mercoledì 23 febbraio 2011

L'Editore Cantagalli sull'Unità d'Italia (finalmente qualcuno fuori dal coro!)

NEWSLETTER il fuoco ha da ardere

N°39 del 23 febbraio 2011



L'Italia delle polemiche: 150 anni tra dibattiti e controversie
Newsletter a cura di Mariavera Speciale


novità

L'unità d'Italia, centocinquant'anni 1861-2011Giacomo BiffiL'unità d'Italia, centocinquant'anni 1861-2011. Contributo di un italiano cardinale a una rievocazione multiforme e problematica

Nella variegata moltitudine degli interventi dedicati alla celebrazione di questo importante anniversario, quella del cardinal Biffi è una voce controcorrente che aggiunge un po' di pepe al dibattito sulla storia e sul futuro del nostro paese.
La provocazione lanciata dal cardinale è che se lo Stato italiano, in quanto realtà politica, fino al 1861 non esisteva ancora, lo "spirito della nazione" era innegabilmente riconoscibile: "agli occhi del mondo gli italiani esistevano già da almeno sette secoli", universalmente ammirati per la loro creatività e il loro genio. Nell'arte come nella musica, nell'architettura e in poesia, i modelli italiani venivano osservati con meraviglia, innalzati a esempio di perfezione e bellezza suprema, mentre scienziati, inventori e ingegnosi ricercatori italiani offrivano notevoli contributi alla storia del progresso.
Allora lo si chiamò Risorgimento, ma da che cosa effettivamente dovevamo "risorgere"? Il '700 italiano, a ben vedere, non è stato quel periodo di squallore e desolazione che la parola evocava. Certo l'unità politica ha portato i suoi innegabili vantaggi, ma la frammentazione, a detta del cardinale, non era un fenomeno del tutto negativo in quanto "corrispondeva a un certo genio del nostro popolo". Quali grandi prove di eccellenza hanno dato, invece, gli italiani all'indomani della fatidica data? Le genti italiche finalmente unite sotto l'unico vessillo tricolore, sembrano perdere "un certo smalto" e quell'originalità di pensiero che l'aveva caratterizzate nei secoli precedenti.
Rimane poi il dubbio se il percorso verso lo Stato unitario fu vera rivolta di popolo, e vera unificazione, o piuttosto una conquista piemontese che si limitò, incautamente e precipitosamente, a sottomettere al suo dominio economie, storie e condizioni talmente diverse tra loro da far sì che ancora oggi ne siano evidenti i drammatici frutti. I padri della nazione, legati soltanto dall'evidenza "che nessuno di loro poteva soffrire gli altri tre", non si curarono troppo di dare al popolo la sensazione che si trattasse davvero di un nuovo inizio (per salvare la forma sarebbe bastato che il re d'Italia si imponesse il nome di Vittorio I, ad esempio), né ebbero la saggezza di interpretare come una risorsa le particolarità regionali immaginando una qualche forma di Stato federale.
Ma l'errore più grave commesso da chi si impegnò a costruire l'Italia politica, secondo il cardinale fu quello di ignorare, o meglio, combattere aspramente, l'unico vero collante dello spirito italico: la fede cattolica.
Comunque la si pensi, se gli italiani trovano difficile identificarsi con fierezza nella loro nazione è anche perché, agli albori dell'unità statuale, poco è stato fatto per metterne in risalto la specificità, trasformando così la terra di Dante, Michelangelo e Vivaldi in un "regno di secondo ordine" tutto proteso a riproporre versioni sbiadite di modelli politici e culturali altrui. E di questa "poca lungimiranza" è figlia forse anche una certa esterofilia aprioristica che domina il pensiero comune contemporaneo e non incoraggia certo un dibattito sereno e costruttivo sulla nostra identità.
Solo una cosa forse il cardinal Biffi ha omesso di citare tra ciò che veramente unisce gli italiani di ogni regione e a qualunque latitudine, un segno distintivo del carattere italico odierno: il piacere di polemizzare e discutere su qualunque argomento, anche senza averne le competenze. Anche senza, ad esempio, avere mai letto (o per lo meno sfogliato) un libro di cui si parla.


DAL CAPITOLO III "QUALE RISURREZIONE?": "Credo sia innegabile che alla fine del secolo XVIII le condizioni sociali, politiche, economiche della penisola postulassero qualche trasformazione non superficiale, e qualche rinnovamento fosse auspicabile e necessario.
E va riconosciuto che quanto è avvenuto ha provocato un mutamento profondo nelle strutture pubbliche, nella legislazione, nella vita associata, che oggettivamente va giudicato benefico.
Sotto questo profilo il Risorgimento non può ricevere, entro la lunga storia d'Italia, una valutazione negativa. Ma nella sua denominazione, oltre che nella storiografia più diffusa e, conseguentemente, nella retorica divulgata, si tende a lasciar credere che si sia trattato di una rinascita totalizzante: un passaggio degli italiani dalle tenebre alla luce, se non proprio dalla morte alla vita. Prima del 1860 - si ama supporre - tutto è degenerazione e squallore; dopo il 1860 tutto riprende a fiorire: il termine stesso "risorgimento" insinua o suppone proprio questa amplificazione che invece chiederebbe, a nostro parere, di essere attentamente verificata. Senza disconoscere che in campo politico, sociale e anche economico (almeno per alcune regioni settentrionali) si siano dati effettivi progressi, vorremmo domandarci se si possa anche parlare - in che senso, con quale legittimità e con quale ampiezza - di un "risorgimento&#1 48; culturale, morale e spirituale del nostro popolo, tale da avvantaggiarlo nella stima delle nazioni"
.


Per ordinare questo libro


novità

1861-2011: A centocinquant'anni dall'Unità d'Italia. Quale identità?1861-2011: A centocinquant'anni dall'Unità d'Italia. Quale identita?
A cura di Francesco Pappalardo e Oscar Sanguineti

A centocinquant'anni dalla sua unificazione, l'Italia porta ancora il pesante fardello lasciatoci in eredità dall'epopea Risorgimentale (la "questione cattolica", la "questione istituzionale" e l'irrisolta "questione meridionale"), che spesso la successiva mitizzazione nazionalista ha voluto negare o ignorare del tutto.
La riscoperta dell'identità italiana, invece, passa proprio per un'analisi storica libera da tutte le ideologie, che riconosca le radici profonde di un Paese la cui storia inizia molto prima del 1861.
Rileggendo le pagine del Risorgimento sembra che il disegno dei padri della Nazione fosse "fare l'Italia contro gli italiani", non solo rifiutando ogni forma di federalismo sia politico che sociale (necessario in una realtà così variegata) ma soprattutto decostruendo "il tradizionale ethos italiano radicato nel cattolicesimo" in favore di "un ethos nuovo, progettato a tavolino, modellato sulle presunte caratteristiche delle più avanzate nazioni protestanti europee". L'ethos nazionale italiano di fronte alla modernità mantiene invece, proprio in virtù del suo radicamento nel cattolicesimo, tre elementi che lo distinguono da qualunque altro esprit collettivo: il realismo, la libertà dall'esito e l'universalismo. Nessuna utopica ricerca di una perfezione inarrivabile, ma semplice tensione verso il "meglio possibile", nessuna paura della predestinazione, ma valorizzazione dell'impegno a presc indere dall'esito, e infine, ma non da meno, una apertura all'universale, a una totalità costituita da molte differenze da valorizzare e accogliere. Certo il realismo degli italiani diventa spesso anche scetticismo frenante davanti ai grandi progetti, la libertà dall'esito fatalismo e apatia, e lo stesso universalismo può degenerare in atteggiamenti remissivi e in uno spirito di compromesso a tutti i costi. Questo però non basta a negare lo spirito di un popolo, semmai può diventare il punto di partenza per cercare di stimolarne gli aspetti migliori.
L'idea di unità politica dell'Italia era stata sostenuta da diverse correnti di pensiero che ne intravedevano senza difficoltà i vantaggi e i benefici, ma la forma che assunse, lo stato centralista, non teneva conto della ricchezza rappresentata dalle differenze dell'Italia preunitaria.
Per imporre all'Italia questa nuova veste bisognava stravolgere anche l'ethos del suo popolo, negare la storia e le tradizioni concrete per sostituirle con un modello astratto e utopistico. Lo sforzo "di vestire tutti gli italiani con lo stesso abito di legno" finì però col distruggere tradizioni, culture "e anche economie che - come quella del Regno delle Due Sicilie […] - non erano affatto in rovina prima del 1860". Dopo il Risorgimento così si alimenta il pregiudizio che attribuisce all'ethos cattolico l'arretratezza economica dell'Italia e del Meridione, e si cerca di rimpiazzare l'antico spirito della nazione con altre forme ispirate alle realtà politiche d'oltreconfine, che però non riusciranno mai ad attecchire veramente nell'animo del nostro popolo.
Per "risorgere" pienamente oggi, l'Italia ha bisogno di riscoprire le sue radici e la sua identità, senza pregiudizi né complessi. Scrive nell'introduzione Massimo Introvigne: "[…] la fedeltà all'ethos nazionale - che come ogni tradizione ha bisogno di essere continuamente rimeditata e aggiornata alle esigenze dell'ora presente - è una bussola che può sempre indicare la via, e tenere unita l'Italia in momenti storici particolarmente difficili. Purché non ci si vergogni delle proprie radici, e non si abbia timore di riaffermare la verità secondo cui non si può neppure cominciare a percepire e formulare l'ethos nazionale italiano prescindendo dalla fede cattolica".


DAL SAGGIO DI OSCAR SANGUINETI "RISORGIMENTO E STORIOGRAFIA NON-CONFORMISTA": "Il Risorgimento è uno dei nodi principali - se non il nodo per antonomasia - della storia italiana contemporanea. Momento di svolta e mutamento radicale del modello politico del Paesi, autentico cambio di paradigma della cultura nazionale, è stato oggetto obbligato della ricostruz ione e della riflessione di ognuno dei differenti soggetti culturali e politici, individuali e collettivi - non escluse le numerose generazioni di cittadini a ondate successive ammaestrate al suo culto - che si sono affacciati e avvicendati alla ribalta della vita nazionale dal 1861 ad oggi.
Coerentemente con il carattere di scontro civile e di culture che in ultima analisi il Risorgimento italiano ha assunto e trasmesso come impronta all'Italia contemporanea, questa elaborazione non è mai sfociata in una lettura autenticamente comune e condivisa, o almeno riconosciuta sulle sue grandi linee, ma al contrario si è divisa, se non frammentata, in interpretazioni diverse e spesso contrastanti, quando non antitetiche.
Non tutte le letture però hanno avuto la medesima sorte. […] Dal momento che la versione "canonica" degli eventi del processo risorgimentale era stata eretta a mito fondatore del nuovo Stato nazionale unitario […] violare questo cliché, uscire dall'imperante agiografia, semplicistica o raffinata che fosse, significava essere guardati con sospetto, quasi come potenziali eversori o traditori della patria […]"
.

Il testamento biologico è un paralogismo anzi un autogol

Un interessante articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro.

23 Febbraio 2011 - Foglio
Fine Vita
Il testamento biologico è un paralogismo 283 KB



Un aforisma al giorno (lungo ma splendido! Attualissimo!)


"Walter Pater ha detto che noi siamo tutti condannati a morte e che la sola via possibile è di godere momenti squisiti in se stessi. La medesima lezione insegnava la filosofia, così potente e così desolata di Oscar Wilde. E‘ la religione del carpe diem; ma la religione del carpe diem non è la religione di persone felici, bensì di persone molto infelici. La grande gioia non coglie i boccioli di rosa finché può; i suoi occhi sono fissati sulla rosa immortale che Dante poté vedere. La grande gioia ha in sé il senso dell’immortalità; lo stesso splendore della giovinezza risiede nella sensazione di avere tutto lo spazio per distendere le gambe".

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

lunedì 21 febbraio 2011

Un aforisma al giorno

"Il fatto che «Dio guardò tutte le cose e vide che erano buone» contiene una sottigliezza che sfugge al normale pessimista, forse troppo frettoloso per farci caso. È la teoria che non esistono cose sbagliate, ma solo modi sbagliati di usare le cose. Se volete, non ci sono cose cattive, ma soltanto cattivi pensieri e soprattutto cattive intenzioni".

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

Un aforisma al giorno

"Soltanto i calvinisti possono credere veramente che la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni. Eppure sono proprio la cosa con cui quella strada non può essere lastricata".


Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

venerdì 18 febbraio 2011

Morganti sta per pubblicare Il ritorno di don Chisciotte

titolo: Il ritorno di Don Chisciotte
autore: Gilbert Keith Chesterton
traduzione di Paolo Morganti

anno: 2011
pagine: 288
ISBN: 978-88-95916-12-5
prezzo: 15.00
stato: uscita prevista marzo 2011


Michael Herne è il meticoloso e solitario bibliotecario di Abbey Seawood. Quando la figlia di lord Ashley, proprietario della tenuta, decide di mettere in scena con alcuni suoi amici una commedia intitolata Blondel il Trovatore, egli si trova costretto a vestire i panni di un re del Medio Evo. Nonostante le poche battute che dovrà recitare, il bibliotecario inizierà un’accurata e trascinante ricerca storica sulla cultura di quel periodo storico. Il guaio si presenterà quando, dopo la recita, Herne, che ha preso troppo sul serio il suo personaggio, si rifiuterà di togliersi il costume da re e deciderà di vivere alla maniera medioevale. Lo scrittore inglese fa di questo personaggio buffo e romantico il suo Don Chisciotte, colui che smette i panni moderni e decide di assumere un’identità di pazzo, in un mondo che sente non appartenergli. Non manca l’alter ego di Sancho Panza, impersonato dal buono, colto e concreto Douglas Murrel. Il libro, per gli argomenti e l’ambientazione, è il seguito ideale del capolavoro di Chesterton, Uomovivo.

mercoledì 16 febbraio 2011

Su Zenit un'intervista ad Annalisa Teggi, traduttrice per Rubbettino di What's Wrong with the World

http://www.zenit.org/article-25600?l=italian

In questo collegamento trovate un'interessante intervista di Gilberto Castrovilla ad Annalisa Teggi, traduttrice per Rubbettino del libro di Chesterton What's Wrong with the World (Cosa c'è di sbagliato nel mondo).

Annalisa Teggi ha partecipato sabato scorso alla trasmissione di Radio Maria "Uomini e letteratura - Incontri alla luce del Vangelo".

The Telegraph parla di Wilfrid Sheed (e di rimbalzo del nostro Gilbert...)

In questo collegamento trovate un articolo di The Thelegraph che racconta la vita dello scrittore Wilfrid Sheed, morto il 19 Gennaio 2011, figlio di Frank Sheed e Mary Ward, amici di Chesterton e Belloc (anzi, Mary Ward è stata la prima e, se permettete, più importante biografa di Chesterton con i due volumi "Chesterton" e "Return to Chesterton"), fondatori ed animatori della casa editrice Sheed & Ward.

Wilfrid Sheed ebbe come padrino Chesterton. Nell'articolo ci sono degli interessanti accenni alla vita dei genitori (padre australiano convertito al cattolicesimo dal metodismo, madre cattolica il cui nonno si convertì al cattolicesimo per l'amicizia che ebbe con il beato John Henry Newman).

Tra i suoi titoli: A Middle Class Education (1960), The Hack (1963), Frank and Maisie (1985), My Life as a Fan (1993), In Love With Daylight: A Memory of Recovery (1995), The House that George Built: With a Little Help From Irving, Cole and a Crew of About Fifty (2007).

L'articolo è (of course!) in inglese.

Trasmissione su Radio Maria

Cari Amici,
a gentile richiesta di alcuni di voi che hanno perso la trasmissione di sabato sera su Radio Maria , mettiamo a vostra disposizione il file audio della puntata del 12 Febbraio 2011 di " Uomini e letteratura - Incontri alla luce del Vangelo ", condotta da Alessandro Gnocchi e con la partecipazione di Fabio Trevisan , Annalisa Teggi e Marco Sermarini .
La trasmissione naturalmente parlava di Chesterton e sono stati toccati La Ballata del Cavallo Bianco e Cosa c'è di sbagliato nel mondo .

martedì 15 febbraio 2011

Benedetto, Chesterton e Charlie Sheen...

http://fullcomment.nationalpost.com/2011/02/12/father-raymond-j-de-souza-charlie-sheens-search-for-god/

Padre Raymond De Souza, columnist canadese, parla di Chesterton, Papa Benedetto e Charlie Sheen...

Un bel brodetto...

Bomba demografica?

http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20824.pdf

Ancora la storia della bomba demografica.

Chesterton sa ancora cosa dire a proposito di queste favole.

Il distributismo ha una risposta. A noi metterla in pratica.

Rassegna stampa del 15 Febbraio 2011


15 Febbraio 2011 - Avvenire
Adozione E Affido
La Cassazione preme sul Parlamento
 <http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20833.pdf> 433 KB
15 Febbraio 2011 - Agi
Adozione E Affido
Deriva che ignora il bene del minore
 <http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20832.pdf> 36 KB
14 Febbraio 2011 - Apcom
Adozione E Affido
:: Priorità è il bene dei bambini
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20831.pdf> 35 KB
14 Febbraio 2011 - SIrQuotidiano
Adozione E Affido
:: Belletti: il diritto dei bambini al primo posto
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20835.pdf> 39 KB
15 Febbraio 2011 - Sole24ore
Adozione E Affido
Cassazione: adozione leggera per i single
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20829.pdf> 184 KB
15 Febbraio 2011 - CorrieredellaSera
Adozione E Affido
Cassazione: adozione anche per i single
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20828.pdf> 482 KB
15 Febbraio 2011 - CorrieredellaSera
Adozione E Affido
C'è famiglia senza coppia?
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20827.pdf> 378 KB
15 Febbraio 2011 - Repubblica
Adozione E Affido
Giovanardi: già troppe coppie in attesa
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20826.pdf> 90 KB
15 Febbraio 2011 - Repubblica
Adozione E Affido
Griffini:i tempi sono maturi
<http://www.forumfamiglie.org/allegati/rassegna_20830.pdf> 97 KB
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Società Chestertoniana Italiana
Via San Pio X, 4/C
63039 San Benedetto del Tronto (AP)
http://uomovivo.blogspot.com
C.F.: 91022790447 ccp 56901515
"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male"
(G.K. Chesterton)

Chestertoniana n° 13 e Tempi


«God bless America». La dichiarazione d'amore di Chesterton agli Stati Uniti "paese nuovo ma con più tradizione di noi" http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=20253

Da Il Foglio.

Inoltre sul settimanale Tempi oggi in edicola trovate la recensione di Ciò che non va nel mondo, edizioni Lindau.

Grazie della segnalazione, Maria Grazia Gotti e Giuseppe De Dominicis.

lunedì 14 febbraio 2011

Abbiamo amici occhiuti che ci suggeriscono dove trovare GKC! Grazie!

Cari Amici,
rieccomi, grazie per gli avvisi. (...).
Su Tempi di questa settimana c'è la recensione del libro di Chesterton  "Ciò che non va nel mondo". Su Tracce di febbraio nella rubrica "Segnalibro" Javier Prades presentando il libro intervista al Papa "Luce del mondo", inizia con una lunga citazione di Chesterton: "Non pensavo di diventare cattolico più di quanto non pensassi di diventare cannibale: Mi limitavo a supporre che anche i cannibalivanno trattati con giustizia...ma con la Chiesa cattolica è impossibile essere soltanto giusti. Nel momento in cui tentano di attaccarla, se ne sentono attratti...". Il nostro amico Gilbert la dice lunga su certi argomenti perchè ne ha fatta esperienza sulla sua pelle!!  

Buon lavoro 
Crislamanna di Palermo

Youcat, Benedetto XVI e Chesterton, grazie a Paolo Pegoraro...

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-youcat-il-catechismoattira-pi-di-un-giallo-923.htm

Da La Bussola Quotidiana, il nostro Paolo Pegoraro ci parla di Youcat, del Papa e di Chesterton...

Bello!

domenica 13 febbraio 2011

Da Il Giornale - Il Papa e i bambini rom carbonizzati

domenica 13 febbraio 2011, 13:25

Il Papa ricorda i bimbi rom carbonizzati: "Con società più fraterna non sarebbe successo"

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Benedetto XVI nella preghiera dell'Angelus ricorda i quattro bimbi rom morti carbonizzati nella loro baracca e dice: "E' doveroso domandarci se si sarebbe potuto evitare questa tragedia se la nostra società fosse più solidale" 


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Roma - È "doveroso domandarci" se si sarebbe potuta evitare la morte dei quattro bimbi rom, arsi vivi domenica scorsa a Roma, se la nostra società fosse più solidale e fraterna". Con queste parole pronunciate durante la preghiera dell'Angelus, il Papa ricorda la tragedia che è accaduta nella Capitale domenica scorsa nel quartiere Appio. Mentre lo fa, in piazza San Pietro è presente tutta la famiglia dei bimbi morti carbonizzati. I genitori dei quattro piccoli rom "hanno pianto quando il Papa ha ricordato i loro figli, e sono stati molto contenti per le sue parole", ha raccontato Paolo Ciani, responsabile della Comunità di Sant'Egidio per i rom e i sinti, che ha accompagnato l'intera famiglia dei piccoli nomadi defunti - genitori, fratelli, zii e cugini - in piazza San Pietro.

La frase di San Paolo Il Papa ricorda i quattro bambini facendo riferimento a una frase di San Paolo "Pienezza della Legge è la carità" e dice che questo tragico episodio "impone di domandarci se una società più solidale e fraterna, più coerente nell'amore, cioè più cristiana, non avrebbe potuto evitare tale tragico fatto. E questa domanda vale per tanti altri avvenimenti dolorosi, più o meno noti, che avvengono quotidianamente nelle nostre città e nei nostri paesi". Benedetto XVI ricorda poi che "la novità di Gesù consiste, essenzialmente, nel fatto che Lui stesso riempie i comandamenti con l'amore di Dio, con la forza dello Spirito Santo che abita in Lui. E noi, attraverso la fede in Cristo, possiamo aprirci all'azione dello Spirito Santo, che ci rende capaci di vivere l'amore divino. Perciò ogni precetto diventa vero come esigenza d'amore, e tutti si ricongiungono in un unico comandamento: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso".  

Veglia Ieri sera nel campo rom abusivo dove una settimana fa è divampato il rogo, si è svolta una veglia di preghiera organizzata dai genitori dei piccoli morti. Erdei Mircea, il padre delle vittime, ha annunciato che le salme dei figli saranno portate in Romania la prossima settimana. Nel quartiere romano di Bravetta ieri sono comparse scritte razziste contro i rom.

Un aforisma al giorno

"È solo da quando conosco l'ortodossia che conosco l'emancipazione mentale".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

venerdì 11 febbraio 2011

Un aforisma al giorno

"La proprietà è semplicemente l’arte della democrazia. Significa che ogni uomo dovrebbe avere qualcosa a cui dar forma a sua immagine, come egli è fatto a immagine del cielo.[…] Un uomo che ama il suo piccolo campo triangolare, lo ama perché è di forma triangolare; chiunque distrugge quella forma, dando più terra a quell’uomo, è un ladro che ha rubato un triangolo. […] Egli non può vedere la forma della sua terra finché non vede le siepi del vicino".

Gilbert Keith Chesterton, What's Wrong with the World

Un aforisma al giorno


"Nessun uomo domanda più ciò che desidera, ogni uomo chiede quello che si figura di poter ottenere. E rapidamente la gente si dimentica ciò che l’uomo voleva davvero in principio;[…]. Il tutto diventa uno stravagante tumulto di seconde scelte, un pandemonio di ripieghi".

Gilbert Keith Chesterton, What's Wrong with the World.

giovedì 10 febbraio 2011

Un aforisma al giorno

"Questa è la sola ed eterna educazione: essere così sicuri che qualcosa è vero da avere il coraggio di dirlo a un bambino".


Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo


È veramente una cosa splendida, amici...

 

martedì 8 febbraio 2011

Sabato 12 Febbraio 2011 ore 22.45 Chesterton su Radio Maria

Cari Amici,
con piacere vi invitiamo ad ascoltare la trasmissione di Radio Maria condotta da Alessandro Gnocchi "Uomini e letteratura - Incontri alla luce del Vangelo" di sabato 12 Febbraio 2011 alle ore 22.45 (sabato prossimo).
La trasmissione toccherà il nostro Gilbert Keith Chesterton e vedrà come ospiti il nostro Fabio Trevisan, il nostro presidente Marco Sermarini ed Annalisa Teggi, traduttrice per Rubbettino di What's Wrong with the World (Cosa c'è di sbagliato nel mondo) e de La Ballata del Cavallo Bianco per Raffaelli Editori.

Sintonizzatevi e passate la voce!

Chestertoniana n° 12

In questo collegamento trovate la 12° puntata di Chestertoniana, apparso su Il Foglio del 3 Febbraio 2011.

lunedì 7 febbraio 2011

Lindau e Chesterton al nono episodio

Guardandoci indietro abbiamo constatato che Lindau, con Ciò che non va nel mondo, è arrivata al nono titolo di Chesterton in catalogo.

Noi ne siamo molto contenti, è chiarissimo, anche perché questo slancio sembra stimolare l'interesse come un'onda tra gli editori.

Lindau in questo mese di febbraio 2011 pubblicherà Il profilo della ragionevolezza, un altro importantissimo capitolo dell'argomento del distributismo, così sconosciuto in Italia ma oggi così utile e necessario.

E poi sembra che non sia finita qui...

Bene, benissimo.

Ciò che non va nel mondo, per i tipi di Lindau

«Che cosa non va nel mondo?», si domanda Chesterton, aprendo questo libro scritto nel 1910, ma di sorprendente attualità. I problemi sono tanti: si va dalla solitudine dell'uomo e dalla sua alienazione indotta sia dal capitalismo sia dal socialismo (il primo la giustifica considerandola il prezzo da pagare per assicurare la produzione; il secondo pretende di ridefinire ciò che è umano nel tentativo di dare vita all'homo novus) al rifiuto delle leggi divine, sostituite da arroganti e a volte patetiche leggi sociologiche; dal femminismo, criticato perché reclama il diritto di applicare alla donna categorie maschili ottenendo come risultato non la sua emancipazione ma il suo snaturamento, ai sistemi educativi che, escludendo i genitori, tendono sempre più a irreggimentare i bambini trasformandoli in proprietà dello Stato.
Ma secondo l'autore, ciò che realmente non va nel mondo è che si tende a cambiare l'uomo per adattarlo alla società piuttosto che adattare la società alle esigenze dell'uomo (errore in cui perseverano sia i conservatori sia i progressisti). Le uniche vie di uscita sono il ritorno alla famiglia tradizionale, il solo ambito in cui sia possibile un'esistenza libera e felice, e l'adozione di un sistema economico (il distributismo, di cui Chesterton fu un grande sostenitore) in cui la proprietà dei mezzi di produzione possa essere ripartita nel modo più ampio possibile fra la popolazione.



AUTORE: Chesterton G.K. 

Ciò che non va nel mondo

COLLANA: I Pellicani

PAGINE: pp. 312

ILLUSTRAZIONI: N° No

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 22,00

domenica 6 febbraio 2011

Un aforisma al giorno

Il modo migliore per cui un uomo potrebbe saggiare la sua prontezza a incontrare la comune varietà del genere umano, sarebbe quello di scendere per un camino nella prima casa che gli capiti e trovare un accordo, per quanto gli riesca, con le persone che la abitano. Questo, in sostanza, è ciò che ognuno di noi ha fatto quando è nato.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Mario Palmaro - Assalto alla legge 40 - Ci riprovano a Milano

Da La Bussola Quotidiana

di Mario Palmaro
04-02-2011

La legge 40 sulla fecondazione artificiale entrerà presto nel guinness dei primati: non si contano più, infatti, i tentativi messi in atto dai giudici italiani per scardinarla, svuotarla dall'interno, smontandola un po' alla volta.

L'ultimo colpo di maglio in ordine di tempo lo ha assestato il Tribunale di Milano che giovedì 3 febbraio ha eccepito l'incostituzionalità della legge, e ha inviato gli atti alla Consulta.
Secondo i giudici ambrosiani, le norme della legge 40 del 2004 che vietano la fecondazione eterologa sono contro la nostra Costituzione,  in quanto un simile divieto ''non garantisce alle coppie cui viene diagnosticato un quadro clinico di sterilità irreversibile il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare''. 

Ormai anche i sassi hanno capito che all'interno della magistratura esiste un fronte a trazione ideologica, che ha deciso di dare l'assalto alla legge sulla fecondazione artificiale. Del resto, le vicende giudiziarie presentano una dinamica che tende a ripetersi come un copione già scritto: una coppia presenta istanza contro parti della legge 40, facendosi assistere da un pool di numerosi, competenti e agguerriti legali. Le cliniche che fanno fecondazione artificiale, evidentemente, non stanno a guardare. E i giudici, accondiscendenti, fanno proprie le memorie degli avvocati, e sollevano eccezione di incostituzionalità.

Ma c'è un aspetto ulteriore che rende ancor più cagionevole la legge 40: l'esistenza di una giurisdizione sovrannazionale, nel quadro dell'entità giuridica e politica europea. Non si tratta più, infatti, di far valere, interpretandoli per altro in maniera elastica, i soli principi della Costituzione del 1948: ora vi sono anche le norme delle convenzioni e delle Carte europee. Il 23 febbraio la Corte Europea dei diritti dell'Uomo si  pronuncerà sulla conformità alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo della legge austriaca, che pone un divieto analogo a quello italiano alla fecondazione artificiale di tipo eterologo. Ovviamente, la decisione riguarda l'Austria. Ma sarebbe stupido non capire che esiste un nesso logico fra un'eventuale decisione avversa e il destino della normativa in vigore in Italia.

Di fronte a questa massiccia offensiva, la legge vacilla. Ed è inutile che, in chiave apologetica, si continui a sostenere che per ora non è cambiato nulla. La Corte costituzionale italiana ha già colpito a morte l'impianto della norma, scardinando il limite massimo dei tre embrioni da produrre. Nei mesi scorsi, un'impressionante inchiesta del settimanale Tempi dimostrava che ormai, nelle cliniche italiane della provetta, i vincoli originari della legge sono spesso disattesi.  E tutto lascia presagire che altre ferite verranno inferte al testo. Al punto che sarà ben difficile riconoscere il volto originario della legge 40, una volta che l'azione dei giudici di vario livello l'avrà rosicchiata abbondantemente.

La legge 40 portava in sé, del resto, un peccato originale di logica giuridica, messo in luce dalle motivazioni della stessa sentenza della Corte Costituzionale italiana: rilevava infatti la Consulta che il legislatore non ha voluto vietare la fecondazione artificiale; e che, ammettendo la fecondazione omologa con l'impianto di più embrioni, lo Stato italiano dichiarava lecito destinare a morte sicura numerosi embrioni, se ciò si rende necessario per soddisfare il desiderio di maternità della coppia. Ragionamento purtroppo ineccepibile, in base al quale la Corte ha ritenuto di eliminare il divieto di produzione di più di tre embrioni. 

Ora, se il sacrificio di vite umane è legittimo e subordinato al desiderio di maternità, a maggior ragione il divieto di ricorrere ai gameti esterni  alla coppia appare appeso a un filo. Prima o poi, si troverà un giudice – a Roma o a Bruxelles – disposto a cancellare l'ultimo baluardo della  "via italiana al figlio in provetta".

Dal prof. Carlo Bellieni

OSSERVATORE ROMANO, 6 FEBBRAIO 2011

Per uscire dall'ideologia
della solitudine


di CARLO BELLIENI

La Giornata per la vita che si celebra in Italia è un richiamo, come sottolinea il messaggio dei vescovi, a "educare alla pienezza della vita". Nelle scuole, ma anche sui media, dove latita una buona informazione sui temi etici: si pensi al modo in cui è stato presentato il suicidio di un celebre regista italiano e allo spot televisivo dove un anziano chiede l'eutanasia come "diritto", tessendo lodi della sua vita scandita da decisioni prese in solitudine e chiedendo di concluderla nello stesso modo. Due esempi di una mentalità generale e montante, in cui la libertà è ridotta ad assenza di legami e la solitudine è vista come condizione ideale per prendere decisioni.
Ma la solitudine non è un ideale, perché sarebbe come dire che lo sono anche l'ignoranza o la schiavitù. Solitudine e tristezza schiacciano e soffocano la libertà. Nello scorso dicembre la rivista "Lancet" ha lanciato un allarme contro l'"epidemia di solitudine che colpisce gli anziani", analizzata in profondità dal documento The forgotten Age del Centre for Social Justice, pubblicato in novembre nel Regno Unito. E un preoccupato messaggio viene dall'"Australian and New Zealand Journal of Psychiatry", che nel numero di gennaio mette in evidenza l'alto tasso di suicidi tra gli adolescenti.
Eppure, la liberalizzazione di eutanasia, aborto e droga si basa proprio sul far credere che quanto decidiamo nel dolore e nella solitudine sia libertà, e sul far passare come "indegno" quello che invece è una caratteristica strutturale dell'essere umano: il dipendere dagli altri, che a volte può essere quasi totale, mai però indegno. Si è dato il nome di libertà alla solitudine, chiamandola autonomia, cioè "essere ognuno la legge di se stesso". Da qui a far credere che la perdita dell'autonomia quotidiana (camminare, parlare) renda la vita indegna il passo è breve. Ma non è così. Dipendere da una figlia o da un padre non è indegno, ed è profondamente ingiusto diffondere questa idea. La lotta alla malattia ci sta a cuore, ma non accettiamo l'idea che la vita malata e dipendente dagli altri perda significato.
Per diffondere la cultura della solitudine, i media tacciono i tanti casi di eroismo di fronte alla malattia, dando spazio ai rari esempi di coloro che rivendicano la supposta libertà di lasciarsi morire. Su questo tema si è discusso di recente, col solo errore di pensare che questo comportamento dei media nasca da una cultura della morte, la quale presuppone un'ideologia nichilista e autoritaria. Si tratta invece più banalmente di una cultura della solitudine, in realtà forse ancor più pericolosa della prima: essa mostra infatti un volto mite, che contrasta con i suoi effetti nefasti, e dissimula l'angoscia esistenziale della mentalità che la genera. Oltretutto, c'è un dato semplice e lampante che dovrebbe far riflettere: quanti vogliono vivere sono molto più numerosi di coloro che vorrebbero morire. Questo dovrebbe in primo luogo garantire un accesso proporzionale all'informazione, e soprattutto far capire che la scelta per la morte è e resta l'eccezione, perché non è ciò che i malati vogliono se le condizioni esterne non li inducono alla disperazione. Ed è compito dello Stato assicurare loro buone condizioni, non agevolare la morte.
Chi diffonde sui media un volto nobile della morte provocata, dovrebbe almeno immaginare quanto questo sia nocivo per le persone che soffrono, in particolare chi è depresso o solo. In questo modo, curare la vita del disperato o aiutarlo a farla finita appaiono due opzioni uguali, dello stesso peso. Ma è un ragionare strano, perché solitudine e disperazione sono l'antitesi della libertà e la annullano, riducendola a una ritirata forzata. Ed è pericoloso, per i rischi di emulazione: ricordo che in Italia una ventina di anni fa ci fu un breve periodo durante il quale si suicidarono molti adolescenti, e non è stato questo l'unico caso di suicidio contagioso. Bisognerebbe poi approfondire quanto influisca il peso economico nelle richieste di liberalizzazione dell'eutanasia. Nello scorso dicembre il "British Journal of Nursing" ha paventato il rischio dell'apertura all'eutanasia non per motivi "nobili", ma molto più prosaicamente per abbattere la spesa sociale. Come scrivono i vescovi italiani, la Giornata per la vita è un impulso verso "un nuovo umanesimo", per uscire dall'ideologia della solitudine e della paura. E, come ha spiegato il Papa lo scorso 17 novembre, è una spinta a ritrovare una "giustizia sanitaria", perché l'attacco alla vita viene subito dopo l'attacco alla giustizia. E cosa c'è di più ingiusto che lasciare una persona sola, o farla considerare inutile?
La paura di dover dipendere dagli altri, quasi non fosse la nostra condizione quotidiana, e il culto orgoglioso dell'autonomia, come se ogni giorno non obbedissimo a leggi universali e naturali con nostro giovamento, concorrono ad aprire all'eutanasia, ben diversa dal diritto a sospendere l'uso di medicine se inutili e intollerabili. È una cultura questa che definisce persona solo chi è in possesso di certe condizioni di indipendenza, e nasce da una società intrisa di disabilità affettiva. Una disabilità peggiore di quella fisica o mentale, perché non educa alla solidarietà verso queste ultime, ma solo all'infantile desiderio di farle sparire per magia.

Chesterton e il golf (sul Corriere della Sera)

http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_05/lo-chef-gioca-a-golf-le-diciotto-buche-di-alajmo-e-morelli-roberto-perrone_9df0f022-310a-11e0-90b6-00144f02aabc.shtml

Questo articolo del Corriere della Sera dedicato al golf si apre con la famosa citazione di Chesterton (che fa arrabbiare molto i golfisti...).

venerdì 4 febbraio 2011

Da Maria Grazia Gotti (grazie!)

Buon giorno!
Dalla newsletter odierna del foglio che trovate sotto apprendo che
oggi c'è un inserto su Chesterton "L'amore di Chesterton per san
Francesco e san Tommaso, "che salvano il mondo dallo spiritualismo".

sulla rasegna di tracce non l'ho trovato. in pausa pranzo spero di
trovare il foglio in edicola.

Vi segnalo inoltre la citazione di Chesterton in questo bellissimo
articolo di Antonio Socci su Giovanna D'Arco
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=X3HMD

Buon lavoro a tutti.

Maria Grazia Gotti

--
Società Chestertoniana Italiana
Via San Pio X, 4/C
63039 San Benedetto del Tronto (AP)
http://uomovivo.blogspot.com
C.F.: 91022790447 ccp 56901515

"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male"
(G.K. Chesterton)

Chestertoniana continua. Grazie ai segnalatori...

Carissimi,

ecco i link alle puntate 10 e 11 di Chestertoniana a cura di Edoardo Rialti.

10- http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=WMLVO

dal titolo Diseducazione sessuale

11- http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=WTN55

dal titolo Quando GKC incontrò il duce

--
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"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male"
(G.K. Chesterton)

Un aforisma al giorno

"Fare economia è molto più romantico che sperperare".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

giovedì 3 febbraio 2011

Un aforisma al giorno

"Tutti i termini nei libri di scienze – "legge" "necessità", "ordine", "tendenza" e così via – non sono dettati dall'intelletto, perché presumono una capacità di sintesi interiore che non possediamo. Gli unici termini che ritengo adeguati per descrivere la natura sono quelli che si trovano nei libri di fiabe: "incantesimo", "sortilegio", "magia". Essi esprimono l'arbitrarietà e il mistero di ciò che accade. Un albero produce i frutti perché è un albero magico. L'acqua scorre in discesa perché è stregata. Il sole splende per un incantesimo".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

"L'adorazione della volontà è la negazione della volontà. Ammirare la semplice scelta significa rifiutare di scegliere".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Procreazione assistita, lo strappo del tribunale: "Legge 40 alla Consulta" - Noi l'avevamo detto. Passa l'angelo e dice amen...

Da Il Giornale


Milano - Il tribunale di Milano ha eccepito l'incostituzionalità della legge sulla procreazione medicalmente assistita e ha inviato gli atti alla Consulta. Secondo i pm milanesi, laddove vieta la fecondazione eterologa e prevede sanzioni alle strutture che dovessero praticarla, la norma non garantirebbe "alle coppie cui viene diagnosticato un quadro clinico di sterilità irreversibile il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare".

La decisione del tribunale di Milano I giudici della prima sezione civile, investendo della questione la Corte Costituzionale - così come qualche mese fa è stato fatto a Firenze e Catania - hanno accolto il ricorso di una giovane coppia di Parma, assistita da un pool di legali, gli avvocati Ileana Alesso, Marilisa d'Amico, Massimo Clara, Maria Paola Costantini e Sebastiano Papandrea. I due coniugi prima della scorsa estate avevano chiesto, sulla base di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in una controversia promossa da alcune coppie infertili contro l'Austria, che fosse ordinato in via d'urgenza al ginecologo a cui si erano rivolti di effettuare la fecondazione eterologa per via della completa e irreversibile infertilità del marito, sulla base della sentenza di Strasburgo. In alternativa marito e moglie avevano chiesto di sollevare l'eccezione davanti alla Consulta. I giudici milanesi, come hanno fatto nei mesi scorsi i loro colleghi di Firenze e Catania, hanno scelto questa seconda strada.

mercoledì 2 febbraio 2011

Voli liberi (dai ragazzini)

http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_02/marchetti-voli-senza%20bambini_a4b6e656-2ed4-11e0-ac59-00144f02aabc.shtml

L'ultima: voli liberi da bambini...

Perché non nascere direttamente grandi e possibilmente col cervello già cotto?

Andando avanti così, prima o poi "il progresso" raggiungerà questo obiettivo...

La cosa più impegnativa che sono riusciti a dire è che "sarebbe discriminatorio"...

Un aforisma al giorno

"La prima confessione di fede o comandamento, è che nulla può insieme essere e non essere. Per cui, in parole povere, il vero e il falso esistono".


Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino

Un aforisma al giorno

"Quello cattolico è l’unico credo universale e coerente che sia univocamente schierato dalla parte della vita".

Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d'Aquino 

martedì 1 febbraio 2011