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mercoledì 7 settembre 2016

Un aforisma (e più) al giorno

Segovia (Spagna), Plaza Mayor -
Concerto di una banda
di musica tradizionale e popolare,
gente allegra all'aperto
ad ascoltare e battere le mani -
4 Settembre 2016, ore 13.40
Guardando questa foto tornano facilmente alla memoria le belle parole di Chesterton che qui sotto riportiamo. Torniamo a dire: vogliamo combattere perché tornino ovunque l'allegria, i vestiti sgargianti, le canzoni, le danze, l'arte all'aperto. Che tornino i muri, e la disciplina, e la dottrina, perché così torneranno i giochi, l'allegria, la bellezza e la felicità! Lotteremo per questo, aguzzi come punte di freccia!

"I paesi di Europa rimasti sotto la influenza dei preti sono precisamente quelli dove ancora si canta, si danza, e ci si mettono vestiti sgargianti e l’arte vive all’aperto. La dottrina e la disciplina cattolica possono essere dei muri, ma sono i muri di una palestra di giuochi. Il Cristianesimo è la sola cornice in cui sia preservata la gioia del paganesimo. Immaginiamoci dei fanciulli che stanno giocando sul piano erboso di qualche isolotto elevato sul mare; finché c’era un muro intorno all’orlo dell’altura, essi potevano sbizzarrirsi nei giochi più frenetici e fare di quel luogo la più rumorosa delle nurseries; ora il parapetto è stato buttato giù, lasciando scoperto il pericolo del precipizio. I fanciulli non sono caduti, ma i loro amici, al ritorno, li hanno trovati rannicchiati e impauriti nel centro dell’isolotto, e il loro canto era cessato".



G. K. Chesterton, Ortodossia

10 Settembre 2016 - Aggiornamento - qui c'è anche un breve video di quello che stava accadendo quel 4 Settembre nella meravigliosa piazza di Segovia, sotto gli occhi compiaciuti di Juan Bravo: 

http://uomovivo.blogspot.it/2016/09/ancora-su-i-paesi-di-europa-rimasti.html

lunedì 23 luglio 2012

Buone notizie - Una ragazza down di è laureata (pensate a quanti bimbi down vengono abortiti…)

Chiara Birilli, ragazza down, si è laureata

Una vittoria di civiltà a fronte di tanti bambini down che non vengono fatti nascere

di Antonio Gaspari

ROMA, sabato, 21 luglio 2012 (ZENIT.org).- Giovedì 19 luglio, Chiara Birilli, una ragazza down di 26 anni, si è laureata in Economia e Commercio presso l'Università di Cassino. 

Si tratta di una buona e grande notizia, perché Chiara ha mostrato al mondo che la diversità arricchisce l'umanità e che non è vero che i down sono meno intelligenti.

Chiara ha discusso la tesi su "Il valore di un corretto posizionamento di marca nel tempo: i casi Coca Cola e Nutella" in maniera brillante.

Con votazione ottanta su cento è tra le prime persone in Italia affette dalla sindrome di Down a raggiungere la laurea.

Il prof. Raffaele Trequattrini, presidente della Commissione ha detto che "Il suo lavoro è stato molto apprezzato".

Il relatore Dottor Marcello Sansone ha parlato di una "Tesi molto interessante, ha prodotto un lavoro qualitativo di profilo molto alto".

Il rettore dell'Università Ciro Attaianese ha sottolineato a "ll Messaggero" che "L'Ateneo da sempre si è contraddistinto e lavora per fare in modo che le disabilità non siano diversità. Noi proviamo a venire incontro a tutti, affinchè‚ tutti possano raggiungere gli stessi risultati. È questo un elemento di grande civiltà".

Le cronache locali raccontano di un grande entusiasmo intorno a questo evento.

Lei, Chiara Birillila ha spiegato di aver dedicato la tesi alla sua famiglia, "ai miei genitori, a mia sorella, ai miei nonni e soprattutto ai nonni morti perché visto che non sono con noi gli ho sentiti ancora più vicini".

La mamma Lucia ha detto a "Il Messaggero": "E stata bravissima, avevo il cuore in gola mentre parlava. Abbiamo lottato tanto, ma ora quello che desidero è che lei possa continuare sempre così".

Il papà Alfredo ha raccontato che il giorno precedente alla discussione della tesi "la strada che portava a Cassino, non era mai sembrata cosi lunga, lo stomaco chiuso, le parole che non uscivano dalla bocca".

"Il tragitto sembrava lunghissimo – ha continuato - quando siamo partiti eravamo emozionantissimi, ma ora la felicità è tanta, è il giorno di Chiara, è la sua vittoria e le auguro che sia il principio di un grande inizio". 

Ad assistere alla discussione della tesi anche la nonna Concetta, che con orgoglio ha detto "quella è mia nipote sono sempre stata contenta della sua scelta di studiare e quando mia figlia mi ha detto che era arrivato il giorno della laurea ho toccato il celo con un dito, mia nipote è forte e andrà avanti".

lunedì 23 gennaio 2012

Questo articolo segnalato da Maria Grazia Gotti si merita il tag "Bella gioia!"

Lucy non doveva nascere, è diventata uno spettacolo

"È la storia di una nascita. Quindi una storia di Natale. «Questa bimba è un miracolo della natura», dice la mamma di Lucy. Lo penso anch'io, dopo averla vista camminare, gattonare, giocare, sorridere, salutare, imitare «la nonna di Titti» con smorfie da attrice consumata e mandare bacini soffiando sul palmo della mano. Sì, è davvero un caso unico al mondo, Lucy, che non doveva nemmeno nascere ed invece è nata il 7 luglio 2009, figlia di Anna Benedetti e Gianluca Anselmi, 39 e 42 anni, affetta dalle sindromi di Dandy-Walker e di Down, una rarissima combinazione su cui non esiste letteratura scientifica, a parte il caso di un bimbo israeliano che nel 1989 tentarono invano di salvare in Germania."

L'articolo-intervista, pubblicato su Il Giornale il 24 dicembre, si trova qui:http://www.ilgiornale.it/edizione_pdf/307/26-12-2011/18/page=171505-pdf_num=2466

L'autore è Stefano Lorenzetto, un giornalista dalla penna magica che riesce a tirar fuori l'unicità di tutte le persone che intervista. E di italiani, per i suoi "Tipi Italiani" ne ha intervistati davvero tanti, famosi (pochi) o sconosciuti (i più); così tanti da finire sul Guinnes dei primati.
....Forse però magica non è la penna, ma il suo sguardo, che si lascia stupire e incuriosire sempre dalla persona che gli sta davanti.

Maria Grazia Gotti

giovedì 24 novembre 2011

Belle notizie chestertoniane da un caro amico che vive a Roma

Caro Presidente,

(...)

ti scrivo però per una cosa lieta e simpatica: oggi un intero spazio della libreria s.paolo in via dlela conciliazione è dedicato ai libri del nostro e sul nostro,
 
mi sono commosso, ricordando quando li cercavo invano nella analoga libreria di Bari, negli ormai remoti anni Novanta.

(...)
 
m. s.

mercoledì 26 ottobre 2011

Bella gioia - Una notizia anti-tristezza grazie a Maria Grazia Gotti - La storia di Elvira Parravicini, che si prende cura dei bimbi con poche speranze di vita

GRAZIE, MARIA GRAZIA! BELLA! CON QUESTA NOTIZIA APRIAMO LA RUBRICA "BELLA GIOIA"!

Ciao Marco,

per bilanciare la tristezza di certe notizie, ti segnalo questo articolo, trovato su "Vite spericolate" il blog di Massimo Pandolfi, caporedattore de Il Resto del Carlino. Racconta della dottoressa Elvira Parravicini, neonatologa italiana che negli USA si prende cura di bambini con pochissime speranze di vita. E che dice "c'è sempre qualcosa da fare".

La donna che ha inventato gli hospice per neonati

Pubblicato da Massimo Pandolfi Lun, 24/10/2011 - 12:22

LA SECONDA edizione del premio ‘Enzo Piccinini’ quest’anno va ad un’italiana, la dottoressa Elvira Parravicini, una neonatologa lombarda, da anni negli Stati Uniti, che ha creato a New York il primo hospice per neonati. La consegna del riconoscimento mercoledì, alle ore 17,45, a Modena, presso il Centro Servizi Didattici della Facoltà di Medicina e Chirugia del Policlinico di Modena, nel corso del convegno ‘Maestri del nostro tempo nel campo della cura, dell’assistenza e dell’educazione’. Proprio nel campo medico ed educativo si era sempre distinto Piccinini, un medico morto nel 1999, a seguito di un incidente stradale sull’A1. In sua memoria, è nata una Fondazione, a Modena (dove Piccinini risiedeva) che dallo scorso anno ha deciso di assegnare questo ambito riconoscimento. Nel 2010 il premio fu consegnato al dottor Mario Melazzini, medico malato di Sla, testimone di speranza nonostante la malattia.

DI MASSIMO PANDOLFI

FOSSE per lei, l’espressione «Non c’è più nulla da fare» verrebbe bandita non solo dal campo medico, ma dal dizionario stesso. «C’è sempre qualcosa da fare» spiega e si anima Elvira Parravicini, 55 anni, medico neonatologo italiano, di Seregno (Monza), ‘cervello’ da 15 anni ceduto agli Stati Uniti. «Se anche a un bambino dovessero restare solo pochi giorni, poche ore o pochi minuti di vita — dice — noi abbiamo il dovere di chiederci: come possiamo confortarlo? E allora i punti chiave della cura diventano: mantenere il bimbo caldo, idratarlo o prendersi cura del dolore, se necessario, e soprattutto aiutare i genitori o altri membri della famiglia ad accogliere questo bimbo, anche per un periodo di tempo brevissimo».La dottoressa Parravicini ha un record: alla Colombia University di New York ha inventato un reparto, una ‘squadra speciale’ che è unico al mondo: una specie di hospice per bambini neonati, venuti al mondo troppo prima del tempo oppure affetti da sindromi letali o anomalie congenite talmente gravi da impedire nel 99% dei casi la sopravvivenza, anche a breve termine.GLI HOSPICE sono perlopiù i luoghi dove si va a morire, dove si danno gli ultimi conforti e si prova a togliere il dolore alle persone condannate. «Dare vita ai giorni e non giorni alla vita» è il motto lanciato dalla fondatrice di queste strutture, Cecily Saunders, che la Parravicini da alcuni anni applica quotidianamente con i suoi bambini che spesso non arrivano a pesare neanche un chilo, magari non hanno i reni, che sono destinati alla morte ma che intanto ci sono. Esistono. In America la chiamano ‘comfort care’. Il respiro di un bambino, seppure di un solo minuto, ha un valore infinito. «Lavorando con piccoli pazienti fra la vita e la morte, faccio sempre un’esperienza di bellezza, sia che la rianimazione riesca a salvare la vita, sia che mi debba confrontare con l’estremo limite umano che si chiama morte, perchè c’è un significato pure lì». Sembrano parole dell’altro mondo quelle della dottoressa Parravicini, ma sono più che mai di questo mondo. Non esistono ricette per tutte le stagioni: «Ci sono medici che suggeriscono di non iniziare la rianimazione di questi neonati e altri che insistono sulla rianimazione a tutti i costi. Io scelgo un’altra via». CHE SAREBBE: non c’è una regola. «Ho viste centinaia di bambini, ma ogni volta è diverso, perché ogni bambino è diverso. Ogni volta c’è un nuovo dramma da affrontare; sì, un dramma, che non va eluso o censurato. La società moderna, amche molti miei colleghi, provano invece a fare così: vorrebbero delle regolette da applicare, tenendosi la coscienza a posto. No, dobbiamo giocarci di più: serve prendere una decisione, rispettando e non manipolando il ‘destino del paziente’, che non può essere determinato nè dai genitori, né tantomeno dal medico. Ma anche quando la nostra conoscenza scientifica ci suggerisce che un bimbo è troppo prematuro per farcela, la nostra responsabilità medica non finisce lì. Non lo possiamo guarire questo bimbo, ma possiamo curarlo, cioè prenderci cura di lui. E dei suoi familiari». NELL’hospice del Morgan Stansley Children’s Hospital, Elvira Parravicini lavora con un’infermiera, un’assistente spirituale che cambia a seconda della religione della famiglia di appartenenza del bimbo, un fotografo professionista che, da volontario, fa un clic su questi fanciulli, affinché alle famiglie resti un ricordo; infine c’è un ‘child life’, che non è uno psicologo e neppure un fattorino, ma una persona che conforta una mamma e un papà in giorni certamente intensi e non facili, aiutandoli anche a sbrigare le necessità quotidiane.«NEGLI ultimi tre anni — spiega la Parravicini — ho seguito la nascita e il percorso di 44 bambini diagnosticati prima della nascita con condizioni probabilmente letali». I bimbi sono quasi sempre morti, ma ci sono state anche le sorprese, almeno tre. Jaden ad esempio. Jaden è una bimba che oggi ha tre anni ma che non doveva neppure nascere. Prima perché sua madre aveve appena sedici anni ed era un po’ sbandata, quando è rimasta incinta; poi perché al primo esame clinico si era capito che questa bimba non sarebbe mai potuta sopravvivere. L’universo mondo aveva consigliato alla ragazzina prima di abortire poi di lasciar perdere. Non aveva senso, per nessuno, portare a termine la gravidanza: almeno, dicevano così.INVECE questa mamma non ha abortito, non ha lasciato perdere. E ora a New York vive una donna felice di 19 anni, una giovane donna che ha messo la testa a posto e che spesso e volentieri va in ospedale a trovare la dottoressa Parravicini. Insieme a Jaden, sana come un pesce.