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mercoledì 22 maggio 2013

Un aforisma al giorno

«In nome di Dio e della Democrazia e della nonna del Drago - in nome cioè di tutte le cose buone - ti ordino di andartene e di non infestare più questa casa».

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago e altre serissime storie (in vendita da noi).

Alla scoperta dell'uomo vivo - L'incontro con padre Boyd a Rimini del 30 Maggio 2013

http://www.ilponte.com/news/2013/maggio/22/rimini/alla_scoperta_dell_uomo_vivo.html

martedì 21 maggio 2013

Tremende Bazzecole - Corre nudo per le vie di Pechino con una croce sulle spalle. Martire? No, artista annoiato Leggi di Più: Artista cinese corre nudo in strada con croce | Annalisa Teggi su Tempi.it


Non voglio appartenere a una religione in cui mi è permesso avere un crocifisso.
Voglio che mi sia permesso esserne entusiasta.
G.K. Chesterton

L’arte si sa è un mestiere sui generis. Mentre noi arriviamo col fiatone a fine giornata, stressati, stanchi e con la lista delle cose da fare che si allunga a dismisura, per certi artisti la noia è compagna assidua di ogni giornata. Ma questa condizione tremenda e insopportabile è poi capace di generare quell’estro creativo per cui – noi stressati restiamo dei comuni mortali – e, invece, l’artista annoiato diventa un genio.
CroceNudoNon sono sicura che l’epiteto di genio possa applicarsi al signor Li Binyuan, ma di certo lui stesso si è dichiarato molto annoiato. Inoltre la laurea conseguita presso la China Central Academy of Fine Arts lo qualifica come artista. Qualche sera fa si è messo a correre nudo per le vie di Pechino portando con sé una gigantesca croce; ad aprile aveva già fatto il medesimo tipo di sortita, con una bambola gonfiabile. Non è dato sapere quale guizzo creativo abbia fatto sgorgare dall’animo del signor Li questa esplosione artistica, ma è dato sapere che ha gradito molto vedere il suo gesto dilagare con grande successo sui social networks. Pare che questo abbia anche lenito il fastidio della noia che lo attanagliava.
Ma ora, il signor Li è un po’ nei guai perché al governo di Pechino la sua «performance artistica» non è affatto piaciuta. Eh sì, andarsene a spasso con una croce così grande da quelle parti è scandaloso – verrebbe da pensare. E invece no, il problema è un altro: in Cina la nudità in pubblico è reato. Ed è stato nel leggere questo che i miei pensieri hanno cominciato a uscire dal seminato, cioè a perdersi in strane fantasie.
Un primo pensiero mi ha portato a riflettere sul concetto di «performance artistica»: la nudità associata alla croce è senza dubbio un gesto di tendenza. Ce lo insegnano quelle altre artiste della femminilità del movimento Femen, che hanno avuto l’intuizione geniale di spogliarsi e di mettere in croce pure la Barbie. La noia di un artista cinese vs la rivoluzione delle femministe dell’Est: ai posteri l’ardua sentenza su chi meriti il premio per la migliore messa in scena.
Un altro pensiero mi ha fatto venire in mente un video musicale: quello in cui una giovane ragazza se ne andava a spasso per le vie di New York con un cuore gigantesco, venendo snobbata se non emarginata da tutti. Solo quando il cuore in questione si rimpiccioliva a dimensioni modeste, un ragazzo la degnava di attenzione; e poi il medesimo giovanotto se la dava a gambe quando il cuore ricominciava a diventare smisuratamente grande. Paradossale: cosa ci può essere di pericoloso o fastidioso in un cuore gigante? Ma, di fatto, tutto ciò che è fuori scala – anche nel bene – suscita in noi diffidenza e anche preoccupazione.
Mi è, poi, venuto da pensare che la croce non è un cuore. E, infatti, nel caso della croce non bastano neppure le dimensioni modeste: che siano piccole o grandi, le croci che i cristiani portano addosso oggi sembrano in ogni caso un simbolo troppo sfacciato. Le togliamo dalle scuole, le togliamo persino dalle montagne e a qualcuno vengono pure fatte togliere di dosso. E mi viene da pensare che molti di coloro che pensano che sia oltraggioso, o comunque non rispettoso delle diversità culturali, esibire un crocifisso sarebbero decisamente più propensi a «perdonarci» l’ostentazione di questo simbolo se ci giustificassimo dicendo che si tratta di una «performance artistica». L’estro artistico – si sa – è un lasciapassare più potente del senso comune, della ragionevolezza e della memoria storica.
Ma questo malanimo nei confronti della croce è cosa non nuova, infatti lo stesso signor Chesterton racconta un episodio che lo vide coinvolto personalmente nel Primo Dopoguerra: nella sua città si era pensato di erigere un monumento ai caduti di guerra e alcuni avevano avanzato la proposta indecente che questo monumento fosse una croce. Neanche a dirlo, cominciarono a sollevarsi non proprio delle aperte proteste … ma … diciamo così … furono avanzate delle ragionevoli alternative.
«La prima cosa che è interessante notare, tipica dello spirito della modernità, è un atteggiamento tollerante, che, alla fin fine, è frutto di timidezza. Si potrebbe pensare che la libertà religiosa significhi la possibilità che ognuno possa discutere di religione a suo piacimento. In realtà, nessuno ha il diritto di parlarne» (da Autobiografia). I timidi di cui parla Chesterton non appartenevano certo alla classe popolare, perché – a onor del vero – la gente comune avrebbe avuto l’onestà intellettuale di dichiarare apertamente che la croce non gli stava bene. Erano i benpensanti e i capi di partito a suggerire l’ipotesi che un club per i reduci di guerra, o una fontana pubblica o – addirittura – una pompa di benzina fossero alternative più fruttuose di una nuda croce:
«Quelli che abitavano nelle casupole della Città Vecchia amavano la croce perché era cristiana oppure la odiavano perché era papista, e lo dicevano sempre. Ma i capi del partito anitipapista si vergognavano di parlare di antipapismo e non esprimevano con chiarezza il loro pensiero sulla malvagità del crocifisso, dilungandosi invece sull’utilità del distributore di benzina e della fontana pubblica». Il dibattito andò avanti e non poteva che essere così, spiega il signor Chesterton: «A ogni modo, la croce rappresentò il punto cruciale: sembra un gioco di parole, ma è la pura verità. È ben strano che pochi tra coloro che pensavano che la croce fosse il punto cruciale ammettessero che era cruciale proprio perché si trattava di una croce».
È ben strano, infatti. Ed è anche tipico della noia e della pigrizia che pervade tutti noi – non solo il signor Binyuan – dimenticarci di come parliamo e del perché parliamo in un certo modo. Noi diciamo «cruciale», e non lo facciamo perché siamo ferventi religiosi. Lo facciamo perché riconosciamo – con una lapalissiana evidenza consapevole – il senso della croce come simbolo. Ed è da lì che occorre partire, ancor prima di mettersi a ragionare su chi in croce ci è morto. La croce è innanzitutto un conflitto, che il signor Chesterton sintetizza così: «La croce è una figura ad angoli retti coraggiosamente volti in opposte direzioni. […]. La croce riassume l’idea di un conflitto che si estende nell’eternità. In altre parole, la croce, come fatto e come simbolo, esprime la necessità di uscire dal cerchio che è tutto e niente» (da L’uomo eterno).
Sì, perché l’unica alternativa geometrica alla croce è il cerchio e il cerchio è un girotondo che torna su se stesso. E, dunque, qual è la nostra visione del mondo? Come vogliamo trattare le cose che ci riguardano? Vogliamo girarci intorno o incrociarle? Il conflitto o la peripezia, alla fine è questo il punto. La croce, sostanzialmente, ci parla di qualcosa che viene al «dunque» e perciò edifica e procede. È il cardo e decumano, la base dell’urbanistica. Sono i quattro punti cardinali del marinaio e gli assi cartesiani del matematico. Che la croce sia una questione cruciale ci è sotto gli occhi costantemente: quando nostro figlio usa la riga e la squadra per fare i compiti di geometria, quando guardiamo le mappe sul navigatore e persino quando giochiamo a battaglia navale. È a partire da questo dato concreto, tangibile ed edificante (nel vero senso del termine) che dovrebbe – in un secondo momento – suscitare in noi degli interrogativi, delle domande (forse della meraviglia) il fatto che il Dio fatto Uomo ce lo abbia consegnato come simbolo del suo essere venuto al dunque delle cose, per noi.
Cosa accadrebbe se in una città fatta solo di cerchi concentrici, all’improvviso comparisse un incrocio?  Il signor Li Binyuan, che appartiene alla cultura per eccellenza devota al cerchio, quella orientale, ha per un attimo dato questa impressione simbolica: ha mostrato il conflitto di una croce a chi ha una visione del mondo legata a una perenne e immutabile ciclicità. Non era nelle sue intenzioni, ma il suo gesto strampalato ed esibizionistico aveva – ironicamente – proprio un senso:
«II buddismo è centripeto; il cristianesimo è centrifugo: prorompe. Il circolo è, per sua natura, infinito e perfetto, ma resta fissato nelle sue dimensioni; non può essere né più grande né più piccolo. La croce, che ha nel suo cuore una collisione e una contraddizione, può stendere le sue quattro braccia all’infinito senza alterare la sua forma. Per il paradosso centrale che essa contiene può crescere senza cambiare. Il cerchio torna su se stesso ed è bloccato. La croce spalanca le sue braccia ai quattro venti: è un segnale-guida per liberi viaggiatori» (da Ortodossia).
Che ci fa un uomo nudo con una croce sulle spalle? Per un attimo, a Pechino qualcuno, colto di sorpresa da un’inaspettata comparsa, si è posto  questa domanda con un guizzo di autenticità più sincera di quanta ne mostriamo noi in Occidente quando  ci mettiamo a discutere (sempre girandoci intorno) di un evento che ha segnato la nostra Storia.

PS: se a qualcuno è rimasta la curiosità di sapere come andò a finire la vicenda sul monumento ai caduti che vide coinvolto il signor Chesterton, mi affretto a svelare il tutto: «Vi fu una sorta di plebiscito sui giornali in cui era quasi impossibile sapere cosa votare, ma che si concluse con un’esigua maggioranza a favore della costruzione di un club per i reduci. Il club, per cui aveva votato la maggioranza, non venne mai costruito. La croce, per cui la minoranza aveva dimenticato di votare, invece fu costruita. Quando cessò il clamore dei giornali e ognuno andò per i fatti suoi, un prete raccolse i fondi, da solo e senza chiasso, ottenne denaro sufficiente per innalzare la croce e la fece costruire» (da Autobiografia).

Ancora a proposito di chestertonite - Il contributo di Giovanni Borghi


Gentili chestertoniani,

ho letto stamattina la lettera di Roberto a Marco riguardo al tipo di approccio da seguire nell'avvicinarsi a Gilbert, e sui dubbi che ne esista uno.
Immagino che chi a San Benedetto e' coinvolto nell'esperienza della scuola Chesterton abbia
un'idea di come raccontare Gilbert ai ragazzi. Ma io vorrei, col vostro permesso, aggiungere
un contributo (...) scrivendovi l'ordine in cui ho letto le sue opere, e azzardando una motivazione che sara' tanto fiacca quanto e' vero che sono stato guidato dal naso, piuttosto che dal ragionamento, nel decidere cosa leggere dopo Ortodossia.

Ho iniziato appunto da questa, come lettore solitario (gli altri chestertoniani che conosco li ho conosciuti tramite il blog), incuriosito da qualche citazione di Maurizio Blondet. Ho proseguito poi con la lettura dell'Uomo Eterno, proseguendo con vari saggi, poi Uomovivo, quindi San Francesco e San Tommaso, quindi l'Uomo che fu Giovedi, quindi Padre Brown. Leggendo Ortodossia mi e' sembrato di scorrere le pagine del diario di un nonno, che vedendomi crescere in un mondo sempre intellettualmente piu' confuso si fosse affrettato, prima di morire, a rispondere in anticipo a tutte le domande e incertezze che il contatto con la cultura del progresso mi avrebbe suscitato. Da universitario incallito credo di avere vissuto quasi solo in mezzo ai non credenti, e tutte le persone di maggiore cultura che conosco sono tali. Di conseguenza conoscere Gilbert e' stato conoscere uno con esperienze in un certo senso simili alla mia. Se dovessi dare un consiglio per avvicinare un adulto a Gilbert, io non avrei dubbi, malgrado possa sembrare un approccio un po' "drastico", a partire da Ortodossia e l'Uomo Eterno: credo che diano la chiave di lettura a tutti i romanzi e racconti, e sintetizzino i saggi, e scansino ogni equivoco sul tenore della poetica di Gilbert. Tra l'altro, si tratta di iniziare dai veri capolavori, per cui Gilbert non ha pari nel suo genere, cosi' come Michelangelo non ha pari nella scultura.

In un certo senso (solo cronologico), Ortodossia e l'Uomo Eterno potrebbero essere visti come un antidoto (metafora che insegna il blog) al Crepuscolo degli Idoli, e a Umano Troppo Umano di Nietzsche. Presi a gocce, proprio come un antidoto, e quindi in modo aforistico, proprio come proposti dal blog, suscitano la curiosita', che spinge alla lettura intera. Credo che, come gli altri suoi saggi, volerli leggere sistematicamente dall'inizio alla fine possa essere faticoso, non perche' siano noiosi, ma perche' sono densi di concetti saporiti e vividi come una cassata siciliana e' piena di zucchero e di canditi. E la cassata siciliana e' meglio mangiarla a piccole fette o ti causa il mal di testa.

A presto, spero al GK day,

Giovanni Borghi

An invitation from Stuart

Dear Friend

This year's GK Chesterton Pilgrimage will be on Tuesday 30th July. Meeting outside St George's C of E Church, Aubrey Walk, London, W8 7JG where GKC was Baptised as a baby. Then at 8am start walking to Uxbridge (15 miles approx).

1.30pm Old Rite Mass, in thanksgiving for Chesterton's Conversion, which took place 91 years ago on this day. Our Lady of Lourdes and St Michael, Osborn Road, Uxbridge, UB8 1UE. You are welcome to attend the Mass even if you are not doing the walk. Walk on to Beaconsfield (10 miles approx) where Chesterton lived, converted, died and is buried. Then we will say the prayer for the Beatification of GK Chesterton at his graveside. You can find the prayer here; http://www.catholicgkchestertonsociety.co.uk/

For more details or to join the pilgrimage email catholicgkcsociety@yahoo.co.uk or DM on Twitter and/or follow on the day, @Stuart1927

"Have we now, [seventy-eight] years after Chesterton's death, reached a kind of tipping point in his reputation, of the same kind that Newman's reputation reached, leading to the opening of his cause in 1959, seventy-eight years after his death?" Dr Oddie

I'm just sending this short note now, so people have the date as early as possible. Posters, blog posts, prayer cards etc to follow.

God bless

Stuart
Ps Please forward these details

Ecco il programma dell'incontro con Padre Boyd a Rimini

L'incontro si svolgerà il 30 Maggio 2013 dalle ore 18.00 presso la Colonia Comasca,  Rimini.

L'incontro è promosso dalla Karis School in collaborazione con il Meeting per l'Amicizia fra i popoli ed il G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture.

Interverranno all'incontro Claudio Minghetti (Rettore della Scuole Karis), Annalisa Teggi (curatrice della Mostra su Chesterton del Meeting per l'Amicizia tra i popoli dal titolo "Il cielo in una stanza"), Padre Ian Boyd (presidente del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture presso l'Università Seton Hall del New Jersey - USA), Marco Sermarini (presidente della Società Chestertoniana Italiana) ed Otello Cenci (regista dello spettacolo "Manalive - Un uomo vivo" del prossimo Meeting per l'Amicizia tra i popoli).

lunedì 20 maggio 2013

"La vita quotidiana è la più romantica delle avventure…" - Brevissima storia di un apocrifo chestertoniano

Chesterton è uno degli autori più citati di tutti i tempi e di tutti i continenti, e questo ovviamente crea spesso delle situazioni particolari. Una di quelle che più ci ha intrigato dall'inaugurazione del nostro blog è la frase con cui abbiamo intitolato questo post.

"La vita quotidiana è la più romantica delle avventure, e soltanto l'avventuriero la scopre", più o meno citata così ma spesso con qualche piccola correzione (che di per sé dovrebbe essere indice della sua... irreperibilità). 

Quante email abbiamo ricevuto in cui ci si chiedeva l'esatta provenienza della frase, l'opera da cui sarebbe stata tratta, la pagina e l'edizione precisa... 

Ne abbiamo perso il conto.

Rispondevamo che la frase non si trovava, non l'avevamo mai trovata ma che, se proprio dovevamo trovarle una casa, forse questa era Eretici ed esattamente il capitolo che Chesterton dedica alla famiglia. Dicevamo che quello era il capitolo che più "odorava" di quella frase, ma che la frase assolutamente non c'era, girando in lungo e in largo le varie edizioni italiane vecchie e nuove e leggendo passo passo anche con strumenti di ricerca molto moderni la versione originale, in inglese.

Spesso alla risposta qualcuno rimaneva male: molti volevano sapere esattamente da dove venisse per intitolarci una festa, un incontro, qualcosa... E la risposta che davamo, ovviamente, non era mai soddisfacente, per cui nemmeno un grazie o un "ma dai! non ci posso credere". Molti pensavano che stessimo barando o che non avessimo voglia di rispondere o che non ne sapessimo abbastanza (cosa che di per sé può essere vera, davanti alla massa critica di parole scritte da Chesterton...).

Certi di stare davanti ad un apocrifo, abbiamo però continuato la ricerca indefessamente, tanto più quando un lettore ci spiattellò davanti al naso un bel discorso di un cardinale italiano in cui si citava la frase, il volume (Eretici) e pure la pagina! Girate tutte le pagine di tutte le edizioni italiane, niente frase!

Alla fine cerca cerca, l'arcano fu chiarito.

La frase era una liberissima sintesi di alcune delle più brillanti idee di Chesterton che fanno capolino continuamente nelle sue opere, delle quali forse Eretici era la più "adatta" ad ospitarla, ma era la sintesi di un bravo studioso italiano di Chesterton, Giovanni Barra, traduttore dell'opera del Nostro Gilbert (tradusse La Chiesa Cattolica e la conversione nel 1954, edizione pressoché introvabile).
L'apocrifo (degnissimo di Chesterton stesso, che apertamente affermava di citare opere dei classici della letteratura inglese a braccio, e così era davvero!) proviene da un saggio dal titolo "La visione della Chiesa in G. K. Chesterton" inserto in un numero di Vita e pensiero (la rivista dell'Università Cattolica) del 1956.

Qui sotto nel collegamento la pagina "incriminata".

E così è chiarito il mistero.


Marco Sermarini

Ecco l'anteprima Meeting dello spettacolo chestertoniano Manalive - Un uomo vivo

Intanto ecco il programma della conferenza con Padre Boyd e amici a Roma, presto anche quella di Rimini

La Civiltà Cattolica, il G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture e l'Associazione BombaCarta
sono lieti di invitarvi alla tavola rotonda

Un'avventura chiamata "Famiglia"
Terzo incontro internazionale su G. K. Chesterton

Interventi di Ian Boyd, Annalisa Teggi, Dermot Quinn, Fabio Canessa
Masolino D'Amico, Spencer Howe, Sabina Nicolini


Relazioni, testimonianze, letture, videodocumenti, dibattiti.
Programma a cura dell'associazione BombaCarta

Sabato 1° Giugno 2013, ore 16
La Civiltà Cattolica, via di Porta Pinciana 1 - Roma

Il Foglio recensisce Irish Impressions (grazie della segnalazione, Giovanni Carlini!)


E' nata GKChesterton TV, grazie a Fortarrigo Piccolomini!

http://www.youtube.com/watch?v=zmZfiSFSl2w

domenica 19 maggio 2013

Domani è l'anniversario della beatificazione del beato Pier Giorgio...

... sono passati ventitré anni e abbiamo visto tra noi la presenza di Nostro Signore grazie al volto bello e simpatico di Pier Giorgio: come non esserne grati?

sabato 18 maggio 2013

Un aforisma al giorno

"Per i nostri progetti titanici di fede e rivoluzione, ciò di cui abbiamo bisogno non è una fredda accettazione del mondo con un compromesso, ma qualcosa che ci permetta di odiarlo fervidamente e di amarlo fervidamente. Non vogliamo che la gioia ed il rancore si neutralizzino a vicenda e producano una triste soddisfazione, vogliamo una gratificazione più intensa, un malcontento più intenso. Dobbiamo percepire l'universo come il castello dell'orco, da prendere d'assalto, e al tempo stesso come la nostra villetta, dove possiamo tornare ogni sera".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Anteprima Meeting...

venerdì 17 maggio 2013

Bella questa immagine, bella la frase, bello tutto!


Sono i nostri amici della American Chesterton Society, cui ormai siamo gemellati, che usano questa bellissima trovata per pubblicizzare l'iscrizione alla Società e al magazine Gilbert.

La pubblichiamo perché siamo contenti di essere loro amici, di fare pubblicità anche a loro e così invitare tutti quelli che vengono a vederci ad iscriversi anche alla nostra Società.

Dopo che li abbiamo conosciuti di persona a Marzo, non possiamo che dire che siamo gemelli a distanza di qualche migliaio di chilometri (un particolare, alla fine...), visto che lavoriamo per gli stessi ideali e allo stesso modo.

Comunque guardateli: quanto sono belli Gilbert e Frances? Quanto si volevano bene? Tanto! Prendiamo esempio.

Articolo: EGITTO - ISLAM - Magistrati islamisti e accuse di blasfemia la nuova arma per colpite i cristiani e laici


EGITTO - ISLAM - Magistrati islamisti e accuse di blasfemia la nuova arma per colpite i cristiani e laici
http://www.asianews.it/notizie-it/Magistrati-islamisti-e-accuse-di-blasfemia-la-nuova-arma-per-colpite-i-cristiani-e-laici-27950.html

Immagine: The American Chesterton Society

Guardate, è bellissima!

giovedì 16 maggio 2013

Foto dal 6° Chesterton Meeting della Irish Chesterton Society

http://irishchesterton.blogspot.com/2013/05/photos-from-sixth-chesterton-meeting.html

Dal prof. Carlo Bellieni - Tu sì, tu no: la selezione semina dubbi - da E' vita, inserto di Avvenire

 

di Carlo Bellieni

La genetica prenatale permette di riconoscere i «difetti» del feto Ma davanti all'abuso dei test ora anche tra i laici c'è chi frena E scopre l'accoglienza dei disabili

L
a nuova frontiera della tecno genetica prenatale ha due facce: riconoscere la sindrome Down del feto nel sangue materno, e fare l'analisi dell'intero genoma fetale.

Due nuovi poteri a disposizione di tutti; basta pagare. Ormai possibile, ma anche accettabile? In America le cose iniziano a incrinarsi: la Rivista del Massachussets institute of technology del 23 aprile si interroga sul diritto alla privacy del feto di fronte alla prospettiva di analizzare tutti i tratti genetici prima che nasca: «Quanti genitori abortiranno un feto destinato a essere un adulto calvo?

Non credo molti. Ma più di zero». E il Wall Street journal del 3 aprile parla proprio dei test per la sindrome Down fatti sul sangue materno e mette in guardia dal «rischio che un marketing aggressivo basato sull'affidabilità di questi test in base ai primi studi possa indurre confusione nei medici e nei pazienti».

Mentre dal 26 marzo il Nord Dakota è diventato il primo stato a proibire l'aborto proprio in base ai test genetici, con un particolare riferimento alla sindrome Down. Critiche dal mondo laico, cambiamenti legislativi: inattesi forse, ma segno di un malessere e di una deriva che finalmente si vuole arginare.

Le critiche laiche alla ricerca dell'anomalia genetica prenatale non sono cosa nuova. Wohlfram Henn scriveva in un articolo intitolato «Consumismo nella diagnosi prenatale»: «L'abuso di test genetici per la selezione fetale in base al sesso è già un grave problema. Nell'epoca dellacommercializzazione della genetica umana, è banale pensare che nuovepossibilità di selezione prenatale più sofisticate non agirebbero secondo la legge della domanda e dell'offerta».


C
 osì come la sociologa Carine Vassy,
 dell'Inserm di Parigi spiega in un suo studio recente che l'opinione delle donne non è mai stata richiesta quando si trattava di scegliere se far entrare la diagnosi prenatale nella routine in Francia, e averne fatto routine è più dovuto a leggi del mercato o alla pressione culturale denatalista imperante. Eppure, i test prenatali si moltiplicano, come fossero davvero una priorità sociale; e certo il tasso del loro crescere non è pari alla lentezza con cui si cercano soluzioni per aiutare famiglie e donne ad accogliere la vita. 
Tuttavia, in sordina, arrivano
 buone notizie sul fronte della malattia. Il Jerusalem Post riferisce che in Israele i soggetti con sindrome Down vivono più a lungo e meglio grazie a nuove tecniche di insegnamento. Uno studio congiunto Usa-Cina ( Nature medicine, marzo 2013) sostiene di aver individuato la proteina responsabile del ritardo mentale delle persone con sindrome Down, un passo in più verso la cura?

Questa discrepanza di interesse e di fondi tra indagini genetiche prenatali sempre più vaste e a tappeto e la ricerca di trattamenti, di politiche per l'accoglienza dei disabili e il sostegno alle famiglie è inquietante. Anche perché questi esami costano: alcuni ai singoli e tanti allo Stato. Alla nascita di un nuovo Governo, perché non pensare a un mondo in cui la prima parola, invece che «paura» sia davvero «solidarietà» e dirottare lì gli investimenti?

Il sito degli amici Giuristi per la Vita - Andatelo a visitare! Sono nostri amici!

http://www.giuristiperlavita.org

Per il convegno di oggi a Perugia, se qualcuno volesse vederlo...


... ecco cosa ci dice il nostro amico Fortarrigo Piccolomini:

Stiamo organizzando la trasmissione in diretta dell'incontro di Perugia di domani sera (stasera, ndr).
Non siamo ancora sicuri se riusciremo a farla, siamo in attesa di sapere domattina se potremmo usare la connessione internet del Mater Gratiae.
Intanto vi do il canale video su cui, mi auguro, potrete vedere l'incontro in diretta:
http://www.livestream.com/gkchestertontv
Domani vi aggiornerò se ci sarà la diretta video o meno.
Buonanotte a tutti.

Bologna, referendum sulla scuola, anche i cattolici abbandonano le paritarie - Da La Nuova Bussola Quotidiana

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-bologna-anche-i-cattolici-abbandonano-le-paritarie-6471.htm