martedì 19 febbraio 2008

Campi di sterminio e fosse comuni: «La Nuova Europa» pubblica le foto segnaletiche dei detenuti, icone dei nuovi martiri

Nel nuovo numero della rivista «La Nuova Europa», organo della Fondazione Russia Cristiana fondata da padre Romano Scalfi, Lidija Golovkova (Università Ortodossa Umanistica di Mosca) presenta alcuni materiali inediti frutto di un ventennale lavoro di ricerca, per riportare alla luce i nomi e i volti delle vittime del terrore.
Il terrore veniva esercitato ovunque, paradossalmente nei luoghi più visibili (perfino nel centro di grandi città come Mosca o Leningrado), o in chiese e monasteri, spesso utilizzati come prigioni o come poligoni di fucilazione. Tutti questi luoghi, così come le fosse comuni, erano stati poi dimenticati o volutamente cancellati: vengono ora ritrovati, e torniamo a conoscerne il nome (Butovo, Kommunarka, Suchanovka…); qui si torturava e si fucilava, in genere senza alcun processo (sulla base di semplici ordini amministrativi, seguendo la cosiddetta «procedura speciale»).
Lidija Golovkova e un gruppo di studiosi di associazioni come «Memorial» stanno portando avanti un progetto per identificare le vittime del terrore, stabilire in quali fosse comuni riposano e ricostruirne le vicende personali.
L’intervento della Golovkova mette in luce anche alcune scioccanti realtà: che i sovietici hanno anticipato tecniche poi applicate dai nazisti (come l’uso del gas di scappamento dei camion per eliminare i prigionieri); che i prigionieri handicappati, o ritenuti inabili al lavoro forzato, venivano eliminati: «In questi casi si cominciò a condannare indiscriminatamente a morte, a prescindere dai capi d’imputazione, applicando in fondo la stessa politica che sarebbe stata ripresa dal nazismo con la pratica dell’eutanasia di massa nei riguardi delle “esistenze senza valore”. Per lo stesso motivo in Urss, nei decenni precedenti, la polizia segreta aveva già ucciso mutilati, sordomuti, anziani».
Un’altra verità sconosciuta è che, diversamente da quanto si pensa, «il terrore non è da addebitare esclusivamente a Stalin ma è nato con la stessa Rivoluzione»: i primi campi di concentramento furono aperti a Mosca nel 1918, nei monasteri di San Giovanni, di Andronico e del Salvatore Nuovo. Tra il 1918 e il 1922, sempre a Mosca, furono organizzati 11 lager di vario tipo.

Materiali fotografici inediti

L’intervento della Golovkova è accompagnato da immagini impressionanti: prigioni di Mosca sconosciute agli stessi moscoviti, elenchi di nomi dattiloscritti (e spuntati una volta avvenuta la fucilazione), i volti dei torturatori e le fosse comuni dove giacciono migliaia di cadaveri in parte ancora anonimi: «Abbiamo raccolto gli incartamenti relativi a 30 mila sacerdoti perseguitati e uccisi dal potere sovietico. Guardando le loro foto segnaletiche, terribili eppure bellissime, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a icone di moderni martiri».

I numeri della memoria

Dal 1937 all’autunno 1938, durante la cosiddetta «era di Ezov», i condannati – secondo un conteggio verosimilmente inferiore ai dati reali – furono 681.692; lo stesso Ezov, rapidamente caduto in disgrazia, fu giustiziato a sua volta nel febbraio 1940.
Nel solo poligono di Butovo (alla periferia di Mosca), ribattezzato «Golgota russo», morirono e furono sepolte decine di migliaia di persone, finora identificate appena in parte. Fino a oggi sono stati catalogati almeno 800 punti di morte immediata in tutta la Russia, ma solo in pochissimi casi è stato possibile fare qualcosa per conservarne la memoria.

Chesterton in Russia - un convegno

In questo video un servizio su un incontro tenutosi in Russia sulle nuove edizioni dell'opera di Chesterton in lingua russa. E' in spagnolo, ma si può vedere quanta gente sia intervenuta a questo bell'incontro, dove c'era anche l'italiana Giovanna Parravicini, di Russia Cristiana.

Chesterton su Rai News 24 mercoledì 20 Febbraio 2008 dalle 21.20 alle 22.30


Carissimi amici chestertoniani e non, grassi o magri che siate,

abbiamo il piacere di annunciarvi (chiedendo anche di diffondere la cosa con il solito vecchio metodo, il sano passa parola dei poveracci!) che mercoledì 20 febbraio 2008 in onda in diretta dalle 21.20 alle 22.30 su Rai News 24 nel corso del programma Tempi Dispari, il primo news show nel panorama mediatico italiano, il giornalista conduttore Carlo de Blasio dedicherà la puntata a Gilbert Keith Chesterton! Ospiti in studio a Roma Enrico Ghezzi (ideatore di Blob e prefatore de L'Osteria Volante nella ristampa di Bompiani) e Luca Volontè (quest'ultimo prefatore di Eugenetica e altri malanni nella nuova edizione di Cantagalli Editori, oltre che socio della Società Chestertoniana Italiana) e in collegamento dalla sede Rai di Venezia Paolo Morganti, traduttore e curatore della collana "Chestertoniana" edita da Morganti Editori.

La cosa non si può assolutamente perdere!
Chi di voi qualche mese fa avrebbe scommesso anche un solo centesimo sul ritorno di interesse per il nostro caro Gilbert?
Gilbert ha molto da dire ancora a questo mondo pazzo. E facciamoglielo dire!
Diciamo allora che anche noi chestertoniani abbiamo fatto la parte nostra, per piccola che sia...

Cliccando il nostro titolo verrete mandati alla pagina del palinsesto settimanale della trasmissione Tempi Dispari, cliccando il link posto su "Chestertoniana" verrete mandati alla pagina del sito di Morganti Editori con la prossima uscita della collana dalle bellissime copertine, La Saggezza di padre Brown.

lunedì 18 febbraio 2008

Alcuni degli incontri in giro per l'Italia per promuovere la petizione per un fisco a misura di famiglia

Segnaliamo i principali eventi realizzati dal Forum delle associazioni familiari e non solo, in giro per l'Italia per la petizione su fisco e famiglia di cui abbiamo più volte parlato.

I chestertoniani sparsi in Italia sono invitati a darsi da fare dove e come meglio credono, sia individualmente che sostenendo le iniziative che vedete, e pure collaborando ad inventarne di nuove.


Brescia - 19 febbraio 2008 - ore 19
Organizzato dal locale Movimento cristiano lavoratori si terrà un incontro dibattito a cui intervengono Paola Soave, vicepresidente del Forum e Tina Leonzi, presidente Moica.

Usmate, Aula Magna scuola media - 20 febbraio 2008
incontro sulla petizione popolare per un fisco a misura di famiglia con Ernesto Mainardi, presidente del Forum della Lombardia promosso dal Sindacato delle famiglie.

Rivoltella del Garda, Teatro San Michele Arcangelo - 22 febbraio 2008 - ore 21
Incontro organizzato dal comune di Desenzano sul Garda e dalle parrocchie del vicariato del Lago bresciano si terrà un incontro con la partecipazione di Gianna Savaris, membro del direttivo del Forum nazionale, in cui sarà presentata la petizione per un fisco a misura di famiglia

Alessandria, palazzo del Comune - 22 febbraio 2008 - ore 18,30
Organizzato dal Forum regionale del Piemonte e dal Comune di Alessandria si tiene un incontro su “Un fisco a misura di famiglia” a cui partecipa Paola Soave, vicepresidente nazionale del Forum delle associazioni familiari.

Modena, Audiorium Itis Corni - 23 febbraio 2008 - ore 9
Il Forum regionale dell'Emilia Romagna, col patrocinio del ministero della Pubblica istruzione, della Regione, della Provincia e del Comune di Modena, organizza un momento di incontro e confronto tra istituzioni pubbliche e realtà associative sulle tematiche riguardanti la famiglia. Partecipano tra gli altri il ministro Fioroni, Ernesto Caffo, Dounia Ettaib, Carlo Casini, Alberto Bravo, Alberto Meluzzi, Adriana Querzè

Treviso, Casa Toniolo - 26 febbraio 2008 - ore 20,45
Assemblea promossa dal Centro aiuto vita di Treviso e dal costituendo Forum provinciale di presentazione della petizione su famiglia e fisco. Per l'occasione sarà presente il presidente dell'AFI, Roberto Bolzonaro.

Noicattaro, biblioteca comunale - 29 febbraio 2008 - ore 18
Il Movimento per la vita, il Forum regionale ed il Comune di Noicattaro organizzano un incontro a cui intervengono: Mario Saliva,presidente Federvita Puglia, Maria Laura Basso, vice presidente nazionale dei Giuristi Cattolici, Giuseppe Barbaro, vice presidente nazionale del Forum associazioni familiari

Chiavari, Auditorium S.Francesco - 1 marzo 2008 - ore 10
Il Forum del Tigullio organizza il convegno "Un fisco a misura di famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”. Relatori Anna Maria Panfili, presidente del Forum ligure; Aldo Borrelli, presidente dell'Ordine dei commercialisti di Chiavari, Roberto Bolzonaro, presidente AFI,

Barletta - 1 marzo 2008
organizzato da Comune di Barletta, Commissione diocesana famiglia e vita, Associazione nazionale famiglie numerose si tiene un incontro su “Famiglia risorsa della società” a cui pendono parte Nicola Maffei, sindaco di Barletta, don Gino De Palma, Direttore Commissione diocesana famiglia e vita, Lodovica Carli, presidente Forum regionale della Puglia. Presentazione e raccolta firme sulla petizione

Giulianova lido, sala convegni del Kursal - 1 marzo 2008 - ore 15,30
Incontro dibattito a cui interverranno il Comune di Giulianova, il Forum delle Famiglie, l’Associazione Famiglie Numerose, il Comune di Sant’Egido (TE)

La Spezia, Sala multimediale di TeleLiguria Sud - 7 marzo 2008 - ore 17,30
Il Forum provinciale della Spezia organizza un incontro sulla petizione a cui parteciperanno Anna Panfili, presidente del Forum ligure e Pietro Boffi, responsabile Centro Documentazione del Cisf

Bari, Sala del Consiglio comunale - 7 marzo 2008 - ore 15,30
Il Forum della Puglia con il patrocinio del Comune di Bari e in collaborazione con le Università di Bologna e di Bari organizza un seminario di studio su “Politiche familiari, sussidiarietà ed Enti locali”.
Intervengono Giuseppe Barbaro, vice presidente nazionale del Forum. L. Carli (presidente Forum regionale), S. Mazzei, assessore comunale alla Solidarietà Sociale, E. Gentile, assessore alla Solidarietà sociale Regione Puglia, M. Emiliano, sindaco di Bari, i prof. Pierpaolo Donati, Giovanna Rossi, Riccardo Grandini, A. Mongelli

«I cattolici scelgano chi difende i loro valori I simboli non contano» - Il Vescovo di San Marino - Montefeltro e le elezioni


articolo di Andrea Tornielli - Il Giornale - lunedì 18 febbraio 2008
Neretti nostri.

Intervista al vescovo di San Marino Luigi Negri: «Servono politici che abbiano come criterio ultimo la dottrina sociale cristiana»

«Il problema per i cattolici oggi, di fronte alle vicende politiche del nostro Paese, è innanzitutto un problema di cultura. Ci devono essere uomini e donne che sappiano impegnarsi avendo come criterio ultimo i valori non negoziabili e la dottrina sociale della Chiesa». Così Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro, sintetizza la sfida che si presenta di fronte al mondo cattolico. Ieri il quotidiano Avvenire, in un editoriale firmato da Marco Tarquinio, faceva il punto sulla presenza (e sulle difficoltà) dei cattolici negli schieramenti della politica italiana, parlando di «un problema di compatibilità tra visioni antropologiche» per quanto riguarda il Partito democratico, «un nodo che negli ultimi anni è emerso a più riprese (si pensi solo ai temi della famiglia e della tutela della vita), fino a farsi stringente». Che rischia di «diventare soffocante - si legge ancora nell’editoriale del quotidiano cattolico -, se davvero si realizzasse un ulteriore e definitivo avvicinamento con il gruppo di Pannella e Bonino». A destra, invece, Avvenire vede un problema di «omologazione» dovuto al «subitaneo assemblaggio di soggetti differenti» che hanno come «solo connotato ben definito», per il momento, il «profilo» del Cavaliere. Infine, al centro, nell’area dove si colloca l’Udc, secondo Avvenire c’è il «problema chiave» della «qualità» degli uomini che incarnano il progetto.

Monsignore, una situazione un po’ confusa, non crede?


«Vorrei innanzitutto dire che a me il problema appare culturale, non di formazione politica o di schieramento partitico: un ragionamento sugli schieramenti sarebbe tra l’altro del tutto fuori luogo nelle parole di un vescovo. Parlo di cultura perché questa è un’emergenza per il nostro Paese. Si tratta infatti di recuperare i principi e i valori fondamentali, quelli che Papa Benedetto XVI ha definito non negoziabili – vale a dire vita, famiglia ed educazione – e su questi costruire ad ogni livello e in ogni campo ciò che la dottrina sociale della Chiesa ha formulato in un secolo e mezzo di magistero».

Oggi i cattolici militano nel centrodestra, nel centro, nel centrosinistra...

«Il problema è che esistano oggi in Italia uomini decisi a impegnarsi nella vita sociale e politica affermando che i valori non negoziabili sono e saranno il criterio in base a cui verificare la loro stessa militanza politica».


Che cosa pensa della decisione di Pier Ferdinando Casini di non aderire al Pdl mantenendo il suo simbolo e correndo da solo?

«Non mi trascinerà in considerazioni relative agli schieramenti e ai partiti. Non sono un politico, non intendo pronunciarmi su questo. Faccio notare soltanto che sono gli uomini che difendono i valori, non i simboli. E la dottrina sociale della Chiesa, per il cattolico che s’impegna in politica, dovrebbe essere il criterio operativo, non soltanto l’ispirazione ideale tirata in ballo nei discorsi per poi fare le scelte concrete sulla base delle convenienze o delle ideologie o della disciplina di partito. Se politici così scarseggiano, ci vuole un’esperienza educativa che ne faccia rinascere, perché non possiamo accettare l’idea che la Chiesa non sia più in grado di educare».

L’unità politica dei cattolici è una fase chiusa, impraticabile la via del partito unico. Nessuna nostalgia?

«A dire il vero un po’ di nostalgia io ce l’ho. Ho appena detto che la difesa dei valori la fanno gli uomini, non i simboli, però il partito unitario dei cattolici era un ambito di riferimento. Adesso tutto è lasciato alla singola persona. Ogni cattolico, al momento del voto, dovrà guardare là dove i valori della dottrina sociale sono non tanto affermati, ma almeno non contrastati».


Può fare degli esempi?

«Non credo che una certa legislazione sulla famiglia che si è cercato di portare avanti negli ultimi due anni sia in linea con quel riconoscimento della famiglia naturale così come è sancito dalla nostra Costituzione. Così come faccio fatica ad avvertire una qualche consonanza con chi ostentatamente contrasta qualsiasi discorso di autonomia scolastica e di libertà di educazione. Mi sembra difficile che un cattolico possa votare per chi è contro la sacralità della vita, l’unità della famiglia, il rispetto della libertà di educazione».

Ferrara, la lista, la sindrome di Klinefelter e altro.


Da Il Giornale di oggi 18 Febbraio 2008.
Neretti nostri.

Roma - «Io penso che Berlusconi sia già a Palazzo Chigi, come tutti sanno, naturalmente se si apparenterà con le mie liste che prenderanno oltre il 6-7% in tutte le regioni dove verranno presentate». Giuliano Ferrara, direttore del Foglio e promotore delle liste antiabortiste «Pro-life», è sicuro di un ritorno del centrodestra al governo e lo ha ribadito ieri nel corso della trasmissione di Rai 3 In mezz’ora.
La questione ancora aperta (ma fino a un certo punto) è quella dell’apparentamento con il Pdl. «In termini ufficiali - ha specificato Ferrara - non posso annunciarlo, ma in termini ufficiosi sì: sono certo che avverrà». Lo scopo che il giornalista si prefigge è quello di «portare al Senato e in Parlamento delle brave persone» che difenderanno la battaglia sulla vita. Il collegamento tra liste è il passaggio fondamentale per la successiva candidatura di Giuliano Ferrara a sindaco di Roma. «Non sarebbe la mia aspirazione - ha precisato - ma siccome delle persone con molta stima nei miei confronti e con le quali mi apparenterò me lo chiedono, lo farò».
Il giornalista, tuttavia, è apparso alquanto scettico sulle chance di vincere la corsa per il Campidoglio. «È molto probabile che vinca Rutelli», si è schermito aggiungendo che in un prossimo governo del Pdl si candiderà «a fare il ministro della Salute e della Sanità». La lista «Aborto? No grazie» ha infatti un preciso obiettivo: l’aiuto alla vita «contro l’eugenetica, contro la strage di bambine in Asia», un progetto che si può concretizzare attraverso una richiesta di moratoria presso le Nazioni Unite. E Ferrara ha già individuato i potenziali avversari: in primo luogo, Walter Veltroni e il Pd «che sta trattando con il partito più ferocemente abortista come quello radicale»(...).
Ma il punto più interessante del confronto di ieri tra Giuliano Ferrara e la conduttrice del programma Lucia Annunziata è stata la vicenda svoltasi a Napoli pochi giorni fa: l’aborto di una donna gravida di un feto affetto da sindrome di Klinefelter. Ferrara ha nuovamente stigmatizzato l’avvenimento: «Con quella malattia che hanno decine di migliaia di persone si può vivere, pur in condizioni difficili, ci sono delle cure». Insomma, non si può decidere «per gli altri» un’interruzione di gravidanza alla ventunesima settimana «senza tener conto di quell’altro che c’è» giacché la vita umana inizia sin dal concepimento.
«Ho fatto le analisi e ho chiesto a mia moglie di accendere un cero in Chiesa affinché mi venga diagnosticata quella malattia perché sarebbe la prova che si può vivere, mentre un bambino alla ventunesima settimana è stato raschiato via», ha proseguito. «Siccome mi candido a ministro della Salute - ha affermato - emanerò delle linee guida sulla sindrome di Klinefelter affinché venga esclusa dalla lista delle malattie per le quali avviene l’aborto terapeutico». La finalità non è cambiare la legge 194 che regolamenta la materia, «ma applicarla».
Ferrara è andato oltre autodenunciandosi. «L’aborto da legale è diventato legittimo», ha sottolineato, e tra le ragioni per le quali vi si ricorre ci sono spesso «i maschi, che sono dei mascalzoni». «Io - ha detto - sono stato tre volte mascalzone, un peccatore e tre bambini non sono nati perché le loro madri hanno rifiutato la maternità e io mi sono girato dall’altra parte».

Il Vescovo partigiano che resistette al '68


Da Zenit, agenzia di stampa, che ringraziamo, la segnalazione di un interessante volume di padre Piero Gheddo, missionario de PIME e grande scrittore, sul presule missionario Aristide Pirovano.

di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 15 febbraio 2008 (ZENIT.org).- Con il titolo “Il Vescovo partigiano” (EMI, 456 pagine, 16 Euro), padre Piero Gheddo racconta di questo “uomo di Dio”, un missionario, autentico testimone di Cristo, che si è sempre speso fino in fondo in difesa dei poveri e contro le ingiustizie.
Il Vescovo Aristide Pirovano è stato partigiano negli anni dell'ultima Guerra Mondiale (1943-1945), ha salvato dalla morte ebrei e perseguitati politici, è stato imprigionato dai nazifascismi, bastonato e torturato. Poi ha lottato tutta la vita contro il comunismo e il laicismo anti-cristiano.
Nel dopoguerra ha fondato la diocesi di Macapà in Amazzonia (1948-1965), ha diretto il Pontificio Istituto Missioni Estere (1965-1977) e infine ha moltiplicato le opere sociali, sanitarie ed educative di Marituba, il lebbrosario nella foresta amazzonica che oggi è diventato una città satellite della grande Belém.
Amico fraterno del Pontefice Paolo VI, ha avuto al suo fianco in questa opera di carità anche il Servo di Dio Marcello Candia, che Pirovano stesso aveva portato in Amazzonia.
A raccontare la storia di questo grande testimone di Cristo è stato padre Piero Gheddo, missionario del PIME, già Direttore di “Mondo e Missione” e di "IM-Italia Missionaria" (1975-1992), uno dei fondatori della EMI (Editrice missionaria italiana, 1955) e di Mani Tese (1963), fondatore e Direttore dell'agenzia "Asia News" (1986-1994), nonché autore di oltre 80 libri.
Intervistato da ZENIT, padre Gheddo ha spiegato che tra le tante buone opere che ha fatto, monsignor Pirovano, in qualità di Superiore Generale, ha avuto “la capacità e la santità di tenere il PIME sulla retta via nei tempi della grande confusione del Sessantotto”.
In quegli anni - rammenta il padre missionario - era difficile mantenere la fede e il senso di appartenenza alla Chiesa, nel bel mezzo di grandi utopie e illusioni di travolgenti attese rivoluzionarie”.
Secondo Padre Gheddo, la protesta iniziò contro il “potere dei baroni” delle università, poi si allargò contro ogni oppressione dell’uomo, per la libertà e per la giustizia. Mentre l’ideale di una società più giusta e solidale riusciva simpatica a molti, soprattutto ai giovani.
Il fiume della contestazione – ha precisato padre Gheddo – ha travolto ogni argine contestando la politica, lo Stato, il governo, la legge, la polizia, i padroni, ma anche il Papa, i Vescovi, le famiglie, i genitori, la religione e la morale tradizionale”.
Anche per la Chiesa cattolica e le associazioni cattoliche sembrava impossibile opporsi all’ondata di contestazione. A questo proposito padre Gheddo ha sottolineato che il Pontefice Paolo VI nella Pasqua del 1970 spiegò: “Senza Cristo, i più grandi valori e ideali diventano facilmente disvalori e ideologie negative per l’uomo e l’umanità”.
In quel grande movimento culturale – ha continuato padre Gheddo – noi cattolici non abbiamo saputo inserire Cristo e il Vangelo”.
Il padre missionario ha sostenuto che “in molti sono andati dietro alle mode correnti inquinate da una lettura nichilista della realtà, dal radicalismo politico che sognava un 'mondo nuovo' e un 'uomo nuovo', senza sapere che senza Cristo il mondo nuovo e l’uomo nuovo non esistono”.
A questo proposito, padre Gheddo ha ricordato che Benedetto XVI, mentre era in vacanza ad Introd nel 2005, ha affermato che nel tempo della “grande crisi scatenata dalla lotta culturale del 68’, realmente sembrava tramontata l’epoca storica del cristianesimo”.
Secondo il Vescovo di Roma il Sessantotto ha rappresentato il conflitto tra visione religiosa e opzione secolaristica della vita dell’uomo. Infatti, “per tale movimento culturale – aveva sottolineato il Papa – il tempo della Chiesa e della fede in Cristo era considerato finito”.
In un tempo in cui, anche nella comunità ecclesiale, si infiltrò un clima di scetticismo verso le autorità, e cioè i superiori, i Vescovi, il Papa – ha concluso padre Gheddo – una delle opere provvidenziali di monsignor Pirovano nei suoi 82 anni di vita è stato il fermo orientamento dato al PIME in senso missionario, spirituale e di fedeltà alla Chiesa”.

Gli Zuavi, Chesterton e l'Eugenetica.


I simpatici Zuavi del sito www.lozuavopontificio.net segnalano l'uscita di Eugenetica e altri malanni per Cantagalli con prefazione di Luca Volontè, e segnalano anche la nostra Società...

Li ringraziamo pubblicamente per il link sul loro sito (anche noi abbiamo messo il loro link, sono troppo simpatici e "dritti") anche perché c'è scritto che il nostro sito serve per approfondire la conoscenza di Chesterton.

Grazie.

Cliccando il nostro titolo trovate la pagina di cui parliamo.

venerdì 15 febbraio 2008

Ecco un brano dell'inedito Eugenetica e altri malanni


Permettetemi di sottolineare come il libro abbia la prefazione firmata dall'amico e socio della Società Luca Volonté.
Qui sotto trovate un brano del volume, che sarà disponibile in libreria dal 25 Febbraio.
Che bello!


I veri tiranni? Oggi sono la scienza e la sua «chiesa di Stato» Chi tenta davvero di tiranneggiare tramite il governo è la scienza. Chi usa davvero il braccio secolare è la scienza. E il credo che davvero estorce decime e si impadronisce delle scuole, il credo che davvero viene imposto con le multe e la prigione, il credo che davvero è proclamato non in prediche ma in leggi, e diffuso non da pellegrini ma da poliziotti: quel credo è il grande ma contestato sistema di pensiero che ha avuto inizio con l’evoluzione ed è finito nell’eugenetica. La nostra vera «Chiesa ufficiale» è il materialismo: perché è il materialismo che gode davvero dell’aiuto del governo nel perseguitare i suoi eretici. La vaccinazione, nei suoi cent’anni di pratica sperimentale, è stata contestata quasi quanto il battesimo nei suoi circa duemila. Ma ai nostri politici sembra perfettamente naturale imporre la vaccinazione, e parrebbe loro follia imporre il battesimo. Non ho paura della parola «persecuzione» quando è attribuita alle Chiese; e non è minimamente come termine di biasimo che la attribuisco agli uomini di scienza. È un termine di realtà legale. Se esso significa l’imposizione mediante la polizia di una teoria ampiamente contestata e indimostrabile in via definitiva, oggi a perseguitare non sono i nostri preti ma i nostri dottori. L’imposizione di dogmi simili costituisce una Chiesa di Stato: in un senso più antico e più forte di quello riferibile oggi a qualsiasi Chiesa soprannaturale.

Gilbert Keith Chesterton

Padre Brown boccia la provetta


Eugenetica e altri malanni recensito da Avvenire...
Cliccando il nostro titolo si viene rinviati alla pagina dell'Avvenire.


di Lorenzo Fazzini

RISCOPERTE. Fin dal 1921 lo scrittore inglese Chesterton combatteva i sostenitori dell’eugenetica: «Giocano d’azzardo con i nostri corpi»

L’ inventore di padre Brown contro i creatori di una «buona stirpe» nata da menti razziste e scientiste. Questo è l’eugenetica, un misto di stupidità culturale, fanatismo scientifico e arroganza politicamente corretta velatamente nemica dei poveri. E se nella stagione a cavallo
tra Otto e Novecento il positivismo aveva contagiato le classi dirigenti d’Europa – una delle prime norme eugenetiche è quella della Camera britannica che nel 1912 decise la carcerazione dei «deboli di mente» –, oggi è la scienza biomedica (come testimonia il recente evento
dell’embrione nato da 3 genitori) a decidere come «deve essere» l’uomo per nascere. Con quel mix di ironia sagace e gusto del paradosso di cui è intessuta la sua produzione saggistica, anche su questo tema, già «caldo» prima della Grande Guerra, il noto scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton si gettò a capofitto con una sua personalissima battaglia intellettuale. Di mira aveva quella «scienza stantia, la stessa prepotenza burocratica e lo stesso terrorismo dei professori di quint’ordine» che hanno fatto nascere la prassi con cui si vuole selezionare il meglio della razza umana. Si legge con gusto questo Eugenetica e altri malanni che Cantagalli Editore manda in libreria il 25 febbraio (pp. 344, euro 22); un inedito di GKC (come l’autore si firmava) rimasto sconosciuto in Italia dal 1921, data in cui l’autore raccolse scritti e interventi sul tema, e che fornisce nuove motivazioni a chi vuole difendere la dignità dell’uomo. A partire – suggerisce lo scrittore – da una presa di coscienza morale: «La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale». Per Chesterton tutto ciò può venire da quell’«indirizzo di pensiero, collettivo e inconfondibile» che è appunto l’intendimento di migliorare la razza umana. Una saggia operazione di contrasto dell’eugenetica deve affrontare il nodo del linguaggio dato che «gli eugenisti sono eufemistici»: «Le parole brevi li allarmano, mentre le parole lunghe li tranquillizzano».
Chesterton coglie nel segno, visto lo sforzo linguistico con cui uno dei procedimenti biomedici che ledono in maniera eugenetica la dignità dell’uomo, qual è l’aborto, veniva eufemisticamente veniva un tempo designato come «interruzione di gravidanza», oggi invece come «diritto alla salute sessuale». Vi è poi la prospettiva utilitaristica a tradire quello che GKC definisce «la speranza e l’entusiasmo sincerissimi degli eugenisti»: «Non sanno quello che vogliono, salvo che vogliono l’anima e il corpo vostri e miei per scoprirlo»; e per fare questo gli eugenisti violano impunemente quello che il cattolicissimo Chesterton designa come «il santuario del sesso». Ricorrendo ad un’azzeccata metafora, i demiurghi delle provette risultano degli sconsiderati: «Non voglio incriminare nessuno se dico che gli eugenisti sono semplicemente dei
giocatori d’azzardo. Il giocatore spericolato non ha denaro in tasca, ha solo idee in testa. Questi giocatori non hanno idee in testa, hanno soltanto denaro in tasca».
Chesterton tratteggia poi quali potrebbero essere le infauste conseguenze di una società eugenetica: «Ci si troverà in una situazione non priva di aspetti comici, in cui il cittadino esercita ancora in teoria poteri imperiali sui quattro angoli della terra, ma non ha potere alcuno sul proprio corpo e anima. Sarà consultato circa la delicata crisi diplomatica creata dal previsto matrimonio dell’Imperatore della Cina, e non gli sarà permesso di sposare chi gli pare». «L’atto di fondare la famiglia, ripeto, era un’avventura individuale al di fuori delle frontiere dello Stato –spiega profeticamente in altro luogo Chesterton –. I nostri primi e dimenticati antenati lasciarono dietro di sé questa tradizione; e i nostri stessi genitori non molti anni fa ci avrebbero presi per pazzi nel vederci discuterla. La definizione più concisa dell’eugenetica, quanto al suo lato pratico, è che essa si propone, in maggiore o minore misura, di controllare talune famiglie come se fossero famiglie di schiavi pagani, o peggio». E se la salute delle persone diventa un discrimine per avere figli, attenzione all’assurdo, avverte Chesterton: se si vuol bloccare la discendenza di un soggetto affetto di tisi, potremmo non aver avuto un genio della poesia come Keats o un romanziere come Stevenson. O anche il sordo – per via ereditaria – Beethoven.

La moratoria sull'aborto l'ha inventata Chesterton


Noi è dall'inizio che lo diciamo...

Dal quotidiano Libero di oggi 15 Febbraio 2008 (cliccando il titolo si va all'indirizzo dove c'è l'immagine della pagina).


di Martino Cervo

Gilbert Keith Chesterton era una specie di nottola di Minerva al contrario. La civetta di Hegel spiccava il volo al crepuscolo, a guardare il tramonto di una giornata e di una realtà ormai compiute; lui vedeva una cosa in atto, ma già ne coglieva le ombre sul futuro. Quell'orribile forza - così l'avrebbe chiamata qualche decennio dopo Clive Staples Lewis nell'omonimo grande romanzo - l'ha scorta prima della Grande guerra, l'ha descritta, poi l'ha vista inabissarsi sotto la tragedia delle armi. "Eugenics" era pronto per essere pubblicato, ma finì in un cassetto: c'era altro di cui occuparsi, e contro cui protestare e per cui combattere.
Nove anni dopo lo scrittore riaprì quel cassetto, perché la forza era di nuovo scatenata: progetti di legge per limitare il numero dei malati di mente, congressi in cui si metteva a tema il "miglioramento" necessario della popolazione, correnti scientifiche che propugnavano la selezione naturale prematrimoniale, grandi scrittori (George Bernard Shaw su tutti) pronti a benedire la causa. Così scriveva agli inizi del Ventesimo secolo l'autore del Pygmalion: «Sono d'accordo con quanto esposto, e non esito a dire che ormai non c'è scusa ragionevole per disconoscere il fatto che nulla se non una religione eugenica può salvare la nostra civiltà dalla sorte toccata a tutte le civiltà precedenti».
Tutto questo è «chiamato per comodità eugenetica», annota con quella che tutti chiamano ironia, ma che sembra di più una voglia matta di far parlare la realtà. In Italia il cassetto lo riapre Cantagalli, traducendo per la prima volta gli scritti di Chesterton ("Eugenetica e altri malanni", pp. 344, euro 22, prefazione del capogruppo Udc alla Camera Luca Volontè, che ha un ruolo di primo piano nel reperimento del testo).
E l'eugenetica prende piede - altra espressione perfetta - grazie all'«alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato». Ha una base morale, secondo cui «il bambino per il quale noi siamo principalmente e direttamente responsabili è il bambino che deve ancora nascere». La furia con cui il grande scrittore decritta l'ideologia eugenista fa sorridere solo alla prima lettura, poi è una lama di inquietudine. Come quando racconta dell'adepto che nobilmente è chiamato a rifiutare di sposare la fidanzata caduta dalla bicicletta, con «un'arcana semplicità da far gelare il sangue» che ricorda quella con cui oggi si sceglie chi far nascere, e chi no.
Chesterton è irresistibile mentre seziona gli espedienti con cui l'ideologia che oggi chiameremmo scientista si fa strada. Tra le pagine appaiono in controluce i volti di Umberto Veronesi e Monica Bellucci, i testiomonial del sì alla legge 40. Ci sono i trucchi linguistici («le parole lunghe tranquillizzano», e l'interruzione-di-gravidanza era là da venire), buone volontà rapite da promesse di progressismo, un clima culturale dove «l'inettitudine a ogni sorta di pensiero è considerata arte di governo» e in cui diventa impossibile pensare che «uomini in cappello e cappotto stiano preparando una rivoluzione». Una rivoluzione silenziosamente e deliberatamente anarchica, perché «l'anarchia è la condizione d'animo di chi non si può fermare».
Il disegno di legge sui deboli di mente fatto circolare dalla "Eugenics Review" che aveva fatto sobbalzare lo scrittore nasce dalla follia di togliere la responsabilità del padre sul figlio, e dell'uomo su se stesso: «L'eugenista deve trattare ognuno, se stesso incluso, come un'eccezione a una regola che non c'è». Da qui la pretesa che qualcuno o qualcosa giudichi gli uomini con la stessa superiorità con cui gli uomini giudicano i matti, ma senza dire con quale autorità. Questa autorità, pervicacemente occultata, è ciò che GKC chiama «tirannia medica» della «casta» fatta di «esperti della salute»: un dispotismo antico e senza dogmi, che armonizza «l'indurimento del cuore col rammollimento della testa», che sogna di porsi sopra l'uomo in materia di fondamentali diritti umani, realizzando una guerra contro i deboli, «ciò che l'eugenetica è fin dal principio».
L'accetta di Chesterton cala pesantissima: «Chi tenta davvero di tiranneggiare tramite il governo è la Scienza. (…) Non ho paura della parola "persecuzione" quando è attribuita alle chiese, e non è minimamente come termine di biasimo che la attribuisco agli uomini di scienza. È un termine di realtà legale. Se esso significa l'imposizione mediante la polizia di una teoria ampiamente contestata e indimostrabile in via definitiva, oggi a perseguitare non sono i nostri preti ma i nostri dottori. L'imposizione di dogmi simili costituisce una Chiesa di Stato: in un senso più antico e più forte di quello riferibile oggi a qualsiasi Chiesa soprannaturale (…) L'inquisitore imponeva violentemente il suo credo perché esso era immutabile. Il savant lo impone violentemente perché domani forse lo cambierà (…): è la prima Chiesa che si basa sul non aver trovato la verità».
Una Chiesa ufficiale del Dubbio, come la chiamerà, senza ragioni ma piena di moventi, che si nutre di impenitente inevitabilità e di negazione del libero arbitrio, e sfocia in una legislazione che «proibisce la carità umana» imponendo lo Stato fin dentro le cose più intime della carne, fino a rendere assurdo che il matrimonio e la maternità non debbano essere disciplinati da commi e decreti.
L'analisi dello scrittore si fa anche politica e culturale: l'ideologia eugenista si insinua nel tentativo - alla Bobbio ante litteram - di collegare liberalismo e socialismo. Ma il ponte si spezza, spalancandosi in un abisso di anarchia che Chesterton ci fa intravvedere con l'impressionante racconto finale della piccola Eugenette, micidiale profezia del destino oscuro dell'uomo perfetto. Lo scrittore scolora a tratti in una posizione confusamente anticapitalista: si scaglia contro l'«impulso plutocratico che sta dietro a tutta l'eugenetica: nessuno pensa di applicarla alle classi preminenti. Nessuno pensa di applicarla dove sarebbe più facile». Oggi, forse, il cassetto sarebbe da riaprire di nuovo, perché su questo non aveva visto giusto.
Eppure c'è un antidoto, che non è appena un trito attaccamento ai valori andati, né una ripulsa della scienza come tale. È la difesa di un'esperienza più personale, che la tradizione affida al mistero della libertà di ciascuno. Una semplice, immane sfida per cui «la fondazione di una famiglia è l'avventura personale di un uomo libero», per cui un'autorità implica una ragione anziché farla a pezzi.. Per cui la responsabilità è verso la vita che c'è, e non verso quella che potrebbe esserci.

NAPOLI, UCCISO BIMBO PERCHE' MALATO

Da "IL FOGLIO" di venerdì 15 febbraio 2008, firmato con l'Elefantino (quindi di Giuliano Ferrara). I neretti sono i nostri.

Manifestazioni, appelli, giaculatorie: ma questa notizia la leggete solo su questo giornale Ci sono vere idee come la moratoria sull`aborto, giudicata "oscena" da un bouquet di signore tra le più chic del paese (vedi nell`inserto, l`appello). Poi ci sono le storie finte, le montature ideologiche per fare panico e bastonare le idee sconvenienti: blitz poliziesco in un ospedale di Napoli, dove la Donna è crocifissa e sottoposta a tortura per colpa del clima di intimidazione propalato da Giuliano Ferrara. Seguono indignazioni collettive, manifestazioni, strepiti, interrogazioni, pensose e amareggiate riflessioni di grandi medici, parlamentari, ministri della Salute, moralisti, teodem e preti in vena di scherzare.

Poi ci sono le storie vere, le notizie vere. Eccone una che ha questo inevitabile titolo: Napoli, ucciso un bambino perché malato. Ve la racconto nel segno di un impegno doloroso ma sempre più necessario: nominare le cose con il loro nome proprio, dire la verità. La donna ha 39 anni, dice Repubblica. Suo figlio aveva 21 settimane. Aveva occhi, naso, bocca, braccia, piedi, cuore, sistema nervoso e tutto il resto. Se ne stava li aspettando di nascere, lottando per vivere. Provava dolore o piacere, a seconda. Erano in simbiosi, sua madre e lui, ma lui non era un parassita. Era un essere umano di sesso maschile. Con un`anomalia che, secondo il maggior esperto italiano, il professor Carlo Foresta, è propria di un nato su cinquecento, e spesso non è nemmeno diagnosticata, chi ce l`ha non lo sa. Era malato, diciamo così. Aveva la sindrome di Klinefelter. Ce l`hanno a decine di migliaia in Italia. Bisogna curarsi. Ci sono seri inconvenienti, tra cui spesso, molto spesso, la sterilità. Ma per il resto uno se la cava e vive, in mezzo agli altri uomini e alle altre donne, curandosi. Io non rai impiccio delle coscienze individuali, né di quella della madre né di quella del padre (scomparso come quasi sempre accade), e nemmeno di quella dei medici.

Merita solidarietà e misericordia la donna che ha abortito in circostanze che hanno creato sospetto e che hanno indotto, ai sensi della legge 194, a un accertamento da parte di un ufficiale di polizia in borghese, donna. Accertamento svolto in un clima da obbligo legale assolto come si doveva, secondo il procuratore di Napoli adesso ispezionato dal Csm, a quanto pare. Assolto con indelicatezza e insensibilità, secondo coloro che per tutelare la privacy della donna hanno spifferato la cosa ai giornali, i quali hanno violato quella privacy pucciandoci il biscotto in ogni possibile particolare. Allo scopo di difendere quella privacy, naturalmente. Il tutto in una struttura pubblica ispezionata dalla Turco, che è il ministro della Salute il quale trova crudele curare i neonati prematuri senza l`autorizzazione dei genitori e non se ne vergogna. Tutti meritiamo misericordia. Perfino lei. II bambino non ha avuto misericordia. Peccato. Non ha avuto nome né vita propria. Non è nato. E` stato ucciso con dei farmaci ed espulso, pare, in un bagno. Qualcuno ha deciso per lui. Era uno schiavo moderno. Quelli antichi, nella società romana dove era cresciuto un paganesimo colto, erano persone di famiglia, godevano di tutele, salvo la libertà. Lui niente. Né vita né libertà. Peccato. Le feinines en colère che mi odiano dicono sui gìornalì che io do di "assassina" alla donna che abortisce. Non è vero, care signore. Non vi do querela solo perché odio le querele, io dico un`altra cosa. Siamo tutti responsabili di assassinio culturale. L`omicidio perfetto che ha ucciso a Napoli un bambino rapinandolo di tutto il suo futuro, solo perché malato, è il frutto del modo in cui tutti viviamo e pensiamo la vita disumanizzandola. Come diceva il teologo Ratzinger abbiamo "dichiarato eretici l`amore e il buonumore". Ci siamo fatti brutti, sporchi e cattivi voltando la faccia dall`altra parte una volta depenalizzato, a certe condizioni non rispettate, con una legge che non viene rispettata (la 194), l`aborto di massa. Lo abbiamo scambiato con un diritto, in realtà con il simulacro ideologico di un diritto di libertà che nessuna donna e nessun uomo, se non ingannato dalla cultura del suo tempo, vorrebbe mai esercitare.

Alcuni lavorano per la vita da molti anni. Con quella donna avrebbero parlato per non farla sentire sola e avrebbero cercato di evitare un omicidio. Bisogna portarli in Parlamento, questi volontari. La mia lista serve a questo. E serve a inzeppare di questa gente buona e brava del nostro tempo le altre liste. Sto vincendo, e nonostante la fatica non sono mai stato così felice in vita mia.

Perché Giuliano Ferrara fa la lista per la moratoria dell'aborto.





















Dal sito di Panorama, oggi 15 Febbraio 2008.
Sono i motivi per cui Giuliano Ferrara fa la lista per la moratoria dell'aborto.
Leggere per capire.

Niente di clamoroso, niente di strano. Una lista elettorale contro l’aborto, una lista di scopo, non vuol dire quello che non vuol dire, non è una «discesa in campo» per fare politica nel senso più ovvio del termine e non è un grido per punire legalmente le donne in gravidanza od obbligarle a partorire. Queste sono deformazioni barbariche e violente. Ma allora che cos’è? Molto semplice rispondere. Un gruppo di persone si mette insieme, spende i suoi soldi e il suo tempo, impegna parte della sua vita per dire una cosa che ha un peso civile almeno eguale alla mancanza del ponte di Messina e all’invadenza fiscale. Che cosa? Che 1 miliardo di aborti in trent’anni sono troppi, che 50 milioni di aborti l’anno sono troppi per questo mondo. Che la pretesa eugenetica di selezionare la vita scegliendo chi debba vivere, invece di curare tutti, cambia la natura della civiltà umana, e in peggio, molto in peggio. Che bisogna stabilire il diritto alla vita «dal concepimento alla morte naturale» nella Carta delle Nazioni Unite, perché decine di milioni di madri sono state costrette in Asia ad abortire, o incentivate a farlo dalle politiche pubbliche delle tirannie là dominanti, e decine di milioni di bambine nasciture sono state uccise solo perché di sesso femminile. La conseguenza è quella tratta da Joseph Ratzinger in una sua vecchia conferenza di teologo: «L’amore e il buonumore sono stati dichiarati eretici». Nel momento in cui la vita nascente viene considerata un pericolo, una malattia da «curare» con l’uccisione del malato, un omicidio perfetto che lo esclude da tutto il suo futuro possibile, noi non scegliamo la libertà e l’autodeterminazione della donna: scegliamo di programmare la nostra infelicità. Punto. Una lista elettorale può occuparsi del bene e del male e della loro lotta vecchia quanto il mondo? C’è il rischio dell’integralismo o, addirittura, del fanatismo? Voltarsi dall’altra parte quando sia in ballo la vita negata è sicuramente un atto di cinismo volgare, ma è vero che prendere di petto una questione che entra nelle vite personali fa correre dei rischi. Come si evitano? Dipende da quello che si sente, che si pensa, che si dice. Se tu affermi: voglio obbligarti a partorire, sei un fanatico. Se aggiungi: voglio punirti penalmente perché rifiuti la maternità, sei un fanatico. Ma se tu dici, come la lista per la vita e contro l’aborto dice: voglio che la donna incinta sia un «soggetto sociale privilegiato», voglio che sia libera di non abortire per ragioni materiali, di solitudine anche psicologica e morale, voglio che la cultura del mio tempo non la inganni e non le proponga la soluzione comoda dell’aborto come un mezzo di contraccezione moralmente indifferente, allora non sei né un fanatico né un cinico, sei un essere umano razionale. Uno che vuole dare il suo piccolo contributo a restaurare amore e buonumore nel tempo in cui gli tocca vivere. Sono un giornalista che ha passione politica. Guadagnavo bene e vivevo molto tranquillo come anchorman di una piccola tv. Non avrei mai pensato di fare quel che faccio adesso: candidarmi con una lista contro l’aborto, candidarmi a fare il ministro della Salute nel mio Paese, diventando il bersaglio di una campagna di odio civile che le mie idee non meritano. Se lo faccio è perché credo che molta gente è esausta, affaticata dal vuoto che la circonda e che le entra nell’animo. Non sono un frate, sono pieno di peccato e di piccole colpe specifiche, non ho nemmeno la grazia della fede cristiana o di altra fede. Se perdo, continuo in altre forme. Se continuo senza rischiare di perdere, perdo. Il mio amico Silvio Berlusconi ha detto che lui sta faticando per mettere insieme 18 liste, e io ne faccio un’altra. Non è un’altra lista, Cavaliere, è un’altra cosa.
Giuliano Ferrara

Un aforisma che Chesterton avrebbe sicuramente fatto suo!

Giuliano Ferrara, a proposito della questione della moratoria dell'aborto, ha detto di voler combattere questa battaglia (ed è bellissimo, lasciatemelo dire) proprio a partire da questa frase del già cardinale Joseph Ratzinger:

"Sono stati dichiarati eretici l`amore e il buonumore".

Credo che ci siano poche frasi più chestertoniane di questa. Credo ci siano poche battaglie più chestertoniane di quella di Giuliano Ferrara.

Poi si può dire di tutto: sull'opportunità politica, sul se va o non va, su... tante cose molto grigie, ma credo sia giusto il nostro caro motto di Società Chestertoniana: "Se una cosa vale la pena di farla, vale la pena di farla male".

Vale o no la pena di farla?

Quanto trasporto avete di solito quando pensate alla politica e alle elezioni? Bene, questa volta credo che la cosa sia molto molto più seria ed interessante del solito.

Credo, sinceramente (ma posso sbagliarmi, come sbagliano tutti quelli che vivono), che valga la pena di farla. E perché, sennò, fare una lista?

Scusate, ma l'ho dovuto dire.

giovedì 14 febbraio 2008

Un aforisma al giorno - 15

La famiglia è il test della libertà, perché è l'unica cosa che l'uomo libero fa da sé e per sé.

Un aforisma al giorno - 14

Nessuno è più pericoloso di un uomo privo di idee, il giorno che ne troverà una, gli darà alla testa come il vino a un astemio.

da Eretici

martedì 12 febbraio 2008

Ferrara: la lista si farà.


Un'intervista audio a Giuliano Ferrara del Corriere della Sera on line.

La lista sui temi della vita si farà, dice Ferrara.

Per ascoltare cliccate il titolo e verrete riportati alla pagina del Corriere della Sera col servizio media.

lunedì 11 febbraio 2008

Il 2 Marzo torna il popolo del Family Day! In piazza la petizione per un fisco a misura di famiglia!

Che dire, amici? Bentornato al popolo del Family Day che entra a gamba tesa (e meno male!) in questa campagna elettorale dove il fritto e il rifritto si ripresenteranno in ogni dove!

Il Forum delle Associazioni Familiari propone la petizione che abbiamo già presentato sul nostro blog e la Società Chestertoniana Italiana la troverete a caratteri ben visibili tra le associazioni promotrici nell'articolo de L'Avvenire che cliccando il titolo troverete (è di sabato 9 Febbraio).

Ecco nuovamente il contenuto della petizione:

- Mantenere ed educare i propri figli è, per la famiglia, oltre che un obbligo morale e naturale anche un diritto-dovere costituzionale. - Per questo la grande questione fiscale oggi in Italia è il sistema di tassazione delle famiglie. Un fisco ingiusto significa famiglie povere, famiglie che non ce la fanno, figli che non nascono. Un Paese che non si rinnova. Le famiglie sono fortemente penalizzate, perché non si tiene veramente conto dei carichi familiari.
- Va quindi introdotto un sistema fiscale basato non solo sull’equità verticale (chi più ha più paga), ma anche sull'equità orizzontale per cui, a parità di reddito, chi ha figli da mantenere non deve pagare, in pratica, le stesse tasse di chi non ne ha.
- Il reddito imponibile deve dunque essere calcolato non solo in base al reddito percepito, ma anche in base al numero dei componenti della famiglia.

Chiediamo, quale primo passo verso una vera equità fiscale, un sistema di deduzioni dal reddito pari al reale costo di mantenimento di ogni soggetto a carico, sulla base delle scale di equivalenza, indipendenti dal reddito, che gli studiosi hanno da tempo identificato.
- Questo sistema è semplice, di immediata applicazione, mantiene intatta la progressività del prelievo, può sostituire migliorandolo l’attuale complicato sistema di detrazioni. Il problema di coloro che non godrebbero delle deduzioni, a causa di redditi troppo bassi, i cosiddetti incapienti, si può facilmente risolvere introducendo l’imposta negativa, un’integrazione al reddito pari alla deduzione non goduta.
- In questo modo, nell’ambito di una futura, complessiva riforma del sistema fiscale, sarà possibile prevedere anche l’introduzione di strumenti, quale il quoziente familiare, che abbiano alla base, come soggetto imponibile, non più l’individuo ma il nucleo familiare.


Ora, il 2 Marzo si va tutti in piazza in 134 città italiane con i banchetti a raccogliere le firme per la petizione, tra il popolo che deve sapere chi mena il can per l'aia sull'argomento.

Ricordiamo che possono firmare tutti quelli che hanno compiuto sedici anni. Avete letto bene, sedici anni.

Per cui massima allerta e massima diffusione della questione.

Torneremo presto sull'argomento, cari amici.

La sigla de I Racconti di padre Brown cantata da Renato Rascel.


In questo video che abbiamo trovato su YouTube trovate la Canzone di Padre Brown cantata da Renato Rascel.

Fu la sigla delle sei puntate de I Racconti di Padre Brown che la Rai trasmise tra il 29 Dicembre 1970 e il 2 Febbraio 1971. Gli episodi erano tratti dai racconti La croce azzurra, Le colpe del principe Saradine, Il duello del dottor Hirsch, Il re dei ladri, I tre strumenti di morte, La forma sbagliata. La regia fu di Vittorio Cottafavi (cui abbiamo accennato in questo post), che rese molto bene il personaggio e consentì che venisse fuori in maniera eccellente il pensiero di Chesterton. Difatti troverete nei dialoghi dei film interi passaggi tratti da Ortodossia o da altri volumi di Chesterton, che nel contesto campeggiano ottimamente, rendono esplicito il pensiero dell'autore e sottolineano bene i passaggi dell'episodio. Sceneggiatore fu Edoardo Anton, direttore della fotografia Corrado Bartoloni con Sandro Messina, i costumi di Corrado Colabucci, le scenografie di Cesarini da Senigallia. Il cast era composto da Renato Rascel nei panni di padre Brown, Arnoldo Foà in quelli di Flambeau, e poi da Patrizia De Clara, Filippo De Gara, Paolo Bonacelli, Enrico Lazzareschi, Luigi Sportelli, Siria Betti e Giuditta Saltarini.

Ebbero una media di ascolto di 18,9 milioni di spettatori con punte di 21 milioni, e un indice di gradimento (non esisteva l'Auditel) altissimo.

La sigla fu scritta e cantata da Renato Rascel, le musiche del film erano di Vito Di Tommaso.

A seguire, il testo della canzone, che -come abbiamo già detto- è un eccezionale summa del Chesterton-pensiero:

Ho la sottana celebre,
e sono un prete celibe
che si interessa al crimine
solo per salvar l'anima d'un povero ladro.

Il vero crimine è il pessimismo
di chi non crede nella vita.
Si sbaglia per sfiducia,
si sbaglia per pigrizia,
si sbaglia per rancore o per invidia.

Rit.: Giusto, padre Brown! Giusto, padre Brown! Ma la vita è molto spesso faticosa
Dicci, padre Brown, che cos'è la vita.

Spesso ruba la gente
perché non ha niente,
così crede la gente
d'esser nullatenente.
Ma se ciò che hai
fosse solo quello che ti resta
da un naufragio
sopra un'isola deserta...

Grideresti di gioia
di avere una coperta
da mettere addosso
ed un bottone d'osso
e un berrettino rosso,
una cannuccia,
un temperino nelle tue mani.
Avresti un piffero dai suoni strani
per fare il verso ai gabbiani,
sapessi che bellezza,
sapessi che ricchezza,
sapessi che allegria e così sia.

Rit.: Giusto, padre Brown! giusto, padre Brown, questa vita è una cosa favolosa!
Grazie, padre Brown! Grazie, padre Brown! Ora noi sappiamo la Verità!

Il silenzio (non quello degli innocenti...).

Stavo notando come della moratoria dell'aborto parlino praticamente solo Il Foglio (come è ovvio) e l'Avvenire, e che nulla trapeli dalla cosiddetta stampa.

Tutto ciò è molto eloquente.

Comunque Giuliano Ferrara ha ordinato ad un istituto un sondaggio sulla possibilità di formare una lista "pro life", e pare che tra i certi e i quasi certi quelli che la voterebbero sono intorno al sei per cento.

Interessante.

giovedì 7 febbraio 2008

Nuovo sondaggio: siete d'accordo con la proposta di fare la campagna elettorale sulla base dell'adesione alla moratoria dell'aborto?

Giuliano Ferrara ha lanciato un sasso (secondo me grosso quanto lui) nello stagno.
Qualche post fa abbiamo riportato quella sua dichiarazione sulla campagna elettorale.
Ha poi detto, un paio di giorni fa su Il Foglio (grosso modo): perché non facciamo delle liste di scopo che si presentino alle prossime elezioni proprio sul problema della moratoria dell'aborto e sui grandi temi bioetici?
Qualcun altro ha detto: perché non valutiamo i partiti e i candidati sulla base dell'adesione alla moratoria dell'aborto?
Altri hanno detto, sull'esperienza dell'Intergruppo della Sussidiarietà, di creare un gruppo trasversale che lavori in parlamento su questi temi.

Le reazioni naturalmente sono state diverse, anche nel mondo cattolico.

Voi che ne pensate? Siete d'accordo con la proposta di fare la campagna elettorale sulla base dell'adesione alla moratoria dell'aborto?

Per farvi un'idea del problema, potete -cliccando qui- leggere l'articolo di Carlo Casini sull'Avvenire di oggi "Biopolitica, l'ora è venuta", riportato anche nel sito Più Voce. Qui sotto un passaggio importante:

"Dipenderà dal nuovo governo se davvero la proposta di `grande moratoria` sarà almeno sollevata nell’ONU; se davvero sarà sospesa la erogazione di fondi europei per la distruzione di embrioni umani in nome della scienza e per il finanziamento delle organizzazioni internazionali che sostengono l’aborto; se la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea potrà continuare a tacere sul diritto a nascere; se l’Unione potrà così sostenere nelle conferenze internazionali il diritto umano fondamentale all’aborto; se in tutte le nomine che contano nella interpretazione dei diritti umani dalla Corte Costituzionale alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, alle varie Commissioni dell’ONU prevarranno scelte «abortiste» o «per la vita»; se nell’applicazione e nelle possibili modifiche della legge 194 (e della legge 40!) resterà velleitaria o concreta la nostra idea di uno Stato che è comunque schierato dalla parte del diritto alla vita di tutti e che, se vuol rinunciare ad affidarsi a divieti o soltanto a promesse tanto equivoche e generiche quanto ipocrite, sa trovare strumenti più alti e concreti per essere se stesso: uno Stato forte e intransigente nella solidarietà verso i deboli".

Potete dare voce ai vostri pensieri mettendo dei commenti qui sotto, e comunque partecipare al sondaggio qui a fianco.

Lo Zuavo Pontificio


Grazie a Giuseppe Biffi abbiamo scoperto un simpaticissimo sito, il cui titolo è quello che vedete qui sopra.
Io, come presidente della Società, qualche anno fa organizzai (ma si può sempre rifare!) una "Cavalcata Chestertoniana" (una allegra gita in bicicletta, per capirci, dove si va per divertirsi ma anche per fare qualcosa di più serio, e dove -importantissimo!- si suda in abbondanza) da San Benedetto del Tronto a Loreto: due passi, se volete, sono solo settanta km ad andare e altrettanti a tornare (i secondi settanta, però, non so perché, sembrano misteriosamente e sempre cento-centoquaranta...). I motivi erano due: andare dalla Madonna di Loreto, che è sempre bella, che ha la sua Casa proprio lì, e lì Verbum Caro Factum Est, e che cosa c'è di più bello che andare a casa da Mamma la domenica? Soprattutto se la si deve ringraziare per molti motivi... Il secondo era di far conoscere ai volenterosi pedalatori (tra cui segnalo l'ottimo Nello, che partito in ritardo arrivò comunque e nonostante la sua visibilmente pesante bicicletta, toh, guardate che animale!) il luogo della Battaglia di Castelfidardo, tra pontifici e piemontesi.
Ora, su questo sito trovate tante cose, e trovate pure le facce di molti degli zuavi che parteciparono a quella battaglia. Molta "controstoria", di quella che sarebbe piaciuta sia a Chesterton che a Belloc.
La cosa mi è sempre piaciuta.
Il titolo e le facce degli zuavi, che molto ammiro, varrebbero da soli per tutto il sito.
Non sapevo che 'sia S. Teresa di Gesù Bambino che S. Bernardette si sentivano spiritualmente “uno zuavo pontificio”', come dicono gli autori di questo sito! La cosa mi piace ancora di più.
Andate a guardare.

La tomba dei Chesterton


Il video che vi proponiamo (viene sempre da YouTube) mostra la tomba di Gilbert, di Frances e di Dorothy Collins, la sua segretaria (che, come forse saprete, volle essere sepolta assieme a Gilbert e Frances che ella considerava come il babbo e la mamma).
La ripresa è stata eseguita da un chestertoniano slavo, credo polacco.

La tomba dei Chesterton è nel cimitero cattolico di Beaconsfield, in Inghilterra, esattamente ad una trentina di chilometri a nord di Londra, nel Buckinghamshire, dove essi vissero da poco dopo sposati sino alla morte. Il cimitero è -come succede anche in Irlanda, Scozia, Galles- attiguo alla Chiesa parrocchiale di Santa Teresa del Bambin Gesù, il cui sito internet (che dedica spazio al nostro Gilbert) potete trovare cliccando qui o il nostro titolo. L'indirizzo è quello del sito, guardando a sinistra della pagina troverete una colonnina con una specie di sommario, lì c'è il link della pagina "Chesterton".

Merita.

Paolo Gulisano dice che è significativo che il grande Gilbert amasse particolarmente la Santa cui è dedicata la sua parrocchia. Trovate di più sulla sua bella biografia "Chesterton e Belloc - Apologia e profezia", editrice L'Ancora.

Gilbert contribuì con donazioni all'edificazione della Chiesa e al sostegno della sua parrocchia. Ci sono delle belle foto che fanno vedere Gilbert fuori della prima chiesa, fatta di lamiera ondulata, con il Vescovo e altri notabili della zona.

Su Chesterton e Beaconsfield pubblicheremo presto qualcos'altro. E' un argomento troppo interessante.

Speriamo di avervi fatto cosa gradita, vedere la tomba del nostro amico crediamo sia bello.

mercoledì 6 febbraio 2008

Più Voce, il sito dei cattolici in rete

Qui a fianco, tra i link, trovate quello di Più Voce, il sito dei cattolici in rete.
I suoi collaboratori sono molti e delle più varie estrazioni culturali, ma sono accomunati dall'essere cattolici e dalla comune intenzione di lottare sui temi della bioetica secondo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica.

Cliccando il nostro titolo troverete un articolo di Domenico Delle Foglie, che del sito è il direttore e che è stato il coordinatore generale della bella prova del Family Day 2007 (noi c'eravamo).

L'articolo è interessante e ripropone il tema dell'aborto.

Va avanti la campagna per la moratoria dell'aborto e noi ci siamo

Prosegue la campagna per la moratoria dell'aborto lanciata da Giuliano Ferrara.
La Società ha aderito a questa campagna e ricorda a tutti che è possibile aderire personalmente anche mandando semplicemente una e-mail al seguente indirizzo:

moratoria@ilfoglio.it

Troviamo utile che tutti, soci, amici, simpatizzanti e parenti lo facciano.
Le elezioni si avvicinano, a quanto sembra, allora varrà la pena nello scegliere osservare chi sostiene e apprezza concretamente questa campagna, che sinceramente troviamo molto chestertoniana.

Un buon consiglio è vedere ogni tanto su Il Foglio le tante testimonianze che la gente comune e meno comune dà sull'argomento.

Cercheremo di farle conoscere a tutti, sono costruttive e ci danno speranza.

martedì 5 febbraio 2008

Suore di Madre Teresa tra gli sfollati nelle foreste indiane dell’Orissa


E' in atto una feroce persecuzione dei cristiani in India, di cui praticamente nessuno parla perché "i giornali" forse temono di scoprire e far sapere al mondo che l'India con cui i loro padroni fanno molti buoni affari è come e peggio della Cina verso i cristiani.
Allora noi chestertoniani diamo voce a questa gente perché si sappia ciò che accade.


Per l'agenzia AsiaNews, tra le poche voci che parlano di quest'orrore, la superiora regionale delle Missionarie della Carità (le suore di Madre Teresa, per capirci) racconta il suo viaggio nel distretto di Kandhamal colpito dalle violenze anti-cristiane dello scorso Natale: una distruzione inimmaginabile. Con lei anche suor Nirmala Joshi, superiora generale dopo la morte di Madre Teresa di Calcutta, che scrive una lettera per invitare alla riconciliazione.


Mumbai (AsiaNews) – “Nessuno può immaginare il terrore che si è diffuso tra i cristiani dell’Orissa a fine dicembre”. Suor M Suma, superiora regionale delle Missionarie della Carità (MC), condivide con AsiaNews le sue impressioni dopo la sua visita al distretto di Khandamal, teatro delle violenze anti-cristiane del Natale scorso. Sui luoghi di quegli incidenti si è recata anche la superiora generale dell’ordine fondato da Madre Teresa, sister Nirmala Joshi.

A Kandhamal – inizia a raccontare suor Suma – abbiamo tre case, le nostre suore sono dovute tutte fuggire con gli altri cristiani che cercavano di salvarsi dalla furia degli estremisti indù: sono scappati solo con gli abiti che indossavano e si sono nascosti nelle foreste senza niente da mangiare o con cui ripararsi dal freddo dell’inverno”. Intanto a Sasanada i militanti danneggiavano la casa dei Missionari della Carità: questa si trova in una piccola chiesa dove gli abitanti sono soliti andare a messa la domenica. La cappella è stata completamente distrutta e dissacrata. “Mi ha spezzato il cuore – confessa sister Suma – vedere la statua della Vergine Maria bruciata e la casa dei nostri fratelli saccheggiata”.

Suor Suma è arrivata sui luoghi colpiti già il 28 dicembre. Insieme ad altre consorelle ha portato del materiale per gli aiuti alle persone che si nascondevano. “Siamo state accolte con una tale gioia – spiega – non perché distribuivamo cibo, ma perché per questa gente rappresentavamo la speranza, il sostegno mentre dovevano sopportare la fame e il freddo per via dei loro persecutori”.

La religiosa riferisce che “i conventi di Balliguda e Phulbanii sono stati bruciati da una folla di estremisti che con spade e armi in mano gridava ‘a morte il cristiano’. Quasi ogni convento che abbiamo visitato ha passato la stessa tragedia”.

Il 16 gennaio anche suor Nirmala Joshi è arrivata in Orissa. È arrivata con un treno, senza preavviso alle autorità. “La sono andata a prendere – racconta sister Suma – e l’ho accompagnata a visitare tutte le scuole, i conventi e le parrocchie attaccate. Abbiamo anche parlato con alcune delle vittime. Poi il giorno dopo, al centro pastorale della diocesi di K Nuaga, dove alloggiavamo, sono arrivati alcuni funzionari del governo che hanno chiesto informazioni sul nostro tour. Pur non riconoscendo suor Nirmala, le hanno però subito assegnato una scorta della polizia che ha continuato a seguirla nel viaggio”. Al termine della sua visita la superiora generale ha scritto una lettera indirizzata a tutti “senza distinzione di casta o credo” per invitare alla riconciliazione e al perdono.

Nirmala Carvalho

Ferrara: "la campagna elettorale? sulla cultura della vita contro la cultura della morte".


Una lunga intervista de Il Giornale di oggi a Giuliano Ferrara sui temi della attuale crisi di governo termina così come segue:

"Come se la immagina la campagna elettorale?
«Se si libera il campo dei vecchi fantasmi, dovrebbe essere centrato sull’unico tema vero che vedo: la cultura della vita contro la cultura della morte, la follia dei medici che negano persino la rianimazione dei bambini, l’infanticidio legalizzato! Ecco perché se si candida Rutelli a Roma lo voto, se lo fa la Prestigiacomo in Sicilia le corro contro»".

lunedì 4 febbraio 2008

"Quel feto stava in una mano, ora è una ragazza di 20 anni"


Il neonatologo Giorgio Rondini

Un articolo di Enza Cusmai da Il Giornale di lunedì 04 febbraio 2008

Non possiamo sconfiggere la morte, ma con le tecnologie di oggi possiamo salvare anche organismi solo abbozzati Rianimare il prematuro, anche senza il consenso della madre, anche se nato da un aborto terapeutico. Il documento dei ginecologi romani fa discutere e lascia sorpreso il neonatologo Giorgio Rondini, che solo nel 2006 aveva sottoscritto un documento analogo.

Professore, dunque questa presa di posizione dei medici romani non la sorprende?
«No, ricalca le linee guida di quella che fu chiamata la Carta di Firenze coordinata dal neonatologo Gianpaolo Donzelli e sottoscritta dai moltissimi esperti italiani».

E cosa diceva quel documento?
«Che il feto, o meglio il prematuro, va rianimato e curato se ci sono le condizioni cliniche favorevoli, con o senza il consenso della madre. E nei prematuri sono inclusi anche quelli sopravvissuti a un aborto terapeutico».

Perché nasce l’esigenza di mettere nero su bianco il comportamento da seguire in caso di un prematuro?
«Sono giovanissimi pazienti che prima non esistevano. L’assistenza ai neonati con età gestazionale estremamente bassa è recente. Prima degli anni ’80 chi nasceva prematuro o moriva o era un aborto. Ora con le tecnologie raffinate ci troviamo a dover curare vite appena abbozzate».

Anche nate da un aborto?
«Questo è un problema che non deve sfiorare un medico. Se c’è una vita da salvare si interviene senza pensare che è il frutto di un’interruzione terapeutica di gravidanza. Comunque, in questi casi è difficilissimo che il feto sia sano. Di solito o è malformato oppure c’è una datazione sbagliata della gravidanza e allora il bambino si cura e si tenta di salvarlo».

A che età del bambino si può intervenire con successo?
«Dopo le 23 settimane. Ma risultati discreti si ottengono a 24-25 settimane. Solo dopo questo periodo organi e apparati sono maturi e questo permette risposte positive. La situazione rimane però molto delicata. È come essere in mezzo a un guado e il comportamento del medico deve tener conto del quadro clinico del bambino».

Quando ci si arrende?
«Se le condizioni cliniche e gli esami di laboratorio sono tali da non giustificare la sopravvivenza. In questo caso il rischio di rianimare il bimbo è altissimo e si scivola nell’accanimento terapeutico. Bisogna a questo punto limitarsi alle cure ordinarie. Non possiamo pensare di sconfiggere la morte».

Ma lei come cattolico è d’accordo sull’interrompere le cure?
«Sì, del resto anche la Chiesa ha condannato l’accanimento terapeutico».

Qual è stato il suo paziente più precoce?
«Una bambina di 23 settimane che pesava 480 grammi. Stava sul palmo di una mano».

E ce l’ha fatta?
«Sì, ora ha vent’anni, si è sviluppata normalmente, ha solo qualche deficit uditivo».

E ha mai salvato un bambino rifiutato dalla mamma?
«Sì, erano madri disperate, spesso molto giovani e sole. Ma ho lottato ogni volta in cui pensavo di essere di fronte a una vita da difendere».

L'impegno per la vita e l'intolleranza degli abortisti


Durante la giornata di ieri non sono mancate voci di dissenso all'appello del Papa durante l'Angelus a favore di un più marcato impegno per la vita: una sessantina di attivisti favorevoli alla legge 194 hanno accolto ieri a Cassino scandendo «vergogna, vergogna», la senatrice del Pd Paola Binetti ed il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara, presenti per partecipare a un convegno.

La senatrice del Pd Paola Binetti ed il direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara si sono schierati a favore del documento firmato dai ginecologi di quattro università romane che impegna a «rianimare prematuri estremi». La contestazione è scattata mentre Binetti e Ferrara stavano entrando nella sala conferenze dell'aula Pacis dell'università di Cassino per un convegno organizzato dalla diocesi della cittadina nel frusinate in occasione della trentesima giornata per la vita. Gli slogan sono stati urlati da una sessantina di persone che partecipavano ad un sit-in della Cgil, della Uil e delle associazioni «facciamo breccia» ed «Arcobaleno» e «Clr di Roma» a sostegno della legge 194, organizzato fuori della sala in cui si doveva svolgere la conferenza.

Parlando del documento firmato nella capitale, Ferrara ha detto che «ognuno ha diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale. Questa è la moratoria: è uno scandalo che faccia notizia il documento di Roma. È normale, invece, che non dovrebbe essere così. Se fa notizia vuol dire che qualcosa non và. Si discute se bisogna usare la parola omicidio o meno». «Ogni vita ha un valore assoluto e irrinunciabile - ha detto la senatrice Binetti - il diritto di essere nato dà il diritto di essere rianimato e si chiede al Parlamento di assumere una condizione diversa della 194. La vita è un diritto universale di tutti». «Molte donne - ha aggiunto - abortivano in condizioni di mancata sicurezza e la legge sull'aborto fu varata trent'anni fa per fare ordine su questo contesto, ma ciò non toglie che la vita è un valore preziosissimo». Per l'abate di Montecassino Don Pietro Vittorelli «chi non è aperto alla vita non ha speranza». «Plaudo al documento firmato dai ginecologi e noi uomini e donne ricche di speranza vogliamo con fede incrollabile rimanere aperti alla vita. Che cosa significa servire la vita? Significa riconoscere la vita umana come un valore che sovrasta ciascuno di noi, che viene molto prima di noi e che non andrà ben oltre noi».

L'Angelus del Papa di domenica 3 Febbraio 2008


Il Papa ci ha richiamato nuovamente al valore della vita, dal suo sorgere al suo naturale venire meno.

Rileggiamo le sue belle parole.
Poi il Papa ci ha ricordato l'importanza della vita consacrata e il fatto che si può lucrare fino all'11 di Febbraio una speciale indulgenza plenaria in occasione del 150° della prima apparizione della Madonna a Lourdes.

Cliccando il nostro titolo verrete portati al blog della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati, dove c'è il testo delle parole pronunciate dal Santo Padre prima dell'Angelus.

domenica 3 febbraio 2008

Un aforisma al giorno - 13

E' domenica, possiamo metterne più di uno, di aforisma...

"(Si) sostiene che le donne sono state introdotte a forza nell'attuale situazione industriale per via delle stesse ferree leggi economiche che vi ci hanno costretto gli uomini. Io dico che gli uomini non sono stati costretti per via di ferree leggi economiche, ma principalmente per il volgare e spietato cinismo di altri uomini".

da L'Utopia degli Usurai

Un aforisma al giorno - 12

"Dove c'è il nulla, c'è satana".

da L'Utopia degli Usurai

venerdì 1 febbraio 2008

Chesterton in video e audio! - 2

Questo contributo, sempre da YouTube, mostra qualche secondo di immagini che mostrano un Chesterton abbastanza giovane con sua moglie Frances, poi a seguire una trasmissione della BBC in cui Chesterton legge il suo The Spice of Life.
Successivamente un audio di un brindisi di Chesterton in onore di Rudyard Kipling durante un suo viaggio in Canada. La gente ride, lui stesso ridacchia alle sue parole.
Da ultimo trovate una trasmissione dalla BBC del Gennaio 1933 sull'architettura.

Chesterton in video e audio! - 1

Carissimi amici,
è con vero piacere che vi presento il video qui sotto.
Si tratta di un rarissimo filmato che mostra Chesterton in visita all'Holy Cross College di Worcester, negli Stati Uniti, accolto con tutti gli onori dal corpo accademico e dagli studenti.
E' bellissimo!
Guardatelo e sentitelo!
Tutti ridono e sono contenti!

Il video è preso da YouTube.