Società Chestertoniana Italiana con il versamento della modicissima cifra di 15 euro annui. 

Essi euri danno il diritto di fregiarsi del titoli di Cari, Carissimi Amici Italiani del Grande Chesterton, lo sconto specialissimo del 25% su tutti i titoli presenti nei magazzini di Pump Street, un pegno perenne e indistruttibile di amicizia che è uno speciale regalo del signor Chesterton ai suoi amici. 

Basta scrivere al notorio indirizzo di posta elettronica della Società, che trovate qui, nel bellissimo blog dell'Uomovivo, in una delle sue fantasmagoriche pagine (quelle che stanno in alto sotto il titolo; direte: ma non ce lo puoi scrivere qui? Rispondo: no, sennò ci riempiono di monnezza la casella tutti gli sciapi che non hanno nulla da fare se non riempirti la casella di pubblicità non richiesta, rolex, terapie, pozioni magiche...).

Ricordo a chi si bea di questo luogo che, se non s'è mai iscritto alla Società Chestertoniana Italiana, sarebbe ben ora di farlo, capperi! Eh!

I privilegi sono arcinoti, oltreché assolutamente insostituibili ed inimitabili. È stato scoperto che fa bene anche alla salute.

Suvvia, ragazzi, non esitate...

Iscrivendovi sosterrete direttamente l'inane lavoro di chi gira intorno alla Società, al blog, alle conferenze, alle edizioni delle strenne annuali...

Qui si lavora!

Poi abbiamo anche una tesserina bellissima colorata frizzante...

Vi aspetto fiduciosi e lieti al varco, altrettanto fiducioso e lieto e vostro

Marco Sermarini

Un aforisma al giorno - Cosa è più bello della gratitudine.

Poche cose sono più belle della gratitudine.

Gilbert Keith Chesterton, Un folle racconto, in Luce diurna e incubo.




venerdì 10 aprile 2026

San Francesco d’Assisi - Gilbert Keith Chesterton, 1923,



San Francesco d’Assisi, il primo libro di Chesterton dopo la sua accoglienza nella Chiesa Cattolica, un libro che non mostra una netta transizione tra il vecchio Chesterton ed il Chesterton cristiano poiché il suo percorso di conversione non cambiò veramente il suo modo di pensare, bensì fece crescere la sua mente indirizzandola ad argomenti più elevati. San Francesco, difatti, era un Santo che Chesterton già ammirava: non fu una scoperta della sua conversione, ma più un ritrovamento. Ciò che rende veramente importante questa biografia è il pensiero da cui parte Chesterton, ovvero che il mondo apprezzava il Santo, ma non la sua santità ed è tramite questa premessa che l’autore scrive di questo grande uomo non come una figura mitologica o, a noi estranea, ma lo racconta nella maniera più umana e tangibile, e non attraverso le parole del santo, ma attraverso la sua vita. Fu, infatti, Chesterton a parlare di San Francesco come “un poeta la cui intera vita è stata una poesia”. É una biografia che si differenzia da quelle già scritte da Chesterton per il suo modo di mostrarci la spiritualità del Santo come una cosa tangibile quale era. San Francesco dimostrò che la sua conversione, il suo percorso che spesso si crede dover essere una cosa personale e quasi astratta, era in realtà più che fisico e più che personale: donava tutti i suoi beni ai poveri; dopo aver sentito la voce di Cristo iniziò subito a raccogliere le pietre per far ciò che il Signore gli aveva comandato: ricostruire la sua Chiesa. Come già scritto: Chesterton ammirava profondamente la figura di questo Santo e ne aveva ben compreso la grandezza e l’umiltà. Ce lo presenta, infatti, come lo specchio di Cristo, come una luna che riflette la luce del Sole; anche se Francesco non se ne rese mai conto, la sua umiltà lo portò a pensare a quanto fosse indegno anche solo dell’ombra del capo ricoperto di spine di Cristo. Tuttavia ne era degno, tanto da portare sul suo corpo le stesse ferite di Nostro Signore.





Un aforisma al giorno - È questo il legame immortale tra Dickens e le masse.

Ma Dickens non ha mai parlato alla gente con condiscendenza. Ha parlato alla gente da pari a pari. Si è avvicinato alla gente come una divinità e ha riversato su di essa le sue ricchezze e il suo sangue. È questo che crea il legame immortale tra lui e le masse. Non si è limitato a produrre qualcosa che potessero capire, ma l’ha presa sul serio, e ha faticato e sofferto per realizzarla. Non si stavano solo godendo uno dei migliori scrittori, si stavano godendo il meglio che lui potesse offrire. Le sue notti rabbiose e insonni, le sue passeggiate sfrenate nell'oscurità, i suoi taccuini affollati, i suoi nervi a brandelli, tutta questa straordinaria produzione non era che un sacrificio appropriato a favore dell'uomo comune. Si è arrampicato verso le classi inferiori. Ha ansimato verso l'alto con ali stanche per raggiungere il paradiso dei poveri.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



giovedì 9 aprile 2026

Riproposizioni - Chesterton in altre parole - The Oxford Companion to Charles Dickens, la voce su Chesterton ("considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens").

Dal nostro blog, 27 aprile 2024 (siccome stiamo proponendo da tempo aforismi tratti dall'inedito in lingua italiana "Charles Dickens. A Critical Study", ci dice molto):


Chesterton, G. K. (1874-1936), considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens. Scrisse per la prima volta su Dickens in The Bookman (1900, 1903) e pubblicò uno studio completo, Charles Dickens, nel 1906.

Si trattava in parte di una risposta a GISSING, il cui studio del 1898 aveva, secondo Chesterton, enfatizzato eccessivamente il lato oscuro dell'opera di Dickens.

Chesterton si propone di celebrare nel suo stile esuberante la suprema abilità e fecondità comica di Dickens e la sua glorificazione dell'uomo comune, soprattutto nella figura di Sam Weller. Nonostante le occasionali lacune in affermazioni discutibili o in facili battute, Chesterton riesce brillantemente a trasmettere il sapore unico dell'arte di Dickens e offre molte intuizioni penetranti nel funzionamento della sua immaginazione. Tra il 1907 e il 1909 scrisse le singole prefazioni per ciascuno dei libri di Dickens ristampati da J. M. Dent nella sua collana Everyman's Library.

Queste prefazioni, raccolte sotto il titolo Appreciations and Criticisms of the Works of Charles Dickens nel 1911 (ristampato nel 1933 con i primi due sostantivi del titolo invertiti), contengono naturalmente commenti più dettagliati sui singoli romanzi rispetto al libro del 1906, e vi si trovano alcune delle discussioni più interessanti e stimolanti di Chesterton sull'opera di Dickens, come la sua raffinata analisi della struttura centripeta di Bleak House.

In The Victorian Age in Literature (1913), Chesterton diede risalto a Dickens, definendo la sua come “la più squisita delle arti... l'arte di divertire tutti”, e per il resto della sua carriera continuò a sostenere Dickens come un artista supremamente grande in un periodo in cui la maggior parte dei critici accademici considerava i suoi risultati con indifferenza o vero e proprio disprezzo. T. S. Eliot dichiarò (1932), 'Non c'è critico di Dickens migliore del signor Chesterton', e molti illustri studiosi e biografi successivi di Dickens, come Sylvère Monod e Peter Ackroyd, hanno fatto eco a questo elogio.

MS

Chesterton on Dickens, a cura di Alzina Stone Dale (vol. 15 of The Collected Works of Gilbert Keith Chesterton, Ignatius Press; Chesterton on Dickens, ed. M. Slater (1992). The Chesterton Review, 11.4 (special Dickens number) (1985).


Michael Slater, in Paul Schlicke (ed), The Oxford Companion to Charles Dickens

https://uomovivo.blogspot.com/2024/04/chesterton-in-altre-parole-oxford.html


mercoledì 8 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Dickens voleva ciò che la gente voleva.

Dickens si erge innanzitutto come un monumento di sfida a ciò che accade quando un grande genio letterario ha un gusto letterario affine a quello della comunità. Questa affinità era infatti profonda e spirituale. Dickens non era come i nostri soliti demagoghi e giornalisti. Dickens non scriveva ciò che la gente voleva. Dickens voleva ciò che la gente voleva.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



martedì 7 aprile 2026

GK Chesterton is still going strong despite the naysaying | Il nostro Stuart McCullough sul Catholic Herald.

February 11, 2026.

This year saw the 150th anniversary of the birth of Gilbert Keith Chesterton in London’s Notting Hill on 29 May 1874.

It has been suggested that 150 years on from his birth, GK Chesterton has largely been forgotten. But so far this year we have seen Chesterton Conferences in the United States, Argentina, England, Croatia and Italy, with more to follow before the year ends, including at least one in Australia this November.

In 2014, Bishop Peter Doyle, the then Bishop of the Diocese of Northampton, asked Canon John Udris to make an investigation into whether the Cause for the Beatification of Gilbert Keith Chesterton should be opened or not.

Sadly, the bishop's subsequent decision in 2019 was not favourable. Bishop Doyle stated that he chose not to open the Cause for three reasons, while emphasising: "Firstly, and most importantly, there is no local cult."

On 27 July this year, the 14th annual GK Chesterton Walking Pilgrimage took place. A dozen or so pilgrims started outside Saint George's Anglican church, Notting Hill, where GK Chesterton was baptised as a child.

Il resto dell'articolo è qui:



Eccolo lì il nostro Stuart!!!

lunedì 6 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Stile letterario ateo.



Si potrebbe scrivere un saggio interessante sul tema dello stile letterario ateo. Esiste davvero. Il segno distintivo è che, ovunque si nomini o si descriva qualcosa, vengono scelte parole che suggeriscono che quella cosa non abbia un'anima. Così non parleranno di amore o di passione, che implicano uno scopo o un desiderio. Parlano delle «relazioni» tra i sessi, come se fossero semplicemente collegati tra loro in un certo modo, come una sedia e un tavolo. Così non parleranno di dichiarare guerra (che implica una volontà), ma dello scoppio della guerra – come se fosse una sorta di foruncolo. Così non parleranno di padroni che pagano salari più o meno alti, il che suggerisce vagamente una certa responsabilità morale nei padroni: parleranno dell’aumento e della diminuzione dei salari, come se la cosa fosse automatica, come le maree del mare. Così non chiameranno il progresso un tentativo di miglioramento, ma una tendenza al miglioramento. E così, soprattutto, non chiameranno la simpatia tra nazioni oppresse simpatia; la chiameranno solidarietà. Perché quella suggerisce mattoni e carbone, argilla e fango, e tutte le cose che a loro piacciono.

Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 7 dicembre 1912.