Rileggere la biografia di Maisie Ward, dalla quale erano tratte le lettere che vi suggerivo di leggere nella biografia di Michael Ffinch, è servito a estrarre altre testimonianze significative della potente riflessione scaturita in Chesterton a seguito della morte della sorella della moglie, Gertrude Blogg. Ricordo che Gertrude Blogg era stata la segretaria di Rudyard Kipling, e l'abbiamo segnalato in quest'altro post di alcuni giorni fa.
In un'altra lettera, non datata ma ragionevolmente della medesima estate del 1899, epoca della morte della giovane donna, Chesterton scava ancora dentro di sé alla ricerca della verità a proposito della morte e della sofferenza. Cerca parole adeguate per esprimere quello che succede nell'animo e nella vita di una persona quando accade qualcosa di doloroso come la morte, e le trova. Ed immancabilmente torna alla positività di ogni cosa nonostante il dolore, anzi: anche la morte è qualcosa che ha un valore incalcolabile, qualcosa di prezioso.
Questa "grammatica" che suggerisce Chesterton è assolutamente cristiana, così cristiana che spesso non la riconosciamo come tale perché siamo talmente abituati alla visione pagana della morte e della sofferenza che pensiamo che debba essere per forza "così" come dice il materialismo pagano che pratichiamo di fatto. Non c'è un salto tra la morte di Gertrude e le stelle, le foglie e ogni goccia di sangue, come non c'è rispetto ai tramonti, alle scuole di filosofia, ai bambini, alle costellazioni, alle cattedrali, alle opere d’arte, alle montagne, ai cavalli e alle poesie che egli citava nell'altra lettera richiamata nel post del 23 settembre scorso. Chesterton va al funerale e deposita un mazzo di fiori degli sgargianti colori arancione e rosso proprio per marcare quest'intuizione, col rischio di essere frainteso o preso per matto. Un Chesterton non ancora pienamente cristiano ci dà, ripeto, una lezione degna di un Padre della Chiesa. Aveva ragione Emilio Cecchi quando lo definì così.
Marco Sermarini
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"Preziosa" – non potremmo dire che la morte di Gertrude sia felice, provvidenziale, dolce o, forse, nemmeno buona. Ma è qualcosa.
"Bella" è una bella parola, ma "preziosa" è l’unica parola giusta.
È questo senso appassionato del valore delle cose: della ricchezza del tesoro cosmico – il mondo in cui ogni stella è un diamante, ogni foglia uno smeraldo, ogni goccia di sangue un rubino – è questo senso di preziosità che viene veramente risvegliato dalla morte dei Suoi santi. In qualche modo sentiamo che anche la loro morte è una cosa di valore incalcolabile e di misteriosa dolcezza: è terribile, tragica, desolante, disperatamente difficile da sopportare — ma comunque «preziosa».
... Perdonate la verbosità di chi ha come mestiere di esprimere l’inesprimibile.
Gilbert Keith Chesterton, lettera a Frances Blogg da Felixstowe,
senza data ma verso il 1899 dopo la morte di Gertrude Blogg (luglio 1899),
citata in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton.