venerdì 23 gennaio 2015

Un aforisma al giorno

Molti saranno sorpresi di apprendere che quando il grandioso grido greco prorompe nel latino della messa, antico come la stessa cristianità, in chiesa moltissime persone recitano correttamente il Kyrie eleison e conoscono l'esatto significato delle loro parole. Ma in ogni caso sanno quello che dicono in misura maggiore di quanto lo sa chi inizia la lettera con "Caro signore".


Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

giovedì 22 gennaio 2015

Chesterton in altre parole - Ronald Knox aveva visto lungo

Mons. Ronald Knox disse, in occasione del suo panegirico nella Cattedrale di Westminster trenta giorni dopo la morte di Chesterton: "Sarà quasi certamente ricordato come un profeta in un'età di falsi profeti".

mercoledì 21 gennaio 2015

Chesterton in altre parole / Chesterton è attuale - Una storia ed una mail che può interessare tutti noi.

Ricevo una bella mail che col permesso dell'autrice vi giro perché anche voi ne godiate ma approfitto per raccontare una storia che non ho mai avuto il tempo di narrare e per fare una riflessione sull'onda di quello che mi dice Luisa e con lei la sua cara famiglia, così accogliente e generosa con me (ma credo proprio con tutti!).

Un anno fa la Società ha ricevuto una mail del seguente letterale tenore:

«Ciao, sono Stefano, abito a Cremona e frequento la 3° media.
Sono un giovane lettore di Chesterton, lo conosco ormai da oltre un anno, e non smette mai, ogni volta che leggo un suo libro, di stupirmi.
Chiedo aiuto a voi perché siete la società Chestertoniana più autorevole in Italia.
Poiché  ho pensato di scrivere la mia tesina con cui chiudere l'anno scolastico proprio su Chesterton, mi vorrei appellare allo spirito Chestertoniano per realizzarla.

Vi chiedo cortesemente di aiutarmi; nel senso di avere qualche suggerimento per approfondire il pensiero di Chesterton.
Mi interesserebbe a riguardo, il suo rapporto con la chiesa, alla sua conversione e il rapporto dell'uomo con la letteratura.
Consigliatemi eventuali fonti da consultare al riguardo, o dove poter prendere ispirazione.
Da solo sto trovando un pò di fatica e non vorrei perdermi....
Certo di una risposta positiva, vi auguro buon lavoro.
Sursum corda.

Stefano
»

Per farla breve, abbiamo deciso di prendere sul serio questo ragazzo e gli abbiamo fornito l'aiuto che chiedeva, nei limiti della nostra pochezza, checché lui ne dicesse. Gilbert ha colpito ancora perché è nata un'amicizia con Stefano, i suoi genitori e sua sorella, i loro amici grandi e piccoli. Il segno che Gilbert fa sul serio è proprio il far diventare amici tutti quelli che si incontrano per colpa sua. Questo ci fa sperare molte cose: che ora sia in un bel posto, ad esempio, e ci dà una conferma, e cioè che il bel posto se lo sia guadagnato facendo lo stesso in vita (ma questo è storia). 
Allora gli amici cremonesi mi invitano e il 6 Maggio 2014 vado da loro, faccio un bell'incontro con tante persone buone e pazienti che mi ascoltavano e mi facevano domande, anzi, hanno ascoltato me e il piccolo grande Stefano che ha detto la sua su Gilbert. 
La mattina dopo vado nella loro bella scuola e incontro i ragazzi di terza media per un breve incontro, ma rimaniamo a chiacchierare per un po' (spero se la passino bene, ora che stanno alle superiori. Almeno come Stefano che continua ad essere fedelissimo amico di Chesterton e anche mio).
Mi sono trovato tanto bene, mi hanno trattato come un re e li ringrazio ancora, ogni tanto ci sentiamo, ci siamo anche rincontrati al Meeting di Rimini nel nostro stand bellissimo con tutte le nostre magliette e libri splendenti e ruggenti.
Ora Luisa, la mamma di Stefano, mi scrive la bella mail qui sotto ed è proprio vero quello che dice. Gilbert ogni tanto lo trovi dove non te lo aspetteresti e lui ti fa tana (letteralmente) libera tutti. Le parole di Luisa l'ho sentite tante volte, e credo sia la grazia più grande che Gilbert ci ottienga da Nostro Signore: diventare suoi amici e Suoi amici.
Chi è grato sono io, a Gilbert, Stefano e la sua bella famiglia e i suoi cari amici (compresa la professoressa coraggiosa che ha "istigato" Stefano a scrivermi).
Per la cronaca tra di noi Chesterton lo chiamiamo «lo zio Gilbert».

Marco Sermarini
«Gentile Marco,

ti raggiungo con queste righe che riguardano lo zio Gilbert ma anche te, indirettamente, e l'amicizia che ci hai donato (per la quale ancora noi tutti ti siamo grati).

Sono incappata, appunto, nelle impronte lasciate da Chesterton, attraverso la sua personalità, in due libri presi a prestito dalla biblioteca; uno tratta della "lettura ad alta voce" e l'autrice cita: "Prima ancora di Bettelheim lo scrittore inglese G. K. Chesterton sosteneva che non sono le fiabe a dare ai bambini l'idea dell'esistenza dell'Uomo Nero: le fiabe danno semmai l'idea che l'Uomo Nero può essere sconfitto. I bambini convivono con i draghi fin da quando hanno conquistato la capacità immaginativa: le fiabe, dice ancora Chesterton, offrono loro un San Giorgio capace di ucciderli".

L'altro libro che sto leggendo, "Il regalo più bello", è una raccolta di racconti sul Natale e nell'introduzione le curatrici citano: "Dopo il Natale di guerra chiudiamo su una nota più positiva con un racconto del britannico G. K .Chesterton: nel suo "La bottega dei fantasmi" (si tratta di uno dei saggi di Tremendous Trifles, ossia una delle Tremende Bazzecole, ndr) alcuni personaggi della letteratura inglese del passato si radunano in un cadente negozio di giocattoli per decretare una solenne verità".

Incontrare riferimenti a Chesterton è - quasi - come incontrare un amico di vecchia data… uno si sente un po' come a casa sua.

Grazie.

Luisa, mamma di Stefano

Cremona, 19/1/2015»

martedì 20 gennaio 2015

Un aforisma al giorno

Gli uomini non differiscono molto su ciò che chiamano male. Differiscono enormemente su quali mali definiranno scusabili.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 23.10.1909

lunedì 19 gennaio 2015

Consigli di viaggio (chestertoniani) da Pier Francesco Borgia - da Il Giornale

Citiamo questo pezzo tratto dal blog del giornalista Pier Francesco Borgia "Camera con vista":

«Nei paesi anglosassoni (ma non solo lì) resiste una solida tradizione. I ragazzi usciti dalla scuola o dall'università si concedono il cosiddetto "anno sabbatico" prima di tuffarsi nella vita reale: fatta di impegno, lavoro e responsabilità. I più facoltosi acquistano un biglietto aereo per fare il giro del mondo. Altri si accontentano di passare questo lungo intervallo di tempo in qualche paese esotico oppure nel cuore della vecchia Europa. Altri, i più ma a anche i meno fortunati economicamente, si industriano nel fare lavoretti stagionali per avere almeno la possibilità di fare sei o quattro mesi fuori dai confini nazionali.

Gli osservatori illuminati plaudono a questa iniziativa. Serve, dicono, per aprire la mente, per fare nuove esperienze e per immagazzinare un sufficiente bagaglio di emozioni e ricordi da riscaldare anche i periodi più opachi della routine che li attende.

Leggendo, anzi rileggendo, uno dei testi più brillanti e acuti di Gilbert Keith Chesterton è proprio questa "sana abitudine" che mi è venuta in mente. Il libro in questione è Le avventure di un uomo vivo (Mondadori). Chesterton l'ha scritto nel 1912. E di certo allora questo vezzo dell'anno sabbatico non era ancora diventato una tradizione. Eppure il testo del celebre scrittore inglese può essere in qualche modo visto come un manifesto pionieristico di questa abitudine. In buona sostanza lo scrittore inglese confeziona un brillante testo umoristico (molto adatto anche alla trasposizione teatrale) nel quale riversare alcuni dei suoi più radicati convincimenti. Primi fra tutti ovviamente l'ottimismo e l'amore per la vita. In tempi in cui ancora andava forte il nichilismo e le ideologie materialiste, Chesterton ci ricorda che l'uomo comune per sentirsi vivo deve capire che il miracolo più autentico è la vita quotidiana».


Il resto dell'articolo lo trovate qui.

domenica 18 gennaio 2015

Un aforisma al giorno (di questi tempi pericoloso ma non meno veritiero)

"I cristiani difendono il vino perché fa bene agli uomini".


Gilbert Keith Chesterton, La serietà non è una virtù 


E bravo Adinolfi!

"Prima di lasciarvi ed augurarvi una Santa Domenica, un'ultima annotazione. Guardando le centinaia di agenti in tenuta antisommossa che hanno dovuto proteggere il nostro semplicissimo diritto di parola, il nostro banale voler dire che i bambini nascono da un uomo e da una donna, non ho potuto non pensare alla citazione più nota di Chesterton che tante volte ci ripetiamo l'un l'altro: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. S'avvicina il tempo in cui una vita normale, una vita da onest'uomo, richiederà sforzi da eroe".

Da La Croce Quotidiano - 18 Gennaio 2015

Prima di Houellebecq, Chesterton parlò di euroislam | Tempi.it - Annalisa Teggi

www.tempi.it/blog/prima-di-houellebecq-fu-chesterton-a-immaginare-un-europa-islamizzata

Greybeards at play, ovvero: gli inizi di un grande scrittore e di un grande uomo

Chesterton scrisse questo volume (uscito in Italia col simpatico titolo Burloni Barbagrigia e la traduzione della cara Annalisa Teggi, per i tipi del bravo editore Raffaelli) nel 1900, dotandolo della copertina e dei suoi fantastici disegni all'interno.

Sono versi giocosi, per cui sono molto seri: il Chestertonbimbo (padre O' Connor lo chiamava così, "Chestertonchild") a ventisei anni era così amante della vita come lo rimase fino alla prematura dipartita a sessantadue. Sono clerihew, poesiole di quattro righe che come una freccia lucente colpiscono nel segno e descrivono una realtà, una persona, un fatto, un'idea. Clerihew perché l'inventore e maestro del genere fu il suo compagno di scuola e amico di sempre Edmund Clerihew Bentley, giornalista, scrittore e avvocato che gli rimase amico dall'età di quattordici anni (che bello! Oggi le mamme dicono ai figli che "ogni tanto si deve cambiare compagnia"... folle idea quella di non mettere mai radici! Buona solo per morire presto!).

Gilbert le scriveva per gioco per Rhoda Bastable, la cuginetta della sua futura moglie Frances, e questa bella bambinesca (nel miglior senso) amicizia durò per tutta la vita. Ci sono tanti disegni in giro per Rhoda, io personalmente ne ho visti diversi.

Il libretto fu pubblicato da R. Brimley Johnson, il promesso sposo della sorella di Frances, Gertrude, morta prematuramente investita da un'automobile. Questa morte lasciò un grande segno nella vita di Frances e accelerò in qualche modo il matrimonio con Gilbert. Gertrude tra l'altro fu la segretaria di Rudyard Kipling.

Gilbert parlava della pubblicazione di queste poesie più o meno così: è come se il mondo si fermasse a Kensington a vedermi fumare sigarette... 

Benedetta umiltà, direbbe il mio amico Andrea Monda! 

Il volumetto, arricchito dalla postfazione di Anbalisa, merita la vostra lettura e l'acquisto, naturalmente su www.pumpstreet.it e non altrove!

Marco Sermarini