giovedì 15 maggio 2014

Di ritorno da Beaconsfield - 3

Cari Amici Chestertoniani, Dear Chestertonian Friends,

ci siamo lasciati fuori del White Hart, dopo cena, ed al risveglio di sabato 29 Marzo siamo pronti per una giornata davvero campale.

Ci svegliamo presto, padre Spencer ed io. Rimetto insieme i pezzi del mio intervento. Sì, perché Martin Thompson, il presidente di Chesterton in the Chilterns, il circolo chestertoniano delle colline tra Oxford e Beaconsfield, ha avuto la brillante idea di invitarmi per parlare di cosa succede in Italia tra noi e Chesterton, come vanno le cose, ed anche cosa pensiamo della sua “santità”.
Non sono solo io a parlare, ovviamente: ci saranno il caro Dale Ahlquist, Martine figlia di Martin, Tessa Caldecott al posto di suo padre Stratford, nostro grande amico che mi aspetta il giorno dopo ad Oxford, Dermot Quinn del G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, altro amico per noi italiani, e padre Spencer che ormai è uno di noi. Ci prepariamo, chiamiamo Dale ed andiamo a fare colazione prima di avviarci nella sala della parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù. 
Percorrere le strade di Beaconsfield mi fa un certo effetto, come in molte altre situazioni simili. Cammino e vedo le cose che vide Gilbert, incontro gente come la poteva incontrare lui. Credo che questo sia un buon esercizio. 
Attraversiamo il paese e un giardinetto dietro la parrocchia: ci sono delle panchine in ferro e troviamo una sagoma che riproduce la famosa foto di Gilbert e della bambina che gli stende un dente-di-leone. Un bel benvenuto se ci si reca a parlare del grande zio Gilbert: vuol dire che il suo paese, che egli tanto amò, non lo ha dimenticato. Lui diceva: Londra è un sobborgo di Beaconsfield (dai, simpatico! Un bel modo di dimostrare che si vuol bene ad un posto!). Peccato che Beaconsfield oggi faccia circa dodicimila abitanti, all’epoca molti meno...
Ebbene, vicino alla panchina c’è un giovane che ci saluta: parla inglese con un accento un po’ castigliano e ci chiede se sappiamo dov’è la Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù. Io con sprezzo del pericolo nell’uso della lingua gli dico: follow us! We’re going just there! Ci guarda un po’ perplesso, gli spiego che andiamo là perché siamo quelli che devono parlare. Fa una faccia molto soddisfatta, gli dico che è capitato nel posto giusto (chi mi conosce sa che è una citazione dal film Braveheart, quando Steven l’irlandese viene preso per matto da Hamish e lui, per l’appunto, dice: allora sono capitato nel posto giusto…). Ecco. Gli chiedo da dove venga, mi spiega che viene dal Messico e che da qualche mese è in Inghilterra con la moglie che deve completare i suoi studi universitari. Mi presento dicendo che sono il presidente della Società Chestertoniana Italiana, che Dale è il mio collega americano e che Spencer è un prete americano chestertonianissimo. Juan Pablo, mi dice, io gli rispondo con rinnovato sprezzo del pericolo linguistico: viva Cristo Rey! La cosa gli piace, è proprio capitato nel posto giusto! Arriviamo alla sala e (per confermare che eravamo appunto capitati nel posto giusto) Martin e Francis ci accolgono ciascuno con un bel cappello assurdo in testa, per prendere in giro Dale e il sottoscritto che ne eravamo provvisti già dalla sera precedente. Ci facciamo una grassa risata tutti insieme mentre scaldiamo i motori prima della conference
Comincia ad arrivare gente, le prime presentazioni e l’incontro con vecchie conoscenze: Dermot, poi Martine che era venuta alcuni anni fa al nostro Chesterton Day come spettatrice, Tessa Caldecott, padre Francis parroco di Santa Teresa, il canonico John Udris che è stato incaricato da mons. Doyle di studiare l’ipotesi della causa di beatificazione di Chesterton, mons. Doyle in persona ed in ultimo William Oddie, il presidente della Società Chestertoniana Inglese, editorialista del Catholic Herald, che per altezza, mole e andazzo generale somiglia abbastanza al nostro Gilbert.
Apriamo con il saluto del padrone di casa, padre Francis, e Martin, che sarà il chairman della giornata, dà subito fuoco alle polveri chiamando al tavolo Dale. I motori si surriscaldano immediatamente perché il suo intervento mette tutti in allegria. Dale è simpaticissimo e brillantissimo, inutile dirlo. Quindi tocca a Spencer, di poi alla graziosa Martine e quindi a me. Perché sorvolo sul contenuto degli interventi dei miei amici? Non per spocchia o per disinteresse, anzi; è che la mia comprensione dell’inglese è andata scemando via via che si avvicinava il mio turno per toccare indi il fondo al termine dell’intervento di Martine Thompson, per cui ricordo solo la vaga sensazione che essi suscitavano in me, sempre positiva. Tutto ciò perché ho l’ansia! 
Marco Sermarini durante la performance dello szùù...
Mi ero preparato come potevo, cioè come faccio sempre: tempo prima cerco di scrivere delle cose da bravo ragazzo, mi sembra che non funzionino minimamente, ci rimetto le mani nel pochissimo tempo libero che ho, non finisco mai l’intervento perché - mi dico - “quando andrò là avrò tempo sull’aereo, in albergo, eccetera…”. Per fortuna avevo con me superSpencer, che è diventato davvero il mio supereroe e che ha fatto salire vertiginosamente la mia stima verso gli americani. 
Sull’aereo avevamo preparato quello che mancava e pure ipotizzato qualche piccola performance di carattere cabarettistico: mentre aggiungevamo cose che avrei dovuto dire, correggevamo l’inglese, addrizzavamo il tutto, me ne esco con qualcosa in italiano (forse "Società Chestertoniana Italiana"). Allora Spencer mi fa (col suo spettacolare accento del Minnesota): aspeta, non dire questo in inglese, dillo in italiano… Io faccio: sei sicuro? Perché? E lui: mmh… la gente quando viene a la conference (così, alla lettera, ndr) è come se va a zoo (nota bene: non allo "zzzzooo", con quattro zeta davanti e una doppia o tripla "o" quasi cantata, come diremmo noi, ma: "a szùù!", più ululato...): vuole sentire le voci deli animali! Al che faccio: ma qui l’animale sono io! E lui: certo! Faccio: vabbè… Dico tra me: non solo in inglese ma devo fare pure lo szùù! Però la cosa mi attizza... 
Memore di tutto ciò raggiungo il piccolo “pulpito” con il microfono davanti e mi ritrovo una platea anglofona che aspetta lo szùù italiano e la salivazione mi si azzera automaticamente. Sempre con sprezzo del pericolo (anche se Dale mi confiderà che questo gesto di parlare in inglese è stato molto apprezzato dal pubblico) ringrazio Martin per l’invito precisando che non sa cosa ha fatto, e lì - come nelle migliori sitcom anglofone - non ci crederete, scatta la risata! E’ vero, allora, volevano lo zoo e l’avranno, dico tra me! Mi sciolgo e comincio il mio intervento dicendo che sono davvero contento di stare lì e di portare la voce dei chestertoniani nella bella armoniosa musicale lingua di Dante Alighieri (il corsivo è in italiano anche nel discorso: è una citazione dell'altro mio amico del cuore, Pier Giorgio Frassati). Spiego la gag dello zoo (anzi dello szùù) e loro vanno fuori di testa. Spencer vede che mi lancio (ah, dimenticavo: avevo detto a Spencer che se non fosse stato in prima fila ad assistermi come un medico del 118 per tutta la durata del mio intervento non avrei spiccicato una parola) ma ha la stessa faccia di uno che ha acceso un trattore e non ne ha precisamente il controllo. In effetti lo capisco, povero ragazzo: questo imprevisto che aveva inserito nel programma (dire ad un italiano, precisamente a me che avrei bisogno di freni e non di stimoli, di inserire gratuitamente dei versi italici, nel senso di versi animali, nel contesto di un discorso in inglese ha un effetto dirompente, perché lo sprezzo del pericolo di parlare inglese in me già c’era, tu americano mi dici pure di fare lo spiritoso, c’è oggettivamente il rischio che la faccenda si concluda come minimo con qualche incidente diplomatico) secondo me non lo aveva calcolato bene. 
Dopo la risata e il senso di compiaciuto stupore del pubblico inglese di fronte alla lingua di Dante, specifico che quello che avevano appena sentito era il verso dell’elefante, e lì viene giù la sala. Proseguo e spiego, illustro chi siamo, cosa facciamo, quanto siamo grati a Gilbert and so on, racconto della nostra attività, dei Chesterton Day, della nostra amicizia con la Chesterton Academy e la Società Americana, il Chesterton Institute, con Stratford Caldecott, con John Kanu e con i monaci di Norcia, chestertoniani e distributisti, racconto dei tentativi distributisti messi in opera e per coronare il tutto racconto anzi leggo il messaggio che mi aveva mandato su Whats’app la mia amica Daniela il giorno prima e cioè che lei aveva accompagnato tutta la gravidanza di sua figlia Elena pregando Chesterton e che lui le aveva fatto compagnia.
La cosa piace, devo dire che è piaciuta anche a me che non la sapevo: ma questo è un po’ il carisma di Gilbert, quello di essere un buon amico, di creare amicizie, di fare buona e discreta compagnia ai suoi amici, è questo il senso di tutto. Aggiungo qualcosa che adesso non ricordo minimamente e tutti mi applaudono. Io sono molto contento di aver finito la mia sudata e che tutto sommato forse mi hanno capito, anche perché grazie a Dio è ora di mangiare e gli hobbit avevano preparato tante buone cose con tanto amore e tanto impegno.
La moglie di Martin e alcune sue amiche, coordinate tutte da Francis Thompson che somiglia sempre più al sergente dei film inglesi sempre allegro e operativo, avevano fatto il diavolo a quattro e in pochi secondi avevano trasformato la sala dell’incontro in una accogliente sala da pranzo con tutto quello che serve. Conosco un altro figlio di Martin e sua moglie, sono giovanissimi e mi rallegro con loro che siano già sposati. Mi viene a fare i complimenti (soprattutto perché sono italiano, credo!) una anziana ma frizzantissima signora un po’ polacca e un po’ irlandese (che bella miscela!), poi alcuni mi vengono a chiedere delucidazioni su John Kanu, che forse - pur assente - è la vera star della giornata (ho detto poche cose ma si vede che hanno funzionato).
Facciamo pranzo con mons. Doyle, il vescovo diocesano, e padre John Udris, il sacerdote incaricato di accendere una luce sull’ipotesi di beatificare Gilbert. E’ una bella tavolata con Dale, Dermot, Martin, Spencer. Mons. Doyle è una persona simpatica e affabile, sorridente, che ci ascolta e fa domande. Padre Udris è un tipo molto vivace, e nel pomeriggio ci intratterrà con una riflessione sulle virtù di Chesterton e con alcuni accostamenti con i santi che Gilbert amava di più (San Francesco d’Assisi, San Tommaso d’Aquino, San Tommaso Moro ed i Martiri Inglesi…). Sarà poi la volta di Tessa Caldecott, che pronuncerà un bel discorso al posto di suo padre Stratford, molto malato, per il quale ognuno di noi ha molto pregato proprio Gilbert. Anche Dermot Quinn del Chesterton Institute for Faith and Culture pronuncerà un brillantissimo intervento molto applaudito.
Marco Sermarini ed il suo supereroe, padre Spencer Howe
Alla fine ci chiedono anche di rispondere alle domande, per cui tutti si avvicinano al tavolo dei relatori, tranne me che speravo di essere dimenticato (contavo sulla mia italianità e sul senso di pietà dei partecipanti…) e che invece vengo chiamato voce magna da un simpatico astante che aveva passato buona parte della sua vita nell’isola di Malta e che vuole a tutti costi saperne di più dei monaci di Norcia, della loro vita e pure della loro birra. Tutti vengono bersagliati da questa platea vivace ed interessata, scopro che c’è anche un giovane polacco molto amante di Chesterton e del suo distributismo che non mi molla e vuole sapere cosa facciamo noi a proposito. 
Padre John Udris "l'investigatore"
La conference volge al termine: siamo tutti pronti per andare alla Messa che verrà celebrata da padre Spencer nella chiesa parrocchiale. Tra la fine del convegno e la Santa Messa c’è tempo per visitare la chiesa e faccio tante belle scoperte: sapevo della vetrata su San Francesco d’Assisi, in memoria dei Chesterton (ne avevo messa una foto sul blog, e il caro Spencer mi aveva fatto dono del suo ricordino dell’ordinazione che la riproduceva), della statuetta della Madonnina che campeggia in cornu epistulae (Spencer mi ha raccontato la sua storia: ci vuole un post… appost!), c’è la lapide che ricorda che questa chiesa fu costruita “as a memorial to Gilbert Keith Chesterton” con il contributo di tanti suoi estimatori nel mondo, c’è una vetrata all’ingresso che riporta e illustra una sua poesia, ma la scoperta più bella è la cappella dei Martiri Inglesi. E' a sinistra, appena entrati,  non è grandissima ed è strutturata in modo che ricordi una cella della Torre di Londra, dove molti di essi furono prigionieri prima di rendere testimonianza al Vero Re versando per Lui il sangue, con gli anelli appesi al muro per le catene, un bell’altare coram Deo ed un polittico che ritrae alcuni dei primi che furono beatificati, ed ai lati due belle statue di legno policromo di San Tommaso Moro e di San Giovanni Fisher, vestiti come all’epoca. Ho capito quanto fossero importanti per Gilbert, anche perché avrebbe voluto che la parrocchia fosse loro intitolata. In effetti la parrocchia lo fu ma solo in un tempo successivo: la prima intitolazione è a Santa Teresina del Bambin Gesù, ed in seguito vi furono aggiunti San Tommaso Moro e San Giovanni Fisher.
Dale Ahlquist, mons. Peter Doyle e Marco Sermarini
Padre Spencer celebra la santa messa in una chiesa piena di gente: dico tra me che il popolo cattolico c’è, a Beaconsfield, ha una sua certa varietà ma prevalgono gli inglesi, tutti composti e partecipi con devozione. Tutto ciò mi rallegra. I saluti e gli abbracci, i ringraziamenti per questa giornata speciale, lo scambio di indirizzi e poi mi avvio con Spencer, Dale e Juan Pablo, il giovanotto messicano che avevamo incontrato la mattina. Juan Pablo mi parla di sé, della sua famiglia, delle sue origini in parte italiane, parliamo un po’ italiano, un po’ inglese e un po’ spagnolo, molti gesti, molte risate. Io sapevo che stavamo andando verso la casa di Gilbert, e mi ricordavo del proposito di Dale: stasera busseremo a casa Chesterton.
Pawel dalla Polonia
San Tommaso Moro nella cappella dei Martiri Inglesi
La navata centrale della Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù a Beaconsfield
Ora, dovete sapere che Gilbert abitò due case a Beaconsfield, la prima fu Overroads, che prese affitto appena arrivato nel 1909. Come e perché arrivò lo trovate sulla sua Autobiografia, ma è proprio "alla Chesterton" (prese il primo treno che partiva dalla stazione vicino casa sua a Battersea, chiedendo "un biglietto per il treno": quale? chiese perplesso il bigliettaio… il primo che parte, fece Gilbert... Arrivarono, lui e sua moglie, a Slough e da lì a Beaconsfield. Si trovarono bene e promisero di tornarci per sempre). I coniugi occuparono questa casa sino al 1922, l’anno della conversione di Gilbert, poi decisero di trasferirsi proprio di fronte, attraversata la strada che oggi si chiama Grove Road, che in quel punto si inserisce come un imbuto nella strada principale. Già di fronte avevano costruito anni prima lo studio di Gilbert, perché Overroads era troppo piccola per il Gigante. Allo studio si unì poi l’altra casa, Top Meadows, che occuparono dal 1922 sino alla morte. Gilbert amò sempre di più Overroads.
Juan Pablo e Spencer

La vetrata dedicata a San Francesco d'Assisi,
voluta dai Chesterton (Gilbert assunse
il nome del santo assisano in occasione della Cresima)









La statua della Madonnina acquistata personalmente da Gilbert
La lapide alla memoria di Chesterton


Il bel polittico dedicato ai Martiri Inglesi


La targa che ricorda che Gilbert visse
dal 1909 al 1922 a Overroads
I simpaticissimi proprietari di Overroads;
alle spalle Gilbert approva




L'incursione a Overroads
La denuncia al Census del contratto di affitto di Overroads
in basso a destra la firma di Gilbert
La pianta originaria di Overroads
Un soddisfattissimo Juan Pablo a Overroads
(quando ti ricapita...?)
Le due case mi fanno tornare alla mente decine di episodi della sua vita (Emilio Cecchi gli fece visita proprio a Overroads nel 1919 e una signora gli indicò la casa come per dire che era sì un genio ma che matto che era... ricordo il cane Winkle e l'asino Trotskij, gli amici che lo andavano a trovare lì, lui che usciva dalla vasca da bagno e vi rientrava perché si era scordato che aveva già fatto il bagno, le feste con il teatrino delle marionette di suo padre ed i bambini del paese, le bambine Nicholls, gli amici del paese... un po' mi commuovo e penso che è tutto vero, Gilbert non era un letterato di cui si parla con sussiego, era uno di noi), e mentre mi avvicino non penso a Juan Pablo che è ignaro del tutto della nostra meta. Allora gli dico, proprio di fronte a Top Meadows: Mira, hermano… Top Meadows, la casa de Gilbert… Juan Pablo si interrompe, fa una pausa, prende fiato ed esclama: No creo… No creo! Allora io: tranquilo, es la casa de Gilbert, el nuestro Gilbert! E lui, in trance: no creo… no creo… (non credo). Cerco di sdrammatizzare (ma poi capisco che faccio peggio): mira, una otra casa de Gilbert…! e gli indico Overroads. A momenti me lo gioco. Continuava a dire: no creo… no creo… Lo lascio un attimo in prenda al coma e punto Dale dicendogli: Dai, Dale, bussiamo. Non c’è voluta molta insistenza. Dovete sapere che Dale le ha praticamente girate tutte, le case di Gilbert (e vedrete in una prossima puntata che ci ha attaccato il virus), e gli mancava giusto Overroads (a Top Meadows era già stato anni fa). Ora sono tutte occupate da altra gente, come è ovvio. Allora gli do l’ultima spintarella, lui cerca il campanello nel buio, suoniamo… 
Eccolo!
Ci apre una signora dai capelli castani corti e gli occhiali che ci guarda in silenzio: eravamo proprio una strana brigata, ora che ci penso. Dale ed io, i due più anziani e che quindi avrebbero dovuto avere più creanza e responsabilità, ci siamo presentati davanti a tutti con in testa il cappello, io con baffi e borsa a tracolla, Dale con il suo immancabile biglietto da visita ed il sorriso oceanico; poco più dietro di me Spencer, con il clergyman e lo zainetto, e dietro a tutti Juan Pablo fibrillato e con lo zainetto. La signora ci guarda ancora e trattiene il fiato. Dale: Good evening, lady! I’m Dale Ahlquist and I’m the president of American Chesterton Society! col suo sorriso oceanico. Io dietro lo imito col sorriso ma taccio e non risulto meno inquietante. La signora dopo il nome Chesterton tira il fiato come davanti ad un pericolo scampato ed esclama: Oh, I thought you were mormons! (pensavo foste mormoni). Al che mi lancio e dico: No, we’re only catholics! (siamo solo cattolici). Sbottiamo tutti a ridere e la signora gentilissima ci fa entrare, ci mostra l’ingresso e la placca (invisibile da fuori) posta sullo spiovente del tetto che dice che qui visse Gilbert dal 1909 al 1922. Ci dice che conosce ben poco di Chesterton e che all’interno hanno dovuto modificare la divisione della casa che però all’esterno è esattamente com’era. La cosa non la disturba, almeno non più di tanto, infatti chiama il marito che scende le scale e ci saluta educatamente e ci sorride, capisce subito come siamo messi, secondo me (penso che la regola di assecondare i matti sia accettata come regola di senso comune anche in Inghilterra)… Ci mostrano anche la pianta originale della casa, la denuncia al Census del contratto di affitto con i nomi di tutti gli occupanti (i Chesterton all’epoca ospitavano anche due persone amiche) e la firma vera di Gilbert! Una bella cosa, anche perché prima di andarcene i coniugi accettano di fotografarsi davanti al contratto di affitto appeso al muro e si tengono pure per mano. Mi hanno fatto tenerezza, ho pensato che in qualche modo Chesterton abbia favorito questo incontro strano e divertente. Salutiamo e ringraziamo e ci avviamo, con Juan Pablo ancora incredulo, verso il White Hart noi e verso la stazione Juan Pablo, che riapparirà dopo un po’ per aver perso il treno; allora a quel punto lo invitiamo a cena con noi e con Martin e Francis.
Overroads oggi
Riscaldamento dei motori: Spencer, Martin e Dale

Una serata che corona una giornata gloriosa, tra veri amici e veri chestertoniani (e non finisce qui, carissimi).

Grazie, Gesù! Grazie, Gilbert! Troppa grazia!

Marco Sermarini



William Oddie

Spencer Howe al keynote

Martine Thompson
Tessa Caldecott

Top Meadows oggi, lo studio di Gilbert
Marco, Juan Pablo e Spencer

Figli chestertoniani


L'altro giorno mia figlia è tornata a casa dall'asilo con questo bel disegno fatto da lei sulla carta da pacchi. Ho detto dentro di me: non c'è proprio niente da fare!


Perché mi è tornata in mente quella storia che pubblicammo nella raccolta La Nonna del Drago dal titolo Un pezzo di gesso. Chesterton parte dalla ricerca di un pezzo di carta da pacchi per dire mille cose bellissime. Ve ne consiglio la lettura. Ecco qui sotto l'inizio. Il resto lo trovate nel libro, che è splendido e non so come ci sia venuto così bene.

Così, per dire.

Marco Sermarini




Un ricordo del convegno di Beaconsfield

Questo è un piccolo notiziario che gli amici inglesi hanno lasciato ai fedeli della parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù e di San Tommaso Moro e San Giovanni Fisher a Beaconsfield che racconta il nostro convegno di fine Marzo 2014.

C'è già una parziale cronaca del nostro presidente ed altre notizie in proposito sul nostro blog (Di ritorno da Beaconsfield, quiqui, qui, qui) e presto pubblicheremo altre foto ed altra cronaca.

Però qui si vede un bel momento, quello delle domande al termine della conference, e si vede che c'era un bel clima.

Si intravedono il nostro presidente, padre Spencer, Dermot Quinn (il terzo da sinistra tra le persone sedute) che incontreremo il prossimo 24 Maggio a Roma a La Civiltà Cattolica, Martine Thompson, Tessa Caldecott, figlia di Stratford, Dale Ahlquist, presidente della American Chesterton Society, e il canonico John Udris, incaricato dal Vescovo di Northampton di compiere una sorta di indagine previa sull'opportunità di aprire la causa di beatificazione di Chesterton.





mercoledì 14 maggio 2014

La copia della prima edizione di The Well and the Shallows appartenuta a Dorothy Collins...


Si trova nella parte della biblioteca di Chesterton rimasta presso la canonica della Parrocchia di Santa Teresina del Bambin Gesù a Beaconsfield.

E' solo uno dei tesori che si trovano lì.

La cosa bella è anche la dedica: Chesterton riservava sempre una copia delle prime edizioni delle sue opere per Dorothy, la sua fida segretaria, e non mancava mai di lasciare una dedica simpatica, affettuosa, spiritosa, spesso a suo stesso danno (a volte diceva cose del tipo: "A Dorothy, senza la quale tutto questo non sarebbe mai uscito dal caos di carte disordinate...").

Li abbiamo "visitati" il primo giorno a Beaconsfield. Il racconto è qui:

http://uomovivo.blogspot.it/2014/04/di-ritorno-da-beaconsfield-2.html


Foto di Spencer Howe.

Un aforisma al giorno

«La fede è la madre di tutte le energie del mondo, ma i suoi nemici sono i padri di tutta la confusione che regna nel mondo. I laicisti non hanno distrutto le cose divine, ma hanno distrutto le cose laiche, se questo li può consolare. I Titani non hanno scalato il paradiso, ma hanno devastato il mondo».


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

martedì 13 maggio 2014

Tweet da AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
The house with the red door is the home where Gertrude Blogg died 3 days after her bicycle accident. fb.me/6RonU84se

La casa dalla porta rossa è quella dove morì Gertrude Blogg, sorella di Frances, dopo tre giorni da un incidente stradale.

Questo tragico evento provò moltissimo Frances e in qualche modo accelerò il matrimonio tra lei e Gilbert.

Tweet da AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
8 Bath Road. Where Harry met Sall.....no, where Gilbert met Frances! fb.me/3octWi8hB

Dove Gilbert incontrò Frances.

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AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
Found! At Highgate Cemetery in London. The graves of Gilbert's parents-in-law: Georgo and Blanche Blogg. Also 3... fb.me/2VyB5fdzc

La tomba dei suoceri e delle cognate di GKC.

Grazie a Nancy Brown.

Un aforisma al giorno (di grandissima attualità ed utilità)

«In breve, mi si può accusare di aver sostenuto che Stevenson si opponeva ai decadenti, ancor prima che esistessero; e io rispondo che questo è l'unico vero modo in cui un uomo che si oppone a un qualche movimento ha speranza di aver successo: se attacca dopo, una volta che il movimento è conclamato, è troppo tardi».

Gilbert Keith Chesterton, Robert Louis Stevenson

Un aforisma al giorno

«Non dobbiamo odiare l'umanità, o disprezzarla, o rifiutarci di soccorrerla, ma non dobbiamo riporre in essa la nostra fiducia, nel senso di credere che un cambiamento nella natura umana non può evolvere verso il male».

Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere

lunedì 12 maggio 2014

La proposta distributista di Belloc e Chesterton - testo della relazione di Fabio Trevisan del 6 maggio 2014 a Verona

                LA PROPOSTA DISTRIBUTISTA DI BELLOC E CHESTERTON

Faccio riferimento in particolare a due testi di Belloc: "L'Europa e la Fede" (1920) e "Lo Stato servile"(1913) e ad uno, considerato il manifesto del Distributismo, di Chesterton: "Il profilo della ragionevolezza"(1926)La proposta cattolica distributista(assieme a P.Vincent McNabb) di questi giganti della letteratura e della storia (Belloc e Chesterton hanno scritto 250 volumi) va letta, come allora la leggevano, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa, in particolare a quella Rerum novarum del 1891 di Papa Leone XIII a cui fecero continuo rimando ed approfondimento. Ho cercato di rispondere a queste due domande: " Perché si tratta di un'autentica proposta cattolica? Che cos'è il Distributismo?".

L'EUROPA E LA FEDE

Hilaire Belloc (1870-1953) è stato un grande storico cattolico e basterebbe soltanto leggere l'introduzione a questo saggio (La coscienza cattolica della storia) per rendersene esatto conto: "Io dico con intenzione la "coscienza" cattolica della storia: parlo di "coscienza", cioè di conoscenza intima raggiunta attraverso l'identità … non di un "punto di vista cattolico sulla storia"… il cattolico guarda l'Europa dall'interno: non può esistere quindi un "punto di vista" cattolico della storia europea allo stesso modo che una persona non può avere un punto di vista su se stessa".Poco più avanti egli scriveva: "La visione che io ho di me non è un "punto di vista", è una comprensione. Così è di noi che abbiamo la Fede e della grande storia dell'Europa…la Fede è l'Europa e l'Europa la Fede". Con grande vigore e consapevolezza Belloc manifestava la gloriosa Fede (con la F maiuscola) dell'Europa "La Chiesa è l'Europa e l'Europa è la Chiesa … perché la Chiesa ha coscienza del terreno in cui la pianta della Fede gettò i suoi germogli". Sono frasi cattoliche di una bellezza, semplicità e profondità sconvolgenti, che ci attestano e rispondono affermativamente al primo quesito"Si tratta di un'autentica proposta cattolica?" . Da profondo conoscitore della storia europea Belloc inveiva, anche con un leggero velo di ironia,contro i manuali scolastici "Innumerevoli sono i manuali scolastici in cui una persona può leggere la storia generale della sua regione (beninteso europea) dal secolo quinto al sedicesimo, senza mai sentirvi nominare il Santissimo Sacramento…". Per Belloc la Fede aveva una dimensione pubblica che doveva rivelare la Fede intima e di questa Fede (privata e pubblica insieme) doveva esserne custode la Chiesa Cattolica Romana.  Il cattolicoquindi aveva un'enorme responsabilità nel difendere l'Europa e la Fede, anche nella consapevolezza del processo rivoluzionarioininterrottosviluppatosi in particolar modo a partire dalla Riforma protestante (Cristo sì, Chiesa no), come faceva riferimento Belloc nel capitolo Cosa fu la Riforma "Le vere cause (della Riforma) sono misteriose perché sono spirituali. Nella proporzione in cui la materia storica è di contenuto umano, essa scaturisce non da cause appariscenti ma da una rivoluzione nascosta, realizzatasi nello spirito umano…". Cosa accadde, secondo Belloc, soprattutto in forza di quella da lui chiamata "la defezione della Britannia" a partire da Enrico VIII ? Accadde che, sempre con le sue stesse parole "La ricchezza nel cuore stesso della civiltà (cristiana) s'avvantaggiò di questa rivolta contro l'ordine poiché ritorna sempre a vantaggio dei ricchi negare le comuni concezioni del diritto e del torto, mettere in questione la filosofia del senso comune …il germe era lì; e la Riforma, cominciando nel modo che abbiamo visto ricevette aiuto dai ricchi e nello stesso tempo ne diede loro". Al termine di questostraordinario saggio, Belloc si chiese quale fu il vero effetto della Riforma, a cui rispose con queste impressionanti e terribili frasi :"Ora non ho che da determinare la conclusione di questa rovina,il suo risultato spirituale: l'isolamento dell'anima; il suo risultato sociale, che è conseguenza di quello spirituale: il prodigioso dispiegarsi di energie, il dominio dei pochi lasciato senza controllo né freno nella competizione, la sottomissione dei più, la rovina della felicità, la minaccia finale del caos".. Anche laRerum novarum ammoniva allo stesso modo già nell'introduzione(paragrafo 2)"Soppresse nel secolo passato le corporazioni di arti e mestieri, senza nulla sostituire in loro vece … avvenne che poco a poco gli operai rimanessero soli e indifesi in balìa della cupidigia dei padroni e di una sfrenata concorrenza…". Era l'esito della rottura dell'unità cattolica, che sempre con le parole di Belloc sottolineava "Questo singolare e sorprendente risultato del lungo divorzio tra la mente sottrattasi al Cattolicesimo e la ragione, ha una ripercussione profonda nel mondo moderno…". Il saggio di Belloc si chiudeva con queste acute e drammatiche riflessioni: "L'Europa tornerà alla Fede o perirà. Poiché la Fede è l'Europa e l'Europa è la Fede".

LO STATO SERVILE

Continuando il parallelo con la Rerum novarum, in questo saggio del 1913 Belloc dedicava un intero capitolo al socialismo (Il socialismo è in apparenza la soluzione più facile al problema del capitalismo) così come nell'Enciclica la parte prima eradenominata: "Il socialismo, falso rimedio". Il tema centrale di quest'operaLo Stato servile, si poteva riassumere in una frase eloquente di Belloc "Non esiste una società solida, libera ed equilibrata senza una proprietà diffusa (ecco l'origine del termine "distributismo")protetta, responsabile, dei mezzi di produzione".Anche Leone XIII definiva la proprietà, in  un capitolo dell'Enciclica:"La proprietà privata è di diritto naturale",affermando testualmente le seguenti frasi (paragrafo 8): "Come l'effetto appartiene alla sua causa, così il frutto del lavoro deve appartenere a chi lavora … riconoscendo che la proprietà privata è sommamente consona alla natura dell'uomo … e le leggi civili che, quando sono giuste, derivano la propria autorità ed efficacia dalla stessa legge naturale". Che cos'era per Belloc lo Stato servile? "Ci stiamo avvicinando all'instaurazione del lavoro obbligatorio per una maggioranza non libera di nullatenenti a beneficio di una minoranza libera di detentori di proprietà. Dico anche che questa tendenza si deve al fatto che l'ideale socialista, opponendosi e al contempo permeando la struttura del capitalismo, dà luogo allo Stato servile". Con la metafora del viaggiatore (socialista) che desiderava il caldo del Sud (lo Stato collettivista) ma che attraverso il fiume (la "riforma organizzata" moderna) approdava a qualcosa di indesiderato (lo Stato servile), Belloc voleva rimarcare come "L'istituzione servile scomparve lentamente man mano che si sviluppava la civiltà cattolica … allorché lo smembramento della civiltà europea avvenuto nel XVI secolo ne arrestò lo sviluppo, generando lentamente al suo posto il capitalismo". Il terribile e disumano marchio del servilismo veniva trattato sin dall'inizio come l'argomento preponderante del saggio "La nostra società apparentemente libera … tende a raggiungere una posizione di equilibrio stabile obbligando legalmente chi non possiede i mezzi di produzione (terra e capitale) a lavorare per chi li possiede". Con l'avvento della Fede, affermava Belloc, l'Europa passò da uno Stato servile ad una società di proprietari. Anche nella Rerum novarum il diritto naturale alla proprietà privata era collegato alla vera libertà dell'uomo (cfr. il capitolo La libertà dell'uomo) ed alla sacralità domestica della famiglia(paragrafo 9 e 11) :"E' dunque un errore grande e dannoso, volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia … ecco pertanto la famiglia, ossia la società domestica, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società …". Se il falso rimedio alla questione operaia, alla vera libertà dell'uomo e della famiglia era rappresentato dal socialismo e dal capitalismo, Leone XIII indicava nell'unione delle associazioni e nell'opera della Chiesa il vero rimedio (come si può leggere nella parte seconda dell'Enciclica (paragrafo 13):"Se si prescinde dall'azione della Chiesa, tutti gli sforzi riusciranno vani". Così Belloc, difendendo l'impianto della Fede e delle corporazioni, scriveva "Nel Medioevo sorsero una marea di istituzioni finalizzate alla distribuzione della proprietà … ogni tipo di lavoro venne organizzato in forme di gilde. La gilda era una società in parte cooperativa con funzioni di controllo della competizione tra i suoi membri…". Questo sistema di corporazioni di arti e mestieri (di cui Leone XIII lamentava la soppressione) garantiva l'equilibrio "Al suo interno la stabilità di questo sistema distributivo era garantita dall'esistenza di strutture cooperative che univano uomini impegnati nella stessa occupazione e abitanti nello stesso villaggio,proteggendo così il piccolo proprietario dalla perdita della sua indipendenza economica…i limiti posti alla libertà erano finalizzati alla preservazione della libertà; ogni atto della società medioevale … era diretto alla fondazione di uno Stato nel quale gli uomini sarebbero stati economicamente liberi grazie al possesso di capitale e di terra". L'analisi storico-economica di Belloc (riferita principalmente all'Inghilterra) rovesciava il rapporto causa-effetto con il quale solitamente viene valutata la rivoluzione industriale :"Il sistema industriale è stato una derivazione del capitalismo e non la sua causa … il possesso da parte di pochi delle risorse di vita era presente molto prima che avvenissero le grandi scoperte… non è stata la macchina a farci perdere la libertà; è stata la perdita di una mente libera".

IL PROFILO DELLA SANITA'

Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) scrisse quello che venne considerato "il manifesto del Distributismo" (Il profilo dellaragionevolezzanel 1926, opponendosi con forza sin dall'inizioalle grandi concentrazioni commerciali "Io sono tra coloro che ritengono di poter curare l'accentramento con il decentramento"ed illustrava, da buon disegnatore e pensatore qual era, il principio del Distributismo nell'arco architettonico "Il principio dell'arco è umano, applicabile a tutta l'umanità e da essa utilizzabile. Lo stesso vale per la corretta distribuzione della proprietà … Qual è il principio dell'arco? Secondo il principio dell'arco, unendo in un certo modo delle pietre di forma particolare, la loro stessa tendenza a cadere impedirà che cadano … non è difficile dimostrare che in una società sana la pressione morale di diverse proprietà private agisce esattamente allo stesso modo". Così Chesterton immaginava la proprietà, anche nel confronto tra il Niagara (cascata verticale "capitalista") ed il bacino naturale (orizzontale e naturale) di un lago . La proprietà costituiva, per Chesterton, per Belloc e per Leone XIII un punto d'onore (per Leone XIII la proprietà privata era sancita dalle leggi umane e divine). Il Papa indicava la vera utilità della proprietà e delle ricchezze in cui si doveva distinguere (paragrafo 19) il possesso legittimo dal legittimo uso in una comunione circolare di beni, vera fonte del bene comune: "Chi ha dunque ingegno, badi di non tacere; chi ha abbondanza di roba, si guardi dall'essere troppo duro nell'esercizio della misericordia; chi ha un'arte per vivere, ne partecipi al prossimo l'uso e l'utilità". Con Leone XIII "Ai mali del mondo v'è un rimedio: non può essere altro che il ritorno alla vita e ai costumi cristiani"(paragrafo 22),Chesterton stigmatizzava in questo modo la grande concentrazione commerciale e di potere "Non fanno che dirci che questa o quella tradizione è finita per sempre, che questo o quel mestiere o credo è finito per sempre…ma è il loro commercio volgare e aggressivo a essere finito per sempre. Ci definiscono reazionari se parliamo di un Risveglio della Fede o di un Risveglio del Cattolicesimo…". Chesterton parlava e scriveva con grande coraggio (suscitando timori e sdegni) contro quello che denominava "bluff dei grandi magazzini" "Credo che il grande negozio sia un pessimo negozio. Lo ritengo pessimo in senso morale e commerciale" e descriveva una serie di interventi che avrebbero potuto favorire il processo del Distributismo (per esempio la tassazione dei contratti per scoraggiare la vendita delle piccole proprietà, l'assistenza legale gratuita ai poveri, una lega per promuovere la destinazione ad uso pubblico delleproprietà,ecc.). Nella concezione cattolica dell'unità sostanziale (anima e corpo) della persona Chesterton indicava, con Leone XIII, la vera sollecitudine e cura cristiana. Nella Rerum novarum(paragrafo 23) si leggeva infatti: "Né si creda che le premure della Chiesa siano così interamente e unicamente rivolte alla salvezza delle anime, da trascurare ciò che appartiene alla vita morale e terrena. Ella vuole e procura che soprattutto i proletari emergano dal loro infelice stato…". Ecco qual era, in conclusioneal saggio, l'esito finale previsto da Chesterton "Il nuovo governo dell'Industria riuscirà a mettere insieme il peggio … niente più eccentricità, niente più umorismo… Solo una cosa odiosa chiamato servizio sociale, che vuol dire schiavitù senza fedeltà … La gente ha sempre degli ideali quando non ha più idee…". Gli uomini, secondo i distributisti, avrebbero dovuto analizzare e capire la vecchia espressione "sacralità della proprietà privata", come considerava e scriveva Chesterton "Confesso di conoscere solo una cosa che può dare a una nuova terra la santità di ciò che è già vecchio e pieno di mistici affetti e cioè un santuario: la vera presenza di una religione sacramentale…la Chiesa cattolica si distingueva da questa nuova mentalità perché credeva davvero nei diritti degli uomini". Anche Leone XIII, nella Rerum novarum,affermava che (paragrafo 28)"Filosofia e Vangelo si accordano a insegnare che il governo è istituito da natura a beneficio dei governati. Perché il potere viene da Dio ed è una certa quale partecipazione della divina sovranità, deve amministrarsi sull'esempio di questa…molte cose lo Stato deve proteggere nell'operaio, e prima di tutto i beni dell'anima…". Leone XIII auspicava che fosse riconosciuto il "giusto salario" affinché sipotesse godere della proprietà privata (paragrafo 35): "…Fare in modo che sopravanzi alle spese una parte da impiegare nell'acquisto di qualche piccola proprietà…"). La proposta distributista di Chesterton, Belloc, McNabb  era un vigoroso e coraggioso manifesto  cattolico per una diffusione e "restaurazione della proprietà" nella prospettiva dell'edificazione di una società cristiana. A noi tutti spetta il compito di conoscerla, apprezzarla ed attualizzarla.

Chesterton a La Civiltà Cattolica, sabato 24 Maggio 2014, ore 17.00


Che dobbiamo dire...?

... che ogni giorno che passa ci rendiamo conto dell'insostituibilità di Chesterton.

Leggete un qualunque aforisma e troverete un programma di vita, di battaglia, di lotta per il mondo buono.

Un aforisma al giorno

«La cinta esterna del Cristianesimo è un rigido presidio di abnegazioni etiche e di preti professionali; ma dentro questo presidio inumano troverete la vecchia vita umana che danza come i fanciulli e beve vino come gli uomini. (…) Nella filosofia moderna avviene il contrario: la cinta esterna è innegabilmente artistica ed emancipata: la sua disperazione sta dentro».


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Un aforisma al giorno

«Un cattolico che mette il cattolicesimo in un romanzo, in una canzone o in un sonetto o in un qualsiasi altro mezzo espressivo non fa della propaganda, ma agisce semplicemente da cattolico».


Gilbert Keith Chesterton, La mia fede

sabato 10 maggio 2014

Ecco come funziona la Lista Nozze di John Kanu!

Togheter for Distributism - Sierra Leone Chesterton Center

Continua l'Operazione SLCC per aiutare il nostro amico John Kanu nella realizzazione di una scuola professionale in Sierra Leone. A tal proposito abbiamo aperto una sezione sul nostro sito

http://www.pumpstreet.it/#!sierra-leone/c5hv

dove potete trovare ed acquistare alcuni degli utensili che ci occorrono.
Provvederemo noi a fargli recapitare tutta la merce che stiamo raccogliendo tramite l'invio di un container (per il quale raccogliamo anche dei fondi).

Grazie in anticipo, anche a nome di John.

Da Pump Street - Eretici in edizione SCI

Bellissimo!!!

Il prequel e la causa di Ortodossia!

"La prima avventura è nascere": basterebbe questa frase per giustificarne l'acquisto, ma c'è molto, molto di più!

Da Pump Street - Una breve storia d'Inghilterra

Poche date ma tanto senso, grazie a Dio! Ecco la bellezza di questo libro!

Capirete il perché del nostro mondo capitalistico di oggi, del tramonto della Merrie England e della grande speranza costituita dalla Chiesa Cattolica.

Questa edizione è curata da Paolo Allegrezza e rivista dal nostro presidente Marco Sermarini.

Su Pump Street!

Su Pump Street!

www.pumpstreet.it

Ecco come aiutarci ad aiutare John Kanu - La Lista Nozze di John Kanu!


Cari amici,

entrate nel collegamento qui sotto:

L'abbiamo ribattezzata "la Lista Nozze di John Kanu". Siccome per aiutarsi bisogna stimarsi ed amarsi, e quando ci si ama ci si sposa (alla debite condizioni stabilite dalla Santa Chiesa Cattolica Romana e non altre), e quando ci si sposa si fa la lista nozze e a noi piace dire che è meglio dare che ricevere, come dice il Nostro Maestro e Re Nostro Signore Gesù Cristo, ecco la Lista Nozze di John Kanu!

Vi ricorderete sicuramente di lui! È il nostro eroe della Sierra Leone, che sta ricostruendo il suo paese col distributismo di Chesterton! Cercate nel nostro blog e vedrete le sue imprese che ormai sono anche le nostre (ecco il matrimonio!!!).

Potete scegliere quello che volete, farete lieto un popolo intero, noi e loro!!!



venerdì 9 maggio 2014

Un aforisma al giorno

«San Tommaso si schierò risolutamente a favore della teoria secondo la quale il corpo di un uomo gli appartiene tanto quanto gli appartiene la sua anima, e che lui può esistere solo in quanto insieme armonico delle due cose».


Gilbert Keith Chesterton, San Tommaso d’Aquino

Un aforisma al giorno

«Qualunque vera amicizia comincia dal fuoco, dal cibo, dalle bevande e dalla percezione della pioggia e del gelo».


Gilbert Keith Chesterton, What's Wrong with the World

giovedì 8 maggio 2014

Due lettere di Gilbert a Frances

Le due lettere che seguono (in estratto) sono state scritte da Gilbert a Frances, la sua futura moglie. La prima riguarda il loro fidanzamento ed è scritta da Gilbert in terza persona parlando appunto di sé, la seconda riguarda il fatto che Gilbert le aveva chiesto di sposarlo. Sono belle, folli e commoventi. Questi due signori si sono sempre voluti tanto bene in maniera pulita, affettuosa, rispettosa e profonda. Sono un buon esempio per noi tutti.


Roseberry Villas

Mia cara,

Gilbert Keith Chesterton è nato a Campden Hill nel quartiere di Kensington, da genitori agiati, ma onesti ed è stato battezzato nella chiesa di S. Giorgio (…) dei primi anni di vita di questo uomo fuori dal comune rimangono poche tracce(…). La sola cosa interessante degli anni della scuola è che aveva l'involontaria abitudine di ricevere premi francesi. Gli unici che non ha mai cercato di ottenere e gli unici che ha ricevuto. Ma nonostante la cosa fosse alquanto misteriosa ai suoi occhi e anche se si mise d'impegno per evitarlo, la cosa andò avanti, facendo evidentemente parte di occulte leggi naturali. Un giorno incontrò un curioso giovane, svelto, ben pettinato. Appena si videro, i due si scontrarono simultaneamente e iniziarono a combattere. Poi (…) iniziarono a parlare di letteratura e non smisero più. Questo ragazzo è Bentley. C'è un altro fatto da ricordare, ugualmente importante. Bentley aveva l'abitudine di fare le cose bene. Aveva conosciuto un ragazzo che lo aveva iniziato alle "arti nere". Quella notte, come dice Shakespeare, "ci fu una stella". Un piacevole sabato pomeriggio Lucian disse: "Sto per portarti a conoscere i Bloggs". "I chi?", disse il ragazzo minacciosamente. Presupponendo si trattasse di una locanda, seguì controvoglia l'amico. Nessun segno in cielo e in terra lo avvisò. Gli uccelli continuarono a cantare sugli alberi. Lui entrò. Non c'era nessuno. C'era una giovane ragazza incantevole con un vestito verde che "non approvava soluzioni catastrofiche ai problemi sociali del suo tempo".

La seconda volta che si recò là, era seduto comodamente sul divano del salotto, quando, durante una conversazione, lei lo guardò dritto negli occhi e lui si disse in modo chiaro, come se lo stesse leggendo su di un libro: "Se dovessi avere qualcosa a che fare con questa ragazza, dovrei andare da lei in ginocchio, se parlassi con lei, non mi deluderebbe mai, se dipendessi da lei, non mi respingerebbe mai, se l'amassi, non giocherebbe mai con me, se mi fidassi di lei, non verrebbe mai meno alla sua promessa, se io mi scordassi di lei, lei non si dimenticherebbe mai di me. Potrei non vederla mai più". Tutto in un attimo, ma fu tutto detto. Ora sa quanto inoperoso, pigro e dispendioso è spesso stato, e quanto miseramente inadeguato è per ciò a cui è chiamato. Ci sono quattro ragioni per cui ringrazia sempre, prima ancora di sentirsi grato per la sua stessa vita: prima di tutto il suo Creatore, per averlo creato dalla stessa terra e averlo messo nello stesso mondo in cui si trova una donna come te. La seconda ragione è che, malgrado tutti i suoi difetti, non si è perduto dietro a strane donne. La terza, che ha provato ad amare ogni cosa viva: un'oscura preparazione per amare te. E la quarta… non ci sono parole per esprimerla. Qui termina la mia vita precedente. Prendila. Mi ha portato fino a te.

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Warwick Gardens

Mia cara,

ho scoperto che la mia vita fino ad oggi è trascorsa, in realtà, nella tenebra più totale. Paragonandola a ciò che vivo ora posso dire che astio, disprezzo, sofferenza, disperazione e pazzia, sono stati i compagni dei miei giorni e delle mie notti. Questa è stata la mia condizione precedente. Vista secondo i miei precedenti criteri, è stata piena di gioia. Ma non sapevo cosa significasse essere felice prima di questa notte. La felicità non è affatto una forma di soddisfazione o compiacimento: non è serenità o contentezza, come ho creduto fino ad oggi. La felicità non porta la pace, ma una spada: ti scuote come un lancio di dadi sul quale hai puntato tutto, toglie la parola e annebbia la vista. La felicità è più forte di se stessi e poggia il suo piede con fermezza sulla tua testa. Mentre andavo a casa stasera sull'omnibus, mi è successa una cosa strana. In piena contraddizione con le mie normali abitudini, e per la prima volta da quando avevo sette anni, mi sono sorpreso fino alle lacrime. Un'altra cosa che ho scoperto è che se è possibile innamorarsi di qualcuno per la seconda volta, mi è accaduto oggi a St. James Park. Non esagero se dico che ti ho sempre guardata sottovalutandoti, senza considerarti nella tua verità. Ma oggi c'era qualcosa in più del solito: sei improvvisamente salita al cielo. Mi sento come se non ti avessi mai pensata tanto bella e coraggiosa, come faccio ora. Prima brancolavo solo, e a fatica, per la mia anima. Non riesco a scrivere in modo logico o a spiegarti la posizione in cui sono ora. Mi sento sopraffatto da un senso enorme di inadeguatezza che è piacevole, mi fa ballare e cantare, anche se con ben poca grazia e tecnica. (…)

Sto lavorando tantissimo, sento che sto migliorando. Mi è stato chiesto in modo serio da uno scrittore di ampio respiro di selezionare alcune poesie e di farlo in breve tempo, prima che lo faccia un altro editore di sua conoscenza. Cosa valgono queste cose, se non in quanto 'strada per le stelle', quelle due meravigliose a cui il mio telescopio morale è sempre orientato, i tuoi bellissimi occhi blu? Per quanto concerne quel giovane gentiluomo che afferma di avere intenzione di sposarti, posso solo dire che afferma il suo gusto, ma a fatica la sua preveggenza. (…)

Non vedo l'ora di vederti, non per un'emozione antiquata, come ti ho detto l'altra sera quando ero in uno stato diverso, ma per un mondo non calpestato di risate, pericoli e cambiamenti, una grande strada bianca attraverso una collina. (…)

Non penso mai a nulla, dall'alba della Creazione fino al tramonto dell'Apocalisse, se non come un antefatto a te. Non puoi nemmeno immaginare ciò che mostra il tuo volto: porta con sé una relazione con tutto ciò che c'è di vivente, che tutte le cose animate portano alle inanimate.

Trevisan ci parla di Chesterton, distributismo, tradizione, canzoni e altro ancora...

I ritratti di GKC presenti alla National Portrait Gallery di Londra

Non molto lontano da Charing Cross e da Fleet Street, la via di Londra che ha visto migliaia di volte la presenza inconfondibile di Chesterton (si racconta che nella larga strada Gilbert sia stato visto fermarsi in mezzo al traffico tra le due corsie sotto la pioggia con un libro che stava leggendo tranquillamente...), c'è la National Portrait Gallery dove ci sono alcune decine di ritratti (disegni, dipinti e fotografie) del Nostro, tra cui il famoso Conversation piece con Belloc e Baring, suoi cari amici.

Qui sotto abbiamo fatto una ricerca dei ritratti che riguardano Chesterton, che potrete vedere l'uno dopo l'altro.

http://www.npg.org.uk/collections/search/person/mp00860/gilbert-keith-gk-chesterton

Utile rassegna stampa

1. MARCIA PER LA VITA: LA BENEDIZIONE DEL PAPA CI INCORAGGIA
In piazza San Pietro c'erano persone con storie e strategie diverse, ma uniti dalla volontà di opporre un no chiaro all'aborto

Autore: Andrea Lavelli - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3249 

2. MARCIA PER LA VITA: 40.000 PERSONE SPARITE NEL NULLA
Nei regimi totalitari vengono censurate le notizie scomode: oggi in Italia è stata censurata la manifestazione del popolo pro-life

Autore: Enzo Pennetta - Fonte: Libertà e Persona
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3252 

3. MARCIA PER LA VITA: UN GRIDO DI PROTESTA CONTRO LA CULTURA DELLO SCARTO
Ecco il discorso iniziale della portavoce della marcia

Autore: Virginia Coda Nunziante - Fonte: Corrispondenza Romana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3250 

4. MARCIA PER LA VITA: I VELENI DELLA CONTRACCEZIONE
Al convegno pre-marcia del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum sono state svelate scientificamente le menzogne su pillola del giorno dopo e i metodi abortivi precoci

Autore: Renzo Puccetti - Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3251 

5. MI AVEVANO INVITATO A PARLARE ALLA LUISS, MA SI SONO OPPOSTE LE ORGANIZZAZIONI GAY...
Trovo violenti e arroganti quegli omosessuali che impongono le loro problematiche quando si parla di famiglia per occupare tutto il tavolo di discussione (VIDEO: incontro con Costanza Miriano)

Autore: Costanza Miriano - Fonte: Blog di Costanza Miriano
LEGGI >>> http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3253 

mercoledì 7 maggio 2014

«I cristiani che si vergognano delle Crociate sono succubi del laicismo dominante» - Mons. Negri sulle Crociate

www.culturacattolica.it/default.asp#.U2pPIY5gxew.twitter?id=17&id_n=35293


Un aforisma al giorno (dedicato ai ragazzi della Scuola Sacra Famiglia di Cremona

"Gli esseri umani sono felici fintanto che mantengono la loro capacità di recezione, e la capacità di reagire agli stimoli esterni con la sorpresa, o la gratitudine".

Gilbert Keith Chesterton, Lucifer or the Root of Evil

martedì 6 maggio 2014

Il famoso Torrazzo di Cremona. Stasera GKC è lì...

Guardate che bravi gli amici della Chesterton Academy

Chesterton Academy (@ChestertonAcad)
Tickets now on sale for ROMEO & JULIET presented by the Seniors of Chesterton Academy and directed by Laura... fb.me/12aFHfevz


Un aforisma al giorno

"Senza il bianco (del gesso, ndr), i miei disegnini assurdi sarebbero stati privi di senso come lo sarebbe il mondo se non ci fossero in esso persone buone".

Gilbert Keith Chesterton, A piece of chalk, Tremendous Trifles, in La Nonna del Drago e altre serissime storie

Gesso della Collina del Cavallo Bianco raccolto da Gilbert e Frances

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
Chalk Gilbert and Frances saved from the White Horse fb.me/2YQLxp7MG

(come i bimbi..! Grandi!)

lunedì 5 maggio 2014

Torna Chesterton a La Civiltà Cattolica

Per il quinto anno consecutivo torna Chesterton alla Civiltà Cattolica.
Ecco il programma di massima:

UN'IDEA CRISTIANA DI SOCIETA' Economia e politica secondo Chesterton e i suoi amici SABATO 24 MAGGIO 2014, ORE 17 VILLA MALTA, via di Porta Pinciana 1
A cura de La Civiltà Cattolica, Chesterton Institute for Faith and Culture, Società Chestertoniana Italiana e BombaCarta  
Programma
ore 17:
- Marco Sermarini, Il distributismo, una teoria viva * lettura testi * - F. Ian Boyd, la visione socioeconomica di Chesterton e i suoi amici * John Kanu, testimonianza di distributismo vissuto
PAUSA
- Maurizio Serio: H. Belloc - Cecil Chesterton The party system - Partitocrazia di ieri e di oggi * lettura testi * - Dermot Quinn: Chesterton & the Moral Economy

Il nostro Fabio Trevisan sul distributismo a Verona

Martedì 6 maggio 2014

alle ore 20, 45 a Verona, presso la sala parrocchiale di San Pietro Apostolo (via Todeschini), conferenza  diOmar Ebrahime, Giorgio Mion e Fabio Trevisan su: UN'ECONOMIA A SERVIZIO DELLA FAMIGLIA. LA PROPOSTA DISTRIBUTISTA DI CHESTERTON, MC NABB, BELLOC E MEDAILLE POCO NOTA IN ITALIASi tratta del sesto incontro del Ciclo "Incontri di Cultura Politica Cattolica" organizzato dall'Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân.

Il punto dove GKC propose a Frances di sposarlo

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
The exact spot where Gilbert proposed to Frances in summer 1898, the center of the bridge in St. James park,... fb.me/1vxVatAxR


sabato 3 maggio 2014

Tweet da AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
This is the church where Gilbert and Frances got married in 1901. St. Mary's Abbotts in Kensington. fb.me/3gRzUsRv3

Tweet da AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)

AmChestertonSoc (@AmChestertonSoc)
The front of Chesterton's first home. fb.me/1ps9DIeNP


Chesterton, San Tommaso, il Corpo di Cristo, il Paradiso...





Una delle sorelle Nicholl (giovanissime ragazze e bambine che conobbero i Chesterton durante una vacanza e rimasero loro legate per sempre con un affetto speciale) ricordava che la stesura del San Tommaso d'Aquino segnò un grande cambiamento in Chesterton. Imparò a memoria la sequenza del Corpus Christi di San Tommaso e recitava ripetutamente a memoria, numerose volte, le ultime due strofe che trovate nella foto qui sopra. 

Lo faceva battendo il pugno sul bracciolo della sedia ove abitualmente sedeva in casa. 

Poi diceva: "che riassunto del Paradiso: l'esatto capovolgimento dell'espressione colloquiale 'giù tra i morti'. Là hai - letteralmente 'la terra dei viventi'. Sì, amici miei, noi vedremo tutte le cose buone nella terra dei viventi".

Un'altra definizione che usava per il Paradiso erano le due parole latine "in patria": "Ti spiega tutto: 'la nostra terra natia'".

venerdì 2 maggio 2014

Un aforisma al giorno

«L’attimo è davvero terribile: è così perché la nostra religione ha sentito intensamente l’attimo, che nella letteratura ha molto a che fare con la battaglia, e nella teologia ha molto a che fare con l’Inferno».


Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

E' morto padre Paolo Molinari, che si era occupato anche della causa di beatificazione di Pier Giorgio Frassati

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/pio-xii-pius-xii-pio-xii-33861/

giovedì 1 maggio 2014

Un aforisma al giorno - Arte pura e ragione pura.

Dalla mera arte non è mai nato nulla di supremamente artistico, proprio come la ragione pura non ha mai prodotto nulla di essenzialmente ragionevole.


Gilbert Keith Chesterton, L'Imputato.


Un aforisma al giorno

"Spero non sia segno di celata arroganza affermare che non mi ritengo particolarmente arrogante; e comunque se lo fossi, la mia religione mi proibirebbe di essere orgoglioso del mio orgoglio. Chi invece preferisce un simile atteggiamento troverà una fortissima tentazione all'orgoglio intellettuale nell'accozzaglia di filosofie verbose e inutili da cui siamo circondati oggi".


Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere