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lunedì 26 aprile 2021

Chesterton in altre parole - Luca Fumagalli, riflessioni di Alison Milbank, Tolkien, distributismo...

Del 2007 è invece Chesterton and Tolkien as Theologians di Alison Milbank. Nonostante il titolo lasci intendere tutt’altro, il libro affronta ampiamente e con lucidità il nesso tra i due autori e la politica. Oltre a soffermarsi sul dono, il perno attorno al quale ruota l’intera economia del legendarium tolkieniano – così come quella delle saghe nordiche a cui esso si ispira – e unico antidoto al potere distruttivo dell’Anello, la Milbank propone un intrigante accostamento tra Tolkien e il distributismo, una filosofia economica, alternativa al capitalismo e al comunismo, che teorizzava la ripartizione dei mezzi di produzione nel modo più ampio possibile fra la popolazione. Gli iniziatori furono Hilaire Belloc e G. K. Chesterton, desiderosi di applicare i principi della dottrina sociale cattolica espressi nell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII.

Luca Fumagalli, La società della Contea.

sabato 19 dicembre 2020

Chesterton difendeva la proprietà privata dal capitalismo | Fabio Trevisan su La Nuova Bussola 🧭 Quotidiana.

Attualità del Distributismo, proprietà, famiglia, corpi intermedi" è il titolo dell'ultimo numero del Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa, la rivista trimestrale dell'Osservatorio Cardinale Van Thuàn. Protagonista primario di questa corrente di pensiero sociale ed economica, che ancora oggi pochi conoscono, era il grande narratore apologeta Gilbert Keith Chesterton. Ma perché Chesterton era distributista?

Nel 1926 egli pubblicava le sue considerazioni sul Distributismo (la distribuzione della piccola proprietà) nell'opera: "Il profilo della ragionevolezza". In conformità con l'enciclica Rerum novarum del 1891 di Leone XIII, egli aveva difeso l'inviolabilità della proprietà privata, della famiglia come cellula primaria della società e della centralità, dignità e responsabilità della persona. 

Il resto qui: 

https://www.lanuovabq.it/it/chesterton-difendeva-la-proprieta-privata-dal-capitalismo


lunedì 3 settembre 2018

Fede cattolica e mondo moderno - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Ho sempre avuto un forte senso di repulsione intellettuale nei confronti del modernismo, anche prima di convertirmi al cattolicesimo"

Credo che Chesterton ci possa aiutare a comprendere il drammatico momento che stiamo vivendo, anche se fosse quanto trattato da S. Paolo nella seconda lettera ai Tessalonicesi in merito all'apostasia totale della Chiesa, alla manifestazione completa dell'iniquità ed alla Parusia. Egli ci fa comprendere appieno quanto il peccato manifesto e manifestato sia una visione del mondo, meglio un'ideologia mondana (modernismo). Scriveva in The Thing: Why I am a Catholic del 1929: "Ciò che oggi è sicuro è che l'intero cammino dell'umanità può fare marcia indietro; che il progresso può progredire , o apparentemente progredire, in un modo esattamente contrario rispetto a ciò per cui i suoi padri hanno combattuto e che ritenevano più importante; non solo restaurando, ma riaffermando esclusivamente ciò che i suoi nonni furono costretti ad abbandonare, o che si ritrovavano impossibilitati a difendere. Il mondo intero si sta nuovamente muovendo, ma nella direzione contraria rispetto a prima". Egli si chiedeva quale direzione fosse quella tracciata dal modernismo. Ancor prima di entrare ufficialmente nella Chiesa Cattolica nel 1922, Chesterton intuì che il modernismo avrebbe portato al relativismo e al nichilismo poiché quella frenesia delle "cose nuove", osteggiata da S. Pio X ma ancor prima da Leone XIII, era priva di sostanza ontologica, logica ed etica: "Oggi è questa la direzione in cui il mondo si sta muovendo, sempre che si possa parlare di direzione. In realtà tale direzione non esiste. La direzione che il mondo dovrebbe prendere non esiste, non è mai esistita. Il mondo non sta andando da nessuna parte…il mondo è come lo descrissero i santi e i profeti: non migliora né peggiora. Ma c'è una cosa che il mondo fa: barcolla". Ne: "La sfera e la croce" del 1910, oltre a contrapporre i due simboli (il mondo-sfera e la Croce di Cristo), ne descriveva lucidamente il loro posto: la Croce era ben piantata sulla terra poiché in questo modo impediva a quella sfera di perdersi, di barcollare e rotolare via verso le chine pericolose del modernismo. Solo la Croce avrebbe potuto impedire a quella sfera creata di errare nella perdizione: "Lasciato a se stesso, il mondo non va da nessuna parte…questo è ciò che la Chiesa sostiene da sempre". Chesterton riprendeva giustamente il Salmo 145, 2-3: "Non confidate nei prìncipi, in uomini in cui non c'è salvezza". Ed aggiungeva: "C'è solo un piccolo difetto riguardante l'uomo, immagine di Dio, meraviglia del mondo: non ci si può fidare". 
Il modernismo quindi e la fede cattolica erano incompatibili: la Fede giudicava il mondo, la Croce impediva all'uomo di smarrirsi. Stava nell'autentica civiltà cattolica, nel cuore della cristianità la stabilità dell'uomo, del senso comune, delle tradizioni veraci. Non nel futuro né in nessun movimento dove l'uomo moderno ha cercato, stava la via, la verità e la vita: "Noi non vogliamo una Chiesa che si muova con il mondo, ma una Chiesa che rimuova il mondo verso ciò cui sta muovendo". Ecco perché Chesterton, ancor prima di convertirsi, ripudiava il modernismo, la grande eresia madre di tutte le eresie. Ecco perché rifiutava ogni accondiscendenza mondana e giudicava il mondo nella sua iniquità e nella sua arresa al sesso, come denunciò incredibilmente un secolo fa. Allora si parlava di eugenetica, di divorzio, di regolazione delle nascite: "Fu solo il culmine di un lungo processo di compromessi e vigliaccherie sul problema sessuale; la resa finale che segue ad una ritirata continua". Che dire oggi dove l'empietà e la malvagità non vengono più riconosciute tali, nemmeno dalla Chiesa? Che vengono addirittura praticate e sostenute da uomini di chiesa? Nei tempi di Chesterton, dove la Chiesa scomunicava, si preservava nell'ortodossia la ragione e, infatti, il grande scrittore inglese osservava: "La Chiesa scomunica, ma proprio quella parola implica che è possibile rientrare nella comunione per il comunicante reintegrato". Questa era la vera misericordia, l'autentica libertà, la possibilità della ragione, il significato eccelso dell' Extra Ecclesiam nulla salus, come Chesterton stesso precisava: "La Chiesa cattolica è la sola capace di salvare l'uomo dallo stato di schiavitù in cui si troverebbe se fosse soltanto il figlio del suo tempo". Cosa accade allora se la Chiesa, da Madre e Maestra diventa discepola del mondo? Cosa accade se invece di guidare, in forza dell'autorità conferitagli da Cristo e dello Spirito Santo ricevuto, accompagna il mondo per poi trovarsi ammalato come il mondo e i suoi vizi?

venerdì 21 gennaio 2011

Due edizioni negli stessi giorni: What's wrong with the world a cura di Lindau

Ieri abbiamo segnalato l'e-book di Rubbettino, oggi il volume classico (cioè cartaceo) di Lindau, ma l'opera è la stessa, What's wrong with the world (Ciò che non va nel mondo nella traduzione Lindau, Cosa c'è di sbagliato nel mondo nella traduzione Rubbettino).

Troppa grazia, Sant'Antonio, verrebbe da dire, ma va benissimo, invece diciamo.

Perché?

Perché è un volume che mancava assolutamente, e soprattutto mancava questo Chesterton all'attenzione dei lettori italiani e voglio dire all'attenzione dei chestertoniani italiani.

Spesso "confiniamo", anzi "riduciamo" Chesterton nel terreno della fiction e dell'apologetica (se si può parlare di riduzione), ma ci dimentichiamo che Chesterton è stato e rimane un impareggiabile polemista sociale e politico. A Chesterton non andava il mondo creato dal capitalismo (lo dobbiamo dire, non lo si può confondere con un conservatore, è storicamente sbagliato definirlo così) come non gli andava quello del comunismo. Era un distributista e spiegava lui stesso (insieme ai sui "commilitoni" in questa battaglia totalmente sconosciuta e anzi celata, Hilaire Belloc e padre Vincent McNabb) di essere distributista in quanto estimatore ed amante dell'enciclica di Leone XIII Rerum Novarum, di cui il distributismo doveva essere la pratica realizzazione.

In sintesi, Chesterton era cattolico fino al midollo e quindi era distributista. So che questa affermazione non piacerà a tutti, ma le cose stanno così. Non si può tirare la giacchetta a Gilbert a destra o a sinistra e nemmeno al centro, egli era e rimase sempre cattolico e cattolicamente e tomisticamente ragionava.

Questo Chesterton non è conosciuto in Italia proprio perché irriducibile alle ideologie culturalmente dominanti, il capitalismo e il comunismo, sorta di religioni senza dio che tanto ancora influenzano la nostra Italia. Pensate che ancora dobbiamo barcamenarci a parlare di destra, sinistra e centro, anche dentro la Chiesa... Figuratevi se questo Chesterton poteva piacere a qualcuno (e quindi essere pubblicato). Oggi forse siamo un pochino più liberi e allora sono addirittura due gli editori che si azzardano a pubblicarlo (bravissimi!).

Considerate che Chesterton, quando fondò il suo settimanale G. K.'s Weekly nel 1925, si dedicò totalmente alla battaglia per il distributismo, tanto che il settimanale sopravvisse alla sua morte in quanto bollettino ufficioso della Distributist League, la Lega Distributista. Consultate un qualunque numero di questo settimanale e troverete una netta preponderanza di articoli su questo tema. Inoltre si dedicò a conferenze, dibattiti, incontri senza tregua.

Non troverete una sola riga pro capitalista o pro comunista in Chesterton. Troverete distributismo a piene mani, cioè dottrina sociale cattolica.

I chestertoniani seri si augurano che questa duplice pubblicazione serva a far conoscere Chesterton nella sua interezza. Due traduzioni, due edizioni? Meglio di una sola, hanno sicuramente il bel significato del grandissimo interesse che c'è intorno a Gilbert, soprattutto su questi argomenti.

Per completezza di informazione, va detto che nell'edizione e-book di Rubbettino è contenuto anche un altro inedito, Cosa c'è di giusto nel mondo.

Cosa c’è di sbagliato  nel mondo

In alto: la copertina dell'edizione Lindau, qui sopra quella dell'edizione Rubbettino.