giovedì 16 luglio 2009
Uomini e tristezza - 10 - Intervista dell'Unità a Beppino Englaro
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L'eutanasia di Edward Downes
di Benedetta Frigerio
Hanno vissuto con il vantaggio di aver ricevuto dalla vita tutto quanto le avevano chiesto. «Entrambi – assicurano i figli - si consideravano fortunati di una vita così ricca». E quando le cose si sono messe diversamente, quando quell'esistenza si è decisa ad andare per i fatti suoi, urtando contro il loro anelito di lei, hanno deciso di togliersela. Lui, Sir Edward Downes, 85 anni, uno dei maggiori direttori d'orchestra del Novecento, alla cui carriera non mancava più alcun tassello, ora aveva quasi perso la vista e non sentiva troppo bene per via dell'età. Edward era accudito giorno e notte da lei, Joan Downes, sua moglie, 74 anni, ballerina, coreografa e produttrice televisiva, la cui bravura l'aveva messa sui palchi e palinsesti di mezzo mondo. Dai salotti stracolmi di gente vigorosa e prestante erano passati alle stanze di una casa riempita ora da due sole anime, le loro, stanche e affaticate da corpi che non bastavano più a loro stessi. Spenti i riflettori, al pubblico che li faceva sentire importanti non si era sostituito nessuno. L'affetto dei figli che normalmente si ripaga ai genitori nell'assistenza durante la vecchia non era giunto. Caractacus e Boudicca, si sono presi però la briga di portare mamma e papà da Londra a Zurigo dove, attraverso le mani dei volontari della Clinica Dignitas, fra le cui mura sono morti già altri inglesi (115, compresi loro), li hanno accompagnati verso la “dolce” morte.
A seguire, il comunicato: «dopo 54 anni felici insieme...» che più che la morte sembra annunciare un anniversario se non continuasse così: «hanno deciso di concludere le loro vite piuttosto che continuare a lottare con gravi problemi di salute». «Lottare», hanno mancato di aggiungere, «da soli». Sì, perché se qualcuno si è preoccupato di farli morire, quando si arrendevano alla contraddizione, nessuno ha fatto altrettanto per convincerli a continuare a vivere, né familiari né volontari. Nessun pianto ha dimostrato ai coniugi che li si voleva ancora qui, solo un bacio prima della “pace”.
E' ancora dibattito sui tabloid britannici. La legge inglese vieta infatti ai parenti di acconsentire alle volontà eutanasiche dei familiari. Anche l'accompagnamento in strutture all'estero è perseguibile penalmente. Resta una lista d'attesa alla Dignitas di 800 cittadini inglesi pronti a morire. Insieme all'impunità di fatto dei parenti dei 113 casi precedenti a quelli dei coniugi Downes.
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Un interessante giudizio sul film «Coraline», che si apre con una citazione di Chesterton
Il libro si apre con una citazione di Chesterton (quella secondo cui le fiabe dicono la verità ed esistono anche per dimostrare che i draghi si possono uccidere...). Ne abbiamo parlato lo scorso 19 Giugno 2009 qui.
CORALINE E LA PORTA MAGICA/ Calipso, Armida, Coraline: quando è il sogno a dettare legge
giovedì 16 luglio 2009
Sia per l’animazione in 3D, suggestiva ma poco legata alle esigenze sceniche, sia per lo svolgimento della trama, indecisa tra film per adulti e film per bambini, Coraline e la porta magica rappresenta un’occasione perduta, attestando sul livello di un gradevole passatempo quello che po-teva essere un capolavoro. Prima di perdersi nel tentativo di non spaventare troppo l’eventuale pub-blico d'infanti, la trama offre infatti alcuni spunti decisamente suggestivi.
In breve, Coraline è una ragazzina al confine tra infanzia e adolescenza che – da poco trasfe-ritasi in una landa miserevole – accusa a ragione la trascuratezza dei propri genitori, passando le giornate a esplorare la bizzarra casa in cui è giunta. In una di queste esplorazioni, una porta murata – scoperchiata per mera curiosità – diventa la chiave d'accesso a un mondo parallelo, in cui tutto è uguale a quello presente ma migliore, più desiderabile: la madre servizievole, il padre brioso, il vi-cino di casa – ragazzetto chiacchierone e un po’ tocco – mutato in un cicisbeo muto e ossequioso. Vi è una sola stranezza, facilmente messa a tacere dall'entusiasmo: tutti quanti hanno dei bottoni al posto degli occhi.
Per potere varcare la soglia tra i due mondi, Coraline deve inizialmente attendere il sonno, ma poco dopo viene a padroneggiare il passaggio anche da sveglia.
È a questo punto che accade l’avvenimento più geniale del film, quando al culmine della contentezza, Coraline viene invitata dalla sua “altra madre” a restare lì per sempre, semplicemente facendosi cucire due bottoni al posto degli occhi. Spaventata, la ragazzina rifiuta, e di fronte all’amore violento e goffo dell’“altra madre” fugge, convinta che una svolta sveglia, nel mondo vero, non tornerà mai più in quel posto rivelatosi sinistro. Ma – con sorpresa e disappunto – al suo risveglio Coraline è ancora lì, prigioniera di un sogno creato da lei, ma del quale non ha più il controllo.
Da qui in avanti, la trama s’incanala nel solco della fiaba, accompagnando i protagonisti verso il più classico degli happy end. Su un piano meno scontato, tuttavia, emergono due aspetti che ben simboleggiano l’esperienza umana di fronte all’alternativa tra realtà e utopia.
Il primo è l’ingestibilità del sogno: creato per lenire la fatica del reale, per esserne un’alternativa a buon mercato, il sogno diventa presto più faticoso, più impegnativo, fino ad arrivare a dominare il proprio creatore, a impedirgli di staccarsene.
Il secondo aspetto è la pretesa che il sogno esercita sul suo creatore: nessuno, infatti, può mai essere un degno cittadino del mondo ideale che crea. Anche qui è evidente come a Coraline, per essere all’altezza di quel mondo utopico e senza imperfezioni che l’aspetta di là dal muro, per poter essere degna del sogno da lei stessa creato, venga in ultimo chie-sto di cambiare, di essere diversa da sé, di mettersi i bottoni al posto degli occhi.
Nulla di troppo lontano dall’episodio di Calipso o dalla narrazione incantata del giardino di Armida: sorprende però che queste suggestioni, pur confuse nei difetti di svolgimento del film, e-mergano ancora vive oggi, in un’epoca che erige la virtualità a esperienza e in cui quella separazio-ne di intelletto e senso lamentata da Eliot non è più difetto da correggere, ma regola da perseguire.
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Grasso che cola - 1
"Se Sansone con una mascella d'asino ha potuto sterminare un esercito di Filistei, che cosa non farà mai Dio con un asino tutto intero!".
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mercoledì 15 luglio 2009
Aborto, sì alla mozione sulla moratoria di Rocco Buttiglione
Passa alla Camera la linea Buttiglione
Impegna il governo a promuovere all'Onu la risoluzione di condanna dell'aborto come strumento demografico
ROMA - Approvata la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell'aborto obbligatorio. Con la mozione la Camera impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite «che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire». L'Udc ha già avviato un analogo percorso al Parlamento Europeo. L’iniziativa partita dal presidente dell’Udc, Rocco Buttiglione, il primo a presentare una mozione sul tema, è stata poi affiancata da un documento a prima firma del deputato del Pdl Lucio Barani. Pd e Idv si sono astenuti votando invece a favore delle proprie mozioni - bocciate però dall’Assemblea - che avevano un dispositivo quasi identico a quelle di maggioranza ma mettevano l’accento sulla necessità di promuovere la contraccezione.
IL DISPOSITIVO APPROVATO - Questo il dispositivo approvato: «La Camera impegna il governo a promuovere - ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione - una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto».
«NO A CHI È CONTRO LA VITA E CONTRO LA SCELTA» - «Siamo tutti d'accordo che l'aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta. È ora di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta» ha detto Buttiglione dopo l'approvazione della sua mozione sulla moratoria internazionale dell'aborto obbligatorio.
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Un aforisma al giorno - 119
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Obrigado, irmaos chestertonianos portugeses...!

E' un invito ad un bell'incontro di chestertoniani... ma a Lisbona!
Sapevamo di avere amici anche là, ma non così attivi!
Bella cosa!
Fateci sapere di più, cari amici chestertoniani portoghesi!
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Quando Rascel era Padre Brown

Roma Fiction Festival - Bella retrospettiva sui gialli della tivù in bianco e nero
ALESSANDRA COMAZZI
Da La Stampa
Tutto ciò e molto altro in una delle doviziose sezioni del Roma Fiction Fest. Era la retrospettiva intitolata Giallo in bianco e nero, realizzata in collaborazione con le sontuose Teche Rai, ormai quasi completamente digitalizzate. La mega-rassegna romana si è rivelata vagamente frustrante perché ce n’è stata talmente tanta di fiction, presente, passata e futura, compresi i documentari, che adesso si chiamano «factual», che lo spettatore si sentiva impotente a seguire non dicasi tutto, ma neppure una piccola parte.
E dunque sorgeva persino un accenno di senso di colpa quando stavi lì estasiato davanti ai Caroselli o agli sceneggiati d’epoca, a quel glorioso bianco e nero, alle storie ingenue e sofisticate nello stesso tempo, e non sembri una contraddizione. Mentre nelle altre sale capitava di tutto. Gente che si ammazzava a morsi, medici che operavano e intanto si fidanzavano, fidanzati che si riconciliavano, virus che distruggevano, ultimi uomini che sopravvivevano, Chavez sempre in video e avance dei preti ai ragazzini.
Steve Della Casa, direttore artistico, tiene molto a questi racconti «d’antan». Sommessi ma rocciosi contrappunti integrativi alla generazione You Tube che si assiepa intorno agli idoli della tv via web, come Maccio Capatonda. Dicono i curatori, Boschi-De Pasqualis-Arangio Ruiz: «Straordinario accendere un computer e ritrovare con un clic i personaggi entrati nel mito e nelle nostre memorie. E’ come riavvolgere e rivedere le nostre vite». Da ricordare assolutamente: Perry Mason (Raymond Burr) che interroga Ernesto Calindri, l’uomo del Cynar, possibile assassino.
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Il Papa prega per la conversione di chi perseguita i cristiani iracheni

Visto che i giornali continuano ad ignorare la sofferenza dei cristiani iracheni, pubblichiamo questa notizia dalla preziosissima AsiaNews, di ieri 14 Luglio 2009.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Vicinanza spirituale alla comunità cristiana di Baghdad colpita da una serie di attentati è stata espressa da Benedetto XVI, che aggiunge di pregare per gli autori dei gesti, affinché i loro cuori si convertano.
Nel messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e indirizzato al cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, il Papa assicura la sua preghiera e la sua vicinanza spirituale alle comunità cattolica e ortodossa della capitale irachena. Il Papa - si legge nel messaggio - "prega per una conversione del cuore degli autori della violenza e incoraggia le autorità a fare tutto il possibile per promuovere una coesistenza giusta e pacifica di tutti i settori della popolazione irachena".
Nel dare notizia del messaggio papale, L’Osservatore romano scrive poi che “le autorità irachene e i rappresentanti religiosi - che pure, nei giorni scorsi, avevano sottolineato con gioia il ritorno a un clima apparentemente più sereno - temono che gli attentati delle ultime ore possano scatenare una nuova ondata di violenza settaria nel Paese. ‘Siamo dispiaciuti per ciò che sta accadendo in Iraq - ha affermato, in una dichiarazione diffusa nella notte dalla televisione irachena, il cardinale Delly - perché sono oggi obiettivo degli attentati luoghi che, in passato, come durante la guerra, servivano da rifugio per cristiani e musulmani’. Il porporato ha condannato gli attacchi contro le chiese cristiane e le moschee e ha lanciato un appello a mantenere lo “spirito di tolleranza’”.
Da parte sua, il procuratore della chiesa caldea presso la Santa Sede, monsignor Philip Najim, ha dichiarato che “vogliono far sparire i cristiani dall'Iraq ed è chiaro che non si tratta di episodi legati alla resistenza contro un invasore, ma di un processo violento che mira a rallentare lo sviluppo del Paese, la sua pacificazione. Si vuole un Iraq debole, sottosviluppato, che con la scomparsa della sua componente cristiana perderebbe una parte importante della società”.
A Mosul, intanto, da ieri è in vigore il coprifuoco per i veicoli nei quartieri a prevalenza cristiana, proprio per prevenire altri attacchi del terrorismo.
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La vita dei cristiani in Somalia senza diritti umani
di Mario Mauro - da IlSussidiario.net
martedì 14 luglio 2009
In Somalia negli ultimi mesi si sono verificati violenti combattimenti tra insorti e truppe governative che hanno coinvolto l’area nord di Mogadiscio. Fonti ufficiose, calcolando il periodo che va da oggi al maggio scorso, parlano addirittura di 350 morti, non contando però che si combatte anche nel centro e sud del Paese. Dall’Alto commissario Onu per i Diritti umani, è giunta la denuncia di gravi violazioni alle leggi internazionali umanitarie, di violenze perpetrate a danno di donne e bambini, in particolare con proclami anticristiani.
Ciò rientra nella strategia - che è un vero e proprio progetto di potere - della rete di Al Qaeda a farsi Stato che si muove con l’intento di farsi più che stato, addirittura califfato surrogando in questo modo le tante crisi dei paesi musulmani, creando delle zone franche in cui non valga l’autorevolezza della comunità internazionale, ma il diktat dei terroristi. Questo è un fatto di una pericolosità enorme, perché passa attraverso una strategia che cerca di annientare l’uomo che ha una fede diversa da quella che si possiede, che ha diverse convinzioni. Ma ancor più, tutto ciò è strumentale, perché attraverso questa logica si attua invece la prepotenza di reti che non sono differenti dalle nostre reti mafiose.
Occorre pensare seriamente a un intervento armato della comunità internazionale che sia capace di riportare su quel territorio i dettami minimi di rispetto dei diritti umani e soprattutto convinca gli Stati africani, attraverso l’Unione Africana, ad assumersi una responsabilità. Abbiamo responsabilità gravissime nei confronti di un Paese come la Somalia che è stato abbandonato nel momento del bisogno.
Questo si è tradotto in una instabilità che ha fatto comodo a tantissimi, perché destabilizzare quell’area vuol dire destabilizzare un’area in cui è basilare la geostrategicità dei luoghi: pensiamo al controllo del passaggio verso il Mar Rosso, all’interlocuzione con i fenomeni di portata mondiale che avvengono nel Golfo, punto di riferimento del Corno d’Africa e più in basso dei Grandi Laghi.
Tutto ciò significa, in qualche modo, mantenere innescata una polveriera che finisce per avere ripercussioni sugli equilibri non solo del continente africano, ma di quella stranissima partita a "scacchi" che da moltissimi anni si combatte prendendo in ostaggio l’Africa e a dispetto dell’Africa stessa. Più che di una comunità internazionale che si è distratta, parlerei di intrecci nella comunità internazionale che hanno gravissime conseguenze per la vita della gente di quest’area. E le ripercussioni di queste logiche geostrategiche finiscono per essere poi scontate dagli ultimi poveri e, tra questi, gli ultimi degli ultimi, che in questo caso sono i cristiani.
Questa violazione dei “diritti umani fondamentali” nega nell'uomo il vero carattere antropologico ed esistenziale. Senza questo riconoscimento viene meno il fondamento di tutto ciò che il mondo chiama civiltà. Alla luce di questi fatti si comprende facilmente come la salvaguardia della libertà di religione, di una libertà che da sola garantisce una piena realizzazione della dignità umana, diventi sempre più urgente.
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I vescovi d'Europa sul caso Eluana: «Lesa la dignità della persona»
Da Avvenire
«In Europa - si legge in un comunicato diffuso oggi - si stanno diffondendo alcuni fenomeni che feriscono la dignità della persona e che preoccupano la Chiesa per il modello antropologico che veicolano piuttosto lontano dalla cultura della vita e il modello naturale della famiglia».
Riguardo invece alle recenti elezioni europee, nel comunicato si legge: «La Chiesa in Europa sostiene e accompagna con attenzione un processo di unificazione europea che porta con sè sviluppo e pace, ma che ha anche gravi interrogativi su pretesi valori che finora alcuni rappresentanti dell'Ue, tramite la legislazione europea, hanno cercato di diffondere nei singoli paesi, specie nell'ambito dell'educazione, del ruolo della religione, della vita e della famiglia, e che sono un rischio per la stessa visione della persona umana».
I presuli hanno riflettuto anche sull'anno sacerdotale e la nuova Enciclica del Papa 'Caritas in Veritate'. Prossimo incontro nel 2010 a Roma.
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Sull'Osservatore Romano di oggi un bell'articolo di Andrea Monda sul libro di Paolo Gulisano su Oscar Wilde
Quando Oscar Wilde incontrò Pio IX
di Andrea Monda
Gulisano, studioso della cultura anglosassone e già autore di diversi volumi su Tolkien, Lewis, Chesterton, George MacDonald, fa suo il senso di un aforisma del poeta irlandese per cui "gli ideali sono cose pericolose. È meglio la realtà: ferisce, ma vale molto di più"; in altre parole il saggista, nel ricostruire un ritratto fedele dello scrittore, ha cercato di evitare la facile idealizzazione con conseguente etichettatura o, peggio, annessione.
Infatti, se da una parte Wilde rimane un autore "fortunato" - nel senso che a cento anni dalla morte questo scrittore, poeta, drammaturgo non si può certo dire che sia stato dimenticato e i suoi libri continuano a fare capolino dagli scaffali delle librerie, così come il cinema continua ad attingere alla sua opera e le sue commedie continuano a essere rappresentate con successo - dall'altra si può anche affermare che la sua figura è stata spesso usata e piegata ad alcune logiche alquanto anguste, che non danno ragione di quell'enigma e mistero che ogni uomo, non solo Wilde, incarna.
Il riferimento è al Wilde mero esteta - quello che "passa" a scuola - e al Wilde icona del mondo gay che lo ha spesso celebrato come artista perseguitato per la sua omosessualità. La tesi di Gulisano è che invece Oscar Wilde rappresenti un mistero non ancora pienamente svelato. Bisogna scavare più a fondo ed è quello che cerca di fare questo breve ma intenso saggio in cui si osserva da vicino l'opera e la vita dell'artista rintracciando in entrambe il filo rosso di una religiosità profonda, di una ricerca di Bellez- za che sottendeva una sete di Verità.
La realtà ferisce, diceva Wilde, e viene in mente l'affermazione dell'allora cardinale Ratzinger: "La bellezza ferisce, ma proprio così essa richiama l'uomo al suo destino ultimo" che avrebbe potuto essere un perfetto aforisma dell'autore de Il ritratto di Dorian Gray. A questo aforisma "apocrifo" Gulisano si aggrappa per tracciare il suo ritratto di Wilde ben riassunto nelle poche parole poste in quarta di copertina: "Oscar Wilde: una vita per la Bellezza, un incontro con la Verità".
In questi stessi giorni è stato pubblicato un saggio dal titolo L'altro fuoco, opera del gesuita Antonio Spadaro critico letterario di "La Civiltà Cattolica" (Milano, Jaca Book, 2009, pagine 304, euro 24) in cui un intero capitolo è dedicato agli ultimi anni di Wilde la cui poesia viene audacemente accostata a quella della poetessa italiana Alda Merini; in particolare nella Ballata del carcere di Reading secondo Spadaro "lo scrittore avverte il proprio cuore spezzato e in cerca di una verità. Ed è questa ricerca appassionata fino a vette erotiche e mistiche che caratterizza anche i versi di Alda Merini: la sua poesia è alacre come il fuoco nel desiderio e nell'attesa di una sorta di "terra promessa" che dia senso all'esistere".
Ecco che piano piano prende fuoco un altro Wilde rispetto a quello della vulgata: non solo un anticonformista che amava stupire la conservatrice società dell'Inghilterra vittoriana, ma anche un lucido analizzatore della modernità con i suoi aspetti positivi e soprattutto inquietanti; non solo l'esteta, il cantore dell'effimero, il brillante protagonista dei salotti londinesi, ma anche un uomo che dietro la maschera dell'amoralità si interrogava e invitava a porsi il problema di ciò che fosse giusto o sbagliato, vero o falso, persino nelle sue principali commedie degli equivoci (come L'importanza di chiamarsi Ernesto); un uomo scomodo e urticante che preferì sempre la saggezza ai luoghi comuni combattendo tenacemente contro le false certezze del suo tempo ("le cose di cui si è assolutamente certi non sono mai vere").
Wilde fu un uomo dai grandi, intensi sentimenti, che dietro la leggerezza della sua scrittura, dietro la maschera della frivolezza o addirittura del cinismo, nascondeva una profonda consapevolezza del misterioso valore della vita. "Oggi la gente sa il prezzo di tutto, ma non dà valore a niente", dice ne Il ritratto di Dorian Gray. Una consapevolezza anche della sua drammaticità: "Dietro ogni cosa preziosa c'è qualcosa di tragico. Il mondo deve soffrire per far sbocciare il fiore più umile".
Il cammino esistenziale di Oscar Wilde può anche essere visto come un lungo e difficile cammino verso quella "terra promessa" che dà il senso all'esistere, un cammino che storicamente lo ha portato alla conversione al cattolicesimo, una religione che, diceva in uno dei più acuti e paradossali aforismi, "era solo per i santi e i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo anche quella anglicana".
Wilde fu dunque, secondo Gulisano, un uomo costantemente in ricerca del Bello e del Buono, ma anche di quel Dio che non aveva peraltro mai avversato, che aveva forse elegantemente rispettato, ma dal quale si fece pienamente abbracciare dopo l'esperienza drammatica del carcere, per arrivare a chiudere il suo itinerario umano in comunione con la Chiesa cattolica, adempiendo a quello che aveva scritto anni prima: "Il cattolicesimo è la sola religione in cui morirei" e così realizzando forse l'auspicio che gli aveva rivolto Pio IX nell'udienza privata del 1877 - incontro forse sorprendente ma che giustamente Gulisano racconta nel suo saggio - nel corso del quale il Papa augurò allo scrittore irlandese "di compiere un viaggio nella vita per giungere alla Città di Dio". L'enigma di Oscar Wilde è dato quindi anche da questo suo percorso segreto, da questa sua ricerca che veniva mascherata nella magnificenza estetica della sua arte letteraria ma su cui ora viene fatta luce dal saggio di Gulisano, senza la pretesa di risolvere la profondità di quel mistero.
(©L'Osservatore Romano - 15 luglio 2009)
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martedì 14 luglio 2009
Un aforisma al giorno - 118
Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia
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Eutanasia, orrore in Svizzera
Da Avvenire
Si allunga la lista degli «orrori» perpetrata dall'associazione Dignitas, una delle quattro organizzazioni svizzere che praticano l'eutanasia e che finora ha aiutato a morire quasi 900 persone provenienti da tutto il mondo. Sir Edward Downes, celebre direttore d'orchestra britannico, 85 anni, e sua moglie Joan, 74, sono morti in una clinica svizzera che pratica il suicidio assistito per conto dell'asociazione.
Lo hanno reso noto oggi i familiari della coppia con un comunicato choc inviato alla Bbc, in cui la scelta eutanasica è motivata dalla cecità del padre e dal non voler lottare contro problemi di salute, mentre sulla madre non sono state nemmeno chiarite le condizioni di salute: "Nostro padre - recita la nota firmata dai figli Caractacus e Boudicca - era quasi cieco e praticamente sordo. Ha avuto una carriera straordinaria come direttore d'orchestra. Nostra madre ha iniziato come ballerina e poi è divenuta coreografa. Entrambi hanno vissuto la vita sino in fondo e si sono sempre considerati molto fortunati. Dopo 54 anni passati insieme hanno deciso di mettere fine alle loro vite piuttosto che lottare contro seri problemi di salute. Non erano credenti e non ci sarà funerale".
Sir Edward, originario di Birmingham, ha lavorato con la Bbc Philharmonic Orchestra per 40 anni, prima come direttore aggiunto poi come direttore capo e infine come direttore emerito. Nel 1952 ha iniziato a far parte della Royal Opera House.
I precedenti di Dignitas. Nel 2008 le pratiche di Dignitas erano finite in tribunale, quando la «morte dignitosa» offerta dall'associazione (già sfrattata dall'edificio di Zurigo in cui operava perché i condomini non gradivano il via vai di bare e successivamente costretta a "operare" in macchine parcheggiate nelle aree di sosta) è consistita nell'aiutare alcune persone a infilarsi in testa un sacchetto di plastica riempito di elio, e assistere a un'atroce morte per soffocamento. Quattro furono i casi accertati dalla Procura del Cantone di Zurigo che si disse non solo scioccata, ma decisa a intervenire (anche perché i responsabili di Dignitas avevano filmato la procedura su videocassette, per scagionarsi).
Il «turismo del suicidio» e la meta svizzera. La Svizzera è diventata da qualche anno, suo malgrado, la meta preferita dal «turismo del suicidio». Oltre un centinaio di persone ogni anno, da ogni parte del mondo, si recano nella Confederazione e si rivolgono ad associazioni come Dignitas o Exit per porre fine ai propri giorni. Un fenomeno inizialmente tollerato dalle autorità elvetiche, che ha assunto dimensioni allarmanti per la Commissione nazionale di etica per la medicina. Fra il 2001 e il 2004 i decessi di questo genere sono stati 421. L'aiuto al suicidio è stato depenalizzato l'11 dicembre del 2001 purché non vi siano «motivi egoistici» (come sancisce l'articolo 115 del Codice penale) da parte di chi assiste il candidato suicida. I tre quarti di coloro che sono ricorsi a Exit e Dignitas soffrivano di malattie incurabili o neurologiche, come la sclerosi multipla.
Il no dell'Inghilterra al suicidio assistito. Proprio nei giorni scorsi la Gran Bretagna ha deciso di non fare un passo avanti verso il suicidio assistito. Messo di fronte alla possibilità di cambiare una legge e permettere ai familiari di aiutare un malato terminale a morire, Westminster ha detto chiaramente di no. La legge, hanno votato 194 Lord contro 141, rimarrà tale e quale a com'è ora e chi assisterà una persona al suicidio rischierà come sempre fino a 14 anni di prigione.
Il dibattito sul suicidio assistito si è infuocato in Gran Bretagna negli ultimi due anni in seguito ad alcuni casi di persone malate terminali che hanno chiesto all'Alta Corte e a quella di Appello di sollevare da incriminazioni gli amici e i familiari che li avrebbero portati a morire all'estero, nella maggior parte dei casi alla clinica svizzera Dignitas. La questione ha raggiunto priorità alla Camera dei Lord quando Lord Falconer ha deciso di chiedere un voto e mentre si contavano i casi di persone che si sono recate alla clinica Dignitas e di quelle in lista d'attesa. Fino a oggi sono infatti 115 i britannici morti nella clinica privata elvetica e più di ottocento sono quelli che aspettano di farlo.
Ha fatto inoltre discutere qualche giorno fa la lista pubblicata dal Guardian delle persone suicidatesi in Svizzera, con le relative malattie: su 115, 36 erano affette da diverse forme di cancro; 27 da Sclerosi laterale amiotrofica e 17 da sclerosi multipla. Gli altri denunciavano malattie gravi che richiedono la dialisi o il trapianto di organi.
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Un aforisma al giorno - 117
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Salute Femminile...
Andate a visitare questo collegamento.
E' il sito www.safe.it. Troverete molte notizie interessanti, articoli e altro ancora sui temi della bioetica, dell'eutanasia, dell'eugenetica, delle staminali, dell'aborto, della RU486...
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Chesterton beato? Paolo Gulisano spiega le virtù dello scrittore britannico
Da Zenit, l'agenzia del nostro caro amico Antonio Gaspari.
Un'intervista molto interessante al nostro vicepresidente Paolo Gulisano.
di Antonio Gaspari
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lunedì 13 luglio 2009
Iraq, cristiani sotto attacco - Bombe in 9 chiese, 4 i morti
Torna la paura fra i cristiani in Iraq. Nove chiese sono state colpite in questi giorni tra Baghdad e Mosul. Dopo un periodo in cui è sembrava che anche la situazione si stesse lentamente normalizzando, una nuova serie di attacchi tornano a colpire al cuore la minoranza cristiana del Paese. Non a caso in coincidenza con l'inizio del ritiro delle truppe americane dall'Iraq Chiese cattoliche caldee e altre ortodosse sono state colpite da ordigni fra sabato 11 e domenica 12 luglio. Le bombe sono esplose al di fuori degli edifici, recando danni e spaventando i fedeli usciti dalle celebrazioni domenicali.
Le chiese nel mirino sono quella caldea intitolata alla Vergine Maria a Baghdad, con 4 vittime e numerosi feriti, e quelle caldee di San Giorgio, San Giuseppe lavoratore, San Giacomo, San Matteo, del Sacro Cuore, oltre alla chiesa siro-orotodossa di san Pietro e Paolo e a quella assira di Santa Maria. Inoltre è stata colpita una chiesa siro-cattolica a Mosul. Secondo la polizia, gli attentatori sarebbero legati ad al-Qaeda. In questo modo vengono confermate di fatto le dichiarazioni che a più riprese in passato i vescovi iracheni hanno rilasciato ai media, secondo le quali "forze oscure straniere e non iracheni" sarebbero in azione per destabilizzare il Paese. Per evitare ulteriori attacchi a Mosul le autorità hanno imposto il coprifuoco. I cristiani in Iraq sono circa 500.000, una piccola minoranza in un paese di 28 milioni di persone, a larga maggioranzamusulmana.
Dalla caduta del regime di Saddam Hussein le comunità cristiane dell'Iraq sono state oggetto di una serie numerosa di attacchi. I più gravi hanno avuto luogo nell'agosto del 2004, con quattro attentati a Baghdad e due a Mosul (nel nord del paese) che causarono almeno almeno 10 morti e 50 feriti. Tra le chiese colpite, anche la San Joseph. Il 16 ottobre dello stesso anno cinque attacchi vennero messi a segno nell'arco di poco meno di due ore contro cinque chiese nell'area di Baghdad. Gli attentati non provocarono vittime, ma danneggiarono gravemente alcuni degli edifici.
Negli anni del regime di Saddam Hussein, i cristiani in Iraq godevano di una relativa libertà, tanto che alcuni di loro arrivarono anche ad avere incarichi importanti, come il vicepremier Tareq Aziz. Alla fine degli anni '90 erano oltre un milione, sparsi in tutto il Paese e soprattutto al Nord. Ora, secondo varie stime, sono meno di 500 mila.
Dopo la guerra, sono iniziati gli attacchi indiscriminati, in particolare nella città settentrionale di Mossul, dove lo scorso anno molte migliaia di famiglie cristiane sono state costrette ad andarsene. Una fuga per la quale Benedetto XVI ha espresso «allarme e grande sofferenza».
Mons. Najim: «Vogliono far sparire i cristiani dall'Iraq». «Vogliono far sparire i cristiani dall'Iraq». Così mons. Philip Najim, Procuratoredella Chiesa Caldea presso la Santa Sede, commenta al sito "Baghdadhope" la serie di attacchi che ieri ha colpito 6 chiese a Baghdad causando due morti e decine di feriti secondo le prime stime non ufficiali. Per mons. Najim, infatti, "il colpire i luoghi di culto dopo le celebrazioni della domenica pomeriggio è prova del fatto che chiunque sia stato è un senza Dio, qualcuno che non rispetta l'essere umano inquanto creatura di Dio, il Dio di tutte le religioni".
Lo schema degli attentati, in effetti, è identico a quello usato già altre volte, per esempio negli attacchi del 1 agosto 2004, anche all'epoca, combinati, di domenica e dopo le funzioni: "È chiaro - spiega - che non si tratta di episodi legati alla resistenzacontro un invasore ma di un processo violento che mira a rallentare lo sviluppo del Paese, la sua pacificazione. Si vuole un Iraq debole, sottosviluppato, che con la scomparsa della sua componente cristiana perderebbe una parte importante della società cui sempre i cristiani hanno contribuito con il loro sapere e la loro funzione stabilizzatrice".
Mons. Warduni: «Come l'inferno». L'attentato con autobomba che ieri a Baghdad ha ucciso quattro persone all'esterno di una chiesa di Baghdad è stato compiuto «subito dopo la fine della santa messa quando i fedeli si apprestavano a uscire dalla chiesa». Lo afferma Monsignor Sleimon Warduni, vescovo ausiliare cattolico di Baghdad.
«Avevo appena terminato di officiare la messa ed ero entrato nel mio ufficio quando l'inferno è sceso sulla terra» prosegue Warduni, ricordando «le grida dei bambini, il fuoco e il fumo scatenatisi subito dopo l'esplosione» di un'autobomba all'esterno della chiesa di Notre Dame, in via Palestina, nel quartiere orientale della capitale.
Dei quattro morti, aggiunge il prelato iracheno, «due erano giovani appena usciti dalla chiesa», mentre tra i circa venti feriti si contano «due elementi del coro locale e due diaconi».
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La recensione del San Tommaso d'Aquino apparsa su La Civiltà Cattolica.
Gilbert K. Chesterton, San Tommaso d’Aquino, Torino, Lindau, 2008, 200 pagine, 16,50 euro.
Non si può che salutare con favore la decisione dell’editrice Lindau di ripubblicare questo libro, uno dei più belli usciti dalla penna geniale e prolifica di Chesterton. Pubblicato per la prima volta nel 1933, intende presentare in forma agile ma accurata la figura del grande domenicano. L’autore evita volutamente un’esposizione accademica della filosofia e teologia tommasiane, e tuttavia sa mostrare con freschezza il messaggio di fondo, tratteggiando la personalità di Tommaso con poesia e arguzia, le caratteristiche dello stile che lo hanno reso celebre. Tra i molti esempi possibili si può riprendere il capitolo dedicato al confronto fra Tommaso e Francesco, due santi estremamente diversi tra loro, rilevando in entrambi la capacità, propria dell’uomo di Dio, di testimoniare il Vangelo a partire dai propri gusti e interessi, mettendo in evidenza il marchio di originalità del cristianesimo, l’incarnazione “San Francesco usava la natura come san Tommaso usava Aristotele (…). Forse dire che questi due santi ci hanno salvati dalla spiritualità, che è una sorta di maledizione, può sembrare paradossale. Forse verrò frainteso se dico che con il suo amore per gli animali san Francesco ci ha salvati dal buddhismo, e che con la sua passione per la filosofia greca san Tommaso ci ha salvati dal platonismo. Ma è meglio dire la verità nuda e cruda: sono entrambi la riconferma dell’incarnazione, perché hanno riportato Dio in terra” (p. 27)
….
Chesterton confessa in chiusura che “questo piccolo libro sarà dimenticato e sommerso da una valanga di testi migliori su san Tommaso” (p. 200). Sono invece trascorsi più di sessant’anni ed esso continua a mantenere intatta tutta la sua freschezza e incisività. Il celebre studioso di filosofia medievale, E. Gilson, definì questo libro un capolavoro di letteratura storiografica, aggiungendo che, in tutta la sua vita di ricerca, non sarebbe stato capace di realizzare una simile sintesi di spiritualità, erudizione e qualità letteraria.
G. Cucci
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Etichette: Nuove edizioni dell'opera di Chesterton
venerdì 10 luglio 2009
Dal dott. Carlo Bellieni - 6
£5.9m drive 'fails to cut teenage pregnancies'
Quasi 6 milioni di sterline inutili (tra cui quelli per i condom gratis): nessun apprezabile risultato nel ridurre il numero di gravidanze dei teenagers. Già, perché il problema non è "meccanico", ma culturale. Hanno tolto la possibilità di creare una famiglia a chi è giovane, obbligando culturalmente e economicamente ad aspettare almeno 30 anni; hanno anche insegnato in tanti che la famiglia non è un "bene"; d'altra parte ad ogni angolo di stgrada, ogni pagina di giornale, ogni programma TV chi non fa sesso da piccolo viene trattato come un imbecille. Cosa volete che succeda? Già: cosa può succedere quando un ragazzo sente dentro la spinta ad una vita fisiologicamente sana per costruire qualcosa di duraturo, ma la parola d'odine di chi tiene il potere è "sesso sì, figli no!". Pensano che i ragazzi non si ribellino? O che accettino le prediche e i preservativi, nuovo simbolo della sterilità imposta dalla società stanca e opulenta degli adulti che sanno dare prediche ma non sanno dare ragioni?
House of Lords votes against immunity from prosecution for relatives who help in assisted suicide abroad
Il Parlamento Inglese vota per far incriminare chi porta un parente a farsi suicidare all'estero (in GB è proibito). Dunque non è vero l'assioma che dice "se lo vietate in Patria tanto lo fanno all'estero, dunque permettetelo in Patria", come si racconta in Italia per altri casi (vedi fecondazione). Se una cosa non è lecita qui, non va resa lecita solo perché tanto c'è chi trova scappatoie.
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Etichette: Aborto, Eugenetica
giovedì 9 luglio 2009
Da Avvenire di oggi 9 Luglio 2009

Da Avvenire di oggi 9 Luglio 2009
Arundhati Roy, j’accuse sugli armeni
Francesco D'Agostino: Cattolici, non narcisi
Dall'inserto E'Vita
Diagnosi sugli embrioni, la grande illusione
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Dalla «salute della donna» un conflitto con il più fragile
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Dal dott. Carlo Bellieni - 5

Reducing harm from alcohol: call to action.
Quando si parla di problemi, tutti gli esperti sono uguali: guerra alle forme, e nessun intervento sulle cause. GIà, perché i provvedimenti proposti per combattere l'espansione dell'uso dell'alcol, sopratutto tra i giovani, sono le tasse sugli alcolici, i controlli su chi guida e poco più. Nemmeno una parola sui motivi che portano i ragazzini di 14 anni ad ubriacarsi (come i loro padri di 40 o i loro nonni di 80). Nemmeno una parola, perché la "società dell'autonomia", quella che ha come motto " a casa tua fai quello che vuoi (suicidio, droga, aborto...) basta che non dia noia agli altri" si è tarpata il diritto di dare anche il minimo consiglio sulla salute personale, quando si tratta di consigli veri ("pensate a quello che fate prima di farlo e cercate il vero senso della vita perché la vita ha un senso") piuttosto che consigli posticci ("mangiate meno grassi, mettete il preservativo e fate footing"). Se la vita non ha senso -come quasi tutte le trasmissioni TV e quasi tutte le pagine di giornali insegnano - perché non sballarsi?
IL SANTO DEL GIORNO: 6 LUGLIO - MARIA GORETTI
Si è riparlato in questi giorni di Maria Goretti e chi ne ha parlato, mons Crociata, ha finalmente fatto un'opera di giustizia: ha riportato la ragazza violentata fuori del clima di battutine e di sberleffi che ne circonda la memoria, come se fosse stata una povera fissata, e rifiutarsi di cedere al violentatore un atto moralista. In realtà è stata la protomartire di tutte le donne violentate che sanno che nessuno può permettersi di usare il loro corpo. E la Chiesa è stata lungimirante e saggia a canonizzarla, in un'epoca in cui di sesso non si poteva parlare per la pruderie vittoriana-calvinista che ancora si faceva sentire in Europa. Ma chi di noi non ha sentito offendere questa ragazza violentata e uccisa dalle risatine, solo perché era cattolica? Nessuno oggi ride delle ragazze stuprate. La chiesa ha provato a far smettere di ridere di questo atto orribile mostrandola come Santa. Ad onore di Maria Goretti e di chi l'ha canonizzata.
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Etichette: Emergenza educativa, Testimoni
Katyn, un film da non perdere - E' disponibile in dvd
Noi ci siamo spesi naturalmente per amore della Verità, perché è difficile dormire sonni tranquilli se non si afferma e non si lotta per la Verità. E allora abbiamo voluto fare la parte nostra, come avrebbe fatto Gilbert se avesse potuto (Gilbert prese fior di uova in faccia e anche qualche mazzata per la vicenda della Guerra Boera, nella cui campagna si schierò senza paura a favore dei Boeri, lui inglese; difese a spada tratta il fratello Cecil contro lo strapotere e la corruzione politica del suo tempo nella vicenda del cosiddetto caso Marconi).
Ora Katyn è disponibile in dvd (addirittura in questi giorni si vende allegato a Panorama e a Ciak a € 14,90 più le spese del giornale), quindi lo potete vedere a casa, lo potrete diffondere, far conoscere, potrete piangere qualche lacrima per quella povera gente, in memoria di quei poveracci, nerbo di una nazione intera tanto amata da Chesterton, che non poterono dare il loro apporto nel dopoguerra alla rinascita della loro Patria, che anche per questo dovette sopportare quasi cinquant'anni di governo terrorista comunista.
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mercoledì 8 luglio 2009
Il Motu Proprio del Papa sulla Commissione "Ecclesia Dei" e la disinformazione.
Non c'è nessun altra "scomunica" o presa di distanza dai cosiddetti tradizionalisti o lefebvriani, come invece fior di giornali hanno dato a credere, dimostrando la loro totale disinformazione.
Diceva Chesterton che "Non sarà necessario che qualcuno combatta la proposta di una censura della stampa. Non c'è bisogno di una censura della stampa. Abbiamo una censura ad opera della stampa". In questo caso ne è stato dato un preclaro esempio. Un po' come la storia dell'annuncio del divorzio di Mourinho, che l'interessato avrebbe dato nel corso di una vacanza con moglie e figli in Polinesia...
TESTO IN LINGUA ITALIANA
LITTERAE APOSTOLICAE
MOTU PROPRIO DATAE
BENEDICTUS PP. XVI
2. Nella fedeltà a tale mandato, all'indomani dell'atto con cui l'Arcivescovo Marcel Lefebvre, il 30 giugno 1988, conferì illecitamente l'ordinazione episcopale a quattro sacerdoti, il Papa Giovanni Paolo II, di venerata memoria, istituì, il 2 luglio 1988, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei "con il compito di collaborare con i Vescovi, con i Dicasteri della Curia Romana e con gli ambienti interessati, allo scopo di facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose finora in vario modo legati alla Fraternità fondata da Mons. Lefebvre, che desiderino rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le loro tradizioni spirituali e liturgiche, alla luce del Protocollo firmato lo scorso 5 maggio dal Cardinale Ratzinger e da Mons. Lefebvre"2.
3. In questa linea, aderendo fedelmente al medesimo compito di servire la comunione universale della Chiesa nella sua manifestazione anche visibile e compiendo ogni sforzo perché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell'unità sia reso possibile di rimanervi o di ritrovarla, ho voluto ampliare e aggiornare, con il Motu Proprio Summorum Pontificum, l'indicazione generale già contenuta nel Motu Proprio Ecclesia Dei circa la possibilità di usare il Missale Romanum del 1962, attraverso norme più precise e dettagliate3.
4. Nello stesso spirito e con il medesimo impegno di favorire il superamento di ogni frattura e divisione nella Chiesa e di guarire una ferita sentita in modo sempre più doloroso nel tessuto ecclesiale, ho voluto rimettere la scomunica ai quattro Vescovi ordinati illecitamente da Mons. Lefebvre. Con tale decisione, ho inteso togliere un impedimento che poteva pregiudicare l’apertura di una porta al dialogo e invitare così i Vescovi e la "Fraternità San Pio X" a ritrovare il cammino verso la piena comunione con la Chiesa. Come ho spiegato nella Lettera ai Vescovi cattolici del 10 marzo scorso, la remissione della scomunica è stata un provvedimento nell'ambito della disciplina ecclesiastica per liberare le persone dal peso di coscienza rappresentato dalla censura ecclesiastica più grave. Ma le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero.
5. Proprio perché i problemi che devono ora essere trattati con la Fraternità sono di natura essenzialmente dottrinale, ho deciso - a ventuno anni dal Motu Proprio Ecclesia Dei, e conformemente a quanto mi ero riservato di fare4 - di ripensare la struttura della Commissione Ecclesia Dei, collegandola in modo stretto con la Congregazione per la Dottrina della Fede.
6. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei avrà, pertanto, la seguente configurazione:
a) Il Presidente della Commissione è il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
b) La Commissione ha una propria tabella organica composta dal Segretario e da Officiali.
c) Sarà compito del Presidente, coadiuvato dal Segretario, sottoporre i principali casi e le questioni di carattere dottrinale allo studio e al discernimento delle istanze ordinarie della Congregazione per la Dottrina della Fede, nonché sottometterne le risultanze alle superiori disposizioni del Sommo Pontefice.
7. Con questa decisione ho voluto, in particolare, mostrare paterna sollecitudine verso la "Fraternità San Pio X" al fine di ritrovare la piena comunione con la Chiesa. Rivolgo a tutti un pressante invito a pregare senza sosta il Signore, per l'intercessione della Beata Vergine Maria, "ut unum sint".
Dato a Roma, presso San Pietro, il 2 luglio 2009, anno quinto del Nostro Pontificato.
BENEDICTUS PP. XVI
_____________________________
1 Cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen Gentium, 23; CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla Chiesa di Cristo Pastor aeternus, cap. 3: DS 3060.
2 GIOVANNI PAOLO II, Litt. Ap. Motu proprio datae Ecclesia Dei (2 luglio 1988), n. 6: AAS 80 (1988), 1498.
3 Cfr BENEDETTO XVI, Litt. Ap. Motu proprio datae Summorum Pontificum (7 luglio 2007): AAS 99 (2007), 777-781.
4 Cfr. ibid. art. 11, 781.
[01101-01.01] [Testo originale: Italiano]
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Papa: preghiamo perché dal G8 vengano decisioni utili al vero progresso dei popoli
Città del Vaticano (AsiaNews) – Benedetto XVI invita “a pregare per i capi di Stato e di governo del G8 riunti all’Aquila, perché da questo importante summit possano scaturire decisoni e orientamenti utili al vero progresso di tutti i popoli, specialmente di quelli più poveri”. Con questa esortazione il Papa ha concluso il suo discorso rivolto alle 8mila persone riunite nell’Aula Paolo VI, in Vaticano, per l’udienza generale di oggi, nel corso del quale ha tratteggiato le linee fondamentali della Caritas in Veritate, la sua terza enciclica, pubblicata ieri.
Legato al G8 è anche l’incontro svoltosi subito dopo la conclusione dell’udienza generale che Benedetto XVI ha avuto con le mogli di alcuni dei leader che prendono parte al G8. In una saletta adiacente all’Aula Nervi, il Papa ha ricevuto Sarah Brown, l'unica consorte dei leader del G8 in senso stretto, con lei la moglie del presidente messicano Calderon, Margarita Zavala, quella del presidente sudafricano Zuma, Sizakele Khumalo, la moglie del premier indiano Singh, Gursharan Kaur, e quella del primo ministro svedese Reinfeldt, Filippa Holmberg. Del gruppo hanno fatto parte anche la moglie del presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso, Margarida Sousa Uva, e la presidente dell'Ifad (International Fund for Agricultural Development), Josette Sheeran. Non erano presenti né Michelle Obama, che incontrerà Benedetto XVI con il marito venerdì pomeriggio, né Carla Bruni Sarkozy, che non farà tappa a Roma, ma andrà direttamente a L’Aquila. Ieri il Papa ha ricevuto la first lady giapponese Chikako in compagnia del marito Taro Aso.
Prima di questo incontro, ai fedeli presenti in aula, Il Papa illustrando l’enciclica ha sottolineato come “volendo uno sviluppo che non abbia distorsioni e disfunzioni serve una seria riflessione sul senso stesso dell’economia e le sue finalità. Lo domanda lo stato del pianeta e la crisi culturale dell’uomo”. “L’economia deve recuperare l’importante contributo del principio di gratuità e della logica del dono”, anche “nell’economia di mercato, il principio non puo essere il solo profitto”.
La Caritas in Veritate, ha detto ancora, “si ispira per la sua visione ad un passo della Lettera di san Paolo agli efesini”, nella quale si parla “dell’agire secondo verità nella carità”. “La carita nella verità è la principale forza propulsiva per ogni persona e per l’umanità intera” ed è il fondamento intorno al quale “ruota l’intera dottrina sociale della Chiesa”, in quanto è il solo modo col quale “è possibile realizzare obiettivi di sviluppo umanizzante”. L’enciclica, ha poi sottolineato, “richiama subito due criteri fondamentali: la giustizia e il bene comune. La giustizia è parte integrante di quell’amore nei fatti e nella verita cui esorta l’apostolo Giovanni”, “amare qualcuno è dedicarsi al suo essere”. “Si ama tanto piu efficacemente il prossimo quanto piu si opera per il bene comune”, che è “la carità estesa al prossimo”, alla quale è chiamato ogni cristiano.
L’Enciclica “riprende e continua” l’analisi della Chiesa sulla società e “in modo speciale quanto scrisse Paolo VI nella Populorum Progressio, pietra miliare nel’insegnamento sociale della Chiesa, nella quale ci sono linee decisive e sempre attuai per lo svluppo dell’uomo e del mondo moderno”.
Nella situazione attuale, “come ci mostra la cronaca” ci sono non pochi problemi, “da una parte ci sono segni di gravi squilibri, dall’altra si invocano riforme non più procrastinabili per colmare il divario tra i popoli”. La globalizzazione puo costituire un’occasione, ma “si ponga mano a un profondo rinnovamento sociale e culturale”: “un futuro migliore è possibile se lo si fonderà sulla riscoperta dei fondamentali valori etici”, tra i quali “l’attenzione alla vita dell’uomo” e “il rispetto alla libertà religiosa”. “Occorrono soprattutto uomini retti in campo economico e politico, che siano attenti al bene comune”.
Benedetto XVI ha poi definito “urgente richiamare la pubblica opinione sul dramma della fame e della sicurezza alimentare, un dramma che interpella la nostre coscienze” e che va “affrontato con decisione, eliminando le cause che lo provocano”, alla ricerca di una “via soldaristica allo sviluppo dei Paesi piu poveri”.
Sul piano politico, “indubbiamente va rivalutato il ruolo del potere politico degli Stati, in cui esistono limitazioni alla sovranità a causa delle nuove dimensioni dell’economia” e va promossa la partecipazione “grazie a un nuovo impegno delle associazioni dei lavoratori, chiamate a istaurare nuove sinergie a livello nazionale e internazionale”. Serve infine “una autorita politica mondiale, regolata dal diritto, che si attenga ai principi di soldarietà e sussidiarietà e orientata alla realizzazione del bene comune, nel rispetto delle grandi tradizioni morali e religiose dell’umanità”.
L’enciclica sottolinea poi che “i diritti presuppongono i corrispondenti doveri, senza i quali essi divengono arbitrio”. “Occorre un diverso stile di vita da parte dell’umanità intera, in cui i doveri verso l’ambiente si colleghino a quelli della persona”, nella convinzione che “l’umanità è una sola famiglia”. E ricordando la frase di Gesù che “non di solo pane vive l’uomo”, il Papa ha detto che “l’orizzonte dell’uomo è più alto e più vasto”, per questo esso riguarda anche la crescita spirituale della persona. “E’ questo lo svluppo integrale che ha il suo criterio orientatore nella forza propulsiva della carità nella verità”. E c’è da “incentivare la collaborazione tra credenti e non credenti, nella condivisa prospettiva di collaborare per la pace e la giustizia”.
“Preghiamo - ha concluso - perché l'enciclica possa aiutare l'umanità a sentirsi un'unica famiglia” e, “preghiamo perché i credenti che operano in economia e in politica avvertano quanto impegnativa è la loro testimonianza evangelica”.
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In una nota catena di supermercati del nord (quella con una lunga lettera dell'alfabeto per intenderci senza fare pubblicità) l'ho visto a 9.90€ e penso di prenderlo questo fine settimana.