giovedì 19 aprile 2012

Oggi è il 19 Aprile 2012 per cui...

... fanno sette anni esatti dall'elezione al Soglio di Pietro di Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI.
Che dire, se non grazie, mille volte grazie a Dio che ce l'ha dato?

mercoledì 18 aprile 2012

In occasione del settimo anniversario dell'elezione al Soglio di Pietro di Papa Benedetto XVI

"Le vie del Signore non sono comode, ma noi non siamo creati per la comodità, bensì per le cose grandi, per il bene". 

Benedetto XVI

Un aforisma al giorno (grazie, Annalisa Teggi)

«È abbastanza vero che ogni uomo deve avere un colpo di genio, perché ha solo un colpo in canna – e viene gettato nudo nella battaglia. La pretesa del mondo bussa direttamente alla sua porta. In breve (come suggerisce il libro del Successo) egli deve dare “il suo meglio”, e quanta poca parte di lui è “il suo meglio”! Il suo “discreto” è spesso molto meglio. Se è il primo violino, allora è costretto a suonare per sempre, dimenticandosi che è una gradevole e buona cornamusa, una bella e discreta stecca da biliardo, un fioretto, una penna a sfera, una partita a bridge, una pistola e un’immagine di Dio»


Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Giovanni Lindo Ferretti su Avvenire - Se tutto crolla, forse è perché abbiamo edificato sulla sabbia

Se tutto crolla, forse è perché abbiamo edificato sulla sabbia

La pala eolica che, solitaria, s'ergeva sul nostro crinale è crollata schiantandosi sulla boscaglia. Per lo più immobile, nella sua superba inutilità, si stagliava contro il cielo come feticcio dei nuovi tempi già malandati. Monito per valligiani e turisti: «Convertitevi alla green economy, coltivate pannelli solari, innalzate pale, sacrificate al sole e al vento e sarete beneficiati da sussidi economici e onori mediatici». Qualche volta funzionava ed era la materializzazione di un incubo aereo, un vorticare metallico, un sordo affettare che attanaglia calando dall'alto. (...).

Il resto dell'articolo è qui.

Rassegna asiatica (da AsiaNews)


CINA - VATICANO
Liberati due vescovi sotterranei, ma molti sacerdoti vengono arrestati
di Wang Zhicheng
Mons. Shao Zhumin è stato arrestato per quattro settimane, interrogato, portato "in vacanza" lontano dalla sua diocesi, "consigliato" ad entrare nell'Associazione patriottica. Il modello da seguire: il vescovo scomunicato Lei Shiyin. Mons. Jin Lugang trattenuto per quattro giorni per non fargli celebrare il triduo pasquale con la sua comunità. Decine di sacerdoti sotterranei vengono trattenuti per settimane e sottoposti a "sessioni politiche". La sicurezza prima del Congresso del Partito comunista e il disegno di far scomparire la Chiesa sotterranea.
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17/04/2012
CINA
Pechino, chiede giustizia al governo: viene violentata dalla polizia
La pubblica sicurezza cinese - forte del nuovo diritto penale - arresta, violenta e condanna ai lavori forzati persino le donne disabili. I casi di Zhao Guixian e Zhu Guiqin.
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17/04/2012
CINA - USA
Cresce il debito Usa nelle mani della Cina. Scendono gli investimenti diretti dall'estero
Pechino possiede ora 1178,9 miliardi di dollari. Nel 2011 aveva ridotto la sua posizione, tornata ad aumentare quest'anno. Gli investimenti diretti stranieri sono scesi del 6,1%. La Cina sconta il rafforzamento dello yuan e la competizione di altri Paesi come Vietnam e Indonesia.
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17/04/2012
VIETNAM
Scrivono di scioperi e giustizia: il governo vietnamita processa tre blogger
Alla sbarra Nguyen Van Hai, Phan Thanh Hai e Ta Phong Tan per "propaganda contro il Partito unico comunista". Gli articoli apparsi sul sito web Free Journalist Club, che essi hanno contribuito a fondare. I legali nutrono "poche speranze" di evitare una condanna. Essi rischiano fino a 20 anni di galera.

martedì 17 aprile 2012

Vatican Insider Chestertoniano

Cari Amici della SCI,
vi invio il link a un articolo di Vatican Insider di Michelangelo Nasca in cui Joaquìn Navarro-Valls parla di Benedetto XVI. L'articolo comincia con una citazione di GKC.
Saluti chestertoniani,
Andrea Carbonari

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Un aforisma al giorno

Si troverà più e più volte, nella storia ecclesiastica, che la nuova partenza, l'innovazione audace, il partito progressista, dipese interamente dal Papa. Trovò ovvia resistenza più o meno negativa da parte dai vescovi, dai canonici, il clero in possesso in una soluzione politica e patriottica... In qualunque momento apparve, nella storia cattolica, un esperimento nuovo e promettente, più audace e più ampio e illuminato della routine esistente, quel movimento ha sempre finito per essere identificato con il Papato; perché il Papato da solo lo ha confermato contro l’ambiente sociale resistente che era a pezzi.

Gilbert Keith Chesterton, Chaucer

Un aforisma al giorno

Le bizzarrie non impressionano le persone bizzarre. Questa è la ragione per cui per le persone normali il tempo trascorre in maniera più eccitante, mentre la gente bizzarra sta sempre a lamentarsi della monotonia della vita.
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un suggerimento da Annalisa Teggi (da Tempi): "Mi chiamo Susanna, ho la Sla e voglia di vivere. E vi scrivo con gli occhi"

http://www.tempi.it/mi-chiamo-susanna-ho-la-sla-e-vi-scrivo-con-gli-occhi#.T4rXRcoSO5s.twitter

lunedì 16 aprile 2012

Gianfranco Amato - L'incoerenza dell'autodeterminazione

da Cultura Cattolica: http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=29823

Gianmaria Spagnoletti, nostro collaboratore, ci segnala un miracolo...


Che l'Espresso citi Chesterton per me è un miracolo.
http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350221

Un cordiale saluto
Gianmaria Spagnoletti

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Ma c'è un infiltrato nostro amico...!

L'Uomo Vivo


Da Tempi - Tremende Bazzeccole - Non siate schizzinosi. Il latte viene dalla mucca sporca, non dal negozio pulito (di Annalisa Teggi)

Ammettiamolo: meritocrazia è una parola brutta. È brutta perché sembra contenere una promessa di giustizia e di valorizzazione personale. Infatti la usano i politici. Tutti. È una parola trasversale, che mette d'accordo destra e sinistra e centro. Qualche sera fa sul palco di Bergamo, nella giornata della epocale pulizia leghista, Bobo Maroni ha creduto di sottolineare l'avvento di un nuovo inizio proclamando: «Meritocrazia e largo ai giovani!». Suona bene nel reame incantato e fantastico della politica; giurerei che anche la signora Susanna Camusso ruberebbe di bocca queste parole all'ex-ministro padano. E, se non altro, il fatto che una parola come «meritocrazia» stia sulla bocca di tutti i politici dovrebbe un po' metterci sul chi va là. Non perché sia clamoroso che i politici vadano d'accordo su qualcosa, ma proprio perché, in realtà e ahimé, sulle questioni davvero serie sono proprio tutti d'accordo nel farci vedere le cose dall'angolatura sbagliata. 

È una cosa davvero strana quanto consueta. Sebbene tutti noi abbiamo da un bel po' perso qualsiasi stima nei confronti di qualunque essere vivente si fregi del titolo di Onorevole, e siamo - direi - quasi tutti d'accordo sul fatto che se dovessimo andare a votare domani sarebbe dura (anche usando il criterio di "scegliere il male minore"), eppure continuiamo a pensare le cose in modo politico, o per dirla meglio, in politichese. Perché, in realtà, pensare le cose in modo politico - cioè pensare a noi in rapporto alla comunità in cui viviamo - è giusto; ma è sbagliato pensarle in politichese - cioè pensare a Noi in rapporto alla Comunità. 

Un idealismo distorto ci ha consegnato la più tremenda delle bugie: ci siamo convinti che il mondo, così com'è, è brutto. È accaduto semplicemente perché siamo arrivati a ritenere che sia vero quel cortocircuito del pensiero in base a cui, visto che le cose dovrebbero andare meglio, allora le cose così come sono non vanno bene, nel senso che sono sbagliate. La tensione alla compiutezza è ciò che definisce la nostra stessa natura di uomini e si manifesta concretamente nel nostro indaffararci verso un miglioramento (in qualsiasi ambito e contesto, dal risparmiare per poter aggiustare la lavatrice fino alle scelte che impongono al nostro pensiero il problema della felicità). Ma ci siamo dimenticati che incompiutezza non è mai stato sinonimo di sbaglio. Il sentimento di una mancanza è un punto di vista positivo su ciò che ci manca, non un giudizio negativo su ciò che già c'è. Questo è il cortocircuito da disinnescare, perché se puntiamo l'arma del merito e del meglio verso la nostra quotidianità non può che derivarne un assassinio. O meglio un suicidio, un negarci le cose che bene-o-male ci sono.

E non posso che definire un suicidio quel che ho letto in uno dei blog al femminile del Corriere dalla voce di un padre che ha commentato il post "Perché il matrimonio fa paura?" scrivendo: «Da padre di famiglia e marito posso dire che, se potessi tornare indietro, me ne guarderei bene dal mettere al mondo mio figlio (che adoro ma proprio perché gli voglio bene non dovrebbe vivere in un mondo come questo), dal prendere moglie (disoccupata da 6 anni e oggi, a 50 anni, la guardano come se fosse una pazza a voler lavorare, anche solo come donna delle pulizie). Fossi single potrei vivere col mio stipendio senza dover rinunciare a tutto (ferie, dentista, cinema, cene fuori, sere con amici, un paio di scarpe, tagliando per l'auto ecc …)».

Non mi sogno neanche lontanamente di ridicolizzare quello che ho appena riportato, lo prendo sul serio perché non sono estranea dal cadere in queste trappole del pensiero e dico che questo è parlare senza ascoltarsi; è parlare di Noi e non di noi. Con altrettanta serietà sono convinta che lo stesso uomo preso in un momento diverso, meno riflessivo ed equilibrato - diciamo: sul divano di casa, al rientro da una pessima giornata lavorativa, con la moglie che brontola in cucina e il figlio super-mega-attivo che gli racconta ogni dettaglio della gita alla fattoria - sarebbe talmente poco lucido, e perciò molto assennato, da accorgersi che single vuol dire "solo". Ecco, quello che dobbiamo fare è costringerci ad essere talmente stanchi da smettere di essere riflessivi ed equilibrati. La scena che ho appena descritto è uno degli spunti più comuni che troviamo in tanti sketch comici: la moglie petulante, il bambino iperattivo e combina disastri, il marito stanco e spiaggiato sul divano a implorare: «Ah! Se fossi single…». E non credo che queste scenette ci facciano ridere perché siamo davvero convinti che quell'uomo sarebbe più felice da single.

In effetti, l'umorismo è forse la giusta chiave di accesso per smontare quella inconsistente e falsa illusione sul mondo "che va male e quindi è sbagliato". Nonostante tutto, noi non ci siamo davvero dimenticati di ciò che è sacrosantamente sano e vero per noi (e non per Noi). E, infatti, ce ne ricordiamo quando ridiamo. Non mi riferisco però ai quei seriosi paladini della Satira che riescono sì e no a strapparci qualche sorrisetto ridicolizzando le miserie del nostro paese e lasciandoci un vago retrogusto amaro nella testa e nel cuore. Mi riferisco ai comici veri e propri, quelli che ci fanno ridere con la pancia e che sguazzano nei luoghi comuni più comuni. Mi riferisco all'automobilista milanese perennemente inc… oppure al postino pugliese sfaccendato che reclama il diritto ad avere almeno un giorno di ferie all'anno, dopo averne trascorsi 364 in malattia. 

Questa è sempre stata la giusta angolatura per guardare le cose del mondo, è quel sentimento del contrario - direbbe Pirandello - per cui guardandoci in faccia dal di fuori ci vien da ridere. E la risata di pancia proclama che noi, in fondo in fondo, abbiamo ancora un'altissima e sana coscienza di noi stessi - che non è meritocratica. Perché quando noi ridiamo per il marito vittima della domesticità, per l'automobilista milanese e per il postino pugliese non stiamo in prima istanza pensando che c'è qualcosa di meglio della famiglia, occorrerebbe migliorare la circolazione milanese e che la gestione degli uffici pubblici dovrebbe essere più meritocratica. Ridiamo perché ci riconosciamo nell'uomo medio. Ridiamo perché ci riconosciamo nell'uomo comune che saltellando e inciampando si è sempre barcamenato tra il lavoro e i fatti della vita. E ridiamo perché l'uomo comune ci piace così com'è. E ridiamo perché, in fondo e comunque, non lo vorremmo vedere cambiato di una virgola. Non ci vivremmo mai in un mondo perfetto fatto di automobilisti cortesi e postini stacanovisti. Che non è in contraddizione col dire che non vogliamo neppure vivere in un mondo pieno di pirati della strada e di falsi invalidi.

La regola sul meglio e sui meriti possiamo tollerarla entro i cancelli del regno delle leggi di mercato e dei concorsi e del lavoro. Insomma, in quella poca parte di noi in cui per tenere in piedi le cose dobbiamo costringerci all'efficienza (altra parola brutta). Così mi ha insegnato il signor Chesterton, facendomi proprio notare che - in effetti - "il meglio di me" è così poca parte di me, e forse non è neppure la parte più simpatica e significativa di me. 

«È abbastanza vero che ogni uomo deve avere un colpo di genio, perché ha solo un colpo in canna – e viene gettato nudo nella battaglia. La pretesa del mondo bussa direttamente alla sua porta. In breve (come suggerisce il libro del Successo) egli deve dare "il suo meglio", e quanta poca parte di lui è "il suo meglio"! Il suo "discreto" è spesso molto meglio. Se è il primo violino, allora è costretto a suonare per sempre, dimenticandosi che è una gradevole e buona cornamusa, una bella e discreta stecca da biliardo, un fioretto, una penna a sfera, una partita a bridge, una pistola e un'immagine di Dio» (da Cosa c'è di sbagliato nel mondo).

Per migliorare davvero le cose e in modo politico occorre non essere schizzinosi, il nostro contributo è richiesto ed è richiesto tutto; molte delle cose buone che quotidianamente facciamo sono frutto del nostro "discreto" se non persino del nostro "peggio". E, per usare ancora una volta un'immagine del signor Chesterton, ridursi a ragionare in modo astrattamente meritocratico sulle cose significa diventare come quella gentildonna inglese che si lamenta, scoprendo improvvisamente che il latte viene da una mucca sporca e non da un negozio pulito. 

Buon compleanno, Vostra Santità!

Ad multos annos!

Che il Signore Nostro Gesù Cristo la conservi e la sostenga!

sabato 14 aprile 2012

Neil Gaiman, l'autore di Coraline, spiega il suo interesse per JRRT, CSL e GKC

http://journal.neilgaiman.com/2012/01/speech-i-once-gave-on-lewis-tolkien-and.html

Vi abbiamo più volte parlato dell'interesse di Neil Gaiman per GKC.

Ora, nel suo sito, abbiamo scoperto questo discorso dato da Gaiman nel 2004 ad un incontro della Società Mitopoietica in cui l'autore di Coraline spiega il suo interesse per Tolkien, Lewis e Chesterton, colorando il tutto con particolari autobiografici.

In pratica Chesterton è stato scoperto a scuola mentre si faceva passare un falso mal di testa in biblioteca...!

Qui sopra il collegamento.

venerdì 13 aprile 2012

Errico Buonanno descrive il Titanic in settanta tweet e chi ci scappa? GKC, of course.

Qui:

http://www.google.it/search?q=chesterton&ie=UTF-8&oe=UTF-8&hl=it&client=safari

Radio Vaticana sul libro di Andrea Monda "Benedetta umiltà"

D. - "L'umiltà accompagna ogni grande gioia della vita con la precisione di un orologio", diceva Chesterton, uno degli autori preferiti di Joseph Ratzinger. Il Papa è davvero un uomo gioioso...

R. - Spesso il Papa cita Chesterton, questo scrittore inglese umorista, che è poi il grande cantore della gioia. Se andiamo a vedere proprio la parola "gioia" nel linguaggio e nei discorsi di Benedetto XVI, potremmo scoprire che, forse, è la parola più volte ricorrente! E' il grande Papa della gioia, io dico addirittura il grande Papa dell'umorismo, di quest'umiltà e di quest'umorismo che vanno insieme, perché provengono entrambe da "humus", ossia dalla terra. Questa semplicità di Ratzinger la vediamo anche quando parla, perché lo fa con poche parole - le sue Encicliche sono brevi, così come i suoi discorsi -, ma queste sono così nitide e così chiare perché hanno a cuore soltanto un punto essenziale: direi che questo è un Papa dell'essenza delle cose, va cioè sempre all'essenza di tutti i discorsi. Lo ha detto bene nel libro-intervista "Luce del mondo" quando afferma che "il filo conduttore della mia vita è questo: il cristianesimo dà gioia ed allarga gli orizzonti". In questa piccola frase c'è già, in nuce, tutto il Pontificato: da una parte l'annuncio della gioia cristiana, che Cristo è risorto e vince la morte, e dall'altra che questa gioia non toglie nulla all'uomo ma, addirittura, gli fa allargare i propri orizzonti. (vv)

Qui il resto dell'articolo:

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/articolo.asp?c=579227

giovedì 12 aprile 2012

Omaggio al Papa | Invito per il 16 aprile, a Roma





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La RAI fa un'indagine sul libro cristiano che ci ha cambiato la vita...

http://raivaticano.blog.rai.it/2012/04/10/il-libro-cristiano-che-vi-ha-cambiato-la-vita/

Qui trovate un'interessante iniziativa della RAI. Il libro cristiano che ti ha cambiato la vita. Nella pagina che abbiamo dal collegamento trovate anche questo:


"Molti tra noi hanno incontrato un libro simile, e spesso si tratta di un testo di ispirazione cristiana. Il Vangelo, naturalmente. E poi gli scritti dei padri della Chiesa, come Tommaso e Agostino. Ma non è a questi fulgidi esempi che stiamo pensando adesso. Pensiamo invece – anche – alle opere di C.S. Lewis, di G.K. Chesterton o del cardinale Newman. Oppure a Pascal, a Kierkegaard, a Bernanos, a don Milani, a Solovev, a Maritain, a Gilson, a Stein e (perché no?) a Camus e a Nietzsche. Ma anche a Dostoevskij o a Tolstoj, a Manzoni o a Romano Guardini. O persino a narratori e filosofi sconosciuti ai più. E poi ai santi, le cui opere sono al tempo stesso inesauribili miniere di spiritualità, devoti omaggi al Trascendente e saggi di grande letteratura: Angela da Foligno, Caterina da Siena, Alfonso Maria de’ Liguori, Caterina Emmerich…".

Visto che se ne parla...

Dite la vostra!

Il nostro Paolo Gulisano su GKC, Padre Brown, Passione Chesterton e altro ancora (Da Il Sussidiario)

«Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un grande revival editoriale di Chesterton. Molti dei suoi titoli erano scomparsi dai cataloghi degli editori, mentre ora si sta tornando a pubblicare diversi suoi testi, anche assolutamente inediti. E’ certamente significativo questo ritorno di Chesterton, soprattutto perché a mio avviso si tratta di uno scrittore di cui oggi si ha più che mai bisogno». Paolo Gulisano, scrittore ed esperto di letteratura e cultura anglosassone, ci parla della vita e della carriera di Gilbert Keith Chesterton, scrittore, giornalista e aforista inglese nato a Londra nel 1874 e morto a Beaconsfield nel 1936. La Sala del Centro Culturale di Roma di via Marcello Malpighi 2 ospiterà il prossimo 13 aprile, alle ore 18.30, l’incontro “Passione Chesterton”, dedicato proprio al celebre scrittore inglese. «Qualcuno ha detto che Chesterton appartiene ad un’epoca passata, - ci spiega ancora Gulisano - chiedendosi chi ancora oggi possa leggere i suoi scritti, cercando in questo modo di giustificare la scelta di molti editori di non pubblicarlo più. E’ vero che Chesterton appartiene a un’epoca e un mondo culturale come quello inglese che forse appare lontano dal nostro, ma il suo pensiero è mai quanto oggi attuale».
Come fu la giovinezza di Chesterton?
Chesterton nasce nel 1874 a Londra, figlio dell’epoca vittoriana in cui l’impero britannico rappresentava la prima superpotenza mondiale. Crebbe in una famiglia borghese benestante ed ebbe un’infanzia molto felice, forse anche troppo, perché poi quasi per contrasto nella giovinezza andò incontro ad una forte depressione, una crisi profondissima che iniziò poco dopo aver iniziato l’università.
Come mai?
Chesterton faceva fatica a superare gli esami, nonostante non avesse alcun tipo di problema, ed entrò così in una crisi esistenziale che si ripercosse anche sulla sua persona: era infatti già un ragazzo molto alto, più di un metro e novanta, e a un certo punto il suo corpo esplose letteralmente anche in larghezza fino a raggiungere un peso di circa 150 chilogrammi. Tutto questo, all’età di vent’anni, non era facile da gestire e da vivere, e nello stesso tempo anche le esperienze di fallimento universitario contribuirono a portare Chesterton in una sorta di tunnel della depressione, in cui accarezzò perfino l’idea del suicidio.
Come ne uscì?
Ebbe modo di leggere un Libro della Bibbia che lo colpì particolarmente e che lo aiutò ad uscire da quella difficile situazione: il Libro di Giobbe, il libro del dolore dell’uomo innocente, che non ha fatto niente per meritare tutto quello che gli accade. Quel libro lo illuminò, anche perché una cosa che in quella fase angosciava Chesterton era l’idea che per diventare grandi occorresse rinunciare alla condizione di semplicità e di innocenza dell’infanzia. Il suo timore nasceva dal pensiero che per entrare nel mondo adulto bisognasse perdere quello sguardo da bambino sulle cose, ma presto si rese conto che poteva invece essere conservato e salvato solo dal Cristianesimo.
In che modo arrivò a questo pensiero?
Chesterton abbandonò l’università senza troppi rimpianti e si mise a fare quello per cui si sentiva davvero chiamato, cioè il giornalista. Cominciò quindi a scrivere e a disegnare per diversi giornali, visto che era anche un abile vignettista, e nel giro di pochi anni divenne una delle penne più famose di tutta l’Inghilterra. Nell’ambito del giornalismo incontrò poi una persona, che sarebbe presto diventato il suo migliore amico, vale a dire Hilaire Belloc, un anglofrancese che per lui divenne un punto di riferimento. Basti pensare che fu proprio il grande drammaturgo angloirlandese George Bernard Shaw, con cui spesso Chesterton e Belloc incrociarono le spade della polemica, a chiamare i due scrittori “Chesterbelloc”, come fossero una specie di unico animale a otto zampe.
E fu Belloc a far scoprire il cattolicesimo a Chesterton?
Sì, ma Chesterton impiegò molti anni ad arrivare alla conversione, che avvenne nel 1922. Nonostante questo, anche il personaggio più fortunato inventato da Chesterton, Padre Brown, il prete detective, fu creato quando ancora lo scrittore non era formalmente cattolico.
Cosa fece Chesterton dopo aver interrotto l’attività giornalistica?


Dopo il giornalismo, che gli aveva fatto guadagnare una notevole notorietà, Chesterton scrisse anche molti romanzi, come L’uomo che fu Giovedì, in cui faceva grande uso della fantasia, dell’immaginazione e del paradosso. Tra l’altro aprendo anche la strada al buon uso della fantasia e dell’immaginazione, che poi nel corso del XX secolo avrebbero adottato anche grandi scrittori inglesi come Tolkien, che fu lettore attento di Chesterton. I due non si incontrarono mai, ma Tolkien lasciò nei suoi scritti numerosi riferimenti a Chesterton.
Cosa può dirci invece di Padre Brown?
Padre Brown è un prete investigatore, il protagonista dei romanzi gialli di Chesterton. Molti critici storsero il naso per la sua scelta di occuparsi di generi letterari popolari, ma Chesterton affermava invece con forza la necessità di scrivere innanzitutto per il lettore e non per i critici. E visto che il giallo era il tipo di narrativa più letto e più in voga tra la gente, decise di scriverne per riuscire ad arrivare davvero a tutti, e comunicare qualcosa di grande, cioè quello che aveva dentro da quando aveva conosciuto il cristianesimo.
Che tipo è Padre Brown?
Padre Brown è un investigatore che però non si occupa solo di misteri banali, ma investiga sostanzialmente su quel Mistero con la “m” maiuscola. I gialli di Chesterton non sono semplicemente dei romanzi per far trascorrere al lettore qualche piacevole ora, ma sono un modo per calarsi veramente fino al fondo della realtà. Padre Brown non è la caricatura di un prete, ma è un prete vero, a 360 gradi, e proprio per questa sua capacità di calarsi nel grande Mistero riesce anche ad affrontare tutte le avventure di cui è protagonista.
Cosa può dirci della sua grande passione per Chesterton?  
Sono vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana, composta principalmente da lettori, appassionati e cultori di Chesterton. Inoltre recentemente ho voluto riprendere in qualche modo il lavoro di Chesterton, che a un certo punto della sua carriera aveva lasciato da parte Padre Brown per dedicarsi ad altre cose. Così ho pubblicato un romanzo (Il destino di Padre Brown, SugarCo Editore, ndr) in cui riprendo il celebre personaggio, là dove Chesterton lo aveva lasciato, dando vita a nuove sue avventure.

(Claudio Perlini)

Bangladesh: Ex imam si converte al cattolicesimo. Ridotto in fin di vita


di Maria Gomes

Dhaka (AsiaNews) - "Io credo in Cristo, l'ho accolto. È il mio salvatore". Vincent (nome fittizio per motivi di sicurezza) è un ex imam bengalese che si è fatto cattolico, e per questo è stato perseguitato in modo durissimo dalla sua comunità d'origine. Il suo cammino di conversione è iniziato all'estero, lontano dal Bangladesh. Una Chiesa presbiteriana l'ha battezzato. Poi, l'amore per una cattolica, culminato nel matrimonio, l'ha spinto a diventare cattolico. Ma una volta tornati in Bangladesh, Vincent e sua moglie hanno trovato un'accoglienza fatta di violenza e minacce. Alcuni membri della sua comunità lo hanno picchiato e ridotto quasi in fin di vita.

Il Bangladesh considera l'islam religione di Stato, ma la sua Costituzione non riconosce la shari'a e garantisce piena libertà di culto. Questo lo rende uno dei Paesi musulmani più aperti, dove le conversioniavvengono in un clima di generale tolleranza. Eppure, il predominio sociale e culturale della religione islamica è tale da spingere la comunità d'origine a esercitare pressioni di vario genere. A volte, è il notaio che si rifiuta di firmare il documento che attesta l'avvenuta conversione. Altre, come nel caso di questo ex imam, sono violenze fisiche e psicologiche.

Dopo quasi due mesi di ospedale, Vincent esce e torna a casa. Ma proprio quei musulmani che un tempo lo seguivano e lo stimavano come imam, ancora non accettano la sua nuova "condizione". Così, dalle botte si passa ad altre forme di aggressione. Insieme alla moglie, Vincent incontra un forte ostracismo sociale, che lo costringe a cambiare più volte casa. Perde anche il lavoro, e si ritrova ad arrabattarsi come può per sopravvivere.

Oggi, è un uomo molto tormentato. Ma questo rifiuto totale da parte della sua comunità originaria non l'ha allontanato da Gesù, e continua ad andare in Chiesa con più forza di prima. E ripete: "Credo in Cristo, in Lui sono rinato. È il mio salvatore".

Da Asia News del 3 aprile 2012 

Altra rassegna...

A ROMA 94 EMBRIONI MUOIONO PERCHE' IL CONGELATORE SI GUASTA: ECCO QUELLO CHE NON DICONO TV E GIORNALI
Anche se tutto fosse ''andato bene'' ne sarebbero comunque morti un'ottantina perché se una legge apre alla fecondazione artificiale, anche solo omologa, non può impedire le aberrazioni conseguenti
Autore: Mario Palmaro - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2235 

IL PROSSIMO LIBRO DI COSTANZA MIRIANO: ''VOI MARITI SIATE PRONTI A MORIRE PER LE VOSTRE MOGLI, COME CRISTO HA DATO LA VITA PER LA CHIESA''
La donna tende al controllo, l'uomo all'egoismo: e allora bisogna ricordare all'uomo qual è la sua chiamata, quella all'eroismo
Autore: Isabel Molina - Fonte: www.costanzamiriano.wordpress.com
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2232 

ENZO BIANCHI CONTESTA BENEDETTO XVI, SAN TOMMASO D'AQUINO E I MARTIRI DI TUTTI I TEMPI
E' solo laureato in economia e commercio, ma predica esercizi spirituali ai vescovi, è onnipresente in radio e televisione ed è lodato da Eugenio Scalfari, direttore de La Repubblica
Autore: Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro - Fonte: Corrispondenza Romana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1438 

LA PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO, DA OGGI DISPONIBILE IN ITALIA, E' POTENZIALMENTE ABORTIVA: EPPURE LA RAI FA PROPAGANDA NEGANDO QUESTO DATO SCIENTIFICO
Come già successo per la pillola del giorno dopo, si nasconde alle donne la verità: vi proponiamo al termine dell'articolo il testo di un volantino divulgativo per fare controinformazione
Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2234 

VOGLIAMO COSTANZA MIRIANO COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Napolitano propone una donna per il Quirinale: c'è chi dice Emma Bonino... ma chi rappresenta Emma Bonino? Quasi nessuno la vota nonostante la grande visibilità sui media...
Autore: Marco Mancini e Marco Piazza - Fonte: Campari e de Maistre
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2231 

DISINFORMAZIONE, CULTO DEL FETO PERFETTO E AMPLIFICAZIONE DEL RISCHIO: SE IL MEDICO CONSIGLIA L'ABORTO CONTATTA IL TELEFONO ROSSO (06 305 00 77)
L'anno scorso 5.400 donne si sono rivolte al servizio del policlinico Gemelli che ha messo a loro disposizione la conoscenza basata su dati scientifici robusti e rigorosi
Fonte: Noia prenatalis
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2233 

Rassegna stampa - Tristezze in salsa abortista ma non solo

12 Aprile 2012 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
In ogni embrione c'è già tutto 172 KB

12 Aprile 2012 - Vita
Ellaone
SI fermi la vendita 153 KB

12 Aprile 2012 - Vita
Fecondazione Artificiale
Paternit a pagamento 218 KB

12 Aprile 2012 - Avvenire
Matrimonio
Sposi per forza 182 KB

lunedì 9 aprile 2012

Gianfranco Amato, Ancoar censure ai cristiani

Un ennesimo episodio di cristianofobia in GB: http://www.corrispondenzaromana.it/cristianofobia-sant%E2%80%99ignazio-di-loyola-censurato-in-ospedale/



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Società Chestertoniana Italiana
Via San Pio X, 4/C
63074 San Benedetto del Tronto (AP)
http://uomovivo.blogspot.com
C.F.: 91022790447  ccp 56901515

"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male".

(G.K. Chesterton)

Ancora su Stevenson


http://www.articolotre.com/2012/04/linedita-biografia-su-stevenson/75151

Buona Pasqua
MGG



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63074 San Benedetto del Tronto (AP)
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"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male".

(G.K. Chesterton)

venerdì 6 aprile 2012

Felici e imperfetti, segnalazione di Annalisa Teggi

Rubbettino lancia in libreria Stevenson e una vecchia conoscenza, Una breve storia d'Inghilterra

Dal sito di Rubbettino Editore

È previsto per il 19 aprile l'evento letterario che non mancherà di suscitare l'interesse dei numerosi chestertoniani italiani: il lancio in libreria di due volumi del celebre inglese ovvero Robert Louis Stevenson e Una breve storia d'Inghilterra. L'eccezionalità è data non solo dal duplice lancio (peraltro nella prestigiosa collana "Le bighe" che annovera una notevole serie di classici) ma dal fatto che uno dei due volumi, la biografia di Stevenson, esce addirittura in anteprima assoluta in italiano, non essendo stato il testo finora mai tradotto nella nostra lingua. Ecco i due testi nel dettaglio:

Robert Louis Stevenson, introduzione di Pietro Federico, traduzione di Valentina Vetri

Gilbert K. Chesterton dedicò questa importante biografia letteraria finora inedita in Italia a Robert Louis Stevenson, l'autore de L'isola del tesoro e de Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde. Da questo straordinario saggio, Stevenson emerge come un testimone inconsapevole di verità, "un pagano altamente onorevole, responsabile e valoroso, in un mondo traboccante di pagani che erano per la maggior parte molto meno cavalieri e onorevoli".

Di più, Chesterton lo considera alla stregua di un teologo cristiano che restituisce nei suoi personaggi votati all'avventura l'inquietudine della Caduta e la moralità della ricerca di senso in un mondo che attende di essere esplorato. L'intera sua opera appare a Chesterton una difesa della possibilità di essere felici, e una risposta alla domanda di felicità dell'uomo, che può essere assolta solo ritornando piccoli e capaci di stupore. Il brusco ritorno alla semplicità dell'infanzia, come espressione del profondo desiderio di raggiungere la felicità. È un fatto ricorrente in tutta la storia umana. E in questo sta, per Chesterton, "l'importanza del posto che Stevenson occupa nella storia letteraria".

Una breve storia d'Inghilterra, traduzione e cura di Paolo Allegrezza

In questo libro scritto nel pieno della prima guerra mondiale l'autore racconta la formazione della nazione inglese. Non un testo per specialisti ma l'intervento di uno dei più importanti intellettuali inglesi del tempo che sente il bisogno di scrivere per illuminare il lato nascosto, dimenticato della storia del suo paese. Due i bersagli polemici scelti: il primo si connette alla falsa origine anglosassone del popolo inglese sovrapposta dagli storici dell'800, con un'abile operazione culturale, al passato romano e cristiano, il secondo concerne il controverso ruolo assunto dall'aristocrazia nel '700; se per un verso fu la protagonista della definitiva affermazione del parlamento e della costruzione dell'impero, per un altro legò sempre più le sorti del paese alla Germania contribuendo al definitivo distacco dell'Inghilterra dalle sue origini cristiane. L'altro passaggio cruciale è identificato nel Medio Evo che rappresenta per Chesterton il periodo negletto, rimosso della storia inglese, tutt'altro che una parentesi oscura ma la felice stagione della fioritura dei monasteri, delle gilda, delle libertà locali; una straordinaria civiltà cui l'avvento del capitalismo pose bruscamente fine; un Medio Evo considerato non come una mitica era di spiritualismo e religiosità, ma colto nelle sue realizzazioni materiali, nei suoi delicati equilibri sociali e istituzionali, nella prevalenza dello spirito di comunità e solidarietà. A tutto ciò si contrappone la storia dei vincitori, di cui è un'immagine l'universo disumanizzante del diciannovesimo secolo, allorché l'adozione anche in Inghilterra del modello sociale bismarkiano non fa che confermare la deriva individualista ed il ruolo dominante delle èlites. Un testo nato da un'esigenza morale prima che storica che, tuttavia, rimane molto chestertoniano per la leggerezza, il gusto per il paradosso, lo stile brillante, la visionarietà.

13 Aprile 2012, Chesterton a Roma

giovedì 5 aprile 2012

Papa Benedetto gigante, oggi Giovedì Santo 2012

Oggi Papa Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere un gigante.

Andate tutti a leggere sul sito del Vaticano le omelie pronunciate oggi.

Grazie.

Papa Benedetto XVI lucidissimo durante la Messa Crismale - da non perdere

http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/29030.php?index=29030&lang=it

Auguri di Buona Pasqua... plurimi!

Gloria Garafulich Grabois, nostra cara amica e segretaria del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, ci ha inviato gli auguri di Buona Pasqua che vedete, ma li facciamo nostri perché si tratta di due bellissime cose.

La prima è la poesia The Convert, scritta da Chesterton in occasione della sua conversione al cattolicesimo nel 1922 (quest'anno in Giugno ne ricorrono i novanta anni): è quella che termina dicendo: "... il mio nome è Lazzaro e io sono vivo".

La seconda è un articolo comparso nel 1936 sul G. K.'s Weekly e riguarda la Resurrezione di Nostro Signore.

Buona lettura e Buona Pasqua a tutti!



Un aforisma al giorno

"Per un uomo, vivere in una famiglia è una buona cosa nello stesso senso in cui è una cosa buona e piena di incanti rimanere bloccato in una strada dalla neve. Tutte queste situazioni lo costringono a rendersi conto che la vita non è qualcosa che viene dall’esterno, ma qualcosa che viene dall’interno. Soprattutto, ribadiscono il fatto che la vita, se è davvero stimolante e colma di fascino, è qualcosa che, per sua natura, esiste nostro malgrado".
Gilbert Keith Chesterton, Eretici

mercoledì 4 aprile 2012

Un aforisma al giorno

"Lo sport è poesia senza parole".
G.K. Chesterton in What I Saw in America

Costanza Miriano con lo zelo della venditrice di aspirapolvere ma per miglior causa

costanza miriano (@costanzamiriano)
03/04/12 10:18
La subdola allegria della fiction: wp.me/p1kVBO-X1 via @costanzamiriano

martedì 3 aprile 2012

Un aforisma al giorno

"Sherlock Holmes sarebbe stato un investigatore migliore se fosse stato un poeta; ancor di più se fosse stato un innamorato".

Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

Un aforisma al giorno

"L'esteta si propone l’armonia, piuttosto che la bellezza. Se i capelli non coincidono con il tramonto viola contro il quale egli è in piedi, si tinge i capelli in fretta di un'altra tonalità di viola. Se la moglie non va con la carta da parati, si ottiene un divorzio".
Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 25.12.1909 

Cristiada, il film sulle persecuzioni cristiane in Messico non ha ancora un distributore europeo

http://www.tempi.it/cristiada-il-film-sulle-persecuzioni-cristiane-messico-non-ha-ancora-un-distributore-europeo

Sue, mamma-nonna pentita. «Sono malata, chi penserà a mia figlia?» (da Tempi)

http://www.tempi.it/sue-mamma-nonna-pentita-sono-malata-chi-penser-mia-figlia

Renzo Puccetti - Ellaone, cinque giorni dopo può trattarsi di aborto

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-cinque-giorni-dopopu-trattarsi-di-un-aborto-4980.htm

lunedì 2 aprile 2012

Rassegna stampa tristissima


31 Marzo 2012 - CorrieredellaSera
Bambini? no grazie 541 KB

01 Aprile 2012 - Avvenire
Ellaone
Pillole di non verit 222 KB

31 Marzo 2012 - Stampa
Ellaone
In farmacia tra le polemiche 137 KB

31 Marzo 2012 - Avvenire
Ellaone
Da lunedi in farmacia 478 KB

01 Aprile 2012 - Avvenire
Fecondazione Artificiale
Impianto in tilt, strage di embrioni 515 KB

01 Aprile 2012 - Messaggero
Fecondazione Artificiale
Sottozero anche per dieci anni 149 KB

02 Aprile 2012 - Messaggero
Fecondazione Artificiale
L'allarme dato due giorni dopo 245 KB

Tempi - Tremende bazzeccole (di Annalisa Teggi): I 94 embrioni "andati persi" sono mammiferi come noi (chi osa ricordarlo?)

Grazie, Annalisa.

L'Uomo Vivo

Da Tempi

Cosa direbbe Chesterton dell'incidente capitato all'ospedale San Filippo Neri di Roma? Ci ricorderebbe con uno dei suoi paradossi che quella era vita e che la vita è qualcosa di ben diverso "dall’accademia delle mode e dei capricci" cui ci vuole abituare la moderna mentalità. Annalisa Teggi torna su un episodio di cronaca (poco) commentato.

02 Aprile 2012

La cronaca è la narrazione dei fatti. È capace di mettere esattamente le carte sul tavolo, ma non è detto che sia sempre chiaro e univoco quel che c'è da vedere.
Mi ha colpito, ad esempio, il tono prevalente con cui ci è stata presentata la vicenda dell'ospedale San Filippo Neri di Roma: il 27 marzo per un errore tecnico nell'impianto di congelamento sono "andati persi" 94 embrioni nel centro di procreazione medicalmente assistita. Un tono misurato e tecnico, questioni mediche e legali. Ho sentito, invece, toni molto più drammatici e forti nel raccontare la protesta di chi, a una settimana dal giorno di Pasqua, ci ricorda quanto è disumano macellare gli agnelli.


Questo stridore, che forse solo io ho avvertito, non mi pare una nota isolata. L'umano che emerge dalle righe della cronaca è uno strano calderone. Si passa con soluzione di continuità dalla notizia sulla commercializzazione della pillola dei "cinque giorni dopo" alla notizia sulla crescita del senso di colpa tra i genitori, che pare ultimamente vadano molto in depressione per timore di aver dato un nome sbagliato ai propri figli. E dall'esame comparato di questi dati emerge lo spessore del nostro alto grado di civiltà: o schiacciamo la vita o ci mettiamo a idolatrarla. In nessun caso c'inchiniamo di fronte ad essa.



Poi c'è il dibattito sul matrimonio che riemerge con prepotenza, su chi ne ha diritto e chi no. E gli illuminati eterosessuali, che da tempo sono quella razza evoluta che ha santificato il divorzio, tendono le braccia agli omosessuali per farli loro compagni di strada verso quel regno del libero amore, dove ogni relazione è lecita ed è altrettanto lecito liberarsi di ogni relazione a proprio gusto.



In mezzo a questo polverone si fa fatica a vederci chiaro, l'unica chiarezza è che tutti ronzano ossessivamente attorno ai propri desideri e questo ronzare ha tutto l'aspetto di una dittatura silenziosa. Allo scrittore canadese Michael O'Brien è passata per la testa l'idea che Erode sia ancora tra di noi. Ma se c'è, ha messo da parte il bagliore delle spade.



Scrive il signor Michael O'Brien: «Una strana società, la nostra. Leggi assolutamente bizzarre e leggi profondamente scellerate vengono attualmente discusse in molti circoli, come se fossero opinioni ragionevoli. Tutta questa retorica fa sì che l'uomo moderno cerchi dappertutto e affannosamente delle soluzioni per questioni umane basilari, cioè le cerca ovunque tranne che nell'unico posto dove la vera risposta può essere trovata. Si affida a facili rimedi per evitare il sacrosanto privilegio della vita, che al Signore sembrò perfetto rivestire della carne, e per evitare tutte le responsabilità che derivano da ciò. L'uomo è arrivato a credere, consciamente o meno, che la salute, la fertilità, la generosità siano problemi che occorre limitare, cambiare o controllare ad ogni costo. Questa impostazione mentale, sia a livello personale sia come pensiero dominante del paese, è la ricetta di un disastro» (da L'attesa).



Ma c'è ancora un branco di sconclusionati che in mezzo al polverone deve - e dovrebbe proprio - alzare la voce in nome di quel mammifero che è l'uomo. E l'unico che può difendere la santità dell'uomo in quanto mammifero è il cristiano.

«Il posto in cui una madre è considerata qualcosa di più di un mammifero è anche il posto in cui è considerata davvero un mammifero. In un posto simile le persone sono ancora animali sani, sani abbastanza da prenderti a pugni se li chiami animali». Questa definizione di famiglia è un altro degli altri sacrosanti paradossi con cui il signor Chesterton è capace di riportare il discorso umano alle sue fondamenta.


E nessuno più di lui fu netto e chiaro nell'intuire che il vero bersaglio di tutta l'esuberante macchina del progresso moderno sarebbe stata la famiglia. Quella basata sul sacramento del matrimonio, quella fondata su un uomo e una donna che si impegnano di fronte a Dio rispondendo alla domanda: «Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi?». Non è una domanda semplice come sembrerebbe. Perché non si parla affatto di un patto equilibrato tra i progetti di Dio e i desideri dell'uomo. È un po' più brutale la questione: sei disposto ad accogliere la vita se te ne farò dono?



Chi, tra le molte possibilità di legame affettivo che oggi esistono, sceglie ancora il vincolo del sacramento apra bene occhi e orecchi. Non è un patto alla pari e non ci sono margini di accordo. Il termine che spetta all'uomo riguarda la sua disponibilità ad accogliere, la Vita è affare di Dio.



Il punto di forza di questo vincolo è che, nella vertigine di questa insicurezza, c'è un'umiliazione benedetta. Quella, appunto, per cui l'umiltà ha a che fare con lo stare a tu per tu con la terra. E il fronte della battaglia che oggi si combatte è sulle cose terrene, infatti «si può notare che i pedanti sono contrari alle cose terrene quanto se non più che a quelle celesti. Non sono le cose sovrannaturali a disgustarli, ma quelle naturali. E chi di noi ha assistito alla distruzione, da parte di speculatori avventati, delle comuni regole e relazioni umane, quasi fossero abusi illeciti o questioni contingenti, comprenderà perché gli uomini hanno sempre cercato il divino per riuscire a conservare qualcosa di umano; comprenderà perché il buonsenso, respinto da quel lussuoso manicomio che è l’accademia delle mode e dei capricci, ha da sempre cercato rifugio nella sapienza di un sacramento» (G. K. Chesterton, La superstizione del divorzio).

Dignity Watch denuncia il finanziamento della UE ad associazioni abortiste

http://www.zenit.org/article-30158?l=italian

Don Gabriele Mangiarotti su I Nuovi Unni

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=29723