sabato 18 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Diritto all'autogoverno e dovere di pensarci da soli.



Le persone hanno diritto all'autogoverno, ovvero a un governo che esse stesse hanno creato. Non hanno necessariamente diritto a un apparato speciale ed elaborato creato da qualcun altro. È loro diritto crearlo da sole, ma è anche loro dovere pensarci da sole. Un autogoverno di stampo semplice è esistito in innumerevoli società semplici, e riterrò sempre una responsabilità terribile interferire con esso. Ma un governo rappresentativo, o un governo teoricamente rappresentativo, di tipo estremamente complicato, può esistere in certe società complesse senza che queste siano obbligate a trasferirlo ad altre, o addirittura ad ammirarlo per se stesse. In ogni caso, nel bene o nel male, lo hanno inventato loro stesse. E c’è una distinzione morale, perfettamente razionale e democratica, tra tali invenzioni e i diritti evidenti che nessun uomo può affermare di aver inventato. Se l’arabo mi dice: «Non me ne frega niente dell’Europa; esigo il pane», il rimprovero mi sembra vero e terribile. Ma se dice: «Non me ne frega niente dell’Europa; esigo la cucina francese, i dolci italiani, la birra inglese», e così via, penso che sia piuttosto un arabo irragionevole. Dopotutto, abbiamo inventato noi queste cose; in auctore auctoritas.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



venerdì 17 aprile 2026

Riproposizioni - Un aforisma al giorno dal 17 aprile 2007 (che giovani!!! già tosti...).

Vorrei che non fossimo obbligati a sprecare in cose frivole, quali le letture e la letteratura, il tempo che potremmo dare ad un lavoro solido, serio e costruttivo, come il ritagliare figure di cartone, ed impiastrarvi su vivaci colori.


Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

giovedì 16 aprile 2026

A proposito di schizzi e disegni di Chesterton...


 

Chesterton, come molti sanno, frequentò per circa un anno la Slade School of Arts, annessa al University College London, che pure aveva frequentato nell'anno precedente senza molto frutto.

A prescidere da questo, Chesterton aveva una buona mano e soprattutto un grande senso dell'umorismo. Sono tanti i suoi disegni sparsi tra libri, riviste e soprattutto improvvisati sui suoi libri di gioventù (in passato vi abbiamo mostrato qualche foto che abbiamo scattato nei luoghi ove sono riposti i libri a lui appartenuti). Possiamo dire che incarnava quel certo surrealismo di chi ama il nonsense. Anche nei disegni si legge quella necessità di usare il paradosso ed il nonsense per tenere desto chi li vedeva.

Oggi vi presentiamo questo che reca la seguente didascalia:

Come mi sentivo quando andai in Irlanda ad incontrare San Patrizio.

mercoledì 15 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Trovare la strada o perdersi?



C'è un dibattito frivolo e fantasioso che ho spesso avuto con un amico, sul fatto se sia meglio trovare la propria strada o perdersi, ricordare la strada o dimenticarla. Sono fatto in modo tale da essere capace di perdermi nel mio stesso paese e quasi nella mia stessa casa. E sono pronto a difendere il privilegio di essere un tipo poetico. In verità sono pronto a sostenere che entrambi gli atteggiamenti sono preziosi e dovrebbero coesistere. E così io e il mio amico camminiamo fianco a fianco lungo le vie del mondo: lui pieno di un sentimento ricco e umano, perché ricorda di aver percorso quella strada centinaia di volte fin dall’infanzia; mentre per me l’esistenza è una favola perpetua, perché ne ho dimenticato tutto. Il lampione che lo commuove fino alle lacrime di nostalgia mi strappa un grido di stupore; e il muro che per lui è storico come una piramide, per me è affascinante e rivoluzionario come una barricata.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.

Un fumetto disegnato da
Chesterton: "Visione a Bedford
Park. Gli abitanti di Bedford Park
assistono a una spaventosa
visione del futuro: una vecchia
conoscenza che va in chiesa.


martedì 14 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Chesterton e la pubblicità.



In realtà, vedere i poveri chiedere soldi non è così ripugnante quanto vedere i ricchi chiedere ancora più soldi. E la pubblicità è proprio questo: i ricchi che chiedono ancora più soldi. Un uomo si sentirebbe infastidito se si trovasse in mezzo a una folla di milionari, tutti con il cappello di seta in mano per chiedere un penny; o tutti che gridano all’unisono: «Dammi soldi». Eppure la pubblicità aggredisce davvero l'occhio proprio come un grido del genere aggredirebbe l'orecchio. «Gli stivali di Budge sono i migliori» significa semplicemente «Dammi soldi»; «Usa il sapone Seraphic» significa semplicemente «Dammi soldi». È un errore totale pensare che siano le persone comuni a rendere banali le nostre città, con cose brutte come le pubblicità. La maggior parte di coloro i cui prodotti sono così pubblicizzati ovunque sono signori molto ricchi con stemmi e residenze di campagna, uomini che probabilmente sono molto esigenti riguardo all’arredamento artistico delle loro case. Sfigurano le loro città per decorare le loro case.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



lunedì 13 aprile 2026

Riproposizioni - Dieci anni fa tiravamo fuori dal cappello il dibattito Chesterton - Shaw su: gli animali hanno un'anima? Dai, vecchi segugi...



Il collegamento qui sotto riporta ad una notizia che The Guardian, quotidiano "left wing" inglese, pubblicò originariamente il 15 aprile 1925. Centouno anni fa l'articolo, dieci anni fa il nostro post in cui lo segnalavamo.

È corredato anche della foto del ritaglio di giornale che appunto riportava la notizia di questo spettacolare dibattito:


https://uomovivo.blogspot.com/2016/04/dibattito-di-shaw-chesterton-gli.html


La foto allegata all'articolo in inglese è una di quelle arcifamose, di cui abbiamo dato notizia e spiegazione in diverse occasioni negli anni. Ritrae un altro più famoso dibattito che coinvolse Chesterton e Shaw, stavolta sotto la moderazione di Belloc ("la moderazione di Belloc": locuzione che ha qualcosa dell'ossimoro...). È la foto del famoso dibattito "Do We Agree?", ampiamente documentato sul blog (basta mettere "Do We Agree" nel motore di ricerca interno). "Do We Agree?" finì anche in volume, nelle librerie antiche circola liberamente ancor oggi.

Comunque avrete capito che esibirsi in dibattiti pubblici ed assistervi era uno sport molto in voga all'epoca. Come dicemmo qui, il pubblico pagava biglietti per assistervi, e se c'era qualche problema vociava fuori, cazzottava i portoni per entrare, faceva dei numeri...

Altri tempi.

Qui sotto qualche brano che invita alla lettura dell'articolo inglese.

Marco Sermarini

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In a contribution to the second instalment of a symposium on “Have Animals Souls?” which appears in the May number of “Animals,” Mr. George Bernard Shaw says: –

“What is a soul? Unless it is a specific acquisition like a spine, appearing at a certain stage in evolution, it is difficult to regard it as an exclusively human characteristic. However, there is nothing unreasonable or improbable in this view, which is virtually that of the Roman Catholic Church, and is indeed the common view amongst us.

“The line it draws may (if you have a fancy that way) be drawn lower down, to include dogs or even beetles. Survival after death is another matter altogether. A man may believe that he has a soul, and that a dog has a soul, without believing anything so monstrous as that he and the dog as individuals are going to live for ever.”

Mr G.K. Chesterton after stating frankly that the subject is one of the many questions on which he is content to be an agnostic, says: – “About one thing I am quite clear, that it is perfectly right that the two ideas of the immortal man and the immortal mongoose should be treated as quite distinct. The second is simply a speculation about the mystery of nature that lies around us; the first is a practical question affecting the common conscience of a man and the consequences of his own action.

“If there is one thing of which I am convinced it is that even our love of animals should be one sort of thing and our love of man another. I do not mean that our love of animals should not be a real and beautiful sort of thing; by all means let it be if it can, as real and beautiful as it was in St. Francis of Assisi. I mean it is in a different category and on another plane... There enters into the case of the man an element of serious spiritual sympathy and responsibility that does not exist in the case of the dog or the horse, still less of the mongoose or the hyaena.

Il resto lo trovate nel già riportato collegamento.

domenica 12 aprile 2026

Ancora sullo spiccato interesse di Chesterton per il nonsense.

Nelle ultime settimane abbiamo deciso di gettare una luce più luminosa sul tema del nonsense, giacché ci è stato fatto notare da Dale Ahlquist che tra le prime due produzioni di Chesterton spiccano espressioni di interesse e stima per il genere nonsense.

La prima fu Greybeards at Play, tradotta in italiano in maniera appropriata dalla nostra Annalisa Teggi con Burloni Barbagrigia. Teggi, a proposito di questo interesse, con altrettanta appropriatezza ci dice:

«Questa raccolta di versi giovanili fu per Chesterton una cosa seria, il che – come lui stesso ci insegna – è tutt'uno con divertente. Sono versi che non vogliono suonare comici o satirici o semplicemente scanzonati; hanno la pretesa di giocare con le cose, dopo aver imparato a mettere in disordine il mondo interno nel modo in cui un bambino riduce in un campo di battaglia la sua cameretta. Nella fattispecie Gilbert compone questi versi per una bimba, una giovane cugina di Frances che si chiamava Rhoda. Anche attraverso la leggerezza di questi versi è capace di suggerirci che il disegno del mondo non è un meccanismo astruso, ma è qualcosa che attende ogni bimbo curioso che voglia mettersi a giocare».

La seconda è The Defendant (ampiamente citato sul nostro blog, tradotto in italiano prima come Il bello del brutto, edito da Sellerio, e successivamente da Lindau con il titolo L'Imputato), raccolta di articoli usciti su The Speaker, che presenta tra i vari titoli il seguente: "In difesa del nonsense".

Ho allora tradotto e pubblicato un saggio (suddividendolo in due post per facilitarne la lettura) apparso nel 1911 su l'Illustrated London News proprio sull'argomento:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html

https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html

In esso Chesterton si diffonde sull'importanza del genere e su quella dei contributi di Lewis Carroll e Edward Lear alla questione. 

Ora scavando ci siamo resi conto di quanto il tema investa il pensiero di Chesterton, perché in Radio Chesterton (la raccolta di parte delle conversazioni radiofoniche effettuate da Chesterton alla fine degli anni Trenta sul programma radiofonico della BBC) c'è la trascrizione di una conversazione dal titolo Both Sides the Looking Glass, tradotto da Annalisa Teggi in Davanti e dietro allo specchio (la conversazione è raccolta in italiano in Radio Chesterton ed in inglese in The Spice of Life, visto che le trasmissioni nel loro complesso sono uscite in lingua originale solo nelle trascrizioni effettuate su The Listener, la rivista della BBC); si tratta della recensione di Miscellanea delle lettere di Lewis Carroll ai suoi piccoli amici e de La vita di Hans Christian Andersen di Signe Toksvig. È l'occasione per toccare nuovamente il tema parlando di queste opere, l'una contenente le lettere dell'autore di Alice nel paese delle meraviglie e l'altro una ben scritta biografia dello scrittore danese, ed anche per riportare luce sulla questione per come è trattata dal maestro del nonsense Edward Lear, di cui appunto Chesterton parla anche nel saggio del 1911.

Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:

ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.

Uno dei mezzi per ottenere il risultato di

vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)

è l'uso dell'immaginazione per 

rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).

Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.

Marco Sermarini