martedì 17 marzo 2015

Perché non si deve avere paura del passato? Fabio Trevisan su Riscossa Cristiana


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"I grandi ideali del passato sono falliti non perché sono vissuti troppo, ma perché non sono vissuti abbastanza".

Con quel suo stile paradossale e folgorante che illuminava le menti, Gilbert Keith Chesterton ammoniva nel 1910 in Ciò che non va nel mondo (What's wrong with the World) tutti coloro che rifiutavano il confronto con il passato. Rigettando le ipocrisie e le falsità costruite attorno all'età medievale, lo scrittore inglese poneva le basi per una nuova fase di slancio e di recupero del passato: "L'umanità non ha superato il Medioevo. Piuttosto si è ritirata da esso disordinatamente. L'ideale cristiano non è stato tentato e trovato manchevole ma è stato trovato difficile e per questo lo si è lasciato intentato". 

A coloro che anche ai suoi tempi predicavano che non si poteva tornare indietro, egli rispondeva senza mezzi termini: "La coscienza moderna è spinta a forza verso il futuro dal senso di stanchezza (non disgiunta da paura) con il quale guarda il passato". Ma cos'era questo passato che incuteva tanto timore? Perché, secondo il grande scrittore cattolico, non si doveva avere paura del passato? Chesterton era ben conscio che la sua generazione fosse sollecitata positivamente dalle generazioni e dalle tradizioni passate e credeva fosse essenzialmente benefico il confronto con esse: "Sono le generazioni passate, non quelle a venire, che bussano al nostro uscio". Non dovevamo chiudere pertanto la porta in faccia alla nostra storia, ai nostri padri! Non dovevamo temere in alcun modo il nostro passato e, con un'immagine tipica del suo riproporre le convinzioni più profonde, Chesterton illustrava in modo impareggiabile quello che noi moderni a fatica rappresentiamo come radici cristiane: "Per qualche strana ragione l'uomo pianta sempre i propri alberi da frutto in un cimitero. L'uomo può trovare la vita soltanto in mezzo ai morti". 

Il rapporto vivificante con i propri morti, con le proprie tradizioni era riassunto da Chesterton con altre suggestive pennellate che qualificavano la natura dell'uomo: "L'uomo è un mostro deforme, con i piedi rivolti in avanti e la testa girata indietro. Può creare un futuro lussureggiante e ciclopico soltanto fintanto che pensa al passato…tutti gli uomini che, nel corso della storia, hanno davvero realizzato qualcosa avevano lo sguardo rivolto al passato". Chesterton rivendicava in modo audace e imponente la libertà di restaurare ed a chi lo interrogava provocatoriamente chiedendogli se si potevano spostare indietro le lancette dell'orologio, egli rispondeva in modo perentorio ed inequivocabile in questo modo: "Sì che si possono spostare". A coloro che pensavano di coglierlo in errore chiedendogli: "Ti sei fabbricato un letto, adesso ti ci devi coricare" egli rispondeva ancora una volta in modo energico: "Se il letto che ho costruito è scomodo, a Dio piacendo lo rifarò!". 

Anche ai nostri tempi di prolungata e difficile crisi sembrerebbe impossibile e sconsigliabile il ricorso alla saggezza dei tempi antichi ed in questa bramosa frenesia di ricerca affannosa delle novità potremmo rispondere intelligentemente con Chesterton: "Siamo costretti a cercare cose nuove perché non ci è permesso cercare cose vecchie. L'intera faccenda si basa sulla convinzione secondo cui abbiamo già estratto tutto ciò che vi era di buono nel passato. Ma questo non è vero".

sabato 14 marzo 2015

Tweet di Chesterton Society su Twitter

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
Help support the G.K. Chesterton Library at Oxford. Fundraising Evening May 23, 2015, a great evening will... fb.me/7cZjsHW4o


venerdì 13 marzo 2015

Un aforisma al giorno - Stampare la civiltà di un intero continente.

Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l'oltraggiano.

Gilbert Keith Chesterton, Capelli spaccati in quatto, da Il Frontespizio ottobre 1934, annata XII, pp. 8-9

Chesterton attacca il proibizionismo americano

Di certo saprete del proibizionismo in America, che vietò in essa l'uso delle bevande alcoliche, ma forse non tutti sapranno della contrarietà che espresse contro di esso il nostro Gilbert (anche se si può facilmente immaginare!).

Questo giornale americano (precisamente il Minnesota Star Tribune) ripubblica l'articolo di Chesterton uscito sull'Illustrated London News l'8 Ottobre 1914 sul punto.

È in inglese.


http://m.startribune.com/local/blogs/295813941.html

martedì 10 marzo 2015

Sul Padre Brown della BBC...

È andata in onda ieri sera la seconda puntata della serie TV dedicata a Padre Brown a firma della BBC, l'emittente radiotelevisiva inglese che ne ha già prodotto una seconda serie, dopo che quella che sta andando in onda ora in Italia ha avuto un grande successo in Gran Bretagna.

Che ne pensate? Se qualcuno l'ha vista, può dire la sua commentando questo post.

Per quel che mi riguarda, ne ho visto una ventina di minuti finali. Mi sembra qualcosa di "liberamente tratto", più che altro. Ho fatto un po' di fatica a riconoscere il nostro GKC nello sceneggiato andato in onda ieri sera, e francamente gli anacronismi e gli arronzamenti (arronzare nella mia lingua significa fare le cose approssimative, "a stucco") che qualcuno più autorevole di me notava ci sono e sono visibili. Il finto prete che predica nella chiesetta cattolica somiglia molto di più ad un pastore anglicano che ad un prete cattolico seppure finto. Sembra ambientato negli anni Cinquanta inglesi più che all'epoca di Chesterton. Padre Brown è la caricatura del formidabile, intelligente e apparentemente stordito prete ispirato a padre John O' Connor. Il testo e la sceneggiatura non hanno niente di chestertoniano, ma potrei sbagliare. È molto più fedele la serie di sei puntate italiane con Rascel e Foà, in cui regista e sceneggiatore lavorarono benissimo (per favore, non mi dite che era lento: benedetta quella lentezza...! Sarebbe un giudizio bolso e fiacco, con rispetto parlando per chi lo formula). Non mi pare che ci siamo, ma dite pure la vostra.

Marco Sermarini

lunedì 9 marzo 2015

Luca, Rosalia e Cristina hanno in comune alcune cose...

... si sono incontrati a Roma dal Papa in occasione dell'udienza concessa a Comunione e Liberazione, ma hanno scoperto di essere tutti chestertoniani, e per noi non ha prezzo!

Chesterton fa scuola, la malattia dei pi nic sul pavimento di casa si diffonde...

Ne prendiamo atto con lieta soddisfazione.

Questa ce l'hanno mandata Martina e Fabio di Pescara, contagiati dall'esperienza di Cristian e Betta di Mantova…
Se la faccenda prende piede noi ne siamo entusiasti e pubblichiamo le prove dei vostri pic nic chestertoniani.

Sempre pronti a sostenere ogni slancio di normalità che passa per la vostra mente...

domenica 8 marzo 2015

Chesterton in altre parole



 Nella foto: Maisie Ward


Freda Spencer, una delle segretarie che si succedettero al servizio di Gilbert, ricorda come fosse meravigliata del tanto tempo e dei tanti sforzi che dedicava al "dare piacere e divertimento a persone totalmente irrilevanti" dotando "le banalità della vita" di "una ricchezza ed importanza che era essenzialmente cristiana" e ravvivando la monotonia quotidiana con tanto "divertimento e risa". Dall'altra parte ciò che "lo guastava e che rendeva davvero difficile la vita di chi doveva stare con lui era la sua assoluta avversione verso qualunque cosa che si avvicinasse alla disciplina, moderazione o ordine".

Maisie Ward, Chesterton.

Un aforisma al giorno & Chesterton in altre parole

Scrivendo sull'Illustrated London News a proposito della morte di San Pio X, Chesterton conveniva con tutti quegli innumerevoli giornali dalle vedute aperte e liberali che "sostenevano, con sottile forza e tutta la delicatezza necessaria" che il papà defunto aveva "avuti tutti i pregiudizi del contadino". Infatti disse: "Aveva un pregiudizio secondo cui la mistica parola 'sì' dovrebbe distinguersi dall'egualmente insondabile espressione 'no'" (Illustrated London News, XXX, 153).

venerdì 6 marzo 2015

Il signor Chesterton vi invita tutti al Chesterto Gala 2015...

Tweet da G.K. Chesterton (@GKCDaily)

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
The point of divorce is not that people are professing to be reckless, but that people are pretending to be respectable.


giovedì 5 marzo 2015

Un aforisma al giorno (riciclato ma non meno bello)

Un aforisma al giorno (quaresimale quanto mai)

"Cedere alla tentazione è come cedere ad un ricattatore: paghi per essere libero, ma ti ritrovi ad essere ancora più schiavo".

Gilbert Keith Chesterton, The Daily News

Il Gruppo Chestertoniano Modenese prende forma...

Caro presidente e cari chestertoniani tutti,

il gruppo chestertoniano modenese sta iniziando a prendere forma... no, forse è un po' prematuro. Per il punto a cui siamo è meglio così: il gruppo chestertoniano modenese sta cercando di costituirsi.

C'è stata una prima occasione di incontro lo scorso 7 febbraio ma è stata un po' boicottata dalla neve e alla fine assieme al promotore, Giovanni, c'erano solo altre due persone.
 
Con le email dei presenti e di quelli che avaveno manifestatro interesse è stata creata una mailing list attraverso la quale abbiamo raccolto e ci siamo scambiati un po' di informazioni, in particolare sulle opere che abbiamo letto e sulle nostre preferenze.

Sabato prossimo proviamo ad incontrarci di nuovo dalle 16 alle 17 (per ora le previsioni dicono che ci sarà il sole... speriamo!). Se qualcuno in zona vuole aggiungersi, ora che siamo agli inizi, sarà ben accetto. La prevalenza a quanto ho capito è di Modena e limitrofi, ma io sono in provincia di Bologna e sto più o meno alla stessa distanza di un bolognese. Gli incontri non saranno molto molto frequenti.

In ogni caso vi terremo aggiornati su quello che facciamo 

Chi volesse informazioni per raggiungerci sabato, scriva a: chestertonmodena@gmail.com

Alla prossima
Maria Grazia Gotti

mercoledì 4 marzo 2015

Una riflessione... dissidente sulla recente "riforma" delle banche popolari - di Benedetta Scotti

http://www.lintellettualedissidente.it/economia/morte-al-piccolo-capitale/

Gli atti di Fede e le Crociate - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

Gli atti di Fede e le Crociate - di Fabio Trevisan

"Gli atti di fede e le crociate, le gerarchie e le orribili persecuzioni non ebbero per scopo, come dicono gli ignoranti, la soppressione della ragione, bensì la difficile difesa della ragione".

zzchstr1Ai giorni nostri questa frase di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), tratta dal saggio Ortodossia del 1908, potrebbe suscitare perplessità e preoccupazione. Qualche pensatore moderno potrebbe addossare allo scrittore inglese la qualifica di guerrafondaio giustificazionista di ogni crimine della Chiesa e così via di questo passo. Nessuno sembra preoccuparsi della difesa della ragione, come espresso chiaramente da Chesterton. Il grande pensatore cattolico londinese intendeva preservare, con la ragione, l'autorità legittima: "Se l'antico anello dell'autorità sarà spezzato dallo scetticismo, nello stesso momento vedremo la ragione traballare sul suo trono".

Religione e ragione sedevano quindi sullo stesso trono, tanto che non poteva l'una prescindere dall'altra, essendo entrambe della stessa natura: "Di quanto la religione si allontana da noi, di altrettanto si allontana la ragione. Sono tutt'e due della stessa natura elementare ed autoritaria". Cosa accadde quindi quando il laicismo separò la religione dalla ragione ? Non solo divise la dimensione pubblica e quindi la regalità anche sociale di Nostro Signore Gesù Cristo da quella intimistica privata, ma indebolì di fatto la ragione e scardinò dal trono l'autorità papale, come espresso brillantemente in Ortodossia "Con una fune lunga e resistente abbiamo cercato di rovesciare la mitra dalla testa dell'uomo pontificale, ed è venuta giù anche la testa".

Con questa efficace ed attuale immagine scaturita dalla feconda penna di Chesterton, egli ha posto in rilievo come il pensiero abbia a che fare con l'atto di fede ed è quindi necessario difenderlo, in quanto collegato alla realtà ("La ragione stessa è materia di fede ed è un atto di fede asserire che i nostri pensieri hanno relazione con la realtà"). La ragione, radicata nella Realtà onnisciente di Dio, era posta a servizio della Sua autorità, Logos e Amore, ed era messa a disposizione dell'uomo.

Pertanto, come giustamente argomentava il grande pensatore di Beaconsfield, non poteva l'uomo zzchstr2dubitare di Dio, Ragione Suprema, Bontà infinita. Egli stigmatizzava l'ideologia moderna di dubitare della Verità oggettiva: "Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità; questa proposizione è stata esattamente rovesciata. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell'uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina". 

Chesterton caldeggiava con quel suo stile paradossale impareggiabile che si tornasse a ragionare, che si capisse come la difesa dell'ortodossia e del dogma fossero indivisibili dalla salvaguardia della religione cattolica. Solamente nella tutela dell'ortodossia stava la prospettiva della salute e della salvezza dell'anima e per questi fini si doveva combattere. Una delle cose a cui l'uomo doveva assolutamente pensare, ribadiva nel saggio Ortodossia, era l'Assoluto: "Uno dei primi bisogni dell'uomo è quello di essere qualche cosa di più di un pragmatista". Nel romanzo Uomovivo poneva il cappello sulla testa di ogni uomo poiché ciascuno potesse rendersi conto dell'autorità e della bellezza di essere creature ad immagine e somiglianza di Dio. Allo stesso tempo impediva che la mitra fosse levata dal capo del Pontefice.

A coloro che ancora oggi parlano dell'oscurantismo della Chiesa e condannano acriticamente le crociate, gli atti di fede e le gerarchie potremmo rispondere con Chesterton che furono baluardi per difendere la fede con la ragione.

Egli soleva dire: "La Chiesa deve avere molta cura nel precisare la sua dottrina affinché noi tutti possiamo vivere senza cura".

martedì 3 marzo 2015

Novità su Pump Street... - William Blake

Ancora: chi compra su Pump Street sostiene tre belle cose: la Società Chestertoniana, una grande idea (Pump Street è una piccola grande idea) e il distributismo, l'unica idea socioeconomica vera e sana.

Non dimenticatelo.

Novità su Pump Street... - Gli alberi dell'orgoglio

E ricordatevi che chi compra su Pump Street sostiene tre cose belle: una grande idea, la Società Chestertoniana ed il distributismo, l'unica idea socioeconomica vera e sana, senza tema di smentite.

I fratelli americani si preparano alla loro 34esima Chesterton Conference

... ma tra gli illustri ospiti e il maestro di cerimonie Dale Ahlquist (oramai uno di noi) c'è un carissimo amico che ha anche la tessera della SCI e parlerà di Chesterton ed Emilio Cecchi: è il nostro caro padre Spencer Howe!

lunedì 2 marzo 2015

Un aforisma al giorno

Una grande nazione, e una grande civiltà, ha seguito per cento o più anni una forma di progresso che si considerava indipendente da certi vecchi collegamenti, i quali coincidevano con antiche tradizioni riguardanti la terra, il focolare e l'altare. Quella nazione è progredita sotto la guida di leader che erano sicuri di sé, per non dire arroganti. Erano persuasi che le loro regole economiche fossero immutabili, che la loro teoria politica fosse giusta, che il loro commercio fosse benefico, che i loro parlamenti fossero popolari, che la loro stampa fosse illuminata, che la loro scienza fosse umana. Sulla base di questa certezza, hanno convinto il popolo a partecipare a nuovi e smisurati esperimenti; a fare della loro nazione indipendente un'eterna debitrice di pochi ricchi; ad accumulare un gran numero di proprietà private fidandosi dei finanzieri; a ricoprire al loro terra di ferro e pietre e a spogliarla di erba e grano; a eliminare il cibo dal proprio paese per poi ricomprarlo dai confini del mondo; a permettere che i ricchi diventassero ancora più ricchi e meno numerosi, e i poveri ancora più poveri e più numerosi; a perdere ogni forma di prosperità moderata e di schietto patriottismo, finché non ci sono più stati né indipendenza senza lusso né lavoro senza bruttezza; a lasciare che milioni di uomini dipendessero da una disciplina e da un sostentamento indiretti e lontani, ammazzandosi di lavoro senza sapere per chi e prendendo i mezzi di sussistenza senza sapere da dove. […] Se posso dire una parola ai principi e ai governanti di questo popolo, dirò con la stessa serietà di qualsiasi affermazione fatta da un uomo ad altri uomini: 'Per l'amor di Dio, nel nostro interesse, ma soprattutto nel vostro, non abbiate la fretta sconsiderata di dire alla vostra gente che non c'è modo di uscire dalla trappola in cui la vostra stoltezza vi ha guidato; che non esiste progresso tranne quello che è approdato a questo risultato […]. Gli uomini forse vi perdoneranno di avere sbagliato, ma potrebbero non perdonarvi di avere disperato.


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Di cosa parlavano l'articolo di Pietro Pisarra pubblicato su La Croix e l'articolo su La vie (grazie, Andrea Carbonari!)

Giorni fa avevamo segnalato un tweet di Pietro Pisarra, docente universitario italiano in Francia che ci segue su Twitter, e ora segnaliamo anche un altro articolo uscito su La Vie. In Francia, come molti sapranno, c'è una rinascita chestertoniana piuttosto interessante, grazie anche a Philippe Maxence; ecco cosa ci racconta il nostro Andrea Carbonari dell'articolo in questione (lui è tanto bravo, sa anche il francese!):


L'articolo di Pietro Pisarra 


pubblicato da La Croix presenta l'Autobiografia di zio Gilbert, intitolata in francese "L'uomo dalla chiave d'oro" (un riferimento al padre di GKC e il titolo di uno dei capitoli dell'opera). 

L'Autobiografia è stata da poco ripubblicata in Francia, anche se con una traduzione dall'inglese degli anni Quaranta. Il titolo è tratto dalla frase di Cecchi su GKC come vescovo e clown al contempo. 

Il pezzo tratto da La vie,


invece, è un articolo che parla a grandi linee del distributismo prendendo lo spunto dal romanzo "Sottomissione". Oltre che di zio Gilbert e di Belloc parla anche delle concrete esperienze imprenditoriali che si sono ispirate al distributismo, fra le quali la Mondragon Corporation spagnola e il Catholic Worker Movement. Spero di essere stato utile. Se hai bisogno di altro fammelo sapere. Saluti chestertoniani, Mr Pond.

domenica 1 marzo 2015

Un aforisma al giorno

L'uomo sulla nave da crociera ha visto tutte le razze umane e pensa alle cose che dividono gli uomini: alimentazione, abbigliamento, decoro, anelli al naso come in Africa o alle orecchie come in Europa, vernice blu tra gli antichi e vernice rossa tra i britannici moderni. L'uomo nel campo di caboli non ha visto nulla, ma pensa alle cose che uniscono gli uomini: la fame, i figli, la bellezza delle donne, la promessa o la minaccia del cielo.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

venerdì 27 febbraio 2015

Tweet da Piero Pisarra (@PieroPisarra)

Piero Pisarra (@PieroPisarra)
«Chesterton, évêque et clown ».
Mon dernier post pour le blog de La Croix
italie.blogs.la-croix.com/chesterton-eve…
@BellesLettresEd @Sochest @AmChestertonSoc


Appunto su Pound - di Piccolo da Chioggia (da Totalità)

«In forma di un commosso e gentile ricordo, uno scritto» di Ezra Pound «è dedicato a Gilbert Keith Chesterton, difensore delle cause nobili e, al pari di Pound, sincero ammiratore dell'Italia».

Il resto in questo collegamento.


http://www.totalita.it/articolo.asp?articolo=6644&categoria=1&sezione=0&rubrica=


mercoledì 25 febbraio 2015

Un aforisma al giorno (il babbo è a fare la foto...)


La verità è che, per una persona moderatamente povera, la casa è l'unico luogo di libertà. Anzi, l'unico luogo di anarchia. È l'unico posto sulla terra dove un uomo può cambiare le regole senza preavviso, fare esperimenti o soddisfare un capriccio. In qualunque altro luogo si rechi, deve sottostare alle rigide norme del negozio, della taverna, del club o del museo nel quale gli capita di entrare. In casa sua può consumare pasti sul pavimento, se cosi desidera. Io, per esempio, lo faccio spesso: mi dà la curiosa, poetica, infantile sensazione di fare un pic nic. Ma creerei non poco imbarazzo se cercassi di comportarmi così nella sala da tè XYZ. In casa propria un uomo può girare in vestaglia e pantofole, ma sono sicuro che non potrebbe farlo al Savoy, anche se non ho mai verificato personalmente. (...) Per un uomo alla buona e gran lavoratore la casa non è soltanto un posto squallido in un mondo di avventure. È anche l'unico posto libero in un mondo di regole e di compiti assegnati.

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

lunedì 23 febbraio 2015

Potere persuasivo di Gilbert...

Una mamma di famiglia, che lasciamo rigorosamente nel più rispettoso riserbo ed anonimato, scrive quanto segue (vi garantiamo che è tutto vero):

"Domani sera ho organizzato un pic nic in casa. Se vuoi sapere perché leggiti Cosa c'è di sbagliato nel mondo. Mi sono gasata così tanto che lo faccio pure io con famiglia e G.".

Unico commento: si inizia anche così...

Un passo dell'Uomovivo, ma lo vogliamo in inglese...! E' molto bello! E ricordiamoci che tutto quello che luccica è oro.

"What would be the good of gold," he was saying, "if it did not glitter? Why should we care for a black sovereign any more than for a black sun at noon? A black button would do just as well. Don't you see that everything in this garden looks like a jewel? And will you kindly tell me what the deuce is the good of a jewel except that it looks like a jewel? Leave off buying and selling, and start looking! Open your eyes, and you'll wake up in the New Jerusalem

"All is gold that glitters
Tree and tower of brass;
Rolls the golden evening air
Down the golden grass.
Kick the cry to Jericho,
How yellow mud is sold;
All is gold that glitters,
For the glitter is the gold.
"

Gilbert Keith Chesterton, Manalive

venerdì 20 febbraio 2015

Un aforisma al giorno

L’ortodossia è non solo (come spesso viene messo in evidenza) l’unico guardiano sicuro della morale e dell’ordine, ma è anche l’unico guardiano logico della libertà, dell’innovazione e del progresso.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Sabato 21/2/2015 dalle ore 21.00 il nostro presidente su Radio Maria sulla Scuola Libera "G. K. Chesterton"

La prossima puntata della trasmissione "La Dottrina sociale della Chiesa oggi", curata dall'Osservatorio di Dottrina Soviale Card. Van Thuan ogni terzo sabato del mese su Radio Maria, sarà dedicata al tema della "buona scuola". Questo sabato, dunque, 21 febbraio, dalle ore 21.00 alle 22.30, tratterranno l'argomento l'Avv. Marco Sermarini e l'Ing. Matthew Allen,  professionisti cattolici e padri di famiglie numerose accomunati dal praticare l'esperienza, alternativa a quella della "scuola di Stato" dell'homeschooling, o "scuola familiare". 

Nel collegamento qui sotto maggiori informazioni:

http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2083

giovedì 19 febbraio 2015

Ancora Solzhenitsyn, ancora distributismo in altre parole (grazie, Umberta Mesina)

«Ogni sindacato e ogni corporazione si sforza, usando tutti i mezzi possibili, di conquistare la posizione più vantaggiosa nell'ambito economico, ogni azienda mira ad espandersi ininterrottamente, ogni partito vuol governare il proprio Paese, gli Stati di media grandezza vogliono diventare grandi e quelli grandi dominare il mondo. 

Siamo sempre più che pronti a porre limiti agli altri – è di questo che i politici si occupano – ma oggigiorno l'uomo che suggerisca che uno Stato o un partito, senza costrizione e solo rispondendo a un'istanza morale, dovrebbe limitare sé stesso, si tira addosso il ridicolo. 

Siamo sempre alla ricerca ansiosa di modi per tenere a freno l'avidità smodata dell'altro uomo ma di nessuno si sente che abbia rinunciato alla propria avidità smodata. La storia conosce molte occasioni in cui l'avidità di una minoranza fu tenuta a freno, con molto spargimento di sangue, ma chi terrà a freno l'avidità esasperata della maggioranza e in che modo? Questo è qualcosa che essa soltanto può ottenere.»

«L'idea dell'autolimitazione in una società non è un'idea nuova. La troviamo un secolo fa in quei cristiani a tutto tondo come i Vecchi Credenti russi»


 — A. Solzhenitsyn, Voci da sotto le macerie, 1973


mercoledì 18 febbraio 2015

Tweet da G.K. Chesterton (@GKCDaily)

Buona Quaresima a tutti!

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
Asceticism is an act of freedom. Probably it is the freest of all acts of freedom.

#Lent2015


martedì 17 febbraio 2015

Un aforisma al giorno

Qualsiasi uomo può essere lodato, e a ragione. Anche soltanto stando in piedi su due gambe fa qualcosa che una mucca non sa fare.
Gilbert Keith Chesterton, L'utopia degli usurai
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/abilita/frase-148683?f=a:374>

lunedì 16 febbraio 2015

Fuochi verranno attizzati - di Fabio Trevisan - da Riscossa Cristiana

Fuochi verranno attizzati  

di Fabio Trevisan

"Le idee sono pericolose, ma l'uomo per cui sono più pericolose, è l'uomo senza idee… C'è un solo modo di proteggerci veramente contro l'eccessivo pericolo che rappresentano, ed è quello di essere imbevuti di filosofia e saturi di religione"

 .

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"Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate".

Queste frasi di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) riportate in corsivo sono spesso menzionate in convegni, blog, manifestazioni ed hanno avuto un considerevole successo in merito alle legittime battaglie contro l'ideologia gender. Siccome ho il sospetto che le citazioni chestertoniane non siano state lette nel contesto originario, a scanso di equivoci le riporto nel libro da dove sono state tratte.

Si trovano nella parte finale del saggio: "Eretici" del 1905, capitolo ventesimo dal significativo titolo: "Osservazioni conclusive sull'importanza dell'ortodossia". L'importante saggio (dedicato al padre) va letto in stretta continuità con il più famoso saggio successivo, Ortodossia del 1908 (dedicato alla madre), per almeno due motivi: 1) Eretici inizia con le Osservazioni preliminari sull'importanza dell'ortodossia, a ribadire quindi quanto la corretta dottrina fosse fondamentale ; 2) Ortodossia è una risposta alle lamentele di coloro che si erano risentiti dall'accusa di "eretici" e chiedevano a Chesterton di definire il suo pensiero.

Per Chesterton il tracollo mentale era qualcosa di manifesto (in Ortodossia uno dei primi capitoli si intitolava emblematicamente Il suicidio del pensiero) ed era conseguente all'attacco contro la metafisica ed i dogmi, come si trova esplicitamente dichiarato nel capitolo conclusivo del saggio Eretici"Il vizio nel concetto moderno di progresso intellettuale è quello di alludere sempre a qualcosa collegato con vincoli infranti, confini cancellati, dogmi scartati. Se esiste una cosa come la crescita intellettuale, questa deve indicare una crescita verso convinzioni sempre più definite, verso dogmi sempre più numerosi. Il cervello umano è una macchina per giungere a delle conclusioni…l'uomo può essere definito come un animale che produce dogmi…Se dunque, ripeto, deve esserci un progresso intellettuale, deve trattarsi di un progresso intellettuale nella costruzione di una precisa filosofia della vita. E quella filosofia della vita deve essere giusta e le altre filosofie devono essere sbagliate". La lunga citazione in cui mi sono dilungato si trova all'inizio del medesimo capitolo conclusivo e riassuntivo dove si possono cogliere le frasi iniziali in corsivo sovente menzionate.

Potremmo dire, usando le categorie moderne, che Chesterton si scagliava contro il "pensiero debole" ed il relativismo di cui ora sono imbevute le ideologie del gender: "Il mondo moderno è pieno di uomini che serbano i loro dogmi (gender, soggettivismo) con tanta forza che non sanno neppure che si tratta di dogmi…Accade che il progresso sia uno dei nostri dogmi, e un dogma corrisponde a qualcosa che non è ritenuto dogmatico". Contro l'arroganza di chi irrideva ai dogmi e all'ortodossia bisognava, per Chesterton, munirsi di una sana dottrina naturale e cristiana poiché la lotta per le buone idee costituiva una battaglia per difendere una filosofia completa della vita: "Le idee sono pericolose, ma l'uomo per cui sono più pericolose, è l'uomo senza idee…C'è un solo modo di proteggerci veramente contro l'eccessivo pericolo che rappresentano, ed è quello di essere imbevuti di filosofia e saturi di religione". 

Purtroppo il dibattito politico e culturale sulle questioni presentate da Chesterton è stato allora ed è ancor più ora deficitario, in quanto viziato dal concetto di "progresso intellettuale" e sbandierato come autentico inno libertario antidogmatico. Qualche riga prima delle frasi famose citate in corsivo, Chesterton riportava queste considerazioni di una stupefacente attualità: "Una divergenza di opinione sulla natura delle questioni parlamentari ha grande importanza; ma una divergenza di opinione sulla natura del peccato non ha alcuna importanza. Una divergenza di opinione sullo scopo della tassazione ha grande importanza; ma una divergenza di opinione sullo scopo dell'esistenza umana non ha alcuna importanza". In questo senso Chesterton poteva additare i pericoli della grande marcia della distruzione intellettuale: "Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo…Noi ci troveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto". 

E concludeva il libro: "Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto". Fanno rabbrividire queste meditazioni, che ci aiutano a comprendere meglio le citazioni spesso estrapolate dal suo pensiero. Riflessioni del 1905! Mi sia permessa un' ultima osservazione e qualche interrogazione un po' polemica: "Noi dove eravamo in tutti questi anni? Non ci siamo accorti di nulla?Perché non ci siamo mossi prima?Siamo imbevuti, come auspicava Chesterton, di filosofia e religione?".

sabato 14 febbraio 2015

venerdì 13 febbraio 2015

Un aforisma al giorno

C'è un vantaggio nelle radici, si chiama frutto.

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù da La serietà non è una virtù 

Un aforisma al giorno

L'errore di Peter Pan è insito nella nuova teoria della vita. Lo potrei definire il "Peter panteismo". È il concetto secondo cui non esiste alcun vantaggio nel mettere radici. Eppure se parlassimo in modo intelligente all'albero più vicino, l'albero ci direbbe che siamo degli stupidi senza spirito di osservazione.

Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù 

martedì 10 febbraio 2015

Se potessi prendere una sola citazione di Chesterton, quale sarebbe la tua preferita?

Imitando i nostri cugini americani che hanno chiesto: ma se potessi prenderne una sola, quale sarebbe la tua citazione preferita di Chesterton? estendiamo a voi questo arcano e difficilissimo quesito: se potessi prendere una sola citazione di Chesterton (opera assolutamente difficile e per l'Uomo Vivo praticamente impossibile), quale sarebbe la tua preferita?

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Chiaramente non si vince niente se non il piacere psicofisico di vederle tutte allineate e coperte come soldatini.

Buon divertimento!

lunedì 9 febbraio 2015

Da Umberta Mesina - Elementi di distributismo: la scienza dell'economia

Grazie a Umberta Mesina - l'orginale è in questo collegamento: https://initaliano.wordpress.com/2015/02/07/la_scienza_dell_economia/

Mia traduzione dell'articolo Distributism Basics: The Science of Economics, di David Cooney, 19 dicembre 2013. Anche le note sono mie. 

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Sembra che esista una teoria, diffusa tra gli avversari del distributismo, secondo la quale i distributisti o non comprendono la scienza dell'economia oppure non credono che l'economia sia una scienza. A sentir loro, noi non accettiamo le leggi circa domanda e offerta, scarsità dei beni, la teoria dei rendimenti marginali o i molti altri aspetti della scienza economica. Questo, ovviamente, non ha senso.
Permettete che mi spieghi. Io non nego che tutto questo sia parte dell'economia. Il punto in cui noi distributisti ci troviamo in disaccordo con i nostri detrattori (perlopiù capitalisti) riguarda esattamente che tipo di scienza sia l'economia e come ognuno di quegli elementi dell'economia debba essere considerato in relazione ad altri elementi. Com'è che, prima del crollo economico del 2008, solo una manciata di economisti aveva predetto il collasso? In quale altra scienza gli "esperti", se le loro predizioni falliscono, possono permettersi di biasimare altri e contemporaneamente affermare che i loro modelli erano corretti?
La scienza è la disciplina che applica i principi della ragione ad un segno[1] per poter raggiungere una conclusione riguardo alla causa del segno osservato. Anche nei campi più teorici, la scienza si basa sui segni a disposizione. Qualunque scienza, se vuol essere accurata e utile, deve confrontarsi con i fatti a disposizione secondo la loro natura. Questo, secondo me, è dove gli "esperti" economisti sbagliano. Il motivo per cui dico che sbagliano su questo punto non è perché sia sbagliato ciò che essi studiano in campo economico, ma perché non includono nei loro modelli un elemento importante della natura dell'economia. Questo elemento sono le persone.
Con questo, non intendo che essi ignorino del tutto le persone, nei loro modelli economici. Se fosse così, la pubblicità non sarebbe un'industria miliardaria. I pubblicitari, tuttavia, sanno che persone diverse reagiscono a pubblicità diverse, e pur con tutta la loro vasta conoscenza del comportamento possono commettere errori monumentali. Perché dunque così tanti esperti di economia trattano l'economia come se fosse una scienza speculativa, pura[2], soggetta a rigorose leggi naturali come la chimica o la fisica?
"Speculare" significa "osservare"[3]. Le conclusioni delle scienze speculative si basano sul vedere l'oggetto che si studia. Questo "vedere" può consistere in qualunque affidabile forma di osservazione. Anche lo studio della natura umana (psicologia filosofica) è una scienza speculativa. Le scienze speculative servono a conoscere e le conclusioni che ne otteniamo sono informazioni. Le scienze applicate, invece, servono a fare. Le conclusioni delle scienze applicate riguardano il come applicare le conoscenze ottenute dalle scienze speculative. Un conto è conoscere la fisica di un arco, ma sapere come sia meglio introdurre un arco in un edificio è tutt'altra cosa. È possibile inserire un arco in un edificio in maniera tale che l'arco sia perfettamente funzionante ma la sua posizione guasti la funzionalità dell'edificio.
La funzione di base dell'economia è quella di provvedere ai bisogni e alle necessità della famiglia tramite relazioni di transazione con altri. Benché l'economia riguardi i bisogni materiali, a costituire l'oggetto di studio dell'economia sono le relazioni di transazione attuate per soddisfarli. L'economia è un'attività umana che comprende una relazione tra persone, perciò il suo fattore di base è la natura umana. La legge di domanda e offerta e gli altri fattori che gli economisti studiano sistematicamente sono parti dell'economia. Sono elementi che influiscono sulle transazioni ma l'economia riguarda le transazioni in sé – e le transazioni sono relazioni. Di conseguenza, l'oggetto dell'economia è la relazione tra esseri umani che attuano transazioni. L'economia è una scienza, ma è una scienza applicata.
Poiché l'economia riguarda un certo tipo di relazione tra esseri umani, le sue conclusioni devono basarsi sulla natura umana ed essere coerenti con essa. L'economia, quindi, riguarda il come le persone dovrebbero comportarsi l'una verso l'altra nelle transazioni, non importa quanto insignificanti, volte a soddisfare i loro bisogni e necessità. Questo è vero per entrambe le parti di ogni transazione economica, perché sia l'acquirente sia il venditore si coinvolgono nella transazione per soddisfare i propri bisogni e necessità. In altre parole, l'economia riguarda l'etica, che è lo studio serio e scientifico dell'agire secondo l'umana natura.[4]
Si possono realizzare grandi cose quando la relazione tra scienze pure e applicate è compresa e rispettata. Le scienze pure ci danno tutte le informazioni necessarie a raggiungere la Luna, le scienze applicate sono quelle che effettivamente ce la fanno raggiungere. Nelle scienze pure, risultati costanti ci consentono di predire delle conseguenze. Invece le conclusioni delle scienze applicate non sono dello stesso tipo di quelle delle scienze pure. Possiamo predire con ragionevole affidabilità che cosa accade quando mescoliamo due reagenti chimici in determinate condizioni perché in passato abbiamo osservato sempre lo stesso risultato quando gli stessi reagenti erano mescolati nelle stesse condizioni. Le scienze applicate invece riguardano ciò che si dovrebbe fare, riguardano il come usare le informazioni che abbiamo appreso dalle scienze pure.
Un accordo finanziario che sulla carta sembra ottimo può essere respinto per disaccordi personali, pregiudizi, perché una delle due parti lo ritiene immorale o soltanto perché una delle due parti punta a qualcosa di meglio. D'altro canto, certi accordi possono essere accettati semplicemente perché porteranno grandi guadagni, senza riguardo per altri fattori. Tutte queste decisioni sono decisioni economiche, ma sono basate su cose che vanno oltre ciò che gli economisti dicono essere parte della vera scienza economica. Per questo motivo gli economisti non sono in grado di predire – sono realmente nell'impossibilità di predire – qualcosa come un giocatore di football  che abbandona una carriera promettente senza neanche aspettare che maturi il piano pensionistico della NFL.[5] Simili azioni non si accordano con i loro modelli ma questa scelta è una decisione di tipo economico da parte di quel giocatore.
Mentre la maggior parte degli economisti affermerà che ognuno debba comportarsi in maniera etica negli affari economici, essi continueranno però a negare che l'etica sia parte dell'economia. In un certo senso, hanno ragione. L'etica non è parte della scienza economica; è l'economia a far parte della scienza dell'etica. L'economia non può essere separata dall'etica perché è una branca dell'etica. Comportarsi in maniera etica nella propria attività economica non è semplicemente "buon senso degli affari", è un elemento essenziale e irrinunciabile di qualunque attività economica. Ecco perché l'espressione "niente di personale, sono solo affari" è incompatibile con il distributismo. L'economia è un'azione umana che si attua in una relazione tra persone. Non può essere altro che personale.
I distributisti non affermano che il fallimento degli economisti nel predire accuratamente i risultati economici dipenda dal fatto che l'economia non è una scienza, ma dal fatto che è un altro tipo di scienza da quel che gli economisti pensano. I loro modelli falliscono perché osservano le persone come numeri economici o più verosimilmente perché osservano i numeri economici senza considerare adeguatamente le relazioni tra quei numeri e le persone in carne ed ossa, più preoccupate dei problemi immediati nel sostenere la famiglia che dell'andamento di una compagnia multimiliardaria sul mercato finanziario. Ritengo che sia questo il motivo per cui i recenti sforzi per sostenere l'economia sono falliti. Hanno dato miliardi di dollari alle più grandi banche così che potessero prestarli. Non solo hanno mancato di vedere che le persone non erano disposte a indebitarsi ancora di più, ma in aggiunta hanno biasimato quelle stesse persone per la persistente mancanza di ripresa economica. Chiedo di nuovo: in quale altra scienza gli "esperti" possono biasimare il pubblico per il fallimento delle proprie predizioni e ancora insistere a dire che i loro modelli sono corretti? I loro modelli falliscono perché considerano l'economia come una scienza pura anziché come la scienza applicata che essa è.
Qualcuno proverà a sostenere che questa non è vera scienza. Si sbaglia. La scienza è l'applicazione dei principi della ragione a un segno per raggiungere una conclusione circa la causa del segno osservato. La causa dell'attività economica è la natura umana: abbiamo bisogni e desideri. Noi osserviamo i segni a partire dallo studio della natura umana e dello scopo ultimo per cui la natura umana esiste. Esaminiamo particolari azioni economiche e usiamo i principi della ragione per arrivare a conclusioni non solo circa gli aspetti monetari delle transazioni ma chiedendoci se essi sono adeguati alla natura umana, se aiuteranno quella natura a compiersi o se ostacoleranno il compimento. Le conclusioni non sono basate sulle mode attuali ma su oltre 2.300 anni di studio della natura umana.
L'economia non è la scienza del denaro e di come ottenere il maggior profitto. Essa è la scienza del determinare come le persone dovrebbero agire nelle relazioni di transazione in maniera che sia coerente con la loro vera natura per soddisfare i bisogni e le necessità delle loro famiglie.
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[1] L'Autore utilizza il termine evidence, il quale indica una realtà che c'è e si vede (evidence ha la stessa radice di "evidente", qualcosa che sta davanti agli occhi) ma che rimanda all'esistenza di qualcos'altro. Una realtà che c'è e rimanda ad altro può essere detta "segno" oppure "prova". Qui però usare "prova" sarebbe inopportuno: le scienze non studiano prove, studiano oggetti e cercano di capire da dove vengono. Mi pare che "segno" rispetti al meglio il termine che l'Autore ha scelto.
[2] L'Autore utilizza la divisione delle scienze in speculative (speculative sciences) e pratiche (practical sciences) usata da san Tommaso d'Aquino, che a sua volta riprendeva Aristotele. Le scienze speculative, o teoretiche, sono quelle che hanno per oggetto lo studio della realtà in sé stessa: matematica, fisica, di cui fanno parte le scienze naturali, e "filosofia prima", vale a dire metafisica o teologia. Le scienze pratiche applicano a scopi di utilità pratica le conoscenze provenienti dalle scienze speculative e, per questo, si dicono anche applicate: l'architettura e l'ingegneria sono gli esempi normalmente riportati. Le principali scienze speculative sono anche dette pure ma non tutte le scienze speculative sono pure; nella traduzione, tuttavia, ho usato sia "pure" sia "speculative".
[3] In latino, il verbo speculare, da cui deriva in inglese to speculate, significa "osservare", e in inglese, come in italiano, è passato innanzitutto a indicare l'azione di chi osserva qualcosa e la considera per capire da dove provenga e quali siano le sue caratteristiche peculiari. Il significato di "approfittare di una situazione" è posteriore, anche se il legame con l'osservare rimane chiaro.
[4] Questa definizione può sembrare stravagante, perché noi siamo abituati a pensare che "etica" sia sinonimo di "morale", ma in effetti i due termini non sono equivalenti.
[5] Negli Stati Uniti esistono piani pensionistici vincolanti per un certo numero di anni: il dipendente garantisce al datore di lavoro di rimanere alle sue dipendenze per il periodo stabilito, dopo il quale matura il diritto alla pensione concordata e può trasferirsi in un'altra azienda senza perdere tale diritto. Se il lavoratore lascia il datore prima della scadenza stabilita, invece, non ha diritto a niente. Le squadre della National Football League (NFL) usano appunto questi piani. Nel 2013 il giocatore dei Denver Broncos John Moffitt, 27 anni, ha lasciato la carriera da professionista di football e la squadra senza attendere che scadesse il vincolo stabilito – e ha ovviamente rinunciato a tutti i compensi delle stagioni per cui aveva firmato, oltre che alla pensione. Lo ha fatto semplicemente perché non era contento di quel che faceva e gli pareva «follia mettere a repentaglio il tuo corpo, il tuo benessere e la tua felicità per soldi».

Aleksandr Solzhenitsyn (sì, lui) e il distributismo.

Nel profilo Facebook "Hilaire Belloc" abbiamo trovato questa breve ma significativa affermazione sul romanziere russo Aleksandr Solzhenitsyn e abbiamo chiesto alla nostra Umberta Mesina di tradurla per noi, con il consenso del… "signor Hilaire Belloc" (e ringraziamo tutti e due, Umberta e il "signor Belloc").


"Sembra che Aleksandr Solzhenitsyn, il romanziere e storico russo, critico del totalitarismo sovietico (e della decadenza dell'Occidente), sia arrivato a conclusioni su argomenti socioeconomici e politici che sono molto vicine alle idee del distributismo. 

Per esempio, Solzhenitsyn dice che «senza un governo locale autonomo e ben costituito non ci può essere vita stabile e prospera e il concetto stesso di libertà civili perde ogni significato». Questa affermazione sottintende il principio di sussidiarietà. 

Riguardo all'economia egli afferma che «occorre dare largo spazio alla sana iniziativa privata e bisogna incoraggiare e proteggere le piccole imprese private di ogni tipo, poiché sono loro che assicureranno la più rapida fioritura di ogni località. Allo stesso tempo dovrebbero essere posti robusti limiti legali ad una concentrazione incontrollata di capitali; nessun monopolio dovrebbe essere permesso in alcun settore e nessuna impresa dovrebbe essere controllata da nessun'altra. La creazione di monopoli porta con sé il rischio di un progressivo peggioramento della qualità: un'azienda potrebbe permettersi di offrire beni che durano poco per sostenere la domanda»

Il biografo Joseph Pearce nota che «c'è una notevole affinità tra questi suggerimenti e quelli offerti da Schumacher in Piccolo è bello e da G. K. Chesterton e Hilaire Belloc nei loro inviti al distributismo».  (Solzhenitsyn: A Soul in Exile, Ignatius Press, pag. 269) 

Suppongo che questa «notevole affinità» sia un esempio del detto Le grandi menti pensano allo stesso modo. [N.d.T. In inglese, Great minds think alike; in italiano non esiste una formula idiomatica equivalente]".


Poi la nostra Umberta aggiunge (e noi pubblichiamo):

Sul web ho trovato questa intervista su Zenit (in inglese, la versione italiana non c'è: http://www.zenit.org/en/articles/solzhenitsyn-s-prophetic-voice), dove dicono che S. pensava che capitalismo e socialismo avessero lo stesso nucleo e quindi commettessero gli stessi errori. E questo è ciò che dice anche il distributismo, benché S. ci fosse arrivato tramite la sua personale storia, indipendentemente da Chesterton e Belloc. E' molto interessante.
Davvero il mondo è pieno di sorprese, io non avrei mai pensato a Solzhenitsyn come a un potenziale distributista!


Chesterton e il matrimonio, per chi non vuole capire...