La prima parte di questo articolo è stata pubblicata il 22 febbraio 2026:
Gli articoli che Chesterton scriveva per l'Illustrated London News, tra il 1905 e il 1936, non ebbero mai un titolo ma erano numeri successivi della rubrica Our Note Book che Chesterton tenne sulla rivista fino alla sua morte.
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Ciò che vale per il confine surreale delle parole, come in Lear e Carroll, vale anche per il confine surreale dei pensieri, come in Oscar Wilde o Bernard Shaw. Anche in questo caso la difficoltà non sta nel trovare il nonsense, ma nel trovare un nonsense prezioso. Molti accusano Shaw e altri di limitarsi a dire tutto ciò che è contrario all'opinione corrente. Ma se questi critici hanno individuato un simile schema di successo, perché non ne approfittano semplicemente? Se hanno la chiave, che la usino. Se conoscono il trucco, che lo mettano in pratica. Se un uomo può raggiungere la fama e la prosperità semplicemente dicendo che il sole splende di notte e le stelle di giorno, che ogni uomo ha quattro gambe e ogni cavallo due, allora la strada verso il successo è sicuramente aperta, perché ci devono essere molte cose del genere da dire. Ma la verità è che, mentre tutti possiamo crogiolarci nei luoghi comuni (una cosa assolutamente salutare, come un bagno di fango), dobbiamo tutti prestare particolare attenzione nella scelta dei paradossi. In questo caso, per una volta, il gusto è davvero importante.
Esistono due tipi di paradossi. Non si tratta tanto di quelli buoni e cattivi, né di quelli veri e falsi. Si tratta piuttosto di quelli fecondi e di quelli sterili; i paradossi che generano vita e quelli che annunciano solo morte. Quasi tutti i paradossi moderni annunciano semplicemente morte. Vedo ovunque tra i giovani che hanno imitato Shaw una strana tendenza a proferire epigrammi che negano la possibilità di ulteriore vita e pensiero. Un paradosso può essere una cosa insolita, minacciosa, persino brutta, come un rinoceronte. Ma, come un rinoceronte vivo dovrebbe produrre altri rinoceronti, così un paradosso vivo dovrebbe produrre altri paradossi. Il nonsense dovrebbe essere suggestivo, ma al giorno d'oggi è abortivo. I nuovi epigrammi non sono nemmeno fantastici segnali indicatori su una strada sperduta: sono targhe, ciascuna incastonata in un muro di mattoni alla fine di un vicolo cieco. Per quanto riguarda il pensiero, gridano agli uomini: «Non pensate più», come la voce dice «Non dormire più» a Macbeth. Questi retori non parlano mai se non per chiudere la questione. Anche quando sono davvero spiritosi (come nel caso del signor Shaw), commettono comunemente l'unico crimine che non può essere perdonato tra uomini liberi. Dicono l'ultima parola.
Citerò alcuni casi che ho sotto mano. Sul mio tavolo vedo un libro di aforismi scritto da un giovane autore socialista, Holbrook Jackson; si intitola Platitudes in the Making (Banalità in divenire) e illustra in modo curioso la differenza tra il paradosso che stimola il pensiero e quello che lo impedisce. Naturalmente, l'autore ha letto troppo Nietzsche e Shaw e troppo poco pensatori meno brancolanti e più pensatori coinvolgenti. Ma dice molte cose davvero valide tutte sue, che illustrano perfettamente ciò che intendo qui riguardo al nonsense suggestivo e distruttivo.
Cosi in un passaggio dice: “Sopportate volentieri gli sciocchi: potrebbero avere ragione”. A me sembra un'ottima idea; ma qui intendo dire in particolare che mi sembra fruttuosa e libera. Si può fare qualcosa con questa idea; essa apre una strada. Si può andare alla ricerca, tra i propri conoscenti e parenti più affidabili, del fuoco di un’infallibilità nascosta. Si può fantasticare di vedere la stella dell'eterna giovinezza negli occhi un po' vuoti dello zio George; si può seguire vagamente qualche profondo ritmo della natura nelle infinite ripetizioni con cui la signorina Bootle racconta una storia; e nei grugniti e nei sussulti del maggiore della porta accanto si può sentire, per così dire, il grido di un dio strangolato. Non può mai restringere la nostra mente, né mai arrestare la nostra vita supporre che un particolare sciocco non sia così sciocco come sembra. Tutto ciò serve solo ad accrescere la carità, e la carità è l'immaginazione del cuore.
Giro la pagina e mi imbatto in quello che definisco il paradosso sterile. Sotto il titolo “Consigli”, il signor Jackson scrive: “Non pensare, agisci”. È esattamente come dire: “Non mangiare, digerisci”. Tutte le azioni che non sono meccaniche o accidentali implicano il pensiero; solo il mondo moderno sembra aver dimenticato che può esistere un pensiero decisivo e drammatico. Tutto ciò che proviene dalla volontà deve passare attraverso la mente, sebbene possa passare velocemente. L'unica cosa che un uomo forte può “fare” senza pensare è cadere su uno zerbino. Questo non fa nemmeno saltare la mente, la fa semplicemente fermare. Prendo un altro paio di casi alla rinfusa. “Lo scopo della vita è la vita”. Questo mi sembra vero in ultima analisi, sempre che l'autore sia abbastanza liberale da includere la vita eterna. Ma anche se è un nonsense, è un nonsense ben ponderato.
In un'altra pagina ho letto: “La verità è la propria concezione delle cose”. È un nonsense senza senso. Un uomo non avrebbe mai avuto alcuna concezione delle cose se non avesse pensato che fossero cose e che ci fosse una qualche verità in esse. Qui abbiamo un nonsense nero, come la magia nera, che blocca il cervello. “Una bugia è ciò in cui non credi”. Questa è una bugia; quindi forse il signor Jackson non ci crede.
Gilbert Keith Chesterton, The Illustrated London News, 11 marzo 1911.