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venerdì 14 gennaio 2022

Le Avventure d'un uomo vivo presentate agli italiani, da La Ronda, anno III, numero 1 e 2, 1921, pag. 38.

Ed eccoci a queste Avventure d'un uomo vivo, le quali non sono altro che Manalive di G. K. Chesterton, nella tradusione del nostro amico Cecchi. Manalive uscì nel 1912 (Edit. T. Nelson, London), ed è uno dei più brillanti racconti, o romanzi metafisico-polizieschi che voglian chiamarsi, di questo scrittore indiavolato. Non è stato tradotto in francese, e anche per questo l'abbiamo prescelto. Non occorre dire ch'è la prima opera di Chesterton che compare in italiano. L'editore Vallecchi, dopo che sarà uscita a puntate nella Ronda, provvederà a darle veste di libro.


Intorno a Chesterton non sentiamo bisogno di trattenerci. Se n'è detto altre volte. Consigliamo ai lettori che vogliono saperne di più, il libro di Julius West:
G. K. Chesterton (Edit. Martin Secker, London, 1915); il bellissimo studio di André Chevrillon: Une apologie du christianisme (in Nouvelles Etudes Anglaises, Hachette, Paris, 1918); e il volume, recentissimo, di Joseph de Tonquédec: G. K. Chesterton (Edit. Nouvelle Librarie Nationale, Paris, 1921), che ha il difetto d'insistere troppo sull'aspetto teoretico dell'opera di Chesterton, a scapito delle qualità d' arte.

Un'avvertenza. Abbiamo sentito insinuare, più d'una volta, che noi presentiamo sulla Ronda certa autori stranieri come scoperte e programmi. Può darsi che alcuni dei nostri scrittori, a molti dei nostri critici sieno davvero apparsi come scoperte, anzi rivelazioni. È difficile misurare, fino a che punto, in Italia, arrivi l' ignoranza dei letterati. Quanto all' intenzione programmatica, queste Avventure d'un uomo vivo, persuaderanno anche i più duri. Nulla è più lontano da certe nostre tendenze estetiche, del folle barocchismo fumista di Chesterton. E forse, proprio per questo, ci piace.

Noi abbiamo presentato certi serittori, fra i quali Chesterton, perché scrittori veri, di gran temperamento. Finora in Italia, di stranieri modernissimi, non si vedeva che Gide, Claudel, Barrès, etc. Non è questo il luogo di discuterli. Ma ci sono altri, E dopo più di dieci anni che seriviamo di questi altri, visto che all'ignoranza letteraria indigena essi possono riuscire ancora nuovi, noi seguitiamo lietamente a scoprirli. Senza con questo pretendere di sostituire, come è stato detto, con squisito servilismo, uno di cotesti indigeni all'altare di Gide o di Claudel, l'altarino di Chesterton o di chicchessia: nojaltri e i nostri lettori, sappiamo far benissimo, anche in quest'epoca genuflessa, senza bisogno d'altari! - N. d. R.

Guardate che bella sorpresa, il numero de La Ronda con la prima parte de Le Avventure d'un uomo vivo, traduzione italiana di Manalive!

 

La Ronda è la rivista di cui abbiamo parlato più volte in questo posticino, è stata la prima a pubblicare qualcosa di Chesterton in Italia. Nel numero 1 e 2 del 1921 presentò la prima parte della traduzione de Le Avventure d'un Uomo Vivo, a cura di Emilio Cecchi, che poi finì in volume edito da Vallecchi.

Come Società ne abbiamo voluto possedere una copia, sia per una specie di scopo filologico (ricostruire i primi passi di Chesterton in Italia), sia per l'onore di possedere una copia di una bella antica rivista che aveva buone idee da diffondere, quelle di Chesterton. Questo numero poi è particolarmente significativo. Il nostro Chesterton fianco a fianco con Giacomo Leopardi, gomito a gomito con Giuseppe Ungaretti... Questi sette uomini che fondarono ed animarono la rivista avevano un orizzonte ampio e affascinante da proporre.

Allora ve la voglio presentare e mostrare come tra amici, come se fossimo tutti qui attorno ad un tavolo a discutere. In un altro post aggiungerò il testo che introduce l'Uomo Vivo e il signor Chesterton, ed alcune delle ragioni che spinsero i sette uomini a presentarlo agli italiani. Chesterton gradì molto, tanto da additarci come una nazione di gentiluomini ("a nation of gentleman"... un po' mi commuovo, come era buono!).

Non posso esimermi dal manifestarvi ancora una volta un sincero e mai fievole sentimento di gratitudine a Dio per averci dato Chesterton ed al signor Emilio Cecchi per avercelo fatto conoscere in italiano.

Spero tanto vi piaccia e vi possa essere utile. Buona visione e buona lettura!

Marco Sermarini





 

giovedì 8 luglio 2021

Nascita della copertina della Summa Chestertheologica.

Presenti da sinistra a destra:
Marco Sermarini, nome di battaglia: L'Uomo Vivo;
Padre Roberto Brunelli, nome di battaglia: Il Patriota Cosmico;
Italo Benati, in una delle rare occasioni in cui è stato immortalato senza il kilt del suo clan.
Tutti e tre senza copricapo. Chi vuole capire ha capito.
Goal di istinto, quella copertina, che poi passò tra le mani sapienti e ponderate di un artista vero, Lorenzo Zappalà, che ne fece un capolavoro.

sabato 21 settembre 2019

Letture chestertoniane in vacanza...


I Tipi Loschi hanno fatto la loro vacanza lo scorso Agosto e hanno letto brani cospicui dell'Uomovivo.

Questo è ciò che ne è scaturito alla fine (i "compiti per casa").

È molto simpatico questo foglietto!

venerdì 20 settembre 2019

Ecco La Ronda, e precisamente il numero che inizia la pubblicazione de Le Avventure di un Uomo Vivo...

Il numero che vedete ritratto qui sopra (anno III, n° 1-2, Gennaio-Febbraio 1921) trova nel suo sommario articoli e scritti di Giacomo Leopardi (Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani), Bruno Barilli (Delirama), Giuseppe Ungaretti (Paesaggio), Guglielmo Ferrero (Schiavi o Padroni?), Filippo Burzio (Democrazia) e - udite, udite! - Gilbert Keith Chesterton con la prima puntata de Le avventure d'un uomo vivo!

E' una bella cosa, vero? E' in vendita su Ebay, se qualcuno fosse interessato. Però mi premeva mostrarvelo, è una specie di cimelio per noi italiani, e bisogna esserne grati.

Come forse molti di voi sapranno, Emilio Cecchi propose Chesterton a La Ronda e successivamente ci fu la pubblicazione a puntate de Le Avventure di un Uomo Vivo, prima ancora della sua uscita in volume.

Qui sotto un altro numero:

è quello dell'anno III, n° 7, Luglio 1921 e comprende tra l'altro articoli di Vilfredo Pareto (Due uomini di Stato), Bruno Barilli (La danza delle tre sorelle), Eugenio Giovannetti (Il satiro parricida), e  Gilbert Keith Chesterton con la terza puntata de Le avventure d'un uomo vivo.

Mi sembrava bello mostrarveli e parlarne un po', ancora una volta grato ad Emilio Cecchi che ci ha presentato il nostro caro insostituibile Gilbert.

Marco Sermarini

venerdì 17 maggio 2019

Ecco alcune immagini dal III Concorso Chesterton!

Uno dei diplomini per ciascun bimbo

La motivazione di uno dei premi
Noi, tutti contenti!


Gilbertone con la pancia a mappamondo

Annalisa Teggi e i bimbi

Dragoni, temeteci...

Due dei lavori, uno è il gioco basato su Manalive

Qui si fa sempre sul serio...

Filastrocche...

E' lui, Innocent!

Il libro pop up de Il Napoleone di Notting Hill

III Concorso Chesterton - Le motivazioni dei premi


1° posto - III C della Scuola Primaria “G. Bombonati” di Ferrara 

Perché con le loro matite colorate e la loro immaginazione gli alunni della Bombonati sono stati capaci di disegnare e farci vedere il vento, e questo significa che hanno incontrato e conosciuto nelle loro vite il vento dell’imprevisto. E inoltre perché la combinazione fra i testi tratti dal primo capitolo di Uomovivo e la pluralità di disegni che li illustrano enfatizza il senso del mistero di cui il testo è permeato di suo. Giorgio De Chirico e René Magritte resterebbero stupiti e chiederebbero udienza a GKC per saperne di più. Aggiungiamo che gli studenti hanno cercato pure di attualizzare l’opera. Hanno ricordato infatti, ad esempio, quella madre che non si era dimenticata delle semplici storie tramandate in famiglia. Davvero un ottimo lavoro! Complimenti!

2° classificato ex aequo - Looking for Sunday, realizzato dalla Classe seconda della scuola secondaria di I grado Braida di Verona

Confrontarsi con un romanzo come L’uomo che fu Giovedì è un gesto audace che merita un applauso. È stare a tu per tu con un mistero enorme, quello di Domenica. Questi giovani autori hanno aggiunto preziosi tasselli alla storia scritta da Chesterton, con una dote che lui amava particolarmente: l’immedesimazione. 
Premiamo anche l’originalità dell’idea di raccontarci il lato nascosto e di svelarci l’anima dei personaggi dell’Uomo che fu Giovedì e la creatività che hanno dimostrato nel farlo, restando fedeli all’impianto originale del racconto e prolungando in modo naturale e senza tradimenti l’opera di GKC. 
Non si sono arresi davanti alla difficoltà del testo e ci hanno regalato qualcosa di nuovo. I loro personaggi sono vivi, l’anno prossimo meritano di misurarsi con Uomovivo! 

2° ex aequo classificato - Classe V della Scuola Primaria Maria Immacolata di San Benedetto del Tronto

 Essere esigenti con gli allievi paga! La scuola primaria Maria Immacolata ci regala ogni anno lavori che evidenziano i risultati del lavoro educativo: bambini di V elementare mostrano capacità di riflessione e di valutazione, dedizione al compito affidato, scrupolo e attenzione ai dettagli quando disegnano e colorano, precisione della scrittura come dei pensieri. Per quantità e qualità, il loro lavoro non teme paragoni!
Già dal titolo, molto significativo, “Dalla casa terrena alla casa celeste”, è evidente che il percorso verso il cielo è stato accompagnato, con molta acutezza, da alcune tappe educative in cui sono stati sottolineati gli obiettivi, il coraggio, le virtù, l’ottimismo, l’autogoverno e le preghiere. Del protagonista del romanzo, Innocenzo Smith, sono state evidenziate le caratteristiche fisiche paradossali ed i valori che voleva trasmettere. Stupisce, poi, la profondità delle intuizioni che caratterizzano questo lavoro. Lettori così piccoli hanno colto nelle pagine di Uomovivo spunti che neppure grandi critici adulti hanno finora evidenziato. Segno evidente che per incontrare Chesterton occorre solo una qualità: un cuore vivo!

3° classificato - Gioco a tema dell’Uomovivo - doposcuola Menalive di Ferrara

Il lavoro rispetta appieno lo spirito di Chesterton, la cui opera è «attiva» cioè non genera solo conoscenza, ma anche la voglia di creare rapporti con gli altri. Tradurre Uomovivo in un gioco è comprendere il vero significato di questo romanzo: persone che abitavano insieme ma si erano reciprocamente indifferenti vengono spinte a scoprire il bello di vivere l’avventura della vita da amici. I ragazzi del doposcuola Menalive di Ferrara hanno avuto la geniale idea di far conoscere Chesterton attraverso il gioco, preparando un manuale di istruzioni per il gioco dell’Uomo Vivo, con tanto di caselle tematiche con l’intuizione finale stupenda di far entrare il vincente del gioco dal camino (come Innocenzo Smith). Lo scopo del gioco, infatti, era quello di far rientrare in casa con gli occhi nuovi di chi impara ogni giorno a desiderare ciò che ha. Oltre a questo gioco hanno allestito pure un cartellone con la casa di Chesterton. Complimenti!

3° classificato ex aequo - Il Napoleone di Notting Hill, libro pop-up della classe II Media della Scuola G. K. Chesterton di San Benedetto del Tronto (AP)

Questo lavoro, svolto con eccezionale cura, ci aiuta a riscoprire che i libri sono cose vive, che ci rendono più vivi. Chesterton amava costruire piccoli teatrini domestici, avrebbe perciò partecipato con gioia alla realizzazione di queste pagine animate. «Fare» è un verbo bellissimo perché ci ricorda il gesto più bello di Dio, quello di creare il mondo. Ognuno di noi è una persona che Dio ha disegnato usando i suoi migliori colori.
Complimenti dunque agli studenti e al professore che si sono dedicati con amore e riguardo alla realizzazione di questo libro pop-up!

Menzione d’onore: Doposcuola dell'Istituzione Costante Maria di Grottammare (AP) per la realizzazione della sagoma plastificata dell’Uomovivo


La sagoma plastificata alta 74 centimetri di Innocent Smith è una vera opera d’arte concettuale, molto più comunicativa e inseribile in un ambiente sociale e umano di quanto non sia la grande maggioranza delle opere d’arte concettuali odierne. Il mappamondo occultato sotto il soprabito al posto della pancia trasmette perfettamente l’idea che ogni essere umano contiene dentro di sé tutto il mondo, che ogni essere umano è importante come tutto il mondo. Un’idea bellissima, realizzata con maestria. È vero, l’uomo può contenere il mondo, ma solo se ha una casa a cui tornare

mercoledì 13 febbraio 2019

Scambi di messaggi chestertoniani...

Mi scrive Alfonso, un amico chestertoniano, costretto a letto dalla polmonite e con tanto tempo per leggere: "ho da poco riletto Manalive e riassaporato la gioia di violare le regole e osservare i comandamenti".

Bellissimo!

Maurizio S.

venerdì 27 luglio 2018

Il mio vicino d’ombrellone si chiama … G. K. Chesterton! Buone letture cattoliche per l’estate | Radio Spada




Il mio vicino d'ombrellone si chiama … G. K. Chesterton! Buone letture cattoliche per l'estate

a cura di Luca Fumagalli
Una selezione di cinque romanzi del grande G. K. Chesterton da leggere comodamente sotto l'ombrellone. Si tratta di una scelta personalissima; del resto qualunque libro della vastissima bibliografia chestertoniana meriterebbe di essere conosciuto e meditato!
Il Napoleone di Notting Hill
Che cosa accadrebbe se il re d'Inghilterra venisse eletto tramite un sorteggio? E se a essere sorteggiato fosse un bislacco funzionario governativo in frac, Auberon Quin, dotato di un sulfureo senso dell'umorismo e di un gusto particolare per l'epoca feudale? Re Auberon conferisce ai quartieri di Londra la dignità di città-stato e un ragazzo dai capelli rossi di Notting Hill, Adam Wayne, prende talmente a cuore le burle del re che per contrastare il progetto di una strada che attraversa il suo quartiere scatena una vera e propria guerra con gli altri boroughs londinesi. L'unico modo per sconfiggerlo sarà affrontarlo sul suo stesso terreno. Con il suo spirito incline al paradosso e all'ironia, Chesterton imbastisce una farsesca allegoria sulla condizione dell'uomo, costretto a domandarsi se il mondo è uno scherzo di Dio e se lui deve stare al gioco seriamente, oppure scherzare, a sua volta, fino alla morte.
Il poeta e i pazzi
Chi è il poeta e chi il pazzo? È, il poeta, un genio dell'immaginazione sempre in bilico sull'orlo della follia o piuttosto è il pazzo a esplorare la dimensione poetica dell'esistenza ai confini della ragione? Una raccolta di otto racconti, che hanno come protagonista Gabriel Gale, poeta-detective a caccia di ambigui criminali, figure bivalenti macchiate dal reato ma a loro volta vittime della pazzia. Ma lo stesso Gabriel, investigatore della mente umana, risolve i misteri lottando contro la ragione. Egli è, infatti, anche un poeta, è un artista, e in lui la razionalità lascia spesso il posto all'immaginazione. Come un funambolo cammina sulla corda tesa sopra l'abisso che separa sanità e pazzia, realtà e menzogna, per far scoprire al lettore che la soluzione più semplice, la più logica, non è mai quella giusta. Perché anche la ragione, a ben guardare, troppo spesso si rivela una trappola.
Il ritorno di Don Chisciotte
Ne Il ritorno di don Chisciotte, Chesterton trasforma un bibliotecario nella riedizione del don Chisciotte di cervantesiana memoria, regalando, a questo nuovo paladino dell'idealismo e dell'altruismo, una simpatia che il personaggio di Cervantes non ebbe. Lo seguirà nel suo peregrinare la personificazione dell'uomo altruista, Douglas Murrel, novello Sancho Panza e straordinario personaggio letterario. Michael Herne è il bibliotecario di Seawood Abbey, dimora da lord Seawood. Quando Olive Ashley decide di mettere in scena la commedia Blondel il Trovatore, il timido bibliotecario è coinvolto nella piece teatrale. Inizialmente l'insicuro bibliotecario si dimostra refrattario al gioco delle parti, ma rimane poi vittima delle suggestioni della commedia. Capisce quindi d'aver trovato nel ruolo recitato il suo vero io. Rifiuta così di togliere il costume di scena, muovendosi e pensando come un uomo medioevale.
Il club dei mestieri stravaganti
Sei storie di delitti in cui in realtà non viene commesso nessun delitto. Le apparenze sono sinistre; il mistero agli inizi della vicenda è dei più cupi e inquietanti; l'evidenza dei fatti sta lì a indicare che una mente criminosa è al lavoro o ha già condotto a termine il lavoro. Lo sviluppo della vicenda non fa che confermare i peggiori sospetti del lettore. Lo scioglimento, infine, si incarica di smentire quelle apparenze, quei "fatti" con un umorismo sentenzioso, ammonitorio. Esso ci avverte ogni volta che l'immaginazione umana può essere più bizzarra e ingenua di quanto pensiamo. Per un tale genere di detective story occorreva un detective molto speciale: Basil Grant, personaggio improbabile e grandioso, invenzione chestertoniana delle più felici. E un ex giudice, allontanato dalla scranna per manifesta pazzia, e che ora vive felicemente in una soffitta senza provare il bisogno di andare in società. La pazzia è il suo metodo investigativo e preferisce di gran lunga l'intuizione alla deduzione. Scarta "i fatti" come elementi essenzialmente fuorvianti. È il perfetto campione, insomma, di queste storie stravaganti e beffarde, un impeccabile anti Holmes, che si aggira, svagato e sornione, per una Londra sterminata e fosca, in cui il crimine sembrerebbe di casa, mentre non lo è affatto.
Uomovivo
Uomovivo è uno dei più complessi e affascinanti romanzi della letteratura inglese. Narra la storia del fantastico Innocent Smith, il debordante e incredibile protagonista che in un caldo pomeriggio estivo irrompe nel giardino del piccolo cottage, che è casa Beacon, sospinto da un vento turbinoso. Annunciato da un panama bianco e da un ombrello verde sospinti con le foglie nel giardino della pensione della taciturna signora Duke, Innocent plana col suo vestito verde da vacanziere al cospetto di tre giovani uomini, il dr. Warner, l'irlandese Michael Moon e Artur Inglewood, impegnati in una discussione su un bizzarro e delirante telegramma. L'omone esordisce e persevera in comportamenti inconsueti, irrazionali e incomprensibili, che lo trasformano agli occhi dei villeggianti in un pericoloso individuo. Subirà quindi un bizzarro "processo casalingo", dove le orribili accuse che gli verranno pregiudizialmente mosse, sono quelle di tentato omicidio, omicidio, furto con scasso e bigamia. Nelle vesti di mite imputato, Innocent si lascia docilmente processare. Alla fine, l'avvocato difensore smonterà tutte le accuse, svelando ai presenti il senso stesso del nome del suo straordinario cliente: Uomovivo.

mercoledì 18 luglio 2018

Sulla vita romanzesca - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Niente è stato così irragionevolmente sottovalutato come l'umorismo, anche quando sembra un semplice gioco divertito di parole"
Come scrisse nel saggio: "Ortodossia", per Chesterton la parola "romanzo" conteneva in sé tutto il significato pregnante di Roma, ossia un ritorno a casa da un certo punto di vista drammatico e da un altro affascinante della conversione che lui ebbe. Sulla vita romanzesca, legata quindi ineluttabilmente alle sorti della "città eterna", il grande scrittore inglese ne parlò facendo un breve profilo di Edmond Rostand (1868-1918), poeta e drammaturgo francese, noto soprattutto per quel Cyrano de Bergerac tuttora rappresentato in tante parti del mondo.
Da ottimo critico letterario qual era (ricordiamo qui solo alcuni saggi di Chesterton su Shakespeare, Dickens, Watts, Browning, Blake e molti altri) egli prese le difese di Rostand, il romantico drammaturgo francese: "La fine del XIX secolo fu un periodo caratterizzato dal pessimismo per l'Europa e in particolare per la Francia; infatti si stavano addensando le ombre del prussianesimo. Rostand fu davvero un gallo che cantò prima dell'alba. Quando essa giunse, era rossa come il sangue; eppure il sole si levò". Chesterton alludeva alla prima guerra mondiale, al pericolo prussiano (che spinse anche suo fratello Cecil al fronte ed a morire in uno degli ultimi combattimenti), al fatto che un altro scrittore francese, Charles Peguy (1873-1914), dinanzi alla minaccia prussiana, da pacifista divenne patriota, riscoprendo l'autentico sentimento religioso.
Chesterton, sulla scorta di questa passione letteraria che lo spinse a divorare migliaia e migliaia di libri, aveva scorto in Rostand e nel suo nome medievale di "Chantecler" (letteralmente "canta chiaro", derivava dal nome di un gallo in una raccolta di racconti nel Roman de Renart del XII secolo) un gallo francese che parlava in modo diretto e preciso: "La parola "chiaro" è sempre un'indicazione del paese di Rostand e della sua opera. In tempi di decadenza egli risentì di un errore grossolano: la convinzione che ciò che è chiaro è necessariamente banale". Questa convinzione superficiale era condannata da Chesterton, che affiancava alla metafora del gallo che canta chiaro quella della pozzanghera, utilizzata quest'ultima nel condannare la filosofia pessimistica del rettore del Brakespeare College nel romanzo Uomovivo. I pensieri irrilevanti ristagnavano, secondo Chesterton, in pozzanghere pur sempre poco profonde: "Erano di questo genere le filosofie della Germania settentrionale molto in voga alla fine del XIX secolo; gli uomini erano convinti che la pozzanghera fosse profonda perché non riuscivano a vederne il fondo a causa dell'acqua torbida".
La difesa di Rostand costituiva soprattutto, nella mente di Chesterton, la salvaguardia della lucidità di pensiero contro il decadentismo e il pessimismo: "Quando i critici decadenti derisero la popolarità di Rostand, si presero semplicemente gioco della sua lucidità. Protestarono contro questa sua capacità di comunicare i pensieri nel modo più diretto ed eloquente. Lo biasimarono duramente perché nelle sue affermazioni non risuonava un accento tedesco…". Anche l'umorismo, in quell'epoca belligerante e in quella cornice decadente ricca di proclami altezzosi, era sottovalutato e disprezzato: "L'umorismo viene scartato perché puramente verbale; invece, in realtà, è lo stile solenne a essere soltanto verbale o anzi soltanto verboso. Una battuta ha dietro di sé sempre un pensiero; sono gli scritti seri e formali a non esprimere talvolta nessun concetto". Chesterton si scagliava così contro tutto ciò che il prussianesimo rappresentava: il decadentismo, la superbia, la pretesa scientificità di alcune ricerche o di alcuni assunti filosofici, l'assenza di un sano umorismo.
Rostand rappresentava per lui l'anti prussianesimo nell'arte, nella commedia, nella poesia: "L'opera teatrale di Rostand è piena di soluzioni che ai superficiali sembrano semplicemente spiritosi scambi di battute…Ogni pagina, ogni paragrafo, quasi ogni riga delle opere di Rostand è ricca di giochi di parole, che sono sia verbali sia vitali". Nel celebrato Cyrano de Bergerac il senso dell'umorismo assurgeva, per Chesterton ad eroismo: "Il suo valore aumenterà in un'epoca più positiva, quando l'aria sarà purificata da una grande crociata. Sicuramente la poesia di Rostand rimarrà". Citando un verso del Cyrano, Chesterton concludeva con un'osservazione molto profonda relativa al significato della salvezza dell'anima ed all'uso corretto del tempo che a ciascuno è concesso: "Io ho paura…che l'anima si annienti in passatempi vani e che tutta questa finezza si tramuti in una fine!".

giovedì 14 giugno 2018

Un Centro Estivo chestertoniano!





La nostra amica Barbara Rivola del Centro di Solidarietà di Faenza quest'anno ha scelto come tema del suo centro estivo: "Le avventure di un uomo vivo". Disegno gentilmente fornito a titolo completamente  gratuito, da Lorenzo Zappalà di Udine (l'autore delle copertine di alcuni libri di Chesterton, "Il Napoleone di Notting Hill", "La Divina Poltrona" e altro).

giovedì 1 febbraio 2018

Un Uomo Vivo - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Gilbert Keith Chesterton è stato un dono fatto alla cattolicità ( e all'umanità intera ) direttamente da Dio".
Con questa frase l'allora arcivescovo di Bologna – il cardinale Giacomo Biffi – introdusse il libro Perché sono cattolico del grande scrittore inglese convertitosi dall'anglicanesimo al cattolicesimo.
In Chesterton paradosso ed adesione alla verità del senso comune, allegoria e ortodossia sono nodi inscindibili, legati da una mutua verità.
Nell'introduzione ad uno dei suoi capolavori, Ortodossia, del 1908, egli scrisse: "Confesso qui liberamente tutte le stupide velleità della fine del secolo XIX. Come tutti i ragazzi che si rispettano, ho voluto essere in anticipo sulla mia età. Come loro, ho voluto essere qualche decina di minuti in anticipo sulla verità. La conclusione è stata che mi sono trovato in ritardo di diciotto secoli. […] Sono io che ho scoperto con inaudito coraggio quel che era stato scoperto prima. […] Quando faticavo di stare in piedi da solo, mi trovavo in questa ridicola posizione: che mi appoggiavo, senza saperlo, a tutto il Cristianesimo. Ho tentato di fondare una eresia; e quando stavo per darle gli ultimi tocchi, ho capito che non era altro che l'ortodossia".
Difesa dell'ortodossia, quindi, quale "buona battaglia" da spendere nella vita e uso del paradosso rivolto a risvegliare le menti, a provocare sorprese per ammaestrare, per indurre gli uomini a vedere ciò che non avevano visto prima. Come ebbe ben compreso il suo amico scrittore cattolico Hilaire Belloc (1870-1953): "Le tesi di Chesterton erano illuminate dal confronto fra una verità ignota e una già nota; erano quindi manifestate per mezzo di una contrapposizione inaspettata".
Il parallelismo fra conosciuto e sconosciuto è rappresentato icasticamente da Chesterton, oltre che nei personaggi, anche in emblemi-simbolo contrapposti, come per esempio la sfera e la croce, l'albero e il lampione, il diamante e il vetro.
La sfera è il simbolo della ragione e della pazzia, mentre la "follia" della croce è quella del mistero e della salute. La croce,infatti, ha nel proprio centro una collisione e una contraddizione, una coincidenza di opposti (orizzontalità e verticalità, umanità e soprannaturalità). Inoltre la croce può stendere le sue quattro estremità all'infinito senza alterare la sua forma e aprire le sue braccia ai quattro venti quale segnale indicatore per pellegrini in libertà. La sfera, al contrario, ritorna su se stessa ed è chiusa.
Era la parabola conclusiva dei razionalisti, degli scettici, come la definì lo stesso Chesterton: "Cominciate con lo spezzare la croce; ma finite col distruggere il mondo abitabile. Dite che nessuno deve entrare nella Chiesa contro la sua volontà e un minuto dopo dite che nessuno ha volontà di entrarvi". 
Nel breve saggio su San Tommaso Moro, Chesterton paragonò "L'intelligenza di Thomas More a un diamante che un tiranno gettò nel fossato poiché non riusciva a spezzarlo". La chiarezza cristallina del diamante e la sua preziosità viene collegata alla tenace volontà del santo quale esatto opposto di"un vetro offuscato e fragile contenente solo sogni e miraggi opalescenti".
Autore di saggi sui santi, Chesterton ha dedicato a San Francesco d'Assisi una deliziosa biografia nella quale stupisce per le similitudini che evoca: "La differenza fra Cristo e S.Francesco fu la differenza fra il creatore e la creatura; e di certo nessuna creatura fu mai consapevole di quel colossale contrasto quanto S.Francesco. […] S.Francesco è uno splendido e misericordioso Specchio di Cristo. Ora, in verità, mentre è apparso naturale spiegare S.Francesco alla luce di Cristo, nessuno ha mai pensato di spiegare Cristo alla luce di S.Francesco. S.Francesco è lo specchio di Cristo quasi come la luna è lo specchio del sole. La luna è ben più piccola del sole, ma è anche molto più vicina a noi; ed essendo meno splendente è anche più visibile".
Un personaggio-testimone, di nome e di fatto, dell'ortodossia e del paradosso chestertoniano è stato Innocent Smith nell' Uomo vivo.
Smith – cognome tipico del mondo anglosassone – rappresenta l'uomo comune. Innocent simboleggia la condizione dell'innocenza quale sola vera e gloriosa avventura sulla terra. Innocent Smith viene trasportato allegoricamente nel racconto da un vento impetuoso: "Egli potrà essere veramente felice, perché innocente e ilare come un bambino, perché buono e fedele ai Comandamenti, perché davvero uomo e davvero vivo".

venerdì 15 dicembre 2017

Un aforisma al giorno ⛵️

"Essere buoni è un'avventura più grande e ardita che fare il giro del mondo in una barca a vela".

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

giovedì 2 novembre 2017

Un aforisma al giorno

Si tende a parlare delle istituzioni come se fossero qualcosa di freddo che intralcia la nostra vita. La verità è che, quando gli uomini si sentono spiritualmente elevati e inebriati di libertà e di nobili aspirazioni, devono sempre finire, e lo fanno immancabilmente, per creare delle istituzioni. Quando sono stanchi tendono a precipitare nell'anarchia, ma quando sono allegri e vigorosi promulgano leggi: è inevitabile. Questo è vero per tutte le religioni e per tutte le repubbliche che si sono succedute nella storia, alla stessa maniera in cui è vero il più comune gioco d'azzardo o il più chiassoso gioco campestre. L'uomo non si sente mai libero fino a quando un'istituzione non lo libera, ma la libertà non può esistere fino a quando non viene dichiarata d'autorità.

Gilbert Keith Chesterton, Le avventure di un uomo vivo

Un aforisma al giorno


Rispose Smith, dando un'occhiata all'arnese: - Oh, con cotesta distribuisco la vita.

Gilbert Keith Chesterton, Le avventure di un uomo vivo



lunedì 23 febbraio 2015

Un passo dell'Uomovivo, ma lo vogliamo in inglese...! E' molto bello! E ricordiamoci che tutto quello che luccica è oro.

"What would be the good of gold," he was saying, "if it did not glitter? Why should we care for a black sovereign any more than for a black sun at noon? A black button would do just as well. Don't you see that everything in this garden looks like a jewel? And will you kindly tell me what the deuce is the good of a jewel except that it looks like a jewel? Leave off buying and selling, and start looking! Open your eyes, and you'll wake up in the New Jerusalem. 

"All is gold that glitters—
Tree and tower of brass;
Rolls the golden evening air
Down the golden grass.
Kick the cry to Jericho,
How yellow mud is sold;
All is gold that glitters,
For the glitter is the gold.
"

Gilbert Keith Chesterton, Manalive

martedì 30 settembre 2014

Uomovivo alla Sapienza (proprio così...)

Quello che vi proponiamo è un bell'evento, si tratta della rappresentazione di Uomovivo all'Università La Sapienza di Roma. Si tratta dello spettacolo diretto da Otello Cenci e messo in scena da Giampiero Pizzol (che ne ha curato la versione teatrale) Laura Aguzzoni, Giampiero Reggiani, Andrea Soffiantini al Meeting di Rimini del 2013 e che ha avuto sinora un grande successo. Molto, molto bello da vedere.

Qui sotto c'è la locandina e più sotto c'è pure un'altra locandina che riguarda una serie di incontri che precederanno Uomovivo (il 2, 9, 16 Ottobre con vari ospiti come Sabina Nicolini, Andrea Monda, don Fabio Bartoli, Paolo Pegoraro).

Il clou sarà il 23 Ottobre 2014 alle ore 18.30 nell'Aula Magna dell'Università La Sapienza.

Gilbert alla Sapienza è molto interessante, dovrebbe essere normale ma è un paradosso vero e proprio.

Accorrete numerosi, dunque.

http://costanzamiriano.com/2014/09/30/uomovivo-alla-sapienza/



giovedì 17 luglio 2014

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Meeting Rimini (@MeetingRimini)
Lo spettacolo del #meeting13 "Manalive" domani sarà a Mapello (BG) alle 21.15 in Piazza IV Novembre - Ingresso libero pic.twitter.com/q3QcBZxUw3


lunedì 26 maggio 2014

Il testo dell'intervento di Marco Sermarini al Meeting di Rimini 2013

Siccome per ragioni di tempo fui costretto a tagliare (io avrei continuato a parlare a ruota, tanto era l'entusiasmo che avevo pensando a Gilbert e alle sue performance, e tanto era lo stordimento di quei giorni in cui ovunque ti giravi c'era in agguato uno che voleva sapere chi era Chesterton e perché io fossi così malato...), metto a disposizione il mio intervento al Meeting sull'Uomovivo.

C'è anche il video qui sul blog, vedrete che ho tagliato (anzi, si vede che ad un certo punto ho detto che sì, avrei tagliato).

Una ragazzina mi chiese la copia cartacea che avevo quel giorno e io gliela diedi volentieri; chi vuole può prendersi questa, mettiamola così.

Marco Sermarini

___________________________

E’ Chesterton stesso che ci illustra la genesi di quest’opera, e lo fa nella sua Autobiografia:

Ciò che mi stupisce, quando guardo indietro alla mia giovinezza, e anche all’adolescenza, è l’estrema rapidità con cui si può fare ritorno con il pensiero alle cose fondamentali e perfino alla negazione delle cose fondamentali. In età precocissima, ero tornato con il pensiero fino al pensiero stesso: ed è una cosa terribile, perché può indurre a credere che non ci sia nulla, al di fuori del pensiero (...) Era come se avessi io stesso proiettato l’universo dall’interno, con i suoi alberi e le sue stelle. E si arriva così vicino alla nozione di essere Dio che, in tutta evidenza, ci avvicina ancora di più alla follia (...) Mentre atei ottusi predicavano che nulla esisteva al di fuori della materia, li ascoltavo con il quieto orrore del distacco, pensando invece che non esisteva nulla al di fuori della mente.

da Autobiografia

Queste idee, unite al clima culturale decadentistico e pessimistico, avevano creato un cattivo habitus mentale nel giovane Gilbert (tra i diciotto ed i venti anni), che lo avevano indotto a pensare anche al più folle dei delitti, il suicidio.
Poi tutto cambiò grazie alla lettura di alcuni libri, tra cui spiccano Robert Louis Stevenson con la sua Isola del Tesoro, Walt Whitman con le sue poesie (chiaramente quelle non a sfondo omosessuale che Gilbert avrebbe rifiutato decisamente: era una di quelle insane inclinazioni che più gli avevano messo paura, se proprio vogliamo dirla tutta) ed il libro biblico di Giobbe (sì, proprio Giobbe, quello che discute con Dio dopo la apparente negazione e privazione del tutto).
Chesterton mette una solenne pietra sopra a queste assurde preoccupazioni psicologiche (come le chiama lui stesso) verso la primavera - estate del 1894, quando scrive una lettera al suo amico di sempre Edmund Clerihew Bentley in cui dice:

Adesso la visione sta svanendo nel corso della vita quotidiana, e ne sono felice. È imbarazzante parlare con Dio faccia a faccia, come si parla con un amico.

Adombra un’esperienza mistica? Forse, ma sta di fatto che da lì in poi cambierà tutto. Dirà Chesterton di aver

scoperto che la realtà intorno a noi, se la si esamina, testimonia una… perfezione mistica

e di essere

certo che ogni cosa è come è perché così deve essere.

Gratitudine sarà la parola chiave di questa storia che ha lasciato il segno nella vita di migliaia di persone:

Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice.
da Autobiografia

Più avanti ci dice che sempre in quel periodo della sua vita compose la poesia The Babe Unborn, in cui l’autore impersonava un bambino mai nato che implorava l’esistenza e prometteva di prodigarsi in tutte le virtù e che avrebbe fatto sempre il buono, purché gli fosse data la vita. E ancora:

Fu in quel periodo che abbozzai quello che, più tardi, fece parte del mio racconto intitolato Manalive: la storia di un tale d’animo buono, che andava in giro con una pistola e la puntava a bruciapelo contro il pessimista, se mai diceva che la vita non valeva la pena di essere vissuta.

Quest’idea viene accennata pubblicamente per la prima volta nel capitolo introduttivo di Ortodossia, dove  dice:

Spesso ho avuto la tentazione di scrivere un romanzo sulla figura di un navigatore inglese che, per un lieve errore di calcolo della rotta, scoprì l’Inghilterra credendo di aver scoperto una nuova isola nei mari del Sud.

E poi accusa la sua pigrizia che gli avrebbe impedito di scrivere questo libro. Il pressing durava dall’età di vent’anni, ormai non ce la faceva più. Prima si chiarì le idee scrivendo L’uomo che fu Giovedì, la sua autobiografia romanzata, e Ortodossia, la sua autobiografia filosofica. E’ Chesterton stesso che le definisce così, sia chiaro. In queste due opere trovate le idee fondamentali di quest’uomo buono e geniale e lui ripercorre tutto il suo viaggio verso l’ortodossia.
Ma il libro sull’uomo buono che girava con la pistola a cannoneggiare i pessimisti era troppo importante per non essere scritto, e quindi oggi possiamo dire grazie a Dio e leggerlo e pure presentarlo a tutti qui.

Uomovivo forse è il romanzo più scopertamente autobiografico (a ben guardarli, lo sono tutti: o meglio, tutti contengono qualcosa che riguarda la vita di Chesterton, un personaggio che gli somiglia, un uomo grande e grosso, il poeta, oppure qualcosa che fa parte della sua vita di tutti i giorni e spesso anche una donna dai capelli rossi, cioè la sua cara moglie). Quindi quando si dice che questo libro è la storia di un uomo dall’animo buono, tutto converge a pensare a lui, perché lui era davvero di animo buono, era un uomo davvero buono ed innocente come un bimbo. Padre O’Connor lo ribattezzò Chestertonchild.
Poi è autobiografico anche quando Chesterton racconta di Innocent Smith che gira con la pistola: non tutti lo sanno ma Chesterton si andò a sposare con la pistola in tasca, perché dice lui che non esistono matrimoni prudenti come non esistono suicidi prudenti, e siccome il matrimonio è una grande avventura, bisogna prepararsi per bene. Poi passò anche in una latteria a bere un bicchiere di latte, proprio dove lo portava da bambino sua mamma... Per la cronaca si presentò in chiesa con il bollino del prezzo ancora attaccato alle suole delle scarpe e quando si inginocchiò fece ridere tutti e partì per il viaggio di nozze dimenticando i bagagli alla stazione (ma con la pistola in tasca...!).

Quando Chesterton scoprì che la vita era bella ed era vera, partì per quello che William Oddie, uno dei suoi biografi, chiama the long journey round the world, il lungo viaggio attorno al mondo, alla vita, al bello dell’esserci, il viaggio che parte dalla scoperta della gratitudine per la somma bontà del tutto, dalla scoperta dell’ortodossia e dalla riscoperta dello strumento del costante stupore. Quest’opera dunque fu concepita con questo precipuo scopo: fungere da regola (sì, proprio così, è una regola, come i francescani, i domenicani e i benedettini) per chi riconosce il segreto della vita - la gratitudine per tutto, in primis per l’esserci, che è meglio del non esserci - e decida di esercitare senza tregua l’arte del suo protagonista, Innocent Smith, che “frustava la sua anima a suon di risate pur di impedire che si addormentasse". Sentite come si descrive attraverso le parole del reverendo Percy:

“Aveva fatto perdere a sua moglie una lunga serie di domestiche eccellenti, a causa di quella sua abitudine di bussare a casa sua come fosse un perfetto sconosciuto, per chiedere se il signor Smith abitasse davvero lì e che tipo d’uomo fosse. La classica domestica londinese non è abituata a padroni che si dilettano con ironie così astruse; e risultò impossibile spiegarle che il padrone lo faceva per guardare le proprie faccende con la stessa viva curiosità che di solito si ha verso le faccende altrui.
«So che c’è un tale chiamato Smith» era solito dire con aria stranita «che vive in una di queste case a schiera. So che è molto felice, eppure non riesco mai a coglierlo in flagrante». Talvolta era capace di mettersi improvvisamente a trattare sua moglie con quel tipo di cortesia impacciata, tipica di un giovane che s’innamora a prima vista di una sconosciuta. Talvolta era capace di estendere queste poetiche premure anche nei confronti del mobilio; si scusava con la sedia su cui si sedeva, saliva le scale con la prudenza di uno scalatore, per sentire come nuova la percezione di quello scheletro di realtà. «Ogni gradino è una scala e ogni sgabello è una gamba» diceva. E altre volte si comportava da sconosciuto nel modo completamente opposto, cioè entrando da passaggi strani, per sentirsi come un ladro o un rapinatore. Scassinava e s’introduceva abusivamente in casa sua, come aveva fatto quella notte con me”.

Questa idea era chiara da sempre, tanto che la ritroviamo ne L’Imputato (in cui elogia le cose apparentemente indifendibili) ma soprattutto in Ortodossia:

(...) Il libro "Robinson Crusoe" (...) deve la sua perenne vitalità al fatto che esso celebra la poesia dei limiti o meglio ancora il romanzo stravagante della prudenza. Crusoe è un uomo sopra un piccolo scoglio con poca roba strappata al mare: la parte più bella del libro è la lista degli oggetti salvati dal naufragio. La più grande poesia è un inventario. Ogni utensile da cucina diviene ideale perché Crusoe avrebbe potuto lasciarlo cadere nel mare. E' un buon esercizio nelle ore vuote o cattive del giorno stare a guardare qualche cosa, il secchio del carbone o la cassetta dei libri, e pensare quanto sarebbe stata la felicità d'averlo salvato e portato fuori del vascello sommerso sull'isolotto solitario. Ma un migliore esercizio ancora è quello di rammentare come tutte le cose sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio. Ogni uomo ha avuto una orribile avventura: è sfuggito alla sorte di essere un parto misterioso e prematuro come quegli infanti che non vedono la luce. Sentivo parlare, quand'ero ragazzo, di uomini di genio rientrati o mancati; sentivo spesso ripetere che più d'uno era un grande "Avrebbe-potuto-essere". Per me, un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande "Avrebbe-potuto-non-essere".

da Ortodossia

In Ortodossia elaborerà la filosofia di Pimlico, il quartiere di Londra decaduto che però se amato quando ancora non è amabile può diventare Firenze o Roma, cioè il patriottismo cosmico; in altre parole bisogna combattere per il mondo amandolo ed odiandolo con la stessa intensità perché diventi quel che deve essere.
Nell’Autobiografia dice che quello che fu chiamato il suo ottimismo, che l’aveva salvato e che lui definirà ottimismo irrazionale, poteva suonare grosso modo così:

Perfino la mera esistenza, ridotta agli estremi limiti, è talmente straordinaria da essere stimolante. Paragonato al nulla, tutto era meraviglioso.

Allargando il raggio al mondo intero, un giorno Chesterton giovanotto ventenne arriverà a dire ad un suo amico qualcosa di simile a questo: A mondo donato non si guarda in bocca... Quindi non solo stupirsi quando può accadere, ma stupirsi sempre, meglio ancora: esercitare l’arte dello stupore e della meraviglia, del riconoscere in ogni cosa quella vampa di sorpresa anche a costo di prendersi a schiaffi per rimanere svegli. Scriverà Gilbert in un prezioso quadernetto ancora in quei gloriosi giorni attorno al 1894:

C’è un segreto per la vita
Il segreto del costante stupore

Ma dove nasce tutto ciò?
Il senso della gratitudine per tutto è una caratteristica dell’immaginazione chestertoniana che trae origine dalla sua fanciullezza: a venti anni Gilbert riesce a recuperare “la permanente attesa della sorpresa” che era il dono di suo padre Ed, un uomo splendido che fabbricava per i figli il teatrino delle marionette e lo animava e leggeva loro tutti i più bei libri della letteratura inglese, cioè la prospettiva che il quotidiano è il cancello per l’imprevisto ed il meraviglioso, che era stato coltivato con il “vero senso per cui ognuno ha in mano il capo di un filo elfico che deve alla fine condurlo al paradiso” (L’età vittoriana in letteratura) secondo George McDonald.
Tutto questo, misteriosamente e miracolosamente, era già tutto intero nella testa del giovane ventenne Gilbert, come uno scoppio di meraviglia desiderato ed atteso. Lo troviamo in uno dei suoi Notebooks, i suoi quaderni giovanili (segue nella riga successiva la frase di prima sul segreto del costante stupore):

C’è una cosa che dà radiosità a tutto, strade, case, pali della luce, comunità, politica, vite - è l’idea di qualcosa dietro l’angolo.

Ma c’è un aspetto che non va trascurato, ossia: non fermiamoci solo a stupore e gratitudine, che vanno benissimo. Chesterton in quegli anni giovanili scoprì il pericolo dell’eresia, cioè del cattivo pensiero, il pensiero contrario alla ragione, che è radice del male:

Il punto è che ho scavato talmente in profondità da incontrare il diavolo e misteriosamente riconoscerlo.

dirà nell’Autobiografia. Fermarsi solo al primo livello significherebbe mutilare Chesterton. Difatti c’è un interessante, misconosciuto in Italia, articolo di Chesterton su un numero del Daily News del 1907 intitolato The Diabolist, cioè il satanista. Racconta di un incontro accaduto proprio in quegli anni giovanili con un suo coetaneo che si proclamava satanista, seguendo il flusso delle idee decadentiste in voga in quell’epoca e rifiutate da Chesterton. In esso Chesterton racconta che il suo conoscente gli aveva chiesto perché stesse diventando ortodosso. Chesterton dice di non essersene accorto sino a quel momento e risponde che stava diventando ortodosso

perché sono arrivato, giusto o sbagliato che sia, dopo aver stirato il mio cervello fino a farlo squarciare, al vecchio credo secondo cui l’eresia è più minacciosa del peccato. Un errore è peggio di un crimine, perché un errore genera crimini.

Per lui una vita ingrata era, prima ancora che una follia, un’eresia perché non riconosceva l’evidenza di quel qualcosa dietro l’angolo che dava radiosità e luce a tutto. Per cui si lanciò nella battaglia dell’ortodossia. Guardate che Innocent Smith non è un buontempone che gode dei tramonti e del vino bevuto sul tetto di casa, di una bottiglia di vetro volgarissimo e dell’oro perché è tutt’oro quello che luccica. E’ uno che fa queste cose ma perché è sbagliato e folle non farle. Innocent si prende la briga di saltare il muro di Casa Beacon e vi porta lo scompiglio dell’ortodossia, calca in testa allo scientista dottor Warner il suo cappello perché è depresso e questo è sbagliato perché ogni uomo è un re e il suo cappello è la sua corona e quindi l’uomo comune vale come il re; punta la pistola in faccia al rettore Eames perché rinsavisca e così possa rinsavire lui stesso!

Una regola, non istruzioni per l’uso, ma una regola vera: vuoi rimanere sano? Vuoi rimanere in questa attesa permanente della meraviglia e godere davvero di tutto, anche del godimento? Frusta allora la tua anima a suon di risate perché questo è ortodosso, il nulla è eretico.


Stupore, gratitudine per tutto, anche per le tende a pallini ed i paperi dello stagno, amore per la propria moglie ed una bella pistola puntata sulla testa dell’uomo moderno, cioè l’amore per l’ortodossia ed il senso comune contrapposti all’eresia che guasta l’uomo e il suo cervello e così questo mondo per cui combattere da patrioti cosmici. Ecco il significato di quest’esplosione di vita che l’Innocente Chesterton ci regala perché la possiamo tenere sempre per noi come un gigantesco segreto da rivelare al mondo.