giovedì 30 agosto 2018

Un aforisma al giorno (un regalo... democratico di Umberta Mesina)

The difficulty of believing in democracy is that it is so hard to believe --- like God and most other good things. The difficulty of disbelieving in democracy is that there is nothing else to believe in. I mean there is nothing else on earth or in earthly politics. Unless an aristocracy is selected by gods, it must be selected by men. It may be negatively and passively permitted, but either heaven or humanity must permit it; otherwise it has no more moral authority than a lucky pickpocket. It is baby talk to talk about "Supermen" or "Nature's Aristocracy" or "The Wise Few". "The Wise Few" must be either those whom others think wise --- who are often fools; or those who think themselves wise --- who are always fools.

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La difficoltà a credere nella democrazia è che è tanto difficile credere: come per Dio e molte altre cose buone. La difficoltà a non credere nella democrazia è che non c'è niente altro in cui credere. Intendo che non c'è altro sulla terra o nella politica terrena. A meno che un'aristocrazia non sia scelta dagli dei, essa deve essere scelta dagli uomini. Può essere permessa in maniera negativa e passiva, ma devono permetterla o i cieli o l'umanità; altrimenti essa non ha più autorità morale di un borsaiolo fortunato. E' una bambinata paralare di "superuomini" o di "aristocrazia della natura" o di "pochi saggi". I "pochi saggi" devono essere o coloro che altri ritengono saggi --- e che spesso sono degli sciocchi; o coloro che si ritengono saggi --- e questi sono sciocchi sempre.

Gilbert Keith Chesterton, Introduzione a Divorce versus Democracy (1916 - traduzione di Umberta Mesina - tutti i diritti riservati)

Un aforisma al giorno

(…) Le cose fondamentali in un uomo non sono le cose che spiega, ma piuttosto le cose che dimentica di spiegare. 

Gilbert Keith Chesterton, La superstizione del divorzio

Un aforisma al giorno (inedito - comunque il Chesterton giornalista è sempre più profondo ed interessante)

Una religione non solo dovrebbe essere istintivamente assorbente di tutto ciò che è in sintonia con il suo ideale, ma dovrebbe anche essere istintivamente resistente a tutto ciò che è contro tale ideale. Gli uomini guardano a una fede che li purifichi da tutti i veleni naturali e che sviluppi tutte le funzioni e i piaceri originari. Una chiesa dovrebbe avere drenaggio e ventilazione. Dovrebbe far uscire i cattivi odori e lasciare entrare i buoni odori; non dovrebbe solo far uscire i diavoli, ma anche tenerli fuori. 

Gilbert Keith Chesterton, Daily News, 19 marzo 1910

martedì 28 agosto 2018

Un aforisma al giorno

La democrazia non è mai abbastanza democratica se non quando è abbastanza diretta; e non è mai abbastanza diretta se non quando è abbastanza piccola. Così, non appena una folla è cresciuta abbastanza da avere dei delegati, è cresciuta abbastanza per avere dei despoti; infatti i despoti sono spesso i più rappresentativi dei due.

Gilbert Keith Chesterton, La Nuova Gerusalemme

Un aforisma al giorno

Non è che non riescano a vedere la soluzione. È che non riescono a vedere il problema. 

Gilbert Keith Chesterton, Lo scandalo di Padre Brown 

Un aforisma al giorno (bello, vero ed intelligente)

L'anticlericalismo è una sana abitudine cattolica, viziata dalla Riforma.

Gilbert Keith Chesterton, Daily News, 22 ottobre 1909

sabato 25 agosto 2018

Un aforisma al giorno (e mo' metteteci una pezza...)

Prendiamo l'aspetto meno attraente e popolare delle grandi religioni di oggi: i veti imposti dall'Islam, dall'ateismo o dal cattolicesimo. Il divieto di consumare sostanze inebrianti che vige nell'Isiam si estende a tutte le classi sociali. Ma è assolutamente necessario per il capitalista (che presiede a un Comitato di assegnazione delle licenze, e anche a una grande cena), operare una distinzione tra gin e champagne. Il divieto di credere ai miracoli che vige nell'ateismo si estende a tutte le classi sociali. Ma per il capitalista è assolutamente necessario operare una distinzione tra sua moglie (un'aristocratica che consulta astrologi e veggenti che scrutano sfere di cristallo nel West End) e i volgari miracoli rivendicati dagli zingari o dagli imbonitori. Il divieto di praticare l'usura imposto dal cattolicesimo, secondo le definizioni dei concili dogmatici, si estende a tutte le classi sociali. Ma per il capitalista è assolutamente necessario operare una distinzione più sottile tra due generi di usura: quella che ritiene utile e quella che non ritiene utile. La religione dello Stato Servile non deve avere dogmi o definizioni.

Gilbert Keith Chesterton, L'utopia degli usurai

giovedì 23 agosto 2018

Un aforisma al giorno

La scienza è una grande cosa e nel suo vero significato è una delle più grandi parole del mondo. Ma che cosa pensano gli uomini, nove volte su dieci, quando pronunciano questa parola?… Essi considerano l'uomo dall'esterno e lo studiano come fosse un gigantesco insetto, e questo atteggiamento che essi chiamano la fredda luce imparziale della scienza, io la chiamo una luce morta ed inumana. Essi si allontanano dall'uomo, come se fosse un remoto mostro preistorico; osservano il suo "cranio criminale" come se fosse una specie di strana escrescenza, simile al corno sul naso del rinoceronte. Quando uno scienziato parla di un "tipo" egli non intende mai se stesso, ma sempre il suo prossimo, e probabilmente il suo prossimo più povero. Io non nego che la fredda luce della scienza possa talvolta andar bene, benché, in un certo senso, essa sia il vero contrario della scienza stessa. Invece di essere conoscenza, essa è in realtà la soppressione di ciò che conosciamo. È il trattare un amico come un estraneo, fingendo che ciò che ci è familiare sia in realtà remoto e misterioso… Bene, quello che voi chiamate "il segreto" è esattamente l'opposto. Io non cerco di guardare l'uomo dall'esterno…Io sono dentro un uomo.

Gilbert Keith Chesterton, Il segreto di Padre Brown

mercoledì 22 agosto 2018

Il nostro amico Gabriel ha un bel cimelio in mano...

Oggi al Meeting Marco Sermarini presenta Il Napoleone di Notting Hill

Ogg al Meeting di Rimini alle 16.30, Padiglione A5, stand della APS Santa Caterina da Siena, Marco Sermarini presenta Il Napoleone di Notting Hill. È uno dei libri più splendidi di GKC.

C'è anche la bancarella di Pump Street. Magliette di GKC e libri e birra Nursia. Tutto ciò che serve per vivere.

Vi aspettiamo.

martedì 21 agosto 2018

Un aforisma al giorno (fantastico!)

L'Arca (di Noè, ndr) era antidiluviana, solo cercava di essere anche postdiluviana.

Gilbert Keith Chesterton, Illustrated London News, 17 Gennaio 1925.

domenica 19 agosto 2018

Letture, torna Chesterton con i suoi "mestieri stravaganti" come cura dell'anima

Letture, torna Chesterton con i suoi "mestieri stravaganti" come cura dell'anima

Letture, torna Chesterton con i suoi "mestieri stravaganti" come cura dell'anima

La meraviglia è dietro l'angolo, non occorre peregrinare in paesi esotici per provare emozioni forti, per provare che la vita è una sfida continua all'avvio e al banale, purché non le si resista,  purché non si pretenda di incasellarla in schemi e formule. Il paradosso è la vera chiave di lettura di ogni interazione umana, dai sentimenti alle teorie estetiche. Ed è in questa visione che si può rintracciare il volto di Dio che si manifesta in tutto il Suo amore e nella sua più totale misericordia.  
Ogni volta che si legge Gilbert Keith Chesterton si fa esperienza di un modo del tutto straordinario di guardare all'ordinario, ogni volta sembra di penetrare in una foresta lussureggiante colma di cose fantastiche, anche se lo scrittore ci ha semplicemente condotto all'interno di un giardino della periferia di Londra.
Per questo davvero i romanzi, i racconti, i saggi di Chesterton sono realmente una cura dell'anima,  una terapia, una boccata di aria pura che respira tra i miasmi di una letteratura contemporanea spesso ridotta a vuoto, chiacchiericcio, ripetitività amorfa. E tutto questo non è ascrivibile solo alla letteratura contemporanea. 
L'orizzonte oggi è basso e plumbeo. Non è certo la prima volta, non sarà l'ultima. La cupezza ideologica, la tentazione del pensiero dominante e asfittico,  e quella di ridurre l'uomo a formule, la sua felicità al semplice dominio della tecnica e della scienza erano già ben vive ai tempi del nostro scrittore. Lui le aveva individuate con chiarezza e con mano ferma e felice le colpiva. Per questo oggi ci sembra più attuale che mai. Non solo. Sentiamo, il bisogno di parole non usurati,  bensì segnate da una ragionevole speranza, dal buonumore e dalla serenità.  
E per fortuna, dopo decenni di colpevole dimenticanza,  negli ultimi tempi si è tornati a pubblicare la sua opera. Lo fanno molte case editrice. Tra queste, la Lindau, che qualche settimana fa ha riproposto un autentico capolavoro, che Chesterton scrisse poco più che trentenne. Si tratta del "Club dei mestieri stravaganti", sempre in grado di affascinare i lettori con le sue storie concatenate tra di loro, nella cornice di un Club, invenzione tipicamente anglosassone, anche se, in questo caso, davvero non comune. 
Nell'opera l'autore porta avanti,  tra le altre cose, due operazioni che hanno una forza uguale ma inversa: da una parte, vi è lo scopo, neppure tanto nascosto, di prendere di mira il gusto che sta dilagando nei primi del Novecento dall'intreccio poliziesco o comunque dell' indagine intorno ad un "mistero", un delitto,  un intrigo, seguendo metodi alla Sherlock  Holmes, il detective per eccellenza creato da Arthur Conan Doyle, tutto intelletto, osservazione, induzione, scientificità.  
Nel romanzo, Chesterton "smonta" il metodo, riducendo il mistero finale ad un evento quasi irrilevante, mentre è in tutto il esto che fiorisce la bellezza dell'avventura, la straordinarietà della vicenda: nell'amore, nell'amicizia, nella capacità di sorprendersi, nel rapporto con gli altri. D'altro canto, lo scrittore rivela l'ammirazione e l'influenza per i grandi romanzieri della stessa tradizione anglosassone, in, primi per Robert L. Stevenson e in effetti un'eco luminosa dei racconti delle Nuove notti arabe nel "Club" chestertoniano si sente eccome. Racconti  concatenati tra di loro, come nelle antiche Mille e una notte,  le avventure inusuali di vari, personaggi eccentrici ma in gran parte ambientate nella metropoli londinese.
Un modello amato, dunque, ma poi allargato, rimaneggiato, rimodellato,  esteso all'ennesima potenza. Siamo ancora lontani dalla pienezza compiuta di un personaggio come padre Brown, il sacerdote detective quasi suo malgrado,  che combatte il male proponendo a tutti ,  vittime e assassini, una nuova prospettiva di vita, quella vissuta nella fede cattolica. Ma il seme che germogliera' in queste pagine è già stato gettato.
Londra,  si citava. Nel romanzo di Chesterton ci sono descrizioni memorabili della città,  soprattutto delle sue periferie già allora sterminate, della campagna inglobata nei sobborghi, fino a creare quello strano luogo non luogo così caratteristico della modernità,  strade che sembrano terminare da nessuna parte,  edifici torreggianti in mezzo alla sterpaglia,  case che stanno per assumere le sembianze inquietanti dei palazzi a molti piani, anonimi; campi  che sembrano giardini, giardini che sconfinano nei campi: il ritratto della metropoli del ventesimo secolo. 
Ma anche in questo paesaggio inurbato a forza, in cui l'uomo sembra sempre sul punto di perdere se stesso,  l'incredibile accade, l'impossibile si manifesta, il miracolo diventa quotidiano. Dio non segue le strade segnate, ricava il frutto dal ramo secco, mentre l'albero carico di frutti può,  da un momento all'altro, diventare legno da ardere, privo di linfa. Chesterton invita ad affidarsi a questo misterioso intrico di vie sconosciute, a seguire i ghirigori mentali di un detective improbabile, un ex giudice vagamente mistico, Basil Grant, insieme al fratello Rupert, parodia evidente del mitico Sherlock.  
Le sei storie ruotano attorno a personaggi bizzarri, imprevedibili,  che si sono inventati un mestiere stravagante, appunto, non un hobby, ma proprio un lavoro con cui campare. E tutti si ritrovano in una girandola di avvenimenti inesplicabili,  a prima vista, ma rapidamente resi comprensibili. Vite e storie sullo sfondo  di  una Londra buia e nascosta, che si apre, all'improvviso,  alla felicità.  

¿Chesterton, santo? Objeciones y cómo las responden Pearce, Ahlquist y Dawn Eden, judía conversa - ReL

¿Chesterton, santo? Objeciones y cómo las responden Pearce, Ahlquist y Dawn Eden, judía conversa - ReL

¿Chesterton, santo? Objeciones y cómo las responden Pearce, Ahlquist y Dawn Eden, judía conversa

El elevado número de personas que han encontrado la fe a través de las obras de Chesterton es uno de los grandes argumentos de los partidarios de su canonización.

Hace cinco años, el obispo de Northampton (Inglaterra), Peter Doyle, designó al canónigo John Udris como responsable de la investigación a nivel diocesano para determinar si procede iniciar el proceso de beatificación de Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Udris, quien ha sido párroco de Beaconsfield -donde Chesterton vivió sus últimos 25 años en compañía de su esposa Francis-, enviará sus conclusiones en pocas semanas.

Todo apunta a que serán positivas, a tenor de su propia conferencia sobre Chesterton, el pasado 14 de junio, en el Centro para la Formación Católica de la archidiócesis de Southwark, en el entorno de Londres.

Para finalizarla, Udris leyó (minuto 43:52) una carta dirigida por Robert Barron, obispo auxiliar de Los Ángeles, a monseñor Doyle, en la que destaca, entre las virtudes de Chesterton, su eficiencia evangelizadora y su alegre expresión de la ortodoxia. Barron añade que ha acudido reiteradamente a su intercesión a lo largo de los años en favor de su ministerio audiovisual y en la red de evangelización de la cultura, Word on Fire. Y se posiciona en el asunto: "Estoy convencido", afirma monseñor Barron, "de que G.K. Chesterton es un santo y debería ser reconocido como tal formalmente" y de que éste es "el momento adecuado" para abrir la causa. "Él no necesita el título [de santo]", añade, "pero nosotros sí".

Algunas objeciones

¿Qué obstáculos podría encontrar esta causa de beatificación?

En una entrevista concedida a ReL precisamente al abrirse la investigación, Joseph Pearce, biógrafo de Chesterton, converso gracias a él y también partidario de su elevación de los altares, deshacía una posible objeción: la posible falta de caridad de Gilbert Keith como polemista. Es más, la convertía en argumento a su favor: "Discutió con muchos, pero no se peleó con ninguno. De hecho, uno de los mejores argumentos de que Chesterton merece la beatificación es la forma en que luchó contra los enemigos de la Iglesia sin convertirlos en sus enemigos. Su vida demuestra que logró obedecer el más duro de los mandamientos de Cristo, amar a nuestros enemigos... Dos de sus mayores adversarios, George Bernard Shaw y H.G. Wells, amaron tiernamente a Chesterton, aunque él atacaba las ideas que ellos defendían destempladamente. Es un verdadero signo de la santidad de Chesterton".

Pero realmente no es eso lo que se ha investigado durante el último lustro, pues el análisis de la vida y obra de un candidato a la beatificación es el objeto posterior propio de la causa propiamente dicha. Lo que Udris ha estudiado es la fama de santidad de Chesterton, esto es, qué se pensaba de él a su muerte que pueda justificar dar un paso adelante. Si sus contemporáneos no le tenían, de alguna manera, por un santo, difícilmente puede pedirse que lo consideren así generaciones posteriores.

Ausencia de culto

En este sentido, Udris es claro, según recoge National Catholic Register en un artículo que analiza estas objeciones: "Un aspecto inusual en esta potencial causa es una clara ausencia de culto local". Admiradores devotos de su literatura y seguidores absolutos de su apologética había muchísimos. Pero personas que le tributasen a su muerte un culto privado como intercesor no se conocen. En cualquier caso, dice Udris, "algo similar podía decirse de [John Henry] Newman hasta hace relativamente poco", y algo "ciertamente está cambiando" con Chesterton. Monseñor Barron, al menos, ya ha afirmado públicamente que le ha confiado su actividad pastoral en los medios.

El culto podría incluso ser más extra-local que local. Udris recuerda que, durante sus años de párroco en Beaconsfield, quienes venían a su despacho a preguntar por la casa donde vivió Chesterton o por su tumba tenían un acento invariablemente norteamericano. Y, ahí sí, un sacerdote estadounidense le dijo una vez que su tumba sería alguna vez "un templo sagrado".

Antisemitismo

Hay otra objeción, que plantea por ejemplo Melanie McDonagh en un artículo de junio en The Daily Telegraph. Lo titula afirmando que Chesterton era "un genio literario, pero no un santo", y la razón es que sería "antisemita": "Consideraba que los judíos eran fundamentalmente no ingleses, porque para ellos el judaísmo contaba más que el país en el que viven", y sugería (lo cual "pone los pelos de punta", dice Melanie) que "los judíos en público debían llevar vestiduras orientales".

Udris reconoce que Chesterton tuvo que defenderse toda su vida de esa acusación de antisemitismo, y que algunas de sus palabras "nos suenan ofensivas" y habrán de examinarse a fondo en la causa: "Pero cuanto más leo a Chesterton", añade, "más veo que no tuvo nunca nada que ver con el odio, salvo el odio a las ideas, y que evitó a cualquiera que abrigase odio étnico. Más aún, procuró defender con su pluma a las víctimas de esas ideas".

Una escritora judía como Dawn Eden Goldstein, conversa al catolicismo, apoya su beatificación: "Fue un gran testigo de la fe, así que no tengo objeción a que se abra la causa" para que sea en ella donde se sustancie el alcance de este tipo de obstáculos en cuanto a la afirmación de sus virtudes heroicas. Por lo que respecta a ella, reconoce la influencia de Chesterton en su evolución intelectual y moral: "Su novela El hombre que fue Jueves encendió la mecha de mi conversión. Su poderoso abordaje del sufrimiento me abrió la comprensión sobre la fe cristiana".

Dawn Eden Goldstein, durante una entrevista en la Fox News. Judía, defensora y practicante de la libertad sexual absoluta, se convirtió al catolicismo, entre otros factores, por la lectura de Chesterton, y hoy es una gran propagandista de la virtud de la castidad.

Y concluye: "Si es declarado santo, será porque Dios quiere que los fieles veamos en él un modelo y pidamos su intercesión. Si no, la belleza y la sabiduría de los mejores escritos de Chesterton seguirán siendo importantes para la Iglesia".

¿Perjudicaría a Chesterton ser "San Chesterton"?

Por último, hay una objeción que no tiene calado teológico, pero sí práctico. Una eventual canonización de Chesterton, ¿no alejaría de su lectura a muchas personas con prejuicios anticatólicos, esto es, precisamente las más necesitadas de su lectura y que le leen y le aprecian? (Un ejemplo entre muchos, el de Fernando Savater, un filósofo ateo y laicista que le elogió en diciembre pasado en un artículo publicado en El País.)

Pearce no lo cree así, según explica al National Catholic Register: "Los lectores no católicos de Chesterton ya son conscientes de su vibrante catolicismo. Por el contrario, es probable que muchos católicos que no han leído a Chesterton lo hagan si se abre su causa de beatificación".

Dale Ahlquist, presidente de la American Chesterton Society, también es consciente de que la beatificación puede ser un signo de contradicción. En primer lugar, "algunos piensan que la beatificación, de alguna forma, empequeñecerá a Chesterton, le hará 'propiedad' de la Iglesia católica". Luego están quienes "no saben nada sobre Chesterton, pero se las arreglan para malinterpretarle. Le pintan como un hombre injusto, un intolerante, un bebedor, un glotón. Y usarán su propia incomprensión [sobre Chesterton] para atacar a la Iglesia católica. Ya están alejados, pero ellos mismos se alejarán más". Y, por último, "están quienes tienen una idea muy estrecha de lo que es la santidad, y se alejarán porque Chesterton rompe el molde".

Dale Ahlquist (izquierda) y Joseph Pearce (derecha), dos firmes defensores de la apertura de la causa de beatificación de Chesterton, maestro común. Foto: Primera Celebración Anual Tolkien & Lewis, 17 de septiembre de 2016, Aquinas College.

Frente a todas esas incomprensiones, Ahlquist ofrece su propio testimonio: "Chesterton me trajo a la Iglesia católica. He escrito cinco libros sobre Chesterton. Pero lo fundamental es que se convirtió en un amigo permanente, una gozosa presencia diaria en mi vida. Me inspira para ser más paciente con mis enemigos, más humilde, más caritativo. Su elocuencia es un gran placer; su humor, un gran estímulo; y su certidumbre, una gran tranquilidad".

Pincha aquí para leer el artículo completo en National Catholic Register.

giovedì 16 agosto 2018

Un aforisma al giorno (tremendo!)

C'è una legge scritta nel più oscuro dei Libri della Vita, ed è questa: se guardi una cosa novecentonovantanove volte, sei perfettamente al sicuro. Se tu la guardi la millesima volta, sei nello spaventoso pericolo di vederla per la prima volta.

G.K. Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill

sabato 11 agosto 2018

Un aforisma al giorno

Ciò che un uomo crede dipende dalla sua filosofia, non dall'orologio o dal secolo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia 

Un aforisma al giorno (il marchio della grandezza)

Tutti gli uomini sono uomini ordinari; uomini straordinari sono quelli che lo sanno.

Gilbert Keith Chesterton, L'Uomo Eterno

venerdì 10 agosto 2018

Didascalismo e romanzi “a tesi” nella letteratura cattolica inglese tra XIX e XX secolo: gli errori da evitare nell’apologetica | Luca Fumagalli su Radio Spada

Didascalismo e romanzi "a tesi" nella letteratura cattolica inglese tra XIX e XX secolo: gli errori da evitare nell'apologetica | Radio Spada

Didascalismo e romanzi "a tesi" nella letteratura cattolica inglese tra XIX e XX secolo: gli errori da evitare nell'apologetica

Nella letteratura inglese tra XIX e XX secolo la tendenza dominante presso gli scrittori cattolici fu quella didascalica, producendo una narrativa a volte al limite del banale. In tale contesto era dunque difficile fuggire da una visione manichea della realtà, intesa come contrapposizione tra buoni e cattivi, ugualmente privi di sfumature psicologiche. I romanzi risultavano così, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, opere "a tesi", cioè chiaramente orientate verso un partito e un'idea attorno ai quali l'autore, un po' artificiosamente, imbastiva una trama col solo scopo di mostrarne la veridicità. Il pericolo era quello di ridurre tutto a una grande stereotipo, privo di mordente, che forse infiammava lo spirito di che leggeva ma che, allo stesso tempo, mancava di provocare al fondo la sua coscienza.

Del puro didascalismo furono vittima molti romanzieri desiderosi di tramettere verità storiche o religiose secondo una prospettiva netta, inequivocabile. Altri, invece, puntarono sull'esplicitare maggiormente il senso della trama, per rendere consapevole il lettore delle implicazioni ad essa sottese.

Le principali tecniche impiegate prevedevano, il più delle volte, l'ingresso in scena di un personaggio che fungesse da "esplicatore", oppure l'intervento diretto dello scrittore (quest'ultima opzione, in genere, fu minoritaria e quasi sempre realizzata maldestramente).

Se la tendenza didascalica fu diffusissima nell'Ottocento, nel Novecento, per fortuna, si ridusse di molto. Robert Hugh Benson, in questo, fu un'eccezione, come testimoniano in particolare i suoi romanzi storici. In essi, a prescindere dalla buona qualità complessiva, la voce dell'autore fa troppo spesso capolino tra le pagine. Anche quando a parlare è un personaggio, si sente l'eco dei pensieri di Benson, mentre la tecnica naif dell'osservatore esterno – che pare conoscere troppe cose – è male impiegata, risultando inverosimile. Pure il bestseller Il Padrone del mondo soffre, qua e là, di simili difetti.

G. K. Chesterton, all'opposto, fu un apologeta più fine, meno diretto e aggressivo: lo stile unico, giocato su un florilegio di paradossi, spiazza continuamente il lettore. I racconti di Padre Brown, per quanto saturi di dialoghi e lunghi commenti da parte del buffo investigatore, lo dimostrano ampiamente.

Nella prima parte del XX secolo, comunque, la quasi totalità dei romanzieri scelse piuttosto di puntare tutto sull'assicurarsi che la trama, e il suo messaggio, fossero chiari. Spesso chi forniva la chiave interpretativa degli eventi era il personaggio del sacerdote a cui il protagonista si rivolgeva per un aiuto. Simili esempi si trovano nei lavori di Maurice Baring, Daphne Adeane e Cat's Cradle su tutti, e in One Poor Scruple e Great Possessions di Mrs Wilfrid Ward. Variazioni sul tema soni i casi bensoniani di A Winnowing – in cui la protagonista si reca dalla priora di una comunità francese di suore per un consiglio – e de I necromanti, dove, con inversione ironica, il prete, che non crede nello spiritismo, si rifiuta di aiutare i personaggi principali nella loro battaglia contro il demonio.

Il caso inglese, al di là della curiosità storica, è una preziosa indicazione per cogliere limiti ed errori di certa letteratura cattolica e, di conseguenza, per individuare soluzioni più adeguate, anche per il presente (come saranno poi, sempre rimanendo in Inghilterra, quelle proposte, solo per citare i casi più noti, da Evelyn Waugh, da Graham Greene o da Muriel Spark). Piegare la narrativa alle esigenze apologetiche non è mai facile. Come visto, il rischio è quello di produrre opere noiose e prevedibili. L'unica soluzione è quella di liberare i propri personaggi, lasciare andare la penna e annotare scrupolosamente ciò che accade, senza intromissioni o forzature per far quadrare eventi e messaggi. Del resto, si sa, la narrativa migliore è quella che, più che offrire risposte preconfezionate, suscita domande.

Un aforisma al giorno (determinante - senza questo passaggio non si capisce Chesterton, ed è in una prefazione...)

Mentre l'occhio del lettore si allontana, con grande sollievo, da queste pagine, probabilmente si sposta su qualcosa, un comodino o un lampione, una tenda da finestra o un muro. Mille a uno il lettore sta guardando qualcosa che non ha mai visto: cioè, non lo ha mai notato. (...). Nessuno di noi pensa abbastanza a queste cose su cui poggia l'occhio. Ma non lasciamo riposare l'occhio. Perché l'occhio dovrebbe essere così pigro? Esercitiamo lo sguardo fino a quando non impareremo a vedere fatti sorprendenti che attraversano il paesaggio in modo semplice come una recinzione dipinta. Diventiamo  atleti oculari. Impariamo a scrivere saggi su un gatto randagio o su una nuvola colorata.

Gilbert Keith Chesterton, Tremendous Trifles

Un aforisma al giorno


Il momento peggiore per un ateo è quando egli è davvero grato e non ha nessuno da ringraziare.

Gilbert Keith Chesterton, San Francesco d'Assisi

giovedì 9 agosto 2018

Un aforisma al giorno (ineditissimo)

È la principale attività terrena di un essere umano fare della propria casa, e dell'ambiente circostante, il luogo più simbolico e significativo possibile per la propria immaginazione.

Gilbert Keith Chesterton, The Coloured Lands

Un aforisma al giorno


Tutta la scienza, anche la scienza divina, è una sublime storia investigativa. Solo che non è impostata per scoprire perché un uomo è morto, ma il segreto più oscuro del perché è vivo.

Gilbert Keith Chesterton, La mia fede (già noto come La Chiesa viva; titolo originale: The Thing)

lunedì 6 agosto 2018

Un aforisma al giorno (sempre nel 2007 lo tirammo fuori... bellissimo!)


Alcuni si lamentano di coloro che non fanno nulla: alcuni (e questi, gente più misteriosa, incutono maggior spavento), si lamentano perché non hanno nulla da fare. Quando vengon loro regalate belle ore o bei giorni vuoti, borbottano perché son vuoti. Se si fa loro il dono della solitudine, che è dono di libertà, lo buttano via, lo vogliono distruggere deliberatamente con qualche orribile gioco di carte o con una piccola palla. Esprimo soltanto le mie opinioni personali. So che il mondo è bello perché è vario, ma non posso reprimere un brivido quando vedo buttar via, col fare qualcosa, le vacanze guadagnate con fatica. Da parte mia non posso procurarmi abbastanza Niente-da-fare.



Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia

Un aforisma al giorno (questo lo pubblicammo nel 2007...)

La fatale metafora del progresso, che significa lasciare le cose dietro di noi, ha assolutamente oscurato la vera idea di crescita, che significa lasciare le cose dentro di noi.

G. K. Chesterton, Fancies versus Fads

giovedì 2 agosto 2018

L’illegalità dei legali - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Se i giudici non sono frenati dalla legge, da che cosa sono frenati allora?"


Questo interrogativo sul freno dei giudici era posto da Chesterton all'interno degli ordinamenti giuridici della Common Law, che era costituita dall'insieme delle regole e dei principi dove a fondamento vi era la regola del precedent (del precedente e della consuetudine), per cui la decisione giurisprudenziale era vincolata. Il pericolo che il giudice si ergesse a pericoloso autocrate era limitato anche da questa regola basata sulla consuetudine. L'occasione di dibattere questo punto che avrebbe potuto sfociare nell'illegalità dei legali era sorta dopo che Chesterton ebbe letto un libro del giudice Edward Abbott Parry: "Law and the Woman" (1916). Il suo giudizio sul libro del giudice, pur rimanendo sostanzialmente favorevole, ("Non soltanto Parry espone le sue tesi con un senso dell'umorismo e un candore disarmante, persino quando è in errore non perde mai di vista fatti rilevanti") poteva, secondo Chesterton, fuorviare i lettori per un'opinione sul "progresso" che non condivideva in merito al giudizio sulla donna. Che cosa spronava Chesterton a confutare le tesi del giudice? Certamente anche l'influenza pessimistica e deterministica derivante dal protestantesimo, come ad esempio quando il giudice, a sostegno delle sue tesi sul rapporto "donna-legge", citava John Milton, il celebre scrittore e poeta inglese del 1600. Per Chesterton, Milton era tutto tranne che medievale, essendo molto moderno e razionalista: "Milton considerava il suo giudizio alquanto sprezzante nei confronti delle donne come parte della sua emancipazione dal medievalismo". Chesterton scorgeva, in questa visione ristretta dell'emancipazione moderna dal medievalismo, un atteggiamento che avrebbe indotto ad approvare il divorzio (consideriamo che siamo negli anni '20) ed a far cadere la natura di una promessa solenne come il matrimonio, così come la natura di un qualsiasi altro giuramento o voto. Confutando Milton, a cui il giudice Parry faceva riferimento, Chesterton faceva emergere la concezione cattolica sulla donna e la natura della legge: "Su ambedue i lati di quel cancello gotico del Medioevo dal quale Milton era emerso, si ergevano due statue simboliche di donne: una rappresentava la donna debole, tramite la quale Satana aveva fatto il suo ingresso nel mondo; l'altra la donna forte, tramite la quale Dio era entrato nel mondo. Milton e i suoi puritani maltrattarono e annientarono intenzionalmente l'immagine della donna buona e preservarono attentamente quella della donna malvagia in segno di perenne biasimo per tutte le donne e ritenevano la loro iconoclastia antifemminista fosse un grane passo per il progresso". Al contrario di Milton e del giudice Parry, Chesterton riteneva che fosse stato il Rinascimento e non il Medioevo a dare il via a quello che lui chiamava "un elemento di brutalità mentale". Chesterton riteneva infatti che la stessa adorazione del potere e della ragione, fatta da un ristretto numero di intellettuali con la parrucca, si incarnasse in una preferenza per il sesso maschile che si riteneva superiore: "Le nuove tirannie, così come le nuove libertà, erano incoraggiate dall'Umanesimo". Il grande scrittore londinese era consapevole che le "mode aristocratiche" (anche quelle legate al pensiero) erano assai pericolose, anche per un giudice sincero come Parry. Nonostante che i rapporti tra i sessi non dipendevano dall'intervento eccezionale della legge, ma erano influenzati dal credo e dalle usanze, il pericolo che individuava Chesterton nell'illegalità dei legali era quello di affidarsi ingenuamente a quelle perniciose "mode aristocratiche" e ravvisava nella rottura con il passato medievale il venir meno delle libertà autentiche, di quelle libertà legate alla Fede e alla vera ragione.

Oggi inizia ad Orlando, Florida, la 37° Chesterton Conference

https://www.chesterton.org/37th-annual-chesterton-conference/



I nostri amici americani iniziano oggi la loro conference che terminerà sabato 4 Agosto. Questo è il logo, il titolo dell'incontro è The Test of Imagination.

Parteciperanno diversi nomi noti e meno noti, tutti appassionati di Chesterton, guidati dal nostro caro amico Dale Ahlquist.

Qui c'è anche il programma e la pagina del sito dell'American Chesterton Society.

Che dire? Buon divertimento, cari amici!

https://www.chesterton.org/37th-annual-chesterton-conference/

mercoledì 1 agosto 2018

Un aforisma (potente) al giorno

Anche se annacquato, il cristianesimo è caldo abbastanza da far bollire tutta la società moderna fino a ridurla in poltiglia. La minima rivendicazione della Chiesa sarebbe un ultimatum mortale al mondo.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia