lunedì 19 luglio 2010

Un aforisma al giorno

"Il dogma è realmente l'unica cosa che non possa essere separata dell'educazione. È l'educazione. Un insegnante che non sia dogmatico è semplicemente un insegnante che non insegna".

Gilbert Keith Chesterton, What's Wrong with the World
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domenica 18 luglio 2010

Un altro cambiamento nel look...


Stavolta il cambiamento è dovuto alla presenza in alto a destra di ben tre denti-di-leone, uno dei motivi più ricorrenti nell'opera di Chesterton. Sfogliate ad esempio Autobiografia e lo troverete citato:

La vera difficoltà dell'uomo non è di godere i lampioni o i panorami, non di godere i denti-di-leone o le braciole, ma di godere il godimento, di mantenersi capace di farsi piacere ciò che gli piace.

Mettiamo pure una foto famosa e significativa per far capire quanto la faccenda fosse importante per Gilbert. Il suo titolo è: The gift of a dan-de-lion...

Unità d'Italia - I Napolincanto con alcune belle canzoni ci raccontano come sono andate veramente le cose.

Nottetempo, ieri sera passata la mezzanotte, l'Uomo Vivo tribolava con due figlie superfebbricitanti. Tra una misurazione e l'altra, tra una tachipirina e un fondatissimo lamento, l'eroe della famiglia vede su Rai Due il programma Mizar e che cosa vede? Questo video qui sotto, in cui gli amici di Napolincanto (in canto e incanto, proprio vero. Napoli è un incanto e lo era molto, molto di più prima dell'arrivo dei Piemontesi o dei cosiddetti Italiani). Guardate ed ascoltate tutto (simpaticissima la storia di San Gennaro e Sant'Antonio Glorioso).
L'Uomo Vivo, che è stato a Napoli e che vive in un luogo che ha avuto una sorte molto simile a quella del Sud Italia borbonico, sa che è tutto vero. E sfida coloro che credono di essere storici a smentire quello che dicono gli amici di Napolincanto (che poi sono pure bravissimi).
E salutate i Savoia, Cavour, Mazzini, Garibaldi e la massoneria italiana e inglese. Salutate tutte le vie italiane intitolate a chi ha voluto la mattanza di centinaia di migliaia di persone e l'impoverimento di una delle parti più belle d'Italia.
Sempre viva l'Italia, ma raccontiamo le cose come sono andate veramente, cioè come in questo video.
Si attendono fondate smentite, carte (e non ideologia) alla mano.

sabato 17 luglio 2010

L'Avvenire parla anche di Chesterton

Avvenire 16/07/2010, A24

Il grande ritorno dei classici cristiani

letteratura 

L'editoria italiana riscopre e ripubblica Chesterton, Mauriac, Bernanos, Greene, Lewis. Una nuova collana da Lindau e rinasce nella Bur Rizzoli quella di don Giussani

DI FULVIO PANZERI

un'estate molto particolare quella di quest'anno, perché, tra i libri da mettere in valigia, c'è da segnalare un ritorno importante e significativo, quello degli scrittori cristiani, che nell'ultimo decennio sono stati via via ignorati dai grandi gruppi editoriali, nonostante i loro libri abbiano rappresentato tappe fondamentali per la costruzione di un catalogo prestigioso, dimenticati dal dibattito critico, ma non dai lettori, che hanno però sempre amato i loro libri e hanno fatto diventare, ad esempio, Le cronache di Narnia di C.S. Lewis un long-seller di grande attualità.
Ora ritrovano un loro spazio, in tante iniziative editoriali, che fanno presupporre non certo un interesse estemporaneo, ma la volontà di riportare in vita i 'classici' della letteratura di ispirazione cristiana. Ed è una riscoperta che trova in G.K. Chesterton, lo scrittore di questa calda estate, visto quanto numerose sono le riproposte dei suoi libri, a partire dalle novecento fittissime pagine de I racconti di Padre Brown, tutti i quattro libri in un unico tomo, pubblicato dalla San Paolo nella collana 'Capolavori' (euro 28,00), un'occasione per stare insieme a questo piccol o prete che, pur sapendo tanto di teologia e di filosofia, non difetta, al di là della sua aria simpatica, di un finissimo intuito e di un'incredibile astuzia. Di Chesterton, mentre Morganti editore ha in preparazione una nuova edizione integrale de La sfera e la croce, Lindau manda in libreria due testi che sono legati uno all'altro: Eretici (pagine 264, euro 19,00) e Ortodossia (pagine 256, euro 18,00). Il primo testo è una raccolta di saggi in cui Chesterton mette in discussione, in modo acceso e corrosivo, le idee della sua epoca. Pubblicato nel 1905 il libro era diventato oggetto di una sfida da parte della critica che chiedeva all'autore di indicare quale fosse la propria visione del mondo. Nel 1908 esce Or todossia, un'autobiografia filosofica, in cui Chesterton mette a fuoco l'imprescindibilità dalla fede cristiana, di cui argomenta con rigore, ma senza rinunciare al gusto per il paradosso, l'assoluta ragionevolezza, ritenendo che «sia una fede convincente. Ma se così non fosse, essa costituisce perlomeno una coincidenza reiterata e sorprendente», oltre a sottolineare che «questo libro è da considerarsi una guida alla lettura di Eretici, e ha l'intento di aggiungere il punto di vista positivo accanto a quello negativo». Non è finita la festa per il grande scrittore inglese che sembra voler riprendersi quel posto d'eccellenza che gli spetta: sempre Lindau avvia una nuova collana di letteratura ispirata ai valori cristiani, 'L'aquila e la colomba'. Nella convinzione che «il contributo che il cristianesimo ha offerto all'uomo moderno – alla sua crescita spirituale, alla sua capacità di affrontare le sfide complesse del nostro tempo – ha assunto anche la forma della finzione letteraria, della creatività libera, della narrazione popolare. In poche parole, del romanzo, della poesia, della letteratura di genere» la collana intende riproporre romanzieri noti come Georges Bernanos, Graham Greene, lo stesso Chesterton (per citarne solo alcuni), ma anche scrittori meno conosciuti, come il filosofo (e giallista) Ralph McInerny , tutti accomunati da questa appartenenza ideale. Ha inaugurato la collana il primo romanzo scritto da Chesterton e pubblicato nel 1904, Il Napoleone di Notting Hill, tutto da riscoprire nel suo humour quasi surreale e nelle atmosfere fantastiche della narrazione. Continua anche l'interesse verso C.S. Lewis di cui sempre Lindau pubblica Miracoli (pagine 272, euro 19,50), un saggio che mette in luce «la natura cristiana» del miracolo. Scrive Lewis: «Per questo motivo, la domanda se i miracoli accadano davvero non può trovare una risposta semplicemente nell'esperienza. Ogni evento che sia possibile definire miracolo è, in ultima istanza, qualcosa che si presenta ai nostri sensi, qualcosa che si è visto, udito, toccato, odorato o gustato. E i nostri sensi non sono infallibili».
Ritorna, a trent'anni di distanza, nella Bur Rizzoli, una collana che aveva trovato in Giovanni Testori e in don Luigi Giussani gli ideatori, un'esperienza editoriale breve quanto intensa che aveva preso avvio proprio da un dialogo tra lo scrittore e il sacerdote, Il senso della nascita. Ora arriva in libreria la seconda serie dei «libri della speranza», collana diretta, ora, dal poeta Davide Rondoni, che presenterà gli uomini, le storie e i grandi temi della spiritualità contemporanea. Escono in questi giorni i primi due titoli. Il primo è un romanzo dello scrittore tedesco Louis de Wohl, Attila (pagine 304, euro 10,50), che ci racconta, in un Occidente governato da persone interessate solo a mantenere il proprio potere, l'incontro tra colui che «è il simbolo dei pericoli che minacciano la civiltà» e papa Leone I. C'è poi la storia di un santo quasi sconosciuto, definito da don Luigi Giussani «l'emblema stesso della santità cattolica». Davide Rondoni con Hermann (pagine 182, euro 9,50) ci presenta il romanzo di un uomo dalla «vita stor ta e santa puntata alle stelle ». In preparazione ci sono un Léon Bloy e una scelta delle lettere di Flannery O'Connor, affidate alla curatela di Elena Buia, che ha dato poco pubblicato un ritratto critico-biografico della grande scrittrice americana, Il mistero e la scrittura (Ancora, pagine 112, euro 12,50). Gribaudi invece continua la riproposta delle opere del grande scrittore polacco Jan Dobraczynski, con Prima che cali il buio (pag. 352, euro18.00) sulla figura attualissima di Geremia, mentre San Paolo riporta in libreria uno dei romanzi più 'forti' e attuali di Bernanos, Sotto il sole di Satana (pagine 332, euro 19 ,50).
Si tratta di un ritorno che vede scendere in campo, anche editori come Adelphi che ha deciso di pubblicare i romanzi più importanti di François Mauriac, a partire da Thérèse Desqueyroux (pag. 139, euro 16.00), romanzo che pone al centro la figura ambigua di una donna schiacciata dalla chiusura della famiglia, che tenta di avvelenare il marito. O anche Bompiani che a fine anno manderà in libreria il terzo volume delle 'Opere complete' di Giovanni Testori, quello relativo agli ultimi anni Settanta e agli Ottanta, con non poche sorprese.
Ritornano, infatti, anche gli scrittori itali ani, penalizzati da un inspiegabile oblio. Cantagalli nella nuova serie dei 'classici cristiani' ha proposto nuove e accurate edizioni di due libri da decenni introvabili: il Diario di un parroco di campagna ( pagine 184, euro 12,00) di Nicola Lisi, scrittore tutto da riscoprire e Sant'Agostino (pagine 260, euro 18,00) che riporta l'attenzione su un'esperienza novecentesca fondamentale come quella di Giovanni Papini. 'Classico contemporaneo' può essere definito a tutti gli effetti anche Orfeo in Paradiso di Luigi Santucci, ripubblicato da Marietti (pagine 224, euro 15,00), che riletto in una vision e più ampia si pone nel solco tracciato da Lewis con Le lettere di Berlicche. E sempre Marietti riscopre un nome-cardine della poesia italiana del Novecento, una grande voce poetica mai allineata alle mode del tempo, quella di Margherita Guidacci, inspiegabilmente esclusa dal canone della nostra poesia, ma che dimostra la sua forza e la sua modernità in questa antologia, Poesia come un albero, curata da Giovanna Fozzer (pagine 132, euro 15,00), intreccia gli elementi essenziali della biografia e della figura umana, quasi un ritratto, della poetessa, con il germinare della sua opera letteraria e critica.
La mappa si allarga e ha bisogno di lettori per riportare in vita la questa grande 'biblioteca' della nostra spiritualità che ha avuto modi e struttur e originalissime per esprimersi. Ora manca solo il grande ritorno di Italo Alighiero Chiusano e Mario Pomilio, figura cardine degli anni Sessanta e Settanta: perché non scommettere sui suoi «scritti cristiani»? 
Un'estate all'insegna della riscoperta anche di grandi autori italiani come Lisi, Papini e Santucci.
Ma mancano all'appello Pomilio e Chiusano.

giovedì 15 luglio 2010

Ebbene, sembra che qualcuno abbia ascoltato il nostro appello...

... infatti sembra che nella primavera del 2011 uscirà in Italia l'inedito What's Wrong with the World, di cui quest'anno ricorre il centenario della pubblicazione.

L'Editore Rubbettino vuole tradurre e pubblicare questo interessante volume, raccolta di saggi di argomento sociale.

Che cosa dobbiamo dire? Bene, anzi, benissimo. Possiamo allegramente parlare di rinascita chestertoniana, e possiamo pure dire di collaborare alacremente a quest'opera fantastica.

mercoledì 14 luglio 2010

LO SCRITTOIO DI CASTEL GANDOLFO. I COMPITI DELLE VACANZE DEL PAPA. UN TESTO SUI “VANGELI DELL’INFANZIA”, UN’ENCICLICA TOSTA SULLA FEDE PER INSEGNARE A CREDERE “NEL MODO GIUSTO” E IL CARDINALE NEWMAN, CHE SPIEGAVA L’UOMO “A PARTIRE DALLA COSCIENZA”


LUG 14, 2010 IL FOGLIO

Un'appendice ai due volumi dedicati a Gesù di Nazaret. L'impianto di una nuova enciclica. E la stesura dei discorsi dedicati a John Henry Newman da pronunciare in settembre durante il viaggio in Inghilterra e in Scozia, per la beatificazione del cardinale. Sono le tre fatiche nelle quali si è immerso Papa Ratzinger a Castel Gandolfo, dopo tanti anni le prime vacanze estive di un Papa senza montagna.
Il primo volume dedicato a Gesù di Nazaret è uscito nel 2007 ed è dedicato alla vita pubblica di Gesù, dal battesimo al Giordano fino alla Trasfigurazione. Il secondo volume è già ultimato. Mancano soltanto le traduzioni. Uscirà la prossima primavera ed è dedicato alla Passione e alla Risurrezione di Cristo. Cosa manca? L'infanzia di Gesù, appunto l'appendice ai due libri alla quale il Papa sta lavorando in questi giorni. Perché soltanto un'appendice? Perché l'intento di Ratzinger non è quello di scrivere un libro, bensì un breve fascicolo, un opuscolo destinato a trattare un tema affrontato con una certa agilità anche nei vangeli: se Matteo e Luca si soffermano a descrivere l'infanzia di Gesù, nessun accenno viene fatto in Marco e Giovanni. Ratzinger ha scritto i due libri mostrando una fiducia sostanziale nell'attendibilità storica del dato neotestamentario, contro il sospetto metodico. Esplicita è in lui la rivendicazione dell'unità e della continuità tra l'Antico e il Nuovo Testamento. Una continuità che viene data anche nei vangeli dell'infanzia: di qui la necessità di parlarne, di scriverne, di non eludere la loro presenza all'interno dell'opera.
Benedetto XVI ha scritto tre encicliche, una sociale e le altre due dedicate alle virtù teologali della carità e della speranza. Manca la fede. A questa nuova enciclica il Papa vuole lavorare questa estate. Almeno per mettere giù l'ossatura generale, l'indice e qualche bozza di testo. Non è un tema facile. Anche per Ratzinger, per anni prefetto dell'ex Sant'uffizio e dunque custode della fede contro le eresie e le devianze, il tema necessita di continue rivisitazioni. La prima, importante, fu quel "Rapporto sulla fede" scritto nel 1985 con Vittorio Messori. Oggi è attesa la seconda: un'enciclica in cui ritornare su un concetto chiave di tutto il pontificato in corso, la necessità di credere "nel modo giusto". "Circolano dei facili slogan", disse Ratzinger in "Rapporto sulla fede". "Secondo uno di questi, ciò che oggi conta sarebbe solo l'ortoprassi, cioè il 'comportarsi bene', l''amare il prossimo'. Sarebbe invece secondaria, se non alienante, la preoccupazione per l'ortodossia e, cioè, il 'credere in modo giusto', secondo il senso vero della scrittura letta all'interno della tradizione viva della chiesa". La tradizione viva della chiesa quale faro per credere correttamente. E' questa tradizione, secondo chi in Vaticano ha una frequentazione non sporadica col Pontefice, una delle principali preoccupazione di Ratzinger.
Il viaggio in Gran Bretagna è stato pensato dal Papa in vista della beatificazione di Newman. La figura del porporato inglese ex anglicano è stata importante per la formazione del Pontefice e importante può essere il suo portato per la chiesa oggi. Le energie spese da Newman verso l'anglicanesimo sono attuali e hanno molti paralleli con gli sforzi del Papa verso la chiesa cattolica. Newman era per una purificazione della fede da derive dogmatico-dottrinarie e per la riconciliazione con Roma. La conversione lo portò ad abbracciare una fede che trova tantissimi riscontri in Ratzinger, dalla lectio di Ratisbona in poi: la fede di Newman era ancorata alla ragione. Non aveva paura del progresso e della scienza e non temeva il dialogo con la filosofia. Beatificare il cardinale inglese significa mettere al centro dell'attenzione "l'uomo della coscienza", come lo definì Ratzinger. Newman spiegava l'esistenza dell'uomo a partire dalla coscienza, ossia nella relazione tra Dio e l'animo. Questo personalismo non rappresentava un cedimento all'individualismo, una concessione all'arbitrarietà, ma il contrario.

Pubblicato sul Foglio martedì 13 luglio 2010

L'«Ortodossia» di Chesterton




Tutto l'ottimismo di quest'epoca è stato falso e deprimente perché ha sempre cercato di dimostrare che noi siamo fatti per il mondo. L'ottimismo cristiano è basato sul fatto che noi non siamo fatti per il mondo. Ho cercato di essere felice dicendo a me stesso che l'uomo è un animale, come tutti gli altri che aspettano il nutrimento da Dio. Ma ora so che sono stato realmente felice, perché ho imparato che l'uomo è una mostruosità. Avevo ragione nel pensare che tutte le cose fossero strane, perché anch'io ero peggiore e al tempo stesso migliore di tutte le cose. Il piacere dell'ottimista era prosaico, perché risiedeva nel fatto che tutto è naturale, il piacere del cristiano era poetico, perché dimorava nel fatto che tutto è innaturale alla luce del soprannaturale. Il filosofo moderno mi aveva ripetuto più volte che io ero al posto giusto, eppure mi ero sentito ancora depresso, pur essendo d'accordo. Ma avevo saputo di essere al posto sbagliato, e la mia anima cantava di gioia, come un uccello in primavera. La consapevolezza ha scoperto e illuminato stanze dimenticate nella buia dimora della mia infanzia. Ora sapevo perché l'erba mi era sempre sembrata strana come la barba verde di un gigante e perché riuscivo a provare nostalgia pur trovandomi a casa. G.K.Chesterton


Dopo 
ERETICI

le 
EDIZIONI LINDAU 
presentano



G. K. Chesterton

ORTODOSSIA


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Edizioni Lindau | Collana «I Pellicani» | pp. 256 | euro 18,00 | ISBN: 978-88-7180-876-5 | luglio 2010
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IN LIBRERIA DAL 15 LUGLIO
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Questo libro è da considerarsi una guida alla lettura di Eretici, e ha l'intento di aggiungere il punto di vista positivo accanto a quello negativo. Molti critici si sono lamentati del volume intitolato Eretici, perché si limitava a criticare le filosofie correnti senza offrire una qualche filosofia alternativa. Questo lavoro è un tentativo di rispondere alla sfida. È inevitabilmente ottimista, quindi inevitabilmente autobiografico. Lo scrittore, in un certo senso, si è trovato di fronte alla stessa difficoltà che assediò Newman durante la stesura della sua Apologia; è stato costretto a essere egoista solo per poter essere sincero. Mentre tutte le altre circostanze differiscono, il motivo in entrambi i casi è il medesimo. L'intento dello scrittore è quello di cercare di fornire una spiegazione non sulla possibilità o meno di credere alla religione cristiana, ma di come egli personalmente sia giunto a credervi. Il libro poggia dunque sul principio positivo di un enigma e della sua soluzione. All'inizio tratta delle speculazioni solitarie e sincere dell'autore stesso, poi del modo stupefacente con cui queste sono state improvvisamente soddisfatte dalla teologia cristiana. Lo scrittore ritiene che sia una fede convincente. Ma se così non fosse, essa costituisce perlomeno una coincidenza reiterata e sorprendente. Gilbert K. Chesterton, 1908


In seguito alla pubblicazione nel 1905 di Eretici – una raccolta di saggi in cui l'autore attacca con stile brillante e corrosivo i dogmi della sua epoca – Chesterton fu sfidato dalla critica a indicare quale fosse la propria visione del mondo. Tre anni più tardi, nel 1908, diede alle stampe Ortodossia, forse il suo saggio più importante, una autobiografia filosofica. In quest'opera, ricchissima di idee e di suggestioni, lo scrittore inglese esprime la sua incrollabile fede cristiana, di cui argomenta con rigore, ma senza rinunciare al gusto per il paradosso, l'assoluta ragionevolezza.
Tutte le obiezioni e le accuse che vengono di norma rivolte al cristianesimo sono affrontate con schiettezza, discusse e infine puntualmente rovesciate. Il risultato, spesso sorprendente, è la dimostrazione che anche i punti più astrusi della dottrina colgono una verità profonda dell'essere umano.
In particolare, nel cristianesimo l'autore individua un insieme di valori spirituali e morali in grado di difendere l'uomo da ciò che, minando la bellezza e la santità della vita, lo rende infelice: le ingiustizie del capitalismo, le teorie materialiste e deterministe (in particolare l'evoluzionismo), le eresie del passato e del presente.
Il cristianesimo, per Chesterton, è la sola risposta possibile a quell'aspirazione al Vero, al Bene, al Bello, al Giusto, che abita nel cuore di ciascuno di noi.


La «Nota biobibliografica» e l'elenco delle «Opere di Chesterton» sono a cura di Marco SermariniPresidente della Società Chestertoniana Italiana.


Titolo originale: Orthodoxy

Traduzione dall'inglese di Raffaella Asni


L'AUTORE
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) fu scrittore e pubblicista dalla penna estremamente feconda. Soprannominato «il principe del paradosso», usava una prosa vivace e ironica per esprimere serissimi commenti sul mondo in cui viveva. Scrisse saggi letterari e polemici, romanzi «seri» (L'uomo che fu Giovedì, L'osteria volante) e gialli (celebre la serie di avventure di Padre Brown). Lindau ha pubblicato i suoi saggi biografici su san Francesco d'Assisi e san Tommaso d'Aquino, le opere La Chiesa cattolica ed Eretici e il romanzo Il Napoleone di Notting Hill.


L'INDICE
7 Prefazione
9 I. Introduzione in difesa di tutto il resto
17 II. Il pazzo
41 III. Il suicidio del pensiero
63 IV. L'etica del paese delle fate
93 V. La bandiera del mondo
115 VI. I paradossi del cristianesimo
147 VII. La rivoluzione eterna
179 VIII. Il romanzo dell'ortodossia
205 IX. L'autorità e l'avventuriero

235 Nota biobibliografica
239 Opere di Chesterton

martedì 13 luglio 2010

Una spassosissima copertina di Gilbert! Magazine, rivista della American Chesterton Society, che trae spunto da Gli Incredibili

Dal card. Giacomo Biffi

RISORGIMENTO

E l'Unità tradì il popolo

Nel pomeriggio di domenica 9 aprile 1989 (il giorno indimenticabile della canonizzazione di Clelia Barbieri) Giovanni Paolo II, ricevendo i pellegrini bolognesi nell’Aula Paolo VI, definì la presenza spiritualmente incisiva e feconda della nuova Santa in mezzo alla sua gente «un vero risorgimento al femminile». In quel contesto la parola era insolita e giungeva del tutto inattesa. Metto conto adesso di raccoglierla e di farne oggetto di un po’ di attenzione, perché ci avvii a una miglior conoscenza di questo «candido fiore, che la nostra terra ha regalato al cielo» (Proprio bolognese della Liturgia delle ore). Tanto più che c’è una curiosa coincidenza: i giorni della breve esistenza di questa «figlia del bracciante», assurta agli onori degli altari, si collocano esattamente nello spazio della vicenda nazionale che noi chiamiamo appunto «Risorgimento».

Clelia nasce l’anno prima del turbolento 1848, che è indicato nei libri di storia patria come quello della prima guerra di indipendenza; e muore nel 1870, qualche mese avanti l’ingresso dei bersaglieri in Roma per la breccia di Porta Pia. Dei protagonisti dei radicali sconvolgimenti che portarono all’Unità d’Italia – di Vittorio Emanuele II, di Cavour, di Garibaldi, di Mazzini – la storiografia consueta ci racconta tutto o quasi. Ma non ci dice nulla (o quasi), di come il popolo semplice abbia vissuto quegli avvenimenti. Domandiamoci, allora, per una volta: dell’imponente mutazione di regime la gente persicetana (per esempio alle Budrie) che cosa ha percepito nell’umile concretezza della sua oscura esistenza? Ha assistito con animo più sbigottito che partecipe a tante imprevedute novità, che dovettero sembrare abbastanza inspiegabili. Nelle aule scolastiche l’immagine mite e familiare della Madonna di San Luca fu sostituita dal fiero e baffuto ritratto di un re forestiero. Proprio in quegli anni il giovane stato unitario decise di impadronirsi di molte proprietà che erano a originaria destinazione religiosa. E, come spesso capita in questo mondo, invece dei ladri, si mettevano in prigione i derubati.

Fu così che Clelia e i suoi comparrocchiani ebbero il sorprendente spettacolo dell’arresto e della partenza per il carcere di don Gaetano Guidi, il pastore da tutti benvoluto e stimato. In occasione della guerra del 1866 – Clelia aveva diciannove anni – la chiesa più importante del territorio, la collegiata di San Giovanni, venne requisita e per più di un mese fu adibita a magazzino da parte delle autorità militari che per le loro necessità non avevano proprio saputo immaginare altre soluzioni. Nello stesso torno di tempo, l’arcivescovo di Bologna fu dal nuovo governo impedito per ventidue anni (dal 1860 al 1882) di occupare la sua legittima sede e di esercitare liberamente il suo ministero. In conseguenza della coscrizione obbligatoria, furono sottratti ai lavori dei campi e chiamati alle armi quei poveri contadini, ai quali per altro non era consentito di votare. Per non parlare dell’inaudita ed esecrata tassa sul macinato, a proposito della quale il comando generale di Bologna ebbe il bel pensiero di togliere il batacchio alle campane di quei paesi; campagne colpevoli di avere talvolta accompagnato e incoraggiato gli assembramenti di protesta dei coltivatori esasperati. Si era nel 1869, l’anno prima della morte della nostra Santa.

Questo, o poco più di questo, è stato il Risorgimento nazionale visto dal basso, dalla paziente umanità che stentava la vita sotto l’argine del Samoggia. In questo clima depresso e rannuvolato Clelia è apparsa come un raggio di sole. Questa ragazza, germinata dalla loro anima e dalla loro cultura più vera, è apparsa alle genti di quella terra come il segno di una speranza nuova, come il presentimento che qualcosa potesse davvero cominciare a «risorgere». Ed era, per così dire, un «risorgimento al femminile». Si trattava di una giovane donna che non organizzava rivendicazioni, non pretendeva posti direttivi nella società, non pensava affatto di realizzarsi assumendo compiti e responsabilità tipicamente maschili. Proprio con la sua naturale e intatta femminilità è diventata nel breve spazio della sua esistenza il riferimento più indiscusso, la voce più ascoltata, la «madre» della piccola comunità rurale in cui era inserita. E dopo la morte la sua fede e la sua straordinaria capacità di amare – restando tipicamente e totalmente «femminili» – si sono imposte all’attenzione ammirata di tutta la Chiesa. È un insegnamento prezioso da non dimenticare. Il pieno riscatto della condizione femminile non starà nell’opporre all’egoismo dell’uomo l’egoismo della donna, ma nell’aprirsi senza riserve da parte degli uomini e delle donne all’unico disegno di Dio. Così come la salvezza dei nostri giovani – ed è un altro insegnamento di questa giovane santa – non verrà dalla moltiplicazione degli agi e delle occasioni di godimento (e tanto meno dall’accondiscendenza senza limiti e dal permissivismo), ma dalla seria riscoperta della verità e della bellezza della vita vissuta in obbedienza al progetto eterno del Creatore. Queste sono le più significative lezioni esistenziali che ci vengono da santa Clelia.
Giacomo Biffi

THOU SHALT NOT KILL tradotta da Rodolfo Caroselli

Questa bellissima poesia di Chesterton ha, a mio avviso, più di un significato. La lettura dei primi diciassette versi, che condanna con profonda sensibilità l’omicidio, non è completamente rovesciata dalla sorpresa finale dell’ultimo verso, che ci svela il tutto come un tentativo di suicidio. Il primo punto di vista mantiene, anzi, la sua validità, e tutta l’originale struttura di questa composizione afferma, implicitamente, una terza verità, e cioè che omicidio e suicidio, agli occhi del Signore, non differiscono.
Ci sono vari modi di suicidarsi (e molto spesso non coscienti) in questa nostra società che ha volto le spalle a Cristo. Pensiamo a noi stessi, al nostro soddisfacimento personale e poi finiamo con lo scoprire che la vita ha perso ogni sapore e, tutto sommato, si può anche farla finita. Infatti, dall’edonismo al nichilismo il passo è sorprendentemente breve.
C’è, poi, da dire che il suicidio dell’anima non è meno grave di quello del corpo. In teoria, però, conserva fino all’ultimo la possibilità del pentimento. Tuttavia, è tale, nell’uomo contemporaneo, l’orgoglio e la protervia di respingere Dio che questa possibilità è oggettivamente ridotta.
Questa volta ho preferito tradurre i versi rimati di Chesterton in endecasillabi sciolti. Le rime che ero riuscito a racimolare, infatti, rischiavano di forzare eccessivamente il senso del testo.

THOU SHALT NOT KILL I had grown weary of him; of his breath And hands and features I was sick to death. Each day I heard the same dull voice and tread; I did not hate him: but I wished him dead. And he must with his blank face fill my life-- Then my brain blackened; and I snatched a knife. But ere I struck, my soul's grey deserts through A voice cried, 'Know at least what thing you do.' 'This is a common man: knowest thou, O soul, What this thing is? somewhere where seasons roll There is some living thing for whom this man Is as seven heavens girt into a span, For some one soul you take the world away-- Now know you well your deed and purpose. Slay!' Then I cast down the knife upon the ground And saw that mean man for one moment crowned. I turned and laughed: for there was no one by-- The man that I had sought to slay was I. NON AMMAZZARE Più non lo sopportavo; ero stufo del viso, delle mani, del suo alito. Quella voce, quel passo strascicati; io non l’odiavo: lo volevo morto. E la sua faccia vuota mi opprimeva – mi offuscava; così presi un coltello. Ma prima che colpissi, dal profondo, mi giunse un grido, “Sappi ciò che fai”. “Anima, tu sai questo uom comune che cosa è? Dove scorrono gli anni c’è un essere vivente a cui quest’uomo è come l’infinito in una spanna, a un’anima tu il mondo porti via – Ora sai bene ciò che fai. Uccidi!” Così il coltello lo gettai per terra e scorsi l’uomo gretto incoronato. Ridendo, perché lì non c’era alcuno – e chi volevo uccidere ero io.

La Società Chestertoniana Americana si riunisce

Quello che vedete è il logo della 29° Conferenza della Società Chestertoniana Americana, che si terrà dal 5 al 7 Agosto prossimi alla Mt. St. Mary’s University
Emmitsburg, nel Maryland.

Se qualcuno volesse andare, può trovare tutte le informazioni in questo collegamento.

L'argomento è il saggio What's Wrong with the World di Chesterton, di cui quest'anno ricorre il centenario della pubblicazione (sarebbe bello se uno dei nostri editori coraggiosi trovasse il modo di tradurlo e pubblicarlo, visto che in Italia è inedito e semisconosciuto, fa parte di quel Chesterton abbastanza censurato perché politicamente scorretto).

lunedì 12 luglio 2010

Un aforisma al giorno

"I paradossi sono consentiti se servono a riequilibrare indirizzi critici sbagliati, anzi è bene enfatizzarli fino a quando non sono riconosciuti".

Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d’Inghilterra

Ecco la copertina de Il Napoleone di Notting Hill

Quella che vedete qui a fianco è la copertina della nuova edizione Lindau de Il Napoleone di Notting Hill, il primo romanzo di Chesterton, quello che ha ispirato Michael Collins a combattere gli inglesi e a cacciarli dall'Irlanda, quello che ha ispirato Gandhi a fare altrettanto in India, quello che ha eccitato e compiaciuto molti, moltissimi di noi.

Che dire?

Bentornato!

Un anno alla finestra - Gli articoli di Gianfranco Amato

Quello che vedete è il libro di Gianfranco Amato, ospite della festa del beato Pier Giorgio Frassati 2010, che raccoglie un anno di articoli usciti su varie testate.

E' una bella idea, perché ci dà modo di leggere nel loro complessivo contesto gli interventi profondi e precisi di Gianfranco.

Grazie anche a Fede & Cultura, dal cui sito prendiamo quel che segue:

Avvenire”, “Il Sussidiario.net”, “l’Occidentale”, “l’Opinione delle Libertà” e altre testate giornalistiche italiane. Il criterio utilizzato nella redazione degli articoli è quello di un giudizio che scaturisce dalla valutazione di un preciso fatto di cronaca, con uno sguardo particolarmente rivolto a ciò che sta accadendo in Gran Bretagna, possibile futuro paradigma dei rischi che corriamo. I temi toccati – che spaziano dalla bioetica alla libertà religiosa – non sono mai affrontati nell’ottica di un’astrazione intellettuale, ma vengono analizzati partendo sempre dall’osservazione di un episodio realmente accaduto, dalla concretezza dell’ordinario vissuto quotidiano. Questo metodo della narrazione cronachistica rende ancora più immediatamente percettibili i pericoli che sta correndo la società contemporanea nel suo disperato tentativo di esiliare Dio. Il titolo scelto per il libro, Un anno alla fi nestra, nasce proprio dal desiderio di osservare la realtà con uno sguardo umano libero e intelligente, ovvero cristiano. L’arco temporale preso in considerazione è di dodici mesi esatti: dal marzo 2009 al marzo 2010, e la lettura sequenziale degli articoli riesce a mostrare un’impressionante vision d’ensemble dei mutamenti antropologici in atto nella società contemporanea. Un solo anno è più che suffi ciente per rendere effi cacemente l’idea di quello che sta accadendo attorno a noi, e per offrirci la fotografi a impietosa di una civiltà che sta per smarrire il senso della sua stessa esistenza.

Un anno alla finestra - Gli articoli di Gianfranco Amato

Quello che vedete è il libro di Gianfranco Amato, ospite della festa del beato Pier Giorgio Frassati 2010, che raccoglie un anno di articoli usciti su varie testate.

E' una bella idea, perché ci dà modo di leggere nel loro complessivo contesto gli interventi profondi e precisi di Gianfranco.

Grazie anche a Fede & Cultura, dal cui sito prendiamo quel che segue:

Avvenire”, “Il Sussidiario.net”, “l’Occidentale”, “l’Opinione delle Libertà” e altre testate giornalistiche italiane. Il criterio utilizzato nella redazione degli articoli è quello di un giudizio che scaturisce dalla valutazione di un preciso fatto di cronaca, con uno sguardo particolarmente rivolto a ciò che sta accadendo in Gran Bretagna, possibile futuro paradigma dei rischi che corriamo. I temi toccati – che spaziano dalla bioetica alla libertà religiosa – non sono mai affrontati nell’ottica di un’astrazione intellettuale, ma vengono analizzati partendo sempre dall’osservazione di un episodio realmente accaduto, dalla concretezza dell’ordinario vissuto quotidiano. Questo metodo della narrazione cronachistica rende ancora più immediatamente percettibili i pericoli che sta correndo la società contemporanea nel suo disperato tentativo di esiliare Dio. Il titolo scelto per il libro, Un anno alla fi nestra, nasce proprio dal desiderio di osservare la realtà con uno sguardo umano libero e intelligente, ovvero cristiano. L’arco temporale preso in considerazione è di dodici mesi esatti: dal marzo 2009 al marzo 2010, e la lettura sequenziale degli articoli riesce a mostrare un’impressionante vision d’ensemble dei mutamenti antropologici in atto nella società contemporanea. Un solo anno è più che suffi ciente per rendere effi cacemente l’idea di quello che sta accadendo attorno a noi, e per offrirci la fotografi a impietosa di una civiltà che sta per smarrire il senso della sua stessa esistenza.

domenica 11 luglio 2010

Era massone, ora è cattolico


Storia della conversione di un Venerabile Maestro del Grande Oriente

 di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 14 giugno 2010 (ZENIT.org).- E' appena arrivato nelle librerie italiane un libro più affascinante di un romanzo dal titolo "Ero Massone. La mia conversione dalla massoneria alla fede" (Piemme). E' la storia vera di Maurice Caillet, un medico ginecologo, non battezzato, materialista, abortista e anticattolico.

Coerente con la sua formazione illuminista, il dott. Caillet entra a far parte della Massoneria. Nel giro di 15 anni viene iniziato alla conoscenza di tutti i segreti delle Logge: iniziazioni, riti, giuramenti, trattamenti di favore, facilitazioni nella raccolta di denaro, incarichi di potere e cariche politiche.

Diventa Venerabile Maestro della Loggia di Rennes e fa carriera nel lavoro e in politica, fino a diventare un notabile del Partito Socialista Francese e dirigente del Centro di Esami della Salute di Rennes.

Ma è proprio all'apice della sua carriera politica e professionale che accade l'imprevisto. La moglie Claude si ammala gravemente e lo trascina con sé in un pellegrinaggio a Lourdes.

Mentre lei è nelle piscine, Maurice è intirizzito e si ripara nella cripta posta sotto la grotta delle apparizioni.

Vi stavano celebrando una Messa. Maurice non aveva mai prestato attenzione alla celebrazioni di una messa cattolica. La considerava un rito sorpassato, una sorta di superstizione primitiva, ma quando il sacerdote pronuncia le parole di Gesù "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto…" il suo cuore viene toccato.

"Ero razionalista, massone e ateo – scrive nel libro –. Non ero neanche battezzato, ma mia moglie Claude era malata e decidemmo di andare a Lourdes. Mentre lei era nelle piscine, il freddo mi costrinse a rifugiarmi nella Cripta, dove assistetti con interesse alla prima Messa della mia vita. Quando il sacerdote, leggendo il Vangelo, disse: 'Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto', ebbi uno shock tremendo perché avevo sentito questa frase il giorno della mia iniziazione al grado di Apprendista ed ero solito ripeterla quando, già Venerabile, iniziavo i profani".

"Nel silenzio successivo sentii chiaramente una voce che mi diceva: 'Bene, chiedi la guarigione di Claude, ma cosa offri?'. Istantaneamente, e sicuro di essere stato interpellato da Dio stesso, pensai che avevo solo me stesso da offrire. Al termine della Messa, andai in sacrestia e chiesi immediatamente il Battesimo al sacerdote. Questi, stupefatto quando gli confessai la mia appartenenza massonica e le mie pratiche occultiste, mi disse di andare dall'Arcivescovo di Rennes. Quello fu l'inizio del mio itinerario spirituale".

Da allora Maurice Caillet ha lasciato la Massoneria ed ha compiuto un itinerario di conversione e purificazione. L'entusiasmo per la fede trovata gli ha dato la forza di affrontare e superare le tante difficoltà e minacce che il mondo materialista e la Massoneria gli hanno posto di fronte.

E' stato minacciato di morte, lo hanno licenziato per motivi inesistenti, hanno cercato di impedirgli di continuare la sua attività di medico, gli hanno messo contro parenti e figlie.

A causa delle minacce vive ora sotto protezione in Spagna, ma la sua storia e testimonianza sta sollevando dalle paure tante vittime della Massoneria e sta generando altre conversioni.

Il libro scritto da Caillet è la descrizione più chiara e dettagliata di come funziona la Massoneria che lui ha frequentato per 15 anni. Tutto viene spiegato: riti, iniziazione, ragioni, finalità, metodo di controllo, corruzione, negoziazione di promozioni agli alti vertici delle aziende, distribuzione illegale di appalti per le opere pubbliche, intimidazione ed eliminazione di personaggi scomodi.

Caillet non cede mai al sensazionalismo né alle teorie cospiratorie, con metodo razionale e argomenti che emergono dalla sua esperienza personale, illustra le meschinità, la bramosia di potere, l'ideologia, e l'ipocrisia di gruppi di persone che si nascondono dietro ad un ridicolo ritualismo sincretista e agnostico.

Altro che ideali umanisti, secondo Caillet, dietro ai principi di liberà, uguaglianza e fraternità, si nasconde un gruppo di persone il cui fine è il raggiungimento del potere e del possesso, cancellando il Dio unico dei Cristiani e proponendo l'adorazione di idoli vari.

Per l'ex Venerabile Maestro, "la Massoneria, in tutte le sue obbedienze, sostiene il relativismo, che colloca tutte le religioni su uno stesso piano. Da ciò si deduce un relativismo morale: nessuna norma morale ha in sé un'origine divina e, quindi, definitiva, intangibile. La sua morale evolve in funzione del consenso delle società".

A questo proposito nel libro il dott. Caillet racconta che la Massoneria francese è stata determinante per l'introduzione dell'aborto libero in Francia nel 1974.

Tra i responsabili di questa legge l'ex Venerabile Maestro indica Jean-Pierre Prouteau, Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, consigliere dell'allora Primo Ministro Jacques Chirac. Il dottor Pierre Simon, Gran Maestro della Grande Loggia di Francia, consigliere di Simone Veil, allora Ministro della Sanità. I politici erano circondati da quelli che venivano chiamati i "Fratelli tre punti", e il disegno di legge sull'aborto venne elaborato rapidamente. I deputati e i senatori massoni di destra e di sinistra votarono all'unanimità.

Secondo Caillet il materialismo e il relativismo morale hanno portato la Massoneria francese a promuovere tutte le leggi che favoriscono il libertinaggio sessuale, il divorzio senza colpa, la contraccezione chimica e meccanica, l'aborto, le unioni civili e omosessuali, la manipolazione degli embrioni, la depenalizzazione delle droghe leggere e la legalizzazione dell'eutanasia.

Nel suo libro "De la vie avant toute autre chose" (Ed. Mazarine) apparso nel 1979 e poi ritirato dalle librerie su indicazione delle autorità massoniche dell'epoca, il Gran Maestro Pierre Simon ha scritto che "è l'intero concetto di famiglia che si sta ribaltando".

Per la sua storia, l'ex Venerabile Maestro è diventato uno dei maggiori esperti di Massoneria nel mondo cattolico. Nella parte finale del libro, in molte conferenze e nel suo sito (http://www.cailletm.com) Maurice spiega che cosa è la Massoneria e perchè è incompatibile con coloro che credono in Gesù Cristo.

Per non aver più paura e per favorire le conversioni Caillet propone una preghiera che recita ogni giorno: "Padre infinitamente buono, tu vedi nel segreto del cuore e delle logge. Tu sai che molti massoni, persi in una filosofia ingannevole, cercano vane verità. Liberali, Signore, dagli spiriti che li traggono in inganno. Che lo Spirito Santo, lo Spirito di verità, investa la loro intelligenza e il loro cuore e riveli loro la Verità iniziale e filiale, l'alfa e l'omega: Tuo Figlio, Gesù il Cristo, la sua Vita, il suo insegnamento: La Buona novella del Tuo Amore".

 


Inviato da iPhone

Il Papa in Gran Bretagna per Newman


Go Back DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Accogliendo gli inviti del Governo di Sua Maestà Elisabetta II Regina del Regno Unito e delle Conferenze Episcopali cattoliche di Inghilterra-Galles e della Scozia, Sua Santità Benedetto XVI compirà un Viaggio Apostolico nel Regno Unito dal 16 al 19 settembre 2010.

Nel corso del viaggio il Santo Padre farà visita a Sua Maestà la Regina nel Palazzo Reale di Holyroodhouse a Edinburgh, presiederà la Celebrazione Eucaristica nel Bellahouston Park di Glasgow, incontrerà i rappresentanti del mondo politico, culturale e imprenditoriale nella Westminster Hall, parteciperà ad una Celebrazione Ecumenica nella Westminster Abbey, presiederà la Celebrazione Eucaristica nella Westminster Cathedral e la Veglia di Preghiera nel Hyde Park a Londra. Infine, presiederà la Celebrazione per il rito di beatificazione del Venerabile Cardinale John Henry Newman nel Cofton Park di Birmingham.


venerdì 9 luglio 2010

Quando in bioetica ci si cura solo delle conseguenze


Osservatore Romano 10 luglio

Tante tecniche ma poche ragioni

 

di Carlo Bellieni

Il dibattito sull'aborto - basta leggere i giornali - si fa sempre più grave e insieme superficiale:  centrato sulla proliferazione dei mezzi abortivi, senza alcuna attenzione alla prevenzione. Ci si limita cioè a una qualche cura delle conseguenze disinteressandosi delle cause. Al punto che proporre un'alternativa alle donne rasenta il reato:  Tammie Downes, una dottoressa inglese, è stata di recente messa sotto processo (e poi assolta) per aver dissuaso dall'aborto alcune sue assistite.
È storia di questi giorni:  ai vari metodi chirurgici, alla pillola del giorno dopo e alla Ru486 si affianca la pillola da prendere fino a cinque giorni dopo il rapporto, quasi che il dramma dell'aborto si limitasse a un problema di "tecniche". Chi non approva l'aborto finisce così con l'essere risucchiato in un vortice di procedure mediche e di leggi e, combattendo le nuove tecniche dell'aborto solitario, sembra farsi paladino di quelle vecchie.
A questa corsa al ribasso non ci si deve adeguare. Davvero pensiamo che il primo desiderio di una donna la quale scopre di aspettare un figlio non programmato sia quello di trovare un nuovo metodo abortivo? Troppe parole per parlare solo di tecnica; anche il Royal College of Obstetrics and Gynecology britannico ha appena emesso un lungo e ponderoso documento (Fetal awareness) teso a dimostrare che il feto non prova dolore quando viene abortito a sviluppo inoltrato, conclusione inaccettabile dal punto di vista scientifico. Troppe parole, troppe tecniche e troppo scarsa attenzione alle cause che spingono all'aborto.
L'etica che si cura solo delle conseguenze è un male diffuso:  lo ritroviamo nel fine-vita, in cui raramente ci si chiede perché un malato vuole morire, a fronte di mille pazienti nelle stesse condizioni che invece vogliono vivere. Così nel campo degli stupefacenti:  quante pagine sui giornali sulla liberalizzazione delle droghe e quante, invece, sulle motivazioni che portano un ragazzo di quindici anni a drogarsi o a ubriacarsi da solo in un bar? Anche nel campo della fecondazione in vitro si tace sulle cause rimovibili e sempre in aumento della sterilità, mentre si spalancano le porte a tecniche fecondatorie spesso tardive. Come se per il dramma del lavoro si parlasse solo di assegni di disoccupazione e non di come creare nuova occupazione. O, nel caso della malaria, di quanto chinino usare e non di come eliminare le zanzare o creare un vaccino. È un'etica che si ammanta dei panni della libertà, ma genera invece solo solitudine.
Curarsi solo delle conseguenze spesso genera patologia. Parlare di aborto senza dare alternative è contraddire il vissuto di tante donne che hanno abortito e si trovano a fare i conti con conseguenze addirittura psichiatriche, come ha pubblicato in giugno la rivista "Maternal-Fetal and Neonatal Medicine". Indicare la fecondazione in vitro come rimedio contro la sterilità e non rimuoverne le cause genera fatalismo, determina ipermedicalizzazione e di conseguenza delusione; per alcuni una sorta di sindrome da stress, tanto che qualche autore suggerisce - con un ragionamento non condivisibile - che per evitare la delusione inerente a queste pratiche bisognerebbe spiegare ai coniugi, prima che si addentrino in intricati percorsi medici, che fare figli è irrazionale e immorale, e pertanto dissuaderli (Matti Hayry, A rational cure for pre-reproductive stress syndrome, "Journal of Medical Ethics", luglio 2004).
Perché allora si parla sempre e solo di nuove e sempre più ardimentose scorciatoie per eliminare le conseguenze e poco di come curare le cause? La risposta è nel mito postmoderno dell'autodeterminazione:  è preferibile fornire scelte in apparenza facili che si possono percorrere in totale solitudine piuttosto che proporre una concertata solidarietà, la quale potrebbe suggerire scelte che una persona sola e impaurita non prenderebbe. Come se soltanto le scelte prese in solitudine fossero libere e vere.
Ma se ci fosse una forte prevenzione sociale dei fenomeni prima accennati, le scelte estemporanee e le corse "autonome" ai ripari non avrebbero ragione d'essere, ne sarebbe chiaro il limite e non sarebbero più assurte a diritto assoluto, a questione vitale e a simbolo di libertà. A chi brandisce l'autonomia al di là dell'evidenza scientifica, un mondo solidale non piacerebbe.
Si pensi a un'Europa che dedichi personale e budget a rimuovere, culturalmente e strutturalmente, il disagio giovanile invece di moltiplicare i marijuana-café, o che aiuti le donne invece di inventare nuove pillole abortive:  che arma resterebbe a coloro che reclamano il mito dell'autonomia per affermare il valore della solitudine umana assurta a sommo tribunale? Si pensi a un'Europa in cui si dedicassero le energie non solo a moltiplicare le tecniche di fecondazione, ma a curare con altrettanta forza le cause della sterilità, molte delle quali sono culturali:  sarebbe un'Europa solidale che, a differenza dell'attuale, non ci potrebbe venire rinfacciata dai nostri figli, ai quali al momento sa offrire tante tecniche, ma poche ragioni.

giovedì 8 luglio 2010

Il ritorno del Napoleone di Notting Hill


IL PRIMO ROMANZO DI 

G.K. CHESTERTON

«Il Napoleone di Notting Hill»

FINALMENTE IN LIBRERIA


«Fin da principio la razza umana, cui appartengono moltissimi dei miei lettori, si è divertita con giochi infantili, e probabilmente continuerà a farlo sino alla fine, il che è una seccatura per coloro – pochi a dire il vero – che diventano adulti. Uno dei giochi a cui essa è più affezionata si chiama "Non scoprire il domani", noto anche con il nome di "Imbroglia il profeta", in cui i giocatori ascoltano con molta attenzione e rispetto le previsioni degli uomini intelligenti sulla generazione futura. Dopodiché aspettano che tutti questi uomini intelligenti muoiano e li seppelliscono accuratamente; quindi se ne vanno a fare altro. Tutto qui, ma, per una razza dai gusti semplici, è un vero e proprio divertimento…» G. K. Chesterton


«La letteratura è una forma della felicità. Forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton.» Jorge Luis Borges


Le 
EDIZIONI LINDAU
presentano


Gilbert Keith Chesterton

Il Napoleone di Notting Hill


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Edizioni Lindau | Collana «L'aquila e la colomba» | pp. 240 | euro 17,00 | ISBN 978-88-7180-875-8 | luglio 2010
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IN LIBRERIA DALL'8 LUGLIO 
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«Un vero trionfo. Il libro è nel contempo un racconto fantastico, una miniera di umorismo e una sorta di allegoria… Ogni pagina contiene qualche frase deliziosa e pregnante; la vitalità, l'energia e l'esuberante gioia del suo stesso lavoro di artigiano che sarebbe difficile sovrastimare.» Daily News



Cosa accadrebbe se il re d'Inghilterra venisse eletto tramite un sorteggio? E se a essere sorteggiato fosse un bislacco funzionario governativo in frac, Auberon Quin, dotato di un sulfureo senso dell'umorismo e di un gusto particolare per l'epoca feudale? E che cosa accadrebbe se a condurre questo gioco narrativo fosse Gilbert K. Chesterton?

Pubblicato nel 1904, «Il Napoleone di Notting Hill» è il primo romanzo scritto da Chesterton. Ricco di uno humour vagamente surreale, calato in un'atmosfera fantastica di sorprendente attualità, quest'opera ambientata nel futuro (nell'anno 1984) combina al meglio la vivacità dell'intreccio narrativo con l'originalità della riflessione intellettuale e morale dello scrittore.

Auberon Quin è un anonimo impiegato dall'aspetto curioso. Un misto tra un bambino e un gufo. Oltre a ciò, sa essere molto impertinente, soprattutto per la Londra vittoriana in cui gli è toccato vivere, per quanto "catapultata" nel 1984 dalla fantasia di Chesterton. Gli piace raccontare storie sconvenienti e scoppiare in fragorose risate in presenza di estranei. Sembra non avere altra preoccupazione che divertirsi e organizzare faceti passatempi. Ma un giorno, mentre passeggia nei giardini di Kensington, Auberon viene avvicinato da due uomini in uniforme che gli comunicano che, in seguito a un'estrazione, è stato eletto Sua Altezza Reale... Che cosa gli ha riservato il destino?

Re Auberon conferisce ai quartieri di Londra la dignità di città-stato e un ragazzo dai capelli rossi di Notting Hill, Adam Wayne, prende talmente a cuore le burle del Re che per contrastare il progetto di una strada che attraversa il suo quartiere scatena una vera e propria guerra con gli altri borough londinesi. L'unico modo per sconfiggerlo sarà affrontarlo sul suo stesso terreno.

Con il suo spirito incline al paradosso e all'ironia, Chesterton imbastisce una farsesca allegoria sulla condizione dell'uomo, costretto a domandarsi se il mondo è uno scherzo di Dio e se lui deve stare al gioco seriamente oppure scherzare, a sua volta, fino alla morte. In particolare Chesterton fa un elogio divertito e divertente delle virtù dell'uomo comune guidato dal senso etico della fede cristiana, viatico prezioso in mezzo all'apparente assurdità della realtà mondana.


La «Nota biobibliografica» e l'elenco delle «Opere di Chesterton» sono a cura di Marco Sermarini, Presidente della Società Chestertoniana Italiana.


Titolo originale: The Napoleon of Notting Hill

Traduzione dall'inglese di Valeria Fucci


«Il Napoleone di Notting Hill» è il primo titolo della nuova collana di letteratura ispirata ai valori cristiani, «L'aquila e la colomba»: il contributo che il cristianesimo ha offerto all'uomo moderno – alla sua crescita spirituale, alla sua capacità di affrontare le sfide complesse del nostro tempo – ha assunto anche la forma della finzione letteraria, della creatività libera, della narrazione popolare. In poche parole, del romanzo, della poesia, della letteratura di genere. Lindau vuole percorrere questa nuova strada insieme ai lettori, (ri)proponendo romanzieri noti come Bernanos, Greene, Alina Reyes, lo stesso Chesterton (per citarne solo alcuni), ma anche scrittori meno conosciuti – come il filosofo (e giallista) Ralph McInerny –, tutti accomunati da questa appartenenza ideale. 



L'AUTORE
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) fu scrittore e pubblicista dalla penna estremamente feconda. Soprannominato «il principe del paradosso», usava una prosa vivace e ironica per esprimere serissimi commenti sul mondo in cui viveva. Scrisse saggi letterari e polemici, romanzi «seri» (L'uomo che fu Giovedì, L'osteria volante) e gialli (celebre la serie di avventure di Padre Brown). Lindau ha pubblicato i suoi saggi biografici su san Francesco d'Assisi e san Tommaso d'Aquino, e le opere La Chiesa cattolica ed Eretici. Ortodossia, seguito ideale di Eretici, è in corso di pubblicazione per questa casa editrice.


L'INDICE
Libro primo
11 1. Note introduttive sull'arte della profezia
17 2. L'uomo in verde
37 3. La collina dell'umorismo

Libro secondo
49 1. La Carta delle Città
61 2. Il consiglio dei Prevosti
75 3. Entra un pazzo

Libro terzo
91 1. La condizione mentale di Adam Wayne
107 2. Lo stravagante signor Turnbull
119 3. L'esperimento del signor Buck

Libro quarto
139 1. La Battaglia dei lampioni
153 2. Il corrispondente del «Court Journal»
165 3. Il grande esercito di South Kensington

Libro quinto
191 1. L'Impero di Notting Hill
205 2. L'ultima battaglia
213 3. Due voci

221 Nota biobibliografica
225 Opere di Chesterton