giovedì 21 febbraio 2019

Un aforisma al giorno

Quasi nessuno osa difendere la famiglia. Il mondo intorno a noi ha accettato un sistema sociale che nega la famiglia. A volte aiuta il bambino a dispetto della famiglia; la madre a dispetto della famiglia; il nonno a dispetto della famiglia. Non aiuterà la famiglia.


Gilbert Keith Chesterton, G. K.'s Weekly, 20 Settembre 1930

Un aforisma al giorno

Tutti sanno cosa significa controllo delle nascite. Significa amore verso il sesso che non è verso la vita.

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 28 Marzo 1925

mercoledì 20 febbraio 2019

Un aforisma al giorno


Il mondo moderno non accetterà dogmi su nessuna autorità; ma accetterà qualsiasi dogma senza autorità.

Gilbert Keith Chesterton, La superstizione del divorzio 

martedì 19 febbraio 2019

Un aforisma al giorno


Un matrimonio non è né un'estasi né una schiavitù; è un commonwealth; è una cosa separata che lavora e combatte come una nazione. Re e diplomatici parlano di "formare alleanze" quando fanno matrimoni; ma in effetti ogni matrimonio è soprattutto un'alleanza. 

Gilbert Keith Chesterton, George Bernard Shaw

lunedì 18 febbraio 2019

L’apologia della famiglia – di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"La famiglia è il teatro del dramma spirituale, il luogo dove tutto succede e dove specialmente accadono le sole cose che hanno importanza".
Nel recente volume: "La famiglia, regno della libertà" (Edizioni Guerrino Leardini), la Società Chestertoniana Italiana in collaborazione con il Centro Missionario Francescano ha raccolto moltissimi brani di Gilbert Keith Chesterton, che attestano quanto lo scrittore di Beaconsfield avesse a cuore la custodia e la difesa della famiglia: "Gli uomini e le donne che, per buone e cattive ragioni, si ribellano contro la famiglia, si stanno semplicemente ribellando, per buone e cattive ragioni, contro il genere umano". 
La visione della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio indissolubile tra un uomo e una donna originava da una prospettiva soprannaturale fondata sulla Sacra Famiglia, su quel triangolo sacro (Gesù, Giuseppe e Maria) in cui riluceva la famiglia umana: "Questo triangolo di verità ovvie, di padre, madre e figlio, non può essere distrutto; può solo distruggere le civiltà che lo ignoreranno". Questa commovente e serrata apologia della famiglia, argomentata e lucida, schierava il paladino Chesterton contro la plutocrazia dei suoi tempi, contro la meschinità affaristica della classe dominante: "C'è un presupposto plutocratico alla base della frase: "Perché una donna dovrebbe essere economicamente dipendente dall'uomo?". La risposta è che tra la gente comune e povera la donna non lo è, eccetto nel senso in cui l'uomo dipende da lei". 
Questi tradizionali legami affettivi e familiari di reciproca dipendenza tra il marito e la moglie dovevano essere smantellati dalla società plutocratica, così ricordava Chesterton, per far emergere una possibile "liberazione" mediante la separazione di compiti e doveri, per insinuare e suggerire diabolicamente quanto la società d'affari metteva non solo un dito ma una mano intera tra moglie e marito. Ecco come paragonava Chesterton la società tradizionale con quella liberale affaristica dei tempi moderni: "Il cacciatore si strappa i vestiti, ci deve essere qualcuno che li rammenda. Il pescatore deve prendere i pesci, qualcuno deve cucinarli. E' certamente assodato che questa concezione moderna della donna come "grazioso parassita", "giocattolo", ecc. è nata da una contemplazione approfondita di un qualche ricco banchiere, da cui emerge che il banchiere va in città e finge di far qualcosa, mentre la moglie del banchiere va al parco e non fa assolutamente finta di non far nulla". Chesterton non aveva tuttavia una visione idilliaca, romantica, sentimentale del matrimonio; era consapevole delle difficoltà di diverso ordine (economico, sociale, culturale) che questa istituzione naturale e volontaria comportava e, proprio per questo, riconosceva alla famiglia stessa un carattere cruciale, centrale e fondamentale nella società.
Egli amava ricondurre la sacralità della famiglia all'urgenza del quotidiano, a quelle cose e a quegli oggetti presenti nelle tavole, nelle cucine domestiche: "L'uomo e la donna sono come il coltello e la forchetta. Sono diversi perché hanno un obiettivo comune". Ammoniva contro i detrattori della famiglia ed auspicava un'organizzazione di famiglie che difendessero la propria libertà: "Il tiranno non deve trovarsi una sola famiglia, ma molte famiglie che sfidano il suo potere; deve trovare che l'umanità non è una massa di atomi, ma stabilita su solidi blocchi di fedeltà". Chesterton sosteneva che coloro che parlavano e agivano contro la famiglia erano simili all'accozzaglia di persecutori che martirizzavano Nostro Signore sulla Croce: "Quelli che parlano contro la famiglia non sanno quello che fanno perché non sanno quello che disfanno". Nel 1916, nell'introduzione a: "Divorce versus Democracy", egli reiterava la denuncia contro la plutocrazia: "Stanno tuttora cercando di estendere il divorzio, il divide et impera; essi vogliono la divisione dei sessi per la divisione del lavoro. Il medesimo calcolo che li spinge ad incoraggiare la tirannia nel negozio li spinge a incoraggiare la licenza della famiglia". 
Chesterton incoraggiava e promuoveva la consapevolezza umana, affinché le persone capissero gli inganni, le illusioni che propinavano i sistemi liberal-capitalistici e social-comunisti. Contro questi sistemi falsamente libertari, contro le chimere mondane, egli richiamava il compito dell'uomo legato al senso comune e alla tradizione, difendendo il matrimonio: "Questo chiaro, netto, luminoso ideale di un matrimonio dignitoso dovrebbe essere la sega che si apre la strada nella pietra del mondo".

venerdì 15 febbraio 2019

Disegni a gessetto di Chesterton all’asta! | Chesterton (G.K.) The Ghosts of Beaconsfield, three

Tutti sappiamo che Chesterton disegnava, ma una delle sue tecniche amate era quella del gessetto. Ne parla ne La Nonna del drago. Qui ce ne sono tre, di opere all’asta...

Che ne dite?

Qualcuno si vuole fare avanti?

https://www.liveauctioneers.com/item/69251837_chesterton-gk-the-ghosts-of-beaconsfield-three

giovedì 14 febbraio 2019

Un caldo invito da Nikola Bolšec e dal Hrvatski Čestertonijanski Kluba (la Società Chestertoniana Croata)!

Nostra traduzione dall'inglese (l'invito è arrivato ai quattro angoli del mondo, quindi anche a noi dirimpettai adriatici…)

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Miei cari Chestertoniani,

lunedì scorso, abbiamo iniziato la prima anti-competizione poetica in Croazia, ispirata, naturalmente, a G.K. Chesterton. Il tema del concorso è: "Cosa voleva dire il poeta".

Ecco il poster del concorso. 

Già diverse persone hanno fatto domanda, quindi possiamo dire che abbiamo ottenuto quello che volevamo. :)

Il concetto dell'anti-concorso è quello di riportare la poesia all'uomo comune e di essere totalmente diverso dal resto dei concorsi poetici mainstream.

Abbiamo usato all'inizio qualche parola ungherese casuale che nessuno capisce, per dimostrare che il nonno capisce effettivamente la poesia moderna. Abbiamo anche chiamato tutti i poeti ad applicare con max. 4 canzoni che sono create nello spirito di vera gioia e meraviglia.

I prezzi sono davvero meravigliosi: il 1° premio è una statua del pittore Matko Antolcić; il 2° è un giro di birra per l'equipaggio; e il 3° è il libro più bello del mondo (probabilmente Ortodossia).

E nessuno perderà perché tutti riceveranno un applauso e una pacca sulla schiena...

La competizione è in qualche modo divertente ma chi sta scherzando deve essere serio da morire. Quindi, vogliamo iniziare una rivoluzione poetica...

Ecco il link dal più grande portale cattolico in Croazia:


Spero che vi piaccia e non esitate a fare qualsiasi domanda....

E non esitate a partecipare al concorso!

Dico sul serio!

Dio ti benedica e ci vediamo al ChestFest!

Sinceramente,

Nikola

mercoledì 13 febbraio 2019

Scambi di messaggi chestertoniani...

Mi scrive Alfonso, un amico chestertoniano, costretto a letto dalla polmonite e con tanto tempo per leggere: "ho da poco riletto Manalive e riassaporato la gioia di violare le regole e osservare i comandamenti".

Bellissimo!

Maurizio S.

Un aforisma al giorno

I rivoluzionari francesi adoravano la dea della Ragione, la quale - anche ammettendo le loro molte virtù - sembrava la divinità che meno li aveva favoriti.
Gilbert Keith Chesterton, L'imputato

martedì 12 febbraio 2019

Un aforisma al giorno (bello - siamo tornati)

Felice è colui che ama ancora ciò che amava all'asilo: non è stato spezzato in due dal tempo; non sono due uomini, ma uno solo, ed ha salvato non solo la sua anima ma la sua vita.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 26 Settembre 1908

venerdì 8 febbraio 2019

Questo bellissimo libro contiene la testimonianza di...

My name is Lazarus è il resoconto di trentaquattro conversioni causare da Chesterton.

Chesterton è alle radici di numerose conversioni già da vivo, addirittura da prima della sua conversione, ma è un continuo anche ora.

Tra le persone che raccontano della propria conversione c'è anche uno dei nostri più cari amici, padre Spencer Howe. Padre Spencer è parroco della parrocchia di Holy Cross a North East Minneapolis, per cinque anni in Italia a causa dei suoi studi (tra l'altro la sua dissertazione per la licenza in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Lateranense riguarda il rapporto tra Chesterton e l'Italia e ci siamo finiti dentro anche noi...), fautore dell'incontro tra la nostra scuola e la Chesterton Academy di Edina, Minnesota.

La sua è una bellissima storia e sarebbe bello se la leggeste.

Personalmente io sono molto molto grato a Padre Spencer per tutto, e la sua conversione è per me motivo di speranza e di conforto. Ci lega una forte amicizia e qui è uno di noi. Ci vorrebbe una giornata per raccontare le tante belle cose vissute insieme, un fiume d'inchiostro per scrivere tutto ciò che ci accomuna. Ma è sufficiente dire: Gesù!

Ringraziamo il Signore per questi miracoli ottenuti da Chesterton!

Marco Sermarini 







La "Favola di Natale" in Kazakhstan!


Data: 6 febbraio 2019 alle 10.46 
Oggetto: Giovannino in Kazakhstan... 
 
«Il giorno 27 dicembre 2018 a Karaganda, in Kazakhstan, al Ginnasio 38  gli studenti della classe sesta, sotto la guida della loro insegnante di letteratura russa Lyubov Khon,  esperta anche di letteratura internazionale, hanno rappresentato la  Favola di Natale  di Giovannino Guareschi, nella versione in lingua russa. La rappresentazione si è svolta nella scuola alla presenza di decine di alunni, insegnanti e genitori, tutti interessati ed entusiasti per la genialità e sensibilità dell'opera.»(  notizia inviata da don Pier Callegari ritratto nella foto assieme all'Albertino kazako e alla "Nonna kazaka" di Albertino)      

È tutto vero...

«Buongiorno Roberto, il bellissimo libro "la famiglia regno della libertà", manca del giorno odierno.. cioè non c'è il giorno 6 febbraio. Faccio parlare Chesterton lo stesso nel silenzio della mia coscienza».

E qui raccolgo la follia di padre Roberto Brunelli, che ingiustamente mi invita sempre a mettere il cappellino mentre lui si ostina a non metterselo: e mettilo pure tu, porca miseria, lo sai che sei in buona compagnia!

Marco Sermarini
Porca paletta. E' vero!
Rimedio buonissimo! In ogni caso, quando l'anno non è bisestile, potete prendere il pensiero del 29 febbraio!

Con l'occasione posto quello di domani, che esalta la funzione nobile e vitale delle casalinghe. Più che il reddito di cittadinanza istituirei il reddito della vergara (nelle campagne marchigiane è la donna di casa, "la massaia deus ex machina della cucina, centro nevralgico delle attività domestiche e agricole").
7 febbraio: VENTI HOBBIES

Il fuoco non ha bisogno di abbagliare come l'elettricità, e neppure di bollire come l'acqua calda; il suo punto di forza è che brilla più dell'acqua e scalda più della luce. La moglie è come il fuoco, o meglio, per mettere le cose nell'ordine appropriato, il fuoco è come la moglie. Come il fuoco, la moglie sa cucinare: non deve saper cucinare come un primo chef, ma sa cucinare; e sa cucinare meglio di suo marito, che guadagna il carbone per la stufa insegnando botanica o spaccando pietre. Come il fuoco, la moglie sa raccontare favole ai bambini, non storie originali o artisticamente elaborate, ma storie – migliori di quelle che potrebbe raccontare un primo chef. Come il fuoco, la moglie sa portare luce e aria fresca, non perché abbia rivelazioni sconvolgenti o portentose correnti di pensiero, ma sa farlo meglio di quello che potrebbe fare un uomo dopo aver spaccato pietre o insegnato. Ma non ci si può aspettare che si assuma il carico di un compito così universale, se deve anche sopportare in modo diretto la crudeltà di un lavoro immerso nella competizione e nella burocrazia. La donna deve essere una cuoca, la competizione tra cuochi non la riguarda; una maestra di scuola, senza entrare nella competizione tra maestre; una decoratrice d'interni, estranea alla competizione tra decoratori; una sarta, ma fuori dalla competizione della moda. La donna dovrebbe avere non un mestiere, ma venti hobbies; lei, a differenza dell'uomo, dovrebbe avere la possibilità di sviluppare tutte le sue seconde qualità. Questo è ciò a cui in origine si mirava davvero, attraverso ciò che è stato definito isolamento, o perfino oppressione, delle donne. (Cosa c'è di sbagliato nel mondo)


Padre Roberto Brunelli

Jesus (con Paolo Pegoraro) parla della Magia (e non solo) di GKC

Booze, cigars and a halo? Chesterton sainthood cause awaits approval | Dale Ahlquist sulla santità di Chesterton - da Crux

Alcool, sigari ed un'aureola? La santità di Chesterton attende l'approvazione.

di Elise Harris

(...)

Udris completed his preliminary investigation in the summer of 2018 and filed his final report with Doyle. According to Ahlquist, the next step would be for Doyle to approach the Vatican's Congregation for the Causes of Saints for a nihil obstat, meaning a declaration that "nothing stands in the way" of the cause going forward.
Once that happens, a "petitioner," meaning the one who formally asks for the cause to be opened, will be named and selects a postulator in charge of carrying the cause forward.
Ahlquist said he does not know whether any of these steps have yet been taken, but voiced hope that there will be fresh movement soon and that the Society of Gilbert Keith Chesterton would be chosen as the petitioner.
(...)

https://cruxnow.com/interviews/2019/02/07/booze-cigars-and-a-halo-chesterton-sainthood-cause-awaits-approval/

giovedì 7 febbraio 2019

Un aforisma al giorno

Le rape sono straordinariamente di mentalità aperta.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

Novità su Overroads (buone)!

L'altro ieri vi ho parlato della possibilità che Overroads, la prima casa di Chesterton a Beaconsfield, possa essere venduta o peggio ceduta ad un costruttore e demolita per fare posto a degli appartamenti.

Ecco, ora i proprietari hanno deciso di affittarla. "La speranza - dice Dale Ahlquist - è che una parte privata acquisti la casa e così la mantenga intatta". Ed ancora "abbiamo avuto un suggerimento da uno dei nostri soci che ha immaginato un consorzio di Distributisti acquisti la casa e la trasformi in un centro di arti e mestieri".

Beh, ci piacerebbe essere parte di questo bellissimo progetto, amici, vero?

Marco Sermarini

Padre Brown, il prete detective che stregò Gramsci e Brecht | Giancarlo De Cataldo su Repubblica

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2019/02/06/news/de_cataldo_padre_brown-218481655/

martedì 5 febbraio 2019

Overroads è in vendita!


Chesterton e il suo cane a Overroads
Volete vivere nella vecchia casa di Chesterton? Ora potete! Vi costerà un pochino ma è sul mercato, ci dice Dale Ahlquist nel penultimo numero di Gilbert!. Overroads, la casa dove Gilbert e Frances vissero dal 1909 (dopo il famoso secondo viaggio di nozze narrato nell'Autobiografia, quello di "mi dia un biglietto!", "Per dove?" "Per il primo treno che parte...", più o meno questo fu il dialogo tra Chesterton e il bigliettaio...) al 1922 a Beaconsfield, prima che si trasferissero a Top Meadow, lì davanti sulla stessa strada, Grove Road, è in vendita per la modica cifra di 1.999.950 sterline inglesi (qui di seguito un post in cui compare anche una foto dall'esterno di Overroads di-ritorno-da-beaconsfield-2.html).

Ci siamo stati con la Scuola Chesterton lo scorso anno e sono disposto a riportarci chiunque (ecco una foto, ma ce ne sono altre... https://uomovivo.blogspot.com/2018/04/i-ragazzi-della-scuola-chesterton.html).

Chesterton amava vivere lì (una vecchia foto di Overroads https://uomovivo.blogspot.com/2010/10/un-antica-foto-di-overroads-ossia-casa.html), e Dale dice che se si fosse organizzato per campare un altro centinaio d'anni, beh, ci avrebbe fatto su un bel gruzzolo... e questa è la buona notizia.

Quella cattiva è che i proprietari (una simpatica coppia di coniugi che ci fece entrate dopo un nostro grosso numero di teatro... https://uomovivo.blogspot.com/2014/05/di-ritorno-da-beaconsfield-3.html leggere qui per chi ha pazienza, ci sono anche delle foto dell'interno di Overroads con i simpatici coniugi) stanno facendo fatica a venderla e quindi stanno pensando di venderla a un costruttore che la raderà al suolo e ci costruirà un gruppo di appartamenti.

Top Meadows è stata insignita della blue plaque, mentre Overroads, che non era di proprietà dei Chesterton, non ha lo stesso vincolo, per cui... sarebbe un vero peccato se venisse distrutta la casa dove GKC scrisse i primi due volumi dei Racconti di padre Brown, Lepanto e Cosa c'è di sbagliato nel mondo. Noi italiani possiamo anche vantare il fatto che lì avvenne uno degli incontri documentati da Emilio Cecchi col nostro caro Gilbert nel 1918 (ecco la traccia nel nostro blog, anche se la foto è di Top Meadows... http://uomovivo.blogspot.com/2010/08/cecchi-chesterton-e-la-casetta-del.html).

Pensateci un attimo, amici... anzi, pensiamoci. Passate la voce, Beaconsfield è un gradevolissimo paese della campagna inglese ed un pezzo di cuore per tutti noi.

Marco Sermarini

lunedì 4 febbraio 2019

Ogni cosa deve tornare al suo posto. Fabio Trevisan rilegge Chesterton – di Silvio Brachetta (da Riscossa Cristiana)


«Bisogna tornare alle cose», diceva Husserl. A modo suo, aveva ragione, c'è una realtà oggettiva a monte del pensiero, c'è un collegamento tra il fenomeno dell'oggetto e l'oggetto pensato (noumeno platonico). E però c'è un modo sbagliato di tornare alle cose. Posso impazzire davanti a uno schermo. L'atomo è anonimo e non lo posso afferrare. Bere troppo fa male. La serata in discoteca si può trasformare in delitto. C'è la luce, ma anche l'accecamento. C'è la musica, ma anche il rumore.
Bisogna tornare alle cose, ma a quelle «antiche e universali», care a Gilbert Keith Chesterton e che Fabio Trevisan, nel libro Quella cara vecchia pipa. Le piccole cose, le canzoni, le favole e la tradizione in Gilbert Keith Chesterton (Fede & Cultura, 2014, pp. 192, euro 16,00) vuole rimettere al loro posto, dopo essere state deposte o seppellite da mani e menti sgraziate. Non solo, ma l'accesso all'oggetto pensato non ha senso alcuno, se è «superbo», se non è veicolato dall'«uomo comune» chestertoniano, se è un pretesto alla «pretesa razionalistica dell'esegeta moderno».
L'ORIGINE E LA CONCLUSIONE La «cosa» di Chesterton e di Trevisan non è la «cosa» di Husserl, non è 'qualsiasi' cosa. È «il coltello», o «il fuoco sul camino», poiché essi danno un continuo rimando al «valore delle cose», alla «sacralità della vita». Le cose che rivelano concretamente «i contorni precisi del pensiero» non sono le lavatrici fatte in serie o i guanti usa e getta: sono invece «le vecchie pipe, i bastoni, gli ombrelli, i vasi di porcellana, i romanzi d'appendice, le canzonette». Ci sono però anche un paio di altri motivi per cui una vecchia pipa è da preferire alla lavatrice. La vecchia pipa ha uno statuto ontologico «universale», così come il formaggio o il pane. La vecchia pipa, inoltre, è «vecchia», poiché proviene «da una umile e divina origine». Anche il formaggio e il pane, benché freschi, sono «vecchi» quanto la pipa. Derivano dalla notte dei tempi e viaggiano verso la consumazione degli anni.
Chesterton, proprio a motivo d'intuizioni così notevoli, scruta e coglie l'intima realtà metafisica del Tutto, secondo le categorie aristoteliche. La «cosa» di Aristotele, infatti, è l'effetto di quattro cause, delle quali le più importanti sono le ultime due: la causa efficiente e la causa finale, l'Origine e la Conclusione. E su queste Chesterton dipana con sapienza la sua metafisica.
Nitidezza, dunque – cose dai «contorni precisi». Con i suoi gessetti, Chesterton disegnava, ma non al modo degli impressionisti. I contorni dei suoi oggetti sono sempre ben delimitati, mai indistinti. Perché? Perché lo scrittore inglese si accorge che tutto il reale è rifinito, intelligibile, nominabile. Egli fa parte di coloro i quali constatano che pure la nebbia è rifinita, nel momento in cui la distinguo e la conosco. Dio dà le cose complete, non le dà circa, non le dà pressappoco. Intuire ciò significa possedere acutezza filosofica, introspezione divina.
"TEOLOGIA DEL DUBBIO" Il Chesterton di Trevisan, allora, torna alle cose, ma ci torna senza fermarsi al fenomeno o, comunque, trattando il fenomeno da porta che si apre, non da cancello che si fa barriera. Vengono recuperate le cose, nella loro verità, rifinite, vecchie (ma per questo nuove come il formaggio fresco), universali (ma aristotelicamente individuate in enti perfettamente definibili).
Non solo sono delineate le essenze, ma la stessa morale cristiana che, per Chesterton, è «fortemente delineata, caratterizzata, vigorosa». È, anzi, possibile raffigurare questa morale, così come le fiabe o le favole raffigurano il male e il bene, ad esempio, con il mostro o l'unicorno. L'uomo moderno – scrive Trevisan – creatore di ben altri mostri (comunismo, totalitarismi), ha ridotto tutto questo bestiario a «travestimento meschino e farsesco, adatto per i balli mascherati». Sotto questa mannaia è caduto, tra altri, il grifone medievale, sintesi sacra del leone di San Marco (incarnazione della «generosità, del valore, della vittoria») e dell'aquila di San Giovanni (incarnazione della «verità, del desiderio, della libertà intellettuale»).
Si tratta, nel caso delle bestie del mito, della raffigurazione delle virtù, ovvero della parte più nobile della morale. L'unicorno le raccoglie tutte ed è il simbolo del «sublime valore della virtù cristiana nella sua terribile bianchezza». Per l'uomo medievale, la castità – osserva l'autore – è rintracciabile nell'unicorno, come la carità lo è nel pellicano. E a queste figure possenti, reali nella realtà del mito, l'uomo moderno ha sostituito ben poca cosa: «forme sempre più languide e flaccide, a testimonianza di una teologia del dubbio sempre più pervasiva». Laddove la moderna «teologia del dubbio» scaturisce soprattutto dal corpo ecclesiale, indaffarato tra «Cortili dei Gentili» e «cristianesimo adulto».
Chesterton intuì che il suo mondo contemporaneo, prima ancora di essere ateo, era impazzito. Egli scrive, difatti, che «ciò che va perduto in una tale società non è tanto la fede quanto la ragione». Non solo, ma rincara: «Non credevamo che i razionalisti fossero così completamente pazzi fino a quando loro stessi non ce lo hanno chiarito così bene». E intravvede che è solo la fede in grado d'illuminare una ragione tramortita dalle suggestioni del suo (e del nostro) tempo. Per questo Chesterton considera la fede – scrive Trevisan – «un faro nella notte», così come c'insegnano i santi.
CON LA DIFESA DEL TEATRINO SI DIFENDE LA REALTÀ Ma la metafisica chestertoniana va persino oltre queste considerazioni. Se le cose sono rifinite e delimitate, allora nel mistero dell'essere non può non comparire il concetto di «limite». L'arte è «limitata» quando il quadro finisce nella cornice. O quando il teatrino familiare, a lui caro dai tempi dell'infanzia, si riduce al piccolo palcoscenico, racchiuso dal sipario. In altre parole, «sta nel piccolo la radice di ogni cosa grande» – osserva Trevisan. Qua – nel piccolo spazio – si consuma quella che si potrebbe chiamare l'«intuizione immediata dell'essere», che altro non significa se non percepire immediatamente che «una bambola non è un bambino» e che «la statua di un angelo non è un angelo» (nota di Chesterton).
Ancora una volta la modernità stravolge il reale: scompaiono i teatrini e le grandi città si riempiono d'insegne al neon. Il bambino, soprattutto, è sconvolto e nasce in lui uno «spirito inquieto e triste». Si giunge al paradosso: «Il teatro-giocattolo – scrive Chesterton – mostrava al bambino piccole immagini di cose grandi, mentre le insegne delle città oggi gli mostrano grandi immagini di cose piccole». Scompare, in tal modo, la fiaba, il racconto davanti al focolare, la meraviglia tramandata di padre in figlio. E scompare, del pari, l'essenza stessa delle cose.
Con la rottura del «rapporto religioso e mistico con le cose», con la scomparsa della «sacralità domestica» (della casa, come luogo della famiglia), delle cose piccole, universali e antiche, nonché con la sostituzione del «fare» col «produrre», si nega dunque la realtà medesima. La quale realtà, dal momento che non può cessare di esistere, può però venire mal percepita e male utilizzata ed essere causa non di salvezza, ma di dolore per l'uomo, quando non di morte.
Proprio a seguito di questo suo pensiero, Chesterton appoggiò la dottrina economica del Distributismo, a difesa della piccola proprietà privata, allo scopo di realizzare della Dottrina sociale della Chiesa, nata – come disciplina – con la Rerum Novarum di Leone XIII (1891). La proprietà privata domestica, secondo l'Enciclica, doveva essere difesa tanto dalle ideologie socialiste, quanto dal capitalismo disumano e accentratore di ricchezza. Questo voleva Chesterton: difendere la piccola vecchia pipa, l'ombrello, il temperino, perché solo tramite essi – ora lo si capisce – le cose restano cose e la vita resta vita.

domenica 3 febbraio 2019

Un aforisma al giorno

Dio è l'unico personaggio principale dell'Antico Testamento; Dio è effettivamente l'unico personaggio dell'Antico Testamento.

Gilbert Keith Chesterton, Introduzione al Libro di Giobbe, in La Nonna del drago e altre serissime storie

Un aforisma al giorno


Forse la principale obiezione a un litigio è che interrompe una discussione.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia 

venerdì 1 febbraio 2019

La Birra Nursia su Pump Street! La Birra sostiene il Distributismo e il Distributismo sostiene la Birra!

Riceviamo dagli amici di Pump Street e volentieri pubblichiamo chiedendovi di diffondere.

Pump Street è un'Impresa Distributista, e chi meglio della Società Chestertoniana può dirlo? Sostenere Pump Street è sostenere il Distributismo, che è l'unica idea di società e di economia davvero compatibile con il cristianesimo.

Per questo dico sempre che non è la stessa cosa acquistare libri da Pump Street o dai colossi che hanno fatto sparire le piccole librerie. Ma non faranno sparire Pump Street e neppure la Birra Nursia!

Comprare la Birra Nursia, che tra l'altro è buonissima, è sostenere i Monaci di Norcia, la loro vita, l'idea di Opzione Benedetto che salverà il mondo dal gorgo in cui si è cacciato.

Che cosa aspettate, allora? I chestertoniani devono essere i primi! Chesterton amava birra, distributismo e cattolicesimo, non siamo una società letteraria...!

Pump Street ed i Monaci saranno presenti al Chesterton Gala 2019! Un'ottima occasione per assaggiare e comprare! Un'ottima occasione per conoscere la Scuola Libera Gilbert Keith Chesterton, l'unica scuola distributista d'Italia!

Marco Sermarini





ACQUISTA LA BIRRA DEI MONACI DI NORCIA


Cari amici, vi mandiamo questa mail per informarvi che da dicembre, noi di Pump Street, siamo diventati distributori della BIRRA NURSIA! Per noi è un'opportunità grande!!! La birra è uno strumento potentissimo che abbiamo a nostra disposizione per far conoscere la nostra storia e di conseguenza la storia dei Monaci di Norcia.

La gestione della vendita della Birra Nursia ci dà la possibilità di tenere stretti a noi tre ragazzi che accogliamo in Borsa Lavoro. Quindi siamo sicuri che questa nuova avventura nella quale ci stiamo inoltrando darà delle soddisfazioni anche ai nostri giovani. 

VI CHIEDIAMO DI FAR GIRARE LA NOTIZIA A TUTTE LE PERSONE INTERESSATE. 

SE AVETE BISOGNO DI QUALCHE CARTONE DI BIRRA PER VOI, POTRETE GiA 'RITIRARLO AL CHESTERTON GALA IL PROSSIMO 9 FEBBRAIO. 

FATECI SAPERE!

con affetto ed amicizia,

Lo Staff di Pump Street




Il governo delle voci - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)


Come più volte ho scritto in questa rubrica, il pensiero di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) non può prescindere dal ricorso alle immagini, dovendo congiungere la sua duplice natura di filosofo e pittore. In una "civiltà delle immagini" (anche se spesso quest'esteriorità appare volgare e superficiale) come la nostra, risulta essere molto provocatorio e fecondo il suo pensiero poiché ci fa vedere le cose, le persone, il mondo da una prospettiva diversa, anche se ben radicata nel senso comune.
Nel 1910 Chesterton immaginò l'anima di un uomo come una foresta, anticipando, a mio modo di vedere, il pensiero di Tolkien del Signore degli anelli sulla natura (mi riferisco ad esempio a Barbalbero e agli Ent): "Ci sono diecimila lingue come tutte le lingue degli alberi: fantasie, follie, memorie, pazzie, paure misteriose e ancor più misteriose speranze". Che cosa intendeva lo scrittore londinese con il ricorso alla metafora della foresta? Certamente non escludeva la realtà di tutte quelle voci che trafficavano l'anima dell'uomo, ma le riconduceva ad una necessaria padronanza di sé perché ciascuno potesse sviluppare la propria personalità: "Tutto l'assetto e il ragionevole governo della vita consiste nel giungere alla conclusione che alcune di quelle voci hanno autorità e altre no…tutte le nobili necessità dell'uomo parlano il linguaggio dell'eternità". Questo "linguaggio dell'eternità" era ciò per cui tutti gli uomini erano stati chiamati da Dio a sviluppare nella breve peregrinazione terrena: "Quando un uomo sta facendo le tre o quattro cose per far le quali è stato mandato su questa terra, allora egli parla come uno che vivrà per sempre".  
Il 22 aprile 1911 Chesterton pubblicò sull'Illustrated London News un articolo (Il suffragio e la famiglia) in cui rifletteva sul "governo della casa", ricorrendo, come aveva fatto nel "governo delle voci", a sorprendenti metafore fondate sulla solidità del senso comune: "La famiglia si suppone innanzitutto che poggi sul consenso…è per questa ragione che il padre di una famiglia non è mai stato chiamato "il re della casa" o "il sacerdote della casa" o addirittura "il papa della casa" ma è stato chiamato "il capo della casa". L'uomo è la testa della casa, mentre la donna è il cuore della casa". 
Chesterton non intendeva affatto dare una visione sentimentale del governo della famiglia attraverso le banali distinzioni dei ruoli: la materia grigia lucida razionale della testa di un uomo, il cuore rosso che emotivamente palpita della donna. Che cosa intendeva quindi con il "capo della casa"? Ecco la spiegazione attraverso le sue testuali parole: "La definizione della testa è che essa è quella cosa che parla". Da questa affermazione Chesterton sviluppava una riflessione straordinaria che, unita a delle incredibili metafore, stimolava il pensiero e la sana immaginazione dei lettori: "La testa di una freccia non è più necessaria della sua asta; la testa di un'accetta non è più necessaria del manico, ma la testa dell'accetta e della freccia è la cosa che entra per prima, la cosa che parla. Se uccido un uomo con una freccia, mando la testa della freccia come un ambasciatore, per aprire la questione". 
La sintesi di queste illuminanti metafore stava nel far comprendere il significato profondo di "testa" o di "capo" famiglia, non avendo quindi per nulla a che fare con un dispotismo di tipo patriarcale, come potrebbe pensare nella sua stanchezza l'uomo moderno: "Ebbene, l'antica famiglia umana, su cui tutta la civiltà è costruita, intendeva questo quando parlava del suo "capo"…se un ubriacone è penetrato nel giardino davanti a casa mia e si è sdraiato sull'aiuola grande, sono io che devo andargli a dare un'occhiata, Se uno scassinatore mi gironzola in casa di notte, sono io che devo andare a parlamentare con lui. Perché io sono il capo; io sono la noiosa escrescenza in grado di parlare con il mondo". 
Credo che queste riflessioni chestertoniane siano tutt'altro che remote e che possano aiutare a vedere e pensare più chiaramente. La maestria e l'arte di Chesterton stava nel procedere dall'ovvio, nel dar retta a quelle voci che avevano autorità per l'uomo che non prescindeva dal senso comune.
(nell'illustrazione una copertina di un numero del 1916 della rivista per cui Chesterton scrisse per quasi trent'anni sino alla morte)