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giovedì 25 dicembre 2025

È arrivato il Santo Natale e allora riproponiamo cose belle natalizie del Nostro Comune Amico... - Riproposizioni - How Far is it to Bethlehem? di Frances Blogg, un'occasione per rifare gli auguri di Natale e per parlare di questa brava donna.

È il contenuto di un vecchio post del 24 dicembre 2020 che vogliamo riproporvi per la bellezza del canto e delle parole e per riproporvi il bel cuore di Frances Blogg, moglie di Gilbert.



Cari Amici!

Quest'anno voglio fare gli auguri per la nascita del Nostro Re Bambino a tutti voi che seguite questo piccolo ma appassionato blog, ma li voglio fare con le parole della moglie di Gilbert, Frances Blogg.

Anzitutto ripropongo la versione del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino), che è una di quelle che mi commuovono di più.

Poi voglio soffermarmi ancora una volta su Frances, e un po' su Gilbert, questi due ragazzi che si volevano tanto bene.

Frances era una donna piuttosto riservata e sensibile, buona ed eccezionale nell'interpretare la vocazione che il Nostro Re Bambino le aveva assegnato, cioè quella di essere la moglie di questo grande uomo umilissimo e buono (credetemi, era proprio buono), sostenerlo anche nelle cose più ordinarie, dal vestirsi la mattina al ricordarsi di portare soldi a casa o di scrivere quell'articolo.

Vi garantisco che si volevano davvero bene. Nonostante Frances non abbia voluto tramandare a nessuno le bellissime cose che i due si erano scritti durante tutta la vita (chiese a Dorothy di distruggere tutte le lettere intercorse tra i due, e Dorothy fedelmente eseguì la consegna dopo la morte di Frances), i segni di questo grande saldo fiducioso amore sono numerosi.

Qualcosa emerge anche nell'amore per i bambini (ricordo - altrimenti mi sembra di omettere una circostanza fondamentale, e per un noioso come me tutto è fondamentale - le leggendarie feste natalizie che Gilbert e Frances organizzavano a casa loro per i bambini di Beaconsfield, in cui Frances preparava dolci e decorazioni e Gilbert faceva cose che nessuno può immaginare... teatrino delle marionette, storie avventurose, carote riprese con la bocca... scusate, ma tutte le volte che sono passato davanti alle due case in cui i Chesterton vissero a Beaconsfield non sono mai riuscito a smettere di pensare a quella festa natalizia: mi sembra di risentirne le grida e le risatine infantili... anche quelle di Gilbert), che è tutt'altro che scontato per due persone che non ebbero il dono dei figli pur tantissimo desiderati, e nel culto specialmente affettuoso che Frances dedicava a Gesù Bambino.

In queste due realtà si vedeva tutto lo struggimento dei nostri due amici, ma in particolare quello di Frances, che scriveva una poesia in occasione di ogni Natale per il biglietto augurale che indirizzava agli amici dei Chesterton. Una fu proprio questa bella canzone, le cui parole sono sincera espressione dell'innocenza con cui ciascuno di noi dovrebbe affacciarsi alla vita. Non solo accostarsi a Gesù, ma anche accostarsi ad ogni piccolo istante della propria vita. Per Gilbert suona allo stesso modo la famosa "By the Babe Unborn".

"How far is it to Bethlehem?" è la poesia augurale del 1917, e in quell'occasione fu pubblicata. Fior da fiore si può intravvedere l'affetto e la bontà dei Chesterton e in particolare quella di Frances in versi come questo: "Piccoli sorrisi e piccole lacrime / Sono tutto ciò che abbiamo portato. In fondo non è così? Ah, se vivessimo il Natale come i bambini! Se vivessimo tutta la vita come i bambini! Cos'altro dovremmo inventarci per andare in Paradiso?




Eccone il testo ed a seguire una mia rude traduzione:


How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?

Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.

For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.

God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.

O what can I give to Him,

poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.


(Traduzione:

Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?

Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?

I grandi re hanno doni preziosi,
E noi non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.

Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.

Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.

O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore
).

La dolcezza e la bontà dell'animo di questi nostri cari amici è tutta espressa nella dolcezza e bontà di Frances, e questa poesia che immagina dei poveri bimbi (noi! siamo noi!) che arrivano a Betlemme e non hanno gran che da dare, se non il proprio cuore. Perché non chiederla questa notte a Gesù Bambino, per noi e per i nostri amici?

Chesterton ebbe questo approccio alla realtà tutta la vita, lo aveva imparato a casa dai genitori, ma prese forma definitiva durante il matrimonio grazie a Frances, che egli non smise mai di ringraziare. Voglio dire di più: quando si parla del rapporto tra Chesterton e il cristianesimo spesso si sorvola o si ignora il ruolo determinante di Frances. Questa poesia è un'espressione fresca del suo più intimo cuore. E' bello farla nostra. Anche solo ascoltarla aiuterà molto.

Ancora una volta Buon Natale, cari amici, di vero cuore, e grazie per il sostegno e l'amicizia che ci date.
Marco Sermarini

domenica 27 agosto 2023

Un profilo interessante del Chesterton poeta ed una ragguardevole raccolta delle sue opere poetiche.

Mi sono imbattuto in questo sito internet di poesia che profitto di segnalarvi. Vi ho trovato con molto piacere traccia di Gilbert, come vedrete, ma anche di sua moglie Frances (una sola poesia, How far is it to Bethlehem? che - come sapete - è stata anche messa in musica, e ne trovate traccia in questo blog più e più volte), di Cecil (una sola poesia, France) e di Hilaire Belloc (che gode di un'amplissima pagina a lui dedicata, pari se non maggiore di quella di Chesterton, e viene annoverato come 75° tra i primi 500 poeti).


Mi ha molto colpito il profilo di Chesterton, breve ma appropriato e significativo nelle sue sottolineature, alcune delle quali mi permetto di tradurre per voi qui di seguito:


(...) Uomo dalle opinioni forti e con un enorme talento nel difenderle, la sua personalità esuberante gli permise comunque di mantenere una calda amicizia con persone - come George Bernard Shaw e H. G. Wells - con le quali era in forte disaccordo.


Chesterton non ebbe difficoltà a difendere ciò in cui credeva. Fu uno dei pochi giornalisti ad opporsi alla guerra boera. Il suo Eugenics and Other Evils del 1922 attaccò quella che all'epoca era la più progressista delle idee, l'idea che la razza umana potesse e dovesse allevare una versione superiore di se stessa. Nell'esperienza nazista, la storia ha dimostrato la saggezza delle sue opinioni un tempo "reazionarie". 


(...) Durante i giorni bui del 1940, quando la Gran Bretagna era praticamente sola contro la potenza armata della Germania nazista, furono spesso citati questi versi della sua Ballata del cavallo bianco del 1911: 


Non vi dico nulla per il vostro conforto,

Sì, niente per il vostro desiderio,

se non che il cielo diventa ancora più scuro

E il mare sale più in alto.


Sebbene non siano state scritte per un pubblico di studiosi, le sue biografie di autori e personaggi storici come Charles Dickens e San Francesco d'Assisi contengono spesso brillanti intuizioni sui loro soggetti.


(...) La sua politica si adattava alla sua profonda sfiducia nei confronti della ricchezza concentrata e del potere di qualsiasi tipo. Insieme all'amico Hilaire Belloc e in libri come What's Wrong with the World del 1910, sostenne un punto di vista chiamato "Distributismo", che è meglio riassunto dalla sua espressione che ogni uomo dovrebbe essere autorizzato a possedere "tre acri e una mucca". Sebbene non sia noto come pensatore politico, la sua influenza politica ha fatto il giro del mondo. Alcuni vedono in lui il padre del movimento "piccolo è bello" e si attribuisce a un suo articolo di giornale il merito di aver spinto Gandhi a cercare un nazionalismo "genuino" per l'India. (...)


In Italia abbiamo diverse traduzioni della poesia di Chesterton anche se non sono che una piccola parte: campeggia tra tutte La ballata del cavallo bianco, edito da Raffaelli (ci sono decine di riferimenti a quest'opera nel nostro blog, anche fotografie ai luoghi ove essa è ambientata, non saprei cosa segnalarvi in particolare), e seguono la raccolta La ballata di Santa Barbara, edita da Itaca, Il cavalier pazzo (che trovate qui e https://uomovivo.blogspot.com/2018/12/il-cavaliere-pazzo-una-piacevole-novita.html) e Lepanto, edita da Pathos (per la traduzione in rima di Giulio Mainardi; esiste anche una traduzione di Rodolfo Caroselli, anch'essa rinvenibile nel blog). Ma c'è ancora tanto, tantissimo da tradurre. Dobbiamo considerare che ebbe grande fortuna come poeta e che uno come John Ronald Reuel Tolkien lo preferiva poeta piuttosto che saggista.


Per cui qui sotto trovate le poesie richiamate nel sito e la citata presentazione, degna di particolare nota.


Marco Sermarini

https://allpoetry.com/Gilbert-Keith-Chesterton


Un autografo di Chesterton,
i versi intitolati
"Triolet of the Self-Examining Journalist"


giovedì 24 dicembre 2020

Tanti tanti auguri di Buon Natale, cari amici, con le parole di Frances.

 

Cari Amici!

Quest'anno voglio fare gli auguri per la nascita del Nostro Re Bambino a tutti voi che seguite questo piccolo ma appassionato blog, ma li voglio fare con le parole della moglie di Gilbert, Frances Blogg.

Anzitutto ripropongo la versione  del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino), che è una di quelle che mi commuovono di più.

Poi voglio soffermarmi ancora una volta su Frances, e un po' su Gilbert, questi due ragazzi che si volevano tanto bene.

Frances era una donna piuttosto riservata e sensibile, buona ed eccezionale nell'interpretare la vocazione che il Nostro Re Bambino le aveva assegnato, cioè quella di essere la moglie di questo grande uomo umilissimo e buono (credetemi, era proprio buono), sostenerlo anche nelle cose più ordinarie, dal vestirsi la mattina al ricordarsi di portare soldi a casa o di scrivere quell'articolo.

Vi garantisco che si volevano davvero bene. Nonostante Frances non abbia voluto tramandare a nessuno le bellissime cose che i due si erano scritti durante tutta la vita (chiese a Dorothy di distruggere tutte le lettere intercorse tra i due, e Dorothy fedelmente eseguì la consegna dopo la morte di Frances), i segni di questo grande saldo fiducioso amore sono numerosi.

Qualcosa emerge anche nell'amore per i bambini (ricordo - altrimenti mi sembra di omettere una circostanza fondamentale, e per un noioso come me tutto è fondamentale - le leggendarie feste natalizie che Gilbert e Frances organizzavano a casa loro per i bambini di Beaconsfield, in cui Frances preparava dolci e decorazioni e Gilbert faceva cose che nessuno può immaginare... teatrino delle marionette, storie avventurose, carote riprese con la bocca... scusate, ma tutte le volte che sono passato davanti alle due case in cui i Chesterton vissero a Beaconsfield non sono mai riuscito a smettere di pensare a quella festa natalizia: mi sembra di risentirne le grida e le risatine infantili... anche quelle di Gilbert), che è tutt'altro che scontato per due persone che non ebbero il dono dei figli pur tantissimo desiderati, e nel culto specialmente affettuoso che Frances dedicava a Gesù Bambino.

In queste due realtà si vedeva tutto lo struggimento dei nostri due amici, ma in particolare quello di Frances, che scriveva una poesia in occasione di ogni Natale per il biglietto augurale che indirizzava agli amici dei Chesterton. Una fu proprio questa bella canzone, le cui parole sono sincera espressione dell'innocenza con cui ciascuno di noi dovrebbe affacciarsi alla vita. Non solo accostarsi a Gesù, ma anche accostarsi ad ogni piccolo istante della propria vita. Per Gilbert suona allo stesso modo la famosa "By the Babe Unborn". 

"How far is it to Bethlehem?" è la poesia augurale del 1917, e in quell'occasione fu pubblicata. Fior da fiore si può intravvedere l'affetto e la bontà dei Chesterton e in particolare quella di Frances in versi come questo: "Piccoli sorrisi e piccole lacrime / Sono tutto ciò che abbiamo portato. In fondo non è così? Ah, se vivessimo il Natale come i bambini! Se vivessimo tutta la vita come i bambini! Cos'altro dovremmo inventarci per andare in Paradiso?




Eccone il testo ed a seguire una mia rude traduzione:

How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?

Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.

For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.

God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.

O what can I give to Him,

poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.

Traduzione:

Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?

Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?

I grandi re hanno doni preziosi,
E noi non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.

Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.

Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.

O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore.

La dolcezza e la bontà dell'animo di questi nostri cari amici è tutta espressa nella dolcezza e bontà di Frances, e questa poesia che immagina dei poveri bimbi (noi! siamo noi!) che arrivano a Betlemme e non hanno gran che da dare, se non il proprio cuore. Perché non chiederla questa notte a Gesù Bambino, per noi e per i nostri amici?

Chesterton ebbe questo approccio alla realtà tutta la vita, lo aveva imparato a casa dai genitori, ma prese forma definitiva durante il matrimonio grazie a Frances, che egli non smise mai di ringraziare. Voglio dire di più: quando si parla del rapporto tra Chesterton e il cristianesimo spesso si sorvola o si ignora il ruolo determinante di Frances. Questa poesia è un'espressione fresca del suo più intimo cuore. E' bello farla nostra. Anche solo ascoltarla aiuterà molto.

Ancora una volta Buon Natale, cari amici, di vero cuore, e grazie per il sostegno e l'amicizia che ci date.


Marco Sermarini

giovedì 26 dicembre 2019

Una bella versione di "How far is it to Bethlehem?", canto natalizio il cui testo fu composto da Frances Blogg.



In passato abbiamo più volte parlato di questo bel canto natalizio le cui parole sono state composte da Frances Blogg, la moglie del Nostro Eroe. Ne abbiamo parlato più volte, per esempio qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2015/11/appena-arrivati-in-sede-questi-due.html

poi qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2014/10/scovato-da-nancy-carpentier-brown-ecco.html

e ancora qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2012/12/un-altro-modo-per-dirvi-buon-natale.html

anche qui:

https://uomovivo.blogspot.com/2011/12/il-video-su-frances-blogg-lo-abbiamo_14.html

Ecco, quest'anno questo canto è stato anche eseguito nella festa natalizia della nostra cara Scuola Libera Chesterton di San Benedetto del Tronto dagli alunni di terza media, segno che è un bel canto e che ovviamente ci ispira.

Questa è una versione di molti anni fa del St Patrick's Cathedral Choir di Dublino (è il coro della cattedrale anglicana di Dublino, che esiste ininterrottamente dai tempi in cui la cattedrale era cattolica, e cioè dal 1432 circa).



Mi piace parlare della grande Frances (eccola ritratta in questa bella foto) e le festività del Natale me ne danno l'occasione tramite questo bel canto.

Frances avrebbe voluto avere una famiglia numerosa, e così Gilbert; tuttavia, a causa dell'infertilità, non furono in grado di avere figli. Questo vuoto fu riempito dalla speranza che Frances ricercava in particolare nella nascita di Gesù. Maria che tiene in braccio Gesù Bambino ispirò le sue opere come tema natalizio, e spesso descriveva le mani e i piedi di Gesù Bambino. Ogni Natale scriveva una poesia per il consueto biglietto augurale; una di esse fu proprio "How far is it to Bethlehem?", che fu poi pubblicata nella festività del 1917.

Qui di seguito il testo:


How far is it to Bethlehem,
not very far?
Shall we find the stable room
lit by a star?
Can we see the little child,
is He within?
If we lift the wooden latch,
may we go in?
May we stroke the creatures there,
oxen or sheep?
May we peek like them and see
Jesus asleep?
If we touch His tiny hand,
will He awake?
Will He know we've come so far
just for His sake?


Great kings have precious gifts,
And we have naught,
Little smiles and little tears
Are all we brought.

For all weary children
Mary must weep.
Here, on his bed of straw
Sleep, children, sleep.

God in his mother's arms,
Babes in the byre,
Sleep, as they sleep who find
Their heart's desire.


O what can I give to Him,

poor as I am?
If I were a shepherd,
I'd bring a lamb;
if i were a wise man
I'd do my part;
yet what can I give to Him?
Give Him my heart.

Mia rustica traduzione:

Quanto dista Betlemme,
non molto lontano?
Troviamo la stalla
illuminato da una stella?
Possiamo vedere il piccolo bambino?
è dentro?
Se alziamo il chiavistello di legno,
possiamo entrare?

Possiamo accarezzare le creature lì,
buoi o pecore?
Che si possa sbirciare come loro e vedere
Gesù addormentato?
Se tocchiamo la Sua manina,
si sveglierà?
Saprà che siamo arrivati da così lontano
solo per il Suo bene?

I grandi re hanno doni preziosi,
E non abbiamo nulla,
Piccoli sorrisi e piccole lacrime
Sono tutto ciò che abbiamo portato.

Per tutti i bambini stanchi
Maria deve piangere.
Qui, sul suo letto di paglia
Dormite, bambini, dormite.

Dio tra le braccia di sua madre,
i bimbi nella stalla,
Dormono, come dormono coloro che trovano
Il desiderio del loro cuore.

O che cosa posso dare a Lui,
povero come sono?
Se fossi un pastore,
Io porterei un agnello;
se fossi un Re Mago
Io farei la mia parte;
ma cosa posso dargli?
Do il mio cuore.

Quanto Frances volesse bene a Gilbert è proprio difficile dirlo ed immaginarlo, davvero tanto. La dolcezza e la bontà del suo animo è tutta riflessa in questa poesia che immagina dei poveri bimbi che arrivano sino a Betlemme e hanno ben poco da dare, se non il loro cuore.

E' molto commovente vedere come questa canzone rifletta il bene di questi due "ragazzi", Gilbert e Frances, e la loro vita in Cristo.

Tornerò, spero, ancora una volta su Frances perché era tanto buona, come Gilbert.

Ancora una volta Buon Natale, cari amici.


Marco Sermarini

P.S.: mentre cercavo questa versione del canto digitando How far is it to Bethlehem su Google, il signor Google mi ha risposto che da San Benedetto del Tronto, dove mi onoro di abitare, sono circa km 3978 passando per la E70, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Siria, Libano... :-) 


lunedì 27 ottobre 2014

Scovato da Nancy Carpentier Brown, ecco cosa vi proponiamo...


Si tratta della partitura "illustrata" del canto How far is it to Bethlehem? il cui testo è stato scritto da Frances Blogg sposata Chesterton, la moglie del nostro caro Gilbert.

E' originale di quei giorni, come vedete.

Di questo canto abbiamo parlato anche altrove, grazie alla nostra cara Nancy Carpentier Brown, elemento di spicco del braccio di Chicago della American Chesterton Society, che abbiamo avuto modo di conoscere lo scorso settembre, avendoci invitato ad uno dei loro raduni chestertoniani in uno splendido pub alle porte di Chicago, con tanto di pelle d'orso e testa di bisonte appese ai muri!

Trovate altre belle tracce qui e qui. Nancy sta lavorando molto sulla persona di Frances, di cui non si è ancora detto abbastanza, e la ringraziamo per questo.