mercoledì 9 marzo 2011

Oggi è Mercoledì delle Ceneri - Ecco cosa ci dice Benedetto XVI (Catechesi di Mercoledì 9 Marzo 2011)


Cari fratelli e sorelle,

Oggi, segnati dall'austero simbolo delle Ceneri, entriamo nel Tempo di Quaresima, iniziando un itinerario spirituale che ci prepara a celebrare degnamente i misteri pasquali. La cenere benedetta imposta sul nostro capo è un segno che ci ricorda la nostra condizione di creature, ci invita alla penitenza e ad intensificare l'impegno di conversione per seguire sempre di più il Signore.

La Quaresima è un cammino, è accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione; ci ricorda che la vita cristiana è una "via" da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire. Gesù, infatti, ci dice: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23). Ci dice, cioè, che per giungere con Lui alla luce e alla gioia della risurrezione, alla vittoria della vita, dell'amore, del bene, anche noi dobbiamo prendere la croce di ogni giorno, come ci esorta una bella pagina dell'Imitazione di Cristo: "Prendi, dunque, la tua croce e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto per te, affinché anche tu portassi la tua croce e desiderassi di essere anche tu crocifisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria" (L. 2, c. 12, n. 2). Nella Santa Messa della Prima Domenica di Quaresima pregheremo: "O Dio nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi ai tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita" (Colletta). E' un'invocazione che rivolgiamo a Dio perché sappiamo che solo Lui può convertire il nostro cuore. Ed è soprattutto nella Liturgia, nella partecipazione ai santi misteri, che noi siamo condotti a percorrere questo cammino con il Signore; è un metterci alla scuola di Gesù, ripercorrere gli eventi che ci hanno portato la salvezza, ma non come una semplice commemorazione, un ricordo di fatti passati. Nelle azioni liturgiche, Cristo si rende presente attraverso l'opera dello Spirito Santo, quegli avvenimenti salvifici diventano attuali. C'è una parola-chiave che ricorre spesso nella Liturgia per indicare questo: la parola "oggi"; ed essa va intesa in senso originario e concreto, non metaforico. Oggi Dio rivela la sua legge e a noi è dato di scegliere oggi tra il bene e il male, tra la vita e la morte (cfr Dt 30,19); oggi "il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15); oggi il Cristo è morto sul Calvario ed è risuscitato dai morti; è salito al cielo e siede alla destra del Padre; oggi ci è dato lo Spirito Santo; oggi è tempo favorevole. Partecipare alla Liturgia significa allora immergere la propria vita nel mistero di Cristo, nella sua permanente presenza, percorrere un cammino in cui entriamo nella sua morte e risurrezione per avere la vita.

Nelle domeniche di Quaresima, in modo del tutto particolare in quest'anno liturgico del ciclo A, siamo introdotti a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, per ravvivare in noi questo dono e per far in modo che la nostra vita recuperi le esigenze e gli impegni di questo Sacramento, che è alla base della nostra vita cristiana. Nel Messaggio che ho inviato per questa Quaresima, ho voluto richiamare il nesso particolare che lega il Tempo quaresimale al Battesimo. Da sempre la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo, passo per passo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l'uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Le Letture che ascolteremo nelle prossime domeniche e alle quali vi invito a prestare speciale attenzione, sono riprese proprio dalla tradizione antica, che accompagnava il catecumeno nella scoperta del Battesimo: sono il grande annuncio di ciò che Dio opera in questo Sacramento, una stupenda catechesi battesimale rivolta a ciascuno di noi. La Prima Domenica, chiamata Domenica della tentazione, perché presenta le tentazioni di Gesù nel deserto, ci invita a rinnovare la nostra decisione definitiva per Dio e ad affrontare con coraggio la lotta che ci attende per rimanergli fedeli. Sempre c'è di nuovo questa necessità di decisione, di resistere al male, di seguire Gesù. In questa Domenica la Chiesa, dopo aver udito la testimonianza dei padrini e dei catechisti, celebra l'elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali. La Seconda Domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione. Il Battesimo è il sacramento della fede e della figliolanza divina; come Abramo, padre dei credenti, anche noi siamo invitati a partire, ad uscire dalla nostra terra, a lasciare le sicurezze che ci siamo costruite, per riporre la nostra fiducia in Dio; la meta si intravede nella trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato, nel quale anche noi diventiamo "figli di Dio". Nelle Domeniche successive viene presentato il Battesimo nelle immagini dell'acqua, della luce e della vita. La Terza Domenica ci fa incontrare la Samaritana (cfr Gv 4,5-42). Come Israele nell'Esodo, anche noi nel Battesimo abbiamo ricevuto l'acqua che salva; Gesù, come dice alla Samaritana, ha un'acqua di vita, che estingue ogni sete; e quest'acqua è il suo stesso Spirito. La Chiesa in questa Domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo. La Quarta Domenica ci fa riflettere sull'esperienza del "Cieco nato" (cfr Gv 9,1-41). Nel Battesimo veniamo liberati dalle tenebre del male e riceviamo la luce di Cristo per vivere da figli della luce. Anche noi dobbiamo imparare a vedere la presenza di Dio nel volto di Cristo e così la luce. Nel cammino dei catecumeni si celebra il secondo scrutinio. Infine, la Quinta Domenica ci presenta la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). Nel Battesimo noi siamo passati dalla morte alla vita e siamo resi capaci di piacere a Dio, di far morire l'uomo vecchio per vivere dello Spirito del Risorto. Per i catecumeni, si celebra il terzo scrutinio e durate la settimana viene consegnata loro l'orazione del Signore: il Padre nostro.

Questo itinerario della Quaresima che siamo invitati a percorre nella Quaresima è caratterizzato, nella tradizione della Chiesa, da alcune pratiche: il digiuno, l'elemosina e la preghiera. Il digiuno significa l'astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Tutto questo però non è ancora la realtà piena del digiuno: è il segno esterno di una realtà interiore, del nostro impegno, con l'aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del Vangelo. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio.

Il digiuno, nella tradizione cristiana, è legato poi strettamente all'elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: "Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell'astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell'elemosina, la quale sotto il nome unico di 'misericordia' abbraccia molte opere buone. Immenso è il campo delle opere di misericordia. Non solo i ricchi e i facoltosi possono beneficare gli altri con l'elemosina, ma anche quelli di condizione modesta e povera. Così, disuguali nei beni di fortuna, tutti possono essere pari nei sentimenti di pietà dell'anima" (Discorso 6 sulla Quaresima, 2: PL 54, 286). San Gregorio Magno ricordava, nella sua Regola Pastorale, che il digiuno è reso santo dalle virtù che l'accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità, che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una nostra privazione (cfr 19,10-11).

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant'Agostino dice che il digiuno e l'elemosina sono "le due ali della preghiera", che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Egli afferma: "In tal modo la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell'elemosina, nella temperanza e nel perdono delle offese, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene, cerca la pace e la consegue. Con le ali di queste virtù la nostra preghiera vola sicura e più facilmente viene portata fino al cielo, dove Cristo nostra pace ci ha preceduto" (Sermone 206, 3 sulla Quaresima: PL 38,1042). La Chiesa sa che, per la nostra debolezza, è faticoso fare silenzio per mettersi davanti a Dio, e prendere consapevolezza della nostra condizione di creature che dipendono da Lui e di peccatori bisognosi del suo amore; per questo, in Quaresima, invita ad una preghiera più fedele ed intensa e ad una prolungata meditazione sulla Parola di Dio. San Giovanni Crisostomo esorta: "Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza" (Omelia 6 sulla Preghiera: PG 64,466).

Cari amici, in questo cammino quaresimale siamo attenti a cogliere l'invito di Cristo a seguirlo in modo più deciso e coerente, rinnovando la grazia e gli impegni del nostro Battesimo, per abbandonare l'uomo vecchio che è in noi e rivestirci di Cristo, per giungere rinnovati alla Pasqua e poter dire con san Paolo "non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Buon cammino quaresimale a voi tutti! Grazie!

martedì 8 marzo 2011

Novedades... Chestertonianas! Anche in Spagna si danno da fare.



G.K. Titterton.
Primera biografía sobre Chesterton, escrita por un amigo, donde se amontonan anécdotas y retazos llenos de frescura y buen humor.
ISBN:
978-84-321-3875-1
CÓDIGO:
105309
FORMATO:
16,0X24,0 cm.
176 pág.
ENCUADERNACIÓN: Rùstica

lunedì 7 marzo 2011

Alessandro Banfi sull'unità d'Italia

http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=155546

In questo collegamento un interessante articolo di Alessandro Banfi sull'unità d'Italia.

Libertà religiosa, il Papa: sacrificio di Bhatti svegli le coscienze

"Il commovente sacrificio della vita del ministro pakistano Shahbaz Bhatti svegli nelle coscienze il coraggio e l'impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini e, in tal modo, a promuovere la loro uguale dignità". Lo ha detto il Papa al termine della preghiera dell'Angelus, alla quale hanno partecipato in piazza San Pietro oltre 50 mila fedeli.

Da CulturaCattolica.it - Martyres Christi: Shahbaz Bhatti


Martyres Christi: Shahbaz Bhatti
Autore: Amato, Gianfranco  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

sabato 5 marzo 2011

Il 2 marzo 2011 Clement Shahbaz Bhatti ha coronato il suo amore per Cristo con la palma del martirio. Non si tratta di un religioso, ma di un comune laico, un semplice cristiano coinvolto in quell’esperienza terrena chiamata politica. Per essere precisi, si tratta del quarantaduenne ministro cattolico per le Minoranze del Pakistan, l’unico cristiano presente nell’esecutivo di quel Paese musulmano. Un ministro che non si vergognava di riconoscere pubblicamente Gesù Cristo come il «nucleus of my life», il centro ed il significato ultimo della sua esistenza, e che amava ricordare a tutti quanto la vita non appartenga a nessuno, ma sia semplicemente data in prestito («borrowed»). Il 2 marzo 2011 quel prezioso prestito viene restituito. Si tratta, però, di una morte annunciata. Tre mesi fa, infatti, Shahbaz Bhatti aveva previsto la sua fine in un video testamento realizzato a futura memoria, e destinato a circolare solo dopo il tragico evento.
La mano assassina del fanatismo talebano, ponendo fine alla vita terrena del ministro pakistano, ha mostrato al mondo quale sia il vero significato di concetti come testimonianza e servizio, e ha costretto alla vergogna tanti politici cattolici occidentali, nella cui bocca (sazia e sicura) tali concetti rischiano di apparire verba vacua.
Il testamento spirituale di questo ultimo martire cristiano non ha bisogno di commenti, e merita di essere riportato integralmente:

«Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.
Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.
Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.
Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.
Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.
Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna».


Così offrono la propria vita i Martyres Christi!
Ora Shahbaz, nella gloriosa schiera dei Santi, può contemplare da vicino (e davvero senza vergogna) il volto di quel Cristo che ha riconosciuto come centro e significato della propria esistenza.
Di fronte alla testimonianza di una sequela della croce vissuta usque ad effusionem sanguinis, tanti tiepidi cristiani, ripensando alla propria pavida fede compromissoria, farebbero bene a riflettere. O, meglio, ad arrossire.

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=27262

Nel collegamento qui sopra trovate la pagina orginale dell'articolo e due video che riguardano Bhatti.

Il Cardinale Scola parla di amore e famiglia e cita Chesterton

"Per sempre o finché dura?"

Il Cardinale Angelo Scola su "La vita buona"

ROMA, sabato, 5 marzo 2011 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un articolo del Patriarca di Venezia, il Cardinale Angelo Scola, apparso su il "Messaggero di sant'Antonio".


* * *

Mi capita spesso di incontrare genitori della mia età, felicemente sposati, le cui figlie/i in età da marito/moglie scelgono di convivere. «Adesso si usa così…», «Eppure da noi hanno avuto un esempio diverso!», «Cosa ci possiamo fare?». La domanda, scettica, rassegnata, o accorata a seconda dei casi, rimbalza dai genitori ai parroci agli educatori, spesso agli stessi giovani. Eppure, lo abbiamo detto nella prima puntata di questo nostro dialogo, il «per sempre» è una caratteristica inestirpabile del vero amore tra un uomo e una donna. Del resto non lo ritroviamo solo nella formula del rito religioso del matrimonio («Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre…»), ma ne rintracciamo un'eco anche nelle norme del Codice Civile (quando, a proposito di matrimonio, si parla di «obbligo reciproco alla fedeltà», art. 143). Non c'è nessuno al mondo che non desideri essere definitivamente amato per poter, a sua volta, amare definitivamente. La misura con cui il Creatore ha «tarato» il cuore dell'uomo è infatti l'infinito. Di fronte a coloro che amiamo di più sentiamo come profondamente ingiusta la parola fine: «Ama chi dice all'altro: "Tu non puoi morire"» (Gabriel Marcel). 

Ma se le cose stanno così, perché ci si sposa sempre di meno? È un problema di crescente individualismo, di maggior precarietà nelle relazioni affettive e di un preoccupante deficit di speranza. L'idea vincente, nelle nostre società avanzate, è quella di libertà come assenza di legami. Si preferiscono rapporti «corti» a rapporti «lunghi», non solo in chiave temporale ma anche di coinvolgimento personale. Il modello mercantile del contratto è elevato a paradigma di ogni relazione. Così alla logica del dono si sostituisce quella del calcolo, del do ut des. «Solo gli uomini – osserva acutamente Chesterton – sono in grado di lanciare i loro cuori oltre tutti i calcoli, per conquistare ciò che il cuore desidera». Ma il desiderio dell'uomo non può essere ingannato troppo a lungo impunemente: un'insospettata conferma ci è arrivata anche dal recente rapporto Censis. Se si vuole saziare la fame dell'uomo propinandogli in continuazione cibi stuzzicanti ma di scarso valore nutritivo, il suo desiderio languirà fino a spegnersi. «Sarà – insistono i più disincantati – ma il mondo è cambiato. Nessuno accetta più di fare sacrifici». «Senza impegno» ci assicurano i venditori quando ci vogliono rifilare un prodotto. «Senza impegno» sembra essere diventata la massima aspirazione di molti giovani. Perché l'«impegno» mette paura.
 
Sentite cosa dice a questo proposito Chesterton: «L'uomo che prende un impegno definitivo prende un appuntamento con se stesso in qualche momento o luogo distante. Il pericolo è che egli stesso non riesca a mantenerlo. E nei tempi moderni questo terrore di se stessi, della propria debolezza e mutabilità, è cresciuto pericolosamente, ed è questa la base effettiva dell'obiezione ai voti di qualsiasi genere». Facciamo come la volpe della favola di Esopo: siccome non riusciva a raggiungere l'uva, ci rinunciò dicendo che era acerba. In questo modo noi, insieme con l'ampiezza del desiderio, riduciamo la nostra umanità. Ma Gesù è venuto per salvarla. Cristo e la sua Chiesa fanno il tifo per la grandezza dell'uomo: per questo ci sono i sacramenti. Quello del matrimonio si fonda sull'incrollabile certezza di cui parla san Paolo: «Colui che ha iniziato in voi quest'opera buona la porterà a compimento» (Filippesi 1,6). Mentre vi scrivo queste cose ho in mente i volti concreti di tante spose e di tanti sposi fedeli che il mondo giudica «eroici», ma che sono semplicemente docili alla grazia del sacramento. Certo questo mette in conto il perdono, un altro «ingrediente» dell'amore tanto decisivo quanto sconosciuto. Chi non sa perdonare non ama. Ne parleremo ancora e più diffusamente.

In prigione Mao Hengfeng, l'attivista contro la "legge del figlio unico"


Appello urgente di Amnesty International: rischia di nuovo la tortura

di Paul De Maeyer


ROMA, giovedì, 3 marzo 2011 (ZENIT.org).- In Cina, è stata arrestata giovedì 24 febbraio la nota prigioniera di coscienza Mao Hengfeng, impegnata dal 1988 nella lotta contro la discussa e rigida "legge del figlio unico", lanciata alla fine degli anni '70 da Deng Xiaoping per frenare la crescita demografica del colosso asiatico.

Mao Hengfeng, 50 anni, che abita con suo marito Wu Xuewuei a Shanghai, era stata rimessa anticipatamente in libertà appena due giorni prima, martedì 22 febbraio, per motivi di salute. La donna stava scontando nella provincia centro-orientale di Anhui una sentenza a 18 mesi di "rieducazione attraverso il lavoro". Era stata ritenuta colpevole di "disturbo dell'ordine pubblico" per aver partecipato il 25 dicembre del 2009 a Pechino ad una manifestazione a favore di un altro noto difensore dei diritti umani, Liu Xiaobo, insignito l'anno scorso con il Premio Nobel per la Pace.

A richiamare l'attenzione sulle condizioni della Hengfeng è stata l'organizzazione per i diritti umani Amnesty International (AI), che ha lanciato sul suo sito Internet un appello "urgente" per il rilascio "immediato ed incondizionato" della donna. Come ricorda l'ONG, l'attivista è a rischio tortura. Arrestata già numerose volte, è stata torturata ripetutamente, come ha raccontato lei stessa nel luglio scorso durante l'udienza di riesame del suo ricorso contro l'ultima condanna. È stata aggredita varie volte da altri detenuti, bastonata e colpita due volte alla testa con una sedia. Una tomografia computerizzata realizzata prima del suo inaspettato rilascio ha d'altronde rivelato la presenza di emorragie cerebrali.

A motivare il nuovo arresto - avvenuto in presenza di almeno una trentina di poliziotti – è il fatto che durante il suo breve rilascio la Hengfeng avrebbe svolto "attività illegali", secondo suo marito un'accusa assurda. "Per 24 ore ogni giorno, da quando è tornata, la polizia ci ha controllato fuori dalla porta", ha detto. "Non è riuscita nemmeno ad andare dal medico. Quale possibilità aveva per infrangere la legge?", ha continuato Wu, che non ha nascosto la sua grande preoccupazione. "Non sappiamo dov'è", ha detto (Reuters, 24 febbraio).

Secondo quanto riferito da AI, la lotta della Hengfeng contro la politica del controllo delle nascite in Cina risale al 1988, quando la donna - in quel momento già madre di due gemelle - fu licenziata per aver violato la legge in questione con la sua seconda gravidanza. Ricoverata in una clinica psichiatrica, la Hengfeng è riuscita comunque a concludere la sua gravidanza, partorendo prematuramente una terza figlia il 28 febbraio 1989. Per non mettere in pericolo la sua famiglia, la donna ha accettato successivamente di interrompere la gravidanza del suo quarto figlio.

L'ultimo arresto dell'attivista - definito "totalmente scandaloso" dalla vicedirettrice del Programma Asia Pacifico di Amnesty International, Catherine Baber (Reuters, 24 febbraio) - va collocato sullo sfondo dell'ondata di protesta popolare nel mondo arabo, nota anche come la "Rivoluzione del gelsomino", scoppiata a metà dicembre in Tunisia per il forte rialzo dei prezzi dei beni di prima necessità e culminata con la cacciata a metà gennaio del presidente Zine El-Abidine Ben Ali.

Quello che temono di più le autorità cinesi è l'effetto domino o il "contagio". Va ricordato infatti che anche la protesta di Piazza Tienanmen, soffocata nel sangue nel 1989, iniziò con un aumento dei prezzi. Già nelle scorse settimane si sono verificati in varie città ciò che si potrebbero definire dei "tentativi di protesta" contro il rapido aumento del costo della vita. Mentre oggi, giovedì 3 marzo, si apre l'annuale Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese e sabato 5 marzo l'Assemblea Nazionale del Popolo, su Internet è stato lanciato per domenica prossima un nuovo invito a scendere in piazza ed occupare silenziosamente il centro di più di cento città (La Repubblica.it, 2 marzo).

Nel frattempo continua a crescere la popolazione della Cina. Secondo i dati preliminari resi pubblici il 28 febbraio dall'Ufficio Nazionale per la Statistica, la popolazione è salita a fine 2010 a quota 1,341 miliardi di abitanti, un aumento di 6,3 milioni - più o meno l'equivalente di un Paese come Israele (dati relativi al 2000/01) - rispetto all'anno precedente, quando erano 1,3347 miliardi. Mentre in occasione del penultimo censimento nel 2000 erano 1,295 miliardi gli abitanti, per il mese di aprile sono attesi i dati dell'ultimo censimento generale della popolazione, svoltosi l'anno scorso (China Daily, 1 marzo).

"La popolazione della Cina sta crescendo adesso principalmente perché la gente vive più a lungo, non perché ha tanti figli", così sostiene Cai Yong, demografo dell'Università della Carolina del Nord (USA) specializzato nella Cina (Shanghai Daily, 1 marzo). Assieme ad un preoccupante squilibrio tra i sessi - conseguenza dell'aborto selettivo e della tradizionale preferenza per i figli maschi -, l'invecchiamento della popolazione è attualmente uno dei maggiori rompicapi per i demografi e politici cinesi. Secondo alcune stime, dopo il 2025 la popolazione attiva scenderà di 10 milioni di persone l'anno e il numero di giovani della fascia di età 20-24 anni diminuirà di un quarto dopo il 2030 (China Daily, 1 marzo).

Durante una conferenza a Kunming - capoluogo della provincia meridionale dello Yunnan -, il ministro per gli Affari Civili, Li Liguo, ha dichiarato venerdì scorso che la popolazione ultrasessantenne della Cina raggiungerà nell'anno 2015 quota 216 milioni di persone, con un aumento annuale di oltre 8 milioni di persone (Agenzia Xinhua, 25 febbraio). Sempre nel 2015, il numero degli ultraottantenni salirà in Cina a 24 milioni, ha continuato il ministro, che è anche vice direttore della Commissione Nazionale sull'Invecchiamento. Per evitare il "crac" del sistema pensionistico, il ministero cinese per le Risorse Umane e la Sicurezza Sociale ha annunciato d'altronde domenica scorsa l'avvio di una revisione "estensiva" dell'età pensionabile per le donne (Xinhua, 27 febbraio).

Proprio per questo motivo, gli esperti cinesi non escludono un parziale allentamento della normativa sul "figlio unico". Parlando lunedì con il China Daily, uno degli esponenti della Commissione per la Popolazione Nazionale e la Pianificazione Familiare (NPFPC), il professor Yuan Xin, si è dimostrato propenso ad un "aggiornamento" della legge. Il demografo della Nankai University, a Tianjin (o Tientsin, sul Mar Cinese Orientale), ha suggerito di autorizzare i coniugi che vivono in città e sono entrambi figli unici ad avere un secondo figlio.

Come ricorda l'ex leader della rivolta del 1989, Chai Ling, fuggita dalla Cina nel 1990 e convertitasi al cristianesimo nel dicembre 2009, la famigerata legge, contro la quale ha lottato e continua a lottare dunque la Mao Hengfeng, è "una Tienanmen che si verifica ogni ora, un massacro mirato che il mondo può e deve fermare prima che sia troppo tardi" (AsiaNews, 1 marzo).

Jesus di Marzo riporta un articolo su Chesterton


Carissimi Amici,

vi segnaliamo che è in edicola il mensile Jesus n° 03/2011 che alle pagine 96-99 riporta un articolo del nostro Paolo Pegoraro dal titolo "Mistico della concretezza".

Ma di chi parliamo?

Ma perbacco, del nostro Gilbert!

Ci sono anche delle sue foto e le voci di Marco Sermarini e Paolo Gulisano.

Bravo, Paolo!

domenica 6 marzo 2011

Il Papa all'Angelus di domenica 6 Marzo 2011 (neretto nostro!)

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica presenta la conclusione del "Discorso della montagna", dove il Signore Gesù, attraverso la parabola delle due case costruite una sulla roccia e l'altra sulla sabbia, invita i discepoli ad ascoltare le sue parole e a metterle in pratica (cfr Mt 7,24). In questo modo Egli colloca il discepolo e il suo cammino di fede nell'orizzonte dell'Alleanza, costituita dalla relazione che Dio intesse con l'uomo, attraverso il dono della sua Parola, entrando in comunicazione con noi. Il Concilio Vaticano II afferma: "Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé". (Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, 2). "In questa visione ogni uomo appare come il destinatario della Parola di Dio, interpellato e chiamato ad entrare in tale dialogo d'amore con una risposta libera" (Esort. Ap. postsin. Verbum Domini, 22). Gesù è la Parola vivente di Dio. Quando insegnava, la gente riconosceva nelle sue parole la stessa autorità divina, sentiva la vicinanza del Signore, il suo amore misericordioso, e rendeva lode a Dio. In ogni epoca e in ogni luogo, chi ha la grazia di conoscere Gesù, specialmente attraverso la lettura del santo Vangelo, ne rimane affascinato, riconoscendo che nella sua predicazione, nei suoi gesti, nella sua Persona Egli ci rivela il vero volto di Dio, e al tempo stesso rivela noi a noi stessi, ci fa sentire la gioia di essere figli del Padre che è nei cieli, indicandoci la base solida su cui edificare la nostra vita.

Ma spesso l'uomo non costruisce il suo agire, la sua esistenza, su questa identità, e preferisce le sabbie delle ideologie, del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile domanda di felicità e di pienezza che porta nella propria anima. E noi, su che cosa vogliamo costruire la nostra vita? Chi può rispondere veramente all'inquietudine del nostro cuore? Cristo è la roccia della nostra vita! Egli è la Parola eterna e definitiva che non fa temere ogni sorta di avversità, ogni difficoltà, ogni disagio (cfr Verbum Domini, 10). Possa la Parola di Dio permeare tutta la nostra vita, pensiero e azione, così come proclama la prima lettura della Liturgia odierna tratta dal Libro del Deuteronomio: "Porrete dunque nel cuore e nell'anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi" (11,18). Cari fratelli, vi esorto a fare spazio, ogni giorno, alla Parola di Dio, a nutrirvi di essa, a meditarla continuamente. È un prezioso aiuto anche per mettersi al riparo da un attivismo superficiale, che può soddisfare per un momento l'orgoglio, ma che, alla fine, lascia vuoti e insoddisfatti.

Invochiamo l'aiuto della Vergine Maria la cui esistenza è stata segnata dalla fedeltà alla Parola di Dio. La contempliamo nell'Annunciazione, ai piedi della Croce e, ora, partecipe della gloria del Cristo Risorto. Come Lei, vogliamo rinnovare il nostro "sì" e affidare con fiducia a Dio il nostro cammino.

Un aforisma al giorno

"Gran parte della libertà moderna è, alle radici, paura. Non è tanto che noi siamo troppo audaci per sopportare le regole, è che siamo troppo paurosi per sopportare le responsabilità".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Un aforisma al giorno

"Questa è la sola ed eterna educazione: essere così sicuri che qualcosa è vero da avere il coraggio di dirlo a un bambino".

Gilbert Keith Chesterton, Cosa c'è di sbagliato nel mondo

Beaconsfield avrebbe ospitato Gheddafi, Tony Blair e altri...

http://www.bucksfreepress.co.uk/news/8888762.Beaconsfield_beginnings__Gaddafi_and_six_other_famous_names/

In questo collegamento si dice che negli anni '60 il colonnello Gheddafi sarebbe passato per Beaconsfield, come pure Tony Blair e altre "celebrità".

Naturalmente Beaconsfield è la città di adozione di Chesterton, che vi visse da pochi anni dopo il matrimonio sino alla morte.

Una segnalazione dall'amico Giovanni Borghi di un articolo de Il Corriere della sera

Da Giovanni Borghi riceviamo e segnaliamo:

"Gentili chestertoniani,

vi segnalo la pagina culturale del Corriere della Sera di oggi Sabato 5
Marzo, tratta di Solovev e della sua critica al pacifismo di matrice
Tolstojana. Un tema accennato anche in Ortodossia, e che puo' a mio parere
essere interessante per i lettori del blog. Ne parlavano a uno dei
programmi mattutini di Radio3.

Saluti cordiali e buon lavoro

Giovanni"
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Società Chestertoniana Italiana
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"Quando vale la pena di fare una cosa, vale la pena di farla male"
(G.K. Chesterton)

venerdì 4 marzo 2011

Un aforisma al giorno

"È solo da quando conosco l'ortodossia che conosco l'emancipazione mentale".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

giovedì 3 marzo 2011

Un articolo di mons. Massimo Camisasca sulla povertà


Un articolo molto chestertoniano di mons. Massimo Camisasca dal titolo "Il cammino della povertà" - http://www.sancarlo.org/it/?p=3781

Ecco il testamento spirituale di Shahbaz Bhatti (bellissimo).

"Il mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono nato in una famiglia cattolica. Mio padre, insegnante in pensione, e mia madre, casalinga, mi hanno educato secondo i valori cristiani e gli insegnamenti della Bibbia, che hanno influenzato la mia infanzia.

Fin da bambino ero solito andare in chiesa e trovare profonda ispirazione negli insegnamenti, nel sacrificio, e nella crocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che mi indusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Le spaventose condizioni in cui versavano i cristiani del Pakistan mi sconvolsero. Ricordo un venerdì di Pasqua quando avevo solo tredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesù per la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. E pensai di corrispondere a quel suo amore donando amore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al servizio dei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi e dei perseguitati che vivono in questo paese islamico.

Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia, ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della mia stessa vita. Lamia risposta è sempre stata la stessa. Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora — in questo mio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, i cristiani perseguitati del Pakistan — Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Voglio vivere per Cristo e per Lui voglio morire. Non provo alcuna paura in questo paese. Molte volte gli estremisti hanno desiderato uccidermi, imprigionarmi; mi hanno minacciato, perseguitato e hanno terrorizzato la mia famiglia. Io dico che, finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro, continuerò a servire Gesù e questa povera, sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.

Credo che i cristiani del mondo che hanno teso la mano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremoto del 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, d’amore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranza tra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sono convinto che riusciremo a vincere i cuori e le menti degli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento in positivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nel nome della religione, ma si ameranno le une le altre, porteranno armonia, coltiveranno la pace e la comprensione in questa regione.

Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani qualunque sia la loro religione vadano considerati innanzitutto come esseri umani. Penso che quelle persone siano parte del mio corpo in Cristo, che siano la parte perseguitata e bisognosa del corpo di Cristo. Se noi portiamo a termine questa missione, allora ci saremo guadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potrò guardarLo senza provare vergogna".


da Cantuale Antonianum

In India e Pakistan essere cristiani è pericolosissimo



INDIA – PAKISTAN
Shahbaz Bhatti, la "voce degli oppressi" e delle minoranze
Due sacerdoti ricordano la figura del ministro per le Minoranze pakistano. L'assassinio brutale di un uomo che si è battuto per la libertà religiosa e la dignità umana in Pakistan.

03/03/2011
PAKISTAN
Punjab, chiese e tombe profanate: i cristiani temono nuovi massacri
La comunità di Kot Addu impotente di fronte ai soprusi dei latifondisti locali, che confiscano campi e negozi con la connivenza di polizia e funzionari. Dissacrati simboli cristiani, ma non vale la legge sulla blasfemia applicata solo contro i cristiani. Le autorità parlano di vicende "montate", ma mancano motivazioni legali per l'esproprio dei beni.

03/03/2011
INDIA
Vescovo del Karnataka: I cristiani vogliono giustizia per la violenza subita
di Nirmala Carvalho
L'arcivescovo di Bangalore, Bernard Moras, critica il rapporto Somasekhara, commissionato dal governo del Karnataka e affidato a un singolo responsabile. I cristiani chiedono che il Central Bureau of Investigation indaghi sulle violenze di due anni fa rimaste senza colpevoli. Tutte le Chiese organizzano marce e manifestazioni di protesta.


mercoledì 2 marzo 2011

Chestertoniana n° 15


L'uomo della mia vita: Dio non è una vecchia istituzione. Ecco il libro (mai scritto) di G.K.Chesterton su Gesù

http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=20586

"Chestertoniana" di Lindau


DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, P. FEDERICO LOMBARDI S.J., SULL’ASSASSINIO DEL MINISTRO PAKISTANO PER LE MINORANZE, SHAHBAZ BHATTI


In risposta alle domande di giornalisti, il Direttore della Sala Stampa, P. Federico Lombardi, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione.

L'assassinio del ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti, è un nuovo fatto di violenza di terribile gravità. Esso dimostra quanto siano giusti gli interventi insistenti del Papa a proposito della violenza contro i cristiani e contro la libertà religiosa in generale.
Bhatti era il primo cattolico a ricoprire un tale incarico. Ricordiamo che era stato ricevuto dal Santo Padre nello scorso settembre e aveva dato testimonianza del suo impegno per la pacifica convivenza fra le comunità religiose del suo Paese.
Alla preghiera per la vittima, alla condanna per l'inqualificabile atto di violenza, alla vicinanza ai cristiani pakistani così colpiti dall'odio, si unisce l'appello perché tutti si rendano conto dell'urgenza drammatica della difesa della libertà religiosa e dei cristiani oggetto di violenza e persecuzione.

[00323-01.01]

Shahbaz Bhatti, cattolico difensore dei deboli e degli emarginati

Il ministro per le Minoranze veniva da una famiglia cattolica profondamente impegnata per la giustizia. Del suo lavoro diceva: "Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo".

Islamabad (AsiaNews) - Shahbaz Bhatti, il ministro ucciso oggi dai Talebani pakistani, era nato il 9 settembre del 1968, in una famiglia cristiana originaria del villaggio di Kushpur. Suo padre Jacob, ha servito a lungo nell'esercito; poi si è impegnato nel campo dell'istruzione, ha insegnato a lungo ed è stato presidente del consiglio delle Chiese di Kushpur. Nell'autunno del 2010 è stato ospitalizzato a Islamabad. Secondo fonti locali, le sue condizioni sono peggiorate decisamente dopo la notizia dell'assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer, il 4 gennaio 2011. E' entrato in una forma di depressione psicofisica che ha portato infine all'arresto cardiaco, e alla morte il 10 gennaio 2011.

L'importanza di Jacob Bhatti nella vita del figlio è stata grande. Una testimonianza apparsa sui giornali pakistani al momento della morte lo descriveva così: "Era un uomo coraggioso ed era la principale fonte di forza per suo figlio. Lo incoraggiava e lo aiutava a affrontare le situazioni più rischiose e precarie".

Shahbaz Bhatti dopo aver completato i suoi studi ha intrapreso la carriera politica nel Pakistan People's Party, la formazione politica più riformatrice del Paese. Molto rapidamente si è imposto all'attenzione dei quadri dirigenti del partito, e in particolare di Benazir Bhutto, con cui ha lavorato a stretto contatto fino al momento dell'assassinio della leader carismatica pakistana. In un'intervista ad AsiaNewsaveva definito "doverosa la creazione di una commissione indipendente Onu" destinata ad indagare sull'omicidio di Benariz Bhutto.

 Shahbaz era sul convoglio insieme alla Bhutto al momento dell'attentato e riportò solo ferite leggere. Ad AsiaNews raccontò quanto è successo: "A un certo punto, nella zona di Karsaz, si sono avute due enormi esplosioni, proprio vicino al veicolo che trasportava la signora Bhutto, in testa al corteo. L'ex premier era appena scesa nel compartimento inferiore per riposare, quando c'è stata l'esplosione. I vetri del veicolo sono andati in frantumi, una porta è stata distrutta, ma tutt'attorno vi erano morti e feriti. Quando sono sceso dal veicolo, vi era sangue e brandelli di corpi dappertutto. Questo atto vile di codardo terrorismo ci offende profondamente e rattrista tutto il popolo pakistano. Questi giorni sono di lutto e di dolore".

Bhatti ha sempre avuto un'attenzione particolare per la situazione dei settori del Paese più discriminati. Era presidente dell'Apma (All Pakistan Minorities Alliance). Si tratta di un'organizzazione rappresentativa delle comunità emarginate e delle minoranze religiose del Pakistan, che opera su vari fronti in sostegno dei bisognosi, dei poveri, dei perseguitati. Del motivo del suo impegno egli dice semplicemente: "Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo".

Pakistan - Ucciso Shahbaz Bhatti, ministro pakistano che ha difeso Asia Bibi

di Jibran Khan
L’attentato è avvenuto questa mattina a Islamabad. Un commando armato ha sparato al ministro cattolico sulla sua auto. Trasportato in ospedale non è sopravvissuto alle ferite. L'assassinio rivendicato da Tehrik-e-Taliban Pakistan.


Islamabad (AsiaNews) – Il ministro pakistano per le minoranze, Shahbaz Bhatti è stato ucciso questa mattina da un commando armato. L’attentato è stato compiuto nel quartiere I-8/3 da un gruppo di uomini mascherati che hanno teso un agguato al ministro per strada. L’hanno tirato fuori dalla sua auto e hanno aperto il fuoco contro di lui a brevissima distanza, crivellandolo con 30 proiettili  prima di fuggire su un’automobile.
La nipote di Shabhaz Bhatti stava viaggiando con lui quando è avvenuta l’aggressione. I terroristi hanno continuato a sparare per circa due minuti. Non c’era nessun agente della sicurezza con Bhatti quando è avvenuto l’attentato. Il ministro è stato immediatamente trasportato all’ospedale Shifa, dove però i medici non sono riusciti a salvarlo. Gli assassini hanno lasciato sul luogo del delitto un manifestino: " Tehrik-e-Taliban Pakistan" (Ttp) rivendica l’assassinio di Bhatti per aver parlato contro la legge sulla blasfemia. " Tehrik-e-Taliban Pakistan" è un’organizzazione “ombrello” che raggruppa vari gruppi di militanti islamici.
Shahbaz Bhatti, cattolico, era stato confermato di recente nel suo incarico di ministro per le Minoranze in un rimpasto governativo. Aveva difeso con coraggio Asia Bibi, la cristiana condannata a morte per blasfemia in base a false accuse. Apparteneva al PPP, il partito progressista al governo. Dopo l’uccisione di Salman Taseer, governatore del Punjab, che aveva agli occhi dei fondamentalisti islamici la colpa di aver difeso anch’egli Asia Bibi, Bhatti aveva detto di essere ora “il bersaglio più alto” dei radicali.
“Questa è una campagna concertata per sopprimere ogni voce progressista, liberale e umanitaria in Pakistan” ha detto Farahnaz Ispahani, assistente del presidente Asif Ali Zardari. “E’ venuto il momento per il governo nazionale e per i governi federali di parlare chiaro, e di prendere una posizione ferma contro questi assassini per salvare l’essenza stessa del Pakistan”.
Robinson Asghar, che era amico di Bhatti ha detto che il ministro ucciso aveva ricevuto minacce dopo l’assassinio del governatore del Punjab, Salman Taseer. Asghar ha detto di aver consigliato Bhatti a lasciare il Pakistan per un certo periodo a causa delle minacce, ma che Bhatti si è rifiutato.
Il ministro dell’Informazione, Firdous Ashiq Awan ha detto che Bhatti ha giocato un ruolo chiave nel promuovere l’armonia interreligiosa, ed era una grande risorsa. “Siamo tristi per la sua morte tragica” ha detto, aggiungendo che il governo aprirà un’indagine sul perché non aveva una scorta.

Bobo Persico ci riporta il suono della sfida di Don Corinno a Brembate: Giustizia e Paradiso!

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2011/3/2/YARA-GAMBIRASIO-Giustizia-e-Paradiso-a-Brembate-risuona-la-sfida-di-don-Corinno/154363/

Bello l'articolo del nostro amico chestertoniano Bobo Persico uscito oggi su Il Sussidiario sulla vicenda triste della giovanissima (anzi, piccola!) Yara Gambirasio, dal titolo Giustizia e Paradiso - A Brembate risuona la sfida di don Corinno.

Il collegamento è qui sopra.

martedì 1 marzo 2011

Qualcuno giustamente invoca il ritorno di Padre Brown.

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-cercasi-padre-brown-disperatamente-1123.htm

Nel collegamento qui sopra trovate l'articolo di Andrea Tornielli dal titolo "Cercasi Padre Brown disperatamente", uscito oggi su La Bussola Quotidiana.

Parla del delitto della giovanissima Yara Gambirasio e parla anche del nostro caro Chesterton (oltre che di George Simenon e di Maigret).

Vorremmo dire di più di quello che ha detto, pur bene, Andrea Tornielli: ci vorrebbe un Padre Brown a scovare il male e ad annientarlo invocando il cambiamento di chi lo fa. Questo lo possiamo fare tutti noi, volendo. D'altronde questo ci vorrebbe per far tornare l'allegria a questo nostro mondo che abbraccia il male e lo sottovaluta e gli fa spallucce: diceva Gilbert che "scovare e combattere il male è il principio di ogni allegria".


Nella foto sopra: Alec Giunness nei panni di Padre Brown, la cui lettura lo portò alla conversione al cattolicesimo.

Viva la sposa!

Dall'amico Carlo Martinucci riceviamo, ringraziamo e pubblichiamo:

Cari amici di Chesterton (e dunque anche amici miei!)
vi segnalo un articolo bellissimo, l'intervista di Camillo Langone a Costanza Miriano, giornalista e tra le altre cose autrice del libro "sposati e sii sottomessa". Credo sia sul Foglio di oggi (26/2/2011), comunque io l'ho trovato qui: http://www.scienzaevita.org/rassegne/4b18af4e66bf60043a25b8047a1cbf2e.pdf
Oltre ad essere molto bella e interessante, viene citato anche il "nostro" Chesterton (nella frase "non c'è niente di più eccitante dell'ortodossia"). Spero la segnalazione possa farvi piacere!
Un abbraccio!

In Jesu et Maria


Carlo Martinucci

lunedì 28 febbraio 2011

Fabio Trevisan su H. G. Wells, amico-rivale di Chesterton


Ero già conscio dei pericoli che avrebbe comportato una nevicata. Non potevo camminare sotto la neve, perché mi si sarebbe accumulata addosso, rivelando la mia presenza. Anche la pioggia, avvolgendomi in un involucro gocciolante, mi avrebbe trasformato in una lucida superficie vagante”.

Questa frase, apparentemente un po’ buffa, cela una profonda inquietudine: l’inquietudine di un uomo che ha perduto, oltre al corpo, la propria identità. Gli agenti atmosferici (pioggia, neve, nebbia) diventano dei potenziali nemici che possono rivelare, paradossalmente, la presenza di un’assenza. L’uomo invisibile di Herbert George Wells (1866-1946) è in realtà un capolavoro drammatico che pone al centro il dilemma della diversità e dell’alienazione umana. Molti sanno della fortuna che arrise al cinema, fin dagli anni ’30, il personaggio popolare dell’Uomo Invisibile mutuato dal romanzo di H.G.Wells, che lo pubblicò nel 1897. Conosciuto come padre della fantascienza, assieme a Jules Verne, Wells scrisse tantissime opere, alcune molto note come La macchina del tempo o L’isola del Dr. Moreau per citarne solo alcune. Nel personaggio dell’uomo invisibile (Griffin nel romanzo), Wells ci fa vedere quanto sia pateticamente vano e illusorio tentare di essere diversi da quello che si è; il ricostruirsi attraverso le sole proprie mani, contando sulle
uniche proprie forze, anticipa il dramma di chi ha smarrito Dio nella propria vita ponendo il solo Sé al centro del mondo. Il grido di disagio lanciato contro il mondo da Griffin, l’Uomo che si è reso invisibile, è il grido di disagio di una società che conta sul solo giudizio umano e non su quello di Dio. Si potrebbe dire che, attraverso l’uomo invisibile, Wells ci ha fatto “toccare” il Dio reso invisibile ai nostri occhi, ai nostri cuori e alle nostre menti. Questo è il dramma di Griffin ed il dramma di una società che si è costruita senza Cristo. Lo confessa apertamente nel romanzo Wells, descrivendo nel romanzo le abitudini dell’uomo invisibile: “Lo straniero (Griffin) non andava mai in chiesa. Anzi, non faceva nessuna differenza tra la domenica e gli altri giorni irreligiosi, nemmeno per quel che riguardava l’abbigliamento”. Terrificante è la proposta che il medico e fisico Griffin fa ad un possibile aiutante: “Ti ho scelto. Sei l’unico ad essere a conoscenza dell’uomo invisibile. Sarai il mio aiutante. Aiutami e farò grandi cose per te. Un uomo invisibile è un uomo molto potente”. A me sono sembrate tentazioni diaboliche, come queste altre asserzioni di Griffin: “Mi si presentò chiara, incontaminata da dubbi, la meravigliosa visione di tutto quello che l’invisibilità può significare per un uomo. Il mistero, il potere, la libertà!”.
Impariamo sorridendo dall’uomo invisibile di Wells che l’autocostruzione dell’uomo è destinata al fallimento più completo; impariamo sorridendo che non è cristianamente corretto prendersi troppo sul serio, come il professor Griffin, il più geniale scienziato che il mondo abbia mai avuto, il primo uomo che sia mai riuscito a rendersi invisibile, che terminò in maniera così crudele e insensata la sua folle esistenza.

Fabio Trevisan

LAOS Niente cibo per 65 contadini laotiani, finchè non abbandoneranno il cristianesimo


Funzionari governativi hanno espropriato case e terreni a 18 famiglie. Sono riunite in un centro di raccolta e non hanno cibo. Bloccate le donazioni di cibo da parte dei vicini. Per il regime comunista, devono rinnegare la fede in Cristo. Attivista pro diritti umani: “il governo rispetti la Costituzione”. 

 Vientiane (AsiaNews/Agenzie) – Le autorità laotiane hanno cacciato 65 contadini cristiani dal loro villaggio, perché si sono rifiutati di rinnegare la fede cristiana. Radunati in un centro di raccolta, essi sono a rischio fame: i funzionari hanno distrutto i loro raccolti e impediscono la consegna di generi di prima necessità. Fonti locali affermano che il governo intende affamarli “fino a che non abbandoneranno il cristianesimo”.

Le 18 famiglie contadine vivono in un centro di accoglienza provvisorio nei pressi del villaggio di Katin, nel distretto di Ta-Oyl, nella provincia di Caravan, nel sud del Laos. In due diversi frangenti, i cristiani sono stati scacciati dalle loro case. Il primo episodio risale al gennaio 2010 e ha riguardato 11 famiglie, mentre il secondo provvedimento – preso a dicembre dello scorso anno – ha interessato altre sette famiglie.
Fonti cristiane in Laos, citate da Christian Solidarity Worldwide (CSW), riferiscono che i capi del villaggio impediscono ai contadini di tornare nelle loro case e riprendere possesso delle terre. Una zona coltivata nei pressi del villaggio è stata distrutta. I funzionari hanno imposto alle famiglie della zona di non aiutare i cristiani o fornire loro cibo. Il timore è che le autorità vogliano “affamare” le persone, fino a che “non abbandoneranno il cristianesimo”.
Nonostante gli appelli della comunità internazionale, la situazione non sembra migliorare, tanto che è morto un uomo in questi mesi di lontananza dal villaggio. Stuart Windsor, direttore nazionale di CSW, invita il governo comunista laotiano a “aderire alle disposizioni della Costituzione nazionale che garantisce protezione a tutti i cittadini, permettendo ai contadini Katin di tornare nel loro villaggio”.
In Laos, nazione guidata da un regime comunista, la maggioranza della popolazione (il 67%) è buddista. Su un totale di sei milioni di abitanti, i cattolici sono lo 0,7%

Afghanistan - Liberato in segreto a Kabul un cristiano in carcere per apostasia


Sayed Mussa rischiava la condanna a morte per aver lasciato l’islam e abbracciato il cristianesimo. Forse l’uomo è già stato fatto uscire dal Paese. Mesi di sforzi diplomatici occidentali per ottenere la liberazione. Ancora in carcere un altro convertito.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) – Un afghano convertito al cristianesimo è stato liberato dalla prigione, in cui era rinchiuso da nove mesi, ed è forse stato fatto uscire dal Paese in segreto questa settimana. Sayed Mussa 46 anni, correva il rischio di una condanna a morte per apostasia. La sua liberazione è giunta dopo mesi di discreti sforzi diplomatici dei rappresentanti occidentali sul governo afghano.

Sayed Mussa, sposato e padre di sei figli, lavorava per il Comitato internazionale della Croce Rossa prima dell’arresto. E’ stato liberato il 21 febbraio dal Kabul Detention Center dopo che i giudici avevano appurato che non c’era sufficiente materiale per portare avanti le accuse. Così ha dichiarato il gen. Qayoum Khan, direttore della prigione.
Non è chiaro se Sayed Mussa sia ancora in Afghanistan, o sia già stato fatto espatriare. Alcuni dei parenti, fra cui la moglie, dicono di non avere sue notizie. I diplomatici, in primo luogo l’ambasciata Usa, si sono rifiutati di confermare la notizia della liberazione, e affermano di continuare a tenere sotto osservazione il caso Mussa, e altri simili.
Il gen. Qayoum Khan ha detto che Mussa è stato portato lunedì scorso negli uffici del tribunale, dopo che il procuratore aveva inviato alla prigione una lettera, in cui si diceva che non c’erano prove contro di lui, e che doveva essere rilasciato.
Sayed Mussa è stato arrestato nel maggio 2010 dopo che una televisione locale aveva mostrato alcuni occidentali che battezzavano degli afghani, e altri afghani che pregavano in un raduno segreto di cristiani. Fonti locali, in condizioni di anonimato, dicono che il governo afghano ha subito forti pressioni per la sua liberazione, e che era a disagio, perché temeva le reazioni dei musulmani radicali.
Secondo alcuni Mussa potrebbe aver rinnegato la sua conversione, prima di essere liberato. Mussa era uno degli almeno due afghani in carcere con l’accusa di apostasia. Un altro, Shoaib Assadullah Musawi è in prigione dal novembre 2010 nella città di Mazar-i-Sharif , con l’accusa di aver dato un Vangelo a un amico. La costituzione afghana garantisce la libertà di praticare la propria fede, ma ambiguamente lascia ai singoli tribunali la possibilità di riferirsi alla Shari’a su molti temi, fra cui la conversione.

sabato 26 febbraio 2011

Riscoprire con Chesterton perché la Chiesa è contro l'aborto, dice William Oddie

http://www.catholicherald.co.uk/commentandblogs/2011/02/23/we-need-to-constantly-rediscover-why-the-church-is-against-abortion/

In questo articolo del Catholic Herald, William Oddie, editorialista di punta del magazine inglese e presidente della Società Chestertoniana Inglese, ci dice che dobbiamo riscoprire costantemente perché la Chiesa Cattolica sia contro l'aborto, e nel dire questo "usa" (a proposito) Chesterton e parla della sua santità.

venerdì 25 febbraio 2011

Un aforisma al giorno (bellissimo!)


"Fui contento, non scontento, quando scoprii che le figure magiche del teatrino potevano essere mosse da tre dita umane. Poiché quelle tre dita umane sono più magiche di ogni dito magico; le tre dita che tengono la penna e la spada e l’arco del violino, proprio le tre dita che il sacerdote alza benedicendo, come l’emblema della Trinità".

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia






L'immagine ritrae alcuni pupazzetti del teatro delle marionette di Gilbert, di cui abbiamo parlato in un altro post in questo blog. Splendido.

Un aforisma al giorno


"La fatale metafora del progresso, che significa lasciare le cose dietro di noi, ha assolutamente oscurato la vera idea di crescita, che significa lasciare le cose dentro di noi".

Gilbert Keith Chesterton, Fancies versus Fads

Sempre grande, Gilbert...

giovedì 24 febbraio 2011

L'imputato - Il non essere conformisti.

Pubblichiamo questo articolo, a firma del nostro presidente Marco Sermarini, uscito sul  numero i Gennaio 2011 del mensile Vivere! e non vivacchiare..., organo ufficiale della Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati. L'articolo compare nella rubrica L'Imputato - La difesa dell'indifendibile.



I lettori di questa insofferente rubrica dovranno subire, all'inizio del 2011, una difesa da "discorso sui massimi sistemi".

Anzitutto l'imputato: chi lo conosce? Che cos'è il non essere conformisti? Mi devo spiegare. Non è certo andare in giro in abito originale o cose del genere (perché è di moda pure l'essere anticonformisti, il che è di per sé un ossimoro). Infatti il nome è volutamente posto al negativo, non c'era niente di meglio. Viviamo nell'epoca della massima libertà in cui tutto e il contrario di tutto sono leciti se non addirittura dovuti. Il punto è proprio questo: sono "dovuti". Per uno strano processo, sono talmente dovuti che se non li fai ti prendono per marziano. Ed ecco come la libertà diventa libertà obbligatoria, come diceva in una canzone molto vera il simpatico cantautore Giorgio Gaber. Per cui l'imputato di oggi, se fosse in carne e ossa, sarebbe uno di quelli dimenticati a marcire in qualche segreta di qualche regime autoritario, uno di quelli che stanno dentro senza processo (un po' come gli oppositori degli "italiani" dopo l'Unità d'Italia, rinchiusi in posti come Fenestrelle, in Piemonte: chissà se qualcuno parlerà di loro quest'anno di celebrazioni a senso unico? Mah!).

Mi guardo intorno e cosa vedo? Persone, tante persone, che vivono così come capita, anzi -come dicono molti di loro- "come sentono". Non c'è nulla di casuale, però. Ci si guarda intorno e si osservano gli altri. Gli altri osservano te, e commentano. Ci si sente improvvisamente tranquilli solo se si vede una certa rassicurante uniformità, ma tutto questo avviene che manco te ne accorgi. Tutto quello che si fa sembra debba per forza essere conforme a quello che fanno e dicono gli altri. Dal vestire al parlare, ma soprattutto al ragionare. E al fare. Tutto è abbastanza già scritto e c'è molta, molta pressione intorno. Questo modus vivendi, pur nella sua multiformità (ed è questa multiformità che inganna!), ha dei punti fermi propagandati con grande forza da televisioni, giornali, internet e soprattutto discorsi da bar o da banco taglio del supermercato. La vita, secondo questa metalità, ha un suo svolgersi piuttosto preciso. Nasciamo, ed è un miracolo coi tempi che corrono (basta che nella pancia di tua madre ti vedano con un banale labbro leporino e sei morto, il medico dice con faccia costernata che avrai delle gravissime malformazioni e che "per il tuo bene" -?!?- è meglio che tua madre abortisca... Ma avranno studiato per corrispondenza? Attento, avvocato, potresti beccare una denuncia - querela per diffamazione, ingiurie e falso: abortire per questi non è uccidere...). Dopo che riesci faticosamente a nascere, di solito ti danno pure un fratello o una sorella (perché te lo danno i genitori, mica il Padre Eterno: pure quello si programma, sino al colore dei capelli e degli occhi. Andate su internet e vedete alla luce del sole i traffici di ovociti nei siti di interesse femminile), ma devi essere proprio fortunato, sennò rimani figlio unico. Poi ti rimpinzeranno di attenzioni, coccole e regali inutili, perché se tu avessi dei fratelli "non potresti avere le stesse attenzioni" (una pensata da premio Nobel, e guardate che c'è chi lo dice sul serio e se lo contraddici ti sputa!). Le attenzioni che ti riversano addosso sono la Play Station, il Nintendo, il computer con allegate 18 ore al giorno di Facebook "perché sennò mio figlio non socializza e si sente un disadattato, invece un po' al giorno e con le regole si può fare tutto" (io dico: anche le pere o tirare i sassi dai cavalcavia, allora!). C'è più ebbrezza nel nascere quindicesimo figlio in una famiglia africana, credimi. Corollario di questo principio è che se vuoi fare l'università tuo padre e tua madre non potranno "darti dei fratelli" e comunque è meglio così perché sennò "sarete tutti dei precari" quindi meglio non nascere che "vivere da precari". Acutissimo.

Superati quasi indenne i primi anni di vita, i tuoi di solito ti iscrivono ad una bella scuola  (rigorosamente pubblica perché "quelle private rubano soldi alle pubbliche") dove ti confronterai con un battaglione di maestre (i maestri maschi sono ovviamente in via di estinzione! Pensa, ai miei tempi erano quasi tutti maschi, ma sono nato in un altro secolo...). Di queste ce ne sarà di certo qualcuna che avrà preferito fare la maestra a -che so?- fare l'impiegata alle poste o in qualche ente pubblico o la segretaria in qualche azienda (quindi con una solidissima vocazione per l'insegnamento, si dirà, visto che ha rinunciato a ben altra carriera...). Qualche volta lo spirito materno ha la meglio sul politicamente corretto per cui dovresti salvarti dallo svuotamento della testa (anche se a questo provvederanno alacremente i tuoi genitori affinché tu non ti senta un disadattato, ricordatelo. La solfa è sempre quella: disadattato, se non sei come gli altri sei un disadattato, tienilo bene a mente). Tieni conto che a Natale non festeggerai più il Natale bensì la Festa dell'Inverno (o qualche altra amenità del genere), accenderete le stelle e di Gesù non sentirai mai parlare a scuola (ma che c'entra? Babbo e mamma, da genitori moderni ed acuti dal punto di vista educativo, ti diranno che sono cose che si dicono e che si fanno a casa, come ai tempi in cui gli irlandesi cattolici erano perseguitati dai protestanti inglesi e andavano a dire la messa sulle mass rock in mezzo alle brughiere, o come ai tempi dei cristeros del Messico. All'educazione religiosa ci devono pensare le famiglie, che -messe così- hanno indubbiamente un vigore educativo tutto loro!).

In chiesa potrai trovare una catechista (anche qui quasi sempre di sesso femminile: ma come mai?) che ti spiegherà che Dio è amore (va bene, ma quale Dio? Chi è Dio? Se farai queste domande potresti sentire rispondere che "Dio o Allah o Budda è la stessa cosa, l'importante è credere ed essere sinceri e coerenti". Tu forse dirai in un sussulto di umanità e di logica: "ma cos'è vero? Quale di queste religioni è quella vera?" e forse ti verrà detto che "risposta non c'è/o forse chi lo sa/caduta nel vento sarà". A posto). Sorvoliamo su quello che potrai sentire sull'Eucarestia, sui Quattro Novissimi e sul contenuto del Credo di Nicea-Costantinopoli. Se sei fortunato potresti trovare il prete che, prima di fare la Prima Confessione e la Prima Comunione, giustamente pretenderà di sapere che cosa hai capito e forse ti dirà qualcosa di sano. Mamma e babbo potrebbero saperti dire ben poco perché sono giovani e dovrebbero aver subito la stessa tua sorte. Io no, perché sono troppo vecchio... Poi, fatta la cresima, addio messa (ammesso che tu ci andassi), chiesa e cose del genere, che "si fanno da bambini"... Difficilmente qualcuno ti correrà dietro, "sei libero, è una tua scelta".

A dieci - undici anni ancora dovresti essere un innocente, per quanto molti tuoi coetanei, in nome della "fiducia" (?!?) concessa loro da improvvidi genitori, potrebbero aver passato molte e molte ore su internet ed in televisione già da anni e aver appreso cose che manco tuo padre e tua madre messi insieme (droghe, sesso, satanismi vari, per tacere poi dell'idea che ti sarai fatto dell'amicizia, se come parametro avrai quella di Facebook...), quindi potrebbero trasmetterti il tutto gratuitamente. Qualora tu vivessi ancora nella beata innocenza (ma lo dico sul serio, non con compatimento! L'innocenza è una cosa beata e da non perdere quanto prima, bensì da conservare a spada tratta), i tuoi ti iscriveranno subito ad una bella scuola media (anche qui pubblica, scherziamo? "sono stati nella bambagia fino adesso e tu me li vuoi portare dai preti e dalle suore"...) che avranno scelto dopo uno dei fantastici open day dove tutto è perfetto, svizzero, impeccabile. Lì ne sentirai di cotte e di crude e il cervello, faticosamente preservato sinora, rischierà di subire un processo di fusione e di liquefazione. Imparerai che meno farai, meno ti chiederanno, che saprai se vorrai (sennò, eugeneticamente e darwinisticamente, ti attacchi: se studi perché lo vuoi, va bene, sennò sono cavoli tuoi. E poi, anche se studi, studierai tanto tempo ma poche cose, della cui utilità permettimi di dubitare). Prenderai tanti nove a scuola e i tuoi genitori faranno la ruota, poi ti accorgerai che quelli che proprio manco aprono il libro verranno ugualmente promossi. Per lungo tempo sarai convinto di essere un genio ma forse avrai qualche dubbio. Naturalmente in tutto questo studio non ti venga in mente di preoccuparti dei tuoi amici che non vanno bene a scuola (ammesso che tu ne abbia qualcuno): babbo e mamma ti diranno che non va bene, che non hai tempo, che devi studiare, fare sport, danza, ippica, "socializzare" ma non con questi amici...

Alle superiori avrai questa sorte: se avrai preso una strage di nove alle medie (della cui origine ho già detto...) i professori e i tuoi ti consiglieranno minimo un Liceo Scientifico, ma se vuoi fare bella figura un bel Liceo Classico, che ha ancora la nomina di essere "un posto dove si studia" (poi si lamenteranno o gioiranno, a seconda se buonisti o darwinisti, se "lì si fa competizione")... Sennò a scalare, in base ai voti (vedi sopra...) qualche istituto tecnico fino alle famose scuole professionali: sentirai che a qualche tuo amico che non distingue l'uovo dalla gallina avranno consigliato di andare all'Alberghiero, ad un altro che non distingue la sinistra dalla destra il Professionale per l'Industria e l'artigianato, magari anche con l'indirizzo elettronico - elettrotecnico (perché la sinistra dalla destra no, ma il verde dal rosso dell'interruttore del quadro elettrico sì!). Nel frattempo "farai delle esperienze": quali? Non è importante, l'essenziale (sempre per non essere un disadattato, attento) è farle. Il tutto con metodo e concentrazione. In questo contesto la sbornia e la canna del sabato sera ci stanno, ogni tanto, anche qui "con le regole". Tuo padre e tua madre diranno: "l'abbiamo fatto anche noi alla sua età. E poi che fai? Lo leghi? Si deve pur divertire, studia!" (e sullo studiare abbiamo già detto...). L'acume e il vigore educativo sono sempre più solidi.

Poi l'università! "Che fai, non ti iscrivi? Guarda che senza «pezzo di carta» non si va da nessuna parte!". D'altronde chi non si iscriverebbe ad un bel corso di laurea in tecnologia della penna a sfera? Gli esami lì sono "difficilissimi" e dopo ben tre anni ti fregi del titolo di dottore, un titolo con cui sarai uno degli "emigranti precari che non tornano in Italia ed è un peccato" e che servono a tanti giornalisti e politici per dire qualcosa di estremamente corretto dal punto di vista politico. Anche lì continuerai a fare esperienze: andrai ad abitare in una bella casa piena di maschi e di femmine tutti insieme, sarà un bel tritume ma è tanto di moda ed è "moderno", anzi è "avanti"! Discuterai la tesi di laurea dove parlerai di fantargomenti, ci infilerai una decina di a senz'acca, la sintassi zoppicherà ma forse non se ne accorgerà nessuno e comunque "non è quello che conta".

A questo punto dovresti trovarti "il posto". Fisso, stai attento. Lo sai che non va più di moda, lo dicono tutti, tra un po' anche i sindacalisti più bolscevichi in circolazione. Però proprio per questo è un obiettivo che dal punto di vista di Darwin consoliderebbe le sue rabberciate tesi: è la lotta per la sopravvivenza e vince solo la razza più forte, chi tenacemente persegue l'obiettivo del "massimo rendimento col minimo sforzo". E quando lo avrai trovato potrai dedicarti alla cosa più bella della tua vita: occupare il tempo libero con qualcosa che riscatti il non senso del lavoro.

Mettere su famiglia: se proprio devi, pensaci bene! Non ti legare, cerca i diritti e rifuggi i doveri. Il matrimonio, anche quello civile, è un'anticaglia, non ci devono essere legami di nessun genere, le unioni iniziano e finiscono quando vogliamo noi, durano finché ne siamo soddisfatti. Poi, se hai proprio la malsana idea di sposarti, prima fai un bel periodo di convivenza "così vediamo, facciamo la prova" (ma il tuo futuro coniuge è una potente coupé che devi provare dal concessionario? un bue di cui devi accertare le capacità di traino dell'aratro? Eh, magari...!). D'altronde, dopo il tritume di cui sopra, oramai l'altro sesso non avrà più segreti per te, quindi a che serve il "dopo" quando sono anni che lo si è provato e riprovato? Sui figli non mi ripeto. Poi se decidi di cambiare orientamento sessuale (perché anche questo è possibile, oggi. Non esistono maschi e femmine, esistono almeno cinque gender e non provare a negarlo ché ti denunciano per razzismo...), non c'è problema.

Si può fare tutto, basta volerlo.

Dopo tutto questo percorso a ostacoli cosa troveremo?

Ho volutamente scritto tutto col colore nero, non per pessimismo ma per aver visto con i miei occhi tutto quello che ho appena descritto. Ognuno dei passaggi di questo percorso di guerra (ed è bene pensarlo così, credetemi: non è per niente scontato che le cose vadano tutte per il verso giusto, ed esiste anche colui che questa guerra ce l'ha dichiarata ed è il maligno) contiene una possibilità di bene anzi di Bene (quindi: qualcosa da scrivere non con il color nero ma con l'oro delle tante belle cose che viviamo e facciamo tenendo presente quello che dirò tra qualche riga), che però non è scontato, va riconosciuto e scelto in maniera chiara e decisa e va coltivato e difeso ogni giorno. E' un nostro diritto, per cui tutta questa trafila che abbiamo visto non è obbligatoria: non è obbligatorio fare quello che fanno tutti, ma bisogna pure ricordarsi che è possibile non farlo! Bisogna che qualcuno ce lo ricordi. Non è vero che esistono solo le scuole dove si incontra il primo che capita da cui -come disse Cesare Pavese- "non accetteremmo nemmeno una sigaretta", esistono pure quelle dove tutti gli insegnanti vanno con lo stesso passo verso lo stesso obiettivo, ed il fatto che la gran massa vada da un'altra parte non farà di noi, statene certi, dei disadattati. Forse mantenerci fuori dalla sarabanda farà sì che puntiamo dritti all'obiettivo, e cioè una vita veramente felice e bella. Lo stesso dicasi del nostro tempo libero, del nostro lavoro e delle nostre scelte: è vero che non si vive per lavorare ma è altrettanto vero che l'importante è il vivere prima ancora che il lavorare. Per cui: per cosa viviamo? San Benedetto da Norcia diceva: "nihil amori Christi praeponere", nulla preporre all'amore di Cristo, e dice Gesù nel Vangelo: cercate il Regno di Dio, il resto vi sarà dato in sovrappiù (non c'è scritto: cercate il sovrappiù e il resto vi sarà dato in aggiunta, tanto meno c'è scritto di cercare il posto fisso...).

Sarà forse una strada un po' scoscesa, in salita, ma i frutti li vediamo negli occhi dei santi, nelle nostre città, nelle nostre chiese, nella nostra arte, e vi ricorriamo tutte le volte che vogliamo avere tra le mani qualcosa di Bello e di Vero.

E' uscito Il profilo della ragionevolezza per Lindau!


Eccovi la copertina, cari amici, e ci auguriamo che lo leggiate.

Chesterton è ancora da scoprire, soprattutto qui in Italia, e ha moltissimo da dire in nostro aiuto.


Considerato da molti un vero e proprio manuale del Distributismo, Il profilo della ragionevolezza – pubblicato per la prima volta nel 1926 – è la risposta di Chesterton al fallimento del capitalismo e del socialismo, colpevoli della stessa impersonalità e disumanità. Anziché abbandonarsi a facili pessimismi, l’autore elabora con la consueta verve un’alternativa al vicolo cieco del progresso, perché «centinaia di episodi della storia umana dimostrano che le tendenze possono essere invertite, e che una pietra d’inciampo può diventare il punto di svolta». Rifacendosi alla dottrina sociale della Chiesa cattolica, propone quindi una ricetta quanto mai semplice e ragionevole: fare un passo indietro per poter andare avanti. Ma al di là delle soluzioni pratiche indicate in quest’opera – come fermare l’avanzata del monopolio favorendo i piccoli negozi o come spartire la proprietà delle macchine –, quella invocata da Chesterton è soprattutto la nascita di uno spirito nuovo: un poderoso sforzo della volontà umana per riappropriarsi del potere di indirizzare in qualche misura la propria esistenza. Il profilo della ragionevolezza è così in primo luogo un manifesto contro qualsiasi forma di determinismo (storico, economico, sociale) o comunque di rassegnata accettazione di ciò che sembra (ma non è) inevitabile, quanto mai attuale nel moderno scenario della globalizzazione.

mercoledì 23 febbraio 2011

Chestertoniana 14

Ecco la puntata 14 pubblicata su Il Foglio di oggi: http://www.tracce.it/detail.asp?c=1&p=1&id=20423