venerdì 14 ottobre 2011

La voce di Hilaire Belloc



Forse ve l'abbiamo già proposta, ma visto che c'è ripresa la Belloc-mania, rieccola!

Belloc era veramente un personaggio: tanto era "imbranato" Chesterton, tanto "massiccio" Belloc. Lo dice già il fatto che si recò a Roma a piedi. Pensate poi che attraversò l'Oceano Atlantico con i soli soldi del viaggio in nave per andare a trovare la sua futura moglie di cui era innamorato ma che non cedeva alla sua proposta di matrimonio, attraversò l'America procurandosi i soldi facendo conferenze di storia a pagamento e giocando a carte (anche perché, per non complicarsi abbastanza la vita, si era scelto una donna che viveva in California, quindi l'America la fece coast to coast). La futura moglie rifiutò ritenendo di essere chiamata alla clausura. Lui ripartì stesso mezzo a testa bassa per l'Inghilterra. Dopo una infruttuosa prova Elodie (questo era il nome della moglie) gli scrisse dicendogli che non l'avevano voluta in monastero, così lui ripartì di nuovo, stesso mezzo...

Era o non era un grande?

Vi abbiamo provocato su Belloc, e allora voi giustamente ci rispondete...

Abbiamo segnalato l'esistenza di testi in inglese di Belloc on line. L'amico carissimo Matteo Donadoni ci segnala che ne esistono anche in italiano. Noi gli diciamo un bel grazie!

"Forse lo sapete già ma vi segnalo che registrandosi su totustuus.it è possibile scaricare alcuni libri di Belloc gratis in italiano.

un saluto

Matteo Donadoni"

Ancora su ellaOne

Un articolo ed un interessante articolo-intervista al Prof. Mozzanega dell'Università di Padova su ellaOne pubblicato il 6 ottobre su Avvenire.


Un'interessante lista di libri di Belloc on line (in lingua originale...)

http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/lookupname?key=Belloc%2C%20Hilaire%2C%201870-1953

giovedì 13 ottobre 2011

Ecco una foto giovanile dell'intrepido Hilaire Belloc, di cui Cantagalli ha appena tradotto e pubblicato The path to Rome

Un aforisma al giorno

"Ciò che inasprisce il mondo non è l'eccesso di critica, ma una mancanza di autocritica".

Gilbert Keith Chesterton, Sidelights on New London and Newer York

mercoledì 12 ottobre 2011

Un aforisma al giorno

"L'umanità non ha sfruttato la gran parte delle sue invenzioni; e continuando a inventare nuove cose, non fa che lasciarsi sempre più indietro la capacità di essere felice".

Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

martedì 11 ottobre 2011

Un altro studio su Padre Brown


Cari amici chestertoniani,
come forse avrete notato, da qualche tempo stiamo cercando di offrirvi delle riflessioni più approfondite sulle varie opere di Chesterton. Lo abbiamo chiesto ai nostri soci più esperti e navigati, speriamo che il lavoro che stiamo facendo sia per voi utile e gradito. Noi lo facciamo con grande passione ed amore. Chesterton ha molto, molto da dire, e necessita di una lettura attenta e approfondita che possiamo fare tutti, soprattutto con l'aiuto di chi l'ha già letto con altrettanta attenzione e profondità.

La Società si offre a tutti come riferimento e punto di coagulo per chi si interessa a questo grandissimo amico e pensatore attualissimo.

Un grazie al nostro Fabio Trevisan che ci sta dando un grande aiuto con molta disponibilità ed umiltà.


PADRE BROWN E IL SEGRETO NASCOSTO


Uno dei più significativi racconti di Padre Brown (Il passo strano) ci restituisce la figura sacerdotale in pienezza di questo insolito prete-detective e ci fa assaporare il gusto forte della sua autentica vocazione: la salvezza delle anime. Padre Brown infatti non esita quando c’è di mezzo la vita eterna e vuole che nel peccatore si accenda il desiderio della confessione: è questo il vero segreto, il segreto nascosto del pretino dell’Essex “creato” dall’immaginazione cattolica di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Nell’episodio, infatti, Padre Brown è chiamato a confessare un cameriere cattolico italiano colpito da paralisi; con quel vigoroso senso dell’udito corroborato nel confessionale, Padre Brown ascolterà degli strani passi (da qui il titolo del racconto) che lo porteranno ad identificare il famigerato ladro Flambeau in flagrante: «Voglio minacciarvi – disse Padre Brown con una voce che parve il rullo del tamburo- col verme che non muore e col fuoco che non si estingue». «Siete una strana specie di guardarobiere – disse l’altro (Flambeau)». «Sono un prete, monsieur Flambeau e sono pronto ad ascoltare la vostra confessione». Con due frasi Chesterton fa sintetizzare a Padre Brown l’essenza del cattolicesimo: la cura per la salvezza dell’anima, i Novissimi, l’identità forte ma che sa essere anche dolce del prete, il Sacramento (la Confessione o Penitenza), il coraggio, la volontà di riscatto dal male. L’altro che può essere perdonato è monsieur Flambeau, come l’apostrafa Padre Brown, e quindi una persona reale in anima e corpo. Ci commuove rileggere la reazione di un ladro intelligente e scaltro come Flambeau che rimane profondamente turbato dall’atteggiamento del pretino cattolico inglese: «Flambeau rimase per un momento senza respiro, barcollò, e si lasciò andare su una sedia».
Con questo episodio si intuisce la reale conversione di Flambeau, il quale si affiancherà al pretino investigatore collaborando, oltre che alle indagini, al piano di salvezza di Dio di cui Padre Brown è espressione fedele. Interrogato dagli aristocratici del Circolo dei “Dodici Veri Pescatori” (parodia massonica dei discepoli di Gesù) derubati da Flambeau, Padre Brown lancerà un pesante strale contro la loro possibile dannazione: «Strano, non è vero che un ladro e vagabondo si penta, mentre tanti che sono ricchi e sicuri di sé rimangono duri e frivoli e senza alcun frutto né per Iddio né per l’uomo!». La preoccupazione degli aristocratici è di tutt’altra natura e chiedono al prete investigatore: «Ha preso quell’uomo?». La risposta cattolica che Chesterton fa mettere in bocca a Padre Brown è stupefacente: «Egli mi ha fatto pescatore d’uomini. Sì, l’ho preso con un invisibile amo e con una invisibile lenza, che è lunga abbastanza per lasciarlo vagare sino ai confini del mondo e, tuttavia, per riportarlo indietro con una sola tirata del filo». Con questa stupenda frase Chesterton ci fa gustare la bellezza dell’essere cristiani, dipendenti in pienezza dall’Amore Misericordioso di Dio e quindi veramente liberi. Liberi per il bene, come ci rammenta l’invisibile lenza evocata da Padre Brown. La perentorietà nel fuggire il male è un richiamo fermo e frequente che Padre Brown rivolge accoratamente ai peccatori, come ci racconta l’episodio Le stelle volanti : « Voglio che rinunciate a codesta vita…  L’uomo può mantenersi ad un certo livello nel bene, ma nessun uomo è mai riuscito a tenersi a un certo livello nel male: la strada va sempre più in giù». Questo pretino dall’esile figura ma dalla mente prodigiosamente cattolica non esita dinanzi alle eresie che vorrebbero escludere Dio dalla vita dell’uomo. Nel racconto La forma errata, Padre Brown, in poche battute, rimprovera l’atteggiamento autosufficiente di un fachiro indiano: «Quando l’indiano ci parlò ebbi una specie di visione, una visione di lui e di tutto il suo mondo e tuttavia egli disse la stessa cosa, ripetendola tre volte: “Non voglio nulla”; ma io sapevo che egli voleva dire che bastava a se stesso, come un cosmo; che non aveva bisogno di alcun Dio, né ammetteva alcun peccato».
!uesta pretesa prometeica ed irrazionale dell’essere bastanti a se stessi e di negare l’esistenza del peccato sono condannate  in modo vigoroso ed impressionante nel racconto L’occhio di Apollo, nel quale Flambeau (convertito) descrive a Padre Brown il simbolo (l’occhio di Apollo) di una nuova religione: «Una di quelle nuove religioni che vi perdonano i peccati col dire che non ne avete commessi … dicono che se un uomo fosse veramente in salute potrebbe fissare il sole. Religione che pretende, naturalmente, di guarire tutte le malattie fisiche». «Ed è capace di curare l’unica malattia spirituale? – domandò Padre Brown con seria curiosità». «E qual è l’unica malattia spirituale? – domandò a sua volta Flambeau sorridendo». «Oh, quella di essere in perfetta salute». La capacità di riconoscersi peccatori e quindi bisognosi di perdono è la caratteristica peculiare di Padre Brown, la sua natura sacerdotale ed anche il suo modo di investigare, di scrutare i cuori degli uomini per purificarli, per restituirli al Signore, per godersi con Egli la vita eterna. Padre Brown non esita a difendere la ragionevolezza della fede  dinanzi ad una ragazza che scruta il mistero del Bene, come nel racconto La testa di Cesare : «Voi siete un mistero maggiore di tutti gli altri essa disse con disperazione – ma io sento che vi può essere un cuore in questo mistero». «Ciò che noi tutti temiamo di più - disse il prete a voce bassa- è un’incertezza senza cuore; per questo l’ateismo è un incubo». Il segreto nascosto del confessionale permette a Padre Brown di riconoscere che Dio è Amore e che  il Vero Dio si fa conoscere ed amare, al contrario del Demonio.
Nel racconto La parrucca rossa abbiamo uno sbalorditivo Padre Brown che afferma con forza e verità teologica: «Io conosco il Dio sconosciuto – disse il piccolo prete con una inconsapevole imponenza nella sua certezza, alzandosi simile ad una gigantesca torre di granito. Conosco il suo nome: è Satana. Il vero Dio si fece carne e dimorò fra noi. Ed io vi dico che ovunque voi troviate uomini dominati unicamente dal mistero, questo mistero non è che iniquità». Ancora nel racconto La freccia del cielo Padre Brown difende con argomenti sani e razionali il vero misticismo: «Proprio perché ho imparato a conoscere i mistici che un mistificatore non può farmela. I mistici veri non nascondono i misteri: li rivelano. Pongono le cose in piena luce; e quando avete visto, rimane un mistero. Ma i mistificatori nascondono la cosa nell’oscurità e nell’incertezza, e quando la trovate. è  una meschinità». Come si può ravvisare in quest’ultima frase, Padre Brown non  tratta di amene disquisizioni teologiche, ma di vero e proprio discernimento degli spiriti esercitato  attraverso il Sacramento della Confessione, il suo segreto nascosto. Nel Pugnale alato Padre Brown fa troncare bruscamente una superstizione negativa: «Non dovete permettere a questa specie di roba di togliervi il senno – disse aspramente.- Questi demoni tentano sempre di renderci indifesi, col toglierci la speranza». Padre Brown ci presenta la realtà del male, la debolezza umana come nel racconto L’inseguimento del signor Blu dove una persona ammonisce un altro: «Egli stesso ammette di non aver fatto una bella figura in quell’affare, lasciando ammazzare il suo principale a pochi metri di distanza da lui. È un vero imbecille: una mezza cartuccia, per sua stessa confessione». Padre Brown ha un “debole” per queste debolezze confessate: «Eppure io ho una predilezione speciale per questi imbecilli e per queste cartucce che si confessano tali». «Non capisco quello che volete dire – sbottò l’altro -».«Forse – disse Padre Brown piuttosto aggressivo, - perché ci sono tanti imbecilli e mezze cartucce che non si confessano mai tali».
Il vero segreto di Padre Brown viene rivelato pienamente ne Il segreto di Flambeau e rappresenta un manuale di corretta ed ispirata teologia cristiana. Ecco le parole folgoranti di Padre Brown espresse al giornalista americano venuto ad intervistarlo: «Io pensai che, non fosse stato per la grazia di Dio, avrei potuto essere un uomo per il quale il mondo non è che un lampo di luce elettrica, con attorno soltanto una totale oscurità. L’uomo che, effettivamente, vive soltanto per questo mondo, e non crede in nient’altro, e per il quale il successo ed i piaceri mondani sono tutto quello che egli può trarre dal nulla, è colui che effettivamente sarebbe capace di qualunque cosa se corresse il pericolo di prendere tutto il suo mondo e di non poter salvare nulla». «Non pensate – disse il giornalista- che questo vostro tentativo di sentire come sente un criminale, possa rendere un po’ tolleranti del crimine stesso?». «Io so che, invece, è proprio l’opposto – disse Padre Brown-. Ciò risolve l’intero problema del tempo e del peccato, ed anticipa all’uomo il suo rimorso. Vi sono due modi di respingere il diavolo e la differenza fra i due è forse la più  profonda frattura nella religione moderna. L’uno è di averne orrore perché è così lontano, l’altro è di averne orrore perché è così vicino. E vizio e virtù non sono così divisi quanto queste due virtù. Voi potete pensare che un delitto è orribile, perché non potreste mai commetterlo, Io, invece, lo penso orribile appunto perché potrei commetterlo». A questo punto l’ex ladro Flambeau rivela il suo segreto, che non è altro che il segreto nascosto del confessionale di Padre Brown: «Non vi è di nulla di mistico o di metaforico o di falso in questa mia confessione. Io rubai per vent’anni con queste mie mani; io sfuggii alla polizia con questi miei piedi. … Forse che io non ho udito i sermoni dei virtuosi e veduto il freddo sguardo delle persone rispettabili? Forse che non mi venne detto che nessuna persona per bene avrebbe potuto sognare una simile depravazione? Fu solo il mio amico Padre Brown a dirmi che egli conosceva perfettamente perché io rubassi. E da quel giorno non rubai più». Nello Spettro di Gideon Wise il pretino dell’Essex dichiarerà senza mezzi termini di conoscere ed apprezzare una particolare classe di persone: i penitenti! Come nel racconto Il destino dei Darnaways Padre Brown può così esclamare: «Io sono appassionato della luce del sole, specialmente in mezzo a questa oscura faccenda … Se poi non vi rendete conto che io ridurrei in polvere persino tutti gli archi gotici del mondo, per salvare una sola anima umana, non sapete intorno alla mia religione quanto credete di sapere».

Fabio Trevisan

Il nostro piccolo blog ha ricevuto in poco più di tre anni e mezzo 234.178 visite.

Dal 1 Gennaio 2008 (cioè da quando abbiamo iniziato a contarle) abbiamo ricevuto 234.178 visite dai nostri lettori.

Grazie dell'interesse, perché è un interesse provato verso il nostro carissimo amico Gilbert e quindi un interesse verso Chi lo ispirò.

Non possiamo essere più felici di così.

lunedì 10 ottobre 2011

Ecco L'Imputato!

http://www.lindau.it/schedaLibro.asp?idLibro=1299

Un aforisma al giorno

"Curare un pazzo non è discutere con un filosofo, è scacciare un demone".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Le violenze contro i cristiani copti in Egitto raccontate da Il Foglio

In questo collegamento trovate un breve resoconto delle notizie che ci giungono dall'Egitto a proposito delle violenze contro i cristiani copti.


Si tratta di un breve articolo e di un filmato dall'inviato in Egitto de Il Foglio.

Nicaragua, i cattolici soffrono

In questo collegamento trovate un articolo da Vatican Insider sulla difficile situazione in Nicaragua a poco tempo dalle elezioni.


Nicaragua, è in forte crescita la violenza contro i religiosi


(i religiosi cattolici, ovviamente...).

Il cavallo bianco piace ad Adolfo Leoni come metafora attuale

http://www.informazione.tv/index.php?action=index&p=61&art=30763

venerdì 7 ottobre 2011

Ecco l'altro articolo su GKC di Allen Barra.

In questo collegamento trovate un altro articolo, meno recente, di Allen Barra su Chesterton comparso sul Wall Street Journal.

Ci trovate anche questa simpatica caricatura di Chesterton.

Il giorno del giudizio di Metalli e Brunelli tocca anche Chesterton


In questo collegamento trovate una recensione del nuovo libro dei giornalisti Lucio Brunelli e Alver Metalli, Il giorno del giudizio (Fazi editore) tratta dal sito Perfetta Letizia. E' un thriller che ha per sottotitolo uno degli apocrifi più noti del nostro Chesterton: "Quando la gente smette di credere in Dio, non è vero che non crede più a niente. Crede a tutto".

Che questo, assieme ad altri, sia un apocrifo chestertoniano lo abbiamo già detto, anche se ciò non toglie che, nonostante Chesterton non abbia mai messo per iscritto in nessuna delle sue opere questa frase, essa risponda perfettamente al suo pensiero.

Recentemente ci siamo anche interessati della famosa e gettonatissima frase: "La vita è la più romantica delle avventure, ma solo l'avventuriero lo scopre"...

giovedì 6 ottobre 2011

Da Il Foglio del 6 Ottobre 2011 - Oltre la DC c'è di più. Le parole sui cattolici che ci si aspetta da Bagnasco

   di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro

Non si dice un'invettiva che infiammasse il popolo di Dio e rinvigorisse i suoi pastori, ma qualcosa che desse almeno una riscaldatina al tiepidume cattolico di questi tempi ci poteva stare: invece, passate e ripassate al setaccio le 7.218 parole per 47.178 battute della Prolusione del cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio episcopale permanente, di scintille proprio non se ne trova neanche una. Se, parafrasando l'inossidabile McLuhan, lo stile è il messaggio, i cattolici italiani possono continuare e pensare che, ove le cose non vadano bene, è tutta colpa del mondo. E poi c'è la crisi economica e c'è la congiuntura politica e, va da sé, la questione morale. Ed è su questo che si sono appuntate tutte le esegesi del documento perché parlare senza scintille di questioni politiche riesce sempre più comprensibile e persino godibile che quando si parla strettamente di fede.
Perciò, una volta tanto, gli adepti di quella setta di mestieranti che sono i giornalisti, hanno fanno il loro onesto lavoro estraendo la vera notizia dal discorso tanto atteso, che recita così: "Sembra rapidamente stagliarsi all'orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l'etica sociale con l'etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni".
Un nuovo partito dei cattolici? Con o senza il punto di domanda la questione posta dal cardinale Bagnasco è proprio questa. Ma, posta l'idea, segue un'articolata domanda: chi sono, quanti sono, cosa sono e quanto contano veramente i cattolici in Italia? Se ci si pende la briga di fare un giretto per parrocchie, oratori, associazioni, centri culturali e movimenti vari si scoprirebbe una galassia tenuta assieme da un'etichetta dietro la quale ciascuno scrive, e crede, ciò che vuole.
Forse, prima di pensare a un partito dei cattolici, i pastori dovrebbero pensare a formare i cattolici. E magari rendersi conto che la fede e il pensiero cattolico, orami anche in Italia, sono minoritari oramai da tempo.
Ora, di fronte alla constatazione di essere diventati minoranza all'interno della società pluralista, si può essere presi da una tentazione, che è poi stata la tragedia del cattolicesimo democratico e progressista: e la tentazione è quella di diluirsi ed annacquarsi in una posizione compromissoria ed evanescente. Si tratta di una mossa esiziale, perché rende la minoranza di turno totalmente insignificante. Ora, una presenza politica dei cattolici ha senso solo se è i grado di esprimere una visione chiara, netta ed esplicita. Scola direbbe che ha senso solo se è capace di farsi cultura. Sui grandi temi della vita, della famiglia e dell'educazione, non ci si può limitare a perseguire il male minore, o il compromesso al ribasso, o addirittura "la riduzione del danno", come scriveva Avvenire l'altro giorno. Occorre formare politici pronti a testimoniare una posizione di bandiera rigorosa sulle grandi sfide dell'aborto, della fecondazione artificiale, del matrimonio naturale, dell'eutanasia. La Conferenza episcopale italiana sembra ossessionata da un'ansia da risultato politico che fa torto al dovere dei vescovi di annunciare innanzitutto la verità: e cioè che fare figli in provetta è sbagliato, piuttosto che accontentarsi di difendere a oltranza la legge 40; e che il testamento biologico è l'anticamera dell'eutanasia, piuttosto che difendere la legge sulle DAT come buona e giusta. Paradossalmente, i primi artefici della dissoluzione della presenza cattolica in politica rischiano di essere i pastori, se trasformano il loro messaggio in una strategia politica immiserita dalla logica del compromesso a tutti i costi.
Alcuni osservatori hanno messo in evidenza che la scelta di Bagnasco è la messa in mora del progetto di Ruini. In realtà, può essere letta come l'inevitabile evoluzione della strategia runiana. Il predecessore di Bagnasco aveva tentato di dettare la linea a cattolici inseriti in vari luoghi degli schieramenti politici con risultato di vederli diventare sempre meno significativi e, quindi, sempre meno governabili o inutilmente governabili. Ora sembra che si avvii verso il tentativo di metterli tutti in un recinto e di governarli così.
Ma il problema è sempre lo stesso: che cosa sono questi cattolici? Risposta che Bagnasco non ha dato nella sua Prolusione, visto che non ha citato in una sola riga i principi non negoziabili. Anzi, con la decisa sponsorizzazione della legge sul testamento biologico, pare abbia detto che la via maestra sia proprio quella negoziazione. Insomma, un'altra Democrazia Cristiana di cui interessa soltanto se starà a destra, al centro o a sinistra.
Si dirà che non è certo una Prolusione del Consiglio Episcopale Permanente il luogo sparigliare le carte e stupire il mondo, a partire da quei mestieranti dei giornalisti, con qualche fiammata, si passi l'orrendo termine progressista, profetica. E se in vece lo fosse? Se, il capo dei vescovi italiani dicesse qualcosa che sproni, non si dice a morire, ma vivere per Gesù Cristo? Poi, magari, si fa anche della buona politica.

Il Circolo milanese "La Rocca" presenta Il Destino di Padre Brown (di Paolo Gulisano)

Cento anni fa, nel 1911, G. K. Chesterton inventò il suo personaggio più fortunato, Padre Brown, prete investigatore che ha affascinato generazioni di lettori, insieme alla sua spalla, il ladro convertito Flambeau. Padre Brown ovviamente è un personaggio di fantasia, ma... se fosse realmente esistito? Gulisano realizza un romanzo di fantastoria partendo da questa fantastica ipotesi: e se nel conclave del 1939 non fosse stato eletto papa Eugenio Pacelli, ma un certo cardinale Brown, ovvero Padre Brown? Il libro ripercorre questa carriera a partire dal 1917 (quando Chesterton abbandona Padre Brown e Gulisano lo raccoglie) fino al conclave decisivo. Troviamo quindi Padre Brown sul fronte di guerra italiano, a Caporetto tra Cadorna e l'agente segreto Kipling, nell'Irlanda rivoluzionaria di Michael Collins, nella Roma della Marcia di Mussolini, nella Torino di Frassati con don Sturzo. Un Padre Brown che diventa prima monsignore e poi cardinale, amico e collega di Eugenio Pacelli, al servizio di Pio XI. Nel libro, oltre a personaggi storici realmente esistiti, ritroviamo gli amici di Chesterton, come Belloc o padre McNabb, e i suoi personaggi letterari, come Basil Grant e Patrick Dalroy.





Lunedì 17 ottobre 2011 h.21.00Milano, p.zza Oberdan, 3 ( MM1 P.ta Venezia)


Al termine un piccolo momento conviviale con l’Autore e l’opportunità di acquistare il libro.

I libri di Rialti e Casotto su GKC su questa pagina de Il Foglio

http://www.ilfoglio.it/singole/22

mercoledì 5 ottobre 2011

Il sito dell'Osservatorio Card. Van Thuan con l'ultimo numero del Bollettino che parla anche della Scuola "G. K. Chesterton" di San Benedetto del Tronto

http://www.vanthuanobservatory.org/bollettini-dsc/bollettino.php?lang=it&id=29

Camillo Langone: meglio maleducati che educati dagli stati...

MEGLIO MALEDUCATI CHE EDUCATI DAGLI STATI: I GUASTI DEL TOTALITARISMO PEDAGOGICO
Il ministro francese dell'educazione nazionale ci fa tornare in mente le peggiori dittature: chi decide i valori imposti per legge?
di Camillo Langone

Meglio maleducati che educati dagli Stati. È ancora fresca la notizia del turista italiano che ha trascorso tre notti in cella a Stoccolma per aver osato dare uno schiaffo al figlio capriccioso. Fresca ma già superata: in Francia e in Svizzera lo Stato non vuole impedire ai genitori di educare i figli con le cattive, vuole impedire di educarli anche con le buone. Avanza un totalitarismo pedagogico che sottrae i bambini alle famiglie perché siano plasmati da insegnanti pubblici secondo programmi ideologici e alla moda.
Il ministro francese dell'educazione nazionale, che già basta la definizione per ricordarsi di Orwell, se non proprio di Mussolini o Stalin, ha dichiarato: «Farò tornare la morale a scuola». Detta cosi può sembrare una cosa giusta, sarebbe stato più immediatamente preoccupante se avesse affermato di voler diffondere tra i banchi l'immoralità. 
Ma il diavolo come sempre si annida nei dettagli: «Poco importa il metodo, purché il professore trasmetta un certo numero di valori». A parte l'indifferenza tipicamente machiavellica nei confronti dei mezzi, a colpire è la confusione sui fini Quali saranno mai questi benedetti valori in una società fieramente laica ergo atea come quella francese? Se non sono ricavati dal Decalogo, da quale testo verranno estratti? All'uopo si organizzeranno sondaggi, consultazioni, comitati? E si deciderà a maggioranza? E i valori della minoranza che fine faranno?
Tempo addietro proprio un francese, anzi il massimo scrittore francese (Michel Houellebecq), ha definito «valori superiori, la cui scomparsa costituirebbe una tragedia» l'altruismo, l'amore, la compassione, la fedeltà, la dolcezza: una bella panoramica su cui tutti o quasi tutti, francesi e pure italiani, si direbbero d'accordo. Molti però cambierebbero idea qualora si precisasse il significato delle parole. Non credo proprio, ad esempio, che l'altruismo sia compatibile con l'aborto: nessuno, neanche Emma Bonino, può spingersi a definire l'uccisione dì un feto un grande atto di generosità. L'aborto ha tante ragioni, tante motivazioni: l'altruismo però no. 
E la fedeltà? In una repubblica il cui presidente ha avuto tre mogli? L'ultima della quali si chiama Carla Bruni, sì, proprio lei, l'avvenente teorica della coppia aperta, apertissima, spalancata: «La fedeltà è una forma di pazzia».
Ecco, se fossi in quel ministro, e ci tenessi alla poltrona, lascerei perdere anche il valore-fedeltà. Se la pedagogia pubblica francese risulta poco chiara, quella svizzera lo è anche troppo. A partire dal nuovo anno scolastico, ai bambini degli asili di Basilea verranno impartite lezioni con una Sex Box, una scatola del sesso piena di oggettini erotici, affinchè imparino quanto sia piacevole toccarsi. No, non è uno scherzo di cattivo gusto e anche qui c'è in ballo un ministro dell'educazione che però stavolta non è nazionale, è cantonale. 
Che dopo le reazioni furibonde dei genitori abbia intuito di aver preso una cantonata? Manco per idea: «Ci atterremo al nostro obiettivo: far capire ai bambini che la sessualità è qualcosa di naturale». Nessuna possibilità di esenzione, magari l'educazione religiosa è facoltativa ma quella sessuale è obbligatoria. Io piuttosto renderei obbligatorio (ma non per i bambini, per gli insegnanti) Io studio dell'opera di Milosz, lo scrittore polacco Nobel per la letteratura che aveva capito tutto: «L'abbattimento di ogni barriera in questa nostra società permissiva si riduce essenzialmente al dominio del sesso». 
Grazie alla magica scatoletta, inno alla masturbazione precoce, i bambini di Basilea già a cinque anni verranno consegnati al dominio dei propri istinti sessuali mentre i genitori verranno confinati in una totale, umiliante impotenza educativa. Potranno solo pregare affinchè si realizzi il Vangelo di Marco: «Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare». 

A Basilea il mare non c'è ma fa lo stesso, anche il fiume Reno è abbastanza profondo.

 
Fonte: Libero, 01/09/2011

Al via il processo contro l’assassino di mons. Padovese

TURCHIA - VATICANO

di Geries OthmanIniziato oggi, è durato solo 20 minuti e poi aggiornato a novembre prossimo. I familiari di Murat Altun lo hanno confortato: "Dio è con te". L'assassino ha detto di sentirsi male e il suo avvocato ha domandato che l'imputato sia ricoverato in ospedale. Ma il giudice non lo ha permesso. Iskenderun (AsiaNews) - In modo molto discreto, si è tenuta oggi la prima seduta del processo contro l'assassino di mons. Luigi Padovese.  Mons. Luigi Padovese, cappuccino, è stato sgozzato il 3 giugno 2010 dal suo autista, il giovane Murat Altun, (03/06/2010 Mons. Luigi Padovese assassinato nel sud della Turchia; 04/06/2010Accusa di omicidio per l'autista di mons. Padovese. I dubbi sulla sua "follia"). L'assassino, allora 26enne, arrestato dalla polizia aveva espresso diversi motivi per il suo gesto: inimicizia "islamica"; rapporto morboso e omosessuale; follia… La seduta di oggi è durata circa 20 minuti ed è stata aggiornata al 30 novembre prossimo. Il procuratore ha letto i capi di accusa e poi ha chiesto a Murat Altun:"Vuoi dire qualcosa?". Murat ha detto di non sentirsi bene e che aveva bisogno del medico. Non è la prima volta che Altun fa mostra della sua malattia. Secondo uno schema applicato anche nel caso di p. Andrea Santoro (ucciso nel 2006 a Trabzon), dopo l'uccisione, alcuni dottori hanno provveduto un certificato di insanità mentale per Altun che rischiava di non essere nemmeno processato e liberato. Ma lo scorso giugno una Commissione di medici di Istanbul, a cui era giunta tutta la documentazione su Altun, ha stabilito che egli è sano di mente e perciò può essere processato. Alla seduta di oggi, il suo avvocato ha chiesto che venga trasferita a Adana, in un ospedale, fino alla prossima seduta, ma il giudice ha rifiutato la richiesta. Secondo testimoni presenti al processo, Murat Altun sembra stare bene ed è leggermente ingrassato di 4-5 chili.  Tutta la sua famiglia era presente al processo. All'inizio quando lui è entrato nella sala uno dei suoi fratelli ha gridato: "Murat non aver paura! Dio è con te!". Il processo vede implicati soltanto il pubblico ministero e l'avvocato difensore. In Turchia né la Chiesa cattolica, né i cappuccini hanno personalità giuridica riconosciuta e per questo non possono intervenire in alcun modo. Anche la famiglia di mons. Padovese, che avrebbe potuto parteciparvi come parte lesa, ha preferito il silenzio. "È avvenuto lo stesso per p. Santoro", ha detto una fonte di AsiaNews. "Mi dispiace per mons. Padovese. Con la bontà che ha dimostrato verso tutti, non si meritava un atteggiamento di indifferenza da parte dei suoi".

Gianfranco Amato su "prima e dopo Cristo" su Avvenire

Marco Testi su SIR - Chesterton e Dickens

PAGINE PER CAPIRE IL MONDO

Marco Testi

“Dickens è l’unico anello esistente tra la vecchia e la nuova gentilezza, tra la buona volontà del passato e le opere buone del futuro. Egli ha unito la festa del Primo Maggio al Venerdì Santo, e lo ha fatto praticamente da solo”.
In genere si guarda alla saggistica con il sospetto –talvolta legittimo- di una categoria riservata agli addetti ai lavori, spesso noiosa. Ma ci sono delle eccezioni, che poi sono spesso costituite da saggi di scrittori, come Borges, Eliot, Tolstoj, Manzoni, solo per fare alcuni nomi. Tra questi nomi sarà meglio aggiungere quello di Chesterton, autore spesso misconosciuto –più per motivi di critica che di pubblico- di importanti romanzi e di profondi studi, come questo “Una gioia antica e nuova” (Marietti 1820, 226 pagine), che, come recita il sottotitolo, è una raccolta di saggi su un altro grande inglese del secolo precedente: Charles Dickens.
In realtà queste non sono altro che le introduzioni che il creatore di Padre Brown scrisse per le riedizioni dei romanzi dickensiani nella popolare collana Everyman. Sono però qualcosa di più di una prefazione, di una recensione, o di un saggio, ed è per questo che le presentiamo al lettore, perché vanno oltre la letteratura; non sono un compiaciuto accumulo di citazioni colte, ma hanno a che fare con l’esistenza di tutti i giorni.
Ci sono passaggi fulminanti, che parlano al cuore e alla ragione di ognuno di noi (mai collana ebbe un titolo così azzeccato come Everyman, “ognuno”), senza per questo cessare di essere letteratura: sono in pratica la prova provata che essa può essere, come sosteneva Carlo Bo, anche vita.
Come si sa, Dickens rappresentò la reazione della borghesia illuminata e umanitaria ai guasti della industrializzazione inglese ai primi dell’Ottocento: romanzi come “Oliver Twist” e “David Copperfield” continuano ad indignare i lettori per la loro denuncia dello sfruttamento dei bambini nelle fabbriche, cui fu sottoposto da giovane lo stesso scrittore. Ma Chesterton non si limita a stare nel coro dell’indignazione, fa qualcosa di più: va a scoprire le radici psichiche e culturali della scrittura di Dickens e della borghesia inglese del periodo. Si legga quanto lo scrittore-critico scrive a proposito del romanzo “Tempi difficili”: “Dickens era lì per ricordare alla gente che l’Inghilterra aveva cancellato due parole dal motto della Rivoluzione, ‘uguaglianza’ e ‘fraternità’, lasciando solo la “libertà”. Nel libro Tempi difficili, egli si fa soprattutto paladino dell’uguaglianza. In tutte le sue opere, Dickens difende la fraternità”. È sorprendente come il discorso non solo sia aderente alle profonde contraddizioni politiche della democrazia inglese, ma in grado di cogliere profeticamente l’ambiguità della politica dei nostri tempi, che sbandiera il vessillo della libertà individuale e tollera una abissale diseguaglianza sociale: non si allude solo alle problematiche dell’immigrazione, ma alla situazione economica e di conseguenza sociale complessiva di molta gente che non arriva alla fine del mese e che però ha la “soddisfazione” di sentirsi appuntare sul petto la medaglia di una ben strana libertà:  quella di dover accettare i portati di una libertà di mercato, che non è –lo stiamo vivendo oggi- la medesima di quella del cittadino.
Ma, per tornare ai tempi di Dickens, ci si accorge che l’analisi –scorrevole e di facile lettura- di Chesterton, continua a martellare sulla ferita dolente, e cioè l’atteggiamento dell’intellettuale, tutto teorie avanzate, ma incapace di scendere nei gironi dell’inferno del sottoproletariato urbano: “Dickens poteva amare tutti gli uomini, ma rifiutava di amare tutte le opinioni. Il moderno benefattore può amare tutte le opinioni, ma non riesce ad amare tutti gli uomini”. Si può essere più espliciti? Il filantropo intellettuale (Chesterton aveva un occhio polemico sempre rivolto verso George Bernard Shaw) predica bene e però razzola male, perché costruisce grandi teorie astratte, ma quando è il momento di sporcarsi le mani, si ritrae inorridito dalla vicinanza con la miseria e la malattia.
Opera davvero importante questa, fin dalla bellezza del titolo, che però parla forse più di Chesterton che di Dickens: essa sembra la traduzione in teoria della trama di un romanzo come “L’osteria volante” nel quale venivano messi in ridicolo tutti i tic autodistruttivi di una classe colta sempre pronta ad acclamare l’esotico invece di costruire una nuova realtà con i mezzi che la propria vecchia cultura gli aveva messo a disposizione.

Presto La Ballata del Cavallo Bianco in Argentina (con una illustrazione di Michela Eccheli)

Gentile Società Chestertoniana Italiana, 
sono un vostro affezionato lettore da un bel po' di tempo ormai e colgo l'occasione per farvi i più sentiti complimenti per il lavoro che state svolgendo per far riscoprire quel gigante della fede (e della ragione) quale è Chesterton.
Questa volta voglio farmi testimone io della grande riscoperta in giro per il mondo del nostro autore preferito segnalandovi l'imminente pubblicazione de "La ballata del cavallo bianco" in Argentina. Mi preme segnalarlo perché all'interno è contenuta un'illustrazione fatta da Michela Eccheli che, oltre che ad essere una mia amica, nonché nostra connazionale (tengo a precisare, con un pizzico di orgoglio dopo aver letto "Il Napoleone di Notting Hill", che viene dal Trentino come il sottoscritto) fa questo di mestiere essendo diplomata all'Accademia delle Belle Arti di Verona.
Vi allego l'immagine assieme ai link di riferimento che spero possiate pubblicare sul blog.
Personalmente mi auguro che anche gli editori italiani inseriscano in futuro delle illustrazioni che aiutino, come disse Chesterton a suo tempo, a tener vivo il senso di meraviglia nel mondo. E lo sapeva molto bene essendosi cimentato lui stesso in questa bellissima arte.
Grazie ancora per l'eccellente lavoro che fate.

Luca Canali

Un aforisma al giorno

"L’opera del cielo è stata soltanto materiale: la creazione di un mondo materiale. L’opera dell’inferno è soltanto spirituale".

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

Un aforisma al giorno (bello, tonante!)

«La fede di san Tommaso è sola nel dichiarare con vivacità e vigore che la vita è una storia viva, con un inizio e una fine grandiosi. Affonda le sue radici nella primordiale gioia di Dio e si realizza nella felicità ultima del genere umano. Si apre con l’immenso coro in cui i figli di Dio urlano di gioia e si conclude con quel cameratismo mistico adombrato dalle antiche parole che suonano come una danza arcaica: "Perché la Sua letizia sono i figli degli uomini"»

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

martedì 4 ottobre 2011

Un aforisma al giorno

"Mentre uno come Domenico* ci può servire per convertire i pagani al cristianesimo, abbiamo ancora maggiore bisogno di uno come Francesco* per convertire i cristiani al cristianesimo".

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

* Domenico e Francesco sono ovviamente San Domenico di Guzman e San Francesco d'Assisi.

lunedì 3 ottobre 2011

Fede e ragione secondo Padre Brown, di Fabio Trevisan

 

 

 

FEDE E RAGIONE IN PADRE BROWN

 

 

A distanza di cento anni (il primo Padre Brown fu scritto nel 1911) ritorna con urgente attualità il delicato e centrale rapporto tra fede e ragione, richiamato con chiarezza ed autorità nellalectio magistralis di Ratisbona nel settembre 2006 da Benedetto XVI e ripreso nei giorni scorsi dallo stesso Papa, nella sua terra natale, a Berlino, davanti ai rappresentanti delle istituzionipolitiche tedesche.

Del legame tra fede e ragione il celeberrimo sacerdote-detective inglese Padre Brown (reso in Italia brillantemente nell'adattamento televisivo del 1970 da Renato Rascel) è stata un'icona significativa.

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), l'autore dei divertenti ed intelligenti racconti di Padre Brown, consigliabili a grandi a piccini, riteneva la questione fede-ragione ineludibile, ancor prima del suo ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica Romana (così amava chiamarla) nel 1922.

Innumerevoli sono i rimandi all'equilibrata e sottile trattazione del rapporto tra la fede e la ragione già dal primo racconto (La croce azzurra), nel quale lo scrittore londinese fa dire al pretino (P.Brown) dell'Essex: <<La ragione è sempre ragionevole, anche nell'ultimo limbo, anche al limite ultimo delle cose. So bene che si accusa la Chiesa di abbassare la ragione, ma è il contrario, invece. Sola, sulla terra, la Chiesa fa la ragione veramente suprema. Sola, sulla terra, la Chiesa afferma che Dio stesso è legato alla ragione>>. Fa rabbrividire per la bellezza evocata ed il collegamento, seppur a distanza di tempo, con la riflessione sul Logos che il Santo Padre Benedetto XVI ha proposto a Regensburg.

Lo smascheramento del ladro (Flambeau) travestito da prete avviene in Padre Brown ancora attraverso l'uso della ragione:<<Voi attaccaste la ragione. Questa è cattiva teologia>>. Padre Brown risponde così in modo candido e disincantato (non a caso la prima serie di racconti si intitola L'innocenza di Padre Brown) al falso sacerdote che lo interroga : <<L'universo è soltanto fisicamente infinito, non infinito nel senso che sfugge alle leggi della verità … La ragione e la giustizia comprendono in modo inscindibile anche le stelle più remote e solitarie ma non crediate che una così fantastica astronomia possa influire minimamente sulla ragione e sulla giustizia della condotta umana. Su pianure di opale, sotto declivi tagliati nella pura perla, trovereste ancora un cartello con la scritta: "Tu non devi rubare"…>>.

Attraverso l'uso sapienziale della ragione ed il tratto profondamente umano e comprensivo di Padre Brown, derivato dall'assidua presenza nel confessionale, il sacerdote-detective non solo riuscirà a convertire, con la grazia di Dio, il famigerato ladro Flambeau, ma a farlo diventare addirittura suo assistente nelle pratiche investigative. Alla domanda dello sconvolto Flambeau: <<Ma come fate a sapere tante cose?>> risponderà sorridendo il piccolo prete: <<Sono cose che solo uno stupido celibe qualunque può sapere, naturalmente. Non avete mai pensato che un uomo, che non fa quasi mai altro che ascoltare i peccati commessi dagli uomini, non ha la probabilità di rimanere ignaro del male umano?>>.

Sulla controversa questione della difficile comprensione del logosnelle vicende umane, così viene interrogato dall'ateo principe Saradine nel racconto Le colpe del principe Saradine: <<Crede lei nel destino?>>. Risponde Padre Brown: <<Credo nel destino finale di tutti: d'essere un giorno giudicati … Siamo dalla parte del rovescio dell'arazzo. Le cose che qui accadono sembra che non abbiano alcun significato; parlo di ciò che avverrà in altro luogo. In qualche luogo il vero colpevole sarà punito. Qui, il danno sembra colpire una persona invece dell'altra>>.

Alla provvisorietà ed incredulità dell'ateo (ora come allora presente in molte persone) il sacerdote cattolico Brown risponde con la fermezza della ragione e della fede proponendo un salvifico piano soprannaturale che non svilisce ma, al contrario, valorizza tutta la vita reale dell'uomo.

 

 

 

Nel brano Il pugnale alato Chesterton fa parlare semplicemente e con serietà il pretino scaturito dalla sua fertile penna: <<Tutte le cose vengono da Dio; e sopra tutte, la ragione e l'immaginazione. I grandi doni dello spirito sono buoni in se stessi e noi non dobbiamo dimenticare la loro origine, nemmeno quando sono pervertiti>>. Pur nella riflessione sulla Caduta primordiale dell'uomo (il Peccato Originale) che ha pervertito ed offuscato la bellezza del creato, non viene rinnegata la ragione e nemmeno tutti gli altri doni provenienti e ricevuti da Dio (tra cui l'immaginazione, cara a Chesterton, sia per i rimandi all'infanzia che per la sua attività di artista, pittore e poeta). Sempre ne Il pugnale alato un dottore scientista afferma dinanzi a Padre Brown: <<Temo di essere un uomo troppo pratico per immischiarmi di religione e di filosofia>>. Potremmo dire, oggigiorno, che al dottore le questioni legate al rapporto fede (teologia) e ragione (filosofia) non solo non interessino ma che non vengono ritenute neppure utili per la vita. Ecco la risposta attualissima del Padre Brown di cent'anni fa: <<Eppure non sarete mai un uomo veramente pratico, finché non ve ne occuperete>>. Quanti uomini cosiddetti pratici ritengono superflue le argomentazioni legate alla fede e alla ragione!

La fede e la ragione sono tenute insieme, in Padre Brown, al concetto di verità, alla verità chiara alla luce del sole ed all'esame razionale della realtà. Nel racconto Il destino dei Darnaways un altro irrazionale e fatalista dottore interroga il pretino dell'Essex:<<Ma non dicevate di credere a una visione razionale delle cose?>>. <<Dissi che credevo alla luce del sole – replicò Padre Brown con voce forte e chiara- e non voglio scegliere tra due strade sotterranee di superstizione, che entrambi finiscono nel buio … venite alla luce e ascoltate la verità. Vi ho portato una parola: è terribile, ma rompe l'incanto della vostra prigione>>.

Nel brano La luna rossa di Meru Padre Brown ribadisce l'accostamento essenziale tra fede e ragione con queste espressive e significative parole: <<La gente vi dirà che le teorie non hanno importanza e che la logica e la filosofia non sono cose pratiche. Non crediate a costoro. La ragione viene da Dio, e quando avviene qualcosa di irragionevole questo qualcosa è importante>>.

Nell'assunto di questa precisa e solida posizione (la ragione viene da Dio) Padre Brown stigmatizza l'orgoglio, la superbia intellettuale, il primo dei vizi capitali, additandone il pericolo:<<Egli è assai orgoglioso di possedere ciò che egli chiama "i poteri dello spirito". Ma ciò che egli chiama "spirituale" non è lo stesso di ciò noi chiamiamo "morale"; esso ha un significato piuttosto mentale, il potere della mente sulla materia, il potere del mago che controlla gli elementi. Ora noi non siamo così, anche quando siamo peggiori. Noi, i cui padri almeno furono cristiani, abbiamo delle ambizioni assolutamente opposte e dei pudori assolutamente opposti>>.

Il fondamentale richiamo etico nel giusto rapporto fede e ragione è ciò che caratterizza, secondo Chesterton e Padre Brown, la vita del cristiano e la sua testimonianza. Dio, fede e ragione, ha a che fare con la vita quotidiana dell'uomo, con la sua capacità di amare e di perdonare.

Nel racconto Il lutto del signore di Marne Padre Brown ammonisce chi non sa perdonare, anche dinanzi ad un crimine ritenuto imperdonabile agli occhi dell'uomo: <<Questa è la vera differenza fra la carità umana e la carità cristiana … A me sembra, infatti, che voi perdoniate soltanto i peccati che realmente non pensate peccaminosi. Voi perdonate i criminali quando essi commettono qualche cosa che voi non considerate come un delitto, ma un atto convenzionale … Ma noi dobbiamo dir loro la parola che li salverà dall'inferno. Rimaniamo noi soli per liberarli dalla disperazione, quando la vostra carità umana li sfugge>>.

Il tema fede-ragione è sempre presente nel pensiero di Chesterton e si appoggia ad una visione creazionista in cui Dio ha fatto tutto il creato per bene, come attestano queste parole di Padre Brown nel racconto Il rapido : <<Tutti gli uomini contano qualcosa. Voi contate qualcosa, io conto qualcosa: è il punto più arduo della teologia. Noi contiamo qualcosa per Dio … Dio solo sa perché. Ciò che Egli ha così misteriosamente creato, noi non dobbiamo permettere che venga misteriosamente distrutto>>.

 

 

 

 

La rilevanza etica della ragionevolezza della fede è espressa in modo molto incisivo nel racconto Il delitto del comunista, dove Padre Brown si interroga: <<Come si può condurre una vita retta se tutte le opinioni sono nell'errore? Ecco il disordine che c'è nel pensiero moderno, nato perché la gente non si rende conto di quanto differiscano in realtà le nostre opinioni sulla vita … L'eresia ha sempre il suo riscontro sulla moralità, se è abbastanza eretica … Vi ho detto che le eresie e le false dottrine sono diventate di dominio comune e oggetto di conversazione al punto che tutti oggi le usano e vi si invischiano, senza neanche accorgersene>>.

Con il racconto Il miracolo della mezzaluna, Padre Brown si pone di fronte alla desolazione di alcuni materialisti incalliti ai quali rimprovera l'essere irrazionalmente creduloni: <<La ragione è realmente semplicissima. Voi avete giurato tutti che eravate dei materialisti induriti, ed era quindi naturale che foste in bilico al limite di una fede; eravate al punto di poter credere quasi a qualunque cosa. Ce ne sono a migliaia in questa condizione, oggigiorno;ma non è una condizione comoda per riposare. Non avrete pace, fino a che non crederete in qualche cosa di definitivo … poiché è secondo natura credere nel soprannaturale>>.

Il binomio fede-ragione è approfondito costantemente nel pensiero di Chesterton e di Padre Brown ed è di una freschezza ed attualità sorprendente, come afferma il prete-investigatore nel racconto L'oracolo del cane: <<Il primo effetto di non credere in Dio è il perdere il senso comune e non poter vedere le cose come sono … e tutto questo perché si ha paura di poche parole: "Egli si è fatto Uomo>>.

Una provocazione efficace resa magistralmente dalla penna dello scrittore inglese. Personalmente reputo assai interessante leggere Padre Brown (e propongo di leggerlo in questa prospettiva)nell'ottica cioè di quell' "allargamento della ragione" sostenuto ed auspicato da Benedetto XVI.

 

 

FABIO TREVISAN

Allen Barra recensisce due libri su Chesterton

In questo collegamento trovate una recensione di Allen Barra, giornalista collaboratore del Wall Street Journal del quale abbiamo in passato segnalato qualcosa.


Riguarda due volumi su Chesterton, la biografia di Padre Ker e The Everyman Chesterton. L'attacco della recensione è molto bello:


"Gilbert Keith Chesterton, to paraphrase Georges Clemenceau on Brazil, is the writer of the future—and always will be"


e cioè:  Gilbert Keith Chesterton, per parafrasare Georges Clemenceau sul Brasile, è lo scrittore del futuro- e sempre lo sarà.


Sottoscriviamo.


C'è un passaggio interessante, in cui Barra ricorda che Michael Collins, l'eroe dell'indipendenza irlandese, era un avido lettore di Chesterton, in particolare de Il Napoleone di Notting Hill. Barra cita Ian Ker che riportava quanto segue. Secondo Ker, Lloyd George diede le copie dei romanzi di Chesterton ai membri del suo gabinetto, prima del negoziato con i ribelli irlandesi. "Per le intuizioni nella mente del leader nazionalista irlandese", disse.

sabato 1 ottobre 2011

Un aforisma al giorno

"Non c'è più alcuna differenza di tono o di genere fra l'ordine collettivista e quello commerciale: il commercio ha la burocrazia e il comunismo la sua organizzazione. Le cose private sono già pubbliche nel senso peggiore del termine, vale a dire che sono impersonali e deumanizzate. E viceversa le cose pubbliche sono già private nel senso peggiore del termine, vale a dire che sono oscure e segrete in larga parte corrotte. Il nuovo governo dell'Industria riuscirà a mettere insieme il peggio di tutti i piani per un mondo migliore. Niente più eccentricità, niente più umorismo, niente più nobile disdegno del mondo. Solo una cosa odiosa chiamata servizio sociale, che vuol dire schiavitù senza fedeltà. Questo servizio sarà uno degli ideali di tale governo. Dimenticavo di dire che non mancheranno gli ideali. Tutti gli uomini più ricchi del movimento hanno chiaramente fatto capire che possiedono un certo numero di questi piccoli comfort. La gente ha sempre degli ideali quando non ha più idee".

Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Un aforisma al giorno

"Le statistiche sono artificiali persino quando non sono false, perché danno per certo proprio ciò che un giudizio morale deve sempre negare: e cioè il fatto che ogni uomo sia un unico uomo".


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Un aforisma al giorno

"L'Utopia ha dato il peggio di sé. Il capitalismo ha fatto tutto ciò che il socialismo minacciava di fare".


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Un aforisma al giorno

"Man mano che ciascun gruppo o famiglia si riapproprierà dell'esperienza reale della proprietà privata, diventerà un centro di influenza, una missione".


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza.