venerdì 25 settembre 2026

Un aforisma al giorno - Provvidenza senza Dio.



Il progresso è la Provvidenza senza Dio. Vale a dire, è la teoria secondo cui tutto è sempre andato per il meglio, per puro caso. È una sorta di ottimismo ateo, fondato su una coincidenza eterna ben più miracolosa di un miracolo.

Gilbert Keith Chesterton, Quello che ho visto in America.



giovedì 24 settembre 2026

Rudyard Kipling su Chesterton (e c'è sempre Gertrude Blogg implicata).

Rudyard Kipling



Chesterton ebbe pubblicate le sue prime opere (The Wild Knight, Greybeards at Play, L'Imputato) da Reginald "Rex" Brimley Johnson, giovane editore e fidanzato della povera Gertrude Blogg, di cui abbiamo già parlato ieri. Rex Brimley Johnson gli procurò anche i buoni uffici di uno dei maggiori e più popolari autori dell'età vittoriana, Rudyard Kipling, premio Nobel nel 1907, di cui Gertrude fu segretaria. Kipling frequentava casa Blogg e già aveva letto le prime produzioni del giovane Gilbert.

Michael Ffinch ci racconta dell'altro in proposito, in particolare della pubblicazione di The Wild Knight:

Rex Brimley Johnson ne mandò una copia a Kipling, che gli rispose da Rottingdean il 28 novembre 1900:
Vi ringrazio di cuore per The Wild Knight. Naturalmente conoscevo già alcune poesie, in particolare The Donkey (L’asinel­lo) che mi è rimasta impressa. Concordo con voi sul fatto che l’autore prometta bene e penso che anche il matrimonio gli insegnerà molto. Sarà interessan­te seguire il suo sviluppo nei prossimi anni. All’inizio, tutti scri­viamo del paradiso e dell’inferno, del bene e del male; dopo, mol­to più tardi ci accorgiamo della gente - la gente comune che vive sotto i cieli. 
Ricordando la recente morte di Gertrude (è plausibile che la giovane gli avesse fatto leggere alcune composizioni del fu­turo cognato), Kipling continuava:
Intanto gli auguro tutta la felicità possibile e a voi, Rex, quel conforto che, secondo gli uomini, solo il tempo può recare do­po la scomparsa di una persona cara. È probabile che ci metta un bel po’ per arrivare, ma si va nella direzione giusta per tro­varlo se ci si interessa alla felicità altrui. Anche se la vista di quella felicità è come un coltello rigirato nella piaga.
In un poscritto, Kipling si permetteva una sola critica, quel­ la che definì «una questione del tutto trascurabile»:
Chesterton mostra un preoccupante attacco di aureole. Sono sparse per tutto il libro. Ciascuno di noi usa inconsciamente qual­ che parola favorita, ma aureola era di Rossetti. Ho notato anche esangue sfinimento e molti si scolora e locuzioni quali catturano e avvincono. È troppo bravo per non po­ter far meglio. Cosa ne dite di un rigido corso di Walt Whitman; o il matrimonio gli farà vedere le persone?

Michael Ffinch, Gilbert Keith Chesterton. 

Insomma, anche Kipling ci vide lungo. Aveva intuito la grandezza del nostro eroe e la profondità delle sue prime prove letterarie, in particolare della sua poesia, che forse è un aspetto poco studiato e approfondito, specie qui in Italia. Ma è essenziale registrare questo giudizio, ed evidenziarlo e mostrarlo, al fine di colmare l'inspiegabile vuoto nelle nostre antologie o nella considerazione della critica odierna (quest'uomo si poteva paragonare e di fatto contendeva l'attenzione del pubblico ai maggiori: etterati della sua epoca, come Kipling e Shaw, ed oggi, grazie anche al modesto lavoro delle società chestertoniane del mondo, con fatica sta uscendo da un silenzio incomprensibile ed ingiustificato.

Marco Sermarini

mercoledì 23 settembre 2026

Chesterton, Gertrude, la morte e il dolore, ed idee degne "di un romanzo poliziesco". "Ho giurato di essere spudoratamente sciocco",

Gilbert e Frances
all'epoca dei fatti narrati


Chesterton non ignorò la sofferenza: il suo fu un matrimonio felice, ma la coppia non ebbe figli. Perse una sorellina da molto piccolo, e il padre Edward ne portò in silenzio il dolore per il resto della sua vita. Sua moglie Frances ebbe varie traversie, tra cui il suicidio del fratello Knollys e la morte in un incidente della sorella Gertrude.

Quest'ultima vicenda colpì molto Chesterton e lo indusse anche ad anticipare il matrimonio con Frances ossia a mettere in campo tutte le sue forze per trovare i mezzi per farlo (cosa non da poco per uno come lui, dallo spirito piuttosto svagato...), e lo influenzò a proposito della sua concezione della vita, del dolore, di Dio. Erano anni in cui Gilbert si stava pian piano riavvicinando al cristianesimo grazie a Frances, che era all'epoca una devota anglicana.

Questa vicenda è tratteggiata in alcune delle poche lettere superstiti tra lui e la sua futura moglie (Frances chiese a Dorothy Collins, l'ultima segretaria di Gilbert, di distruggere al momento della propria morte tutte le lettere che si scambiarono i due sposi), che troviamo tra l'altro nella biografia redatta da Michael Ffinch, oltre che in quella importantissima di Maisie Ward.

Ha un valore significativo, come dicevo sopra, perché è l'occasione per riflessioni che condivido e che ritengo utili anche per ciascuno di noi. La concezione del dolore e della sofferenza che Gilbert matura, pur non ancora nella pienezza dell'adesione al cristianesimo, mostra un'idea profondamente e originariamente cristiana, molto lontana dal materialismo triste e da ciò che lui definisce "sontuosa fandonia dei sentimenti mortuari". Il venticinquenne Gilbert, forse ancora arrancante in quanto a cristianesimo, demolisce tutta la rassegnazione dinanzi al dolore e alla morte, che è sentimento non cristiano e soprattutto lentamente distruttivo, a colpi di fiori arancioni e scarlatti e idee degne di un Padre della Chiesa acuto e geniale. Grazie, grazie, Gilbert.

Marco Sermarini

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(...) Nella prima settimana di luglio (1899, ndr), ogni cosa a un tratto cambiò, tragicamente: Gertrude, tornata a casa dal Sussex per una breve vacanza, venne investita da un omnibus men­tre andava in bicicletta. Ferita mortalmente, spirò dopo po­chi giorni. Frances, che era sempre stata legata più a lei che a Ethel, cadde in una profonda depressione. Al funerale, tra la massa di fiori bianchi che ricoprivano la bara, spiccava una corona di corolle arancioni e scarlatte scelte da Gilbert, con l’iscrizione: «Colui che fa dei suoi angeli degli spiriti e dei suoi ministri una fiamma ardente». 
Chesterton non sapeva che fare. Le sue lettere continua­rono virtualmente sullo stesso tono: proseguire come prima gli sembrò la cosa migliore. 
Pochi giorni dopo la morte della sorella, Frances ricevette una lettera. Cominciava così: 

Al momento sono nero ma di aspetto gradevole: è il ciclostile che mi ha annerito. Non temere: mi laverò. Ma ritengo mio dovere fornirti un resoconto accurato del mio aspetto fisico ogni volta che ti scrivo: e sarò felice di qualunque tuo consiglio o suggerimento.

Cosciente che la sua «peregrina frivolezza» avrebbe po­tuto sembrare poco appropriata, Gilbert cercava di spiegare: 

Io, prima di tutto, ho giurato - non esito a dirlo - per la spada di Dio che ci ha colpito e davanti al bel volto della morta, che la prima frase scherzosa mi fosse venuta in mente l’avrei det­ta, la prima poesia assurda avessi pensato l’avrei scritta; ho giu­rato che, tra gli altri doveri, pur con il cuore pesante, avrei as­solto quello di essere spudoratamente sciocco, stravagante, per­fino spudoratamente triviale e, per quanto possibile, divertente. Ho giurato che Gertrude non avrebbe mai dovuto sentire, do­vunque fosse, che lo spirito allegro della commedia aveva lasciato il nostro teatro. Questo, me ne rendo conto, sarà frainteso. Ma da lungo tempo so che, qualunque cosa facciamo, saremo frain­tesi; non è colpa degli altri, poiché, noi lo sappiamo, le nostre migliori motivazioni non sono spiegabili né difendibili. E prefe­rirei ferire coloro che possono gridare anziché colei che tace.

L’11 luglio le scriveva:

Ho fatto una scoperta o, dovrei dire, ho avuto una visione. L’ho avuta tra due tazze di caffè nero in un ristorante francese di Soho; ma non saprei spiegarla, neppure se cercassi di farlo. Comunque, il senso era che tutte le cose buone formano un tutt’uno. Non esiste alcun conflitto tra la lapide di Gertrude e il ritornello di un’opera buffa eseguito da Mildred Wain. Ma esiste un’insanabile conflitto tra la lapide di Gertrude e l’oscena pomposità della prèfica; ed esiste un’insanabile conflitto tra la melodia dell’opera buffa e qualunque testo meschino o volgare a cui venga adattata. Queste cose, che l’uomo ha unito, Dio sicuramente le separerà. Questo è ciò che sento... adesso, a ogni ora del giorno. Tutte le cose buone sono una cosa sola. Tramonti, scuole di filosofia, bambini, costellazioni, cattedrali, opere d’arte, montagne, cavalli, poesie; sono solo travestimenti. Un’entità soltanto si muove sempre tra noi, celandosi sotto il manto grigio della chiesa o nel verde dei prati. Lui c’è sempre, dietro a ogni cosa, soltanto lui può indossare quei travestimenti in modo tan­to splendido. E questo è ciò che gli Ebrei dell’antichità, soli tra gli altri popoli, hanno percepito; per questo il loro rozzo dio tri­bale è stato innalzato sopra le rovine di tutte le civiltà politeiste. Poiché i Greci, i Vichinghi e i Romani videro solo i conflitti del­ la natura e trasformarono il sole in un dio, e così pure il mare, e così pure il vento. Non furono attraversati, come qualche rude israelita, una notte, nella solitudine del deserto, dall’improv­visa, abbagliante idea che tutto il mondo era la manifestazione di un solo Dio: un’idea degna di un romanzo poliziesco.

Frances cercò di accettare il dolore nello spirito del Vangelo. A Gilbert aveva detto che, avendo Dio permesso la morte di Gertrude, essi avrebbero dovuto esclamare, come i disce­poli sul monte della Trasfigurazione: «È bello per noi essere qui». Chesterton le scrisse in risposta: 

Un pensiero che, da laico quale sono, ho sempre avuto è che quell’osservazione di Pietro davanti alla visione di un’ora avrebbe dovuto essere fatta propria da ciascuno di noi, nella contempla­zione di ogni mutamento della lunga visione che chiamiamo vi­ta. «È bello per noi essere qui», una frase che si ripete eterna­mente. E se, dopo molte gioie e feste e frivolezze, il nostro de­stino è di assistere uno di noi che, nel senso più terribile della parola, «si trasfigura davanti ai nostri occhi» - brillando cioè nel biancore della morte - almeno non potremo - credo - immaginare facilmente di non voler essere al suo posto. Non io, di certo. È stato bene per me essere là.

La morte di Gertrude valse a rafforzare la fede di Gilbert. Fu qualcosa di «prezioso», disse a Frances poche settimane dopo; tuttavia, a settembre, si chiedeva ancora: 

Non so in base a quale principio sia governato l’universo; so solo, o sento, che è un principio buono o comunque spirituale. Non so che cosa sia stata la morte di Gertrude; so che è stata bella, perché l’ho vista. Noi non sentiamo così adesso; perché? Perché adesso non vediamo Gertrude. Ciò che ora vediamo è la sua assenza: ma la sua morte non è la sua assenza, bensì la sua presenza altrove. Sapevamo che era bello, poi l’abbiamo visto e non ci è sembrato più tale. Non temere, adorata, per le lente, inevitabili leggi della natura umana; noi torneremo sul monte della Visione; potremo usare quelle parole negli accenti di Whitman. «Disincarnata, trionfante, morta».

(...) In tutte le lettere alla fidanzata, Gilbert cercò di sollevarne il morale, rifiutando di cedere alla «sontuosa fandonia dei sentimenti mortuari». Sulla parola reverenza si era detta «una carrettata di assurdità». Per quanto lo riguardava, «se a qualcuno ne verrà in mente una veramente buona sull’aspetto della mia bara, per tutti i fulmini dovrà dirla all’istante. Se non lo farà, alzerò il coperchio con un calcio e ci penserò io».

Michael Ffinch, Gilbert Keith Chesterton 

(le lettere citate sono tratte da Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton).

martedì 22 settembre 2026

Un aforisma al giorno - Amare le fatiche più dei frutti.

Un uomo deve amare profondamente una cosa se la pratica senza alcuna speranza di fama o di guadagno, ma la pratica persino senza alcuna speranza di riuscirci bene. Un uomo del genere deve amare le fatiche di quel lavoro più di quanto qualsiasi altro uomo possa amare i suoi frutti.

Gilbert Keith Chesterton, Robert Browning.



lunedì 21 settembre 2026

Un aforisma al giorno - Paura di guardare al passato.



Gli uomini inventano nuovi ideali perché non osano perseguire quelli vecchi. Guardano al futuro con entusiasmo, perché hanno paura di guardare al passato.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c’è di sbagliato nel mondo.



domenica 20 settembre 2026

Un aforisma al giorno .Un avventura vertiginosa...

È sempre facile cadere; ci sono un’infinità di angoli dai quali si cade, ma solo uno dal quale si rimane in piedi. Essere caduto in una qualsiasi delle mode, dallo gnosticismo alla Scienza Cristiana, sarebbe stato davvero ovvio e banale. Ma averle evitate tutte è stata un’avventura vertiginosa; e nella mia visione il carro celeste vola fragorosamente attraverso i secoli, le ottuse eresie si distendono, prostrate, mentre la verità selvaggia vacilla ma rimane eretta.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.



sabato 19 settembre 2026

Un aforisma al giorno - Stabiliamo cos'è bene...



Ci piace parlare di “libertà”; ma il modo in cui finiamo per parlarne in realtà è un tentativo di evitare di discutere di ciò che è “buono”. Ci piace parlare di “progresso”; questo è un espediente per evitare di discutere di ciò che è buono. Ci piace parlare di “istruzione”; questo è un espediente per evitare di discutere di ciò che è buono.

L’uomo moderno dice: «Lasciamo da parte tutti questi criteri arbitrari e abbracciamo la libertà in forma pura». Ciò, tradotto in termini logici, significa: «Non decidiamo cosa sia il bene, ma consideriamo un bene il fatto di non deciderlo».

Dice: «Via i vostri vecchi standard morali; io sono per il progresso». Questo, espresso logicamente, significa: «Non stabiliamo cosa sia il bene; ma stabiliamo se ne stiamo ottenendo di più».

Dice: «Né nella religione né nella moralità, amico mio, risiedono le speranze del genere umano, ma nell’istruzione». Questo, espresso chiaramente, significa: «Non possiamo decidere cosa sia il bene, ma diamo l’istruzione ai nostri figli».

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.