venerdì 26 maggio 2017

Un aforisma al giorno





Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo 

Un aforisma al giorno - a completamento di quello sul femminismo di alcuni giorni fa...





Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

giovedì 25 maggio 2017

E Chesterton e la Polonia...?

… questo sarebbe un bellissimo capitolo da scrivere!

Chesterton andò in Polonia accolto trionfalmente con gli onori di un Capo di Stato nel 1927. Incontrò Pilsudski, ebbe un successo grandioso, e la simpatica Dorothy Collins riscosse anch'ella un certo successo (un giovane avvocato polacco che accompagnava Chesterton e il suo piccolo seguito si era innamorato di lei! Ce lo racconta Maisie Ward!)…
Tra i cimeli storici di Chesterton che testimoniano la sua visita in Polonia ci sono due bastoni da passeggio, uno è a Oxford nella Chesterton Library ed un altro a Casa Ahlquist, in Minnesota, dal mio amico Dale (ho una foto con in mano quel bastone, con incisa una bella testa d'aquila…).

Il nostro amico Aidan Mackey ne sa qualcosa, in quanto era amico di Dorothy.

Ne ha fatto un breve cenno un mesetto fa quando l'ho incontrato ad Oxford…

Poi anni fa ho conosciuto Pawel Kaliniewski, un giovane polacco che vive in Inghilterra per lavoro, che mi assicura che la memoria di Chesterton in Polonia è vivissima, soprattutto in molti l'idea di distributismo continua ad essere di stimolo.

Questa è un'altra storia da raccontare e documentare, un'altra speranza data.

Marco Sermarini




Ancora qualcosa sul rapporto tra Russia e Chesterton: Sergei Averincev

Dopo la riproposizione del saggio di Alexei Judin, vasta e stimolante panoramica sul rapporto tra Chesterton e la Russia, ho pensato bene di riportare alla vostra attenzione un altro interessante saggio sul medesimo argomento, quello di Sergej Averincev, debbo dire su stimolo dell'amico Andrea Monda. Averincev era citato anche da Judin nel saggio richiamato.

Ancora una volta grazie a Cultura Cattolica ed al suo mentore don Gabriele Mangiarotti, oltre che ad Enrico Leonardi che è curatore di questa sezione chestertoniana, per aver messo a disposizione di tutti questo saggio uscito su La Nuova Europa n° 2 del Marzo 2001. Un grazie anche a La Nuova Europa, è ovvio.

Torno su un concetto già speso, ma che si dovrebbe illuminare meglio, anche con riferimenti più precisi. Resto ancora una volta ammirato dalla capacità di dare speranza di Chesterton anche in un mondo ostile (mentre scrivo, così d'improvviso mi torna in mente quel passaggio di "Fatica settimanale", una delle sue più belle trasmissioni sulla BBC finite in Radio Chesterton, che dice: «Ciò che intende ricordarci questo susseguirsi di settimane, date, domeniche e sabati e antiche ricorrenze rituali è proprio l'enorme importanza della vita quotidiana, per come ogni individuo la vive; per il fatto che riguarda la morte e il giorno e tutta la misteriosa truppa che è l'umanità». Non è speranza, questa? Capisco i russi che ne cercavano in lui il minimo refolo… capisco perché mi arrabatto tutti i giorni per farne uscire un piccolo refolo al giorno e anche di più…), anche in un mondo come quello della Russia sovietica che sembrerebbe essere stato impermeabile a qualsiasi infiltrazione di buono, di vero, di bello.

L'unica nota critica che formulo è sull'uso dell'espressione "buon senso", che non è proprio di Chesterton: per Chesterton c'è il senso comune, che è tutt'altro dal buon senso, ma passi. L'importante è che si capisca ciò che ho appena inteso, e cioè che il Principe del Paradosso non può essere il Principe del Buon Senso, semmai del Senso Comune. Il senso comune è uno dei luoghi dove gli uomini dovrebbero imparare ad elaborare questa speranza, a ritrovarla nei meandri più piccoli (in questo Chesterton era un maestro: un pezzo di gesso, un coltellino, un dente-di-leone…). E' un problema di traduzione, non dell'autore.

Marco Sermarini

http://uomovivo.blogspot.it/2009/11/sergei-averincev-e-chesterton.html

Esce Hobbitologia (Camelozampa Editore)

Dopo il grande successo di Potterologia, Marina Lenti, affiancata da Paolo Gulisano nella veste di continuity editor, propone una nuova antologia di saggi brevi su Lo Hobbit scritti da un dream-team di esperti del genere Fantastico. Gli autori osservano il romanzo d'esordio di Tolkien da dieci punti di vista originali, restituendoci così altrettante sfaccettature della sua bellezza e la purezza dello sguardo in trasparenza che amava tratteggiare il professore di Oxford quando si accingeva ad approcciare il mistero del Mondo Secondario. 

Paolo Gulisano, dopo un interessante excursus sulla genesi interiore del "linguaggio delle fate" durante il fecondo rapporto epistolare intrattenuto con la moglie Edith nel periodo della permanenza di Tolkien nelle trincee, utilizza la lente del romanzo di formazione per accostare la trasformazione interiore di Bilbo Baggins ad uno dei protagonisti principali dei cicli arturiani, Perceval: nato come semplice ragazzo di campagna, dopo l'incontro con i magnifici paladini di Camelot dovrà compiere un cammino impegnativo e ricco di prove che lo forgeranno per trasformarlo nel cavaliere per eccellenza nella Cerca del Sacro Graal. 

Cristina Donati illustra il forte legame esistente tra la valenza delle spade ne Lo Hobbit e il significato delle armi bianche a lama lunga nella mitologia norrena: strumenti di potere dal valore simbolico, esse stesse diventano protagoniste al pari dei personaggi, collaborando nel percorso di Bilbo Baggings da timido mezz'uomo ad eroe inusuale. E' infatti anche grazie alla scoperta dell'elfica spada ribattezzata 'Pungolo' che Bilbo riuscirà a sferrare un attacco letale alla oscura progenie di Ungoliant a Bosco Atro. 

Chiara Codecà ci trasporta in un viaggio dietro le quinte della produzione del film di Peter Jackson, liberamente tratto da Lo Hobbit: dallo stile iniziale di Guglielmo del Toro che coniuga attenzione al mondo onirico con atmosfere noir, alla scritturazione dell'attore Martin Freeman per il ruolo di Bilbo Baggins. Interessanti le motivazioni di Peter Jackson per la scelta indiscussa di Freeman, rafforzata anche dalla bravura dell'attore che riveste il ruolo di Sherlock nell'omonima serie televisiva, capace di passare magistralmente dal registro comico a quello drammatico con assoluta naturalezza. 

Silvana De Mari pone all'attenzione del lettore un particolare lato di Bilbo con cui Gandalf lo presenta per la prima volta ai Nani del Popolo di Durin: "scassinatore in cerca di lavoro, pieno di emozioni e  con ragionevole ricompensa, un esperto cacciatore di tesori". Riallacciandosi al passo del Vangelo di Matteo "A chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza", l'autrice di Hania ci fa notare come una delle doti più grandi che acquisisce Bilbo durante il suo viaggio sia la virtù del coraggio, unita ad una sana scaltrezza che lo aiuta ad essere flessibile quando serve il suo intuito per sbloccare la situazione. 

Marina Frammartino nel suo saggio breve sugli animali fantastici nello Hobbit si focalizza sul ruolo centrale della scena dell'assalto di  Smaug ad Erebor per dare senso all'impresa narrata nel romanzo, muovendo gli animi dei Nani capeggiati da Thorin e motivandoli a cercare lo scassinatore indicatogli da Gandalf. Gli animali, tanto amati da Tolkien, contribuiscono ad infondere consistenza al Mondo Secondario, aiutando il professore di Oxford a caratterizzare le forze del bene e quelle del male in gioco. Ad esempio, dalla parte delle forze della luce sono collocate le grandi aquile, che nella mitologia cristiana rappresentano Cristo nella battaglia contro il Tentatore e che nello Hobbit combattono gli orchi simboleggiando uno dei Cinque eserciti che arriva in soccorso di Gandalf e della "compagnia" degli elfi, uomini e nani.  

Pia Ferrara ci guida in un parallelo tra la figura cinematografica di Tauriel, interpretata dall'attrice Evangeline Lilly, e l'artificio letterario di Mary Sue, proposto per la prima volta nella serie televisiva dell'Universo di Star Trek, come eroina perfetta ed idealizzata che interviene per salvare la situazione ma non si accattiva la simpatia degli spettatori in quanto priva di difetti o imperfezioni. La domanda che si pone l'autrice del saggio breve è se la funzione di Tauriel, non presente nel romanzo di Tolkien, sia una figura femminile che possiede un ruolo indipendente come quella di Galadriel, oppure venga utilizzata per venire in supporto ad altri personaggi minori. 

Livia Rocchi ci fa compiere un viaggio ideale negli elementi della letteratura per l'infanzia riscontrabili anche nel racconto dello Hobbit, per capire quali valori può proporre ai ragazzi di oggi rendendolo un'opera capace di entrare in dialogo con la vita dei giovani lettori. Una delle prime evidenze sottolineate nel saggio breve è la duplice anima di Bilbo Baggin, in cui ogni ragazzo può confrontarsi: una temeraria e avventurosa, come quella spinta interiore che lo porterà ad intraprendere un viaggio fuori dalle comodità della sua casa hobbit mettendosi profondamente in discussione, e l'altra più casalinga ed amante della tranquillità e del buon cibo, ricalcando la struttura circolare "casa-lontananza-casa" tipica delle fiabe popolari. 
Marina Lenti inizia il suo saggio breve con questa calzante citazione: "Se più persone intorno a noi tenessero cibo e buonumore e canto in maggior considerazione rispetto all'oro accumulato, avremmo un mondo più felice". L'amore degli Hobbit per il cibo emerge da queste parole di Thorin Scudodiquercia rivolte all'amico Bilbo, che proprio con una tavola e una dispensa traboccanti di leccornie lo accoglie insieme agli altri Nani in casa Baggins. Tolkien trae ispirazione dalla valenza sociale che la tradizione culinaria assume nei miti nordici del suo amato poema Beowulf, come nelle descrizioni delle grande sale delle regge di Heorot e di Hygelac re dei Geati, in cui i guerrieri trovavano ristoro dalle battaglie allietati dalla buona cucina, canti e racconti intorno al fuoco. 

Paola Cartoceti ci aiuta a capire i percorsi che hanno guidato la trasposizione cinematografica dell'opera letteraria de Lo Hobbit nel film diretto da Peter Jackson, evidenziando lati positivi e negativi della produzione e delle scelte operate dal regista. Viene sottolineato come ad una prima visione la trasposizione del libro in tre film comporti un'eccessiva ridondanza del ritmo e delle digressioni, che un editing rigoroso avrebbe evitato con il taglio di scene inutili o con scene d'azione esagerate. Un pregio invece del regista risulta l'inserimento della trama dello Hobbit nel contesto più ampio delle Appendici del Signore degli Anelli e dei Racconti incompiuti, inserendo le scene del Bianco Consiglio e del Negromante di Dol Guldur per dare un più respiro all'opera cinematografica. 

Chiara Valentina Segrè osserva il rapporto tra fantasia e realtà nella genesi delle opere di Tolkien con l'occhio della biologa e con una sensibilità da etologa, riscontrando degli interessanti paralleli tra le creature fantastiche che popolano l'ambientazione de Lo Hobbit con specie realmente presenti in natura e i loro comportamenti sociali. Lo sapevate, ad esempio, che il drago Smaug esiste realmente, anche se in una versione in miniatura? Si tratta dello Smaug Giganteus o cordilo gigante, una lucertola che può arrivare anche alla ragguardevole lunghezza di 40 centimetri, rivestita di una vera e propria "armatura" fatta di placche e di spine sulla testa e sulla coda. Nel nome un chiaro omaggio al mondo del professore di Oxford, in quanto il verbo "smeugan" nella lingua germania alluderebbe al concetto "in un buco", come il ventre della Montagna che ospita l'omonimo drago che accese la fantasia di Tolkien.


Donatella Cerboni

mercoledì 24 maggio 2017

Chesterton sistematico anche in letteratura

E' fortissimo Chesterton quando scrive di autori come Stevenson e Browning e dice che non bisogna troppo soffermarsi sulla loro vita o meglio su particolari della loro vita…

Ve ne dirò meglio più avanti, però qui lascio un accenno.

Forse qualcuno potrebbe maliziosamente pensare che si tratti di un espediente per sviare dalla sua notoria refrattarietà ad essere stretto in questioni troppo "precise" (date, versi o citazioni "troppo" esatte…), ma in realtà, come dice in Stevenson, lo rimarca perché dice che lo si è fatto troppo e che ciò "abbia confuso il contorno" dell'arte di Tusitala. Qualcosa di simile dice in Browning, quando critica l'eccessivo soffermarsi sulle vicende della sua vita, sull'ascendenza creola di sua nonna che secondo alcuni giustificherebbe alcuni aspetti della sua poetica… mentre Chesterton dice - in sintesi - che sono tutte balle e che diremmo chissà cosa se si scoprisse che la nonna era polacca…

E' interessante perché anche qui Chesterton si dimostra sistematico e profondo nel suo approccio alla realtà. Ma questo è solo un piccolo accenno.

Qui il collegamento ad una mia recensione dello Stevenson, spero di poter fare altrettanto col Browning che è davvero bello ed offre centinaia di spunti:


Che comunque Chesterton avesse sempre in mente il tutto e soprattutto un'idea precisa ed analitica di esso, è testimoniato anche da questo passaggio del San Tommaso d'Aquino in cui si parla di una certa accezione dell'idea di ottimismo:


A presto!

Marco Sermarini

martedì 23 maggio 2017

Un aforisma al giorno - vecchia conoscenza non sufficientemente ripetuta...

Il Cristianesimo non ha mai pensato che le virtù cristiane siano cose timide, modeste e rispettabili. Al contrario, le ha sempre viste ardite, vaste, e persino micidiali, sprezzanti il giogo di questo mondo, aventi dimora nel deserto, e solite a chiedere il loro sostentamento a Dio. 

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie 

lunedì 22 maggio 2017

Per il compleanno di Chesterton (29 Maggio!) Pump Street fa una bellissima promozione! Approfittatene!

PROMOZIONE VALIDA

FINO AL

31 MAGGIO 2017


Autobiografia di G. K. Chesterton 
Il risveglio della signorina Prim di Natalia Sanmartin Fenollera 

€ 27,20
Il Risveglio della Signorina Prim 
Volevo consigliare la lettura del romanzo "Il risveglio della signorina Prim" Scritto da Natalia Sanmartin Fenollera. 
La protagonista giunge un sant'Ireneo, Una colonia di esiliati dal mondo moderno che hanno deciso di rinunciare alla carriera e al successo per vivere una vita semplice e rurale. Le persone non sono schiave del lavoro ma è il lavoro che è nella funzione dell'uomo. Tutti gli abitanti si conoscono, si aiutano e si preoccupano gli uni degli altri. Dopo lo stupore iniziale di riconoscere il nostro stile di vita in questo0 libro (un paese assolutamente distributista, un pezzettino di mondo buono Così come proviamo a costruirlo noi) mi sono lasciata affascinare da tutti quegli argomenti di cui l'autrice si occupa. Si parla di amore, di come si dovrebbe scegliere un fidanzato, di come dovrebbe essere vissuto il matrimonio. Si parla anche della guerra interiore che si scatena in noi per la mancanza di un "pezzo". E' un libro adatto a tutti perché ha da dire qualcosa sia alle donne che agli uomini, ma anche ai  ragazzi. Si parla di Norcia e non nego l'emozione di leggere la descrizione di un posto conosciuto, mio, e il dolore di pensare che ora quel luogo non c'è più. Vorrei dire tante altre cose, ma svelerei tutto il libro e quindi vi auguro di innamorarvi di sant'Ireneo e di risvegliarvi così come è successo alla protagonista e anche a me.
Loredana - insegnate della Scuola Libera G. K. Chesterton 

Autobiografia 
Rimarrebbe deluso chi pensasse di trovare in queste pagine un racconto puntuale intessuto di luoghi, fatti, incontri. Non manca - beninteso - nessuno di questi ingredienti, ma l'autobiografia di Chesterton, uscita postuma nel 1936, è soprattutto la storia di un'intelligenza e di un'anima che cercano, non senza incertezze e contraddizioni, la propria strada. Sullo sfondo, evocato con tocchi magistrali, sta il difficile periodo di transizione tra XIX e XX Secolo, con il crollo degli Imperi coloniali e il dramma della Prima Guerra Mondiale. E dallo sfondo si affacciano le personalità del panorama politico e letterario con cui lo scrittore entra in contatto e su cui esercita la propria attitudine all'analisi per paradossi dell'uomo e della società, senza mai rinunciare alla sua impareggiabile vis polemicaLa nota segreta del testo - quella che risuona inconfondibile dietro le vicende e le battaglie quotidiane - è però la ricerca di una verità più grande di quella proposta dalle filosofie e dalle dottrine che occupavano (e occupano ancora) la scena contemporanea, una verità capace di cogliere l'umano nella sua complessità e integralità. L'approdo è noto, la Chiesa cattolica, "dove tutte le verità si danno appuntamento".

La vera Difficoltà dell'Uomo non è di godere i lampioni o i panorami, non di godere i denti-di-leone o le braciole, ma di godere il godimento, di mantenersi capace di farsi piacere ciò che gli piace. 

Gilbert Keith Chesterton,  Autobiografia



venerdì 19 maggio 2017

Un aforisma al giorno

L'umiltà è la madre dei giganti. Si vedono grandi cose dalla valle; solo piccole cose dalle cime.

Gilbert Keith Chesterton, L'innocenza di Padre Brown


Inviato da iPhone

giovedì 18 maggio 2017

Chesterton e Lewis nel contesto russo - di Aleksej Judin (da La Nuova Europa)


Ripropongo un interessante articolo - che trovate in questo collegamento - che ottenemmo per gentile ed intelligente concessione di Russia Cristiana (http://www.russiacristiana.org/), che pubblica la rivista La Nuova Europa; si tratta di un articolo dello studioso russo Aleksej Judin dal titolo Chesterton e Lewis nel contesto russo

Lo proponemmo sei anni fa, ma sono ancora molto colpito da queste parole e dalla speranza che Chesterton infuse nei russi.

Sono ancora convinto che, anche ai fini della questione della "santità" di Chesterton, tutto ciò sia significativo: quanti possono vantare tanto e tale effetto sui propri lettori, soprattutto in contesti simili? Ed oggi Chesterton non sta risvegliando anche in noi tanta vita in contesti ostili e che si preparano ad esserlo sempre più?

In un'eventuale antologia delle "influenze" chestertoniane, questo capitolo russo non potrà mai mancare. Non è solo letteratura, è vita dell'anima e dello spirito che spinge tutto il resto.

Debbo ricordare che l'articolo ci fu ottenuto per il tramite di Kris Lamanna e voglio ringraziarla ancora.

Aleksej Judin è uno scrittore e studioso di cui potete trovare diversi titoli in italiano editi da La Casa di Matriona. Nell'articolo è citata anche Natal'ja Trauberg, che è morta alcuni anni fa ma che ebbe contatti anche con il nostro carissimo Stratford Caldecott, ed i nostri eroi Aidan Mackey e John Kanu. Traccia vi è in questo blog.

Marco Sermarini

Fulton Sheen era chestertoniano, e pure padre Botta che organizza lo è...

Un aforisma al giorno

Il forte non può essere coraggioso. Solo il debole può esserlo.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici