sabato 31 gennaio 2026

Concorso Chesterton 2026 - Annalisa Teggi presenta il tema.

La nostra cara Annalisa Teggi, dalla prima edizione giurata del Concorso Chesterton con Fabio Trevisan e Rodolfo Casadei, presenta in questo bel video il tema dell'edizione 2026 e i motivi di questa scelta: 

Gilbert e san Francesco - Giullari di Dio.



Il Concorso Chesterton si terrà a san Benedetto del Tronto l'8 maggio 2026 presso il Centro Educativo La Contea.

800° anniversario della morte di San Francesco d'Assisi e 90° anniversario della morte di Gilbert Keith Chesterton: temi ricchissimi!

venerdì 30 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Quelle verità straordinarie che chiamiamo ovvietà.



Utilizzando gli animali in stile austero e arbitrario, come vengono utilizzati sugli scudi araldici o nei geroglifici degli antichi, gli uomini sono davvero riusciti a tramandare quelle verità straordinarie che vengono chiamate ovvietà. Se il leone cavalleresco è rosso e rampante, è rigorosamente rosso e rampante; se l'ibis sacro sta in piedi su una zampa sola, sta in piedi su una zampa sola per sempre. In questo linguaggio, simile a un grande alfabeto animale, sono scritte alcune delle prime certezze filosofiche degli uomini. Come il bambino impara la A per Asino (nell'originale: A for Ass, ndr) o la B per Toro (nell'originale: B for Bull, ndr) o la C per Vacca (nell'originale: C for Cow, ndr), così l'uomo ha imparato qui a collegare le creature più semplici e più forti con le verità più semplici e più forti. Che un corso d'acqua non può inquinare la propria sorgente, e chiunque affermi il contrario è un tiranno e un bugiardo; che un topo è troppo debole per combattere un leone, ma troppo forte per le corde che possono trattenere un leone; che una volpe che ottiene il massimo da un piatto piano può facilmente ottenere il minimo da un piatto fondo; che il corvo a cui gli dei proibiscono di cantare, gli dei tuttavia forniscono il formaggio; che quando la capra insulta dalla cima di una montagna non è la capra che insulta, ma la montagna: tutte queste sono verità profonde incise profondamente sulle rocce ovunque siano passati gli uomini.

Non conta nulla quanto siano antiche o recenti: sono l'alfabeto dell'umanità, che come tante forme di scrittura pittografica primitiva utilizza qualsiasi simbolo vivente piuttosto che l'uomo. Questi racconti antichi e universali riguardano tutti gli animali, così come le ultime scoperte nelle più antiche caverne preistoriche riguardano tutte gli animali. L'uomo, nei suoi stati più semplici, ha sempre sentito che lui stesso era qualcosa di troppo misterioso per essere disegnato. Ma la leggenda che scolpiva sotto questi simboli più rozzi era ovunque la stessa; e che le favole abbiano avuto inizio con Esopo o con Adamo, che fossero tedesche e medievali come Reynard la Volpe, o francesi e rinascimentali come La Fontaine, il risultato è essenzialmente lo stesso ovunque: la superiorità è sempre insolente, perché è sempre accidentale; l'orgoglio precede la caduta; ed esiste una cosa come l'essere troppo intelligenti. Non troverete nessun'altra leggenda scritta sulle rocce da mano umana se non questa. Esistono favole di ogni tipo e di ogni epoca, ma c'è solo una morale nella favola, perché c'è solo una morale in ogni cosa.

Gilbert Keith Chesterton, Introduzione alle Favole di Esopo (Aesop's Fables).



giovedì 29 gennaio 2026

Inedito in lingua italiana - Il segreto di un treno, di G. K. Chesterton. Da Tremendous Trifles. © traduzione di Marco Sermarini.


Tutto questo discorrere di un mistero ferroviario mi ha riportato alla mente un vago ricordo. Non mi limiterò a dire che questa storia è vera: perché, come vedrete presto, è tutta verità e non è una storia. Non ha spiegazioni né conclusioni; è, come la maggior parte delle altre cose che incontriamo nella vita, un frammento di qualcos'altro che sarebbe intensamente eccitante se non fosse troppo grande per essere visto. Perché la perplessità della vita deriva dal fatto che ci sono troppe cose interessanti in essa perché noi possiamo interessarci adeguatamente a qualcuna di esse; ciò che chiamiamo banalità è in realtà il residuo di innumerevoli storie; l'esistenza ordinaria e insignificante è come diecimila emozionanti romanzi gialli mescolati insieme. La mia esperienza era un frammento di questa natura e, in ogni caso, non è fittizia. Non solo non sto inventando gli incidenti (quelli che ci sono stati), ma non sto inventando nemmeno l'atmosfera del paesaggio, che era il vero orrore della situazione. Li ricordo vividamente, ed erano come ora descriverò. 

***

Verso il mezzogiorno di un grigio giorno d'autunno di alcuni anni fa, mi trovavo fuori dalla stazione di Oxford con l'intenzione di prendere il treno per Londra. E per qualche motivo, forse per pigrizia o per il nulla che avevo nella mente o per il vuoto del cielo grigio pallido, o forse per il freddo, mi venne una sorta di capriccio: non avrei preso quel treno, ma sarei uscito sulla strada e avrei percorso almeno una parte del tragitto verso Londra a piedi. Non so se altre persone la pensino come me su questo argomento, ma per me è sempre il tempo uggioso, quello che potremmo definire tempo inutile, a infondere nella vita un senso di azione e romanticismo. Nei giorni di cielo azzurro e sole non desidero che accada nulla; il mondo è completo e bello, qualcosa da contemplare. Non pretendo avventure sotto quella cupola turchese più di quanto ne pretenda in chiesa. Ma quando lo sfondo della vita dell'uomo è uno sfondo grigio, allora, in nome della sacra supremazia dell'uomo, desidero dipingerlo con fuoco e sangue. Quando i cieli falliscono, l'uomo rifiuta di fallire; quando il cielo sembra aver scritto su di sé, con lettere di piombo e argento pallido, il decreto che nulla accadrà, allora l'anima immortale, il principe delle creature, si alza e decreta che qualcosa debba accadere, anche se fosse solo l'uccisione di un poliziotto. Ma questo è un modo digressivo per affermare ciò che ho già detto: che il cielo uggioso ha risvegliato in me il desiderio di un cambiamento di programma, che il tempo monotono sembrava rendere insopportabile l'uso del treno monotono, e che mi sono avventurato nelle stradine di campagna, fuori dalla città di Oxford... 

Quando attraversai la campagna, tutto era spettrale e incolore. I campi che avrebbero dovuto essere verdi erano grigi come i cieli; le cime degli alberi che avrebbero dovuto essere verdi erano grigie come le nuvole e altrettanto nuvolose. E dopo aver camminato per alcune ore, la sera era ormai vicina. Un tramonto esangue si aggrigliava debolmente all'orizzonte, come se fosse pallido per la riluttanza a lasciare il mondo nell'oscurità. E mentre svaniva sempre più, il cielo sembrava avvicinarsi e minacciare. Le nuvole, che prima erano solo cupe, si gonfiarono; poi si aprirono e lasciarono cadere le oscure cortine della pioggia. La pioggia era accecante e sembrava picchiare come i colpi di un nemico a distanza ravvicinata; il cielo sembrava chinarsi su di me e urlare nelle mie orecchie. Camminai per molte altre miglia prima di incontrare un uomo, e in quel lasso di tempo avevo già preso una decisione; quando lo incontrai, gli chiesi se nelle vicinanze ci fosse un treno per Paddington. Egli mi indicò una piccola stazione silenziosa (non ricordo nemmeno il nome) che sorgeva ben lontana dalla strada e sembrava solitaria come una capanna sulle Ande. Non credo di aver mai visto un momento simile, pieno di tristezza, scetticismo e tutto ciò che c'è di diabolico, quanto quella stazione: sembrava che lì piovesse da sempre, sin dalla creazione del mondo. L'acqua scorreva dal legno inzuppato come se non fosse affatto acqua, ma un liquido ripugnante che corrodesse il legno stesso; come se la solida stazione stesse cadendo eternamente a pezzi e trasformandosi in sporcizia. Mi ci sono voluti quasi dieci minuti per trovare un uomo nella stazione. Quando l'ho trovato, era un tipo noioso e quando gli ho chiesto se c'era un treno per Paddington, la sua risposta è stata assonnata e vaga. Da quanto ho capito, disse che ci sarebbe stato un treno nel giro di mezz'ora. Mi sedetti, accesi un sigaro e aspettai, guardando l'ultima traccia del tramonto ormai svanito e ascoltando la pioggia incessante. Forse passò mezz'ora o meno, ma il treno entrò piuttosto lentamente in stazione. Era un treno insolitamente scuro; non riuscivo a vedere alcuna luce lungo il suo lungo corpo nero e non vedevo nessun controllore che gli correva accanto. Fui costretto ad avvicinarmi alla locomotiva e a chiamare il fuochista per chiedergli se il treno fosse diretto a Londra. «Beh... sì, signore», rispose con una riluttanza inspiegabile. «È diretto a Londra, ma...». Stava appena partendo e io saltai sul primo vagone; era buio pesto. Me ne stavo lì seduto a fumare e a riflettere, mentre il treno sfrecciava attraverso un paesaggio sempre più buio, costeggiato da pioppi desolati, finché non rallentò e si fermò, irrazionalmente, in mezzo a un campo. Sentii un rumore pesante, come se qualcuno stesse scendendo dal treno, e una testa scura e lacera si affacciò improvvisamente al mio finestrino. «Mi scusi, signore», disse il fuochista, «ma penso che forse... beh, forse dovrebbe sapere che c'è un uomo morto su questo treno». 

***

Se fossi stato un vero artista, una persona dalla sensibilità raffinata e nient'altro, sarei stato senza dubbio sopraffatto da questo tocco sensazionale e avrei insistito per scendere e proseguire a piedi. Purtroppo, invece, mi sono limitato a esprimere in modo cortese ma fermo che non mi importava particolarmente purché il treno mi portasse a Paddington. Ma quando il treno partì con il suo carico sconosciuto, feci una cosa, e la feci in modo del tutto istintivo, senza fermarmi a riflettere, o senza riflettere più di un attimo. Gettai via il mio sigaro. Qualcosa di antico quanto l'uomo e legato al lutto e alle cerimonie mi disse di farlo. C'era qualcosa di inutilmente orribile, mi sembrava, nell'idea che ci fossero solo due uomini su quel treno, uno dei quali morto e l'altro che fumava un sigaro. E mentre il rosso e l'oro del mozzicone svanivano come una torcia funebre pestata in un qualche momento simbolico di una processione, mi resi conto di quanto fosse immortale il rituale. Capii (qualunque sia l'origine e l'essenza di ogni rituale) che di fronte a quei sacri enigmi sui quali non possiamo dire nulla, è più dignitoso limitarsi a fare qualcosa. E capii che il rituale significherà sempre gettare via qualcosa, distruggere il nostro grano o il nostro vino sull'altare dei nostri dei. 

Quando il treno finalmente arrivò ansimante alla stazione di Paddington, balzai fuori con una curiosità improvvisamente liberata. C'era una barriera e degli ufficiali che sorvegliavano la parte posteriore del treno; a nessuno era permesso avvicinarsi. Stavano proteggendo e nascondendo qualcosa; forse una morte in una forma troppo scioccante, forse qualcosa di simile al caso Merstham (1), così intrecciato con il mistero e la malvagità umana che la terra deve conferirgli una sorta di sacralità; forse qualcosa di peggiore di entrambi. Uscii volentieri per le strade e vidi le lampade illuminare i volti sorridenti. Da quel giorno a oggi non ho mai saputo in quale strana storia mi fossi imbattuto o quale cosa spaventosa fosse stata mia compagna nell'oscurità.

Gilbert Keith Chesterton, The Secret of a Train, da Tremendous Trifles
© traduzione di Marco Sermarini.


(1) Il riferimento è al ritrovamento del corpo mutilato di una donna, Mary Money, il 24 settembre del 1905, nella galleria ferroviaria di Merstham, nel Surrey, da parte di operai ferroviari. All’inizio si pensò ad un suicidio ma gli approfondimenti del caso permisero di escluderlo e di ritenere che la morte fosse avvenuta un’ora prima del ritrovamento del corpo. Il caso rimase insoluto.



mercoledì 28 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Diecimila emozionanti gialli.


La perplessità della vita deriva dal fatto che ci sono troppe cose interessanti in essa perché noi possiamo interessarci adeguatamente a qualcuna di esse; ciò che chiamiamo banalità è in realtà il residuo di innumerevoli storie; l'esistenza ordinaria e insignificante è come diecimila emozionanti romanzi gialli mescolati insieme.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.


martedì 27 gennaio 2026

Riprendono i Pomeriggi Musicali della Contea! 1 febbraio 2026!

Un aforisma al giorno - Niente è meraviglia se non nell'umiltà.


Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione. 

Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo... 

Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica. 


Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



lunedì 26 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Lo spirito infantile è ciò che dobbiamo avere dentro di noi.



Il diavolo può citare le Scritture per i suoi scopi; e il testo delle Scritture che ora cita più comunemente è: «Il regno dei cieli è dentro di voi». Quel testo è stato il sostegno e il supporto di più farisei, presuntuosi e prepotenti spirituali ipocriti che tutti i dogmi del creato; è servito a identificare l'autocompiacimento con la pace che supera ogni comprensione.

E il testo da citare in risposta è quello che dichiara che nessun uomo può ricevere il regno se non come un bambino piccolo. Ciò che dobbiamo avere dentro di noi è lo spirito infantile; ma lo spirito infantile non si preoccupa interamente di ciò che è dentro. Il primo segno di possederlo è che si è interessati a ciò che è fuori. La cosa più infantile di un bambino è la sua curiosità, il suo appetito e il suo potere di meravigliarsi del mondo. Potremmo quasi dire che l'intero vantaggio di avere il regno dentro di noi è che lo cerchiamo altrove.

Gilbert Keith Chesterton, Quello che ho visto in America.

domenica 25 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Correre dietro al proprio cappello.

Ad esempio, oggi si pensa che sia spiacevole dover rincorrere il proprio cappello. Perché dovrebbe essere spiacevole per una mente ordinata e devota? Non solo perché si tratta di correre, e correre è faticoso. Le stesse persone corrono molto più velocemente nei giochi e negli sport. Le stesse persone corrono molto più avidamente dietro a una pallina di cuoio poco interessante che dietro a un bel cappello di seta. C'è l'idea che sia umiliante rincorrere il proprio cappello; e quando le persone dicono che è umiliante intendono dire che è comico. Certamente è comico, ma l'uomo è una creatura molto comica e la maggior parte delle cose che fa sono comiche, come mangiare, per esempio. E le cose più comiche di tutte sono proprio quelle che vale più la pena fare, come fare l'amore. Un uomo che corre dietro al proprio cappello non è neanche lontanamente ridicolo quanto un uomo che corre dietro a sua moglie.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie
(originariamente On Running After One's Hat)



sabato 24 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Mai sentito un bambino lamentarsi mentre aspetta un treno...


(...) La maggior parte degli inconvenienti che fanno imprecare gli uomini o piangere le donne sono in realtà inconvenienti sentimentali o immaginari, cose che esistono solo nella mente. Ad esempio, spesso sentiamo adulti lamentarsi di dover aspettare il treno in una stazione ferroviaria. Avete mai sentito un bambino lamentarsi di dover aspettare il treno in una stazione ferroviaria? No, perché per lui trovarsi all'interno di una stazione ferroviaria è come trovarsi all'interno di una caverna delle meraviglie e di un palazzo di piaceri poetici. Perché per lui la luce rossa e la luce verde del segnale sono come un nuovo sole e una nuova luna. Perché per lui, quando il braccio di legno del segnale scende improvvisamente, è come se un grande re avesse gettato il suo scettro come segnale e avesse dato il via a un fragoroso torneo di treni. Io stesso ho l'abitudine dei ragazzini in questa circostanza. Anche loro servono, quelli che stanno lì in piedi ad aspettare il treno delle due e un quarto.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago e altre serissime storie

(originariamente: On Running After One's Hat)

venerdì 23 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Senza uomini non c'è fiaba.



La favola e la fiaba sono cose completamente diverse. Ci sono molti elementi di differenza, ma il più evidente è abbastanza chiaro. Non può esserci una buona favola con esseri umani al suo interno. Non può esserci una buona fiaba senza di essi.

Esopo, o Babrius (o qualunque fosse il suo nome), capì che, per una favola, tutti i personaggi devono essere impersonali. Devono essere come astrazioni in algebra, o come pezzi degli scacchi. Il leone deve essere sempre più forte del lupo, proprio come quattro è sempre il doppio di due. La volpe in una favola deve muoversi tortuosamente, come il cavallo negli scacchi deve muoversi tortuosamente. La pecora in una favola deve marciare avanti, come il pedone negli scacchi deve marciare avanti. La favola non deve permettere le catture tortuose del pedone; non deve permettere ciò che Balzac chiamava “la rivolta di una pecora”. La fiaba, invece, ruota assolutamente attorno al perno della personalità umana. Se non ci fosse un eroe a combattere i draghi, non sapremmo nemmeno che sono draghi. Se nessun avventuriero fosse stato catapultato sull'isola sconosciuta, essa rimarrebbe sconosciuta. Se il terzo figlio del mugnaio non trovasse il giardino incantato dove le sette principesse stanno bianche e congelate, allora rimarrebbero bianche, congelate e incantate. Se non ci fosse un principe che trova la Bella Addormentata, lei continuerebbe semplicemente a dormire. Le favole si basano su un'idea opposta: che ogni cosa è se stessa e in ogni caso parlerà per sé stessa. Il lupo sarà sempre lupo, la volpe sarà sempre volpe.

Gilbert Keith Chesterton, introduzione alle Favole di Esopo (Aesop's Fables).

Questa è l'edizione prefata da GKC


giovedì 22 gennaio 2026

Aforismi in lingua originale - Pride.




Pride is a weakness in the character; it dries up laughter, it dries up wonder, it dries up chivalry and energy.

Gilbert Keith Chesterton, Heretics.

mercoledì 21 gennaio 2026

Ancora su Leonardo Sciascia, il giallo e Chesterton.


 

Leonardo Sciascia (1921 - 1989) fu amante del giallo. Scrisse il libro Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo, in cui annovera tra i "giallisti al lavoro" anche il nostro Chesterton, dedicandogli un capitolo.

In un'altra opera, Breve storia del romanzo poliziesco, fa pure cenno a Chesterton come ci ricorda Nicola Vacca nel post Sciascia nel labirinto del romanzo poliziesco: "Sciascia sostiene che nella sua forma più originale e autonoma, il romanzo poliziesco presuppone una metafisica: l’esistenza di un mondo “al di là del fisico”, di Dio, della Grazia, e di quella Grazia che i teologi chiamano illuminante. Di questa grazia illuminante l’investigatore si può considerare il portatore. Lo scrittore afferma che non a caso la storia del romanzo poliziesco, la nascita dell’investigatore, abbia nella Bibbia le sue origini
. Un grande scrittore cattolico, G. K. Che
sterton, ha scritto una serie di racconti polizieschi in cui il ruolo dell’investigatore è tenuto da un prete cattolico, in odore di santità, padre Brown. 
Sciascia individua il primo racconto poliziesco nella Bibbia e il primo investigatore è il profeta Daniele".




martedì 20 gennaio 2026

I doni dei Re Magi spazzano via le teologie disincarnate | Chesterton su La Nuova Bussola Quotidiana.



Da La Nuova Bussola Quotidiana del 6 gennaio 2026:

In occasione della solennità dell’Epifania pubblichiamo alcuni estratti del brano Teologia dei regali di Natale di Gilbert Keith Chesterton, tratto da Lo spirito del Natale (D’Ettoris, Crotone 2013), per gentile concessione dell’editore.


Se il Vangelo non assomiglia a una pistola che fa fuoco, è come se non fosse per nulla annunciato. E se le nuove teologie suonano come il vapore che esce lentamente da un bollitore che non tiene, allora persino l’orecchio inesperto del principiante – che non conosce né la chimica né la teologia – può rilevare la differenza tra quel suono e un’esplosione. È inutile che questo tipo di riformatori dicano di basarsi non sulla parola ma sullo spirito. Poiché sono persino più chiaramente in contrasto con lo spirito di quanto non lo siano con la parola.

Il resto nel collegamento qui sotto:

lunedì 19 gennaio 2026

Un Chesterton alla Settimana toglie la Ruggine Quotidiana - 6 - Immaginazione.

https://on.soundcloud.com/6bGhMWLDzncsfvZzVl

Aforismi in lingua originale - The cause which is blocking all progress today...

The cause which is blocking all progress to-day is the subtle scepticism which whispers in a million ears that things are not good enough to be worth improving. If the world is good we are revolutionaries, if the world is evil we must be conservatives. These essays, futile as they are considered as serious literature, are yet ethically sincere, since they seek to remind men that things must be loved first and improved afterwards.

Gilbert Keith Chesterton, The Defendant.

Qui sotto una parte consistente dell'aforisma in italiano:




domenica 18 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Memoria monotona.



Ciò che in generale impedisce di vedere le cose nel loro splendore è una memoria monotona.

Gilbert Keith Chesterton, L'Imputato.



sabato 17 gennaio 2026

Riproposizioni - Borges ci dice qualcosa di fondamentale del carattere di Chesterton e noi lo riproponiamo dopo dieci anni.

Jorge Luis Borges


Dieci anni fa pubblicavamo questo brano di Borges, tra i tifosi più accalorati di Chesterton.

Fedeli a quanto scrivemmo sul post originale, lo riproponiamo perché oggettivamente è vero che fa ridere e che è istruttivo (avessimo anche noi la stessa leggerezza, la stessa umiltà, la stessa simpatia e la stessa voglia di lottare di Chesterton! ma si può sempre chiedere...).

I letterati che nel nostro solenne paese accondiscendono al
genere autobiografico ci parlano di se stessi con un tono remoto e reverente, come se parlassero di un parente illustre incontrato talvolta alle veglie funebri; Chesterton, invece, è in gioviale intimità con Chesterton e perfino ne ride. 


Jorge Luis Borges

(Ogni tanto va riproposto perché è vero, fa ridere ed è istruttivo per noi!

venerdì 16 gennaio 2026

Riproporzioni - Un assaggio di Sciascia su Chesterton (dal nostro blog, 15 gennaio 2011).


Un capitolo importante, cioè Sciascia interessato a Chesterton. 


Un aforisma al giorno / Aneddoti su Chesterton - Incoerenza dimensionale…




Mia moglie ha l'(…)hobby di collezionare piccoli giocattoli e alcuni l'accusarono di incoerenza quando si prese un marito.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

giovedì 15 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Nel terremoto e nell’eclissi.

È vero che esiste uno stato di speranza che appartiene alle rosee aspettative e al mattino; ma questa non è la virtù della speranza. La virtù della speranza esiste solo nel terremoto e nell’eclissi. 

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



mercoledì 14 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Il Marchese Curzon.

Benché fossi stato a casa sua una volta o due, ebbi modo di conversare con il defunto marchese Curzon, soltanto per una decina di minuti, perché ci urtammo accidentalmente. Non fece caso all'incidente e credo che non abbia fatto caso né alla conversazione né a me. Era cordiale e di buon carattere e, tra le mille che avrebbe potuto dire, disse quell'unica cosa che nessuno, tanto meno io, si sarebbe aspettato che dicesse. Disse che concordava con me sul fatto che grida, fischi, urla, scherzi e prese in giro della folla in una pubblica manifestazione fossero più perspicaci e più degni di ascolto dei discorsi degli uomini politici su un podio. Avevo espresso questa mia opinione in un articolo sull'«Illustrated London News»: lui, che era stato così spesso tra gli uomini politici più solenni sulle tribune più prestigiose, non mi sarebbe parso il tipo da sostenere il volgo, né tanto meno il buffone che se ne faceva portavoce. E fuor di dubbio tuttavia che in molte occasioni disse e fece cose che provocarono, e addirittura crearono, la leggenda della sua impopolarità. Fu l'unico aristocratico inglese che si presentava come un aristocratico prussiano: ed è stranissimo, perché gli aristocratici inglesi possono essere cinici, ma non sono mai barbari. In una parola, sono molto più astuti. Mi piace pensare tuttavia che Curzon, a suo modo e con la sua originalità, fosse ancora più astuto. Tutti sanno che c'era una sorta di artificiosità eroica nella sua vita fisica: aveva difficoltà perfino a stare dritto. Ho il sospetto che in quello sforzo richiesto a se stesso ci fosse una sorta di compassata ironia un tantino saccente. Uscì da Oxford quando era di moda essere pessimista in filosofia e reazionario in politica e, come i decadentisti in campo artistico lasciavano credere di essere peggiori di quanto non fossero in realtà, si atteggiava ad antidemocratico più di quanto non fosse in realtà.

È sintomatico il fatto che sembra essersi inventato da solo molte delle leggende che circolavano su di lui. In questo mio giudizio, sto semplicemente tentando di indovinare in base alle poche parole che mi furono rivolte da un uomo che sicuramente non era stato sciocco come un prussiano. In altre occasioni, in cui ebbi rapporti limitati ma tuttavia più protratti, notai la stessa contraddizione.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

Curzon con la prima moglie
Mary Victoria Leiter.


martedì 13 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - L'uomo privato e l'uomo pubblico.

Quasi sempre, quando dovevo incontrare qualcuno, ho poi incontrato qualcun altro. Cioè, l'uomo privato che mi capitava di conoscere era stranamente molto diverso dall'uomo pubblico. Anche se la sua personalità non strideva rispetto alle parodie di cui erano pieni i giornali, con licenza poetica potrei dire che era il contrario di un contrario. Il rapporto cioè tra parodia e realtà era più sottile e la realtà si poneva su un altro piano. Se, dopo lunghe peripezie, venivo a scoprire che un elogio era fondato, anche allora la verità si rivelava opposta a quell'elogio. Ci rallegrammo tutti, per esempio, del coro spontaneo di tributi elargiti al defunto re Giorgio V. Ma il fatto che venisse reiterata la testimonianza della sua dedizione al servizio pubblico, diede una sensazione di routine difficile da descrivere, che lasciava una sorta di retrogusto di incompletezza. Lo avevo incontrato una volta sola, a casa del defunto Lord Burnham, dove si trovava per una partita di caccia. Per quanto vale la mia impressione, mi colpì perché mi sembrava la persona più semplice che avessi mai incontrato. Era inaspettatamente naturale e spontaneo. Non era soltanto sincero, ma diretto e libero, talmente a suo agio nei suoi gusti e nelle sue antipatie che avrebbe potuto essere considerato indiscreto. G.B.S. disse giustamente che nei suoi discorsi pubblici parlava l'Inglese del Re, mentre in privato si esprimeva con un inglese semplice e corrente. Aveva un modo di fare che non ricordava in nulla il suo ruolo di supremo Ufficiale Permanente, decantato da molti panegirici. Non assomigliava all'avvocato di fiducia presso cui si custodiscono i segreti di famiglia o al medico oberato dal segreto professionale: era come un capitano di lungo corso, che sul cassero mantiene un certo contegno, ma in cabina si lascia andare a una ridda di aneddoti, per non dire di anatemi. Nulla sostituisce l'incontro con un uomo, quand'anche non to si fosse incontrato che per un'ora o due. Vederlo ci permetterà di capire dove comincia la distorsione della sua storia oppure dove c'è una semplice leggenda. E se dovesse capitare che io, prima di morire, senta dire dalle nuove generazioni che non hanno mai incontrato Giorgio V, che era un uomo forte e silenzioso oppure sciocco e vacuo, saprò che la storia ha di lui un'immagine completamente sbagliata.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.


Giorgio V in una vignetta
satirica.


lunedì 12 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Nulla sostituisce l'incontro con un uomo.

Nulla sostituisce l'incontro con un uomo, quand'anche non lo si fosse incontrato che per un'ora o due.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

Lucian Oldershaw e Gilbert Keith
Chesterton all'Esposizione Universale
di Parigi.


domenica 11 gennaio 2026

La Sindrome di Chesterton | Pedro Gomez Carrizo su Infocatolica - segnalazione e traduzione di Maria Grazie Gotti (grazie!).




Caro presidente,
buon anno a te e ai chestertoniani tutti.

Su Infocatolica (https://www.infocatolica.com) il 5 gennaio Pedro Gomez Carrizo ha pubblicato un articolo molto interessante che parla dall'atteggiamento di Chesterton nella sua prima comunione, al riconoscimento della Presenza Reale di Gesù, e lo confronta con le modalità molto diffuse attualmente, sempre più nei fatti tendenti alla desacralizzazione della Comunione nelle nostre chiese.
Parla della Sindrome di Chesterton, in analogia alla sindrome di Stendhal (ma evidenziando in modo chiaro la distinzione fra le due).

Di seguito la mia traduzione.
 
ci sono anche commenti interessanti in coda 


La "Sindrome di Chesterton"

Chesterton sudò quando per la prima volta fece la comunione: tremore e timore reverenziale di fronte alla Presenza Reale. L’autore riflette su questo turbamento – mysterium tremendum – per evidenziare il suo contrasto con una prassi liturgica oggi sempre più orizontale e banalizzata, dove gesti, mediazioni e silenzio vengono ersi. Recuperare la comunione in bocca, in ginocchio e amministrata da un ministro ordinato non dovrebbe essere un’opzione marginale, ma una pedagogia fondamentale, necessaria, del sacro.

Pedro Gómez Carrizo – 05/01/26 23:32 05/01/26 11:32 PM 

Commuove visualizzare la scena in cui G. K. Chesterton, quarantotto anni di età, e quattordici anni dopo aver scritto Ortodossia, prese per la prima volta la comunione. Successe a Beaconsfield, il 30 luglio 1922, e lo fece accompagnato da padre John O’Connor, che tanto bene aveva fatto per lui. Questo stesso sacerdote raccontò che Chesterton, “perfettamente consapevole dell’immensità della Presenza Reale”, si avvicinò al Santissimo con tremore e paura reverenziale, “ricoperto di sudore”. “Sono spaventato di fronte a quella Realtà tremenda”, gli confessò l’immenso scrittore, quello straordinario polemista che sembrava aver paura di nulla. E dopo aver fatto il sacramento, Chesterton riconobbe di aver trascorso “l’ora più felice” della sua vita.

La scena descritta rimanda a un'altra avvenuta poco più di un secolo prima, a Firenze. Mi riferisco al momento in cui Stendhal visitò la Basilica della Santa Croce. La sua vertigine di fronte all’esuberanza del godimento artistico ha dato il nome alla “sindrome di Stendhal”, ed è facile immaginare la somiglianza con ciò che ha sperimentato Chesterton. Si tratta, ovviamente, di fenomeni diversi, perché la reazione di Chesterton avvenne di fronte al Sacro mentre quella di Stendhal di fronte alla Bellezza, ma in entrambi i casi rimane la stessa commozione di fronte al sublime, di fronte al mistero dell’abisso che ti attrae, ti travolge e ti trascende. Per questo non mi sembra fuori luogo chiamare “sindrome di Chesterton” questo turbamento di fronte alla della Presenza.

Quella “stupore” devoto di Chesterton ha una parentela con un’intuizione antropologica elementare: il sacro appare come il separato, il proibito, che impone la distanza. Durkheim lo formulò con precisione definendo “le cose sante” come quelle “separate e proibite”. Il sacro è pertanto quello di fronte al quale si stabiliscono distanze, gesti e mediazioni. Mary Douglas spiegherà in seguito che il mondo simbolico è sostenuto dai confini, che quando vengono cancellati, non aprono la strada alla libertà, ma alla confusione (o alla profanazione). E Rudolf Otto, nel suo celebre mysterium tremendum et fascinans, ha dato nome a ciò che Chesterton è sembrato sperimentare fisicamente: attrazione e timore di fronte a una Presenza che affascina perché non è addomesticabile. Di fatto, l’uomo, in tutte le culture, anche nelle sue forme più primitive, ha saputo che ci sono realtà che “non si toccano” come si tocca il resto; realtà che rivendicano mani, gesti e parole separate. Il vecchio concetto di tabù denomina proprio quel confine: il divieto di un’azione con la convinzione che qualcosa sia troppo sacro, o troppo maledetto, per uso ordinario, un divieto nato dal riconoscimento di un potere che supera il soggetto.

Ciò che trascende “non si tocca” allegramente, impunemente. Ciò che viene dall’alto impone la distanza e il rispetto in accordo con il sublime. Le ginocchia piegate, l’atteggiamento di non toccare o il silenzio non sono preferenze ornamentali, ma piuttosto la grammatica umana per esprimere il “qui c’è un Altro”. E questa è la liturgia. L'ambito sensoriale – visibile, uditivo, tattile – in cui una fede particolare impara a respirare. La liturgia educa la percezione, affinché non solo esprima la fede pregressa, ma anche la formi. Come la Chiesa decreta in modo incontrovertibilmente: lex orandi, lex credendi, la legge della preghiera stabilisce la legge della fede. Vale la pena ricordare cosa è successo nell'Inghilterra del XVI secolo, quando la grande operazione di de-cattolicizzazione passò attraverso la riscrittura del culto comune. Il progetto di Thomas Cranmer con il suo Libro di Preghiera Comunefu un intervento teologico nel cuore eucaristico dell’azione liturgica. Il credo viene decattolicizzato attraverso la porta del rito, con la naturalezza con la quale una nuova lingua finisce per sostituire quella vecchia: prima sembra una traduzione, poi è una trasformazione. Cambiate i gesti, cambiate il linguaggio sacrificale, cambiate il centro (dall’altare alla tavola), cambiate la direzione della preghiera, da Ad Orientem a Versus Populum, e, nel tempo, avrete cambiato ciò che la gente pensa che accada sull’altare.

Ora chiediamoci perché la “sindrome di Chesterton” risulta oggi quasi inverosimile. Immaginiamo una scena riconoscibile, dove l’“orizzontale” si impone come un’atmosfera, dove l’azione di Ringraziamento sostituisce il Sacrificio, dove gli abbracci occupano più tempo della consacrazione; dove inginocchiarsi non si fa più - o viene visto come eccentrico, quando non proibito-; dove l’Ostia circola come se fosse un simbolo che passa di mano in mano; e dove, spesso, viene amministrato da un ministro straordinario in maniche di camicia. davvero crediamo davvero che questa scenografia non ci dis-educhi? Davvero crediamo che il corpo non impari ciò che l’anima finisce per credere? La risposta a questa domanda è abbastanza scomoda, ma ineludibile: l’evoluzione -degenerazione?- della prassi liturgica post-conciliare ha contribuito in modo decisivo alla desacralizzazione dell’Eucaristia.

È sorprendente, inoltre, constatare che questo modus operandi diffuso e normalizzato non sia nemmeno supportato dalle norme conciliari, se lette senza pregiudizi ideologici. La Redemptionis Sacramentum insiste sul fatto che il ministro "straordinario" è, in breve, straordinario. E aggiunge un criterio che smantella molte scuse per la negligenza: il ministro straordinario può amministrare la Comunione solo in caso di assenza del sacerdote e del diacono, se il sacerdote è impedito per un motivo valido o se il numero dei fedeli è così elevato che la Messa si prolungherebbe indebitamente, osservando che una breve proroga "non è affatto una ragione sufficiente". Il documento fa riferimento alla "profanazione" dell'Ostia come a un rischio molto reale che il rito deve impedire, non facilitare, ordinando la revoca dei permessi di riserva eucaristica laddove esista tale pericolo e ricordando che anche quando si porta la Comunione a una persona malata, si devono evitare "atti profani". E naturalmente – e mentre scrivo questo mi mandano una recente intervista in cui Jonathan Roumie, l’attore che interpreta Gesù in The Chosen, ricorda una messa in cui il sacerdote, vedendolo inginocchiato alla comunione, gli chiese di sollevarsi – rende ben chiaro che non è lecito negare la comunione a un fedele che desidera riceverla in ginocchio e in bocca.

Per valutare la gravità della banalità – se mi si passa l'ossimoro – delle "ragioni" che alcuni sacerdoti adducono per persistere nell'uso e nell'abuso dei ministri straordinari della Santa Comunione, è sorprendentemente utile ricorrere a una lettura liturgica di uno dei più perspicaci contributori alla filosofia morale, Alasdair MacIntyre. In *After Virtue*, MacIntyre definisce una "pratica" come un'attività cooperativa socialmente stabilita in cui i beni interiori si realizzano perseguendo i propri standard di eccellenza. Questi "beni interiori" si ottengono solo eseguendo la pratica con disciplina, forma e virtù, e sono ben distinti dai beni esteriori – status, potere, comodità, efficienza, immagine, successo misurabile – che possono essere conseguiti in molti modi e che, quando prevalgono, corrompono la pratica dall'interno. Abbiamo letto correttamente: "corrompono la pratica dall'interno" perché la distolgono dal fine – la svuotano dai loro fini – per i quali è stata creata.

Non è altro il significato etimologico del termine peccare, “sbagliare il colpo”.

Se la liturgia è, nel senso più vero, una pratica, i suoi valori intrinseci non sono il dinamismo dell'assemblea, il fluire regolare della coda, il comfort del comunicando o l'entusiasmo del sacrestano, ma piuttosto l'adorazione, la riverenza e la consapevolezza corporea che Dio non si misura con criteri umani. Quando prevalgono fattori esterni – che non sia prolungato, che sia comodo, che tutti partecipino, che assomigli a una cena comunitaria – il rito si distorce e, ottimizzando i processi e banalizzando i gesti, ciò che non può essere quantificato finisce per essere sacrificato. Il risultato è una diseducazione teologica del popolo, sotto forma di desacralizzazione pratica. Introdurre criteri "logistici" nella distribuzione della Comunione porta a confondere l'essenziale con lo strumentale e induce la comunità a perdere di vista i suoi valori intrinseci. Così, la comunione in bocca, le ginocchia a terra, e amministrata da un ministro ordinato, non da un laico, è una pedagogia necessaria della Presenza Reale. Se crediamo in essa, il nostro modo di fare la comunione deve manifestarlo, e proclamarlo più che con le parole, con tutto il corpo, con la distanza, con la mediazione ordinata, con il silenzio, con un atteggiamento reverenziale. Il tabù dell’intoccabile, nel suo senso più nobile, non è un residuo pagano, ma la traduzione umana di una verità cristiana: il santo non si tocca, non è nostro.

Chesterton sudava perché si era reso conto che la Realtà non poteva essere contenuta nella sua gola. Speriamo che non siano lontani i giorni di quella "riforma della riforma" avviata da Benedetto XVI e spenta dal suo successore, una riforma che permetta alla "sindrome di Chesterton" descritta all'inizio di questo articolo di cessare di sembrare una mera stranezza letteraria.

-- 

traduzione di Maria Grazia Gotti

sabato 10 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Antichità romane.



Di tanto in tanto nell'Inghilterra moderna viene scoperto qualche frammento, ad esempio un pavimento romano. Antichità romane di questo tipo sembrano più sminuire che aumentare la realtà romana. Fanno sembrare lontano qualcosa che è ancora molto vicino, e morto qualcosa che è ancora vivo. È come scrivere l'epitaffio di un uomo sulla sua porta d'ingresso. L'epitaffio sarebbe probabilmente un complimento, ma difficilmente una presentazione personale. La cosa importante della Francia e dell'Inghilterra non è che abbiano resti romani. Esse sono resti romani. In verità non sono tanto resti quanto reliquie, perché continuano a compiere miracoli. Una fila di pioppi è una reliquia romana più di una fila di colonne. Quasi tutto ciò che chiamiamo opere della natura non sono altro che funghi cresciuti su quest'opera originale dell'uomo; e i nostri boschi sono muschi sulle ossa di un gigante. Sotto i semi dei nostri raccolti e le radici dei nostri alberi c'è una fondazione di cui i frammenti di tegole e mattoni non sono che emblemi; e sotto i colori dei nostri fiori più selvatici ci sono i colori di un pavimento romano.

Gilbert Keith Chesterton, Breve storia dell'Inghilterra.

Pavimento romano, Ascoli Piceno.


venerdì 9 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Un fatto curioso.



È curioso che i moderni abbiano per lo più criticato il cristianesimo storico non per la sua ristrettezza, ma per la sua ampiezza. Lo hanno criticato perché si è dimostrato il desiderio di tutte le nazioni, perché ha soddisfatto le brame di molti credi, perché si è dimostrato agli idolatri qualcosa di magico come i loro idoli, o si è dimostrato ai patrioti qualcosa di amabile come la loro terra natale. In molti altri ambiti, oltre a quest'arte popolare, possiamo trovare esempi dello stesso pregiudizio illogico. Nulla tradisce in modo più curioso il pregiudizio degli storici nei confronti della fede cristiana quanto il fatto che essi biasimino nei cristiani quelle stesse indulgenze umane che hanno lodato nei pagani. Le stesse arti e allegorie, le stesse fraseologie e filosofie, che appaiono inizialmente come prove della salute dei pagani, si rivelano in seguito prove della corruzione dei cristiani. Era nobile da parte dei pagani essere pagani, ma era imperdonabile da parte dei cristiani essere paganizzati. Non si stancano mai di raccontarci della gloria che era la Grecia, della grandezza che era Roma, ma la Chiesa era infame perché soddisfaceva l'intelletto greco e esercitava il potere romano.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



giovedì 8 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Il signor Swinburne non appende le calze la vigilia del compleanno di Victor Hugo.



Gli uomini sono ancora in lutto per la morte di Dio. Quando il cristianesimo fu pesantemente bombardato nel secolo scorso, non vi fu alcun punto che fu attaccato in modo più persistente e brillante di quello della sua presunta inimicizia verso la gioia umana. Shelley e Swinburne e tutti i loro eserciti hanno attraversato più volte quel terreno, ma non lo hanno modificato. Non hanno creato un solo nuovo trofeo o vessillo a cui il mondo possa unirsi per festeggiare. Non hanno dato un nome o una nuova occasione di allegria. Il signor Swinburne non appende le calze la vigilia del compleanno di Victor Hugo. Il signor William Archer non canta canti natalizi che descrivono l'infanzia di Ibsen davanti alle porte delle case nella neve. Nel corso del nostro anno razionale e triste, rimane una sola festa di tutte quelle antiche allegrie che un tempo coprivano l'intera terra. Il Natale rimane a ricordarci quelle epoche, pagane o cristiane che fossero, in cui molti recitavano la poesia anziché essere pochi a scriverla. In tutto l'inverno dei nostri boschi non c'è nessun albero che risplenda tranne l'agrifoglio.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.



mercoledì 7 gennaio 2026

Il giallo religioso di Chesterton, Agatha Christie e McInerny | Rachel Lu su Vita e Pensiero La Rivista (grazie ad Angelo Bottone per la segnalazione).

Padre Brown era un grand’uomo di bassa statura. Poteva smascherare un genio del crimine e poi portarlo al pentimento prima di consegnarlo alla giustizia. Hercule Poirot sapeva coinvolgere degli assassini in una conversazione cordiale ed empatica senza provare il benché minimo timore. Roger Dowling contrastava ogni tipo di peccato, abiezione o fallimento personale senza mai perdere la fede o il senso di pietà. Era un consolatore e una guida sicura, specie per coloro che necessitavano maggiormente della misericordia di Dio.
Nessuno di costoro è mai stato canonizzato. Mai nessuna causa di santificazione verrà aperta per loro. Il motivo è che si tratta di personaggi letterari, detective inventati rispettivamente da G.K. Chesterton, Agatha Christie e Ralph McInerny. Dato che non possiamo sperare di intrattenere una conversazione con loro in cielo, possiamo imparare molto da questi personaggi qui sulla terra. Essi sono, ognuno alla sua maniera, tutti santi uomini. Investigatori attirati meno da follicoli piliferi e impronte digitali e più dal cuore degli uomini. I loro lettori si aspettano che essi risolvano il caso, cosa che avviene immancabilmente. Eppure, nel frattempo, fanno ben più che consegnare un colpevole. Essi offrono anche uno sguardo importante sul potenziale distruttivo del peccato e sul potere curativo della verità.

I racconti gialli tendono a essere letture leggere, e di primo acchito potrebbero apparire un veicolo peculiare per offrire lezioni di morale. Sfruttano il fascino morboso che molti subiscono dal crimine per creare un enigma mentale. Il che difficilmente pare essere argomento di un sermone. Molti romanzi polizieschi, come i racconti di Sherlock Holmes, si servono di indizi insoliti e di sfrontati geni del crimine per incrementare l’aspetto enigmatico. Altri thriller contemporanei si servono della violenza o del sesso per attrarre i lettori. Se mai questi hanno una componente morale, essa sta solo nell’istruire al vizio.

Il resto in questo collegamento:




Agatha Christie



martedì 6 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Pagine autobiografiche con Sir Philip Gibbs.

Sono tutti d'accordo nel dire che a Fleet Street fui un caso più unico che raro: fui un incidente, forse un incidente fa-tale, come vien detto sui titoli in prima pagina. Ma Fleet Street viveva di simili incidenti e potrebbe benissimo essere chiamata «Street of Accident»: un tale, di cui mi compiaccio di aver fatto la conoscenza, la chiamò adirittura «Street of Adventure». Philip Gibbs (1) dava un tocco ancora più colorato alla sfaccettatura intellettuale che costituiva la commedia del luogo: aveva tutta l'aria di essere la persona giusta nel luogo sbagliato. Il suo bel viso allungato da falco, che esprimeva raffinatezza e spiritualità, sembrava essersi fissato in una smorfia costernata perché non era riuscito a trasformarlo nel posto giusto. Fu prima della sua fama di corrispondente di guerra, e devo dire che descrisse con lo stesso distacco anche le grandi guerre del passato. Aveva approfondito i conflitti tra i grandi uomini della Rivoluzione, e tentato di sviscerare i motivi della sua avversione per Camille Desmoulins (2), secondo me eccessiva, ma nondimeno interessante. Lo evocò in mia presenza in un immaginario tribunale di discorsi edificanti e, mentre parlava, non potei fare a meno di pensare che assomigliava a un severo idealista umanitario, dai lineamenti affilati e dai nobili sentimenti, non dissimile dai grandi rivoluzionari che criticava. David avrebbe dovuto dipingere il suo profilo. Se esordisco con il ritratto di Gibbs, è perché la sua figura si stacca nitida dallo sfondo. Io ero solo lo sfondo, anzi si mormorava che lo sfondo avrei potuto costituirlo da solo.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

(1) Su Sir Philip Gibbs abbiamo già due post, uno dei quali che riguarda un simpatico aneddoto:


e un altro che è un breve profilo:


(2) rivoluzionario francese dell'ala di Danton.

Pensate al compassato e aquilino
Sir Philip Gibbs che teme il crollo
del soffitto di Overstrand Mansions...


lunedì 5 gennaio 2026

Aforismi in lingua originale - He is the Man, the most terrible of the beasts.

We make our friends; we make our enemies; but God makes our next-door neighbour. Hence he comes to us clad in all the careless terrors of nature; he is as strange as the stars, as reckless and indifferent as the rain. He is Man, the most terrible of the beasts. That is why the old religions and the old scriptural language showed so sharp a wisdom when they spoke, not of one’s duty towards humanity, but one’s duty towards one’s neighbor... we have to love our neighbor because he is there — a much more alarming reason for a much more serious operation.



Gilbert Keith Chesterton, Heretics.


domenica 4 gennaio 2026

L’Attualità Profetica de "L’Osteria Volante" di Chesterton: Un Viaggio tra Ismi, Ribellione e Modernità | Saverio Grimaldi su Edunews24.

 




(...)

"L’osteria volante" di Chesterton non è soltanto una critica sociale travestita da avventura picaresca, ma un viaggio tra i temi fondanti della libertà, della convivialità e dell’umanesimo.

Il romanzo si apre in un’Inghilterra trasfigurata, dove la vendita e il consumo di alcolici sono stati vietati per un singolare accordo tra i ceti aristocratici e una componente islamica. Il tutto appare come uno scenario tanto surreale quanto inquietante, dove la perdita della tradizione e delle radici popolari viene proiettata all’estremo, con i rappresentanti del potere che impongono la loro visione "igienista" ed estremista della società.

(...)

Il resto nel collegamento qui sotto:

sabato 3 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Parole oltremodo sagge e profonde sul divorzio. Diffondiamole!



Noi in Inghilterra siamo quella che viene definita una nazione arretrata. E la cosa più arretrata che stiamo facendo è cercare di estendere ai poveri il divorzio che ha già portato alla disperazione le due nazioni più avanzate [cioè Francia e America].

Lo svantaggio di questo tipo di divorzio è che introduce nella vita quotidiana un elemento perpetuo di disturbo (o un dubbio di disturbo) che la natura umana è incapace di sopportare. È come se il battente bussasse alla porta e poi scappasse via, portando con sé la porta stessa. È come se la scala cominciasse a scivolare giù dalla ringhiera. Ci deve essere una struttura solida per la vita umana. Anche se l'uomo è un attore che blatera e sbraita per un'ora sul palcoscenico, non può stare al sicuro per un'ora se il palcoscenico cede sotto di lui. E il palcoscenico su cui l'uomo bianco ha recitato finora la sua parte, in modo abbastanza mediocre, ma a volte nobile, è una sorta di piccolo teatro, chiamato casa. E il suo arredamento essenziale è la sua famiglia. Se rompi e ripari, e rompi di nuovo quell'arredamento, scoprirai ciò che scopriresti con un braccio o una gamba: che è stato rotto una volta di troppo. L'arto viene mozzato e l'uomo non è più vivo. Se fai a pezzi quella struttura e cerchi di rappezzarla e rappezzarla di nuovo, alla fine scoprirai che è irreparabile.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 1 agosto 1914.