giovedì 17 luglio 2008

Il Papa in Australia - Primo incontro con i giovani, numerosissimi!


Papa Benedetto, Uomo Vivo, ha già incontrato i giovani, proprio oggi.
Erano tantissimi, se lo dicono i giornali laicisti vuol dire che sono ancora molti di più...
E questo è un successo, visto che l'Australia non è solo uno dei continenti, ma è il più isolato dalle comunicazioni (non è solo lontano per gli europei, per tutti è decisamente una lunga passeggiata arrivare lì...).
In tanti si muovono per ascoltare il Papa.

Qui sotto la cronaca da Il Giornale di oggi.

Sydney - Tra canti e danze aborigene, sfilate di bandiere e coretti, a Barangaroo è una grande festa per l’arrivo di Benedetto XVI giunto in mezzo ai giovani a bordo di un mega-battello. E' il primo abbraccio del Santo Padre alla Giornata Mondiale della Gioventù. E' il primo bagno di folla. Nel primo impegno ufficiale a Sydney, dopo tre giorni di completo relax nella residenza privata dell’Opus Dei, a Kenthurst, e il benvenuto ufficiale da parte del primo ministro Kevin Rudd e del governatore generale Michael Jeffrey, il Santo Padre torna a parlare di vita da difendere, diritto di ogni uomo.

La questione aborigena Riconosce le ingiustizie subite dagli aborigeni e apprezza il gesto coraggioso del governo australiano nel chiedere scusa. E indica l’Australia come un modello da seguire "in tutto il mondo" per "quei popoli che anelano a vedere affermati i loro diritti". Il Papa entra nel cuore del tema che fa da sfondo alla sua prima visita in terra australe ringraziando "la coraggiosa decisione del Governo australiano di riconoscere le ingiustizie commesse nel passato contro i popoli indigeni": "Si stanno ora facendo passi concreti al fine di raggiungere una riconciliazione basata sul rispetto reciproco". Il Santo Padre porta l'Australia come "esempio di riconciliazione" capace di "offrire speranza in tutto il mondo a quei popoli che anelano a vedere affermati i loro diritti e riconosciuto e promosso il loro contributo alla società".

La centralità nei giovani Il Pontefice spiega le ragioni del suo viaggio, l’abbraccio con i giovani, che rappresentano la speranza dell’umanità: "Il mondo ha più che mai bisogno di giovani santi". "I giovani oggi sono di fronte ad un’impressionante varietà di scelte di vita - sottolinea - talvolta è arduo sapere come meglio incanalare il loro idealismo e la loro energia". Per questo la Giornata Mondiale della Gioventù rappresenta "l’opportunità di ritrovarsi insieme per approfondire la propria fede in Cristo". I giovani "sono desiderosi di prendere parte a un evento che pone in evidenza i grandi ideali che li ispirano - aggiunge Benedetto XVI - e tornano alle loro case colmi di speranza, rinnovati nella decisione di costruire un mondo migliore e condividere un’esperienza gioiosa di comunione nella sua Chiesa".

La protezione dell'ambiente Ad affiancare la questione aborigena, il Papa inserisce il tema della protezione dell’ambiente, ed esorta a "esercitare un’amministrazione responsabile dei beni della terra"."Le meraviglie della creazione di Dio - ha detto - ci ricordano la necessità di proteggere l’ambiente ed esercitare un’amministrazione responsabile dei beni della terra. A questo riguardo, noto che l’Australia si sta seriamente impegnando per affrontare la propria responsabilità nel prendersi cura dell’ambiente naturale". "Erosione, deforestazione, sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo" feriscono la terra e a volte la trasformano in una "minaccia" per l’uomo. La denuncia del santo Padre passa soprattutto per "le ferite" che segnano la superficie della terra: l’erosione, la deforestazione, lo sperpero delle risorse minerali e marine per alimentare un insaziabile consumismo. "Alcuni di voi - osserva davanti ai ragazzi provenienti dai cinque continenti - giungono da isole-Stato, la cui esistenza stessa è minacciata dall’aumento dei livelli delle acque; altri da Nazioni che soffrono gli effetti di siccità devastanti. La meravigliosa creazione di Dio viene talvolta sperimentata come una realtà quasi ostile per i suoi custodi, persino come qualcosa di pericoloso". "Come può - si chiede il Papa - ciò che è buono apparire così minaccioso?".

La società che eclissa Dio "Quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il ’benè comincia a svanire. Ciò che ostentatamente è stato promosso come umana ingegnosità si è ben presto manifestato come follia, avidità e sfruttamento egoistico". La fede e la religione non possono essere solamente un fatto privato. E il Papa lo ricorda con forza ricordando quanto sia difficile "il compito di testimone": "Vi sono molti i quali pretendono che Dio debba essere lasciato ai margini e che la religione e la fede, opportune per gli individui, debbano essere o escluse dalla vita pubblica o utilizzate solo per perseguire limitati scopi pragmatici. Questa visione secolarizzata - prosegue Benedetto XVI - tenta di spiegare la vita umana e di plasmare la società con pochi riferimenti o con nessun riferimento al Creatore. Si presenta come una forza neutrale, imparziale e rispettosa di ciascuno. In realtà, come ogni ideologia, il secolarismo impone una visione globale". In tal senso, "se Dio è irrilevante nella vita pubblica, allora la società potrà essere plasmata secondo un’immagine priva di Dio, e il dibattito e la politica riguardanti il bene comune saranno condotti più alla luce delle conseguenze che dei principi radicati nella verità. Tuttavia - conclude il Papa - l’esperienza mostra che il discostarsi dal disegno di Dio creatore provoca un disordine che ha inevitabili ripercussioni sul resto del creato".

La difesa della donna Come spiegarsi, chiede il Papa, "la violenza domestica" contro madri e bambini? "Come può essere che lo spazio umano più bello e più sacro, il grembo materno, sia diventato luogo di violenza indicibile?". "Senza una profonda riflessione sull’innata dignità di ogni vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, una dignità conferita da Dio stesso e perciò inviolabile", dice il Papa, non si comprendono le preoccupazioni per non violenza, sviluppo sostenibile, giustizia e pace, cura ambiente". Benedetto XVI si chiede quale posto le "nostre società" diano a "ai poveri, ai vecchi, agli immigrati, ai privi di voce". "Il nostro mondo - ha aggiunto - si è stancato dell’avidità, dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi idoli e di risposte ipocrite, e della pena delle false promesse: il nostro cuore e la nostra mente anelano a una visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato di verità e dove l’identità sia trovata in comunione rispettosa".

Il bagno di folla Quando il Papa è arrivato a Barangaroo è stato accolto da 140mila giovani nella sola area della baia. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, in tutta la città di Sydney sono 500mila i papaboys per la festa di accoglienza del Pontefice, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. Dopo essere sceso dalla grande imbarcazione che lo ho condotto da Rose Bay in un tour delle baie di Sydney, Benedetto XVI è salito sulla papamobile che ha attraversato, tra due ali di folla, tutta la banchina. Secondo l’organizzazione l’area può contenere 143mila persone, ma molti pellegrini sono dislocati in tutta la città e in tutto si stimano circa 500mila papaboys. Appena sceso dalla papamobile, Ratzinger è stato salutato da una guardia d’onore di un gruppo di 43 aborigeni. Il rito richiama una simbologia secondo la quale gli aborigeni sono i custodi della zona, accolgono l’ospite e lo consegnano ai giovani.

mercoledì 16 luglio 2008

Eluana Englaro - le parole di Celentano sulla questione.

Il Corriere di oggi ospita una lettera al direttore da parte del cantante Adriano Celentano.
Chi vuole, può leggerla cliccando il nostro titolo.

Eluana Englaro - La vicenda approda al Senato -

Aperte le procedure per sollevare presso la Consulta un conflitto di attribuzione con la Corte di Cassazione.

ROMA - La prima commissione permanente, Affari Costituzionali, procederà alla valutazione di un eventuale conflitto di attribuzione da sollevare tra Senato e Corte Costituzionale sulla vicenda di Eluana Englaro. La Giunta del Regolamento del Senato ha accolto oggi pomeriggio la proposta del Presidente Renato Schifani. Dopo l'esame della commissione si pronuncerà l'Assemblea.

Eluana Englaro - La lettera al direttore de ilsussidiario.net di Antonio Quaglio: Suor Albina merita una risposta.

LA LETTERA/ Sia che Eluana resti in vita, sia che muoia, suor Albina ha diritto a una risposta.

Caro direttore,
nella vicenda drammatica di Eluana Englaro, è stato troppo frettolosamente eluso ed archiviato l'appello di suor Albina Corti, la superiora delle religiose che da quattordici anni quotidianamente assistono la giovane. La sua proposta («Lasciate Eluana a noi») è stata con tutta evidenza giudicata banalmente «umanitaria», o – peggio – una variante irricevibile della fermezza cattolica nel difendere la cultura della vita. Invece nella sua (autentica) semplicità, l'appello si pone in modo nuovo, complesso, altamente sfidante sul piano bioetico, giuridico e quindi ampiamente politico-culturale. Sarebbe un errore inaccettabile ignorarlo solo perché scomodo o non inscritto nelle tradizionali dispute ideologiche o strumentali sul tema. Può essere invece utile – per tutti – rifletterci sopra, includendolo in quei fatti o atti della convivenza umana che risultano più comprensibili e potenzialmente fruttuosi per il bene comune se accolti in quei “nuovi modi”, in quei tentativi che chiamiamo ormai usualmente sussidiarietà. La quale, per definizione, non è “aut-ut”, ma “et-et”.
- Suor Albina non contesta in nulla il padre di Eluana. Non gli nega la stanchezza, lo strazio spirituale. Lo comprende in tutto: anche, eventualmente, nella volontà di realizzare una visione laica dell'esistenza. Gli si oppone – forse – solo nell'intento di adempiere un “testamento biologico di fatto” di Eluana: il ricordo di parole confidate a un’amica guardando in tv un servizio sull’analogo dramma dello sciatore azzurro Leonardo David.
- Suor Albina non respinge neppure la pronuncia del magistrato: cioè il giudizio “qui e ora” dell'istituzione delegata da una società democratica ad applicare il cosiddetto “diritto positivo”. Non disconosce al tribunale il potere legittimo di dare ragione alla pretesa del padre di Eluana. Di interpretare cioè la norma in vigore, con professionalità e con attitudine a distillare una decisione ritenuta «equa» sul piano tecnico e in un determinato frangente storico.
- Ponendosi con realismo e spirito di accoglienza nei confronti sia dell'umanità del padre di Eluana sia della professionalità/istituzionalità del magistrato, suor Albina non rinuncia però a parlare, ad agire, a far parlare e agire con sé una parte della società civile. Se un padre annientato e straziato non riesce più ad occuparsi di una figlia che vive in stato vegetativo, o anche solo a visitarla: suor Albina dice: và in pace, me ne occupo io, la curo io ogni giorno. A un magistrato che dice: se il padre di Eluana me lo chiede, io autorizzo la sospensione dell'alimentazione, suor Albina replica: io da quattordici anni sono una stretta congiunta di questa persona, a me interessa che continui a vivere.
Pago io, garantisco io di persona che abbia cure adeguate, dignitose, continue. Di fronte a un «mistero di dolore» (Eluana sta vivendo una sofferenza inenarrabile, lasciatela andare in pace) io mi sento di difendere un «mistero di speranza» (Eluana sta vivendo la sua vita, ha diritto di continuarla). Voi siete la famiglia e lo Stato, io sono una porzione della società civile: ascoltatemi. Io vi capisco, ma ho diritto che voi cerchiate di capire me, che allarghiate il vostro sguardo sulla realtà, per quanto offuscato dal dolore o vincolato dalla tecnica.
- Se il magistrato avesse saputo della disponibilità di suor Albina, il suo giudizio avrebbe potuto essere diverso? Anzi: il suo giudizio avrebbe “dovuto” essere diverso? La prossima volta il prossimo magistrato dovrà tenerne conto? Il magistrato ha risposto a una pretesa argomentata del padre o ha emesso un'argomentata “condanna a morte”? La pretesa del padre era: liberate me da un peso insopportabile o liberate Eluana da un peso che io ritengo insopportabile per lei? In che misura suor Albina è invece legittimata a proporre un “modo diverso” di garantire a Eluana la vita e al padre di uscire da questa vicenda? In che misura la società può essere legittimamente considerata “sussidiaria” a una famiglia spezzata dal dolore o perfino a una magistratura che formula sentenze “tecniche”?
Non da ultimo: se vi fa orrore un feto gettato morto in un cassonetto e preferireste certo che fosse un neonato vivo affidato a un istituto di suore, perché preferite che una giovane donna in coma sia lasciata morire di fame mentre la comunità di suore che già l'assiste è pronta a farla vivere ancora?
Sia che Eluana resti in vita, sia che non lo resti, suor Albina ha diritto a una risposta.

Antonio Quaglio (caporedattore - Il Sole 24 Ore)

Eluana Englaro - "E' parte anche della nostra famiglia" - parla suor Albina, responsabile della clinica dove sta Eluana

Dal sito dell'arcidiocesi di Milano www.incrocinews.it

Suor Albina Corti, responsabile della clinica “Monsignor Luigi Talamoni”, racconta i 14 anni di assistenza prestata quotidianamente a Eluana Englaro: «Non è abbandonata»

10/07/2008

di Paolo RAPPELLINO

La accudiscono «quasi come una figlia». Da 14 anni le Suore Misericordine vegliano Eluana Englaro nella Casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” di Lecco. «In tutto questo tempo non le abbiamo mai prestato nessuna particolare cura medica - spiega la responsabile della clinica suor Albina Corti -. Per noi è una persona e viene trattata come tale. È alimentata con il sondino naso-gastrico durante la notte ed è in buone condizioni di salute. Fisiologicamente ha tutte le funzioni sane. È una ragazza bellissima».

La casa di Eluana da allora è una stanza singola nel reparto di riabilitazione da 14 posti letto della clinica, vicino alla basilica di San Nicolò a Lecco. Un ospedale privato, convenzionato con il sistema sanitario. Alle pareti le foto della vita prima dell’incidente di quel maledetto 18 gennaio 1992.

A farle da angelo custode suor Rosangela: «Lei - racconta quasi con pudore la consorella - oramai intuisce subito se ha mal di pancia o mal d’orecchio». Tutte le mattine la paziente viene alzata dal letto, lavata, messa in poltrona. Quotidianamente la portano in palestra, dove c’è un fisioterapista che le pratica la riabilitazione passiva; in stanza c’è spesso la radio accesa con la musica.

«Qualche volta muove gli occhi, soprattutto se le parla suor Rosangela - confida suor Albina -, non si riesce a capire se comprende, ma io penso di sì, anche se clinicamente dicono di no. Però non è in grado di compiere nessun movimento. In tutti questi anni non ha mai dato nessun segno».

«Èarrivata da noi nel 1994 - ricorda la religiosa misericordina -. Erano stati i genitori a cercarci, perché era nata qui e il padre diceva: “Desidero che chiuda gli occhi dove è venuta alla luce”. Quando ci fu chiesto di ricoverarla, nutrivamo delle riserve. Sapendo che la ragazza era in coma, pensavamo di non essere attrezzate sufficientemente per poterla accudire. Ma quando la nostra suora infermiera e un nostro medico sono andati a visitarla nel precedente ricovero, hanno capito subito che non necessitava di null’altro rispetto all’alimentazione con il sondino».

Eluana, seppure in stato vegetativo, non è stata mai lasciata sola, è inserita in una rete di relazioni: le fanno visita i famigliari, vengono anche alcuni conoscenti. «C’è una rete di relazioni intorno a lei, non è abbandonata. Spesso ad accompagnarla in giardino sulla carrozzina sono i genitori. Regolarmente vengono due amiche della ragazza», racconta suor Albina.

Ora le religiose della clinica “Talamoni” rimangono in attesa: «Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. Ovviamente noi non lasciamo entrare nessuno. Non sospenderemo mai l’alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia».

martedì 15 luglio 2008

Eluana Englaro - Da Il Foglio di oggi 15 Luglio 2008 - parte la raccolta di firme di Scienza e Vita - Giovedì piazza Duomo, Milano, ore 18.30

Parte la raccolta firme di Scienza e vita
Giovedì, piazza Duomo (Milano), ore 18 e 30. Tanta acqua per Eluana

Da Sydney il cardinale Bagnasco dice che "il caso di Eluana deve far preoccupare e riflettere".

Da ieri mattina sul sagrato del Duomo di Milano sempre più persone lasciano una bottiglia d’acqua per Eluana Englaro. Dopo la proposta lanciata da Giuliano Ferrara sul Foglio di domenica, portare una bottiglia d’acqua per la ragazza in come che morirà di fame e sete dopo una decisione del Tribunale, il settimanale Tempi, diretto da Luigi Amicone, ha raccolto l’idea e dopodomani, giovedì 17 luglio, dà appuntamento ai suoi lettori (e non) alle 18.30 sul sagrato del Duomo per portare altre bottiglie. Con loro ci sarà anche il direttore del Foglio.

Ieri anche il direttore del quotidiano della Cei Avvenire, Dino Boffo, ha aderito all’iniziativa e ha portato la sua bottiglia. Domenico Delle Foglie, portavoce di Scienza e Vita, ha detto ieri che “l’iniziativa ‘Acqua per Eluana Englaro’ ha un grande valore di testimonianza: non solo sono d’accordo, ma la trovo una cosa giustissima”.
Il padre di Eluana, Beppino Englaro, che si è detto deciso a rendere esecutiva la sentenza dei giudici di Milano, interpellato dai giornalisti non ha commentato l’iniziativa.

Domani sera al Teatro Sociale di Lecco si terrà alle 21.15 un incontro organizzato da Comunione e Liberazione e Medicina & Persona dal titolo “Eluana Englaro: il mistero della vita e il miracolo dell’accoglienza” con Claudia Mazzuccato, ricercatrice di Diritto penale all’Università Cattolica e Giancarlo Cesana, medico e professore di Igiene orale e applicata all’Università di Milano.
Ieri poi Gianfranco Montera, procuratore generale facente funzione di Milano, ha detto che se il padre di Eluana decidesse di togliere il sondino alla figlia prima che la procura generale decida se ricorrere contro la sentenza d’appello “se ne assumerà tutte le responsabilità” e ha invitato alla “cautela e ponderazione”. Mentre Carlo Alberto Defanti, il medico che si è reso disponibile per dar corso alla decisione dei giudici, ha detto che “stiamo lavorando per attuare una sentenza esemplare e ineccepibile”, stanno prendendo il via numerose raccolte firme: sul Web quella di “Due minuti per la vita”, che si oppone alla richiesta di interrompere l’idratazione e l’alimentazione di Eluana, e in diverse università d’Italia a partire da comitati spontanei di studenti e professori.

08:06 - GMG SYDNEY: CARD. BAGNASCO, IL CASO ENGLARO “DEVE FAR PREOCCUPARE E RIFLETTERE” - Da una parte “viviamo un sentimento di condivisione e partecipazione per una situazione di grande sofferenza”; dall’altra “non possiamo tacere che questo è un momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza”. Interrogato dai giornalisti, che lo hanno incontrato poche ore dopo lo sbarco a Sydney in occasione della Giornata mondiale della gioventù, così ha risposto il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, a proposito della sentenza emessa nei giorni scorsi, con la quale i giudici autorizzano il padre di Eluana Englaro a ottenere l’interruzione del trattamento d’idratazione e alimentazione che permette alla figlia, in coma vegetativo persistente da sedici anni, di continuare a vivere. “Togliere idratazione e nutrimento”, ha aggiunto, “è come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno”; viviamo pertanto “un momento che deve far preoccupare e riflettere tutte le persone di buona volontà”. (Sir)

Eluana Englaro - Da Il Foglio di oggi 15 Luglio 2008 - La sete di Eluana

La procura generale invita alla cautela e riflette sul ricorso. Storie di “vite differenti”

Roma. La Procura generale di Milano deciderà entro la metà della prossima settimana se ricorrere in Cassazione contro il decreto con il quale la Corte civile d’appello ha autorizzato il padre di Eluana Englaro a staccare il sondino attraverso cui la ragazza viene dissetata e nutrita da sedici anni. Rispetto all’ipotesi che Beppino Englaro (come lui stesso ha annunciato di voler fare) possa procedere al distacco prima che la Procura generale decida o no il ricorso, il procuratore generale facente funzione, Gianfranco Montera, ha dichiarato inoltre che “se dovesse farlo, se ne assumerebbe la responsabilità”. Nel frattempo, l’hospice “Il Nespolo” di Lecco, al quale Englaro ha chiesto di ricoverare la figlia per farla morire, ha comunicato di poter accogliere Eluana solo se “già in uno stato terminale”.

C’è qualche granello di polvere, forse, nello spaventoso ingranaggio che condanna a morte per compassione una persona viva, assolutamente non terminale, che ha solo bisogno di acqua e cibo, come chiunque, per continuare a vivere. “Come consideriamo queste vite differenti? Perché di questo si tratta. Quella di Eluana è una vita differente, non una non vita”. Fulvio De Nigris è il papà di Luca, morto quindicenne nel 1998, dopo otto mesi di coma in seguito a un intervento chirurgico. In suo nome è stata fondata un’associazione (il sito è amicidiluca.it) che si occupa di persone in coma e delle loro famiglie, e in suo nome è nata a Bologna la Casa dei risvegli Luca De Nigris, struttura pubblica che “è considerata un modello terapeutico e riabilitativo unico. La Casa nasce dall’idea che il risveglio non è qualcosa che riguarda solo la persona in coma ma tutta la sua famiglia”.

“Una conclusione aberrante”. La sentenza della Corte civile d’appello di Milano, secondo De Nigris, “porta a una conclusione aberrante: con il sondino sei in stato vegetativo, senza sondino sei un malato terminale. Ma Eluana non è una malata terminale. Per questo, vorrei invitare tutti a fare un passo indietro, a considerare che cos’è la vita e che cosa è la vita nella difficoltà”. A preoccuparlo è soprattutto una constatazione: “Dopo il caso Terri Schiavo è stato detto che niente del genere sarebbe potuto succedere in Italia. Lo stesso Comitato nazionale di bioetica, nel suo parere su come valutare la somministrazione di cibo e acqua a persone in stato vegetativo, aveva escluso che quelli potessero essere considerati trattamenti sanitari”. Arrivano i giudici, “e scopriamo che la nostra tranquillità era infondata”. De Nigris sottolinea che “non sarebbe giusto dare giudizi sul papà di Eluana, che rispetto totalmente. Ma temo che la sentenza su sua figlia avrà ricadute negative per tutte le famiglie con persone in analoghe situazioni. Beppino Englaro ha parlato di legge ad personam, ma non sarà così”.

Nel giudizio della Cassazione che ha spianato la strada alla sentenza di morte per Eluana non spicca soltanto l’assurdità di quell’“univoco giudizio” di parenti e conoscenti che sostituisce la documentata volontà della persona. Arbitraria è anche l’idea, accolta dalla Cassazione, di poter “apprezzare clinicamente” lo stato vegetativo “irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione”. De Nigris ricorda che “contro il concetto di irreversibilità si levano autorevoli voci scientifiche. Conosciamo casi nei quali la presunta e ‘accertata’ irreversibilità è stata smentita. I nuovi studi tendono infatti a non specificare nessun aggettivo (come ‘permanente’ o ‘persistente’) accanto a ‘stato vegetativo’. Sappiamo solo che ogni caso fa storia a sé”. E anche se il risveglio non arrivasse mai, quella che vivono le persone in stato vegetativo “è vita a tutti gli effetti”, insiste De Nigris. Nel senso comune non deve passare, aggiunge, “la sciatteria, la pigrizia, l’approssimazione. Sentiamo parlare del ‘calvario’ di Eluana, di ‘staccarla dalle macchine’. Questo nega il percorso delle persone che lottano per non perdere la speranza, e nega le buone pratiche e i buoni luoghi dedicati alle persone in stato vegetativo e alle loro famiglie”.

Eluana Englaro - Una firma per salvare Eluana

"Salviamo questa povera ragazza", "La vita è vita: aiutiamoci a proteggerla anche quando è apparentemente muta". E ancora "La vita non ci appartiene: è un dono". Sono solo alcuni dei commenti lasciati dai navigatori di tutta Italia in calce alle firme raccolte con la petizione "Appello in difesa della vita di Eluana Englaro" promossa dall’associazione Due minuti per la vita. Chiunque può aderire, con un semplice click, andando sul sito internet www.firmiamo.it. Dall’home page bisogna poi accedere al link "La difesa della vita di Eluana Englaro" dove è possibile sottoscrivere l’appello e lasciare un commento. «Il presente appello – si legge sulla schermata – è in difesa del diritto a vivere di Eluana Englaro e si oppone alla richiesta di interrompere l’idratazione e l’alimentazione. Tale interruzione provocherebbe infatti la morte di Eluana, e questo solo in seguito a un lunga e dolorosa agonia, come già successe a Terri Schiavo».

La SCI chiede a tutti di firmare la petizione e di aderire al gesto dell'acqua suggerito da Giuliano Ferrara.

Cliccando il titolo si va al sito dove si raccolgono le firme.

Eluana Englaro - L'intervista a Giuliano Ferrara su Avvenire di oggi.

Come promesso, ecco l'intervista di Avvenire a Giuliano Ferrara sulla questione di Eluana Englaro.

Ferrara: «La scelta di quei giudici? È frutto di una cultura che maltratta la vita umana, che ha prodotto le nuove linee guida della legge 40 o che propone l’aborto selettivo»
«Acqua per Eluana - Portiamo in Duomo il simbolo della vita».

Cliccando il titolo si va alla pagina di Avvenire con intervista e quant'altro.



DA MILANO PAOLO LAMBRUSCHI
Acqua, simbolo della vita, da portare sotto il Duomo di Milano, in una piazza di civiltà simbolo della misericordia ambrosiana. È la proposta lanciata da Giuliano Ferrara sul «Foglio » di domenica scorsa per contrastare l’idelogia e la cultura che hanno scritto la sentenza Englaro. «Sia chiaro – chiarisce il direttore del Foglio – non me la prendo con il padre, di cui comprendo il trasporto psicologico e sentimentale. Nemmeno con i magistrati, anche se il loro coinvolgimento lo capisco meno. O con il partito radicale. Ma questa donna è in cura dalle suore Misericordine che hanno imparato ad amarla esprimendo la loro vocazione di amore cristiano. C’è insomma qualcuno che si prende cura di lei, come nel caso di Terry Schiavo in America. Anche lì c’era un pezzo della sua famiglia che voleva conservare il calore e la vitalità di quel corpo handicappato e senza i segni della coscienza vigile. Il motivo della sentenza è allora ideologico, si vogliono affermare a tutti i costi una bandiera e una religione civile».
E cosa sostengono?
«Prima del diritto di vivere, che diventa discutibile, c’è l’indiscutibile diritto-dovere di dare la morte come atto di liberazione. Non c’è forma di nichilismo più chiaro quando si afferma che se la qualità della vita non è standard, non vale».
E chi lo stabilisce
«La legge, lo Stato, i giudici... Tutte le decisioni antivita sono culturali, non ci sono responsabili precisi. Questa cultura viene sintetizzata bene dal film di Denys Arcand 'Le invasioni barbariche', racconto eutanasico cinematograficamente ben fatto, ma moralmente mostruoso. Semplificando, è un film sul ’68, sui reduci, sui modernisti, che vuole ribadire la diversità di questa comunità dagli uomini del passato. I quali morivano con un sentimento di speranza o disperazione e si misuravano con la sofferenza. Ma questa generazione no. Celebra la dignità della morte che non proietterebbe in un’altra vita, bensì realizza nel nulla la liberazione euforica dalla sofferenza e dal dolore. Così diventa una sorta di grande evento, non un aspetto dell’esistenza. Questo lo trovo terribile».
La sentenza di Eluana, come ha detto qualcuno, è stata scritta a più mani?
«Ma certo. È già scritta nei libri di Umberto Veronesi, nel le 'Invasioni barbariche', nelle polemiche scientiste che svalutano e maltrattano la vita umana, nelle nuove linee guida delle legge 40, quando si parla di aborto selettivo. Frutto di un atto di profonda sfi ducia nella virtù della vita, nel la sua forza morale, nel suo significato».
Lei ha citato il «precedente Andreatta». Di che si tratta?
«Il presidente Napolitano, recandosi in visita a Bologna, volle visitare Beniamino Andreatta, che morì dopo pochi giorni. Così è stato protocollato al massimo livello che un malato in stato vegetativo da nove anni, è un uomo. Se ne tenga conto anche per la giovane lecchese».
La politica può ancora fare qualcosa?
«Intanto testimoniare socialmente e simbolicamente ade rendo alla nostra campagna d’acqua per Eluana. Soprattutto può stabilire per decreto che è vietato sottrarre il sostentamento vitale agli ammalati in condizioni di non autonomia. Nessuna decisione pubblica può andare in questa direzione. Un conto è l’accanimento terapeutico, un conto stabilire che è lecito non alimentare più una persona. Questo dovrebbe es sere vietato dalle leggi dello Stato».
Sul «Foglio» lei ha ricordato l’articolo del cardinale di Milano Tettamanzi pubblicato su 'Avvenire', definendolo in sostanza tiepido. Ieri un comunicato dei medici cattolici di Milano la invitava a riflettere sul ruolo del vescovo e dei laici. Ha riflettuto?
«Ho solo espresso un’umile critica da persona che non appartiene al gregge ambrosiano. Ma sono d’accordo con loro, in casi come questo è meglio che il vescovo eserciti maggiore prudenza, tocca al laicato farsi sentire e agire».


Eluana Englaro - La presa di posizione dell'amico Paolo Gulisano, presidente del CAV di Lecco.

Paolo Gulisano è un carissimo amico di molti chestertoniani e, oltre ad essere il vicepresidente della SCI, è anche presidente del CAV di Lecco. Ecco la sua presa di posizione sulla vicenda di Eluana Englaro:

Ottobre 2007: il Parlamento cancella definitivamente la pena di morte dal sistema giuridico italiano. Luglio 2008: i Giudici della Repubblica pronunciano la prima condanna a morte.
La Corte d’Appello di Milano, sulla scia della pronuncia della Cassazione di alcuni mesi fa, ha statuito: Eluana Englaro può essere uccisa. Una morte terribile: di fame e di sete.
Il paradosso è che chi vuole la sua morte si aggrappa ad una frase che ancora adolescente avrebbe pronunciato dopo la visita ad un amico in coma dopo un incidente, per cui avrebbe preferito morire piuttosto che rimanere attaccato ad un tubo.
Un’ argomentazione espressa emotivamente può costituire il fondamento di una condanna a morte? Crediamo di no. Risalire alle visioni del mondo del paziente, che nessuno può dire ancora attuali, significa definitivamente di non tenere conto della reale volontà del malato, che, per essere libera, deve essere attuale, circostanziata e contestualizzata. E’ umanamente drammatico e sbagliato retrodatarla perché si finisce, come detto, per farsi strumento di un arbitrio, in base ad una presunta volontà altrui.
Questa sentenza è un passo decisivo verso la possibilità di uccidere delle persone.
Tante sono infatti le persone nelle condizioni di Eluana, che non sono autosufficienti, che non sono in grado di provvedere a se stesse, di alimentarsi autonomamente, di avere una vita di relazione. Tutte “vite inutili”, da eliminare in nome di un falso pietismo?
Davanti a questa decisione, davanti al caso Englaro occorre reagire con consapevolezza e con decisione, con razionalità laica. Bisogna guardarsi dal fane unicamente un problema “etico”, perché in tal caso è pronta la replica dei sostenitori dell’eutanasia: la morale cattolica va bene per i cattolici, per i non credenti valgono altri codici etici. Nulla di più errato: per tutti gli esseri umani vale la stessa legge naturale, identica per tutte le culture e le fedi: non uccidere. Per questo l’impegno a favore della vita di Eluana Englaro non è una “crociata”, come paventa anche qualche voce del mondo cattolico, ma un impegno laico a salvaguardia dei principi di umanità e di civile convivenza.
E’ civiltà, è umanità infatti la decisione dei giudici che hanno stabilito che una donna adulta, che non è in stato terminale, non deve più essere nutrita e curata, ma deve essere lasciata morire?
Questi giudici hanno deciso di discriminare espressamente una categoria di malati: quelli che non possono guarire, che mancano di “coscienza e percezione del mondo esterno”.
D’ora in poi, verso questi malati, la domanda non sarà più: come curarli e assisterli al meglio? Ma piuttosto: quando e come ucciderli?
Diranno: la legge sul testamento biologico darebbe garanzia sulla effettiva volontà del malato di morire. Ipocrisia evidente: sarà solo il pezzo di carta che costituirà il nulla osta alle decisioni altrui, con altri che si arrogheranno il diritto di interpretare la volontà di chi l’ha firmato – magari niente affatto libero e niente affatto consapevole – e di decidere il se e il quando …
Se Eluana fosse lasciata morire, vorrebbe dire che anche per l’Italia è arrivata l’ora dell’eutanasia: ci auguriamo che non sia così.

Paolo Gulisano, presidente Centro Aiuto alla Vita di Lecco

Eluana Englaro - Card. Bagnasco: "Non possiamo tacere la nostra preoccupazione"


(ASCA) - Roma, 15 lug - ''Non possiamo tacere che questo e' un momento molto delicato, e persino drammatico se si dovesse arrivare a consumare una vita per una sentenza'': e' la posizione del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, sul caso di Eluana Englaro. Il cardinale ha risposto alle domande dei giornalisti durante una conferenza stampa a Sidney, dove si trova per la celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventu'.

''Viviamo un sentimento di condivisione e partecipazione per una situazione di grande sofferenza'', ha aggiunto Bagnasco. ''Togliere idratazione e nutrimento - ha concluso - e' come togliere da mangiare e da bere a una persona che ne ha bisogno''. Quello attuale e' quindi un momento ''che deve far preoccupare e riflettere tutte le persone di buona volonta'''.

Intervista a Giuliano Ferrara su Avvenire

Vi segnaliamo su Avvenire di oggi un'intervista a Giuliano Ferrara sul caso Englaro.

Appena disponibile on line, metteremo il collegamento sul nostro blog.

lunedì 14 luglio 2008

Eluana Englaro - Tutta intera l'intervista a Mario Melazzini

Abbiamo deciso di mettere tutta intera l'intervista a Mario Melazzini apparsa su www.ilsussidiario.net.
Vale.
Leggetela.

ELUANA/ Parla Melazzini, malato di SLA dal 2002: «la dignità della vita non è un valore misurabile»


Il giudizio che noi tutti esprimiamo sulla sentenza che autorizza a non dar più da mangiare e da bere ad Eluana Englaro può essere, alla fine, niente di più che l’espressione di un’opinione personale. C’è chi è favore, e c’è chi è contro.
Ma le cose cambiano se il giudizio arriva da chi, per condizione personale, vive più da vicino il dramma di Eluana. Mario Melazzini, medico dalla carriera brillante, a partire dal 2002 ha incominciato a percepire che il suo corpo non rispondeva più alle sue sollecitazioni. Nel giro di un anno la diagnosi: sclerosi laterale amiotrofica. Ora anche lui, come Eluana, non può mangiare in modo autonomo ed è alimentato artificialmente, con una sonda endogastrica.
E se dice che la sentenza di Milano è profondamente ingiusta, merita quantomeno di essere ascoltato più di tanti opinionisti.
Dottor Melazzini, qual è stata la sua reazione di fronte a questa sentenza dei giudici di Milano?
Con tutto il rispetto per la magistratura, mi trovo in totale disaccordo sulle motivazioni che la Corte d’Appello di Milano ha emesso nei confronti della vicenda di Eluana Englaro. Per due motivi. Innanzitutto il corpo di Eluana viene definito semplicemente come vita biologica, e questa è una riduzione inammissibile. In secondo luogo perché la sentenza si rifà a qualcosa che in passato sarebbe stato detto da Eluana. Ma i ragazzi ventenni, si sa, vedono la propria vita in un determinato modo, e una visita ad un amico in un uno stato grave, di coma, può creare un grande impatto emotivo, e pensieri negativi in merito all’ipotesi di dover vivere dipendendo da uno strumento anche solo per respirare. Basare una sentenza solo su quello che qualcuno ha sentito dire non mi sembra una cosa accettabile.
Eluana sembra però trovarsi in uno stato irreversibile, immutato da ben sedici anni: tenerla in vita non è anche questa una forma di accanimento?
Eluana si trova in uno stato vegetativo permanente, non in coma irreversibile: per definire il coma irreversibile ci sono dei parametri strumentali e clinici ben precisi. Eluana è una persona che si trova in una determinata condizione, ed è alimentata e idratata artificialmente: definire questi supporti di sostegno vitale, quale l'idratazione e l'alimentazione, strumenti di accanimento terapeutico è una cosa che mi ferisce molto, come medico, come uomo, come malato.
Dunque secondo lei con questa sentenza si legittima inequivocabilmente un atto di eutanasia?
Accompagnare a morte una persona totalmente stabile dal punto di vista clinico lo definisco esattamente un atto di eutanasia, in qualunque modo venga fatto. Omicidio è una parola che io non sono in grado di utilizzare, ma definirlo eutanasia è la realtà. Utilizzare il verbo «accompagnare», come fa la sentenza, significa ritenere che questa persona, essendo in un tale stadio di vita biologica, non sia in grado né di sentire, né di provare sensazioni. Ma forse bisognerebbe chiedersi che strumenti si hanno per giudicare che questa persona, privata dei liquidi, privata dell'alimentazione, possa non provare dolore anche fisico. Quindi non ci sono altri modi per definire questo atto se non legalizzazione dell'eutanasia. E questo mi fa molta paura.
Lei ha parlato di dignità della vita: si sente spesso parlare con leggerezza di vite non degne di essere vissute, a proposito di condizioni estreme di malattia. Come reagisce di fronte a questo?
Con un sorriso dispiaciuto. Ipotizzare che determinate condizioni di salute o di disabilità possano non essere compatibili con una vita degna di essere vissuta è una concezione che definirei da benpensanti, e che personalmente mi offende. Lo pensavo anch’io, nel mio banalissimo percorso di vita: da uomo sano non ipotizzavo che la totale dipendenza dagli altri potesse essere conciliabile con la dignità della vita. Invece è così.
Com’è possibile avere una concezione così assoluta della dignità della vita?
Occorre pensare che alcune condizioni, patologie o disabilità che comportano la totale dipendenza dagli altri o da alcuni strumenti sono perfettamente conciliabili con una vita dalla qualità buona. Occorre fare un passo indietro, e chiedersi quando la vita deve essere vissuta. La dignità della vita, infatti, ha a mio parere un carattere ontologico e non può dipendere da una “qualità” misurata solo in termini utilitaristici. Non si può pensare che essere uomo, essere persona degna di vivere, possa diventare una sorta di patente a punti: se hai tutte le funzioni sei degno; se perdi le funzioni perdi la dignità. Finché un bel giorno ti viene tolta la patente, e altri possono decidere per te, avendo la presunzione di dire che quella vita non è degna di continuare. Non lo si può accettare.
Questa sua concezione così profonda del valore della vita, in qualunque condizione, è condivisa anche dalle altre persone che vivono la sua stessa malattia?
Come malato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) mi trovo quotidianamente a confronto con altri malati che vivono dipendendo da strumenti artificiali. Molti di essi muovono solamente gli occhi. Ma le assicuro che hanno una grandissima dignità: loro stessi me lo dicono, anzi, noi ce lo diciamo, spesso, indipendentemente da tutto.
Torniamo alla sentenza: un passaggio molto critico, e molto criticato, è quello in cui vengono date precise istruzioni su come operare concretamente l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione, per non provocare dolore a Eluana. Come giudica questo elemento?
Questa è una sentenza con forti accenti di pietismo: sembra di essere tornati al tempo dei medici dei lager nazisti, che per pietà sopprimevano le persone. Pur con tutto il rispetto dello stato d'animo della famiglia di Eluana, bisogna però ribadire che ciò che i magistrati permettono è un atto di eutanasia. Come medico io ravvedo solo questo. La sentenza della Corte d'Appello dà poi, come ora si accennava, indicazioni per un accompagnamento che viene definito “dignitoso”, dicendo addirittura – e questo è veramente un passaggio di pessimo gusto – che bisognerà accompagnare Eluana a una morte senza dolore, in particolar modo provvedendo a “umidificare le mucose”. Proprio così. E sa cosa mi viene in mente? Mi viene in mente Cristo sulla croce: a lui passarono sulla bocca una spugna imbevuta di aceto.
Come medico cosa pensa di quei suoi colleghi che si affrettano a dare la propria disponibilità a procurare la morte? Era già successo con il caso di Welby, ora si verifica di nuovo. Come giudica questa “premura”?
Io non mi permetto di giudicare l’atteggiamento degli altri, ma mi prende una grande tristezza come medico nel vedere colleghi con un così grande fervore nel volersi mettere a disposizione, come se aspettassero di esprimere la propria professionalità grazie a una sentenza di un Tribunale. Forse non hanno ben chiaro quali siano gli obiettivi della professione medica, e non hanno letto il codice deontologico. Ma forse l'altra cosa che incide è la mania di protagonismo, che nell'essere umano non manca mai.
Questi episodi generano sempre un dibattito pubblico: cosa pensa del modo con cui se ne discute?
Purtroppo, come spesso accade nel nostro Paese, si sta tristemente facendo di questo caso lo strumento di un'ideologia. Ma qui non ci sono né vincitori né vinti: c'é il dramma di Eluana. C’è poi anche il dramma di tutte le famiglie dei malati in stato neurovegetativo, e non solo, che hanno bisogno di essere supportati nell'assistenza ai loro cari. Queste sono le cose di cui bisognerebbe discutere.

Eluana Englaro - Ho incontrato Eluana

Da Il Foglio di oggi 14 luglio 2008

Articolo di Marco Barbieri.

La mattina apre gli occhi e la sera li chiude, respira da sola e borbotta. “Incapace di relazione attiva con il mondo esterno”. O è il mondo esterno che non è attrezzato a un rapporto con le persone in questo stato?

Ogni mattina gli occhi di Eluana si aprono. Alla sera si richiudono. Nel corso della giornata sono spalancati e ruotano instancabilmente. I medici assicurano che non “vedono”. O per lo meno nessuna reazione del suo apparato visivo sembra collegata a ciò che le sta intorno. Oltre agli occhi la bocca di Eluana è in costante movimento. La sua lingua sembra frugare per cercare un posto dove fermarsi. A un angolo della bocca. Tra i denti, sul palato. E dalla sua gola esce un rantolo discreto. Che a volte assomiglia a un borbottio. Quasi un bla-bla di neonato. Ma anche in questo caso i medici hanno assicurato che non si tratta di nessuna manifestazione correlabile a uno stimolo esterno. Né a una volontà comunicativa. Oltre agli occhi e alla bocca Eluana è da sedici anni immobile. Pietrificata. Accudita dalle amorevoli attenzioni delle suore misericordine, che cercano di evitarle in ogni modo le piaghe da decubito. Al mattino Eluana apre gli occhi e inizia a macinare gorgoglii. Ma per il resto è come una statua. Che alla sera cessa anche queste minime attività.
Così l’ho vista quasi cinque anni fa al secondo piano della casa di cura di Lecco. La stessa dove nacque. Dove emise i primi borbottii, così simili e così diversi da quelli che oggi le escono di bocca. Vorrei dire che l’ho incontrata. Ma non riesco a usare quel verbo. Mi viene da dire che l’ho vista, denunciando un approccio voyeuristico che non ho ancora del tutto ammesso con me stesso.
L’ho vista. Come si vede una persona da un buco della serratura. Senza essere visti a propria volta. L’ho spiata da un mondo che lei sembrava non abitare più del tutto. Se non fosse stato per quegli occhi, quella bocca. Quei rantoli. E per quella salute di ferro. In sedici anni mai un farmaco, mai un’aspirina. Solo quel sondino che un paio di volte al giorno le veniva infilato dal naso fino allo stomaco. Per nutrirla. Non contro la sua volontà, ma in assenza di sua volontà. Come accade a tanti handicappati gravissimi che popolano le vite di famiglie devastate dal dolore. Come accade a tanti giovani e anziani incapaci di vivere e spesso incapaci di relazioni positive con il mondo che sta loro attorno. Sì, costoro deglutiscono. Eluana non deglutisce. Il cibo glielo si deve depositare direttamente nello stomaco. Poi lo digerisce. E nel frattempo respira senza bisogno di macchine o di artifici di alcun genere.
La medicina ha decretato la diagnosi di stato vegetativo permanente. Coma? Sì, nel senso di uno stato vegetativo; una condizione vitale – si badi bene, si tratta di una condizione vitale – paragonabile a quella di un vegetale. Cioè incapace di relazione attiva con il mondo esterno. O è il mondo esterno che non è attrezzato a un rapporto con le persone in questo stato? Non è una domanda retorica, o ad effetto. Sì, perché lo stato vegetativo permanente è quello di tutti coloro che hanno avuto i cosiddetti “risvegli”. La letteratura clinica è ricca di casi di uomini e donne che dopo periodi di “coma” come Eluana si sono incredibilmente risvegliati. Cioè hanno ripreso un contatto “interattivo” con il nostro mondo. Ma non è dato sapere “se” questo possa accadere. Né tantomeno è ipotizzabile immaginare “quando”.
Era stato il signor Peppino Englaro a invitarmi quasi cinque anni fa a vedere (incontrare?) la figlia Eluana. Lui era convinto che avrei cambiato opinione. Gli avrei dato ragione. Non è stato così. Era la metà di dicembre del 2003. Dopo l’ennesimo ricorso alla magistratura i giornali si occuparono del “caso”, mescolando spesso sciocchezze, superficialità e improvvisazione scientifica. A Lecco, dove lavoravo allora, riprese una sopita polemica tra chi vedeva nel signor Englaro una vittima di una medicina e di una giustizia “ingiuste”, “disumane”, e chi meno esplicitamente lo considerava un incredibile e spietato padre privo di compassione per la figlia.
La vita della figlia, di Eluana, sembrava solo un accidente nella tragica e disperata battaglia del padre. La condizione vitale di Eluana sembrava sfuggire ai più. Nelle cronache dei giornali la si indicava come una “cosa” appesa alla vita per il tramite di qualche macchinario sofisticato. Al contrario c’era chi favoleggiava che sarebbe bastato un po’ più di comprensione, di visite, di massaggi, di carezze, di parole, di tutto quell’armamentario della speranza contro ogni speranza, per poterla alla fine rivedere muovere un mignolo, un sopracciglio. La voglia del miracolo è nemica della vita, talvolta, tanto quanto l’incapacità di vederlo, il miracolo.
Di lì, ecco la curiosità. Il voyeurismo giornalistico di poter vedere, senza intermediari. Senza racconti di terzi. E l’incrollabile convinzione di papà Peppino che sarebbe bastato vedere per poter farmi evitare il verbo incontrare. Mi accompagnò sulle scale. Al secondo piano a destra. Poi mi guidò in fondo al corridoio a sinistra. L’ultima camera. Un piccolo vano all’ingresso. Poi la stanza con il letto di Eluana, accanto alla finestra che dà sulla piazza alle spalle della chiesa di San Niccolò. Due suore amorevoli e più che discrete. Silenziose e compassionevoli tanto con Eluana che con il papà. Lui, Peppino, capì che non aveva trovato un alleato nella sua battaglia. Io non seppi dire, né allora né oggi se avevo “incontrato” Eluana Englaro. L’avevo vista. E certamente avevo visto il suo mistero vitale. Tanto simile a quello di mia zia Alda, che vidi da bambino in un ospizio per vecchi incapaci di intendere e di volere. Nutrita a forza. Spesso contro la sua volontà. Eluana non aveva più volontà, come purtroppo mi è accaduto di vedere in forme diverse in tanti altri ragazzi. E non solo ragazzi. Il mistero della sua vita dovrebbe consistere nell’assenza di peristalsi? Nella sua incapacità di chiedere cibo? E di deglutirlo?
Io mi fermo alle domande. Quelle che mi porto ormai chiarissime da cinque anni a questa parte. La tragedia di papà Peppino e di sua moglie non mi convinse delle loro ragioni. Da allora l’evidenza vitale di Eluana consiste per me nel ricordo di quegli occhi spalancati nel vuoto e in quella bocca in perenne borbottio. In quel cuore che continuava a battere senza aiuti meccanici, in quei polmoni che continuavano a ventilare un corpo insensibile, immobile, sospeso in una condizione irraggiungibile. Lì per me incominciava il suo mistero, in verità molto simile al mio.

Eluana Englaro - Nessuno muoia di sete per necrofila secolarista - Acqua per Eluana Englaro


Da Il Foglio di oggi 14 luglio 2008.
Giuliano Ferrara lancia un nuovo sasso nello stagno e noi con lui.
Cliccando il titolo si va alla pagina de Il Foglio con l'articolo e tanto altro.

Nessuno muoia di sete per necrofila secolarista
Acqua per Eluana Englaro


Da oggi sul sagrato del Duomo di Milano è decente ed è umano che vengano deposte bottiglie d’acqua. Non c’è da discutere, c’è solo da protestare la compassione

Acqua per Eluana Englaro. Da oggi, dai prossimi giorni sul sagrato del Duomo di Milano è decente ed è umano che vengano deposte bottiglie d’acqua. Non c’è da discutere, c’è solo da protestare la compassione. C’è solo da protestare. C’è solo da esercitare la libertà di contraddire calpestando quel simbolo di ragione che è la piazza sotto l’ombra di quel simbolo di fede che è la Cattedrale.

Piazza Duomo è un luogo elettivo della religione e del civismo. E’ il posto giusto. E’ il posto giusto per riunirsi intorno al pozzo della Samaritana, e alla sua acqua. A qualche chilometro da lì, a Lecco sul bordo del lago manzoniano, una donna viva sta per essere assetata e affamata dal nostro io collettivo, timoroso della morte e spregiatore della vita umana, dalla scienza impudente e dalla famiglia senza speranza. Non c’è da capire se la fede cristiana sia in grado di salvare senza o perfino contro gli imperativi dell’etica classica e borghese: c’è da agire. C’è da agire su di una piazza, su un sagrato, silenziosamente e solidalmente, secondo la vocazione laica dei cattolici e la cultura cristiana dei laici. Questo è l’etica: discernere il bene dal male (aguzzando la vista) e sforzarsi di fare il bene (attraverso l’ineluttabilità del peccato). Non con la curiosità di Eva e l’autorizzazione biblica di Adamo, beninteso, ma secondo la ragione e la parola, secondo il Logos che per i cristiani è una incarnazione personale, un fatto. Non fare agli altri quanto non vuoi sia fatto a te: dunque, non assetare. Fa’ agli altri quanto vorresti fosse fatto a te: dunque, da’ da bere agli assetati.

Molti nel mondo hanno sete e rischiano di morire. Ma nessuno come Eluana Englaro. Nessuno per sentenza di un giudice. Nessuno per evoluzione della cultura. Nessuno per disperata decisione paterna. Nessuno nel muto nome di una sua volontà precedente. Nessuno come campione umano per la statuizione di una legge di testamento cosiddetto biologico o di eutanasia. Nessuno come cavia ideologica di un passo ulteriore nella via della scristianizzazione radicale del mondo. Nessuno ha sete per un banale incidente filosofico divenuto religione civile universale, la religione della buona morte, la morte buona, capace secondo i modernisti di conferire dignità alla persona che la riceve nel suo letto o autonomia e libertà a chi la dà nel suo grembo. Nessuno nel mondo muore di sete per vanità e necrofilia secolarista. A Eluana Englaro, come avvenne per Terry Schiavo, potrebbe succedere.

Beniamino Andreatta è vissuto nove anni in un letto d’ospedale, a Bologna, chiuso ai contatti diretti e comprensibili con il resto del mondo ma non all’amore della sua famiglia e dei suoi amici. Quando si recò in città, il Capo dello Stato lo andò a trovare. Andò a trovare qualcuno. Non una tomba o una cosa, di cui si possa disporre. C’era un corpo caldo, che di lì a qualche giorno diventò freddo, poiché Andreatta poi morì. Giorgio Napolitano, che si fece venire dubbi clamorosi all’epoca dell’appello di Piergiorgio Welby in nome del diritto di morire, potrebbe farsi venire un dubbio anche questa volta. Di segno contrario. In nome del diritto di vivere. Potrebbe recarsi sul sagrato del Duomo e deporre anche lui una bottiglia d’acqua. Potrebbe invocare una moratoria contro una pena di morte legale, comminata a una sorella delle suore Misericordine con le cautele della tortura umanitaria, affinché le mucose non si secchino e il disagio della disidratazione sia limitato.

Il Papa in Australia - Una parte del messaggio inviato ai giovani per la Giornata.


“Molti giovani oggi mancano di speranza. Rimangono perplessi di fronte alle domande che si presentano loro in modo sempre più incalzante in un mondo che li confonde, e sono spesso incerti verso dove rivolgersi per trovare risposte. Vedono la povertà e l’ingiustizia e desiderano trovare soluzioni. Sono sfidati dagli argomenti di coloro che negano l’esistenza di Dio e si domandano come rispondervi. Vedono i grandi danni recati all’ambiente naturale dall’avidità umana e lottano per trovare modi per vivere in maggiore armonia con la natura e con gli altri. Dove possiamo cercare risposte? Lo Spirito ci orienta verso la via che conduce alla vita, all’amore e alla verità. Lo Spirito ci orienta verso Gesù Cristo. Vi è un detto attribuito a Sant’Agostino: “Se vuoi rimanere giovane, cerca Cristo”. In lui troviamo le risposte che cerchiamo, troviamo le mete per le quali vale veramente la pena di vivere, troviamo la forza per continuare il cammino con cui far nascere un mondo migliore”.

domenica 13 luglio 2008

Da Il Sussidiario.net - L'APPELLO/ Perché mettere in pericolo la vita del figlio per sapere se è sano?


La questione è stata sollevata da Carlo Bellieni, esperto in materia, ed ha dato origine anche a un documento, che trovate all'interno dello stesso articolo con un collegamento apposito.

Ne è firmatario, tra gli altri, anche il prof. Giuseppe Noia, intervenuto alla festa del beato Pier Giorgio Frassati 2008 (all'interno della quale abbiamo celebrato il VI Chesterton Day). Un intervento meraviglioso che contiamo di mettervi a disposizione appena ce ne sarà data la possibilità.

Leggete dal collegamento qui sotto.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=3678


Il Papa è arrivato in Australia.


Il Santo Padre è da poco arrivato in Australia e noi cercheremo di seguirlo in questi giorni della Giornata Mondiale dei Giovani.

Intanto sull'aereo che lo portava da quelle parti il Papa ha nuovamente toccato, a domanda dei giornalisti al seguito, il tema degli abusi sessuali del clero. Essere preti è incompatibile con gli abusi sessuali, ha detto il Papa.

Poi ha toccato il tema dell'ultimo G8, prima del quale il Papa aveva fatto un suo appello. Ha esortato, stavolta, politici e tecnici a raccogliere la sfida ecologica, anticipando che l'ecologia sarà un tema del viaggio.

sabato 12 luglio 2008

Da L'OSSERVATORE ROMANO - Marco Testi parla di Clemente Rebora.


L'Osservatore Romano, il bel quotidiano della Santa Sede, nell'edizione oggi in edicola riporta un articolo di Marco Testi su Clemente Rebora, un grande poeta, un uomo buono.

Volevamo segnalare che l'articolo di Romasette.it su Chesterton e L'Uomo che fu Giovedì, da noi segnalato qualche giorno fa su questo blog, è pure di Marco Testi, e Marco Testi è pure socio della SCI.

Che bravi i nostri soci!

Qui sotto trovate il link dell'articolo su Rebora.

http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#11

Qui sopra: Clemente Rebora da giovane, prima della conversione e della ordinazione sacerdotale

venerdì 11 luglio 2008

Melazzini: la dignità della vita è un valore che non si misura.


Alcuni brevi affermazioni che troverete nell'intervista a Mario Melazzini, il cui collegamento è nel post precedente. Ricordiamo che Melazzini è un brillante ed affermato medico che nel 2002 ha scoperto di avere la sclerosi laterale amniotrofica:

"Il corpo di Eluana viene definito semplicemente come vita biologica, e questa è una riduzione inammissibile".

"Eluana si trova in uno stato vegetativo permanente, non in coma irreversibile: per definire il coma irreversibile ci sono dei parametri strumentali e clinici ben precisi. Eluana è una persona che si trova in una determinata condizione, ed è alimentata e idratata artificialmente: definire questi supporti di sostegno vitale, quale l'idratazione e l'alimentazione, strumenti di accanimento terapeutico è una cosa che mi ferisce molto, come medico, come uomo, come malato".

"Accompagnare a morte una persona totalmente stabile dal punto di vista clinico lo definisco esattamente un atto di eutanasia, in qualunque modo venga fatto".

Eluana Englaro - Da Il Sussidiario.net - Intervista a Mario Melazzini, malato di SLA dal 2002


Nel collegamento qui sotto trovate l'intervista a Mario Melazzini sulla vicenda di Eluana Englaro. Melazzini è malato dal 2002 di SLA e parla a ragion veduta.

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=3652


Aborto? RU486 sul web, spedizione immediata


Da Il Giornale di oggi - articolo di Roberto Bonizzi

Milano - Auto aiuto. Per abortire. Internet serve anche a questo. Un sito inglese (Women on web) mette a disposizione delle utenti la Ru486. Anche (soprattutto) per quei Paesi in cui l'interruzione di gravidanza è illegale. Dall'Afghanistan allo Zimbabwe, passando per Egitto, Repubblica Dominicana, Irlanda, San Marino e Siria: sul sito c'è l'elenco completo degli Stati in cui l'aborto è illegale. Lo slogan del sito è "possiamo aiutare a ridurre i problemi legati agli aborti clandestini". A un osservatore attento non sfuggirà che una prescrizione medica a distanza (a volte anche "intercontinentale") non sia esattamente a tutela della salute delle pazienti.

Come funziona - Ci si collega al sito. Si entra nella sezione "medica". Si risponde a un questionario di 25 domande, si viene messe in collegamento (via e-mail) con il medico. Il dottore fornisce le istruzioni (sempre attraverso la posta elettronica). A casa della "utente", poi, arriva la pillola abortiva. L'invio avviene soltanto nei Paesi dove le leggi sull’aborto sono fortemente restrittive e solamente alle donne che dichiarano (via internet) di essere in gravidanza da meno di nove settimane. Il sito avverte anche dei tempi di spedizione (10 giorni) e del contatto con il dottore (due settimane dopo la richiesta). Women on web precisa che "non si vendono le pillole. Basta una donazione libera".

Gli studi - Un rapporto di una rivista britannica per ostetricia e ginecologia relativo a 400 casi rileva che quasi l’11 per cento delle clienti ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico dopo aver preso le medicine. O perché la pillola non ha portato a termine l’aborto o per via di un’emorragia. E l'8% di chi ha ordinato le pillole su Women on web finisce per non usarle. Sono 200 le donne che hanno risposto al questionario sulla loro esperienza: il 58% si dice "riconoscente" per aver potuto ricorrere a un aborto in questo modo; il 31% riconosce che è stato "stressante", ma giudica l’esperienza in sé "accettabile".

Aborto in vacanza - Un’americana, che aveva una rara complicazione medica e per la quale la gravidanza rappresenta un pericolo di salute, ha raccontato di aver usato il sito internet mentre si trovava in Thailandia. "Women on web rimaneva in contatto con me via e-mail. La pillola è arrivata tramite Customs, adeguatamente impacchettata in un blister, con istruzioni complete e firmata da un dottore. Le pillole di altri siti - ha proseguito - arrivavano in flaconi senza scritte, il che rendeva la cosa inquietante: "Non ero molto avanti nella gravidanza. Solo tre-quattro settimane. È stato semplice per me".

Non c'è freno alla tristezza, a quanto sembra.

Eluana Englaro - Cercano un medico e un posto dove lasciare morire Eluana

Da Repubblica

I tempi non sono ancora decisi, ma ormai "si tratta di giorni, che siano due o tre o sessanta non conta. Ormai non sono più anni". Il papà di Eluana Englaro è determinato come è stato in questi nove anni e non si spaventa neppure di fronte all'eventualità di non trovare un medico disposto a interrompere l'alimentazione artificiale che tiene in vita sua figlia. Potrebbe essere lui a farlo: "Non ho ancora chiarito se sarò io a togliere il sondino a Eluana. Ma non è un problema né per me né per un medico".

Beppe Englaro non ha ancora deciso se dare l'addio a sua figlia tra qualche giorno o aspettare i due mesi nei quali la procura può fare ricorso contro la sentenza della corte d'Appello di Milano. "Quel che è certo, è che questa agonia, dopo 16 anni, avrà termine".

Difficile individuare una struttura dove accompagnare verso la morte Eluana. La sentenza parla di "un hospice o di altro luogo di ricovero". In ogni caso, la ragazza dovrà essere trasferita lontana dalla casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, gestita dalle suore Misericordine, da sempre contrarie a qualsiasi forma di "eutanasia mascherata". Dal fronte delle gerarchie ecclesiastiche oggi arriva un altro durissimo giudizio sulla pronuncia della corte d'Appello di Milano: "La decisione dei giudici è obiettivamente necrofila - scrive l'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale - apre le porte alla morte e chiude alla vita".

"Stiamo cercando una nuova struttura sanitaria", ha detto Beppe Englaro. "Per certo non entreremo mai in una struttura con medici obiettori". Forse la scelta ricadrà su una struttura oltre confine, oppure nell'hospice per malati terminali nella vicina Airuno. "Di certo vogliamo agire con trasparenza cristallina", ha ripetuto il padre di Eluana. "La sentenza è chiara e di massimo livello, e noi vogliamo agire al massimo livello con trasparenza cristallina".

All'iniziale disponibilità espressa da Riccardo Maffei, primario anestesista dell'ospedale di Lecco, ad aiutare la ragazza nell'ultima fase della sua vita, è arrivato il dietro front del professore che, con una dichiarazione ufficiale, ha chiarito che la sua posizione "è sempre stata e sempre sarà per la vita, qualunque essa sia".

Per sostituire il medico, l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale della ragazza in coma, annuncia la ricerca di "un altro dottore che sia disposto a interrompere il trattamento di idratazione e alimentazione artificiale. Sarà lui a dire come e dove procedere".

giovedì 10 luglio 2008

Spade s'incroceranno - L'ultima della Cassazione...

Da Il Giornale - non ci si crede...

Roma - I rasta possono girare con qualche dose di marijuana perché "secondo le notizie relative alle caratteristiche comportamentali degli adepti di tale religione di origine ebraica, la marijuana non è utilizzata solo come erba medicinale, ma anche come erba meditativa". Lo ha affermato la Corte di Cassazione con una sentenza di oggi. La VI sezione penale ha annullato con rinvio la condanna inflitta a un 44enne di Perugia che era stato sorpreso dalle forze dell’ordine con 97,3 grammi di marijuana nella macchina. Lui si era difeso sostenendo di essere un adepto alla religione rastafariana e che quindi "l’erba sacra doveva essere consumata fino a 10 grammi al giorno".

Condanna Il tribunale di Terni, a settembre del 2002, lo aveva dichiarato colpevole per illecita detenzione a fine di spaccio e, dandogli le attenuanti, lo aveva condannato a un anno e quattro mesi di carcere oltre a 4mila euro di multa. La Corte d’appello di Perugia, a dicembre del 2004, aveva confermato il verdetto ribadendo il fatto che quella quantità non poteva essere considerata per esclusivo uso personale.

Ricorso Contro questa decisione l’uomo ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto: gli ermellini lo hanno accolto rinviando alla Corte d’appello di Firenze affinché riconsideri il caso tenendo presente che la tradizione religiosa prevede l’uso della marijuana come "erba meditativa, come tale possibile apportatrice dello stato psicofisico inteso alla contemplazione nella preghiera, nel ricordo e nella credenza che l’erba sacra sia cresciuta sulla tomba di Re Salomone, chiamato il Re Saggio, e da esso ne tragga la forza, come si evince da notizie di testi che indicano le caratteristiche di detta religione". Tra l’altro, il 44enne, una volta imbattutosi nelle Forze dell’ordine, aveva consegnato spontaneamente la marijuana, non preconfezionata in dosi ma sfusa. Tutti elementi, questi, che la Corte territoriale fiorentina dovrà tenere in considerazione per rivalutare il caso e per decidere, quindi, se togliere la condanna oppure confermarla.

Eluana Englaro - da Il Foglio di oggi 10 Luglio 2008

Non c’è nessuna spina da staccare
Sentenza di morte

Eluana Englaro respira da sola, tolto il sondino morirà di fame e di sete. Non ha espresso volontà in merito, i giudici invitano a dedurle dal suo “vissuto” e dai suoi “convincimenti etici

Attorno a Eluana Englaro si affolla la compagnia della pessima morte. Perché è orribile la morte per fame per sete alla quale la ragazza in stato vegetativo dal 1992 è stata condannata con la sentenza emessa ieri dalla prima sezione civile della Corte d’appello di Milano. La sentenza autorizza, “con effetto immediato”, la sospensione della nutrizione e dell’idratazione con sondino della ragazza, per la quale il padre Beppino da tempo chiede di “staccare la spina”. Anche se non c’è nessuna spina da staccare. Eluana respira da sola, vive, forse sogna, nessuno può sapere cosa. C’è ancora, il suo stato è stabile. Vive, e la concretezza di quella vita è insopportabile per chi la considera già morta. Nessuna spina da staccare, dunque, ma interruzione di semplici attività di sostentamento (“sostentamento ordinario di base”, lo aveva definito il Comitato nazionale di bioetica) e cioè della somministrazione di acqua e di cibo: non un atto terapeutico (dunque nessun accanimento) ma semplice cura.

Il nostro ordinamento non prevede la pena di morte per chi non è in grado di mangiare e bere autonomamente. Poi, nello scorso ottobre, una sentenza della Cassazione ha stabilito che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare l’interruzione della nutrizione quando “la condizione di stato vegetativo del paziente sia apprezzata clinicamente come irreversibile, senza alcuna sia pur minima possibilità, secondo standard scientifici internazionalmente riconosciuti, di recupero della coscienza e delle capacità di percezione”. E, insieme, quando “sia univocamente accertato, sulla base di elementi tratti dal vissuto del paziente, dalla sua personalità e dai convincimenti etici, religiosi, culturali e filosofici che ne orientavano i comportamenti e le decisioni, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento”. Per chi non può esprimersi, vale quindi l’interpretazione, la suggestione, la sensazione di altri. Alla faccia del consenso informato, che viene chiesto per i più banali atti medici ma che pare si possa tranquillamente saltare se si tratta di comminare la morte per fame e per sete.

Il costituzionalista Aldo Loiodice, docente a Bari e a Roma, dice al Foglio che la sentenza di Milano “è abnorme, perché nega il principio primario del diritto alla vita. Non siamo di fronte al diritto di rifiutare le terapie e anche la nutrizione, attraverso una volontà liberamente espressa. In questo caso non c’è nessuna volontà, se non quella dei tutori della Englaro. E’ un fatto moralmente e giuridicamente inaccettabile. Viene invocato il diritto a uccidere una persona attraverso la negazione dei supporti minimi per la sua sopravvivenza. Quello di Eluana non è un corpo privo di valore, ‘è’ Eluana. E il suo tutore non può intervenire su diritti personalissimi, che non ammettono rappresentanza”.

Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore, il ragazzo che si è svegliato dopo due anni di stato vegetativo, racconta al Foglio di aver commentato con Bobby Schindler, fratello di Terri Schiavo, “questa assurda sentenza. Siamo preoccupati per una decisione ingiusta che si basa su dichiarazioni non verificabili e che apre scenari neri per tutti coloro che si trovano nelle condizioni in cui si è trovato mio fratello”. Che ci sia da preoccuparsi lo conferma un commento del legale della famiglia Englaro, il quale giudica “paradossale che venga riconosciuto il diritto di rifiutare un trattamento medico a tutti tranne che a chi non può rifiutarsi proprio perché in stato vegetativo”. “Invasiva”, secondo questa logica grottesca, sarebbe la somministrazione di cibo e acqua a Eluana, mentre non sarebbe invasiva la decisione – presa da altri – di negarglieli.

Significa, secondo il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che “la decisione di porre fine a una vita umana non richiede dunque nemmeno quelle cautele che riguardano le normali volontà testamentarie su beni materiali”, mentre il Centro di Bioetica della Cattolica di Milano sottolinea che la sentenza della Corte d’appello “introduce un serio e grave problema deontologico nella medicina: sospendere trattamenti ordinari come quelli somministrati a un paziente in stato vegetativo a motivo di una decisione che non ha fondamento clinico, significa di fatto scardinare il dovere fondamentale del prendersi cura dei pazienti che non sono in grado di intendere e volere”.

L’associazione Scienza & Vita parla di “deriva culturale: che si consideri come criterio fondamentale l’esercizio dell’autonomia, anche laddove questa non possa più essere esercitata. E che, in nome di questa falsa autonomia, si metta in gioco anche quel rispetto per la dignità umana che proprio nella vita fisica trova la sua ragion d’essere”. Mentre Medicina e Persona accusa: “Questa decisione su Eluana è una condanna a morte perpetrata per legge in nome della pietà. La decisione della Corte d’appello di Milano è gravissima ed è la dimostrazione del modo scorretto di operare in questi ultimi decenni di una parte della magistratura italiana, che si arroga il diritto di stravolgere le leggi, addirittura di crearle”. Eloquente, a questo proposito, il commento di monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia pro vita, il quale si chiede “come sia possibile che il giudice si sostituisca in una decisione come questa alla persona coinvolta, al legislatore”. Mentre sottolinea che “Eluana è ancora una ragazza in vita. Il coma è una forma di vita e nessuno può permettersi di porre fine a una vita personale”.

I giudici milanesi fanno di più. Si spingono fino a dettare le procedure mediche che devono accompagnare Eluana alla morte (“occorrerà fare in modo che l’interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico la sospensione dell’erogazione di presidi medici collaterali o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente…”). Estrema beffa: il padre di Eluana può già ottenere la sospensione dell’alimentazione, mentre il procuratore generale ha due mesi per presentare appello. Per quella data, però, Eluana potrebbe essere già morta.

Eluana Englaro - le dichiarazioni del padre e altro

Da Repubblica.

"Quello che dice il Vaticano vale per il Vaticano. Quello che diceva mia figlia vale per mia figlia". Intervenuto a Viva Voce su Radio 24, Beppino Englaro si è detto rispettoso verso quello che sostiene il Vaticano, "ma per noi vale quello che ci diceva nostra figlia".

(...)

Attualmente Eluana è ospite nella casa di cura Beato Luigi Talamone di Lecco, una struttura gestita dalla suore, la stessa clinica dove Eluana nacque 37 anni fa.

"Le suore l'hanno sempre assistita con grande amore - ha detto il padre - ma sono contrarie a staccare la spina e noi dobbbiamo rispettare le loro idee". L'ipotesi che Eluana potesse essere trasferita all'ospedale di Lecco, è stata esclusa dal primario di rianimazione Riccardo Massei: "La morte di Eluana non avverrà all'ospedale Manzoni di Lecco. L'ospedale di Lecco, come gli altri ospedali, è per la cura del paziente acuto. Questa è una situazione diversa per cui il papà, se vuole da solo, oppure con me o ad altri medici, deciderà il posto. Non l'ospedale di Lecco, come non un altro ospedale".

"Sarà una struttura privata convenzionata", ha detto l'avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana. "Accanto ci sarà molto probabilmente il professor Massei che seguì Eluana nel 1992 dopo l'incidente stradale. I giudici non hanno ordinato che durante la sospensione dell'alimentazione, Eluana sia assistita anche da un medico legale. La scelta fatta dal padre di Eluana di attendere ancora sessanta giorni prima di applicare la sentenza, io non la condivido. Non credo proprio che il procuratore generale avanzi ricorso: è davvero improbabile, ma mi adeguo comunque alla scelta del padre di Eluana e attenderò anch'io che la sentenza passi in giudicato".

Eluana Englaro - oggi verrà trasferita all'ospedale.

Eluana Englaro verrà oggi trasferita all'ospedale di Lecco per dare modo al tutore e al curatore speciale di intraprendere la sospensione della nutrizione.

Sul caso vedi il post di ieri e quelli di alcuni mesi fa sul medesimo argomento tramite il motore di ricerca del blog.

Tutto ciò è molto triste.

Chesterton in altre parole - 16

"Per T. S. Eliot, Chesterton era l'uomo che teneva viva la minoranza cristiana; per Gilson, Chesterton fu uno dei pensatori più profondi mai esistiti; per i suoi lettori comuni egli fu semplicemente «il nostro Chesterton»".



Padre Ian Boyd

Un aforisma al giorno - 57

"Mi è stato concesso di scorgere in una visione generale tutto quel campo di negazioni, curiosità e cercare a tastoni, e io vidi tutto ciò che questo significa. Non c'era una Chiesa Teistica, non c'era una Fratellanza Teosofica né Società Etiche; non c'erano neppure nuove religioni. Ma io ho visto Israele sparso sulle colline come pecore senza pastore".



G. K. Chesterton, Autobiografia

mercoledì 9 luglio 2008

Un aforisma al giorno - 56

"Io non sono preoccupato riguardo a quell'uomo grasso che appare nelle tribune e nelle caricature, persino quando quest'uomo si diletta in dibattiti pubblici su ciò che io ritengo essere il giusto. Sono invece tutto preso riguardo a cosa è diventato un ragazzino il cui padre gli mostrava un teatrino giocattolo, e di uno scolaro a cui nessuno dava peso, di cui nessuno sentiva parlare... E anche di tutta quella vita morbosa di una mente sola, di una persona che vive nel modo in cui io ho vissuto. È quella storia, che così spesso è stata vicina a una nefasta conclusione, che io voglio far finire bene".

G. K. Chesterton, lettera a mons. Ronald Knox
poco prima della sua conversione al cattolicesimo.

A proposito di girotondini, no cav e affari vari, che dicono porcherie sul nostro Papa.

"Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell'umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l'umanità pur di combattere la Chiesa".

G. K. Chesterton, Ortodossia

Eluana Englaro come Terry Schiavo

E' uscita la sentenza che riguarda il caso di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo dal 1992 cui il padre vorrebbe togliere la vita sull'assunto che "è già morta".

I titoli che leggiamo:
"Il giudice: "Basta alimentare Eluana Englaro"".
"Eluana Englaro. Mina Welby: Politica si metta mano su coscienza".
"CAPPATO-RICCIO, SENTENZA STORICA E DI BUON SENSO".
"ELUANA: LA VEDOVA DI WELBY, GIUSTIZIA E' STATA FATTA".
"Milano. Presidio dei Radicali per la prima udienza Englaro".
"ENGLARO/ CONSULTA DI BIOETICA: SI RISPETTI LA VOLONTA' DI ELUANA".
"Libertà per Eluana".

E' ripartita l'offensiva mediatica sulla pella di una povera ragazza che ha la sfortuna di aver detto delle cose che oggi la condannano a morte e sul dolore del padre.

Siamo tristi perché un organo giudicante ha pronunciato un provvedimento totalmente illegittimo perché basato su dei "si dice" e addirittura sull'interpretazione del carattere della malcapitata, sulla base di un'indicazione della stessa Corte di Cassazione contenuta in una sentenza inquietante.
Sulla base di ciò, se mai vi scappasse detta per sbaglio una frase come quella della povera Eluana quando vide un amico ridotto in stato vegetativo a seguito di un incidente (grosso modo che non avrebbe voluto una vita come quella: ma chi mai la vorrebbe?) e dovesse capitarvi la sorte di Eluana Englaro, ricordatevi che siete segnati.

Si spalancano le porte della criptoeutanasia (il testamento biologico) e dell'eutanasia. Si invoca la legge

Mesi fa l'avevamo detto. Basta consultare il nostro motore di ricerca e troverete ampia documentazione di ciò.

Opponiamoci. Diciamo che non è vero niente.

Cliccando il nostro titolo si può vedere il pdf della sentenza su Repubblica (poi dite che non è un'offensiva mediatica).

martedì 8 luglio 2008

Un aforisma al giorno - 55

«I saggi hanno cento mappe che disegnano universi fitti come alberi, scuotono la ragione con mille setacci che accantonano la sabbia e lasciano filtrare l’oro; per me tutto ciò vale meno della polvere perché il mio nome è Lazzaro e sono vivo».

G.K. Chesterton, nel giorno della sua conversione al cattolicesimo.

L'eugenetica avanza.

Sempre dal sito www.salutefemminile.it una notizia sull'eugenetica:

Oggi (29.06.2008, ndr) l’APCOM informa il mondo italofono che la diagnosi preimpianto ha ottenuto un nuovo successo: nel Regno Unito è stato impiantato in utero il primo embrione “esente dal gene ereditario dal cancro al seno”. Questo significa, ricordiamo, che a partire dai gameti di una coppia con una storia familiare di cancro al seno, un gran numero di embrioni è stato creato con la fecondazione assistita, e quelli che avevano il gene cancerogeno sono stati eliminati.


Il gene in questione, chiamato BRCA-1, non è sinonimo di morte immediata per cancro, al contrario dà una probabilità tra il 50% e l’85% di contrarre il tumore al seno nell’arco della vita, il che significa che chi possiede questo gene può anche vivere senza che il cancro si sviluppi. Inolte, il tumore al seno non è necessariamente mortale, e può essere curato, non solo chirurgicamente.

Ennesima dimostrazione del fatto che la tecnica della diagnosi preimpianto, introdotta nelle tecniche di fecondazione in vitro per eliminare embrioni portatori di malattie ereditarie gravissime e mortali, viene sempre più utilizzata per selezionare anche embrioni che hanno solo probabilità di sviluppare malattie, e per di più curabili. Una tecnica che mostra sempre più le sue chiare finalità eugenetiche.

C'è seno e seno.

Scusate, non siamo impazziti.
E' il titolo di una notizia che abbiamo trovato sull'interessante sito www.salutefemminile.it (va detto che il sito la riprendeva dal blog del dott. Carlo Bellieni, sempre in battaglia contro il conformismo bioetico imperante).

Ad ogni buon conto vi riportiamo la notizia nuda (è il caso di dire) e cruda com'è:

Finalmente in Inghilterra non è più sanzionabile allattare in pubblico il proprio bimbo. Finora non si poteva. Si riportano casi di donne allontanate dalle altre se allattavano il bimbo in un museo o in una sala d'attesa.

Già: mentre su ogni muro vediamo seni nudi per pubblicità, se ci fate caso non se ne vede nemmeno uno che allatta. E nelle pubblicità delle donne che allattano, non se ne vede mai il seno! Il messaggio è chiaro: il secondo uso del seno (allattare) è quello di cui ci si deve vergognare! Non è strano, a pensarci: la maternità è l'eccezione e non la regola: se non è programmata e centellinata non deve esistere, e proprio come soffiarsi il naso o dire una parolaccia, allattare il bimbo è una cosa che si DEVE fare di nascosto!

PS: in Inghilterra la decisione finale non è ancora stata presa... e se fosse presa, si sta discutendo di non estenderla oltre i 6 mesi di vita del bimbo.

lunedì 7 luglio 2008

Romasette recensisce L'Uomo che fu Giovedì

La recensione della riedizione (o meglio, della ristampa) di Bompiani de L'Uomo che fu Giovedì, di cui ricorre il centenario della pubblicazione al pari dell'Ortodossia.

Cliccando il nostro titolo si va all'articolo.

Papa Benedetto il chestertoniano

... si può dire ad un Papa?
Sì, certamente. E' un complimento.

Ecco che cosa ha detto il nostro caro Papa, uno dei pochi che difende il popolo, la gente comune ("Dio ama la gente comune perché ne ha fatta tanta" diceva Gilbert...).

Il Papa è libero e non si fa condizionare dalle ideologie conservatrici o progressiste. Semplicemente ama il popolo che Dio gli ha affidato, e ama tutto il popolo. Per cui ha fatto una bella dichiarazione che vorremmo sentire spesso fare da tanti altri che hanno a cuore più le sorti del proprio "partito" o della propria "idea" che quelle del popolo.

Purtroppo spesso noi cattolici ci misuriamo sulla base degli schemi hegeliani destra/sinistra, conservatore/progressista, e questi schemi non sono nostri.

In realtà siamo cattolici, entità entica sui generis, disse qualcuno.
La questione non è schiettamente politica, è di identità. Altrimenti saremo sempre tirati ora qua, ora là da chi vuole il nostro sangue e nient'altro.

Comunque, tornando a bomba, ecco cosa ha detto, tra le varie cose, il Papa ieri all'Angelus. Chesterton sta saltellando di gioia:

"Domani, 7 luglio, i Capi di Stato e di governo dei Paesi membri del G8, insieme ad altri leaders del mondo, si riuniranno in Giappone per il loro vertice annuale. In questi giorni, si sono alzate numerose voci – tra cui quelle dei Presidenti delle Conferenze Episcopali delle citate Nazioni – per chiedere che si realizzino gli impegni assunti nei precedenti appuntamenti del G8 e si adottino coraggiosamente tutte le misure necessarie per vincere i flagelli della povertà estrema, della fame, delle malattie, dell’analfabetismo, che colpiscono ancora tanta parte dell’umanità. Mi unisco anch’io a questo pressante appello alla solidarietà! Mi rivolgo quindi ai partecipanti all’incontro di Hokkaido-Toyako, affinché al centro delle loro deliberazioni mettano i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere, la cui vulnerabilità è oggi accresciuta a causa delle speculazioni e delle turbolenze finanziarie e dei loro effetti perversi sui prezzi degli alimenti e dell’energia. Auspico che generosità e lungimiranza aiutino a prendere decisioni atte a rilanciare un equo processo di sviluppo integrale, a salvaguardia della dignità umana".

mercoledì 2 luglio 2008

Una bella mail di un'amica chestertoniana

Cari amici chestertoniani,
(...) Vi seguo sempre sul "nostro" blog e so che siete stati superimpegnati con le magnifiche iniziative per onorare e far conoscere a quanta piu gente possibile il nostro grande Chesterton, che, anche se non è stato canonizzato ufficialmente, per me è un santo; lo prego sempre e mi piace immaginarlo mentre si fa delle lunghe e belle chiacchierate col Signore! Purtroppo non ho potuto partecipare a nessuno degli eventi che avete proposto; sarei lieta di poter avere gli Atti delle conferenze; spero si possa fare, ci tengo molto ad averli, a qualsiasi prezzo! Questo nostro mondo smemorato ha bisogno di profeti, e chi meglio di Gilbert potrà ridare gusto al pensiero e al pensare? Ho letto il "suo" San Francesco; quanto mi è piaciuto il "guardare il mondo a testa in giù mostra che il mondo è appeso"! Mi ha fatto pensare a quando mi metto sdraiata a pancia all'aria a guardare il cielo e dopo un po' devo smettere perchè mi viene la sensazione di annegare! Più che cielo mi sembra oceano!
Vi saluto con tanto affetto e gratitudine per il vostro impegno; buon proseguimento! Ad Majora!

Rita Sorrentino-San Giovanni a Piro-Salerno

Grande Rita, mille grazie per quello che condividi con noi! E' molto bello!