Per umiltà si intende soprattutto un freno all’arroganza e all’infinito desiderio dell’uomo.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.
La cosa più saggia al mondo è gridare prima di essere stati feriti. Non ha senso gridare dopo. Non è una risposta dire, con distaccato ottimismo, che il pericolo è solo nell'aria: il colpo di un'accetta si può parare solo intanto che è ancora in aria.
Gilbert Keith Chesterton, Eugenetica ed altri malanni.

[Firenze] 5 Aprile 1932.
Caro De Luca,
stanco morto da Signa, trovo i tuoi due mss. Mi hai ridato un po' di spirito. Bravo De Luca, proprio stamani ti avevo sollecitato Chesterton (1). Articolo ad oc, quel che ci voleva, cacio sui maccheroni, manna ecc. È un po' duro, inarticolato, proverò a metterci, se mi riuscirà, un po' di sinovia, me lo permetti? e ti segnerò nelle bozze qualche punto da chiarire, col testo alla mano. Ma dove tu sei stato stupendo è nel Groviglio di serpi (2). Ben dette quelle cose, e come debbono esser dette; bellissimo, da mettersi come articolo di fondo. Il Fr («Il Frontespizio», ndr) è grande per questi articoli che aprano la terra bene come l'aratro a chiodo, perché sono strappi nella cultura, nella letteratura, che fanno sanguinare, che trovano la carne dunque. Se non avessi avuto Chesterton che si riattacca troppo bene all'articolo di Papini, avrei messo il tuo articolo di fondo. E sono combattuto se metterlo di fondo quest'altro numero, o fare un n° poderoso subito; combattuto tra la prudenza e la spacconeria?! Giacché hai contribuito tanto potentemente a questo numero, mandami una manciata di briciole per riempire i cantucci. Questo n° è tuo; ti assicuro che sarà uno dei più significativi dell'annata.
Caro De Luca, è inutile non mi persuadi, lo sforzo che si può fare col Fr non sarebbe possibile altrimenti. Ci rimetto volentieri il mio sonno.
Addio
Piero
(1) L'articolo di Chesterton è Perché sono cattolico.
(2) Il Groviglio di serpi è in realtà il Groviglio di vipere del numero 4 dell'anno IV, 1932 de «Il Frontespizio». È firmato Ireneo Speranza ma è il De Luca stesso sotto pseudonimo.
VI PROPONGO alcuni brevi estratti del carteggio De Luca - Bargellini. Tanti sono i riferimenti a Chesterton, tanta l'aspettativa sui suoi contributi. Leggete! Vi stupirete ancor di più confrontando questi discorsi con l'oblio in cui era caduto il nostro Gilbert. Si parla di rapporti diretti con Chesterton, di inviti a contribuire, di invii de «Il Frontespizio», di Belloc, di Maritain, di Baumann.
| Piero Bargellini, 1967. |
____________________________
(...) Invia il Fr. (Il Frontespizio, ndr) a Henri Bremond, de l'Académie Française: Rue chanoinesse 16, Paris IV ? Glielo invii: ne avrà piatere. E a Maritain? e a Du Bos "? Si sfonda all'estero. E a Chesterton? Belloc? (...).
Lettera di De Luca a Bargellini da Roma, 16 maggio 1931.
(...) [Sul margine sinistro del secondo foglio:] Senti: avrei quasi pronto un saggio di Chesterton dal titolo: Perché io sono cattolico II Dopo l'articolo di Papini alla N.A., mi parrebbe un ottimo "per cominciare" del nuovo Fr. Scrivimi se lo vuoi, E ti invierò altri “pezzetti”.
Lettera di De Luca a Bargellini, Marzo 1932
[Firenze] 4 aprile 1932
Caro De Luca,
Ti mando questo po' di bozze. Leggile, facci i tuoi commenti e rimandamele, con l'articolo di Chesterton. Saluti affettuosi.
Tuo Piero
Roma, 4 aprile 1932
Piero carissimo,
t'ho inviato due altri mss., tempestati di cancellature, ma temevo non fare in tempo a ricopiarli (e non me la sentivo). Quell'articolo di Chesterton, a me pare ottimo, seppur qua e là occhieggiano allusioni particolari d'un inglese nella City, le note, che non sempre sarebbero facili, non occorrono: si dà al lettore la prova della sua ignoranza, e ci si guadagna noi ... e tutto è piuttosto di polemica anticattolica che non di apologética (anticristiani). La finale mi par viva e profonda, buona anche per noi. Tu sai che l'idee son come le ciliege. Per rispondere, tacitamente, a Croce, bisognerebbe, ogni numero, aver qualche branodel genere. Se io ne avrò, te li darò. (...)
(...) E perché non fa chiedere da Papini qualcosa a Belloc e Chesterton, a Baumann e a Maritain ", tanto per dire dei nomi? Io anzi gli ho scritto se non era il caso di aprire una serie di Cahiers del Fr.: piccoli volumetti, vivi e nuovi 12. Io gli darei, oltre
De Luca a Bargellini 30 ottobre 1930.
| Il numero de Il Frontespizio citato nel post. |
Ma non avrò nulla a che spartire con la semplicità a cui manca la paura, lo stupore e la gioia. Io non avrò nulla a che spartire con la visione demoniaca di un bambino troppo semplice per amare i giocattoli. Il bambino, in effetti, è la guida migliore, in questa e in altre questioni. E in nulla il bambino è così giustamente infantile, in nulla mostra con maggiore precisione il più fondato ordine della semplicità, se non nel fatto che vede tutto, anche le cose complesse, con un piacere semplice. Il falso genere di naturalezza batte sempre sulla distinzione tra naturale e artificiale. Il genere più alto di naturalezza ignora la distinzione. Per il bambino l’albero e il lampione sono entrambi egualmente naturali e artificiali; o meglio, né l’uno né l’altro sono naturali, dato che entrambi sono soprannaturali. Perché entrambi sono splendidi e inspiegabili. Il fiore con cui Dio corona l’uno e la fiamma con cui Sam il lampionaio corona l’altro, sono egualmente composti con l’oro delle fiabe.
Gilbert Keith Chesterton,
La sola semplicità che conta è la semplicità del cuore. Una volta che sia scomparsa, nessuna rapa e nessun abito di tessuto cellulare potrà riportarla; ma solo le lacrime e il terrore e le fiamme che non si possono spegnere.
Gilbert Keith Chesterton, Eretici.
Hollis, o meglio Maurice Christopher Hollis, nacque a Wells, nel Somerset (Inghilterra) il 2 Dicembre 1902 e morì il 5 Maggio 1977; fu maestro, docente universitario, scrittore e politico conservatore. Suo padre era George Arthur Hollis, vice rettore del Wells Theological College e poi Vescovo anglicano di Taunton. studiò a Eton e al Balliol College di Oxford. Fu amico di altri amici di Chesterton come Evelyn Waugh e Mons. Ronald Knox. Nel 1924 si convertì al cattolicesimo come Knox prima di lui e Waugh dopo. Insegnò allo Stonyhurst College e fu visiting professor all'Università di Notre Dame negli Stati Uniti.
Nel decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale fu eletto membro della Camera dei Comuni tra i conservatori. Nel 1929 Hollis si sposò con Madeleine King, anch'ella figlia di un prete anglicano ed anche lei successivamente convertitasi al cattolicesimo. Uno dei quattro figli della coppia è mons. Crispian Hollis, vescovo cattolico emerito di Portsmouth. Una curiosità è che mons. Hollis è l'unico vescovo cattolico che può dire di avere avuto un nonno ed uno zio entrambi vescovi anglicani.
Christopher Hollis scrisse oltre a questo breve profilo di appena trentadue pagine, anche una biografia più compendiosa ed articolata, The Mind of G.K. Chesterton. Questa ha il pregio dell'agilità ma è tutt'altro che superficiale.
Marco Sermarini
Se esistono azioni umane di cui si possa dire che sono senza causa, sono le azioni di poco conto compiute dall’uomo sano di mente; fischiettare camminando, dare colpi all’erba con un bastone, battere il piede o sfregarsi le mani. È l’uomo felice
a fare le cose inutili; l’uomo malato non è abbastanza forte per essere inattivo.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.
Un uomo che si crede una gallina si ritiene normale come una gallina. Un uomo che si crede un pezzo di vetro si ritiene insulso come un pezzo di vetro. È la coerenza della sua mente a farne uno stupido, e a farne un pazzo. È solo perché vediamo l’ironia della sua convinzione che possiamo trovarlo perfino divertente; è solo perché lui non vede l’ironia della sua convinzione che è stato rinchiuso a Hanwell. In breve, le bizzarrie impressionano soltanto le persone normali. Le bizzarrie non impressionano le persone bizzarre. Questa è la ragione per cui per le persone normali il tempo trascorre in maniera più eccitante, mentre la gente bizzarra sta sempre a lamentarsi della monotonia della vita.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.
Di solito un poliziotto va ad arrestare i ladri nelle birrerie, noi andiamo ai ricevimenti degli artisti a cercare di individuare un pessimista.
Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo che fu Giovedì.
Non così memorabile come gli immediati predecessori, Lo spettro di Gideon Wise (The Ghost of Gideon Wise) è l’ottavo e ultimo racconto della raccolta L’incredulità di Padre Brown (1926).
La vicenda, che nuovamente ha a che fare con un Padre Brown tutt’altro che credulone – al contrario di chi gli sta attorno, compresi i sedicenti profeti della ragione, della scienza e del progresso –, offre a Chesterton l’occasione per ribadire il proprio credo economico di stampo distributista, avverso sia al comunismo che al capitalismo, nonché per tessere qualcuno dei suoi celebri aforismi (indimenticabile, ad esempio, la descrizione della Chiesa come «una cospirazione più vecchia» del bolscevismo che «si estende dappertutto», oppure quella dell’iracondo, «pronto ad andare addosso agli amici al pari dei nemici»).
Il resto lo trovate in questo collegamento:
https://www.radiospada.org/2021/10/il-mercoledi-di-padre-brown-lo-spettro-di-gideon-wise-la-lunga-ombra-della-rivoluzione-capitalista/?fbclid=IwAR2oRMMhfjV9g6wwQ8s1y7Uybsdh9C-gOshViNwwKJBDOO1DiL_hFz6tIVA
In una lettera di Domenico Giuliotti a Giovanni Papini del Luglio 1927 c'è questa digressione (si parlava di opere ed autori e del giudizio di Giuliotti su di essi):
Mi pare d’averti detto a Campomare, che L’anima cattolica dell’Europa di Belloc (l’unico libro di lui che finora conosco) mi aveva fatto l’impressione d’essere abbastanza pesante, specialmente in confronto a quelli di Chesterton. Qui mantengo questo giudizio; ma non avevo letto, allora, la «Conclusione». In essa è una sintetica ed acutissima diagnosi del male spirituale moderno, che non può essere guarito, secondo lui (e secondo noi) se non dal ritorno ala Fede, cioè alla Chiesa. Ma noi, lo vedremo questo ritorno? O vedremo soltanto il castigo, proporzionato alla colpa, che lo precederà?
L’anima cattolica dell’Europa è, come si intuirà, Europe and Faith, tornato da qualche anno in stampa anche in Italia con la traduzione letterale del suo titolo. Delle sue opere, nonostante questo primitivo giudizio non del tutto positivo, Giuliotti redigerà un elenco nel Dizionario dell’Omo salvatico.
È interessante notare come questi due uomini si influenzassero, giudicassero insieme i fermenti che in quel momento percorrevano l'Europa, il dibattito letterario e culturale e la Chiesa Cattolica, come non avessero giudizi di poco momento, ma mirassero sempre in alto, alla loro medesima vita spirituale. Difatti Papini scrive a Giuliotti nel medesimo Luglio 1927:
Spero che La polvere dell’esilio sia il tuo grande libro di poeta cristiano: ricordati di quel che ti dissi a Campomare. Ripulisci, svetta, pota, leva tutte le patine e le sbavature dell’enfasi e del sovraccarico. «Il segreto dell’arte è l'omissione» ha detto Stevenson, e me ne accorgo correggendo il mio libro. Meglio un bel pilastro di marmo schietto che una colonnona a tortiglioni impiastricciata di dorature e con un di quei capitelli compositi e mostruosi come facevano i romani della decadenza e poi secentisti.
Marco Sermarini
