giovedì 29 marzo 2018

Il vostro insostituibile e allegrissimo aiuto alla II roboante edizione del Concorso Chesterton!

Cari amici,

stiamo organizzando in collaborazione con la Scuola Libera Gilbert Keith Chesterton di San Benedetto del Tronto la seconda edizione del Concorso Chesterton, dedicato alle scuole elementari e medie. 

Quest'anno la lieta tenzone si terrà il 18 Maggio a San Benedetto del Tronto presso il Centro Educativo La Contea e sarà dedicata a Padre Brown, il piccolo prete investigatore che non smette di divertirci, affascinarci e darci dei buoni insegnamenti. 

Lo scopo del concorso è avvicinare bambini, giovani, insegnanti e - perché no? - scuole intere al nostro caro Gilbert, cui ciascuno di noi è grato. La partecipazione è stata più ampia e sentita dello scorso anno (i lavori sono tutti bellissimi, pieni di fantasia e frutto di tanto lavoro), e l'edizione precedente è stata pure un'occasione bella ed indimenticabile. Vedere tanti bimbi entusiasmarsi per Gilbert e diventare suoi amici non ha prezzo!

Allora sono qui a chiedervi un piccolo aiuto che sono certo non mi negherete: la Società ha bisogno di € 1000,00 per l'organizzazione della giornata. C'è in particolare una piccola idea che sono certo vi piacerà: oltre ai premi per i vincitori, vorrei lasciare anche a nome di ciascuno di voi un ricordino a ciascun bambino partecipantePotranno tenerlo per riportare alla loro mente questo caro e buon amico che, se continueranno a frequentare, recherà loro tanti regali per tutta la vita, primo fra tutti il senso di gratitudine e di meraviglia.

Posso contare su di voi? Va bene anche poco, ma più farete e più belli saranno i ricordini per i nostri ragazzi, più bella la festa, maggiore l'allegria!

Potete usare:

il nostro ccp 56901515

il nostro conto corrente bancario:

IT46 L076 0113 5000 0005 6901 515

oppure il nostro conto PayPal che trovate nel nostro blog (tasto in alto a destra). Vi ringrazierò personalmente e avrete la gioia e la gratitudine di tanti nuovi piccoli potenziali amici del nostro caro Chesterton. Potrete indicare come causale "contributo per Concorso Chesterton".

Vi ringrazio sin da ora per quello che farete. Vi saluto con affetto augurandovi tanta gioia per la Pasqua,

il vostro amico Marco Sermarini, presidente SCI

Un po' di foto di Gilbert e Frances

Questa non l'avevate mai vista...

È L'Uomo che fu Giovedì in edizione speciale per le Forze Armate Statunitensi… anno 1946.

Un aforisma al giorno - Antologia sull’umiltà


L'umiltà è uno degli aspetti mai sufficientemente evidenziati della personalità di Chesterton ma ampiamente testimoniati da chi lo ha conosciuto. A ben vedere, essa appare evidente a chi lo conosca un pochino, intendo che conosca le sue opere. Di certo visioni addomesticate di Chesterton e del suo pensiero non arrivano a cogliere questo aspetto, da qualunque parte provengano, e se permettete voglio essere l'avvocato di Gilbert su questo punto (non ne ha bisogno, ne ho bisogno io).

Inoltre l'umiltà è una virtù che - come vedete - egli ha sempre sottolineato fortemente. Su questo non ci si interroga a sufficienza, ed è comprensibile in un mondo in cui l'orgoglio assume forme e vestimenti molto accattivanti, tali da farci pensare che non sia qualcosa che ci appartenga, che appartenga a me. Invece l'orgoglio è il peccato del diavolo, e Chesterton lo sapeva e lo diceva.

Allora mi permetto di proporvi questa breve ed incompleta antologia, sulla quale spero di poter scrivere qualcosa in più, in termini di riflessione e di aiuto a comprendere. Non faccio più promesse da marinaio, ci provo e che Dio me la mandi buona, mi dia il tempo e la testa per farlo, perché penso onestamente che ce ne sia bisogno. Mi muove lo stesso intento che mi spinse a scrivere qualcosa sull'eresia, tanto per comprenderci.

D'altronde Chesterton amava stare coi bambini, non solo perché sua moglie e lui non ne ebbero, ma perché ciò che disse sui bambini fa perfettamente il paio con quanto trovate qui di seguito sull'umiltà: li accoglievano, lui e sua moglie, nella loro casa, amavano intrattenere con loro delle vere amicizie, li aiutarono con carità tenerissima e discreta. Il tutto veniva fatto perché umiltà, infanzia ed innocenza sono il corredo necessario per entrare in Paradiso e perché così si sta molto, molto meglio. Credo che Gilbert ne fosse intimamente convinto, e io lo ringrazio personalmente perché mi ha aperto una strada che nemmeno venti anni di discorsi sulla fede avrebbero potuto aprire.

Metto questa foto di Frances e Gilbert, buoni alleati e amici per sempre.

Marco Sermarini

L'umiltà è la madre dei giganti. Si vedono cose grandi dalla valle, solo cose piccole dalle cime.

Gilbert Keith Chesterton, L'innocenza di padre Brown 

Non c'è limite alla pazzia degli uomini quando si ritengono superiori sia alla risata che all'umiltà.

Gilbert Keith Chesterton, Daily News, 2 Marzo 1907

Il segreto della vita risiede nel riso e nell'umiltà.

Gilbert Keith Chesterton, Eretici

La cosa più amabile del mondo è l'umiltà.

G. K. Chesterton, Radio Chesterton

Ma ciò di cui soffriamo oggigiorno è l'umiltà fuori posto. La modestia ha abbandonato l'organo dell'ambizione e si è insediata nell'organo della convinzione; là dove non ci si aspettava che sarebbe finita.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Se oggi l'umiltà è stata screditata come virtù, non sarà del tutto superfluo osservare che questo discredito coincide con il grande regresso della gioia nella letteratura e nella filosofia contemporanea.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato

In quest'epoca di idealismo egoistico chi difende l'umiltà ha qualcosa di indicibilmente dissoluto.

Gilbert Keith Chesterton, L'imputato

mercoledì 28 marzo 2018

A proposito del modo di citare di Chesterton...

L'altro giorno nel post qui sotto:


dicevo di Chesterton che "la sua missione sarebbe stata quella di dire a tutti che il mondo e la sua vita avevano un perché (grosso modo, a spanne, come lo so dire io, cioè "alla Chesterton", quello che sbagliava sempre le citazioni nei libri perché li citava "by heart", cioè a memoria. Io a orecchio). Ecco, quella fu la sua missione".

Ecco come si descriveva lui a questo proposito:


e cioè: «Potrei rilevare che tutte le citazioni qui riportate sono probabilmente errate. Cito a memoria sia per temperamento che per principio. Ciò è perché la letteratura è fatta per questo; dovrebbe essere una parte dell'uomo».

Marco Sermarini

martedì 27 marzo 2018

A proposito dei colori di Shakespeare, così vicini per Chesterton alla pittura veneta...

Paolo Veronese, La cena in casa di Levi







Cose che succedono a chi frequenta la Scuola Chesterton...

Un aforisma al giorno - Pennellate come nel San Francesco

Shakespeare compie il gran gesto - tipicamente rinascimentale - di spalancare i cancelli sul nuovo mondo di sole e di musica. Troviamo in lui - come in tutto il Seicento - quelle mille immagini di ricchezza e di meraviglia che a volte valeva la pena di chiamare, in un senso quasi sublime, sogni d'abilità vieni lui quel colore splendente che appartiene anche alla pittura veneziana, per esempio quando con la semplice pennellata di una parola sa tingere i mari del mondo di un rosso acceso.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

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Provate a leggere nella San Francesco d'Assisi il passaggio in cui parla del gusto di San Francesco per i colori… Secondo me era lui che vedeva tutti questi colori, il intravedeva nell'opera nella vita di questi illustri signori.

M. S.

Un aforisma al giorno - Parole sante

Un uomo che sa divertirsi è un uomo che ha pensieri interessanti, artistici e colmi di soddisfazione, mentre uno che si aspetta il divertimento da altri ha probabilmente pensieri brutti, sterili e aridi. La felicità di un popolo non deve essere giudicata dalla quantità di divertimento che viene per lui preparata, perché il divertimento può essere elargito come il cibo, in qualche grande negozio o da grandi attività; la felicità di un popolo è da giudicarsi in base al divertimento che egli sa creare per se stesso. In tempi più sani di questo, qualsiasi tipo di intrattenimento e di divertimento era creato dal popolo e non per il popolo.

Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

Un aforisma al giorno - “È Shakespeare che ha scritto noi...”





Gilbert Keith Chesterton, Leggendo Shakespeare 

lunedì 26 marzo 2018

La missione di Chesterton, cioè la nostra missione.



Qui sopra: un Chesterton attorno ai venticinque anni, forse un po' meno, forse un po' di più, quando aveva iniziato a lavorare per la sua missione. Seriamente, con gioia. Questo per dire che prima si comincia, meglio è.

Quante cose vorrei pubblicare di Chesterton!

A volte basta una paroletta al momento giusto per far partire una rivoluzione, e lui di parole rivoluzionarie ne ha dette davvero tante.

Sarebbe bello lasciargliele dire, ogni giorno. Le mie giornate spesso sono un po' piene, non sempre approdo, ma ci provo tutti i santi giorni.

Stasera, se avrò tempo, ne tirerò fuori qualcuna. Ci sono dei pozzi infiniti, tra le sue opere. L'Uomo Eterno negli ultimi tempi mi fa delle sorprese spettacolari.

Ogni giorno penso con gioia e trepidazione che Chesterton possa aiutarvi come sta aiutando la mia famiglia e me. Ci vuole coraggio di farlo parlare secondo i suoi schemi e i suoi desideri. Per cui spesso vi propongo il suo buon cuore, il suo regalare sassolini colorati a tutti, come i bimbi. Non sono cose piccole, sono cose grosse purché le prendiate sul serio, come i bimbi, per l'appunto.

Nei suoi diari giovanili Chesterton scrisse (dopo il tunnel tremendo da cui uscì grazie a Stevenson, Whitman e Giobbe) che la sua missione sarebbe stata quella di dire a tutti che il mondo e la sua vita avevano un perché (grosso modo, a spanne, come lo so dire io, cioè "alla Chesterton", quello che sbagliava sempre le citazioni nei libri perché li citava "by heart", cioè a memoria. Io a orecchio). Ecco, quella fu la sua missione. Qualcuno disse giustamente che la cosa più grande e bella che fece fu di dare speranza, e ci riuscì, eccome. Allora a mia volta vorrei darvi speranza, la Società Chestertoniana vuole darvi speranza, e siccome è fatta di piccoli uomini affida questo compito al Nostro Eroe. Aiutateci sempre, diffondete le sue frasi, i suoi aforismi, la sua faccia. Giovano a molti.

Ciao, e state contenti!

Marco Sermarini

venerdì 23 marzo 2018

Un aforisma al giorno - New York Times Magazine

Il mio atteggiamento nei confronti del progresso è passato dall'antagonismo alla noia. Ho smesso da tempo di discutere con gente che preferisce il Giovedì al Mercoledì perché è Giovedì.


Gilbert Keith Chesterton, New York Times Magazine, 11/2/23

Un aforisma al giorno - Ortodossia

Progresso dovrebbe significare che cambiamo sempre il mondo per adattare la visione, invece stiamo continuamente cambiando la visione.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno - Eretici

Progresso è un comparativo del quale non abbiamo stabilito il superlativo.


Gilbert  Keith Chesterton, Eretici

mercoledì 21 marzo 2018

Un aforisma al giorno - L'Uomo Eterno

Almeno cinque volte (...) con gli ariani e con gli albigesi, con gli scettici umanisti, dopo Voltaire e dopo Darwin, la fede è andata, secondo tutte le apparenze, ai cani. In ognuno di questi cinque casi fu il cane che morì. Quanto più completo il collasso e quanto strano il rovescio, possiamo solo vederlo particolareggiata mente nel caso più prossimo ai nostri tempi.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno

Andrea Monda su Shakespeare visto da Chesterton - Avvenire del 20 Marzo 2018

martedì 20 marzo 2018

Un aforisma di Hilaire Belloc da Twitter

Hilaire Belloc (@bellocquotes)
The real cause of our troubles is not capitalism but the condition on which capitalism depends: THE DESTITUTION OF THE MANY. Yes! What is too learnedly called "the proletariat," but what our fathers more simply and rightly called "General Destitution" is the root evil.


L’attualità di «Eugenetica e altri Malanni» di Chesterton - Daniele Barale su The Debater



Nel 1922 Chesterton ebbe l’ardire di “anticipare” i tempi, denunciando apertamente un pericolo che, in modo subdolo, stava diffondendosi nella società europea e nord-americana.
Lo fece attraverso il libro Eugenetica ed altri mali.
Senz’altro, non pochi coevi lo avranno considerato matto, ma d’altronde, si sa, nemo propheta in patria sua. A riabilitarlo come “profetico” da ascoltare ci pensiamo noi, cui sono dati da vivere questo tempo e la Grazia di esser idiosincratici a qualsiasi (dis)cultura mortifera.
Il gigante del XX secolo e di Beaconsfield ha predetto con lucidità che gli eugenetisti avrebbero realizzato un mondo efficientistico, in cui il valore dell’uomo sarebbe stato deciso dalla sua capacità di produrre benessere economico; in cui il matrimonio sarebbe stato deciso, scelto e imposto secondo criteri genetici, basati sulla “qualità della vita”, sulla felicità e realizzazione dell’essere umano fondato, appunto, sulla visione dell’uomo solo “produttivo”; una casta di medici avrebbe avuto l’ultima parola – tirannicamente – sull’intera umanità.
L’alleanza tra efficientismo tecnologico ed eugenetica (frutto di malthusianismo e spencerismo) che diviene lo strumento con cui lo “Stato servile” (leggere Hilaire Belloc, amico del nostro, per capire) elimina i poveri, i malati, “i non più produttivi”.
Sì, G.K.C “ci aveva già avvertiti” di ciò che in questi mesi abbiamo visto capitare ai piccoli Charlie Gard, Isaiah Haastrup, vittime a causa della morte di Stato. E la stessa sorte rischiano di subire Inés (in Francia) e Alfie Evans (connazionale dei piccoli sopracitati). Verso di loro e il volere dei genitori si è scatenato e si sta scatenando il “vero accanimento da rifiutare”, quello dei medici della casta e dei giudici – di varie corti, compresa l’europea dei diritti umani – chiamati in causa da questi; un accanimento che inficia il giuramento di Ippocrate, il buon senso comune e lede la dignità della vita umana, la patria potestà. Non a caso ai Gard e agli Haastrup prima, agli Evans e ai cari di Inés ora, hanno fatto e fanno pressioni per far morire (le cose van chiamate con il proprio nome, con buona pace di mons. Paglia) i loro figlinel nome di una falsa misericordiaimposta con mantra-slogan, quali “è un’ostinazione irragionevole lottare per tenerli in vita”, oppure, e peggio ancora, “il loro massimo interesse è morire”. 
Dunque, medici e magistrati più pericolosi delle malattie stesse, giacché uniti nel proposito di morte contro la volontà di quei genitori di amare e aver cura dei propri piccoli. Una volontà su cui nessun uomo, medici e giudici compresi, ha potere e davanti alla quale ci si deve inchinare; come la storia e sempre Chesterton ci ricordano, solo uno Stato servile può osare tanto: se si spezzano i legami familiari, è più facile sottomettere in modo totalitario gli uomini e le donne. Le liberal-democrazie d’oggi non hanno niente da invidiare a nazismo e comunismo, a causa del delirio eugenetico di onnipotenza, del nichilismo e del relativismo di cui soffrono.
Ecco ciò che giustifica i tentativi di ostacolare l’amore vero, rappresentato dai genitori per i figli malati, la speranza di vedere dei miglioramenti nella vita loro e degli altri malati, la possibilità di accompagnarli (quando la condizione non possa migliorare) fino alla fine, usando le cure palliative e portandoli a casa. Senza speranza e amore vero, ci sarebbero mai state personalità come Stephen Hawking, Andrea Bocelli?
Ecco perché, in ottica costi-benefici, alcuni medici e togati fanno di tutto per accorciarne la vita, col mettere i sostegni vitali (diritto inviolabile e inalienabile di ogni uomo) – respirazione, alimentazione, idratazione – sullo stesso piano (che in certi casi si possono sospendere). D’altronde, l’eugenetica parla di persone con “scarsa qualità di vita”. Parole che sono piaciute ai dottori di Charlie Gard e Isaiah, e che piacciono a quelli di Inés e Alfie. È perciò che i medici del Great Ormond Street Hospital non considerarono né la proposta di Papa Francesco per accogliere Charlie all’ospedale Bambin Gesù, né le dichiarazioni ufficiali della sua presidente “che la respirazione assistita – tra i supporti vitali intangibili – si interrompe solo a chi viene accertata la cosiddetta morte cerebrale”. Situazione che non ha riguardato Charlie e nemmeno Isaiahche non riguarda gli altri due bimbi; eppure, i primi si sono visti privati dei sostegni vitali, e i secondi rischiano, ora, la stessa sorte.
Ma i problemi non finiscono qui. Oltre ai danni alle persone, arriva perfino la beffa. Come avevo già riportato in un articolo per Vita Diocesana Pinerolese, il giudice Hayden, che ha ritenuto valida la scelta di sospendere i supporti vitali di Alfie contro la volontà dei suoi genitori, per sostenere tale sentenza ha strumentalizzato – sulla scia di Mr. Mylonas, rappresentante dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, che l’aveva preceduto – Papa Francesco, “assolutizzando” un solo passaggio dell’intervento di questi sull’accanimento terapeutico (7 novembre scorso); nel tentativo di far credere agli Evans, per fiaccarne la volontà, perché cattolici, che il Papa avesse sostenuto la validità della sospensione dei sostegni vitali nel massimo interesse dei malati. Ovvio, nessuna delle parole del Papa citate da rappresentante e togato (e in nessun passo del messaggio o di altri testi di Papa Francesco e del Magistero cattolico precedente) – come ha sottolineato il prof.
Don Roberto Colombo sul sito Il dono della vita legato al card. Sgreccia – hanno dato e danno ragione loro. Anzi, il continuare a fornire al malato inguaribile il supporto fisiologico che gli consente di vivere è “supporto di saggezza”. Un simile sostegno vitale non è terapeutico – «nella misura in cui e fino a quando dimostra di raggiungere la sua finalità propria» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Risposta a quesiti della Conferenza episcopale statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali, 2007) – e per questo non può mai venire lecitamente interrotto.
Farlo significherebbe anticipare intenzionalmente con un atto omissivo la morte del paziente, pur inevitabile nel tempo, e questo non rientra negli scopi delle cure palliative né in altro compito della medicina. Peraltro, – ha ricordato sempre il prof. Colombo – sono gli stessi medici che hanno esaminato Alfie e i referti delle indagini diagnostiche strumentali eseguite su di lui a constatare uno «stato semi-vegetativo», condizione clinica che lo avvicina – per alcuni aspetti e pur con le differenze del caso pediatrico – a quella oggetto del discernimento operato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella risposta ai vescovi degli Stati Uniti, che riguarda i pazienti in stato vegetativo.
Però, tali parole non vanno ricordate solo ad Hayden e a Mylonas, bensì pure a quei cattolici che, come il già citato mons. Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, vanno sostenendo le malizie dei due funzionari. Da parte loro non una parola sulle strumentalizzazioni ai danni del Papa e degli Evas; tutti a parlare di accanimento terapeutico, quando il vero accanimento su Alfie (lo stesso subito da Charlie, Isaiah e Inés) è quello eugenetico.
Se noi cattolici non lo denunciamo, tra cui Paglia, sottolineo: il presidente della Pontifica Accademia per la Vita, smascherando le manipolazioni di laicisti “mortiferi”, ci mostriamo quali utili idioti nel loro tentativo di imporre una a-cultura dello scarto e della morte.
Azione che dobbiamo contrastare, per il bene nostro e di tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non (perché la battaglia per la dignità della vita umana riguarda proprio tutti). Non per nulla il Santo Padre ha detto, nella parte furbescamente omessa da Mylonas e Hayden, che abbiamo il dovere morale di curare il malato «senza abbreviare noi stessi la sua vita». Perché “l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato, di non scartare alcuna vita umana condannandola ad una morte anticipata perché giudicata  non degna di essere vissuta”.
Quindi, la missione del cattolico è costruire la civiltà dell’amore e dell’accoglienza, sulla scia dei grandi santi e autorevoli fratelli in Cristo e Maria, come Chesterton, senza scendere a patti con chi collabora con il “principe di questo mondo”. E le sfide “antropologiche”, come ben sappiamo, non sono solo oltre confine ma anche al di qua della nostra patria. In Italia bisognerà controllare il lavoro dei tribunali, i quali stanno già interpretando – come la professoressa Assuntina Morresi ha ben sottolineato su Tempi – la legge sul cosiddetto bio-testamento in senso eutanasico, usando quanto sta emergendo in Corte di Assise di Milano, nell’ambito del processo a Cappato sulla morte di Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo: “Qui si sostiene che è il legislatore (cioè la maggioranza Pd-M5S che ha approvato il testo) ad avere intenzionalmente inserito l’eutanasia omissiva. Sarà sufficiente tutto questo per convincere la parte del mondo cattolico che si ostina a ‘vedere il buono’ di questa legge, a condannarla, e il nuovo parlamento a cambiarla? O dovremo rassegnarci ad avere anche noi i nostri Charlie, Isaiah, e forse Alfie?”.
[https://www.tempi.it/cari-cattolici-dobbiamo-rassegnarci-ad-avere-anche-noi-i-nostri-alfie#.WqpzWiPcnqA]
La fine della seconda guerra mondiale e l’avvento delle democrazie liberali sembravano aver fermato la diffusione dell’eugenetica, e invece non è così; la cronaca attuale ci mostra infatti che essa sta tornando in modo più prepotente e pericoloso. Ma Chesterton ci ricorda ancora, dalle pagine di Eugenetica e altri malanni: “La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale. Si parla a volte di impazienza popolare; ma gli storici seri sanno che molte tirannidi sono state possibili perché gli uomini si sono mossi troppo tardi. Spesso è essenziale opporsi a una tirannide prima che essa prenda corpo…”
Daniele Barale

Peppino Zola cita Chesterton (a proposito - arte rara)

http://lanuovabq.it/it/allasilo-padre-e-madre-vietati-per-rispetto-ai-gay

Questa mancava...

Alfred Hitchcock, chestertoniano

venerdì 16 marzo 2018

Il Nobel mancato di Chesterton, un errata corrige e qualcos’altro...

Ho cercato di approfondire la storia del mancato Nobel a Chesterton. 

In realtà Chesterton fu candidato al Nobel nel 1935. Erroneamente ho indicato che lo fu nel 1934 e che gli fu preferito Luigi Pirandello. In realtà il premio Nobel per la letteratura nel 1934 fu assegnato all'italiano Luigi Pirandello, che per la cronaca fu candidato esclusivamente da Guglielmo Marconi. Sempre per la cronaca, Pirandello fu preferito a Paul Valery. Dell'interesse di Chesterton per Pirandello abbiamo già parlato a proposito de La sorpresa, quando l'inglese diede una solida risposta alla prospettiva senza speranza del siciliano.

Il premio Nobel per la letteratura nel 1935 in realtà non fu mai assegnato, una delle poche occasioni in cui ciò è accaduto. Il vero motivo non si conosce ufficialmente, in ogni caso Chesterton fu candidato da un letterato svedese, Torsten Fogelqvist, e fu una candidatura isolata come quella di Pirandello (cioè i due furono candidati da una sola personalità).
Chesterton si misurò con lo stesso Valery, il drammaturgo statunitense Eugene Gladstone O'Neill (che fu Nobel l'anno successivo) e con Miguel de Unamuno, per citare i più noti.

Per il Nobel, pace. In compenso (e qui vi ho dato notizia esatta) il nostro eroe stato citato in almeno tre occasioni nei discorsi ufficiali di alcuni dei premiati o da premiati in altre circostanze:

da François Mauriac (Nobel per la letteratura) nel 1952:


«To take another example, we see that the agnostic admirers of Graham Greene are not put off by his Christian vision. Chesterton has said that whenever something extraordinary happens in Christianity ultimately something extraordinary corresponds to it in reality».

da Ronald Coese (Nobel per l'economia) nel 1991:


«My contribution to economics has been to urge the inclusion in our analysis of features of the economic system so obvious that, like the postman in G.K. Chesterton's Father Brown tale, The Invisible Man, they have tended to be overlooked».

da Amartya Sen, Nobel per l'economia del 1998, in un articolo per la Bew York Review su Rabindranath Tagore ed il premio Nobel a lui assegnato nel 1913:


«Graham Greene had, in fact, gone on to explain that he associated Tagore "with what Chesterton calls 'the bright pebbly eyes' of the Theosophists."».

In più va segnalato che la scrittrice norvegese convertitasi al cattolicesimo e premio Nobel per la letteratura nel 1928, Sigrid Undset, l'autrice di Kristin, figlia di Lavrans, fu una grande ammiratrice del nostro eroe. E noi la capiamo molto bene!

Marco Sermarini

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Aggiornamento: ecco, parlammo (più che altro vi demmo qualcosa da vedere) anche di Sigrid Undset...

https://uomovivo.blogspot.it/2013/03/qui-roma-via-frattina-visse-sigrid.html

giovedì 15 marzo 2018

I legami latini - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Le fondamenta dell'alleanza latina poggiano sulla nostra storia, ma non sui nostri storici"
Quanto Chesterton fosse inviso dagli storici della sua epoca (quasi tutti, tranne l'amico Hilaire Belloc) è abbastanza deducibile dalla frase riportata sopra in corsivo. Provate a immaginare quanto fosse amato nella sua Inghilterra quando si professava fieramente "cattolico romano"! Eppure la convinzione che egli aveva di questi legami latini non era campata in aria ed era suffragata anche dall'analisi storica di Belloc, suo fraterno amico, autore quest'ultimo di ben 150 titoli di saggi di carattere storiografico e, purtroppo, tradotti pochissimi in italiano.
Chesterton partiva nel distinguere le "leggende" dalle "cronache" e sappiamo che egli prediligeva le prime alle seconde, al punto che nel 1911 scrisse il poema epico: "La ballata del cavallo bianco" andando a raccogliere le tradizione orali e le leggende popolari su Re Alfred e le battaglie del IX secolo direttamente sul posto, ad Uffington, luogo-teatro dello scontro tra i cristiani inglesi ed i pagani danesi. Egli osteggiava l'insegnamento ideologico nelle scuole privilegiando il racconto popolare: "Le nostre cronache ci hanno raccontato che siamo stati teutonici, mentre le nostre leggende che siamo stati romani e, come al solito, le leggende dicono la verità". 
Egli infieriva così contro quella scuola di storici che, nel dimenticare la portata delle leggende popolari, aveva falsificato la reale storia d'Inghilterra: "E' davvero un peccato che per un certo periodo il nostro insegnamento della storia sia consistita nel disimpararla, costringendoci a dimenticare la tradizione". Era convinto così che l'alleanza con i francesi e gli italiani andasse sostenuta e rinsaldata grazie a eventi millenari che la presupponevano. Non intendeva soltanto,come debolmente sosteniamo noi europei oggigiorno, il riconoscere le comuni "radici cristiane" ma piuttosto il promuovere la storia della nostra Fede (con la F maiuscola): "Mille filastrocche infantili e sciocchi ritornelli attestano una grandissima tradizione popolare che dimostra come l'Europa meridionale fosse il mondo al quale noi appartenevamo. Facevamo parte di un sistema di cui Roma era il sole e le vecchie province romane erano i pianeti".
Pensate quale effetto avrebbe, anche attualmente, una frase così coraggiosa! Quanto sarebbe "inopportuno" e scomodo per i burocrati e massoni del Parlamento europeo un personaggio come Chesterton! Egli continuava: "La verità è che le antiche tradizioni inglesi, erudite e leggendarie, cavalleresche e plebee, rinviavano tutte alla cultura romana finché sopraggiunse nel XIX secolo una nuova razza di sofisti non sofisticati". Egli rimproverava così gli storici e li richiamava a rivolgersi ad altre fonti ed a perseguire altre finalità: "La storia ha due fini nettamente distinti, quello superiore, ossia il suo utilizzo a beneficio dei bambini, e quello secondario e inferiore, il suo utilizzo a beneficio degli storici". Osservate lo stile, mai volgare, nel menare questi fendenti, nello scoccare queste frecce ironiche e costruttive!
Per chi ha letto qualcosa del grande Tolkien è abbastanza facile rinvenire il pensiero di Chesterton fra le sue righe (come, del resto, lo stesso Tolkien aveva ammesso nel suo splendido saggio : "Sulle fiabe"). Entrambi non ritenevano in contrasto il mondo delle fiabe e del mito con la conoscenza storica: questi mondi, seppur fantasiosi o leggendari, non si contrapponevano alla ragione, come sottolineava ancora Chesterton: "La qualità migliore e più nobile della storia è essere una buona storia. Allora attrae l'anima eroica di ogni generazione, l'eterna infanzia dell'umanità…se è presente questa funzione tipica di una bella storia, la si racconta ai bambini proprio perché è tale. Giovanna d'Arco che bacia la croce astile o Nelson colpito con tutte le sue stellette, tutto questo infiamma in ogni bambino l'animo antico della sua specie". 
Per Chesterton questi semplici racconti eroici facevano parte dell'educazione religiosa ed il loro intento (sempre citando sue testuali parole) era insegnarci che abbiamo un'anima e che, se quindi abbiamo un'anima, dobbiamo preoccuparci di salvarla. Al contrario, come osservava il grande scrittore di Beaconsfield, agli storici spettava un altro compito, che era quello di rilevare quanto l'umanità fosse stata debole e sciocca: "Le ricerche degli storici sulle stravaganze di ogni epoca fanno semplicemente parte dell'educazione politica; servono a insegnarci a evitare determinati pericoli o a risolvere determinati problemi nella complessità delle questioni pratiche". Gli storici, concludeva Chesterton, devono spiegare il terribile mistero di come le mode sono state di moda.

mercoledì 14 marzo 2018

Un interessante saggio di Joseph Pearce sulla carriera politica di Hilaire Belloc

Di Belloc e della sua esperienza di parlamentare della Camera dei Comuni britannica abbiamo parlato più volte in questo blog.

Eccovi un interessante approfondimento del bravo Joseph Pearce.

E' interessante perché, tra il tanto parlare di politica di questi giorni (ma avete fatto caso che ormai sta scendendo il silenzio perché "i manovratori" debbono lavorare in tranquillità…?), forse avere davanti l'immagine di un vero grande uomo e non di mezze figure di compromesso aiuterà tutti noi a capire quale sia la vera posta in gioco e come un vero cattolico deve vivere la politica.

Ci sarebbe la seconda parte della sua vita politica da approfondire, quella fuori dal parlamento e immersa nel distributismo, ma ne parleremo anche se forse non sarà da tutti compresa. Queste non sono favole, sono cose vere e belle.

Marco Sermarini



martedì 13 marzo 2018

E poi: iscrivetevi alla Società Chestertoniana Italiana!






Così facendo, con una somma annuale davvero trascurabile, aiuterete la Società a fare tante iniziative buone e belle (il Chesterton Day, le nuove edizioni della sua opera, la ricerca su Chesterton, l'aiuto ai tanti che ci chiedono aiuto per le tesi di laurea, lo splendido Concorso Chesterton per le Scuole Elementari e Medie, i concorsi per lo splendido titolo di Grande Detective Chestertoniano... 😊 e non ultimo l'onore di fregiarsi del titolo di Speciale ed Imperituro Amico di Chesterton! il che, lasciatemelo dire, non ha prezzo, con o senza MasterCard)...

Chiedere alla Segreteria Volante

societachestertoniana @ gmail. com

The Spice of Life, un'edizione collettanea grazie a Dorothy Collins...

Chesterton pubblicò quintali di libri e saggi, un numero ad oggi imprecisato, tanto che non esiste ancora una bibliografia veramente attendibile. In realtà ne esistono, ma il tempo ha dimostrato che c'è ancora molto da scoprire su Gilbert. C'è un amico norvegese (che tra l'altro ha avuto nostre notizie dall'Italia tramite il mitico padre Spencer Howe) che sta curando un'impresa ciclopica, ossia di catalogare tutte le opere di e su Chesterton in tutte le lingue in cui ciò è apparso: libri, saggi, recensioni, di tutto… Mamma mia!

Ebbene, tra le tante cose uscite in vita, ce ne sono alcune uscite post mortem: The Spice of Life è una di queste. Il titolo è tratto da una delle sue più belle trasmissioni sulla BBC Radio Program, ma essa non è stata riportata nell'edizione italiana Radio Chesterton (che, ricordo, è l'unica edizione che raccoglie esclusivamente le sue trasmissioni radiofoniche. Ovverosia: non esiste neppure in inglese! I singoli articoli uscirono su The Listener ma non furono mai raccolti con l'intento di pubblicarli in quanto trasmissioni radiofoniche. Quindi siamo stati i primi! Come fummo i primi, noi italiani, a pubblicare una traduzione de La ballata del cavallo bianco… - ricordo che entrambe le traduzioni sono di Annalisa Teggi, onore al merito, e le edizioni sono rispettivamente di Rubbettino e Raffaelli, altrettanto onore a loro). È una raccolta di vari saggi, come lo sono molti dei libri pubblicati da Chesterton e formati da articoli usciti sui giornali con cui collaborava. È, come molte di esse, un lavoro di Dorothy Collins, la sua ultima segretaria, di cui abbiamo parlato diverse volte nel blog. Questa raccolta, come ad esempio L'Uomo Comune, è postuma perché pubblicata nel 1964 per Darwen Finlayson. Dorothy ha continuato finché ha potuto a raccogliere materiale inedito o già uscito in forma di articolo. Grazie a Dorothy!

Per chi vuole, qui sotto c'è il collegamento al sito che raccoglie moltissime delle opere di Chesterton in formato digitale, sia il collegamento alla pagina che l'indice capitolo per capitolo.

Marco Sermarini





Part One: Essays on Literature in General
Part Two: On Particular Books and Writers
Part Three: Thought and Belief
Part Four: At Home and Abroad
Part Five: The Spice of Life

Dorothy Collins