sabato 10 aprile 2010

Omar e il sacro Vinitaly

Riceviamo dal carissimo Fabio Trevisan e volentierissimo pubblichiamo:

Ieri al TG2 ho visto un servizio sul Vinitaly di Verona che ho reputato
emblematico per la banalità e l'inconsistenza culturale della nostra epoca.
All'intervistatrice che chiedeva il motivo delle sempre più ridotte dimensioni
delle etichette cartacee sui vini, uno dei grandi espositori vinicoli ha risposto
(ve l'assicuro, senza ironia!) che "questo era dovuto all'accresciuta sensibilità
ecologica dei produttori ed alla consapevolezza (testuali parole)di cooperare
per la salvaguardia delle piante, dalle quali viene tratta la carta".
Non contenti, hanno chiesto ad un altro espositore del peso del vetro delle
bottiglie di vino; costui, prese due bottiglie di vetro vuote, ha voluto soppesarle
davanti alle telecamere per esprimere con grande gaudio che la vecchia bottiglia
della pesatura di 420 grammi era stata soppiantata finalmente dalla più agile,
ecologica e tecnologica nuova bottiglia del peso di 320 grammi !
Del vino nessuna traccia, non se ne è parlato!
Mi sono chiesto se sono io cretino che sto attento a queste cose.
Probabilmente lo sono e quindi ho pensato ai cari amici chestertoniani
(che cretini non sono, intendiamoci), che difendono
come me la salvezza dell'anima e della ragione in questa valle di lacrime, di far
conoscere questo episodio.
Perché l'accostamento a Chesterton ? Perché Chesterton, pur parlando di altro,
magari in modo paradossale e umoristico,
avrebbe comunque parlato del vino, della sostanza, centrando l'obiettivo.
Qui si è perso di mira l'obiettivo, la sostanza, il vino per Dio!
Per Dio, certo, perché anche qui Dio c'entra.
O forse sono io che sbaglio.
 
Fabio Trevisan 

venerdì 9 aprile 2010

La pedofilia è una scusa, obiettivo è la Chiesa.

Da Panorama - di Giuliano Ferrara


Il pericolo massimo, da scongiurare con le buone o con le cattive, è che la Raison si renda docile al proprio limite, che è il mistero, e si allei con la fede, senza dunque disprezzarla, e con l'istituzione terrena, che si pretende anche divina, nella quale la fede da millenni è custodita insieme con i grandi tesori che sappiamo della cultura artistica, filosofica, spirituale. Benedetto è il Papa-filosofo, il teologo che ha dialogato con JUrgen abermas in nome della autolimitazione della ragione e della fede, il vero tema del massimo illuminista, lo scettico e trasparente Immanuel Kant; un'autolimitazione riconosciuta come preziosa dai due spiriti pi aflìnati e significativi del mondo di lingua tedesca, la lingua della filosofia. Con scandalo per intellettuali e media di tutto il mondo. Sempre Di stiamo.

Il pensiero oggi difliaso e caratterizzante è sostanzialmente questo: c'è una sola etica, quella della libertà. Li libertà è individuale e il suo contenuto è vuoto, è puramente negativo, consiste nell'osservanza di una regola secondo cui la libertà non deve invadere la libertà degli altri, ma non esprime nulla che non sia privato, questa libertà non ha potere sull'etica civile, sull'amore, sulla carità, sul pensiero.

Il nichilismo contemporaneo si esprime poi in modi e mode i pi vari, tra i principali l'impostazione freudiana della vita, il rilievo primaziale dovuto alla sessualità, la caratterizzazione positivistica del piacere corporale, che è benessere, potenza pura, divinizzazione della carne nel sepolcro della coscienza liberata.

Non dobbiamo salvarci, come dicono i preti cattivi; dobbiamo solo curarci, come dicono i medici faustiani che pensano di poter usare i bambini come farmaci per curare altri bambini, i biologi che vogliono liberare le donne dal fardello della malattia e fabbricare per loro figli sani e belli, à la carte. E questa brutalizzazione degli aspetti sacrali della vita la vera critica moderna della religione, il vero progetto laicista, che tende a una redenzione terrena dell'uomo dall'infamia della credulità celeste; è questa l'apologetica del neopaganesimo contro l'umiliazione moralistica del Cristianesimo che bandisce la buona vita e rende l'uomo, orrore per i nicciani de noantri, creatura umile e spiritualmente immortale.

Dan Segre, l'ebreo che ancora sa stupirci con pensieri degni di un grande protagonista della storia del Novecento, ha scritto genialmente nel Giornale che una segreta solidarietà collega il Vaticano aggredito e l'Israele assediato. Ed è la solidarietà di due luoghi simbolici in cui si coltiva eroicamente «la pretesa di dimostrare agli altri l'incapacità di vivere secondo i valori e gli scopi che proclamano». Essere virtuosi, forti, duraturi e tuttavia prosternarsi eucaristicamente o in- chinarsi nel canto della sinagoga, due scandali insopportabili per il secolo, quando il secolo diventa ideologia secolarista e dispoticamente reclama per sé tutto il proscenio della vita e della storia.

Ecco perché attaccano il Papa teologo e filosofo, il Papa magisteriale, l'uomo che non accetta di piegare la schiena, e soprattutto la sua grande intelligenza delle cose, agli idoli del nostro tempo. .

*** inchinarsi

Mario Mauro contro il New York Times e l'offensiva anticattolica


Da Il Sussidiario

Per leggere, cliccate qui

“Santo Padre vada avanti, il popolo cattolico la sostiene e la segue!”


Da L'Ottimista

Contro la campagna di insulti e calunnie, la Curia di Roma manifesta il suo sostegno a papa Benedetto XVI

di Antonio Gaspari

Per leggere, cliccate qui.

dal prof. Carlo Bellieni

Response mixed on abortion limits

In Arkansas non si possono fare aborti oltre il “termine della vitalità” del feto, che è fissato a 21 settimane, tranne che in caso di grave rischio per la salute della madre. Ora il governatore locale sta per firmare una legge, approvata dal Senato, che prevede che si debba render conto del motivo per cui vengano eventualmente fatti aborti oltre quella data. Nel Nebraska invece si sta per approdare al secondo voto (il primo è stato favorevole) alla Camera dei Deputati dello Stato di una legge che bandisce l’aborto oltre la 20° settimana per la possibilità che l’aborto induca dolore al feto dopo quell’epoca. Entrambe le novità indicano un’attenzione USA al problema, che sarebbe interessante valutare anche in Europa: quanti aborti si fanno dopo la 20° settimana? Per quali motivi? Sono tutti legati a gravissimi rischi per la madre?

CORRIERE DELLA SERA.itRu486: a Bari il primo trattamento
in regime di ricovero ordinario

È stato praticato a una donna di 25 anni presso il Policlinico del capoluogo pugliese

In realtà il "trattamento" è stato praticato sulla donna e sul suo embrione (maschio o femmina che fosse). Ci piacerebbe conoscere il livello di gradimento. Di entrambi.

Vogliamo andare tutti dal Papa?

Cari amici,
il 19 Aprile 2010 è l'anniversario dell'elezione al Soglio di Pietro di papa Benedetto XVI.

Gli vogliamo andare a dire che gli vogliamo bene?

Se ci organizzassimo per il Regina Coeli di domenica 18 Aprile?

Secondo l'Uomo Vivo è il caso. Chesterton ci andrebbe con tutti i suoi 130/140 chilogrammi e siamo certi che per il mistero che unisce l'Ecclesia Triumphans a quella Militans ci sarà anche stavolta.

Chiese e sette del neodarwinismo

Solo per aprire una discussione sull'argomento. Ovviamente per chi ne avesse voglia.

Mappa dei pasdaran evoluzionisti (più i laicisti del Sole e gli ecclesiastici)

di Giulio Meotti - da Il Foglio dell'8 Aprile 2010.


Nei quattromila metri quadrati di barocco lombardo dove sorge l’Università San Raffaele Vita-Salute si è formata buona parte della chiesa neodarwinista. Dalla scuola di don Verzé, sacerdote e imprenditore della sanità privata, provengono i principali custodi del darwinismo, come il fisico Enrico Bellone, fustigatore dell’arretratezza scientifica italiana (leggi “oscurantismo cattolico”), il biologo Edoardo Boncinelli, il genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza e il teo-evoluzionista Vito Mancuso. La chiesa darwiniana è da giorni in fibrillazione per l’uscita del saggio di Massimo Piattelli Palmarini e Jerry Fodor, “Gli errori di Darwin” (Feltrinelli). Il bersaglio inquisitorio di questa ideologia neodarwinista ha un profilo accademico puro e prestigioso. Piattelli Palmarini proviene dal loro stesso mondo, in quanto è stato docente ad Harvard proprio al fianco di Stephen Jay Gould, quel Gould “umanista dell’evoluzione” le cui tesi anticonformiste finirono sotto gli attacchi di quelli che lui definì “i fondamentalisti del darwinismo”. Gli stessi che oggi accusano di “creazionismo” il libro “Gli errori di Darwin”.

Laurea in Fisica a Roma, specializzazione in chimica fisica e biologia molecolare, Piattelli Palmarini ha lavorato al fianco di Jacques Monod all’Istituto Pasteur di Parigi. Quel Monod autore de “Il caso e la necessità”, la bibbia dell’evoluzionismo secondo cui “soltanto il caso, il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, è all’origine di ogni creazione nella biosfera”. E l’uomo? “Il nostro numero è uscito alla roulette”. E’ proprio questa dogmatica darwinista che Piattelli Palmarini rimette oggi in discussione. “Artigiano della mente”, Piattelli Palmarini è stato accademico all’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi, prima di approdare in Arizona. Celebri i suoi corsivi sul Corriere della Sera contro il fideismo darwinista.

Della chiesa evoluzionista, che Avvenire commentando il libro di Piattelli Palmarini ha chiamato senza tanti giri di parole “pasdaran del darwinismo”, fanno parte nomi blasonati della stampa italiana, come il militante ateista Piergiorgio Odifreddi (suo “In principio era Darwin”) e l’epistemologo Giulio Giorello, che fa di Darwin un’icona libertina. Ma ci sono anche filosofi su posizioni più moderate come lo studioso dell’Università La Sapienza di Roma Orlando Franceschelli, uno dei pochi a dedicare attenzione ai “teisti evoluzionisti che con Darwin vogliono dialogare”.
Uno dei più militanti è il genetista ultradarwiniano Guido Barbujani, che ha stroncato con fredda e scostante eleganza “Gli errori di Darwin” sul Sole 24 Ore. La pagina della scienza del quotidiano di Confindustria è curata dal filosofo empirista e ateista Armando Massarenti, che insieme agli scientisti Carlo Flamigni e Maurizio Mori ha scritto il “Manifesto di bioetica laica”. Sul Sole 24 Ore scrive di Darwin un altro della filiera di Don Verzé, lo psicologo Michele Di Francesco. Bioeticista darwiniano è anche Gilberto Corbellini, mentre Michele Luzzatto è autore del libro “Preghiera darwiniana” e scrive per la rivista MicroMega. La rivista è da anni portabandiera del giacobinismo darwiniano e in cima alla lista dei nemici figura ovviamente Benedetto XVI per la sua scettica considerazione, nel lavoro di studioso e di teologo, delle tesi evoluzioniste (l’uomo non si scopre usando la vanga del paleontologo, ha scritto).

Un anno fa MicroMega ha dedicato a Darwin un intero focoso volume. Fu Telmo Pievani a firmare l’attacco al Papa, titolo: “L’evoluzione addomesticata”. Pievani del neodarwinismo è il volto più televisivo (è apparso anche nella trasmissione “Turisti per caso”). Studi solidi negli Stati Uniti, accademico alla Bicocca di Milano e teorico di una “etica senza dio”, Pievani ha una verve che spinge a pensare all’evoluzione più in termini di fede che di scienza. Su MicroMega scrive anche Massimo Pigliucci, che sulla rivista scientifica britannica Nature ha stroncato il libro. Non ha concesso mediazioni: “Fodor e Piattelli Palmarini errano orribilmente”. Per MicroMega si occupano di neuroscienze, delle “radici biologiche della fede e della morale”, i professori Giorgio Vallortigara e Vittorio Girotto, che spiegano la fede religiosa con Darwin. Sono i sostenitori italiani della teoria dei “memi” di Richard Dawkins, attaccato proprio da Piattelli Palmarini. Il meme è un gene culturale che passa per imitazione da un individuo all’altro, un virus che contagia i cervelli: sono i memi più forti ad affermarsi a spese dei più deboli. Dio è il più robusto tra i “memi”. Si legge su MicroMega che “se abbiamo una legge morale in noi, non dobbiamo cercarne l’origine nel cielo stellato sopra di noi”. La fede è nel Dna.

Arroccato sull’ortodossia è il biologo riduzionista Edoardo Boncinelli, docente al San Raffaele e autore di “Perché non possiamo non dirci darwiniani”. Nei suoi libri Boncinelli spiega perché gli esseri umani funzionano come gli insetti (“l’uomo è un animale e come tale si conforma alle leggi generali della biologia”). Celebre il suo paragone tra l’ala del pollo e il braccio dell’uomo. Il decano darwiniano è Luigi Luca Cavalli-Sforza, pioniere della genetica che su Repubblica scrive spesso assieme al figlio, anche lui al San Raffaele. All’Accademia dei Lincei il darwinista militante è Carlo Alberto Redi, l’illustre biologo che subì, per interessamento dell’allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, una visita dei carabinieri per aver clonato un topolino. Redi ritiene la teoria darwiniana “il massimo contributo della scienza alla storia dell’uomo”. Dal 2004 si celebra in Italia il Darwin Day, “Natale” secolarista a opera dell’Unione degli Atei di Carlo Flamigni e Margherita Hack. Senza dimenticare Eugenio Scalfari: “Non credo che il ruolo della specie alla quale appartengo sia superiore a quello delle api o delle formiche o dei passeri”.
In ambito cattolico aleggia il cosiddetto “darwinismo ecclesiastico”. C’è Fiorenzo Facchini, paleoantropologo. Sempre in ambito vaticano svettano Giuseppe De Rosa, scrittore della rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica, e Gianfranco Basti, direttore del Progetto Stoq (scienza, teologia e ricerca ontologica) promosso dal pontificio Consiglio per la Cultura.

Uomini e tristezza - Una prova di cosa non è l'educazione.

Per chi volesse intristirsi un pochino è sufficiente leggere questo articolo.

L'Uomo Vivo dice sempre che l'emergenza educativa è negli adulti.

giovedì 8 aprile 2010

Rassegna stampa

08 Aprile 2010 - Il Giornale
Ru486, Vaticano: estendere obiezione coscienza

08 Aprile 2010 - Avvenire
Ru486
SI PARLA DI NOI :: Sul tappeto c'è la 194 138 KB

08 Aprile 2010 - Giornale
Ru486
La prima pillola è senza ricovero 68 KB

08 Aprile 2010 - èVita
Fecondazione Artificiale
Eterologa per sentenza 172 KB

mercoledì 7 aprile 2010

Rassegna stampa

07 Aprile 2010 - Avvenire
Ru486
In arrivo in Puglia, scalpita la Toscana 93 KB

07 Aprile 2010 - CorrieredellaSera
Ru486
Fedrigotti: quella ferocia sui nostri figli 56 KB

07 Aprile 2010 - Sole24ore
Ru486
Poletto: l'aborto è delitto in ogni forma 49 KB

07 Aprile 2010 - Unità
Ru486
Tutto quello che non si dice 181 KB

07 Aprile 2010 - CorrieredellaSera
Attacchi al Papa come quelli a Pio XII 109 KB

07 Aprile 2010 - CorrieredellaSera
Scaraffia: a Ratzinger aggressioni politiche 82 KB

07 Aprile 2010 - Europa
Cardini: il complottino anti-Papa 152 KB

07 Aprile 2010 - LiberalQuotidiano
La strategia dell'assalto mediatico 98 KB

martedì 6 aprile 2010

Cari "federalisti a metà", sulla pillola abortiva Cota e Zaia hanno ragione

Gianfranco Amato

martedì 6 aprile 2010

Le coraggiose sortite dei neo-governatori leghisti Roberto Cota e Luca Zaia sul tema della pillola abortiva RU486 hanno scatenato una ridda di reazioni scomposte, oltre al consueto becero repertorio di contumelie. Rozzi, retrogradi, oscurantisti, reazionari e adesso pure baciapile, sanfedisti, zuavi e papalini.
Le accuse più benevole rivolte ai due malcapitati presidenti sono state di ignoranza della legge, di mancanza di rispetto del principio di legalità, di analfabetismo giuridico, di totale incompetenza, di travalicamento dei poteri e di grossolana ed arrogante somaraggine.
Io che mi picco di conoscere alquanto bene la Legge 22 maggio 1978, n. 194, recante «norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza», posso, invece, confermare la piena fondatezza delle posizioni assunte dai due presidenti delle regioni Piemonte e Veneto.
Mi riferisco, in particolare, agli articoli 15 e 19 della predetta legge 194. La prima di queste disposizioni rappresenta la fonte normativa del potere di intervento da parte dei governatori, in quanto precisa che sono proprio «le regioni» a promuovere l’aggiornamento «sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza». Nulla quaestio, quindi, sul fatto che i presidenti regionali abbiano una voce in capitolo sulle nuove tecniche abortive - tra cui certamente rientra la Ru486 - e sul dovere di garantire che le stesse si dimostrino, come afferma la legge, «più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza».
La seconda disposizione normativa da tenere presente è l’art. 19 della Legge 194/78, il quale conferma l’assunto secondo cui in Italia l’aborto volontario è reato ed è punito con pene che differiscono a seconda delle diverse ipotesi. Reclusione sino a tre anni, o reclusione da uno a quattro anni per chi cagiona l’aborto. Multa di euro 51,65, o reclusione sino a sei mesi per la donna che abortisce. Le pene sono aumentate fino alla metà nel caso l’aborto riguardi donne minori o interdette. Se dall’interruzione volontaria della gravidanza deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni. Se ne deriva una lesione personale gravissima si applica la reclusione da due a cinque anni. Se la lesione personale è grave quest’ultima pena è diminuita, mentre le pene vengono aumentate se la morte o la lesione riguardano donne minori od interdette.
Il reato non sussiste nel caso in cui ricorrano alcune specifiche condizioni contemplate dalla Legge 194, tra cui quella prevista dall’art. 8, la quale impone che l’interruzione della gravidanza sia «praticata da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale». Pertanto, la questione relativa alla possibilità di somministrare la pillola Ru486 attraverso ricovero in day-hospital e con espulsione del feto a domicilio, semplicemente non esiste, in quanto tale modalità integrerebbe il reato previsto e punito dall’art. 19 della Legge 194/78.
La conseguenza di tale ragionamento è che i presidenti Cota e Zaia hanno non solo il diritto ma persino il dovere di bloccare la somministrazione della pillola Ru486, al fine di garantire la piena applicazione della Legge 194 ed impedire la commissione di reati, così come hanno il dovere di valutare se le nuove tecniche abortive siano effettivamente «più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza» (art. 15 della Legge 194).
Due considerazioni a corollario. È davvero singolare che contro i neo-governatori leghisti i primi ad invocare un intervento da parte dello Stato siano proprio coloro che, in nome della sacrosanta autonomia regionale, hanno da tempo deciso di somministrare la Ru486 (ad esempio Toscana, Emilia Romagna e lo stesso Piemonte fino all’arrivo di Cota) infischiandosene bellamente delle direttive del Ministero della Salute e dei pareri del Consiglio Superiore di Sanità. È un classico esempio di federalismo schizofrenico tanto caro a certa sinistra.
La seconda considerazione è rivolta a tutti quei cattolici adulti i quali sostenevano, per giustificare candidature impresentabili, che, in fondo, attraverso le elezioni regionali si andavano ad eleggere semplicemente degli organismi amministrativi locali che nessuna competenza reale avevano sui grandi temi eticamente sensibili. Si trattava, secondo alcune animelle pie, di eleggere persone capaci ed in grado di amministrare bene, indipendentemente dal proprio orientamento politico, per cui le gerarchie cattoliche male avevano fatto a porre nell’arena della campagna elettorale questioni quali l’aborto, la famiglia e l’educazione scolastica.
Beh, a giudicare dalle prime sortite dei presidenti neoeletti del Piemonte e del Veneto, e dal dibattito che ne è seguito, bisogna concludere che il velleitarismo irenico o la mera disonestà intellettuale dei cattolici adulti sono stati sconfessati, ancora una volta, dalla cruda realtà dei fatti. Realtà che da Oltretevere i Pastori riescono, evidentemente, a vedere e giudicare molto meglio di tante pecorelle confuse.

lunedì 5 aprile 2010

Un aforisma al giorno

"Troppo capitalismo non significa troppi capitalisti, ma troppo pochi capitalisti".

Gilbert Keith Chesterton, Uses of diversity

Un aforisma al giorno

"L'abnegazione è la prova e la definizione di auto-governo".

Gilbert Keith Chesterton, Alarms and Discursions

domenica 4 aprile 2010

Morganti colpisce ancora. Ora tocca a L'Incredulità!


Ancora Buona Pasqua a tutti. Notizia freschissima: nei prossimi giorni potrete acquistare L'Incredulità di Padre Brown alle condizioni della convenzione con l'editore Morganti, lieto e orgoglioso di consegnarci questa nuova edizione dell'opera del Nostro Eroe, con nuova traduzione bellissima e attuale. Altra notizia: domenica prossima Il Giornale dovrebbe dedicare un'ampia pagina alla collana "Chestertoniana" di Morganti. Noi siamo contentissimi, allegri, perché pensiamo di aver fatto la nostra piccola parte per rimettere in circolo Gilbert, di cui questo nostro tempo e questo nostro mondo hanno tanto bisogno.

L’incredulità di padre Brown esce nel 1926, a quindici anni di distanza da Il candore di padre Brown. L’aspetto esteriore del pretino, in questi otto nuovi racconti, è lo stesso. Cappello rotondo e ombrello non mancano mai, ma lui si è però fatto meno impacciato, meno goffo. È diventato anche più impaziente e nei suoi discorsi va subito al sodo, senza troppe reticenze. Questo non perché il personaggio sia invecchiato, ma semplicemente perché di mezzo tra questi due libri c’è stata la catastrofica Prima Guerra Mondiale, che ha profondamente cambiato lo scenario in cui si muove il nostro eroe. La gente intorno a lui è confusa, ansiosa e profondamente ferita. Ad avanzare sul mondo è un nuovo mostro, il neopaganesimo, e il colpevole di tutto ciò, per Chesterton, è soprattutto uno: l’America.

Gli otto racconti presenti nel volume sono: La resurrezione di padre Brown, La freccia del cielo, L’oracolo del cane, Il miracolo della mezzaluna, La maledizione della croce d’oro, Il pugnale alato, Il destino dei Darnaways e Lo spettro di Gideon Wise.


Ricordiamoci, oggi che è Pasqua, che Gesù ha detto questo:

"Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!".

Un aforisma al giorno

"(...) Apprezziamo la Chiesa perché è una Chiesa militante, e a volte persino perché milita contro noi stessi".

Gilbert Keith Chesterton, La Chiesa - Dove tutte le verità si danno appuntamento. Editrice Lindau, Torino 2010 (prefazione di Marco Sermarini- nota biobibliografica e bibliografia a cura della Società Chestertoniana Italiana)

[Bellieni] RU486/ Da oggi più “facile”, ma è davvero una libera scelta abortire?



April 1st, 2010

di Carlo Bellieni

SUSSIDIARIO.NET

Entra in commercio la pillola abortiva e non si vede cosa ci guadagnino le donne da un sistema che risulta più doloroso e che continua ad andare nella via della privatizzazione di una scelta tragica: l'aborto. E' come se, novità dopo novità, discutessimo sempre sui dettagli, ma ci scordassimo dei protagonisti, di quello che passano e di quelli che sono i loro diritti. Certo che il dettaglio conta: "non un aborto banalizzato, ma un aborto vissuto in tutta la sua crudezza", commenta la ginecologa Alessandra Kusterman (La carne e il cuore: storie di donne, a cura di C Bellieni. Cantagalli 2010) e le fa eco la psichiatra Claudia Ravaldi: "Continuiamo a cercare soluzioni veloci, mirate a correggere l'incidente di percorso. E trascuriamo la persona, la sua vita precedente, ciò che da questo atto giungerà come conseguenza psichica" (ibidem). Già: il dettaglio conta, ma domandatevi una buona volta cosa è un aborto, perché l'aborto è il grande censurato di questa storia. Paradosso? Proprio no: si parla di legge, metodi, ospedalizzazione, obiezioni, ma nessuno parla più (ma se ne è mai parlato?) dell'aborto, di come termina la vita del concepito e stravolge quella della madre. E davvero l'interesse della donna è allora trovare un sistema per farlo in modo più solitario? O magari le donne vorrebbero ben altro? Si impiegano risorse per far campare gli anzianotti fino a 120 anni, e ci sono donne che sono afferrate alla gola dalla tragedia della povertà. Si liberalizza la droga da sballo per vivere isolati dal mondo e ci sono migliaia di ragazze che vivono gravidanze nella solitudine e nell'abbandono. Si spendono miliardi per non farsi sfuggire nemmeno un bambino down all'analisi prenatale, e ci sono centinaia di genitori che non trovano soldi per curare i loro amati bambini colpiti da sindrome down così come da altre terribili malattie. Allora, il bisogno primo della gente è come eliminare meglio il bambino concepito o come trovare un clima culturale per abbracciarlo e trovare i soldi?! Chiedetelo a tutte le mamme che hanno abortito. Chiedetelo a tutte le ragazzine se il loro desiderio è fare figli o trovare il modo di non farli nascere. Perché non farli nascere è una scorciatoia, e come tutte le scorciatoie appare una via percorribile come l'altra, sennonché è facile che ci siano buche e sterpi. Ma è davvero una libera scelta abortire? O è imposto dal clima del figlio unico culturale (più feroce di quello del figlio unico di stato cinese), dall'obbligo di procreare dopo i 30 e di farne uno solo, dall'obbligo sociale – e che obbligo!- di farlo perfetto perché altro non è permesso: se nasce "diverso" tutti ti guardano e ti domandano di soppiatto "Ma non lo sapeva prima?" "Ma non ha fatto la diagnosi prenatale?". E' davvero una scelta abortire, quando vengono abortiti quasi tutti non solo i bimbi con ritardo ma anche quelli che hanno anomalie genetiche che non danno gravi alterazioni, come la sindrome di Turner o di Klinefelter, nomi strani ,ma che significano bassa statura nel primo caso e eccessiva altezza con talora (non sempre) un po' più di insuccesso scolastico nel secondo? E quanto è una scelta delle future nonne, piuttosto che quella delle future mamme che invece il figlio lo vorrebbero contro il parere dei genitori (basta vedere il boom di gravidanze e nascite adolescenziali all'estero)? Domande, domande: domande da non far crollare sotto la sfera delle procedure. La pillola abortiva non ci piace, soprattutto perché sposta ancora una volta il dibattito dal dolore e dai diritti dei protagonisti, e risulta un nuovo alibi per non discutere su come aiutare le donne. Le ragazze invece vorrebbero essere davvero libere di far famiglia e figli e sono pronte a premiare chi apre loro questa prospettiva e a punire, col libero voto, chi invece sa solo offrire nuove "procedure".

venerdì 2 aprile 2010

IL CASO/ Quei moralisti inglesi che chiedono le dimissioni del Papa e aiutano i pedofili


di Gianfranco Amato

lunedì 29 marzo 2010


In Gran Bretagna è montata una comprensibile indignazione contro gli episodi di pedofilia commessi da preti cattolici. Questa indignazione si sta trasformando in un vero e proprio bombardamento mediatico quotidiano contro lo stesso Pontefice, culminato nella manifestazione di protesta tenuta il domenica 28 marzo, davanti alla cattedrale cattolica di Westminster a Londra, per chiedere nientedimeno che le dimissioni del Papa.
Qualcosa però non quadra. Prima di capire cosa non convince è comunque doveroso premettere che l’odioso fenomeno della pedofilia appare ancora più odioso e deprecabile quando coinvolge religiosi, e che sarebbe stato certamente meglio adottare prima la linea rigorosa e severa di Benedetto XVI in materia.

Detto questo, qualche riflessione, però, dovrebbero farla anche Oltremanica. Il governo britannico è riuscito a superare persino la mitica Scandinavia per quanto riguarda la visione progressista in tema di educazione sessuale. Mi spiego meglio. Dal prossimo anno scolastico quella materia diventerà obbligatoria in tutte le scuole elementari del Regno Unito, e non solo, come accade oggi, in quelle più “avanzate”. Sparirà ogni autonomia scolastica ed il programma verrà unificato a livello centrale. I bambini di 5 anni dovranno «conoscere per nome le singole parti del proprio corpo connesse alla riproduzione sessuale», dovranno parlare di «affetti ed amicizie», ed affrontare temi specifici quali la masturbazione. Per i più grandicelli (9-16), si parlerà di contraccezione, aborto, omosessualità, transessualità, et similia.

In questo il governo pare aver preso sul serio il rapporto delle Nazioni Unite, redatto lo scorso giugno dall’Unesco, nelle cui 98 pagine viene spiegata la necessità che ai bambini, fin dall’età di 5 anni, venga impartita un’approfondita educazione sessuale, facendo loro capire che «è naturale esplorare parti del corpo e provare piacere», attraverso «una pratica non dannosa conosciuta come masturbazione». I bambini di nove anni, invece, dovrebbero, sempre secondo l’ONU, «imparare cosa dicono le leggi locali sull'aborto e che si tratta di una pratica sicura se realizzata con le necessarie precauzioni igieniche e da esperti». A 12 anni, spiegano ancora le linee guida dell’UNESCO, si dovrà apprendere che «i contraccettivi offrono l'opportunità di una sessualità sicura e senza conseguenze indesiderate».

Il governo britannico non si è dimostrato da meno dell’ONU quando ha deciso di redigere i nuovi programmi d’insegnamento per le scuole elementari. Per comprendere il clima basti ricordare che l’associazione FPA (Family Planning Association) - uno dei gruppi coinvolti dal governo nella elaborazione dei nuovi programmi di educazione sessuale - ha promosso la diffusione di un video in cui vien chiesto ad un bambino di sei anni di identificare correttamente gli organi genitali sull’immagine di un ragazzo e di una ragazza nudi. In un altro materiale didattico visivo, prodotto dal dipartimento educazione dell’emittente Channel 4, si chiede ad una bambina di 5 anni di spiegare gli organi genitali femminili.

La stampa ha anche pubblicato, ai primi di marzo, la notizia che in una scuola elementare del Lincolshire, la East Wold Church of England Primary School, a bambini di 7 anni è stato fatto visionare un DVD, intitolato Living and Growing, prodotto da Channel 4 e raccomandato dal Ministero dell’Infanzia, Istruzione e Famiglia, in cui si mostravano un uomo ed una donna nudi (graficamente rappresentati in maniera assai realistica) che si inseguivano attorno ad un letto e che finivano poi per fare sesso, mentre una voce fuori campo descriveva nei dettagli l’azione in corso.

Neppure episodi del genere hanno fatto desistere il governo laburista dai propri intenti. Anzi, ora più che mai l’esecutivo di Sua Maestà intende procedere a tappe forzate in questa devastante campagna culturale in tema di sessualità dei più piccoli, nonostante uno studio scientifico commissionato dallo stesso ministero degli Interni, dal titolo Sexualisation of Young People Review e pubblicato lo scorso 26 febbraio, abbia messo in guardia dai rischi che una «ipersessualizzazione» possa rendere i bimbi potenziali vittime di abusi. «Causa di profonda preoccupazione da parte degli esperti», si legge nello studio, «è che il processo di sessualizzazione delle ragazze possa contribuire ad un mercato pedopornografico, come dimostra la preoccupante diffusione del fenomeno di adescamento on-line, da parte di pedofili, di bambini e ragazzi disposti, per denaro, a compiere atti sessuali davanti alla videocamera». Il monito dello studio ministeriale non è servito a nulla, come a nulla è servita la brutta figura rimediata lo scorso luglio dal governo, quando il rappresentante delle scuole britanniche in Europa, Ken Browne, vice preside della Dorothy Stringer High School di Brighton, venne arrestato per possesso di materiale pedopornografico. Era stato scelto dal ministero degli Esteri come «ambasciatore degli istituti scolastici britannici in Europa».

Per arginare il fenomeno di questa sessualizzazione precoce alcuni genitori hanno persino invocato una legge che vieti gli slogan con esplicito richiamo sessuale stampati sulle magliette dei bambini. Non si contribuisce certo ad arginare il fenomeno della pedofilia presentando le ragazzine come delle provocanti lolite. Così si è chiesto, per esempio, che venga proibita la stampa di frasi del tipo «Così tanti ragazzi, così poco tempo», sulle T-shirt di bambine di 7-12 anni, o la scritta “The Condom Broke” sulle tute da bambini. Manie da bacchettoni? Forse. Ma non è difficile comprendere, cum grano salis, quanto sia inopportuno che una bambina di sette anni circoli con la scritta «Non toccare se non te lo puoi permettere».

Oggi l’allarmante fenomeno della sessualizzazione precoce rischia una pericolosa sottovalutazione. Mi sono accorto di ciò quando lo scorso 16 marzo ho letto sul Daily Telegraph che in un locale notturno, lo Shadow Lounge Club di Weston-super-Mare, nel Somerset, alle tre della mattina la polizia ha sorpreso una quattordicenne danzatrice di lap dance mentre si esibiva completamente nuda di fronte ad un nutrito gruppo festante di attempati avventori. Si è pure scoperto che la ragazza era disponibile ad esibizioni “private” per 20 sterline, e ad una performance speciale, chiamata “Vip dance”, per 80 sterline.

Un altro campanello d’allarme è stata la notizia, diffusa prima di Natale, che il governo britannico ha autorizzato alcune farmacie a distribuire la pillola anticoncezionale a minorenni anche senza bisogno di prescrizione medica. Era pure stata incentivata la pubblicità dell’iniziativa attraverso manifesti.

Un triste sorriso, invece, mi ha suscitato la recente notizia che la società svizzera Lamprecht AG ha prodotto una versione extra small di condom per il mercato britannico. I potenziali clienti di questi preservativi, infatti, potranno avere un’età compresa tra i 12 ed i 14 anni. Nella strategia di marketing degli svizzeri il Regno Unito è stato scelto come “prime target”, un mercato privilegiato proprio a causa dell’alto tasso di gravidanze tra le teenager.

Impressionanti, infatti, sono i dati ufficiali pubblicati lo scorso febbraio dal tabloid Sun, che grazie alle leggi sulla libertà di informazione ha ottenuto le statistiche, finora mai divulgate. Ebbene, dal 2002 ben 15 bambine di dieci anni e 39 di undici sono rimaste incinte. Senza contare quelle che hanno abortito illegalmente e di cui non si saprà mai nulla. Trecento ragazzine dai 13 anni in giù rimangono incinte ogni anno in Inghilterra e nel Galles. Sempre secondo i dati ufficiali, dal 2002 sono state 268 le ragazzine incinte di 12 anni, 2.527 quelle di 13 anni, 14.777 quelle di 14 anni e 45.861 quelle di 15 anni. Nella stragrande maggioranza quelle gravidanze si sono risolte in aborti.

Per capire, invece, le esatte dimensioni del fenomeno della pedofilia nel Regno Unito è sufficiente leggere il rapporto Whose Child Now? pubblicato lo scorso novembre dalla fondazione Barnardo’s, un’antica charity che si dedica alla tutela dell’infanzia, fondata nel 1866 dal medico irlandese Thomas John Barnardo. I dati del rapporto sono agghiaccianti. Vengono indicati i casi scoperti di bambini di 10 anni abusati durante feste e party di pedofili. Più di 10.000 piccoli ogni anno vengono sottoposti a pratiche riconducibili alla pedofilia. Un sesto di questi bambini proviene dall’estero ed è introdotto in Gran Bretagna grazie ad un’efficace organizzazione che opera clandestinamente in quel disgustoso mondo.
Lisa Stacey, autrice del rapporto, ha dichiarato che la fondazione sa di «bambini che vengono trasferiti dal nordest dell’Inghilterra a Londra e dallo Yorkshire a Londra o a Manchester». Alcune delle storie contenute nel rapporto appaiono davvero raccapriccianti. I bambini, anche di 11 e 12 anni, vengono sottoposti ad un vero e proprio racket della prostituzione e trasferiti nelle varie città per avere rapporti sessuali con diversi uomini. Ad ottobre del 2009 si era persino scoperto un vero e proprio mercato di bambine dodicenni vendute al prezzo di 50mila sterline.

Quanto antico sia questo turpe mercimonio nel Regno Unito, peraltro, lo dimostra il fatto che l’età legale per avere un rapporto sessuale consensuale fu elevata a 16 anni durante il periodo vittoriano proprio per sconfiggere il triste fenomeno della vendita delle bambine dodicenni ai facoltosi e perversi signori. Singolare, però, che mentre il mondo giustamente continua ad indignarsi e a chiedere tutele per l’infanzia, in Gran Bretagna si sta da tempo discutendo di abbassare il limite dei 16 perché ritenuto demodé e frutto di quella cultura bigotta impregnata di pruderie vittoriana.

Alla BBC un insigne cattedratico, John Spencer, professore di diritto al Selwyn College di Cambridge, ha spiegato perché sia opportuno abbassare a 13 anni il limite di età per avere un rapporto sessuale consensuale. Uno dei motivi addotti dal professor Spencer, oltre alla necessità di una visione più avanzata e progressiva della sessualità, è che, tra l’altro, l’attuale limite di 16 anni sta «criminalizzando metà della popolazione». Torna in auge la tesi secondo cui bisogna distinguere l’abuso sessuale vero e proprio dal naturale istinto giovanile (“youthful natural instinct”), e viene anche ricordato che in altri Paesi europei, tra cui la Spagna di Zapatero, l’età per potere legalmente avere un rapporto sessuale consensuale è proprio di 13 anni. Qualcuno arriva persino a sostenere che, in fondo, la pedofilia non è che un orientamento sessuale come un altro, per cui in futuro, come è avvenuto per l’omosessualità e la transessualità, la società ne dovrà inevitabilmente prendere atto.

Conclusione. Bisogna davvero stare molto attenti ad evitare di alimentare anche indirettamente la tendenza al fenomeno perverso della pedofilia, e punire severamente coloro che si macchiano di questa ignominia, per i quali vale sempre il monito evangelico: « È meglio per loro che gli sia messa una macina al collo e che vengano gettati nel profondo del mare». Bisognerebbe anche evitare inutili strumentalizzazioni contro la Chiesa. Soprattutto quando vengono da pulpiti poco credibili.

Buona Pasqua!


  • QUESTA E' L'OCCASIONE PER DARE A TUTTI I MIGLIORI, FERVIDI E ALLEGRI AUGURI DI BUONA PASQUA DI RESURREZIONE! TO EVERYONE, THE BEST, LIVELY AND JOYFUL MERRY EASTER! A TOTS ELS MILLORS, vivaç i alegre Feliç Pasqua! De tous les meilleurs, vif et Joyeux Pâques! A TODOS LOS MEJORES, vivaz y alegre Feliz Pascua! An alle inbrünstig und glücklich, Frohe Ostern! A todos viva e alegre Feliz Páscoa!

Le preghiere dell'Uomo Vivo in libreria! A cura della Società Chestertoniana Italiana


Cari Amici,
questa è la sorpresa di Pasqua 2010:

LE PREGHIERE DELL'UOMO VIVO PER SALVARE L'ANIMA E LA RAGIONE di Gilbert Keith Chesterton A cura della Società Chestertoniana Italiana Con contributi di Marco Sermarini, Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano.

Che cosa è successo?
Un gruppo di noi si è dato questo compito: stilare un libro contenente le preghiere della nostra tradizione, in italiano ed in latino, e commentarne le pagine più salienti con aforismi e brani tratti dalle opere del Nostro Caro Gilbert, l'Uomo Vivo per antonomasia, perché salvare l'anima e salvare la ragione è possibile, ed è possibile farlo insieme.

L'Editore Fede & Cultura si è prestato a rendere possibile questo piccolo prezioso regalo che possiamo fare a noi stessi e ai nostri amici.

Con questo volume si vuole dire: fede e ragione devono andare insieme, la Chiesa Cattolica è il luogo dove questo può accadere, grazie anche a uomini come Chesterton. Egli spese la sua vita per dimostrare a tutti la verità di questa affermazione.

"Il volume che avete tra le mani è un umile e cordiale suggerimento per ciascuno di noi: preghiamo, e pregando teniamo sott'occhio la buona e sana dottrina della Chiesa Cattolica, piacevolmente sunteggiata dai passi tratti dalle maggiori opere di Gilbert Keith Chesterton. Pregare è un buon modo di predisporre la propria anima a essere salvata, quando a suo tempo dovremo renderne conto. Pregare leggendo Chesterton è un ottimo modo per salvare l'anima e la testa, di cui dobbiamo continuare a fare buon uso".

dalla prefazione di Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana

Collana: Spirituale 24
Argomento: preghiere e brani di riflessione
Pagine 144
Tipo di copertina: brochure
Isbn: 978-88-6409-039-9
Data di pubblicazione: marzo 2010
prezzo di copertina: € 12,00
NATURALMENTE I SOCI DELLA SOCIETA' CHESTERTONIANA ITALIANA POTRANNO AVERE QUESTO VOLUME CON LO SCONTO DE 15% E LE SPESE DI SPEDIZIONE A CARICO DELL'EDITORE.

Come saprete, Fede & Cultura ci dà la possibilità di avere anche gli altri libri del proprio catalogo col medesimo sconto. Visitate il sito dell'editore per vedere anche gli altri volumi disponibili.