venerdì 21 gennaio 2011

Un aforisma al giorno

"Tutta la questione per il Cristianesimo è che un uomo che dipende dai lussi della vita è un uomo corrotto, corrotto spiritualmente, corrotto politicamente, corrotto finanziariamente. C'è una cosa che Cristo e tutti i santi cristiani hanno detto con una specie di feroce monotonia: hanno detto che essere ricco è essere in particolare pericolo di rovina morale. 
Non è dimostrabilmente non-cristiano uccidere i ricchi come violatori d'una definibile giustizia; non è dimostrabilmente non-cristiano incoronare i ricchi come i capi più adatti alla società; non è certamente non-cristiano rivoltarsi contro i ricchi o sottomettersi ai ricchi. Ma è certamente non-cristiano fidarsi dei ricchi, considerare i ricchi come moralmente più sicuri dei poveri".


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

LETTURE/ Per John Henry Newman la ragione non è roba da "gentleman"...

Da Il Sussidiario


Due edizioni negli stessi giorni: What's wrong with the world a cura di Lindau

Ieri abbiamo segnalato l'e-book di Rubbettino, oggi il volume classico (cioè cartaceo) di Lindau, ma l'opera è la stessa, What's wrong with the world (Ciò che non va nel mondo nella traduzione Lindau, Cosa c'è di sbagliato nel mondo nella traduzione Rubbettino).

Troppa grazia, Sant'Antonio, verrebbe da dire, ma va benissimo, invece diciamo.

Perché?

Perché è un volume che mancava assolutamente, e soprattutto mancava questo Chesterton all'attenzione dei lettori italiani e voglio dire all'attenzione dei chestertoniani italiani.

Spesso "confiniamo", anzi "riduciamo" Chesterton nel terreno della fiction e dell'apologetica (se si può parlare di riduzione), ma ci dimentichiamo che Chesterton è stato e rimane un impareggiabile polemista sociale e politico. A Chesterton non andava il mondo creato dal capitalismo (lo dobbiamo dire, non lo si può confondere con un conservatore, è storicamente sbagliato definirlo così) come non gli andava quello del comunismo. Era un distributista e spiegava lui stesso (insieme ai sui "commilitoni" in questa battaglia totalmente sconosciuta e anzi celata, Hilaire Belloc e padre Vincent McNabb) di essere distributista in quanto estimatore ed amante dell'enciclica di Leone XIII Rerum Novarum, di cui il distributismo doveva essere la pratica realizzazione.

In sintesi, Chesterton era cattolico fino al midollo e quindi era distributista. So che questa affermazione non piacerà a tutti, ma le cose stanno così. Non si può tirare la giacchetta a Gilbert a destra o a sinistra e nemmeno al centro, egli era e rimase sempre cattolico e cattolicamente e tomisticamente ragionava.

Questo Chesterton non è conosciuto in Italia proprio perché irriducibile alle ideologie culturalmente dominanti, il capitalismo e il comunismo, sorta di religioni senza dio che tanto ancora influenzano la nostra Italia. Pensate che ancora dobbiamo barcamenarci a parlare di destra, sinistra e centro, anche dentro la Chiesa... Figuratevi se questo Chesterton poteva piacere a qualcuno (e quindi essere pubblicato). Oggi forse siamo un pochino più liberi e allora sono addirittura due gli editori che si azzardano a pubblicarlo (bravissimi!).

Considerate che Chesterton, quando fondò il suo settimanale G. K.'s Weekly nel 1925, si dedicò totalmente alla battaglia per il distributismo, tanto che il settimanale sopravvisse alla sua morte in quanto bollettino ufficioso della Distributist League, la Lega Distributista. Consultate un qualunque numero di questo settimanale e troverete una netta preponderanza di articoli su questo tema. Inoltre si dedicò a conferenze, dibattiti, incontri senza tregua.

Non troverete una sola riga pro capitalista o pro comunista in Chesterton. Troverete distributismo a piene mani, cioè dottrina sociale cattolica.

I chestertoniani seri si augurano che questa duplice pubblicazione serva a far conoscere Chesterton nella sua interezza. Due traduzioni, due edizioni? Meglio di una sola, hanno sicuramente il bel significato del grandissimo interesse che c'è intorno a Gilbert, soprattutto su questi argomenti.

Per completezza di informazione, va detto che nell'edizione e-book di Rubbettino è contenuto anche un altro inedito, Cosa c'è di giusto nel mondo.

Cosa c’è di sbagliato  nel mondo

In alto: la copertina dell'edizione Lindau, qui sopra quella dell'edizione Rubbettino.

Un'apparizione "politicamente scorretta" raccontata da Padre Livio di Radio Maria


Cari amici,

il 20 Gennaio è la commemorazione della Madonna del miracolo, che ricorda l'apparizione della Madonna della Medaglia miracolosa all'ebreo Alfonso Ratisbonne nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte a Roma.  La descrizione della sua radicale conversione è una guida anche per tutti noi.

 

 Il pellegrino chi se trova a Roma, spostandosi nella zona tra Piazza di Spagna e Via del Tritone, si imbatterà nella Basilica di Sant'Andrea delle Fratte, nella via omonima. Forse penserà che si tratti di "una in più" tra le belle e storiche chiese della Città Eterna. Entrandoci, però, si accorgerà che si tratta di un Santuario dove è accaduto qualcosa di straordinario. Infatti, entrando dalla porta principale, vedrà subito alla sua sinistra un altare particolarmente illuminato, sull'arco del quale si leggono queste impressionanti parole: "Qui apparve la Madonna del Miracolo - 20 gennaio 1842". Sotto l'arco c'è un gran dipinto che raffigura la Madonna che sovrasta le nuvole e sparge dalle mani raggi luminosi.

 

A sinistra di chi guarda l'altare c'è una placca, con evidenti segni di non essere recente, scritta in francese che dice: "Il 20 gennaio 1842, Alphonse Ratisbonne da Strasburgo venne qui da ebreo ostinato. Questa Vergine gli apparve così come tu la vedi. Cadde ebreo e si alzò cristiano. - Forestiero, portati a casa il prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della Vergine."

Più in basso, ecco un'altra placca, più recente con queste parole: "In questa cappella la Madonna apparve all'ebreo Alfonso Ratisbonne convertendolo a Cristo il 20-1-1842". Un po' più giù si vede una colonna sulla quale poggia un'imponente busto di marmo raffigurante il privilegiato Ratisbonne, con la sua folta barba e uno sguardo che scruta l'infinito.

Facendo pendant dal lato destro si trova il busto di San Massimiliano Maria Kolbe presso il quale una placca registra un fatto: "In questa cappella dell'apparizione San Massimiliano M. Kolbe celebrò la sua prima Messa il 29-4-1918".

Ma, ricapitolando in breve i fatti, che cosa era accaduto in quei giorni?

 

"Vidi sull'altare, in piedi, viva, grande, maestosa,

bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria"

Vediamo ciò che registra il piccolo ma sostanzioso opuscolo La Madonna del Miracolo (Postulazione Generale dei Minimi, Roma, 1980), che raccomandiamo vivamente ai nostri cari lettori (i sottotitoli sono nostri, tranne l'ultimo. I lettori desiderosi di approfondire questo straordinario evento potranno consultare le seguenti fonti: La conversione miracolosa alla fede cattolica di Al'[fonso] M'[aria] Ratisbonne, tratta dai processi autentici formati a Roma nel 1842, Roma, 1892; cf pure Conversion de M.M.A. Ratisbonne, racontée par lui-même, Le Mans 1842):

Il 20 gennaio 1842, sul mezzogiorno, miracolo nella parrocchia romana dei Minimi.

A Sant'Andrea delle Fratte, l'israelita ventisettenne Alfonso Ratisbonne, di Strasburgo, con un'apparizione dell'Immacolata com'è coniata nella Medaglia Miracolosa, istantaneamente illuminato dalla grazia si convertì al cattolicesimo.

Che cosa avvenne di preciso nell'ora della grazia, lo descrive lo stesso Ratisbonne in alcune lettere e nella deposizione giurata al Vicariato di Roma, per appurare la verità del fatto.

"Vidi come un velo davanti a me - depose il veggente al processo -. La chiesa mi sembrava tutta oscura, eccetto una cappella, quasi che tutta la luce della chiesa si fosse concentrata in quella. Alzai gli occhi verso la cappella raggiante di tanta luce, e vidi sull'altare della medesima, in piedi, viva, grande, maestosa, bellissima, misericordiosa, la Santissima Vergine Maria, simile nell'atto e nella forma, all'immagine che si vede nella Medaglia Miracolosa dell'Immacolata. Mi fece cenno con la mano di inginocchiarmi. Una forza irresistibile mi spinse verso di Lei, che parve dicesse: Basta così. Non lo disse ma capii.

"A tal vista caddi in ginocchio nel luogo dove mi trovavo; cercai, quindi, varie volte di alzare gli occhi verso la Santissima Vergine, ma la riverenza e lo splendore me li faceva abbassare, ciò che, però, non impediva l'evidenza di quell'apparizione.

"Fissai le di Lei mani, e vidi in esse l'espressione del perdono e della misericordia. Alla presenza della Santissima Vergine, benché Ella non mi dicesse parola, compresi l'orrore dello stato in cui mi trovavo, la deformità del peccato, la bellezza della Religione Cattolica, in una parola compresi tutto. (...)

"Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre"...

"Provavo un cambiamento così totale che mi credevo un altro. Cercavo di ritrovarmi e non mi ritrovavo... La gioia più grande si sprigionava dal fondo della mia anima; non potetti parlare; non volli rivelar niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi fece chiedere un sacerdote... Vi fui condotto, e solo dopo averne avuto l'ordine positivo ne parlai come mi era possibile, in ginocchio e col cuore tremante. (...)

"Tutto quel che posso dire, è che al momento del prodigio, la benda cadde dai miei occhi; non una sola benda, ma una quantità di bende che mi avevano avvolto disparvero una dopo l'altra rapidamente, come la neve e il fango e il ghiaccio sotto l'azione di un sole cocente.

"Uscivo da una tomba, da un abisso di tenebre, ed ero vivo, perfettamente vivo... Ma piangevo! Vedevo nel fondo dell'abisso le miserie estreme dalle quali ero stato strappato da una misericordia infinita; rabbrividivo alla vista di tutte le mie iniquità, ed ero stupito, intenerito, sprofondato in ammirazione e riconoscenza. (...)

...Come "un cieco nato che vedesse la luce tutto d'un colpo"

"Ma si domanda come appresi queste verità, poiché è accertato che non ho mai aperto un libro di religione, non ho mai letto una pagina della Bibbia, e che il dogma del peccato originale, totalmente dimenticato o negato dagli Ebrei dei nostri giorni, non aveva mai occupato un istante il mio pensiero; dubito anche di averne sentito il nome. Come sono arrivato, dunque, a questa conoscenza? Non saprei dirlo. Questo io so: che entrando in chiesa ignoravo tutto; che uscendone vedevo chiaro. Non posso spiegare questo cambiamento che con l'immagine di un uomo il quale si risvegliasse da un sonno profondo, o con quella di un cieco nato che vedesse la luce tutto d'un colpo; vede, ma non può definire la luce che lo illumina e nella quale contempla gli oggetti della sua ammirazione. (...)

"Le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più"

"Qualunque cosa ne sia di questo linguaggio inesatto e incompleto, il fatto positivo è che io mi trovavo in qualche modo come un essere nuovo, come una tabula rasa... Il mondo non era più niente per me; le prevenzioni contro il cristianesimo non esistevano più; i pregiudizi della mia infanzia non avevano più la minima traccia; l'amore del mio Dio aveva talmente preso il posto di ogni altro amore, che la mia stessa fidanzata mi appariva sotto un altro aspetto. L'amavo come un oggetto che Dio tiene nelle sue mani, come un dono prezioso che fa amare ancora di più il donatore.

"I superiori ecclesiastici mi fecero capire che il ridicolo, le ingiurie, i falsi giudizi, 

facevano parte del calice di un vero cristiano"

 

"Ripeto che scongiuravo il mio confessore, il reverendo Padre Villefort, e il signor de Bussières, di mantenere un segreto inviolabile su ciò che mi era avvenuto. Volli seppellirmi al monastero dei Trappisti per occuparmi solo delle cose eterne; lo confesso, e pensavo anche, che nella mia famiglia mi avrebbero creduto folle, che mi avrebbero tacciato di ridicolo, e che così avrei preferito fuggire totalmente il mondo, le sue chiacchiere e i suoi giudizi.

"Però i superiori ecclesiastici mi fecero capire che il ridicolo, le ingiurie, i falsi giudizi, facevano parte del calice di un vero cristiano; mi invitarono a berlo dicendomi che Gesù Cristo aveva predetto ai suoi discepoli pene, tormenti e supplizi. Parole così gravi, lungi dallo scoraggiarmi, infiammarono la mia letizia interiore; mi sentivo pronto a tutto, e chiesi con insistenza il battesimo. Vollero ritardarlo. 'Ma come! Esclamai, gli Ebrei che ascoltarono la predicazione degli Apostoli furono battezzati immediatamente, e voi volete rimandarmelo, dopo aver io ascoltato la Regina degli Apostoli?' I miei sentimenti, i miei acuti desideri e le mie suppliche toccarono gli uomini pietosi che mi avevano accolto, e mi fecero la promessa, per sempre felice, del battesimo!" (cfr. op. cit., pp. 5, 6, 39-43

Vostro Padre Livio

giovedì 20 gennaio 2011

Ecco una doppia novità: Cosa c'è di sbagliato nel mondo in edizione e-book!

http://mobile.store.simplicissimus.it/cosa-c-e-di-sbagliato-nel-mondo

In questo collegamento trovate What's wrong with the world vede la luce per la prima volta in Italia dai "tipi" (le virgolette sono obbligatorie, visto il formato!) di Rubbettino, che ci propone l'edizione e-book con traduzione di Annalisa Teggi (già traduttrice egregia de La Ballata del Cavallo Bianco uscita con Raffaelli Editore).

Uno dei titoli più interessanti e provocatori del Nostro Gilbert, uno dei meno noti.

Comprende anche un assoluto inedito, Cosa c'è di giusto nel mondo.

Bella novità! Praticamente tripla, più che doppia.

Chesterton e la Russia

Diceva il grande filologo e pensatore russo Sergei Averincev che Chesterton può essere definito "Doctor Spei", dottore della speranza.

Splendida definizione e affermazione che ritroviamo nelle esperienze di molti soci e simpatizzanti della SCI.

Dobbiamo darvi modo di leggere un bellissimo articolo su Chesterton e la Russia uscito su uno degli ultimi numeri di Russia Cristiana. Quanto bene ha fatto tra i russi, il Nostro Gilbert!

Bello!

Un aforisma al giorno

"L'evoluzione è un'innocente descrizione scientifica di come sono nate certe cose terrene; oppure, se è più di questo, è un attacco al pensiero stesso. Se c'è qualcosa che l'evoluzione distrugge non è la religione, ma il razionalismo".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

"Senza umiltà è impossibile provare alcun piacere – perfino l'orgoglio".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

"Per umiltà si intende soprattutto un freno all'arroganza e all'infinito desiderio dell'uomo".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

mercoledì 19 gennaio 2011

Il monito di Benedetto XVI sull’emarginazione dei cristian

di Gianfranco Amato - da Cultura Cattolica
Sala Regia del Palazzo Apostolico, lunedì 10 gennaio 2011.
In quella splendida sede, resa ancora più suggestiva dagli affreschi cinquecenteschi del Ricciutello, il Santo Padre ha ricevuto gli «eccellentissimi membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede». L'occasione era costituita dalla rituale presentazione degli auguri per il nuovo anno.
Nel discorso rivolto agli ambasciatori, Benedetto XVI, parlando a proposito della società occidentale, si è soffermato, in particolare, su due aspetti relativi al rischio di una progressiva emarginazione del cristianesimo.
Il primo aspetto evidenziato dal Papa riguarda il tentativo di «bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono». Circostanza, questa, che non solo «limita il diritto dei credenti all'espressione pubblica della loro fede, ma taglia anche le radici culturali che alimentano l'identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni».
Il secondo aspetto che Benedetto XVI ha ritenuto doveroso denunciare concerne «un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione».
Il Santo Padre ha anche tenuto a precisare che «la dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell'essere e dell'agire dell'uomo, la misura della realizzazione del suo destino e della costruzione della comunità a cui appartiene».
Qualche settimana prima del discorso del Papa, il combattivo ex Arcivescovo di Canterbury Lord George Carey lanciava una campagna, con tanto di distribuzione di volantini, dal titolo «Senza Vergogna», in cui incoraggiava i cristiani britannici a reagire di fronte al subdolo tentativo di emarginazione perpetrato nei loro confronti. Lord Carey, dopo aver ricordato quanto la civilizzazione della Gran Bretagna debba al cristianesimo, ha denunciato «il diffondersi, di un nuovo clima sempre più ostile a quella tradizione», grazie anche alla miscela esplosiva di «political correctness, multiculturalismo e deriva laicista». Nel suo volantino lo stesso Lord Carey chiedeva «se davvero la società possa ritenersi più felice eliminando Cristo dall'orizzonte terreno, e privandosi di quella fede che è stata capace di creare una comunità umana fondata sui principi di carità e compassione, giustizia e moralità, ospitalità e accoglienza, vero rispetto e giusta tolleranza, pace e prosperità, cooperazione e solidarietà sociale». Il paradosso, sempre secondo l'ex Arcivescovo di Canterbury, è che proprio in nome della tutela dell'eguaglianza e della diversità, si stanno attuando, anche a livello legislativo, forme sempre più odiose di intolleranza ed emarginazione verso i cristiani. Questo clima, per Lord Carey, si è reso «ancora più evidente con l'approssimarsi del Natale». In molti municipi, infatti, la stessa parola Natale, ritenuta connotato specifico di una sola religione, è stata sostituita dalla più neutra "Festa della luce invernale", o "Winterval", "Winter Lights", e amenità simili, così come è sparita in moltissime scuole, insieme alla tradizionale recita a sfondo religioso.
Il fenomeno non ha risparmiato neppure i biglietti d'auguri natalizi.
Sempre in Gran Bretagna, infatti, nelle settimane che hanno preceduto il discorso del Papa, è scoppiata la polemica sulle Christmas cards vendute nei grandi magazzini più prestigiosi. Un'indagine giornalistica del Daily Mail evidenziava, infatti, che su 5.000 tipi differenti di biglietti d'auguri natalizi venduti in Inghilterra e nel Galles, solo 45 (meno dell'uno per cento) erano riconducibili ad un tema religioso. La maglietta nera se l'è aggiudicata la catena di grandi magazzini Morrisons, per aver offerto alla propria clientela solo sei biglietti con un espresso richiamo al Natale cristiano, su un totale di 973.
Lo Sheffield's Meadowhall Shopping Centre, uno dei mega centri commerciali più grandi d'Europa, si è comportato persino peggio. I dirigenti di quel mammoth mall, infatti, si sono rifiutati di far eseguire musica tradizionale natalizia per intrattenere i clienti, a causa della politica aziendale che imponeva di rimanere «impartial on religion», e di tenersi lontani da tutto ciò che potesse anche lontanamente avere a che fare con la fede cristiana. Anche se questo ha significato tagliare le proprie radici culturali. Uno dei brani scartati, infatti, è stato il coro dell'Alleluja tratto la Messia di Haendel. Sarcastico il commento del vicario parrocchiale della Chiesa dell'Ascensione di Oughtibridge, un sobborgo di Sheffield, che aveva chiesto al centro commerciale di far eseguire quel brano: «Nella gelida Siberia del politically correct, persino l'Alleluja di Haendel è rimasto congelato». 
Ha destato un certo scalpore anche la notizia che quest'anno i dipendenti della Guinness Care and Support, un'organizzazione che fornisce servizi sociali a domicilio, non si sono visti pagare lo straordinario per il lavoro svolto durante il giorno di Natale, a causa della possibile discriminazione nei confronti delle altre religioni. Il dirigente del personale dell'organizzazione, Mick Green, è stato perentorio: «Noi abbiamo una profonda convinzione etica basata sulla necessità di tutelare l'uguaglianza e la diversità, e non riteniamo giusto dare ad una religione un valore superiore rispetto ad un'altra». «Questa è la ragione», ha proseguito il dirigente, «che sta alla base della scelta aziendale di non riconoscere come lavoro straordinario quello prestato durante una qualunque festività religiosa». «La retribuzione straordinaria», ha precisato Mick Green, «viene pagata ai nostri dipendenti soltanto per il lavoro eseguito durante le festività riconosciute dalle banche», e, pertanto, «quando il giorno di Natale cade in un week-end, il personale che lavora in quella data non ha diritto ad alcun particolare emolumento aggiuntivo».
Mentre accadeva tutto ciò, sempre poche settimane prima del discorso di Benedetto XVI agli ambasciatori, un'altra aspra polemica suscitava discussioni nel Regno Unito. 
La Family Planning Association (FPA), infatti, aveva formalmente richiesto al governo britannico di rendere l'insegnamento dell'educazione sessuale materia obbligatoria in tutte gli istituti scolastici elementari e superiori della Gran Bretagna. Julie Bentley, direttrice della FPA, aveva pubblicamente invocato l'obbligatorietà dell'insegnamento «per assicurare le necessarie informazioni su una sessualità sana e sicura», e l'intervento del governo «per rivedere la Sex and Relationships Education (SRE) Guidance, le linee guida in materia sessuale, onde rendere subito ancora più chiaro ciò che deve essere insegnato nelle scuole».
Alla luce di tutto ciò, i due esempi citati da Benedetto XVI il 10 gennaio 2011 non appaiono propriamente casuali.
E' davvero difficile credere che nel pronunciare le sue parole durante il discorso agli ambasciatori, il Santo Padre non avesse in mente quanto stesse accadendo Oltremanica, in quella che pare essere diventata la terra d'elezione del relativismo etico, fenomeno che lo stesso Pontefice non si stanca mai di additare come la fons et origo malorum dell'attuale società.

martedì 18 gennaio 2011

Dagli amici toscani, volentieri giriamo.

La riabilitazione dei valori tradizionali

Di Gianfranco Amato - da www.culturacattolica.it

Ma guarda un po' chi si rivedono: i vecchi e tanto deprecati valori tradizionali.

A rispolverarli in Gran Bretagna, questa volta, non è stato il solito parroco anglicano di campagna un po' bigotto, né il raffinato esponente del movimento tradizionalista anglocattolico Forward in Faith, o l'occhiuto preside baciapile di una piccola scuola cattolica, ma nientemeno che il noto psicologo scozzese Professor Tommy MacKay. E non si tratta davvero di un quisque de populo.

MacKay non è soltanto un insigne cattedratico, un profondo esploratore dell'animo umano, un luminare di livello nazionale, un'autorità in tema di psicologia nelle aule giudiziarie, ma è stato anche ex presidente della British Psychology Society, ed un prestigioso e ascoltato consulente dei governi di Sua Maestà britannica. A lui si deve, tra l'altro, la redazione delle Scotland's educational psychology guidelines, le linee guida dell'educazione psicologica della Scozia, e tra i vari meriti che può vantare c'è anche quello di essere stato personalmente lodato dall'ex premier laburista Gordon Brown, suo convinto estimatore, che gli ha addirittura riconosciuto la veste di eroe, dedicandogli un capitolo nel suo libro Britain's Everyday Heroes. MacKay è stato un guru della psicologia moderna apprezzato da liberal e progressisti. Per questo ha fatto un certo scalpore la sua uscita sui valori tradizionali, e non poteva, ovviamente, passare inosservata. 

Chiamato a pronunciarsi sui dati relativi alla violenza dei giovani verso gli adulti, il professor MacKay ha scioccato l'opinione pubblica, resuscitando proprio concetti ed ideali considerati ormai definitivamente archiviati dalla storia, nella visione relativista e politically correct della società post-moderna.

Quei dati, a onor del vero, mostrano un quadro impressionante. Nel 2009 sono state 1.572 le denuncie sulle violenze domestiche perpetrate da minorenni nei confronti degli adulti, il 17 per cento in più rispetto all'anno precedente ed il triplo rispetto alle cifre degli ultimi dieci anni. Nelle scuole, invece, sono state registrate decine di migliaia di atti di violenza degli studenti nei confronti di insegnanti e compagni di scuola. Per essere più precisi, sono state circa 17.000, nelle scuole elementari, le sospensioni di alunni fino ad undici anni di età, mentre hanno superato le 63.000 nelle scuole superiori. Il fenomeno non ha risparmiato neppure i più piccoli. Secondo i dati ufficiali forniti dal Ministero dell'Educazione, infatti, sono stati 1.240 i casi di sospensione, nel biennio 2008-2009, che hanno coinvolto alunni di quattro anni.

Di fronte ad una così preoccupante situazione, lo psicologo professore della Strathclyde University non ha esitato a parlare della necessità sociale di concetti come «rispetto», «autorità», «sacrificio», «onore», «patriottismo», e persino «valori religiosi».

«Negli ultimi anni», questa l'analisi di Tommy MacKay, «c'è stata una sostanziale perdita del rispetto per i genitori, per le autorità scolastiche, e per i valori trasmessi dalla Chiesa». 

Perciò, secondo l'insigne psicologo, «i genitori hanno il dovere di fornire i fondamenti di quei valori tradizionali, instillando nei propri figli il senso del rispetto per la loro autorità, e del rispetto per gli altri».

In questa perdita del senso di autorità, MacKay intravvede una responsabilità anche a carico dei genitori degli studenti: «Nelle passate generazioni, il padre e la madre se la prendevano con il proprio figlio, quando questi aveva problemi a scuola. Oggi se la prendono con gli insegnanti». I genitori che si comportano in quel modo, in realtà, sono i primi a non possedere il senso dell'autorità e del rispetto delle istituzioni, e non hanno, quindi, nulla da trasmettere ai propri figli. Il punto è che nel vuoto intergenerazionale di ideali, può crescere soltanto l'erba velenosa della violenza.

Particolarmente interessante è anche l'analisi che MacKay fa delle divise scolastiche, sostenendo l'utilità del loro obbligo non solo perche «esse eliminano tra gli studenti ogni forma di stupida competizione basata sulle griffe di moda», ma soprattutto perche «rappresentano un segno di appartenenza ad un'esperienza più grande e più importante del proprio "io", e della propria personale "self-expression"». Le divise, secondo lo psicologo scozzese, rappresentano, infatti, l'istituzione scolastica, la sua autorità ed i suoi valori, piuttosto che il particulare del singolo individuo.

L'analisi si allarga, poi, ad una visione più ampia, quando MacKay afferma che «il declino sistematico dei valori tradizionali registratosi negli ultimi trent'anni è stato direttamente proporzionale all'aumento dei problemi nella società in generale, i cui effetti si sono drammaticamente evidenziati in ambiti particolari quali, ad esempio, quello scolastico e familiare». Da qui il suo ammonimento sul fatto che l'attuale società «sta perdendo i propri punti di ancoraggio», e la denuncia dell'esistenza di «una vera e propria bomba ad orologeria che rischia di far esplodere un comportamento psicopatologico di massa».

MacKay intravvede anche nella profonda crisi che attualmente vive l'attività di volontariato in Gran Bretagna, la pericolosa deriva individualista delle nuove generazioni, «che hanno definitivamente perduto il senso dell'impegno disinteressato e del sacrificio generoso per gli altri». Oggi, quello che sembra prevalere sempre più è il «cult of self» (il culto di sé), e la «celebrity culture», che appare ormai come l'orizzonte più ambito delle aspirazioni di milioni di persone. Una triste «corsa al ribasso» degli ideali umani.

Tra gli antidoti alla deriva individualista, Tommy MacKay sdogana persino il valore datato e alquanto demodé del «patriottismo», rivalutandolo come «un efficace fattore sociale positivo», perché capace di rappresentare «una nobile idea connessa ad una dimensione comunitaria ben più ampia della propria famiglia o della propria scuola».

La spietata analisi revisionista del professor MacKay ha inferto un colpo mortale alla psicologia educativa progressista nata dal sessantotto e dai suoi falsi miti, quella, tanto per intenderci, che propugnava un rapporto paritario tra genitori e figli, in cui entrambi dovevano trattarsi da amici e chiamarsi per nome, in cui non vi erano ruoli predefiniti, non esisteva il concetto di autorità, ed il dissenso era considerato una normale espressione comunicativa. Non è difficile, infatti, identificare l'attuale disastro proprio in quel fenomeno storico della fine degli anni '60 che, insieme alla Riforma protestante e all'Illuminismo, ha tragicamente influito nella società occidentale.

I dati allarmanti oggetto delle riflessioni di MacKay riguardano i nipotini della generazione del sessantotto, quella che teorizzava la contestazione di ogni forma di autorità (a cominciare da scuola e famiglia), che idolatrava la rivoluzione, che invocava la «fantasia al potere», lo slogan «vietato vietare», l'assemblearismo permanente, l'autogestione, la coscienza critica dei giovani, il mito del dissenso, la formula magica delle tre M (Marx, Mao, Marcuse), e che finiva per trovare nella via anarchica l'unico sbocco logico e l'unica vera proposta alternativa.

Non è un caso che la contestazione sessantottina dell'autorità abbia avuto come principali obiettivi la scuola e la famiglia, se si considera che la radice etimologica del termine autorità deriva dal verbo latino augere, che significa far crescere, a cui, tra l'altro, è riconducibile la parola autor, ossia colui che fa nascere, e la parola augustus, ovvero colui che fa crescere. Lo stesso valore semantico del termine autorità, quindi, contiene in sé l'elemento fondante della famiglia, in cui genitori sono autori dei figli in senso biologico (autor), e l'elemento fondante della scuola, in cui gli insegnanti sono coloro che aiutano a far crescere (augustus) in senso culturale le giovani generazioni. 

In quella folle orgia dell'irrazionale che fu il sessantotto, la scuola non era più considerata come un luogo educativo e un'affascinante esperienza di crescita della personalità, ma, secondo la celebre definizione del filosofo marxista Louis Althusser, come il primo «apparato ideologico di stato», un'esecrabile forma di autoritarismo da abbattere. La famiglia, poi, grazie soprattutto al contributo dell'antipsichiatria inglese, era identificata come la sentina di tutti i mali, l'incubatrice di personalità autoritarie e conformistiche, la prima struttura sociale da contestare ed emancipare, attraverso il dissenso, la rivolta, la de-costruzione.

David Cooper, uno dei fondatori dell'antipsichiatria, nel suo celebre libro-manifesto dal titolo sintomatico di La morte della famiglia (1971), afferma che non vi è più bisogno di padri o di madri, ma «solo di "maternage" e "paternage"», ovvero di funzioni materne e paterne, che possono benissimo essere svolte da altri soggetti (fratelli, nonni, parenti, amici, ecc.) diversi dai genitori biologici. Cooper ritiene pure che uno dei tabù di questo antiquato istituto sia costituito dalla «implicita proibizione di esperimentare la propria solitudine nel mondo», perché, infatti, attraverso la deviante gabbia sociale della famiglia l'individuo «viene costretto a vivere "agglutinativamente" incollato ad altre persone», «passivamente sottomesso all'invasione da parte degli altri familiari», e «privato della linfa vitale della propria solitudine». Da qui la necessità di una lucida strategia per «distruggere una reale, oggettiva situazione persecutoria nella quale ognuno di noi è intrappolato prima ancora di esistere».

Oggi si vedono i frutti avvelenati di quel delirio, e persino personalità del calibro di Tommy MacKay arrivano – se pur in ritardo – a rivalutare i già esecrabili valori tradizionali, oggetto della furia iconoclasta dei sessantottini.

Il potere distruttivo dell'ideologia è davvero capace di effetti devastanti, salvo poi mostrare, attraverso le macerie prodotte, il proprio fallimento, e far rimpiangere tutto ciò contro cui si era scagliato. 

Il fenomeno dell'autocritica, del riflusso, della revisione è sempre positivo, ma anche sempre tardivo, perché nel frattempo intere generazioni di uomini sono state mandate al macero. Spiritualmente parlando.

lunedì 17 gennaio 2011

Ancora su Sciascia e pure altro

I nostri attenti lettori sono una risorsa.

Leggete quello che ci dice Maria Cristina (che ringraziamo), siciliana come Sciascia, sull'argomento e su altro ancora:


maria cristina ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Leonardo Sciascia: non tutti sanno che anche lui a...": 


L'apprezzamento del mio conterraneo Sciascia per Chesterton non mi stupisce perché l'autore siciliano si contraddistingueva per l'onestà intellettuale che, come a Gibert, gli procurò non pochi avversari... Vi suggerisco un interessantissimo articolo di Aleksej Judin, "Chesterton e Lewis nel contesto russo", riportato dalla rivista internazionale di cultura La Nuova Europa n. 6 - Novembre 2010.

Se Maria Cristina ci aiutasse a procurarci l'articolo citato ne saremmo ben lieti...

domenica 16 gennaio 2011

L'erezione dell'Ordinariato di Nostra Signora di Walsingham.



Newton durante l'ordinazione diaconale.



EREZIONE DI ORDINARIATO PERSONALE DI OUR LADY OF WALSINGHAM E NOMINA DEL PRIMO ORDINARIO
In data 15 gennaio 2011, la Congregazione per la Dottrina della Fede, a norma della Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus, ha eretto l'Ordinariato Personale di Our Lady of Walsingham nel territorio della Conferenza Episcopale dell'Inghilterra e Galles.
Nel contempo, il Santo Padre ha nominato primo Ordinario il Rev. Keith Newton.

 Rev. Keith Newton
Il Rev. Keith Newton è nato a Liverpool, Regno Unito, il 10 aprile 1952, secondo di due fratelli, è sposato con Gill Donnison dal 25 agosto 1973 ed ha tre figli.
Ha frequentato dapprima la Alsop High School di Liverpool tra il 1963 e il 1970, intraprendendo successivamente gli studi di Teologia al King's College dell'Università di Londra tra il 1970 e il 1973, dove ha conseguito il grado di Bachelor of Divinity e gli è stato poi conferito il titolo diAssociate of King's College. Ottenuto il "Post Graduate Certificate of Education" presso il Christ Church College di Canterbury nel 1974, ha proseguito la formazione in vista del sacerdozio nella Chiesa d'Inghilterra al St. Augustine's College di Canterbury.
Ordinato diacono nel 1975 e presbitero nel 1976 per la diocesi anglicana di Chelmsford, ha svolto come primo incarico quello di vicario parrocchiale nella chiesa di St. Mary a Great Ilford. Nel 1978 è stato nominato parroco all'interno del Wimbledon Team Ministry nella diocesi anglicana di Southwark. Dal 1985 al 1991 si è posto a servizio della diocesi di Southern Malawi, nella Provincia anglicana dell'Africa Centrale. Tra il 1986 e il 1991 è stato decano nella Cattedrale di St. Paul a Blantyre, in Malawi. È rientrato nel Regno Unito nel 1991, nella diocesi anglicana di Bristol, ed è stato parroco a Knowle dal 1992 al 2002, nella parrocchia di Holy Nativity.
È stato ordinato Vescovo anglicano il 7 marzo 2002 dall'Arcivescovo di Canterbury, George Carey, svolgendo dal 2002 al 2010 il ministero diSuffragan Bishop of Richborough e l'incarico di Provincial Episcopal Visitor nella Provincia di Canterbury.
Assieme alla moglie, è stato accolto nella piena comunione con la Chiesa Cattolica nella Cattedrale di Westminster il 1° gennaio 2011 da parte di S.E. Mons. Alan Hopes.


COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE: L'ORDINARIATO PERSONALE DI NOSTRA SIGNORA DI WALSINGHAM IN INGHILTERRA E GALLES
In conformità con le disposizioni della Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus di Papa Benedetto XVI del 4 novembre 2009 e dopo accurata consultazione con la Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha eretto in data odierna un Ordinariato Personale nel territorio d'Inghilterra e Galles per quei gruppi di pastori e fedeli anglicani che hanno espresso il loro desiderio di entrare nella piena visibile comunione con la Chiesa Cattolica. Il Decreto che istituisce l'Ordinariato specifica che esso sarà denominato Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham e avrà come patrono il Beato John Henry Newman.
Un Ordinariato Personale è una struttura canonica che consente una riunione in forma corporativa, così da permettere a coloro che erano anglicani di entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica, conservando elementi del loro caratteristico patrimonio anglicano. Con tale struttura, la Costituzione Apostolica Anglicanorum coetibus mira a comporre da un lato l'intento di salvaguardare, all'interno della Chiesa Cattolica, le venerande tradizioni liturgiche, spirituali e pastorali anglicane e, dall'altro, il fatto che questi nuovi gruppi ed i rispettivi pastori siano pienamente integrati nella Chiesa Cattolica.
Per ragioni dottrinali, la Chiesa non ammette in alcun caso l'ordinazione episcopale di uomini sposati. Nondimeno, la Costituzione Apostolica prevede, a certe condizioni, l'ordinazione come sacerdoti cattolici di ministri sposati già anglicani. Oggi, nella Cattedrale di Westminster a Londra, S.E.R. Mons. Vincent Nichols, Arcivescovo di Westminster, ha ordinato sacerdoti cattolici tre ex-vescovi anglicani: il Rev. Andrew Burnham, il Rev. Keith Newton e il Rev. John Broadhurst.
Ancora, in data odierna, Papa Benedetto XVI ha nominato il Rev. Keith Newton quale primo Ordinario dell'Ordinariato Personale di Nostra Signora di Walsingham. Il Rev. Newton, unitamente al Rev. Burnham e al Rev. Broadhurst, curerà la preparazione catechetica dei primi gruppi di anglicani in Inghilterra e Galles, che a Pasqua saranno ricevuti nella Chiesa Cattolica insieme ai loro pastori, così come l'accompagnamento dei ministri che si stanno preparando ad essere ordinati al sacerdozio cattolico, attorno a Pentecoste.
La normativa di questa nuova struttura è coerente con l'impegno per il dialogo ecumenico, che continua ad essere una priorità per la Chiesa Cattolica. L'iniziativa che ha portato alla pubblicazione della Costituzione Apostolica e all'erezione del suddetto Ordinariato Personale è venuta da diversi gruppi di Anglicani, che hanno dichiarato di condividere la comune fede cattolica così come espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolicae di riconoscere il ministero petrino come voluto da Cristo stesso per la Chiesa. Per essi è giunto il momento di esprimere tale unità implicita nella forma visibile della piena comunione.
[00078-01.01] [Testo originale: Inglese]
15 Gennaio 2011

Ordinati preti cattolici i primi tre ex "vescovi" anglicani entrati nella Chiesa Cattolica

Come anticipato per primi alcuni giorni fa, possiamo parlare dell'evento davvero significativo accaduto in Inghilterra, forse il passo avanti più sensibile nella concreta applicazione del provvedimento pontificio Anglicanorum Coetibus.
Infatti i tre ex "vescovi" anglicani entrati nella Chiesa Cattolica giorni fa sono stati ordinati diaconi, e poi ieri 15 gennaio 2011 sono stati ordinati preti cattolici  per imposizione delle mani dell'Arcivescovo di Westminster nonché Primate d'Inghilterra e Galles Mons. Vincent Nichols. Il rito è stato officiato nella Cattedrale cattolica di Westminster durante una S. Messa pontificale. I tre, ricordiamo, sono Andrew Burnham, John Broadhurst e Keith Newton.

Il fatto che essi fossero sposati non ha impedito la loro ordinazione in quanto la Costituzione apostolica Anglicanorum Coetibus prevede, a certe condizioni, l'ordinazione come sacerdoti cattolici di ministri di culto anglicani già sposati.

In quanto coniugati, però, non potranno mai essere ordinati vescovi cattolici (questo vale anche per i sacerdoti sposati della Chiesa ortodossa e per quelli sposati cattolici di rito orientale).

Don Keith Newton, 58 anni, guiderà il primo Ordinariato personale che verrà istituito da Benedetto XVI (gli ordinariati personali sono previsti dall'Anglicanorum Coetibus, che sta accogliendo il "ritorno" di altri vescovi, sacerdoti, suore e fedeli provenienti dalla Comunione anglicana).

sabato 15 gennaio 2011

Ancora su Cecchi e Chesterton

Abbiamo dedicato, negli anni, diversi interventi, significativi seppur brevi, ad Emilio Cecchi, cui tanto dobbiamo noi amici di Chesterton.

Ora merita sapere che a Firenze esiste, nel Gabinetto Scientifico Letterario Vieusseux, il Fondo Cecchi che raccoglie il compendio dei suoi scritti, dei suoi volumi e degli autografi, oltre che una cospicua mole di corrispondenza.

Tra le varie lettere meritano di essere menzionate: una lettera di Raffaello Ferruzzi del '27 con allegato un ritaglio de "Il Popolo di Roma" contenente un articolo di Jerome Colgnard, una lettera di Domenico Giuliotti tra il '27 e il '35 contenente un brano dell'Ortodossia, ben diciotto lettere di Hilaire Belloc tra il 1918 e il 1933, tre lettere di Max Beerbohm tra il '21 e il '46 e soprattutto quattro lettere di Frances Chesterton (la moglie di Gilbert) provenienti tutte da Beaconsfield datate tra il '18 e il '20.

È noto che la moglie di Chesterton abbia svolto per molto tempo le funzioni di segretaria (oltre che di moglie, balia, nutrice...) dello scrittore a noi tanto caro, per cui era lei a tenere i contatti col nostro conterraneo.

Un assaggio di Sciascia su Chesterton...

Leonardo Sciascia: non tutti sanno che anche lui amava Chesterton...

Anche Leonardo Sciascia amava Chesterton. Un altro siculo, come già Giuseppe Tomasindi Lampedusa, ad interessarsi al Nostro Quinbus Flestrin (così lo chiamava George Bernard Shaw).

Presto approfondiremo.

Da La Bussola Quotidiana - Andrea Monda su Chesterton

Sarà ancora l'anno di Chesterton






di Andrea Monda
15-01-2011


Nonostante la crisi finanziaria che da due anni imperversa in Occidente pare che il mercato dei libri, in genere considerati beni di lusso, non sia crollato, forse perchè aveva ragione Dostoevskij quando osservava che più del pane l'uomo ha radicalmente bisogno di bellezza e questo lascia sperare che ci siano ancora libri belli e buoni in circolazione.

Segnalando un racconto di R.L.Stevenson, (Bur), un testo che ha ispirato il nuovo film di John Landis appena uscito negli Usa e che offre un aspetto dello scrittore scozzese più gotico e oscuro del solito, senz'altro più cupo del volto sognante e incantato de giardino dei versi, pubblicato a dicembre 2010 da Nutrimenti con le meravigliose illustrazioni originali di Charles Robinson.

Rimaniamo in questo campo con un altro grande scrittore britannico: Graham Greene, di cui Mondadori pubblica in un unico volume tutti i racconti, una raccolta che può far riscoprire uno dei grandi romanzieri del XX secolo, forse troppo avventuroso, scabroso, paradossale e cattolico per essere apprezzato dalla cosiddetta critica ufficiale. Ammiratrice di Greene era la cattolica americana Flannery O'Connor della quale esce il 19 gennaio per la Bur Il volto incompiuto. Saggi e lettere sul mestiere di scrivere, un testo che colma un vuoto da troppo tempo esistente.


Un altro grande scrittore cattolico è J.R.R.Tolkien, anche lui per decenni snobbato dalla critica letteraria italiana fino alla nascita di una collana editoriale scientificamente seria, interamente dedicata al mondo dell'inventore degli Hobbit: per "Tolkien e dintorni" la Marietti pubblica a febbraio in una nuova traduzione il saggio di H.Carpenter Gli Inklings e a settembre gli atti del convegno internazionale "Tolkien e la Filosofia" svoltosi a Modena a maggio del 2010 con la partecipazione dei massimi esperti del settore, italiani e stranieri.

Da Tolkien a C.S.Lewis il passo è breve (e obbligato): sta per uscire, pubblicato dalla Lindau, Il peso della gloria, una raccolta di nove scritti dell'autore delle Cronache di Narnia e delle Lettere di Berlicche qui colto nel suo impegno di acuto e arguto apologeta della fede.


Maestro di Greene, Tolkien e Lewis è stato senz'altro G.K.Chesterton riscoperto di recente da diversi editori. Anche il 2011 sarà un "anno chestertoniano": in particolare spicca un'inedita opera narrativa, Il ritorno di Don Chisciotte, merito della casa editrice Morganti (che allo scrittore inglese ha dedicato un'intera collana) e poi due saggi del Chesterton polemista: Il profilo della ragionevolezza. Distributismo, sussidiarietà, solidarietà (Lindau) e Cosa c'è sbagliato nel mondo?, pubblicato sia dalla Lindau sia, in forma di e-book, dalla Rubbettino.

Quando Chesterton pubblicò il suo saggio biografico su San Tommaso d'Aquino ricevette i complimenti, quasi stizziti, da Etienne Gilson, uno dei massimi esperti sul pensiero dell'Aquinate. E di Gilson ora escono due saggi importanti: Pittura e realtà (Marietti), non un'introduzione filosofica alla pittura quanto piuttosto una un'introduzione pittorica alla filosofia, e Il tomismo edito dalla Jaca Book che inoltre ha in serbo, tra i tanti, tre titoli assolutamente da non perdere: Leopardi Ungaretti Montale di Valeria Cappelli e un saggio – ancora non titolato - sulla letteratura americana del critico gesuita Antonio Spadaro (di cui segnaliamo anche il secondo volume de Alla ricerca del lupo edito da Pardes, agile percorso tra romanzi raccontati e tematiche scottanti di vita); infine, per la teologia, un altro gesuita, Hugo Rahner (fratello del più famoso Karl), che riflette su Mater Ecclesia a partire dalla espressione di san Cipriano, dottore della Chiesa: «Affinché ognuno possa avere Dio per Padre, deve avere innanzitutto la Chiesa per madre».


Per restare sulla saggistica a sfondo religioso, segnaliamo: Presenza di spirito(Cittadella) del teologo benettino Elmar Salmann, La bontà insensata dell'ebreo Gabriele Nissim (Mondadori); l'autobiografia del rabbino Jacob Neusner, privilegiato "interlocutore" del Papa (il titolo, significativo, èAnalizzando la Torah, edito da Morcelliana); la MarcosYMarcos pubblica a febbraio uno strano libro a metà tra saggio e romanzo di Bruno Osimo, Il dizionario affettivo della lingua ebraica mentre Rubbettino sforna due titoli imperdibili: il testo della conferenza di Hans Jonas sul tema Abbiamo bisogno della religione? e ilDialogo tra l'ebreo Eli Wiesel e il teologo J.B.Metz. Sempre sul dialogo tra il Papa e il rabbino Neusner ad aprile uscirà il saggio a sei mani (di Achim Buckenmeier, Rudolf Pesch, Ludwig Weimer) L'ebreo Gesù di Nazaret.

A metà tra teologia, storia e politica, abbiamo, da Lindau, il trattato Lo spirituale e la politica del gesuita Paul Valadier, Le ragioni di Antigone (Cittadella) di un altro gesuita, il giovane e prolifico Giovanni Cucci, e infine per Il Cerchio di Rimini due saggi, entrambi molto documentati, uno sulla vita e la morte dl Luigi XVI, ultimo re di Francia e l'altro sul sacrificio dei sacerdoti italiani uccisi dal 1943 al 1948.

Chiudiamo "in bellezza", con qualche titolo sul rapporto tra religione, arte e poesia: Àncora per la collana "Tra arte e teologia", pubblica il saggio di Luca Frigerio Cene ultime. L'eucaristia nei capolavori dell'arte mentre per la poesia la collana degli Oblò si conferma tra le novità più belle degli ultimi anni con due grandi poetesse ancora conosciute poco o niente in Italia: la russa Anna Achmatova (antologia curata da Curzia Ferrari) e la statunitense Mary Oliver (a cura di Elena Buia Rutt e Andrew Rutt). Per finire due menzioni doverose: Seamus Heaney con Human Chain(Mondadori) e Abbecedario di Czes?aw Mi?osz (Adelphi), due premi Nobel, due riconoscimenti, per un volta, giustificati.


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venerdì 14 gennaio 2011

Un aforisma al giorno

"Il piacere più grande sta nella sorpresa. Così è diventato evidente che se un uomo vuole allargare i confini del proprio mondo, deve farsi piccolo".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia