Sussurrerò all’orecchio del lettore un terribile sospetto che a volte mi ha tormentato: il sospetto che Hudge e Gudge siano segretamente complici. Che il litigio che inscenano in pubblico sia in gran parte una messinscena, e che il modo in cui si assecondano a vicenda non sia una coincidenza perpetua. Gudge, il plutocrate, vuole un industrialismo anarchico; Hudge, l’idealista, gli fornisce elogi lirici dell’anarchia. Gudge vuole lavoratrici perché costano meno; Hudge definisce il lavoro delle donne «libertà di vivere la propria vita». Gudge vuole operai affidabili e obbedienti, Hudge predica l’astinenza dall’alcol — agli operai, non a Gudge. Gudge vuole una popolazione docile e timida che non prenderà mai le armi contro la tirannia; Hudge dimostra, citando Tolstoj, che nessuno deve prendere le armi contro nulla. Gudge è naturalmente un gentiluomo sano e ben pulito; Hudge predica con fervore la perfezione della pulizia di Gudge a persone che non possono praticarla. Soprattutto, Gudge governa con un sistema rozzo e crudele di licenziamenti, sfruttamento e fatica bisessuale che è totalmente incompatibile con la famiglia libera e che è destinato a distruggerla; pertanto Hudge, tendendo le braccia verso l’universo con un sorriso profetico, ci dice che la famiglia è qualcosa che presto supereremo gloriosamente.
Non so se la collaborazione tra Hudge e Gudge sia consapevole o inconsapevole. So solo che, tra loro due, continuano a rendere l'uomo comune senza tetto.
Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo.