Mi tacciarono di essere filo-boero, ma, a differenza di tanti altri che lo erano davvero, io di quell’epiteto ero molto fiero. Esprimeva con esattezza il mio pensiero, meglio di tanti sinonimi idealizzanti. Alcuni intellettuali rifiutavano il termine sdegnosamente e sostenevano di non essere affatto filo-boeri, ma soltanto amanti della pace o pacifisti. Io ero enfaticamente filo-boero e con la stessa enfasi non ero pacifista. Ero convinto che i boeriavessero ragione a combattere e che non tutti quelli che lottano hanno torto. Pensavo che i loro agricoltori avessero tutti i diritti di usare il cavallo e il fucile per difendere la loro piccola colonia agricola, visto che erano stati invasi da un impero cosmopolita, assoldato da finanzieri altrettanto cosmopoliti. Con la stessa autorevolezza del signor Discobolus nelle Nonsense Rhymes di Lear, allora io la pensavo così e la penso così ancora adesso. Questa sorta di simpatia militante, tuttavia, separava quelli che la pensavano come me dai colleghi che erano semplicemente antimilitaristi. La conseguenza non fu priva di peso per me personalmente: il fatto è che appartenevo alla minoranza di una minoranza. Coloro che simpatizzavano con gli inglesi, disapprovavano che parteggiassimo per i boeri e quelli che prendevano le parti dei boeri, pensavano con disappunto che li difendessimo per le ragioni sbagliate. Chi offendessimo o scandalizzassimo di più, se i jingo o i pacifisti, io non lo so. Era una situazione talmente sconcertante che mi fu del tutto naturale sentirmi attratto da un’amicizia che, da allora, ebbe un ruolo fondamentale nella mia vita, pubblica e privata.Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.
venerdì 30 ottobre 2026
Un aforisma al giorno - Io ero enfaticamente filo-boero.
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