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domenica 17 maggio 2026

Il nonsense secondo il chestertoniano Giuseppe Tomasi di Lampedusa.


Un francobollo comme-
morativo di Tomasi di
Lampedusa.

Edward Lear.



Vi proponiamo, allo scopo di aprire maggiormente il focus sull'argomento del nonsense che stiamo riscoprendo in Chesterton, un brano tratto dall'opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa "Letteratura Inglese", esattamente dal volume II (L’Ottocento e il Novecento).

Di Tomasi di Lampedusa abbiamo già esposto le "virtù chestertoniane", la sua ammirazione per il Nostro Eroe, il suo tornare spesso a lui, l'interesse indubbio ed affettuoso che lo portò a ribattezzare lo scrittore inglese "Cestertonio", come si fa con uno di casa.

Ora abbiamo trovato un ulteriore punto di contatto dato dall'interesse per il nonsense, e soprattutto per Edward Lear, pari a quello di Chesterton, come pure per Lewis Carroll. Questo breve excursus critico sulla questione riecheggia moltissimo le idee di Chesterton cui recentemente abbiamo dato spazio in questo blog (qui la prima parte e qui la seconda parte dell'articolo).

Lo spirito che muove Tomasi di Lampedusa in questo breve contributo è quasi speculare a quello di Chesterton. Le considerazioni dei due letterati si incontrano e sono davvero molto simili. Penso ad un'importante influenza di Chesterton sul pensiero e sulla poetica di Tomasi, e questo mi rallegra.

Marco Sermarini


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La letteratura italiana è la più seria delle letterature. Un libro che sia nello stesso tempo ben scritto e umoristico si può quasi dire non esista. Siamo costretti a fingere di sbellicarci per l'umorismo con il quale è disegnato Don Abbondio e a trovare Ariosto divertentissimo. L'italiano, se gli capita un guaio, non ci ride mai sopra: sale sullo scoglio di Leucade e impreca contro i fati. Se vuol ridere un po' non gli restano che le barzellette sudice o le scemenze delle "Cartoline del pubblico". è superfluo ripetere quanto sia ricca di humour la letteratura inglese. Ma occorre anche dire che grandi scrittori, scrittori sul serio, non disdegnarono di collaborare a giornali umoristici: Thackeray fondò addirittura il «Punch». Dickens, Trollope, e financo (horribile dictu!) Hardy ci collaborarono con brevi articoli che poi ritroviamo incorporati nelle loro opere maggiori. Il riso, insomma, forse perché più decente che da noi, non è al bando dalle lettere. 

Ma oltre agli umoristi troviamo nella letteratura inglese gli scrittori comici professionali: i quali naturalmente rimangono un po' al disotto della letteratura vera e propria, non già però perché siano scrittori comici ma perché si rinchiudono in un genere voluto e che non può esser perennemente spontaneo. Rimangono fuori della letteratura tal e quale come lo scrittore volutamente lacrimoso o come quello volutamente eroico. Questa sub-letteratura è abbastanza importante perché, popolarissima, si riflette in direzione della grande produzione e numerose allusioni rimarrebbero incomprensibili se non se ne avesse un'idea. Quante volte in Kipling, in Galsworthy, in Joyce non troviamo l'espressione «gallumping» o un accenno alla «Queen of Spades»? Il lettore, rigidamente chiuso nel gusto della togata letteratura, non ne capirà niente o crederà che si tratti di stranezze del suo illustre autore. 

In Inghilterra lo scrittore comico ha da circa cento anni scelto la strada del nonsense, della cosa scritta che non ha senso alcuno, formata da un (apparentemente) fortuito accozzamento di associazioni le quali, suscitando una serie di immagini disparate, riescono ad un effetto talvolta fortemente umoristico. 

Re del nonsense verse fu Edward Lear (1812-1888), che fu poi nella vita un uomo serio, pittore, viaggiatore e financo maestro di disegno della regina Vittoria. I versi nonsense sono stati riuniti in un bellissimo volume da lui stesso illustrato e consistono soprattutto in favole (favole senza morale) nelle quali gli animali più fuor di mano si amano, si odiano e si sposano dopo aver scambiato le conversazioni più assurde nel tono della più grande gravità; il tutto in versi fortemente rimati e assai solidamente composti. Del resto di questi nonsense verses ne troviamo parecchi in Shakespeare e negli altri Elisabettiani. 

Lear è stato anche l'inventore del limerick, forma poetica (comica) del tutto particolare composta da quattro versi d'ineguale misura, fortemente accentuati e ripetutamente rimati, che terminano con un verso lunghissimo, zeppo di «rime al mezzo» che sbuca dopo i primi saltellanti tre con un effetto stranissimo. è una forma moderna dell'epigramma e ve ne sono di deliziosi. 


There was an old lady in Grantley
who kept all the crumbs in her pantry,
and when neighbours came and offered her game
off she went, made a crumb pie for Lent, that clever old lady in Grantley 

(Questo non è delizioso perché l'ho composto io sull'istante per darvi un'idea della cosa.) 

Chi non è capace di ridere di un limerick in fondo non capirà mai nulla dell'Inghilterra e della sua letteratura: l'Inghilterra è il paese dell'irrazionale nel quale la logica val pochino. Pickwick in fondo è un lunghissimo Iimerick e così lo è Browning. E quanti limerick vi sono in Amleto, intendo dire proprio sulla bocca del principe di Danimarca? 

Il limerick è la brama dell'avventura trasportata nel campo verbale. 

Persona ancor più seria di Edward Lear era Charles Dodgson (1832-1898), che era addirittura professore di matematica al Christ Church di Oxford. Egli è più conosciuto e amato sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll col quale pubblicò la sua immortale Alice in Wonderland e Through the Looking-Glass. Ouesti sono dei libri interi di nonsense, che narrano le avventure di una bimba sperduta in un mondo ben più irreale che quello abituale delle Fate. Del resto il matematico vi si rivela nella precisione rigorosissima del suo nonsense e nelle deduzioni logiche che conducono alle conclusioni più assurde. Notevolissimi anche i versi di Lewis Carroll in The Hunting of the Snark, in cui si narrano i complicatissimi preparativi e le assurde peripezie di una compagnia di scienziati che parte per lontani paesi alla caccia dello Snark, pericolosissima belva che del resto si viene a sapere essere un pacifico micio. 

Sono sicuro che questa mia incitazione al nonsense letta ad un certo numero di giovani palermitani sui quali pesa ancora la nube di fumo dei roghi della Controriforma non avrà nessun risultato. Il nonsense qui non può aver successo. Come dice France, «nous sommes sérieux comme des ânes». 

mercoledì 10 dicembre 2025

Chesterton secondo la Letteratura inglese di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Il francobollo dedicato a Tomasi
di Lampedusa nel cinquantesimo
della sua morte.



Come saprete, Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896 - 1957) era un grande estimatore di Chesterton: ne abbiamo fatto cenno numerose volte su questo blog, abbiamo anche raccontato di come lo apostrofasse col nomignolo "Cestertonio", come fosse uno di famiglia, e questo sguardo sul Nostro Eroe ci piace.

Oggi vorrei introdurvi gradualmente a qualche brano significativo circa Chesterton e compagni che potete trovare sulla sua Letteratura inglese, una sorta di corso irregolare che produsse per Francesco Orlando e che riservò saltuariamente a pochissimi altri amici; Gioachino Lanza di Assaro, successivamente adottato da Tomasi di Lampedusa, che sarà poi curatore di quest'opera postuma dello scrittore siciliano, dirà di sé di essere stato lettore clandestino di queste lezioni scritte a mano in fogli quadrettati da computisteria composti nell'arco di un anno e pubblicate postume.

Tomasi di Lampedusa mostrò una passione notevole per la letteratura inglese, ma non solo (si dedicò infatti anche a lezioni di letteratura francese). Non mi dilungo su questo. Tutti i riferimenti e le ricostruzioni filologiche le troverete sul volume della collana I Meridiani della Mondadori dedicato al Lampedusa. Vi vorrei quindi, come detto, proporre qualcosa su Chesterton e quando ce ne sarà tempo anche su Belloc. Il suo punto di vista è interessante ed originale, familiare e a tratti polemico, non integralmente condivisibile, però è sincero e brillante; va precisato che in questo profilo, prima del passaggio che segue, trova spazio un giudizio complessivo sugli scrittori cattolici degli ultimi due secoli, e cercherò di proporvi anche questo, anche parte di esso lo avevamo già riesumato in questo blog. Qui Chesterton viene catalogato tra gli autori cattolici "duri" (a me piace molto questa distinzione tra scrittori "duri" e scrittori "mosci", è spassosissima e vera...), ma il passaggio nel collegamento qui sopra merita di essere citato più estesamente, anche nella sua parte più polemica.

È interessante che collochi Chesterton come capo di un manipolo esiguo di scrittori che continuava a propagandare le sue idee. È una tesi sostenuta anche da Herbert Palmer, e ne parlammo diversi anni fa qui sul blog. Mi piacerebbe solo avere dei riferimenti più ampi del pensiero del Tomasi a questo proposito, e mi propongo di reperirli in qualche modo.

Altro punto focale è il giudizio sulla poesia di Chesterton e la conoscenza delle opere poetiche cui si riferisce. Non è scontato profondersi in tali riferimenti quando in Italia pochi conoscevano le opere poetiche di Chesterton.

Ecco qui di seguito un brano del profilo di Chesterton, cui a Dio piacendo ne seguiranno altri.

Marco Sermarini

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Non vi parlerò del cardinale Newman, eccellente scrittore ma un po' lontano nel tempo, né di Hopkins che richiede un discorso separato e la cui enorme importanza è del resto esclusivamente letteraria. Vi parlerò soltanto di Chesterton e del gruppo esiguo ma valoroso che sotto di lui si raggruppò e che dopo di lui continua a propagandare le sue idee. 

Chesterton (1874-1936) fu poeta di vaglia nel suo genere non poetico, e romanziere e novellatore di eccelso valore; ma fu soprattutto, tanto come poeta che come romanziere e autore di saggi e articoli, polemista valorosissimo e instancabile. 

Al cattolicesimo formale egli giunse tardi: si convertì pienamente non molti anni prima della morte. Ma da sempre aveva polemizzato per ciò che gli stava a cuore e che (per lui) s'identificava col cattolicesimo: il rispetto della tradizione, la difesa dell'individualità umana minacciata dal socialismo, la difesa della carità cattolicamente intesa contro ogni forma d'ipocrita beneficenza e di statalizzazione della previdenza. Suoi avversari secondari furono i «proibizionisti» e i colonialisti. 

È bastata, evidentemente, l'elencazione dei suoi bersagli per farvi capire in chi s'incarnasse il suo nemico. In G. B. Shaw. E fu una grande epoca quella fra il 1910 e il 1930, durante la quale questi due super-campioni della polemica si battevano sulla pedana della stampa dinanzi al pubblico inglese, il quale con le sue abitudini sportive applaudiva imparziale ai bei colpi, da qualsiasi parte venissero.

Fedeli alle tradizioni i due avversari erano amicissimi e quando ciascuno di essi immaginava una bella «uscita» che non gli poteva servire pare la comunicasse all'altro perché l'avversario se ne servisse nei suoi articoli e non venisse perduta. Fair play.

Cominciamo dalle poesie. Esse sono tra le più divertenti che esistano. Composte su metri presi alle antiche ballate o presi in prestito da Kipling, esse snodano una serie dei più bei jokes che siano mai stati scritti in versi o in prosa. Sarebbe inutile elencare tutte le sue raccolte di versi. Le migliori sono The Ballad of the White Horse (1911) e Wine, Water and Song (1915) che fra l'altro contiene quelle poesie inserite nel romanzo The Flying Inn che sono fra le più spassose. In un genere più sostenuto The Ballad of St Barbara (1922) e soprattutto Lepanto raggiungono in qualche momento la vera poesia. 

I romanzi e le novelle di Chesterton sono moltissimi e molti sono inutili dal punto di vista artistico, se si astrae dal loro impeto polemico sempre notevolissimo. Fra i migliori io porrei Manalive, The Ball and the Cross, The Napoleon of Notting Hill. Fra i peggiori appunto quel Flying Inn che contiene invece le liriche più estrose dell'autore. Ma intendiamoci, buoni o cattivi tutti sono divertentissimi, pieni di brio e presentano caricature di persone immaginarie o reali disegnate con diabolica malizia.


domenica 31 agosto 2025

Un'antologia su Tomasi di Lampedusa vistoso estimatore di Chesterton (anzi, Cestertonio). "Voi... arriccerete il naso. Ma avete torto".




Visto che è stato ritirato fuori da un recente articolo su Pangea, che abbiamo parzialmente riprodotto e di cui abbiamo fornito il collegamento, ho pensato di riassumere in una pagina tutti i post che riguardano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, anzi, per la precisione Giuseppe Tomasi, XI principe di Lampedusa, XII duca di Palma, barone della Torretta e di Montechiaro (Palermo, 1896 – Roma, 1957).

Quest'uomo non celava in alcun modo l'attrazione che Chesterton destava decisa in lui, e già questo ce lo rende amico; in più lo chiamava Cestertonio (lo so, qui su questo rullo chiamato blog - ma in realtà anche altrove - l'ho ripetuto un sacco di volte e so di essere noioso, ma non me ne curo), e questo suscita in me ammirazione, simpatia e una straordinaria allegria. Cestertonio, ma dimmi...

Scriveva benissimo, e le lezioni di letteratura che donò ad una ristretta cerchia di amici hanno il tono della conversazione in casa e la profondità di un uomo che medita (ho scoperto che Il Gattopardo inizialmente non fu pubblicato perché fu scartato dal vaglio di Elio Vittorini, lo stesso che aveva "segato" Il Signore degli Anelli... ma mi chiedo se quest'uomo si sarà mai reso conto delle cantonate che prendeva...). Voglio ricordarne un brano che mi suggerì Maria Cristina Lamanna alcuni anni fa e che, rileggendolo, mi colpisce tanto, per la stima e per il giudizio tagliente e giusto che esprime:


Chesterton, Gilbert K.: The Napoleon of Notting Hill, London 1912, The return of Don Quixote, 1927, The wisdom of father Brown, 1927 
Capolavori pure sono quasi tutte le novelle poliziesche di Father Brown. Può darsi anche che questo Father Brown sia, insieme a Sherlock Holmes, la sola creatura del romanzo poliziesco che raggiunga l'arte. Voi, naturalmente, da buoni italiani che desiderate la letteratura seria per potere più serenamente condurre una vita non seria, arriccerete il naso. Ma avete torto. Una buona serie di letture chestertoniane vi farà un gran bene. 
 
Qui di seguito trovate tante piccole cose che abbiamo messo insieme in questi anni a proposito di quest'uomo amico del Nostro Caro Amico, a cui voglio dedicare grato questa umile paginetta.

Marco Sermarini


https://uomovivo.blogspot.com/2025/03/chestertoniani-del-mondo-in-ordine_25.html

https://uomovivo.blogspot.com/2024/12/un-articolo-di-qualche-anno-fa-sul.html

https://uomovivo.blogspot.com/2024/08/echi-di-chesterton-chesterton-in-altre_01884437871.html

https://uomovivo.blogspot.com/2024/08/echi-di-chesterton-chesterton-in-altre.html

https://uomovivo.blogspot.com/2024/08/e-morto-il-povero-alain-delon-e-stasera.html

https://uomovivo.blogspot.com/2021/09/luomo-che-fu-giovedi-alessandro-burrone.html

https://uomovivo.blogspot.com/2014/02/cristina-lamanna-tira-fuori-nuovamente.html

https://uomovivo.blogspot.com/2012/05/luca-negri-su-il-giornale-parla-di.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/di-nuovo-su-tomasi-di-lampedusa-e.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/chesterton-in-altre-parole-ancora-su.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/il-gattopardo-e-chesterton.html

sabato 30 agosto 2025

Chesterton in altre parole - Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Chesterton scrittore 'duro'...

Fra lo scrittore cattolico italiano e quello inglese (o per dire vero di qualsiasi altro paese) corre una grande differenza. Lo scrittore italiano che si professi chiaramente cattolico è sempre uno scrittore ‘moscio’. Lo scrittore inglese (o francese, o tedesco, o americano) che si batte per la Chiesa cattolica è sempre uno scrittore ‘duro’. Ciò dipende dal fatto che in Inghilterra, in Germania e negli Stati Uniti il cattolicesimo è una religione di minoranza di fronte ad altre confessioni e gli occorre decisione, aggressività e coraggio per affermarsi e mantenersi. In Francia il cattolicesimo è anch’esso in minoranza non già di fronte ad altre forme di religione ma di fronte alle varie sfumature della miscredenza.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Letteratura inglese.



venerdì 29 agosto 2025

Chesterton in altre parole - Giuseppe Tomasi di Lampedusa e la sua Letteratura inglese...

Gli inglesi passano, a giusta ragione, per essere un popolo silenzioso. Però essi hanno prodotto, nel nostro secolo, quattro dei più grandi e inesauribili conversatori che siano esistiti: Chesterton, Wells, Huxley e Shaw, massimo fra tutti. E intendo dire conversatori non solamente verbali ma gente cui le chiacchiere chilometriche scambiate fra amici non bastano: gente che è stata costretta a scaricare in migliaia di pagine le chiacchiere ancora inevase. A questa favolosa possibilità di chiacchierare, in salotti e in libri, essi dovettero la immensa popolarità che li circondò perché essa dovette apparire come una dote magica a quel popolo taciturno, tanto più che erano chiacchiere di valore, nutrite di cognizioni vastissime e condite dell’humour più genuino. […] "Vi è un tempo per parlare e un tempo per tacere". Questo enunziato di saggezza salomonica restò loro incomprensibile sulla terra; speriamo che nei Campi Elisi abbiano trovato il tempo del silenzio; speriamolo, voglio dire, per gli altri ché per loro il dover tacere equivarrà all’inferno.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Letteratura inglese.



giovedì 28 agosto 2025

Monumento a Chesterton, lo scrittore che poteva essere Kafka ma optò per la felicità | Andrea Corsi su Pangea.

Qui muore un altro giorno
Durante il quale ho avuto occhi, orecchie, mani
E il grande mondo tutto intorno; e domani
Ne inizia uno nuovo. 
Possibile ne possa avere due?

G. K. Chesterton,  “Sera”, da The Notebook


Scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nelle sue lezioni di Letteratura inglese, in “Accenni ad alcuni contemporanei” (come ha spiegato Gioacchino Lanza Tomasi, suo figlio adottivo, lezioni meno “collettive” di quanto si pensi – per lo più scritte e “adoperate soltanto per [Francesco] Orlando, e lette clandestinamente da me in blocchi che mi venivano forniti da Giuseppe sotto la consegna del silenzio”):

“Gli inglesi passano, a giusta ragione, per essere un popolo silenzioso. Però essi hanno prodotto, nel nostro secolo [ventesimo, ndr], quattro dei più grandi e inesauribili conversatori che siano esistiti: Chesterton, Wells, Huxley e Shaw, massimo fra tutti. E intendo dire conversatori non solamente verbali ma gente cui le chiacchiere chilometriche scambiate fra amici non bastano: gente che è stata costretta a scaricare in migliaia di pagine le chiacchiere ancora inevase. A questa favolosa possibilità di chiacchierare, in salotti e in libri, essi dovettero la immensa popolarità che li circondò perché essa dovette apparire come una dote magica a quel popolo taciturno, tanto più che erano chiacchiere di valore, nutrite di cognizioni vastissime e condite dell’humour più genuino. […] ‘Vi è un tempo per parlare e un tempo per tacere.’ Questo enunziato di saggezza salomonica restò loro incomprensibile sulla terra; speriamo che nei Campi Elisi abbiano trovato il tempo del silenzio; speriamolo, voglio dire, per gli altri ché per loro il dover tacere equivarrà all’inferno.”

Il principe di Lampedusa si soffermava sorprendentemente su uno di questi “super-campioni della polemica”, Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936), il “poeta che danza con cento gambe”:

Il resto nel collegamento qui sotto: 

https://www.pangea.news/chesterton-ritratto/




giovedì 22 agosto 2024

Echi di Chesterton / Chesterton in altre parole | Giuseppe Tomasi di Lampedusa - Curiosità intellettuale alla Goethe e alla Cestertonio...

 


Il Mostro*, mosso da quella nobile curiosità intellettuale che lo accosta a Goethe e allo Cestertonio, si recò adunque Domenica scorsa nella illustre chiesa di S. Margherita all'ora del servizio...

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Viaggio in Europa - epistolario 1925-1930.


* Tomasi di Lampedusa parla di sé...

mercoledì 21 agosto 2024

Echi di Chesterton / Chesterton in altre parole - Giuseppe Tomasi di Lampedusa è talmente "di casa" che osa chiamare il Nostro Eroe "Cestertonio" (ma che bello!)...

... ma nulla mi vieta di raccomandarti, tanto per alzare di più alte vette lo spirito, la lettura dell'Everlasting Man dello Cestertonio, a mia opinione il più nobile libro di apologetica cattolica dal Manzoni in poi, colmo di alta poesia...

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Viaggio in Europa - epistolario 1925-1930.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa




domenica 18 agosto 2024

È morto il povero Alain Delon e stasera passano Il Gattopardo e Chesterton c'entra pure qua...

Oggi è morto l'attore Alain Delon, all'età di 88 anni. Ho pregato per la sua anima.

Ora sono (stranamente) davanti al televisore e vedo che RAI 1 ripropone il film Il Gattopardo, di cui Delon fu uno dei protagonisti nei panni di Tancredi Falconeri (oh, per la cronaca la sceneggiatrice fu Suso Cecchi D'Amico, figlia di Emilio Cecchi, sempiterno mentore italico del Nostro Eroe).

Da malato qual sono non posso esimermi dal dire che Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del romanzo da cui è tratto questo famoso film, è stato un sincero e convinto lettore ed ammiratore di Chesterton, che chiamava familiarmente 

"Cestertonio"...

Qualche post allora non ci farà male. E mentre li leggete un Requiem per Alain Delon e uno per il grandissimo chestertoniano Giuseppe Tomasi di Lampedusa...

https://uomovivo.blogspot.com/2014/02/cristina-lamanna-tira-fuori-nuovamente.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/di-nuovo-su-tomasi-di-lampedusa-e.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/chesterton-in-altre-parole-ancora-su.html

https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/il-gattopardo-e-chesterton.html

Marco Sermarini

Giuseppe Tomasi di Lampedusa




Alain Delon nei panni di Tancredi Falconeri

domenica 12 settembre 2021

L’uomo che fu giovedì | Alessandro Burrone su L’Intellettuale dissidente.



"Qui muore un altro giorno

Durante il quale ho avuto occhi, orecchie, mani

E il grande mondo tutto intorno; e domani

Ne inizia uno nuovo. 

Possibile possa averne due?"

G. K. Chesterton, "Sera", daThe Notebook

Scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa nelle sue lezioni di Letteratura inglese, nella sezione "Accenni ad alcuni contemporanei": 

"Gli inglesi passano, a giusta ragione, per essere un popolo silenzioso. Però essi hanno prodotto, nel nostro secolo, quattro dei più grandi e inesauribili conversatori che siano esistiti: Chesterton, Well, Huxley e Shaw, massimo fra tutti. E intendo dire conversatori non solamente verbali ma gente cui le chiacchiere chilometriche scambiate fra amici non bastano: gente che è stata costretta a scaricare in migliaia di pagine le chiacchiere ancora inevase.


https://www.lintellettualedissidente.it/pangea/luomo-che-fu-giovedi/

venerdì 17 luglio 2020

Il vincitore del Grandissimo Indovinello Chestertoniano del 24 Giugno 2020 è...?

... Piero Bellantoni che ha risposto Giuseppe Tomasi di Lampedusa, sulla cui passione per Chesterton trovate ampia traccia in questo fantasmagorico blog. Quindi a lui il premio! Lo invitiamo a prendere contatti con la Segreteria Volante quanto prima! Da oggi può fregiarsi del titolo di

GRANDE DETECTIVE CHESTERTONIANO!!!

In ritardo risponde bene anche Daniele Pietro Ercoli SDB, al quale va un premio di consolazione, e per questo scopo prenda contatto con la Segreteria Volante.

Gli altri due hanno sbagliato decisamente, però grazie per aver partecipato!
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, chestertoniano.


http://uomovivo.blogspot.com/2020/06/grandissimo-indovinello-chestertoniano.html?showComment=1593553660436#c7573743865556910785

venerdì 26 febbraio 2016

Leonardo Sciascia su Agatha Christie (ma anche su Chesterton...)

Ho letto il post tratto dal blog di Salvatore Lo Leggio e vi ho trovato un'intervista a Leonardo Sciascia fatta da Bruno Blasi sul giallo all'inglese e pubblicata su Panorama del 24 giugno 1984. C'è un giudizio di Leonardo Sciascia su Agatha Christhie e lo scrittore siciliano utilizza una citazione del suo amato Chesterton.

Grazie a Salvatore Lo Leggio che non conosco ma che ci ha dato modo di apprezzare nuovamente l'affetto di Sciascia per Chesterton, di cui parlammo davvero sinteticamente in un post quasi cinque anni fa (grazie, Maria Cristina Lamanna, che mi segnalò la passione per Chesterton di questo suo illustre conterraneo mentre discutevamo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa).


Sciascia definì Chesterton «un grande scrittore cattolico».

D'altronde qui emerge pure un'altra cosa interessante, e cioè il rapporto di amicizia che univa Chesterton ad Agatha Christie, con cui fondò il famoso Detection Club e scrisse un giallo a molte, molte mani (non erano solo loro due ad esercitarsi... c'erano pure Ronald Knox, Dorothy Sayers ed altri ancora) di cui parlammo sempre in altri post (quello segnalato qui nel post narra anche il fantastico giuramento che gli accoliti di questa originale società dovevano prestare - grazie, Maria Grazia Gotti, per la segnalazione del romanzo, mi diede modo di approfondire la questione del Detection Club. In realtà scoprii questa cosa già nel 2007 (c'è un apposito post - mi piace cacofonizzare - ma si sa, le cose da fare sono sempre tante e ci vuole qualche amico che con le sue segnalazioni risvegli vecchie cose lasciate in mezzo a montagne di carte, oppure che te ne faccia sapere altre).




http://salvatoreloleggio.blogspot.it/2012/02/leonardo-sciascia-su-agatha-cristhie-da.html

In questo mio post trovate diverse segnalazioni e collegamenti ad altri post. Non sono gli unici che si riferiscono ai molti personaggi qui nominati, non mi è stato possibile mettere tutto qui, per cui utilizzate il motore di ricerca interno inserendo le paroline magiche che trovate qui e vedrete quante belle cose ci sono in questo blog. Le mettiamo insieme con tanta passione e con tanto affetto, e quando qualcuno le preda (e ne segnala la fonte!) per noi sono soddisfazioni. In primis per me, che sono il più malato di tutti e che prendo ogni complimento fatto a Gilbert meglio che se fosse fatto a me.

Marco Sermarini

mercoledì 12 febbraio 2014

Cristina Lamanna tira fuori nuovamente Giuseppe Tomasi di Lampedusa, chestertoniano insospettabile di cui parlammo...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Gentile Marco Sermarini, 

Ti scrivo perché nel preparare una serie di eventi sul romanzo Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, organizzati dal centro culturale Il sentiero (in cui mi impegno da circa due decenni), ho letto una sua battuta strepitosa sul nostro Gilbert.
Circa tre anni fa nel blog avevate citato Giuseppe Tomasi come lettore appassionato di Chesterton ed io, da moralista che non sono altro, avevo commentato che però Tomasi era rimasto nichilista... mi avete risposto saggiamente che Nulla è impossibile a Dio.


Tratto dai testi delle lezioni del Tomasi sulla letteratura inglese, da I Luoghi di Tomasi Lo scrittore e i suoi libri

"Chesterton, Gilbert K.: The Napoleon of Notting Hill, London 1912, The return of Don Quixote, 1927, The wisdom of father Brown, 1927 
Capolavori pure sono quasi tutte le novelle poliziesche di Father Brown. Può darsi anche che questo Father Brown sia, insieme a Sherlock Holmes, la sola creatura del romanzo poliziesco che raggiunga l'arte. Voi, naturalmente, da buoni italiani che desiderate la letteratura seria per potere più serenamente condurre una vita non seria, arriccerete il naso. Ma avete torto. Una buona serie di letture chestertoniane vi farà un gran bene."

No comment!

Krislamanna

domenica 24 ottobre 2010

Il Gattopardo e Chesterton

Forse non tutti sanno che uno degli scrittori più ammirati da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore de Il Gattopardo, era proprio Gilbert Keith Chesterton...