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domenica 6 settembre 2026

Un aforisma al giorno - Qual è il vero grande uomo?


C'è un grande uomo che fa sentire piccolo chiunque. Ma il vero grande uomo è colui che fa sentire grande chiunque.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

lunedì 29 giugno 2026

Un aforisma al giorno - Vita pubblica e vita privata




La verità è che la nostra vita pubblica è composta quasi esclusivamente da uomini meschini. I nostri uomini pubblici sono meschini perché devono dimostrare di essere, secondo l’interpretazione comune, intelligenti, perché devono superare esami, imparare codici di comportamento, imitare un modello prestabilito. È nella vita privata che troviamo i grandi personaggi. Sono troppo grandi per entrare nel mondo pubblico. È più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago che un grande uomo entri nei regni della terra. La personalità veramente grande e splendida, colui che parla come nessun altro saprebbe parlare e prova emozioni con un ardore elementare, non lo troverete mai su nessun banco del governo, in nessun circolo letterario, a nessuna cena mondana. Meno che mai lo troverete nella società artistica; è del tutto sconosciuto nella bohème. È più che intelligente, è divertente. È più che di successo, è vivo. Lo troverete alla deriva qua e là in ogni sorta di posizioni sconosciute, quasi sempre in posizioni senza successo. Lo troverete alla deriva come un agente di commercio squattrinato come Micawber. Lo troverete solo uno di una schiera di impiegati sciocchi, come Swiveller. Lo troverete come attore senza successo, come Crummles. Lo troverete come medico senza successo, come Sawyer. Ma troverete sempre questa personalità ricca e travolgente proprio dove Dickens l’ha trovata: tra i poveri. Perché la gloria di questo mondo è una faccenda molto piccola e ipocrita, e questi uomini sono troppo grandi per allinearsi ad essa. 

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

domenica 3 maggio 2026

Riproposizioni - Chesterton sul melodramma e la farsa.



Il melodramma è una forma d’arte, legittima come qualsiasi altra, nobile quanto la farsa, quasi quanto la pantomima. L’essenza del melodramma sta nel fatto che fa appello al senso morale in una forma altamente semplificata, proprio come la farsa fa appello al senso dell’umorismo in una forma altamente semplificata. La farsa crea personaggi così intellettualmente semplici da nascondersi in scatole da imballaggio o fingere di essere le proprie zie. Il melodramma crea personaggi così moralmente semplici da uccidere i propri nemici in Oxford Street e pentirsi vedendo la fotografia della propria madre. L'obiettivo della semplificazione nella farsa e nel melodramma è lo stesso, e del tutto legittimo dal punto di vista artistico: ottenere una rapidità di azione fragorosa che le sottigliezze ostacolerebbero. E questo può essere fatto bene o male. Il cattivo semplificato può essere un vivace schizzo a carboncino o una semplice macchia nera.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

Melodramma, Honoré Daumier.



domenica 12 aprile 2026

Ancora sullo spiccato interesse di Chesterton per il nonsense.

Nelle ultime settimane abbiamo deciso di gettare una luce più luminosa sul tema del nonsense, giacché ci è stato fatto notare da Dale Ahlquist che tra le prime due produzioni di Chesterton spiccano espressioni di interesse e stima per il genere nonsense.

La prima fu Greybeards at Play, tradotta in italiano in maniera appropriata dalla nostra Annalisa Teggi con Burloni Barbagrigia. Teggi, a proposito di questo interesse, con altrettanta appropriatezza ci dice:

«Questa raccolta di versi giovanili fu per Chesterton una cosa seria, il che – come lui stesso ci insegna – è tutt'uno con divertente. Sono versi che non vogliono suonare comici o satirici o semplicemente scanzonati; hanno la pretesa di giocare con le cose, dopo aver imparato a mettere in disordine il mondo interno nel modo in cui un bambino riduce in un campo di battaglia la sua cameretta. Nella fattispecie Gilbert compone questi versi per una bimba, una giovane cugina di Frances che si chiamava Rhoda. Anche attraverso la leggerezza di questi versi è capace di suggerirci che il disegno del mondo non è un meccanismo astruso, ma è qualcosa che attende ogni bimbo curioso che voglia mettersi a giocare».

La seconda è The Defendant (ampiamente citato sul nostro blog, tradotto in italiano prima come Il bello del brutto, edito da Sellerio, e successivamente da Lindau con il titolo L'Imputato), raccolta di articoli usciti su The Speaker, che presenta tra i vari titoli il seguente: "In difesa del nonsense".

Ho allora tradotto e pubblicato un saggio (suddividendolo in due post per facilitarne la lettura) apparso nel 1911 su l'Illustrated London News proprio sull'argomento:

https://uomovivo.blogspot.com/2026/02/una-aforisma-al-giorno-bisogna-essere.html

https://uomovivo.blogspot.com/2026/03/un-aforisma-al-giorno-sui-paradossi.html

In esso Chesterton si diffonde sull'importanza del genere e su quella dei contributi di Lewis Carroll e Edward Lear alla questione. 

Ora scavando ci siamo resi conto di quanto il tema investa il pensiero di Chesterton, perché in Radio Chesterton (la raccolta di parte delle conversazioni radiofoniche effettuate da Chesterton alla fine degli anni Trenta sul programma radiofonico della BBC) c'è la trascrizione di una conversazione dal titolo Both Sides the Looking Glass, tradotto da Annalisa Teggi in Davanti e dietro allo specchio (la conversazione è raccolta in italiano in Radio Chesterton ed in inglese in The Spice of Life, visto che le trasmissioni nel loro complesso sono uscite in lingua originale solo nelle trascrizioni effettuate su The Listener, la rivista della BBC); si tratta della recensione di Miscellanea delle lettere di Lewis Carroll ai suoi piccoli amici e de La vita di Hans Christian Andersen di Signe Toksvig. È l'occasione per toccare nuovamente il tema parlando di queste opere, l'una contenente le lettere dell'autore di Alice nel paese delle meraviglie e l'altro una ben scritta biografia dello scrittore danese, ed anche per riportare luce sulla questione per come è trattata dal maestro del nonsense Edward Lear, di cui appunto Chesterton parla anche nel saggio del 1911.

Una chiave di lettura del tema, che è sempre il recupero delle cose ordinarie rendendole strane, è in questa frase:

ma perché un giornalista vecchio e noioso, che ora si è ridotto a parlare alla radio, perché quest'uomo attempato continua ad amare Andersen, anche dopo aver letto questo libro? Rispondo: perché la cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

L'umiltà è una delle chiavi per cui l'uomo vede il mondo e la realtà come sono veramente, e il suo vero rapporto con il mondo stesso.

Uno dei mezzi per ottenere il risultato di

vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate (L'Imputato)

è l'uso dell'immaginazione per 

rendere strane le cose stabili (...), rendere i fatti meraviglie (L'Imputato).

Quindi per lo scopo di vedere vive e non scontate le circostanze quotidiane c'è appunto l'umiltà e c'è pure il Mooreeffoc, nominato molte volte negli ultimi tempi qui sul blog perché citato in Charles Dickens. A Critical Study, cioè la fantasia e l'immaginazione applicate alla realtà da parte del Nostro Gilbert, la bizzarria delle cose divenute scontate e che tali non devono rimanere. Dunque anche il nonsense ha una funzione morale ed educativa.

Marco Sermarini



venerdì 10 aprile 2026

Un aforisma al giorno - È questo il legame immortale tra Dickens e le masse.

Ma Dickens non ha mai parlato alla gente con condiscendenza. Ha parlato alla gente da pari a pari. Si è avvicinato alla gente come una divinità e ha riversato su di essa le sue ricchezze e il suo sangue. È questo che crea il legame immortale tra lui e le masse. Non si è limitato a produrre qualcosa che potessero capire, ma l’ha presa sul serio, e ha faticato e sofferto per realizzarla. Non si stavano solo godendo uno dei migliori scrittori, si stavano godendo il meglio che lui potesse offrire. Le sue notti rabbiose e insonni, le sue passeggiate sfrenate nell'oscurità, i suoi taccuini affollati, i suoi nervi a brandelli, tutta questa straordinaria produzione non era che un sacrificio appropriato a favore dell'uomo comune. Si è arrampicato verso le classi inferiori. Ha ansimato verso l'alto con ali stanche per raggiungere il paradiso dei poveri.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



giovedì 9 aprile 2026

Riproposizioni - Chesterton in altre parole - The Oxford Companion to Charles Dickens, la voce su Chesterton ("considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens").

Dal nostro blog, 27 aprile 2024 (siccome stiamo proponendo da tempo aforismi tratti dall'inedito in lingua italiana "Charles Dickens. A Critical Study", ci dice molto):


Chesterton, G. K. (1874-1936), considerato da molti dickensiani il miglior critico di Dickens. Scrisse per la prima volta su Dickens in The Bookman (1900, 1903) e pubblicò uno studio completo, Charles Dickens, nel 1906.

Si trattava in parte di una risposta a GISSING, il cui studio del 1898 aveva, secondo Chesterton, enfatizzato eccessivamente il lato oscuro dell'opera di Dickens.

Chesterton si propone di celebrare nel suo stile esuberante la suprema abilità e fecondità comica di Dickens e la sua glorificazione dell'uomo comune, soprattutto nella figura di Sam Weller. Nonostante le occasionali lacune in affermazioni discutibili o in facili battute, Chesterton riesce brillantemente a trasmettere il sapore unico dell'arte di Dickens e offre molte intuizioni penetranti nel funzionamento della sua immaginazione. Tra il 1907 e il 1909 scrisse le singole prefazioni per ciascuno dei libri di Dickens ristampati da J. M. Dent nella sua collana Everyman's Library.

Queste prefazioni, raccolte sotto il titolo Appreciations and Criticisms of the Works of Charles Dickens nel 1911 (ristampato nel 1933 con i primi due sostantivi del titolo invertiti), contengono naturalmente commenti più dettagliati sui singoli romanzi rispetto al libro del 1906, e vi si trovano alcune delle discussioni più interessanti e stimolanti di Chesterton sull'opera di Dickens, come la sua raffinata analisi della struttura centripeta di Bleak House.

In The Victorian Age in Literature (1913), Chesterton diede risalto a Dickens, definendo la sua come “la più squisita delle arti... l'arte di divertire tutti”, e per il resto della sua carriera continuò a sostenere Dickens come un artista supremamente grande in un periodo in cui la maggior parte dei critici accademici considerava i suoi risultati con indifferenza o vero e proprio disprezzo. T. S. Eliot dichiarò (1932), 'Non c'è critico di Dickens migliore del signor Chesterton', e molti illustri studiosi e biografi successivi di Dickens, come Sylvère Monod e Peter Ackroyd, hanno fatto eco a questo elogio.

MS

Chesterton on Dickens, a cura di Alzina Stone Dale (vol. 15 of The Collected Works of Gilbert Keith Chesterton, Ignatius Press; Chesterton on Dickens, ed. M. Slater (1992). The Chesterton Review, 11.4 (special Dickens number) (1985).


Michael Slater, in Paul Schlicke (ed), The Oxford Companion to Charles Dickens

https://uomovivo.blogspot.com/2024/04/chesterton-in-altre-parole-oxford.html


mercoledì 8 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Dickens voleva ciò che la gente voleva.

Dickens si erge innanzitutto come un monumento di sfida a ciò che accade quando un grande genio letterario ha un gusto letterario affine a quello della comunità. Questa affinità era infatti profonda e spirituale. Dickens non era come i nostri soliti demagoghi e giornalisti. Dickens non scriveva ciò che la gente voleva. Dickens voleva ciò che la gente voleva.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



sabato 4 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Chi non apprezza Pickwick non apprezza il paradiso.

Chi ha vissuto notti simili capirà le esagerazioni di «Pickwick». Chi non ha vissuto notti simili non apprezzerà né «Pickwick» né (immagino) il paradiso. Infatti, come ho detto, Dickens è, in questo ambito, vicino alla religione popolare, che è la religione per eccellenza e quella su cui si può fare affidamento.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

Samuel Pickwick, disegno di Harold Copping.


venerdì 3 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Mitologo più che romanziere.

Dickens era più un mitologo che un romanziere; fu l'ultimo dei mitologi e forse il più grande.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



giovedì 2 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Non una letteratura ma una mitologia.

Dickens non ha creato propriamente una letteratura; ha creato una mitologia.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.




mercoledì 1 aprile 2026

Un aforisma al giorno - Narrativa e fiabe.

La narrativa è il modo in cui persone fuori dal comune vedono le cose comuni. Le fiabe sono il modo in cui la gente comune vede le cose fuori dal comune.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



martedì 31 marzo 2026

Moor Eeffoc, il codice segreto della felicità | Mariano Tomatis sul suo sito.




A chi gli chiedeva come si diventa maghi, G.K. Chesterton (1874-1936) suggeriva di ispirarsi a David Copperfield. No, non a quello che ha fatto sparire la Statua della Libertà: Chesterton si riferiva al protagonista del romanzo di Charles Dickens (1812-1870).

Secondo Chesterton, la Londra ritratta nel libro di Dickens ha qualcosa in più di quella vera:

Questo è il segreto dell’inquietante realismo con cui Dickens riesce sempre a rivitalizzare gli angoli oscuri e grigi di Londra. Nelle descrizioni di Dickens ci sono dettagli – una finestra, o una cancellata, o la toppa di una serratura – in cui egli inietta energia vitale. In questo modo le cose sembrano più autentiche di quelle reali.

Il resto nel collegamento qui sotto:



lunedì 30 marzo 2026

Un aforisma al giorno - L'esagerazione e l'arte (estrapoliamo e ci torniamo sopra).

L'esagerazione è quasi la definizione dell'Arte -- ed è interamente la definizione dell'arte di Dickens.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.


Charles Dickens Museum, Londra.


domenica 29 marzo 2026

Un aforisma al giorno - E così il piccolo Dickens "dickensizzò" Londra...



E così il piccolo Dickens «dickensizzò» Londra. Preparò la strada a tutti i suoi personaggi. In qualunque anfratto della nostra città i suoi personaggi potessero infilarsi, Dickens c’era già stato prima di loro. Per quanto sfrenati fossero gli eventi che narrava come se fossero estranei a lui, non potevano essere più sfrenati di ciò che era accaduto nel suo intimo. Per quanto bizzarro potesse essere un personaggio di Dickens, difficilmente poteva essere più bizzarro di quanto lo fosse Dickens stesso. L'intero segreto dei suoi scritti successivi è racchiuso in quegli anni silenziosi di cui non rimane alcuna traccia scritta. Quegli anni forse gli fecero del male, come ha suggerito con perspicacia il suo biografo Forster, acuendo in lui un certo feroce individualismo che una o due volte, durante la sua vita affabile, balenò come un coltello seminascosto. Era sempre generoso; ma le cose gli erano andate troppo male perché potesse essere sempre accomodante. Era sempre di buon cuore; non era sempre di buon umore. Quegli anni potrebbero anche, nel loro strano miscuglio di morbosità e realtà, aver accresciuto in lui la tendenza all’esagerazione. Ma difficilmente possiamo lamentarci di questo in senso letterario; l’esagerazione è quasi la definizione stessa dell’arte — ed è interamente la definizione dell’arte di Dickens. Quegli anni potrebbero avergli inflitto molte ferite morali e mentali, dalle quali non si riprese mai. Ma gli hanno dato la chiave della strada.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



sabato 28 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Mooreeffoc, ecco la fonte...

Lo stesso Dickens ha fornito un esempio perfetto di come questi dettagli da incubo prendessero sempre più piede nella sua mente mentre era assorto nei suoi pensieri. Tra le caffetterie in cui si rifugiava in quei giorni infelici, menziona «una in St. Martin’s Lane, della quale ricordo solo che si trovava vicino alla chiesa e che sulla porta c’era una lastra di vetro ovale con la scritta “COFFEE ROOM” dipinta sopra, rivolta verso la strada. Se oggi mi trovo in una caffetteria di tipo molto diverso, ma dove c’è una scritta del genere su un vetro, e la leggo al contrario dal lato sbagliato, MOOR EEFFOC (come facevo spesso allora in una triste fantasticheria), un brivido mi attraversa il sangue». Quella parola selvaggia, “Moor Eeffoc”, è il motto di ogni realismo efficace! è il capolavoro del buon principio realistico — il principio secondo cui la cosa più fantastica di tutte è spesso proprio la realtà. E quel tipo di realismo elfico Dickens lo adottò ovunque. Il suo mondo era animato da oggetti inanimati. La data sulla porta danzava sopra il signor Grewgius, il battente sorrideva beffardo al signor Scrooge, il Romano sul soffitto indicava il signor Tulkinghorn, la vecchia poltrona guardava lascivamente Tom Smart: sono tutte cose mooreeffochiane. Un uomo le vede perché non le guarda.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



Sul "Mooreeffoc":








venerdì 27 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Il segreto dell'inquietante realismo di Dickens.

Qui risiede il segreto dell'inquietante realismo con cui Dickens poteva sempre ravvivare qualche oscuro o noioso angolo di Londra. Ci sono dettagli nelle descrizioni di Dickens -- una finestra, o una ringhiera o il buco della serratura di una porta -- che egli dota di vita demoniaca. Le cose sembrano più reali di quanto non siano in realtà. In effetti quel grado di realismo non esiste nella realtà: è l'insopportabile realismo di un sogno. E questa sorta di realismo può solo essere ottenuto camminando sognanti in un luogo; non si può ottenere camminando attenti.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.







giovedì 26 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Sulla speranza e la gioventù (molto, molto autobiografico).



Si dice spesso che la speranza accompagni la giovinezza e le presti le ali di una farfalla; ma io credo che la speranza sia l’ultimo dono concesso all’uomo, e l’unico dono non concesso alla giovinezza. La giovinezza è indissolubilmente il periodo in cui un uomo può essere lirico, fanatico, poetico; ma la giovinezza è anche il periodo in cui un uomo può essere senza speranza.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.



mercoledì 25 marzo 2026

Un aforisma al giorno - Dolore e pessimismo sono opposti.

Il dolore e il pessimismo sono in effetti, in un certo senso, opposti, poiché il dolore si fonda sul valore di qualcosa, mentre il pessimismo sul valore di nulla.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.




martedì 24 marzo 2026

Un aforisma al giorno - La frase (tutta intera) dell'uomo che rende grandi gli altri uomini (inedita in italiano, con la fonte).



Una delle conseguenze concrete e certe dell’idea che tutti gli uomini siano uguali è quella di produrre immediatamente uomini davvero grandi. Direi uomini superiori, se non fosse che l’eroe si considera grande, ma non superiore. Questo ci è stato nascosto negli ultimi tempi da un folle culto di uomini sinistri ed eccezionali, uomini privi di spirito di compagnia o di qualsiasi virtù contagiosa. Questo tipo di Cesare esiste davvero. C'è un grande uomo che fa sentire piccolo ogni uomo. Ma il vero grande uomo è colui che fa sentire grande ogni uomo. Lo spirito dell'inizio del secolo ha prodotto grandi uomini, perché credeva che gli uomini fossero grandi. Ha reso forti gli uomini incoraggiando quelli deboli.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.

Ecco la fonte! Copia
appartenuta a padre Stanley
Jaki, osb, chestertoniano,
oggi di proprietà della 
Società Chestertoniana Italiana


sabato 21 marzo 2026

Un aforisma al giorno - La segretezza dell’infanzia.

Ma di tutti gli strani modi in cui l'essere umano prova che non è un essere razionale, qualsiasi altra cosa egli sia, nessun caso è così misterioso ed inspiegabile come la segretezza dell'infanzia.

Gilbert Keith Chesterton, Charles Dickens. A Critical Study.