giovedì 16 luglio 2009

L'eutanasia di Edward Downes


Da Tempi

Il caso del grande direttore d'orchestra e della moglie che hanno scelto di morire in una clinica svizzera

di Benedetta Frigerio

Hanno vissuto con il vantaggio di aver ricevuto dalla vita tutto quanto le avevano chiesto. «Entrambi – assicurano i figli - si consideravano fortunati di una vita così ricca». E quando le cose si sono messe diversamente, quando quell'esistenza si è decisa ad andare per i fatti suoi, urtando contro il loro anelito di lei, hanno deciso di togliersela. Lui, Sir Edward Downes, 85 anni, uno dei maggiori direttori d'orchestra del Novecento, alla cui carriera non mancava più alcun tassello, ora aveva quasi perso la vista e non sentiva troppo bene per via dell'età. Edward era accudito giorno e notte da lei, Joan Downes, sua moglie, 74 anni, ballerina, coreografa e produttrice televisiva, la cui bravura l'aveva messa sui palchi e palinsesti di mezzo mondo. Dai salotti stracolmi di gente vigorosa e prestante erano passati alle stanze di una casa riempita ora da due sole anime, le loro, stanche e affaticate da corpi che non bastavano più a loro stessi. Spenti i riflettori, al pubblico che li faceva sentire importanti non si era sostituito nessuno. L'affetto dei figli che normalmente si ripaga ai genitori nell'assistenza durante la vecchia non era giunto. Caractacus e Boudicca, si sono presi però la briga di portare mamma e papà da Londra a Zurigo dove, attraverso le mani dei volontari della Clinica Dignitas, fra le cui mura sono morti già altri inglesi (115, compresi loro), li hanno accompagnati verso la “dolce” morte.
A seguire, il comunicato: «dopo 54 anni felici insieme...» che più che la morte sembra annunciare un anniversario se non continuasse così: «hanno deciso di concludere le loro vite piuttosto che continuare a lottare con gravi problemi di salute». «Lottare», hanno mancato di aggiungere, «da soli». Sì, perché se qualcuno si è preoccupato di farli morire, quando si arrendevano alla contraddizione, nessuno ha fatto altrettanto per convincerli a continuare a vivere, né familiari né volontari. Nessun pianto ha dimostrato ai coniugi che li si voleva ancora qui, solo un bacio prima della “pace”.

E' ancora dibattito sui tabloid britannici. La legge inglese vieta infatti ai parenti di acconsentire alle volontà eutanasiche dei familiari. Anche l'accompagnamento in strutture all'estero è perseguibile penalmente. Resta una lista d'attesa alla Dignitas di 800 cittadini inglesi pronti a morire. Insieme all'impunità di fatto dei parenti dei 113 casi precedenti a quelli dei coniugi Downes.

1 commento:

nabucodonosor8 ha detto...

ho scritto un libro" De eutanasia...lettera aperta di un laicoai laici" ma è stato ignorato propio dai laici ...Il motivo anadatevelo a cercare perchè è interessante ,credo.Quanto a questa Eutanasia coniugale evidentemente dato che è gente di spettacolo hanno voluto chiudere la loro vita in modo spettacolare! mi domando cinicamente se in i U . K. non esiste il gas. Avevo una casa vicinoi a loro ( Lewes) e vicino alla casa di Virginia Woolf
che si è suicidata nel fiume Ouse.
Evidentemente con più riservatezza e forse anche più intelligenza.
Giudizio persenalissimo
Pace e bene a tutti