Esiste un precetto apostolico che ci esorta a sopportare gli stolti con gioia. Noi poniamo sempre l’accento sulla parola “sopportare” e interpretiamo il passo come un invito alla rassegnazione. Forse sarebbe meglio porre l’accento sulla parola “con gioia” e trasformare la nostra familiarità con gli stolti in una delizia, quasi in un divertimento. Né è necessario che il nostro piacere nel rapportarci agli stolti (o almeno agli stolti grandi e divini) sia meramente satirico o crudele. Il grande stolto è colui in cui non riusciamo a distinguere quale sia l’umorismo consapevole e quale quello inconsapevole; ridiamo con lui e di lui allo stesso tempo. Un esempio lampante è quello del matrimonio ordinario e felice. Un uomo e una donna non possono vivere insieme senza avere l’uno verso l’altro una sorta di scherzo eterno. Ciascuno ha scoperto che l’altro è un buffone, ma un grande buffone. Questa grandezza, questa grossolanità e magnificenza della follia è ciò che tutti noi riscontriamo in coloro con cui siamo in stretto contatto; ed è l’unica base duratura dell’affetto, e persino del rispetto. Quando conosciamo un individuo di nome Tomkins (1), sappiamo che ha avuto successo dove tutti gli altri hanno fallito; è riuscito a essere Tomkins. Proprio così ha avuto successo il signor Toots (2); è stato sconfitto in tutti gli esami scolastici, ma è stato il vincitore in quella battaglia immaginaria in cui concorrenti sconosciuti hanno tentato invano di essere Toots.
Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.
(1) Tomkins: personaggio della commedia dickensiana The Strange Gentleman. A Comic Burletta.
(2) Signor Toots: È un giovane goffo, distratto, gentile ma perennemente in imbarazzo, celebre per la sua frase ricorrente: "È di nessuna conseguenza".

![Heretics (Hardcover) - Gilbert. K. [G.K.] Chesterton](https://pictures.abebooks.com/inventory/32403891497.jpg)