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martedì 20 ottobre 2020

Una riproposizione bellissima sulla Russia e il suo rapporto con Chesterton.

Anni fa parlammo di Chesterton e della Russia.

E' una pagina bellissima, questa che vi riproponiamo. Nel frattempo abbiamo anche conosciuto qualche chestertoniano russo!

Abbiamo ritrovato questo intervento del nostro presidente, una piccola antologia di notizie interessanti del rapporto tra la Russia e Chesterton. L'avevamo racchiuso in un post con l'intento di far leggere, cliccando il titolo, una intervista alla grande Natal'ja Trauberg sul sito di Road to Emmaus, ma oggi l'intervista è reperibile in un altro collegamento, ed altre cose cui faceva riferimento il post si sono purtroppo perse nel web (ad esempio il ricordo di Averincev da parte di Andrea Monda), ed allora abbiamo preferito riprendere il contenuto del nostro articolo e riproporvelo con qualche piccolo adattamento.

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Chesterton era noto e letto in Russia, lui ancora vivente, tanto che il poeta russo Nicholas Gumylov lo considerava lo scrittore inglese maggiore e più popolare. Gumylov aveva una strana teoria, essa sosteneva che i poeti avrebbero dovuto governare le nazioni, e fece sapere a Chesterton che lui avrebbe avuto diritto alla corona inglese! Circa una ventina d'anni dopo Chesterton menzionò nella sua Autobiografia quel "pazzo poeta russo".




un ritratto di Nicholas Gumylov

Chi ci dà queste preziosissime informazioni è Natalia Trauberg. La Trauberg è russa, una leggenda per i russi amanti della letteratura inglese. Legge la prima volta Chesterton nel 1944 e ne iniziò subito a tradurre le opere, per la maggior parte usciti durante il periodo sovietico attraverso il samizdat, la stampa clandestina russa quasi sempre manoscritta. Oggi (quando il post fu scritto, nel 2008, era ancora viva, la nostra chestertoniana è passata a miglior vita nel 2009, ndr) è monaca ortodossa (oltre che madre di sei figli) e continua a dare lezioni a giovani traduttori e a partecipare a trasmissioni radiofoniche. Ne abbiamo trovato un'interessantissima intervista nel sito internet della rivista americana Road to Emmaus, risalente al 2002.
La Trauberg ci riferisce che Chesterton era noto e letto tra i nobili e gli eruditi russi in grado di comprendere e parlare l'inglese, anche se ci viene testimoniato che negli anni '10 del Novecento c'era chi aveva già abbozzato traduzioni di Chesterton ("Un giorno un'anziana donna mi mandò la traduzione di Chesterton eseguita da sua nonna. Sua nonna l'aveva scoperto e lo traduceva già prima della rivoluzione").
C'erano in quegli anni molti russi che amavano l'Inghilterra, dice Natalia Trauberg, e la letteratura inglese, e notarono subito il grande successo presto raggiunto, già nei primi anni del secolo, dallo scrittore di Beaconsfield. Uno dei paradossi è che la popolarità di Chesterton crebbe anche dopo la Rivoluzione d'Ottobre. Nei primi anni Venti gente di cinema ed intellettuali di sinistra iniziarono ad apprezzarlo, anche se molti di loro furono presto delusi. Molti però continuarono ad apprezzarlo come un moderno inglese eccentrico. Lo stesso Eisenstein (il regista dei film "Alexander Nevskij" e "La Corazzata Potemkin", per intenderci), leggendolo, ne sottolineava i passaggi da lui ritenuti migliori. Un passaggio da lui apprezzato, per esempio, è quello in cui Gilbert si chiede il perché del fatto che diciamo che un uomo è bianco quando invece è rosaceo-giallastro-beige, o perché diciamo "vino bianco" quando è giallastro. Solo che Eisenstein apprezzava solo questa idea dei cliches. In effetti alcuni intellettuali russi di quel decennio credevano che Chesterton li avrebbe aiutati a scardinare i cliches in voga e che gli stessi avrebbero potuto essere rimpiazzati dalle loro idee. Alcuni addirittura arrivarono a pensare di Chesterton che fosse ideologicamente l'ala più a sinistra dell'estrema sinistra... ma qualche tempo dopo si accorsero che era cristiano, come dire? al cento per cento, e non si capacitavano che uno come lui potesse esserlo...

nella foto: Sergej Eisenstein

"Il ruolo di Chesterton - dice Natalia Trauberg - qui in Russia fu molto strano. Per venti o anche trent'anni sino al 1958 egli fu un tesoro seminascosto (non del tutto proibito, ma non interamente permesso) della cultura degli anni Venti".

La Trauberg riferisce che alla prima lettura ne apprezzò la mistura di "chiacchierata intima e sorprendente libertà", e si accorse "che 'religioso' e 'libero' erano la stessa cosa". Ma il vero amore per Chesterton nacque nel 1946 all'università, quando lesse il Ritorno di Don Chisciotte (inedito in Italia). Dice ancora la Trauberg: "Da studente osservavo la gente che incontravo così: davo loro Chesterton da leggere, e quelli che lo apprezzavano, sapevo, erano più vicini a me di quelli che non lo apprezzavano. Erano persone di una diversa libertà d'animo, persone non programmate, e io sono molto grata a loro per questo. Nella mia università ce n'erano cinque così".
Dice ancora la studiosa russa: "Ciò che mi prese (di Chesterton, ndr) fu la sua bellezza, e poi... la sua purezza. Quella tremenda purezza. Io ero impaurita dalla purezza angelica. Era importante per me perché la mia famiglia era molto bohemienne. Fu nel 1946, un tempo bruttissimo, ma quando presi quel libro vi trovai il paradiso. Non potevo vivere senza di lui. Ero quasi pazza per tutte quelle calamità ed egli mi salvò". In quel momento, dice ancora la Trauberg, le uniche voci di sanità e virtù cui attaccarsi "erano la Bibbia e Chesterton". Riferisce poi che i suoi saggi non potevano essere letti, perché considerati letteratura religiosa, ed essi erano introvabili. Erano invece reperibili le Storie di Padre Brown e qualche altro romanzo. Nel 1953, a Mosca, trovò saggi e opuscoli, iniziò a leggerli e a tradurli per il samizdat. Tradusse quattro romanzi: L'Uomo che fu GiovedìL'Osteria Volante, La Sfera e la Croce e il Don Chisciotte. Dei saggi tradusse L'Uomo EternoSan TommasoSan FrancescoDickens e metà di Ortodossia, nonché l'Autobiografia.
Anche altri in Russia si interessarono a Chesterton, ad esempio Muravyov tradusse Il Napoleone di Notting Hill e Kourney Chukovsky l'Uomo Vivo.

Va pure detto che esiste una Società Chestertoniana Russa, nata in occasione dell'anniversario della nascita di Gilbert nel 1974, fondata dalla Trauberg, Sergei Averincev (lo studioso, oggi defunto, tenne una lezione al Senato della Repubblica Italiana di cui ci diede conto Andrea Monda qualche anno fa, e iniziò con una citazione di Chesterton. Su Averincev, qui), i fratelli Muravyov eYuri Schrader.
Non ci crederete ma esiste anche un sito internet su Chesterton in russo anzi meglio in caratteri cirillici oltre che in lingua russa all'indirizzo www.chesterton.ru.



nella foto: Sergej Averincev

L'intera intervista, in lingua inglese (in questo articolo ne ho riportato qualche stralcio, liberamente tradotto dal sottoscritto), a Natalia Trauberg è reperibile a questo link in formato pdf insieme ad un saggio intitolato Chesterton in Russia.

Marco Sermarini

Altri collegamenti sulla Russia e Chesterton:




mercoledì 5 giugno 2019

Buone notizie dalla Russia!

Cari amici, ho delle notizie ufficiali dalla Russia!
Il 3 giugno è nata la Russian Chesterton Society. Certo, ora è un piccolo cerchio, ma spero che cresca.
Quindi - pregate per noi e lasciate che lo spirito Chestertoniano sia con tutti noi.
La nostra pagina Facebook è qui:

Vostro,
Sasha Pravikov

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Naturalmente ho fatto gli auguri e le felicitazioni anche a nome vostro, ed ho offerto di formare un'alleanza per il Bene!

Marco Sermarini

giovedì 25 maggio 2017

Ancora qualcosa sul rapporto tra Russia e Chesterton: Sergei Averincev

Dopo la riproposizione del saggio di Alexei Judin, vasta e stimolante panoramica sul rapporto tra Chesterton e la Russia, ho pensato bene di riportare alla vostra attenzione un altro interessante saggio sul medesimo argomento, quello di Sergej Averincev, debbo dire su stimolo dell'amico Andrea Monda. Averincev era citato anche da Judin nel saggio richiamato.

Ancora una volta grazie a Cultura Cattolica ed al suo mentore don Gabriele Mangiarotti, oltre che ad Enrico Leonardi che è curatore di questa sezione chestertoniana, per aver messo a disposizione di tutti questo saggio uscito su La Nuova Europa n° 2 del Marzo 2001. Un grazie anche a La Nuova Europa, è ovvio.

Torno su un concetto già speso, ma che si dovrebbe illuminare meglio, anche con riferimenti più precisi. Resto ancora una volta ammirato dalla capacità di dare speranza di Chesterton anche in un mondo ostile (mentre scrivo, così d'improvviso mi torna in mente quel passaggio di "Fatica settimanale", una delle sue più belle trasmissioni sulla BBC finite in Radio Chesterton, che dice: «Ciò che intende ricordarci questo susseguirsi di settimane, date, domeniche e sabati e antiche ricorrenze rituali è proprio l'enorme importanza della vita quotidiana, per come ogni individuo la vive; per il fatto che riguarda la morte e il giorno e tutta la misteriosa truppa che è l'umanità». Non è speranza, questa? Capisco i russi che ne cercavano in lui il minimo refolo… capisco perché mi arrabatto tutti i giorni per farne uscire un piccolo refolo al giorno e anche di più…), anche in un mondo come quello della Russia sovietica che sembrerebbe essere stato impermeabile a qualsiasi infiltrazione di buono, di vero, di bello.

L'unica nota critica che formulo è sull'uso dell'espressione "buon senso", che non è proprio di Chesterton: per Chesterton c'è il senso comune, che è tutt'altro dal buon senso, ma passi. L'importante è che si capisca ciò che ho appena inteso, e cioè che il Principe del Paradosso non può essere il Principe del Buon Senso, semmai del Senso Comune. Il senso comune è uno dei luoghi dove gli uomini dovrebbero imparare ad elaborare questa speranza, a ritrovarla nei meandri più piccoli (in questo Chesterton era un maestro: un pezzo di gesso, un coltellino, un dente-di-leone…). E' un problema di traduzione, non dell'autore.

Marco Sermarini

http://uomovivo.blogspot.it/2009/11/sergei-averincev-e-chesterton.html

giovedì 18 maggio 2017

Chesterton e Lewis nel contesto russo - di Aleksej Judin (da La Nuova Europa)


Ripropongo un interessante articolo - che trovate in questo collegamento - che ottenemmo per gentile ed intelligente concessione di Russia Cristiana (http://www.russiacristiana.org/), che pubblica la rivista La Nuova Europa; si tratta di un articolo dello studioso russo Aleksej Judin dal titolo Chesterton e Lewis nel contesto russo

Lo proponemmo sei anni fa, ma sono ancora molto colpito da queste parole e dalla speranza che Chesterton infuse nei russi.

Sono ancora convinto che, anche ai fini della questione della "santità" di Chesterton, tutto ciò sia significativo: quanti possono vantare tanto e tale effetto sui propri lettori, soprattutto in contesti simili? Ed oggi Chesterton non sta risvegliando anche in noi tanta vita in contesti ostili e che si preparano ad esserlo sempre più?

In un'eventuale antologia delle "influenze" chestertoniane, questo capitolo russo non potrà mai mancare. Non è solo letteratura, è vita dell'anima e dello spirito che spinge tutto il resto.

Debbo ricordare che l'articolo ci fu ottenuto per il tramite di Kris Lamanna e voglio ringraziarla ancora.

Aleksej Judin è uno scrittore e studioso di cui potete trovare diversi titoli in italiano editi da La Casa di Matriona. Nell'articolo è citata anche Natal'ja Trauberg, che è morta alcuni anni fa ma che ebbe contatti anche con il nostro carissimo Stratford Caldecott, ed i nostri eroi Aidan Mackey e John Kanu. Traccia vi è in questo blog.

Marco Sermarini

giovedì 16 febbraio 2017

Chesterton nella Cecoslovacchia comunista... - Storia di un romanziere innocuo



È un mistero (ma vedremo, fino ad un certo punto…) che il nostro Chesterton fosse permesso, entro certi limiti, nelle nazioni ex comuniste, o almeno in alcune di esse.

Quello che vedete è un francobollo della ex Repubblica di Cecoslovacchia datato 1969, quindi in pieno periodo comunista. E' un'emissione correlata con l'attività della commissione cecoslovacca presso l'UNESCO, quindi indicativa di un rilievo culturale del nostro Gilbert. Pare che abbia avuto una tiratura di oltre cinque milioni di esemplari. Chesterton divise il "palcoscenico"... postale con Henri Matisse, Vladimir Mayakovski, Franz Kafka ed alcune glorie nazionali.


Chesterton non è stato immortalato una sola volta su francobolli. Girando il blog, dovreste trovarne almeno un altro, dedicatogli dalla Repubblica del Nicaragua.

Come mai Chesterton aveva diritto di cittadinanza… letteraria o culturale in un paese comunista?

La risposta ce la fornisce una grande chestertoniana russa, Natal'ja Trauberg, cui dedicammo spazio sul nostro blog più di una volta (qui trovate la nostra piccola "antologia russa" su GKC: http://uomovivo.blogspot.it/2011/01/antologia-russa-su-chesterton.html).

La Trauberg, oggi passata a miglior vita (sempre qui nel blog la troverete in una bella foto con il nostro eroe sierraleonese John Kanu a Oxford nella odierna Chesterton Library, foto messaci a disposizione dal compianto amico Stratford Caldecott), fu traduttrice di Chesterton in Russia in momenti di grande persecuzione per i cristiani e per chiunque portasse idee di libertà, e disse questo: Il «Il ruolo di Chesterton qui in Russia fu molto strano. Per venti o anche trent'anni sino al 1958 egli fu un tesoro seminascosto (non del tutto proibito, ma non interamente permesso) della cultura degli anni Venti». Più avanti ci dice che le uniche voci di sanità e virtù cui attaccarsi "erano la Bibbia e Chesterton", e che i saggi non potevano essere letti perché considerati letteratura religiosa, ed erano introvabili, ma non era altrettanto per Padre Brown ed i romanzi. In pratica lo consideravano innocuo, ed invece per questi uomini perseguitati fu un contravveleno, un antidoto per salvarsi dal male dell'ideologia, che fa più morti.

D'ora in poi chi sottovaluterà Padre Brown ed i romanzi di Chesterton dovrà leggere questo post. Fatelo, amici, per favore, fosse anche un critico blasonato politicamente o ecclesiasticamente corretto (come quel signore che lo considera un fascista… http://uomovivo.blogspot.it/2012/01/risposta-allarticolo-del-professor.html ). Ve ne saremo molto grati, Gilbert e io!

Comunque con ogni probabilità la spiegazione ce l'ha data la grande Natal'ja, che ha resistito al male senza dialogarci e mantenendo accesa in Russia una lucetta piccola ma vivissima a cui tanti sono grati.

Marco Sermarini

giovedì 27 gennaio 2011

Un articolo su Chesterton e Lewis di Aleksej Judin

In questo collegamento trovate, per gentile ed intelligente concessione di Russia Cristiana (http://www.russiacristiana.org/ ) che edita la rivista La Nuova Europa, un interessante articolo dello studioso russo Aleksej Judin dal titolo Chesterton e Lewis nel contesto russo.


E' un un ulteriore tassello del mosaico chestertoniano russo, non ancora abbastanza esplorato e valorizzato.


Noi della SCI, dal canto nostro, abbiamo cercato di dar luce alla vicenda chestertoniana russa, come avete potuto vedere con la riproposizione nei giorni scorsi dei post degli ultimi anni apparsi su questo blog.


Riteniamo che, anche ai fini della questione della "santità" di Chesterton, tutta questa storia sia significativa: quanti possono vantare tanto e tale effetto sui propri lettori, soprattutto in contesti simili?


Buona lettura e un grazie anche all'amica Maria Cristina La Manna che ci ha segnalato l'articolo e favorito l'incontro con Russia Cristiana e il suo lungo e prezioso lavoro sulla Russia.

sabato 22 gennaio 2011

Antologia russa su Chesterton...

Una cara amica ci ha segnalato un bell'articolo uscito su Russia Cristiana nel numero di Novembre 2010. L'articolo è del letterato e studioso russo Alexei Judin e riguarda Chesterton e la Russia. Stiamo per mettervelo a disposizione grazie alla cortesia di Russia Cristiana.

Però ci siamo ricordati che siamo passati più volte sull'argomento, in questi anni, e allora volevamo segnalarvi questo piccolo lavoro che abbiamo fatto su una delle pagine più belle della storia del rapporto tra Chesterton e i suoi lettori e degli "effetti" di Chesterton su chi lo legge. Possiamo dire che la Russia rappresenti uno dei luoghi in cui nel suo complesso Chesterton ha lasciato i segni più sorprendenti, pur in un ambiente oggettivamente "diverso".
Occorre esplorare anche questa storia nel fare luce sulla "santità" di Chesterton, secondo noi faremo tante scoperte.

Già persone come Natal'ja Trauberg e Sergei Averincev sono una testimonianza di tutto ciò.

Volevamo riproporvi allora i frutti si questo nostro modesto lavoro.

In questo collegamento del Novembre 2009 vi mettemmo a parte di un saggio di Sergei Averincev su Chesterton:

http://uomovivo.blogspot.com/2009/11/sergei-averincev-e-chesterton.html

Poi, più di due anni fa mettemmo questo post su Chesterton, opera del nostro presidente. Lo riportiamo perimetro perché è un buon modo di affrontare l'argomento, ed in esso c'è un collegamento con un'intervista a Natal'ja Trauberg.

Chesterton in Russia - da un'intervista a Natalia Trauberg

Qualche giorno fa abbiamo parlato di Chesterton e della Russia. Ora siamo in grado di darvi maggiori ragguagli, estremamente interessanti.
Chesterton era noto e letto in Russia, lui ancora vivente, tanto che il poeta russo Nicholas Gumylov lo considerava lo scrittore inglese maggiore e più popolare. Gumylov aveva una strana teoria, essa sosteneva che i poeti avrebbero dovuto governare le nazioni, e fece sapere a Chesterton che lui avrebbe avuto diritto alla corona inglese! Circa una ventina d'anni dopo Chesterton menzionò nella sua Autobiografia quel "pazzo poeta russo".




un ritratto di Nicholas Gumylov

Chi ci dà queste preziosissime informazioni è Natalia Trauberg. La Trauberg è russa, una leggenda per i russi amanti della letteratura inglese. Legge la prima volta Chesterton nel 1944 e ne iniziò subito a tradurre le opere, per la maggior parte usciti durante il periodo sovietico attraverso il samizdat, la stampa clandestina russa quasi sempre manoscritta. Oggi èmonaca ortodossa (oltre che madre di sei figli) e continua a dare lezioni a giovani traduttori e a partecipare a trasmissioni radiofoniche. Ne abbiamo trovato un'interessantissima intervista nel sito internet della rivista americanaRoad to Emmaus, risalente al 2002.
La Trauberg ci riferisce che Chesterton era noto e letto tra i nobili e gli eruditi russi in grado di comprendere e parlare l'inglese, anche se ci viene testimoniato che negli anni '10 del Novecento c'era chi aveva già abbozzato traduzioni di Chesterton ("Un giorno un'anziana donna mi mandò la traduzione di Chesterton eseguita da sua nonna. Sua nonna l'aveva scoperto e lo traduceva già prima della rivoluzione").
C'erano in quegli anni molti russi che amavano l'Inghilterra, dice Natalia Trauberg, e la letteratura inglese, e notarono subito il grande successo presto raggiunto, già nei primi anni del secolo, dallo scrittore di Beaconsfield. Uno dei paradossi è che la popolarità di Chesterton crebbe anche dopo la Rivoluzione d'Ottobre. Nei primi anni Venti gente di cinema ed intellettuali di sinistra iniziarono ad apprezzarlo, anche se molti di loro furono presto delusi. Molti però continuarono ad apprezzarlo come un moderno inglese eccentrico. Lo stesso Eisenstein (il regista dei film "Alexander Nevskij" e "La Corazzata Potemkin", per intenderci), leggendolo, ne sottolineava i passaggi da lui ritenuti migliori. Un passaggio da lui apprezzato, per esempio, è quello in cui Gilbert si chiede il perché del fatto che diciamo che un uomo è bianco quando invece è rosaceo-giallastro-beige, o perché diciamo "vino bianco" quando è giallastro. Solo che Eisenstein apprezzava solo questa idea dei cliches. In effetti alcuni intellettuali russi di quel decennio credevano che Chesterton li avrebbe aiutati a scardinare i cliches in voga e che gli stessi avrebbero potuto essere rimpiazzati dalle loro idee. Alcuni addirittura arrivarono a pensare di Chesterton che fosse ideologicamente l'ala più a sinistra dell'estrema sinistra... ma qualche tempo dopo si accorsero che era cristiano, come dire? al cento per cento, e non si capacitavano che uno come lui potesse esserlo...

nella foto: Sergej Eisenstein

"Il ruolo di Chesterton -dice Natalia Trauberg- qui in Russia fu molto strano. Per venti o anche trent'anni sino al 1958 egli fu un tesoro seminascosto (non del tutto proibito, ma non interamente permesso) della cultura degli anni Venti".

La Trauberg riferisce che alla prima lettura ne apprezzò la mistura di "chiacchierata intima e sorprendente libertà", e si accorse "che 'religioso' e 'libero' erano la stessa cosa". Ma il vero amore per Chesterton nacque nel 1946 all'università, quando lesse il Ritorno di Don Chisciotte (inedito in Italia). Dice ancora la Trauberg: "Da studente osservavo la gente che incontravo così: davo loro Chesterton da leggere, e quelli che lo apprezzavano, sapevo, erano più vicini a me di quelli che non lo apprezzavano. Erano persone di una diversa libertà d'animo, persone non programmate, e io sono molto grata a loro per questo. Nella mia università ce n'erano cinque così".
Dice ancora la studiosa russa: "Ciò che mi prese (di Chesterton, ndr) fu la sua bellezza, e poi... la sua purezza. Quella tremenda purezza. Io ero impaurita dalla purezza angelica. Era importante per me perché la mia famiglia era molto bohemienne. Fu nel 1946, un tempo bruttissimo, ma quando presi quel libro vi trovai il paradiso. Non potevo vivere senza di lui. Ero quasi pazza per tutte quelle calamità ed egli mi salvò". In quel momento, dice ancora la Trauberg, le uniche voci di sanità e virtù cui attaccarsi "erano la Bibbia e Chesterton". Riferisce poi che i suoi saggi non potevano essere letti, perché considerati letteratura religiosa, ed essi erano introvabili. Erano invece reperibili le Storie di Padre Brown e qualche altro romanzo. Nel 1953, a Mosca, trovò saggi e opuscoli, iniziò a leggerli e a tradurli per il samizdat. Tradusse quattro romanzi: L'Uomo che fu GiovedìL'Osteria Volante, La Sfera e la Croce e il Don Chisciotte. Dei saggi tradusse L'Uomo EternoSan TommasoSan FrancescoDickens e metà di Ortodossia, nonché l'Autobiografia.
Anche altri in Russia si interessarono a Chesterton, ad esempio Muravyovtradusse Il Napoleone di Notting Hill e Kourney Chukovsky l'Uomo Vivo.
Va pure detto che esiste una Società Chestertoniana Russa, nata in occasione dell'anniversario della nascita di Gilbert nel 1974, fondata dalla Trauberg, Sergei Averincev (lo studioso, oggi defunto, tenne una lezione al Senato della Repubblica Italiana di cui ci diede conto Andrea Monda qualche anno fa, e iniziò con una citazione di Chesterton), i fratelli Muravyov eYuri Schrader.
Non ci crederete ma esiste anche un sito internet su Chesterton in russo anzi meglio in caratteri cirillici oltre che in lingua russa all'indirizzowww.chesterton.ru.



nella foto: Sergej Averincev

L'intera intervista, in lingua inglese (in questo articolo ne ho riportato qualche stralcio, liberamente tradotto dal sottoscritto), a Natalia Trauberg è reperibile a questo link in formato pdf.

Marco Sermarini

Altri collegamenti sulla Russia e Chesterton:

http://uomovivo.blogspot.com/2009/07/natalja-trauberg-nella-chesterton.html

http://uomovivo.blogspot.com/2009/07/chesterton-il-contravveleno.html

http://uomovivo.blogspot.com/2009/07/chesterton-in-altre-parole-il-1-aprile.html

http://uomovivo.blogspot.com/2009/02/uninteressante-pagina-su-chesterton.html

domenica 27 gennaio 2008

Chesterton in Russia - da un'intervista a Natalia Trauberg

Qualche giorno fa abbiamo parlato di Chesterton e della Russia. Ora siamo in grado di darvi maggiori ragguagli, estremamente interessanti.
Chesterton era noto e letto in Russia, lui ancora vivente, tanto che il poeta russo Nicholas Gumylov lo considerava lo scrittore inglese maggiore e più popolare. Gumylov aveva una strana teoria, essa sosteneva che i poeti avrebbero dovuto governare le nazioni, e fece sapere a Chesterton che lui avrebbe avuto diritto alla corona inglese! Circa una ventina d'anni dopo Chesterton menzionò nella sua Autobiografia quel "pazzo poeta russo".




un ritratto di Nicholas Gumylov


Chi ci dà queste preziosissime informazioni è Natalia Trauberg. La Trauberg è russa, una leggenda per i russi amanti della letteratura inglese. Legge la prima volta Chesterton nel 1944 e ne iniziò subito a tradurre le opere, per la maggior parte usciti durante il periodo sovietico attraverso il samizdat, la stampa clandestina russa quasi sempre manoscritta. Oggi è monaca ortodossa (oltre che madre di sei figli) e continua a dare lezioni a giovani traduttori e a partecipare a trasmissioni radiofoniche. Ne abbiamo trovato un'interessantissima intervista nel sito internet della rivista americana Road to Emmaus, risalente al 2002.
La Trauberg ci riferisce che Chesterton era noto e letto tra i nobili e gli eruditi russi in grado di comprendere e parlare l'inglese, anche se ci viene testimoniato che negli anni '10 del Novecento c'era chi aveva già abbozzato traduzioni di Chesterton ("Un giorno un'anziana donna mi mandò la traduzione di Chesterton eseguita da sua nonna. Sua nonna l'aveva scoperto e lo traduceva già prima della rivoluzione").
C'erano in quegli anni molti russi che amavano l'Inghilterra, dice Natalia Trauberg, e la letteratura inglese, e notarono subito il grande successo presto raggiunto, già nei primi anni del secolo, dallo scrittore di Beaconsfield. Uno dei paradossi è che la popolarità di Chesterton crebbe anche dopo la Rivoluzione d'Ottobre. Nei primi anni Venti gente di cinema ed intellettuali di sinistra iniziarono ad apprezzarlo, anche se molti di loro furono presto delusi. Molti però continuarono ad apprezzarlo come un moderno inglese eccentrico. Lo stesso Eisenstein (il regista dei film "Alexander Nevskij" e "La Corazzata Potemkin", per intenderci), leggendolo, ne sottolineava i passaggi da lui ritenuti migliori. Un passaggio da lui apprezzato, per esempio, è quello in cui Gilbert si chiede il perché del fatto che diciamo che un uomo è bianco quando invece è rosaceo-giallastro-beige, o perché diciamo "vino bianco" quando è giallastro. Solo che Eisenstein apprezzava solo questa idea dei cliches. In effetti alcuni intellettuali russi di quel decennio credevano che Chesterton li avrebbe aiutati a scardinare i cliches in voga e che gli stessi avrebbero potuto essere rimpiazzati dalle loro idee. Alcuni addirittura arrivarono a pensare di Chesterton che fosse ideologicamente l'ala più a sinistra dell'estrema sinistra... ma qualche tempo dopo si accorsero che era cristiano, come dire? al cento per cento, e non si capacitavano che uno come lui potesse esserlo...


nella foto: Sergej Eisenstein

"Il ruolo di Chesterton -dice Natalia Trauberg- qui in Russia fu molto strano. Per venti o anche trent'anni sino al 1958 egli fu un tesoro seminascosto (non del tutto proibito, ma non interamente permesso) della cultura degli anni Venti".

La Trauberg riferisce che alla prima lettura ne apprezzò la mistura di "chiacchierata intima e sorprendente libertà", e si accorse "che 'religioso' e 'libero' erano la stessa cosa". Ma il vero amore per Chesterton nacque nel 1946 all'università, quando lesse il Ritorno di Don Chisciotte (inedito in Italia). Dice ancora la Trauberg: "Da studente osservavo la gente che incontravo così: davo loro Chesterton da leggere, e quelli che lo apprezzavano, sapevo, erano più vicini a me di quelli che non lo apprezzavano. Erano persone di una diversa libertà d'animo, persone non programmate, e io sono molto grata a loro per questo. Nella mia università ce n'erano cinque così".
Dice ancora la studiosa russa: "Ciò che mi prese (di Chesterton, ndr) fu la sua bellezza, e poi... la sua purezza. Quella tremenda purezza. Io ero impaurita dalla purezza angelica. Era importante per me perché la mia famiglia era molto bohemienne. Fu nel 1946, un tempo bruttissimo, ma quando presi quel libro vi trovai il paradiso. Non potevo vivere senza di lui. Ero quasi pazza per tutte quelle calamità ed egli mi salvò". In quel momento, dice ancora la Trauberg, le uniche voci di sanità e virtù cui attaccarsi "erano la Bibbia e Chesterton". Riferisce poi che i suoi saggi non potevano essere letti, perché considerati letteratura religiosa, ed essi erano introvabili. Erano invece reperibili le Storie di Padre Brown e qualche altro romanzo. Nel 1953, a Mosca, trovò saggi e opuscoli, iniziò a leggerli e a tradurli per il samizdat. Tradusse quattro romanzi: L'Uomo che fu Giovedì, L'Osteria Volante, La Sfera e la Croce e il Don Chisciotte. Dei saggi tradusse L'Uomo Eterno, San Tommaso, San Francesco, Dickens e metà di Ortodossia, nonché l'Autobiografia.
Anche altri in Russia si interessarono a Chesterton, ad esempio Muravyov tradusse Il Napoleone di Notting Hill e Kourney Chukovsky l'Uomo Vivo.
Va pure detto che esiste una Società Chestertoniana Russa, nata in occasione dell'anniversario della nascita di Gilbert nel 1974, fondata dalla Trauberg, Sergei Averincev (lo studioso, oggi defunto, tenne una lezione al Senato della Repubblica Italiana di cui ci diede conto Andrea Monda qualche anno fa, e iniziò con una citazione di Chesterton), i fratelli Muravyov e Yuri Schrader.
Non ci crederete ma esiste anche un sito internet su Chesterton in russo anzi meglio in caratteri cirillici oltre che in lingua russa all'indirizzo www.chesterton.ru.



nella foto: Sergej Averincev

L'intera intervista, in lingua inglese (in questo articolo ne ho riportato qualche stralcio, liberamente tradotto dal sottoscritto), a Natalia Trauberg è reperibile a questo link in formato pdf.

Marco Sermarini