Padre Brown era un grand’uomo di bassa statura. Poteva smascherare un genio del crimine e poi portarlo al pentimento prima di consegnarlo alla giustizia. Hercule Poirot sapeva coinvolgere degli assassini in una conversazione cordiale ed empatica senza provare il benché minimo timore. Roger Dowling contrastava ogni tipo di peccato, abiezione o fallimento personale senza mai perdere la fede o il senso di pietà. Era un consolatore e una guida sicura, specie per coloro che necessitavano maggiormente della misericordia di Dio.
Nessuno di costoro è mai stato canonizzato. Mai nessuna causa di santificazione verrà aperta per loro. Il motivo è che si tratta di personaggi letterari, detective inventati rispettivamente da G.K. Chesterton, Agatha Christie e Ralph McInerny. Dato che non possiamo sperare di intrattenere una conversazione con loro in cielo, possiamo imparare molto da questi personaggi qui sulla terra. Essi sono, ognuno alla sua maniera, tutti santi uomini. Investigatori attirati meno da follicoli piliferi e impronte digitali e più dal cuore degli uomini. I loro lettori si aspettano che essi risolvano il caso, cosa che avviene immancabilmente. Eppure, nel frattempo, fanno ben più che consegnare un colpevole. Essi offrono anche uno sguardo importante sul potenziale distruttivo del peccato e sul potere curativo della verità.
I racconti gialli tendono a essere letture leggere, e di primo acchito potrebbero apparire un veicolo peculiare per offrire lezioni di morale. Sfruttano il fascino morboso che molti subiscono dal crimine per creare un enigma mentale. Il che difficilmente pare essere argomento di un sermone. Molti romanzi polizieschi, come i racconti di Sherlock Holmes, si servono di indizi insoliti e di sfrontati geni del crimine per incrementare l’aspetto enigmatico. Altri thriller contemporanei si servono della violenza o del sesso per attrarre i lettori. Se mai questi hanno una componente morale, essa sta solo nell’istruire al vizio.
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