Visualizzazione post con etichetta Apocrifi chestertoniani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Apocrifi chestertoniani. Mostra tutti i post

sabato 19 ottobre 2024

Riproposizioni - Un aforisma al giorno - 25 ottobre 2008 - La prima volta che citammo l'apocrifo chestertoniano più discusso d'Italia...

Il blog è sostanzialmente una specie di organo di Barberia o a rullo, con la differenza rispetto a questo spettacolare strumento che purtroppo non si ripete, ma va sempre avanti. Allora ultimamente mi sono messo alla ricerca, come avrete visto, di perle finite per sbaglio nello scarico del lavandino, per citare Chesterton.

Il 25 ottobre 2008 proponemmo un aforisma molto noto, il famosissimo

La vita è la più bella delle avventure ma solo l'avventuriero lo scopre,


che riportammo, come si può vedere dal collegamento qui sotto, senza la fonte. All'epoca avevamo iniziato a citare le opere da cui gli aforismi sono tratti, ma in quel caso non potemmo farlo:

https://uomovivo.blogspot.com/2008/10/un-aforisma-al-giorno-78.html

Iniziò la lunga saga delle nostre ricerche della fonte di questa frase così poetica e oserei dire quasi pittorica, tanto sono vivi la sua luce e i suoi colori (non vi immaginate l'avventuriero con piglio romantico, il capello scarmigliato e quant'altro...? Io sì). Le ricerche non ebbero mai l'esito sperato, cioè libro, traduzione e relativa pagina. Però alla fine scoprimmo l'arcano. Qui sotto trovate altri collegamenti relativi a questa vicenda annosa, che di tanto in tanto ripropongo. Non so perché, però mi ha sempre colpito questa storia paradossale di un giornalista che ha scritto torrenti impetuosi anzi mari di parole che ancora non abbiamo finito di contare e scoprire (qualche settimana fa è scappato fuori l'ennesimo inedito...) ma a cui si debbono attribuire anche frasi che non ha detto (in questo caso, lo ribadisco, si trattò di una sintesi geniale di un capitolo di Eretici ad opera don Giovanni Barra -- c'è dell'altro).

Qui sotto trovate le tracce di quella che è diventata una vera e propria "quest" di sapore quasi medievale, anche se si trattava non del Santo Graal, e nemmeno era la "quest" al contrario de Il Signore degli Anelli, però ha generato carta ed attenzione:

Ma Chesterton l'ha detta o non la detta? Non l'ha detta.


Ecco il testo dell'articolo che ingenerò la questione della "più romantica delle avventure". Un accenno all'autore, don Giovanni Barra.


Meritammo anche l'attenzione di un serio e bravo giornalista come Stefano Lorenzetto, che la richiamò in un suo libro:

Detto questo, godetevela ancora, e ripassate anche il testo che la ingenerò, Eretici, delle cui frasi è pieno questo blog (c'è l'apposita etichetta "Eretici", o se preferite quella in lingua originale "Heretics") e il saggio di don Giovanni Barra, che merita anch'esso.

Chesterton è lui stesso la "permanent anticipation of surprise", l'avrà ereditata dal babbo Ed che lo aveva educato ad aspettarsi ogni sorta di meraviglia in ogni secondo. Non finirà mai di stupirci e di questo sarò eternamente grato a Dio e a lui.

Marco Sermarini





martedì 27 agosto 2024

Un apocrifo chestertoniano poco noto in Italia, quello della staccionata...

Si dice che Chesterton abbia pronunciato la seguente frase: 

Don’t ever take a fence down until you know the reason why it was put up,

che in italiano può essere tradotta: 

Non abbattere mai una recinzione finché non conosci il motivo per cui è stata eretta.


Ora, si dice che in questa forma essa sia stata attribuita a Chesterton da John F. Kennedy, il famoso presidente degli Stati Uniti d’America, in un suo taccuino del 1945. Questo lo sostiene un libro americano, Bartlett's Familiar Quotations, una raccolta di citazioni celebri che viene aggiornata ciclicamente dal 1855, anno della sua prima uscita; questo libro pare non sia molto accurato in queste attribuzioni. Difatti è così, in questo caso, per lo meno nella forma.


La citazione di cui parliamo è in realtà tratta dal libro di Chesterton del 1929 intitolato The Thing (uscito in Italia prima negli anni ’50 col titolo La Chiesa viva, edizioni Paoline, poi negli anni Duemila col titolo La mia fede, edizioni Lindau), precisamente dal capitolo intitolato “La deriva della domesticità”, ma non ha la forma con cui abitualmente circola, che invece trovate qui sotto:


Per quanto riguarda la questione del riformare le cose, distinta dal deformarle, c'è un principio chiaro e semplice; un principio che probabilmente sarà chiamato paradosso. In questo caso esiste una certa istituzione o legge; diciamo, per comodità, una recinzione o un cancello eretto attraverso una strada. Il tipo di riformatore più moderno si avvicina allegramente e dice: “Non ne vedo l'utilità; eliminiamolo”. Al che il tipo di riformatore più intelligente farà bene a rispondere: “Se non ne vedete l'utilità, di certo non vi permetterò di eliminarlo. Andate via e riflettete. Poi, quando tornerete e mi direte che ne vedete l'utilità, vi permetterò di distruggerla”.


È come la famosa storia della più romantica delle avventure (apocrifo di nascita italiana) o della questione dei draghi e dei bambini, citata in mille modi e resa famosa da Neil Gaiman, e cioè è un libero riadattamento di un concetto espresso da Chesterton in altro modo.


È quindi un apocrifo nella forma ma non nella sostanza.


Uno dei più inossidabili apocrifi è quello relativo a chi non crede più in Dio e quindi crederà a tutto, che non è mai attestato neppure come riadattamento tra le citazioni di Chesterton, anche se lo si può considerare chestertoniano nella sostanza.


Un'edizione della famosa raccolta
Bartlett's Familiar Quotations.



martedì 24 agosto 2021

Ecco il testo dell'articolo che ingenerò la questione della "più romantica delle avventure". Un accenno all'autore, don Giovanni Barra.

Nel collegamento qui sotto trovate il saggio La visione della Chiesa in G. K. Chesterton di don Giovanni Barra. È acquistabile in vari formati digitali ad un prezzo modico.

Forse non tutti ricorderanno questo saggio e soprattutto il ruolo che ha giocato nella creazione di uno dei più citati apocrifi chestertoniani italiani, cioè: "La vita è la più bella (o la più romantica) delle avventure ma solo l'avventuriero lo scopre".

https://rivista.vitaepensiero.it/scheda-articolo_digital/giovanni-barra/la-visione-della-chiesa-in-g-k-chesterton-888888_1956_0008_0571-337844.html

Ne parlammo in quest'occasione in cui demmo conto della ricerca fatta e dell'inventio della fonte dell'apocrifo:

https://uomovivo.blogspot.com/2013/05/la-vita-quotidiana-e-la-piu-romantica.html

Poi questa ricerca fu ripresa anche da Stefano Lorenzetto in un suo libro:

https://uomovivo.blogspot.com/2020/03/stefano-lorenzetto-riprende-una-nostra.html

Ora volevamo mettervi a disposizione la fonte stessa, che è quel numero della rivista Vita e Pensiero, anzi più precisamente quell'articolo di quel numero del 1956.

Merita però di essere ricordato l'autore dell'apocrifo, il fecondissimo don Giovanni Barra (1914 - 1975), sacerdote della Diocesi di Pinerolo di cui è in corso la causa di beatificazione. Barra, oltre a dedicarsi al lavoro pastorale a tutto tondo con la fondazione di una parrocchia e con l'apostolato presso i giovani e tante altre notevoli opere, fu anche scrittore prolifico di libri e saggi per varie case editrici. Vita e Pensiero lo vedeva come collaboratore stabile attraverso sedici titoli di saggi diversi tra cui articoli su Antoine de Saint Exupery, Graham Greene, Charles Maurras, Daniel Rops, Emmanuel Mounier. Tra questi saggi spicca per noi quello su Chesterton.

Di Chesterton nell'anno 1954 tradurrà per la Morcelliana La Chiesa cattolica e la conversione.



Lavoratore infaticabile, morirà prematuramente dopo alcuni anni di difficoltà fisiche. Un uomo impegnato ad egual titolo e misura nella vita del prete strettamente intesa ed in quella culturale. Acute le sue riflessioni sul pensiero di Chesterton, tutt'altro che scontate. Come ho sempre sostenuto, l'apocrifo che egli creò aveva il merito di cogliere il senso sintetico ed acuto di una parte di Eretici. Al di là delle questioni formalmente filologiche, la sua sintesi coglie il nocciolo duro di uno degli aspetti più significativi del pensiero di Chesterton (un po' come dicevo a proposito delle appropriate addende al Padre Brown televisivo del 1970 da parte dello sceneggiatore Edoardo Anton).

Meritava di essere ricordato, questo sacerdote sicuramente dall'animo chestertoniano.

Marco Sermarini

Don Giovanni Barra | La Fedeltà

Don Giovanni Barra

domenica 23 maggio 2021

Chi era Émile Cammaerts?





Émile Leon Cammaerts nacque in Belgio il 16 marzo 1878 e morì il 2 novembre 1953in Inghilterra. Drammaturgo, poeta e autore, ha scritto in inglese e francese.

Tradusse John Ruskin e selezionò alcune delle storie di Padre Brown per il volume La clairvoyance du père Brown.

Divenne professore di studi belgi all'Università di Londra nel 1933, la maggior parte delle sue opere e carte sono conservate nella Senate House Library dell'università londinese.

Amico di Chesterton, lo ricordiamo anche perché è lui il padre del famoso apocrifo chestertoniano:

Il primo effetto del non credere in Dio è di credere in tutto.

citato in mille formulazioni diverse, ma grosso modo espresso in questa forma nel volume che vi abbiamo proposto giorni fa dal titolo The Laughing Prophet. Apocrifo nel senso che Chesterton mai scrisse qualcosa del genere nelle sue opere (provate a setacciarle... è come la storia dell'avventuriero e della vita su cui facemmo approfondite ricerche anni fa - altra frase mai scritta) ma ciò non toglie che abbia pronunciato questa frase in qualche sua conferenza o che se ne possa reperire il senso in vari frammenti del Padre Brown.

sabato 21 marzo 2020

Stefano Lorenzetto riprende una nostra vecchia ricerca sugli apocrifi chestertoniani.

 Ricordate la storia che "appassionò" qualche nostro lettore anni fa, e cioè da dove venisse la (ritenuta) frase di Chesterton "La vita è la più bella (o la più romantica) delle avventure ma solo l'avventuriero lo scopre"? Che Chesterton non la pronunciò mai lo dimostrammo dati alla mano, e trovammo anche l'involontario autore dell'apocrifo (basta scavare nel blog per trovare traccia di tutto, era Giovanni Barra). Stefano Lorenzetto, in questo suo interessante libro dal titolo "Chi (non) l'ha detto - Dizionario delle citazioni sbagliate" riprende e cita la nostra ricerca e anzi in un certo senso la amplia.

giovedì 5 maggio 2016

Il Papa avrebbe citato Chesterton...

… ma si tratta di uno dei suoi più noti "apocrifi", cioè una di quelle frasi attribuite a Chesterton ma che, se cercherete scandagliando anche con strumenti informatici aggiornatissimi tra i suoi scritti, non troverete mai.

Si tratta dell'arcifamosa «Chi non crede in Dio, non è vero che non crede in niente, anzi comincia a credere a tutto».

Questa è una delle più note più che altro perché, seppur mai inserita da Chesterton in un suo scritto (la riprova è che la si trova citata in numerosi modi e non si tratta di un problema di traduzione, ve lo assicuriamo), essa integra alla perfezione il suo pensiero, che si ipotizza essere stato espresso a voce in chissà quale contesto.

Ma, ripetiamo, non troverete nessuno scritto che la riporti.

http://www.lastampa.it/2016/04/19/italia/cronache/il-papa-non-fidatevi-di-maghi-presunti-veggenti-e-cartomanti-a9WJtz42IzvUWKMTLAd3BI/premium.html

D'altronde ci sono precedenti illustri, anzi illustrissimi, visto che tra di essi c'è il caso della citazione della famosissima (solo in Italia!) «La vita è la più bella/grande/romantica delle avventure ma solo l'avventuriero lo scopre». Essa fu citata addirittura in un discorso dal cardinale Carlo Caffarra ma l'aforisma non fu mai scritto da Chesterton. È solo un'azzeccata e particolarmente poetica sintesi del capitolo "Sulla famiglia e sull'amore" di Eretici.

La storia di questo apocrifo e della scoperta che esso era tale l'abbiamo riportata in due vecchi post del nostro blog. Fu occasione anche di una discussione con la redazione di ClanDestino e di una ricerca approfondita che diede anche un interessante frutto, e cioè la fonte e l'origine dell'apocrifo (cosa che non capita quasi mai):



lunedì 20 maggio 2013

"La vita quotidiana è la più romantica delle avventure…" - Brevissima storia di un apocrifo chestertoniano

Chesterton è uno degli autori più citati di tutti i tempi e di tutti i continenti, e questo ovviamente crea spesso delle situazioni particolari. Una di quelle che più ci ha intrigato dall'inaugurazione del nostro blog è la frase con cui abbiamo intitolato questo post.

"La vita quotidiana è la più romantica delle avventure, e soltanto l'avventuriero la scopre", più o meno citata così ma spesso con qualche piccola correzione (che di per sé dovrebbe essere indice della sua... irreperibilità). 

Quante email abbiamo ricevuto in cui ci si chiedeva l'esatta provenienza della frase, l'opera da cui sarebbe stata tratta, la pagina e l'edizione precisa... 

Ne abbiamo perso il conto.

Rispondevamo che la frase non si trovava, non l'avevamo mai trovata ma che, se proprio dovevamo trovarle una casa, forse questa era Eretici ed esattamente il capitolo che Chesterton dedica alla famiglia. Dicevamo che quello era il capitolo che più "odorava" di quella frase, ma che la frase assolutamente non c'era, girando in lungo e in largo le varie edizioni italiane vecchie e nuove e leggendo passo passo anche con strumenti di ricerca molto moderni la versione originale, in inglese.

Spesso alla risposta qualcuno rimaneva male: molti volevano sapere esattamente da dove venisse per intitolarci una festa, un incontro, qualcosa... E la risposta che davamo, ovviamente, non era mai soddisfacente, per cui nemmeno un grazie o un "ma dai! non ci posso credere". Molti forse pensavano che stessimo barando o che non avessimo tanta voglia di rispondere o che non ne sapessimo abbastanza (cosa che di per sé può essere vera, davanti alla massa critica di parole scritte da Chesterton e la nostra limitatezza...).

Certi di stare davanti ad un apocrifo, abbiamo però continuato la ricerca indefessamente, tanto più quando un lettore ci spiattellò davanti al naso un bel discorso di un cardinale italiano, persona validissima e stimatissima sia chiaro, in cui si citava la frase, il volume (Eretici) e pure la pagina! Girate tutte le pagine di tutte le edizioni italiane, niente frase! E vabbè...

Alla fine cerca cerca, l'arcano fu chiarito.

La frase era una liberissima sintesi di alcune delle più brillanti idee di Chesterton che fanno capolino continuamente nelle sue opere, delle quali forse Eretici era la più "adatta" ad ospitarla, ma era la sintesi di un bravo studioso italiano di Chesterton, Giovanni Barra, traduttore dell'opera del Nostro Gilbert (tradusse La Chiesa Cattolica e la conversione nel 1954, edizione pressoché introvabile).

L'apocrifo (degnissimo di Chesterton stesso, che apertamente affermava di citare opere dei classici della letteratura inglese a braccio, e così era davvero!) proviene da un saggio dal titolo "La visione della Chiesa in G. K. Chesterton" inserto in un numero di Vita e pensiero (la rivista dell'Università Cattolica) del 1956.

Qui sotto nel collegamento la pagina "incriminata".

E così è chiarito il mistero.


Marco Sermarini

Aggiornamento del 5 Agosto 2023:

Rileggendo oggi il post, a distanza di oltre dieci anni, abbiamo un piccolo aggiornamento: anni fa un socio ci inviò una fotocopia del saggio di cui sopra, per cui esiste anche la prova... cartacea di quello che dissi a suo tempo. Poi nel mare magnum cotidianum delle cose mi sono sempre scordato di dirvelo... ;-). Poi in questo post reperii il testo nel sito di Vita e Pensiero, editore della rivista in cui esso uscì, e segnalai la possibilità di acquistare il pdf del testo.

venerdì 7 ottobre 2011

Il giorno del giudizio di Metalli e Brunelli tocca anche Chesterton


In questo collegamento trovate una recensione del nuovo libro dei giornalisti Lucio Brunelli e Alver Metalli, Il giorno del giudizio (Fazi editore) tratta dal sito Perfetta Letizia. E' un thriller che ha per sottotitolo uno degli apocrifi più noti del nostro Chesterton: "Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede più a niente. Crede a tutto".

Che questo, assieme ad altri, sia un apocrifo chestertoniano lo abbiamo già detto, anche se ciò non toglie che, nonostante Chesterton non abbia mai messo per iscritto in nessuna delle sue opere questa frase, essa risponda perfettamente al suo pensiero.

Recentemente ci siamo anche interessati della famosa e gettonatissima frase: "La vita è la più romantica delle avventure, ma solo l'avventuriero lo scopre"...

domenica 1 maggio 2011

Dopo gli aforismi reali e quelli mai pronunciati, ora le citazioni negate!

Chesterton è tutt'ora argomento di discussione: autore di numerose citazioni brucianti (i suoi famosi aforismi, di cui cosparse la sua opera più per ridondanza di entusiasmo e di ragione da vendere che per una scelta esplicita), gli sono stati attribuiti diversi apocrifi ed ora c'è il genere letterario delle citazioni negate, ovverosia cose da lui dette ma regalate e terzi.

Riceviamo allora un saggio di quanto sopra dal nostro carissimo e guizzante Roberto Prisco, fondatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi ed amico della prima ora chestertoniana.

"Il Foglio dopo la notevole serie di articoli di Rialti è caduto nella citazione negata che ti segnalo qui sotto.

c) Matteo Marchesini "L'Isola degli Spiritosi" il Foglio 30 aprile 2011

L'articolo tratta con intelligenza l'umorismo italiano in particolare parla di Campanile e di Zavattini con lievi cenni a Frassineti e chiude con:

".. .. .. una battuta frassinetiana amatissima da Flaiano e già implicita nella lezione di Pirandello:C'è una forma di follia che consiste nella perdita di tutto fuorché della ragione"   


Nella pagina indicata qui sotto sono comprese tutte quelle che ho trovato io:

http://www.chesterton.it/gkc/negate.htm

Ovviamente sono disponibile ad aggiungere tutte le "citazioni negate" che mi vengano segnalate.

Ciao
Rob"