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venerdì 3 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Mitologo più che romanziere.

Dickens era più un mitologo che un romanziere; fu l'ultimo dei mitologi e forse il più grande.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



sabato 11 ottobre 2025

Da Maria Grazia Gotti - Notizia sul Congresso Internazionale di Barcellona Fè, Arte y Mito (Tolkien, Lewis e Chesterton).

 



Caro presidente e cari amici chestertoniani tutti,

volevo condividere con voi una interessante notizia proveniente dal mondo di lingua spagnola: dal 17 al 19 ottobre si svolgerà la quarta edizione del Congresso internazionale Fè, Arte y Mito, dedicato a Tolkien, Lewis e Chesterton.

L’edizione 2025 per la prima volta si svolge in Europa e precisamente a Barcellona presso la Universidad Abat Oliba CEU, mentre gli appuntamenti precedenti si sono svolti in Argentina, terra di origine di Juan Tomás Widow, la persona da cui è nata questa bella iniziativa (sul blog sono state segnalate le edizioni 2022 e 2023).

Riporto la traduzione di qualche brano dell’intervista a Juan Tomás pubblicata su Alfa & Omega, un sito di informazione cattolica pubblicato dalla Fundación San Agustín, collegata all’Arcivescovo di Madrid.

Da dove viene l'iniziativa?
Questa è la quarta edizione. Ne sono già state fatte tre in Argentina. Tutto questo è nato da una pagina di Instagram, @srbombadil. È un account che ho creato come hobby personale dal 2018 per condividere frasi -non tutte di Tolkien- e parlare di libri, film e canzoni. La creai in una fase in cui avevo letto Il Signore degli Anelli e altri libri di Tolkien, ma non mi ero ancora introdotto nel significato della sua opera. Quando mi sono imbattuto nelle sue lettere, ho iniziato ad approfondirle. E poi ho scoperto C. S. Lewis e Chesterton.

Quindi tutto è iniziato come un hobby
Nel 2018, quell'account è cresciuto e a marzo 2020 mi sono chiesto se questo non fosse solo un hobby ma anche un progetto di vita. Mi stava prendendo sempre più tempo e volevo fare di questo qualcosa di più che un hobby. Allora abbiamo cominciato a fare dei primi dialoghi su Tolkien con Eduardo Segura Fernández, un accademico di Granada e uno dei grandi esperti in lingua spagnola.

Al primo corso si sono iscritte 500 persone ed è stato un grande incoraggiamento per andare avanti. Poi abbiamo fatto un'agenda di contatti di professori, intellettuali e ricercatori che erano affascinati dallo studio di questi argomenti.

E dopo quello nacque un primo grande congresso nel 2022
Cominciammo a immaginare insieme tutti i relatori per un grande congresso su Tolkien, C. S. Lewis e Chesterton. Lo abbiamo fatto a luglio 2022 e anche nel 2023 e 2024. Tutto cominciava a crescere, anche con un piccolo progetto editoriale e iniziammo ad avere accordi con università in Argentina e una rete di contatti.

Poi ho incontrato la professoressa Teresa Pueyo dell'Università Abat Oliba CEU. Ci fu una sinergia molto importante e aspirammo a farlo a Barcellona. Pensando al futuro, l'idea è di fare ogni anno  un congresso, alternativamente in Argentina e in un altro paese…

Cosa spinge la gente a partecipare a questi incontri?
La gente veniva per Tolkien, C. S. Lewis e Chesterton, ma anche per altro. La nostra idea non è solo generare un ambiente accademico, ma anche uno spazio di divulgazione per diffondere le idee di questi autori e ciò che vogliono diffondere.

Tolkien ha un'arma molto potente: essere trascendente, ma anche molto vicino nel tempo. Ha molto da dirci e vogliamo approfittare di questi autori che, man mano che la loro leggenda cresce, impariamo di più su di loro.

Cosa vi aspettate dal prossimo congresso?
Speriamo di replicare ciò che è stato fatto in Argentina. Una delle cose più sorprendenti è stata l'atmosfera di comunità che abbiamo vissutoa. In Argentina ci è successo che c'era un incontro di molta gente molto diversa che aveva in comune questo interesse per Tolkien, C. S. Lewis e Chesterton.

[…]

Questi scrittori, in particolare Tolkien e C. S. Lewis, sono noti per le loro saghe di fiction, ma il loro lavoro va molto oltre
Questi autori portano la gente in qualcosa di più che un mondo fantastico con diversità di creature e mitologie. Sono autori che arrivano attraverso il mito e i loro racconti e saggi hanno un messaggio molto potente per quanto siano recenti.

Vengono da un'epoca molto oscura e difficile per l'Europa a causa del contesto delle guerre e hanno dato speranza al mondo. E, allo stesso tempo, sotto la bandiera di Cristo e dall'ideale di educare alla bellezza, alla verità e al bene. Credo che abbiano molto da dirci e molto da scoprire. C'è ancora molto da fare in spagnolo su questi autori. In portoghese e italiano è stato detto molto di più, quindi abbiamo la possibilità di un grande campo d'azione.

 

Per chi voglia leggere tutta l’intervista, la trovate qui: contiene anche molti link interessanti (Alfa Y Omega ha pubblicato approfondimenti su Chesterton, Tolkien e Lewis), quindi vale la pena

Il sito della conferenza, dove eventualmente iscriversi, è qui. La “brutta notizia” è che quest’anno sarà possibile seguire solo in presenza.
Gli incontri delle edizioni precedenti, che si potevano seguire anche in remoto, sono registrati e si potrebbero acquistare (anche se da questo punto di vista pare che il sito abbia alcuni problemi al momento).

sabato 28 dicembre 2024

Chesterton e il mito - Uno studio di suor Marzia Platania.

Dal sito Cultura Cattolica vi proponiamo questo approfondimento di suor Marzia Platania (peraltro autrice di altri numerosi e interessanti saggi su Chesterton, sempre presenti sul sito citato) sull'argomento del mito in Chesterton.

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Innanzitutto la risposta mitologica, che era anche quella più propriamente popolare e quindi la più diffusa, risponde al bisogno umano che il destino, il significato totale ed esauriente, cioè il dio, possa essere realmente esperito. Questo accade attraverso i riti e le feste pagane: esse scandiscono un tempo sacro in cui il significato, il dio, è presente. Il rito e la festa stabiliscono un tempo che è sacro in quanto stabilisce un nesso con ciò che è fuori del tempo, con l'eterno, eterno che entrando in rapporto col tempo si fa esperibile dalle creature che vivono nel tempo. Così come è per il tempo, è anche per lo spazio: la divinità pagana è anche e sempre una divinità locale; ed ecco anche il perché di tante difficili identificazioni e della impossibilità di stabilire o riconoscere un ordine ed una gerarchia relativa tra gli dèi. C'è un dio dell'acqua, ma molto più facilmente, un dio di ogni particolare ruscello, o fiume o mare, un dio dei boschi che è più facilmente un dio di un particolare boschetto. Anche la fisicità del luogo è sentita dal paganesimo come parte integrante della ierofania. Si ingannano i moderni, quando immaginano gli dèi come allegorie di forze naturali astratte.
Si è detto che la mitologia pagana fosse una personificazione delle forze naturali. La frase in un certo senso è esatta, ma non è esauriente, perché implica che le forze siano astrazioni e che la personificazione sia artificiale [...] La personificazione non è qualche cosa di impersonale, è anzi la personalità che perfeziona l'acqua dandole un significato. (GKC, L'uomo eterno, pag. 111)

Il resto è nel collegamento qui sotto:

https://www.culturacattolica.it/letteratura/letteratura-storia-ed-autori/chesterton-il-pensiero/il-pensiero-di-chesterton-l-uomo-cristiano-3-il-pensiero-mitologico




sabato 21 dicembre 2024

Un aforisma al giorno - Chesterton e il mito (3).

Gli aborigeni australiani, considerati come i più rozzi selvaggi, raccontano la storia di un ranocchio gigante che s'era ingoiato il mare e tutte le acque del modo, e che non le avrebbe rigettate se non quando si fosse riusciti a farlo ridere. Tutti gli animali con tutte le loro smorfie più buffe sfilarono davanti a lui; e, come la regina Vittoria, egli non si divertiva. Sbottò finalmente davanti a un'anguilla che delicatamente si bilanciava sulla punta della coda con disperata dignità. Che bel pezzo di letteratura fantastica si potrebbe ricavare da questo racconto! Quanta filosofia nella visione di quel mondo tutto prosciugato prima che venisse quel benefico diluvio d'ilarità. Quanta fantasia in quel mostro vulcanico che eruttava acqua. Quanta comicità al pensiero dei suoi occhi sgranati al passaggio del pinguino o del pellicano. Comunque, il ranocchio rise; ma lo studioso di folklore non perde mai la sua gravità.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

aborigeno australiano

raganella gigante australiana




venerdì 20 dicembre 2024

Un aforisma al giorno - Chesterton e il mito (2).

La mitologia è un'arte perduta, una delle poche arti che siano realmente andate perdute; ma è un'arte. E i corni della vacca sono un raggio di quasi armoniosa concordia. E il gettare la propria nonna nel cielo non sarà un atto di buona creanza, ma è perfettamente di buon gusto.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.








giovedì 19 dicembre 2024

Un aforisma al giorno - Chesterton e il mito (1).

Il mito è un'opera d'immaginazione, e quindi un'opera d'arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla.

Gilbert Keith Chesterton, L’uomo eterno.



lunedì 9 dicembre 2024

Un articolo di qualche anno fa sul Detection Club - Marco Amici su Radical Ging.

Ingrandendo la foto di questa cena del Detection Club
degli anni Trenta ci sembra di vedere
al centro della tavolata proprio lui...



Tempo fa abbiamo segnalato l'esistenza di un inedito di Chesterton sul giallo (vedete qui e qui), alcuni giorni fa il valente Giovanni D'Andrea ha pensato bene di tradurlo (vedete qui). Ora, stimolati dalle riflessioni di Chesterton sul giallo, abbiamo trovato in rete un articolo di circa sei anni fa a firma di Marco Amici sul sito Radical Ging che rispolvera il mito del Detection Club: le origini sono mitiche quanto spassose, mitiche per la presenza di notissimi scrittori in questa spettacolare gang, spassose perché sapete già che tipo di aplomb sfoggiavano i membri di questo club [il blog ne ha già parlato più volte, vedete qui, qui, qui (si parla incidentalmente anche di Leonardo Sciascia e Giuseppe Tomasi di Lampedusa)].

In ogni caso Chesterton dava una grande importanza al genere del giallo. Egli disse che "il romanzo avventuroso della polizia rappresenta così l'intera avventura umana, ed è basato sul fatto che la moralità è la più oscura e ardita delle cospirazioni" e che "mentre una tendenza costante del vecchio Adamo è quella di rivoltarsi contro quella cosa così universale e automatica che è la civiltà, di predicare deviazione e ribellione, il romanzo dell'attività di polizia mette in un certo senso sotto gli occhi il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle deviazioni e la più romanzesca delle ribellioni". Chesterton considerava il giallo la prima e unica forma di letteratura popolare in cui si esprime quella che lui chiamò "la poesia della vita moderna". Come ho già avuto modo di dire, in questo post  (tratta di un brano tratto da Come si scrive un giallo) possiamo apprezzare quanto queste idee, che spesso vengono confinate nell'ambiente ovattato degli interessi letterari, in realtà investano la vita intera per come la immagina e desidera Chesterton.

Marco Sermarini

_____________________

Immaginiamo la Londra degli anni ’30: un gruppo di amici scrittori, dei carnefici, delle vittime e un teschio di nome Eric. La trama di un romanzo? No, la vera storia del Detection Club.

Il Detection Club fu un circolo letterario fondato nel 1930 da un gruppo di scrittori di crime e mistery inglesi, che al contrario dei circoli più famosi, si incontrava almeno tre volte l’anno per cenare insieme e discutere della crime fiction dell’epoca, consigliandosi e confidandosi, dichiarando cosa fosse meritevole di apprezzamento e cosa invece fosse oltraggioso, il tutto davanti a un buon pasto e a numerosi bicchieri di vino.

Come tutti i club, anche il Detection Club aveva un presidente, il primo fu G.K. Chesterton. Ma lo furono anche Dorothy L. Sayers e Agatha Christie (anche se decise di condividere la carica con Lord Gorell, chiedendogli di occuparsi dei discorsi e dell’interazione con il pubblico, considerate la sua famosa timidezza e paura di esporsi). A oggi il presidente è Martin Edwards, scrittore ed esperto della Golden Age of Crime Fiction, l’età dell’oro del giallo inglese, periodo che spazia dall’inizio Novecento fino ai primi anni del 1950.

Il resto qui sotto:

https://radicalging.com/2018/02/15/il-detection-club-il-circolo-del-giallo/


Agatha Christie


mons. Ronald Knox







mercoledì 3 gennaio 2024

Un aforisma al giorno - Un luogo di sogni avverati.

Il luogo che i pastori (di Betlemme, ndr) trovarono non era un'accademia o una repubblica astratta; non era un luogo di miti allegorizzati o disseccati o spiegati; era un luogo di sogni avverati. Da allora, nessuna mitologia è stata più inventata nel mondo. La mitologia è una ricerca.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.



sabato 23 dicembre 2023

Un aforisma al giorno - Un ramo del bello è il brutto.

Gli scienziati, al contrario degli artisti, raramente capiscono una cosa: che un ramo del bello è il brutto. Raramente si permettono la legittima libertà del grottesco. Essi ripudieranno un mito barbarico semplicemente come una cosa brutta e volgare e come prova di degradazione — perché non ha la bellezza di Mercurio, il messaggero disceso or ora sul colle baciato dal cielo; ma esso ha la bellezza della Finta Tartaruga o del Cappellaio Matto. 

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.



venerdì 22 dicembre 2023

Un aforisma al giorno - La vacca salta nella luna.

Se un professore mi dice che la vacca salta nella luna solo perché prima si sacrificavano i vitelli a Diana, rispondo che non può essere. Ciò avveniva semplicemente perché era naturale per una vacca fare un salto fino alla luna. Le mitologia è un’arte perduta, una delle poche arti che siano realmente andate perdute; ma è un’arte. E i corni della vacca sono un raggio di quasi armoniosa concordia. E il gettare la propria nonna nel cielo non sarà un atto di buona creanza, ma è perfettamente di buon gusto.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

La mucca salta sopra la luna genera ai

mercoledì 20 dicembre 2023

Un aforisma al giorno - Una delle pagine che hanno ispirato Tolkien e Lewis...

Tutta questa materia mitologica appartiene alla parte poetica dell’uomo. Pare stranamente dimenticato oggidì che il mito è un’opera d’immaginazione, e quindi un’opera d’arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non-poeti, com’è provato dall’origine di tali leggende. Ma - io non ho mai saputo per quale ragione - è sempre la minoranza apoetica che si permette di studiare criticamente questa poesia popolare.

Gillbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

La mitologia greca e romana - museo del termalismo antico e del territorio

lunedì 23 ottobre 2023

Ecco dove affondano le radici della fantasia di Chesterton e Tolkien...

 

George MacDonald.jpg
George MacDonald

Ecco George MacDonald.

Ne abbiamo parlato più volte in questo blog e nel collegamento ne trovate varia traccia:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/10/la-chiave-doro-di-george-macdonald-il.html

L'influsso su Chesterton fu notevole ed evidente, ed il piccolo Gilbert, che ad otto anni cercava di imitare in una prima prova le arti scrittorie di MacDonald, lo considerò sempre una delle sue maggiori ispirazioni.

È pure significativo che Chesterton abbia firmato l'introduzione della biografia di McDonald scritta dal figlio Greville:

https://uomovivo.blogspot.com/2021/02/chesterton-introduce-george-macdonald.html

Se volete è quasi un autorevole passaggio del testimone.

Disse Chesterton nel necrologio che gli dedicò dalle colonne del Daily News nei giorni successivi alla sua morte: "Se dobbiamo giudicare quanto a originalità di atteggiamento, George MacDonald fu uno dei tre o quattro uomini più grandi dell'Ottocento", e definì "arguzia celestiale" la sua facoltà immaginifica.

Tolkien, in On Fairy-Stories che abbiamo richiamato più volte negli scorsi giorni, lo menziona tra coloro che più esercitarono questo sforzo di leggere la realtà grazie alla fantasia.

Non so voi, ma tutto ciò mi sorprende e mi dà nuove e potenti chiavi di lettura dell'opera di Chesterton, e pure di quella di Tolkien, motivi non trascurabili, nuove finestre sull'idea di fantasia, stupore, tenersi desti, non permettere mai alla propria anima di addormentarsi, e su molto altro.

Le strade convergono.

Marco Sermarini

sabato 21 ottobre 2023

La Teologia di Chesterton e Tolkien: Un’Intervista con Alison Milbank | Carlos Perona Calvete intervista Alison Milbank su Tolkien Italia.

Alison Milbank


Nei giorni scorsi abbiamo cercato di fare luce sulla relazione tra Chesterton e Tolkien; l'influsso del Nostro Eroe è sicuramente significativo, soprattutto per quel che riguarda l'idea di fantasia come mezzo per risvegliare l'uomo di fronte alla realtà.

Qui di seguito presentiamo un'intervista rilasciata lo scorso anno da Alison Milbank, teologa e pensatrice inglese di religione anglicana, grande esperta sia di Chesterton che di Tolkien, sui quali ha scritto l'interessante opera dal titolo Chesterton and Tolkien as Theologians -The Fantasy of the real, edita da T. &. T. Clark (2007).

Alison Milbank è professoressa associata di Letteratura e Teologia presso l'Università di Nottingham (UK). In precedenza è stata John Rylands Research Institute Fellow presso l'Università di Manchester (UK), e ha insegnato presso le Università di Cambridge (UK), Middlesex (UK) e Virginia (USA).

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J. R. R. Tolkien e G. K. Chesterton, due grandi campioni del genere fantasy moderno, intendevano la creazione letteraria, e l’arte in generale, come qualcosa che esprima la creatività di Dio nel mondo. Alison Milbank ha scritto il libro Chesterton and Tolkien as Theologians per esplorare l’opera di queste gigantesche figure. In questa intervista, approfondiamo come la bellezza artistica, e nello specifico le grandi opere narrative, possano suscitare in noi un senso del mistero della bellezza, finché il mondo intero assomigli a una grande opera d’arte.

Tolkien scrive sulla subcreazione per descrivere cosa è legittimo nell’opera creativa. Il termine suona già teurgico– compiere l’opera di Dio al proprio livello. Cosa intende Tolkien con subcreazione?

Significa fare cose, e in particolare fare arte. Scrivere storie, immagini, questo genere di cose… che Tolkien sente partecipare, in un qualche senso reale, all’atto della creazione. Noi facciamo seguendo la legge secondo la quale siamo fatti. Siamo i figli di un Dio che crea dal nulla, che fa le cose libere, se si vuole. E perciò noi facciamo cose al nostro proprio livello, benché io pensi che Tolkien avrebbe probabilmente seguito George MacDonald, che, nel suo saggio sull’immaginazione fantastica afferma che l’invenzione è una sorta di ritrovamento, sicché Dio ci dà le cose dalle quali possiamo creare. L’argilla, le foglie, le parole, persino il linguaggio. E noi le usiamo per fare cose in modo da costituirle in nuove combinazioni. Ma in un certo senso, tutte queste combinazioni sono possibilità già presenti nella mente di Dio. Così possiamo fare, nel mondo, una cosa che non c’era prima. E Tolkien pensava che avremmo continuato a farlo in Cielo. Nella sua poesia Mythopoeia, scritta per convertire C. S. Lewis, dice a Lewis che il mito è reale. Afferma che il Cielo sarà a sua volta un tempo di creatività.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://tolkienitalia.net/la-teologia-di-chesterton-e-tolkien-unintervista-con-alison-milbank/

Chesterton and Tolkien as Theologians cover

giovedì 19 ottobre 2023

Chesterton in altre parole - Tolkien e Chesterton, documentazione di una relazione.

Tree and Leaf


È noto che Tolkien apprezzasse Chesterton, si dice in particolare il Chesterton poeta più del saggista; l'idea di mitopoiesi (cioè di generazione del mito), presente sia in Tolkien che in Lewis, trae le proprie origine proprio in Chesterton.

Ma al di là di questo, spesso si cita ma non si documenta questa relazione, questo debito che Tolkien sembra avere verso Chesterton.

Una pagina di un notissimo quanto poco letto saggio viene in nostro aiuto. Si tratta di On Fairy-Stories, parte del volumetto Tree and Leaf (in alto la copertina dell'edizione inglese HarperCollins), comprendente anche Leaf by Niggle e la poesia Mythopoeia. Non cerco di ricostruire le vicende editoriali e letterarie di queste tre produzioni, ma mi limito a dire che attualmente On Fairy-Stories è pubblicato in Italia da Bompiani col titolo Sulle fiabe nel volume Il Medioevo e il fantastico, comprendente ben altro (Beowulf: mostri e critici, Tradurre Beowulf, Sir Gawain e il Cavaliere Verde, Inglese e Gallese, Un vizio segreto e Discorso di commiato all'Università di Oxford). Anche qui complesse vicende letterarie, oltre ad un'introvabilità del testo fondamentale della filosofia di Tolkien in lingua italiana per lunghi anni (uscì molti anni fa come Albero e foglia edito da Bompiani poi silenzio fino ad oggi, se non erro).

On Fairy-Stories approda ad un certo punto al paragrafo Recover, Escape, Consolation (tradotto come Riscoperta, Evasione, Consolazione: ho qualche perplessità sull'aver reso da parte del traduttore il termine inglese Recover con Riscoperta, e non solo questo termine), forse il luogo dove si viene di più al dunque di ciò che secondo Tolkien è lo scopo del mito e dei racconti fantastici:

Of course, fairy-stories are not the only means of recovery, or prophylactic against loss. Humility is enough. And there is (especially for the humble) Mooreeffoc, or Chestertonian Fantasy. Mooreeffoc is a fantastic word, but it could be seen written up in every town in this land. It is Coffee-room, viewed from the inside through a glass door, as it was seen by Dickens on a dark London day; and it was used by Chesterton to denote the queerness of things that have become trite, when they are seen suddenly from a new angle. That kind of “fantasy” most people would allow to be wholesome enough; and it can never lack for material. But it has, I think, only a limited power; for the reason that recovery of freshness of vision is its only virtue

[traduzione: Naturalmente, le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l'umiltà. E (soprattutto per chi è umile) c'è il Mooreeffoc, ovvero la Fantasia chestertoniana. Mooreeffoc è una parola immaginaria, ma la si può trovare scritta per esteso in ogni città di questo paese. È l'insegna di un coffee room, un caffè, vista dall'interno attraverso una porta a vetri, come fu vista da Dickens in una scura giornata londinese; e venne utilizzata da Chesterton per indicare la bizzarria delle cose divenute ovvie, quando sono osservate improvvisamente da una nuova prospettiva. La maggior parte delle persone concederà che questo genere di "fantasia" è abbastanza sana, e non può mai essere a corto di materiale (J.R.R. Tolkien, Il Medioevo e il fantastico, Bompiani, Milano-Firenze 2022]. 

L'argomento è quello dello scopo dei racconti fantastici, recover, escape and consolation. Non sono l'unico mezzo per ottenere questo risultato, perché - dice Tolkien - c'è l'umiltà e pure il Mooreeffoc, cioè la fantasia applicata alla realtà da parte del Nostro Gilbert, cioè la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. L'importanza di Chesterton è evidente nel percorso e nell'elaborazione di Tolkien.

Marco Sermarini

venerdì 21 gennaio 2022

Un aforisma al giorno - Cos'è il mito.

Il mito è un'opera di immaginazione, e quindi un'opera d'arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non poeti, come provato dall'origine di tali leggende.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

giovedì 14 novembre 2019

Un aforisma al giorno

Ma perché i moderni hanno mandato alle ortiche anche la maestà della mitologia?

Gilbert Keith Chesterton, Fatica Settimanale, in Radio Chesterton