martedì 7 giugno 2011

Il più piccolo chestertoniano d'Italia!!!


Questo bimbo si chiama Tommaso, è nato da pochi giorni ed è bellissimo come tutti i bimbi di questa terra, è figlio di uno dei nostri vivacissimi chestertoniani che si chiama Matteo. Il babbo e la mamma erano tanto contenti di questo dono che ce ne hanno voluto fare parte.

Noi contraccambiamo (perché la chiave della felicità è la riconoscenza e noi siamo molto riconoscenti a Matteo, sua moglie e al piccolo Tommasino, oltre che a Gesù!!!) mettendo la foto sul blog, promuovendo sul campo il piccolo grande Tommasino a chestertoniano d'Italia (gli invieremo la tesserina!) e lo proclamiamo Il Più Piccolo Chestertoniano d'Italia (e per quanto l'Uomo Vivo possa saperne, anche del mondo!).

Poi, sempre per contraccambiare, mettiamo un caro vecchio aforisma sul nascere, che piace tanto all'Uomo Vivo, tanto che l'ha messo sul ricordino del battesimo di uno dei suoi numerosi pargoli:

L'avventura suprema è nascere. Così noi entriamo all'improvviso in una trappola splendida e allarmante. Così noi vediamo qualcosa che non abbiamo mai sognato prima. Nostro padre e nostra madre stanno acquattati in attesa e balzano su di noi, come briganti da un cespuglio. Nostro zio è una sorpresa. Nostra zia, secondo la bella espressione corrente, è come un fulmine a ciel sereno. Quando entriamo nella famiglia, con l'atto di nascita, entriamo in un mondo imprevedibile, un mondo che ha le sue strane leggi, un mondo che potrebbe fare a meno di noi, un mondo che non abbiamo creato. In altre parole, quando entriamo in una famiglia, entriamo in una favola.

Riapriamo su segnalazione di Paolo Pegoraro la rubrica "Uomini e tristezze" con una segnalazione che... Non lo sa nemmeno l'Uomo Vivo che cosa dire...


Storia di Storm, il bambino «asessuato»
Un neonato canadese sarà cresciuto dai propri genitori senza che sappia se è maschio o femmina. Per loro è un «inno alla libertà»


http://it.notizie.yahoo.com/storia-di-storm--il-bambino-«asessuato».html

Che cosa deve dire l'Uomo Vivo?

Altro che le foglie verdi d'estate... Siamo cotti come la verdura!
Grazie a Paolo Pegoraro, la notizia si piazza in testa alla classifica per ordine di grandezza della tristezza...

Anche in Spagna si interessano al distributismo, a Chesterton e a Leone XIII... Benone.

http://www.aragonliberal.es/noticias/noticia.asp?notid=50061&menu=3

lunedì 6 giugno 2011

L'esplosione chestertoniana continua: questa volta a Torino.

Questo evento si svolge a Torino, vede protagonista il nostro vicepresidente Paolo Gulisano e moderatore l'amico di vecchia data e chestertoniano della prima ora Carlo Angeletti.

Spargete la notizia attraverso i vostri canali e partecipate a questo incontro che sarà sicuramente interessante!

domenica 5 giugno 2011

Un aforisma al giorno

"La filosofia di San Tommaso si basa sull'universale convinzione comune che le uova sono uova".

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

Article: Incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con i leaders religiosi, 4 giugno 2011, Benedetto XVI


Incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e con i leaders religiosi, 4 giugno 2011, Benedetto XVI
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2011/june/documents/hf_ben-xvi_spe_20110604_cd-croazia_it.html


Benedetto XVI a Zagabria sul matrimonio

«Non cedete a quella mentalità secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria o addirittura sostitutiva del matrimonio» e non riducete l'amore a «emozione sentimentale a pulsioni» ha detto Benedetto XVI durante la messa nella giornata conclusiva della sua visita in Croazia. 

Benedetto XVI sull'aereo ha parlato di Stepinac

Molti speravano che in occasione del suo viaggio potesse avvenire la canonizzazione del beato cardinale Stepinac. Qual è l'importanza della sua figura oggi?

Il cardinale era una grande pastore un grande cristiano e così anche un uomo di un umanesimo esemplare. Io direi ora la sorte del cardinale Stepiac che ha dovuto vivere in due dittature contrastanti ma erano due dittature antiumanistiche. Prima il regima Ustascia che sembrava adempiere il sogno dell'autonomia dell'indipendenza, ma in realtà era un'autonomia che era una menzogna ed era strumentalizzato da Hitler per i suoi scopi. Il cardinale Stepianc ha capito molto bene questo e ha difeso l'umanesimo vero contro questo regime difendendo serbi, ebrei, zingari… Ha mostrato, per così dire, la forza del vero umanesimo, anche soffrendo. E poi la dittatura contraria del comunismo dove di nuovo ha lottato per la fede per la presenza di Dio nel mondo, per il vero umanesimo che è dipendente dalla presenza di Dio, solo l'uomo è immagine di Dio, in questo modo l'umanesimo fiorisce. Così era diciamo il suo destino quello di combattere in due lotte diverse contrastanti, e proprio in questa decisione per la verità contro lo spirito dei tempi, questo vero umanesimo che viene dalla fede cristiana, è il grande esempio non solo per i Croati ma per tutti noi.

Due passaggi significativi del discorso di Papa Benedetto XVI al mondo politico e imprenditoriale a Zagabria (4 Giugno 2011)

Li riprendiamo dal blog di Andrea Tornielli perché tradotti in italiano (l'originale è in lingua croata e non ci sembrava il caso, ed inoltre il sito del Vaticano riporta una sola traduzione in lingua inglese).

Riguardano la coscienza, argomento molto caro al nostro Papa.

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Qui vorrei introdurre il tema centrale della mia breve riflessione: quello della coscienza. Esso è trasversale rispetto ai differenti campi che vi vedono impegnati ed è fondamentale per una società libera e giusta, sia a livello nazionale che sovranazionale. Penso, naturalmente all'Europa, di cui la Croazia è da sempre parte sul piano storico-culturale, mentre sta per entrarvi su quello politico-istituzionale. Ebbene, le grandi conquiste dell'età moderna, cioè il riconoscimento e la garanzia della libertà di coscienza, dei diritti umani, della libertà della scienza e, quindi, di una società libera, sono da confermare e da sviluppare mantenendo però aperte la razionalità e la libertà al loro fondamento trascendente, per evitare che tali conquiste si auto-cancellino, come purtroppo dobbiamo constatare in non pochi casi. La qualità della vita sociale e civile, la qualità della democrazia dipendono in buona parte da questo punto "critico" che è la coscienza, da come la si intende e da quanto si investe sulla sua formazione. Se la coscienza, secondo il prevalente pensiero moderno, viene ridotta all'ambito del soggettivo, in cui si relegano la religione e la morale, la crisi dell'occidente non ha rimedio e l'Europa è destinata all'involuzione. Se invece la coscienza viene riscoperta quale luogo dell'ascolto della verità e del bene, luogo della responsabilità davanti a Dio e ai fratelli in umanità – che è la forza contro ogni dittatura – allora c'è speranza per il futuro.

[…]Ritorniamo dunque alla coscienza come chiave di volta per l'elaborazione culturale e per la costruzione del bene comune. È nella formazione delle coscienze che la Chiesa offre alla società il suo contributo più proprio e prezioso. Un contributo che comincia nella famiglia e che trova un importante rinforzo nella parrocchia, dove i bambini e i ragazzi, e poi i giovani imparano ad approfondire le Sacre Scritture, che sono il "grande codice" della cultura europea; e al tempo stesso imparano il senso della comunità fondata sul dono, non sull'interesse economico o sull'ideologia, ma sull'amore, che è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera" (Caritas in veritate, 1). Questa logica della gratuità, appresa nell'infanzia e nell'adolescenza, si vive poi in ogni ambito, nel gioco e nello sport, nelle relazioni interpersonali, nell'arte, nel servizio volontario ai poveri e ai sofferenti, e una volta assimilata la si può declinare nei più complessi ambiti della politica e dell'economia, collaborando per una polis che sia accogliente e ospitale e al tempo stesso non vuota, non falsamente neutra, ma ricca di contenuti umani, con un forte spessore etico. È qui che i Christifideles laici sono chiamati a spendere generosamente la loro formazione, guidati dai principi della Dottrina sociale della Chiesa, per una autentica laicità, per la giustizia sociale, per la difesa della vita e della famiglia, per la libertà religiosa e di educazione.

Papa Benedetto difensore delle famiglie - Il telegramma al Presidente della Repubblica Italiana in occasione della partenza per Zagabria (4 Giugno 2011)

A SUA ECCELLENZA
ON. GIORGIO NAPOLITANO
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PALAZZO DEL QUIRINALE
00187 ROMA

MI È CARO RIVOLGERE A LEI SIGNOR PRESIDENTE UN DEFERENTE SALUTO NEL MOMENTO IN CUI LASCIO ROMA PER RECARMI IN CROAZIA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLE FAMIGLIE CATTOLICHE E MENTRE INVOCO SULL'INTERA NAZIONE ITALIANA COPIOSI DONI DI LUCE E SAPIENZA AFFINCHÉ CONTINUI A RICONOSCERE L'ISTITUTO FAMILIARE CELLULA FONDAMENTALE DELLA SOCIETÀ SOSTENENDOLO CON ADEGUAI INTERVENTI PORGO A LEI ED AI SUOI COLLABORATORI FERVIDI AUGURI DI PROFICUO IMPEGNO A SERVIZIO DEL POPOLO ITALIANO A CUI INVIO LA MIA BENEDIZIONE

Un interessante articolo de Il Foglio su Marshall McLuhan e ovviamente su Chesterton



Il teorico del sessantanove

Il Kamasutra di Marshall McLuhan, cattolico gaudente che intrecciò cultura alta e cultura bassa

Ci sono quelli che hanno fatto il Sessantotto e quelli che hanno fatto il Sessantanove, diceva Alberto Arbasino, ed è una distinzione che mette in chiaro molte cose. Serge Gainsbourg apparteneva alla seconda categoria. Le barricate del maggio parigino preferì seguirle in televisione da una stanza dell'Hotel Ritz perché, confessò, lì almeno c'era l'aria condizionata. Ma non disertò l'avvento dell'anno successivo, il 1969 appunto, e anzi volle salutarlo cantando a duetto con la sua nuova fiamma Jane Birkin la benaugurante "69 année érotique". Il 45 giri uscì a febbraio. A marzo dell'"anno erotico", appena un mese più tardi, sul paginone centrale di Playboy si poteva ammirare una ventiduenne del New Jersey di nome Kathy MacDonald, una bionda tutta lentiggini e frangetta morbidamente adagiata su un lenzuolo giallino disseminato di fumetti di Dick Tracy e di Charlie Brown. A Gainsbourg sarebbe piaciuta, non c'è dubbio, e con lui a tutta l'allegra brigata del Sessantanove. Ma per gli adepti del Sessantotto quella dea dell'abbondanza sorridente e rotondetta con la sua cornucopia di comics e rotocalchi era l'incarnazione di tutto quel che dicevano di combattere, una Circe insidiosa e maliarda sulle rotte dell'Ulisse rivoluzionario.

Il caso vuole che quello stesso numero di Playboy ospitasse anche una sterminata intervista a Herbert Marshall McLuhan, l'uomo che più di ogni altro era riuscito a rendere intellettualmente sexy, se così si può dire, i prodotti dell'industria culturale – e che ne era stato ricambiato dal mensile per soli uomini con la consacrazione a "high priest of popcult". Il Sessantotto, il conservatore McLuhan proprio non lo aveva fatto. E il Sessantanove? Qui dipende dai punti di vista e dalle cabale. Sappiamo che morì a 69 anni, nel dicembre del 1980, e il suo biografo Philip Marchand ci informa che per decidere se un libro meritasse o meno di esser letto aveva la curiosa abitudine di ispezionarne una sola pagina, la 69 appunto. Se però vogliamo considerare il sessantanove come una traduzione, in termini di ginnastica erotica, dell'antico principio ermetico secondo cui "ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, e ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto", allora possiamo sostenere (con rispetto parlando) che l'impresa di McLuhan è stata una spettacolare e acrobatica mossa da Kamasutra intellettuale, un ricongiungimento tra l'alto e il basso della cultura, tra le strisce dei Peanuts e il "Finnegans Wake" di Joyce.
Il suo primo sessantanove lo praticò con una sposa meccanica. Ma prima che il lettore pruriginoso chiami la buoncostume e gli eredi di McLuhan ci citino in giudizio, dobbiamo chiarire che non si tratta di un attrezzo da sex shop: è un libro del 1951 intitolato appunto "The Mechanical Bride", un saggio sul "folklore dell'uomo industriale", tutto pieno di fumetti e di pubblicità, che valeva da solo i "Minima moralia" di Adorno e le "Mythologies" di Roland Barthes. Al pari di Adorno, McLuhan procedeva per arbitrii, oracoli e aforismi che finivano per suonare paradossalmente come slogan pubblicitari, ma a differenza del francofortese non dava l'aria di prendersi troppo sul serio, e più che lanciare sentenze perentorie come epigrafi tombali faceva salire al cielo i suoi ballon d'essai: li chiamava probes, sonde. Come Barthes, era in grado di spremere verità e illuminazioni dalla semplice pubblicità di un detergente (cambiano solo le marche: Lysol per McLuhan, Persil e Omo per Barthes), ma la polpa delle sue intuizioni non arrivava al lettore corazzata dall'indigesto esoscheletro del gergo semiologico: al contrario, aveva cura di rivestirla di giochi di parole, di arguzie, di un linguaggio che convertiva in chiave pop il modernismo di Joyce, Eliot e Pound. Le sue pagine, a colpo d'occhio, possono ricordare dei calligrammi, delle tavole parolibere, dei collage dadaisti o dei rotocalchi illustrati: tutte forme che d'altro canto considerava imparentate, già che mandavano gambe all'aria l'ordine sequenziale del libro, l'astro al centro della "Galassia Gutenberg", come recita il titolo della sua grande opera del 1962.
Ma torniamo ai nostri saponi, e alla réclame del detergente Lysol. "Perché tutto questo isterismo da raduno religioso a proposito dell'igiene personale?". La risposta, fulminante, cadeva due pagine dopo: "Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale". Dopodiché, tra citazioni di D. H.
Lawrence e di Jonathan Swift, di Lewis Mumford e di Margaret Mead, di inni ugonotti ("Tutti puzzano fuorché Gesù") e di fumetti dei supplementi domenicali, giungeva alla conclusione che "è proprio la nostra ossessione cloacale che produce gli isterici messaggi pubblicitari riguardanti l'igiene: il paradosso in questo caso assomiglia al ricorrere ossessivo di temi di morte e di strage nei rotocalchi, da un lato, e al netto rifiuto di affrontare la morte nel salone dell'impresario di pompe funebri, dall'altro". Nel culto asettico dell'igiene è implicito un disgusto per il corpo e la materia: questo puritanesimo da toletta, insomma, ripudia l'incarnazione. E agli occhi di McLuhan, che si definiva "un tomista per il quale l'ordine sensoriale risuona con il Logos Divino", questo era il supremo peccato contro lo spirito. Si fece cattolico, si può dire, per amore del mondo: "La mia sete di verità era sensuale in origine", scrisse in una lettera alla madre Elsie nel 1935, all'alba della conversione, quando aveva poco più di vent'anni ed era uno studente balzato a Cambridge dal Canada, dove era nato nel 1911. Se aveva deciso di rinnegare il pur blando protestantesimo della sua educazione, è perché la religione cattolica è la sola che "scende a patti con i termini che le nostre sette hanno odiato e hanno designato con brutti appellativi – come 'carnale' che è squisitamente vicino a 'carnaio'".
A salvarlo dalle saponette dei puritani, che certo non avevano fatto né il Sessantotto né il Sessantanove, era stato però Gilbert Keith Chesterton, lo scrittore e polemista cattolico che segnò la conversione di McLuhan alla chiesa di Roma: un maestro corpulento quanto basta da esser piantato saldamente nel mondo della carne e dei sensi, non foss'altro per ragioni elementari di gravitazione (difficile, con quella stazza, favoleggiare di angelismo). "Se non avessi incontrato Chesterton sarei rimasto agnostico almeno per molti anni", confessò McLuhan. Un anno prima della morte, avvenuta nel 1936, se lo era visto comparire in una cena organizzata a Cambridge dalla Distributist League: "Bene, G.K. Chesterton era a cena! Lo avevo visto in fotografia, avevo udito la sua voce e avevo meditato sui suoi pensieri, e sapevo che cosa aspettarmi. Non avevo previsto tuttavia quegli occhi azzurri e guizzanti e quei suoi lineamenti così marcatamente raffinati", raccontò in una lettera tutta eccitata alla famiglia. "La sua corporatura è notoriamente imponente. E' alto un metro e ottantadue ed è molto più robusto (all'equatore) di quanto non sia largo di spalle, o altrove. La sua non è una vocina acuta ma nemmeno possente. Si tiene abbastanza eretto quando è in piedi – si muove per forza lentamente, e, poiché si tratta di Chesterton, dà un senso di munificenza, di notevole umorismo, di tolleranza e di dignità non indifferente alla necessità che la natura gli ha imposto".
Il primo articolo di McLuhan, allora promettente critico letterario, si intitolava "G.K. Chesterton: A Practical Mystic", e apparve nel gennaio del 1936 sulla Dalhousie Review. E fu sempre Chesterton a fargli comprendere e amare fino in fondo un altro omone così ben piantato su questa terra che i suoi compagni d'università lo canzonavano chiamandolo il Bue muto: Tommaso d'Aquino. "La filosofia di San Tommaso si basa sull'universale convinzione comune che le uova sono uova", aveva scritto Chesterton. Se per l'hegeliano l'uovo è in realtà una gallina in quanto parte del processo continuo del divenire, se per il berkeleyano le uova in camicia esistono solo come esiste un sogno, se il pragmatico s'interessa solo di uova strapazzate, per il tomista le uova sono "cose attestate dai sensi, che vengono da Dio". E McLuhan in tutta la sua opera non ha parlato d'altro che di sensi, di percezione e consapevolezza del mondo, del corpo umano e delle tecnologie che ne sono l'estensione: la clava estende il braccio, la ruota il piede, la parola il pensiero, gli abiti la pelle, fino alle tecnologie elettriche ed elettroniche che estendono il sistema nervoso centrale trasformando la terra in un cervello palpitante percorso da impulsi che guizzano in ogni direzione. Ogni nuova tecnologia cambia il nostro modo di essere al mondo e di percepirlo: "il medium è il messaggio", recita la sua formula arcinota. L'idea che le tecnologie siano estensioni dei sensi non era nuova (serpeggiava già, negli stessi termini e perfino con gli stessi esempi, in certe filosofie della tecnica tedesche del secolo precedente). Nuova era però la girandola di implicazioni che McLuhan ne faceva vorticare: la storia della civiltà era riletta come un campo di battaglia dove le tecnologie lottano per ottenere la primazia sul nostro sensorio, squilibrandolo ora nell'una ora nell'altra direzione. Tutto cambia, per esempio, se a dominare è l'occhio o l'orecchio: la Grecia omerica è avvolta dal potere incantatorio della parola parlata, tanto che Ulisse deve legarsi all'albero maestro per non soccombere al canto delle sirene; con la scrittura alfabetica e la stampa, però, sono le sirene dell'oralità a finire incatenate tra le pagine di un libro: le parole si lasciano esplorare docilmente tramite il senso distanziante della vista, ad opera di un lettore sempre più secolarizzato e individualista; la radio e la tv rimettono in libertà le sirene, e segnano un nuovo trionfo dell'orecchio sull'occhio.
Quel che vale per la storia delle civiltà vale per la storia delle religioni – e la cosa, a ben vedere, riguarda da vicino la scelta di McLuhan tra il Papa e Lutero. Il protestantesimo era figlio, a suo dire, della stampa a caratteri mobili, che aveva esasperato il culto del Libro. Quali eresie avrebbe prodotto l'era elettronica? In una lettera del 1969 a Jacques Maritain, McLuhan suggeriva che "proprio come il clero cattolico defezionò nell'era di Gutenberg sulla base dell'illusione di una luce interiore, un numero ancora superiore probabilmente defezionerà con l'attrazione mistica della luce elettrica". I media elettronici, che connettono tutto con tutto, danno l'illusione del mondo come invisibile comunione spirituale: "Si tratta di un ragionevole facsimile del corpo mistico, di una manifestazione evidente dell'Anticristo. Dopo tutto, il Principe di questo mondo è un grande ingegnere elettrico". Se ai tempi della stampa i cristiani rischiavano di divenire fanatici del Libro, oggi la tentazione è quella di farsi adoratori di una sorta di anima mundi elettromagnetica: ecco perché ci si volge all'oriente e alle sue filosofie.
Bastano questi pochi cenni a sgombrare il campo dal pluridecennale equivoco suscitato dall'altra celebre formula di McLuhan, il "villaggio globale". Lo si gabella per un sogno di fratellanza universale, una fantasia hippy partorita sotto allucinogeni, una visione sdolcinata alla "Imagine" di John Lennon (i due, peraltro, morirono a pochi giorni di distanza), ma per McLuhan il villaggio globale era una constatazione, certo spericolata, ma sgombra da giudizi di valore: era il ritorno, per via elettronica, a una civiltà orale e tribale, stavolta su scala planetaria. E villaggio globale vuol dire cantastorie globali, commari globali, pettegolezzi globali, guerre tribali globali – tutto il bene e il male che possono esserci in quel luogo di promiscuità coatta. Ma come si è arrivati a prender fischi per fiaschi, a scambiare il global village per un sogno irenico da età dell'Acquario? Forse la risposta è più semplice di quanto si creda: Chesterton.
Dall'autore di "Ortodossia" McLuhan mutuò il tono della sua fede e, quel che più conta, della sua persona pubblica. Era il tipo antropologico del cattolico ridens, del tomista allegro, tutto umorismo, sprezzatura cavalleresca e meraviglia per le cose di questo mondo. Insomma, la risposta vivente a un'osservazione crucciata di Nietzsche, che si chiedeva come mai i cristiani non avessero "un aspetto più da gente salvata". Fu probabilmente la letizia di McLuhan, così diversa dalle facce lunghe e dai labbrucci atteggiati a disgusto di certe prefiche marxiste, a farlo apparire come un ottimista un po' gonzo o come il tipico nordamericano che va in solluchero per i nuovi giocattoloni tecnologici. Specie agli occhi di quelli che, nella distinzione di Arbasino, avevano fatto il Sessantotto. Guy Debord, l'autore di quella "Société du spectacle" che è diventata uno dei vangeli minori dell'intelligenza di sinistra, trattava McLuhan come lo scemo del villaggio globale, il "primo apologeta dello spettacolo, che sembrava l'imbecille più convinto del suo secolo"; Enzensberger, che lo lesse e non ci capì un tubo, lo liquidò in un saggetto poliziesco: era il ventriloquo e profeta dell'avanguardia apolitica, un imbonitore da fiera incapace di qualsiasi teorizzazione, e la formula "il medium è il messaggio" significava che la borghesia "non ha più nulla da dire" (sic). Umberto Eco, disponendo nella sua valle di Giosafat i pupazzetti degli apocalittici e degli integrati, i profeti di sventura e gli apologeti della società dei consumi, elesse McLuhan a modello dell'iperintegrato pentecostale, affetto dalla sindrome dell'"Egloga Quarta", megafono dell'età dell'oro.
Era una cantonata bella e buona. "Non sono mai stato un ottimista o un pessimista. Sono solo un apocalittico", aveva detto McLuhan in un'intervista. Ma non lo intendeva certo nel senso di Eco, e anzi detestava quei cristiani cupi che mescolano Spengler e Adorno con Giovanni di Patmos e ci dicono che tutto va a rotoli: "L'Apocalisse non è la desolazione. E' la salvezza. Nessun cristiano può esser mai ottimista o un pessimista: quelli sono stati mentali puramente secolari". Nel suo saggio su Chesterton, non per caso, lo aveva definito "un mistico pratico per il quale l'esistenza ha un valore del tutto inesprimibile, e assolutamente superiore a qualunque argomento per l'ottimismo o il pessimismo". L'ottimismo di McLuhan era escatologico, dunque poteva comporsi antinomicamente con il pessimismo più nero, e chi legga a fondo la sua opera troverà argomenti per entrambe le persuasioni, in un continuo ed esasperante sic et non. La sua fede nel non praevalebunt era ben salda ("La chiesa cattolica non dipende, per la sua sopravvivenza, da una saggezza o strategia umana. Le migliori intenzioni del mondo non saprebbero portarla in rovina"), ma ci teneva a ricordare che questa cattedrale inespugnabile era pur sempre nata da un gioco di parole, da un pun, da una battuta di spirito: "Tu es Petrus et super hanc petram"…
In questa bouffonnerie sta il paradosso di McLuhan: uno dei grandi eruditi del suo tempo è stato anche l'animatore di un cabaret intellettuale permanente, che si divertiva a giocare la parte del pazzo in tv, lanciava libri-collage sempre più eccentrici, compariva su Playboy in buona compagnia di Kathy MacDonald. Lo si vide perfino in "Annie Hall" di Woody Allen, dove sbucava d'improvviso nella coda di un cinema per sbugiardare un massmediologo presuntuoso. Che fosse solo un buontempone o un vanitoso in cerca di gloria? Qualcuno lo crede. Ma chissà che la chiave non sia nella vecchia idea di Maritain secondo cui il cattolico dev'essere antimoderno e ultramoderno, combinare le due esortazioni contraddittorie di san Paolo, quella a non conformarsi alla mentalità di questo mondo e quella a "farsi tutto con tutti", diventare giudeo con i giudei, gentile con i gentili, televisivo con i telespettatori. E' solo una congettura, ma è certo che sulla lapide di McLuhan, all'Holy Cross Cemetery di Thornhill, Ontario, la sentenza evangelica "The truth shall make you free" (la verità vi farà liberi) campeggia in caratteri digitali come su un display.
di Guido Vitiello

Chesterton in altre parole - John Updike

"Ci sono stati momenti in cui ho letto un sacco di teologia. L'anno che ho trascorso in Inghilterra [dopo la laurea ad Harvard] ero molto nervoso e spaventato, più o meno in piedi sulla soglia della mia vita adulta e la carriera, ammesso che ce ne sarebbe stata una. Uno dei modi in cui placai la mia ansia fu quello di leggere un sacco di Chesterton e CS Lewis".

John Updike (l'autore de Le streghe di Eastwick e della saga di Rabbit)

venerdì 3 giugno 2011

Benedetto XVI va in Croazia, dal beato Alojzjie Stepinac

Leggete questo interessante articolo di Paolo Rodari sull'argomento.

http://www.paolorodari.com/2011/06/03/benedetto-xvi-torna-da-stepinac-il-vescovo-croato-che-salvo-ebrei-e-serbi/

La Conference della Chesterton Society Inglese: chi è Lynette Burrows

Lynette Burrows è una giornalista ed attivista per i diritti della famiglia.

Merita di essere ricordata perché è stata oggetto delle attenzioni della giustizia inglese per quel che segue.

Nel dicembre del 2005 la Burrows fu invitata ad un popolare programma radiofonico inglese, il Victoria Derbyshire Show su Radio Five Live, per dire la sua sul corrispondente dei PACS in Inghilterra (the New Civil Partnerships Act).

Durante il
 programma, Lynette Burrows ha detto serenamente che non credeva che gli omosessuali debbano essere autorizzati ad adottare bambini. Ha aggiunto che l'immissione di ragazzi in famiglie omosessuali per l'adozione è così evidentemente un rischio che è come mettere una ragazzina con due uomini eterosessuali che le si offrono come genitori. "E' un rischio," ha detto, "non si darebbe una bambina a due uomini".
Un membro del pubblico ha presentato una denuncia alla polizia e un ufficiale di polizia ha contattato la signora Burrows il giorno dopo per comunicarle che un "incidente omofobico", era stato segnalato contro di lei.

Quindi se vi trovate da quelle parti, attenzione a come parlate...

Noi diciamo: "Bene. Brava, Lynette".

La Conference 2011 della Società Chestertoniana Inglese si terrà il prossimo 2 Luglio. Eccovi i dettagli (in inglese, of course!)

Il tema è interessante, anche se la parola "profetico" è molto abusata, ma noi andiamo al succo. Giustamente nell'invito si richiama il fatto che "Lo stesso suono del suo nome è come l'appello di una tromba... Se qualche nome letterario della nostra epoca diventerà leggenda, questo sarà il suo".


Conference 2011
The Prophetic Voice of G.K.Chesterton

A one day conference to be held on Saturday July 2, 2011, at the Catholic Chaplaincy, St Aldates, Oxford, at 10 a.m.

For directions, see the Oxford University Catholic Chaplaincy website

The speakers will be Lynette Burrows, Dale Ahlquist, Ian Ker andWilliam Oddie.

Chesterton, wrote his brother Cecil, 'is primarily . . . the preacher of a definite message to his own time. He is using all the power which his literary capacity gives him to lead the age in a certain direction.'

'The very sound of his name', the historian Sir Arthur Bryant put it at the time when he died in 1936, 'is like a trumpet call.… If any literary name of our age becomes a legend, it will be his…. He was the kind of man of whom Bunyan was thinking when he drew the picture of Mr. Greatheart.'

His premature death was seen as the stilling of a prophetic voice at a time when it was desperately needed: Eliot wrote of his sense of loss at Chesterton's 'disappearance from a world such as that we live in.'

By the end of the last century, his prophetic voice was being rediscovered. Chesterton's distaste for state socialism, his suspicion of monopoly capitalism, and his support for the independence from imperial domination of small nations like Poland had once more become understood as being at the centre of Catholic thinking, and they were validated by the disintegration of Yugoslavia and the Soviet bloc.

His anti-modernism was paralleled by Pope John Paul's counter-revolution against the theological liberalism of the 1960s and 1970s, a liberalism even more powerful (as it had also been during the first decade of the century) within Protestantism; here, too, Chesterton's transcendentalist arguments against the immanentism of his own day seems almost uncannily prescient.

Chesterton's ideas on on marriage and the family, on eugenics, above all on the dignity of the human person and the central importance of the defence of free will in a determinist age, all became uncannily relevant to the world of the twenty-first century.

The conference on July 2 will explore this new understanding of Chesterton as a prophet for our own times.

Application Form

Simply print out and post this straightforward form.


A one day conference to be held on Saturday July 2 at the Catholic Chaplaincy, St Aldates, Oxford, at 10 a.m.

The speakers will be

Lynette Burrows, 
Dale Ahlquist, 
Ian Ker
 
and William Oddie.


Dale Ahlquist è il presidente della Società Chestertoniana Statunitense, Ian Ker è il più recente biografo di Chesterton e il massimo esperto di Newman, William Oddie è il presidente della Società Chestertoniana Inglese, Lynette Burrows e giornalista ed attivista per i diritti della famiglia.


Dall'amico Roberto Prisco dei Gruppi Chestertoniani Veronesi

"Grazie per la segnalazione di GKC come autore per la televisione.
Sotto la voce curiosità ho inserito il testo del blog.

http://www.chesterton.it/gkc/poconoti.html

Nella pagina della galleria si possono trovare alcune immagini caricaturali, inserite da pochi giorni, di e su GKC con una citazione dalla "Nuova Gerusalemme"  inopportunamente accorciata.

http://www.chesterton.it/gkc/galleria.htm

Ciao
Rob".

Una voce diversa nel coro del referendum sull'acqua

Vi proponiamo un articolo tratto da Tempi che va in controtendenza al nuovo dogma dell'acqua pubblica sempre e comunque (ma ci sembra che il problema non sia pubblico o privato...).

È diventata una battaglia ideologica che, proprio perché chestertoniani, dovremmo guardare con un minimo di prudenza e sospetto.

Sembra che oggi se non la pensi come tutti non hai diritto di cittadinanza.

Allora a voi questo contributo, giusto per capire meglio. Poi pensatela come volete ma prima usiamo la testa.

Referendum 12-13 giugno: sorella acqua ma quanto ci costi?
http://www.tempi.it/referendum-12-13-giugno-sorella-acqua-ma-quanto-ci-costi

giovedì 2 giugno 2011

Un aforisma al giorno

"Vi diranno che il mondo moderno si ribella contro la Religione. Si ribella molto di più contro la ragione".

Gilbert Keith Chesterton, The Listener, 20 febbraio 1935

Chesterton recensì don Icilio Felici

Di sicuro alcuni dei nostri lettori sapranno che Chesterton condusse una trasmissione radiofonica alla BBC, molto seguita ed in cui estese il suo già amplissimo successo e la sua straordinaria notorietà.

Alcune trasmissioni furono dedicate alla recensione di volumi scelti solitamente in base alla comunanza di argomento tra di loro, o ad un filo rosso che nella sua mente li univa.

Una volta ebbe anche l'occasione di recensire il volume "Tra i lupi" di don Icilio Felici, la storia di un francescano italiano alla ricerca della purezza dell'ideale francescano.

Ma chi era don Icilio Felici? Ecco cosa ne dicono i suoi concittadini, che gli hanno intitolato una scuola e una via:

Nasce nel 1891 a Buti (PI). Tenente dei Bersaglieri, fu sacerdote caro al Cardinale Maffi, insegnante nel Collegio di S. Caterina, giornalista battagliero in tempi difficilissimi, parroco di campagna a Pugnano e a S. Casciano, letterato agiografo, facile nella battuta spiritosa, ottimo parlatore e conferenziere.
Notissimo scrittore, pubblicò il suo primo libro di racconti nel 1928 "Cénci", un'opera che la critica definì degna delle migliori tradizioni letterarie toscane, accostando il nome di Felici a quello di Renato Fucini.
Tra i suoi innumerevoli capolavori possiamo citare "Il Nobiluomo mio Padre", "Strapaese", "Rosolacci e fiordalisi", "Campane in festa", "Tra i lupi", "L'Amico", "Scampanellate".
Il 15 Settembre 1965 moriva serenamente a Pisa, nella sua casa di Piazza de' Cavalieri accanto alla Chiesa Nazionale di S. Stefano, della quale era Rettore da circa dieci anni.

Ascoltiamo cosa ne dice Paolo Di Stefano, firma del Corriere della Sera:

"Chi era costui? Uno scrittore che scriveva semplice, chiaro.
Inosservato dalla critica letteraria del tempo; ebbe comunque un buon successo di lettori.
Felici scriveva la parola buona, trasparente, piena, intatta, epifanica, adeguata, nel senso della parola che si adegua all'intelletto, non lo inganna: (adaequatio verbi ad intellectum). La parola oggi ha significati inflazionati, è cangiante, psichelica. Ma si sa, vulgus vult decipi e gli scrittori che lo sanno hanno gioco facile".

image.jpeg

In centinaia di migliaia fuggono dal regime islamico di Khartoum

http://www.zenit.org/article-26938?l=italian

Chesterton fu anche autore televisivo.

Il 7 dicembre 1936 la BBC (l'emittente radiotelevisiva pubblica inglese), che aveva iniziato le trasmissioni televisione solo cinque settimane prima, mise in onda una pantomima televisiva, diretta e interpretata da Hilary D. C. Pepler, (membro della società di Ditchling, uno dei primi tentativi di attività distributista). Originariamente lo spettacolo era stato progettato da Pepler e Chesterton per finanziare la Lega Distributista e fu prodotto al London's Little Theater il 28 giugno 1936, pochi giorni dopo la morte di Chesterton.

Ancora da Maria Grazia Gotti, su Rodney Stark ripreso da Luca Negri

Mi permetto di segnalare questo articolo dell'ottimo Luca Negri, che
riguarda un nuovo libro di Rodney Stark, grande sociologo delle
religioni, non cattolico, che da un po' di anni si dedica a
distruggere i falsi miti che riguardano la Chiesa cattolica
confutandoli con approfondite analisi sociologiche.
L'articolo senza dubbio merita (come anche il libro).
Luca Negri si è occupato di noi in passato, in un bell'articolo sulla
rinascita chestertoniana.

Maria Grazia Gotti

La Chiesa ha le sue colpe ma non è mai stata un potere totalitario
<http://www.mascellaro.it/print/node/51000>
Un saggio di Rodney Stark fa chiarezza

di Luca Negri

Tratto da L'Occidentale
<http://www.mascellaro.it/linkest.php?linkest=http://www.loccidentale.it>
il 29 maggio 2011

Forse è vero che l'anticristianesimo, o meglio l'anticattolicesimo, è
l'antisemitismo dei colti. Colti mica tanto, però; i pregiudizi e i
luoghi comuni sulla storia della Chiesa paiono fondarsi soprattutto
sull'ignoranza settoriale dei pretesi intellettuali, sul pigro affidarsi
alla propaganda ideologicamente partigiana di certo illuminismo
settecentesco e della massoneria ottocentesca. Diversi luoghi comuni
privi di riscontro scientifico sono stati ereditati di sciatteria in
sciatteria fino a giungere alle bocche dei fanatici che scrivono sul
forum dell'Unione Atei Agnostici Razionalisti e all'anticlericalismo da
classifica di Piergiorgio Odifreddi. Ogni tanto, però, esce qualche
libro che fa un po' di chiarezza, come A gloria di Dio. Come il
cristianesimo ha prodotto le eresie, la scienza, la caccia alle streghe e
la fine della schiavitù, appena edito da Lindau. La lettura di questo
tomo di oltre cinquecento pagine dovrebbe essere imposta ai sacerdoti, i
primi che spesso ignorano la storia dell'istituzione di cui fanno parte
e non si risparmiano castronerie tenendo la predica domenicale. Ma
soprattutto sarebbe un ottimo libro di testo per molti corsi
universitari.
Infatti l'autore, Rodney Stark, è docente di Scienze sociali presso
la Baylor University del Texas. Un particolare non da poco; Stark non è
un apologeta cattolico (nemmeno è di confessione cattolica) né un
libellista che intende stupire con tesi controcorrente ed originali. E'
un sociologo, uno scienziato che lavora su fonti storiche, dati,
statistiche. Raramente offre a lettori e studenti opinioni proprie,
semmai teorie sempre motivate, ed ampie bibliografie per suffragare le
sue conclusioni (quella del libro in questione conta circa cinquanta
pagine). Così è stato per le sue opere precedenti, fra le quali
ricordiamo il fondamentale "Gli eserciti di Dio", dove dimostrava che le
crociate non furono atti di guerra imperialista dell'Europa malvagia
contro il pacifico islam ma "una reazione obbligata all'aggressività di
un'orda che si spingeva sempre più in là e che doveva essere fermata".
Le leggende metropolitane che Stark demolisce per mezzo di questo nuovo
saggio sono in sintesi le seguenti: la civiltà cattolica medioevale e
moderna ha ferocemente sterminato gli eretici, messo sul rogo centinaia
di migliaia, se non milioni, di streghe, impedito il progresso della
scienza, benedetto la politica colonialista e schiavista delle potenze
europee. Però la verità, quella che rende liberi, è un'altra. Così si
deduce volendo leggere veramente la storia, non fermandosi ai
capitoletti dei libri delle scuole medie o alle divulgazioni televisive.
Stark ci ricorda che dal VI secolo fino all'XI inoltrato Roma "non
intraprese alcuna azione nei confronti delle eresie" e fu molto
tollerante nei confronti del paganesimo ancora diffuso in gran parte
dell'Europa. Con quasi tutte le sette passò "secoli in futili tentativi
di compromesso ideologico". Infine diede dimostrazione di gran capacità
nell'assorbire le eresie, nell'"incapsulare l'impulso settario
all'interno della propria struttura istituzionale", soprattutto grazie
agli ordini religiosi. I nemici dell'ortodossia divennero pungolo
inevitabile, stimolo al cambiamento, allo scuotimento del "lassismo nel
gruppo di potere religioso" (proprio il "lassismo dei monopoli"
descritto da Adam Smith). I grandi massacri, come quelli dei catari o
degli ugonotti, ebbero motivi certamente più politici che dottrinali. La
tolleranza cattolica si interruppe al cospetto della seria minaccia
esterna rappresentata dall'islam; la mobilitazione per le imprese in
Terrasanta ridusse gli spazi di libertà ed ispirò le prime stragi di
ebrei; compiute da cavalieri improvvisati, però, e condannata,
ostacolata per quanto possibile dalle gerarchie ecclesiastiche.
Dunque nessun olocausto di eretici. Ma per quanto riguarda le
streghe? "Pochi argomenti hanno generato così tante sciocchezze e
assolute invenzioni come la caccia alle streghe", scrive Stark. "Perfino
l'attuale letteratura abbonda di cifre assurde sul numero delle streghe
condannate". Non furono milioni, ma 60. 000 circa (facendo una stima
abbondante) nel corso di ben tre secoli. Certo non sono poche, ma la
differenza degli zeri è significativa: è quella che corre fra il
controllo sociale della devianza e la tirannia totalitaria. Ma le
sorprese non finiscono qua. Siete affezionati all'immagine
dell'inquisitore medioevale che getta nel fuoco carrettate intere di
belle e conturbanti streghette? Dimenticatela. Prima di tutto, almeno un
terzo dei condannati erano uomini, stregoni insomma. Poi i tribunali
ecclesiastici, in primis la famigerata Inquisizione spagnola, risultano
dai documenti di gran lunga più garantisti e cauti di quelli sotto il
controllo del potere politico o improvvisati dal popolo (oggi diremmo
dalla "società civile"). I cattolici, comunque, assolvevano quasi
sempre, mentre i protestanti erano di gran lunga più severi (il record
della condanne spetta alla Svizzera, seguita dalla Germania, fanalino di
coda una sorprendete Spagna). A proposito di protestanti, furono loro a
scovare un nesso accusatorio fra la pratica della magia naturale e il
satanismo; ossessione invece rarissima nei paesi mediterranei.
Forse queste streghe e stregoni erano proletari che praticavano una
primitiva lotta di classe contro i potenti? Mica tanto. Spesso
appartenevano alla classe media urbanizzata. Senza dubbio ci andarono di
mezzo molti innocenti, ma non è escluso che certe accuse non fossero
completamente infondate e comprendessero altri reati come lo stupro, la
circonvenzione, l'infanticidio. La caccia alle streghe terminò comunque
con la pace di Vestfalia, nel 1648, con la fine della guerra dei
Trent'anni, e della conseguente tensione così simile a quella dell'epoca
delle Crociate che avevano messo nei guai gli eretici di qualche secolo
prima. Quante condanne vi furono in Italia? Poche, nemmeno un centinaio
in tre secoli; il diritto canonico prescriveva la pena di morte solo in
casi eccezionali.
Ma nel Medioevo, tutti credevano che la terra fosse piatta?
Figuriamoci, basterebbe andare a leggersi Tommaso d'Aquino, rileggersi
Dante, scoprire che già nel VII secolo il Venerabile Beda (il padre
della datazione "prima e dopo Cristo") scriveva di trovarsi su di una
sfera rotante e non su di un tavoliere galleggiante nello spazio. Stark
afferma il contrario di Odifreddi e dei sui fan: "non esiste nessun
conflitto intrinseco fra religione e scienza, anzi la teologia cristiana
fu essenziale per la nascita della scienza". Il Medioevo non fu
un'epoca buia d'ignoranza e superstizione, tutt'altro: vi fu un "rapido e
profondo progresso tecnologico" che ci lasciò le ruote idrauliche, i
mulini, gli orologi meccanici, le bussole (inventate anche dai cinesi,
che però non sapevano che farsene). Le principali figure scientifiche
del XVI e XVII, secolo erano poi tutti devoti cristiani e non certo
aspiranti soci dell'UAAR e l'eliocentrismo era un prodotto con sopra il
marchio delle università cattoliche, dall'insegnamento di Ockham a
quello di Copernico. Sulla vera storia del processo a Galileo si sono
sovrapposte un bel po' di esagerazioni, e le omissioni sulla profonda
fede e gli studi teologici di Newton hanno un che di vergognoso. La
scienza moderna, dunque è figlia in gran parte del tomismo e lo stesso
si può dire del concetto stesso di libertà.
"Per l'opposizione morale alla schiavitù fu essenziale la teologia
cristiana", afferma Stark. Il possedere schiavi fu considerato peccato
grave e venne proibito dalla Chiesa durante tutto il Medioevo, dai temi
di Clodoveo (VII secolo d. C.) in poi. Quella deprecabile usanza
conosciuta in tutto il mondo antico, nessuna civiltà esclusa, scomparve
in Europa solo con l'affermarsi del società feudale. Ma l'ultimo dei
marxisti può obbiettare che c'erano comunque i "servi della gleba", no?
Niente a che vedere, come riconoscono tutti gli storici del periodo,
Marc Bloch compreso. I contadini che zappavano all'ombra del castello
"godevano di libertà assolutamente sconosciute agli antichi schiavi":
avevano un'anima, erano persone e non oggetti di proprietà del padrone,
potevano gestirsi i tempi di lavoro, ed avevano diritto a giorni di
riposo santificati. Non erano paria, ma individui pienamente inseriti
nello schema di "obblighi reciproci" tipico della società feudale. Non
appena la vera schiavitù ricomparve nel XV secolo per trovare forza
lavoro diretta nel Nuovo Mondo, cominciò la secolare sfilza di bolle
pontificie che condannavano il fenomeno. L'evidenza storica del fatto
che non fossero inascoltate dal potere politico e da quello economico
dimostra solo quanto poco potere detenesse la stessa Chiesa di Roma.
Furono comunque i gesuiti a mettere in crisi il modello schiavista nel
centro e sud America, mentre altri cattolici fecero la loro parte, in
compagnia dei quaccheri, all'interno del movimento abolizionista
statunitense. Certo rimane la macchia indelebile del turpe commercio di
uomini praticato da europei battezzati, con la complicità però dei
mercanti africani delle coste che catturavano e vedevano gli uomini e le
donne del loro stesso continente. E la macchia è condivisa dal mondo
islamico, che mai smise di schiavizzare, e perfino da alcune tribù
indiane del Nord America. Vi furono europei favorevoli alla schiavitù,
ma non cercateli fra i cattolici. Li trovate nei salotti intellettuali
degli illuministi. I loro nomi? Hobbes, Voltaire, Montesquieu, Mirabeau.

--
Società Chestertoniana Italiana
Via San Pio X, 4/C
63039 San Benedetto del Tronto (AP)
http://uomovivo.blogspot.com
C.F.: 91022790447 ccp 56901515

"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male" (G.K.
Chesterton)

Maria Grazia Gotti ci aiuta a scannerizzare il mondo con occhio chestertoniano

Buon giorno!

Vi segnalo i link a due articoli arrivati recentemente sulla mia posta: nel primo -in italiano- si parla di Chesterton e di Tommaso Moro; non conosco chi l'ha scritto ma l'ho trovato interessante (e interessante è il commento in calce).

Il secondo, in inglese, è del presidente della American Chesterton Society, Dale Ahlquist, che, in occasione del compleanno, racconta sinteticamente chi sia GKC rispondendo alla domanda "Who is this guy and why haven't I heard of him?" - domanda che si fa chi si imbatte per la prima volta in Chesterton!

Se poi qualcuno vuole continuare a dire che Chesterton era triste e pessimista, forse è meglio che inizi a farsi qualche domanda....

http://www.f052.it/articoli/218/un-uomo-che-sa-guardare-lontano

http://insightscoop.typepad.com/2004/2011/05/happy-birthday-g-k-chesterton.html

Buona lettura!

ah: sul sito americano ci sono svariati altri articoli interesanti (almeno a giudicare dai titoli)!

Maria Grazia Gotti

mercoledì 1 giugno 2011

L'articolo sulla giornata chestertoniana di Roma uscito su Tempi (in un formato più semplice da leggere...)

http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=22321

Abbiamo trovato questo post del blog di Costanza Miriano piuttosto divertente ed interessante e allora lo riproponiamo (tanto più che l'autrice si proclama ad ogni pié sospinto chestertoniana e ci ha messo tra i suoi blog preferiti! Brava!)


IL NEGOZIO DEI MARITI E QUELLO DELLE MOGLI
Come mai un uomo non riuscirà mai ad accontentare sua moglie
di Costanza Miriano
C'è un nuovo negozio in città: un negozio di mariti!
Un cartello all'ingresso spiega: "Potete visitare il nostro negozio UNA SOLA VOLTA. Ci sono sei piani, e la qualità della merce migliora a ogni piano. Le clienti possono entrare al piano e scegliere qualsiasi prodotto, oppure salire a visitare il piano successivo, ma non possono tornare ai piani inferiori".   Una donna entra nel negozio. Al primo piano il cartello sulla porta recita:
PIANO 1: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO
"Non male! – pensa – Ma voglio qualcosa di più". E sale al piano di sopra.  
PIANO 2: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO E AMANO I BAMBINI
La donna è intrigata, ma prosegue lo stesso verso il terzo piano,  
PIANO 3: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO, AMANO I BAMBINI E SONO MOLTO ATTRAENTI
"Wow!" pensa la donna, ma è più forte di lei e sale ancora.  
PIANO 4: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO, AMANO I BAMBINI, SONO MOLTO ATTRAENTI E AIUTANO NELLE FACCENDE DOMESTICHE. 
"Ma cosa si può desiderare di più?!" esclama la donna. Poi una vocina dentro di lei mormora "Magari si può avere di meglio..." E così sale ancora.  
PIANO 5: UOMINI CHE HANNO UN BUON LAVORO, AMANO I BAMBINI, SONO MOLTO ATTRAENTI, AIUTANO NELLE FACCENDE DOMESTICHE E HANNO UN GRAN SENSO DELL'UMORISMO
Ora che ha trovato quello che cercava, la donna è tentata di fermarsi; ma qualcosa la spinge al sesto piano, dove campeggia il cartello:  
PIANO 6: Lei è la visitatrice numero 42.215.602. Qui non ci sono uomini disponibili. Questo piano esiste solo per dimostrare che le donne sono incontentabili. Grazie per aver visitato il negozio dei mariti.  
NOTA BENE: Per evitare accuse di sessismo il proprietario ha aperto sull'altro lato della via un negozio di mogli. Al primo piano ci sono le mogli che amano il sesso. Al secondo piano ci sono le mogli che amano il sesso e sono sempre gentili. Il terzo piano offre mogli che amano il sesso, sono sempre gentili e amano lo sport. Il quarto, quinto e sesto piano non sono mai stati visitati.
Comincia così un libro in un certo senso gemello del mio. Si chiama Sposalo (casa editrice Vallardi) ed è di Lori Gottlieb, una giornalista e scrittrice americana da best seller. A differenza di me, lei non può essere accusata di essere una antifemminista accecata da una fede cattolica tradizionalista, perché è una firma di punta del New York Times, del Los Angeles Times, di Glamour e altri giornali, nessuno dei quali esattamente l'organo ufficiale della Santa Sede. Trovare conferma alle mie sperimentali impressioni nel libro di una quarantaduenne madre single non cattolica mi conforta molto. Per questo ho cominciato con questa storiella rubata a Sposalo la presentazione del mio libro di sabato scorso alla libreria Aquisgrana di Roma. E nessuna delle presenti, che ringrazio di cuore per essere venuta, mi ha tirato una scarpa. Vorrei condividere con voi una dritta preziosa che ci ha dato, a tutti noi presenti, un francescano minore, padre Emidio che è venuto ad ascoltare, ma che alla fine sono riuscita a far parlare (che ti ascolti, Emidio, se quasi tutto quello che so l'ho imparato da te?). La dritta in sostanza è questa: l'uomo, il maschio, è semplice, non è difficile da capire, e a volte noi donne ci incartiamo perché vorremmo capire i suoi presunti retropensieri quando lui in realtà il più delle volte non ne ha. Se dice "ho sonno" ha sonno, e non vuole intendere come invece capita a noi "vorrei parlare con te ma mi sono sentito trascurato ultimamente e così vado in camera nella speranza che tu mi segua senza che io neanche te lo chieda". Noi donne invece di ogni cosa vogliamo capire le cause, e poi le cause delle cause, e così ci perdiamo. Il Vangelo, che ovviamente è il libretto di istruzioni anche per la vita di coppia, invece, è qualcosa che si capisce solo dopo che si provato a metterlo in pratica. La testa segue a ruota, dopo le mani e dopo il sudore. Quando le situazioni sono troppo ingarbugliate conviene smettere di chiedersi perché e cominciare a lavorare concretamente, per esempio sul lato pratico della giornata, perché prenda una buona piega, senza farsi troppe domande. Perché molto probabilmente la risposta è dentro di te, ma è sbagliata.
 
Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com, 16/05/2011

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Invece all'altra marcia (organizzata dal Movimento della Vita a Roma una settimana prima) c'erano un decimo dei partecipanti (una cinquantina): non sarebbe più bello che i prolife italiani marciassero insieme?
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