Visualizzazione post con etichetta Etienne Gilson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Etienne Gilson. Mostra tutti i post

sabato 27 settembre 2025

Chesterton in altre parole - Étienne Gilson, Chesterton è troppo pericoloso per non tentare di squalificarlo.

La portata e la profondità dell'influenza che Chesterton esercita in tutti i paesi di lingua inglese non è sufficientemente nota tra noi. Non è che non se ne parli: come potrebbe questo segno di contraddizione, piantato nel cuore stesso del protestantesimo anglosassone, non suscitare le proteste più forti? Chesterton vive nella controversia come nel suo elemento naturale; lo elevò addirittura alla dignità di genere letterario di alto rango. Incisivo, mordace, nascondendo la profondità sotto la più libera immaginazione, è sempre in movimento, affronta tutti gli attacchi e rivolge le proprie armi contro i suoi nemici con un genio tattico che è ammirato dagli intenditori. Un tale avversario è troppo pericoloso per non tentare di squalificarlo. Il rimprovero rivolto a lui, e che alcuni cattolici sono abbastanza codardi da sostenere, è che Chesterton non è serio. […] Chesterton diverte, Chesterton infastidisce; ma attenzione, ciò che più spesso ci infastidisce di lui è che vede e dice senza fatica ciò che siamo riusciti solo ad intravedere vagamente a costo di laboriosa erudizione.

Étienne Gilson, Chesterton, Il Medioevo e la Riforma, Sept, Parigi, 17 marzo 1934.



venerdì 25 marzo 2022

La lista degli "outsider"...

Brescia, 26 Luglio 1932.

Caro De Luca,

Stavo proprio per chiederLe notizie e mi sono giunte graditissime le Sue due lettere.

(...)

3) Conosco il libro del Benson "Cristo nella Chiesa" nell'edizione francese. È bello e parrebbe pure a me consigliabile ma Le dirò su questo in altra mia insieme con le decisioni per Olivero.

(...)

8) Abbiamo scritto o stiamo per scrivere a Chesterton, Belloc, Gilson; Maritain, Hildebrand, Wust, Lévaux e ci raccomandiamo a Lei di scrivere a Brémond e di insistere con Giordani.

(...)

11) Per la lista degli "outsiders" faccio tesoro delle Sue indicazioni. Messi insieme una ventina di contratti degli scrittori migliori e più significativi sì italiani che stranieri, preferiamo sostare un poco, e, come soggetti da trattare, ci vorremmo attenere ai più noti, preferibilmente moderni. Per Manzi attenda un poco, perché Gide è forse impegnato. A Olivero potremo scrivere dopo sentita la scelta fatta, se aderiranno, come spero, da Chesterton e Belloc. La terrò informata via via dei nostri inviti e delle accettazioni, così completa via via la lista; se ha idee, ce le comunichi sempre.

(...)

Con affetto Suo

F. Minelli


don Giuseppe De Luca - Fausto Minelli, Carteggio.




giovedì 28 gennaio 2021

San Tommaso secondo Chesterton: «L'agente della realtà e del riconoscimento della realtà» - Il timone

Gilbert Keith Chesterton, il famoso e brillante scrittore convertitosi al cattolicesimo nel 1922, scrisse un bellissimo libro su San Tommaso d'Aquino, che Etienne Gilson considerava «senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su san Tommaso», e aggiungeva: «nulla di meno del genio può rendere ragione di un tale risultato». In esso Chesterton sosteneva che se su San Francesco d'Assisi egli aveva tracciato un profilo, su San Tommaso non sarebbe bastata una mappa, tanta era la grandezza sia fisica che spirituale del Doctor Angelicus.


Il resto nel collegamento qui sotto:

https://www.iltimone.org/news-timone/santommaso-chesterton/

venerdì 30 novembre 2018

«Il vero mistero rimane il fatto che esista qualcosa». Parola di Chesterton - di Giovanni Fighera

L'articolo è di più di un anno fa ma è interessante e parla del libro del nostro Paolo Gulisano e di don Daniele De Rosa, Chesterton - La sostanza della fede, allora ho pensato di riproporvelo. Il titolo è una delle cose più vere del pensiero di Chesterton e non so questo aspetto quanto sia stato sondato ed approfondito da appassionati ed esperti.
Marco Sermarini
______________________
Chesterton fu «uno dei più profondi pensatori che siano mai esistiti» (Gilson). Perché era profondo? «Perché era nel giusto».
Ammirato da Lewis e da Tolkien, da Calvino e da Guareschi, Chesterton è stato il più brillante giornalista inglese, una delle più acute menti del secolo scorso, definito anche the laughing philosopher ovvero il filosofo sorridente. Marco Sermarini, presidente della Società Chestertoniana Italiana, lo chiama san Tommaso del XX e del XXI secolo.
La verità rimane sempre al centro del suo interesse, verità che lui ha incontrato e che desiderava far conoscere agli altri, mai con tono violento o cattivo, ma sempre con una grande capacità di diventare amico di chi incontrava, sapendo ascoltare la posizione altrui con rispetto, mai venendo meno però alla grandezza non sua, ma della verità.
Il resto lo trovate qui sotto:
https://www.tempi.it/blog/il-vero-mistero-rimane-il-fatto-che-esista-qualcosa-parola-di-chesterton/

sabato 30 dicembre 2017

Chesterton in altre parole - Etienne Gilson

Con Chesterton è in gioco più della letteratura… Noi lo valutiamo soprattutto come teologo.

Etienne Gilson, Chesterton Review, Vol. XII

lunedì 18 gennaio 2016

Chesterton e San Tommaso d'Aquino - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Furono proprio il credo e il dogma a salvare l'integrità del mondo".

.

Cop San Tommaso NE.inddSecondo Etienne Gilson (1884-1978), grande studioso francese di filosofia e storia medievale, il saggio di Chesterton su San Tommaso d'Aquino era senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su San Tommaso. Nulla di meno del genio può rendere ragione di tale risultato. Quest'opera chestertoniana matura del 1933 è infatti, soprattutto nella seconda parte, stupefacente e filosoficamente molto profonda, come si evince anche da questo breve stralcio: "San Tommaso sostiene che in qualsiasi momento una comune cosa è qualcosa; ma non tutto ciò che potrebbe essere. C'è una pienezza dell'essere, in cui essa potrebbe essere tutto ciò che può essere". Il sano realismo tomistico coincideva, per Chesterton, nell'esaltazione dell'essere e nell'affermazione risoluta di una prodigiosa filosofia permanente solida e oggettiva.

Era la filosofia del senso comune, come brillantemente il pensatore di Beaconsfield sottolineava: "Da quando nel sedicesimo secolo ha avuto inizio il mondo moderno, nessun sistema filosofico è venuto a coincidere con il senso di realtà dell'uomo qualsiasi; con ciò che gli uomini comuni lasciati a se stessi, chiamerebbero realtà". Cosa rimproverava lo scrittore inglese, sulle orme dell'Aquinate, al mondo moderno? L'aver abbandonato il credo e il dogma, proponendo una religione alternativa dell'intuizione e del sentimento: "Fu il rigido credo a resistere all'assalto del sentimento suicida…A tenere il pensiero in contatto con un pensiero più sano e più  umanistico fu semplicemente e unicamente il dogma". 

Con l'eresia di Martin Lutero il pensiero aveva lasciato posto definitivamente, secondo le testuali parole di Chesterton, alla suggestione. Alle derive, appunto, suggestive ed esilaranti (nel senso peggiore del termine)  delle filosofie moderne, lo scrittore londinese contrapponeva con vigore ed umoristicamente la filosofia perenne tomistica: "La filosofia si San Tommaso è fondata sull'universale comune convinzione che le uova sono uova. L'hegeliano potrà dire che l'uovo è in realtà una gallina, poiché è parte dell'incessante processo del divenire; il berkeleiano potrà sostenere che un uovo in camicia esiste solo come esiste un sogno; il pragmatista potrà credere che otterremo il massimo dalle uova strapazzate dimenticando il fatto che sono state uova, e ricordando soltanto lo strapazzamento. Ma nessun discepolo di San Tommaso avrà bisogno di rimescolarsi il cervello allo scopo di ben rimescolare le uova o di andarsi a mettere in una particolare angolatura per guardare le uova; di guardare le uova di traverso o di strizzare l'occhio così da vedere una nuova semplificazione delle uova. Il tomista sta alla luce del sole della confraternita umana, nella comune consapevolezza che le uova non sono galline né sogni né meri assunti pratici, ma cose attestate dall'autorità dei sensi, che viene da Dio". 

Credo che l'esempio di Chesterton possa aiutarci a capire, anche ai nostri giorni, quale tipo di battaglia si debba intraprendere. Egli coniugava ortodossia e umorismo cristiano, miscelando intelligentemente provocazione e sorpresa in quella sintesi mirabolante chiamata "paradosso". Con un gioco di parole molto serio egli definiva in questo modo l'importanza del dogma e dell'ortodossia: "Insegui il dosso (nel significato di doxa=opinione), persegui il dosso affinché il dosso sia ortodosso". Egli non tralasciava nulla di intentato per favorire la conversione dell'uomo e credeva che la filosofia di San Tommaso sarebbe stata la garanzia permanente della sanità mentale. Chesterton era consapevole che il crollo, prima ancora che essere di carattere morale, aveva a che fare con il pensiero, con l'ortodossia.

_______________

La biografia di San Tommaso d'Aquino di Chesterton è disponibile anche nella nuova edizione Fede & Cultura (con nuova traduzione) su www.pumpstreet.it


martedì 15 aprile 2014

Etienne Gilson

Chesterton in altre parole - Etienne Gilson (ancora)

A proposito del San Tommaso d'Aquino di GKC:

"Senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su San Tommaso. Nulla di meno del genio può rendere ragione di un tale risultato" 

Etienne Gilson in Maisie Ward, Gilbert Keith Chesterton, London, Sheed & Ward, 1944, pag. 526

Chesterton in altre parole - Etienne Gilson

"Chesterton fa disperare. Ho studiato S. Tommaso durante tutta la mia vita e non avrei mai potuto scrivere un libro come questo".

"I pochi lettori che hanno speso venti o trenta anni studiando S. Tommaso d'Aquino e, che, magari, hanno loro stessi pubblicato due o tre volumi sullo stesso soggetto non possono mancare di percepire che la cosiddetta "arguzia" di Chesterton ha messo alla berlina la loro erudizione [...] Chesterton è uno dei più profondi pensatori che sia mai esistito. Egli è profondo perché è nel giusto".

Etienne Gilson

martedì 19 aprile 2011

Chesterton in altre parole (e anche San Tommaso d'Aquino...)

"È la vittoria radicale sul manicheismo, che aveva lasciato qualche sua pericolosa traccia nella tradizione cristiana; ed è un atteggiamento appartenente al «talento istintivo», o «caratteriale» del Dottor Comune: il rilievo è del geniale Chesterton, nel suo San Tommaso d'Aquino, che Étienne Gilson considerava «senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su san Tommaso»".


Inos Biffi in Maestro concreto e passionale, L'Osservatore Romano, 7 Marzo 2010


venerdì 16 aprile 2010

Chesterton è attuale - Una sua citazione spiega sempre tutto.

In questo link trovate un articolo recensione su un volume di Etienne 
Gilson edito da Cantagalli in cui è citato Chesterton, sempre lucido 
nei suoi giudizi atti a spiegare la realtà.

domenica 29 marzo 2009

Il San Tommaso visto da Il Velino.

Da Il Velino

- La figura di san Tommaso d'Aquino (1225-1274), uno dei pilastri del pensiero cristiano e il “conciliatore” della cristianità con la filosofia classica, rivive nelle pagine di Gilbert Keith Chesterton, in un saggio del 1933 che l’editore Lindau ha ripubblicato per la collana “I pellicani”. Chesterton, famoso ai più per essere l’inventore di quel padre Brown interpretato da Renato Rascel che tanta fortuna ebbe nella televisione italiana, fu infatti anche un apprezzato biografo, come confermano le sue opere su Charles Dickens e san Francesco d'Assisi. Ma proprio il volume sul “doctor universalis”, come fu definito dai contemporanei, rappresenta il punto più alto del suo lavoro. Al punto che un fine studioso tomistico come Etienne Gilson lo definì addirittura, “senza possibilità di paragone, il miglior libro mai scritto su San Tommaso”. Chesterton, al quale l’opera fu commissionata dal suo editore, rievoca con la sua consueta ironia e sagacia le principali tappe della vita di Tommaso: la decisione giovanile di diventare frate mendicante domenicano, contrastata dalla sua ricca e potente famiglia, gli studi a Colonia sotto la guida di Alberto Magno, l'arrivo a Parigi e l'insegnamento alla Sorbona, il ritorno in Italia.

“San Tommaso - scrive Chesterton - allo stesso modo di san Francesco, percepiva a livello inconscio che le convinzioni della sua gente si stavano allontanando dalla rigida dottrina e disciplina cattolica, logorata da oltre mille anni di routine, e che la fede doveva essere rappresentata in una luce nuova e affrontata da un altro punto di vista. Ma il suo unico scopo era di diffonderla per la salvezza della gente”. E al “bue muto”, definizione ironica affibbiata all’Aquinate dai suoi compagni di studi per i suoi silenzi pensosi, l’autore inglese riconosce il merito della “sfida del razionalismo”, ovvero di aver costruito un sistema filosofico in cui fede e ragione si potenziano reciprocamente. Un merito che ne ha reso imperitura la fama, ha dato vita a uno dei pensieri filosofici più significativi dell'età medievale, tanto da trovare ancora ampio consenso, come accade fra gli studiosi protestanti statunitensi.

E che è uno strumento ancora utile alla Chiesa di oggi, assicura il vescovo di San Marino e Montefeltro, monsignor Luigi Negri, nella prefazione al volume: “All'inizio del terzo millennio ci troviamo in una situazione stranamente analoga a quella in cui san Tommaso visse la sua grande esperienza, nel senso che tanta tradizione cattolica è sentita dal popolo cattolico come una difficoltà, come un peso, come un condizionamento, e la tentazione di fuga verso compromessi con le ideologie secolari è più forte che mai. In questo quadro Tommaso ha ancora molto da dire alla Chiesa di oggi, non solo per le sue soluzioni di carattere strettamente filosofico - argomenta Negri - ma soprattutto per lo spirito che ha incarnato, quello perennemente giovane della Chiesa, per il quale la fede va proposta nella sua radicale essenzialità e nella sua capacità di prendersi carico dell'esistenza concreta degli uomini e della società”.

lunedì 17 dicembre 2007

Chesterton in altre parole - 3

Qualcuno ha detto questo di Gilbert, credo che non tutti lo sapevano:

Questo svanito elfo troppo cresciuto, che rideva alle sue stesse battute e divertiva i bambini ai compleanni afferrando carote con la bocca, questo era l'uomo che scrisse un libro intitolato L'Uomo Eterno, che condusse un giovane ateo chiamato C. S. Lewis a diventare cristiano. Questo era l'uomo che scrisse un romanzo intitolato Il Napoleone di Notting Hill, che ispirò Michael Collins a condurre il movimento per l'Indipendenza Irlandese. Questo era l'uomo che scrisse un saggio sull'Illustrated London News che ispirò Mohandas Gandhi a guidare il movimento che portò alla fine del dominio coloniale britannico in India. Era l'uomo che, quando fu commissionato di scrivere un libro su San Tommaso d'Aquino, mandò la segretaria a scegliere una pila di libri su San Tommaso in biblioteca, aprì il primo in cima alla pila, lo scorse con il dito, lo chiuse e procedette a dettare un libro su San Tommaso. Non un qualsiasi libro. Il riconosciuto studioso tomistico, Etienne Gilson, ne disse: "Lo considero senza possibilità di paragone il miglior libro mai scritto su San Tommaso. Nulla di meno del genio può rendere ragione di un tale risultato...".