venerdì 6 febbraio 2015

Nel Messaggio di Mons. Negri alla Chiesa di Ferrara-Comacchio c'è Gilbert...

Dopo la XXXVII giornata per la vita del 1° febbraio 2015
06/02/2015
Carissimi figli e figlie della nostra Chiesa particolare,
avrete visto in questi giorni che la semplice riproposizione dei temi tradizionali del Magistero della Chiesa, in particolare la condanna esplicita dell'aborto e delle sue conseguenze - e la sottolineatura, a puro livello di buon senso, che la denatalità, come ormai è ammesso dai migliori economisti del mondo, è una delle cause, se non la più grave, della crisi economica in cui il mondo intero si dibatte da anni - mi hanno dato una pubblicità inattesa, per la quale nulla è stato fatto dalla nostra Diocesi, e che ha raggiunto le più significative testate italiane e straniere. Tutto questo mi sembra confermare l'idea di uno dei miei grandi maestri, G. K. Chesterton, il quale diceva che sarebbe venuto un momento in cui "Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate". Vorrei tuttavia confidarvi che non m'interessa la posizione pubblica che la mentalità - soprattutto laicista - mi fa spesso ricoprire; ciò che desidero è infatti solo riproporre fedelmente la Dottrina della Chiesa e la possibilità di fare esperienza di quella vita nuova in cui consiste la fede. Preferisco che il mio nome sia scritto nei cieli, ed è per questo che chiedo a tutta la Diocesi di aiutarmi in questi momenti non facili, soprattutto con la preghiera.

+ Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa

giovedì 5 febbraio 2015

Due minuti fa abbiamo fatto il semillesimo post...

... così, per dirlo, faceva cifra tonda ed era bella tonda, con tutti quegli zeri.
Tutto qui.

6000

Il Cavallo Bianco balla a Verona - 11 Febbraio 2015 ore 20.45


In Vino Veritas: Chesterton propone un brindisi (per gentile concessione di The Imaginative Conservative)

Pubblichiamo, autorizzati dall'editore, l'interessante saggio che segue a firma di Joseph Pearce, uno dei più noti e massimi studiosi di Chesterton (e che a Chesterton deve la propria conversione), apparso tempo fa su The Imaginative Conservative, di cui trovate i collegamenti qui di seguito.

The Imaginative Conservative si è occupato molte volte di Chesterton anche pubblicando saggi e scritti del nostro caro amico Stratford Caldecott.

Ringraziamo caldamente l'editore per averci concesso di pubblicare il saggio nel nostro blog, e la cara Umberta Mesina per aver curato la traduzione.


In Vino Veritas: Chesterton propone un brindisi 

***** http://www.theimaginativeconservative.org/2014/05/chesterton-on-prohibition.html

di Joseph Pearce 

© The Imaginative Conservative, 17 maggio 2014

******** http://www.theimaginativeconservative.org


Già nel 1921, durante la sua prima visita negli Stati Uniti, Chesterton rimase orripilato dall'ascesa del potere federale e delle grandi imprese e dalla conseguente distruzione dei piccoli governi locali e della piccola impresa. In un'intervista concessa a un quotidiano di Boston, accennò all'abisso tra gli ideali dei Padri Fondatori e alla realtà dell'America odierna in termini che il Tea Party di oggi appoggerebbe senz'altro:

Se Patrick Henry tornasse al mondo e gettasse un'occhiata sul vasto ordine economico di oggi, potrebbe anche mutare il suo discorso e semplicemente dire "Datemi la morte" – visto che l'alternativa è palesemente impossibile nelle condizioni attuali. [1]

[N.d.T. Patrick Henry, che è appunto uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America, è rimasto nella storia anche per un famoso discorso che concluse con le parole give me liberty, or give me death – datemi la libertà oppure la morte. La libertà è appunto l'alternativa a cui si riferisce Chesterton, e non la vita, come si potrebbe pensare]  

Va notato che questa intervista fu rilasciata durante i primi giorni del proibizionismo, che era di per sé un furto di libertà superiore a tutto ciò che Patrick Henry ebbe a subire da parte britannica. Mettete a confronto, per esempio, il furto di libertà determinato da tasse esorbitanti sul tè con quella determinata da un bando totale delle bevande fermentate e distillate. Che avrebbero pensato i Padri Fondatori di un governo oppressivo che avesse emanato una simile legge? E come appare una simile legge vista dalla prospettiva europea? Da questo punto di vista, è davvero ironico, soprattutto alla luce dell'attacco terroristico dell'11 settembre, che gli Stati Uniti abbiano questa malsana affinità con l'islam nella loro insistenza, perfino oggi, a trattare vini, birre e spiriti come droghe e non come bevande. Alcool, andrebbe ricordato, è una parola araba. Il vino non è "alcool" più di quanto il latte sia "calcio" o "proteine". Un oggetto non è definito dai suoi componenti, ma da ciò che esso è nella sua interezza. Gesù Cristo non cambiò l'acqua in alcool! E già che siamo a parlare del primo miracolo di Cristo, guai a chi cerchi di ribaltare il miracolo di Cana facendo tornare il vino in acqua! 

Considerando che entrambe le visite di Chesterton negli Stati Uniti avvennero durante il proibizionismo, non è sorprendente che l'attenzione chestertoniana fosse costretta a soffermarsi sull'argomento: 

Il grande problema [parla del proibizionismo] è che mescoliamo insieme causa ed effetto. Ci sono due modi di bere. Se uno è felice, beve per esprimere la sua gioia. Questo è un buon bere. Ma c'è anche il caso di chi è talmente infelice da bere per cercare la felicità. E non arrivi alla radice del suo problema facendolo smettere di bere. Per arrivare alla radice, devi cambiare il sistema industriale che lo rende infelice. Non è solo questione di distribuire meglio la ricchezza, benché questo aiuterebbe. In aggiunta, dobbiamo riportare in auge le vecchie usanze, le danze, le canzoni, le credenze: le cose che mantenevano l'uomo felice prima che nascesse l'industria moderna.[2]

Chesterton sembra dire che il problema dell'ubriachezza nei bassifondi non è il bere ma i bassifondi. Se la gente beve per sfuggire all'inferno in cui vive, la soluzione non è proibire di bere ma fugare l'inferno. Con buona pace di Chesterton, tuttavia, bisogna riconoscere che gli alcolisti, distinti dai sani bevitori, non sono interessati alla bevanda ma piuttosto alla droga che trovano nella bevanda. Per queste persone, è la droga l'inferno da cui hanno bisogno di fuggire. Ciononostante, le bevande fermentate non andrebbero vietate perché esistono degli alcolisti più di quanto lo zucchero andrebbe vietato perché esistono degli obesi. Chesterton ricapitola succintamente la questione nel suo libro Eretici, pubblicato nel 1905: 


Una nuova morale si è rovesciata su di noi con qualche violenza in relazione al problema dell'alcolismo; e gli entusiasti nel campo vanno dall'uomo che viene buttato fuori con violenza alle 12.30 alla signora che fracassa gli American bar con un'ascia. In queste discussioni, quasi sempre appare una posizione molto saggia e moderata, quella secondo cui si dovrebbe bere il vino o roba consimile solo come medicina. Su questo punto, io mi spingerei a dissentire con particolare ferocia. L'unico modo veramente pericoloso e immorale di bere il vino è quello di berlo come medicina. [...]  

La regola sensata nella questione sembrerebbe presentarsi come molte altre regole sensate, ovvero, come un paradosso. Bevete perché siete felici, ma mai perché siete infelici. Non bevete mai quando, senza l'alcool, vi sentite derelitti, o sarete come il bevitore di gin dalla faccia grigiastra nel suo tugurio; ma bevete quando, anche senza alcol, sareste felici, e sarete come il ridente contadino italiano.[3] 


Il punto di vista di Chesterton è chiaramente quello della Cristianità, dell'Europa cristiana, che era altrettanto chiaramente il punto di vista di Cristo stesso quando compì il suo miracolo alla festa di nozze. Non è il punto di vista di Maometto né, a quanto pare, quello di certe tendenze puritane in America. In queste cose, si potrebbe pensare che la distanza tra il tavolino da tè proibizionista e la taverna cristiana sia davvero più ampia dell'Atlantico.  

Note

1. Boston Evening Transcript, January 12, 1921. 

2. Boston American, February 12, 1921. 

3. G. K. Chesterton, Eretici, cap. VII, casa editrice Guerrino Leardini, 2013 (ristampa dell'edizione Piemme 1998, traduzione di Pietro Ferrari). Originale: Heretics, New York: John Lane Company, 1905, pp. 102-104). 


Libri sull'argomento (ovviamente in inglese) si possono reperire presso la libreria online The Imaginative Conservative Bookstore.  

******** http://www.theimaginativeconservative.org/the-imaginative-conservative-bookstore).


Ora Pump Street è un'industria serigrafica, cioè: fa ancora più sul serio.




Solitamente non diamo spazio pubblicitario a nessuno, perché non è il fine del nostro sito. Se avete fatto caso, abbiamo volutamente ristretto gli argomenti trattati nei nostri post al solo Chesterton, con piccole incursioni altrove di tanto in tanto. Questo perché crediamo fermamente che parlare di Chesterton sia il nostro scopo e che conoscerlo bene serva a canalizzare i nostri sforzi e le nostre energie.
Oggi pubblichiamo questo annuncio di Pump Street contravvenendo in apparenza ad una regola che ci siamo dati. Lo facciamo perché Pump Street siamo noi stessi, Pump Street è stata fatta da chestertoniani per diffondere Chesterton e non solo lui, ed anche perché vogliamo dare spazio ad esperienze vere di economia cattolica (il distributismo - ci spiace deludere quelli che credono in altre cose, anche se hanno fior di titoli e buona fede - è questo).
Leggetevi questo annuncio e agite di conseguenza.
________

Cari Amici, Pump Street è ufficialmente un'industria serigrafica.
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mercoledì 4 febbraio 2015

Un aforisma al giorno

Un uomo con una convinzione precisa (...) appare sempre bizzarro, perché non muta col mondo; egli si è issato fino a una stella fissa, e la terra rotea sotto di lui come uno zootropo. Milioni di miti uomini in giacchetta nera si dichiarano sani di mente e ragionevoli solo perché afferrano al volo la fola del momento, perché vengono sospinti da una pazzia all'altra dal maelstrom del mondo.


Gilbert Keith Chesterton, Eretici

martedì 3 febbraio 2015

Un aforisma al giorno

Se un uomo sano se ne sta a letto, lo faccia senza addurre la minima scusa, e allora si alzerà ancor più sano di prima.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie 

Un aforisma al giorno

"La sovranità è fondata sulla grazia" era un ideale pio, ma se si trasforma in una scusa per disobbedire al vigile irlandese che regola il traffico di Piccadilly finché non siamo sicuri che si sia da poco confessato con il suo prete irlandese, è mancanza di realismo".


Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

Houellebecq, Chesterton e L'Osteria Volante: una nota del nostro Andrea Carbonari

Cari amici della SCI,

qualche settimana fa è apparso nelle librerie il nuovo romanzo dello scrittore francese Michel Houellebecq, intitolato "Sottomissione". I primi articoli di giornali si sono concentrati sull'ambientazione storica del libro, la Francia di un futuro abbastanza prossimo, in cui un musulmano diventa presidente della repubblica sfruttando le rivalità della classe politica e le debolezze degli intellettuali del paese d'Oltralpe. Gli attentati di Parigi hanno purtroppo contribuito a rendere popolare l'autore, giudicato da alcuni profetico. Appena ho letto la notizia dell'uscita di questo libro, non ho potuto fare a meno di pensare a "L'osteria volante" scritta da Gilbert Keith Cheterton molti decenni prima. Ho fatto presente la coincidenza al nostro presidente Marco Sermarini, che mi ha "commissionato" questa nota, con l'obiettivo di investigare meglio i rapporti fra questedue opere.

Nella mia mail al presidentissimo, ho fatto presente un elemento che creava un preciso, anche se debole, collegamento fra lo zio Gilbert e Houellebecq. In un saggio che lo scrittore francese ha scritto qualche anno fa con Bernard-Henri Lévy (e pubblicato in Italia col titolo "Nemici pubblici") egli cita espressamente in due punti lo zio Gilbert. Ne parla con ammirazione, definendolo "sempre acuto" (la traduzione dal francese è mia), ma non dice quali libri di GKC ha letto. Partendo da questo presupposto, ho cercato di capire se per "Sottomissione" Houellebecq si sia veramente ispirato a "L'osteria volante". Non ho trovato al momento su internet prove chiare di questo. Ma il paragone fra i due libri non è sfuggito né a Philippe Maxence, presidente dell'associazione francese "Amici di Chesterton", né ad Annalisa Teggi (sul nostro blog troverete i link agli articoli di questi due illustri chestertoniani).

Dopo essermi fortificato con la lettura de "L'osteria volante", mi sono allora messo a leggere "Sottomissione". Chiedo fin d'ora scusa se mi è sfuggito qualcosa, ma mi sembra che l'idea della presa del potere da parte di un islamico in un paese cristiano (fallita in Chesterton e riuscita in Houellebecq) sia eventualmente l'unico collegamento con il romanzo di GKC. Anche in "Sottomissione" il nome di zio Gilbert è citato due volte, in entrambi i casi insieme a Hilaire Belloc. Entrambi sono infatti indicati come padri del "distributivismo", una filosofia economica antagonista sia al capitalismo che al comunismo. In realtà, noi chestertoniani amiamo di più chiamare la dottrina creata da zio Gilbert e Belloc "distributismo" (su questa teoria trovate molto materiale sul nostro blog). Questo errore è stato notato da Maxence, che l'attribuisce al fatto che Houellebecq cita in realtà una scheda apparsa sull'enciclopedia on line Wikipedia, e non le opere del Nostro.

Dalla lettura di "Nemici pubblici" e "Sottomissione" ho ricavato l'idea che Houellebecq abbia letto in qualche modo Chesterton e lo apprezzi, ma non ne abbia subito un'influenza profonda. "Sottomissione" è infatti secondo me un libro prondamente anti-chestertoniano, poiché è ispirato da un pensiero nei fatti nichilista. Il protagonista è l'opposto dei personaggi principali di libri come "L'osteria volante", "Uomovivo", "La sfera e la croce" e "Il poeta e i pazzi" (cito solo alcune delle opere di narrativa di GKC). Quelli lottano, vincono, perdono, si lasciano trasformare dalla Grazia; lui si trascina, fa da spettatore, sguazza nei suoi vizi. Alla fine ha anche successo, perché adeguandosi all'andazzo generale riesce ad ottenere onori e incarichi.

Alla fine di tutto mi sento di dire quattro cose a te che mi leggi:

1) Leggi o rileggi "L'osteria volante". E questa volta mentre lo fai punta la tua attenzione all'aspetto politico-sociale del romanzo, e in particolare al fatto che la legge non è uguale per tutti (non ti voglio anticipare niente, ne riparleremo quando lo avrai letto). 
2) Non leggere "Sottomissione". Liberissima o liberissimo di non darmi retta, ma penso che non valga la pena dedicare soldi e tempo a un libro fondamentalmente depressivo.
3) Prega per la conversione di Houellebecq. Maxence nel suo articolo lo invita a continuare a leggere Chesterton per curarsi. E in realtà la cura è realmente buona, ma se il malato non si aprirà alla Grazia purtroppo essa non servirà a nulla. In diversi punti del romanzo il protagonista è sul punto di abbracciare la fede cattolica, ma i suoi vizi e le sue paturnie lo fanno tornare indietro. Speriamo che questo non avvenga anche con lo scrittore.
4) Se ti avanza tempo, prega anche per la mia conversione, perchè ne ho bisogno quanto se non più di Houellebecq.

Saluti chestertoniani,

Andrea Carbonari (Mr. Pond)

lunedì 2 febbraio 2015

Il Cavaliere e la spada - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

L'Uomo (anima e corpo), diventato inerme ed inetto, remissivo e ingenuo, è divenuto tale da non poter essere neanche disprezzato. Ometto, non più uomo; peccatore, come ammoniva nel 1911 Chesterton, che nega l'esistenza del peccato. 

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Nel poema epico del 1911: "La ballata del cavallo bianco(edito da Raffaelli Editore), Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) contrappone il Re cattolico Alfred agli invasori pagani Danesi e mette in bocca al Re del Wessex le seguenti parole, che rivelano la sua semplice e profonda teologia: "Quando Dio mise l'uomo nel giardino lo cinse con una spada e fece di lui un cavaliere libero, che poteva tradire il suo Signore; ed egli Lo uccise e Lo tradì, precipitò e si perse in luoghi lontani…". Anche se il periodo storico di cui parla nel poema è il IX secolo, Chesterton ha sempre messo in risalto (anche in altre epoche) la figura del cavaliere con la sua spada. Adam Wayne, il "pazzo" sindaco di Notting Hill del suo primo romanzo (1904), fin da giovane maneggiava spade; nell' Uomo che fu Giovedì i filosofi-poliziotti arrivano a scontrarsi in duello all'arma bianca; la spada è stata persino vista da Chesterton quale metafora del bastone del viandante-pellegrino.

In tante altre sue opere (saggi, romanzi, poesie) lo scrittore londinese ha sempre avuto una particolare predilezione per i cavalieri con la spada. Cerchiamo di scoprirne ora i motivi più profondi, partendo da una considerazione oggettiva più volte sottolineata da Chesterton stesso: l'apprezzamento del giuramento di fedeltà (il voto) che univa il cavaliere con il suo signore, il sacerdote con la Chiesa, il religioso/la religiosa con Cristo, la sposa con il suo marito. Quando Re Alfred chiama a raccolta nell'imminente battaglia gli amici a soccorrerlo in difesa contro i barbari, si appella al cuore ed alla fedeltà dei veri Cristiani: "Ora prendi la mia spada, tu che hai fatto divampare il fuoco, perché questo è il modo dei Cristiani, la tempra del guerriero come del prete…Puoi giurare fedeltà ad un'accolita di monaci, o di fronte ad una moglie graziosa, ma questo è il modo dei Cristiani: che il loro giuramento dura fino alla fine". 

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La pretesa "libertà" di sciogliere i nodi ed i legami era stata oggetto di disapprovazione da parte dello scrittore di Beaconsfield anche nel saggio: "La superstizione del divorzio". Il cavaliere libero è colui che, per Chesterton, riconosce e serve il suo padrone. Così è fin dall'inizio della Creazione, come voluto da Dio: l'uomo, con tutti i suoi doni ricevuti, cinto con la spada, è posto nelle condizioni di amare, lodare, servire Dio e con questo salvare la propria anima. Questo capolavoro di servizio e di fedeltà è riassunto emblematicamente nella figura del cavaliere con la spada, poiché non si può lottare ingenuamente senza armi, come ammoniva Chesterton: "Non si può amare una cosa se non si desidera combattere per essa". Anche la Madonna, Nostra Signora, mostratasi a Re Alfred durante i giorni di tristezza e di isolamento, appare alla fine attraversata dalle spade (segno di partecipazione profonda alla sofferenza) e con una spada in mano (unita alla vittoria cristiana): "Egli vide Nostra Signora in piedi, i suoi occhi erano profondamente tristi e sette spade erano piantate nel suo cuore, ma una spada era nella sua mano".

Nella lungimirante visione di Re Alfred alla fine del poema, il Re cristiano riprenderà con vigore la caduta e la scomparsa degli uomini liberi, i cavalieri con le loro spade: "Tra molti secoli, tristi e lenti, io so che i pagani ritorneranno…Voi li riconoscerete da questi segni: lo spezzarsi della spada, e l'uomo che non è più un cavaliere libero, capace di amare o di odiare il suo signore. Sì, questo sarà il loro segno: il segno del fuoco che si spegne e l'Uomo trasformato in uno sciocco, che non sa chi è il suo signore…da questo segno li riconoscerete, dalla rovina e dal buio che portano; da masse di uomini devoti al Nulla, diventati schiavi senza un padrone". 

L'Uomo (anima e corpo), diventato inerme ed inetto, remissivo e ingenuo, è divenuto tale da non poter essere neanche disprezzato. Ometto, non più uomo; peccatore, come ammoniva nel 1911 Chesterton, che nega l'esistenza del peccato. Rimangono alte e risonanti le parole e le immagini lasciate da Chesterton, purtroppo poco lette e scarsamente valorizzate da un mondo che non è più riuscito a concepire l'esigenza di un cavaliere con la sua spada. Dinanzi allo smarrimento che stiamo vivendo forse le parole di Re Alfred avrebbero potuto aiutarci: "Da questa rovina silenziosa, dalla vita considerata una pozza di fango, da un cuore spezzato nel seno del mondo, dal desiderio che si spegne nel mondo; dall'onta scesa su Dio e sull'uomo, dalla morte e dalla vita rese un nulla, riconoscerete gli antichi barbari, saprete che i barbari sono tornati".

Chesterton, un blogger nato, secondo Malcolm Guite.

E' interessante.

https://malcolmguite.wordpress.com/2012/04/30/gk-chesterton-natural-born-blogger/

Gruppi Chestertoniani Locali

Stiamo cercando, dove ce lo chiedono, di creare dei gruppi chestertoniani locali, che si dedichino alla diffusione del pensiero e dell'opera di GKC e che completino l'opera che la Società svolge a livello nazionale. Chesterton serve alla nostra vita! Non è solo una cosa "culturale" (Dio ce ne scampi e liberi). Ecco allora che vi estendo l'invito di Giovanni Borghi per tutti quelli della zona di Modena e limitrofe:

Cari tutti,

prendendo ispirazione dai Gruppi Chestertoniani Veronesi,
mi piacerebbe dare il via ad un gruppo di lettura/studio/confronto
su Gilbert a Modena.

Vi invito quindi ad un incontro conoscitivo + caffé presso il bar

Stracaffé;
via Morane 404
41125 Modena MO
sabato 7 Febbraio
dalle ore 16.00 alle 17.00

Per permettervi di riconoscermi, portero' con me in bella vista
una copia di Ortodossia.

Per qualsiasi cosa potete contattarmi all'indirizzo:
chestertonmodena@gmail.com

Ringrazio Marco Sermarini per il gentile supporto nel diffondere
questa notizia.

Giovanni Borghi

domenica 1 febbraio 2015

3 Febbraio 2015, serata Chestertoniana a Verona




L'Associazione Edith Stein 
e La Compagnia le Due Valli
presentano:

Fabio Trevisan "
L'Europa e la Fede di Hilaire Belloc"

Astrid Aloni, Giuseppina de Pernwerth, Roberto Prisco   leggono brani da

"La ballata del Cavallo Bianco"
di G. K. Chesterton

Martedì 3 febbraio 2015     ore 20,30
Sala dei Santi Ve
ronesi dell'Istituto Stimate          via Carlo Montanari, 1 Verona

"La ballata del Cavallo Bianco"
di G. K. Chesterton


Scaletta degli argomenti

INTRODUZIONE
dedica
INVASIONE
visione di Maria
l'adunata dei capi
L'ARPA DI RE ALFRED
LA DONNA NELLA FORESTA
il primo assalto
LA MORTE DEI CAPI
il secondo assalto-vittoria
la cura del cavallo
la visione finale 

 

 

    


G. K. Chesterton & T. S. Eliot: Friends or Enemies? - The Imaginative Conservative

È un articolo su Chesterton ed Eliot scritto da Joseph Pearce e comparso su The Imaginative Conservative (il sito a cui contribuiva con interessantissimi articoli anche il nostro Stratford Caldecott).

Sull'argomento c'è ancora poco di scritto, quindi vale la pena leggerlo.

La Stampa - La commedia di Chesterton in risposta a Pirandello

Un articolo di Andrea Colombo sulla nostra Sorpresa!

http://www.lastampa.it/2015/02/01/cultura/la-commedia-di-chesterton-in-risposta-a-pirandello-hlHCZJTmCTAlwiAI0gBntL/premium.html

sabato 31 gennaio 2015

Tweet da Die Tagespost (@DieTagespost)

Die Tagespost (@DieTagespost)
Viel mehr als "Father Brown" - Lesenswertes zu G.K.Chesterton: die-tagespost.de/Geniestreich-m… @AmChestertonSoc


venerdì 30 gennaio 2015

Il nostro Gilbert - Il cestino della carta

"... Il mio consueto caos è aumentato a causa del trasloco in una nuova casa, che è ancora come un cestino della carta...".

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera a mons. Ronald Knox, Maggio 1922

giovedì 29 gennaio 2015

A Milano, lunedì ore 21.00 c'è una sorpresa...

Chesterton in altre parole - Madido di sudore

"(Chesterton) era così 'conscio dell'immensità della Presenza Reale (di Nostro Signore Gesù Cristo nell'Eucarestia, ndr) la mattina della sua Prima Comunione... che era tutto madido di sudore quando effettivamente ricevette Nostro Signore. Mentre mi stavo congratulando con lui egli disse: 'Ho passato l'ora più felice della mia vita'"

Padre Thomas Walker, parroco di High Wycombe e Beaconsfield in quella famosa estate del 1922, in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton 

Chesterton in altre parole - Chesterton e l'abbigliamento

Chesterton è noto che avesse costantemente bisogno della presenza amorevole e provvida di attenzioni della moglie Frances.
Tutto ciò ancor più fortemente per quel che riguarda le questioni d'abbigliamento, per via della sua natura totalmente disinteressata all'argomento, quanto meno a detta dei suoi amici più vicini, oltre che per la sua proverbiale distrazione.

Ogni giorno, ad esempio, invocava la moglie per farsi fare il nodo alla cravatta.

Nonostante questo, Maisie Ward, la sua più importante biografa, ricorda di una volta a colazione quando Gilbert comparve indossando ben due cravatte e, quando lei se ne avvide, fece notare che questo provava non poca bensì troppa attenzione all'abbigliamento…

mercoledì 28 gennaio 2015

Chesterton in altre parole

Chesterton, durante uno dei suoi viaggi in America, fu interpellato su quale fosse il preferito tra i suoi libri; rispose che non li aveva proprio letti ma che L'Osteria Volante era stato il più divertente da scrivere, mentre Ortodossia quello che gli aveva dato più soddisfazione, nel senso che diceva ciò che il libro si proponeva di dire.

(liberamente tratto da Ian Ker, G. K. Chesterton - A Biography)


martedì 27 gennaio 2015

A vario titolo si cita Chesterton, che quindi è attuale (anche nella Repubblica Ceca)...

Riportiamo qualche collegamento tratto da internet (ce ne sono sempre tanti) che in qualche modo riporta citazioni o nomina Chesterton.

Non li segnaliamo per qualche ragione particolare ma per dimostrare il costante interesse per Chesterton, che si manifesta nel fatto che venga spesso nominato.

http://www.padovaoggi.it/eventi/teatro/il-mio-nome-e-pietro-al-teatro-don-bosco-di-padova-il-15-gennaio.html


Poi qui di seguito un interessante notizia: su Dvojka, emittente radiofonica della Repubblica Ceca, c'è la riduzione radio di uno dei Racconti di Padre Brown (o, come dicono da quelle parti, Otec Braun), La maledizione dei Darnaway:


C'è anche la registrazione della prima puntata (se qualcuno capisce la lingua ceca o ha amici cechi da instradare per bene!). Gli interpreti sono Václav Poul, Jan Bilek , George Kałużny, Filip Richtrmoc, Christina Kociánová, con la regia di Pavel Krejci. La traduzione è di Lida Hanzlíková, la drammatizzazione di Vladimír Hare
.
Nella foto: Vaclav Poul, che interpreta Padre Brown (o meglio Otec Braun!)

lunedì 26 gennaio 2015

Annotations of Chesterton the revolutionist - Telegraph

L'autore di questo compiaciuto articolo su Chesterton apparso giorni fa sul Telegraph dà a Chesterton del socialista (e lo fa appellandosi ai maggiori, e cioè Oddie e Ker che invece dicono solo che GKC fu socialista da giovane, che frequentò Blatchford e che fu introdotto a diversi campioni del socialismo cristiano come Conrad Noel da sua moglie Frances: vere le citazioni, errata la prognosi).

Ma ve lo sottoponiamo solo perché riporta in auge alcune fulminanti annotazioni a pastello verde fatte da GKC su di un libro di Jackson, finite poi nella raccolta postuma Platitudes Undone. Leggete questo, per esempio:

"La Familiarità favorisce non il disprezzo ma  l'indifferenza", Jackson suggerisce. Chesterton aggiunge: "Ma può favorire la sorpresa. Provate a dire novanta volte 'stivali'" (è un motivo espresso tante volte da GKC, ndr). È pronto, ciononostante, ad applaudire Jackson se trova qualcosa di sorprendentemente vero. Sotto l'annotazione di Jackson, "Non c'è niente di vecchio sotto il sole", egli è felice di scrivere "molto buono"

Il resto qui sotto:


venerdì 23 gennaio 2015

Un aforisma al giorno

Molti saranno sorpresi di apprendere che quando il grandioso grido greco prorompe nel latino della messa, antico come la stessa cristianità, in chiesa moltissime persone recitano correttamente il Kyrie eleison e conoscono l'esatto significato delle loro parole. Ma in ogni caso sanno quello che dicono in misura maggiore di quanto lo sa chi inizia la lettera con "Caro signore".


Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

giovedì 22 gennaio 2015

Chesterton in altre parole - Ronald Knox aveva visto lungo

Mons. Ronald Knox disse, in occasione del suo panegirico nella Cattedrale di Westminster trenta giorni dopo la morte di Chesterton: "Sarà quasi certamente ricordato come un profeta in un'età di falsi profeti".

mercoledì 21 gennaio 2015

Chesterton in altre parole / Chesterton è attuale - Una storia ed una mail che può interessare tutti noi.

Ricevo una bella mail che col permesso dell'autrice vi giro perché anche voi ne godiate ma approfitto per raccontare una storia che non ho mai avuto il tempo di narrare e per fare una riflessione sull'onda di quello che mi dice Luisa e con lei la sua cara famiglia, così accogliente e generosa con me (ma credo proprio con tutti!).

Un anno fa la Società ha ricevuto una mail del seguente letterale tenore:

«Ciao, sono Stefano, abito a Cremona e frequento la 3° media.
Sono un giovane lettore di Chesterton, lo conosco ormai da oltre un anno, e non smette mai, ogni volta che leggo un suo libro, di stupirmi.
Chiedo aiuto a voi perché siete la società Chestertoniana più autorevole in Italia.
Poiché  ho pensato di scrivere la mia tesina con cui chiudere l'anno scolastico proprio su Chesterton, mi vorrei appellare allo spirito Chestertoniano per realizzarla.

Vi chiedo cortesemente di aiutarmi; nel senso di avere qualche suggerimento per approfondire il pensiero di Chesterton.
Mi interesserebbe a riguardo, il suo rapporto con la chiesa, alla sua conversione e il rapporto dell'uomo con la letteratura.
Consigliatemi eventuali fonti da consultare al riguardo, o dove poter prendere ispirazione.
Da solo sto trovando un pò di fatica e non vorrei perdermi....
Certo di una risposta positiva, vi auguro buon lavoro.
Sursum corda.

Stefano
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Per farla breve, abbiamo deciso di prendere sul serio questo ragazzo e gli abbiamo fornito l'aiuto che chiedeva, nei limiti della nostra pochezza, checché lui ne dicesse. Gilbert ha colpito ancora perché è nata un'amicizia con Stefano, i suoi genitori e sua sorella, i loro amici grandi e piccoli. Il segno che Gilbert fa sul serio è proprio il far diventare amici tutti quelli che si incontrano per colpa sua. Questo ci fa sperare molte cose: che ora sia in un bel posto, ad esempio, e ci dà una conferma, e cioè che il bel posto se lo sia guadagnato facendo lo stesso in vita (ma questo è storia). 
Allora gli amici cremonesi mi invitano e il 6 Maggio 2014 vado da loro, faccio un bell'incontro con tante persone buone e pazienti che mi ascoltavano e mi facevano domande, anzi, hanno ascoltato me e il piccolo grande Stefano che ha detto la sua su Gilbert. 
La mattina dopo vado nella loro bella scuola e incontro i ragazzi di terza media per un breve incontro, ma rimaniamo a chiacchierare per un po' (spero se la passino bene, ora che stanno alle superiori. Almeno come Stefano che continua ad essere fedelissimo amico di Chesterton e anche mio).
Mi sono trovato tanto bene, mi hanno trattato come un re e li ringrazio ancora, ogni tanto ci sentiamo, ci siamo anche rincontrati al Meeting di Rimini nel nostro stand bellissimo con tutte le nostre magliette e libri splendenti e ruggenti.
Ora Luisa, la mamma di Stefano, mi scrive la bella mail qui sotto ed è proprio vero quello che dice. Gilbert ogni tanto lo trovi dove non te lo aspetteresti e lui ti fa tana (letteralmente) libera tutti. Le parole di Luisa l'ho sentite tante volte, e credo sia la grazia più grande che Gilbert ci ottienga da Nostro Signore: diventare suoi amici e Suoi amici.
Chi è grato sono io, a Gilbert, Stefano e la sua bella famiglia e i suoi cari amici (compresa la professoressa coraggiosa che ha "istigato" Stefano a scrivermi).
Per la cronaca tra di noi Chesterton lo chiamiamo «lo zio Gilbert».

Marco Sermarini
«Gentile Marco,

ti raggiungo con queste righe che riguardano lo zio Gilbert ma anche te, indirettamente, e l'amicizia che ci hai donato (per la quale ancora noi tutti ti siamo grati).

Sono incappata, appunto, nelle impronte lasciate da Chesterton, attraverso la sua personalità, in due libri presi a prestito dalla biblioteca; uno tratta della "lettura ad alta voce" e l'autrice cita: "Prima ancora di Bettelheim lo scrittore inglese G. K. Chesterton sosteneva che non sono le fiabe a dare ai bambini l'idea dell'esistenza dell'Uomo Nero: le fiabe danno semmai l'idea che l'Uomo Nero può essere sconfitto. I bambini convivono con i draghi fin da quando hanno conquistato la capacità immaginativa: le fiabe, dice ancora Chesterton, offrono loro un San Giorgio capace di ucciderli".

L'altro libro che sto leggendo, "Il regalo più bello", è una raccolta di racconti sul Natale e nell'introduzione le curatrici citano: "Dopo il Natale di guerra chiudiamo su una nota più positiva con un racconto del britannico G. K .Chesterton: nel suo "La bottega dei fantasmi" (si tratta di uno dei saggi di Tremendous Trifles, ossia una delle Tremende Bazzecole, ndr) alcuni personaggi della letteratura inglese del passato si radunano in un cadente negozio di giocattoli per decretare una solenne verità".

Incontrare riferimenti a Chesterton è - quasi - come incontrare un amico di vecchia data… uno si sente un po' come a casa sua.

Grazie.

Luisa, mamma di Stefano

Cremona, 19/1/2015»

martedì 20 gennaio 2015

Un aforisma al giorno

Gli uomini non differiscono molto su ciò che chiamano male. Differiscono enormemente su quali mali definiranno scusabili.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 23.10.1909

lunedì 19 gennaio 2015

Consigli di viaggio (chestertoniani) da Pier Francesco Borgia - da Il Giornale

Citiamo questo pezzo tratto dal blog del giornalista Pier Francesco Borgia "Camera con vista":

«Nei paesi anglosassoni (ma non solo lì) resiste una solida tradizione. I ragazzi usciti dalla scuola o dall'università si concedono il cosiddetto "anno sabbatico" prima di tuffarsi nella vita reale: fatta di impegno, lavoro e responsabilità. I più facoltosi acquistano un biglietto aereo per fare il giro del mondo. Altri si accontentano di passare questo lungo intervallo di tempo in qualche paese esotico oppure nel cuore della vecchia Europa. Altri, i più ma a anche i meno fortunati economicamente, si industriano nel fare lavoretti stagionali per avere almeno la possibilità di fare sei o quattro mesi fuori dai confini nazionali.

Gli osservatori illuminati plaudono a questa iniziativa. Serve, dicono, per aprire la mente, per fare nuove esperienze e per immagazzinare un sufficiente bagaglio di emozioni e ricordi da riscaldare anche i periodi più opachi della routine che li attende.

Leggendo, anzi rileggendo, uno dei testi più brillanti e acuti di Gilbert Keith Chesterton è proprio questa "sana abitudine" che mi è venuta in mente. Il libro in questione è Le avventure di un uomo vivo (Mondadori). Chesterton l'ha scritto nel 1912. E di certo allora questo vezzo dell'anno sabbatico non era ancora diventato una tradizione. Eppure il testo del celebre scrittore inglese può essere in qualche modo visto come un manifesto pionieristico di questa abitudine. In buona sostanza lo scrittore inglese confeziona un brillante testo umoristico (molto adatto anche alla trasposizione teatrale) nel quale riversare alcuni dei suoi più radicati convincimenti. Primi fra tutti ovviamente l'ottimismo e l'amore per la vita. In tempi in cui ancora andava forte il nichilismo e le ideologie materialiste, Chesterton ci ricorda che l'uomo comune per sentirsi vivo deve capire che il miracolo più autentico è la vita quotidiana».


Il resto dell'articolo lo trovate qui.

domenica 18 gennaio 2015

Un aforisma al giorno (di questi tempi pericoloso ma non meno veritiero)

"I cristiani difendono il vino perché fa bene agli uomini".


Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù 


E bravo Adinolfi!

"Prima di lasciarvi ed augurarvi una Santa Domenica, un'ultima annotazione. Guardando le centinaia di agenti in tenuta antisommossa che hanno dovuto proteggere il nostro semplicissimo diritto di parola, il nostro banale voler dire che i bambini nascono da un uomo e da una donna, non ho potuto non pensare alla citazione più nota di Chesterton che tante volte ci ripetiamo l'un l'altro: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. S'avvicina il tempo in cui una vita normale, una vita da onest'uomo, richiederà sforzi da eroe".

Da La Croce Quotidiano - 18 Gennaio 2015

Prima di Houellebecq, Chesterton parlò di euroislam | Tempi.it - Annalisa Teggi

www.tempi.it/blog/prima-di-houellebecq-fu-chesterton-a-immaginare-un-europa-islamizzata

Greybeards at play, ovvero: gli inizi di un grande scrittore e di un grande uomo

Chesterton scrisse questo volume (uscito in Italia col simpatico titolo Burloni Barbagrigia e la traduzione della cara Annalisa Teggi, per i tipi del bravo editore Raffaelli) nel 1900, dotandolo della copertina e dei suoi fantastici disegni all'interno.

Sono versi giocosi, per cui sono molto seri: il Chestertonbimbo (padre O' Connor lo chiamava così, "Chestertonchild") a ventisei anni era così amante della vita come lo rimase fino alla prematura dipartita a sessantadue. Sono clerihew, poesiole di quattro righe che come una freccia lucente colpiscono nel segno e descrivono una realtà, una persona, un fatto, un'idea. Clerihew perché l'inventore e maestro del genere fu il suo compagno di scuola e amico di sempre Edmund Clerihew Bentley, giornalista, scrittore e avvocato che gli rimase amico dall'età di quattordici anni (che bello! Oggi le mamme dicono ai figli che "ogni tanto si deve cambiare compagnia"... folle idea quella di non mettere mai radici! Buona solo per morire presto!).

Questi versi sono anche l'incarnazione di una delle passioni più radicate e costantemente riemergenti nel Nostro Eroe, il nonsense, quel nonsense in cui, diceva, bisogna essere seri perché è un'arte.

Gilbert le scriveva per gioco per Rhoda Bastable, la cuginetta della sua futura moglie Frances, e questa bella bambinesca (nel miglior senso) amicizia durò per tutta la vita. Ci sono tanti disegni in giro per Rhoda, io personalmente ne ho visti diversi.

Il libretto fu pubblicato da R. Brimley Johnson, il promesso sposo della sorella di Frances, Gertrude, morta prematuramente investita da un'automobile. Questa morte lasciò un grande segno nella vita di Frances e accelerò in qualche modo il matrimonio con Gilbert. Gertrude tra l'altro fu la segretaria di Rudyard Kipling.

Gilbert parlava della pubblicazione di queste poesie più o meno così: è come se il mondo si fermasse a Kensington a vedermi fumare sigarette... 

Benedetta umiltà, direbbe il mio amico Andrea Monda! 

Il volumetto, arricchito dalla postfazione di Annalisa, merita la vostra lettura e l'acquisto, naturalmente su www.pumpstreet.it e non altrove!

Marco Sermarini 



sabato 17 gennaio 2015

Un aforisma al giorno

Quando difendiamo la famiglia, non intendiamo dire che sia sempre una famiglia pacifica; quando sosteniamo la tesi del matrimonio non vogliamo dire che il matrimonio sia sempre felice. Vogliamo dire invece che esso è il teatro del dramma spirituale, il luogo dove tutto succede e dove specialmente accadono le sole cose che hanno importanza. Non è tanto il luogo in cui un uomo uccide la moglie, quanto il luogo dove egli può prendere la decisione altrettanto sensazionale di non ucciderla affatto. 

G.K. Chesterton, In difesa delle unità drammatiche