sabato 29 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Un'improvvisa speranza nel cuore.

In effetti, il Libro di Giobbe risponde apertamente al mistero solo con il mistero. Giobbe viene consolato con enigmi; ma viene comunque consolato. Qui si trova davvero un modello, nel senso di una profezia, di cose che parlano con autorità. Perché quando chi dubita può solo dire: «Non capisco», è vero che chi sa può solo rispondere o ripetere: «Tu non capisci». E sotto quel rimprovero c’è sempre un’improvvisa speranza nel cuore; e la sensazione che ci sia qualcosa che varrebbe la pena di comprendere.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



venerdì 28 agosto 2026

Un aforisma al giorno - La sostanziale sacralità del sonno.


Il più grande atto di fede che un uomo può fare è quello che tutti noi facciamo ogni notte. Abbandoniamo le nostre identità, trasformiamo le nostre anime e i nostri corpi nel caos. Dissolviamo noi stessi come alla fine del mondo: sotto tutti gli aspetti, diventiamo uomini morti, nella sicura e certa speranza di una gloriosa resurrezione. Dopo di ciò è vano definire noi stessi per sistemi, quando abbiamo questa fede nelle leggi della natura, quando le lasciamo vegliare sulla nostra culla armate e onnipotenti. È inutile che parliamo male del potere supremo, quando circa ogni dodici ore restituiamo la nostra anima e il nostro corpo a Dio senza nessuna sicurezza. Questa è la sostanziale sacralità del sonno, e la più chiara ed evidente ragione per cui tutte le tribù di tutte le epoche abbiano trovato in esso e nei suoi fenomeni una fonte di speculazione religiosa. In questa improvvisa e sorprendente trance che chiamiamo sonno, siamo portati via contro la nostra volontà o scelta, e ci vengono mostrati prodigiosi panorami, sensazionali accadimenti, e i frammenti di storie poco decifrabili. Gli uomini hanno, in tutte le epoche, basato molti dei loro credi e speculazioni su questo fatto. Con considerevole sicurezza può essere affermato che sarebbero stati grandemente sciocchi a non farlo.

G.K. Chesterton, Lettura e follia (dal capitolo Il significato dei sogni)



giovedì 27 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Il mistero della farmacia



Questo è un semplice punto di vista unilaterale, ma è una visione che può esigere di trovare voce, se non altro per giustizia verso gli scrittori per l’infanzia vecchio stile, spesso criticati ai giorni nostri. Il loro moralismo a volte è nauseante, ma in fondo sono le persone adulte a esserne nauseate. Sui bambini la moralità scorreva via come l’acqua sul dorso di un’anatra. Ciò che delle vecchie storie morali piaceva ai bambini era il fatto che erano storie realistiche e che gli autori, come i bambini, erano realisti, persone davvero interessate ai fenomeni di questo mondo. Tutti i lettori dei racconti della signorina Edgeworth (per fare un magnifico esempio) ricorderanno una mirabile storia di una ragazzina che desiderava possedere i vasi di liquido colorato che erano in mostra nella vetrina di una farmacia. La morale della storia, che ricordiamo solo vagamente, riguardava la negatività del desiderio e la vanità delle aspirazioni umane. Ma il bambino che ha letto la storia, in realtà, ha assorbito una morale esattamente opposta a quella della storia: ha imparato a sognare quei vasi, a gioire davanti allo splendore dei colori primari. Il pessimismo educativo dell’etica vecchio stampo non sfiorava la questione, il nocciolo era che la signorina Edgeworth aveva colto un frammento luminoso di poesia che era sfuggito a Keats e Browning, il fascino di quelle lune mostruose e colorate che lungo la strada annunciano il mistero della farmacia.

Gilbert Keith Chesterton, Lettura e follia (dal capitolo La biblioteca della nursery)





mercoledì 26 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Le prime occhiate sono le migliori.



Se chiunque di noi riporta la mente alla propria infanzia, ricorderà che il senso del sovrannaturale era ancorato il più delle volte a qualche oggetto del tutto banale e concreto, a un particolare pianerottolo delle scale, a un determinato albero nel parco, a un modo di tagliare il cartoncino o ai capelli di una bambola giapponese. Il bambino non ha bisogno del nonsense: per lui l’intero universo è privo di senso, nel significato più nobile di quella già nobile espressione. Un albero è qualcosa di sproporzionato e bizzarro, un asino è emozionante quanto un drago. Tutti gli oggetti vengono visti attraverso una enorme lente di ingrandimento: la margherita nel prato è ampia come un albero delle Esperidi, e i ciottoli disseminati in una pozzanghera fungeranno da Isole dei Beati. Un bambino è inferiore a noi sotto molti punti di vista: non ha il senso dell’esperienza, della padronanza di sé; soprattutto non ha alcuna conoscenza dell’emozione profonda, o di quei grandi dolori che rendono la vita degna di essere vissuta. Possiede però un peculiare grado di superiorità. Noi scopriamo costantemente nuovi mondi estetici, e l’ultima scoperta che abbiamo compiuto è questo universo del nonsense. Ma il bambino ha apprezzato questo mondo alla prima occhiata, e le prime occhiate sono le migliori.

G.K. Chesterton, Lettura e follia.



martedì 25 agosto 2026

Un aforisma al giorno - Il nonsense è per gli adulti.



La grande letteratura del nonsense ha un enorme valore, ma si può almeno ragionevolmente asserire che è valido principalmente per gli adulti. Il nonsense è un concetto di una sottigliezza “meredithiana”. Non sono i bambini a dover leggere le parole di Lewis Carroll: fanno molto meglio a passare il tempo a preparare torte di fango; al contrario, saggi e filosofi brizzolati dovrebbero stare seduti tutta la notte a leggere Alice nel paese delle Meraviglie per studiare quel problema molto oscuro della metafisica, la terra di confine tra ragione e irrazionalità, e la natura della più imprevedibile delle forze spirituali, l’umorismo, che danza in eterno tra quei due poli. Il fatto che noi traiamo piacere in certe storie lunghe ed elaborate, in certe forme complicate e curiose di dizione, che non hanno alcun significato comprensibile, non è un argomento con cui far giocare i bambini, è un argomento con cui far impazzire gli psicologi. Siamo noi persone mature, con il nostro gusto per ciò che esula dalle regole, ad aver inventato il nonsense. Ci siamo concessi il piacere di Ciciarampa e dello Yonghy-Bonghy-Bo, così come ci siamo immersi nello spiritualismo e nelle fiabe celtiche, perché avevamo una perenne impazienza verso la nostra stessa monotona terra. Ma il bambino si trova in una posizione nettamente superiore. Per lui la terra non è monotona, per lui non vi è necessità di libri. Quell’elemento del selvatico e del poetico che ci viene suscitato dal Dong con il naso luminoso, in lui è suscitato da un normale parente. Per il bambino non è necessario risvegliare il senso di straniamento e umorismo dotando un uomo di un naso luminoso. Per il bambino (prototipo del vero filosofo, che non è ancora nato) è già sufficientemente strano e divertente avere un naso.

Gilbert Keith Chesterton, Lettura e follia.



 

lunedì 24 agosto 2026

Lettura e follia contiene un interessante saggio sul nonsense.



L'editore Euridice alcuni anni fa ha tradotto e pubblicato con il titolo Lettura e follia i saggi contenuti in Lunacy and Letters, saggi che Chesterton aveva scritto sul Daily News tra il 1901 e il 1913. Come è immaginabile i saggi non sono che una raccolta o selezione di tutti quelli che il Nostro aveva scritto per la testata liberale: su questo blog anni fa parlammo dell'edizione di tutti i saggi del Daily News raccolti e curati da Julia Stapleton in ben otto volumi editi da Pickering & Chatto nel 2011.

Come molti lettori sanno, la sua carriera di giornalista mosse i suoi passi più certi dalle colonne del quotidiano liberale Daily News, e fu il primo trampolino per la carriera di Chesterton; nel 1901 ne divenne regolare collaboratore, il che costituì una crescita di cui fu lieto e grato perché rappresentò il significativo cambiamento rispetto al precedente lavoro di assistente editoriale.

Al di là dell'importanza dei saggi scritti per il quotidiano, va rilevato che tra uno di quelli raccolti nel volume tradotto in italiano ce n'è uno che spicca perché ci trova svegli sull'argomento da esso trattato, e cioè il nonsense e la letteratura infantile, Lewis Carroll e soprattutto Edward Lear.

Ve lo segnalo, allora; si intitola La biblioteca della nursery, e vi indico un significativo passaggio, coerente con quanto Chesterton ha già affermato altrove:

In onore del bambino il Diciannovesimo secolo ha compiuto una vera scoperta, la scoperta dei cosiddetti libri del nonsense. Sono creazioni così legate al nostro tempo che dovremmo valutarle al pari dell’elettricità o della scuola dell’obbligo. In letteratura costituiscono una scoperta del tutto nuova, la scoperta che l’incongruenza in sé può costituire una certa armonia, che come esiste una bellezza nelle ali di un uccello perché richiamano l’anelito, così può esserci nelle ali di un rinoceronte perché suscitano risa. Lewis Carroll raggiunge grandi livelli in questa follia poetica. E il signor Edward Lear, a parer nostro, è ancora più grande. È comunque giusto dire che questa invenzione potrebbe riscuotere critiche per quanto attiene alla sua funzione educativa. Soprattutto dobbiamo evitare di confondere gli aspetti dell’infanzia graditi ai bambini con quelli graditi a noi.

L'altrove cui mi riferisco è quel che segue:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html

https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html

Si tratta dell'articolo uscito sull'Illustrated London News dell'11 marzo 1911, che pensai di suddividere in due parti al momento della traduzione.

Ma c'è anche quest'altro saggio, sempre tratto dall'Illustrated London News ma del 15 ottobre 1921:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/un-inedito-in-lingua-italiana.html

Lo scorso Chesterton Day ha trattato anche quest'aspetto delle idee chestertoniane, ed è stato bellissimo parlarne e metterlo in pratica con esempi antichi e moderni ed alcuni anche estemporanei prodotti da alcuni nostri soci.

Estrarremo altri brani dal saggio che segnaliamo oggi; l'argomento del nonsense attrasse fortemente l'attenzione di Chesterton già all'epoca di The Defendant, ove gli dedicò un intero capitolo, In difesa del nonsense. In esso si diceva:

La persona benintenzionata che, limitandosi a studiare l’aspetto logico delle cose, ha deciso che «la fede è nonsense», non si rende conto di quanto abbia ragione; in seguito potrebbe rendersi conto che, in realtà, il nonsense è proprio fede.

Tutto questo per dire del peso e della centralità della questione nonsense per il Nostro. D'altro canto non mi pare che esistano grandi studi sul punto, come pure sembra non vi siano a proposito della questione del rapporto tra Chesterton e Tolkien. Tolkien fece espressamente risalire parte del suo impegno letterario proprio alla "fantasia chestertoniana", quella del Mooreeffoc (vedi qui, quima anche qui...). È invece importante approfondire questi aspetti (nonsense, immaginazione, stupore, umiltà...) e segnalarne l'importanza. Cercheremo di farlo.

 Marco Sermarini




domenica 23 agosto 2026

Un aforisma al giorno - La poesia della città.



Sono così tanti gli uomini che incrociamo per strada che potrebbero avere una storia unica e ricca, e davanti a cui, per mera comodità, indietreggiamo dando per scontato che nessuno di loro l’abbia. Ci costringiamo a oltrepassare i loro drammi come se “fossero storie da scuola domenicale, siamo spinti a lanciare i romanzi nel cestino della carta straccia, copertina e tutto quanto, come se, invece di contenere storie colorate e brillanti di passione umana, non contenessero nient’altro che circolari sul carbone o domande di assistenza per il restauro di una chiesa nel Cumberland. Il mendicante che salutiamo per la strada potrebbe avere una storia immensa è molto più interessante della nostra. Eppure dobbiamo passare oltre un centinaio di uomini del genere, carichi di inutili storie, e quando ci siamo negati più storie meravigliose di quelle per cui il sultano delle Indie aveva pagato, ci precipitiamo nei dintorni a raccogliere rape e funghi per godere di un mese di poesia.
Le rape non ci possono raccontare la loro storia, se potessero, sarebbe senza dubbio profondamente affascinante. Non possiamo conoscere le scioglienti e multicolori emozioni che danno varietà all’esistenza di un fungo. Ma la motivazione per cui rifuggiamo dalla città non è in realtà la sua mancanza di poeticità, è che la sua poesia è troppo feroce, troppo affascinante è troppo pratica nelle sue rivendicazioni.

G.K. Chesterton, Lettura e follia (titolo originale: Lunacy and Letters).

L'isolato dove si trova la casa
dei Chesterton a Battersea.