lunedì 15 novembre 2021

Un aforisma al giorno (mai stancarsi dell'umiltà).


Per umiltà si intende soprattutto un freno all’arroganza e all’infinito desiderio dell’uomo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

domenica 14 novembre 2021

Un aforisma al giorno.

La cosa più saggia al mondo è gridare prima di essere stati feriti. Non ha senso gridare dopo. Non è una risposta dire, con distaccato ottimismo, che il pericolo è solo nell'aria: il colpo di un'accetta si può parare solo intanto che è ancora in aria.

Gilbert Keith Chesterton, Eugenetica ed altri malanni.

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sabato 13 novembre 2021

"Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton" - Ancora dal Carteggio De Luca - Bargellini.

[Firenze] 5 Aprile 1932.

Caro De Luca,

stanco morto da Signa, trovo i tuoi due mss. Mi hai ridato un po' di spirito. Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton (1). Articolo ad oc, quel che ci voleva, cacio sui maccheroni, manna ecc. È un po' duro, inarticolato, proverò a metterci, se mi riuscirà, un po' di sinovia, me lo permetti? e ti segnerò nelle bozze qualche punto da chiarire, col testo alla mano. Ma dove tu sei stato stupendo è nel Groviglio di serpi (2). Ben dette quelle cose, e come debbono esser dette; bellissimo, da mettersi come articolo di fondo. Il Fr («Il Frontespizio», ndr) è grande per questi articoli che aprano la terra bene come l'aratro a chiodo, perché sono strappi nella cultura, nella letteratura, che fanno sanguinare, che trovano la carne dunque. Se non avessi avuto Chesterton che si riattacca troppo bene all'articolo di Papini, avrei messo il tuo articolo di fondo. E sono combattuto se metterlo di fondo quest'altro numero, o fare un n° poderoso subito; combattuto tra la prudenza e la spacconeria?! Giacché hai contribuito tanto potentemente a questo numero, mandami una manciata di briciole per riempire i cantucci. Questo n° è tuo; ti assicuro che sarà uno dei più significativi dell'annata. 
Caro De Luca, è inutile non mi persuadi, lo sforzo che si può fare col Fr non sarebbe possibile altrimenti. Ci rimetto volentieri il mio sonno.
Addio


Piero


(1) L'articolo di Chesterton è Perché sono cattolico.

(2) Il Groviglio di serpi è in realtà il Groviglio di vipere del numero 4 dell'anno IV, 1932 de «Il Frontespizio». È firmato Ireneo Speranza ma è il De Luca stesso sotto pseudonimo.


Don Giuseppe De Luca e Piero Bargellini, nel Carteggio Chesterton campeggia e rumoreggia.

VI PROPONGO alcuni brevi estratti del carteggio De Luca - Bargellini. Tanti sono i riferimenti a Chesterton, tanta l'aspettativa sui suoi contributi. Leggete! Vi stupirete ancor di più confrontando questi discorsi con l'oblio in cui era caduto il nostro Gilbert. Si parla di rapporti diretti con Chesterton, di inviti a contribuire, di invii de «Il Frontespizio», di Belloc, di Maritain, di Baumann.

Piero Bargellini, 1967.

Marco Sermarini


____________________________


(...) Invia il Fr. (Il Frontespizio, ndr) a Henri Bremond, de l'Académie Française: Rue chanoinesse 16, Paris IV ? Glielo invii: ne avrà piatere. E a Maritain? e a Du Bos "? Si sfonda all'estero. E a Chesterton? Belloc? (...).

Lettera di De Luca a Bargellini da Roma, 16 maggio 1931.

(...) [Sul margine sinistro del secondo foglio:] Senti: avrei quasi pronto un saggio di Chesterton dal titolo: Perché io sono cattolico II Dopo l'articolo di Papini alla N.A., mi parrebbe un ottimo "per cominciare" del nuovo Fr. Scrivimi se lo vuoi, E ti invierò altri “pezzetti”.

Lettera di De Luca a Bargellini, Marzo 1932

[Firenze] 4 aprile 1932

Caro De Luca,

Ti mando questo po' di bozze. Leggile, facci i tuoi commenti e rimandamele, con l'articolo di Chesterton. Saluti affettuosi.

Tuo Piero

Roma, 4 aprile 1932

Piero carissimo,

t'ho inviato due altri mss., tempestati di cancellature, ma temevo non fare in tempo a ricopiarli (e non me la sentivo). Quell'articolo di Chesterton, a me pare ottimo, seppur qua e là occhieggiano allusioni particolari d'un inglese nella City, le note, che non sempre sarebbero facili, non occorrono: si dà al lettore la prova della sua ignoranza, e ci si guadagna noi ... e tutto è piuttosto di polemica anticattolica che non di apologética (anticristiani). La finale mi par viva e profonda, buona anche per noi. Tu sai che l'idee son come le ciliege. Per rispondere, tacitamente, a Croce, bisognerebbe, ogni numero, aver qualche branodel genere. Se io ne avrò, te li darò. (...)

(...) E perché non fa chiedere da Papini qualcosa a Belloc e Chesterton, a Baumann e a Maritain ", tanto per dire dei nomi? Io anzi gli ho scritto se non era il caso di aprire una serie di Cahiers del Fr.: piccoli volumetti, vivi e nuovi 12. Io gli darei, oltre

De Luca a Bargellini 30 ottobre 1930.


venerdì 12 novembre 2021

Chesterton e l’Italia - Don Giuseppe De Luca e Perché sono cattolico.

Di Don Giuseppe De Luca e de «Il Frontespizio» abbiamo parlato altre volte in questo blog, come pure abbiamo riportato alla luce dopo anni di oblio (grazie, Angelo Bottone) la recensione di Giovanni Battista Montini di Ortodossia  (che il futuro Paolo VI stese a seguito della lettura dell'edizione francese dell'opera, all'epoca ancora inedita in Italia), e l'acutissimo saggio di Chesterton Capelli spaccati in quattro e altro ancora, tutte contribuzioni uscite sulla rivista.

Una delle anime de «Il Frontespizio», De Luca fu uno dei protagonisti della cultura italiana tra le due guerre e uno dei mentori italiani di Chesterton. I carteggi che intessé con Papini e Bargellini, a titolo di esempio, riportano spesso apprezzamenti verso il nostro Gilbert, oltre che notizie e progetti di intese e collaborazioni con il medesimo Chesterton e Belloc.

Devo ora ricordare una cosa forse poco nota: il saggio «Perché sono cattolico» di Chesterton costituì l'articolo di fondo del numero del
Il numero de Il Frontespizio
citato nel post.
«Il Frontespizio», anno IV, n. 4, 1932. Il traduttore del saggio è indicato in Ireneo Speranza, che era lo pseudonimo dello stesso De Luca.

Un saggio tutt'altro che trascurabile, quello che De Luca rese in italiano e pubblicò, che conferma ancora una volta il ruolo altrettanto rilevante di Chesterton nel panorama italiano.

Marco Sermarini

Un aforisma al giorno.

Ma non avrò nulla a che spartire con la semplicità a cui manca la paura, lo stupore e la gioia. Io non avrò nulla a che spartire con la visione demoniaca di un bambino troppo semplice per amare i giocattoli. Il bambino, in effetti, è la guida migliore, in questa e in altre questioni. E in nulla il bambino è così giustamente infantile, in nulla mostra con maggiore precisione il più fondato ordine della semplicità, se non nel fatto che vede tutto, anche le cose complesse, con un piacere semplice. Il falso genere di naturalezza batte sempre sulla distinzione tra naturale e artificiale. Il genere più alto di naturalezza ignora la distinzione. Per il bambino l’albero e il lampione sono entrambi egualmente naturali e artificiali; o meglio, né l’uno né l’altro sono naturali, dato che entrambi sono soprannaturali. Perché entrambi sono splendidi e inspiegabili. Il fiore con cui Dio corona l’uno e la fiamma con cui Sam il lampionaio corona l’altro, sono egualmente composti con l’oro delle fiabe.

Gilbert Keith Chesterton,


.


Un aforisma al giorno.

La sola semplicità che conta è la semplicità del cuore. Una volta che sia scomparsa, nessuna rapa e nessun abito di tessuto cellulare potrà riportarla; ma solo le lacrime e il terrore e le fiamme che non si possono spegnere.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici.




giovedì 11 novembre 2021

Sembra l'inizio de L'Osteria Volante...


Un aforisma al giorno (che entra anche nella classifica e nelle etichette delle Riproposizioni...).


Il fascino dei bambini consiste nel fatto che per ognuno di loro comincia tutto dal principio e l'universo viene di nuovo messo sotto processo. È la gravità dello stupore con cui guarda l'universo, un incanto che non è misticismo, bensì una sorta di buonsenso trascendente. Quando camminiamo per la strada e vediamo sotto di noi queste deliziose teste a forma di bulbo, dovremmo sempre rammentare che... in ognuna di quelle sfere c'è un nuovo sistema stellare, nuovi prati, nuove città, un nuovo mare. Quando osserviamo esseri così umani, eppure cosi piccoli, abbiamo la sensazione di crescere di statura fino a raggiungere dimensioni imbarazzanti. Sentiamo di avere verso queste creature gli stessi obblighi che avvertirebbe una divinità se avesse creato qualcosa che non può capire. Comunque, l'aspetto buffo dei bambini è forse il più tenero di tutti i vincoli che tengono insieme il cosmo. La loro dignità sbilanciata è più commovente della loro umiltà; la loro solennità ci infonde speranza per il mondo intero, più di mille carnevali dell'ottimismo; quegli occhioni lucenti danno l'impressione dì racchiudere tutte le stelle nel loro stupore, la deliziosa assenza del naso sembra fornire un incomparabile presagio dell'umorismo che ci attende nel regno dei cieli".

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato

mercoledì 10 novembre 2021

Christopher Hollis scrive di Chesterton.

Questa è una breve ma interessante biografia di Chesterton scritta da Christopher Hollis, che conobbe e frequentò il Nostro Eroe.

Hollis, o meglio Maurice Christopher Hollis, nacque a Wells, nel Somerset (Inghilterra) il 2 Dicembre 1902 e morì il 5 Maggio 1977; fu maestro, docente universitario, scrittore e politico conservatore. Suo padre era George Arthur Hollis, vice rettore del Wells Theological College e poi Vescovo anglicano di Taunton. studiò a Eton e al Balliol College di Oxford. Fu amico di altri amici di Chesterton come Evelyn Waugh e Mons. Ronald Knox. Nel 1924 si convertì al cattolicesimo come Knox prima di lui e Waugh dopo. Insegnò allo Stonyhurst College e fu visiting professor all'Università di Notre Dame negli Stati Uniti.

Nel decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale fu eletto membro della Camera dei Comuni tra i conservatori. Nel 1929 Hollis si sposò con Madeleine King, anch'ella figlia di un prete anglicano ed anche lei successivamente convertitasi al cattolicesimo. Uno dei quattro figli della coppia è mons. Crispian Hollis, vescovo cattolico emerito di Portsmouth. Una curiosità è che mons. Hollis è l'unico vescovo cattolico che può dire di avere avuto un nonno ed uno zio entrambi vescovi anglicani.

Christopher Hollis scrisse oltre a questo breve profilo di appena trentadue pagine, anche una biografia più compendiosa ed articolata, The Mind of G.K. Chesterton. Questa ha il pregio dell'agilità ma è tutt'altro che superficiale.

Marco Sermarini

                                                                                                                                


lunedì 8 novembre 2021

11 Warwick Gardens, Kensington, Londra, casa del grande Gilbert!

Foto di Marco Sermarini ©, scattata nel 2018 in occasione dell'epica gita - pellegrinaggio della Scuola Libera Gilbert Keith Chesterton.

domenica 7 novembre 2021

"Una cosa morta può andare con la corrente ma solo una cosa viva può andarvi contro" suona alla grande anche in armeno!


Un gruppo di amici della confraternita di cooperative ed associazioni di cui fa parte anche la Società Chestertoniana è andato in Artsakh, l'enclave armena in Azerbaigian, dove l'anno scorso di questi tempi si è conclusa una sanguinosa guerra. Sono andati a consolidare un gemellaggio con una scuola per sarte e falegnami proprio lì.

Gli abitanti dell'Artsakh sono armeni e resistono lì, circondati da azeri che non li guardano con amore.  Sono una repubblica. Questa felpa è stata stampata a San Benedetto del Tronto nel laboratorio di Pump Street e vi garantisco che è stata gradita ed è un segno di speranza per loro.

Qui sotto c'è la loro bandiera, mi è stata riportata in dono e la tengo nella massima considerazione, vicina a quella della Sierra Leone donataci da John Kanu, il nostro leone africano.

Chesterton è arrivato anche in Artsakh, aiuterà questa gente a lottare. Per conto nostro lo stiamo già facendo.

Marco Sermarini




 

Un aforisma al giorno.

Se esistono azioni umane di cui si possa dire che sono senza causa, sono le azioni di poco conto compiute dall’uomo sano di mente; fischiettare camminando, dare colpi all’erba con un bastone, battere il piede o sfregarsi le mani. È l’uomo felice
a fare le cose inutili; l’uomo malato non è abbastanza forte per essere inattivo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


venerdì 5 novembre 2021

Un aforisma al giorno.

Un uomo che si crede una gallina si ritiene normale come una gallina. Un uomo che si crede un pezzo di vetro si ritiene insulso come un pezzo di vetro. È la coerenza della sua mente a farne uno stupido, e a farne un pazzo. È solo perché vediamo l’ironia della sua convinzione che possiamo trovarlo perfino divertente; è solo perché lui non vede l’ironia della sua convinzione che è stato rinchiuso a Hanwell. In breve, le bizzarrie impressionano soltanto le persone normali. Le bizzarrie non impressionano le persone bizzarre. Questa è la ragione per cui per le persone normali il tempo trascorre in maniera più eccitante, mentre la gente bizzarra sta sempre a lamentarsi della monotonia della vita.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


giovedì 4 novembre 2021

Un aforisma al giorno.

Di solito un poliziotto va ad arrestare i ladri nelle birrerie, noi andiamo ai ricevimenti degli artisti a cercare di individuare un pessimista.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo che fu Giovedì.

martedì 2 novembre 2021

Il 1 Novembre segna un anniversario, cioè la conversione al cattolicesimo dì Frances Blogg, moglie di Chesterton.

Per una visione più approfondita della questione ecco il bellissimo volume di Nancy Carpentier Brown.

lunedì 1 novembre 2021

“Lo spettro di Gideon Wise”: la lunga ombra della rivoluzione capitalista | Luca Fumagalli su Radio Spada.

Non così memorabile come gli immediati predecessori, Lo spettro di Gideon Wise (The Ghost of Gideon Wise) è l’ottavo e ultimo racconto della raccolta L’incredulità di Padre Brown (1926).

La vicenda, che nuovamente ha a che fare con un Padre Brown tutt’altro che credulone – al contrario di chi gli sta attorno, compresi i sedicenti profeti della ragione, della scienza e del progresso –, offre a Chesterton l’occasione per ribadire il proprio credo economico di stampo distributista, avverso sia al comunismo che al capitalismo, nonché per tessere qualcuno dei suoi celebri aforismi (indimenticabile, ad esempio, la descrizione della Chiesa come «una cospirazione più vecchia» del bolscevismo che «si estende dappertutto», oppure quella dell’iracondo, «pronto ad andare addosso agli amici al pari dei nemici»).

Il resto lo trovate in questo collegamento:

https://www.radiospada.org/2021/10/il-mercoledi-di-padre-brown-lo-spettro-di-gideon-wise-la-lunga-ombra-della-rivoluzione-capitalista/?fbclid=IwAR2oRMMhfjV9g6wwQ8s1y7Uybsdh9C-gOshViNwwKJBDOO1DiL_hFz6tIVA



sabato 30 ottobre 2021

Giuliotti, Papini e Belloc.

In una lettera di Domenico Giuliotti a Giovanni Papini del Luglio 1927 c'è questa digressione (si parlava di opere ed autori e del giudizio di Giuliotti su di essi):

Mi pare d’averti detto a Campomare, che L’anima cattolica dell’Europa di Belloc (l’unico libro di lui che finora conosco) mi aveva fatto l’impressione d’essere abbastanza pesante, specialmente in confronto a quelli di Chesterton. Qui mantengo questo giudizio; ma non avevo letto, allora, la «Conclusione». In essa è una sintetica ed acutissima diagnosi del male spirituale moderno, che non può essere guarito, secondo lui (e secondo noi) se non dal ritorno ala Fede, cioè alla Chiesa. Ma noi, lo vedremo questo ritorno? O vedremo soltanto il castigo, proporzionato alla colpa, che lo precederà?

L’anima cattolica dell’Europa è, come si intuirà, Europe and Faith, tornato da qualche anno in stampa anche in Italia con la traduzione letterale del suo titolo. Delle sue opere, nonostante questo primitivo giudizio non del tutto positivo, Giuliotti redigerà un elenco nel Dizionario dell’Omo salvatico.


È interessante notare come questi due uomini si influenzassero, giudicassero insieme i fermenti che in quel momento percorrevano l'Europa, il dibattito letterario e culturale e la Chiesa Cattolica, come non avessero giudizi di poco momento, ma mirassero sempre in alto, alla loro medesima vita spirituale. Difatti Papini scrive a Giuliotti nel medesimo Luglio 1927: 


Spero che La polvere dell’esilio sia il tuo grande libro di poeta cristiano: ricordati di quel che ti dissi a Campomare. Ripulisci, svetta, pota, leva tutte le patine e le sbavature dell’enfasi e del sovraccarico. «Il segreto dell’arte è l'omissione» ha detto Stevenson, e me ne accorgo correggendo il mio libro. Meglio un bel pilastro di marmo schietto che una colonnona a tortiglioni impiastricciata di dorature e con un di quei capitelli compositi e mostruosi come facevano i romani della decadenza e poi  secentisti.


Sembrano i suggerimenti dell'agricoltore ad un collega (e conoscendo un po' del loro stile, c'è tutta la loro semplice grandezza), sono bellissimi. Denotano lo sforzo vocazionale con cui questi uomini si misuravano con la loro professione di giornalisti e scrittori. Cercavano all'estero ciò che in Italia non trovavano con facilità, volevano portarvi quella fresca novità dell'Inghilterra e del suo risveglio cattolico, ad esempio. Emilio Cecchi non era lontano da queste idee, anche se aveva un interesse più spiccato per importare anche un certo stile di scrittura e narrazione. D'altro canto i fermenti più veri e sinceri li abbiamo proprio da La Ronda, da Il Frontespizio e da altri slanci simili. Dove sia finito tutto ciò non si sa, però non mi sembra di vedere grandi slanci, anzi. Ma c'è sempre speranza e la nostra piccola Società vuole sostenerli.


Marco Sermarini


Un giovane Hilaire Belloc

Giovanni Papini e Domenico Giuliotti





Giuliotti, Papini, Ferruzzi e Chesterton.


Domenico Giuliotti e Giovanni Papini, due conoscenze di chi frequenta questo blog, erano amici e si scambiarono in vita molte lettere. Ne abbiamo trovata una di Giuliotti a Papini datata 30 luglio 1923 ed indirizzata a lui da Greve in Chianti, paese natale del mittente; vi si parla di molte cose e in un post scriptum Giuliotti dice:

Saluti cordialissimi ai tuoi da tutta la mia famiglia e da me. Ho comprato e sto leggendo Orthodoxie. Bellissimo.

 

La lettera è del 1923, la prima edizione italiana di Ortodossia, quella di Ausonia poi di Morcelliana con traduzione di Raffaello Ferruzzi, vide la luce solo del 1927, dunque dal titolo in francese e dalla data si deduce con buon grado di certezza che si trattasse dell'edizione francese. Non era la prima volta che le opere di Chesterton pervenivano prima in francese in Italia (si vedano a tal proposito su questo blog le recensioni del San Francesco (su Studium) e dell'Ortodossia (sul Frontespizio) a cura di mons. Giovanni Battista Montini (che abbiamo recuperato grazie ad Angelo Bottone). L'edizione francese datava proprio quell'anno, il 1923.

La lettura di Ortodossia è preceduta da un suggerimento di Papini scritto in una sua lettera del 5 Luglio 1923 che termina così:

Ti scriverò: cerca Orthodoxie di Chesterton. Scrivi e vieni presto. Ti abbraccia il tuo

Giovanni

Giuliotti parlò di Ortodossia in due articoli, usciti per L'Avvenire d'Italia rispettivamente il 20 e 21 aprile 1927, con il titolo La filosofia delle fate e riprodotti nel libro Le due luci (santità - poesia) uscito nel 1933. Questo saggio, che vale decisamente la pena di essere letto, lo abbiamo riprodotto nel nostro blog, grazie a Padre Roberto Brunelli.

Abbiamo poi qualche notizia in più sul traduttore, Raffaello Ferruzzi: nacque nel 1886 e morì nel 1976, anche lui era di Greve in Chianti e fu funzionario del Ministero della Pubblica Istruzione, ed amico di Giuliotti. Si conserva un lungo carteggio tra i due intercorso dal 1914 al 1953. Ferruzzi tradusse anche Eretici e L'Uomo Eterno rispettivamente nel 1930 e nel 1932.

Una bella riunione di chestertoniani.

Marco Sermarini

Nelle foto: in alto, un giovane Giovanni Papini, in basso un maturo Domenico Giuliotti. Di Raffaello Ferruzzi purtroppo non abbiamo documentazione iconografica.

venerdì 29 ottobre 2021

I consigli di Pump Street!

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