martedì 8 marzo 2011

Novedades... Chestertonianas! Anche in Spagna si danno da fare.



G.K. Titterton.
Primera biografía sobre Chesterton, escrita por un amigo, donde se amontonan anécdotas y retazos llenos de frescura y buen humor.
ISBN:
978-84-321-3875-1
CÓDIGO:
105309
FORMATO:
16,0X24,0 cm.
176 pág.
ENCUADERNACIÓN: Rùstica

lunedì 7 marzo 2011

Alessandro Banfi sull'unità d'Italia

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=155546

In questo collegamento un interessante articolo di Alessandro Banfi sull'unità d'Italia.

Libertà religiosa, il Papa: sacrificio di Bhatti svegli le coscienze

"Il commovente sacrificio della vita del ministro pakistano Shahbaz Bhatti svegli nelle coscienze il coraggio e l'impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini e, in tal modo, a promuovere la loro uguale dignità". Lo ha detto il Papa al termine della preghiera dell'Angelus, alla quale hanno partecipato in piazza San Pietro oltre 50 mila fedeli.

Da CulturaCattolica.it - Martyres Christi: Shahbaz Bhatti


Martyres Christi: Shahbaz Bhatti
Autore: Amato, Gianfranco  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

sabato 5 marzo 2011

Il 2 marzo 2011 Clement Shahbaz Bhatti ha coronato il suo amore per Cristo con la palma del martirio. Non si tratta di un religioso, ma di un comune laico, un semplice cristiano coinvolto in quell’esperienza terrena chiamata politica. Per essere precisi, si tratta del quarantaduenne ministro cattolico per le Minoranze del Pakistan, l’unico cristiano presente nell’esecutivo di quel Paese musulmano. Un ministro che non si vergognava di riconoscere pubblicamente Gesù Cristo come il «nucleus of my life», il centro ed il significato ultimo della sua esistenza, e che amava ricordare a tutti quanto la vita non appartenga a nessuno, ma sia semplicemente data in prestito («borrowed»). Il 2 marzo 2011 quel prezioso prestito viene restituito. Si tratta, però, di una morte annunciata. Tre mesi fa, infatti, Shahbaz Bhatti aveva previsto la sua fine in un video testamento realizzato a futura memoria, e destinato a circolare solo dopo il tragico evento.
La mano assassina del fanatismo talebano, ponendo fine alla vita terrena del ministro pakistano, ha mostrato al mondo quale sia il vero significato di concetti come testimonianza e servizio, e ha costretto alla vergogna tanti politici cattolici occidentali, nella cui bocca (sazia e sicura) tali concetti rischiano di apparire verba vacua.
Il testamento spirituale di questo ultimo martire cristiano non ha bisogno di commenti, e merita di essere riportato integralmente:

«Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.
Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.
Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.
Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.
Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna».


Così offrono la propria vita i Martyres Christi!
Ora Shahbaz, nella gloriosa schiera dei Santi, può contemplare da vicino (e davvero senza vergogna) il volto di quel Cristo che ha riconosciuto come centro e significato della propria esistenza.
Di fronte alla testimonianza di una sequela della croce vissuta usque ad effusionem sanguinis, tanti tiepidi cristiani, ripensando alla propria pavida fede compromissoria, farebbero bene a riflettere. O, meglio, ad arrossire.

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=27262

Nel collegamento qui sopra trovate la pagina orginale dell'articolo e due video che riguardano Bhatti.

Il Cardinale Scola parla di amore e famiglia e cita Chesterton

"Per sempre o finché dura?"

Il Cardinale Angelo Scola su "La vita buona"

ROMA, sabato, 5 marzo 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un articolo del Patriarca di Venezia, il Cardinale Angelo Scola, apparso su il "Messaggero di sant'Antonio".


* * *

Mi capita spesso di incontrare genitori della mia età, felicemente sposati, le cui figlie/i in età da marito/moglie scelgono di convivere. «Adesso si usa così…», «Eppure da noi hanno avuto un esempio diverso!», «Cosa ci possiamo fare?». La domanda, scettica, rassegnata, o accorata a seconda dei casi, rimbalza dai genitori ai parroci agli educatori, spesso agli stessi giovani. Eppure, lo abbiamo detto nella prima puntata di questo nostro dialogo, il «per sempre» è una caratteristica inestirpabile del vero amore tra un uomo e una donna. Del resto non lo ritroviamo solo nella formula del rito religioso del matrimonio («Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre…»), ma ne rintracciamo un'eco anche nelle norme del Codice Civile (quando, a proposito di matrimonio, si parla di «obbligo reciproco alla fedeltà», art. 143). Non c'è nessuno al mondo che non desideri essere definitivamente amato per poter, a sua volta, amare definitivamente. La misura con cui il Creatore ha «tarato» il cuore dell'uomo è infatti l'infinito. Di fronte a coloro che amiamo di più sentiamo come profondamente ingiusta la parola fine: «Ama chi dice all'altro: "Tu non puoi morire"» (Gabriel Marcel). 

Ma se le cose stanno così, perché ci si sposa sempre di meno? È un problema di crescente individualismo, di maggior precarietà nelle relazioni affettive e di un preoccupante deficit di speranza. L'idea vincente, nelle nostre società avanzate, è quella di libertà come assenza di legami. Si preferiscono rapporti «corti» a rapporti «lunghi», non solo in chiave temporale ma anche di coinvolgimento personale. Il modello mercantile del contratto è elevato a paradigma di ogni relazione. Così alla logica del dono si sostituisce quella del calcolo, del do ut des. «Solo gli uomini – osserva acutamente Chesterton – sono in grado di lanciare i loro cuori oltre tutti i calcoli, per conquistare ciò che il cuore desidera». Ma il desiderio dell'uomo non può essere ingannato troppo a lungo impunemente: un'insospettata conferma ci è arrivata anche dal recente rapporto Censis. Se si vuole saziare la fame dell'uomo propinandogli in continuazione cibi stuzzicanti ma di scarso valore nutritivo, il suo desiderio languirà fino a spegnersi. «Sarà – insistono i più disincantati – ma il mondo è cambiato. Nessuno accetta più di fare sacrifici». «Senza impegno» ci assicurano i venditori quando ci vogliono rifilare un prodotto. «Senza impegno» sembra essere diventata la massima aspirazione di molti giovani. Perché l'«impegno» mette paura.
 
Sentite cosa dice a questo proposito Chesterton: «L'uomo che prende un impegno definitivo prende un appuntamento con se stesso in qualche momento o luogo distante. Il pericolo è che egli stesso non riesca a mantenerlo. E nei tempi moderni questo terrore di se stessi, della propria debolezza e mutabilità, è cresciuto pericolosamente, ed è questa la base effettiva dell'obiezione ai voti di qualsiasi genere». Facciamo come la volpe della favola di Esopo: siccome non riusciva a raggiungere l'uva, ci rinunciò dicendo che era acerba. In questo modo noi, insieme con l'ampiezza del desiderio, riduciamo la nostra umanità. Ma Gesù è venuto per salvarla. Cristo e la sua Chiesa fanno il tifo per la grandezza dell'uomo: per questo ci sono i sacramenti. Quello del matrimonio si fonda sull'incrollabile certezza di cui parla san Paolo: «Colui che ha iniziato in voi quest'opera buona la porterà a compimento» (Filippesi 1,6). Mentre vi scrivo queste cose ho in mente i volti concreti di tante spose e di tanti sposi fedeli che il mondo giudica «eroici», ma che sono semplicemente docili alla grazia del sacramento. Certo questo mette in conto il perdono, un altro «ingrediente» dell'amore tanto decisivo quanto sconosciuto. Chi non sa perdonare non ama. Ne parleremo ancora e più diffusamente.

In prigione Mao Hengfeng, l'attivista contro la "legge del figlio unico"


Appello urgente di Amnesty International: rischia di nuovo la tortura

di Paul De Maeyer


ROMA, giovedì, 3 marzo 2011 (ZENIT.org).- In Cina, è stata arrestata giovedì 24 febbraio la nota prigioniera di coscienza Mao Hengfeng, impegnata dal 1988 nella lotta contro la discussa e rigida "legge del figlio unico", lanciata alla fine degli anni '70 da Deng Xiaoping per frenare la crescita demografica del colosso asiatico.

Mao Hengfeng, 50 anni, che abita con suo marito Wu Xuewuei a Shanghai, era stata rimessa anticipatamente in libertà appena due giorni prima, martedì 22 febbraio, per motivi di salute. La donna stava scontando nella provincia centro-orientale di Anhui una sentenza a 18 mesi di "rieducazione attraverso il lavoro". Era stata ritenuta colpevole di "disturbo dell'ordine pubblico" per aver partecipato il 25 dicembre del 2009 a Pechino ad una manifestazione a favore di un altro noto difensore dei diritti umani, Liu Xiaobo, insignito l'anno scorso con il Premio Nobel per la Pace.

A richiamare l'attenzione sulle condizioni della Hengfeng è stata l'organizzazione per i diritti umani Amnesty International (AI), che ha lanciato sul suo sito Internet un appello "urgente" per il rilascio "immediato ed incondizionato" della donna. Come ricorda l'ONG, l'attivista è a rischio tortura. Arrestata già numerose volte, è stata torturata ripetutamente, come ha raccontato lei stessa nel luglio scorso durante l'udienza di riesame del suo ricorso contro l'ultima condanna. È stata aggredita varie volte da altri detenuti, bastonata e colpita due volte alla testa con una sedia. Una tomografia computerizzata realizzata prima del suo inaspettato rilascio ha d'altronde rivelato la presenza di emorragie cerebrali.

A motivare il nuovo arresto - avvenuto in presenza di almeno una trentina di poliziotti – è il fatto che durante il suo breve rilascio la Hengfeng avrebbe svolto "attività illegali", secondo suo marito un'accusa assurda. "Per 24 ore ogni giorno, da quando è tornata, la polizia ci ha controllato fuori dalla porta", ha detto. "Non è riuscita nemmeno ad andare dal medico. Quale possibilità aveva per infrangere la legge?", ha continuato Wu, che non ha nascosto la sua grande preoccupazione. "Non sappiamo dov'è", ha detto (Reuters, 24 febbraio).

Secondo quanto riferito da AI, la lotta della Hengfeng contro la politica del controllo delle nascite in Cina risale al 1988, quando la donna - in quel momento già madre di due gemelle - fu licenziata per aver violato la legge in questione con la sua seconda gravidanza. Ricoverata in una clinica psichiatrica, la Hengfeng è riuscita comunque a concludere la sua gravidanza, partorendo prematuramente una terza figlia il 28 febbraio 1989. Per non mettere in pericolo la sua famiglia, la donna ha accettato successivamente di interrompere la gravidanza del suo quarto figlio.

L'ultimo arresto dell'attivista - definito "totalmente scandaloso" dalla vicedirettrice del Programma Asia Pacifico di Amnesty International, Catherine Baber (Reuters, 24 febbraio) - va collocato sullo sfondo dell'ondata di protesta popolare nel mondo arabo, nota anche come la "Rivoluzione del gelsomino", scoppiata a metà dicembre in Tunisia per il forte rialzo dei prezzi dei beni di prima necessità e culminata con la cacciata a metà gennaio del presidente Zine El-Abidine Ben Ali.

Quello che temono di più le autorità cinesi è l'effetto domino o il "contagio". Va ricordato infatti che anche la protesta di Piazza Tienanmen, soffocata nel sangue nel 1989, iniziò con un aumento dei prezzi. Già nelle scorse settimane si sono verificati in varie città ciò che si potrebbero definire dei "tentativi di protesta" contro il rapido aumento del costo della vita. Mentre oggi, giovedì 3 marzo, si apre l'annuale Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese e sabato 5 marzo l'Assemblea Nazionale del Popolo, su Internet è stato lanciato per domenica prossima un nuovo invito a scendere in piazza ed occupare silenziosamente il centro di più di cento città (La Repubblica.it, 2 marzo).

Nel frattempo continua a crescere la popolazione della Cina. Secondo i dati preliminari resi pubblici il 28 febbraio dall'Ufficio Nazionale per la Statistica, la popolazione è salita a fine 2010 a quota 1,341 miliardi di abitanti, un aumento di 6,3 milioni - più o meno l'equivalente di un Paese come Israele (dati relativi al 2000/01) - rispetto all'anno precedente, quando erano 1,3347 miliardi. Mentre in occasione del penultimo censimento nel 2000 erano 1,295 miliardi gli abitanti, per il mese di aprile sono attesi i dati dell'ultimo censimento generale della popolazione, svoltosi l'anno scorso (China Daily, 1 marzo).

"La popolazione della Cina sta crescendo adesso principalmente perché la gente vive più a lungo, non perché ha tanti figli", così sostiene Cai Yong, demografo dell'Università della Carolina del Nord (USA) specializzato nella Cina (Shanghai Daily, 1 marzo). Assieme ad un preoccupante squilibrio tra i sessi - conseguenza dell'aborto selettivo e della tradizionale preferenza per i figli maschi -, l'invecchiamento della popolazione è attualmente uno dei maggiori rompicapi per i demografi e politici cinesi. Secondo alcune stime, dopo il 2025 la popolazione attiva scenderà di 10 milioni di persone l'anno e il numero di giovani della fascia di età 20-24 anni diminuirà di un quarto dopo il 2030 (China Daily, 1 marzo).

Durante una conferenza a Kunming - capoluogo della provincia meridionale dello Yunnan -, il ministro per gli Affari Civili, Li Liguo, ha dichiarato venerdì scorso che la popolazione ultrasessantenne della Cina raggiungerà nell'anno 2015 quota 216 milioni di persone, con un aumento annuale di oltre 8 milioni di persone (Agenzia Xinhua, 25 febbraio). Sempre nel 2015, il numero degli ultraottantenni salirà in Cina a 24 milioni, ha continuato il ministro, che è anche vice direttore della Commissione Nazionale sull'Invecchiamento. Per evitare il "crac" del sistema pensionistico, il ministero cinese per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale ha annunciato d'altronde domenica scorsa l'avvio di una revisione "estensiva" dell'età pensionabile per le donne (Xinhua, 27 febbraio).

Proprio per questo motivo, gli esperti cinesi non escludono un parziale allentamento della normativa sul "figlio unico". Parlando lunedì con il China Daily, uno degli esponenti della Commissione per la Popolazione Nazionale e la Pianificazione Familiare (NPFPC), il professor Yuan Xin, si è dimostrato propenso ad un "aggiornamento" della legge. Il demografo della Nankai University, a Tianjin (o Tientsin, sul Mar Cinese Orientale), ha suggerito di autorizzare i coniugi che vivono in città e sono entrambi figli unici ad avere un secondo figlio.

Come ricorda l'ex leader della rivolta del 1989, Chai Ling, fuggita dalla Cina nel 1990 e convertitasi al cristianesimo nel dicembre 2009, la famigerata legge, contro la quale ha lottato e continua a lottare dunque la Mao Hengfeng, è "una Tienanmen che si verifica ogni ora, un massacro mirato che il mondo può e deve fermare prima che sia troppo tardi" (AsiaNews, 1 marzo).

Jesus di Marzo riporta un articolo su Chesterton


Carissimi Amici,

vi segnaliamo che è in edicola il mensile Jesus n° 03/2011 che alle pagine 96-99 riporta un articolo del nostro Paolo Pegoraro dal titolo "Mistico della concretezza".

Ma di chi parliamo?

Ma perbacco, del nostro Gilbert!

Ci sono anche delle sue foto e le voci di Marco Sermarini e Paolo Gulisano.

Bravo, Paolo!

domenica 6 marzo 2011

Il Papa all'Angelus di domenica 6 Marzo 2011 (neretto nostro!)

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica presenta la conclusione del "Discorso della montagna", dove il Signore Gesù, attraverso la parabola delle due case costruite una sulla roccia e l'altra sulla sabbia, invita i discepoli ad ascoltare le sue parole e a metterle in pratica (cfr Mt 7,24). In questo modo Egli colloca il discepolo e il suo cammino di fede nell'orizzonte dell'Alleanza, costituita dalla relazione che Dio intesse con l'uomo, attraverso il dono della sua Parola, entrando in comunicazione con noi. Il Concilio Vaticano II afferma: "Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé". (Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 2). "In questa visione ogni uomo appare come il destinatario della Parola di Dio, interpellato e chiamato ad entrare in tale dialogo d'amore con una risposta libera" (Esort. Ap. postsin. Verbum Domini, 22). Gesù è la Parola vivente di Dio. Quando insegnava, la gente riconosceva nelle sue parole la stessa autorità divina, sentiva la vicinanza del Signore, il suo amore misericordioso, e rendeva lode a Dio. In ogni epoca e in ogni luogo, chi ha la grazia di conoscere Gesù, specialmente attraverso la lettura del santo Vangelo, ne rimane affascinato, riconoscendo che nella sua predicazione, nei suoi gesti, nella sua Persona Egli ci rivela il vero volto di Dio, e al tempo stesso rivela noi a noi stessi, ci fa sentire la gioia di essere figli del Padre che è nei cieli, indicandoci la base solida su cui edificare la nostra vita.

Ma spesso l'uomo non costruisce il suo agire, la sua esistenza, su questa identità, e preferisce le sabbie delle ideologie, del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile domanda di felicità e di pienezza che porta nella propria anima. E noi, su che cosa vogliamo costruire la nostra vita? Chi può rispondere veramente all'inquietudine del nostro cuore? Cristo è la roccia della nostra vita! Egli è la Parola eterna e definitiva che non fa temere ogni sorta di avversità, ogni difficoltà, ogni disagio (cfr Verbum Domini, 10). Possa la Parola di Dio permeare tutta la nostra vita, pensiero e azione, così come proclama la prima lettura della Liturgia odierna tratta dal Libro del Deuteronomio: "Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi" (11,18). Cari fratelli, vi esorto a fare spazio, ogni giorno, alla Parola di Dio, a nutrirvi di essa, a meditarla continuamente. È un prezioso aiuto anche per mettersi al riparo da un attivismo superficiale, che può soddisfare per un momento l'orgoglio, ma che, alla fine, lascia vuoti e insoddisfatti.

Invochiamo l'aiuto della Vergine Maria la cui esistenza è stata segnata dalla fedeltà alla Parola di Dio. La contempliamo nell'Annunciazione, ai piedi della Croce e, ora, partecipe della gloria del Cristo Risorto. Come Lei, vogliamo rinnovare il nostro "sì" e affidare con fiducia a Dio il nostro cammino.

Un aforisma al giorno

"Gran parte della libertà moderna è, alle radici, paura. Non è tanto che noi siamo troppo audaci per sopportare le regole, è che siamo troppo paurosi per sopportare le responsabilità".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Un aforisma al giorno

"Questa è la sola ed eterna educazione: essere così sicuri che qualcosa è vero da avere il coraggio di dirlo a un bambino".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Beaconsfield avrebbe ospitato Gheddafi, Tony Blair e altri...

http://www.bucksfreepress.co.uk/news/8888762.Beaconsfield_beginnings__Gaddafi_and_six_other_famous_names/

In questo collegamento si dice che negli anni '60 il colonnello Gheddafi sarebbe passato per Beaconsfield, come pure Tony Blair e altre "celebrità".

Naturalmente Beaconsfield è la città di adozione di Chesterton, che vi visse da pochi anni dopo il matrimonio sino alla morte.

Una segnalazione dall'amico Giovanni Borghi di un articolo de Il Corriere della sera

Da Giovanni Borghi riceviamo e segnaliamo:

"Gentili chestertoniani,

vi segnalo la pagina culturale del Corriere della Sera di oggi Sabato 5
Marzo, tratta di Solovev e della sua critica al pacifismo di matrice
Tolstojana. Un tema accennato anche in Ortodossia, e che puo' a mio parere
essere interessante per i lettori del blog. Ne parlavano a uno dei
programmi mattutini di Radio3.

Saluti cordiali e buon lavoro

Giovanni"
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"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male"
(G.K. Chesterton)

venerdì 4 marzo 2011

Un aforisma al giorno

"È solo da quando conosco l'ortodossia che conosco l'emancipazione mentale".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

giovedì 3 marzo 2011

Un articolo di mons. Massimo Camisasca sulla povertà


Un articolo molto chestertoniano di mons. Massimo Camisasca dal titolo "Il cammino della povertà" - http://www.sancarlo.org/it/?p=3781

Ecco il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti (bellissimo).

"Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.

Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.

Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. Lamia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna".


da Cantuale Antonianum

In India e Pakistan essere cristiani è pericolosissimo



INDIA – PAKISTAN
Shahbaz Bhatti, la "voce degli oppressi" e delle minoranze
Due sacerdoti ricordano la figura del ministro per le Minoranze pakistano. L'assassinio brutale di un uomo che si è battuto per la libertà religiosa e la dignità umana in Pakistan.

03/03/2011
PAKISTAN
Punjab, chiese e tombe profanate: i cristiani temono nuovi massacri
La comunità di Kot Addu impotente di fronte ai soprusi dei latifondisti locali, che confiscano campi e negozi con la connivenza di polizia e funzionari. Dissacrati simboli cristiani, ma non vale la legge sulla blasfemia applicata solo contro i cristiani. Le autorità parlano di vicende "montate", ma mancano motivazioni legali per l'esproprio dei beni.

03/03/2011
INDIA
Vescovo del Karnataka: I cristiani vogliono giustizia per la violenza subita
di Nirmala Carvalho
L'arcivescovo di Bangalore, Bernard Moras, critica il rapporto Somasekhara, commissionato dal governo del Karnataka e affidato a un singolo responsabile. I cristiani chiedono che il Central Bureau of Investigation indaghi sulle violenze di due anni fa rimaste senza colpevoli. Tutte le Chiese organizzano marce e manifestazioni di protesta.


mercoledì 2 marzo 2011

Chestertoniana n° 15


L'uomo della mia vita: Dio non è una vecchia istituzione. Ecco il libro (mai scritto) di G.K.Chesterton su Gesù

http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=20586

"Chestertoniana" di Lindau


DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, P. FEDERICO LOMBARDI S.J., SULL’ASSASSINIO DEL MINISTRO PAKISTANO PER LE MINORANZE, SHAHBAZ BHATTI


In risposta alle domande di giornalisti, il Direttore della Sala Stampa, P. Federico Lombardi, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione.

L'assassinio del ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti, è un nuovo fatto di violenza di terribile gravità. Esso dimostra quanto siano giusti gli interventi insistenti del Papa a proposito della violenza contro i cristiani e contro la libertà religiosa in generale.
Bhatti era il primo cattolico a ricoprire un tale incarico. Ricordiamo che era stato ricevuto dal Santo Padre nello scorso settembre e aveva dato testimonianza del suo impegno per la pacifica convivenza fra le comunità religiose del suo Paese.
Alla preghiera per la vittima, alla condanna per l'inqualificabile atto di violenza, alla vicinanza ai cristiani pakistani così colpiti dall'odio, si unisce l'appello perché tutti si rendano conto dell'urgenza drammatica della difesa della libertà religiosa e dei cristiani oggetto di violenza e persecuzione.

[00323-01.01]

Shahbaz Bhatti, cattolico difensore dei deboli e degli emarginati

Il ministro per le Minoranze veniva da una famiglia cattolica profondamente impegnata per la giustizia. Del suo lavoro diceva: "Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo".

Islamabad (AsiaNews) - Shahbaz Bhatti, il ministro ucciso oggi dai Talebani pakistani, era nato il 9 settembre del 1968, in una famiglia cristiana originaria del villaggio di Kushpur. Suo padre Jacob, ha servito a lungo nell'esercito; poi si è impegnato nel campo dell'istruzione, ha insegnato a lungo ed è stato presidente del consiglio delle Chiese di Kushpur. Nell'autunno del 2010 è stato ospitalizzato a Islamabad. Secondo fonti locali, le sue condizioni sono peggiorate decisamente dopo la notizia dell'assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer, il 4 gennaio 2011. E' entrato in una forma di depressione psicofisica che ha portato infine all'arresto cardiaco, e alla morte il 10 gennaio 2011.

L'importanza di Jacob Bhatti nella vita del figlio è stata grande. Una testimonianza apparsa sui giornali pakistani al momento della morte lo descriveva così: "Era un uomo coraggioso ed era la principale fonte di forza per suo figlio. Lo incoraggiava e lo aiutava a affrontare le situazioni più rischiose e precarie".

Shahbaz Bhatti dopo aver completato i suoi studi ha intrapreso la carriera politica nel Pakistan People's Party, la formazione politica più riformatrice del Paese. Molto rapidamente si è imposto all'attenzione dei quadri dirigenti del partito, e in particolare di Benazir Bhutto, con cui ha lavorato a stretto contatto fino al momento dell'assassinio della leader carismatica pakistana. In un'intervista ad AsiaNewsaveva definito "doverosa la creazione di una commissione indipendente Onu" destinata ad indagare sull'omicidio di Benariz Bhutto.

 Shahbaz era sul convoglio insieme alla Bhutto al momento dell'attentato e riportò solo ferite leggere. Ad AsiaNews raccontò quanto è successo: "A un certo punto, nella zona di Karsaz, si sono avute due enormi esplosioni, proprio vicino al veicolo che trasportava la signora Bhutto, in testa al corteo. L'ex premier era appena scesa nel compartimento inferiore per riposare, quando c'è stata l'esplosione. I vetri del veicolo sono andati in frantumi, una porta è stata distrutta, ma tutt'attorno vi erano morti e feriti. Quando sono sceso dal veicolo, vi era sangue e brandelli di corpi dappertutto. Questo atto vile di codardo terrorismo ci offende profondamente e rattrista tutto il popolo pakistano. Questi giorni sono di lutto e di dolore".

Bhatti ha sempre avuto un'attenzione particolare per la situazione dei settori del Paese più discriminati. Era presidente dell'Apma (All Pakistan Minorities Alliance). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan, che opera su vari fronti in sostegno dei bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: "Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo".