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lunedì 28 aprile 2025

Da L'Osservatore della Domenica del 13 maggio 1956 - G. K. Chesterton, il filosofo dal naso dipinto di verde.

Il 13 maggio 1956 Leone Dogo scrisse un articolo sul Nostro Eroe, nell'imminenza del ventennale della sua morte, intitolato «G. K. Chesterton: il filosofo dal "naso dipinto di verde"», che riprendeva la famosa immagine creata da Emilio Cecchi.

Dice Dogo con stupore: "La traduzione italiana di «Ortodossia», vale a dire di quello che giustamente è ritenuto il capolavoro di Chesterton saggista, ha raggiunto l'anno scorso la sesta edizione, per i tipi della Morcelliana. Sei edizioni in pochi anni di un libro di filosofia! In Italia!!.. Un piccolo miracolo; che però si spiega assai bene".



domenica 27 aprile 2025

La famosa "Visita a Chesterton" di Emilio Cecchi finisce sull'Osservatore della Domenica del 16 ottobre 1960.

Nell'opera di scavo all'interno dell'archivio dell'Osservatore della Domenica condotto dal nostro Angelo Bottone è emerso anche il famoso resoconto della visita di Emilio Cecchi a Beaconsfield da Chesterton, più volte riportata e citata nel nostro blog (ne parlammo anche in occasione del ventilato abbattimento dell'abitazione dei Chesterton chiamata Overroads).

È un famoso brillantissimo racconto, scritto magistralmente da colui che definimmo il mentore italiano di Chesterton. Più volte abbiamo parlato della centralità della sua opera nell'introdurre Chesterton in Italia, attraverso le sue recensioni e soprattutto attraverso La Ronda.

Oggi è reperibile anche nel volume Scrittori Inglesi e Americani, continuamente ripubblicato negli anni.

L'Osservatore si interesso così a Chesterton e a Cecchi.

Casos vuole che la pagina riporti anche un articolo di un altro chestertoniano italiano, Piero Bargellini che, da direttore e ispiratore de Il Frontespizio, diede altrettanto spazio a Chesterton, complice don Giuseppe De Luca.

Tutte cose di cui troverete ampia e più approfondita traccia su questo blog digitando questi illustri nomi nel motore di ricerca interno, in alto a sinistra.

Marco Sermarini



venerdì 17 gennaio 2025

Chesterton in altre parole - Mario Praz: "È il caso del critico che cerca se stesso nell'autore studiato".

Non è raro (anzi, direi che è il più frequente) il caso del critico che nell'autore studiato cerca sopratutto se stesso o un aspetto di se stesso. Basta pensare a quali autori il Chesterton è andato dedicando la sua attenzione, per accorgersi che Browning, Dickens, e, ora, Chaucer, sono abili travestimenti di un medesimo personaggio: G. K. Chesterton. Estraete le qualità che hanno in comune, e daranno un miscuglio squisitamente chestertoniano. Sovrapponete le loro immagini, e nel ritratto che ne risulterà, esuberante, religioso, umoristico, riconoscerete facilmente l'effigie, tra buffonesca ed episcopale (come la vide Emilio Cecchi) di G. K. Chesterton.

Mario Praz, Cronache letterarie anglosassoni, vol. I, "Chesterton e Chaucer".




domenica 11 febbraio 2024

Questo scrittore indiavolato - La Ronda presenta Manalive (Le Avventure d'un uomo vivo) all'Italia, noi vi ripresentiamo con qualche ragione in più questo scritto...



Qui di seguito la presentazione de Le Avventure d'un uomo vivo, traduzione italiana di Manalive, al pubblico de La Ronda, la rivista letteraria di Vincenzo Cardarelli "pubblicista", Emilio Cecchi "esquire", Riccardo Bacchelli "possidente", Antonio Baldini "baccelliere in lettere", Lorenzo Montano "industriale", Bruno Barilli "compositore", Aurelio Emilio Saffi "docente nelle scuole governative" (così si definirono "i sette savi", ossia il gruppo redazionale che conduceva la rivista, oppure "i sette nemici").

Lo avevamo già proposto, oggi lo rifacciamo qualche ragione in più rispetto alla prima volta. Magari ne potrebbe nascere qualcosa.

Le ragioni per cui Manalive approdò in Italia (dopo un'osservazione iniziata diversi anni prima da parte di Cecchi) sono ben espresse dallo scritto non firmato che segue: esso non era mai stato tradotto in francese (la Francia era uno dei riferimenti culturali per questi uomini, e lo fu in specie a riguardo di Chesterton e Belloc: come si vede in questo blog, prima di approdare in Italia, le opere dei nostri eroi facevano spesso attracco in porti francesi, e successivamente ivi venivano notati -- si veda per esempio l'Ortodossia, o il San Francesco d'Assisi, notati e recensiti da Giovanni Battista Montini e da Domenico Giuliotti a seguito della lettura della versione francese); viene considerata opera prima di Chesterton in italiano. Ma qui c'è un equivoco: i rondisti (o forse è meglio dire Cecchi, l'ambasciatore italico in Albione) non s'erano accorti dell'esistenza di Berlino Barbara e delle Lettere ad un vecchio garibaldino, usciti in traduzione italiana come scritti propagandistici filobritannici durante la Grande Guerra -- questo lo lascia pensare la qualificazione di "prima opera di Chesterton che compare in italiano"; in ogni caso è di certo la prima opera di Chesterton, intesa come libro e non saggio sciolto, voluta e tradotta in Italia e dall'Italia. Da ultimo, la si definisce opera frutto del lavoro di "scrittori veri, di gran temperamento" e non con intenti programmatici, tanta è la distanza dello stile, il tutto non senza spirito polemico.

La presentazione preannuncia la successiva pubblicazione dell'opera, che uscirà sulla rivista a puntate, in un unico volume per l'editore Vallecchi. La traduzione di Cecchi ebbe un certo successo, se si considera che furono molti gli editori che negli anni la utilizzarono.

Vale la pena di ricordare che il primo scritto di Chesterton uscito in Italia, se si eccettuano appunto gli scritti propagandistici, fu La risposta del bambino su La Ronda, preceduto dal famoso articolo di Cecchi Ospiti, in cui il critico fiorentino esprime compiutamente la ragione della presenza degli inglesi nella rivista.

Per mera cronaca faccio rilevare che la foto che allego all'articolo ritrae una pagina della nostra collezione dei numeri de La Ronda ospitanti scritti di Chesterton e Belloc, presente nella nostra sede.

Ritorno sull'argomento perché tutto ciò mi sembra estremamente significativo di una temperie culturale che oggi va considerata svanita, sostituita da apparenti mode, più imposte dall'alto che altro, spesso con contenuti pessimistici e nichilistici nei confronti dell'esistenza elevati ingiustamente al rango di arte, poesia, letteratura, ed anche per dire della forza che certe riviste ebbero nel favorire l'ingresso dei nostri amici in Italia. Sarebbe bello riuscire a fare qualcosa di simile oggi, senza servilismi e con il desiderio di dare speranza a questo mondo odierno così stranito e mortifero. Chesterton e Belloc regalarono speranza ai loro contemporanei e ne donano ancora a noi oggi.

Marco Sermarini



[Ed eccoci a queste Avventure d'un uomo vivo, le quali non sono altro che Manalive di G. K. Chesterton, nella traduzione del nostro amico Cecchi. Manalive uscì nel 1912 (Edit. T. Nelson, London), ed è uno dei più brillanti racconti, o romanzi metafisico-polizieschi che voglian chiamarsi, di questo scrittore indiavolato. Non è stato tradotto in francese, e anche per questo l'abbiamo prescelto.

Non occorre dire ch'è la prima opera di Chesterton che compare in italiano. L'editore Vallecchi, dopo che sarà uscita a puntate nella Ronda, provvederà a darle veste di libro. 

Intorno a Chesterton non sentiamo bisogno di trattenerci. Se n'è detto altre volte. Consigliamo ai lettori che vogliono saperne di più, il libro di Julius West: G. K. Chesterton (Edit. Martin Secker, London, 1915); il bellissimo studio di André Chevrillon: Une apologie du christianisme (in Nouvelles Etudes Anglaises, Hachette, Paris, 1918); e il volume, recentissimo, di Joseph đe Tonquédec: G. K. Chesterton (Edit. Nouvelle Librairie Nationale, Paris, 1921), che ha il difetto d'insistere troppo sull'aspetto teoretico dell'opera di Chesterton, a scapito delle qualità d'arte. 

Un'avvertenza. Abbiamo sentito insinuare, più d'una volta, che noi presentiamo sulla Ronda certe autori stranieri come scoperte e programmi. Può darsi che alcuni dei nostri scrittori, a molti dei nostri critici sieno davvero apparsi come scoperte, anzi rivelazioni. È difficile misurare, fino a che punto, in Italia, arrivi l'ignoranza dei letterati. Quanto all'intenzione programmatica, queste Avventure d'un uomo vivo, persuaderanno anche i più duri. Nulla è più lontano da certe nostre tendenze estetiche, del folle barocchismo fumista di Chesterton. E forse, proprio per questo, ci piace. 

Noi abbiamo presentato certi scrittori, fra i quali Chesterton, perchè scrittori veri, di gran temperamento. Finora in Italia, di stranieri modernissimi, non si vedeva che Gide, Claudel, Barrès, etc. Non è questo il luogo di discuterli. Ma ci sono altri. E dopo più di dieci anni che scriviamo di questi altri, visto che all'ignoranza letteraria indigena essi possono riuscire ancora nuovi, noi seguitiamo lietamente a scoprirli. Senza con questo pretendere di sostituire, come è stato detto, con squisito servilismo, uno di cotesti indigeni all'altare di Gide o di Claudel, l'altarino di Chesterton o di chicchessia: nojaltri e i nostri lettori, sappiamo far benissimo, anche in quest'epoca genuflessa, senza bisogno d'altari! - N. d. R.]




sabato 29 luglio 2023

Verità di paradossi, Emilio Cecchi recensisce Eretici per Il Marzocco.




Ottobre 1910, su Il Marzocco Emilio Cecchi recensisce Eretici, o meglio Heretics (non ancora tradotto in italiano).


Lo potete leggere qui oppure direttamente dall’archivio del Gabinetto Vieusseux:


Qui si va sempre alla grande.

Non è il primissimo articolo di Cecchi su Chesterton ma probabilmente il secondo, e non è poco. Qui iniziò l’ingresso in Italia del Nostro Eroe.

Marco Sermarini

venerdì 23 giugno 2023

Una vecchia e poco not edizione de Le avventure di un uomo vivo.


 

Ecco la copertina di questa poco nota edizione de Le avventure di un uomo vivo, tradotto da Emilio Cecchi. La pubblicazione data al 1945.

L'editore è Colombo di Roma, tuttora esistente.

Rilevavo in altri post sulle opere di Chesterton tradotte in Italia come il Nostro Eroe ha sempre costituito un "prodotto" interessante, tanto che le traduzioni venivano acquistate e utilizzate da più editori. Infatti personalmente ho memoria di varie edizioni di quest'opera (Treccani-Tumminelli-Treves, Mondadori, Vallecchi, eccetera...).

Colombo la inserì all'interno della collana "Classici dell'Umorismo", il che è un ulteriore indizio di ciò che ci si aspettasse in certi casi da Chesterton e della fama che aveva a buon titolo guadagnato, anche se leggendo e rileggendo l'opera scopriamo che ci porta tanto sorriso ed anche tante tante ragioni per pensare e scegliere come vivere, cioè alla Innocenzo Smith.

Bello.

Marco Sermarini

domenica 22 gennaio 2023

Due parole su una vecchia edizione dell'Autobiografia di Chesterton.




Alla ricerca dell'intenso incipit del capitolo dell'Autobiografia che Chesterton dedica a suo fratello Cecil, mi sono imbattuto, in casa mia, non senza un certo sapore d'avventura come fosse una giungla inesplorata ed io non ne fossi l'abitante più rilevante quanto a peso ed età, in una vecchia edizione italiana dell'opera.

La copertina piuttosto lisa svela l'uso intenso dell'opera e le sue avventure in questa casa, reperita chissà quando. In effetti al momento dell'acquisto, avvenuto tanti e tanti anni fa (era uno di quei resti che ha resistito ed ha attraversato l'oblio di Chesterton ed ha acceso in me ed in altri intrepidi il desiderio di rivedere in giro libri come questo), il libretto era in condizioni decisamente migliori.

L'interno ci svela che la traduzione è di Alberto Castelli, anzi mons. Alberto Castelli. Nell'Agosto 2021 ne stilai un breve profilo:


Non fu semplice perché non sono tante le notizie, in giro, sul nostro Castelli e sul suo tutt'altro che modesto cuore ed intelletto. Sta di fatto che la traduzione è di gran pregio e merita di essere letta. Nell'introduzione del volume si dice tra l'altro (il libro vale anche solo per questa frase tutto il prezzo):

Chesterton è positivo, affermativo di tutto. Vuol essere lo spirito buono, vuol essere buono e affermare buone tutte le cose, come Dio Creatore, nella contemplazione dell'opera della prima settimana. La sua poesia è come il lavoro dei coloratori di vetri nella canzone delle Cinque Corporazioni.


È lui che riporta il famoso episodio del telegramma di Pio XII, e tante altre cose.

Castelli dimostra di conoscere bene l'argomento che sta traducendo, la sua sostanza, che è sempre la persona dell'autore e il suo pensiero, tanto più se si parla della sua autobiografia, tanto più in un autore come Chesterton. Tradurre dunque non è un'operazione meccanica, ma in un certo qual senso significa possedere l'argomento fino a farsi voce dell'autore perché il suo pensiero non venga minimamente alterato nel suo senso. L'effetto è significativo, se il traduttore fa proprio il pensiero dell'autore tradotto scegliendo di dedicare il proprio lavoro ai propri genitori con quella stessa gratitudine che permea dalle pagine dell'opera e si imprime nell'anima del traduttore mutandola; passa dal cuore di Chesterton a quello di Castelli ai nostri, per un mistero che salva, pianta un semino che può diventare un gigantesco albero frondoso, vivo e fresco, pieno di linfa e di frutti.

È uno dei casi in cui è lampante il senso del detto "rem tene, verba sequentur", e va ben oltre.

I frutti. Penso ai frutti ed al continuo seminare di questi anni, delle tante cose nate anche grazie a queste pagine. Quante anime ha toccato Chesterton vivo? Quante ne ha toccate Chesterton morto (ma che morto?!? quale morto?!?)?

Quest'opera come pure il San Francesco d'Assisi e La resurrezione di Roma furono pubblicati da IPL, l'Istituto di Propaganda Libraria che oggi purtroppo non c'è più. C'erano delle case editrici in Italia che incontrando Chesterton e Belloc erano mosse dallo stesso desiderio di cui parla Emilio Cecchi nella sua brillante presentazione degli Ospiti su La Ronda


È tutt'altro che tempo perso cercare una copia vecchia nella propria libreria, o in qualche bancarella o negozietto.

Marco Sermarini

martedì 1 novembre 2022

Torna la Strenna Natalizia! Torna con Uomovivo!

Cari Amici,

come negli anni passati rilanciamo l'idea di regalare a Natale a tutti gli amici un libro di Chesterton offerto in edizione economicissima.


Insieme, la Casa Editrice Leardini, il Centro Missionario Francescano e la Società Chestertoniana Italiana, stanno per dare alle stampe «Uomovivo» (224 pagine) tradotto da Emilio Cecchi con l'aggiunta di 8 articoli inediti di GKC tradotti da Umberta Mesina.

La copertina (non questa posticcia!!) sarà di Lorenzo Zappalà.
Il costo del pacco dono?
1 copia: € 17,00 spedizione compresa
2 copie: € 25,00 spedizione compresa
4 copie: 40,00 spedizione compresa
10 copie: € 80,00 spedizione compresa
20 copie: € 130,00 spedizione compresa
Sopra i 40 libri: € 5,00 a copia, spedizione compresa!

Il guadagno dell'iniziativa andrà a favore delle Missioni Francescane.
Fate una scorta per tutta la vita e prenotate entro il 20 novembre ESCLUSIVAMENTEa questo indirizzo: laperlapreziosa@libero.it (non usate altri canali!!!):

Per il pagamento, dopo che avrete ricevuto i libri, l'intestazione è:
Centro Missionario Onlus Ofmconv Marche - Buona stampa
alle poste: ccp: 3130793
in banca: IBAN: IT22 Y076 0102 6000 0000 3130 793
CIN: Y ABI: 07601 CAB: 02600 N° Conto: 000003130793
oppure con Postepay N° 5333 1711 6136 9182 intestata a Roberto Brunelli

I libri vi arriveranno tramite corriere espresso SDA entro il 10 Dicembre.

Spargete la voce a tutti i Chestertoniani di vostra conoscenza!!!

La Segreteria Volante

giovedì 25 agosto 2022

Speciale elezioni! Perché non esistono più grandi uomini? Ce lo spiega Chesterton | da Pangea.

Nata nel marzo del 1944, la rivista “Aretusa”, stampata da Gaspare Casella in Napoli, fu diretta per i primi numeri da Francesco Flora, crociano, antifascista, autore di studi importanti su Giovanni Pascoli, Foscolo, Tasso e Carducci, e, soprattutto, di una imponente – e incompiuta – Guida alla poesia che raccoglieva, per dire, reperti di Poesia della Bibbia e Poesia dell’Egitto e della Mesopotamia. Secondo gli aurei intenti di Flora, la rivista si prefiggeva “di ritrovare quegli studi nei quali, secondo la parola di Dante, l’uomo si eterna”, recuperando “nella sua purezza” il concetto di “umanesimo”, straziato da anni di guerra. Intenti un tanto astratti. La rivista durò quindici fascicoli, fino al 1946, e fu diretta, dopo Flora, da Fausto Nicolini e da Carlo Muscetta. All’epoca di Flora, il segretario di redazione era Gabriele Baldini, futuro marito di Natalia Ginzburg, traduttore di Christopher Marlowe, Edgar Allan Poe e George Orwell, curatore dell’opera completa di Shakespeare. Nata come pubblicazione bimestrale, costava cinquanta lire a numero.

(...)

Il bello di “Aretusa”, piuttosto, sta nelle aperture internazionali, a volte inattese. Nella sezione “Note e documenti” si pubblica un sagace editoriale di Gilbert Keith Chesterton, che qui ricalchiamo. Convertitosi al cristianesimo nel 1922, narratore di talento, saggista micidiale, GKC era assai noto in Italia: Emilio Cecchi lo aveva tradotto e intervistato su “La Ronda”, nel 1931 Enrico Caprile ne tracciava un profilo filosofico con queste parole...


Il resto qui sotto:

https://www.pangea.news/chesterton-politica-uomini-grandi/

sabato 4 giugno 2022

Belloc, Chesterton, la Polonia 🇵🇱 e la Madonna di Chestochowa secondo don Giuseppe De Luca (ma c'è anche Manalive, The Path to Rome, Cecchi...).

Non appena ho letto che giungeva in Roma in questi giorni il Cardinal Primate di Polonia, mi son tornati in mente quei giorni, quegli uomini, e tutte le avemarie (quante, Madonna mia, quante: ce ne ubriacavamo) che si recitavano spesso insieme alla Madonna di Czestochowa. E mi son tornati in mente inoltre (oh che brutta malattia è la letteratura) uno scrittore e la ballata che egli scrisse e dedicò alla Madonna di Czestochowa. Che dico dedicò? Belloc, perché si tratta di lui, si recò in persona nel 1928 in Polonia. Non fu un viaggio, il suo; e lui ne aveva farti tanti, di viaggi, tutti descritti in divertentissimi libri. Fu un pellegrinaggio vero e proprio, come quelli di Péguy a Chartres. Péguy pativa, e portava le sue poesie come un ex-voto per i figli malati alla Madonna; Belloc portò una sua ballata, un po' alla brava, spavaldamente. Era una ballata all'antica. Era venuto qui, nella città eterna, a piedi, dal cuore della Francia; e il suo In via per Roma (The Path to Rome). lo diedi tradotto nell'Illustrazione Vaticana del 1935. Non io dovevo tradurlo, avrebbe dovuto tradurlo uno come Cecchi a quel modo che tradusse Manalive di Chesterton: amico dell'uno e dell'altro, e amico degnissimo di loro, a loro egli ha consacrato pagine parecchio belle. 

Narra il biografo di Belloc*:

[Nel 1928] Belloc si recò in pellegrinaggio in Polonia; questo pellegrinaggio, per importanza, vien secondo a quello che aveva fatto a Roma, Sua mèta, il santuario della Madonna di Czestochowa; recava con sé la ballata che porta il nome di Lei. Ascoltata la messa nella grande chiesa del monastero, la quale domina tutta la regione intorno per la sua situazione, e domina tutta la Polonia per la sua leggenda, Belloc portò la ballata, montata in una cornice nera, nella cappella dove la faccia dolorosa della Madre di Dio guarda sulla folla che le prega davanti. L'appende alla parete a fianco dell'altare, a destra, in mezzo a spade, medaglie, vascelli d'oro, braccia e gambe, testimonianze della intercessione della Madonna, Dopo, ne fece una traduzione strana in un latino maccheronico, e la depositò negli archivi del monastero. Se oggi un pellegrino polacco guarda un po' da vicino queste sante mura, vedrà che un poeta inglese fu il primo tra gli amici della sua nazione.

Qual è questa ballata? Eccola, nella traduzione di Augusto Guidi:

Donna, e Regina, e multiplo Mistero,
E Reggitrice dello sgombro cielo,
Madonna che Sant'Ilda vide in sogno,
E una silvestre musica ascoltava;
'attenderai nell'ora vespertina,
Che le nubi sono alte e rientra il gregge.
Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.
Scoscesi sono i flutti, irosi, freddi,
Terribili a tentarsi nei marosi;
Tu mi restituirai, fedele amica
Alla vendetta e alle glorie dei forti.
Questa è la fede che ho nutrito e nutro,
E questa è quella in cui morire voglio.
Licenza, Principe d'onta che ti compri e vendi,
Scritti nella tua tana rovinante,
Questi versi proclaman la mia fede,
Proclamano che in lei voglio morire.

Oh no, non è una gran poesia, forse nemmeno è una poesia. Sarà preghiera? Ne dubito, la preghiera e la poesia essendo cose estremamente più sfuggenti, segrete. A Belloc, più di una volta, come al suo amico Chesterton, piacevano troppo scrivendo i fuochi artificiali. Come piaceva il vino. Si sarebbero vergognati di dare per soggetto alla poesia, persino alla prosa, la cronaca nera oggi d'uso alla quale preferirono sempre le storielle allegre. Incontrarono, tuttavia, la preghiera e la grazia, tutti e due, e più d'una volta. A loro stessa insaputa, ma le incontrarono; e un giorno qualcuno lo dirà, io spero.

Don Giuseppe De Luca, Bailamme. Ovverosia pensieri del sabato sera.

* Robert Speaight, The Life of Hilaire Belloc, London, 1957.

martedì 29 marzo 2022

Contatti tra Cecchi e Belloc...

The moment I can get any time I will send you something for La Ronda but I am terribly pressed.

Emilio Cecchi - Hilaire Belloc, carteggio inedito, lettera di Hilaire Belloc ad Emilio Cecchi del 14 maggio 1920.


lunedì 28 marzo 2022

Chesterton in altre parole - Un pezzetto della visita di Cecchi a Chesterton.



… Frattanto quegli esseri semplici eran messi in allegria, eran promossi ad una cordiale, sostanziosa allegria, soltanto a sentire il nome di Chesterton. Come la commessa in Charing Cross Road, alla quale chiedete l'ultimo numero della rivista di Chesterton. Come il librajo che v'incarta I'ultimo libro di Chesterton con una minuziosità saporosa, quasi avesse messo dentro il pacchetto, invece d'un volume di pagine, una scatola a sorpresa che a casa farà il suo effetto.
E di tutti i successi di Chesterton, questo mi, sembra uno dei più forti. Ha mandato le sue favole e le sue idee in Francia, in Italia, in America, in Ispagna. Ma vi accorgete di una cosa ch'era infinitamente più difficile: esse vivono anche intorno a casa sua, fuor della siepe del suo giardino; e non soltanto come idee e come favole, ma sopratutto come sensazioni e motivi di simpatia, come familiari toni di festa sul viso delle persone.

Emilio Cecchi, Visita a Chesterton, in Pesci Rossi.

domenica 27 marzo 2022

De Luca parla con Cecchi di Chesterton.


Roma, via Barnaba Tortolini, 4

7 Agosto 1936

Mio caro Fausto,

sei contento di un carteggio seguìto; e carteggiamo dunque!

(...)

Ieri, dalle 10 alle 11.50 fui in conversazione con Cecchi. Niente Defoe, allora, Una traduzione, egli dice, è lavoro infinito. A tradurre come traduce lui, s'intende. Odia e detesta la versione corrente d'Ortodossia*, vera ingiuria a Chesterton. Niente antologia di Belloc. Ci siamo fermati sull'idea di fare una plaquette su Chesterton: 80 pp., non più; ma come Cecchi potrebbe fare, che molto l'ha amato, l'ebbe ospite in sua casa e amico dei figli, e lo conosce dal 1909. Non ne ha voluto scrivere sin qui, per pudore, rifiutandosi alla N[uova] Antologia, all'It[alia] Lett[eraria] e dovunque. E se ne scrive come se ne parlò, gran cosa viene. Qualcosa, gli dissi, come Ma sour Henriette di Renan: che tu saprai che deliziose pagine sono. - L'idea ti piace? Vorrei sperare. Ma parlami, ciononostante, chiarissimo. Comunque, se ne riparlerà con Cecchi a settembre. Ora è dietro a finir due libri, né si sposta da Roma.

(...)

Avrei caro mi dicessi se intendi intavolar trattative con gli editori, pel Dickens**: perché io tanto lo traduco, e sto già un po' innanzi. Se tu hai difficoltà, non fa nulla, né mi dolgo per questo. Lo dico a Croce, e lo metto nella collezione Laterza. Ma una tua parola in proposito non mi spiacerebbe: parola ferma, come quando la dai.

(...)

Addio, caro Fausto, e scaraventami addosso un'epistola d'improperii: impavidum ferient, il tuo

d. Giuseppe

Don Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio, II, 1935 -1939.

____________

*

La versione, ristampata da vari editori, di Raffaello Ferruzzi che aveva tradotto il testo anche per la Morcelliana. Invero un giudizio secondo me ingeneroso (m.s.).

** Il Dickens è il Charles Dickens di Chesterton. In italiano è sinora uscito solo Una gioia antica e nuova. Scritti su Charles Dickens e la letteratura (Marietti) cioè le prefazioni di Chesterton alle varie opere dickensiane, e ciò solo nel 2011 (m.s.).

Marco Sermarini

giovedì 10 marzo 2022

Il primo articolo di Chesterton uscito su La Ronda.

Cari amici, 

sono molto lieto di presentarvi una piccola perla preziosa dal gran tesoro dell'opera di Chesterton. È una perla italiana, ritengo la prima (se si eccettua la pubblicazione de La barbarie di Berlino e le Lettere ad un vecchio garibaldino, di qualche anno prima, uscite in maniera piuttosto atipica come scritti di propaganda bellica).

Sul numero III del Giugno 1919 de La Ronda uscì il primo articolo di Chesterton dal titolo La risposta del bambino. Successivamente Chesterton ebbe altro amplissimo spazio, e cioè la pubblicazione a puntate de Le Avventure d'un Uomo Vivo, tradotto da Emilio Cecchi e successivamente uscito in volume per Vallecchi. Lo aveva preceduto Belloc nel primissimo numero, quello dell'Aprile 1919, con La buona donna.

Il numero III del Giugno 1919 è quello di Ospiti, l'articolo che dà il benvenuto a questi inglesi che piacevano tanto ai rondisti e soprattutto a Cecchi "per la loro ostinazione di uomini di fede, e la loro grande capacità di fumisti e umoristi; infine per quel costante sguardo filiale verso Roma". Cecchi con soddisfazione disse che "per parte loro essi non hanno voluto trovare troppo immatura o comunque disdicevole la nostra compagnia", e iniziò quindi un esperimento consistente nell'osservazione al di là della Manica di uno sforzo letterario originale, ampio, onnicomprensivo quanto agli interessi letterari che spaziavano dalla prosa alla poesia, dalla saggistica al giornalismo, con tutte le implicazioni anche sociali e politiche, in una prospettiva radicale. La speranza era che questi "fumisti" influenzassero anche l'Italia letteraria per riportarla ad una gloria ormai opaca. Gente "impura" dal punto di vista dell'arte pura, disse saggiamente di loro nel primo numero Cecchi, con l'odore della realtà attaccato alle maniche delle giacche.

Cecchi aveva fatto fruttare gli incontri del Novembre 1918 a Londra: Chesterton, Belloc, Beerbohm. Da anni seguiva Chesterton, almeno dal 1909, e cammin facendo scoprì il suo mondo e quello dei suoi amici, scoprì l'Inghilterra cattolica e una scrittura unita alla vita.

Di questo articolo ho cercato le radici "inglesi", ossia se fosse già stato pubblicato a "casa sua". Ad oggi non ho riscontri, ma nel "Mare Chesterton" la ricerca non è mai facile. Vedremo.

Intanto leggetelo. Come sempre vale la pena.

Marco Sermarini
















 

lunedì 7 marzo 2022

Ecco finalmente per voi amici chestertoniani "Ospiti"...





Cari amici
oggi ho il piacere di presentare qui sul nostro blog un articolo di Emilio Cecchi che in diversi riteniamo importante, dal titolo "Ospiti".

Ci tenevo molto che voi lo leggeste, e sono riuscito a farvelo vedere realmente, non solo a riportarne il testo. Infatti è uno degli ultimi acquisti che abbiamo fatto come Società, tra gli esemplari delle riviste che pubblicarono i contributi italiani di Chesterton e Belloc. Abbiamo adesso diversi numeri de La Ronda e de Il Frontespizio, e lo scopo è che non vada perduto nessuno di loro, che almeno noi, che siamo gli amici italiani di Chesterton e anche di Belloc, conserviamo la loro memoria rilevandone le tracce anche materiali nel nostro bel suolo italiano.


L'articolo che vi ripresento oggi uscì sul terzo numero de La Ronda, quello del Giugno 1919, di cui vedete riprodotta in alto la caratteristica copertina con il tamburino, opera dell'artista fiorentino Armando Spadini. Il numero riportava anche un contributo di Chesterton, ma di questo parleremo prossimamente. "Ospiti" è invece una ripresa del programma, sì della rivista ma soprattutto dell'obiettivo perseguito personalmente da Emilio Cecchi con l'introduzione di questi scrittori inglesi, da lui che era il più anglofilo dei "sette savi", come ironicamente si qualificarono i membri di quel nucleo che costituì il nerbo della rivista. È il perché Cecchi era andato a pesca oltre la Manica, ed è interessante saperlo. È una orgogliosa presentazione di Belloc, descritto come "il più marziale dei centurioni d'Augusto", "il cardinale più in voce d'esser fatto papa", che viene opportunamente accostato al connazionale Charles Peguy (lo fece, non senza criticare aspramente il nostro Napoleone inglese, anche Hannah Arendt), e di cui Cecchi mostra di conoscere bene l'opera e il pensiero, se tra i titoli e gli articoli accende un lume proprio su The Servile State e sul distributismo. Quindi bisogna un po' correggere il tiro sull'approccio cecchiano: il  critico fiorentino non si interessò ai nostri due eroi solamente per le loro doti scrittorie ma anche per il loro pensiero originale e per la loro radice "romana", e qui si capisce molto bene e senza dubbi.

Di Belloc parla in toni guerreschi, e così introduce l'altra figura, Chesterton, che chiama "il secondo Ajace" (accennando anche al fratello Cecil, che considera scrittore di minor qualità). Dice pure, anzi ammette: "ma di Gilbert K. Chesterton ho scritto già tante e tante volte, che alla fine dev'esser cominciata a sembrare quasi una mania". In effetti la comparsa su La Ronda non fu la prima prova di Cecchi su Chesterton: giorni fa vi ho mostrato un vecchio articolo, uno dei primi ritengo, che Cecchi scrisse sulla rivista Il Marzocco già nell'anno 1910, e pure un bel pezzo su Heretics mai tradotto in italiano su La Tribuna nel 1917, solo per fare due esempi. Però su La Ronda il giudizio si è affinato, la conoscenza è più profonda, e questo sonoro contributo segue di pochi mesi l'incontro con Chesterton, Belloc (ma anche Max Beerbohm e altri ancora) a Londra, nel Novembre 1918.

Cecchi termina questa presentazione, dai toni quasi amichevoli, così: "Dicevo che, ormai da molti anni, noi ci siamo sentiti interessati in questi scrittori, per vari atteggiamenti del loro stile e della loro politica, per la loro ostinazione di uomini di fede, e la loro grande capacità di fumisti e umoristi; infine per quel costante sguardo filiale verso Roma. Per parte loro essi non hanno voluto trovare troppo immatura o comunque disdicevole la nostra compagnia: e, così, eccoli nella nostra rivista".

Onestamente sono anche affascinato dalla sua prosa, così fiorita e così distesa ma al tempo stesso affettuosa, viva, che non cela il trasporto pur nel garbo e nell'approccio equilibrato. Mi piace anche per questo riproporvi questo articolo per il suo stile.

Prossimamente tireremo fuori qualche altra perla. Spero tanto le gradiate.

Marco Sermarini

mercoledì 2 marzo 2022

"... dell'altro Chesterton, sempre più bello" - Emilio Cecchi ad Antonio Baldini.

Firenze, 12 Agosto 1917 

Caro Baldini,

(...)

Ho letto, in questi giorni, ms. assai belli di Cardarelli; prose. Bacchelli mi manda spesso sue notizie. Aspetto da Soffici qualche novità dei suoi discorsi con Casati: se la guerra dura ancora di molto, come fo io a starmene qui? Ho ripreso a lavorare, a leggere: e ho fatto alcuni articoli. Ho letto dell'altra Colette Willy; un libro di Duhamel: «Vie des Martyrs», pagine di ospedale da campo, molto vissute e pulite; dell'altro Chesterton, sempre più bello.


(...)

Tuo aff.mo

Emilio Cecchi

Emilio Cecchi - Antonio Baldini, Carteggio 1911 - 1959.


Antonio Baldini

domenica 27 febbraio 2022

Chesterton in altre parole - Scrittori più maschi e divertenti.

Quanto a me, ho sempre pensato che la razza di scrittori più maschi e divertenti oggi in Inghilterra s'abbia a ricercare fra questi polemisti, giornalisti e controversisti: Belloc, Chesterton, Shaw, etc. gente "impura", insomma, dal punto di vista dell'arte pura.

Emilio Cecchi, Lettere Inglesi, in La Ronda, I, n° 1, Aprile 1919.

La Ronda, I, n° 1, Aprile 1919,
Lettere Inglesi.


lunedì 21 febbraio 2022

Come Cecchi agganciò Chesterton nel 1929 e lo invitò pure a pranzo...

Finalmente il giornale comincio a riprendere fiato e a riorganizzarsi con proprie iniziative. Provvide, ad esempio, ad intervistare nel novembre del 1929 il saggista cattolico inglese Gilbert Keith Chesterton, che era di passaggio a Roma. La persona adatta per l’intervista si trovò nel collaboratore Emilio Cecchi, acquisto recente del giornale. Lo stesso Cecchi, del resto, si era messo a disposizione del redattore capo Oreste Rizzini*.

* “Bottazzi, dell’ufficio di Roma [redattore del Corriere], mi comunicò che è a Roma G. K. Chesterton; e mi pregò se pensavo io ad intervistarlo. Perché lo Chesterton non parla che inglese. Io scrissi dello Chesterton su giornali italiani, dal 1909; lo conobbi di persona a Londra (e Beaconsfield) nel 1919; e lo rividi a Roma nel 1921. Son stato poi il suo primo traduttore italiano, fino dal 1920. Spererei, dunque, che lo Chesterton mi desse modo di fare un’intervista non banale… Ma ci sono guai. Lo Chesterton è venuto per scrivere un libro sulla Questione Romana (come farà poi? Perché non sa l’italiano). Sta tappato in casa di amici inglesi. Non se ne sa l’indirizzo. La polizia non dà l’indirizzo senza autorizzazione del Consolato. Il Consolato, naturalmente, mantiene la consegna, affidatagli dallo scrittore, di non dire dove sta. Per consiglio dell’Ufficio Stampa della Presidenza del Consiglio, mandai un telegramma di saluto allo Chesterton, presso il Consolato; per vedere di innescarlo; ma finora niente. Alla Presidenza del Consiglio, non risulta, finora, abbia chiesto di vedere l’on. Mussolini. Non trascuriamo, io e Bottazzi, altre strade; per esempio nell’ambiente Vaticano. So che lo Chesterton, fra una diecina di giorni, vedrà i giornalisti, tutti insieme; e farà delle dichiarazioni. Ma ho fatto sapere che, al Corriere, questo poco può interessare; e che ci vuole un’intervista speciale. Di tutto questo ho voluto avvertirla; perché sappia che non trascuriamo la cosa…“. Lettera, datata Roma 2 novembre 1929, in ACS. Cecchi pochi giorni dopo riuscire ad agganciare e Chesterton che lo invitò a pranzo e gli concesse l’intervista.

Glauco Licata, Storia del Corriere della Sera.

Bella questa testimonianza, di cui abbiamo una conferma di primissima mano: una pagina del diario di Leonetta Cecchi Pieraccini, moglie di Emilio Cecchi, che racconta l'episodio della visita di Chesterton e signora a Casa Cecchi nel Novembre 1929:

https://uomovivo.blogspot.com/2017/10/echi-di-chesterton.html


Il resoconto fu pubblicato anche sulla Chesterton Review Edizione Italiana:

https://uomovivo.blogspot.com/2014/07/la-scheda-della-chesterton-review.html

Ci feci anche un post per me simpatico e divertente qualche annetto dopo aver ascoltato quel bel resoconto (le cose si apprezzano anche con il tempo):

https://uomovivo.blogspot.com/2017/09/arrovesciare-arrovesciamo.html

Marco Sermarini


Leonetta Cecchi Pieraccini è seduta vicino
a Giuseppe Ungaretti, e suo marito Emilio Cecchi
è il secondo da destra.

mercoledì 16 febbraio 2022

Alla ricerca delle tracce italiane di Chesterton e Belloc.


Stiamo acquistando i numeri delle principali riviste ancora reperibili ove furono pubblicati articoli di Chesterton e Belloc. Ci siamo dati questo compito per salvaguardare la traccia e la testimonianza del rapporto vivo e fecondo avuto dai nostri due eroi con la nostra cara Italia, prima che queste tracce scompaiano per consunzione, per incuria, per dimenticanza, per ignoranza.

Chi volesse contribuire liberamente può mandare un'offerta libera alla Società rivolgendosi alla Segreteria Volante. Il compito ancora è da concludere e stiamo cercando anche testimonianze più rare.

È bello conservare queste riviste, averle tra le mani, poterne mostrare a voi il contenuto. È una forma di riconoscenza verso chi amò il nostro paese, ne amò l'arte e soprattutto la fede.

Marco Sermarini