Un uomo considera i propri errori alla stregua del peccato originale e immagina che siano sparsi ovunque insieme al seme di Adamo. Ritiene che gli uomini abbiano poi aggiunto i propri vizi estranei alle solide e semplici fondamenta dei suoi vizi personali. Lo stupirebbe rendersi conto che essi, in realtà, con il loro strano percorso erratico, hanno evitato sia i suoi vizi che le sue virtù. I propri errori sono cose con cui si trova così a suo agio che li dimentica immediatamente e li attribuisce agli altri. Ne è così vagamente consapevole in se stesso che non si rende nemmeno conto della loro assenza negli altri.
Gilbert Keith Chesterton, Quello che ho visto in America.
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