domenica 29 marzo 2026

Un aforisma al giorno - E così il piccolo Dickens "dickensizzò" Londra...



E così il piccolo Dickens «dickensizzò» Londra. Preparò la strada a tutti i suoi personaggi. In qualunque anfratto della nostra città i suoi personaggi potessero infilarsi, Dickens c’era già stato prima di loro. Per quanto sfrenati fossero gli eventi che narrava come se fossero estranei a lui, non potevano essere più sfrenati di ciò che era accaduto nel suo intimo. Per quanto bizzarro potesse essere un personaggio di Dickens, difficilmente poteva essere più bizzarro di quanto lo fosse Dickens stesso. L'intero segreto dei suoi scritti successivi è racchiuso in quegli anni silenziosi di cui non rimane alcuna traccia scritta. Quegli anni forse gli fecero del male, come ha suggerito con perspicacia il suo biografo Forster, acuendo in lui un certo feroce individualismo che una o due volte, durante la sua vita affabile, balenò come un coltello seminascosto. Era sempre generoso; ma le cose gli erano andate troppo male perché potesse essere sempre accomodante. Era sempre di buon cuore; non era sempre di buon umore. Quegli anni potrebbero anche, nel loro strano miscuglio di morbosità e realtà, aver accresciuto in lui la tendenza all’esagerazione. Ma difficilmente possiamo lamentarci di questo in senso letterario; l’esagerazione è quasi la definizione stessa dell’arte — ed è interamente la definizione dell’arte di Dickens. Quegli anni potrebbero avergli inflitto molte ferite morali e mentali, dalle quali non si riprese mai. Ma gli hanno dato la chiave della strada.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



sabato 28 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Mooreeffoc, ecco la fonte...

Lo stesso Dickens ha fornito un esempio perfetto di come questi dettagli da incubo prendessero sempre più piede nella sua mente mentre era assorto nei suoi pensieri. Tra le caffetterie in cui si rifugiava in quei giorni infelici, menziona «una in St. Martin’s Lane, della quale ricordo solo che si trovava vicino alla chiesa e che sulla porta c’era una lastra di vetro ovale con la scritta “COFFEE ROOM” dipinta sopra, rivolta verso la strada. Se oggi mi trovo in una caffetteria di tipo molto diverso, ma dove c’è una scritta del genere su un vetro, e la leggo al contrario dal lato sbagliato, MOOR EEFFOC (come facevo spesso allora in una triste fantasticheria), un brivido mi attraversa il sangue». Quella parola selvaggia, “Moor Eeffoc”, è il motto di ogni realismo efficace! è il capolavoro del buon principio realistico — il principio secondo cui la cosa più fantastica di tutte è spesso il fatto preciso. E quel tipo di realismo elfico Dickens lo adottò ovunque. Il suo mondo era animato da oggetti inanimati. La data sulla porta danzava sopra il signor Grewgius, il battente sorrideva beffardo al signor Scrooge, il Romano sul soffitto indicava il signor Tulkinghorn, la vecchia poltrona guardava lascivamente Tom Smart: sono tutte cose mooreeffochiane. Un uomo le vede perché non le guarda.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



Sul "Mooreeffoc":








venerdì 27 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Il segreto dell'inquietante realismo di Dickens.

Qui risiede il segreto dell'inquietante realismo con cui Dickens poteva sempre ravvivare qualche oscuro o noioso angolo di Londra. Ci sono dettagli nelle descrizioni di Dickens -- una finestra, o una ringhiera o il buco della serratura di una porta -- che egli dota di vita demoniaca. Le cose sembrano più reali di quanto non siano in realtà. In effetti quel grado di realismo non esiste nella realtà: è l'insopportabile realismo di un sogno. E questa sorta di realismo può solo essere ottenuto camminando sognanti in un luogo; non si può ottenere camminando attenti.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.







giovedì 26 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Sulla speranza e la gioventù (molto, molto autobiografico).



Si dice spesso che la speranza accompagni la giovinezza e le presti le ali di una farfalla; ma io credo che la speranza sia l’ultimo dono concesso all’uomo, e l’unico dono non concesso alla giovinezza. La giovinezza è indissolubilmente il periodo in cui un uomo può essere lirico, fanatico, poetico; ma la giovinezza è anche il periodo in cui un uomo può essere senza speranza.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



mercoledì 25 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Dolore e pessimismo sono opposti.

Il dolore e il pessimismo sono in effetti, in un certo senso, opposti, poiché il dolore si fonda sul valore di qualcosa, mentre il pessimismo sul valore di nulla.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.




martedì 24 marzo 2026

Un aforisma al giorno - La frase (tutta intera) dell'uomo che rende grandi gli altri uomini (inedita in italiano, con la fonte).



Una delle conseguenze concrete e certe dell’idea che tutti gli uomini siano uguali è quella di produrre immediatamente uomini davvero grandi. Direi uomini superiori, se non fosse che l’eroe si considera grande, ma non superiore. Questo ci è stato nascosto negli ultimi tempi da un folle culto di uomini sinistri ed eccezionali, uomini privi di spirito di compagnia o di qualsiasi virtù contagiosa. Questo tipo di Cesare esiste davvero. C'è un grande uomo che fa sentire piccolo ogni uomo. Ma il vero grande uomo è colui che fa sentire grande ogni uomo. Lo spirito dell'inizio del secolo ha prodotto grandi uomini, perché credeva che gli uomini fossero grandi. Ha reso forti gli uomini incoraggiando quelli deboli.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

Ecco la fonte! Copia
appartenuta a padre Stanley
Jaki, osb, chestertoniano,
oggi di proprietà della 
Società Chestertoniana Italiana


lunedì 23 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Un affronto o un insulto hanno molte più probabilità di sistemare le cose...



L'anarchia è solo tatto quando funziona male. Il tatto è solo anarchia quando funziona bene. E dovremmo renderci conto che in una metà del mondo — la casa privata — funziona davvero bene. Noi uomini moderni dimentichiamo continuamente che la necessità di regole chiare e punizioni severe non è affatto scontata, che c'è molto da dire a favore della benevola illegalità dell'autocrate, specialmente su piccola scala; in breve, che il governo è solo un aspetto della vita. L'altra metà si chiama Società, nella quale le donne sono, bisogna ammetterlo, dominanti. E sono sempre state pronte a sostenere che il loro regno è governato meglio del nostro, perché (in senso logico e giuridico) non è governato affatto. «Ogni volta che si presenta una vera difficoltà», dicono, «quando un ragazzo è presuntuoso o una zia è avara, quando una ragazza sciocca vuole sposare qualcuno, o un uomo malvagio non vuole sposarne una, tutto il vostro ingombrante Diritto Romano e la Costituzione Britannica si bloccano. Un affronto da parte di una duchessa o un insulto da parte di una pescivendola hanno molte più probabilità di sistemare le cose». Così, almeno, risuonava l’antica sfida femminile nel corso dei secoli fino alla recente capitolazione femminile. Così sventolava lo stendardo rosso dell’anarchia superiore fino a quando la signorina Pankhurst non ha issato la bandiera bianca.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c’è di sbagliato nel mondo.


Emmeline Pankhurst,
leader delle suffragette