In un'altra lettera, non datata ma ragionevolmente della medesima estate del 1899, epoca della morte della giovane donna, Chesterton scava ancora dentro di sé alla ricerca della verità a proposito della morte e della sofferenza. Cerca parole adeguate per esprimere quello che succede nell'animo e nella vita di una persona quando accade qualcosa di doloroso come la morte, e le trova. Ed immancabilmente torna alla positività di ogni cosa nonostante il dolore, anzi: anche la morte è qualcosa che ha un valore incalcolabile, qualcosa di prezioso.
Questa "grammatica" che suggerisce Chesterton è assolutamente cristiana, così cristiana che spesso non la riconosciamo come tale perché siamo talmente abituati alla visione pagana della morte e della sofferenza che pensiamo che debba essere per forza "così" come dice il materialismo pagano che pratichiamo di fatto. Non c'è un salto tra la morte di Gertrude e le stelle, le foglie e ogni goccia di sangue, come non c'è rispetto ai tramonti, alle scuole di filosofia, ai bambini, alle costellazioni, alle cattedrali, alle opere d’arte, alle montagne, ai cavalli e alle poesie che egli citava nell'altra lettera richiamata nel post del 23 settembre scorso. Chesterton va al funerale e deposita un mazzo di fiori degli sgargianti colori arancione e rosso proprio per marcare quest'intuizione, col rischio di essere frainteso o preso per matto. Un Chesterton non ancora pienamente cristiano ci dà, ripeto, una lezione degna di un Padre della Chiesa. Aveva ragione Emilio Cecchi quando lo definì così.
Marco Sermarini
_________________
"Preziosa" – non potremmo dire che la morte di Gertrude sia felice, provvidenziale, dolce o, forse, nemmeno buona. Ma è qualcosa.
"Bella" è una bella parola, ma "preziosa" è l’unica parola giusta.
È questo senso appassionato del valore delle cose: della ricchezza del tesoro cosmico – il mondo in cui ogni stella è un diamante, ogni foglia uno smeraldo, ogni goccia di sangue un rubino – è questo senso di preziosità che viene veramente risvegliato dalla morte dei Suoi santi. In qualche modo sentiamo che anche la loro morte è una cosa di valore incalcolabile e di misteriosa dolcezza: è terribile, tragica, desolante, disperatamente difficile da sopportare — ma comunque «preziosa».
... Perdonate la verbosità di chi ha come mestiere di esprimere l’inesprimibile.
Gilbert Keith Chesterton, lettera a Frances Blogg da Felixstowe,
senza data ma verso il 1899 dopo la morte di Gertrude Blogg (luglio 1899),
citata in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton.