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venerdì 26 agosto 2022

A Soho tanti anni fa un bimbo incontrò Chesterton.


Da bambino, uno scrittore era agli occhi miei una specie di dio; qualsiasi scrittore, per quanto oscuro, o addirittura insulso, potesse essere. Paragonare uno scrittore a qualche soldato o amministratore o scienziato o politico o attore famoso era, a mio avviso, del tutto ridicolo. Non c'era alcuna base di paragone, come non c'è tra, ad esempio, Francesco d'Assisi e il dottor Spock. Forse più consapevole di questa passione di quanto non mi rendessi conto, quando ero ancora uno scolaro mio padre [il politico laburista HT Muggeridge] mi portò a una cena in un ristorante di Soho in cui si intratteneva G. K. Chesterton. Ricordo che il proprietario del ristorante mi regalò una scatola di frutta candita che si rivelò cattiva. Per quanto mi riguarda, fu un'occasione di gloria inimmaginabile. Osservai con fascino l'enorme mole dell'ospite d'onore, il suo grande stomaco e le sue mani paffute; come i suoi pince-nez su un nastro nero quasi si perdessero nell'immensa distesa del suo viso, e come, quando pronunciava quella che considerava una buona osservazione, avesse modo di soffiare nei baffi con un suono simile a quello di un palloncino che si dissolve. Il suo discorso, se ne fece uno, mi sfuggì, ma ricordo vividamente come convinsi mio padre ad aspettare fuori dal ristorante per guardare il grande uomo che si dirigeva verso la strada con un mantello nero svolazzante e un cappello bohémien vecchio stile a tesa larga.

Malcolm Muggeridge, Chronicles of Wasted Time: An Autobiography
(nostra traduzione).

giovedì 24 maggio 2018

Una bellissima testimonianza su GKC da parte di un sacerdote missionario...

Un piccolo regalo ha fatto scaturire questa bellissima testimonianza che oggi riesco a condividere con voi.
Un grazie a padre Flavio, che ci ricorda quanto sia importante il nostro Gilbert e quanto bene possa fare.
Condivido parola per parola quello che ha scritto.

Marco Sermarini

Con semplicità e verità posso dirle che fin dai diciotto anni, nel 1968, egli è stato una delle de luci fisse della mia vita.
Provvidenzialmente ho trovato la sua ortodossia in una vecchia biblioteca tra libri abbandonati e senza sapere gran che dell'autore. Mi sono da subito abbeverato alla sua Ortodossia per tutta la mia esistenza. Ma c'è stato un periodo, tra i venti e i venticinque anni in cui ho voluto appositamente lavarmi il cervello, leggendola ogni giorno. Con un amico statunitense l'ho studiata ed analizzata a fondo anche in inglese. E' stat aper me una necessità vivere del pensiero e della genialità di G.K.C. Sembrerà una pazzia, e invece mi ha salvato dalla pazzia e mi ha fatto entrare profondamente ed ormai naturalmente nel mondo fantastico della gratitudine, nella continua scoperta che ogni cosa è regalo, nuova e familiare allo stesso tempo.
Cinque anni di continua autopsicanalisi operata da me stesso alla sua scuola, in sua compagnia e di Santa Teresina. Non l'ho mai lasciato in questi sessant'anni di amicizia intima. E', come attualmente per tante persone sparse nel mondo, il fedele gioioso e fantastico compagno di viaggio, che ad ogni istante fa intravvedere di ogni dettaglio delle cose il colore diverso, rosso magari come i capelli della sua amata e dell'amore in fiamma. Nel mio percorso missionario nel continente africano, e poi per servizi al mio ordine dei Carmelitani Scalzi, in vari continenti, fino ad ora, mi ha dato la mano ed è stato, come la Bibbia, luce ai miei passi. Per questo l'ho voluto conoscere, accumulando nel tempo molti suoi libri. Qualche momento fa ho voluto verificare quanti volumi di GKC ho sotto mano; altri sono altrove. Ne ho più di venti in italiano, spagnolo, francese, e almeno quindici in inglese. Quelli in inglese sono i più sostanziosi: i due volumi della Maisie Ward, prezioso regalo che m'ha fatto la SCI; poi l'ultima biografia di GKC di Ian Per ed Il Romanzo dell'Ortodossia di William Oddie; altri volumi vari di differenti edizioni; ed infine sei volumi delle Opere Complete di GKC della Ignatius Press. Come lei saprà, l'edizione completa dovrebbe comportare 40-45 volumi. E' insuperabile. A questo riguardo le devo dire che stando a Roma 25 anni fa, con tanta gioia e sacrificio, avevo fatto incetta di una decina di volumi della Ignatius Press. Nel trasferimento in altra sede si sono volatilizzati. Come penso si sia volatilizzato in queste ultime settimane un volume prezioso di GKC regalatomi da un confratello statunitense. In questo ultimo anno ho ripreso a leggere e rileggere quotidianamente con intensità e passione il nostro comune amico. Lo sento sempre più attuale e luminoso. A me vicino ed intimo e necessario: non finisco mai di conoscerlo. Come dice Luis Inacio Seco nella biografia in spagnolo che ho ripreso proprio oggi: Chesterton, un escritor para todos los tiempos.

Padre Flavio Caloi

martedì 21 gennaio 2014

Qui notizie sul Monastero di Santa Tecla a Ma'lula

Se cercate nel blog, avevamo già dato rilevanza, attraverso il servizio di Gian Micalessin per la RAI, alla triste storia del villaggio cristiano di Ma'lula in Sira (lo scriviamo alla maniera aramaica e non araba, lì si parla aramaico, l'antica lingua parlata da Gesù, San Pietro, San Paolo... la lingua in cui qualcuno ipotizza siano stati scritti i vangeli sinottici) ed in particolare del monastero di Santa Tecla.

Alcune delle suore lì presenti sono state anche rapite da questi terroristi islamici che già all'ingresso nel paesino uccisero alcuni cristiani perché cristiani.

Preghiamo, diffondiamo, diamo rilevanza alla storia di questa gente che si trova lì perseguitata, come Gesù Cristo sulla croce. Sono testimoni di Gesù Cristo, perché non rinunciano a dire che la Vita è solo Lui. Noi che possiamo leviamo la voce per far sentire quella di questi nostri fratelli che non hanno altri amici che noi, e che dai grandi poteri hanno solo da temere.

http://www.vietatoparlare.it/le-campane-di-maloula-non-suoneranno-piu/

mercoledì 16 ottobre 2013

Nel silenzio quasi totale anche dei cosiddetti media cattolici domenica sono stati beatificati cinquecentoventidue martiri spagnoli

Il 13 ottobre a Tarragona, nella regione spagnola della Catalogna, si è svolto un nuovo rito di beatificazione di persone uccise in odio alla fede durante la guerra civile spagnola. Si tratta della cerimonia con il maggior numero di Beati, 522, che supera quindi quella svoltasi a Roma, in piazza San Pietro, nel 2007.L'elenco dei nuovi martiri comprende tre vescovi, un centinaio di sacerdoti, 412 religiosi, alcuni seminaristi e dei laici. Sette di loro non erano di origine spagnola, ma provenivano da Colombia, Portogallo, Cuba, Francia e Filippine. 
La scelta del luogo dove svolgere il rito è caduta su Tarragona per un duplice motivo: anzitutto, perché il gruppo più vasto appartiene alla causa patrocinata da questa diocesi; in secondo luogo, perché, nel 259 dopo Cristo, il vescovo Fruttuoso e i diaconi Augurio ed Eulogio vi trovarono il martirio, bruciati vivi nell'anfiteatro romano. 
Nel fornire di seguito l'elenco delle cause, suddiviso in base alle date di promulgazione del decreto sul martirio (per i martiri nativi della Catalogna, il nome proprio è riportato secondo la dizione castigliana), rimandiamo talvolta a schede più specifiche. Per un maggiore approfondimento, suggeriamo di visitare il sito ufficiale dell'evento, www.beatificacion2013.com, dov'è possibile consultare la lista completa di tutti i nomi.


In questo collegamento l'elenco completo dei martiri. E' tratto dal sito della cerimonia di beatificazione dei Cinquecentoventidue Martiri.




sabato 14 settembre 2013

Tweet da Gian Micalessin (@gianmicalessin)

Diffondete il più possibile.

Gian Micalessin (@gianmicalessin)
#Siria Nel segno della Croce,nonostante AlQaida I cristiani di #Maloula non rinunciano all'antica festa religiosa rainews24.rai.it/it/video.php?i…

venerdì 13 settembre 2013

Dal racconto di Gian Micalessin, Santuario di Santa Tecla, Ma'lula, Siria.

(...) «Se ci trovano qui uccidono anche suore e orfanelle. Usciamo e tentiamo di scendere. Se necessario io e i miei uomini moriremo combattendo. Meglio che sgozzati e decapitati». La madre superiore s'avvicina, ci segna la fronte con la croce, m'infila un'immagine della Madonna nel giubbotto antiproiettile.
(...)
Alì mi abbraccia, mi sfila dal giubbotto la Madonna di madre Najaf. La bacia. «Siamo vivi, giornalista. Lei ci ha protetto».

Il resto qui:

Il racconto scritto da Gian Micalessin dell'ingresso al Santuario di Santa Tecla

http://www.ilgiornale.it/news/esteri/noi-assediati-dai-jihadisti-nel-monastero-siriano-949792.html

Due parole sui due video dei post precedenti.


Questa è la "primavera araba".

"Incapacità dell'Occidente ma soprattutto dell'Europa di capire quello che sta succedendo qui", dice giustamente Micalessin.

Dice un prete di Ma'lula: "Fa piangere il cuore che l'Europa sia in mano di gente insensibile e senza coscienza, che pensa solo al denaro. Mi dispiace che il popolo europeo abbia questi dirigenti".

Grazie, Micalessin.

Il funerale dei martiri di Ma'lula nelle parole di Gian Micalessin (grazie). Diffondete.

Santuario di Santa Tecla a Ma'lula, sotto il fuoco dei cecchini islamisti. Dalla Siria, Gian Micalessin (da RaiNews24) e che Nostro Signore degli eserciti gli guardi sempre le spalle, grazie.

lunedì 24 giugno 2013

Questa sera alla festa del beato Pier Giorgio Frassati il film Cristiada

Il film di Dean Wright ha il merito di togliere il velo dinanzi agli occhi del grande pubblico di una vicenda ancora oggi misconosciuta, pressoché assente dai libri di scuola, oggetto di ostracismo da parte della cultura "ufficiale".
Narra la storia della rivolta del popolo messicano contro il governo massonico di Plutarco Elias Calles tra il 1926 e il 1929, governo che mirava a scristianizzare forzosamente il Messico. 

I Papi hanno già beatificato diversi dei protagonisti della lotta nonviolenta di questa epopea, primo di tutti il beato Miguel Agustin Pro, un sacerdote gesuita ed un uomo splendido. Un altro è il piccolo Josè Sanchez del Rio (nella foto qui a fianco), un ragazzino di soli quattordici anni che per amore di Cristo Rey non abiurò la fede nonostante le torture e il martirio inflittogli.

Lo vedremo nell'edizione originale con i sottotitoli in italiano, visto che nessuno qui in Italia ha avuto il coraggio di investire su un film che tratta una vicenda spinosissima del XX secolo (nonostante vi partecipino divi di Hollywood come Eva Longoria e Eduardo Verastegui).

Comunque e sempre Viva Cristo Rey!




giovedì 24 novembre 2011

Punjab, attivista cattolico assassinato da mafiosi musulmani


di Jibran Khan


Akram Masih, sposato e padre di quattro bambini, è stato ucciso ieri sera da un commando armato vicino ai latifondisti musulmani. Da anni l’uomo era oggetto di minacce, per la sua strenua battaglia a difesa dei diritti delle minoranze. Sacerdote locale: i proprietari terrieri musulmani “rubano” le proprietà cristiane con l’avallo delle autorità. 



Islamabad (AsiaNews) – Un gruppo di uomini legato alla mafia delle terre, guidati da Nadeem Ashraf, ha assassinato Akram Masih, attivista pakistano, sposato e padre di quattro bambini, residente a Renala Khurd, distretto di Okara, nella provincia del Punjab. Secondo le prime ricostruzioni il delitto è avvenuto verso le 10.30 di ieri sera. Fonti della chiesa locale riferiscono che l’uomo era un cattolico devoto, impegnato nei problemi sociali, che combatteva con dedizione e passione per i diritti delle minoranze religiose della zona. Tra le molte battaglie intraprese, negli ultimi tempi Akram Masih aveva lanciato una campagna contro i ricchi proprietari terrieri che confiscano in modo arbitrario i terreni ai contadini cristiani.

Solo lo scorso anno egli, insieme ad alcuni esponenti della Chiesa cattolica, aveva “salvato” due scuole cristiane sul punto di essere sequestrate da proprietari terrieri con l’avallo delle autorità locali. Da quel momento Masih ha continuato a ricevere costanti minacce di morte, che si sono concretizzate nell’assassinio avvenuto nella serata di ieri. P. Joseph John, sacerdote a Renala Khurd, conferma che “da mesi” i latifondisti musulmani cercano di rubare terre ai cristiani, con il sostegno delle autorità”. Il prete aggiunge che Akram Masih “si è sempre opposto con coraggio” e non ha mai permesso loro di “realizzare i loro piani malvagi”. La zona compresa nel distretto di Okara è rinomata per la fertilità dei terreni, in cui si coltivano fra gli altri patate, pomodori, riso. Tre settimane fa Masih aveva acquistato un piccolo appezzamento di terreno, che la mafia locale ha subito cercato di espropriargli. Sono ricominciate le minacce personali e a nulla è valsa la denuncia alla polizia, visto che gli agenti non hanno nemmeno avviato l’indagine di rito.

Interpellato da AsiaNews p. Shahbaz Aziz, del distretto di Okara, racconta che ieri sera “verso le 10.30 si sono sentiti diversi colpi di pistola” e “alle 11 è stato ritrovato il cadavere di Akram Masih” nei dintorni del luogo in cui viveva con la famiglia. Il sacerdote aggiunge che “Nadeem Ashraf è l’uomo forte della zona” e “guida della mafia locale dei terreni”; insieme ai fratelli egli “ha più volte minacciato Masih”, poi è scattato l’assalto che ha portato alla morte dell’attivista cristiano. P. Aziza precisa che “il corpo presenta segni di torture”, ma la polizia – seppur costretta ad aprire un fascicolo – non mostra particolare attenzione e impegno nella ricerca degli assassini.

Nel 2003, sempre nella zona, è stato ucciso in circostanze analoghe p. George Abraham, anch’egli attivista per i diritti delle minoranze e strenuo difensore delle loro proprietà, minacciate di confisca dai ricchi latifondisti musulmani. “I cristiani in questa regione – conclude p. Shahbaz Aziz – sono umiliati, i casi di persecuzioni sono molto frequenti. Quante vite verranno ancora spezzate, prima che il governo del Punjab intervenga?”. E quanto sangue, si chiede, “dovrà ancora scorrere?”.