venerdì 30 maggio 2008

Ultimissime - Il prete entra per Scalfari ed esce con Chesterton! Gilbert batte Eugenio 2000 a zero!

Leggete questo articolo uscito sul GV online, il settimanale internet del Patriarcato di Venezia.
Il finale è fondamentale.

Eugenio Scalfari e l'esistenza di Dio

ono stato in libreria ad acquistare l'ultimo libro di Eugenio Scalfari, “L'uomo che non credeva in Dio”. Mi interessava conoscere il rapporto dell'autore, fondatore e per molti anni direttore di un grande quotidiano italiano, col mondo della carta stampata, ma mi attirava anche quel titolo provocatorio. Scorrendo l'indice, l'occhio è caduto proprio sul capitolo che parla di Dio e il prete ha prevalso: mi sono messo in un angolo e l'ho letto d'un fiato.
La tesi che in quelle poche pagine Scalfari sviluppa è semplice: Dio è soltanto un'invenzione della mente umana, una bugia dell'intelletto. Un modo attraverso il quale l'uomo sublima i propri desideri e le proprie paure, prima tra tutte la paura della morte. Il concetto non è nuovo: Karl Marx parlava della religione con “oppio dei popoli” e Sigmund Freud vedeva in Dio la proiezione dei bisogni più profondi della psiche umana.
Mi ha stupito la laica sicurezza con la quale Scalfari liquida in poche e schematiche paginette - quasi si trattasse di un caso di scarsa importanza - una questione che ha occupato e occupa uno spazio enorme nella cultura di ogni popolo e determina gli esiti della storia personale di milioni di uomini. L'intellettuale non è colui che, come dice la parola stessa, “legge dentro la realtà”, e perciò rifugge facili risposte alle domande formidabili che l'uomo si pone sul senso della vita? Può l'intellettuale compiere il proprio destino senza quella sana inquietudine che gli permette di cercare sempre, di non sentirsi mai “arrivato”? Non ho trovato inquietudine nell'analisi che Scalfari fa della questione di Dio: c'è solo, in quelle pagine, una chiarezza definitiva che intimorisce. Possibile che i miliardi di uomini e donne che, dall'origine del mondo ad oggi, hanno creduto in Dio, siano stati soltanto “bugiardi” con se stessi e con la vita? Possibile che letterati, intellettuali, scienziati, filosofi credenti siano incappati in una tragica menzogna della mente, che Scalfari ritiene di smascherare con tanta facilità in qualche pagina di un libro? E se Dio è solo la sublimazione dei bisogni dell'uomo, della sua sete di eternità, da dove viene all'uomo questa sete?
Dall'ateo Scalfari non si pretende sudditanza verso l'idea di Dio. Ma ci si aspetterebbe che l'intellettuale Scalfari, mentre incontra il mistero per il quale uomini come lui sono vissuti e morti, fosse almeno sfiorato da un piccolo dubbio. Scalfari conclude il suo capitolo su Dio assicurando i lettori che “Dio muore nel momento in cui la sola verità pensabile – e relativa - si colloca nello sguardo dell'uomo... nel momento in cui scopriamo di averlo inventato per paura”. Mentre leggevo queste parole, istintivamente mi scorrevano nella mente le immagini di Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta: furono un uomo e una donna pavidi, bisognosi di crearsi l'idea di Dio per fuggire la paura della vita?
Ho riposto nello scaffale il libro di Eugenio Scalfari e sono uscito dalla libreria con i più “leggeri” e forse più istruttivi “Racconti di Padre Brown” di Chesterton.

Sandro Vigani

Il Foglio, la denatalità e Piero Angela.

Un interessante articolo de Il Foglio sulla denatalità e sul fatto che pure Piero Angela ha cambiato idea e adesso dice che bisogna fare i figli...

Cliccando il nostro titolo si accede al link della Rassegna Stampa del Forum delle Associazioni Familiari, che ringraziamo per il servizio.

giovedì 29 maggio 2008

Papa: siamo alla emergenza educativa, servono testimoni credibili


Sintesi di AsiaNews del discorso del Papa all'assemblea della CEI.
Il discorso integrale può essere consultato qui.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Riproporre una educazione integrale, offerta da testimoni credibili e mirata a restituire punti di riferimento ai giovani di oggi: è la risposta che Benedetto XVI indica per far fronte alla “emergenza educativa” che, a suo avviso, colpisce molti Paesi. “Quando in una società e in una cultura segnate da un relativismo pervasivo e non di rado aggressivo, sembrano venir meno le certezze basilari, i valori e le speranze che danno un senso alla vita, si diffonde facilmente, tra i genitori come tra gli insegnanti, la tentazione di rinunciare al proprio compito, e ancor prima il rischio di non comprendere più quale sia il proprio ruolo e la propria missione. Così i fanciulli, gli adolescenti e i giovani, pur circondati da molte attenzioni e tenuti forse eccessivamente al riparo dalle prove e dalle difficoltà della vita, si sentono alla fine lasciati soli davanti alle grandi domande che nascono inevitabilmente dentro di loro, come davanti alle attese e alle sfide che sentono incombere sul loro futuro”. Sono parole della riflessione che il Papa ha proposto oggi ai vescovi italiani, riuniti in Vaticano per la loro la loro 58ma assemblea generale. Per l'intera comunità cristiana, ha proseguito, “l'emergenza educativa assume un volto ben preciso: quello della trasmissione della fede alle nuove generazioni. Anche qui, in certo senso specialmente qui, dobbiamo fare i conti con gli ostacoli frapposti dal relativismo, da una cultura che mette Dio tra parentesi e che scoraggia ogni scelta davvero impegnativa e in particolare le scelte definitive, per privilegiare invece, nei diversi ambiti della vita, l'affermazione di se stessi e le soddisfazioni immediate”. Da parte della Chiesa, allora, si tratta di “dare un più spiccato profilo di evangelizzazione alle molte forme e occasioni di incontro e di presenza che tuttora abbiamo con il mondo giovanile”. Accanto a parrocchie, oratori e scuole ed ai rapporti personali, il Papa ha citato i grandi appuntamenti come la Giornata della gioventù di Sydney, a luglio, che “sono l'espressione comunitaria, pubblica e festosa di quell'attesa, di quell'amore e di quella fiducia verso Cristo e verso la Chiesa che permangono radicati nell'animo giovanile”. “Anche nel più ampio contesto sociale – ha detto ancora - proprio l'attuale emergenza educativa fa crescere la domanda di un’educazione che sia davvero tale: quindi, in concreto, di educatori che sappiano essere testimoni credibili di quelle realtà e di quei valori su cui è possibile costruire sia l’esistenza personale sia progetti di vita comuni e condivisi. Questa domanda, che sale dal corpo sociale e che coinvolge i ragazzi e i giovani non meno dei genitori e degli altri educatori, già di per sé costituisce la premessa e l’inizio di un percorso di riscoperta e di ripresa che, in forme adatte ai tempi attuali, ponga di nuovo al centro la piena e integrale formazione della persona umana”. Il Papa ha infine ripetuto ai vescovi italiani quanto disse ad aprile a quelli statunitensi: “Quali annunciatori del Vangelo e guide della comunità cattolica, voi siete chiamati anche a partecipare allo scambio di idee nella pubblica arena, per aiutare a modellare atteggiamenti culturali adeguati”. “Nel quadro di una laicità sana e ben compresa – ha concluso - occorre pertanto resistere ad ogni tendenza a considerare la religione, e in particolare il cristianesimo, come un fatto soltanto privato: le prospettive che nascono dalla nostra fede possono offrire invece un contributo fondamentale al chiarimento e alla soluzione dei maggiori problemi sociali e morali”.

Buon centrotrentaquattresimo compleanno, Gilbert!


Un giovanissimo magrissimo diciassettenne Gilbert, in basso al centro.

Buon centotrentaquattresimo compleanno, Gilbert!
Noi uomini che siamo qui in terra, noi che siamo la Chiesa militante e ancora facciamo i conti con gli anni, i mesi e i giorni, ci ricordiamo che centrotrentaquattro anni fa Nostro Signore ci fece un gran regalo, e questo regalo sei tu, carissimo Gilbert!
Un regalo inaspettato, come una pianta forte cresciuta in posti impensati e che ha dato frutti meravigliosi.
Come potevamo scordarcelo? Come potevamo scordarci di te?
Come possiamo esprimerti tutta la nostra gratitudine per quello che hai fatto per noi?
Mi viene in mente di dire: per quello che continui a fare per noi! Non solo con le tue bellissime opere, non solo con la memoria delle belle (e il più delle volte divertentissime) cose che facevi, non solo guardando le tue foto con la tua faccia simpatica, ma ci viene il sospetto che anche da lassù, dove -siamo certi- abiterai nella tua cara casetta con casella della posta rossa e lampione verde per cui combattesti tutta la vita, beh anche da lassù in qualche modo ci aiuti (noi che siamo cattolici, come te, crediamo fermamente nel contenuto del Credo degli Apostoli che tu ci hai così ben spiegato in Ortodossia, e lì c'è scritto: credo la comunione dei santi).
Ci manca molto uno come te (da almeno settantadue anni), ma noi stiamo lavorando indefessamente, educativamente, incessantemente, perché qualcuno possa sorgere tra noi e continuare il tuo buon lavoro (come direbbe Qualcuno) di operaio nella vigna del Signore (in fondo, questo mondo è tutto Sua vigna).
Intanto ti diciamo buon compleanno e speriamo (a suo tempo!) di incontrarci.
Credo di interpretare un intero coro di migliaia di persone dicendoti "grazie" di vero cuore per quello che continui a darci, e soprattutto a nome di tutti quelli che ti devono il bene più grande che hanno: la cara fede cattolica.
Nel frattempo parla con Gesù e diGli che di fede ce ne regali ancora un po', e con essa amore, buon umore, allegria e un'indefettibile amicizia con tutti gli uomini.

Evviva Gilbert, evviva la Chiesa!

Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana

mercoledì 28 maggio 2008

Don Zeno in tv stasera



Ieri sera è andata in onda la prima puntata della fiction televisiva su Don Zeno Saltini, il fondatore di Nomadelfia. Pare che sia stata seguita, con successo, da 5.800.000 spettatori. Questo è segno che se in tv fanno vedere roba normale, la gente la vede e la preferisce alle porcherie (vedi le fiction su Don Bosco interpretata da Flavio Insinna, quella su don Gnocchi e tante altre di successo). E' segno che se ci fosse un'educazione del popolo (come disse la buon'anima di quel sant'uomo di don Giussani) tutti starebbero bene.

E' una bella cosa e parla di un uomo vero e vivo, questa fiction.

Consigliamo a tutti di vedere la seconda puntata, questa sera, su Rai 1 in prima serata (per capirci, dopo Flavio Insinna e i suoi pacchi).

Nelle foto, don Zeno quello vero e quello della fiction interpretato dall'attore Giulio Scarpati.

I Vescovi coreani contro la nuova legge sulla bioetica, permette la vendita degli ovuli

Le revisioni al testo di legge, approvate dal Parlamento, prevedono un “rimborso spese” per chi dona ovuli umani. Durissimo il commento della Commissione episcopale per la bioetica, che parla di “enorme passo indietro”. Nel frattempo, il “pioniere della clonazione” annuncia: clonati quattro cuccioli di cane, tutti in buona salute.

Cliccando il nostro titolo si viene inviati alla pagina di AsiaNews, da cui è tratta la notizia.

martedì 27 maggio 2008

Chesterton è sempre attualissimo, anche centotrentaquattro anni dopo...

Dopodomani è il 134° compleanno di Gilbert.

Giusto per ricordarcelo.

Sempre su La Quercia Millenaria - una buona lettura


Quello che vedete è un volume interessantissimo che parla dell'attività di questa associazione, si intitola "IL FIGLIO TERMINALE"- Risposte di amore straordinario all'ordinaria eutanasia prenatale", di Giuseppe Noia e Sabrina Pietrangeli Paluzzi.

Entra di diritto nella nostra rubrica: "Buona Lettura".

La Quercia Millenaria, un aiuto concreto per la vita e contro l'eutanasia eugenetica


Per vari motivi siamo venuti a conoscenza dell'esistenza di questa grandissima e meritoria associazione, La Quercia Millenaria.

E' un aiuto concreto per chi ha un "figlio terminale", cioè un bimbo che, se nascerà, nascerà con tanti disagi che lo porteranno purtroppo alla morte. E' una risposta concreta e piena di senso alla vita che ci domanda: perché? E' un'opera molto bella.

Rientra perfettamente in quella famosa frase di Chesterton che parla di spade sguainate e foglie verdi d'estate (che trovate nella parte destra del nostro blog riportata per intero e tratta da Eretici), esattamente a quella parte che suona così:

"Noi ci ritroveremo a difendere l'incredibile sensatezza della vita umana"

Loro stanno, spada in pugno, su quella barricata bellissima in difesa di questa incredibile sensatezza.

Il Card. Bagnasco: emergenza educativa, fisco a misura di famiglia, ghetti intollerabili, patto di cittadinanza e molto altro.


Cliccando il nostro titolo trovate il link dell'articolo di Andrea Tornielli su Il Giornale di oggi con la sintesi di quanto ha detto ieri il Card. Angelo Bagnasco alla 58° Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana riunita a Roma.

I temi di maggior richiamo sono quelli del titolo, ma c'è molto altro (emergenza alimentare, laicità dello Stato, lavoro, legge 40, eugenetica ecc.) e per questo vi invitiamo a leggere l'articolo con attenzione.


Buona lettura -


Vi presentiamo l'ultima fatica "in solitaria" di Mario Palmaro (che invece spesso scrive scimmiescamente "a quattro mani" con il nostro Alessandro Gnocchi, absit iniuria verbis) sull'aborto e la legge 194.

E' edito da Sugarco, cliccando il nostro titolo verrete riportati alla pagina degli Zuavi Pontifici (ma che bel nome! troppo bello!) che lo commenta brevemente.

Mario Palmaro è docente di filosofia del diritto, scrittore e giornalista.

Mario Palmaro, ABORTO & 194. Fenomenologia di una legge ingiusta, Sugarco - 2008, pp. 270, Euro 18,00

sabato 24 maggio 2008

Appello contro l'eugenetica.

Il Foglio di ieri 23 Maggio ha pubblicato un interessante articolo (quello che segue qui sotto è il suo link) dal titolo "La buona diagnosi contro l'eugenetica" e riferisce dell'appello di un gruppo di psichiatri e neonatologi affinché si possa liberare la donna dal ricatto del figlio perfetto. Il francese Sicard denunciò lo scorso anno il fattivo scopo eugenetico delle diagnosi prenatali.

L'articolo è molto molto interessante e l'appello è animato da uni spirito giusto, antieugenetico e quindi chestertoniano.

Tra i firmatari vi figurano grandi uomini e grandi donne.

http://www.ilfoglio.it/soloqui/340


venerdì 23 maggio 2008

Chesterton in altre parole - 15

"Fleet Street (la via dei maggiori giornali londinesi, ndr) era casa sua, ma il trono lo aveva nelle trattorie e nei pub dickensiani, alcuni dei quali sono sopravvissuti anche alle incursioni aeree tedesche. Se ne stava seduto lì, nell'immensità del suo corpo, a chiacchierare, a gorgoliare umorismo, come se quest'ultimo gli provenisse da una combustione interna. E mentre spandeva intorno i fiori della sua fantasia, emetteva brevi grugniti di autentico piacere".



(R. Church, G. K. Chesterton, in British Authors. A Twentieth Century Gallery, Londra, Longmans, 1943).

Da L'Avvenire del 22 Maggio 2008



SALTANO I PARAMETRI E LA POSSIBILITÀ DI INTENDERSI 
Quando l’accusa di omofobia viene dispensata gratis 
FRANCESCO D’AGOSTINO 
La dichiarazione della ministra Mara Carfagna di non voler concedere il patrocinio del governo alla manifestazione del Gay Pride ha suscitato le solite prevedibili polemiche, culminanti nell’accusa di omofobia. Negare il patrocinio equivarrebbe a misconoscere i diritti dei gay, a partire da quello dotato di maggiore spessore simbolico, il diritto al matrimonio. Poco mi interessa, in questo momento, valutare su di un piano strettamente politico l’atteggiamento della giovane ministra (atteggiamento peraltro, non privo di saggezza, a quanto ho potuto percepire dai giornali, anche da quelli più antipatizzanti nei suoi confronti). Più della questione politica quella che qui si rileva è infatti una questione giuridica ed antropologica, tutto sommato elementare, ma in merito alla quale si continuano a sollevare polveroni ideologici. Riassumiamola in pochi punti essenziali.
Primo punto: hanno diritti i gay?
Certamente sì; hanno esattamente gli stessi diritti di cui gode qualunque altra persona umana: sarebbe assurdo il solo dubitarne.
La nostra Costituzione, all’art. 3, stabilisce con limpida fermezza che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sarebbe difficile immaginare una formulazione migliore del principio costituzionale di eguaglianza. Ne segue che ogni discriminazione nei confronti degli omosessuali, a causa della loro omosessualità, è per la nostra Costituzione (e per la nostra coscienza civile) intollerabile e va assolutamente rimossa. 
Secondo punto: hanno diritto i gay a manifestare pacificamente contro qualsiasi discriminazione venga perpetrata nei loro confronti? Ancora una volta: assolutamente sì (alle consuete condizioni di ordine pubblico che ogni manifestazione deve rispettare). 
Terzo punto: hanno diritto i gay ad ottenere il patrocinio del governo per le loro manifestazioni? La risposta è no: tutti coloro che attivano una manifestazione hanno ovviamente il diritto di 'chiedere' il patrocinio, non quello di 'ottenerlo'. Spetta al governo valutare se concederlo, in base a un criterio molto semplice: è in gioco un reale interesse pubblico? Nel nostro caso: è in atto una tale discriminazione nei confronti degli omosessuali, da giustificare a favore del Gay Pride un patrocinio, così altamente simbolico, come quello governativo? La risposta è negativa, a meno che non si diano (ma nessuno oggi ci riesce) esempi concreti di discriminazioni sociali in atto nel nostro paese nei confronti dei gay.
Quarto punto: il mancato riconoscimento legale in Italia delle unioni omosessuali non costituisce obiettivamente una discriminazione nei confronti dei gay? No, a meno che non si provi (e non semplicemente si affermi) il contrario. Ma si tratta di una prova impossibile, perché al diritto non spetta qualificare giuridicamente la vita sessuale dei cittadini (e meno che mai quella dei gay). C’è una sola eccezione a questo principio, quella del matrimonio, che è però istituto strutturalmente eterosessuale, perché fondativo della famiglia (come riconosce l’art. 29 della nostra Costituzione). La pretesa dei gay di ottenere per le loro convivenze un qualsiasi riconoscimento legale (fino a quello matrimoniale) non ha motivazioni sociali, ma solo psicologiche e simboliche, motivazioni che dimostrano il carattere mimetico delle unioni omosessuali (rispetto a quelle eterosessuali) e la loro strutturale fragilità (un’unione intrinsecamente forte si difende tranquillamente da sola, senza chiedere aiuto al diritto). Quinto punto: chiunque difenda posizioni come quelle cui sopra si è accennato sa bene di prestare il fianco all’accusa di omofobia. Si tratta naturalmente di un’accusa che è ben difficile evitare, in un dibattito così ideologicamente connotato come quello sull’omosessualità. Non si dovrebbe però mai dimenticare che il prezzo per non essere accusati di omofobia sta diventando ormai troppo alto, se è né più né meno che quello di cedere (consapevolmente o inconsapevolmente) all’'eterofobia'. Cosa altro è, in fondo, se non un segno di irriducibile e inaccettabile 'eterofobia' il tentativo di svuotare dal di dentro la realtà antropologica e storica del matrimonio, come unione tra uomo e donna?

Dal settimanale Tempi

In Gran Bretagna l’Embryo Bill, il progetto di legge su fecondazione assistita e ricerca sugli embrioni, è legge. Un verdetto scontato, visto che già prima del voto il quotidiano The Guardian aveva condotto un sondaggio tra 109 deputati di tutti gli schieramenti (53 laburisti, 37 conservatori, 17 libdem e 2 di partiti minori) ottenendo un quadro decisamente pragmatico della situazione: sui tre temi più caldi in discussione, tutti approvati, la maggioranza al testo del governo era infatti garantita a livello bipartisan. Per quanto riguarda la creazione di embrioni ibridi 63 deputati si sono detti favorevoli e solo 26 contrari. Sull’accesso alle tecniche della fecondazione in vitro anche per le coppie lesbiche il risultato si è discostato di poco: 56 favorevoli contro 26 contrari. Anche per quanto riguarda i cosiddetti “saviour siblings” (bimbi creati e selezionati in provetta allo scopo di “aiutare” un fratellino malato, ad esempio attraverso il prelevamento dei tessuti) la maggioranza è stata netta: 56 per il sì, 21 per il no. Di più, a proposito del tema dell’accesso alla fecondazione in vitro per le coppie omosessuali era stato presentato un emendamento che includeva nel progetto la necessità di una figura maschile (una sorta di “papà di Stato”) che vigilasse sulla crescita del bambino: bocciato perché si sarebbe configurato come «una violazione dei diritti umani e civili delle lesbiche». Complimenti quindi a Gordon Brown per questo capolavoro politico. Ma, soprattutto, alle industrie farmaceutiche e ai centri di ricerca per il colpaccio.

giovedì 22 maggio 2008

Il parroco di Baghdad sequestrato nel 2006 racconta il suo mese in catene


Dal settimanale Tempi prendiamo questa interessante testimonianza di padre Saad Sirop Hanna, ex parroco 36enne di San Giacomo a Dora, Baghdad, nell'articolo di Rodolfo Casadei.

Eccone le prime righe:

"Rumore di armi automatiche che vengono assemblate e di otturatori metallici che scattano. Il bagagliaio della Mercedes si apre e l’ostaggio, legato mani e piedi e bendato, viene sollevato e lasciato cadere a terra come un sacco. «Questo qui diventerà musulmano», esclama la voce beffarda di quello che sembra essere il capo dei sequestratori. «Ehi, tu!», si rivolge all’uomo a terra. «È vero che diventerai musulmano?». La voce dell’ostaggio è insieme impaurita e ostinata: «No, non diventerò musulmano». «Bada, prete. Non farmi arrabbiare. L’islam è la vera religione e tu diventerai musulmano!». «No! La vera religione è il cristianesimo, e io resterò cristiano!». «Vedremo», taglia corto l’uomo, un po’ sorpreso dalla reazione. Con modi bruschi l’ostaggio viene spinto verso il luogo (uno spiazzo fra le palme a due ore da Baghdad) dove trascorrerà la maggior parte della sua cattività. Sarà rilasciato dopo 28 giorni. Un po’ denutrito. Un po’ indolenzito per le razioni di botte prese. Ma ancora cristiano, come quando era arrivato".

La 194 è prassi eugenetica

CITTA’ DEL VATICANO - La Legge 194 si e' ormai trasformata ''in una prassi di selezione eugenetica'': e' quanto scrive l'Osservatore Romano, ricordando anche come, storicamente, l'introduzione di Leggi per l'interruzione della gravidanza sia legata a ''due nefasti sistemi totalitari come quello sovietico prima e quello nazista dopo''.

E' quindi opportuno - si chiede nell'articolo firmato da Lucetta Scaraffia - che la 194 non si allontani ''dal suo scopo dichiarato di tutelare la maternita' e prevenire la tragedia dell'aborto''. ''e' sopratutto necessario - si legge ancora - riflettere sugli effetti che essa ha portato nella coscienza morale del Paese''. Il quotidiano vaticano ricorda le parole del filosofo teologo Romano Guardini che, nel 1947, scriveva che ''ogni violazione della persona, specialmente quando s'effettua sotto l'egida della legge, prepara lo Stato totalitario''.

Sgreccia: «Raggiunto uno dei più bassi livelli etici»

Le decisioni britanniche hanno avuto larga eco nel dibattito politico e culturale del nostro Paese. Grande preoccupazione è stata espressa da monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia della vita: «La creazione di embrioni ibridi umani-animali rappresenta uno dei più bassi livelli di eticità nel campo della bioetica – ha dichiarato in un’intervista a Radio Vaticana – e uno degli orrori che sempre hanno destato il rifiuto della moralità».

Sulle stesse posizioni il Centro di bioetica dell’Università Cattolica: «Il fatto che la Camera dei Comuni inglese abbia approvato la generazione di ibridi umani per la ricerca scientifica – si legge in una nota diffusa dal direttore, Adriano Pessina – segna l’incapacità della politica di governare la ricerca scientifica, mantenendo intatto il principio fondamentale che pone l’indisponi­bilità della vita umana». La «barbarie culturale di simile esperimenti» viene sottolineata anche dal professor Roberto Colombo, direttore del laboratorio di Biologia molecolare e genetica umana della Cattolica di Milano. Secondo il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella la ricerca sugli embrioni ibridi è poi «vecchia e inutile», superata dalla scoperta delle cellule riprogrammate mentre l’Associazione medici cattolici italiani ha sottoli neato come – pur nel pieno rispetto della sovranità del Regno Unito – sia necessario che della questione vengano investite il Parlamento e la Commissione europea perché pongano seri e precisi limiti. Perplessità e timori sono stati espressi, infine, anche dal premio Nobel Mario Capecchi: «C’è una linea che non va oltrepassata – ha spiegato lo scienziato, pur famoso per le sue scoperte nel campo delle staminali embrionali – ad esempio, nel campo della clonazione: credo che si debba stare attenti alla creazione di chimere e che non tutti i tipi di mani polazioni, per quanto possibili, siano di per sé leciti».

Adesso i britannici hanno abolito il padre per legge.

di Paolo M. Alfieri
Tratto da Avvenire del 21 maggio 2008 - neretti nostri.

Dopo il sì alla creazione di embrioni ibridi uomo-bovino e il via libera alla creazione di fratellini «salvatori», la Camera dei Comuni britannica ha continuato ieri ad “aggiornare” le norme sulla fecondazione artificiale e sull’embriologia.

È caduta così un’altra barriera: l’abolizione della figura paterna come pre-requisito per l’accesso delle donne alla fecondazione assistita.

Con 292 voti contro 217 la Camera dei Comuni, dopo un aspro dibattito in aula, ha giudicato non indispensabile la figura del padre nel procedimento della fecondazione in vitro. La legislazione richiedeva finora alle cliniche di considerare come prioritario il «benessere» del bambino, comprendendo in questo principio anche la presenza di un padre accanto alla madre. La nuova norma, invece, sostiene che il bambino debba semplicemente avere il «supporto dei genitori», non specificando, appunto, la necessità del padre stesso. Un aspetto fortemente contestato in aula da diversi deputati, come il conservatore Patrick Cormack, che ha sottolineato come non sia possibile eliminare la figura paterna se non a costo di sfavorire la crescita equilibrata dei bambini. I sostenitori della norma hanno affermato invece che si «metterà così fine alla discriminazione verso le coppie lesbiche» (o le donne single) che vogliono un figlio con la fecondazione in vitro. L’altra notte, invece, dopo il voto sugli embrioni ibridi, i deputati avevano dato il via libera anche ai cosiddetti fratellini «salvatori», pre-selezionati in vitro e creati allo scopo di fornire tessuti e organi per curare le eventuali patologie di quelli nati.

La maggioranza dei voti a favore è stata schiacciante: 342 voti contro i 163 deputati che avevano appoggiato il divieto per tale pratica. Un distacco addirittura superiore a quello registrato per gli embrioni-chimera (336 contro 176). Inascoltato l’appello del deputato conservatore David Burrowes, che aveva giudicato sbagliata la creazione di un bambino con il solo scopo di dare beneficio a un altro. Considerazioni che il laburista Des Turner aveva rigettato sostenendo che «molti bambini moriranno se non potranno essere curati» grazie a tessuti e organi dei «fratellini» appositamente creati. E l’ex ministro laburista George Howarth aveva parlato di un «forte imperativo morale» a sostegno delle misure contenute nella nuova norma. In precedenza era stato invece dato il via libera agli embrioni-chimera: la Camera dei Comuni aveva respinto un emendamento che avrebbe impedito agli scienziati di creare embrioni umani con parti di Dna animale a fini di ricerca. A favore del divieto si erano espressi ministri cattolici come Ruth Kelly, Des Browne e Paul Murphy. Il premier Gordon Brown, che ha votato contro il divieto così come il leader conservatore David Cameron, aveva lasciato libertà di coscienza ai propri deputati. Anche un secondo emendamento, che vietava «veri embrioni ibridi» (uova umane fertilizzate con sperma animale o viceversa), era stato bocciato subito dopo con 286 voti a 223.

Anche in questo caso il dibattito in aula è stato molto combattuto, con i favorevoli agli embrioni-ibridi che hanno sostenuto la causa della ricerca sulle staminali tratte dagli embrioni-chimera, che potrebbe portare a terapie per malattie al momento incurabili. I contrari – che avevano avuto il forte appoggio della Chiesa cattolica – hanno sottolineato le implicazioni etiche di quella che chiamano «scienza Frankenstein».

mercoledì 21 maggio 2008

Segnaliamo...


Fabio Trevisan e Alessandro Gnocchi, chestertonianguareschiani, organizzano una devotissima bisboccia in onore del Giovannino dai celebrati baffi dalle parti di Brembate di Sopra.
Ecco la locandina... cliccandola diventa più grande!
Siete tutti invitati!