mercoledì 11 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Antologia sull'immaginazione.




Anni fa decidemmo di fare su questo blogun'antologia, da aggiornare progressivamente, del pensiero di Chesterton sulla questione dell'umiltà sulla base degli scritti racchiusi in questo strumento. Proprio perché centrale tra tutti i temi, l'idea era quella di accendere un faro luminosissimo su una virtù incarnata dal nostro Gilbert, e costantemente richiamata nelle sue opere. Pian piano l'aggiorniamo, cercando di mostrare quanto sia centrale l'argomento nella sua filosofia, direi imprescindibile.

Se l'umiltà è importantissima, l'idea dell'immaginazione è il punto di svolta della sua vita giovanile. Il desiderio è di stendere prima o poi un vero studio, ma nel frattempo accendiamo una lucetta su ogni aforisma riguardante il tema per offrire un panorama solido e maturo nell'approccio a chi si avvicina a Chesterton e al suo pensiero.

Marco Sermarini

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La funzione primaria dell'immaginazione è quella di vedere il nostro intero sistema di vita ordinato come un cumulo di rivoluzioni stratificate. Nonostante tutti i rivoluzionari, va detto che la funzione dell'immaginazione non è tanto quella di rendere stabili le cose strane, quanto quella di rendere strane le cose stabili; non tanto quella di rendere le meraviglie fatti, quanto quella di rendere i fatti meraviglie.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato.

Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione. 
Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo... 
Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica. 
Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.


Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.


E l'intero scopo della vera arte, del vero romanzo - e, soprattutto, della vera religione - è quello di impedire agli uomini di perdere l'umiltà e la gratitudine che sono riconoscenti per la luce del giorno e per il pane quotidiano; di impedire che considerino la vita quotidiana come noiosa o la vita domestica come angusta; di insegnare loro a sentire nella luce del sole il canto di Apollo e nel pane l'epopea dell'aratro. Ciò di cui c'è più bisogno ora è l'immaginazione forte. Intendo il potere di rivolgere la nostra immaginazione verso l'interno, sulle cose che già abbiamo, e di farle vivere. Non si tratta solo di cercare nuove esperienze, che diventano rapidamente vecchie. È imparare a vivere le nostre esperienze. È imparare a godere dei nostri piaceri. Così com'è, siamo circondati da un trambusto che viene giustificato come l'unico modo di essere giovani, ma che in realtà sembra essere un modo rapido di invecchiare.
Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 settembre 1924,.


E l'intero obiettivo della vera arte, del vero romanticismo - e, soprattutto, della vera religione - è quello di evitare che gli uomini perdano l'umiltà e la gratitudine che sono grate per la luce del giorno e il pane quotidiano; di evitare che considerino la vita quotidiana noiosa o la vita domestica angusta; di insegnare loro a cogliere nella luce del sole il canto di Apollo e nel pane l'epopea dell'aratro. Ciò di cui c'è più bisogno ora è l'immaginazione intensa. Intendo il potere di rivolgere la nostra immaginazione verso l'interno, sulle cose che già abbiamo, e di farle vivere. Non si tratta solo di cercare nuove esperienze, che diventano rapidamente vecchie. È imparare a vivere le nostre esperienze. È imparare a godere dei nostri piaceri. Così com'è, siamo circondati da un tumulto che viene giustificato come l'unico modo di essere giovani, ma che in realtà sembra essere un modo rapido di invecchiare.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 20 settembre 1924.


L'uomo che costruisce un sistema intellettuale deve costruire come Neemia, con la spada in una mano e la cazzuola nell'altra. L'immaginazione, la qualità costruttiva, è la cazzuola, e l'argomentazione è la spada.

Gilbert Keith Chesterton, Twelve Types, “Thomas Carlyle”.

L'immaginazione è il segnale dell'istinto. Il giornalismo ci dice solo quello che gli uomini fanno; è la narrativa che ci dice quello che pensano, e ancora di più quello che sentono... Tutta la narrativa è solo un diario di sogni ad occhi aperti invece che di giorni. E questa profonda occupazione delle menti degli uomini con certe cose alla fine ha sempre un effetto anche sull'espressione esteriore dell'epoca. 

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 21 aprile 1923.

                               
Ogni ateo o agnostico, che nella sua infanzia abbia conosciuto veramente il Natale, avrà poi sempre, voglia o non voglia, nella sua mente un'associazione di due idee che moltissima gente deve considerare come remote l'una dall'altra: l'idea di un bambino e l'idea di una forza sconosciuta che regge le stelle. Il suo istinto e la sua immaginazione possono ancora connetterle insieme, quando la sua ragione non vede più la necessità della connessione. (...) Ma le due idee non coincidono naturalmente o necessariamente. Non sarebbero necessariamente connesse per un greco antico o per un cinese, fossero pure Aristotele o Confucio. Non è naturale connettere Dio con un infante più di quanto sia naturale connettere la gravitazione con un piccolo gatto.

Gilbert Keith Chesterton, L’Uomo Eterno.

Tutta questa materia mitologica appartiene alla parte poetica dell’uomo. Pare stranamente dimenticato oggidì che il mito è un’opera d’immaginazione, e quindi un’opera d’arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non-poeti, com’è provato dall’origine di tali leggende. Ma - io non ho mai saputo per quale ragione - è sempre la minoranza apoetica che si permette di studiare criticamente questa poesia popolare.

Gillbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

La schiavitù non era per la Chiesa una difficoltà di dottrina, ma un problema di immaginazione. Aristotele e i saggi pagani che avevano definito le arti servili o "utili", avevano considerato lo schiavo come uno strumento, un'ascia per tagliare il legno o qualsiasi cosa fosse da tagliare. La Chiesa non denunciava il taglio; ma le sembrava di tagliare il vetro con un diamante. Era perseguitata dal ricordo che il diamante è molto più prezioso del vetro. Così il cristianesimo non poteva adagiarsi nella semplicità pagana secondo cui l'uomo era fatto per l'opera, quando l'opera era molto meno immortalmente importante dell'uomo. Più o meno a questo punto della storia dell'Inghilterra si racconta generalmente l'aneddoto di un gioco di parole di Gregorio Magno; e questo è forse il vero punto della questione. Secondo la teoria romana, i barbari schiavi dovevano essere utili. Il misticismo del santo si commuoveva nel trovarli ornamentali; e "Non Angli sed Angeli" significava più semplicemente "Non schiavi, ma anime".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.


Qualsiasi pericolo di nevrastenia ci sia per l'uomo, ha origine nella sua ragione, piuttosto che nella sua immaginazione.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Se non vogliamo perdere di vista la filosofia della sanità di mente, la prima cosa da fare è di eliminare un grosso e diffuso equivoco. Si dice che l’immaginazione, in particolare l’immaginazione mistica, è pericolosa all’equilibrio mentale dell’uomo. I poeti sono di solito ritenuti persone psicologicamente non serie; l’alloro che cinge la chioma richiama non di rado la paglia di cui amano adornarsi i pazzi. I fatti e la storia smentiscono totalmente questo punto di vista. La maggior parte dei poeti veramente grandi sono stati non solo sani, ma anche estremamente pratici nella vita. Se Shakespeare ha realmente allevato i cavalli, vuol dire che lo sapeva fare meglio degli altri. Non è l’immaginazione che produce la pazzia: è la ragione. I giocatori di scacchi diventano pazzi, non i poeti; i matematici, i cassieri possono diventare pazzi; non gli artisti che creano. Con ciò non intendo, come si vedrà, prendere a bersaglio la logica; dico che il pericolo è piuttosto insito nella logica, non nell’immaginazione. La paternità artistica è segno di sanità come la paternità fisica. Se in un poeta c’è stato qualche cosa di morboso, ordinariamente è stato perchè egli aveva nel suo cervello qualche punto debole nella razionalità.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


La qualità originale in ogni uomo che operi con l'immaginazione è la vastità del suo immaginario. E' qualcosa che assomiglia al paesaggio dei suoi sogni; il tipo di mondo che vorrebbe creare o che vorrebbe esplorare, la flora e la fauna del suo piccolo pianeta segreto; è in sostanza ciò che ama pensare e immaginare. Questa atmosfera generale, il modello o la struttura, l'architettura del suo sviluppo, governa tutte le sue creazioni, per quanto possano essere varie e diversificate; e poiché in questo senso egli può creare un mondo, è in questo senso un creatore: l'immagine di Dio.
Gilbert Keith Chesterton, Stevenson.

Le fiabe… non hanno colpa di infondere paura nei bambini, o qualunque forma di paura; non sono le fiabe a formare nei bambini il concetto del male o del brutto: esiste già, nel bambino, perché già esiste nel mondo. Non sono le fiabe a dare al bambino la sua prima idea di orco. Ciò che le fiabe gli danno è la prima idea chiara della possibile sconfitta dell'orco. Il bimbo ha conosciuto intimamente il drago fin da quando possiede l'immaginazione. Ciò che la fiaba gli offre è un san Giorgio che uccida il drago.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.


Il mito è un'opera di immaginazione, e quindi un'opera d'arte. Solo un poeta può concepirla; e solo un poeta può criticarla. Nel mondo sono più i poeti che i non poeti, come provato dall'origine di tali leggende.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno.

Quello che qui ci interessa è un singolo aspetto dell’umiltà. Per umiltà si intende soprattutto un freno all’arroganza e all’infinito desiderio dell’uomo. I suoi sentimenti di pietà erano sempre superati da nuovi bisogni. La sua stessa capacità di provare piacere ha distrutto metà dei momenti di gioia. Nella ricerca del piacere, ha perso di vista quello principale, poiché il piacere più grande sta nella sorpresa. Così è diventato evidente che se un uomo vuole allargare i confini del proprio mondo, deve farsi piccolo. Perfino le visioni della superbia, le città costruite in altezza e i pinnacoli sono creazioni dell’umiltà. I giganti che calpestano le foreste come se fossero erba sono creazioni dell’umiltà. Le torri che svaniscono in alto al di sopra della stella più solitaria sono creazioni dell’umiltà. Perché le torri non sono alte finché noi non alziamo gli occhi per guardarle; e i giganti non sono giganti a meno che non siano più grandi di noi. Tutta questa gigantesca immaginazione, la quale, forse, è il piacere più immenso dell’uomo, è, in fondo, assolutamente umile. Senza umiltà è impossibile provare alcun piacere – perfino l’orgoglio.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.


Se non saremo in grado di rendere interessanti per gli uomini l'alba, il pane e i segreti creativi del lavoro, piomberà su tutta la nostra civiltà un affaticamento che è l'unica malattia da cui le civiltà non guariscono. Così morì la grande civiltà pagana: tra cibo e circhi e dimenticanza dei lari domestici.
Dunque, qualunque cosa scegliate di fare, non beffatevi del libro della Genesi. Sarebbe molto meglio per voi, sarebbe molto meglio per tutti noi,se rimanessimo così legati al libro della Genesi da considerare la settimana come una serie di azioni simboliche, che ci ricordano i passi della creazione.
Sarebbe molto meglio se ogni lunedì anzichè un lunedì nero, fosse un lunedi luminoso,per celebrare la creazione della luce. Sarebbe molto meglio se il martedi, parola che attualmente suona molto scialba, rappresentasse un tripudio di fontane, fiumi e ruscelli scroscianti, perche fu il giorno della divisione delle acque. Sarebbe bello se ogni mercoledi fosse l'occasione di appendere in casa rami verdi e fiori, perchè queste cose spuntarono nel terzo giorno della creazione; o se il giovedi fosse consacrato al sole e alla luna e il venerdi consacrato ai pesci e ai polli,e cosí via. 
Allora cominceremmo a intuire l'importanza della settimana e quali grandi cose una civiltá dalla grande immaginazione potrebbe fare in una settimana. Se avessimo la capacitá creativa di allestire una simile festa settimanale della creazione, non ci interesserebbe andare al cinema. 

Gilbert Keith Chesterton, "Fatica settimanale", Radio Chesterton.


È la principale attività terrena di un essere umano rendere la sua casa, e l'ambiente prossimo alla sua casa, il più simbolico e significativo per la propria immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, The Coloured Lands.

Nessuno degno di essere chiamato uomo permette che i suoi sentimenti cambino le sue convinzioni; ma è attraverso il sentimento che comprendiamo le convinzioni degli altri uomini. Il bigotto non è colui che sa di avere ragione; ogni uomo sano di mente sa di avere ragione. Il bigotto è colui le cui emozioni e la cui immaginazione sono troppo fredde e deboli per sentire come è che gli altri uomini fanno del male. 

Gilbert Keith Chesterton, Alarms and discursions.

Credo che il dire grazie sia la forma più alta di intelligenza e che la gratitudine sia la felicità raddoppiata dall'immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra.


martedì 10 febbraio 2026

I Dieci Comandamenti del giallo secondo mons. Ronald Knox

Da alcuni giorni stiamo rivalutando l'esperienza chestertoniana alla luce della letteratura poliziesca o gialla. Abbiamo riesumato alcuni vecchi post anche per richiamare le relazioni di Chesterton con alcuni suoi "colleghi gialli" come Agatha Christie, e l'esistenza del Detection Club. Oggi parliamo di mons. Ronald Knox, un grande amico di Chesterton ed un nome d'eccezione per quel che riguarda il giallo, anche se in Italia poco valorizzato. Convertito dall'anglicanesimo al cattolicesimo, fu sacerdote della Chiesa Cattolica, membro fondatore del Detection Club ed amico di lunga data di Chesterton; fu anche traduttore della Vulgata di San Girolamo, la Bibbia in latino, in lingua inglese (posseggo una copia di questa traduzione e vi dico che è un'opera di valore -- essa fu adottata dai Vescovi inglesi come versione ufficiale).

Durante la cosiddetta età d'oro della narrativa poliziesca, gli scrittori cercarono di stabilire delle “regole” per questo genere al fine di garantire il “fair play” ai lettori. Ecco qui di seguito cosa ipotizzò il nostro Ronald Knox (va detto non fu il solo).

I dieci comandamenti di Ronald Knox

Nel 1929 codificò dieci regole. Per cui questi sono i “Dieci Comandamenti” (o “Decalogo”) del giallo secondo Knox:

1) Il criminale deve essere menzionato nella parte iniziale della storia, ma non deve essere qualcuno di cui il lettore abbia potuto conoscere i pensieri.

2) Tutte le forze soprannaturali o preternaturali sono escluse per ovvia ragione.

3) Non è ammessa più di una stanza o di un passaggio segreto.

4) Non possono essere utilizzati veleni finora sconosciuti, né alcun dispositivo che richieda una lunga spiegazione scientifica alla fine.

5) Nessun cinese deve comparire nella storia. (La “regola del cinese” era una reazione e una critica ai cliché razziali prevalenti nella letteratura inglese degli anni '20. Knox spiegò: “Non vedo alcuna ragione per cui un cinese debba rovinare un romanzo poliziesco. Ma in realtà, se sfogliando le pagine di un romanzo sconosciuto in una libreria ti imbatti in qualche riferimento agli occhi stretti e a fessura di Chin Loo, evita quella storia; è brutta”).

6) Nessun caso fortuito deve mai aiutare il detective, né questi deve mai avere un'intuizione inspiegabile che si riveli corretta.

7) Il detective stesso non deve commettere il crimine.

8) Il detective è tenuto a rivelare qualsiasi indizio che possa scoprire.

9) Il “braccio destro” del detective, il Watson, non deve nascondere al lettore alcun pensiero che gli passi per la mente: la sua intelligenza deve essere leggermente, ma molto leggermente, inferiore a quella del lettore medio.

10) I gemelli, e i sosia in generale, non devono apparire a meno che non siamo stati debitamente preparati alla loro presenza.

Come vedete monsignor Knox aveva una decina di assiomi cui, in astratto, diceva di volersi rifare. Chissà cosa ne penseranno gli esperti del giallo. Sarebbe interessante saperlo.

Marco Sermarini

La biografia di Knox a cura di
Evelyn Waugh


lunedì 9 febbraio 2026

Scoperto un "nuovo" insospettabile chestertoniano, Jacques Maritain.



Desidero rendere omaggio a G.K. Chesterton, la cui saggezza paradossale e gustosa era un segno della cavalleria di Dio.

Jacques Maritain, Contemporary Renewals in Religious Thought, in Religion and the Modern World.






domenica 8 febbraio 2026

Ancora sul Detection Club, una serie televisiva della BBC si ispirerà al famoso gruppo. Le riprese in programmazione per il 2026.

I nostri cugini americani ci informano che la BBC, la televisione inglese, ha annunciato l'intenzione di realizzare una serie televisiva sul Detection Club. Nato negli anni '30, l'epoca d'oro della narrativa poliziesca, il Detection Club come ormai saprete è un club realmente esistito, i cui membri più noti furono Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e il nostro G. K. Chesterton. Trovate moltissimi riferimenti a questo straordinario club proprio qui nel nostro blog (l'ultimo è di pochi giorni fa e comprende anche una breve antologia di post); i suoi membri giuravano tra le altre cose che i propri investigatori avrebbero fatto scoprire veramente e in modo soddisfacente i crimini su cui indagano, usando l'intelligenza che lo scrittore si sarebbe compiaciuto di attribuire loro, e non invece con l'ausilio, e neppure con l'utilizzo, della Divina Rivelazione, dell'Intuito Femminile, di mumbo jumbo (e qui vi voglio...), di trucchi e sotterfugi, di Coincidenze o di Eventi Naturali. Tutto è verificabile in questo blog. Ricordatevi che il giallo per Chesterton incarna la prima e unica forma di letterature popolare in cui si esprime la poesia della vita moderna.

Siamo andati allora a cercare qualche notizia in più sul sito della BBC e anche altrove e abbiamo visto che la serie a quanto sembra sarà incentrata proprio su questi tre eroi che uniranno le loro forze per risolvere omicidi realmente accaduti.

Dice la redazione Media Center della BBC: "Affinando la loro arte all'interno delle sacre mura di un luogo segreto di Londra, i tre scrittori si riuniscono dopo aver ricevuto un invito che li conduce al loro primo vero caso di omicidio. La serie segue il trio mentre lavora insieme per risolvere i casi, con grande disappunto dell'ispettore Greenway, un giovane detective alle prime armi nella vita reale".

L'inizio della produzione è programmato per queste prime settimane del 2026 e sarà a cura della BBC Studios Drama Productions, la stessa che dato vita alla serie ispirata (ritengo opportuno dire così, non è proprio fedele all'originale su carta) a Padre Brown e che vede protagonista l'attore Mark Williams. Sembra siano programmate dieci puntate.

Speriamo che riescano a rendere bene Chesterton e le sue due altrettanto illustri colleghe.

Marco Sermarini

La notizia originale è tratta da questo collegamento:

https://www.bbc.co.uk/mediacentre/2025/bbc-commissions-two-new-dramas-from-the-west-midlands

sabato 7 febbraio 2026

Agatha Christie: investigare il mistero. Il nostro Paolo Gulisano su Libertà e Persona (riportato da Rassegna Stampa Totus Tuus). Si parla anche di Chesterton.



Cinquant’anni fa, il 12 gennaio 1976, moriva Agatha Christie, la più grande scrittrice di Gialli di tutti i tempi. In realtà, il termine “romanzo giallo” non è una definizione precisa di questo tipo di narrativa. Molto meglio nella lingua inglese, dove è definito “Mystery”, ossia una letteratura del mistero.

Paolo Gulisano

Agatha Christie, che fu una sorta di allieva del grande Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, fu una scrittrice di eccezionale talento, il cui segreto era il confezionamento di trame assolutamente affascinanti. Le sue perfette trame vanno a dispiegarsi attorno ai suoi due personaggi più fortunati: Hercule Poirot e Miss Marple. Entrambi eccezionali investigatori. 

IL SIGNIFICATO DI INVESTIGARE

La parola “investigare” significa letteralmente – dal latino- “seguire le tracce”. L’investigazione, l’indagine, la ricerca, sono il compito del detective, ma si potrebbe dire che sono il compito di ogni persona che senta nel proprio cuore quella “santa inquietudine” di cui parlò Sant’Agostino.

Il romanzo “Giallo” , o meglio Mystery, dunque, non è semplicemente un genere di nicchia, un piacevole ed emozionante intrattenimento, ma una vera e propria metafora della condizione umana, che è fatta per andare instancabilmente alla ricerca della verità.

Il resto in questo collegamento:


Mi permetto poi di suggerirvi la lettura di alcuni nostri post collegati al Detection Club, di cui Chesterton e la Christie erano membri fondatori; Chesterton ne fu il primo presidente, e il club esiste ancora. Quando penso ad Agatha Christie non posso non immaginare questi consessi presieduti da Nostro in cui si discuteva ma si scherzava anche tantissimo: in uno dei collegamenti c'è anche il testo del giuramento di questi simpatici pazzi. Queste sono notizie che non si possono perdere e che trovate tutte qui. Aiutano a comprendere meglio il Nostro Eroe e le sue variegate gang, e in qualche modo ci confermano la sua natura "sociale", cioè la capacità di legarsi affettuosamente ad i suoi simili, cioè gli uomini, legandoli a sé, un po' come è successo a noi.

Marco Sermarini








Questo è un testo francese
sull'argomento Detection Club,
naturalmente in copertina
c'è Agatha, c'è Ronald Knox
 e c'è pure lui...!




venerdì 6 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Non è bene che Dio sia solo.

Basti dire che questo triplice enigma (la Santissima Trinità, ndr) è confortante come il vino e aperto come un caminetto inglese; che questa cosa che sconcerta l'intelletto calma completamente il cuore: ma dal deserto, dai luoghi aridi e dai soli terribili, arrivano i figli crudeli del Dio solitario; i veri unitariani che con la scimitarra in mano hanno devastato il mondo. Perché non è bene che Dio sia solo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

Albrecht Dürer, Adorazione della Santissima
Trinità
, Kunsthistorisches Museum, Vienna.




giovedì 5 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Cristianesimo e istinto sociale (non è bene che l'uomo sia solo).

La religione occidentale ha sempre sentito profondamente l'idea che «non è bene che l'uomo sia solo». L'istinto sociale si è affermato ovunque, come quando l'idea orientale degli eremiti è stata praticamente espulsa dall'idea occidentale dei monaci. Così anche l'ascetismo è diventato fraterno; e i trappisti erano socievoli anche quando tacevano. Se questo amore per una complessità vivente è la nostra prova, è certamente più sano avere la religione trinitaria che quella unitaria. Perché per noi trinitari (se posso dirlo con riverenza) Dio stesso è una società.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia.

Masaccio, Santissima Trinità, con la Vergine Maria,
 San Giovanni e i donatori
, Basilica di Santa Maria
 Novella, Firenze.




mercoledì 4 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Qual è il problema dell'esperto?




Ora, contro lo specialista, contro l'uomo che studia solo arte o elettricità, o il violino, o la vite o quant'altro, c'è solo un argomento davvero importante, che per qualche motivo non viene mai avanzato. La gente dice che gli specialisti sono disumani, ma questo è ingiusto. La gente dice che un esperto non è un uomo, ma questo è scortese e inesatto. La vera difficoltà riguardo allo specialista o all'esperto è molto più singolare e affascinante. Il problema dell'esperto non è mai che non è un uomo, ma che, laddove non è un esperto, è fin troppo un uomo comune. Quando non è eccezionalmente colto, è piuttosto disinvoltamente ignorante. Questo è il grande errore di ciò che viene chiamato imparzialità degli uomini di scienza. Se gli uomini di scienza non avessero alcuna idea al di là del loro lavoro scientifico, potrebbe andare tutto bene, cioè tutto bene per tutti tranne che per loro. Ma la verità è che, al di là delle loro idee scientifiche, essi non sono privi di idee, bensì hanno le idee più volgari e sentimentali che sono comuni alla loro cerchia sociale. Se un biologo non avesse opinioni sull'arte e sulla morale, potrebbe andare tutto bene. La verità è che il biologo ha tutte le opinioni sbagliate sull'arte e sulla morale che circolano nell'ambiente elegante del suo tempo.

Gilbert Keith Chesterton, William Blake.

martedì 3 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Mode passeggere ed eresie.




Una moda passeggera o un'eresia è l'esaltazione di qualcosa che, anche se vero, è secondario o temporaneo nella sua natura rispetto a quelle cose che sono essenziali ed eterne, quelle cose che alla lunga si dimostrano sempre vere. In breve, è l'instaurazione dell'umore contro la mente.

Gilbert Keith Chesterton, William Blake.


lunedì 2 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Una parte miracolosa e il suo eroe.



È giusto che gli uomini abbiano una casa, è giusto che abbiano della terra, è giusto che abbiano delle leggi che proteggano la terra; ma tutte queste cose sono solo strumenti per creare svago per l'anima laboriosa. La casa è solo un palcoscenico allestito da scenografi per recitare quello che J. B. Yeats ha definito «il dramma della casa». Tutte le cose più drammatiche accadono in casa, dalla nascita alla morte. Ciò che un uomo pensa di queste cose è la sua vita; e sostituirle con il trambusto delle campagne elettorali e della legislazione significa vagare tra schermi e carrucole sul lato sbagliato di un fondale di cartone, senza mai recitare la parte. E quella parte è sempre una parte miracolosa; e il nome del suo eroe è Uomo Comune.

Gilbert Keith Chesterton, Impressioni irlandesi.



domenica 1 febbraio 2026

Un aforisma al giorno - Il riso è divino quanto le lacrime.



Per la maggior parte delle persone, tuttavia, c'è un'affascinante incoerenza nella posizione di San Francesco. Egli espresse con un linguaggio più elevato e audace di qualsiasi pensatore terreno il concetto che il riso è divino quanto le lacrime. Chiamava i suoi monaci i giullari di Dio. Non dimenticava mai di provare piacere nel vedere un uccello che gli sfrecciava davanti o una goccia d'acqua che gli cadeva dal dito: era, forse, il più felice dei figli degli uomini. Eppure quest'uomo fondò indubbiamente tutta la sua politica sulla negazione di ciò che noi consideriamo le necessità più imperiose; nei suoi tre voti di povertà, castità e obbedienza, negò a se stesso e a coloro che amava di più la proprietà, l'amore e la libertà. Perché gli spiriti più generosi e poetici di quell'epoca trovarono la loro atmosfera più congeniale in queste terribili rinunce? Perché colui che amava dove tutti gli uomini erano ciechi, cercò di accecarsi dove tutti gli uomini amavano? Perché era un monaco e non un trovatore? Queste domande sono troppo grandi per poter essere risolte completamente qui, ma in qualsiasi vita di Francesco avrebbero almeno dovuto essere poste; abbiamo il sospetto che se fossero state risolte, avremmo improvvisamente scoperto che anche gran parte dell'enigma di questo nostro tempo cupo avrebbe trovato una risposta.

Gilbert Keith Chesterton, Twelve Types.




sabato 31 gennaio 2026

Concorso Chesterton 2026 - Annalisa Teggi presenta il tema.

La nostra cara Annalisa Teggi, dalla prima edizione giurata del Concorso Chesterton con Fabio Trevisan e Rodolfo Casadei, presenta in questo bel video il tema dell'edizione 2026 e i motivi di questa scelta: 

Gilbert e san Francesco - Giullari di Dio.



Il Concorso Chesterton si terrà a san Benedetto del Tronto l'8 maggio 2026 presso il Centro Educativo La Contea.

800° anniversario della morte di San Francesco d'Assisi e 90° anniversario della morte di Gilbert Keith Chesterton: temi ricchissimi!

venerdì 30 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Quelle verità straordinarie che chiamiamo ovvietà.



Utilizzando gli animali in stile austero e arbitrario, come vengono utilizzati sugli scudi araldici o nei geroglifici degli antichi, gli uomini sono davvero riusciti a tramandare quelle verità straordinarie che vengono chiamate ovvietà. Se il leone cavalleresco è rosso e rampante, è rigorosamente rosso e rampante; se l'ibis sacro sta in piedi su una zampa sola, sta in piedi su una zampa sola per sempre. In questo linguaggio, simile a un grande alfabeto animale, sono scritte alcune delle prime certezze filosofiche degli uomini. Come il bambino impara la A per Asino (nell'originale: A for Ass, ndr) o la B per Toro (nell'originale: B for Bull, ndr) o la C per Vacca (nell'originale: C for Cow, ndr), così l'uomo ha imparato qui a collegare le creature più semplici e più forti con le verità più semplici e più forti. Che un corso d'acqua non può inquinare la propria sorgente, e chiunque affermi il contrario è un tiranno e un bugiardo; che un topo è troppo debole per combattere un leone, ma troppo forte per le corde che possono trattenere un leone; che una volpe che ottiene il massimo da un piatto piano può facilmente ottenere il minimo da un piatto fondo; che il corvo a cui gli dei proibiscono di cantare, gli dei tuttavia forniscono il formaggio; che quando la capra insulta dalla cima di una montagna non è la capra che insulta, ma la montagna: tutte queste sono verità profonde incise profondamente sulle rocce ovunque siano passati gli uomini.

Non conta nulla quanto siano antiche o recenti: sono l'alfabeto dell'umanità, che come tante forme di scrittura pittografica primitiva utilizza qualsiasi simbolo vivente piuttosto che l'uomo. Questi racconti antichi e universali riguardano tutti gli animali, così come le ultime scoperte nelle più antiche caverne preistoriche riguardano tutte gli animali. L'uomo, nei suoi stati più semplici, ha sempre sentito che lui stesso era qualcosa di troppo misterioso per essere disegnato. Ma la leggenda che scolpiva sotto questi simboli più rozzi era ovunque la stessa; e che le favole abbiano avuto inizio con Esopo o con Adamo, che fossero tedesche e medievali come Reynard la Volpe, o francesi e rinascimentali come La Fontaine, il risultato è essenzialmente lo stesso ovunque: la superiorità è sempre insolente, perché è sempre accidentale; l'orgoglio precede la caduta; ed esiste una cosa come l'essere troppo intelligenti. Non troverete nessun'altra leggenda scritta sulle rocce da mano umana se non questa. Esistono favole di ogni tipo e di ogni epoca, ma c'è solo una morale nella favola, perché c'è solo una morale in ogni cosa.

Gilbert Keith Chesterton, Introduzione alle Favole di Esopo (Aesop's Fables).



giovedì 29 gennaio 2026

Inedito in lingua italiana - Il segreto di un treno, di G. K. Chesterton. Da Tremendous Trifles. © traduzione di Marco Sermarini.


Tutto questo discorrere di un mistero ferroviario mi ha riportato alla mente un vago ricordo. Non mi limiterò a dire che questa storia è vera: perché, come vedrete presto, è tutta verità e non è una storia. Non ha spiegazioni né conclusioni; è, come la maggior parte delle altre cose che incontriamo nella vita, un frammento di qualcos'altro che sarebbe intensamente eccitante se non fosse troppo grande per essere visto. Perché la perplessità della vita deriva dal fatto che ci sono troppe cose interessanti in essa perché noi possiamo interessarci adeguatamente a qualcuna di esse; ciò che chiamiamo banalità è in realtà il residuo di innumerevoli storie; l'esistenza ordinaria e insignificante è come diecimila emozionanti romanzi gialli mescolati insieme. La mia esperienza era un frammento di questa natura e, in ogni caso, non è fittizia. Non solo non sto inventando gli incidenti (quelli che ci sono stati), ma non sto inventando nemmeno l'atmosfera del paesaggio, che era il vero orrore della situazione. Li ricordo vividamente, ed erano come ora descriverò. 

***

Verso il mezzogiorno di un grigio giorno d'autunno di alcuni anni fa, mi trovavo fuori dalla stazione di Oxford con l'intenzione di prendere il treno per Londra. E per qualche motivo, forse per pigrizia o per il nulla che avevo nella mente o per il vuoto del cielo grigio pallido, o forse per il freddo, mi venne una sorta di capriccio: non avrei preso quel treno, ma sarei uscito sulla strada e avrei percorso almeno una parte del tragitto verso Londra a piedi. Non so se altre persone la pensino come me su questo argomento, ma per me è sempre il tempo uggioso, quello che potremmo definire tempo inutile, a infondere nella vita un senso di azione e romanticismo. Nei giorni di cielo azzurro e sole non desidero che accada nulla; il mondo è completo e bello, qualcosa da contemplare. Non pretendo avventure sotto quella cupola turchese più di quanto ne pretenda in chiesa. Ma quando lo sfondo della vita dell'uomo è uno sfondo grigio, allora, in nome della sacra supremazia dell'uomo, desidero dipingerlo con fuoco e sangue. Quando i cieli falliscono, l'uomo rifiuta di fallire; quando il cielo sembra aver scritto su di sé, con lettere di piombo e argento pallido, il decreto che nulla accadrà, allora l'anima immortale, il principe delle creature, si alza e decreta che qualcosa debba accadere, anche se fosse solo l'uccisione di un poliziotto. Ma questo è un modo digressivo per affermare ciò che ho già detto: che il cielo uggioso ha risvegliato in me il desiderio di un cambiamento di programma, che il tempo monotono sembrava rendere insopportabile l'uso del treno monotono, e che mi sono avventurato nelle stradine di campagna, fuori dalla città di Oxford... 

Quando attraversai la campagna, tutto era spettrale e incolore. I campi che avrebbero dovuto essere verdi erano grigi come i cieli; le cime degli alberi che avrebbero dovuto essere verdi erano grigie come le nuvole e altrettanto nuvolose. E dopo aver camminato per alcune ore, la sera era ormai vicina. Un tramonto esangue si aggrigliava debolmente all'orizzonte, come se fosse pallido per la riluttanza a lasciare il mondo nell'oscurità. E mentre svaniva sempre più, il cielo sembrava avvicinarsi e minacciare. Le nuvole, che prima erano solo cupe, si gonfiarono; poi si aprirono e lasciarono cadere le oscure cortine della pioggia. La pioggia era accecante e sembrava picchiare come i colpi di un nemico a distanza ravvicinata; il cielo sembrava chinarsi su di me e urlare nelle mie orecchie. Camminai per molte altre miglia prima di incontrare un uomo, e in quel lasso di tempo avevo già preso una decisione; quando lo incontrai, gli chiesi se nelle vicinanze ci fosse un treno per Paddington. Egli mi indicò una piccola stazione silenziosa (non ricordo nemmeno il nome) che sorgeva ben lontana dalla strada e sembrava solitaria come una capanna sulle Ande. Non credo di aver mai visto un momento simile, pieno di tristezza, scetticismo e tutto ciò che c'è di diabolico, quanto quella stazione: sembrava che lì piovesse da sempre, sin dalla creazione del mondo. L'acqua scorreva dal legno inzuppato come se non fosse affatto acqua, ma un liquido ripugnante che corrodesse il legno stesso; come se la solida stazione stesse cadendo eternamente a pezzi e trasformandosi in sporcizia. Mi ci sono voluti quasi dieci minuti per trovare un uomo nella stazione. Quando l'ho trovato, era un tipo noioso e quando gli ho chiesto se c'era un treno per Paddington, la sua risposta è stata assonnata e vaga. Da quanto ho capito, disse che ci sarebbe stato un treno nel giro di mezz'ora. Mi sedetti, accesi un sigaro e aspettai, guardando l'ultima traccia del tramonto ormai svanito e ascoltando la pioggia incessante. Forse passò mezz'ora o meno, ma il treno entrò piuttosto lentamente in stazione. Era un treno insolitamente scuro; non riuscivo a vedere alcuna luce lungo il suo lungo corpo nero e non vedevo nessun controllore che gli correva accanto. Fui costretto ad avvicinarmi alla locomotiva e a chiamare il fuochista per chiedergli se il treno fosse diretto a Londra. «Beh... sì, signore», rispose con una riluttanza inspiegabile. «È diretto a Londra, ma...». Stava appena partendo e io saltai sul primo vagone; era buio pesto. Me ne stavo lì seduto a fumare e a riflettere, mentre il treno sfrecciava attraverso un paesaggio sempre più buio, costeggiato da pioppi desolati, finché non rallentò e si fermò, irrazionalmente, in mezzo a un campo. Sentii un rumore pesante, come se qualcuno stesse scendendo dal treno, e una testa scura e lacera si affacciò improvvisamente al mio finestrino. «Mi scusi, signore», disse il fuochista, «ma penso che forse... beh, forse dovrebbe sapere che c'è un uomo morto su questo treno». 

***

Se fossi stato un vero artista, una persona dalla sensibilità raffinata e nient'altro, sarei stato senza dubbio sopraffatto da questo tocco sensazionale e avrei insistito per scendere e proseguire a piedi. Purtroppo, invece, mi sono limitato a esprimere in modo cortese ma fermo che non mi importava particolarmente purché il treno mi portasse a Paddington. Ma quando il treno partì con il suo carico sconosciuto, feci una cosa, e la feci in modo del tutto istintivo, senza fermarmi a riflettere, o senza riflettere più di un attimo. Gettai via il mio sigaro. Qualcosa di antico quanto l'uomo e legato al lutto e alle cerimonie mi disse di farlo. C'era qualcosa di inutilmente orribile, mi sembrava, nell'idea che ci fossero solo due uomini su quel treno, uno dei quali morto e l'altro che fumava un sigaro. E mentre il rosso e l'oro del mozzicone svanivano come una torcia funebre pestata in un qualche momento simbolico di una processione, mi resi conto di quanto fosse immortale il rituale. Capii (qualunque sia l'origine e l'essenza di ogni rituale) che di fronte a quei sacri enigmi sui quali non possiamo dire nulla, è più dignitoso limitarsi a fare qualcosa. E capii che il rituale significherà sempre gettare via qualcosa, distruggere il nostro grano o il nostro vino sull'altare dei nostri dei. 

Quando il treno finalmente arrivò ansimante alla stazione di Paddington, balzai fuori con una curiosità improvvisamente liberata. C'era una barriera e degli ufficiali che sorvegliavano la parte posteriore del treno; a nessuno era permesso avvicinarsi. Stavano proteggendo e nascondendo qualcosa; forse una morte in una forma troppo scioccante, forse qualcosa di simile al caso Merstham (1), così intrecciato con il mistero e la malvagità umana che la terra deve conferirgli una sorta di sacralità; forse qualcosa di peggiore di entrambi. Uscii volentieri per le strade e vidi le lampade illuminare i volti sorridenti. Da quel giorno a oggi non ho mai saputo in quale strana storia mi fossi imbattuto o quale cosa spaventosa fosse stata mia compagna nell'oscurità.

Gilbert Keith Chesterton, The Secret of a Train, da Tremendous Trifles
© traduzione di Marco Sermarini.


(1) Il riferimento è al ritrovamento del corpo mutilato di una donna, Mary Money, il 24 settembre del 1905, nella galleria ferroviaria di Merstham, nel Surrey, da parte di operai ferroviari. All’inizio si pensò ad un suicidio ma gli approfondimenti del caso permisero di escluderlo e di ritenere che la morte fosse avvenuta un’ora prima del ritrovamento del corpo. Il caso rimase insoluto.



mercoledì 28 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Diecimila emozionanti gialli.


La perplessità della vita deriva dal fatto che ci sono troppe cose interessanti in essa perché noi possiamo interessarci adeguatamente a qualcuna di esse; ciò che chiamiamo banalità è in realtà il residuo di innumerevoli storie; l'esistenza ordinaria e insignificante è come diecimila emozionanti romanzi gialli mescolati insieme.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles.


martedì 27 gennaio 2026

Riprendono i Pomeriggi Musicali della Contea! 1 febbraio 2026!

Un aforisma al giorno - Niente è meraviglia se non nell'umiltà.


Visitare luoghi turistici è una questione molto più difficile e controversa di quanto molti sembrino supporre; e un uomo che la rifiuta del tutto potrebbe essere un uomo di senno e persino un uomo di immaginazione. Fu il grande Wordsworth a rifiutarsi di tornare a Yarrow; fu solo il piccolo Wordsworth a tornarci, dopotutto. Ricordo la prima grande vista che ebbi al mio arrivo in Medio Oriente, quando guardai per caso fuori dal treno diretto al Cairo e vidi in lontananza, oltre le pianure luminose, una debole forma triangolare: le Piramidi. Potrei capire un uomo che, dopo averle viste, voltasse le spalle e tornasse indietro nel suo paese e nella sua casa, dicendo: «Non andrò oltre, perché ho visto in lontananza le ultime dimore dei re». Posso capire un uomo che, dopo aver visto solo di lontano Gerusalemme sorgere sulla collina, non prosegua oltre e conservi per sempre quella visione. 

Si direbbe, ovviamente, che sia assurdo venire fin qui e vedere così poco. A ciò rispondo che, in tal senso, è assurdo venire fin qui. Tornare indietro per una fantasia del genere non è più assurdo che venire per una fantasia simile. Un uomo non può mangiare le Piramidi; non può comprare o vendere la Città Santa; non ci può essere alcun aspetto pratico né nel suo venire né nel suo andare. Se non è venuto per uno stato d'animo poetico, è venuto per niente; se è venuto per uno stato d'animo simile, non è uno sciocco a obbedire a quello stato d'animo... 

Nessuna grande opera sembrerà grande e nessuna meraviglia del mondo sembrerà meravigliosa, a meno che non sia vista in un'ottica di umiltà storica. 


Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme.



lunedì 26 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Lo spirito infantile è ciò che dobbiamo avere dentro di noi.



Il diavolo può citare le Scritture per i suoi scopi; e il testo delle Scritture che ora cita più comunemente è: «Il regno dei cieli è dentro di voi». Quel testo è stato il sostegno e il supporto di più farisei, presuntuosi e prepotenti spirituali ipocriti che tutti i dogmi del creato; è servito a identificare l'autocompiacimento con la pace che supera ogni comprensione.

E il testo da citare in risposta è quello che dichiara che nessun uomo può ricevere il regno se non come un bambino piccolo. Ciò che dobbiamo avere dentro di noi è lo spirito infantile; ma lo spirito infantile non si preoccupa interamente di ciò che è dentro. Il primo segno di possederlo è che si è interessati a ciò che è fuori. La cosa più infantile di un bambino è la sua curiosità, il suo appetito e il suo potere di meravigliarsi del mondo. Potremmo quasi dire che l'intero vantaggio di avere il regno dentro di noi è che lo cerchiamo altrove.

Gilbert Keith Chesterton, Quello che ho visto in America.

domenica 25 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Correre dietro al proprio cappello.

Ad esempio, oggi si pensa che sia spiacevole dover rincorrere il proprio cappello. Perché dovrebbe essere spiacevole per una mente ordinata e devota? Non solo perché si tratta di correre, e correre è faticoso. Le stesse persone corrono molto più velocemente nei giochi e negli sport. Le stesse persone corrono molto più avidamente dietro a una pallina di cuoio poco interessante che dietro a un bel cappello di seta. C'è l'idea che sia umiliante rincorrere il proprio cappello; e quando le persone dicono che è umiliante intendono dire che è comico. Certamente è comico, ma l'uomo è una creatura molto comica e la maggior parte delle cose che fa sono comiche, come mangiare, per esempio. E le cose più comiche di tutte sono proprio quelle che vale più la pena fare, come fare l'amore. Un uomo che corre dietro al proprio cappello non è neanche lontanamente ridicolo quanto un uomo che corre dietro a sua moglie.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie
(originariamente On Running After One's Hat)



sabato 24 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Mai sentito un bambino lamentarsi mentre aspetta un treno...


(...) La maggior parte degli inconvenienti che fanno imprecare gli uomini o piangere le donne sono in realtà inconvenienti sentimentali o immaginari, cose che esistono solo nella mente. Ad esempio, spesso sentiamo adulti lamentarsi di dover aspettare il treno in una stazione ferroviaria. Avete mai sentito un bambino lamentarsi di dover aspettare il treno in una stazione ferroviaria? No, perché per lui trovarsi all'interno di una stazione ferroviaria è come trovarsi all'interno di una caverna delle meraviglie e di un palazzo di piaceri poetici. Perché per lui la luce rossa e la luce verde del segnale sono come un nuovo sole e una nuova luna. Perché per lui, quando il braccio di legno del segnale scende improvvisamente, è come se un grande re avesse gettato il suo scettro come segnale e avesse dato il via a un fragoroso torneo di treni. Io stesso ho l'abitudine dei ragazzini in questa circostanza. Anche loro servono, quelli che stanno lì in piedi ad aspettare il treno delle due e un quarto.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago e altre serissime storie

(originariamente: On Running After One's Hat)

venerdì 23 gennaio 2026

Un aforisma al giorno - Senza uomini non c'è fiaba.



La favola e la fiaba sono cose completamente diverse. Ci sono molti elementi di differenza, ma il più evidente è abbastanza chiaro. Non può esserci una buona favola con esseri umani al suo interno. Non può esserci una buona fiaba senza di essi.

Esopo, o Babrius (o qualunque fosse il suo nome), capì che, per una favola, tutti i personaggi devono essere impersonali. Devono essere come astrazioni in algebra, o come pezzi degli scacchi. Il leone deve essere sempre più forte del lupo, proprio come quattro è sempre il doppio di due. La volpe in una favola deve muoversi tortuosamente, come il cavallo negli scacchi deve muoversi tortuosamente. La pecora in una favola deve marciare avanti, come il pedone negli scacchi deve marciare avanti. La favola non deve permettere le catture tortuose del pedone; non deve permettere ciò che Balzac chiamava “la rivolta di una pecora”. La fiaba, invece, ruota assolutamente attorno al perno della personalità umana. Se non ci fosse un eroe a combattere i draghi, non sapremmo nemmeno che sono draghi. Se nessun avventuriero fosse stato catapultato sull'isola sconosciuta, essa rimarrebbe sconosciuta. Se il terzo figlio del mugnaio non trovasse il giardino incantato dove le sette principesse stanno bianche e congelate, allora rimarrebbero bianche, congelate e incantate. Se non ci fosse un principe che trova la Bella Addormentata, lei continuerebbe semplicemente a dormire. Le favole si basano su un'idea opposta: che ogni cosa è se stessa e in ogni caso parlerà per sé stessa. Il lupo sarà sempre lupo, la volpe sarà sempre volpe.

Gilbert Keith Chesterton, introduzione alle Favole di Esopo (Aesop's Fables).

Questa è l'edizione prefata da GKC


giovedì 22 gennaio 2026

Aforismi in lingua originale - Pride.




Pride is a weakness in the character; it dries up laughter, it dries up wonder, it dries up chivalry and energy.

Gilbert Keith Chesterton, Heretics.

mercoledì 21 gennaio 2026

Ancora su Leonardo Sciascia, il giallo e Chesterton.


 

Leonardo Sciascia (1921 - 1989) fu amante del giallo. Scrisse il libro Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo, in cui annovera tra i "giallisti al lavoro" anche il nostro Chesterton, dedicandogli un capitolo.

In un'altra opera, Breve storia del romanzo poliziesco, fa pure cenno a Chesterton come ci ricorda Nicola Vacca nel post Sciascia nel labirinto del romanzo poliziesco: "Sciascia sostiene che nella sua forma più originale e autonoma, il romanzo poliziesco presuppone una metafisica: l’esistenza di un mondo “al di là del fisico”, di Dio, della Grazia, e di quella Grazia che i teologi chiamano illuminante. Di questa grazia illuminante l’investigatore si può considerare il portatore. Lo scrittore afferma che non a caso la storia del romanzo poliziesco, la nascita dell’investigatore, abbia nella Bibbia le sue origini
. Un grande scrittore cattolico, G. K. Che
sterton, ha scritto una serie di racconti polizieschi in cui il ruolo dell’investigatore è tenuto da un prete cattolico, in odore di santità, padre Brown. 
Sciascia individua il primo racconto poliziesco nella Bibbia e il primo investigatore è il profeta Daniele".




martedì 20 gennaio 2026

I doni dei Re Magi spazzano via le teologie disincarnate | Chesterton su La Nuova Bussola Quotidiana.



Da La Nuova Bussola Quotidiana del 6 gennaio 2026:

In occasione della solennità dell’Epifania pubblichiamo alcuni estratti del brano Teologia dei regali di Natale di Gilbert Keith Chesterton, tratto da Lo spirito del Natale (D’Ettoris, Crotone 2013), per gentile concessione dell’editore.


Se il Vangelo non assomiglia a una pistola che fa fuoco, è come se non fosse per nulla annunciato. E se le nuove teologie suonano come il vapore che esce lentamente da un bollitore che non tiene, allora persino l’orecchio inesperto del principiante – che non conosce né la chimica né la teologia – può rilevare la differenza tra quel suono e un’esplosione. È inutile che questo tipo di riformatori dicano di basarsi non sulla parola ma sullo spirito. Poiché sono persino più chiaramente in contrasto con lo spirito di quanto non lo siano con la parola.

Il resto nel collegamento qui sotto: