lunedì 16 marzo 2020

Il virus sta mettendo a nudo tanti problemi del mondo ma noi offriamo di costruire insieme un mondo diverso.

Questo virus che sta ammorbando il mondo sta mettendo in luce i problemi di questa economia capitalistica interconnessa, di questa società apparentemente libera ma in realtà incastrata a beneficio esclusivo di chi cadrà sempre in piedi.

Forse questo virus ci costringerà a vivere diversamente anche dal punto di vista economico.

Ciò che stiamo vedendo è che forse presto avremo delle grandi crisi economiche, in cui i più grandi termineranno di mangiare i più piccoli. Questa visione darvinista e malthusiana non ci piace, non piaceva a Chesterton e tanto meno piace a noi. Per cui non posso che riproporre il distributismo e la sua visione.

La famiglia al centro anche economico della struttura sociale significa che ogni famiglia deve avere il diritto di mantenere una sua proprietà che sia realmente sua e un'attività economica realmente sua con cui reggersi. Il lavoro dipendente e ciò che c'è dietro (l'idea "eroica" che ci siano degli individui in grado di rischiare ed altri che non ce la facciano e commercino la propria libertà sostanziale dietro il pagamento di una retribuzione sicura legata al fatto di lavorare per conto di chi rischia) stanno distruggendo tutto, oltre che la libertà anche il valore di ciò che si produce.

Per questo motivo voglio invitarvi in questi giorni:

1) a rileggere i testi più importanti del distributismo (Lo stato servile, Economics for Helen di Belloc, Cosa c'è di sbagliato nel mondo, Il profilo della ragionevolezza ed altri ancora di Chesterton) con l'occhio alla nostra presente vita quotidiana;

2) a riprovare a fare qualcosa di distributistico: mettere su qualcosa proprio ora, da una scuola ad un negozietto di cose proprie, da una attività di stampa ad un orto... ciò che riterrete più opportuno;

3) a pensare di fare qualcosa di distributistico con altri: mettere su una cooperativa di famiglie, o di persone legate da grandi ideali, non da piccoli calcoli.

Questo solo per iniziare.

Intanto mi permetto, con l'aiuto dei miei amici, di segnalare imprese familiari o cooperative o cose simili che vogliamo sostenere con i nostri acquisti. Questo in concreto, perché il distributismo ha delle facce precise e sono molte, il capitalismo ha poche facce, il più spesso è ormai anonimo e triste.

Naturalmente queste segnalazioni sono dei consigli, non risponderemo dell'operato di altri come è ovvio, però vi inviteremo a dare un'occhiata a questi gruppi di uomini in movimento, a comprare da loro piuttosto che dai colossi che non vi faranno pagare le spese di spedizione ma... a chi giovano? Quale mondo costruiscono? Quale regno fondano?

Fatevele queste domande, ragazzi. Non sono pari a zero!!!

Marco Sermarini














P.S.: per concludere voglio mettere qui due foto di un appunto che presi da un libro del mio caro amico Stratford Caldecott, che dal cielo sta spremendo la mia testa perché dica queste cose. Sono tratte da un suo bellissimo articolo, Un'educazione distributista, che trovate anche qui. Stratford ha sempre fatto un grande tifo per noi, e continua a farlo.

Marco S.

  

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