sabato 22 novembre 2014

L'Uomo che fu Giovedì letto da Fabio Trevisan

Con "L'uomo che fu Giovedì" prosegue la collana chestertoniana di Lindau, che ha pubblicato numerose opere del grande saggista, romanziere, giornalista originario di Beaconsfield. Prima di accingersi alla lettura di questo appassionante romanzo, che contiene elementi tali da reputarsi persino un ottimo giallo,consiglio di considerare tre aspetti spesso sottovalutati: il primo, e non è un paradosso, è il sottotitolo; il secondo è la dedica iniziale ed il terzo è il 1908, anno di pubblicazione del romanzo. A chi chiedeva a Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) quale fosse il significato del romanzo e soprattutto chi si celasse sotto la mole gigantesca di Domenica, il grande scrittore londinese rinviava al sottotitolo"A nightmare", un incubo. Chesterton aveva attraversato nel corso della sua giovinezza un periodo travagliato, che l'aveva quasi portato sull'orlo del baratro della disperazione e dell'annichilimento.

La storia di un incubo

Che non si trattasse di un incubo derivato da indigestione o da abbondanti libagioni era attestato dalla dedica all'amico Edmund Clerihew Bentley (1875-1956), nella quale parlava della malattia spirituale e del malore intellettuale che li aveva attanagliati in una morsa quasi letale: "Una nube pesava sulla mente degli uomini, una nube malaticcia sull'anima, quando eravamo giovani tutti e due…Se pure deboli e sciocchi non così eravamo, non così: quando quel nero Baal bloccava i cieli, non aveva inni da noi. Bimbi eravamo, e i nostri fortini di sabbia erano deboli al pari di noi…Vedemmo la Cittadella dell'Anima soccorsa che già barcollava…Ora fra noi, per grazia di Dio, questa verità possiamo dirla: c'è una forza nella radice che affonda, c'è del buono nell'invecchiare. Abbiamo trovato finalmente le cose comuni, le nozze ed un credo: ed ora io posso scriverne tranquillamente, e tranquillamente puoi leggere tu". Quel ripetuto avverbio – tranquillamente – faceva da paradossale sfondo a questa storia di un incubo vissuto e raccontato nel romanzo da Chesterton ben prima del 1922, anno del suo ingresso ufficiale nella Chiesa Cattolica Romana (come lui stesso amava definire). Terzo e non ultimo aspetto rimarchevole è quel 1908, che vide la pubblicazione congiunta dell'Uomo che fu Giovedì di quel celebre saggio, Ortodossia, capolavoro di sana e ragionevole dottrina cattolica. Si trattava quindi di un romanzo talmente avvincente da prestarsi a riduzioni cinematografiche e ad adattamenti teatrali, da menzionarsi, uno su tutti, quello operato dalla cognata (sposa del fratello Cecil, morto sul fronte della prima guerra mondiale) Ada Elizabeth Jones con Ralph Neale nel 1926, tradotto e portato in scena in Italia dall'amico musicologo e attore Gianluca Zappa, che ne ha curato l'edizione per Gribaudi.

I due poeti

Il romanzo inizia in un sobborgo di Londra, Saffron Park, in cui i due personaggi (Lucian Gregory e Gabriel Syme), che si contenderanno il posto di "Giovedì" nel Consiglio Anarchico dei Sette Giorni, si confronteranno sulla difesa dell'autentica poesia, per Lucian rappresentata dall'albero, per Gabriel dal lampione di ferro: "Eccolo qui il suo famoso ordine: questo lampione di ferro, secco, brutto e sterile; ed ecco l'anarchia, ricca, viva e feconda". "E tuttavia – rispondeva Gabriel – lei vede l'albero alla luce del lampione. Chissà quando potrà vedere il lampione alla luce dell'albero?". Per Chesterton, maestro dell'uso del paradosso, era indispensabile il confronto serrato tra due forti identità, tra due visioni del mondo e quindi tra due elementi (il ferro e il legno) che rimandavano rispettivamente all'ordine e all'anarchia, riflesso cui si specchiavano le posizioni diametralmente opposte dei due poeti. Nella dedica all'amico Edmund, di cui si faceva menzione, Chesterton sottolineava di aver ritrovato le cose comuni, le nozze e un credo, appartenute, secondo me, nel romanzo ad un personaggio femminile, Rosamund, sorella di quel combattivo Lucian  dai capelli rossi, che ritroviamo infatti descritta all'inizio ed alla fine del romanzo con poche ma suggestive parole: "Là vide la sorella di Gregory, la ragazza dalle chiome d'oro rosso, che recideva lillà prima di colazione, con la sua inconsapevole gravità di fanciulla". L'uscita dall'angoscioso incubo viene quindi rappresentata nell'alone misterioso e dolce di una presenza femminile, che fa da contraltare agli accesi, frementi e frequenti duelli (non solo verbali) maschili.

I giorni della creazione

Nell'Uomo che fu Giovedì Chesterton fa esplicitamente menzione alle Sacre Scritture, in particolare al libro della Genesidove si rivela il disegno di Dio Creatore. Sul piano del combattimento metafisico (che sappiamo costituire per Chesterton un banco di prova essenziale, basti pensare al quasi coevo La sfera e la croce) egli intravedeva la lotta inevitabile tra il bene e il male, che simboleggiava in quegli uomini che incarnavano i giorni della creazione e che inseguivano un terrificante e misterioso Domenica. Era la ricerca di un senso alla lotta, alla spiegazione della sofferenza e del male, come si evince dagli incalzanti interrogativi: "Se eri fin dal principio nostro padre e nostro amico, perché mai sei stato anche il nostro più grande nemico?". La risposta di Domenica alludeva a Gesù nell'orto del Getsemani: "Chi può bere al calice a cui ho bevuto io?". Il romanzo poliziescoe filosofico non era solamente composto da affanni, duelli serrati e ricerche angosciose di significati ma c'erano disseminate dosi massicce di sano e cristiano umorismo, come ad esempio nell'esilarante descrizione della vestizione degli uomini che rappresentavano i giorni della creazione: "Su quella proda, in una specie di semicerchio sorgevano sette grandi seggi: i troni dei Sette Giorni…La semplicità di Martedì era accortamente simboleggiata da un vestito che rappresentava la separazione delle acque…A Sabato, ultimo giorno della creazione, era invece toccato un vestimento coperto d'animali araldici rosso e oro e un cimiero con una figura umana rampante". 

I paradossi di Domenica

Chesterton è sempre fuggito, come lo stesso personaggio di Domenica, da ogni tentativo riduttivo di spiegazione univoca e pertanto la figura di Domenica va letta nei suoi umoristici e balzani paradossi: "Un enorme elefante grigio passava a terribile andatura di corsa, con la proboscide rigidamente tesa come il bompresso di una nave, lanciando un barrito che sembrava la tromba del giudizio finale. Sul dorso dell'animale urlante e sobbalzante sedeva il presidente Domenica, placido come un sultano". Questo personaggio così grasso e così leggero, proprio come una mongolfiera sulla quale salì, rappresentava come la forza creatrice suprema si manifestasse nella leggerezza. Tutti i giorni della creazione, da Lunedì a Sabato, stavano dinanzi ai paradossi equivoci di Domenica, che li invitava a non sottrarsi dai propri specifici talenti: "Volete sapere che cosa sono io? Bull (Sabato), tu sei uno scienziato, fruga intorno alle radici di questo albero; Syme (Giovedì), tu sei un poeta: fruga in quelle nuvole mattutine. Ma io vi dico che avrete scoperto la verità fin sull'ultimo albero e fin sulla nube più alta, prima di scoprire la verità su di me. Voi capirete il mare, e io sarò ancora un enigma; saprete che cosa sono le stelle, e non saprete che cosa sono io".

I simboli della fede e del valore umano

Nell'Uomo che fu Giovedì si trovano disseminati innumerevoli simboli della fede e del valore umano, ad iniziare dalla tesserina azzurra dei filosofi poliziotti, con su scritto: "L'ultima crociata". Anche nel confronto tra i sentimenti del cristiano e dell'anarchico, come nello scontro iniziale tra i due poeti, compaiono due elementi-simbolo, la dinamite e l'incenso: "La dinamite è un simbolo perfetto per noi anarchici, come l'incenso delle preghiere dei cristiani. Si dilata, scoppia e si espande, e per questo solo distrugge…Il cervello dell'uomo è una bomba. Il cervello dell'uomo deve espandersi, se vuole mandare a pezzi l'universo!". Come nel successivo romanzo di maggior successo, Manalive, ad un certo punto compare la lanterna cristiana: "Vedete questa lanterna? Vedete la croce che v'è scolpita sopra e la fiamma che è dentro? Non voi l'avete fatta, non voi l'avete accesa. Uomini migliori di voi, uomini che sapevano credere e obbedire alimentarono la leggenda del fuoco. Voi (riferito agli anarchici) distruggerete il mondo, distruggerete l'umanità; ma questa vecchia lanterna cristiana non la distruggerete". Nel romanzo vengono pure affermati principi dell'ordine naturale e cristiano: "Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno. Per questo, nonostante centinaia di svantaggi, il mondo tornerà sempre alla monogamia".

Un brusco risveglio

Fortunatamente gli incubi finiscono e la consolante realtà provoca un brusco e gradito risveglio: è questo il senso profondo del romanzo, quello degli uomini che cercano di risolvere il mistero, impenetrabile, della vita. Nonostante le molte peripezie e traversie nel rincorrere la verità, l'uomo che fu Giovedì ha un sentimento di gratitudine per l'ineffabile Domenica: "Io ti sono grato non solo per il vino e l'ospitalità di questa sera, ma anche per tante corse e tante fughe, per tanta libertà di correre e di lottare. E tuttavia vorrei sapere. Il mio cuore e l'anima mia sono calmi e felici, qui, come questo vecchio giardino, ma la mia ragione grida e protesta. Io vorrei sapere". Il fu Giovedì non ha per nulla le caratteristiche di un altro famoso fu, quel Mattia Pascal proposto da Luigi Pirandello. Il brusco e salutare risveglio di colui che nell'incubo chestertoniano è stato l'uomo che fu Giovedì è un sollievo di una persona che non ha mai abbandonato la propria identità, che non ha mai desistito dalla lotta, che non si è mai sottratto dal coraggio di affermare il suo essere, senza preoccuparsi delle apparenze. Ha assunto un travestimento ma non per celare la sostanziale identità di un uomo in cerca della verità e che quindi crede positivamente in essa. Ha celato il suo pensiero esagerandolo grottescamente, e questo è il lato paradossale ed umoristico, per poter affermare pienamente il suo essere, la sua volontà, la sua ragione nell'inseguire e catturare il presunto nemico. "Non si può amare una cosa – affermava Chesterton in un altro suo saggio – se non si desidera combattere per essa". L'uomo che fu Giovedì, il poeta cristiano e filosofo poliziotto Gabriel Syme, poteva sussurrare all'orecchio di ogni uomo vivo la voglia di lottare, il desiderio di comprendere, anche con una veste allegorica e surreale e suscitare magari le risa di un pubblico poco attento: "Per quanto buffoni in vesti variopinte, rumorosi e assurdi, allorché tacevano tutte le campane, i nostri sonagli (anche qui ritorna un parallelismo con il Berretto a sonagli di Pirandello) s'udivano tinnire".

giovedì 20 novembre 2014

Un aforisma al giorno

Ogni bambino è di per sé simbolo e sacramento della libertà personale. E' un nuovo libero arbitrio che si aggiunge ai liberi arbitri del mondo. E' qualcosa che i suoi genitori hanno scelto liberamente di procreare e che liberamente concordano di proteggere. Essi sanno che le gioie che egli dà loro (e sono spesso grandi gioie) vengono davvero da lui e da loro stessi, e da nessun altro. E' nato senza l'intervento di padroni o signori. E' una creazione e un contributo, il loro contributo alla creazione. E' una cosa ben più bella, emozionante, piacevole e stupefacente di tutte le risapute trame o monotoni ritmi jazzistici propinatici dalle macchine. Se gli uomini non capiscono più tutto ciò vuol dire che hanno perso la capacità di apprezzare le cose fondamentali e il senso delle proporzioni. Chi preferisce i piaceri meccanici a un tale miracolo è finito, è uno schiavo, preferisce le briciole della vita alle sue stesse fonti. Preferisce gli ultimi, falsi, meccanici, infimi, artificiali e logori rimasugli della nostra civiltà capitalista in disfacimento alla realtà, che rappresenta l'unica via di ringiovanimento per l'intera civiltà. Stringono con le loro mani le catene della loro antica schiavitù, mentre il bambino è pronto per il nuovo mondo.

Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere

Un aforisma al giorno

Il bambino è davvero felice di una felicità meravigliosa ogni volta che scocca una freccia. Non è affatto certo che lo stesso valga per un uomo di affari ogni volta che spedisce un telegramma. Il nome stesso del telegramma è una poesia, ancora più magica della freccia; poiché ha il significato di una freccia, e per giunta di una freccia che scrive. Immaginate cosa proverebbe il bambino se potesse scoccare una freccia-matita in grado di disegnare una figura dall'altra parte della valle o di una strada. Eppure, raramente l'uomo d'affari danza e batte le mani per la gioia, quando spedisce un telegramma.

Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

mercoledì 19 novembre 2014

Tweet da G.K. Chesterton (@GKCDaily)

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
I never discuss anything except politics and religion. There is nothing else to discuss.


martedì 18 novembre 2014

Un aforisma al giorno

L'inferno più infernale che l'immaginazione è in grado di concepire è quello in cui interpretiamo sempre il medesimo dramma, senza nemmeno un camerino stretto e sporco in cui essere umani. Questa è la condizione del decadente, dell'esteta, di colui che sostiene o pratica l'amore libero. Trascorrere l'eternità ad affrontare pericoli che sappiamo non possono danneggiarci, a fare voti che sappiamo non possono vincolarci, a sfidare nemici che sappiamo non possono conquistarci: questa è la bonaria tirannia decadente chiamata libertà.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato

Un aforisma al giorno (in questo tempo così antidogmatico...)

L'uomo può essere definito un animale che fa dei dogmi.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un aforisma al giorno (questo è molto bello)

Non può esservi miglior prova dell'efficienza fisica di un uomo del suo discorrere allegramente di un viaggio alla fine del mondo. E non può esservi miglior prova dell'efficienza pratica di una nazione del suo discorrere continuamente di un viaggio alla fine del mondo, un viaggio verso il Giorno del Giudizio e la Nuova Gerusalemme. Non può esservi sintomo più evidente di una vigorosa salute fisica della tendenza a inseguire nobili e folli ideali; è nella prima esuberanza dell'infanzia che vogliamo la luna.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Un aforisma al giorno (mai abbastanza compreso, pensato, fatto nostro)

Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia

lunedì 17 novembre 2014

Da Beatrice un aforisma al giorno (super, e superattuale... Chi vuole capire, capisca).

"Immaginate di svegliarvi una mattina e di scoprire che alcune indecenze alquanto comiche vengono prese molto sul serio. Immaginate di trovare certi peccati riposti in un loro casellario, mentre dovrebbero trovarsi in un bidone della spazzatura. Immaginate, dopo vent'anni di studi scientifici, di ritrovarvi tra le mani tutte le vecchie barzellette sporche, con la sola differenza che potete godervele senza poterne ridere. Supponete, in breve, di trovarvi ad assistere all'esasperante spettacolo di persone che masticano i peccati anziché sputarli come facevano i loro padri: cosa fareste allora? Come esprimereste i vostri sentimenti se esistesse quella orribile moda di prendere il sesso sul serio, il cui vero nome è "Culto del fallo"? So che cosa fareste, evochereste gli spiriti di Rabelais e di Fielding per liberarvi da quella sconcia idolatria, e forse il popolo inglese vi risponderebbe e parlerebbe".* 

G.K. Chesterton


Una sola obiezione alla parte finale: io evocherò il tuo spirito, Gilbert, perché in questo mondo marcio abbiamo bisogno di risentire le tue parole e tornare al sano buon senso della tradizione. (scusate, ma ho letto queste righe proprio in questi giorni pieni di notizie aberranti sul gender a scuola e avevo bisogno di sfogarmi  )
* (da "Rimpiangere Rabelais", in "L'Uomo Comune")

Evviva Beatrice, che ha capito che Gilbert non applaudirà mai allo spirito marcio oggi in voga.

venerdì 14 novembre 2014

Un aforisma al giorno





Gilbert Keith Chesterton, L'Imputato

Tweet da AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
The Huffpo on GK. This is a pretty darned good piece on our man. I for one never knew that Chesterton was a... fb.me/3F7MkEgOK