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domenica 1 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Ampliamo i giardini della nostra casa.



Il vero sviluppo non consiste nel lasciarsi le cose alle spalle, come su una strada, ma nel trarne vita, come da una radice. Anche quando miglioriamo, non progrediamo mai. Il progresso, per restare nella metafora della strada, implica che un uomo si lasci la propria casa alle spalle: ma migliorare significa esaltare le torri o ampliare i giardini della propria casa.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana in letteratura.



sabato 12 luglio 2025

Un aforisma al giorno - Il senso comune di Jane Austen.



Nessuna donna in un periodo posteriore ha colto il perfetto senso comune di Jane Austen. Riusciva a conservare la testa, mentre tutte le donne successive andavano alla ricerca del proprio cervello.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana nella letteratura.



venerdì 11 luglio 2025

Un aforisma al giorno - Un soprannaturale triste e vittoriano.



Questo era uno dei problemi più particolari del pensiero vittoriano. L'idea del soprannaturale era forse al minimo storico, sicuramente molto più basso di quello attuale. Ma nonostante questo, e nonostante una certa allegria etica che era quasi di rigore, resta il fatto strano che l'unico tipo di soprannaturale che i vittoriani concedevano alla loro immaginazione era un soprannaturale triste. Potevano avere storie di fantasmi, ma non storie di santi. Potevano scherzare con la maledizione o la profezia impunita di una strega, ma non con il perdono di un prete. Sembra che ritenessero (credo erroneamente) che il soprannaturale fosse più sicuro quando proveniva dal basso. Se pensiamo (ad esempio) all'innumerevole ricchezza di arte religiosa, immagini, rituali e leggende popolari che si sono raggruppate intorno al Natale in tutte le epoche cristiane, è davvero straordinario riflettere sul fatto che Dickens (desideroso di avere ne Il Canto di Natale un po' di felice soprannaturalismo per cambiare) abbia dovuto inventarsi una mitologia.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana nella letteratura.



giovedì 10 luglio 2025

Un aforisma al giorno - Gli uomini non sono mai individuali quando sono soli.

La semplice simpatia per l'allegria e il dolore democratico non fa di un uomo uno scrittore come Dickens. Ma senza questa simpatia Dickens non sarebbe uno scrittore come Dickens; e probabilmente non sarebbe affatto uno scrittore. La semplice convinzione che il pensiero cattolico sia il più chiaro e il meglio disciplinato non farà di un uomo uno scrittore come Newman. Ma senza questa convinzione Newman non sarebbe uno scrittore come Newman, e probabilmente non sarebbe affatto uno scrittore. Per l'esteta (o per qualsiasi altro anarchico) è inutile insistere sull'individualità isolata dell'artista, a prescindere dal suo atteggiamento nei confronti della sua epoca. Il suo atteggiamento nei confronti della sua epoca è la sua individualità: gli uomini non sono mai individuali quando sono soli.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana nella letteratura.

Charles Dickens

John Henry Newman


mercoledì 5 giugno 2024

Un aforisma al giorno - San Giorgio e la vera paura...

Ho pochi dubbi sul fatto che San Giorgio, una volta ucciso il drago, avesse una gran paura della principessa.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana in letteratura.

Antonio Cicognara, San Giorgio e il drago.


lunedì 27 marzo 2023

Un aforisma al giorno.

Non ho dubbi che San Giorgio, una volta ucciso il drago, avesse una gran paura della principessa.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana nella letteratura.


domenica 15 maggio 2022

Un aforisma al giorno.

Non ho dubbi che San Giorgio, una volta ucciso il drago, avesse una gran paura della principessa.

Gilbert Keith Chesterton, L'età vittoriana nella letteratura.



lunedì 6 marzo 2017

Dal risvolto dell'edizione Adelphi de L'età vittoriana nella letteratura

«G.K. Chesterton era incapace di introdurre anche solo una traccia di moderazione in ciò che faceva – si trattasse di alimentarsi, naturalmente, ma anche di attività per lui ancora più naturali, come leggere, scrivere o parlare. E così quando decise di raccontare attraverso una serie di ritratti – da Bentham a Carlyle, da Dickens a Hardy – l'età vittoriana, di cui lui stesso era una specie di ultimo, umorale testimone, scrisse questo libro unico e prezioso: una grande satira, che è anche un infinito atto d'amore. Una pagina dopo l'altra, l'intelligenza irrequieta e inclassificabile di Chesterton («Il compito dei progressisti è commettere errori; quello dei conservatori è di impedire che vengano emendati») riporta in vita uno dei grandi momenti della letteratura come l'abbiamo conosciuta, e come continuiamo ad amarla: lasciando spesso graffi, se non piccole ustioni, sulla nostra coscienza di vittoriani postumi, benché in larga parte inconsapevoli».

mercoledì 12 febbraio 2014

Chesterton in altre parole - Ancora su L'età vittoriana nella letteratura, con Mario Praz

«Forse Chesterton ha toccato la nota giusta quando ha detto (in The Victorian Age in Literature): «Wuthering Heights avrebbe potuto essere scritto da un'aquila». Sta sospeso così tra cielo e terra, più vicino al cielo che alla terra: romanzo meteorico».

Mario Praz

mercoledì 5 febbraio 2014

Martedì 11 Febbraio 2014 - Roma, Biblioteca Rispoli - ore 19.00, vi aspettiamo.


E' un bel convegno di vecchi amici e c'è anche il nostro presidente, per cui vi aspettiamo lì, cari amici. La Società ha concesso il suo patrocinio.

E' a Roma, presso la Biblioteca Rispoli, piazza Grazioli, in zona centralissima.

Riguarda un bellissimo libro di Chesterton che vi invitiamo a comprare (su Pump Street!) e a leggere.  Onore al merito dell'editore Fuorilinea.

Guardate che quando Chesterton parla di letteratura è bellissimo leggerlo e non parla solo di letteratura...

giovedì 13 giugno 2013

Intervista a Franco Irawan Esposito-Soekardi, direttore di Fuorilinea, editore de L'età vittoriana nella letteratura di GKC:


Come mai avete scelto, come Casa Editrice, di pubblicare Chesterton?
Il nostro obiettivo è di attingere da giacimenti letterari poco noti, di investigare realtà apparentemente "altre" dalla nostra, compiendo là dove necessario una sorta di fuga all'indietro per meglio comprendere, e interpretare, il presente. E sono pochi coloro che comprendono il nostro presente meglio di Gilbert Keith Chesterton. Pubblicare GKC non solo ci permette di aprire spiragli su questa "terra incognita" che è il tempo in cui viviamo, ma spesso di affrontare tematiche colpevolmente trascurate che invece continuano ad avere riscontro nell'attualità.
Da L'Età vittoriana nella letteratura, che abbiamo ripubblicato recentemente, vorrei citare un breve passaggio che ci fa veramente capire quanto l'attualità di Chesterton sia per molti versi addirittura sconcertante.

«I vittoriani credevano che il commercio estero di un paese dovesse portare la pace: e indubbiamente ha portato la guerra. Credevano che il commercio interno dovesse indubbiamente promuovere la prosperità: e ha in gran parte promosso la povertà. Ma per loro questi erano esperimenti; per noi devono essere insegnamenti. Se noi continueremo a trattare il popolo com'è nell'uso capitalista, se noi continueremo a servirci degli armamenti esteri com'è nell'uso capitalista, il nostro comportamento ricadrà pesantemente sui vivi. Il disonore non resterà ai morti».

E' un passaggio profetico non solo perché esattamente un anno dopo l'uscita del libro scoppiò la Grande Guerra che massacrò un'intera generazione di giovani europei, ma anche perché inchioda noi al nostro presente. 

Perché proprio L'età vittoriana nella letteratura?

Jonathan Keates, grande esperto di cose vittoriane, nonché uno scrittore che amiamo moltissimo, definisce la regina Vittoria "most unvictorian". Anche l'età vittoriana – se la si osserva attentamente – è per molti versi "unvictorian". Nella stessa epoca si sviluppano idee, convinzioni e visioni radicalmente opposte: potevano convivere la Bibbia e il colonialismo; potevano trovare un precario equilibrio l'azione riformatrice e l'esigenza di conservare lo statu quo e potevano essere amici persone tanto diverse come Chesterton e Shaw, il socialista utopico. Erano anni di Grandi Esperimenti, come dice Chesterton. Ciò che però teneva uniti i vittoriani era la consapevolezza di essere padroni del mondo – di possedere un quinto del globo, di poter contare sulla lealtà di circa un quarto della popolazione mondiale. Era ciò che gli storici chiamano il "compromesso vittoriano", ossia quell'atteggiamento che negava, grazie anche allo scudo morale di quella filosofia spietata che è l'utilitarismo, l'esistenza di un diffuso disagio sociale nell'Inghilterra della seconda rivoluzione industriale. Ne L'Età vittoriana nella letteratura, scritto esattamente cento anni fa nel 1913, Chesterton, pur affermando modestamente di voler occuparsi solo "dei grandi Vittoriani non servendomi unicamente di date e nomi, ma piuttosto ricorrendo a scuole e correnti di pensiero", sottolinea che è stata la penna a minare l'utilitarismo mercantile accettato in nome della ricchezza e del prestigio coloniale britannico. I grandi scrittori – Charles Dickens, sicuramente, ma soprattutto Robert Louis Stevenson – hanno reagito a questa rimozione collettiva: ognuno a proprio modo ma tutti pienamente consapevoli che qualcosa di fondamentale fosse andato perduto nella loro società. L'Uomo. Sabina Nicolini, curatrice del libro, fa notare che per Chesterton "la ricerca ottusa del benessere ha portato a un autunno spirituale, a una strana e fredda atmosfera di vacuità in cui ciò che veramente conta veniva trascurato in nome del progresso".
Abbiamo scelto di pubblicare L'Età vittoriana nella letteratura perché è un libro importante – un libro "aureo" come l'ha recentemente definito Masolino D'Amico – che racchiude in poche pagine tutto il pensiero chestertoniano – il suo wit, acume, humour e magnifico e impareggiabile common sense.

Avete in programma altri titoli chestertoniani?

Qualcuna ha detto che Chesterton è come un fiume carsico che continua, pur scomparendo di tanto in tanto, a scorrere e a modificare il terreno dove passa. E' uno scrittore prolifico e quasi certamente ripubblicheremo altri suoi titoli. Ma sarà dura – per fortuna! – battere la concorrenza: sono infatti tantissime le case editrici cha hanno puntato su GKC. E' un buon segno.

Nella copertina c'è il disegno di un gazometro. Sembrerebbe quello di Roma. Come mai avete scelto questa immagine?

Con il grafico Riccardo Martini e la direttrice artistica Stefania Santi abbiamo scelto l'immagine del gazometro perché era il tratto distintivo del paesaggio urbano che si sviluppava nel periodo tardo industriale. Di gazometri a Londra ve n'erano tantissimi. Famosissimo è quello di Kennington, che continua a fare da fiero sfondo all'Oval, uno dei principali stadi di cricket in Inghilterra. Gazometri, ponti, costruzioni in ferro rappresentavano l'alfabeto del nuovo paesaggio urbano: basti pensare al Tour Eiffel, che di quel paesaggio urbano era la cifra più evidente… Per quanto riguarda la copertina, si tratta effettivamente del gazometro di Roma, lo stesso che Chesterton potrebbe aver visto durante i suoi viaggi a Roma. Ma potrebbe anche essere un gazometro a Calcutta, Auckland, Brisbane, Vancouver, Cape Town – o qualsiasi altra grande città dell'età vittoriana.

martedì 28 maggio 2013

Riceviamo da Fuorilinea e volentieri pubblichiamo

 COMUNICATO STAMPA

 

IN OCCASIONE DEL 139° COMPLEANNO DI GILBERT KEITH CHESTERTON (29 MAGGIO 1874)

LA CASA EDITRICE FUORILINEA (WWW.FUORILINEA.IT) PUBBLICA

"L'ETA' VITTORIANA NELLA LETTERATURA" SCRITTO ESATTAMENTE 100 ANNI FA.

 

IN QUESTO PROFETICO SAGGIO, ASSENTE DALLE LIBRERIE ITALIANE DA OLTRE 70 ANNI, GKC AFFERMA CHE È STATA LA PENNA A MINARE L'UTILITARISMO MERCANTILE ACCETTATO IN NOME DELLA RICCHEZZA E DEL PRESTIGIO DELL'IMPERO COLONIALE BRITANNICO.

(Roma) Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) saggista, narratore e poeta inglese pubblica nel 1913 "Victorian Age in Literature" (questo il titolo originale): si tratta di un excursus sulla storia letteraria inglese senza però offrire – come scrive Saverio Simonelli nella prefazione –  "le canoniche biografie, la contestualizzazione storica, una guida per comprendere", poichè l'intenzione di Chesterton, come egli stesso afferma, era di occuparsi "dei grandi Vittoriani non servendomi unicamente di date e nomi, ma piuttosto ricorrendo a scuole e correnti di pensiero".
In questo saggio GKC sottolinea che è stata la grande letteratura a infrangere il compromesso vittoriano, ossia quell'atteggiamento che negava, grazie anche allo scudo morale di quella filosofia spietata che è l'utilitarismo, l'esistenza di un diffuso disagio sociale nell'Inghilterra della seconda rivoluzione industriale. I grandi scrittori – Charles Dickens, sicuramente, ma soprattutto Robert Louis Stevenson – hanno reagito a questa rimozione collettiva: ognuno a proprio modo ma tutti pienamente consapevoli che qualcosa di fondamentale fosse andato perduto nella loro società. L'Uomo. «Ne L'età vittoriana nella letteratura – come spiega Sabina Nicolini, curatrice dell'opera – "Chesterton intuisce che la ricerca ottusa del benessere ha portato a un autunno spirituale, a una strana e fredda atmosfera di vacuità in cui ciò che veramente conta veniva trascurato in nome del progresso».  
«I vittoriani – scrive Chesterton con profetica lungimiranza – credevano che il commercio estero di un paese dovesse portare la pace: e indubbiamente ha portato la guerra. Credevano che il commercio interno dovesse indubbiamente promuovere la prosperità: e ha in gran parte promosso la povertà. Ma per loro questi erano esperimenti; per noi devono essere insegnamenti. Se noi continueremo a trattare il popolo com'è nell'uso capitalista, se noi continueremo a servirci degli armamenti esteri com'è nell'uso capitalista, il nostro comportamento ricadrà pesantemente sui vivi. Il disonore non resterà ai morti».
«L'età vittoriana nella letteratura – spiega Franco Irawan Esposito-Soekardi, direttore editoriale di Fuorilinea – è un testo per molti versi profetico perché Chesterton sottolinea che un certo tipo di sviluppo, come l'avevano già intuito gli scrittori che passa in rassegna, non si sarebbe potuto sostenere a lungo, come poi dimostrato con l'ecatombe della Grande Guerra, scoppiata l'anno successivo». «Siamo particolarmente orgogliosi di annunciare la pubblicazione di questo libro, nella nuova ed eccellente traduzione di Federico Mazzocchi, nel giorno esatto del compleanno di Chesterton, e a pochi giorni prima dalTerzo incontro internazionale su Gilbert Keith Chestertonorganizzato da La Civiltà Cattolica insieme al Chesterton Institutee all'Associazione BombaCarta, che avrà luogo nella prestigiosa sede romana della Civiltà Cattolica, in via di Porta Pinciana 1, il prossimo 1° giugno dalle ore 16»(https://www.facebook.com/events/653894127959811/).
Un'intervista di Sabina Nicolini, curatrice dell'opera, è disponibile sul portale Rai Letteratura (http://www.letteratura.rai.it/articoli/chesterton-e-la-potenza-della-letteratura/21111/default.aspx)

 

L'Età vittoriana nella letteratura di Gilbert Keith Chesterton

a cura di Sabina Nicolini

fuorilinea – isbn 9788896551059

collana fuorilinea

Ufficio Stampa: +39 3286898127


lunedì 27 maggio 2013

Sabina Nicolini su L'età vittoriana nella letteratura intervistata per Rai Letteratura

Come sapete, la Nipote del Drago (nome di battaglia di Sabina Nicolini) ha curato l'edizione de L'età vittoriana nella letteratura uscita per i tipi di Fuorilinea.
Ecco un'intervista video sull'argomento.

http://www.letteratura.rai.it/articoli/chesterton-e-la-potenza-della-letteratura/21111/default.aspx

martedì 23 aprile 2013

Un grande ritorno: L'età vittoriana nella letteratura


Dopo quasi 70 anni l’editrice Fuorilinea ripropone ‘L’età vittoriana nella letteratura” acutissimo e debordante saggio/divagazione di Gilbert Keith Chesterton, il papà di padre Brown, e poi poeta, giornalista, critico e rutilante autore di pamphlet, saggi e romanzi surreali, grotteschi, umoristici, talvolta geniali sintesi di vezzi, gusti, splendori e miserie dell’intero Novecento. Qui di seguito la mia prefazione al volume  curato da Sabina Nicolini e tradotto da Federico Mazzocchi 
Un libro di Chesterton ha sempre bisogno di un’introduzione. Non perché manchi di qualcosa o necessiti di un sostegno. Tutt’altro. Ne ha bisogno perché di cose lì dentro ce ne sono fin troppe. Un rutilante e incessante assalto alla mente del lettore che facilmente potrebbe avere la peggio. Un’introduzione quindi vale un po’ da bussola, da orientamento primario nella fantasia di uno scrittore esorbitante come la sua mole, innamorato dei suoi contrasti, dei suoi giochi di parole condotti e perpetrati9 fino allo sfinimento, dei suoi parallelismi, dell’evocazione di particolari che soprattutto a più di un secolo di distanza possono essersi facilmente spersi strada facendo.
E allora, la prima avvertenza. Per far fruttare al meglio la lettura di questo L’età vittoriana in letteratura, ponetevi di fronte al volume che state per iniziare come se vi trovaste di fronte a un pianista virtuoso ma un po’ scapestrato: nel vostro caso, al posto delle note troverete un elenco dettagliato ma non sistematico di volti, un sfilata di penne valorose, significative, di scrittori che hanno incarnato l’epoca che Chesterton sentiva ancora come propria, nella piena libertà di muovercisi dentro da critico ma appassionato. Ci sono quindi i suoi amori, Dickens, Stevenson, e c’è l’Inghilterra sferzata e amata, ma che ne esce assolutamente vivida e attraente ancora oggi.
La seconda: non pensate di trovare in queste pagine le canoniche biografie, la contestualizzazione storica, una guida per comprendere. Queste cose a Chesterton non interessano. Quando e soprattutto quando scrive saggistica, GKC è un’ape che sugge fino all’ultimo la corolla che ha individuato per poi passare improvvisamente a quella di un altro tipo, di un altro campo, volteggiando allegramente seguendo la via dell’istinto. E allora, munitevi se  volete di matita e appunti per costruirvi da soli un itinerario in mezzo a questo paesaggio. Non contate sull’autore, non ha nessuna pietà e vi lascerà fare da soli un percorso personale ma non per questo meno elettrizzante
La terza: lasciarsi andare e gustare la verve dell’autore. Come di fronte al mangiafuoco del circo voi sapete bene di non aver alcuna voglia di riprodurre l’effetto del protagonista, né vi fate troppe domande sul modo in cui realizza il suo spettacolo. Ma il fuoco è talmente bello, vivido e fiammeggiante che guardate con ammirazione le sue evoluzioni che in fondo non vi scotteranno ma vi daranno emozioni. E Chesterton è una fucina di emozioni assolutamente indolore e avvincente.
La quarta: detto tutto ciò, non pensate di essere di fronte a un magnifico dilettante della storiografia. Chesterton non va misurato col metro della sistematicità, dell’equilibrio, della ragionevolezza. Come una squadra di calcio che magnificamente si getta all’attacco dell’avversario non si cura troppo di disporsi perfettamente sul campo e non si preoccupa di un contropiede. GKC si offre sempre senza calcoli al suo lettore che sa di potersi aspettare continuamente il colpo di genio, la trovata inattesa, la definizione improvvisa, saettante e fino a quel momento impensabile senza chiedergli continuità, logica e rigore. Così quest’opera si può leggere come il dizionario redatto da un Borges distratto, un uomo che una volta giunto a Liverpool scrisse alla moglie “Sono a Liverpool, dove dovrei essere? ‘ E la povera consorte gli rispose rassegnata “a casa”. Ecco caro lettore, sei perfettamente consapevole che a un certo punto anche tu non saprai più dove sei, dove ti avrà portato con sé questo formidabile gargantua delle parole. Ma non avere paura: una volta tornato a casa di accorgerai che il gioco valeva la candela. O meglio, il fuoco del mangiafuoco.
Saverio Simonelli