domenica 24 maggio 2009

Visita di Papa Benedetto a Cassino e Montecassino

Cliccando il nostro titolo verrete riportati alla pagina del sito del Vaticano con i collegamenti alle varie allocuzioni di Papa Benedetto in occasione della sua visita a Cassino e Montecassino.

Tutti saprete che papa Benedetto prende il suo nome proprio da quel Benedetto di cui parla il grande card. John Henry Newman in questo signficativo e prezioso passo:

“[San Benedetto] trovò il mondo sociale e materiale in rovina, e la sua missione fu di rimetterlo in sesto, non con metodi scientifici, ma con mezzi naturali, non accanendovisi con la pretesa di farlo entro un tempo determinato o facendo uso di un rimedio straordinario o per mezzo di grandi gesta: ma in modo così calmo, paziente, graduale che ben sovente si ignorò questo lavoro fino al momento in cui lo si trovò finito.
Si trattò di un restauro piuttosto che di un’operazione caritatevole, di una correzione o di una conversione.
Il nuovo edificio, ch’esso aiutò a far nascere, fu più una crescita che una costruzione. Uomini silenziosi si vedevano nella campagna o si scorgevano nella foresta, scavando, sterrando, e costruendo, e altri uomini silenziosi, che non si vedevano, stavano seduti nel freddo del chiostro, affaticando i loro occhi e concentrando la loro mente per copiare e ricopiare penosamente i manoscritti ch’essi avevano salvato.
Nessuno di loro protestava su ciò che faceva; ma poco per volta i boschi paludosi divenivano eremitaggio, casa religiosa, masseria, abbazia, villaggio, seminario, scuola e infine città”.

(John Henry Newman, Historical Studies, II)

venerdì 22 maggio 2009

Iraq - Kirkuk: liberato il giovane insegnante cristiano, con l’aiuto dei musulmani


Iraq, una delle chiese cattoliche di Kirkuk

L’intervento congiunto di esercito e tribali ha portato al rilascio di Namir Nadhim Gourguis, rapito il 14 maggio scorso. Non è stato versato alcun riscatto. Decisiva la mediazione di imam e capi tribù. Mons. Sako: “la gioia regna sulla comunità cristiana di Kirkuk”.


Kirkuk (AsiaNews) – Namir Nadhim Gourguis, insegnante cristiano di 32 anni, è stato liberato. Ieri a Kirkuk, una operazione congiunta dell’esercito e delle forze arabe del risveglio ha portato alla liberazione del giovane, rapito il 14 maggio scorso da un gruppo armato.

Fonti di AsiaNews in Iraq spiegano che “la mediazione con i capi tribù” e “la collaborazione fornita dagli imam locali” si è dimostrata decisiva per ottenere il rilascio. Ai rapitori “non è stato versato alcun riscatto”.

Il rapimento è avvenuto la mattina del 14 maggio: un gruppo armato di quattro persone, ha fatto irruzione nella scuola elementare del villaggio di Ruwaidha – nel sottodistretto di Al Rashad, a circa 30 km da Kirkuk – sequestrando il giovane insegnante. Fonti locali avevano spiegato che egli “appartiene a una famiglia semplice e povera”, che la cifra richiesta dai rapitori era “molto elevata” e i parenti “non erano in grado di pagarla”.

La collaborazione fra la comunità cristiana, il mondo arabo e i capi tribù è stata fondamentale per ottenere la liberazione di Namir, per il cui rilascio si era subito impegnato anche mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk. “Oggi è un giorno di festa per la comunità cristiana – racconta mons. Sako ad AsiaNews – Dopo 8 giorni Namir è libero. Ringraziamo Dio: oggi la gioia regna sulla comunità cristiana di Kirkuk”.

giovedì 21 maggio 2009

Uomini e tristezza - 7 - Per ribattere alle tristezze di Gianfranco Fini

LAICITA’/ La legge “vuota” del presidente Fini, ovvero il fascino del niente

Costantino Esposito - da Il Sussidiario

giovedì 21 maggio 2009

L’ideale di una legge che non sia orientata o ispirata da niente è sempre stato il grande sogno del pensiero moderno. Un’universalità puramente formale senza dipendenza da alcun contenuto o da alcuna esperienza di identità storica, culturale o religiosa.
Secondo questa utopia è la legge a fondare la libertà, è il diritto a creare la persona e non viceversa. Una sorta di potere, quello della legge, che non esprime né dà più voce all’esperienza umana, alle identità, al senso comune, ma ha la pretesa di forgiare l’umanità e di costruirla essa stessa.
Storicamente l’ispirazione religiosa e teologica è stata la componente essenziale per la nascita del cosiddetto diritto naturale, ma questo diritto è poi arrivato a mettere tra parentesi se non addirittura a rinnegare la sua ispirazione ribaltando il rapporto tra l’immagine dell’uomo, posta come base di partenza ed ereditata dall’esperienza cristiana, e la norma chiamata a tutelarla e a promuoverla. In altri termini: per il diritto naturale non c’è più un’esperienza concreta dell’umano da cui partire, ma solo un’immagine generale, da costruire appunto attraverso la legge.
Il punto problematico allora non è se la religione possa o non possa interferire con la legislazione o se il legislatore debba o non debba pronunciarsi sulle “cose di religione”; la vera questione è piuttosto quale sia la ratio della legge, cioè, ad un tempo, il suo orientamento, il suo fondamento e la sua misura.
Quella che sembra imporsi sempre più nell’attuale dibattito è una sorta di “ragione grigia”, come una matrice neutra di tutti i diritti il cui unico criterio è la separazione da ogni appartenenza.
Oggi abbiamo innanzi a noi due alternative estreme rispetto al problema: o la legge, e più in generale la norma giuridica, è intesa come la via per realizzare la fede religiosa, ed è il caso del fondamentalismo, oppure ci si trova di fronte alla pretesa di una totale “privatizzazione” in senso giuridico dell’esperienza religiosa stessa, la sua esclusione dagli orientamenti della giurisprudenza.
Ma in entrambi i casi la legge viene caricata di un potere che non è suo proprio, quello cioè di creare l’identità o il diritto che essa regolamenta e tutela, e di sancire l’esclusione di ciò che non è normato.
Tuttavia, come ha scritto ultimamente Jürgen Habermas a proposito della società “post-secolare” (cfr. Tra scienza e fede, Laterza, Roma-Bari 2006), il grande progetto illuminista per cui il potere universale della ragione avrebbe semplicemente reso superflue le tradizioni religiose, relegandole ad un residuo sub-culturale del passato, ha trovato più di una smentita, e non solo o non tanto per il persistere di residui fondamentalisti, ma, molto di più, per la presenza creativa di cittadini religiosi che possono contribuire come una risorsa di senso alla vita sociale e pubblica.
Il che non è né un uso politico della religione né un uso religioso della politica, ma, come la chiama sempre Habermas, una sfida “cognitiva”, un’auto-comprensione chiesta ai “cittadini laici” perché pongano nuovamente il problema di ciò che legittima la loro pretesa di universalità; ma anche una sfida rivolta ai “cittadini religiosi” perché comprendano la rilevanza pubblica (e io aggiungerei: pienamente “laica”) delle loro ragioni nate dalla fede.
Infatti il grande problema di fondo resta sempre quello: può la generalità o l’universalità della legge essere pagata al prezzo di neutralizzare le esperienze storiche particolari; e soprattutto, all’inverso, può un’esperienza storica portare con sé un valore universale?
Solo emergendo nella concretezza di tradizioni e identità storiche l’universale ha dato effettivamente prova di sé, mentre staccato da esse si è ridotto ad essere una generalità astratta. Questa è la sfida che va accettata e anzi riaperta ancora oggi: che l’universale possa essere riscoperto in tutta la sua concretezza, qualcosa che è di tutti non perché non è di nessuno, ma proprio perché è di qualcuno. A patto, s’intende, che questo “qualcuno” riesca a mostrare che si tratta di un’esperienza per tutti, cioè effettivamente secondo ragione.


Rassegna stampa del 21 Maggio 2009

21 Maggio 2009 - Manifesto
Eutanasia
ELUANA. Morta per debolezza polmonare 51 KB

21 Maggio 2009 - Corrieredellasera
Fine Vita
In Svizzera si può rifiutare la nutrizione 51 KB

21 Maggio 2009 - Foglio
Politica
LAICITA'. Fini, leader di una rivoluzione culturale? 121 KB


Il ritratto di Oscar Wilde - L'ultima fatica di Paolo Gulisano


Dalla brillante penna del nostro vicepresidente Paolo Gulisano un nuovo, intrigante e inedito ritratto di Oscar Wilde.
Battezzato in segreto, apologeta di Pio IX, gran lettore di Dante e sant’Agostino, filantropo, pellegrino, amico dei gesuiti: tutto questo era Wilde. Chi l’avrebbe mai detto? Anche il dandy per antonomasia ha insospettabilmente subìto il fascino della religione cristiana (ed è stato recentemente riabilitato dalla Santa Sede).
Tantissimi i retroscena e le curiosità che l’autore ha scovato, rendendo ogni pagina avvincente come la trama di un romanzo e regalando chicche umane e letterarie non indifferenti: il legame con Bram Stoker, l’autore di Dracula; l’amicizia con Arthur Conan Doyle, l’inventore di Sherlock Holmes; l’amore per le fiabe e molto altro ancora.
Paolo Gulisano propone la vita di Oscar Wilde intrecciata alla sua Opera: ne deriva un’esauriente biografia e un valido aiuto alla comprensione della sua Arte.

Un estratto dal libro

“Oscar Wilde fu provocatorio ed eccentrico nelle sue pose, umorista pungente e amabile conversatore, ma anche uomo eccezionalmente buono e caritatevole. Quando vedeva dei mendicanti – e nella Londra vittoriana ce n’erano in numero altissimo – non mancava di dar loro l’elemosina; la sua attenzione al prossimo si manifestò anche in occasione di un’inondazione che aveva colpito particolarmente il borgo londinese di Lambeth: insieme a un amico, Rennell Rodd, si recò sul posto per cercare di aiutare le persone in difficoltà, riuscendo anche a far divertire tantissimo col suo buonumore una vecchia signora costretta a letto.

Il Wilde sfrontato e beffardo era un uomo dalla grande sensibilità verso il dolore, verso chi era sofferente, finché lui stesso non piombò negli abissi cupi del dolore, dell’umiliazione, dell’abbandono. Un abisso dove ritrovò definitivamente Dio”.

“La Chiesa Cattolica è soltanto per i santi e i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”.

mercoledì 20 maggio 2009

Eluana Englaro - La verità - Ecco le Suore Misericordine che parlano di un'altra persona rispetto a quella descritta dai media al soldo del male

In questo collegamento trovate un video di Avvenire con un'intervista alle Suore Misericordine che descrivono come era veramente Eluana, molto diversamente dalle cronache dei media votati al male e alla menzogna, all'ideologia e alla falsità.

Guardate perché merita. Evviva le Suore!

Eluana Englaro - Archiviato procedimento contro Sacconi

Il Tribunale dei ministri di Trieste ha archiviato il fascicolo d'indagine nei confronti del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi per l'ipotesi di reato di violenza privata nel caso di Eluana Englaro. La notizia, di cui riferisce oggi il quotidiano Messaggero Veneto, è stata confermata dal Procuratore della Repubblica di Trieste, Michele Dalla Costa. Il procedimento era stato trasferito al Tribunale giuliano da Roma, dove il 'Comitato radicale per la giustizia Piero Calamandrei' aveva presentato un esposto, ipotizzando da parte del ministro il reato di violenza privata aggravata nei confronti dei medici della Casa di cura "Città di Udine", la prima struttura che si era detta disposta ad accogliere Eluana Englaro.

I giudici del collegio hanno deciso - secondo quanto si è appreso - in conformità alle richieste della stessa Procura triestina, che aveva espresso parere favorevole all'archiviazione.

Molte molte segnalazioni! Articoli, conferenze, spettacoli, letture...


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Cari amici della SCI,
sperando di fare cosa utile e gradita, vi segnalo un altro articolo su GKC apparso sul sito statunitense insidecatholic. In questo articolo ("Laughing with Chesterton") l'autore, il reverendo Dwight Longenecker prova a spiegare in maniera critica la bellezza e la complessità dello stile di Chesterton.
Saluti chestertoniani,
Andrea Carbonari

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Con
molto piacere Vi invito ad uno strano spettacolo che segna il mio esordio alla regia teatrale. "Regia" ovviamente è una parola grossa, ma sta di fatto che il 25 e 26 maggio metterò in scena con i miei studenti il testo di Cormac McCarthy "Sunset Limited". Leggendo sotto potrete capire perchè tengo molto a questa "avventura" di cui intanto Vi segnalo i dati essenziali:

Lunedì 25 e Martedì 26 maggio, ore 20,30 Teatro Lo Spazio
via Locri 42 (traversa di via Sannio, dietro p.zza S.Giovanni), costo biglietto 8 euro. Vi saluto, a presto!

Andrea Monda


Sunset Limited – lo spettacolo

A settembre del 2008, cominciando l’anno scolastico presso il Liceo Classico “Pilo Albertelli”, ho voluto fare un esperimento: far leggere in classe dai miei studenti, ad alta voce, il testo dell’ultimo romanzo dello scrittore texano Cormac McCarthy.
E’ un testo duro, scarno, breve ma intenso, profondo che si interroga e interpella lo studente sulle questioni “ultime”: la fede in Dio, in Cristo, la vita dopo la morte, la pietà, il senso della vita…
Una sorta di “disputa medioevale” tra due personaggi anonimi, indicati dall’autore col “nome” di Bianco e Nero, un match di pugilato in cui non si risparmiano colpi feroci e sorprendenti.
Ma la sorpresa più grande è stata la mia, quando ho visto che in tutte le classi in cui avevo fatto l’esperimento si era messo in moto l’entusiasmo dei ragazzi, al punto che è nata insieme l’idea di mettere in scena questo strano romanzo scritto sotto forma di dialogo teatrale.
Ed ecco qui il risultato finale: 15 ragazzi (da qui il nome della Compagnia, “Quindici Uomini”) di diverse classi che per mesi hanno lavorato insieme, con entusiasmo e spirito di abnegazione (tra i mille impegni propri delle ultime classi di liceo) e hanno realizzato questo spettacolo che state per vedere. Dieci di loro sono gli “attori”: infatti la parte dei due unici protagonisti (il Bianco e il Nero) è stata suddivisa e assegnata in dieci “blocchi”. Cinque altri ragazzi sono stati di grande aiuto, in qualità di “factotum” (dalla scenografia ai costumi, dalla pubblicità alle questioni economiche..).
Ne è uscito fuori uno spettacolo che è difficile da definirsi, a metà tra il reading poetico e il dramma teatrale, realizzato grazie alla passione con cui i ragazzi hanno affrontato la difficile impresa.
La mia “regia” da questo punto di vista è stata “minimalista”, tesa più a togliere che a inserire, lasciando il più ampio spazio ai ragazzi. Se lo spettacolo risulterà scarno, consideratelo come un effetto voluto, in obbedienza al testo originario che è stato ritoccato solo in minima parte.
In conclusione posso dire semplicemente (forse egoisticamente) questo: la mia soddisfazione l’ho già raggiunta nel “farsi” di questo piccolo progetto. Una soddisfazione grande… che spero raggiungerà anche lo spettatore.


Andrea Monda, professore di religione cattolica
Roma, maggio 2009

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Uomini e tristezza - 6

Sul blog dell'Osteria Volante (http://osteriavolante.myblog.it) trovate un'originale "intervista doppia" al dott. Gianfranco e a Mr. Fini, suscitata dalla nostra ripubblicazione dell'interessante lettera di (di chi? del dott. Gianfranco o di mr Fini?) sul Corriere di dieci anni fa.

Lo stridore è fantastico, meriterebbe una tonante risata mista a lacrime.

In Spagna adesso il feto «non è un essere umano»


Da Avvenire di oggi 20 Maggio 2009

Un feto di 13 settimane è «un essere vivente, chiaro», ma «non possiamo parlare di essere umano, perché questo non ha nessuna base scientifica». Non si tratta di un’opinione anonima spuntata in un blog sconosciuto. Sono le parole della ministro dell’Uguaglianza del governo Zapatero, Bibiana Aído, pronunciate ai microfoni di "radio Ser". La Aído è la principale promotrice della riforma approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri: interruzione libera della gravidanza entro le prime 14 settimane, aborto senza il permesso dei genitori anche per le minorenni fra i 16 e i 18 anni. Le sue frasi hanno scatenato inevitabilmente una bufera. Se il feto non è un essere umano, la ministro spieghi «pubblicamente cosa crede che sia», ha detto la pediatra Gador Joya, portavoce del movimento Diritto di Vivere (Dav).

«È un’affermazione assurda», «nessuno può negare che un essere umano è un essere umano e non appartiene a nessun’altra specie» ha sottolineato il professore universitario Cesar Nombela attraverso la "Cope", radio della Conferenza episcopale spagnola: l’uomo «ha varie tappe nella sua vita e una di queste è quella fetale». Anche la Federazione internazionale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc) ha criticato la Aído: la ministro è un’«incompetente» ha detto il presidente, Josep Maria Simó. «Un feto di 13 settimane ha una testa, un cuore e si muove». La valanga di critiche ha spinto la Aído ad aggiustare parzialmente il tiro delle sue dichiarazioni. «Non c’è prova scientifica per dire che» un feto di 13 settimane «è un essere umano né per non dirlo, mi baso sul manifesto che hanno elaborato gli scienziati», ha chiarito più tardi Aído.

La ministro fa riferimento ad un documento firmato da importanti nomi della ricerca spagnola, in cui si sostiene che «il momento in cui si può considerare un essere umano non può stabilirsi con criteri scientifici», perché rientrerebbe «nell’ambito delle credenze personali, ideologiche o religiose». Il testo è la risposta al Manifesto di Madrid contro l’aborto, sottoscritto da 2.000 intellettuali, medici ed esperti: un documento che la ministro non cita.

martedì 19 maggio 2009

Bel gruppetto di scrittori inglesi e irlandesi.


Guardate che bella foto.

Si tratta di Chesterton ad una festa in giardino a Dublin nel 1924.

Trovate riuniti scrittori inglesi e irlandesi.

Davanti, da sinistra a destra William Butler Yeats, Compton MacKenzie (anche lui allievo della St. Paul's School, come Chesterton, vedi qualche post indietro su questo blog), Augustus John, Sir Edward Luytens.

Dietro, da sinistra a destra Gilbert, James Stephens, Lennox Robinson.

Non è poco.

Uomini e tristezza - 5

Non è l'ennesimo ripensamento di Gianfranco Fini, ma è come era una volta (o come pensavamo che fosse? ma come è, in realtà, Gianfranco Fini?).
Abbiamo ritrovato questo vecchio articolo de Il Corriere, dieci anni e più fa.
Che dire?


PROCREAZIONE ASSISTITA

Una lettera di Fini "Niente donazione alle coppie di fatto"
----------------------------------------------------------------- Procreazione assistita Una lettera di Fini "Niente donazione alle coppie di fatto"
Caro direttore, la legge sulla procreazione assistita e' attesa da anni per mettere ordine negli interventi genetici sulle cellule germinali; per evitare i casi delle mamme - nonne, o peggio le ipotesi di realizzazione di monstra o di clonazioni; in definitiva, per regolamentare in modo certo il concepimento non naturale. Com' e' noto, gli articoli che vengono sottoposti al voto dei deputati, dopo l' approvazione con un ristretto margine dalla commissione Affari sociali, consentono la procreazione eterologa, cioe' con i gameti di "donatori" estranei alla coppia, la ammettono anche tra le coppie di fatto, e tutelano l' embrione in modo subordinato rispetto agli altri soggetti che intervengono nel procedimento. Si tratta di soluzioni che Alleanza nazionale non condivide: per questo, unitamente ad altri deputati del Polo, ha presentato degli emendamenti tesi a permettere l' accesso alle tecniche soltanto alle coppie di coniugati, a impedire la "donazione" di gameti estranei alla coppia, a impiantare un numero di embrioni corrispondenti a quelli che dovranno nascere, a vietare la sperimentazione sui nascituri. Questa posizione non deriva da suggestioni confessionali, dal momento che non e' la fede ma la natura che affida a un atto personale e cosciente la trasmissione della vita. La natura ha a sua volta un' eco significativa nella Costituzione, che all' art. 30 riconosce la collocazione naturale dei figli all' interno della famiglia e all' art. 29 descrive la famiglia come la societa' naturale fondata sul matrimonio. -----------------------------------------------------------------
L' INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI AN Fini: no a genitori con legami occasionali "La convivenza non puo' essere equiparata per tutto alla famiglia Il figlio non e' un oggetto da acquisire ad ogni costo ma un soggetto da amare e al quale offrire garanzie" Cio' non significa discriminare le convivenze: significa che la convivenza non puo' essere equiparata, in tutto e per tutto, alla famiglia, cosi' come e' descritta dalla Costituzione. Se puo' accadere che un figlio non viva con il padre o con la madre per ragioni accidentali, come la morte di uno dei coniugi, o la separazione o il divorzio, questo non vuol dire che si possa programmare in anticipo un legame fra i genitori frammentario e occasionale: il figlio non e' un "oggetto" da acquisire a ogni costo, ma e' un "soggetto", da rispettare e da amare, e al quale garantire, per legge di natura espressamente riconosciuta dalla Carta costituzionale (art. 30), quel mantenimento e quell' educazione che soltanto il padre e la madre insieme, in virtu' di un legame stabile, sono in grado di assicurare. La fecondazione eterologa incontra riserve ancora maggiori. Quando vi e' la donazione del seme o dell' ovulo (o di entrambi) da parte di soggetti estranei alla coppia, la figura dei genitori si scinde dalla figura dei coniugi: essere genitori non equivale, o equivale solo in parte, a essere coniugi. La struttura familiare viene spezzata e la stessa identita' del concepito e' compromessa, dal momento che costui finisce per avere una identita' biologica che non coincide con quella sociale. Poiche' ciascuno di noi ha il diritto di sapere di chi e' figlio, quando il soggetto nato da eterologa conosce le modalita' con le quali e' venuto al mondo, incontra serie difficolta' nel rapporto con i genitori, uno dei quali, almeno, e' putativo, mentre il donatore resta ignoto. Va infine tutelata la vita umana dal concepimento, impedendo la distruzione degli embrioni: e' imminente la ricorrenza della Giornata per la vita, che si celebra da oltre vent' anni per iniziativa della Conferenza episcopale italiana, al fine di richiamare l' attenzione di tutti sui temi dell' accoglienza del nascituro e dell' aiuto alla gestante. Alleanza nazionale si unisce a questa celebrazione con un convegno europeo che si svolgera' sabato prossimo ad Assisi con la partecipazione di rappresentanti dei movimenti per la vita e di politici di altre nazioni europee particolarmente impegnati su questo fronte: il riconoscimento che l' uomo e' persona fin dal primo istante, e come tale non e' strumentalizzabile da nessuno e per nessun motivo, deve diventare una base comune di condivisione per l' intera Europa, partendo dall' Italia. Mi auguro che il voto inizi realmente oggi, e che si concluda nei prossimi giorni senza ritardi: e' ben strano che la discussione alla Camera si sia aperta nel luglio dello scorso anno e non sia piu' ripresa. Buona parte della sinistra preferisce l' anarchia normativa a una regolamentazione seria: la prospettiva che ai voti del Polo si sommino quelli dei Popolari, di parte della Lega e di altri deputati non obbedienti a logiche di schieramento, e che quindi sia approvata una buona legge, rende possibili ulteriori tentativi di insabbiamento. Alleanza nazionale e' pronta a denunciarli con forza: un Parlamento che intenda assumere fino in fondo le sue responsabilita' non puo' piu' assecondare acriticamente il trionfo della tecnica, ne' stendere tappeti alla sperimentazione senza limiti, ma deve preoccuparsi di aiutare in concreto l' uomo e la donna che soffrono, fissando precisi paletti normativi per far si' che il progresso scientifico non sia antitetico alla persona, ma contribuisca ad alleviarne il dolore. Mi auguro pure che, benche' per questo tipo di leggi il Regolamento della Camera consenta il voto segreto, nessuno lo chieda: su temi di tale delicatezza, in base ai quali si forma il giudizio degli elettori, gli italiani hanno il diritto di conoscere con chiarezza quali scelte operano i propri rappresentanti. Invocare, a sostegno del voto segreto, la tutela della liberta' di coscienza suona ipocrita; e' noto che, se fossero approvati gli emendamenti del Polo, cesserebbero gli affari multimiliardari di chi finora ha approfittato del Far West della biogenetica: non e' il caso di lasciare alle lobby spazi di manovra che traggano profitto da un voto anonimo.

Gianfranco Fini * presidente di Alleanza nazionale


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(2 febbraio 1999) - Corriere della Sera

Eluana Englaro - La forza dei fatti e le pagine per capirli


Torniamo ancora una volta ad occuparci della vicenda della povera Eluana Englaro, nella costante speranza di potere, nel nostro piccolo, aiutare i nostri lettori a giudicare con sguardo davvero umano una vicenda tristissima, che costituisce un vulnus enorme nella cultura della nostra Italia. Una vicenda che ci auguriamo si possa raccontare prima o poi con libertà, visto che riteniamo che sul punto ci sia una pesantissima cappa di intimidazione mediatica (guai a chi critica di Beppino Englaro, invocazione di "silenzi" anche da parte del Presidente della Repubblica stesso...).
Siamo ancora in un paese libero oppure vige una dittatura del relativismo che dilaga anche sul semplice manifestare i propri convincimenti?


L'Ancora e l'Avvenire pubblicano questo libro per fare luce sulla vicenda di Eluana Englaro riferendosi ai semplici fatti.

Da L'Avvenire di ieri 18 Maggio 2009.

Un libro che vuole essere il racconto dei fatti e delle verità (a cominciare da quelle scientifiche) accertate e incontrovertibili. Eluana Englaro, infatti, è morta il 9 febbraio scorso a Udine, dopo diciassette anni di stato vegetativo, chiudendo una vicenda che ha lacerato il Paese, ma lasciando aperti gli interrogativi che hanno scosso le coscienze e diviso gli italiani: era ancora una persona o solo un involucro umano? Nutrirla e mantenerla sana era un accanimento o un diritto dovuto a lei come a qualunque disabile? La sua era vita o non-vita? La legge è stata rispettata o aggirata?

Sul mistero Eluana molti si sono ritenuti in diritto di sostenere le loro "verità", ma a loro volta senza conoscere i fatti, spesso basandosi su notizie prive di fondamento o addirittura costruendole ad arte. Così le voci si sono sovrapposte e la verità è stata sepolta sotto mille contraddizioni, dimenticanze, omissioni, bugie.

Il volume Eluana. I fatti, edito da Àncora e Avvenire (12 euro, 144 pagine) e scritto dagli inviati di "Avvenire" Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, raccontando gli avvenimenti senza censure non intende gridare più forte di altri, ma offrire gli elementi sui quali ognuno potrà farsi un’opinione. È infatti un libro che nasce su impulso delle centinaia di lettori che in questi mesi hanno scritto al nostro giornale chiedendo di fare chiarezza nella ridda di voci e opporre alle mille versioni contrastanti una onesta e comprensibile della vicenda.

Tuttora ad esempio molti non sanno che Eluana non era attaccata ad alcuna "spina": volendone la morte, era quindi necessario che venisse provocata. Così come non sanno che non era affatto malata terminale - come qualcuno sosteneva - e che anzi non aveva alcuna malattia: era una disabile, come migliaia di altri casi. Anche sul suo stato fisico giornali e televisioni hanno detto e scritto di tutto. «Pesava meno di 40 chili», «il viso era tutto piagato da quelle lacerazioni che ai vecchi vengono sul sedere»...: intorno alla sua vita e al suo corpo si ballava una danza macabra quanto deformante. Facile a questo punto capire lo sgomento degli italiani, che non sapevano più a chi e a che cosa credere: Eluana il mostro o la bella addormentata? Nel suo "sonno" apparente sentiva che cosa avveniva nella sua stanza di Lecco? Portarla a morire togliendole nutrimento e acqua è stato un atto di barbarie o la giusta decisione per chiudere una vita che era stata definita "indegna"? E soprattutto la sua volontà - di Eluana - sarebbe davvero stata quella?

Il dibattito resta aperto. La posta in gioco adesso è qualcosa che in Italia nemmeno era mai stato concepito: il diritto di spegnere le vite che qualcuno (lo Stato, i magistrati, un genitore...) ritenesse non-vite.

lunedì 18 maggio 2009

Uomini e tristezza - 4

Da Repubblica, ovviamente (è veramente uno stranissimo connubio, Repubblica e Fini, proprio strano...).

Il presidente della Camera rilancia il tema della laicità dello Stato
L'ira dell'Udc: "Discriminazione verso i cattolici impegnati in politica"
Fini: "Parlamento non faccia leggi seguendo precetti religiosi"
E sull'immigrazione: "Non usare il tema in vista delle elezioni"

MONOPOLI - "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso". Gianfranco Fini, parlando di bioetica durante un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli, rilancia il tema della laicità dello Stato. Pronunciando parole destinate a far discutere. "Il dibattito sulla bioetica - dice il presidente della Camera - è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze".

La prima replica viene dall'Udc. E i toni sono duri: "'Si tratta di un appello alla discriminazione verso i cattolici impegnati in politica e tutti coloro che vivono una fede o credono ad una religione. Il presidente della Camera ci riporta nel piu' buio dei totalitarismi neri nel Novecento".

Immigrazione. A fronte delle roventi polemiche Fini invita ad abbassare i toni: "Dovremmo sforzarci tutti di affrontare una questione così complessa e così importante senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo".

Rassegna stampa - 18 Maggio 2009

Rassegna stampa - 18 Maggio 2009

18 Maggio 2009 - CorrieredellaSera
Aborto
Fischi ad Obama 100 KB

16 Maggio 2009 - Avvenire
Aborto
Per la prima volta i no sono in maggioranza 78 KB

18 Maggio 2009 - ItaliaOggi
Cassazione: il bebè ha diritto di nascere sano 244 KB

17 Maggio 2009 - Avvenire
Eutanasia
ELUANA. La Asl aveva autorizzato il ricovero per curare e recuperare 112 KB

Un aforisma al giorno - 108

«Sono diventato vecchio senza annoiarmi. L’esistenza è ancora una cosa mirabile per me, e le do il benvenuto come a un forestiero».

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia

Un aforisma al giorno - 107

"La Chiesa non scelse mai le strade battute, né accettò i luoghi comuni, non fu mai rispettabile".


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno - 106

"Spesso ho preferito chiamarmi ottimista per evitare la troppo evidente bestemmia del pessimismo. Ma tutto l'ottimismo dell'epoca è stato falso e scoraggiante, per questa ragione: che ha sempre cercato di provare che noi siamo fatti per il mondo. L'ottimismo cristiano invece è basato sul fatto che noi non siamo fatti per il mondo".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

venerdì 15 maggio 2009

Gilbert Magazine! Il periodico della American Chesterton Society














Cliccando il nostro titolo verrete portati al sito internet di Gilbert Magazine!, il periodico della American Chesterton Society.

E' interessante sfogliarlo e vederlo.

giovedì 14 maggio 2009

Ancora una volta su Bentley

"A proposito di Biography for Beginners c'è molto da dire.
In estrema sintesi gli autori furono oltre a Bentley anche GKC ed altri compagni di scuola ai quali si aggiunse anche il padre di GKC. Erano illustrati dal Nostro e copiati su un quaderno. Poi diventato grande Bentley pubblicò i clerihew (come poi si chiamarono quelle brevi poesie di argomento bigrafico) con nuovi disegni sia di GKC sia di altri illustratori.
Sul sito dei Gruppi veronesi da tempo sono esposti alcuni disegni di GKC sia nella prima sia nella seconda versione.

http://leonardo.univr.it/prisco/gkc/menucler.htm

Qui si trova qualcosa

Cordiali saluti

Roberto Prisco".

Grazie, Roberto! Sei sempre preziosissimo! Ti aspettiamo al Chesterton Day!

Dagli amici di Pisa...

"Cari amici,
la serata chestertoniana di giovedi scorso e' stata molto bella. La convivialita' si addice al grande Chesterton e Canessa con Rialti l'hanno interpretata nel migliore dei modi.
Grazie
Andrea Bartelloni".

Grazie! Aspettiamo qualche foto!

Uniamoci tutti nella Novena a Maria Ausiliatrice per la Scuola Media Libera "G. K. Chesterton"!


Quella che vedete è la statua che Gilbert e Frances Chesterton donarono
alla loro parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù a Beaconsfield,
il paesino del Buckinghamshire (Inghilterra) dove abitarono per quasi tutta la loro vita insieme


Carissimi amici,


il Mese di Maggio ci vede impegnati nella recita quotidiana del Santo Rosario nelle nostre case, nelle nostre chiese e nei nostri gruppi.
Vogliamo invitarvi ad inserire al termine della recita del Rosario la Novena alla Beata Vergine Maria Ausiliatrice che si festeggia il 24 maggio. Questa festa, così cara al nostro amico San Giovanni Bosco, ci offre l'occasione per implorare con rinnovato ardore la grazia per la definitiva realizzazione dell'opera educativa che la cooperativa Capitani Coraggiosi ha messo in atto: la Scuola Media Libera "Gilbert Keith Chesterton".
Il progetto è assai più ampio e prevede la realizzazione di un complesso polisportivo e scolastico (con scuola media e superiore) e per far questo abbiamo bisogno di trovare il terreno dove realizzarlo e soprattutto di molte risorse economiche e umane.
Noi siamo certi che quello che stiamo facendo è buono e giusto (stiamo rispondendo all'appello del Papa Benedetto XVI, il Vicario di Cristo, il dolce Cristo in Terra come disse Santa Caterina da Siena, per porre rimedio all'emergenza educativa). Però "se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori". E ancora: "Senza di me non potete fare nulla", dice Gesù.

Vi chiediamo di sostenere e collaborare, ognuno come può, a quest'opera per la cara gioventù alla quale san Giovanni Bosco dedicò tutta la sua vita e le sue energie.

Per questo motivo affidiamo a Maria Ausiliatrice questa intenzione particolare e vi inviamo lo schema della Novena in suo onore da recitare al termine del Santo Rosario per nove giorni:

dal 15 maggio al 23 maggio:
- 3 Pater, Ave, Gloria al Santissimo Sacramento con la giaculatoria:
Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento
- 3 Salve o Regina con la giaculatoria:
Maria, Aiuto dei Cristiani, prega per noi


Il 24 maggio festa della Beata Vergine Maria Ausiliatrice, sempre al termine del Rosario, si recita la preghiera in suo onore composta da san Giovanni Bosco:

O Maria, Vergine potente,
Tu grande illustre presidio della Chiesa;
Tu aiuto meraviglioso dei Cristiani;
Tu terribile come esercito schierato a battaglia;
Tu sola hai distrutto ogni eresia in tutto il mondo;
Tu nelle angustie, nelle lotte, nelle strettezze
difendici dal nemico e nell'ora della morte
accogli l'anima nostra in Paradiso!
Amen



CONSIGLIO DI SAN GIOVANNI BOSCO

Per essere cari a Maria Ausiliatrice, bisogna accostarsi con frequenza ai Sacramenti, ricevere il più sovente possibile la Santa Comunione, partecipare alla Messa e COMPIERE OPERE DI CARITA' (preferibilmente a favore della gioventù) in onore di Gesù, perché al Signore piace che si pratichi la carità!

Ancora su Edmund Clerihew Bentley...


... ci eravamo dimenticati di dirvi che Edmund Clerihew Bentley è (secondo noi significativamente) il destinatario della dedica de L'Uomo che fu Giovedì, una delle opere chiave del Nostro Eroe...

mercoledì 13 maggio 2009

Tolkien a Roma con Andrea Monda, padre Guglielmo Spirito, padre Gallagher e Padre Spadaro


Riceviamo e volentieri giriamo a tutti quest'invito pervenutoci da Andrea Monda, amico e chestertoniano di ferro.

E' di sicuro una bella cosa, per cui andiamo tutti!

Vi presentiamo uno dei migliori amici di Chesterton, Edmund Clerihew Bentley!


Ed ora parliamo di un grande amico di Chesterton, anzi, di uno dei suoi migliori amici, E. C. Bentley (10 Luglio 1875 - 30 Marzo 1956).

E' lo stesso Chesterton che ci dà il resoconto nell'Autobiografia del loro primo incontro: una bella scazzottata! Ma da lì in poi non si lasciarono più, continuarono la "discussione" in un modo decisamente più civile ma non meno fervoroso. Bentley, abilitato alla professione di avvocato, in realtà divenne un popolare scrittore ed un umorista degno di dare il suo secondo nome a quel tipo di genere umoristico (chiamato per l'appunto clerihew) consistente nel racconto in versi di biografie di personaggi famosi.

Sembra che i due si incontrarono alla St Paul's School (per quanto Bentley stesso sostenesse che l'incontro era avvenuto nella cosiddetta pre school, una sorta di scuola che i bambini frequentavano in età di scuola elementare e media per accedere alla high school). Come potete vedere da uno dei post di ieri, in effetti i due frequentarono la prestigiosa scuola londinese e durante la frequenza si dedicarono alla scrittura collaborando entrambi al The Debater, giornale scolastico ma con velleità di un certo livello culturale e prima palestra del nostro Gilbert. Bentley frequentò poi il Merton College di Oxford e si abilitò come avvocato, per poi dedicarsi molto più seriamente alla scrittura, scrivendo per quotidiani primo fra tutti il Daily Telegraph. Il suo primo sforzo fu una raccolta di poesie intitolato Biography for Beginners, nel 1905, che lanciarono per la prima volta il genere del clerihew. Seguirono altre due collezioni del genere nel 1932 e nel 1939. Si dedicò anche al giallo (suo è il romanzo Trent's Last Case del 1913).

Nel 1929 fu realizzato un film dal suo romanzo L'affare Manderson, prodotto dalla Fox.

Fu presidente del Detection Club (che ebbe come soci anche Chesterton, Agatha Christie e Ronald Knox, per intenderci) dal 1936 (l'anno della morte di Chesterton) al 1949. Suo figlio Nicholas Bentley fu un ottimo illustratore.

Rassegna stampa, con tristezze...

13 Maggio 2009 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
Legge40. Linee guida da rinovare 96 KB

13 Maggio 2009 - Unita
Fecondazione Artificiale
Se la destra ci riprova 81 KB

13 Maggio 2009 - Avvenire
Aborto
Sentenza della Cassazione: diritto a nascere sani 89 KB

13 Maggio 2009 - Unita
Unioni Di Fatto
La lobby di Fini lavora per una legge 95 KB

martedì 12 maggio 2009

Compagni di scuola...












Una bella chicca per tutti i chestertoniani degni di questo nome: se cliccate qui, verrete riportati alla pagina della St. Paul's School, la scuola frequentata da Chesterton e dal suo migliore amico, Edmund Clerihew Bentley (di cui vorremmo dire qualcosa in più in uno dei prossimi post).

Oltre al nostro amico, frequentarono questa scuola altri illustri nomi, primo fra tutti John Milton, astro della poesia inglese, Compton McKenzie, scrittore, il generale Montgomery, eroe inglese di El Alamein.

Molto, molto interessante.

Dall'alto in basso: il logo della scuola, John Milton, E. C Bentley, il gen. Montgomery, Compton Mc Kenzie.

Europa - Il ridicolo a volte viene battuto dal senso comune residuo

La notizia è di qualche giorno fa, ce l'aveva segnalata Enrico Giribaldi, uno dei nostri attenti soci, merita un minimo di attenzione.

Il ridicolo a cui si giunge spesso in Europa a volte (purtroppo solo a volte) si scontra con un po' di sano senso comune residuo presente nella capoccia degli eurodeputati.

Europarlamento: bocciata condanna al Papa sulle frasi nella lotta all'Aids
Contenuta nel Rapporto 2008 sui diritti umani nel mondo. Un caso simile anche al Parlamento spagnolo

STRASBURGO - Il Parlamento europeo ha bocciato con 253 voti, 199 a sostegno e 61 astensioni la mozione di condanna del Papa sulle frasi pronunciate da Benedetto XVI durante il suo recente viaggio in Africa sull'utilizzo dei preservativi nella prevenzione dell'Aids. L’emendamento, firmato dal radicale italiano Marco Cappato e dalla liberale olandese Sophia in’t Veld, era inserito nel rapporto annuale dell’Assemblea sui diritti umani nel mondo per il 2008. La diffusione dell'Aids in Africa «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi», aveva detto il pontefice.
EMENDAMENTO - Questo il testo dell'emendamento bocciato: «L’Europarlamento sottolinea l’importanza di promuovere i diritti in materia di salute sessuale e riproduttiva quale presupposto di qualunque successo nella lotta contro l’Hiv/Aids, che causa perdite enormi in termini di vite umane e di sviluppo economico, colpendo in modo particolare le regioni più povere del mondo; condanna fermamente le recenti dichiarazioni con cui Papa Benedetto XVI ha bandito l’uso del preservativo avvertendo che il suo uso potrebbe addirittura determinare un aumento del rischio di contagio; teme che tali dichiarazioni ostacoleranno gravemente la lotta contro lo Hiv/Aids; ricorda che l’emancipazione delle donne contribuisce anche a contrastare lo Hiv/Aids; invita i governi e gli Stati membri ad agire insieme per promuovere i diritti e l’educazione in materia di salute sessuale e riproduttiva, anche riguardo all’uso del preservativo quale strumento efficace nella lotta contro questo flagello».

SPAGNA - Anche in Spagna il Congresso dei deputati ha deciso di sottoporre a dibattito una proposta di riprovazione sulle frasi del Papa. Una scelta «incomprensibile» che «ha ferito tutti i cattolici spagnoli e soprattutto noi come pastori della Chiesa», ha detto il cardinale Antonio Mari a Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola. «Non si può impedire al Papa di parlare agli spagnoli e il diritto di libertà di espressione è strettamente legato alla libertà religiosa», ha affermato il cardinale. «La speranza è che, in sede di dibattito, la maggioranza dei parlamentari abbia rispetto dei diritti del Santo Padre e dei cattolici». I due principali partiti spagnoli, il Psoe del premier José Luis Zapatero e il Partido Popular (opposizione), hanno fatto sapere che non voteranno a favore della mozione di censura al Papa.


07 maggio 2009

Aborto - Spagna, pillola del giorno dopo senza ricetta anche per minorenni, in farmacia.

Da Corriere.it di oggi 12 Maggio 2009

MADRID - La "pillola del giorno dopo" si venderà liberamente nelle farmacie spagnole senza ricetta e a donne di tutte le età. Lo ha annunciato il ministro spagnolo della Sanità Trinidad Jimenez, secondo quanto riferisce l'edizione elettronica del quotidiano El Pais. La pillola sarà in vendita libera in tutte le farmacie fra tre mesi. Questo è infatti il tempo che impiegherà l'Agenzia spagnola del farmaco per includerla nel catalogo dei medicinali senza prescrizione. «Le cifre ci dicono che abbiamo un problema che dobbiamo affrontare con urgenza e il nostro obbligo è facilitare l'accesso a metodi anticoncezionali», ha detto Jimenez.

GLI ABORTI - Nel 2007 gli aborti di donne minorenni sono stati più di 6 mila in Spagna. Di questi circa 500 sono stati praticati su ragazze non ancora quindicenni. Il ministro della sanità ha spiegato che verranno cosi eliminati i problemi che avevano le ragazze più giovani ad accedere al farmaco. Finora infatti dovevano spesso passare da più di un consultorio per trovare un medico che fosse d'accordo a prescrivere la "pillola del giorno dopo".

lunedì 11 maggio 2009

Rassegna stampa... ancora una volta eugenetica.

09 Maggio 2009 - Giornale
Fecondazione Artificiale
SI PARLA DI NOI :: Roccella: il vicolo cieco della scorciatoia etica 129 KB

09 Maggio 2009 - CorrieredellaSera
Fecondazione Artificiale
La sentenza: gli embrioni si possono congelare 229 KB

09 Maggio 2009 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
L'impianto della legge 40 non viene scalfito 88 KB

09 Maggio 2009 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
Roccella: testo che introduce elementi di confusione 109 KB

venerdì 8 maggio 2009

Il Papa in Terra Santa - Dossier di AsiaNews


Qui trovate un ampio ed interessante dossier di AsiaNews sul Viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa!

Sosteniamo il Papa in quest'occasione con la preghiera, offrendo qualcosa di nostro e difendendolo in ogni occasione opportuna ed inopportuna.

giovedì 7 maggio 2009

La biografia di Tolkien di Humprey Carpenter tradotta in italiano.


Lindau (con cui abbiamo una convenzione) pubblica in questi giorni la biografia di John Ronald Reuel Tolkien redatta da Humprey Carpenter.

Questa è la copertina del libro, che trovate descritto nel sito cliccando il nostro titolo. E' una bella immagine di quest'uomo geniale che scrisse le meravigliose avventure della Terra di Mezzo inventando nuove lingue, nuovi mondi per capire meglio quello in cui viveva e anche per divertire i suoi figli.

Ricordiamo a tutti che proprio nelle ultime settimane Lindau ha pubblicato in Italia un pregevole lavoro di Stratford Caldecott su Tolkien ed il suo radicato cattolicesimo, che consigliamo a tutti . Ne trovate traccia nel nostro blog andandone alla ricerca con il nostro motore in alto a sinitra.

Stanley Jaki - Perché la scienza nacque cristiana (e non nella Mezzaluna)


Dall'Avvenire di oggi 7 Maggio 2009 riprendiamo questo interessante articolo del compianto dom Stanley L. Jaki, che aveva una precipua dote, per noi: era, oltre che un uomo di genio, un chestertoniano. Ce lo ricordava Angelo Bottone in un suo recente articolo su questo blog (per cercarlo, potete usare il motore di ricerca interno, in alto a sinistra).

Ricordiamo pure che alcuni libri di Stanley Jaki sono stati stampati da Fede&Cultura, con cui noi chestertoniani abbiamo una speciale convenzione (per vedere le condizioni, usate il motore di ricerca interno). Ottimo, no? Cliccando il nostro titolo verrete portati alla pagina degli autori in forza al catalogo di Fede & Cultura, e troverete anche Stanley Jaki e i suoi testi.

Questo articolo che proponiamo è parte di un testo prossimo alla pubblicazione, sempre per i tipi di Fede & Cultura. Il titolo dell'articolo è già molto, molto chestertoniano.

Perché la scienza nacque cristiana (e non nella Mezzaluna)

I Paesi musulmani più importanti stanno or mai da decenni attuando uno sforzo con­certato per portarsi in pari con la tecnolo gia e la scienza occidentale, e non a caso nien te sta più a cuore ad Israele del mantenimento di una superiorità scientifica e tecnologica in sormontabile rispetto ad ogni e qualsiasi pae se musulmano.

Ma i musulmani non possono ignorare che né la scienza né la tecnologia (di cui hanno un grande bisogno per sfruttare le loro vaste risorse petrolifere) sono state prodotte dai musulmani, anche se questo fatto non causa grande imbarazzo al tipico intellettuale musulmano, il quale preferisce sottolineare l’abuso della scienza fatto dagli occidentali, attraverso il suo utilizzo come strumento di colonizzazione e dominazione economica.

Da questo punto di vista la reazione degli indù moderni è molto diversa. Alcuni fra loro, Nehru ne fu un esempio, hanno cercato di trovare le ragioni per cui la scienza non è nata nella loro terra. Costoro non trovano niente di meglio (e in questo sono simili ai cinesi da due gene razioni sotto l’indottrinamento marxista) del l’affermare che un’alba democratica fu segui ta da un sistema feudale di produzione. Sia gli Indù che i cinesi dovrebbero leggere attenta mente i loro antichi testi, sia sacri che filosofici, per rendersi conto della vacuità di simili scuse. Tutti quegli scritti testimoniano una visione del mondo panteista e organicista dove tutto si ripeteva ciclicamente ed era guidato da strane volizioni.

Lo stesso era il caso per gli an tichi Egizi e Babilonesi e perfino per gli antichi greci. Quanti hanno per passatempo l’immaginare diversi corsi della storia dovrebbero considerare uno scenario che comincia con un Copernico indù o un Newton cinese. Tali scenari ed altri simili si possono ipotizzare per tutte le culture dell’antichità, ma specialmente per quella indù e cinese, le sole a sopravvivere nei tempi mo derni come potenze politiche di prima gran dezza. Il caso della civiltà musulmana è diver so, in parte perché, in confronto con le altre culture citate è un po’ una nuova venuta sul palcoscenico della storia.

È inoltre importante, notare il fatto che c’è nel Corano una cosmologia che, anche se parzialmente animista, non è certamente ciclica. Il Corano è totalmente allineato con la visione biblica del cosmo co me qualcosa che è iniziato con la creazione di tutto, e che sta procedendo in linea retta verso una consumazione assoluta, la cui venuta nien te può fermare. Come la visione del mondo bi blica, la visione del mondo musulmana ha la sua migliore rappresentazione in una freccia, così diversa da un cerchio, per non parlare del la svastica, questo simbolo classico della visio ne ciclica del mondo nella maggior parte delle culture antiche. Una freccia rappresenta un processo lineare rettilineo che non devia dal suo corso.

Ora se si afferma che un siffatto modello co smologico ha favorito il sorgere della scienza nell’Occidente cristiano, allora sorge la domanda: perché i musulmani non ci sono arrivati prima di quell’Occidente? […] Questo non vuol dire che nessun musulmano abbia mai fatto esperimenti. Fecero esperimenti in medicina, specialmente nell’oftal mologia. I mercanti arabi scoprirono presto i vantaggi del sistema decimale indù, che l’Occidente apprese attraverso canali arabi. I musulmani coltivarono avidamente l’astronomia tolemaica, il che implicava una buona conoscenza di forme avanzate della geometria euclidea. L’utilizzo degli epicicli, comunque, non permetteva di spingersi oltre una certa precisione nel rilevamento del moto dei pianeti. Naturalmente, per quanto riguarda l’astrologia, che era basata sulla predizione delle posizioni dei pianeti, la precisione della astronomia tolemaica era più che sufficiente.

Ma per poter ottenere il controllo delle cose in moto sulla Ter ra, quell’astronomia non era di molto aiuto. U na scienza genuina delle leggi del moto era necessaria e qui gli studiosi musulmani fallirono nonostante fossero molto vicini alla meta. Per capire questo si deve sapere che la scienza del movimento è quella che si può costruire sulle tre leggi del moto che si trovano per la pri ma volta insieme nei Principia di Newton. Ma la prima e più importante di esse, la legge del­l’inerzia, fu formulata secoli prima di Newton. Anche la formulazione di un’altra legge, per cui ad ogni azione corrisponde una reazione, pre cede Newton di circa 60 anni, essendo stata for mulata per la prima volta da Cartesio.

Cartesio ancora sospettava che la legge del mo to inerziale avesse origini medioevali, ma non diede credito a nessuno. Newton stesso non era incline a dar credito di qualcosa a Cartesio, il cui nome egli cancellò dai suoi manoscritti. Newton non sapeva quasi nulla dei medievali, salvo che avevano costruito delle magnifiche cattedrali. Si sarebbe stupito moltissimo nel l’apprendere che i medievali avevano costrui to anche le fondamenta della sua fisica. Perché la legge della forza, formulata da Newton, è in concepibile senza la legge del moto inerziale.

Newton sarebbe stato altrettanto stupito se a vesse saputo che era stato un famoso musul mano medievale, Avicenna, a concepire per pri mo la legge di inerzia, ma senza percepirne l’importanza, come se avesse indossato dei pa raocchi. I suoi paraocchi erano le leggi fonda mentali della cosmologia aristotelica che Avicenna, essendo un panteista in fondo al cuore ed un musulmano solo in apparenza, accettava completamente. Secondo il panteismo aristotelico l’universo era divinamente perfetto, quindi sferico e in un movimento circolare perenne.

Siccome un cerchio non contiene un punto diverso dagli altri, un movimento circolare non evoca un punto di partenza assoluto. Imprigionato da questa visione del mondo Avicenna non poté trovare in essa un invito ad applicarvi la sua idea di moto inerziale. Fu così che il mondo musulmano perse la sua occasione d’oro di arrivare per pri mo a formulare una fisica che gli avrebbe per messo il controllo del mondo fisico.

Stanley L. Jaki

mercoledì 6 maggio 2009

Ritorna il Chesterton Day!
















Il Torrione della Battaglia
, a Grottammare (così qualcuno s'invoglia...)



Cari amici,

con piacere vi annunciamo che il 28 Giugno 2009 dalle ore 19.30 in poi tornerà il Chesterton Day, giunto alla sua 7° allegra edizione.

Festeggeremo il genio di Gilbert e ne ringrazieremo il Signore nel corso dei festeggiamenti che la Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati dedica ogni anno da sedici anni al santo cui si ispira.

La faccenda si svolgerà come sempre a Grottammare (AP), Lido degli Aranci, cittadina limitrofa a San Benedetto del Tronto (AP), Riviera delle Palme. Tutto bello, tutto bene, provare per credere.

Per il tema ed il programma ci risentiremo più avanti, anche se è praticamente definito. Quello che vorremmo è che ci fossero tanti chestertoniani presenti. Ci si diverte, si sta insieme tra amici, è proprio una bella serata.

Perché un Chesterton Day?

La risposta è semplicissima: perché no?

Io, povero presidente di questo fantastico sodalizio fatto di persone generose ed allegre, penso che la risposta di cui sopra si possa esemplificare con una metafora chestertoniana, tanto per confermare che questa Società non vuole inventare niente:

«La misura di ogni felicità è la riconoscenza. Tutte le mie convinzioni sono rappresentate da un indovinello che mi colpì fin da bambino. L'indovinello dice: "Che disse il primo ranocchio?" La risposta è questa: "Signore come mi fai saltare bene". In succinto c'è tutto quello che sto dicendo io. Dio fa saltare il ranocchio e il ranocchio è contento di saltellare».

G. K. Chesterton, Ortodossia

Ecco, i chestertoniani sono molto felici e quindi molto, molto riconoscenti a Dio per aver dato al mondo il grandissimo Gilbert, un grande amico su cui contare.

E' o no un buon motivo per festeggiare, saltellare, pazziare...?

martedì 5 maggio 2009

L'Uomovivo... tedesco!


Padre Roberto Brunelli (o... Brownelli, giustamente!) ci manda questa favolosa immagine: è la copertina di un'edizione tedesca dell'Uomovivo.

E' molto bella e originale e nella sua elementare follia ha quasi tutto quello che serve per spiegare la questione di fondo dell'opera.

Grazie, padre Roberto, ne facciamo parte a tutti!

lunedì 4 maggio 2009

Il Papa in Terra Santa - Padre Samir: Per fare la pace ci vuole la Chiesa


Da Tempi.it

«Solo i cristiani non affrontano il conflitto in Israele religiosamente ma secondo giustizia». Padre Samir si aspetta di più dal prossimo viaggio del Papa che da tutte le conferenze Onu contro il razzismo

di Lorenzo Fazzini

Ha lo sguardo e il pensiero acuto di chi, per identità e missione, è “ponte” tra culture diverse. Egiziano di nascita ma residente in Libano, arabo fino al midollo ma formatosi intellettualmente in Occidente (Francia e Olanda), cristiano immerso in una realtà musulmana, padre Samir Khalil Samir, gesuita 70enne, docente di
Islamistica alla Saint Joseph University di Beirut e al Pontificio Istituto Orientale a Roma, costituisce la persona giusta per affrontare i temi più scottanti dell’attualità mediorientale alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Giordania e Israele. Padre Samir, infatti, non è solo un grande esperto del mondo islamico, al quale ha dedicato un libro di successo, Cento domande sull’islam (Marietti) e il più recente Islam. Dall’apostasia alla violenza (Cantagalli), ma è uno studioso che ha dedicato una vita intera alla ricerca accademica sui cristiani nei paesi arabi. Non a caso è presidente della International Association for Christian Arabic Studies e dirige la collana “Patrimoine arabe chrétien”, edita al Cairo e Beirut. Per questo ha le carte più che in regola per spiegare a Tempi come mai i cristiani devono restare nella Mezzaluna e quale contributo possono dare perché la violenza non sia l’ultima parola nel confronto tra popoli.

Padre Samir, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha aperto la conferenza sul razzismo di Ginevra (Durban II) denunciando con enfasi il dilagare dell’“islamofobia”. Però non ha speso una parola sul dramma dei cristiani in paesi islamici come l’Iraq, il Sudan, i paesi del Golfo. Cosa ne pensa?
Il discorso di Ban Ki-moon è stato vergognoso e non contribuirà alla pace nel mondo. Bisogna chiarirci sul termine “islamofobia”, parola che circola da una decina di anni. Letteralmente questa espressione vuol dire “paura dell’islam”: è un fenomeno generalizzato e ha un fondamento solido. Gli atti di terrorismo, infatti, negli ultimi dieci anni sono stati rivendicati in buona parte da musulmani che si appoggiano al Corano per giustificare il loro operato. La tesi secondo cui tutto questo non ha niente a che vedere con l’islam è un’ipocrisia. Vorrei dire a chi la sostiene: iniziate a impedire che i terroristi fondino le loro rivendicazioni sull’islam! Ritengo una stupidaggine affermare che l’islamofobia sia qualcosa che ha a che fare con il razzismo: questo termine, islamofobia, sa molto di fabbricazione a tavolino. Forse Ban Ki-moon ha voluto fare una concessione per calmare la situazione del meeting di Ginevra e bilanciare la questione dell’antisemitismo. Invece esiste una forte cristianofobia in Occidente, in particolare un anticattolicesimo, come si è visto in diversi episodi riguardanti il Papa, con la deformazione delle sue parole e del suo operato, ad esempio sul caso Williamson e sulla questione dell’Aids in Africa. Ci sono pressioni fortissime sui cristiani in paesi come Iraq e Palestina. In Arabia Saudita c’è il diniego totale della libertà religiosa per i cristiani: è inammissibile che questo avvenga in uno dei paesi più ricchi del mondo e più “amico” dell’Occidente in Medio Oriente. Chi, a Ginevra, ha detto qualcosa sulla situazione del Darfur? In Medio Oriente c’è l’impressione che l’Occidente usi due pesi e due misure nella sua politica, mentre il mondo islamico strumentalizza politicamente la religione. Personalmente, trovo nella mia tradizione di umanista cristiano i modi per affrontare meglio la situazione rispetto all’approccio dei politici occidentali. Questa conferenza di Durban II non servirà alla pace mondiale e neppure alla lotta contro il razzismo.

Fra una settimana Benedetto XVI si recherà in visita prima in Giordania e poi in Israele. Quale ruolo vede oggi per la Chiesa cattolica in Medio Oriente?
Quando parla di fede e di spiritualità, il Papa viene ascoltato dai musulmani. Se invece mette al centro la dignità della persona, l’Occidente “laico” è d’accordo con lui. Ma queste due dimensioni – quella spirituale e quella antropologica – vanno tenute insieme. Se i cristiani spariscono o rinunciano alla loro testimonianza in Medio Oriente, le società di questi paesi andranno verso lo scontro. Il Medio Oriente è paralizzato da sessant’anni dal conflitto israelo-palestinese. Finché si trattava di un problema giuridico-politico, lo si poteva risolvere, ma ora sia gli israeliani che i palestinesi vi hanno inserito la dimensione religiosa. Lo dicono esempi concreti: gli ebrei sono solidali al cento per cento con il governo di Israele, gli ebrei americani mantengono economicamente lo Stato di Israele; i musulmani, da parte loro, si offrono da tutto il mondo per difendere militarmente la Palestina. In questa situazione i cristiani sono gli unici che, insieme agli ebrei e agli islamici “laici”, possono proporre un programma di pace perché non vogliono affrontare la questione religiosamente ma secondo giustizia e legalità. La Santa Sede e i diversi Papi hanno sempre insistito che si deve arrivare ad una trattativa, che non c’è altra via percorribile oltre al diritto e alla giustizia. Se i palestinesi non riconoscono Israele come Stato indipendente e Israele non fa lo stesso nei confronti della Palestina, non si arriverà mai alla pace. Basta guardare a quanto successo con gli Stati confinanti, Giordania ed Egitto, che hanno riconosciuto Israele e ora vivono in pace. Certo, c’è voluto un visionario come Sadat per arrivare a tanto al Cairo, un visionario che poi è stato ucciso; mentre re Hussein di Giordania ha dovuto affrontare il “settembre nero” per far pace con Israele, espellendo centinaia di migliaia di palestinesi dal suo paese.

Nel suo saggio Ruolo culturale dei cristiani nel mondo arabo (Edizioni Orientalia Christiana) lei scrive: «I cristiani sono spesso stati il motore di svariate rinascite culturali attraverso le epoche: è questo il loro più grande onore. Ma questa elaborazione è stata possibile solo grazie all’esistenza di regimi musulmani aperti a questa dimensione del nuovo, a questa alterità». Secondo lei questa “santa alleanza” culturale tra cristiani e musulmani è ancora possibile, oggi, nei paesi arabi?
Faccio un esempio: la Nahdah, il “rinascimento” arabo che si è verificato tra l’Ottocento e la prima parte del Novecento, è essenzialmente frutto dei cristiani. Di nuovo, oggi, un secolo dopo, sta succedendo lo stesso, sebbene i cristiani siano in minoranza nei paesi arabi. Oggi il “nuovo” nel pensiero arabo arriva dal Libano, dove l’interazione tra cristiani e musulmani è più viva: qui ci sono cinque università cattoliche, oltre a quelle islamiche e quelle statali. Funzionano radio, televisioni, giornali e riviste di matrice cristiana, sulle quali scrivono tutti, musulmani, “laici”, cristiani. Oggi l’impatto culturale dei cristiani in Medio Oriente avviene tramite i mezzi di comunicazione: il Libano è diventato il primo centro di pubblicazione di libri di tutto il mondo arabo, vengono stampati libri sauditi, marocchini… Anche i musulmani capiscono che i cristiani sono i gruppi più attivi e gli elementi culturalmente più dinamici, come spesso avviene per le minoranze. I cristiani libanesi o degli altri paesi mediorientali hanno poi legami e contatti con l’Occidente, e per questo il loro ruolo culturale è fondamentale. Molti musulmani, anche autorevoli leader, sia in Libano che in Giordania, ma anche in Arabia Saudita, lo hanno dichiarato pubblicamente: non vogliamo che i cristiani se ne vadano via dai nostri paesi perché sono una parte essenziale delle nostre società.
Venendo alle questioni più “culturali”: sia in Francia che in Italia ha suscitato scalpore il libro di Sylvain Gouguenheim, Aristotele contro Averroè. Come cristianesimo e islam salvarono il pensiero greco (Rizzoli). L’opera ha sollevato non poche polemiche perché “riduce” il ruolo attribuito di solito ai pensatori musulmani, li descrive come semplici tramite tra il pensiero greco classico e i medievali. Da specialista della cultura cristiana araba, come risponde?
I primi musulmani sono partiti dal deserto dell’Arabia e sono arrivati a Gerusalemme, Damasco, Il Cairo e hanno trovato al 99 per cento cristiani e qualche ebreo, nessun pagano. Hanno ammirato le loro opere d’arte, la medicina, l’astronomia, la filosofia e le altre arti. I califfi hanno chiesto alla gente del luogo di iniziare a trasmettere loro questa cultura greca, iniziando dalla medicina e dalla farmacologia, e i cristiani hanno tradotto questa scienza dalla loro lingua, il siriaco, all’arabo, idioma catalogato nel 781. Poi è stata la volta della filosofia, tradotta a sua volta dal siriaco all’arabo, visto che la vicinanza tra queste due lingue è molto stretta (il 50 per cento del lessico è comune). Tradurre non significa solo rendere in un’altra lingua, vuol dire anche presentare e commentare: così vennero tradotti Aristotele, Platone e Plotino. Il grande patriarca di Alessandria Fozio, che nel IX secolo scrive un libro, deve andare a Baghdad per trovare i manoscritti che gli servono, non più ad Atene: questo per dare un’idea di come il centro della cultura del tempo si fosse spostato dalla Grecia in un contesto arabo. Quando Aristotele viene tradotto in arabo, egli diventa il punto di riferimento della cultura: tutto aveva fondamento nella sua logica, il dialogo tra le religioni, tra cristiani siriaci e musulmani, poteva avvenire secondo una cultura comune, che era appunto questo filosofo classico. Questa è stata la grandezza di quel tempo, i secoli IX e X sono stati il “rinascimento” e l’“illuminismo” del mondo arabo. Oggi purtroppo non è più così, perché l’i-slam parla solo di verità rivelata, giudica la filosofia, la letteratura e tutta la cultura in base al Corano, e non viceversa, nel senso di operare un’interpretazione. Questa operazione di integrazione tra filosofia e teologia nell’islam si è protratta fino al 1100, poi si è bloccata. Averroè è morto alla fine del XII secolo, ma i suoi libri sono stati bruciati, le sue opere non sono mai arrivate in Oriente. E la spiegazione di questo cambiamento è prettamente demografica: gli storici ritengono che intorno al Mille sia avvenuto lo spostamento per cui i musulmani sono diventati la maggioranza rispetto ai cristiani. In pratica, fino a quando vi era una classe dirigente politica musulmana e una società mista islamo-cristiana, vi era ancora un fecondo dialogo culturale. Quando invece la società diventa monolitica, in questo caso solamente islamica, anche in campo intellettuale si passa alla monocultura.

Pillola del giorno dopo. Dai medici cattolici no al diktat delle Marche

Da Avvenire.it

Cresce la protesta contro la lettera-direttiva che l’Azienda sanitaria unica delle Marche (Asur) ha diffuso per imporre a tutti i medici l’obbligo di prescrivere la pillola del giorno dopo, quando la donna si trovi in situazioni «di obiettiva gravità e ur­genza ». Alle perplessità dei singoli medici, si aggiungono ora le prese di posizione di associazioni quali Amci (Associazione medici cattolici italiani) e «Medicina e Persona».

La sezione regionale delle Marche dell’Amci ha predisposto una nota, a cura del presidente Sergio Fattorillo (medico legale di Macerata) e di Paolo Marchionni (medico legale di Pesaro, nonché presidente di Scienza&Vita a Pesaro-Urbino), in cui sottolinea l’incompatibilità della richiesta del direttore genera le dell’Asur Roberto Malucelli con la autonomia professionale del medico e con la possibilità di esercitare la clausola di coscienza, visto che il farmaco in que­stione (levonorgestrel), oltre a bloccare l’ovulazione, può anche impedire l’impianto in utero di un ovulo eventualmente fecondato. In più è stata predisposto un modello di lettera da inviare al direttore generale da parte del singolo medico, per comunicare la propria intenzione di avvalersi, se il caso, dell’obiezione di coscienza (secondo la legge 194) o della clausola di coscienza (secondo il Codice deontologico dei medici).

Sul primo punto, scrive l’Amci delle Marche, «come medici, sottolineiamo che la sfera di autonomia pro fessionale non può essere soggetta ad “intromissioni” ed “ingerenze” così pressanti come quelle contenute nella nota del direttore generale», visto che il medico «in ogni circostanza deve operare “secondo scienza e coscienza”». A motivare l’eventuale rifiuto della pre- scrizione, ci sono sia «i rischi per la salute della paziente » che «possono essere molto elevati», sia il fatto che «la somministrazione potrebbe cagionare la morte dell’embrione appena concepito».

Un aspetto che va ricordato, visto che secondo la legge 194, il nostro ordinamento tutela «la vita umana dal suo inizio »: pienamente applicabile quindi la clausola di coscienza prevista dall’articolo 22 del Codice di deon tologia medica. «Del resto – puntualizza la nota del l’Amci Marche – se il “farmaco” in questione può es sere fornito solo dietro presentazione di ricetta me dica, vuol dire che non può essere assunto solo per scelta della donna, ma come conseguenza di un atto medico». Infine, come medici cattolici, «riteniamo che il nostro agire professionale debba contribuire a pro muovere sempre il valore dell’individuo umano, sia esso piccolo e indifeso, come l’embrione appena concepito, sia essa la donna, spesso molto giovane».

L’Amci Marche riafferma la validità degli orientamenti deontologici più accreditati, tutti in favore della li bertà del medico di non prescrivere la pillola del gior no dopo: la nota del Comitato nazionale per la bioe tica del 2004, e quella del 2006 del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco. Anche «Medicina e Persona» contesta la disposizione del di rettore generale dell’Asur Marche, sulla base di alcune precisa zioni. Innanzi tutto, la pillola del giorno dopo «non è un farmaco “curativo”: la gravidanza non è una patologia; non rientra inoltre nella categoria dei farmaci “salvavita”, quindi la sua prescrivibilità è discrezionale da parte del medico, sia esso generalista che specialista ginecologo».

«Il punto cardine della nostra contestazione – sottolinea il comunicato – è la libertà da riconoscere alla persona del medico nell’esercizio della professione». «Il lavoro del medico – ricorda “Medicina e Persona” – non può essere ridotto a quello di mero esecutore del le volontà del paziente, né al ruolo di colui che soddisfa ogni richiesta, sempre e comunque, a prescindere dalla sua coscienza personale e clinica».

Enrico Negrotti

Papa - Vado in Terra Santa per confermare ed incoraggiare i cristiani di Terra Santa

A quattro giorni dalla partenza per Giordania e Israele (8-15 maggio) Benedetto XVI ha personalmente spiegato davanti a una grande folla di persone radunate in piazza San Pietro per la recita del Regina Coeli cosa lo ha mosso a intraprendere questo viaggio, fino a oggi probabilmente il più impegnativo del pontificato. «Confermare e incoraggiare i cristiani di Terra santa, che devono affrontare quotidianamente non poche difficoltà» e farsi «pellegrino di pace» accanto a quanti si sforzano di dialogare «per giungere a una pace stabile e duratura nella giustizia e nel rispetto reciproco». «Quale successore dell’apostolo Pietro - ha detto il pontefice a proposito del sostegno che intende portare ai cristiani di Terra santa - farò loro sentire la vicinanza e il sostegno di tutto il corpo della Chiesa».