In onore del bambino il Diciannovesimo secolo ha compiuto una vera scoperta, la scoperta dei cosiddetti libri del nonsense. Sono creazioni così legate al nostro tempo che dovremmo valutarle al pari dell’elettricità o della scuola dell’obbligo. In letteratura costituiscono una scoperta del tutto nuova, la scoperta che l’incongruenza in sé può costituire una certa armonia, che come esiste una bellezza nelle ali di un uccello perché richiamano l’anelito, così può esserci nelle ali di un rinoceronte perché suscitano risa. Lewis Carroll raggiunge grandi livelli in questa follia poetica. E il signor Edward Lear, a parer nostro, è ancora più grande. È comunque giusto dire che questa invenzione potrebbe riscuotere critiche per quanto attiene alla sua funzione educativa. Soprattutto dobbiamo evitare di confondere gli aspetti dell’infanzia graditi ai bambini con quelli graditi a noi.
L'altrove cui mi riferisco è quel che segue:
https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html
https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html
Si tratta dell'articolo uscito sull'Illustrated London News dell'11 marzo 1911, che pensai di suddividere in due parti al momento della traduzione.
Ma c'è anche quest'altro saggio, sempre tratto dall'Illustrated London News ma del 15 ottobre 1921:
https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/un-inedito-in-lingua-italiana.html
Lo scorso Chesterton Day ha trattato anche quest'aspetto delle idee chestertoniane, ed è stato bellissimo parlarne e metterlo in pratica con esempi antichi e moderni ed alcuni anche estemporanei prodotti da alcuni nostri soci.
Estrarremo altri brani dal saggio che segnaliamo oggi; l'argomento del nonsense attrasse fortemente l'attenzione di Chesterton già all'epoca di The Defendant, ove gli dedicò un intero capitolo, In difesa del nonsense. In esso si diceva:
La persona benintenzionata che, limitandosi a studiare l’aspetto logico delle cose, ha deciso che «la fede è nonsense», non si rende conto di quanto abbia ragione; in seguito potrebbe rendersi conto che, in realtà, il nonsense è proprio fede.
Tutto questo per dire del peso e della centralità della questione nonsense per il Nostro. D'altro canto non mi pare che esistano grandi studi sul punto, come pure sembra non vi siano a proposito della questione del rapporto tra Chesterton e Tolkien. Tolkien fece espressamente risalire parte del suo impegno letterario proprio alla "fantasia chestertoniana", quella del Mooreeffoc (vedi qui, qui, ma anche qui...). È invece importante approfondire questi aspetti (nonsense, immaginazione, stupore, umiltà...) e segnalarne l'importanza. Cercheremo di farlo.
Marco Sermarini
