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sabato 17 ottobre 2026

Fulton Sheen: "Ma chi è il tuo autore preferito...?"



Oltre ad essere un personaggio di spicco della radio e della televisione, il beato Fulton Sheen fu uno scrittore molto popolare. Scrisse oltre trenta libri che divennero dei bestseller, molti sono reperibili anche in italiano. Ma il suo primo libro è meno conosciuto: si trattava della sua tesi di dottorato. Ebbe la brillante idea che sarebbe risultata più allettante per un editore se fosse stata corredata da una prefazione di uno scrittore famoso, come G.K. Chesterton. Sheen ricordò così quell’incontro:

Il nostro primo incontro avvenne quando gli chiesi di scrivere la prefazione al mio libro God and Intelligence. Chesterton disse: «Non so nulla di filosofia». Io ribattei che lui stesso ne aveva scritto un eccellente trattato intitolato Ortodossia Grattandosi la testa folta, disse: «Lo scriverò! Apparteniamo entrambi alla grande corporazione mistica chiamata Chiesa cattolica, nella quale siamo responsabili delle opinioni l’uno dell’altro. Tu sai in cosa devo credere, e io so in cosa devi credere».

L’ultimo incontro risale al 1936, quando monsignor Sheen si recò a Beaconsfield per partecipare al funerale di Chesterton.

Un giorno una donna raccontò di quando aveva incontrato il vescovo Sheen. Lei era stata bibliotecaria in un’università e Sheen era in visita in quella università. Era all’apice della sua popolarità. Veniva accompagnato attraverso la biblioteca dai funzionari dell’università e uno di loro la presentò al vescovo dicendo che lei aveva letto tutti i libri di Sheen. Il vescovo sorrise e le chiese: 

«Ma chi è il tuo autore preferito?»

Lei non esitò: «G.K. Chesterton».

Sheen sorrise ancora di più. 

«Anche il mio».



 

lunedì 4 maggio 2026

Oggi è la memoria dei Martiri Inglesi…

… e Chesterton ne era innamorato. 

Questa è la foto della pala dell’altare della Cappella a loro dedicata, edificata con la parte l’eredità che Chesterton lasciò alla Chiesa cattolica per la parrocchia della sua città, Beaconsfield. La parrocchia è intitolata a Santa Teresina del Bambin Gesù, non Chesterton avrebbe voluto che fosse intitolata ai martiri inglesi. Successivamente quest’intitolazione avvenne, in solido con la Santa francese, assieme ai più noti dei martiri inglesi, San Thomas More e San John Fisher. Come è noto (ne abbiamo parlato in diverse occasioni qui sempre su questo blog), Chesterton beneficò ampiamente la Chiesa cattolica: acquistò assieme alla moglie la statua della Beata Vergine Maria presente nella chiesa, e ancora oggi è presente; lasciò una somma espressamente perché venisse installata una vetrata dedicata a San Francesco d’Assisi, e anch’essa è tuttora visibile, poi la già nominata cappella, e lasciò la sua casa, Top Meadows, alla Chiesa, che ne fece un’abitazione per i pastori anglicani che si convertivano al cattolicesimo, per il tramite della Saint Barnabas Society. Questo avvenne solo dopo la morte di Dorothy Collins, avvenuta nel 1988. Questo perché i Chesterton le avevano lasciato l’usufrutto vita natural durante. La casa fu successivamente venduta alla famiglia che vi abita attualmente, che, come abbiamo già detto sempre qui, la vuole a sua volta cedere.

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martedì 2 settembre 2025

Qualche notizia in più su Michael Collins e la sua passione per Chesterton.



Abbiamo qualche notizia in più da darvi sulla passione di Michael Collins, l'eroe dell'indipendenza dell'Irlanda, per Chesterton, e su alcuni singolari incroci che ne caratterizzarono la vita. Leggete pure.
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Collins era cattolico e si dice che recitasse il Rosario tutti i giorni, anche se esternamente non era così fervente come Pearse, De Valera o Plunkett e altri eroi della rivoluzione irlandese, per cui alcuni lo considerano a torto non religioso. Ma non è vero.

Sua sorella, Helena, si fece suora in Inghilterra. Margery Forester scrisse di Collins: “Il suo santo preferito era San Paolo... Portava con sé nella tasca una reliquia di quell'apostolo che aveva affrontato molte peripezie. Tuttavia, non era solo la condivisione delle tribolazioni ad attrarlo verso quel santo. ‘Vedete, [San Paolo] aveva la grazia divina di non essere sempre stato buono’.”

In attesa della propria esecuzione, Joseph Mary Plunkett, uno degli insorti dell'Easter Rising (la Rivolta di Pasqua del 1916), regalò a Collins un libro scritto da Gilbert Keith Chesterton. Chesterton non diventò cattolico se non  tre settimane prima della morte di Collins, ma i suoi primi scritti mostrano comunque il sensus catholicus per cui è conosciuto come “l'apostolo del senso comune". Per coincidenza, fu la padrona del Railway Hotel di Beaconsfield, che era irlandese, a permettere di utilizzare il suo hotel come cappella di fortuna, in modo che egli potesse celebrare la cerimonia del proprio ingresso nella Chiesa Cattolica, dato che non c'era ancora una chiesa cattolica nelle immediate vicinanze.

Nella sua prefazione alla raccolta di scritti di Collins intitolata Path of Freedom, Tim Pat Coogan scrisse: 

Una delle sue idee centrali derivava da L'uomo che fu Giovedì di G. K. Chesterton. Il libro gli fu dato da Joseph Plunkett, il suo diretto superiore nel 1916. Plunkett, che stava morendo di tubercolosi, partecipò ai combattimenti e si sposò nella sua cella, dieci minuti prima di affrontare il plotone di esecuzione. Ovviamente qualsiasi reliquia di una tale figura sarebbe stata apprezzata dal suo luogotenente. E Collins apprezzò in particolare il consiglio del Capo Anarchico nel libro di Chesterton: "Se non sembri nasconderti nessuno ti darà la caccia". Di conseguenza, Collins non sembrava mai nascondersi. Indossava sempre buoni abiti, ben stirati. E più volte questo giovane uomo d'affari è passato attraverso i cordoni della polizia senza essere visto, con le tasche piene di documenti che lo incriminavano. Sembra che sia una legge ferrea per i poliziotti, sia ai tempi di Collins che ai nostri, che non ci si aspetti che i terroristi indossino abiti gessati e colletti e cravatte puliti.

Non era la prima volta che Collins si imbatteva negli scritti di Chesterton. Come è emerso, era un convinto lettore di Chesterton, tanto da essere descritto come "fanatico" nel suo attaccamento al Napoleone di Notting Hill, ha scritto James McKay: 

A Dublino, Michael conobbe Sir William Darling, allora in servizio presso l'amministrazione britannica nel Castello di Dublino. I due discussero a lungo di libri e scoprirono un interesse comune per i romanzi di G.K. Chesterton. Ne emerse che il preferito di Michael era Il Napoleone di Notting Hill, e Darling concluse che il giovane irlandese vi era "quasi fanaticamente attaccato", come ha raccontato nelle sue memorie, So It Looks to Me, pubblicate nel 1952. 

È incredibile pensare che la morte di Collins e la conversione di Chesterton, due degli eventi più significativi del secolo per i cattolici in Irlanda e in Inghilterra, siano avvenuti a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro. È ancora più notevole che l'ultima interazione di Plunkett con Collins fosse legata a Chesterton e servisse da ispirazione per la Guerra d'Indipendenza, dopo la quale Collins avrebbe assunto come segretario il fondatore della Legion of Mary Frank Duff. 

Duff, da sempre attento discernitore, inserì la famosa poesia di Plunkett su Cristo nel manuale della Legione di Maria, letto quotidianamente da milioni di persone in tutto il mondo. Se c'è un'opera letteraria che racchiude questo breve ma significativo periodo storico e la genialità di questi uomini e la fede che li ha incoraggiati, è I See His Blood Upon the Rose. 

Collins e Plunkett hanno dato il loro sangue per il loro Paese, Duff ha rinunciato a una promettente carriera di funzionario pubblico e ha visto morire molti legionari nella Cina comunista, nella Corea del Nord e altrove, e Chesterton ha visto morire la vita più comoda che avrebbe potuto scegliere come neo-pagano cosmopolita o come rispettabile anglicano.

Fonte: Catholic Arena.



martedì 29 luglio 2025

Chesterton e Tolkien | Tolkien, Chesterton, and the Adventure of Mission - mons. Robert Barron su Word on Fire, 11 dicembre 2018.



Esiste un'interpretazione comune, e devo ammettere in qualche modo comprensibile, della trilogia Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, che vede la grande opera come una celebrazione delle virtù della Contea, quella piccola città dove gli hobbit vivono in tranquilla domesticità. (...) 

Tuttavia, sono convinto che vedere le cose in questo modo significhi quasi del tutto perdere di vista il punto. Lo scopo ultimo de Il Signore degli Anelli non è infatti quello di celebrare la vita domestica, ma piuttosto di metterla in discussione. (...)

Una dinamica molto simile si riscontra nell'interpretazione di G. K. Chesterton. I suoi racconti, romanzi e saggi possono infatti essere letti come un apprezzamento nostalgico di un'Inghilterra romantica ormai scomparsa, ma uno sguardo più attento alla figura dell'autore smentisce questa interpretazione semplicistica. Sebbene amasse la vita con sua moglie e i suoi amici nella sua casa di campagna a Beaconsfield, Chesterton era nel cuore un londinese, un frequentatore dei pub di Fleet Street, dove si trovava a contatto con i principali giornalisti, politici ed esperti culturali dell'epoca.

Il resto in questo collegamento:




lunedì 10 febbraio 2025

Due parole su Chesterton e il teatro.

Non tutti sanno dell'interesse e del coinvolgimento di Chesterton e sua moglie Frances nel teatro amatoriale locale.

Gilbert e Frances, insieme ad alcuni amici locali tra cui Patricia Burke e Margaret Halford, formarono un gruppo a Beaconsfield chiamato “The Players Club”. Si trattava di persone interessate a mettere in scena opere teatrali per la comunità, sia le proprie che quelle di Shakespeare.

Margaret Halford, vicina di casa dei Chesterton (tra l'altro di origine ebraica -- un altro elemento per smentire l'asserito antisemitismo di Chesterton, su cui potete tranquillamente leggere chi lo ha studiato, cioè Ann Farmer, qui, qui e qui), che si era ritirata dal palcoscenico londinese per sposarsi, era la protagonista degli spettacoli teatrali di Beaconsfield. Un anno interpretò Puck in “Sogno di una notte di mezza estate”, con Chesterton nel ruolo di Teseo.


Ye Old Cheshire Cheese,
pub seicentesco londinese
frequentato dal famoso
Doctor Samuel Johnson
tanto amato da Chesterton.
Anche Chesterton lo
frequentava, è su Fleet Street.



mercoledì 2 ottobre 2024

Il paradosso definitivo o quello che ho scoperto a Beaconsfield | di Giovanni D’Andrea.


Tornar potremo a casa con passo infin giocondo

(Frodo Baggins, Il signore degli anelli)

 


Beaconsfield è una piccola cittadina sita più o meno a metà della strada tra Londra e Oxford, nel Buckinghamshire. Tanto verde tutt'intorno, una stazione ferroviaria, strade del tutto simili tra loro, edifici in mattone abbastanza anonimi e qualche negozio non ne fanno di certo una meta allettante per il turista medio, ma forse nemmeno per il viaggiatore più esigente. Eppure è proprio lì che il mio silenziosissimo treno partito dalla stazione di London Marylebone è diretto.


Già, perché oltre ad avere fatto parte della circoscrizione elettorale del primo ministro Benjamin Disraeli, essere stato il primo villaggio modello inglese ed essere gemellato con Abbiategrasso (tutte cose che ho scoperto in seguito, con Wikipedia), a Beaconsfield ha abitato, dal 1909 al 1936, G.K. Chesterton, insieme a sua moglie Frances Blogg e alla sua segretaria Dorothy Collins. È per ripercorrere le sue tracce che mi sono messo in viaggio.


Ho resistito alla tentazione di anticiparmi troppe informazioni spulciando su internet e dunque so soltanto che nel paese ci sono la casa, la parrocchia e la tomba della scrittore. Parto dalla casa: 'Top Meadow', giungendo dalla stazione, è situata al termine di Grove Road, una via residenziale e alberata, più tranquilla della più stereotipica via tranquilla. La giornata è insolitamente bella per i climi inglesi e il sole fa risaltare il bianco deciso della piccola villetta, ora una casa privata. Completano il quadro un giardino perfettamente tenuto e una targa blu sopra la porta di ingresso che ricorda il vecchio proprietario. Nessuna traccia degli inquilini. Scatto qualche foto, sperando di non passare per weirdo e proseguo.


La chiesa cattolica di Santa Teresa si trova in Warwick Road, lontano dal centro, e infatti ci metto un po' a trovarla. Quando i Chesterton si traferirono nel paese di chiese cattoliche non ce n'erano, tanto che lo stesso scrittore venne battezzato, nel 1922, in un albergo vicino alla stazione (oggi un supermercato). In seguito è stato tra i principali benefattori che hanno contribuito alla costruzione dell'edifico e alla nascita della parrocchia. Il parroco non c'è ma almeno c'è una signora responsabile della parrocchia, molto gentile che mi fa fare un rapido tour, fin quando, richiamata dai suoi impegni, mi lascia sotto una statua della Madonna col bambino alla sinistra dell'altare, un dono di Chesterton per la chiesa.


È a questo punto che avviene il mio incontro con V., una donna di circa quarant'anni, che viene dal Cile e che parla un inglese perfetto. Anche lei è a Beaconsfield (nel suo caso, non è la prima volta) per il mio stesso motivo e si offre di mostrarmi gli altri punti interessanti dell'edificio, tra i quali una finestra vetrata raffigurante San Francesco che riceve le stimmate (e ai cui piedi è incisa una richiesta di intercessione in latino per i coniugi Chesterton) e una cappella laterale dedicata ai martiri inglesi, aggiunta per esplicito desiderio del benefattore.


Anche V. vuole far visita alla tomba e decidiamo dunque di andarci insieme. Il cimitero cattolico di Beaconsfield dista una ventina di minuti a piedi dalla chiesa e nel tragitto abbiamo modo di conoscerci un po' meglio: V. mi inonda da subito di parole e scopro che è una donna dalle mille passioni, che viaggia in continuazione in ogni parte del mondo e conosce tantissime cose; è energica, vulcanica, inquieta. Confessa, non senza un accenno di commozione, che l'incontro con Chesterton attraverso la lettura dei suoi scritti (non tutti perché sarebbe pressoché impossibile ma quasi, penso io, a giudicare dalla conoscenza appassionata che dimostra) le ha cambiato la vita a tal punto che una tappa a Beaconsfield è come un dolce e atipico ritorno a casa, a circa diecimila chilometri dalla sua dimora a Lima, un'oasi di pace dal tran-tran quotidiano.


Arriviamo al cimitero. La tomba è stretta, grigia, decisamente umile. Nella lapide (una copia, l'originale è sul retro della chiesa di Santa Teresa) sono scolpiti un Gesù crocifisso, le cui braccia spalancate sono un abbraccio, e una Madonna addolorata ai piedi della croce. Due mazzi di fiori ormai appassiti come ornamento (V. si dispera di non essersi ricordata di portarne di nuovi). Il tempo di una veloce preghiera ed è ora di andare.


A questo punto le nostre strade si dividono e io ho giusto il tempo di mangiare al volo un pane con l'uvetta prima di fiondarmi in stazione. Seduto in treno mi metto a rimuginare intorno a tre faccende. Innanzitutto sul fatto che il mio inglese ha decisamente sfigurato davanti a quello di V. Poi che il pane con l'uvetta è abbastanza sottovalutato, come più in generale il cibo inglese. E poi che io, a differenza di V., a Beaconsfield non mi sono sentito a casa. Per me la visita è stata più che altro un'avventura elettrizzante, con tutti gli ingredienti annessi: il dolceamaro straniamento della quotidianità sospesa, il viaggio in un territorio sconosciuto, l'incontro con persone interessanti e decisamente diverse da me. Ci può stare, penso tra me e me, non c'è da scandalizzarsi più di tanto di un così diverso giudizio su una medesima esperienza; d'altronde per me è la prima volta, è tutto nuovo. 


Eppure mi convinco che la questione necessita di un supplemento di indagine e finisco allora col pensare a Chesterton che di case e avventure se ne intendeva abbastanza. Cosa aveva spinto quell'uomo instancabile, che stava anche iniziando a diventare parecchio famoso, a lasciare Londra per venire ad abitare in un paesello semisconosciuto, tra l'altro, se si sta a quanto egli stesso dice nella sua Autobiografia, scelto abbastanza per caso e in modo rocambolesco? Forse l'esigenza di maggiore spazio, di verde, come diremmo oggi, di un luogo riparato dal trambusto della City, lontano dalle questioni, dalle polemiche e dagli affanni del mondo; forse cercava una casa, un luogo dove tornare. Ma che ne era dell'avventura? Londra oltre ad essere il luogo dove era nato offriva anche tutto quello che un uomo come Chesterton poteva amare: temibili nemici intellettuali imbevuti delle idee più moderne e distruttive e fedeli sodali con i quali affrontarli. Era il set perfetto di un romanzo di avventure.


Quell'uomo non ha fatto che questo: uscire di casa, incontrare persone diverse da lui, discuterci appassionatamente, per amore della verità. Come poteva rinunciare? Infatti non ci ha rinunciato. Chesterton era un uomo dagli appetiti grandiosi, non si accontentava facilmente, a tavola come nella vita: Beaconsfield non poteva semplicemente limitarsi a rappresentare una cosa, doveva rappresentarle entrambe e al loro massimo grado. Doveva essere accogliente e senza pretese come lo è una casa dopo una lunga giornata di lavoro e doveva essere attraente e inquietante come il bosco delle fiabe. Top Meadow doveva essere accessibilecome una porta senza serratura e inespugnabile come la più inerpicata delle fortezze. La taverna del paese doveva essere il luogo semplice e virile dove farsi una tranquilla bevuta in compagnia degli amici ma anche il portale magico verso un universo popolato dalle creature più improbabili con le quali fare le ore piccole a dibattere di qualsiasi argomento. Il vicino di casa doveva essere un nichilista ancora più leale e tenace di George Bernard Shaw, l'opinione della cameriera sull'economia inglese doveva essere di gran lunga più intelligente di quella di qualsiasi lord di Londra. Beaconsfield doveva essere talvolta casa, talvolta avventura, casa e avventura insieme, illogicamente splendenti l'una accanto all'altra. Doveva essere il centro del mondo nascosto dal mondo e Londra doveva diventare, come disse una volta con il suo sorriso buono, un sobborgo di Beaconsfield. È questa radicata certezza che gli permetteva di amare il suo paese, forse anche quando ne scorgeva i limiti provinciali, anche quando non era come voleva lui, anzi forse proprio per questo. Perché era una casa, ma di certo non era noioso; era una casa, ma non sempre era sicuro; era una casa, ma non smetteva di stupire.


È questa radicata certezza che permetteva a Chesterton di andarsene in visita tra Europa e America con la strana intuizione di lasciarsi il meglio alle spalle. È questa radicata certezza che lanciava Innocent Smith in giro per il mondo solo perché si ricordasse che il posto più bello e più strano aspettava pazientemente il suo ritorno.

 

È questa radicata certezza, infine, che muoveva anche i marinai e gli avventurieri di ogni tempo, come il navigatore nella splendida metafora di Ortodossia: per usare le parole di Chesterton, "che cosa potrebbe essere più piacevole del provare, nel giro di pochi minuti, tutte le inebrianti inquietudini di un viaggio in luoghi lontani e contemporaneamente il senso di tranquillità del ritorno a casa?". Già perché se tutto ciò valeva per la mura domestiche, doveva valere per il mondo, che d'altronde sempre di una casa si tratta, seppur un po' più grande. Il navigatore si è avventurato per mare e dopo mille e grandiosi pericoli ha scoperto che il paese sconosciuto che inseguiva era l'Inghilterra. È ciò che, senza averlo mai saputo, ha sempre desiderato.


Poco male, allora, che io a Beaconsfield non abbia avuto la sensazione di essere a casa. Ho solo rinviato l'incontro con il più incredibile dei paradossi. Il più grande e buono dei paradossi. Perché in ogni nostra azione e conquista, in ogni tentativo o errore vi è una promessa. Stiamo tornando a casa. 


mercoledì 31 luglio 2024

Ieri, 30 Luglio 2024, facevano centodue anni dalla conversione al cattolicesimo di Gilbert Keith Chesterton...

Ora, non è la prima volta che ci scordiamo della conversione, o della nascita, o della morte del Nostro Eroe, ma lui capisce, capisce benissimo... Non è lui quello che diceva che "se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male"? Oh, e allora... 

In compenso quest'anno il suo compleanno, che era il centocinquantesimo, l'abbiamo festeggiato due volte (una il giorno suo e un'altra il 22 Giugno, durante il XXI Chesterton Day). E poi, cavolo, una ventina di minuti fuori tempo massimo, dai...

Fatta questa necessaria premessa, oggi vi propongo un'ottima antologia, o se preferite un'insalata mista di notizie sulla conversione del Nostro Caro Gilbert.

Dove avvenne la conversione al cattolicesimo di Chesterton?

https://uomovivo.blogspot.com/2022/02/dove-avvenne-la-conversione-al.html

Quali furono le premesse alla conversione al cattolicesimo di Chesterton?

https://uomovivo.blogspot.com/2020/04/a-cento-anni-dalla-promessa-di-gilbert.html

Due parole importanti di Hilaire Belloc, uno dei suoi più grandi amici, sulla conversione al cattolicesimo di Chesterton (la foto di Belloc che scegliemmo per me è bellissima):

https://uomovivo.blogspot.com/2020/05/belloc-sulla-conversione-di-chesterton.html

I dettagli del giorno in cui Chesterton fu accolto nella Chiesa Cattolica, raccontati da Maisie Ward, l'insuperata prima biografa di Chesterton:

https://uomovivo.blogspot.com/2019/07/oggi-30-luglio-2019-sono-esattamente.html

Disse tra l'altro padre John O'Connor: "Era uno spettacolo per uomini e angeli tutto il venerdì vederlo entrare ed uscire di casa con le dita fra le pagine del libretto (una copia del Penny Catechism, ndr), appoggiandolo sull'avambraccio mentre meditava con la testa da una parte".


Vale la pena di ricordare qualche riga di ciò che Frank Sheed, marito di Maisie Ward e presente all'evento, racconto: "Improvvisamente padre O'Connor chiese a G.K. se aveva portato il Rituale. G.K. sprofondò la mano in tasca, tirò fuori un romanzetto dell'orrore da tre soldi con totale assenza di imbarazzo, e continuò a cercare fino a quando finalmente trovò il libro di preghiere".

L'annuncio della conversione di Chesterton dato dall'Osservatore Romano:

https://uomovivo.blogspot.com/2020/08/lannuncio-della-conversione-di.html

Poi ora vi sorbite un mio ricordo personalissimo che riguarda la conversione al cattolicesimo di Chesterton (ma lieti). 

La penultima volta che sono stato a Beaconsfield, era l'anno 2018, decidemmo, i professori, gli alunni della Scuola Libera G. K. Chesterton di san Benedetto del Tronto ed io, di portare dei fiori sulla tomba dei Chesterton, a Shepherds Lane, il piccolo cimitero cattolico non lontano dalla chiesa parrocchiale cattolica di Santa Teresina, San Giovanni Fisher, San Tommaso Moro e dei Martiri Inglesi. Onestamente non sapevamo dove andarli a comprare, eravamo abbastanza lontani da casa nostra, allora entrai nel supermercato Waitrose (è un negozio parte di una catena) nella speranza di avere un'indicazione di un fioraio (mai visto da quelle parti, in verità: ma perché non si vendono tanti fiori da quelle parti?), ed invece avevano, proprio lì nel supermercato, dei coloratissimi vasetti pronti per essere messi dinanzi alla pietra tombale di Gilbert, Frances e Dorothy. Ne fummo molto soddisfatti e ce li portammo con tanta gioia.

Ora va chiarita una singolare coincidenza.

Al posto del supermercato, tanti anni fa, c'era il Railway Hotel (successivamente divenuto l'Earl of Beaconsfield), dove appunto si svolse il semplice rito finalizzato all'ammissione di Chesterton nella Chiesa Cattolica. Nel 1922 infatti non c'era la chiesa odierna, per cui una signora cattolica di origine irlandese, proprietaria dell'albergo, ospitava ogni domenica la Santa Messa che veniva celebrata dal parroco della cittadina vicina, High Wycombe. Ospitò anche questo storico momento, quindi.

Non credo che fosse una semplice coincidenza il fatto che ci fu facilitato quell'acquisto di fiori dai colori sgargianti proprio lì dove era avvenuta tutta la faccenda.


Marco Sermarini