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giovedì 4 giugno 2026

L'ultimo articolo di Chesterton per l'Illustrated London News - Traduzione di Marco Sermarini ©.

Il Royal Pavilion di Brighton

Cari amici,

ho il piacere di presentarvi la traduzione dell'ultimo articolo prodotto da Chesterton per l'Illustrated London News, la testata a cui aveva collaborato sin dal settembre 1905 ininterrottamente sino a questo numero uscito il 20 giugno 1936, cioè sei giorni dopo la morte di Chesterton.

La direzione pensò di ripubblicare anche il primissimo articolo del 1905 a fianco dell'articolo di cui segue la traduzione, mi auguro accettabile.

Del giornale abbiamo parlato diverse volte in questo blog, ed è una delle fonti più citate degli aforismi che proponiamo pressoché ininterrottamente da venti anni.

L'articolo fu pubblicato nella solita maniera, preceduto sotto alla caratteristica immagine che presentava la rubrica di Chesterton, dal seguente titolo in maiuscolo:

By G. K. CHESTERTON-HIS LAST "NOTEBOOK" FOR "THE ILLUSTRATED LONDON NEWS."

Mi limito a ripetere ciò che sostengo da sempre, e cioè che questa rubrica ha dato modo a Chesterton di produrre forse le sue cose più belle; forse il vezzo tipicamente inglese di dover evitare di toccare temi religiosi (vincolo che gli aveva dato la direzione) lo obbligò ad essere ancora più bravo e sottile nel reperire il Mistero buono di Colui che fa tutte le cose ovunque si trovasse, un po' come successe per la sua collaborazione alla BBC. In ogni caso le numerose raccolte di articoli che costituiscono una fetta non trascurabile della sua produzione bibliografica traevano il loro contenuto in molti casi da questi articoli.

Ho raccontato in giro, tra conferenze ed inutili prefazioni, l'ansia di cui erano intessuti questi articoli, che dovevano partire entro una certa ora di un certo giorno della settimana: la semplice scadenza gli creava un patema ancor maggiore dell'idea di scrivere di un articolo. Questo obbligava spesso la povera segretaria di turno (massimamente Dorothy Collins) a partire di corsa in bicicletta per consegnare al macchinista dell'ultimo treno in partenza da Beaconsfield per la stazione di Paddington a Londra l'involto di carta con l'articolo, solitamente scritto a macchina dalla segretaria, che Chesterton aveva prodotto alla stregua di una partoriente, non senza aver ripetuto più volte agli astanti (moglie, segretaria, personale domestico...) frasi del tipo "ma per una volta faranno a meno di questo articolo", o che i lettori non si sarebbero persi nulla di importante non leggendolo...

Quella che vi presento oggi è l'ultima fatica per il popolo e per il mondo, il suo caro mondo da cui aveva scelto di estrarre con i suoi articoli "la struttura sacramentale", come diceva padre Ian Boyd, cioè tutto ciò che del mondo riporta al Mistero di Dio che lo ha fatto, quel mondo che aveva deciso fosse cosa buona, cosa che lo spinse a dirlo a tutti facendo il mestiere del giornalista così come qualcuno decide di ascoltare la chiamata al sacerdozio.

Sei giorni dopo la sua morte Chesterton parla ancora, con la stessa voce divertita e cristallina di quando era un bambino, e questo continua ancora oggi. Noi gli offriamo questo modesto ma onesto pulpito.

Marco Sermarini

***


La vera obiezione contro il mondo capovolto, o un mondo in cui tutto sta a testa in giù, è che un uomo vi non può stare a testa in giù. Nel regno dell’anarchia, l’anarchico svanisce in modo più totale rispetto ai governanti o ai saggi razionali; e non c’è nulla di sfacciato, nulla di irriverente, nella semplice inversione dell’inversione. Ecco perché è sempre difficile far risaltare qualcosa da una descrizione di pura e sconcertante irragionevolezza; e persino gli effetti grotteschi della deformità si perdono in una totale perdita di forma. 

Una stravaganza può essere una forma d'arte molto raffinata: ma corre il rischio particolare di diventare noiosa. Le sue proporzioni devono essere gestite con ancora più abilità e lungimiranza rispetto al tipo più formale di bellezza classica. 

Far emergere il pazzo dal manicomio è un trionfo ben più raro per un romanziere che limitarsi a lasciare il pazzo nel manicomio; o risolvere la questione, come troppo spesso si fa oggi, rinchiudendo anche il romanziere nello stesso manicomio a vita.

È tanto più memorabile quando ci imbattiamo in una tale montagna di mostruosità che spicca persino in un mondo mostruoso. Ho appena letto quello che si può giustamente definire un libro di pazzi: e quasi tutti i suoi racconti e le sue immagini sono folli. Eppure in esso c'è solo un momento selvaggio di perfetta follia che mi fa dimenticare tutto il resto. 

Il libro non è un romanzo, ma una testimonianza molto realistica, attendibile e ben scritta su alcuni dei fanatici più famosi che, a intervalli regolari nel corso degli ultimi due o tre secoli, hanno rivendicato in questo Paese onori più o meno divini. Si intitola “English Messiahs: Studies of Six English Religious Pretenders, 1656 - 1927” (Messia inglesi: studi su sei sedicenti religiosi inglesi, 1656-1927), scritto da Ronald Matthews e pubblicato da Methuen and Co. I fatti raccolti dal signor Matthews sono molto illuminanti e istruttivi, e la sua visione storica generale e il suo commento sono molto equi. L'impressione generale che ne ricavo, almeno per quanto mi riguarda, è che questi strani scoppi di egoismo spirituale, in persone come James Nayler (1) o Joanna Southcott (2), avessero un elemento che era una fonte continua di debolezza e un altro che era in un certo senso una vera fonte di forza. Il primo era che in questo tipo di religione interamente individualistica, non istruita e non guidata, c'era un gioco perpetuo di emozioni sessuali, tanto più pericoloso e fonte di distrazione in quanto mascherato sotto altri nomi. Il secondo era che il risveglio religioso aveva generalmente un legame reale con autentici malcontenti sociali, i cui istinti erano in gran parte generosi e giusti, ma che erano tanto più facilmente ignorati in quanto identificati con teologie folli ed effimere. 

Sembra chiaro che Nayler il quacchero non fosse in origine, in senso negativo, un «falsario religioso»: e che non sarebbe mai stato nemmeno un Messia inglese se non fosse stato spinto da una donna sfrenata e ignorante, che lo circondò di pubblicità profana, culminata in una parodia pantomimica della Domenica delle Palme.

Egli stesso era per natura, immagino, un idealista intellettuale e sensibile. È superfluo aggiungere che, come molti altri idealisti intellettuali, era uno sciocco: e praticamente permise alla donna di renderlo ridicolo in ogni modo. Un simile tipo di romanticismo soffocato sembra covare sotto la cenere in tutta la storia di Joanna Southcott, che fornì l'indizio tardivo della propria turbolenta carriera annunciando, al sessantacinquesimo anno di vita, che stava per diventare madre di un essere che sembrava essere identico allo Spirito Santo. 

Eppure, è proprio in questo punto della narrazione, che sembra essere diventata troppo stravagante per qualsiasi paragone in termini di stravaganza, che emerge la stravaganza suprema che mi sconvolge come un terremoto di risate. A quel punto immaginavo di aver letto così tante folli esternazioni di pazzi da non riuscire più a reagire a nessun oltraggio alla ragione, né tantomeno a distinguere tra follia e sanità mentale. Eppure fu proprio allora che il grande scherzo si ergeva come un gigante sul mio cammino. Posso solo riportarlo con la solennità che uno scherzo del genere merita: 

«L’Onnipotente Shiloh, terzo rappresentante della Divinità», doveva essere anche «il giovane tutore del Principe Reggente (3), nei cui palazzi il fanciullo trascorrerà i suoi primi sei anni, e dal quale il Principe riceverà per primo le lezioni di riforma e temperanza». 

Non so come delle semplici parole possano rendere l'idea di una cosa del genere. Mi sono spesso chiesto a cosa servisse davvero il Padiglione di Brighton (4). Posso solo supporre che fosse una sorta di approssimazione azzardata dello scenario e dell'ambientazione adatti a uno scherzo del genere. 

Povero vecchio Principe Reggente! Aveva ammirato molte donne; non sempre con saggezza, ma nemmeno sempre con imprudenza. 

Era stato uno dei primi, ad esempio, ad ammirare Jane Austen. 

Era infatti un uomo dotato di arguzia generosa e genuina, di gusto e di amore per le lettere, e persino per la cultura. Aveva ammirato anche Perdita. Aveva ammirato la signora Fitzherbert (5), e lo aveva fatto con una nobile ammirazione degna di una donna così sana e ammirevole. D'altra parte, aveva palesemente fallito nell'ammirare Carolina d'Ansbach (6); e non credo che avrebbe ammirato con tutto il cuore Joanna Southcott; anche se penso che, tra le due, avrebbe preferito lei. Aveva il limite o lo svantaggio di detestare la volgarità: ma la maggior parte degli uomini che detestano la volgarità la preferiscono quando è cordiale, umana e popolare, e la odiano di più quando è orgogliosa, pretenziosa e plutocratica. 

Ma l'immagine di quel povero vecchio epicureo, dandy, ubriacone e gentiluomo per eccellenza, che barcolla lungo il suo ultimo, oscuro cammino verso il suo cupo e grottesco Padiglione; e lì riceve improvvisamente le sue prime lezioni di riforma e temperanza da un bambino che sembra non aver ancora compiuto sei anni... davvero non sembra esserci nulla di adeguato che si possa dire al riguardo.

Inutile dire che non c'è mai stato nulla di così falso, appariscente o fuorviante come l'abile tentativo di Thackeray di trasformare la tragedia di Giorgio IV in una farsa. 

Nulla potrebbe essere meno vero dell'idea che il dandy fosse solo un manichino: che sotto la Star and Garter (7), il colletto di pelliccia e il bel cappotto non ci fosse altro che gilet, sottogilet e un grande vuoto. 

George era ormai alla fine della sua vita; all’apparenza, un vecchio aristocratico tory gonfio, rabbiosamente reazionario e autocraticamente autoindulgente, così ben abbottonato e mascherato da ingannare l’intera generazione emergente dei liberali facendoglielo sembrare superficiale… come Thackeray. Ma il suo segreto era che sotto quella Star and Garter e quel cappotto con il collo di pelliccia si nascondeva qualcosa di molto più oscuro e sconcertante dei gilet. Sotto quel cappotto c'erano uomini morti: un amante morto, un liberale morto, un amico morto degli amanti della libertà, un amico morto dell'Irlanda; e quello che avrebbe potuto essere un grande re d'Inghilterra. Se la sua giovinezza e il suo onore non fossero stati spezzati da un atto di bigottismo piuttosto brutale, in occasione del suo primo matrimonio, avrebbe potuto davvero guidare la gioventù del suo tempo e il ritorno a molte cose umane e storiche: rinascite, riconciliazioni e riforme. Avrebbe potuto entrare in contatto con la vera politica popolare; e forse avrebbe avuto qualcosa da dire in sintonia persino con la religione popolare. Perché in quel momento in Inghilterra erano in moto forze molto più profonde del semplice ritocco dei politici; e questo, come ho detto, è illustrato molto vividamente nell'interessante libro del signor Matthew. Echi della grande voce di Cobbett si possono talvolta udire nei discorsi impetuosi del signor John Tom, che si definiva il «Salvatore» dei contadini.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 giugno 1936.

(traduzione di Marco Sermarini ©)



Note:

(1) Fu un riformatore inglese (1617 - 1660). Servì nell'esercito parlamentare sotto Th. Fairfax e J. Lambert; entrò tra i quaccheri ove si procurò molti discepoli, che lo onoravano come un nuovo Cristo; arrestato sotto accusa di blasfemia fu condannato dal parlamento ad avere la lingua trafitta da un ferro rovente e la fronte marcata.

(2) Visionaria (1750 - 1814); inizialmente metodista, predicò poi presentandosi come profetessa e descrivendosi come colei che avrebbe dato al mondo un nuovo Cristo. Scrisse libri di visioni e profezie ed ebbe seguaci. Chesterton la chiama in causa anche in Ortodossia.

(3) Qui si allude a Giorgio IV (1762 - 1830), che detenne il titolo di Principe reggente durante la malattia mentale di suo padre, Giorgio III.

(4) Il Royal Pavilion (noto anche come Padiglione di Brighton) è una costruzione che assomma diversi stili di gusto orientale, voluta da Giorgio IV. Chesterton lo richiama anche in Ortodossia.

(5) Maria Anne Smythe (1756 - 1837) fu moglie morganatica di Re Giorgio IV. Il matrimonio fu in seguito annullato perché avvenuto senza il consenso di Re Giorgio III.

(6) Carolina d'Ansbach (1683 - 1737) fu regina consorte del Regno Unito perché moglie di Giorgio II; fu donna molto influente.

(7) La Star and Garter è l'emblema di un antico ordine cavalleresco inglese, secondo solo alla Victoria Cross e alla George Cross. Fu istituito tra gli altri da re Edoardo III e dal Principe Nero.

Membri dell'Order of Garter
che indossano il mantello
con il tipico stemma.




mercoledì 28 maggio 2025

Gli indici della Chesterton Review.



Questo collegamento riporta gli indici di tutti i numeri della Chesterton Review.

La prestigiosa rivista, edita dal G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, fu fondata e diretta dal 1974 da padre Ian Boyd (1935 - 2024), più volte venuto in Italia ed amico della nostra società. Personalmente devo dire che, se egli non avesse citato alcune frasi a margine di un pranzo tra amici a Verona nel giugno 2008, la Scuola Libera G. K. Chesterton non sarebbe mai nata (con un certo grado di follia ne demmo l'annuncio il 27 luglio successivo e aprimmo il 15 settembre 2008, spinti da quelle parole)

Padre Boyd fu molto convincente quando disse, citando il Nostro Eroe, che "una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro" e che "la gente è inondata, accecata, assordata e mentalmente paralizzata da una marea di volgari e insipidi contenuti esteriori, che non lasciano loro tempo per lo svago, il pensiero o la creazione da dentro di sé".

Trovo allora utile mostrare ai frequentatori del nostro blog l'esistenza di questa bella rivista ed una guida ai suoi contenuti; non bisogna mai ritenere sufficiente ciò che sappiamo di Chesterton, e leggere i contributi dei tanti bravi studiosi che hanno contribuito alla rivista ha un valore che arricchisce tutti.

La rivista è attualmente diretta da Dermot Quinn, e l'istituto è da Gloria Garafulich Grabois, entrambi amici della nostra società. L'istituto è collegato alla Seton Hall University di South Orange, New Jersey.

Marco Sermarini

Il numero del cinquantesimo
anniversario della Chesterton
Review


sabato 16 novembre 2024

E L'uomo che fu Giovedì mise d'accordo Tommaso e Agostino - Riesumiamo un'intervista di Paolo Pegoraro a padre Ian Boyd, 2008, buona annata.

La recente scomparsa di padre Ian Boyd, fondatore del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, ci ha dato modo di renderci conto dell'importanza del suo lavoro nel tenere vivo l'interesse per il pensiero e l'opera del nostro Gilbert.

Abbiamo ritrovato un'intervista che rilasciò a Paolo Pegoraro per l'Osservatore Romano di cui vi offriamo un breve estratto e il collegamento al testo integrale.

_____________

(...)

Cosa c'è di vivo, oggi, nelle opere e nel messaggio di gkc?

L'opera di Chesterton è qualcosa di compatto ed è quindi molto difficile separare le varie componenti. In generale egli ha offerto una visione "sacramentale" del mondo, un'idea del divino che è mediata attraverso le cose materiali. In questo senso egli ha molto cose importanti da dire intorno all'economia, alla famiglia; realtà che egli vede essenziali per la crescita dell'uomo e della società. Egli era a favore della piccola imprenditoria, dei corpi intermedi, della distribuzione della ricchezza e nutriva una sorta di intenso affetto nei confronti delle realtà locali, sentendo l'importanza dell'attaccamento al proprio luogo di origine. Chesterton ha lottato con passione a favore della casa e della famiglia. Ma queste sono solo due delle tante cose che egli aveva da dire.

Il resto nel collegamento qui sotto:

https://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/interviste/2008/138q05a1.html



lunedì 13 maggio 2024

The Grand Old Man of Chestertonia | di Joseph Pearce, su The Imaginative Conservative.



This year marks the 150th anniversary of the birth of G.K. Chesterton, an anniversary worth celebrating wherever goodness, truth, and beauty are valued. Sadly, however, this year has also seen the passing of two good men who were lifelong champions of Chesterton’s legacy.

In January, Father Ian Boyd, founder of the Chesterton Review, died at the ripe old age of eighty-eight. In 1974, as a young priest, he had founded the Chesterton Review on the centenary of Chesterton’s birth. He could not have expected that the Review would prove such an influential vehicle for the Chesterton revival during the following decades, nor could he have expected or imagined that the Reviewwould still be going strong fifty years later.

I met Father Boyd on a handful of occasions but cannot say that I knew him well. He was an affable acquaintance rather than a friend. By contrast, I am honoured to claim a long and lasting friendship with the other champion of Chesterton, Aidan Mackey, who died on May 4 at the even riper old age of 101.Such was Aidan’s self-effacing sense of humour that I can imagine him saying that he had not so much reached a ripe old age as an over-ripe old age. Indeed, way back in 2009, when interviewed by a journalist with the UK’s Catholic Herald, he had quipped that he was “87 and crumbling by the minute”. Destined to live for almost fifteen more years, we can all rejoice that this particular cookie took a very long time to crumble.

(Nostra traduzione: Quest'anno ricorre il 150° anniversario della nascita di G.K. Chesterton, un anniversario che vale la pena di essere celebrato ovunque si apprezzino la bontà, la verità e la bellezza. Purtroppo, però, quest'anno ha visto anche la scomparsa di due bravi uomini che sono stati per tutta la vita campioni dell'eredità di Chesterton. A gennaio, padre Ian Boyd, fondatore della Chesterton Review, è morto all'età di ottantotto anni. Nel 1974, da giovane sacerdote, aveva fondato la Chesterton Review in occasione del centenario della nascita di Chesterton. Non poteva aspettarsi che la rivista si sarebbe rivelata un veicolo così influente per il revival di Chesterton nei decenni successivi, né poteva aspettarsi o immaginare che la rivista sarebbe stata ancora forte cinquant'anni dopo. Ho incontrato padre Boyd in poche occasioni, ma non posso dire di averlo conosciuto bene. Era un conoscente affabile piuttosto che un amico. Al contrario, sono onorato di poter vantare una lunga e duratura amicizia con l'altro campione di Chesterton, Aidan Mackey, morto il 4 maggio all'età ancora più matura di 101 anni. Il senso dell'umorismo di Aidan era tale che posso immaginare che dicesse di aver raggiunto non tanto un'età matura quanto un'età eccessivamente matura. Infatti, nel 2009, intervistato da un giornalista del Catholic Herald del Regno Unito, aveva detto di avere "87 anni e di sgretolarsi di minuto in minuto". Destinato a vivere ancora per quasi quindici anni, possiamo tutti rallegrarci del fatto che questo particolare biscotto abbia impiegato molto tempo a sbriciolarsi).

Il resto in questo collegamento:

https://theimaginativeconservative.org/2024/05/grand-old-man-chestertonia-gk-chesterton-joseph-pearce.html


sabato 20 gennaio 2024

Addio a father Ian Boyd, studioso eminente di Chesterton - Meeting di Rimini

Forse non tutti gli amici del Meeting avranno presente il suo nome, ma la nostra collaborazione con father Ian Boyd, fondatore del centro di studi cattolici G.K. Chesterton Institute of Faith & Culture, scomparso il 10 gennaio in Canada all'età di 89 anni, è alla base di alcuni spettacoli e mostre tra i più significativi delle ultime edizioni del Meeting.

È il caso di La ballata del cavallo bianco con protagonista Massimo Popolizio del 2011, Manalive – Un uomo vivo del 2013 (nella foto l'allestimento dello spettacolo al Meeting 2013), fino allo spettacolo inaugurale del 2022 Liberi tutti! (The Surprise). «Sono testi potenti, veri e significativi che grazie alla passione di Father Boyd e all'attività dell'Istituto da lui fondato, continuano ad essere pubblicati e presentati in tutto il mondo», spiega Otello Cenci, regista delle tre produzioni chestertoniane e responsabile degli spettacoli del Meeting. «Vi sono oggi centinaia di associazioni collegate al Chesterton Institute che organizzano ogni anno diverse iniziative che mettono a tema i testi di uno degli autori inglesi più acuti e prolifici, Gilbert Keith Chesterton, di cui father Boyd è stato lo studioso più autorevole della contemporaneità».

Father Ian Boyd, sacerdote della Congregazione di San Basilio, è stato autore di "The Novels of G.K. Chesterton" e professore di inglese presso diverse università. Ha fondato l'Istituto Chesterton nel 1974 e nel 1999 lo ha trasferito alla Seton Hall University nel New Jersey. Ha dedicato cinquant'anni alla scrittura e alle conferenze sulla vita e l'opera di Chesterton, influenzando una nuova generazione di studiosi. Padre Boyd è stato anche interessato a tematiche letterarie e teologiche moderne, discutendo opere di autori come T.S. Eliot, Graham Greene, C.S. Lewis e altri. Ha continuato la sua attività fino al suo ritiro nel 2020, ricoprendo il ruolo di presidente emerito dell'Istituto e fondatore della rivista The Chesterton Review.

Alcuni ritratti di father Ian Boyd (nel primo a sinistra con Otello Cenci) e le immagini di alcune opere teatrali nate dalla collaborazione con il Chesterton Institute da lui fondato.


Il resto qui:

https://www.meetingrimini.org/addio-a-father-ian-boyd-studioso-eminente-di-chesterton/

mercoledì 17 gennaio 2024

In memoriam: Padre Joseph Ian Boyd, C.S.B. - Il necrologio del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture.

La targa commemorativa
in onore di padre Ian Boyd
apposta nella Biblioteca Walsh
della Seton Hall University


In memoriam: Padre Joseph Ian Boyd, C.S.B.

Requiescat in Pace

23 gennaio 1935 - 10 gennaio 2024

Il G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture piange la scomparsa del proprio fondatore.

Padre Ian BoydPadre Ian Boyd, sacerdote della Congregazione di San Basilio e studioso di Chesterton riconosciuto a livello internazionale, è morto a Edmonton, in Canada, il 10 gennaio 2024.

È stato autore di The Novels of G.K. Chesterton (Londra 1975). Per molti anni è stato professore di inglese al St. Thomas More College dell'Università di Saskatchewan. Dal 1999 al 2020 ha insegnato alla Seton Hall University di South Orange, New Jersey. 

Ha conseguito un B.A. presso l'Università di Saskatchewan, Saskatoon, Canada (1956); un S.T.B. Degree, University of St. Michael's College, Toronto, Canada (1964); un M.A. presso l'Università di Toronto, Canada (1965) e un Ph.D. presso l'Università di Aberdeen, Scozia (1970).

Da bambino ha conosciuto le opere di G. K. Chesterton leggendo la copia di G. K.'s Weekly del padre. Chesterton è stato presente in ogni fase della sua vita e negli ultimi 50 anni ha dedicato il suo lavoro a scrivere e tenere conferenze sulla vita, il pensiero e l'opera di G. K. Chesterton. Nel 1974, mentre era al St. Thomas More College e dopo aver partecipato alla Conferenza per il Centenario della nascita di G. K. Chesterton, ha fondato il G. K. Chesterton Institute for Faith & Culture e la sua rivista The Chesterton Review. Nel 1999, padre Boyd ha portato sia l'Istituto che la rivista alla Seton Hall University di South Orange, New Jersey, dove sono ospitati in modo permanente nel Centro di Studi Cattolici. Su invito di università, centri di studio e organizzazioni varie, padre Boyd ha viaggiato in tutto il mondo condividendo la sua conoscenza di Chesterton, del suo circolo e del suo lavoro di studioso, ispirando una nuova generazione di chestertoniani. Ha tenuto conferenze negli Stati Uniti, in Canada, Europa, Sud America e Giappone.

Oltre a tenere conferenze su G. K. Chesterton, Maurice Baring, Paul Claudel, Charles Peguy, Hilaire Belloc e altri, ha tenuto anche conferenze sul tema "Temi sacramentali nella letteratura moderna". Tra gli autori cristiani di cui ha discusso le opere figurano T.S. Eliot, Graham Greene, C.S. Lewis, Flannery O'Connor, Piers Paul Read, Muriel Spark ed Evelyn Waugh. Per quanto riguarda la letteratura del XIX secolo, si è interessato anche al lavoro di autori come Charles Dickens, Anthony Trollope e Nathaniel Hawthorne.

Padre Boyd era presidente emerito del G. K. Chesterton Institute for Faith & Culture, con sede alla Seton Hall University, ed è stato il direttore fondatore di The Chesterton Review.

Si è ritirato nel 2020.

______________

Qui di seguito il messaggio della presidente ad interim della Seton Hall University, Katia Passerini.


Con tristezza vi comunico la notizia della scomparsa di padre Ian Boyd, C.S.B., professore emerito in pensione del College of Arts and Sciences e direttore del Chesterton Institute. Padre Boyd è morto mercoledì sera, 10 gennaio.

Padre Boyd, sacerdote della Congregazione di San Basilio, era uno studioso di G.K. Chesterton riconosciuto a livello internazionale. È arrivato a Seton Hall dal Canada nel 1999, portando con sé il G.K. Chesterton Institute for Faith and Culture e The Chesterton Review, l'apprezzata rivista da lui fondata e diretta dal 1974. 

Padre Boyd ha fatto un buon lavoro, grazie al suo amore per Dio e alla sua obbedienza al suo scopo.

La sua dedizione e la sua reputazione hanno contribuito a promuovere uno serio studio accademico su Chesterton e sulla tradizione intellettuale che egli rappresentava. Padre Boyd si è ritirato nel 2020 come presidente emerito del G.K. Chesterton Institute for Faith and Culture ed è tornato in Canada per stare più vicino alla famiglia. È rimasto attivo nel perseguire i suoi interessi di studioso ed è rimasto in contato coi suoi colleghi dell'Università.

Il servizio di Padre Boyd alla Seton Hall è ricordato da una targa situata al primo piano della Biblioteca Walsh.

Vi chiedo di unirvi a me nel ricordarlo nella preghiera. Che le nostre preghiere aiutino a portare conforto e pace alla sua famiglia e a coloro che lo hanno amato e sono stati ispirati da lui.

Cordiali saluti,

Katia Passerini, Ph.D.

Presidente ad interim

venerdì 12 gennaio 2024

Padre Ian Boyd, r.i.p.


padre Ian Boyd, csc.


La Società Chestertoniana Italiana esprime il dolore di tutti i suoi soci ed amici per la morte del caro padre Ian Boyd, fondatore e presidente emerito del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture collegato alla Seton Hall University del New Jersey (USA).

Padre Boyd, divenuto nostro sincero ed affettuoso amico negli anni grazie alle varie giornate chestertoniane svoltesi sin dal 2008 in varie parti d'Italia ed in particolare presso la sede della Civiltà Cattolica a Roma, era uno dei massimi esperti del nostro Chesterton, sul quale ha scritto notevolissimi saggi ed approfondimenti.

Fondatore dell'istituzione che edita da cinquant'anni la prestigiosa Chesterton Review, nella quale negli anni hanno avuto spazio anche scritti sull'Italia e sul rapporto tra il nostro paese e Chesterton e che è uscita per alcuni anni anche in edizione italiana, lascia un grande vuoto e un'eredità importante per l'istituto e per tutti noi chestertoniani del mondo, che pregheremo in suo suffragio. È stato uno dei pionieri della grande rinascita chestertoniana divenuta solida e vivace anche grazie alla profondità dei suoi studi. Noi chestertoniani italiani abbiamo avuto l'onore e la insostituibile opportunità di collaborare con lui e ne siamo felici e grati al Signore.

Personalmente sarò per sempre grato a Dio per avermi fatto conoscere padre Boyd: il 15 Giugno 2008 andai a sentirlo e feci anch'io un intervento a Verona, e lì durante il pranzo gli sentii pronunciare due frasi di Chesterton che ci diedero la spinta finale per fondare la Scuola Libera G. K. Chesterton.

Un uomo buono, di grande fede e di profonda intelligenza. Ci mancherà tantissimo.

Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana


Qui sotto l'intervista che feci a padre Ian e che fu pubblicata nel numero del 2012 della Chesterton Review in edizione italiana dal titolo "L'Italia chestertoniana assolutamente positiva. Spirito di letizia e buonumore":

https://uomovivo.blogspot.com/2012/11/intervista-padre-ian-boyd-sullultimo.html

Un'altra bella intervista che vale la pena di essere letta, uscita su Convivium:

https://uomovivo.blogspot.com/2020/11/the-sacramental-principle-of-gk.html

Alcune immagini dell'arrivo di padre Boyd a Verona nel 2008:

https://uomovivo.blogspot.com/2008/09/le-immagini-di-padre-boyd-verona.html

Qui il testo della e-mail con la quale abbiamo saputo da Gloria Garafulich - Grabois della morte del caro padre Ian Boyd.

___________________

May Fr. Ian Boyd rest in peace.


From: Gloria Garafulich-Grabois <Gloria.Garafulich-Grabois@shu.edu>

Sent: Thursday, January 11, 2024 11:09 AM

Subject: Sad news

Importance: High

Dear friends and colleagues,

It is with a very heavy heart and great sadness that I share with you the sad news that Father Boyd died yesterday evening January 10th.

I will share the information of his funeral arrangements as soon as I receive them.

Gloria

G. K. Chesterton Institute for Faith & Culture

Seton Hall University

400 South Orange Avenue, South Orange, NJ 07079

973.275.2431 -  email: chestertoninstitute@shu.edu

Dermot Quinn, padre Ian Boyd
e Gloria Garafulich - Grabois


venerdì 13 novembre 2020

The Sacramental Principle of G.K. Chesterton, intervista a padre Ian Boyd.

Quest'intervista a padre Ian Boyd, fondatore e presidente emerito del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, collegato alla Seton Hall University del New Jersey, più volte ospite in Italia de La Civiltà Cattolica, vale la pena di essere letta.

Padre Boyd si è recentemente ritirato dalla presidenza pur rimanendo nel board dell'istituto, ed ha lasciato il compito di guidarlo ad un altro nostro amico, Dermot Quinn.

Padre Boyd è uno degli studiosi che ha studiato il principio sacramentale presente nell'opera di Chesterton.

Si parla anche di C. S. Lewis e di J. R. R. Tolkien.

Ci onoriamo di essere suoi amici, noi chestertoniani italiani, e questo bel documento aiuterà tutti a capire di più di ciò che si muoveva nell'anima di Chesterton.

Dice padre Boyd: 

I grew up in a Chestertonian family. My father subscribed to G.K.'s Weeklyin the '20s, so when he died, I inherited his copies. He always was a Chestertonian in his thinking. The other thing is that growing up on the Prairies, you're growing up on a Chestertonian setting. In the little village where I grew up, in Saskatchewan, people either owned their own land or ran their own business, so it was kind of distributist dream in a way.

Il resto è qui:

https://www.convivium.ca/articles/the-sacramental-principle-of-g-k-chesterton/


Padre Boyd è al centro della foto.

L'occasione è uno dei convegni alla Civiltà Cattolica.