Non mi interessa una ricchezza che vada oltre i sogni dell’avarizia, poiché so che l’avarizia non ha sogni, ma solo insonnia.
Gilbert Keith Chesterton, A Miscellany of Men.
Società Chestertoniana Italiana
Ci sono quattro ragioni per cui G. K. Chesterton ringrazia sempre, prima ancora di sentirsi grato per la sua stessa vita: prima di tutto il suo Creatore, per averlo creato dalla stessa terra e averlo messo nello stesso mondo in cui si trova una donna come te. La seconda ragione è che, malgrado tutti i suoi difetti, non si è perduto dietro a strane donne. La terza, che ha provato ad amare ogni cosa viva: un’oscura preparazione per amare te. E la quarta… non ci sono parole per esprimerla. Qui termina la mia vita precedente. Prendila. Mi ha portato fino a te.
Gilbert Keith Chesterton, lettera dell'estate 1898 a Frances Blogg.
Mi tacciarono di essere filo-boero, ma, a differenza di tanti altri che lo erano davvero, io di quell’epiteto ero molto fiero. Esprimeva con esattezza il mio pensiero, meglio di tanti sinonimi idealizzanti. Alcuni intellettuali rifiutavano il termine sdegnosamente e sostenevano di non essere affatto filo-boeri, ma soltanto amanti della pace o pacifisti. Io ero enfaticamente filo-boero e con la stessa enfasi non ero pacifista. Ero convinto che i boeriavessero ragione a combattere e che non tutti quelli che lottano hanno torto. Pensavo che i loro agricoltori avessero tutti i diritti di usare il cavallo e il fucile per difendere la loro piccola colonia agricola, visto che erano stati invasi da un impero cosmopolita, assoldato da finanzieri altrettanto cosmopoliti. Con la stessa autorevolezza del signor Discobolus nelle Nonsense Rhymes di Lear, allora io la pensavo così e la penso così ancora adesso. Questa sorta di simpatia militante, tuttavia, separava quelli che la pensavano come me dai colleghi che erano semplicemente antimilitaristi. La conseguenza non fu priva di peso per me personalmente: il fatto è che appartenevo alla minoranza di una minoranza. Coloro che simpatizzavano con gli inglesi, disapprovavano che parteggiassimo per i boeri e quelli che prendevano le parti dei boeri, pensavano con disappunto che li difendessimo per le ragioni sbagliate. Chi offendessimo o scandalizzassimo di più, se i jingo o i pacifisti, io non lo so. Era una situazione talmente sconcertante che mi fu del tutto naturale sentirmi attratto da un’amicizia che, da allora, ebbe un ruolo fondamentale nella mia vita, pubblica e privata.Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.
Se chiunque di noi riporta la mente alla propria infanzia, ricorderà che il senso del sovrannaturale era ancorato il più delle volte a qualche oggetto del tutto banale e concreto, a un particolare pianerottolo delle scale, a un determinato albero nel parco, a un modo di tagliare il cartoncino o ai capelli di una bambola giapponese. Il bambino non ha bisogno del nonsense: per lui l’intero universo è privo di senso, nel significato più nobile di quella già nobile espressione. Un albero è qualcosa di sproporzionato e bizzarro, un asino è emozionante quanto un drago. Tutti gli oggetti vengono visti attraverso una enorme lente di ingrandimento: la margherita nel prato è ampia come un albero delle Esperidi, e i ciottoli disseminati in una pozzanghera fungeranno da Isole dei Beati. Un bambino è inferiore a noi sotto molti punti di vista: non ha il senso dell’esperienza, della padronanza di sé; soprattutto non ha alcuna conoscenza dell’emozione profonda, o di quei grandi dolori che rendono la vita degna di essere vissuta. Possiede però un peculiare grado di superiorità. Noi scopriamo costantemente nuovi mondi estetici, e l’ultima scoperta che abbiamo compiuto è questo universo del nonsense. Ma il bambino ha apprezzato questo mondo alla prima occhiata, e le prime occhiate sono le migliori.Gilbert Keith Chesterton, La biblioteca della nursery, in Lettura e follia.