lunedì 11 gennaio 2016

La commemorazione dell'Illustrated London News in morte di Gilbert Keith Chesterton

Sierra Leone Chesterton Center - Il container è in partenza!

Pump Street (@pump_street)
Operazione SLCC - Il container è in partenza!
Caro John, stiamo arrivando

#distributism pic.twitter.com/kutPai3O9S


Un aforisma al giorno (merita)

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
The modern world will accept no dogmas upon any authority; but it will accept any dogmas on no authority.




Inviato da iPhone

Chesterton’s Pursuit of Holiness (La ricerca della santità di Chesterton) | di William Doino Jr. | da First Things

Chesterton's Pursuit of Holiness | William Doino Jr. | First Things 

Si parla di GKC, di Dale Ahlquist, di Michael Coren e di Paolo Gulisano.

Cose note ma si può rileggere.

Un aforisma al giorno

Esiste una risposta all'affermazione che coloro che hanno avuto le opportunità migliori probabilmente saranno le nostre guide migliori? Esiste una risposta alla spiegazione che coloro che hanno respirato aria pulita possono decidere meglio per coloro che l'hanno respirata nauseabonda? Per quanto ne so io, c'è solo una risposta, e quella risposta è il cristianesimo. Solo la Chiesa cristiana può offrire un'obiezione razionale alla fiducia completa nei ricchi. Perché sin dall'inizio ha sostenuto che il pericolo non era nell'ambiente dell'uomo, ma nell'uomo. Inoltre ha sostenuto che se ci mettiamo a parlare di un ambiente pericoloso, l'ambiente più pericoloso di tutti è l'ambiente più comodo.


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

Tra i ricchi non troverete mai un uomo molto generoso, neanche per caso. Possono dare via i loro soldi, ma non potranno mai dar via se stessi, sono egoisti, segreti, asciutti come vecchie ossa. Per essere abbastanza furbo per avere tutti quei soldi, devi essere abbastanza noioso per volerli.


Gilbert Keith Chesterton, A Miscellany of men

Un aforisma al giorno

La maggior parte della libertà moderna è alla radice paura. E non è tanto che siamo troppo audaci per sopportare le regole, ma è piuttosto che siamo troppo timidi per sopportare le responsabilità.


Gilbert Keith Chesterton, What's Wrong With the World

sabato 9 gennaio 2016

Un bel libro di Hilaire Belloc (su Pump Street)

Pump Street in perfetta forma

Chesterton in altre parole - Jorge Luis Borges

I letterati che nel nostro solenne paese accondiscendono al genere autobiografico ci parlano di se stessi con un tono remoto e reverente, come se parlassero di un parente illustre incontrato talvolta alle veglie funebri; Chesterton, invece, è in gioviale intimità con Chesterton e perfino ne ride. 

Jorge Luis Borges

(Ogni tanto va riproposto perché è vero, fa ridere ed è istruttivo per noi!) 



mercoledì 6 gennaio 2016

Dalla nostra Umberta Mesina, una bella riflessione su Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Buongiorno! Vi capita mai di rivivere nella vostra vita quotidiana qualcosa che avete letto nei libri di GKC? 
Non mi riferisco alla constatazione che ormai bisogna combattere per dimostrare che le foglie sono verdi e simili citazioni. Dato il mondo intellettuale in cui siamo costretti a vivere, tutti siamo capaci di adattare _a posteriori_ qualcosa che abbiamo letto a qualcosa che succede. Questa però spesso non è esperienza, resta superficiale. 
Mi riferisco proprio a cose che vi capitano durante la giornata e all'improvviso vi viene in mente un pezzo di un qualche libro di Gilbert; e allora capite meglio o la cosa o il libro e anche i nessi di quella frase o di quella cosa con il resto della realtà. 
A me ogni tanto succede. Mi è successo anche ieri mentre guardavo mio padre che riparava un paio di guasti a casa. 
Io abito con la mia famiglia in campagna, siamo una famiglia di agricoltori, e mio padre sa fare un sacco di cose: gli ho visto costruire muretti, fare il fabbro, il meccanico, sistemare interruttori e prese... Non può fare tutto, però può fare molte cose che ormai siamo abituati a delegare a qualcun altro, specializzato nella sua attività particolare e pagato per svolgerla. Ieri l'ho osservato mentre faceva due di queste cose e mi veniva in mente il capitolo II della terza parte di "Cosa c'è di sbagliato nel mondo", dove Gilbert parla proprio dello spezzettamento delle funzioni, prima per gli oggetti e poi per gli uomini:
«Confrontiamo insieme questi ritrovati, nuovi e antichi, e constateremo l'attuarsi di una tendenza generale. Un tempo si trovava ovunque un grande oggetto che aveva sei finalità, oggi ci sono dappertutto sei piccoli oggetti; oppure, è più facile trovare (e questo è il problema) cinque oggetti e mezzo». 
Questo non è negativo in sé; ma la tendenza diventa negativa quando comincia ad applicarsi a tutto, il che ci paralizza: «Qualsiasi cosa è stata separata da qualcos'altro e tutto si è congelato». 
Solo che «questa capacità di adattarsi a molte finalità era una specie di forza che non dovrebbe sparire completamente dalle nostre vite. .... anche gli uomini moderni saranno d'accordo con me nel vedere un merito nella capacità di adattarsi a più funzioni, un merito che può facilmente non essere riconosciuto. Questo equilibrio e questa universalità sono stati i capisaldi della visione di molti uomini in diverse epoche. .... ma la grande massa degli uomini è sempre stata incapace di raggiungere questa universalità, a causa del tipo di lavoro che svolge. E sottolineo: non perché gli uomini hanno un lavoro. .... Ciò che rende difficile all'uomo comune di essere universale è che l'uomo comune deve essere uno specializzato: non solo deve imparare un mestiere ben preciso, ma deve impararlo così bene da tenerselo stretto in una società parecchio spietata». 
Questo succedeva anche in passato, ma forse adesso succede di più. 
Gli agricoltori però sono più universali di altri uomini – e questo forse rende ragione del fatto che molti cercano, o almeno sognano, di tornare all'agricoltura. È vero che tanti di loro sono quel che mia sorella definisce "neobucolici" ma credo che, sotto sotto, anche i NB si muovano per questa esigenza di universalità. 
A parte questo, se mio padre non sapesse fare piccole riparazioni elettriche e meccaniche, se avessimo dovuto attendere gli specialisti del caso, adesso saremmo senza automobile e senza riscaldamento. Così, mentre lo guardavo, mi veniva in mente che davvero noi ci stiamo perdendo una bella fetta di vita e una grande forza. Una forza che invece hanno (ancora) quelli che provengono da Paesi più poveri del nostro. 
Una volta accortami di questo, la sola cosa che ragionevole da fare è cercare di diventare più universale che posso. 
Altrimenti leggere Chesterton non mi servirebbe a niente.

martedì 5 gennaio 2016

Il podcast della recensione di Radio Chesterton su Radio24 a cura di Salvatore Carrubba

Qui trovate il podcast della recensione di Radio Chesterton andata in onda durante la trasmissione Un libro tira l'altro su Radio24.

Il nostro Gilbert si trova tra il minuto 21 e il minuto 24, a occhio e croce:

http://audio.radio24.ilsole24ore.com/radio24_audio/2016/160103-un-libro-tira-altro.mp3


L'Uomo che fu Giovedì in edizione spagnola a fumetti (grazie a Fran!)

Nei dintorni di Chesterton - 4

Nei dintorni di Chesterton - 3

Nei dintorni di Chesterton - 2

Nei dintorni di Chesterton

L'edizione francese de Il poeta e i pazzi

sabato 2 gennaio 2016

L’isolamento dell’anima - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Il grande effetto della Riforma fu l'isolamento dell'anima. Questo fu il suo frutto, e di qui procedettero tutte le sue conseguenze".

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Con quest'altra frase riportata in corsivo, Hilaire Belloc (1870-1953), l'altra metà del "Chesterbelloc", annotava  nel saggio storico: "L'Europa e la Fede" del 1920 le conseguenze dirette e indirette della Riforma protestante inglese. Abbiamo scorto la grande influenza che queste riflessioni storico-spirituali ebbero su Gilbert Keith Chesterton e sulla risoluzione di entrambi di intraprendere insieme una vigorosa battaglia culturale e apologetica della Fede cattolica. Purtroppo da noi si è persa la profonda analisi degli effetti della Riforma di Enrico VIII, in quanto si è studiato soprattutto la Riforma di Lutero e dei suoi epigoni. I cattolici inglesi più acuti invece ebbero l'opportunità, anche se drammatica, di vederne gli effetti più da vicino: l'isolamento dell'anima, la conclusione di questa Rivoluzione ("Ora non ho che da determinare la conclusione di questa rovina: il suo risultato spirituale, l'isolamento dell'anima e il suo risultato sociale, che è conseguenza di quello spirituale"). Qual era il risultato sociale paventato da Belloc e condiviso da Chesterton? Eccolo espresso in poche parole di una densità ed attualità sconcertanti: "Il risultato sociale della Riforma è il prodigioso dispiegarsi di energie, il conseguente progresso delle conoscenze particolari, il dominio dei pochi lasciato senza controllo né freno nella competizione, la sottomissione dei più, la rovina della felicità, la minaccia finale del caos". 

Il "Chesterbelloc" non si fermava ad una mera seppur amara constatazione ma denunciava le apparenti tranquillità e gli ipotetici vantaggi conseguiti dall'isolamento dell'anima, che erano appunto gli "sviluppi" di trecento anni di allargamento delle scienze della natura (contro la progressiva erosione della metafisica classica), la corruzione del principio d'autorità (contro la Chiesa Cattolica Romana all'inizio e, a cascata, contro la famiglia e l'ordine tradizionale), l'aumento generale del benessere (inteso come ricchezza individuale ma la perdita progressiva della dignità della persona), il dilagare dello scetticismo come radicale negazione dell'essere (da qui il crollo del supporto della ragione alla fede e l'inevitabile deriva del relativismo) e soprattutto, secondo le parole di Belloc: "L'universalizzarsi progressivo di una nota: quella della disperazione". Ciò era dovuto all'isolamento dell'anima prodotto dalla Riforma: la perdita della Fede, del sostegno della Chiesa Cattolica Romana e quindi, sempre secondo le loro affermazioni: "La perdita di un sostegno collettivo, di un sano equilibrio assicurato dall'esperienza comune, da una pubblica certezza". L'isolamento dell'anima costituiva quindi la vera definizione dell'infelicità, della disperazione del mondo moderno. La perdita della Fede equivaleva alla perdita della Chiesa e dell'Europa stessa.

Quella forza malvagia che aveva prodotto questa scissione (tra Fede e Chiesa, tra ragione e fede, tra autorità e presunta libertà) era l'effetto di una esplosione e, secondo il monito del "Chesterbelloc", avremmo ancora dovuto udirne la terribile conflagrazione oltre a vederne i miserabili e nefasti fatti. La forza che teneva unita l'Europa e la Fede, l'uomo con Dio, l'umanità e la Chiesa, si era trasformata in un'altra che le aveva separate violentemente, facendo scorgere agli inizi un apparente beneficio, una serie di progressi materiali. L'anima così prodotta e quindi isolata era stata costretta però al vagabondaggio, all'illusione o alla suggestione di averne tratto qualche vantaggio: "Questo singolare e sorprendente risultato del lungo divorzio tra la mente sottrattasi al Cattolicesimo e la ragione ha una ripercussione profonda sul mondo moderno e la grande battaglia che dovrà essere ingaggiata tra il caos e l'ordine si scatenerà ampiamente su questa forma di suggestione". Questo fu il frutto acerbo e il grande effetto della Riforma e le terribili e devastanti conseguenze: non soltanto quelle evidentemente dannose che misero in pericolo tutte le nostre tradizioni e la nostra felicità, ma anche quelle apparentemente vantaggiose, specie di ordine materiale. 

Il processo di protestantizzazione scaturito da allora, aveva posto a Chesterton e Belloc una stupefacente constatazione, che valeva per l'Inghilterra dei loro tempi ma che potrebbe significarne l'attualità dei nostri giorni: "L'Inghilterra non perdette la Fede nel 1550-1620 perché allora era protestante: piuttosto essa è ora protestante perché allora perdette la Fede".



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