lunedì 31 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Le idee sono pericolose.

Le idee sono pericolose, ma l’uomo per cui sono meno pericolose è proprio l’uomo delle idee. Egli conosce bene le idee e si muove tra loro come un domatore di leoni. Le idee sono pericolose, ma l’uomo per cui sono più pericolose è proprio colui che non ne ha. A quest’ultimo la prima idea che gli capita in mente gli darà alla testa come il vino a un astemio.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.





domenica 30 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Fretta...

Uno dei grandi svantaggi della fretta è che porta via tantissimo tempo.

Gilbert Keith Chesterton, All Things Considered.



sabato 29 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Un'improvvisa speranza nel cuore.

In effetti, il Libro di Giobbe risponde apertamente al mistero solo con il mistero. Giobbe viene consolato con enigmi; ma viene comunque consolato. Qui si trova davvero un modello, nel senso di una profezia, di cose che parlano con autorità. Perché quando chi dubita può solo dire: «Non capisco», è vero che chi sa può solo rispondere o ripetere: «Tu non capisci». E sotto quel rimprovero c’è sempre un’improvvisa speranza nel cuore; e la sensazione che ci sia qualcosa che varrebbe la pena di comprendere.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



venerdì 28 agosto 2026

Un aforisma al giorno - La sostanziale sacralità del sonno.


Il più grande atto di fede che un uomo può fare è quello che tutti noi facciamo ogni notte. Abbandoniamo le nostre identità, trasformiamo le nostre anime e i nostri corpi nel caos. Dissolviamo noi stessi come alla fine del mondo: sotto tutti gli aspetti, diventiamo uomini morti, nella sicura e certa speranza di una gloriosa resurrezione. Dopo di ciò è vano definire noi stessi per sistemi, quando abbiamo questa fede nelle leggi della natura, quando le lasciamo vegliare sulla nostra culla armate e onnipotenti. È inutile che parliamo male del potere supremo, quando circa ogni dodici ore restituiamo la nostra anima e il nostro corpo a Dio senza nessuna sicurezza. Questa è la sostanziale sacralità del sonno, e la più chiara ed evidente ragione per cui tutte le tribù di tutte le epoche abbiano trovato in esso e nei suoi fenomeni una fonte di speculazione religiosa. In questa improvvisa e sorprendente trance che chiamiamo sonno, siamo portati via contro la nostra volontà o scelta, e ci vengono mostrati prodigiosi panorami, sensazionali accadimenti, e i frammenti di storie poco decifrabili. Gli uomini hanno, in tutte le epoche, basato molti dei loro credi e speculazioni su questo fatto. Con considerevole sicurezza può essere affermato che sarebbero stati grandemente sciocchi a non farlo.

G.K. Chesterton, Lettura e follia (dal capitolo Il significato dei sogni)



giovedì 27 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Il mistero della farmacia



Questo è un semplice punto di vista unilaterale, ma è una visione che può esigere di trovare voce, se non altro per giustizia verso gli scrittori per l’infanzia vecchio stile, spesso criticati ai giorni nostri. Il loro moralismo a volte è nauseante, ma in fondo sono le persone adulte a esserne nauseate. Sui bambini la moralità scorreva via come l’acqua sul dorso di un’anatra. Ciò che delle vecchie storie morali piaceva ai bambini era il fatto che erano storie realistiche e che gli autori, come i bambini, erano realisti, persone davvero interessate ai fenomeni di questo mondo. Tutti i lettori dei racconti della signorina Edgeworth (per fare un magnifico esempio) ricorderanno una mirabile storia di una ragazzina che desiderava possedere i vasi di liquido colorato che erano in mostra nella vetrina di una farmacia. La morale della storia, che ricordiamo solo vagamente, riguardava la negatività del desiderio e la vanità delle aspirazioni umane. Ma il bambino che ha letto la storia, in realtà, ha assorbito una morale esattamente opposta a quella della storia: ha imparato a sognare quei vasi, a gioire davanti allo splendore dei colori primari. Il pessimismo educativo dell’etica vecchio stampo non sfiorava la questione, il nocciolo era che la signorina Edgeworth aveva colto un frammento luminoso di poesia che era sfuggito a Keats e Browning, il fascino di quelle lune mostruose e colorate che lungo la strada annunciano il mistero della farmacia.

Gilbert Keith Chesterton, Lettura e follia (dal capitolo La biblioteca della nursery)





mercoledì 26 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Le prime occhiate sono le migliori.



Se chiunque di noi riporta la mente alla propria infanzia, ricorderà che il senso del sovrannaturale era ancorato il più delle volte a qualche oggetto del tutto banale e concreto, a un particolare pianerottolo delle scale, a un determinato albero nel parco, a un modo di tagliare il cartoncino o ai capelli di una bambola giapponese. Il bambino non ha bisogno del nonsense: per lui l’intero universo è privo di senso, nel significato più nobile di quella già nobile espressione. Un albero è qualcosa di sproporzionato e bizzarro, un asino è emozionante quanto un drago. Tutti gli oggetti vengono visti attraverso una enorme lente di ingrandimento: la margherita nel prato è ampia come un albero delle Esperidi, e i ciottoli disseminati in una pozzanghera fungeranno da Isole dei Beati. Un bambino è inferiore a noi sotto molti punti di vista: non ha il senso dell’esperienza, della padronanza di sé; soprattutto non ha alcuna conoscenza dell’emozione profonda, o di quei grandi dolori che rendono la vita degna di essere vissuta. Possiede però un peculiare grado di superiorità. Noi scopriamo costantemente nuovi mondi estetici, e l’ultima scoperta che abbiamo compiuto è questo universo del nonsense. Ma il bambino ha apprezzato questo mondo alla prima occhiata, e le prime occhiate sono le migliori.

G.K. Chesterton, Lettura e follia.



martedì 25 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Il nonsense è per gli adulti.



La grande letteratura del nonsense ha un enorme valore, ma si può almeno ragionevolmente asserire che è valido principalmente per gli adulti. Il nonsense è un concetto di una sottigliezza “meredithiana”. Non sono i bambini a dover leggere le parole di Lewis Carroll: fanno molto meglio a passare il tempo a preparare torte di fango; al contrario, saggi e filosofi brizzolati dovrebbero stare seduti tutta la notte a leggere Alice nel paese delle Meraviglie per studiare quel problema molto oscuro della metafisica, la terra di confine tra ragione e irrazionalità, e la natura della più imprevedibile delle forze spirituali, l’umorismo, che danza in eterno tra quei due poli. Il fatto che noi traiamo piacere in certe storie lunghe ed elaborate, in certe forme complicate e curiose di dizione, che non hanno alcun significato comprensibile, non è un argomento con cui far giocare i bambini, è un argomento con cui far impazzire gli psicologi. Siamo noi persone mature, con il nostro gusto per ciò che esula dalle regole, ad aver inventato il nonsense. Ci siamo concessi il piacere di Ciciarampa e dello Yonghy-Bonghy-Bo, così come ci siamo immersi nello spiritualismo e nelle fiabe celtiche, perché avevamo una perenne impazienza verso la nostra stessa monotona terra. Ma il bambino si trova in una posizione nettamente superiore. Per lui la terra non è monotona, per lui non vi è necessità di libri. Quell’elemento del selvatico e del poetico che ci viene suscitato dal Dong con il naso luminoso, in lui è suscitato da un normale parente. Per il bambino non è necessario risvegliare il senso di straniamento e umorismo dotando un uomo di un naso luminoso. Per il bambino (prototipo del vero filosofo, che non è ancora nato) è già sufficientemente strano e divertente avere un naso.

Gilbert Keith Chesterton, Lettura e follia.