venerdì 4 aprile 2014

Il nostro Paolo Gulisano dalle colonne de Il Sussidiario

ELISABETTA A ROMA/ Se Chesterton si mette tra papa Francesco e la regina

Il Sussidiario

Paolo Gulisano    

Elisabetta II d'Inghilterra nella sua lunga vita ha avuto occasione di incontrare ben cinque papi. Una circostanza singolare per colei che oltre che essere sovrana del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, è anche capo della Chiesa d'Inghilterra, nata quasi cinque secoli orsono dal drammatico scisma di Enrico VIII che diede inizio ad una lunghissima stagione di persecuzione dei cattolici in quella che era stata per tutto il Medioevo la perla della Cristianità.

Nel corso del suo regno, Elisabetta ha visto per ben due volte l'arrivo di un papa sul suolo britannico: nel 1982 con Giovanni Paolo II e nel 2009 con Benedetto XVI che si recò personalmente a beatificare il grande John Henry Newman. Due viaggi che erano stati oggetto di attese catastrofiche: papa Ratzinger andò in Scozia e in Inghilterra mentre le polemiche sulla pedofilia del clero erano ai loro massimi livelli. Il papa della mitezza incantò gli inglesi, utilizzando il metodo di Newman a lui tanto caro: fede e ragionevolezza, e un cuore capace di parlare ad altri cuori.

Giovanni Paolo II invece era sbarcato oltremanica mentre ancora si udivano gli echi della guerra nelle Falkland-Malvinas, un conflitto a cui in molti avevano dato coloriture religiose – forzatissime -  descrivendolo come una guerra tra la cattolica Argentina e la protestante Britannia. Jorge Mario Bergoglio al tempo di quella guerra era un padre gesuita che si segnalava per le sue virtù umane, il suo talento di insegnante, il suo amore per il proprio Paese e soprattutto per il proprio popolo.

Oggi il gesuita argentino è alla guida della Chiesa universale, e il suo paese di origine non è più in guerra con Albione da un pezzo. L'incontro tra i due personaggi, avvenuto in una Roma dove Elisabetta non metteva piede da anni, è stato singolarmente cordiale e informale. La Regina ha rinunciato all'abito nero e al velo che secondo tradizione aveva sempre indossato negli incontri con gli altri pontefici. I tempi e gli stili cambiano, e questo dettaglio è indicatore di un clima piuttosto particolare, sia per la vecchia Inghilterra che per la Chiesa Cattolica. Elisabetta è agli sgoccioli del suo lungo regno, più di sessant'anni in cui è accaduto di tutto sulle sponde del Tamigi. E le sorprese potrebbero non essere finite: a settembre si svolgerà in Scozia l'attesissimo referendum per l'Indipendenza, e se i patrioti scozzesi avessero la meglio, potrebbe essere l'inizio della fine della Gran Bretagna.

Jorge Mario Bergoglio invece, nonostante la veneranda età, è solo all'inizio di un pontificato, che molti si aspettano rivoluzionario per la Chiesa. The Pope and the Queen: due figure un tempo quasi ieratiche, oggi sono invece rappresentanti di realtà in difficoltà, anche in crisi di identità. Ma a differenza della Corona, e di quanto essa rappresenta in fatto di tradizione, la Chiesa, anche quella in divenire di papa Francesco, ha un qualcosa in più da dire. Per comprenderlo basta riflettere sui doni che i due si sono scambiati: la signora di Windsor ha portato al Vescovo di Roma un cesto di prodotti biologici. Un segno di modernità e di attenzione al politicamente corretto. Bergoglio ha risposto con una elegante riproduzione di un documento riguardante il santo re Edoardo il Confessore, l'ultimo sovrano sassone, morto in odore di santità nel 1066 all'avvento dei Normanni. Un gesto significativo, che richiama ad una Inghilterra precedente alla Riforma, alla divisione tra cristiani. Ma forse è ancor più interessante il regalo che il papa ha voluto presentare alla regina per il suo pronipote e futuro erede al trono, il principino George, figlio di William e Kate: un mappamondo sormontato da una croce. Chissà se il papa ha voluto, con questo dono, richiamarsi ad un autore inglese a lui molto caro, Gilbert Keith Chesterton. Il pachidermico genio inglese vanta nella sua produzione un romanzo intitolato proprio La sfera e la Croce, edito nel 1910. Scritto quando Chesterton ancora non si era convertito al cattolicesimo, è in effetti una delle sue più riuscite apologie della Verità e della Chiesa Cattolica dove questa è stata destinata ad essere presente e incontrabile.

Tra uno scienziato pazzo e un uomo estremamente santo, tra diavoli e angeli, Chesterton mette in scena il dramma della Modernità che pretende fare a meno di Dio e come conseguenza scivola nella pazzia e nella più fredda e calcolata delle malvagità.

I due protagonisti, un cattolico scozzese dal cuore puro e un cinico inglese ateo militante si inseguono battendosi per tutta Londra, Alla fine, l'ateo rinfaccia tutte le nefandezze della Chiesa di cui un cattolico dovrebbe vergognarsi, e per le quali egli ha deciso di non credere in Dio. Ma la risposta dello scozzese è assolutamente disarmante, e se egli è semplice e innocente, non è affatto uno sprovveduto, esattamente come dovrebbe essere ogni cristiano: il mondo lasciato a se stesso, afferma, diventa più feroce di tutte le religioni. Il mondo che rifiuta Dio, che gli volta le spalle, che vuole fare a meno di Lui, impazzisce. La sfera non può fare a meno della Croce.

Chissà se questo straordinario messaggio di un grande inglese, trasmesso da un pastore argentino, giungerà davvero al futuro inquilino di Buckingham Palace: un messaggio di speranza, una possibilità di salvezza.

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2014/4/4/ELISABETTA-A-ROMA-Se-Chesterton-si-mette-tra-papa-Francesco-e-la-regina/488547/


Un aforisma al giorno (per capire meglio)





«Ma non è più breve – gli chiesi – star fermi dove siamo?» «No, no, no!» gridò con enfasi. «La strada a cui mi riferisco è lunga e faticosa. Alla fine del mondo, alle spalle dell'alba, io troverò la moglie che ho sposato davvero e la casa che è davvero mia. E quella casa avrà un lampione più verde e una cassetta postale più rossa. Non avete mai desiderato – mi chiese con improvviso fervore – scappare da casa vostra per poterla ritrovare?» .


Innocenzo Smith in Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

giovedì 3 aprile 2014

Riceviamo e volentieri segnaliamo

Osservatorio Cardinale Van Thuân

sulla Dottrina sociale della Chiesa

www.vanthuanobservatory.org


LIBERTA' DI RELIGIONE E DOVERI POLITICI VERSO LA RELIGIO VERA

Il Sillabo, il Vaticano II, Joseph Ratzinger


Relazione di

Stefano Fontana


Nel Sillabo Pio IX si era sbagliato? Tutte le religioni hanno uguale dignità pubblica? Il potere politico ha dei doveri verso la religione vera?



MARTEDI' 8 APRILE 2014, ORE 20,45

PARROCCHIA DI SAN PIETRO APOSTOLO, VERONA

INGRESSO DA VIA TODESCHINI


Con il patrocinio del Comune di Verona

Un aforisma al giorno

«Ma non è più breve – gli chiesi – star fermi dove siamo?» «No, no, no!» gridò con enfasi. «La strada a cui mi riferisco è lunga e faticosa. Alla fine del mondo, alle spalle dell'alba, io troverò la moglie che ho sposato davvero e la casa che è davvero mia. E quella casa avrà un lampione più verde e una cassetta postale più rossa. Non avete mai desiderato – mi chiese con improvviso fervore – scappare da casa vostra per poterla ritrovare?» .


Innocenzo Smith in Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

Dale nella casa del beato John Henry Newman

Grande entusiasmo per la conference di Dale Ahlquist ieri sera a Dublino.

Sala colma e stipata. Così ci hanno riferito gli amici irlandesi, e ve ne abbiamo dato qualche prova con le foto precedenti. Ne siamo contenti! È un altro passo verso l'impegno comune dei chestertoniani nella società.

Non tutti forse sanno che il beato John Henry Newman passò diversi anni a Dublino per il tentativo di fondare un'università cattolica. Qui Dale è ritratto a Newman House.

mercoledì 2 aprile 2014

Dale e la giovane amica brasiliana cui giorni fa abbiamo rivolto un augurio

Dale in Dublin

Dale Ahlquist a Dublino stasera

Il nostro amico Stuart organizza per la quarta volta questo bel pellegrinaggio a piedi sulla tomba di GKC...

Si parte dalla Chiesa di St. George (anglicana), a Londra, dove Chesterton fu battezzato. È una bella galoppata ma vale la pena! E Stuart è molto simpatico!

Stuart (@Stuart1927)

Un aforisma al giorno


«Stevenson aveva scoperto che il segreto della vita risiede nel riso e nell’umiltà».

Gilbert Keith Chesterton, Eretici 

Chesterton ed il latino

http://www.conciliovaticanosecondo.it/articoli/lingua-immortale-e-lingue-moribonde-chesterton-e-luso-del-latino/

martedì 1 aprile 2014

Pontefici chestertoniani - Giovanni Paolo II

«Ebbene, di fronte alla gloria della Trinità nella creazione l'uomo deve contemplare, cantare, ritrovare lo stupore. Nella società contemporanea si diventa aridi "non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di meraviglia" (G.K. Chesterton). Per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa, come ci suggerisce il "Salmo del sole": "I cieli narrano la gloria di Dio e l'opera delle sue mani annunzia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il messaggio e la notte alla notte ne trasmette notizia. Non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono. Eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola" (Sal19,2-5)».

Di ritorno da Beaconsfield, parte 1

Dear Friends, Carissimi Amici,

sono tornato questa notte nella mia cara città ed ho il cuore, gli occhi e la mente pieni di incontri che cercherò di raccontarvi man mano che gli impegni me ne daranno la possibilità, ma di certo la prima cosa che mi viene da dire è: grazie.

Il primo grazie va a Gilbert, che sento sempre più "di casa". Non è mai stato un interesse letterario, il mio, ma mai come adesso capisco il perché ho iniziato a seguirlo già da quando avevo cinque anni. Gilbert è un aiuto alla cosa più importante della nostra vita, e cioè dare IL senso alla vita stessa, per cui la mia gratitudine va misurata solamente in tonnellate.

Secondo, un altro grazie va agli amici inglesi: ricordo con grande affetto Martin Thompson, che ha organizzato la bellissima conference di Beaconsfield, accogliendoci calorosamente e con grande senso dell'ospitalità, sacrificando il suo tempo e stando con noi venuti da lontano, condividendo con noi i momenti più intensi. Sono molto lieto che mi abbia chiesto di partecipare alla conference ma soprattutto che abbia voluto condividere con me la sua vita di padre di famiglia. Ma devo ricorda anche Francis Thompson e tutti gli altri amici ed amiche che hanno lavorato materialmente alla conference, come piccoli hobbit, silenziosamente ed efficacemente, ospitandoci, gestendo tutto questo incontro complesso e articolato, sorridendoci sempre e pazientando soprattutto con me. Mi sono sentito a casa.

Terzo, il cuore va al nostro carissimo amico Stratford Caldecott, che ci ha invitati a casa e che ha molto, molto bisogno delle nostre preghiere. Il suo cuore è vivacissimo e ci ha spronati ad andare avanti nel nostro lavoro di portare Chesterton nelle cose di ogni giorno. In particolare a me ha detto che è vero ciò che da un po' andiamo dicendo qui in Italia, e cioè che sia giunta l'ora del Popolo della Contea (e su questo tornerò molto volentieri su questo blog). Sua figlia Tessa ha parlato brillantemente in sua vece alla conference ed è stato molto bello.

Un grazie speciale va al mio amico Spencer, padre Spencer Howe, paziente, servizievole, gentile e soprattutto presente come sacerdote. Servirgli messa per me è stato un onore. Mi ha aiutato a fare tutto, preparare il discorso, girare, mostrarmi tutte le cose chestertoniane in giro, ma devo dire che mi ha fatto un grandissimo regalo portandomi a Tyburn ed al Santuario dei Martiri Inglesi a Londra, vicino ad Hyde Park (proprio di fronte allo Speaker's Corner). Ci dovete andare assolutamente, questi uomini sono di un'attualità sconcertante. Andavano lieti al martirio come le spose all'altare, disse di alcuni di loro San Tommaso Moro, che li seguì di lì a poco.

Intanto iniziamo così, poi vedrò di raccontarvi tutto con calma.

Tutto bellissimo.

Nella foto: Gilbert Keith Chesterton, Frances Chesterton née Blogg, Dorothy Collins e Marco Sermarini, vecchi amici.