mercoledì 18 novembre 2009

Rassegna stampa

18 Novembre 2009 - Avvenire
Fine Vita
Manovre per svuotare la legge 121 KB

18 Novembre 2009 - Avvenire
Fine Vita
A dicembre le linee guida 95 KB

18 Novembre 2009 - Giornale
CROCIFISSO. Il popolo Pd 29 KB

martedì 17 novembre 2009

Il Wall Street Journal parla di Dickens e cita Chesterton.


In questo collegamento trovate un articolo del Wall Street Journal del 14 Novembre 2009 su Charles Dickens; in esso si richiama un giudizio di Chesterton su Dickens, che di quest'ultimo fu uno dei massimi esperti.



Rassegna stampa

17 Novembre 2009 - Avvenire
Fine Vita
2700 emendamenti 104 KB

17 Novembre 2009 - Repubblica
Fine Vita
E' battaglia nel Pdl 71 KB

17 Novembre 2009 - Sole24ore
Fine Vita
La maggioranza apre sulla nutrizione 85 KB


Ripensando al Papa in visita alla FAO

Ieri il Papa ha riaffermato quello che da decenni a chi ha ancora il
senso comune appare chiaro.
La fame c'è ma non dipende da nessuna crescita demografica.
Questa cosa l'aveva detta tante volte, l'ultima nella Caritas in
Veritate, ma Repubblica, Corriere, Sole 24 Ore e compagni ogni tanto
ritirano fuori le fantasticherie sulla crescita demografica, sui
preservativi e quant'altro.
Il Papa ha detto la verità e dovremmo metterci su quella strada.
L'Uomo Vivo intanto dice: non leggete più i fiacheggiatori della fame.

Inviato da iPhone

lunedì 16 novembre 2009

Gente che non sta al guinzaglio

Un interessante intervento di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e docente di Statistica all'Università di Milano Bicocca, sul welfare e sul 5 per mille. Parte da un giudizio sulla storia d'Italia.

da Il Sussidiario di venerdì 6 novembre 2009

In un periodo in cui dominano gossip e scandali, sembra particolarmente arduo anche veder descritta con realismo la vita delle realtà sociali e il loro rapporto con il mondo pubblico. L’Italia è purtroppo ancora vittima dei famigerati cinquant’anni successivi alla sua raggiunta unità, in cui l’ideologia massonica e laicista ha cercato di stravolgere una tradizione italiana dove vigeva una mentalità “sussidiaria” capace di valorizzare l’iniziativa diffusa e operosa della gente e dei corpi sociali.

Esponente di spicco di questa ideologia fu Crispi che nel 1891 giustificò l’espropriazione dei beni ecclesiastici teorizzando il diritto dello Stato di avere il monopolio dell’assistenza ai cittadini. Nessuno disconosce il valore dello stato sociale, i livelli minimi garantiti di assistenza e l’universalità dei servizi ma, come acutamente afferma Pierpaolo Donati, ciò ha significato «rendere irrilevanti le relazioni fra i consociati, sminuire l’importanza delle comunità e formazioni sociali intermedie, anche come soggetti di cittadinanza, limitare il pluralismo sociale, in sintesi svalutare la socialità della persona umana, anche e precisamente come elemento costitutivo del welfare»: è l’avvento dello Stato hobbesiano nel mondo del welfare.

Oggi, quella mentalità da Italietta post risorgimentale continua nello statalismo di una certa destra, in parte del mondo di sinistra svincolato dalla sua tradizione popolare e sociale e in un certo mondo cattolico senza identità e perciò succube della mentalità dominante. Così, in questi ben individuabili ambienti ha continuato a dominare l’idea che qualunque intervento del privato e del privato sociale nell’assistenza, nella sanità, nell’educazione, nel tempo libero sia portatore di interessi particolari in contrasto con il bene comune.

Non si capisce che ci possa essere un pubblico non statale, una capacità di dare un apporto al bene comune anche quando, sotto il profilo giuridico, si appartenga al diritto privato. Misconoscendo la realtà storica e il valore del principio costituzionale della sussidiarietà (art. 118), non si vuole ammettere che esistono ideali della persona che possono essere al servizio di tutti, in quella dimensione di gratuità e di dono sottolineata dall’Enciclica Caritas in Veritate.

Eppure il nostro Paese è popolato di opere sociali di origine religiosa e laica, di centri di formazione professionale, vecchi e nuovi, nati dal privato sociale, di realtà sportive, di associazioni a difesa della natura che nessun ente pubblico saprebbe mai far nascere. Non si vuole ammettere che il desiderio di verità, giustizia, bellezza educato da movimenti ideali, attraverso la costruzione di opere sia in grado di perseguire, almeno insieme allo Stato, il bene comune. Sembra che ci si sia dimenticati della battaglia per l’autonomia delle fondazioni di origine bancaria: realtà di diritto privato che la Corte costituzionale, nelle sentenze nn. 300 e 301 del 2003, ascrive tra «i soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali».

Nell’ottica statalista sopra citata, qualunque forma di organizzazione sociale, qualunque movimento, qualunque realtà organizzata deve essere vista con sospetto. Dovrebbero esistere solo l’individuo e lo Stato, e il rapporto tra i due dovrebbe essere mediato solo da qualche padrone del vapore mediatico e da qualche intellettuale illuminato che, come demiurghi tra la terra e il cielo, indicano ai cittadini, ridotti a burattini, quali sono i comportamenti virtuosi da tenere.

Allo stesso modo è vista come una minaccia l’iniziativa di qualche lungimirante e purtroppo ancora isolata amministrazione che, per evitare che i servizi siano erogati da un welfare state inefficiente, inefficace e costoso, e ispirandosi a interventi tipici della sinistra europea di tipo blairista, cerca di rendere le persone e le realtà sociali protagoniste del welfare; e in quest’ottica, attraverso sistemi di voucher, fa sì che i cittadini scelgano gli erogatori di servizi più capaci di rispondere ai loro bisogni tra quelli accreditati in base alla loro qualità.

Questo sistema, che attua una reale democrazia, evidentemente ridà potere reale ai cittadini e impedisce altresì che i politici di turno possano favorire in modo clientelare alcune realtà a loro più vicine, al di là della loro qualità. Dovrebbe essere, questo, un sistema che trova il plauso di intellettuali, politici e operatori dei media che amano davvero il bene comune.

Invece, contro il parere favorevole del popolo (vedi enorme consenso al cinque per mille: nel 2007 lo hanno devoluto 15.618.714 italiani) c’è chi, ideologico o disonesto, considera troppo pericoloso che esista gente che non sta al guinzaglio e per questo, senza alcuna correttezza e verifica reale dei fatti, diffonde notizie scandalistiche.

IRAQ - Mosul festeggia la nomina del nuovo arcivescovo, dopo la morte di mons. Rahho


Benedetto XVI ha dato il suo assenso all’elezione del reverendo Emil Shimoun Nona, fatta dal Sinodo dei vescovi della Chiesa Caldea. La diocesi era senza guida dal marzo 2008, in seguito al sequestro e all’uccisione di mons. Rahho. Cattolici a Mosul: “gioia e rinnovata speranza”.


Mosul (AsiaNews) – La diocesi di Mosul, nel nord dell’Iraq, festeggia la nomina a nuovo arcivescovo del reverendo Emil Shimoun Nona. Papa Benedetto XVI ha dato oggi il suo assenso all’elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei vescovi della Chiesa Caldea. Il sacerdote appartiene al clero eparchiale di Alqosh ed è chiamato a guidare la diocesi, rimasta senza pastore nel marzo 2008 in seguito al sequestro e alla morte di mons. Paul Faraj Rahho. I cattolici di Mosul accolgono la nomina con “gioia e rinnovata speranza”.

Il reverendo Emil Shimoun Nona è nato ad Alqosh il 1° novembre 1967. Nel 1985 è entrato nel Seminario Patriarcale Caldeo ed è stato ordinato sacerdote l’11 gennaio 1991 a Baghdad. Dal 1993 al 1997 è stato vicario parrocchiale ad Alqosh, quindi parroco fino al 2000, quando si è iscritto alla Pontificia Università Lateranense.

Nel 2005 ha conseguito la Laurea in Teologia ed è rientrato in patria svolgendo il ministero pastorale come parroco ad Alqosh. Ad oggi ricopre la carico di Proto-Sincello dell’Arcieparchia di Alqosh ed è professore di Antropologia al Babel College. Egli parla l’arabo, l’italiano, il caldeo e conosce l’inglese.

Fonti cattoliche di AsiaNews a Mosul confermano la “felicità dei fedeli” per il nuovo arcivescovo, fonte di “rinnovata speranza per la diocesi locale”. “Aspettavamo con ansia – commenta – la nomina. Ci auguriamo che prenda il ruolo al più presto possibile, riesca a mettere ordine nella diocesi e sia una voce autorevole per far rispettare i diritti dei cristiani”.

Dal 13 marzo 2008 l’arcidiocesi di Mosul è senza pastore, in seguito alla morte di mons. Rahho mentre si trovava nelle mani dei sequestratori. “In questi mesi – aggiunge la fonte di AsiaNews – sono cambiate molte cose. Il numero dei fedeli è calato, perché moltissimi sono fuggiti. Ai tempi di Saddam, la parrocchia più grande della diocesi aveva un numero di cattolici maggiore di quanti ve ne siano oggi nell’intera diocesi”.

La fonte denuncia il clima di “paura e insicurezza” che ancora oggi si respira a Mosul e la campagna di persecuzione contro le minoranze locali, confermata da un recente rapporto di Human Rights Watch. “I cristiani – conclude – sono coinvolti in una contesa politica che sfocia in continui casi di violenze. A quanti sono rimasti e al nuovo pastore, il compito di lavorare per la ricostruzione della Chiesa e della vita dei fedeli”.(DS)

Rassegna stampa

15 Novembre 2009 - Avvenire
Parità Scolastica
Scuole cattoliche. meno istituti più studenti 451 KB

16 Novembre 2009 - Sole24ore
Fine Vita
La terza via bipartisan 94 KB

16 Novembre 2009 - Repubblica
Eutanasia
Shock a Londra 113 KB

Il discorso di Papa Benedetto XVI di oggi 16 Novembre 2009 alla FAO - Papa distributista.

Signor Presidente,
Signore e Signori!

1. Ho accolto con grande piacere l'invito del Signor Jacques Diouf, Direttore Generale della FAO, a prendere la parola nella sessione di apertura di questo Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare. Lo saluto cordialmente e lo ringrazio per le sue cortesi parole di benvenuto. Saluto le alte Autorità presenti e tutti i partecipanti. Desidero rinnovare - in continuità con i miei venerati Predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II - la stima per l'azione della FAO, a cui la Chiesa Cattolica e la Santa Sede guardano con attenzione ed interesse per il quotidiano servizio di quanti vi lavorano. Grazie alla vostra generosa opera, sintetizzata nel motto Fiat Panis, lo sviluppo dell'agricoltura e la sicurezza alimentare rimangono fra gli obiettivi prioritari dell'azione politica internazionale. E sono certo che questo spirito orienterà le decisioni del presente Vertice, come pure quelle che saranno adottate nel comune intento di vincere quanto prima la lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo.
2. La Comunità internazionale sta affrontando in questi anni una grave crisi economico-finanziaria. Le statistiche testimoniano la drammatica crescita del numero di chi soffre la fame e a questo concorrono l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, la diminuzione delle disponibilità economiche delle popolazioni più povere, il limitato accesso al mercato e al cibo. Tutto ciò mentre si conferma il dato che la terra può sufficientemente nutrire tutti i suoi abitanti. Infatti, sebbene in alcune regioni permangano bassi livelli di produzione agricola anche a causa di mutamenti climatici, globalmente tale produzione è sufficiente per soddisfare sia la domanda attuale, sia quella prevedibile in futuro. Questi dati indicano l'assenza di una relazione di causa-effetto tra la crescita della popolazione e la fame, e ciò è ulteriormente provato dalla deprecabile distruzione di derrate alimentari in funzione del lucro economico. Nell’Enciclica Caritas in veritate ho osservato che “la fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale. Manca, cioè, un assetto di istituzioni economiche in grado sia di garantire un accesso al cibo e all'acqua regolare e adeguato…, sia di fronteggiare le necessità connesse con i bisogni primari e con le emergenze di vere e proprie crisi alimentari…”. Ed ho aggiunto: “Il problema dell'insicurezza alimentare va affrontato in una prospettiva di lungo periodo, eliminando le cause strutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesi più poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale, in modo da garantire una loro sostenibilità anche nel lungo periodo” (n. 27). In tale contesto, è necessario contrastare anche il ricorso a certe forme di sovvenzioni che perturbano gravemente il settore agricolo, la persistenza di modelli alimentari orientati al solo consumo e privi di una prospettiva di più ampio raggio e soprattutto l'egoismo, che consente alla speculazione di entrare persino nei mercati dei cereali, per cui il cibo viene considerato alla stregua di tutte le altre merci.
3. La debolezza degli attuali meccanismi della sicurezza alimentare e la necessità di un loro ripensamento sono testimoniati, in un certo senso, dalla stessa convocazione di questo Vertice. Infatti, nonostante i Paesi più poveri siano integrati nell'economia mondiale più ampiamente che in passato, l'andamento dei mercati internazionali li rende maggiormente vulnerabili e li costringe a ricorrere all'aiuto delle Istituzioni intergovernative, che senza dubbio prestano un'opera preziosa e indispensabile. Il concetto, però, di cooperazione deve essere coerente con il principio di sussidiarietà: è necessario coinvolgere “le comunità locali nelle scelte e nelle decisioni relative all’uso della terra coltivabile” (ibid.), perché lo sviluppo umano integrale richiede scelte responsabili da parte di tutti e domanda un atteggiamento solidale che non consideri l'aiuto o l'emergenza come funzionali a chi mette a disposizione le risorse o a gruppi elitari presenti fra i beneficiari. Di fronte a Paesi che manifestano necessità di apporti esterni, la Comunità internazionale ha il dovere di partecipare con gli strumenti della cooperazione, sentendosi corresponsabile del loro sviluppo, “mediante la solidarietà della presenza, dell'accompagnamento, della formazione e del rispetto” (ibid., 47). All’interno di questo contesto di responsabilità si colloca il diritto di ciascun Paese a definire il proprio modello economico, prevedendo i modi per garantire la propria libertà di scelta e di obiettivi. In una tale prospettiva, la cooperazione deve diventare strumento efficace, libero da vincoli e da interessi che possono assorbire una parte non trascurabile delle risorse destinate allo sviluppo. E’ inoltre importante sottolineare come la via solidaristica per lo sviluppo dei Paesi poveri possa diventare anche una via di soluzione della crisi globale in atto. Sostenendo, infatti, con piani di finanziamento ispirati a solidarietà tali Nazioni, affinché provvedano esse stesse a soddisfare le proprie domande di consumo e di sviluppo, non solo si favorisce la crescita economica al loro interno, ma si possono avere ripercussioni positive sullo sviluppo umano integrale in altri Paesi (cfr ibid., 27).
4. Nell’odierna situazione permane ancora un livello di sviluppo diseguale tra e nelle Nazioni, che determina, in molte aree del pianeta, condizioni di precarietà, accentuando la contrapposizione tra povertà e ricchezza. Tale confronto non riguarda più solo i modelli di sviluppo, ma anche e soprattutto la percezione stessa che sembra affermarsi circa un fenomeno come l'insicurezza alimentare. Vi è il rischio cioè che la fame venga ritenuta come strutturale, parte integrante delle realtà socio-politiche dei Paesi più deboli, oggetto di un senso di rassegnato sconforto se non addirittura di indifferenza. Non è così, e non deve essere così! Per combattere e vincere la fame è essenziale cominciare a ridefinire i concetti ed i principi sin qui applicati nelle relazioni internazionali, così da rispondere all'interrogativo: cosa può orientare l'attenzione e la successiva condotta degli Stati verso i bisogni degli ultimi? La risposta non va ricercata nel profilo operativo della cooperazione, ma nei principi che devono ispirarla: solo in nome della comune appartenenza alla famiglia umana universale si può richiedere ad ogni Popolo e quindi ad ogni Paese di essere solidale, cioè disposto a farsi carico di responsabilità concrete nel venire incontro alle altrui necessità, per favorire una vera condivisione fondata sull'amore.
5. Tuttavia, sebbene la solidarietà animata dall’amore ecceda la giustizia, perché amare è donare, offrire del ‘mio’ all’altro, essa non è mai senza la giustizia, che induce a dare all’altro ciò che è ‘suo’ e che gli spetta in ragione del suo essere e del suo operare. Non posso, infatti, ‘donare’ all’altro del ‘mio’, senza avergli dato in primo luogo ciò che gli compete secondo giustizia (cfr ibid., 6). Se si mira all'eliminazione della fame, l'azione internazionale è chiamata non solo a favorire la crescita economica equilibrata e sostenibile e la stabilità politica, ma anche a ricercare nuovi parametri - necessariamente etici e poi giuridici ed economici - in grado di ispirare l'attività di cooperazione per costruire un rapporto paritario tra Paesi che si trovano in un differente grado di sviluppo. Ciò, oltre a colmare il divario esistente, potrebbe favorire la capacità di ogni Popolo di sentirsi protagonista, confermando così che la fondamentale uguaglianza dei diversi Paesi affonda le sue radici nella comune origine della famiglia umana, sorgente di quei principi della "legge naturale" chiamati ad ispirare scelte ed indirizzi di ordine politico, giuridico ed economico nella vita internazionale (cfr ibid., 59). San Paolo ha parole illuminanti in merito: "Non si tratta infatti – egli scrive - di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondò, e colui che raccolse poco non ebbe di meno" (2 Cor 8,13-15).
6. Signor Presidente, Signore e Signori, per combattere la fame promuovendo uno sviluppo umano integrale occorre anche capire le necessità del mondo rurale, come pure evitare che la tendenziale diminuzione dell'apporto dei donatori crei incertezze nel finanziamento delle attività di cooperazione: va scongiurato il rischio che il mondo rurale possa essere considerato, in maniera miope, come una realtà secondaria. Al tempo stesso, va favorito l'accesso al mercato internazionale dei prodotti provenienti dalle aree più povere, oggi spesso relegati a spazi limitati. Per conseguire tali obiettivi è necessario sottrarre le regole del commercio internazionale alla logica del profitto fine a se stesso, orientandole a favore dell'iniziativa economica dei Paesi maggiormente bisognosi di sviluppo, che, disponendo di maggiori entrate, potranno procedere verso quell'autosufficienza, che è preludio alla sicurezza alimentare.
7. Non si devono poi dimenticare i diritti fondamentali della persona tra cui spicca il diritto ad un’alimentazione sufficiente, sana e nutriente, come pure all’acqua; essi rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare da quello, primario, alla vita. È necessario, pertanto maturare “una coscienza solidale, che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni” (Caritas in veritate, 27). Quanto pazientemente è stato realizzato in questi anni dalla FAO, se da un lato ha favorito l'allargamento degli obiettivi di questo diritto rispetto alla sola garanzia di soddisfare i bisogni primari, dall'altro ha evidenziato la necessità di una sua regolamentazione adeguata.
8. I metodi di produzione alimentare impongono altresì un’attenta analisi del rapporto tra lo sviluppo e la tutela ambientale. Il desiderio di possedere e di usare in maniera eccessiva e disordinata le risorse del pianeta è la causa prima di ogni degrado dell’ambiente. La tutela ambientale si pone quindi come una sfida attuale per garantire uno sviluppo armonico, rispettoso del disegno della creazione di Dio e dunque in grado di salvaguardare il pianeta (cfr ibid., 48-51). Se l'umanità intera è chiamata ad essere cosciente dei propri obblighi verso le generazioni che verranno, è anche vero che sugli Stati e sulle Organizzazioni Internazionali ricade il dovere di tutelare l'ambiente come bene collettivo. In tale ottica, vanno approfondite le interazioni esistenti tra la sicurezza ambientale e il preoccupante fenomeno dei cambiamenti climatici, avendo come focus la centralità della persona umana ed in particolare delle popolazioni più vulnerabili a entrambi i fenomeni. Non bastano però normative, legislazioni, piani di sviluppo e investimenti, occorre un cambiamento negli stili di vita personali e comunitari, nei consumi e negli effettivi bisogni, ma soprattutto è necessario avere presente quel dovere morale di distinguere nelle azioni umane il bene dal male per riscoprire così i legami di comunione che uniscono la persona e il creato.
9. È importante ricordare – ho osservato sempre nell’Enciclica Caritas in veritate - che “il degrado della natura è… strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l'«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio”. È vero: “Il sistema ecologico si regge sul rispetto di un progetto che riguarda sia la sana convivenza in società sia il buon rapporto con la natura”. Ed “Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società”. Pertanto, “i doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l'ambiente e danneggia la società” (cfr ibid., 51).
10. La fame è il segno più crudele e concreto della povertà. Non è possibile continuare ad accettare opulenza e spreco, quando il dramma della fame assume dimensioni sempre maggiori. Signor Presidente, Signore e Signori, da parte della Chiesa cattolica ci sarà sempre attenzione verso gli sforzi per sconfiggere la fame; ci sarà l'impegno a sostenere, con la parola e con le opere, l'azione solidale - programmata, responsabile e regolata - che tutte le componenti della Comunità internazionale saranno chiamate ad intraprendere. La Chiesa non pretende di interferire nelle scelte politiche; essa, rispettosa del sapere e dei risultati delle scienze, come pure delle scelte determinate dalla ragione quando sono responsabilmente illuminate da valori autenticamente umani, si unisce allo sforzo per eliminare la fame. È questo il segno più immediato e concreto della solidarietà animata dalla carità, segno che non lascia spazio a ritardi e compromessi. Tale solidarietà si affida alla tecnica, alle leggi ed alle istituzioni per venire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e interi popoli, ma non deve escludere la dimensione religiosa, con la sua potente forza spirituale e di promozione della persona umana. Riconoscere il valore trascendente di ogni uomo e di ogni donna resta il primo passo per favorire quella conversione del cuore che può sorreggere l’impegno per sradicare la miseria, la fame e la povertà in tutte le loro forme.
Ringrazio per il cortese ascolto, mentre, in conclusione, rivolgo un saluto augurale, nelle lingue ufficiali della FAO, a tutti gli Stati membri dell'Organizzazione:

Grazie.

Gli Amici di Chesterton spagnoli, quindi i nostri amici...!


In Spagna esistono gli Amici di Chesterton, anzi la Sociedad Amigos de Chesterton, di cui qui avete un paio di foto del sito (la parte più spettacolare comunque è quella della casetta con la buca della posta... citazione di Uomovivo!) ed hanno un sito molto bello ed interessante.

Eccone l'indirizzo: http://sociedadamigosdechesterton.blogspot.com/

Si sono anche iscritti al nostro blog, e faremo altrettanto.

Intanto li salutiamo: queridos amigos espanolos de Chesterton, estamos muy contentos de saber que usted existe! Vamos a ayudar a crear conciencia de Chesterton en el mundo!

domenica 15 novembre 2009

Dal prof. Carlo Bellieni

la Repubblica.itCALCIO, MORTE ENKE: L'ADDIO DELLA FAMIGLIA AI FUNERALI

La dottoressa Cameron, in una puntata della serie House MD, dice a House parlando del suicidio di un assistente: " Ma nel 25% dei casi i suicidi non hanno dato segno di volerlo fare". House prontamente risponde: "No, nel 25% dei casi i suicidi hanno amici così "amici" che non se ne accorgono nemmeno". Il succo della cosa ci coinvolge tutti e va oltre il caso del portiere tedesco, magari circondato da amici veri: oggi ognuno vive in un'aurea di separazione dagli altri, la chiamano autonomia, e invece è solo solitudine. Sembra che si esca da quest'aura se si ha il tanto declamato "successo", ma la parola "successo" è solo un tranello per nascondere ciò che è alla base della società capitalistica -e di ogni società umana - che è l'invidia, come spiegano molti economisti: chiunque ha successo lo ha perché invidiava qualcuno e raggiunto il successo non cessa di invidiare qualcun altro. La solitudine uccide: e la "compagnia" di invidiosi che oggi ci suggerisce il mondo non è la "compagnia" che aspettiamo e che ci può salvare. E poi, come spiegare ai ragazzi che il suicida ha fatto male, se oggi il suicidio è diventato un diritto, e dunque addirittura un valore?

giovedì 12 novembre 2009

Rassegna stampa

12 Novembre 2009 - Giornale
SI PARLA DI NOI :: Cittadinanza onoraria ai coniugi Gorla 140 KB

12 Novembre 2009 - èVita
Fecondazione Artificiale
Legge 40, un siluro dal Tar del lazio? 207 KB

12 Novembre 2009 - Stampa
Aborto
Spacciatori d'aborto nel metrò 179 KB

12 Novembre 2009 - CorrieredellaSera
Vegetti Finzi: la famiglia va in crisi per colpa dei parenti 68 KB

12 Novembre 2009 - CorrieredellaSera
Mutui. 230 mila familgie a rischio 149 KB

12 Novembre 2009 - Avvenire
CROCEFISSO. Mirabelli: no alla libertà intollerante 117 KB

12 Novembre 2009 - Avvenire
CROCEFISSO. Eurodeputati in campo 189 KB

12 Novembre 2009 - Avvenire
Due milioni di volontari 48 KB

12 Novembre 2009 - èVita
OMOFOBIA. Anche l'Onu ci prova 85 KB

dal prof. Carlo Bellieni

Piccole vite sospese, la scelta più difficileNovember 12th, 2009
C’è un criterio per decidere se sospendere le cure: se il paziente trova insopportabile il trattamento. Ma come si fa a capirlo se oggetto di cure è un bambino che non si esprime? Ecco come la pediatria può dare “voce” a chi non ne ha. Il caso drammatico di Baby Rb che ha diviso l’Inghilterra.

Di Carlo Bellieni http://carlobellieni.com

Miastenia Congenita: una terribile malattia che progressivamente inchioda i muscoli volontari e lascia intatte le facoltà cognitive. E il piccolo RB, bambino inglese di un anno, ha proprio questa terribile condanna. I genitori inizialmente in disaccordo sulla possibilità di lasciar staccare il bambino dal respiratore, ora sembrano invece concordi nel non procedere in una tracheotomia per portare il bambino a casa, come voleva il padre. Le cure che lo tengono in vita saranno sospese. Il quotidiano Telegraph riporta che uno dei dottori che lo hanno in cura crede che anche con supporti medici difficilmente sarebbe arrivato “a compiere 5 anni”. Insomma, il caso è gravissimo: il bimbo si muove già poco ed è molto più grave di altri con la stessa malattia. La decisione potrebbe essere compresa se la ventilazione artificiale e le manovre connesse non prolungassero la vita in modo significativo. Ma il fatto che, come riportavamo, si parli di 5 anni di vita, lo esclude. C’è poi un altro criterio per decidere se sospendere le cure: se il paziente trova intensamente – e non come paura preventiva- insopportabile il trattamento. Ed è un criterio basilare; ma come si fa a capirlo, se il paziente è un bambino che non si esprime? Ci sono due strade: o far decidere ai genitori al posto suo o trovare un modo per capire cosa davvero prova. La prima strada è la più semplice e anche quella che sentimentalmente tutti ad un primo esame approvano: chi meglio della mamma capisce cosa prova un figlio? In realtà qui l’intoppo è evidente: la mamma e il babbo sono spesso sotto stress, coinvolti emotivamente così tanto da non essere a volte sereni per una decisione davvero oggettiva. Vedere il proprio figlio peggiorare in modo costante può portare a pensare che soffra quando non soffre o, al contrario, a vedere in alcuni tratti di attività bel bimbo dei segni di miglioramento che sono invece pura illusione. Non dimentichiamo poi che ci sono dei casi limite in cui i genitori, in modo intuibile, hanno una sorta di conflitto di interesse col bimbo malato, arrivando a vedere la scomparsa del bambino come un peso che, pur dolorosamente, si toglie loro; è un conflitto anche comprensibile, ma mai si deve pensare che la vita di una persona debba essere interrotta nell’interesse di un’altra, sia pure quest’ultima un suo genitore, anche se esistono purtroppo dei protocolli per la sospensione delle cure, che propongono tra l’altro di sospenderle quando il genitore sente come non sopportabile per sé (“unbearable”) il proseguo delle cure al figlio.
C’è poi un altro criterio, dicevamo: quello oggettivo. Oggi abbiamo strumenti per valutare dolore e stress nel bambino che non sa esprimersi o ha problemi di motilità: si fa attraverso la valutazione di ormoni dello stress (si può dosare il cortisolo nella saliva con un procedimento piuttosto semplice), o si può fare attraverso la valutazione di altri indicatori quali la misurazione della sudorazione del palmo delle mani –segno di attività del sistema nervoso autonomo e dunque segno di stress- , per la qual cosa esiste un apparecchio apposito. Se il bambino poi non ha impedimenti a muoversi, questa valutazione si fa attraverso l’analisi del comportamento o tramite scale di valutazione del dolore e dello stress. Insomma, anche chi non parla può esprimere l’insopportabilità di un trattamento, e questo deve essere considerato per valutare se andare avanti.
Non sappiamo quale strada sia stata presa in Inghilterra; ma se il rifiuto da parte del paziente è solo ipotizzato, o se – e non osiamo pensarlo – è presunto sulla base del fatto che la vita con estremo handicap non merita di essere vissuta, questo non lo accettiamo. Soprattutto perché non lo accettano tanti disabili che vivono in condizioni gravissime di immobilità e ci dicono che la loro vita non per questo vale meno di quella altrui.

mercoledì 11 novembre 2009

Chesterton teologo


New light on writer who converted CS Lewis | Aidan Nichols,GK Chesterton'
Quello che vedete qui a fianco è un nuovo volume che affronta il pensiero e l'opera di Chesterton dal punto di vista teologico.
Il domenicano Aidan Nichols mostra che dietro il paradosso chestertoniano e la pirotecnicità delle parole e delle immagini troviamo in realtà una salda formazione teologica.

Una parte del libro è dedicata alla vita e ai tempi di Chesterton. La seconda affronta cinque temi di natura teologica: gli argomenti chestertoniani sull'esistenza di Dio, la sua antropologia teologica, la sua cristologia, la sua morale e la sua ecclesiologia o in senso più ampio il senso della Chiesa Cattolica e della fede.

Una teologia attraverso gli scritti di Chesterton, possiamo definire questo volume. Padre Aidan Nichols è un domenicano di Cambridge, e lettore nella università della famosa città inglese, uno dei più prolifici scrittori di teologia di lingua inglesi.

Il volume è in lingua inglese, of course...

Oscar Wilde, il desiderio di Dio dentro una vita disordinata


Paolo Gulisano (Foto by FABRIZIO RADAELLI)

Monza - Uno scrittore irlandese, da molti considerato “maledetto” e dalla vita molto complessa, è stato al centro della prima serata degli incontri culturali promossi dall’Azione Cattolica in San Carlo per l’anno sociale 2009/2010. Quella di porre al centro del primo incontro annuale uno scrittore sta divenendo tradizione a san Carlo, come ha ricordato Manuel Vigano, presidente dell’Azione Cattolica, introducendo l’incontro. «Lo scorso anno iniziammo con Guareschi, non solo incontro, ma anche mostra aperta al pubblico per due settimane. E l’anno precedente un altro scrittore di lingua inglese Gilbert Chesterton» ha ricordato prima di lasciare la parola a Paolo Gulisano relatore della serata.

Gulisano, medico di professione, ha fatto dello studio della letteratura inglese degli ultimi due secoli la sua vocazione. Soprattutto gli scrittori cattolici e i convertiti dall’anglicanesimo. Tolkien, Lewis, Belloc, Chesterton sono stati oggetto di studi e di saggi. L’ultima sua opera riguarda appunto Oscar Wilde (“Il ritratto di Oscar Wilde” editore Ancora, pagine 208, euro 14,00) autore con una avventura umana un poco diversa dagli altri citati. «Comunemente si pensa che Wilde sia inglese- esordisce- mentre è irlandese. Irlandese di famiglia protestante. Amava l’Irlanda, ma era attratto dall’Inghilterra». Ma perché interessarsi di Wilde - si è subito chiesto - «Wilde peccatore, personaggio controverso e scandaloso del quale vennero bruciate, dopo la condanna penale, le opere in Inghilterra?». Ma dello scrittore, celebre per i suoi aforismi ma autore anche di favole per bambini, sono sempre state date immagini parziali, quasi di comodo, utilitaristiche.

Una è quella di icona gay e martire omosessuale. Ma Wilde è stato sposato con Clarence Lloyd e padre di due figli. «Ma l’aspetto che fa scandalo è che nelle sue opere parla dell’abisso del male che c’è in ciascuno di noi e che si riflette nella società». Il relatore si è soffermato sull’opera più famosa “Il ritratto di Dorian Gray”, la cui versione cinematografica è attesa fra poco, considerato il manifesto dell’estetismo. Ma dietro la ricerca quasi esasperata del bello si nascondeva un desiderio più ampio. Ed emerge un aspetto sottaciuto di Wilde. La sua tensione religiosa. Attratto dal pensiero di Newmann. La religiosità è presente nelle sue opere, pur nel disordine morale della sua esistenza. Disordine che non lo abbandonerà fino alla rovina. Ma anche la conversione al cattolicesimo negli ultimi giorni di vita. Una conversione desiderata e mai precedentemente condotta a compimento. Auguratagli da Pio IX che lo scrittore incontrò a Roma: «la sua vita sia un lungo cammino per incontrare Cristo» fu il commiato del Papa.
gigi brioschi

martedì 10 novembre 2009

Lo sapevate?

When the Nazi party began removing crucifixes from Bavarian schools beginning in 1937, there was a strong reaction by Catholic Bavarians. It culminated in the summer of 1941 with large protests. In one particular town, a crowd of more than 500 confronted the mayor after Mass, obtained the keys to the school, and restored the crucifixes to their place of prominence. Professor Ian Kershaw says in his bookPopular Opinion and Political Dissent in the Third Reich: Bavaria 1933-1945 that the extent of civil disobedience during this time was greater than at any previous time during the Third Reich in Bavaria.



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Card. Caffarra: "Togliete anche il crocifisso, e l'uomo disprezzerà se stesso" e cita Chesterton


«Togliete pure il crocifisso dai muri, togliete anche questo ricordo e l’uomo non potrà che avere un profondo disprezzo di se stesso. Non lasciamoci ingannare dalla retorica della giustizia, dei diritti, e da simili cose. Sono orpelli». Lo sottolinea «con molta tristezza» il card. Carlo Caffarra in un editoriale che compare su Bologna Sette, supplemento domenicale al quotidiano cattolico Avvenire, curato dall’Arcidiocesi.

«Non è la prima volta – aggiunge Caffarra – che la Chiesa deve affrontare momenti difficili, anche se credo che in una situazione di tale radicato vuoto non si sia mai trovata». Ma la Chiesa «non ha paura di sfidare questo mondo, perchè possiede l’unico messaggio che può convincere l’uomo che la sua vita e la sua morte non sono un nulla. Perchè la Chiesa sa che Dio ha tanto amato l’uomo da morire sulla croce».

«Togliete la possibilità all’uomo di stupirsi di frontea lla sua dignità che ha il fondamento su quell'amore che spinge un Dio fin sulla croce, e a quel punto – afferma l’arcivescovo, citando il poemetto di Chesterton 'La ballata del cavallo bianco' – succederà che 'dall’onta scesa su Dio e sull'uomo, dalla morte e dalla vita rese un nulla riconoscerete gli antichi barbari. Saprete che i barbari sono tornatì».

lunedì 9 novembre 2009

Papa: un “Ordinariato” per fedeli e preti anglicani, anche sposati, che diventano cattolici

Pubblicata oggi la costituzione apostolica di Benedetto XVI Anglicanorum coetibus, che consentirà la piena comunione e la conservazione di riti e tradizioni dell’anglicanesimo. Il documento, sottolinea padre Lombardi "non è minimamente in contraddizione con l'impegno ecumenico della Chiesa Cattolica”.


Città del Vaticano (AsiaNews) – Conserveranno riti e tradizioni e, a certe condizioni, i loro pastori, anche se sposati, i fedeli, individui e comunità, anglicani che decideranno di entrare nella “piena comunione cattolica”. Lo prevede la Costituzione Apostolica di Benedetto XVI Anglicanorum coetibus pubblicata oggi, la quale istituisce una nuova struttura canonica che provvede ad una tale riunione, gli Ordinariati Personali, con a capo un Ordinario.

Questi non rapresentano una nuova figura nell’ordinamento canonico, ma diffusa dal Vaticano – “applica la figura dell’Ordinariato Personale, già prevista per la cura pastorale dei militari”, con alcune differenze dovute alla diversità delle situazioni. Comunque “ci muoviamo nell’ambito di figure che sono dalla Chiesa create per far fronte a varie situazioni particolari che eccedono dall’ordinarietà della vita e delle necessità dei fedeli”.

Gli Ordinariati, dunque, sono, spiega padre Ghirlanda, “circoscrizioni personali, in quanto la giurisdizione dell'Ordinario, e di conseguenza dei parroci, non è circoscritta da un territorio all'interno di una Conferenza Episcopale, come una Chiesa particolare territoriale, ma è esercitata ‘su tutti coloro che appartengono all'Ordinariato’”. “Come gli Ordinariati Militari non sono previsti espressamente nel Codice di Diritto Canonico così non lo sono gli Ordinariati Personali per gli Anglicani che entrano nella piena comunione con la Chiesa Cattolica. Tuttavia, come gli Ordinariati Militari nella Costituzione Apostolica Spirituali militum curae sono considerati peculiari circoscrizioni ecclesiastiche e vengono giuridicamente assimilati alle diocesi, così anche gli Ordinariati Personali per i fedeli provenienti dall'Anglicanesimo nella Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus sono giuridicamente assimilati alle diocesi". Con le quale è prevista la possibilià di collaborazione.

Quanto alla questione dei pastori e vescovi anglicani sposati il documento afferma che, “se non impediti da irregolarità e altri impedimenti, possono essere accettati dall'Ordinario come candidati ai Sacri Ordini nella Chiesa Cattolica". "Un Vescovo già anglicano e coniugato – precisa l’undicesima norma complementare - è eleggibile per essere nominato Ordinario. In tal caso è ordinato presbitero nella Chiesa Cattolica ed esercita nell'Ordinariato il ministero pastorale e sacramentale con piena autorità giurisdizionale". Le norme complementari precisano che "l'Ordinario può accettare come seminaristi solo i fedeli che fanno parte di una parrocchia personale dell'Ordinariato o coloro che provengono dall'Anglicanesimo e hanno ristabilito la piena comunione con la Chiesa Cattolica".

La Costituzione apostolica, peraltro, ha sottolineato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi "non è minimamente in contraddizione con l'impegno ecumenico della Chiesa Cattolica, che continua esattamente come prima”. Padre Lombardi ha anche rilevato che nel documento c’è "uno sforzo di composizione degli elementi caratteristici dell'Anglicanesimo con una piena integrazione nella Chiesa Cattolica". Il provvedimento, ha aggiunto, "non da’ vita a un nuovo rito nella Chiesa cattolica, come lo sono quello greco-cattolico e maronita, ma a una 'variazione' del rito latino, come è ad esempio il rito ambrosiano, che non è una Chiesa distinta". Infatti "l'Ordinariato personale è inserito nella Conferenza episcopale, anche se ha libri liturgici propri, un Consiglio di governo e norme sue sul celibato".

Dal Prof. Carlo Bellieni

Current BiologyNewborns' Cry Melody Is Shaped by Quand ils crient, les bébés français ont la voix qui monte, tandis que les bébés allemands vont de l'aigu vers le grave, selon une étude publiée par une équipe franco-allemande.Their Native Language

Lo studio in questione mostra che appena nati i bambini piangono in modo diverso a seconda della nazionalità e dunque della lingua parlata dalla madre. Perché? Perché l'hanno imparato prima di nascere. Stupefacente? Certo, ma esistono altri studi che spiegano questo effetto dell'apprendimento pre-natale. E poi ci dicono che non sono persone...

Prevenire la derisione della disabilità non è di moda?

di Carlo Bellieni*

ROMA, lunedì, 9 novembre 2009 (ZENIT.org).- La promozione dei diritti dei disabili ha fatto un passo indietro nel decennio scorso mentre le scuole si concentravano sul razzismo e sull’omofobia”, riferisce l’articolo pubblicato il 6 novembre sul quotidiano britannico l'Independent dal titolo "Attenti al linguaggio: le parole possono provocare un danno terribile".

Già: dei disabili si parla sempre di meno e certamente i modo insufficiente. Ora vediamo che se ne parla anche in maniera scorretta e offensiva. Si parla di (leggi tutto...)

Ferie sospese ai medici Così gli ospedali affrontano l’emergenza

Gli ospedali sono affollati: ovvia conseguenza e anche comprensibile, se ti dicono che è arrivata la nuova peste. E l'ansia è diffusa, è contagiosa e anche medici e giornalisti ci mettono il loro carico, in un mondo in cui abbiamo tutti paura di tutto, con messaggi ambivalenti, titoli di prima pagina con bollettini dei morti, rassicurazioni e contemporaneamente allarmi. Insomma, non dipende certo tutto dalla paura endemica nella popolazione, ma è anche vero che nella società del "tutto-sotto-controllo" non sopportiamo neanche un minimo di febbre. Certo, attenti se abbiamo dei fattori di rischio, o se possiamo contagiare qualcuno che li ha. Ma davvero non sappiamo nemmeno gestire in proprio un'influenza? Insomma, c'è qualcosa di endemico: la nostra paura, in un mondo che ha smarrito il contatto con la realtà.

domenica 8 novembre 2009

Uccidiamo un gemello su tre per tutelare la "depressione" delle mamme.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=47594

Il titolo dice bene il contenuto dell'articolo qui sopra, che si apre
con una citazione di Eugenetica di Chesterton...

Ortodossia all'asta...

Angelo Bottone, miniera inesauribile, ci segnala...

"Una curiosità. Nei giorni scorsi su Ebay è stata messa all’asta una copia della prima edizione di Ortodossia in inglese.
Alla fine è stata pagata 325 euro!

http://cgi.ebay.com/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=200398780756&ssPageName=STRK:MEWAX:VRI#ht_500wt_975".

Antonio Gramsci stupisce.


Cari Amici,

giorni fa vi abbiamo messo alla prova con un brano di Antonio Gramsci più... papalino del Papa, a momenti.

Qui trovate una delle sue lettere dal carcere in cui si parla di Chesterton e di Padre Brown, di cui dà un giudizio interessante (i Racconti vengono definiti un'apologia della Chiesa Cattolica contro la Chiesa Anglicana, Padre Brown il prete cattolico che tratta come un ragazzetto Sherlock Holmes, il prototipo del detective protestante...)

Tanto per continuare a stupirvi.

La prova della nostra scoperta della "chestertonianità" di Papa Montini...

















In questo post e in quest'altro trovate la recensione di Ortodossia e quella del San Francesco a firma di Giovanni Battista Montini.

Li evidenziamo nuovamente perché oggi Papa Benedetto XVI è a Brescia tra l'altro anche per il bresciano Papa Paolo VI, cioè Giovanni Battista Montini, all'epoca assistente nazionale della FUCI.

Gli scritti sono tratti rispettivamente dalle riviste Il Frontespizio e Studium e li dobbiamo alla pazienza e all'amore per le cose belle di Angelo Bottone che li riesumò... Gliene siamo ancora grati.

Kryziu Kalnas, la Collina delle Croci (Lituania)










Giorni fa abbiamo messo sul blog una foto di Kryziu Kalnas, la Collina delle Croci. E' un luogo suggestivo e quanto mai attuale oggi, che la Croce di Gesù Cristo torna ancora una volta ad essere scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani.
Qualche foto e questo articolo possono aiutarci a comprendere la sua storia e la nostra attualità. Qui sotto due testimonianze su questo luogo:


Giovanni Paolo II - 7 settembre 1993 - la collina delle Croci - Lituania.
" …Veniamo qui - sul Monte delle Croci - per ricordare tutti i figli e le figlie della vostra terra, anch'essi sottoposti a condanne, anch'essi mandati in prigione, nei campi di concentramento, deportati in Siberia oppure a Koluma e condannati a morte.
....Si condannavano degli innocenti. Nella vostra Patria allora infuriava un terribile sistema improntato a violenza totalitaria. Un sistema che calpestava ed umiliava l'uomo…
...I figli e le figlie della vostra terra portavano su questo Monte croci che erano simili a quella del Golgota su cui morì il Redentore. Proclamavano in tal modo la certezza della loro fede che cioè quanti tra i loro fratelli e sorelle erano morti - o piuttosto: erano stati uccisi in modi diversi - 'avevano la vita eterna'…".

Juozas Sileikis - Collina delle croci - Siauliai - Lituania
"Vedete tutte queste Croci, nel 1974 furono tutte distrutte, ma poi la gente tornò qui e poco a poco le rimise tutte. Alcuni passavano con le croci per i campi, altri raggiungevano la collina per la strada.
C’era sempre la milizia e chi aveva paura veniva di notte, ma comunque la Croce in processione si poteva portare fino a qui solo la notte, c’era troppa paura".

Papa Montini chestertoniano, si sapeva, ma giova ripeterlo...

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/183170/

Papa Paolo VI aveva Chesterton in biblioteca.

Leggete qui sopra.

Ma noi lo sapevamo...

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sabato 7 novembre 2009

Un aforisma al giorno - 144

“Siamo tutti d'accordo che c'è un collasso dell'intelletto, altrettanto certo quanto il crollo di un edificio. Gli uomini negano l'inferno, ma, non ancora, Hanwell*”.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

*Hanwell è la zona in cui sorge il manicomio di Londra

Un aforisma al giorno - 143

“Alla scienza rimangono da spiegare due grandi transizioni: l'origine dell'universo e l'origine della vita. Molti filosofi vi aggiungono un terzo mistero - l'origine dell'uomo. In altre parole un terzo ponte fu costruito attraverso un terzo abisso dell'incomprensibile quando comparve nel mondo quello che noi chiamiamo ragione o volontà. L'uomo non è soltanto una evoluzione ma una rivoluzione”.

(Gilbert Keith Chesterton, L’uomo eterno)

Salvate i cristiani e il Pakistan dalla legge sulla blasfemia


Martedì 10 novembre alle 11.30 presso la Sala Marconi della Radio Vaticana, in piazza Pio XII, si terrà una conferenza stampa sulla blasfemia e l’islamizzazione in Pakistan.

Alla conferenza stampa parteciperanno:



- P. Emmanuel Y. Mani, direttore nazionale di Giustizia e Pace in Pakistan;

- Mr Peter Jacob, segretario nazionale di Giustizia e Pace in Pakistan;

- Ms Kiran Afzaal, collaboratrice di Giustizia e Pace;

- P. Bernardo Cervellera direttore di AsiaNews.



L’incontro è parte della campagna lanciata da AsiaNews contro la famigerata legge che in poche settimane ha fatto decine di morti, uccisi in prigione o bruciati vivi per vendetta.

Fabio Trevisan - Togliete il Crocifisso, togliete la ragione!


La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha “deliberato” che si tolga il Crocifisso dalle aule scolastiche, facendo suscitare legittime opposizioni e prese di posizione contrarie e furenti. Togliendo il Crocifisso si elimina la ragione. Ecco come lo dimostrò Gilbert Keith Chesterton nel libro La sfera e la croce, mettendo a confronto il Professor Lucifero ed il monaco Michele.

Tutti gli strumenti del professor Lucifero parevano gli antichi strumenti dell’uomo resi irriconoscibili da un’improvvisa pazzia, quasi senza più traccia della loro origine… del suo aereo tutto insomma egli aveva inventato, tranne, forse, se stesso. In realtà egli era nato troppo tardi per potersi inaugurare; ma era tuttavia convinto d’essersi almeno notevolmente perfezionato… Come ti stavo dicendo – parlò il monaco – un uomo aveva adottato l’opinione che il segno del cristianesimo fosse un simbolo di barbarie e di irragionevolezza. E’ una storia assai interessante. Ed è una perfetta allegoria di ciò che accade ai razionalisti come te, Lucifero. Egli cominciò, naturalmente, col bandire il crocifisso da casa sua, dal collo della sua donna, perfino dai quadri. Diceva, come tu dici, che era una forma arbitraria e fantastica, una mostruosità; e che la si amava soltanto perché era paradossale. Poi diventò ancora più furioso, ancora più eccentrico; e avrebbe voluto abbattere le croci che si innalzavano lungo le strade del suo paese, che era un paese cattolico romano. Finalmente, s’arrampicò sopra il campanile di una chiesa, ne strappò la croce e l’agitò nell’aria, in un tragico soliloquio sotto le stelle. Una sera d’estate, mentre ritornava lungo un viale, a casa sua, il demone della sua follia lo ghermì di botto gettandolo in quel delirio che trasfigura il mondo agli occhi dell’insensato. S’era fermato un momento, fumando la sua pipa di fronte a una lunghissima palizzata: e fu allora che i suoi occhi si spalancarono improvvisamente. Non brillava una luce, non si muoveva una foglia; ma egli credette di vedere, come in un fulmineo cambiamento di scena, la lunga palizzata tramutata in un esercito di croci legate l’una all’altra, su per la collina, giù per la valle. Allora, facendo volteggiare nell’aria il suo pesante bastone, egli mosse contro la palizzata come contro una schiera di nemici. E, per quanto era lunga la strada, spezzò, strappò, sradicò tutte quelle croci che trovava sul suo cammino. Egli odiava la croce: ed ogni palo era per lui una croce. Quando arrivò a casa, era pazzo da legare”.

Gli illustri professori della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo sono anche loro nati troppo tardi per potersi inaugurare e, sono convinto, pensano anche loro di essersi tuttavia notevolmente perfezionati. Meditiamo su quest’allegoria di Chesterton di cento anni fa.

Fabio Trevisan

venerdì 6 novembre 2009

Il New York Times intervista Chesterton...

> http://query.nytimes.com/mem/archive-free/pdf?_r=1&res=9A06E3DA123BE633A2575BC1A96E9C946396D6CF
>
> Qui sopra trovate il collegamento al numero del 18 Agosto 1912 del
> New York Times contenente un'intervista a Chesterton, dalla sua
> "Overroads", la casa di Beaconsfield.
>
> Era popolarissimo già allora.

Dal prof. Carlo Bellieni

Ian Birrell: Mind your language: words can cause terrible damage

"La promozione dei diritti dei disabili ha fatto un passo indietro nel decenio scorso mentre le scuole si concentravano sul razzismo e sull'omofobia", riferisce l'articolo. Noi crediamo che ogni discriminazione debba essere stigmatizzata e combattua, e che non si debba andare "per moda". E giustamente l'articolo sotolinea che si debba bandire il termine "ritardo mentale" dal linguaggio comune, talvolta usato come dispregiativo, mentre -aggiungiamo- è molto più corretto parlare di "malattia dell'apprendimento".

L'articolo poi ci ricorda come la nostra società sia piena di esempi di discriminazione culturale verso i disabili: le offese alle minoranze non solo offendono, ma ERODONO, cioè creano una cultura, o piuttosto distrugono una cultura. A proposito, un esempio è la satira sui politici relativa alla loro bassa statura. Può sembrare motivo di ilarità, ma cosa pensate che pensino le persone davvero affette da ritardo di crescita, quando sentono che la loro malattia è spunto per prendere in giro qualcuno? Si dirà che chi fa satira così vuole solo far ridere. Sì: ma credo che le persone di bassa statura (quelli che scorrettamente vengono chiamate "nane"), che già hanno problemi per la loro situazione, non siano felici di sentire che il nanismo viene usato per deridere qualcuno.


Staccarlo o no? Londra si divide su Baby Rb
L
a giustizia britannica è stata posta di fronte a un dilemma dalle dimensioni colossali, (...)
. La vicenda rimanda alla delicata questione dei criteri etici da seguire nell’assistenza ai malati irreversibili ( o che tali vengono considerati dalla scienza che ci vorrebbe tutti sani e perfetti): termini come diritto di vivere, diritto di morire, diritto di cura sono diventati ormai parte del linguaggio comune e sempre più presenti nel dibattito culturale e sociale. « Ci sono innanzitutto due cose da tener presenti – commenta Carlo Bellieni, neonatologo del Dipartimento di pediatria, ostetricia e medicina della riproduzione dell’Università di Siena –, che sono concetti molto semplici. Si tratta dei criteri da seguire nell’assistenza a questo tipo di malati, che sono quello di utilità e di sopportabilità.
Come prima cosa occorre capire se ciò che si intende fare è utile a prolungare la vita del paziente in maniera significativa. Se la risposta è affermativa, si deve poi rispettare il secondo criterio: va bene tenere in vita il paziente a lungo, ma può sopportare il trattamento? Qualunque medico deve muoversi su questi due livelli» .

S
econdo Bellieni, subentrano poi altre due questioni importanti che è bene puntualizzare. « I genitori, al pari dei medici – aggiunge – non possono essere arbitri della vita di un’altra persona, anche se si tratta del loro figlio. Il caso della coppia inglese mostra come possano non essere d’accordo sulle decisioni da prendere. Si corre poi il rischio che le cure vengano sospese perché sono i genitori stessi a non sopportare la situazione. Infine, la nostra cultura associa la disabilità all’idea di una vita invivibile.
Spesso, invece, se sono presenti condizioni esterne di affetto e di cura adeguate, quella vita è come qualsiasi altra. Quindi: no all’accanimento terapeutico, ma no anche all’handifobia sempre più dilagante» .Elisabetta Del Soldato e Alessandra Turchetti

Riceviamo da Morganti Editori e volentieri pubblichiamo


Abbiamo ricevuto un commento alla notizia data ieri sera di Terence Hill-Don Matteo che cita Padre Brown e che espone un volume, Il Candore di Padre Brown, durante la puntata. Il commento è di Stefania Conte, direttrice di Morganti Editori, con cui da anni collaboriamo nell'opera di "reviviscenza" di Chesterton:

"Quando la casa di produzione di Don Matteo ci ha contattato perchè Terence Hill aveva sentito che la Morganti editori ripubblicava Chesterton e voleva inserire i nostri libri in una puntata, non ci credevamo. Pensavamo ad un solito burlone. Un burlone chestertoniano supponevamo. Invece stamattina riceviamo più voci della splendida notizia. Un motivo in più per continuare la sfida editoriale. Grazie a tutti. Stefania Conte, Morganti editori"

Un aforisma al giorno - 142 - Visto che la Croce a qualcuno darebbe fastidio...

"La croce apre le sue braccia ai quattro venti: è un segnale indicatore per viaggiatori in libertà".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

giovedì 5 novembre 2009

Don Matteo e Chesterton...


Nel secondo episodio di stasera (5 Novembre 2009) di "Don Matteo" il protagonista dice ad uno dei personaggi che Il candore di Padre Brown (edizione Morganti!) era il libro preferito della mamma del personaggio con cui parla, e che se voleva, poteva avere altri libri di Padre Brown in canonica.

Che don Matteo leggesse Chesterton lo sapevamo. Che lo leggesse in edizione Morganti, no!

Fosse diventato socio della Società Chestertoniana...?

Bella prova, Morganti!

mercoledì 4 novembre 2009

I vincitori del titolo di "fantastici detective storici chestertoniani"!


L'Uomo Vivo, con i poteri che si è autoassegnato, proclama vincitori i lettori Beneu2 e Darnaway e li nomina entrambi fantastici detective storici chestertoniani!

La citazione è di Antonio Gramsci, si intitola La Questione Romana e fu scritta in occasione dei festeggiamenti del 50° della presa di Roma su L’Ordine Nuovo, Rassegna Settimanale di Cultura Socialista, 2 Ottobre 1920.

Bravissimi, i nostri due cari amici! Ora potranno andare con il presente post stampato e plastificato appeso sul bavero del cappoto in giro per il mondo!

Il primo è stato Beneu2 che ha azzeccato per primo e ha ben individuato il tutto, e Darnaway ha rimesso il carico da 11 sistemando la citazione esattamente dove stava!

Chi vuole, può leggere tutto tra i commenti.

Non pensavo che avremmo fatto tutto questo bel polverone!!!

Un grazie a Michelangelo Rubino che ci ha dato modo di fare questo fantastico quiz, e un grazie a tutti quelli che hanno partecipato!

Ci siete rimasti male, vero? Chi avrebbe mai detto che Gramsci sarebbe stato più papalino del Papa? Ma Gramsci -lo sappiamo, noi chestertoniani!- era pure lui chestertoniano... Per chi non sapeva della chestertonianità di Gramsci, mettete "Gramsci" nel motore di ricerca del nostro blog...

martedì 3 novembre 2009

Già lo sapete come la pensiamo sul Crocifisso...

Unità d'Italia - Concorso: chi l'ha scritto?

Qui sotto trovate un articolato giudizio sull'Unità d'Italia.

Vogliamo sfidarvi e chiedervi: chi ne è l'autore?


Le risposte le potete mettere tra i commenti.

Chi ci azzecca (naturalmente è escluso l'autore della segnalazione, e non facesse il birbo...) sarà fregiato del titolo di fantastico detective storico chestertoniano...


"Porta Pia non fu che un meschino episodio, militarmente e politicamente.
Militarmente non fu che una grottesca scaramuccia.
Porta Pia fu la piccola, facile vittoria dell'aggressore enormemente superiore all'avversario inerme, come Vittorio Veneto fu la facile vittoria contro un avversario che - militarmente- non esisteva più.
Politicamente, Porta Pia fu semplicemente l'ultimo episodio della costruzione - violenta e artificiale - del Regno d'Italia.
Tutto il resto è chincaglieria retorica.
Le belle frasi come Terza Roma sono completamente vuote di senso.
Roma è città imperiale e città papale: in ciò solo sta la sua grandezza universale.
La "Terza Roma" non è che una sporca città di provincia, un sordido nido di travetti, di albergatori, di bagascie e di parassiti.
Mentre le due fasi della storia di Roma, l'imperiale e la papale, hanno lasciato traccia immortale, la breve parentesi dell'occupazione sabauda lascia, unica traccia di sè, il Palazzo di Giustizia, statue di gesso e grottesche imitazioni decorative: nato fra lo scandalo dei fornitori ladri e dei deputati patrioti corrotti, esso è degno di albergare la decadenza giuridica della sociètà contemporanea.
Per questo la questione romana non è risolta.
Non potevano risolverla le cannonate del re di Savoia.
La violenza militarista non può risolvere i problemi internazionali.
E la questione romana è un problema internazionale...
...Il bisogno religioso, il fatto religioso sono essenzialmente universali, internazionali.
Perciò nonostante tutte le declamazioni della pseudosociologia democratica e di qualche socialista da loggia e da sinagoga, la Chiesa cattolica è SOCIETAS PERFECTA assai più e meglio che lo Stato nazionale, massonico e borghese.
Il potere temporale dei papi, a torto vituperato dai semi-analfabeti del Libero pensiero, è stato un modus vivendi storicamente necessario e inevitabile, è stata l'unica forma che potesse, nei secoli passati, garantire la liberta della chiesa.
L'unita nazionale poteva avere un corso di verso da quello che ha avuto.
 L'unificazione d'Italia in una monarchia accentratrice non ebbe altra giustificazione che la forza delle armi e gli intrighi diplomatici dei Savoia.
Della serietà dei famosi Plebisciti non è nemmeno il caso di parlarne: roba simile alle acclamazioni dei fiumani a D'Annunzio.
In verità, sarebbe stato più conforme alle esigenze della situazione storica e ai bisogni del popolo italiano il programma federalista repubblicano del Cattaneo o anche il programma federalista del Balbo o quello neoguelfo del Gioberti.
Malgrado le differenze degli storici aulici o democratici, i cattolici italiani erano più patrioti dei patrioti.
La durata dello Stato massonico - nazionale - borghese che secondo i professorelli delle scuole regie doveva durare in eterno, è solo una breve parentesi, un attimo di fronte alla storia.
Un attimo, una parentesi, ciò è stato il dominio dei Savoia; un giorno finirà anche l'attuale regime, sempre e comunque imperniato sulla feccia massonica e la Chiesa Cattolica più grande e potente ritornerà ad illuminare le coscienze in quanto sarà applicato integralmente il verbo del Vangelo".

Dal sito di Superando.it (ma neretti nostri):

"È senz'altro degno di nota il tema prescelto per l'incontro che si terrà mercoledì 4 novembre, presso il Centro Didattico della Facoltà di Medicina dell'Università di Modena e Reggio Emilia (Largo del Pozzo, 71, Modena, Aula P 02, ore 16.30), nell'ambito dell'Ottavo Corso sui Nuovi orizzonti della bioetica. Handifobia. L'etica del dr House, questo l'argomento della giornata, che verrà trattato da Carlo Valerio Bellieni, medico e saggista, neonatologo dell'Università di Siena.

«Il telefilm House MD - ha scritto lo stesso Bellieni nella presentazione dell'incontro - piace a platee sterminate di giovani. Perché? Vedremo insieme di scoprirlo attraverso filmati e storie della serie televisiva che racconta le vicende di un medico geniale, ma misantropo. Una delle chiavi di lettura della serie ci vengono dalle parole di un creatore di libri "gialli", Gilbert K. Chesterton il quale scriveva che, quando immaginava un personaggio di un suo libro, un assassino, un ladro, il testo gli fluiva dalle mani perché sapeva che "quel ladro sono io". Gli chiedevano: "Cioè vuoi dire che tu potresti essere così?". "No, rispondeva: voglio proprio dire che io sono così". Queste parole ci introducono al mistero di House: scopre quello che gli altri non vedono perché la sua umanità ferita e alla ricerca della verità entra nell'umanità della persona che sta curando, colmando l'abisso che invece di solito separa malato e medico e potendo così vedere cose che gli altri non vedono. E abbattendo il muro ulteriore che separa "normale" da "disabile", in un mondo in cui del disabile si sa solo parlare con commiserazione o con distacco: è il mondo dell'handifobia, della repulsione dell'imperfezione in sé e negli altri, che nella serie TV invece crolla. House sa che o tutti siamo una risorsa o tutti siamo da buttare. A parole lui sceglie la seconda via in un cinismo di facciata; ma nei fatti è tenace, accanito e desideroso di cercare la verità e il bene». (S.B.)".

dal prof. Carlo Bellieni

Suicida in cella la br Blefari basista dell’assassinio Biagi

Il paradosso: una donna si suicida in cella e si corre a gridare allo scandalo, perché si doveva prevenire. Certamente! Proprio così! Quello che non va è che contemporaneamente ci sia chi altrettanto forte grida per il diritto al suicidio. Allora, cos'è? Ci si può suicidare solo se lo stato dà l'autorizzazione? O ci si può suicidare solo se lo decide il medico? E perché si deve soggiacere al parere di un altro (stato o medico che sia?). Noi crediamo che il suicidio sia sempre un atto di solitudine e abbandono e che sempre debba essere prevenuto, sopratutto cambiando le condizioni ambientali. Ma c'è chi invoca il suicidio come un diritto, e poi sarà invocato come un valore. Si potrà dire che si vuole chiedere solo per chi è in fin di vita, ma invece si sa che ci sono diverse persone che vanno al suicidio assistito pur non in fin di vita. Si dirà che si può permettere solo se uno ha una malattia fisica; ma perché si pensa che il dolore fisico sia peggio di quello morale? Insomma, qualcosa non torna, è un atteggiamento ambivalente, che non giova a nessuno, sopratutto a chi soffre.

Abortion can put women at increased risk of mental health problems, says study

L'aborto mette a rischio la salute psichica, secondo lo studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry: ma non doveva tutelarla? L'articolo conclude non appoggiando le posizioni dei prolife che sostengono che le conseguenze dell'aborto sono devastanti e non appoggiando quelle dei prochoice che dicono che l'aborto è psicologicamente indifferente. Quello che ci colpisce è un'ulteriore evidenza al fatto che abortire non risolve i problemi della donna, asserzione invece sui cui si basa la legge 194.

A volte esistono i sosia...


Domenica, festa di Tutti i Santi, un gruppetto di chestertoniani assortiti si è trovato in un noto santuario italiano.

Di fronte a loro, inginocchiato, c'era un signore in soprabito chiaro, molto serio e devoto, che se non era Gilbert gli assomigliava tantissimo...

Guardate anche voi... La foto è piccola e lui sta a testa bassa, ma vi assicuriamo che gli assomigliava davvero... Cliccate la foto, che verrà ingrandita, e vedrete.

lunedì 2 novembre 2009

dal prof. Carlo Bellieni

Mamma a 14 anni, papà a 15

Anche in Italia arriva la ribellione degli adolescenti? Fare famiglia viene semplicemente cancellato dai sogni, avere figli è una vergogna, sia per un adolescente che per un ventenne e spesso anche per un trentenne. C'è da stupirsi allora se una ragazza invece di abuttare via il figlio lo ama e lo fa nascere, insieme al ragazzo che l'ama? Non voglio suggerire ai ragazzi di procreare e procreare selvaggiamente, ma tanto per capire il livello di violenza mentale cui sono soggetti, pensate che oggi i bempensanti borghesi sono inorriditi a leggere questa notizia, ma allo stesso tempo si sciolgono di lacrime (finte) a leggere la storia di Giulietta e romeo che si sposarono proprio alla stessa età dei due protagonisti della cronaca di oggi. Già: un tempo ci si sposava giovani e a 21 anni si facevano figli, è per questo che il voto venne dalla costituzione Italiana previsto per i maggiori di quell'età; così come allora (non è un millennio fa) a 25 anni si aveva non solo famiglia, ma anche esperienza e saggezza (ed è per questo che i costituenti istituirono il voto per il senato a 25 anni). Allora c'è da domandarsi: era violento il mondo che lasciava sposarsi ragazzi di 20 anni o il mondo attuale che obbliga al figlio unico, deride le nozze e imedisce di pensare ad un figlio prima di 30 anni? Meditate!

4 novembre Handifobia – L’etica del dr House

Valerio Carlo Bellieni Università di Siena

Aula T 01 ore 16,30 - Centro Servizi Facoltà di Medicina e Chirurgia - Via del Pozzo, 71 Modena

Il sito della Società Chestertoniana Inglese.

Qui trovate la pagina iniziale del blog della Società Chestertoniana Inglese, presieduta dal giornalista e scrittore William Oddie, autore di un interessantissimo libro sulla vita di Chesterton sino a Ortodossia, con cui siamo in contatto dal "lancio" della questione della "santità di Chesterton".

Navigate pure, troverete cose interessanti.